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IMMANUEL KANT (1724 – 1804)

Vita:
Nasce nel 1724 a Konigsberg (l’attuale Kaliningrad) da una famiglia modesta.
Riceve una educazione religiosa del Pietismo (corrente del cristianesimo protestante diffusa nel ‘700).
Studia matematica e teologia e negli anni degli studi universitari inizia ad interessarsi anche alla scienza di
Isaac Newton. Diventa poi professore universitario nel 1770 a 46 anni.
Muore all’età di 80 anni nel 1804. Le ultime parole pronunciate sono “es ist gut”.
Kant è stato un illuminista ed alcuni lo definiscono come il più grande tra gli illuministi.
[Pare che Kant fosse solito camminare sempre alla stessa ora del giorno, e che fosse così abitudinario che gli
abitanti della città mettevano l’orologio in base al passaggio di Kant.]

Razionalismo metafisico
Parte da Cartesio, Spinoza ma soprattutto da Leibniz, un pensatore del ‘600 e Wolff pensatore del ‘700.
Nel corso del tempo Kant giudicherà il razionalismo una strada impercorribile che abbandonerà all’inizio
dell’università.
Metafisica: disciplina filosofica che si occupa di tutti i principi fondamentali di tutta la realtà
Kant è convinto che la metafisica stia attraversando una fase di crisi, dovuta al fatto che dopo secoli in cui la
metafisica ha cercato di ottenere il rango di scienza, di elevarsi, è diventato palese il fallimento di questo
tentativo così come altre discipline (logica, matematica e fisica). Inoltre, nelle discussioni metafisiche non si
è mai d’accordo. Kant fa notare anche che quando una posizione filosofica sembra avere il sopravvento
sulle altre ed arriva a diffondersi sui più, questo dura molto poco, sorgono dei dubbi e la posizione viene
abbandonata.
La crisi della metafisica già visibile a tutti viene acuita dalle riflessioni di Hume: lui, infatti, aveva sottoposto
ad esame critico alcune nozioni della metafisica (sostanza e casualità). Kant conosce bene Hume
riguardante i concetti di sostanza e casualità e nella sua riflessione ne tiene conto.
Sappiamo che Hume è stato davvero importante e ne abbiamo la certezza dagli scritti di Kant che gli dà il
merito di averlo svegliato dal “sonno dogmatico” (adesione acritica al dogmatismo metafisico).
Dopo tutto ciò la metafisica può ancora ottenere il rango di scienza? Kant ne prenderà in considerazione.

Critica della Ragion Pura


Oltre alla metafisica Kant si interroga anche della scienza moderna (non ne dubita mai e le teorie di Hume
vanno prese in considerazione) per dare alla scienza delle basi solide da reggere contro la critica Humiana.
Critica della Ragion Pura (1781 – 1787): Opera capolavoro che è il risultato di un lungo lavoro.
1772 – Kant annuncia la pubblicazione della sua opera (che verrà pubblicata 10 anni dopo).
Era un pensatore scrivente, ed è questo il motivo che lo porterà a pubblicarlo dieci anni più tardi.
1787 – Pubblicò poi una seconda versione.
Titolo:
Critica – Sta ad indicare un rifiuto di ogni atteggiamento dogmatico e sinonimo di esame.
Pura – La ragione nella misura in cui è indipendente dall’esperienza.
Il suo progetto ce lo descrive attraverso un linguaggio giuridico e ci dice di voler istituire un tribunale dove
l’imputato è la ragione umana.

Razionalisti: conoscenza oggettiva con la conoscenza razionale. È quella che noi otteniamo attraverso la
ragione (come pensava Cartesio). Contano unicamente sulla ragione e si affidano sui sensi.
Empiristi: nati con Locke e poi sviluppatosi con Hume nel corso del ‘700.
Si muovono su altri binari, ritengono che noi dobbiamo affidarci ai sensi e che l’esperienza sensibile sia
l’unica fonte di tutte le nostre conoscenze.
Es. faccio esperienza di tutte le cose rosse e avrò il rosso come colore.
Entrambe le risposte della conoscenza sono però inadeguate: nessuna delle due può soddisfarci.
La risposta dei razionalisti è stata duramente criticata dagli empiristi. Ma anche la loro strada è
inaccettabile, ci fanno rinunciare la conoscenza oggettiva. Sono paradossi.

Kant intende operare in filosofia una vera e propria rivoluzione filosofica. Vuole applicare la rivoluzione
Copernicana in filosofia. Perché Copernico? Perché si era imbattuto in numerosissimi problemi volendo
spiegare i moti dei corpi celesti da un punto di vista geocentrico. (risolti con il moto retrogrado).
L’intuizione geniale è stata quella di spostare l’attenzione dall’oggetto osservato al soggetto osservante.
Si tratta di fare la stessa cosa con Kant e la filosofia, perciò, dal soggetto conosciuto all’oggetto conoscente.
Da sempre la conoscenza è stata intesa come conoscenza di una realtà indipendente dal soggetto. Si è
sempre pensato che sia la conoscenza a regolarsi sull’oggetto della conoscenza. Capire Kant vuol dire
questo: non è la conoscenza che si regola sull’oggetto ma l’oggetto che si regola sulla conoscenza.

Se la realtà è del tutto indipendente da noi, Locke, Hume e gli empiristi avrebbero ragione. Ma se noi
pensassimo che la realtà di cui noi facciamo esperienza non sia del tutto indipendenti da noi, ma dipende
da noi almeno in parte allora ci sarebbe qualcosa che noi potremmo conoscere oggettivamente.
Per conoscere meglio questa tesi ci facciamo aiutare da un logico del ‘900: Bertrand Russell
Ha provato a spiegare questa intuizione attraverso gli occhiali blu: immaginiamo di osservare quello che si
trova intorno a noi ad occhio nudo, potremmo formulare delle leggi universali solo con una probabilità.
Ora facciamo la stessa cosa osservando la realtà con gli occhiali blu, vedendo perciò tutto blu. Ci sarà una
legge universale, ovvero che qualsiasi cosa io guardi la vedrò blu.
Il soggetto è attivo nell’organizzazione dell’esperienza che fa, non è un foglio bianco da compilare né un
contenitore da riempire (come dicevano gli empiristi). Due posizioni:
Secondo i razionalisti esistono delle idee innate
Secondo gli empiristi NON esistono delle idee innate
Rispetto a queste due posizioni Kant dice che la teoria delle idee innate è improponibile: nella nostra mente
non esistono contenuti e non dobbiamo per forza concludere che la nostra mente sia un foglio vuoto ma
c’è una terza possibilità: che fin dalla nostra nascita si trovino delle forme. Facciamo perciò tutti lo stesso
tipo di esperienza. (es. nesso di causa e effetto)

Esame dei giudizi: è attraverso i giudizi che noi formuliamo le nostre conoscenze.
Che cos’è un giudizio? Associazione di un soggetto e un predicato (es. la neve è bianca). Due tipi:
Analitici – Si intende un giudizio in cui il concetto espresso dal predicato si trovi già compreso nel concetto
espresso dal soggetto. (es. tutti i corpi sono estesi: ogni corpo per sua natura è esteso. il predicato “esteso”
si trova compreso nel soggetto “corpo”). Sono giudizi a priori, ovvero indipendenti dall’esperienza.
Vantaggio: sono universali e necessari (valgono sempre e necessariamente). Ci offrono dunque le
conoscenze oggettive.
Svantaggio: sono giudizi sterili, non fecondi, non ci dicono niente che noi non sapessimo già prima (dire
corpo e dire corpo esteso è la stessa cosa, lo sapevamo già).
Sintetici – Si intende un giudizio in cui il concetto espresso dal predicato NON si trova già compreso nel
concetto espresso dal soggetto. (es. tutti i corpi sono pesanti: un corpo non è necessariamente pesante.
Al di fuori del sistema gravitazionale, il corpo non è pesante, ha solo una massa). Sono giudizi a posteriori,
ovvero che si basano sull’esperienza.
Vantaggio: incrementano la nostra conoscenza, sono fecondi.
Svantaggio: sono particolari e contingenti.
Dopo questa analisi si pone una domanda: è possibile definire un tipo di giudizio che abbia i vantaggi tanto
dei giudizi analitici quanto quelli sintetici? Quindi che sia universale e necessario e che siano fecondi?
Si, li chiama giudizi sintetici a priori.

Riassunto giudizi: Kant non ha dubbi sul fatto che siano possibili, la domanda è infatti come siano possibili:
I giudizi che godono di essere sintetici a priori sono tre:
Matematica – La matematica ci offre una conoscenza universale e necessaria, non può basarsi
sull’esperienza perché come disse Hume, l’esperienza è una conoscenza particolare e contingente.
es. Giudizio sintetico matematico: 7+5=12. 7+5 è il soggetto e 12 il predicato. il predicato non si trova
compreso nel concetto di 7, né nel concetto di 5 ma neanche nel concetto di unione fra 7 e 5.
es. Giudizio sintetico geometrico: la retta è la linea più breve che passa fra due punti. Non c’è dubbio che sia
a priori ma è anche sintetico perché sono le rappresentazioni qualitative che identificano una retta.
Il “più breve”, essendo quantitativo, aggiunge una cosa che non sapevamo.
Fisica – Come fa ad essere a priori se la base è l’esperienza? Per Kant le leggi della fisica si basano
sull’esperienza, e su questo non c’è dubbio, ma i giudizi generalissimi della fisica sono a priori.
es. In tutti i cambiamenti del mondo fisico, la quantità di materia resta invariata. Il concetto di variazione
non è compreso nel concetto di materia.
Metafisica: su questo non si sa ancora, è la domanda che si porterà per tanto tempo.
Qual è quella x? per Kant è la mente umana.

Filosofia Trascendentale
Il termine Trascendentale può essere riferito ad “a priori” oppure in alternativa è per Kant:
“un indagine che si occupi non degli oggetti ma del nostro modo di conoscere gli oggetti nella misura in cui
tale modo è possibile a priori”.
Quali sono queste forme a priori?
Attraverso i sensi gli oggetti ci vengono dati mentre con l’intelletto vengono pensati. Senza una delle due
sarebbero ciechi e vuoti: servono entrambe. Sostiene quindi che sensibilità ed intelletto siano entrambe
necessarie al nostro processo conoscitivo.
Critica della Ragion Pura (KrV): divisa in due parti:
1. Estetica Trascendentale
2. Logica Trascendentale  Analitica e Dialettica

Estetica Trascendentale
Estetica = per noi adesso è la ricerca del bello, ma per Kant vuole dire sensibilità, sensazione dal greco
Aisthesis: infatti il termine anestesia significa “non provo sensazioni”)
Ma Estetica Trascendentale cosa significa? Questa critica si occuperà delle forme a priori che rendono
possibili le sensazioni. Affinché ci sia una sensazione è sufficiente l’urto contro il nostro corpo? No, serve
anche un soggetto che Kant chiama forme a priori. Quindi:
Estetica trascendentale = forme a priori nella sensibilità, le condizioni generalissime che si trovano nel
soggetto che vengono prima dell’esperienza che rendono possibile l’esperienza stessa.

Quali sono quindi queste forme a priori? Sono due che chiama intuizioni pure:
Spazio e Tempo
Tutte le nostre sensazioni sono determinate spazio temporalmente: ogni nostra sensazione è collocata in
un luogo e in un lasso di tempo. Questo perché spazio e tempo sono le due forme a priori.
Prima di Kant, gli empiristi avevano sostenuto la tesi opposta: spazio e tempo sono rappresentazioni a
posteriori, che derivano dall’esperienza. Come posso dire che il pennarello si trova sul tavolo se in me non
c’è la forma dello spazio?
Kant nel suo esame dello spazio-tempo si aggancia ad una discussione moderna che ha avuto come
principali protagonisti Newton e Leibniz.
Essi si confrontarono nel ‘600 intorno a questi concetti con tesi opposte:
Newton – sostiene che si tratti di qualcosa di reale ed assoluto
Reale: non sono concetti ma hanno una reale consistenza ontologica.
Assoluto: non sono qualcosa di relativo. Un oggetto che si trovi fermo sopra una nave in movimento è
fermo o si muove? Dipende, è relativo ma ci deve essere uno spazio ed un tempo assoluto.
Spazio e Tempo per Newton sono due grandi contenitori con all’interno tuti gli oggetti spazio-temporali.
Leibniz – sostiene che si tratti di qualcosa di ideale e relativo
Ideale: non reale, sono concetti
Relativo: l’argomentazione di Newton non funziona, non c’è bisogno di dimostrarlo, ma chi sostiene il
contrario deve dire perché.
Kant fa una sintesi media tra queste due posizioni:
Kant – sostiene che si tratti di qualcosa di ideale ed assoluto (a priori).

Il discorso che abbiamo fatto fin qui ci porta ad una tesi molto importante della filosofia Kantiana:
Non facciamo esperienza delle cose in sé, ma delle cose per come ci appaiono attraverso la mediazione
delle forme a priori, (termine – FENOMENO).
Facciamo quindi esperienza dei fenomeni.
precisazioni:
Fenomeno = Apparenza
Noumeno = Realtà semplicemente pensabile a cui noi ci possiamo avvicinare solo asintoticamente
simile agli scettici ma con qualcosa che possiamo conoscere davvero, la natura.

Logica Trascendentale
vuole essere il corrispettivo intellettuale dell’Estetica.
Facciamo esperienza di un sistema ordinato di fenomeni, non solo dello spazio-tempo
Perché la chiama così? Perché il punto di vista da cui Kant muove la sua analisi è trascendentale e perché ne
parla in contrapposizione ad un'altra logica: la logica formale (quella di Aristotele: il suo limite è stato quello
di non avere un filo conduttore, era molto disordinato. Riguardo alle categorie aveva inserito anche Spazio
e tempo, cosa sbagliata per Kant perché per lui sono intuizioni pure).
La logica trascendentale, quindi, non prescinde dalla realtà conosciuta, ma al contrario vuole aiutarci a
spiegarla. Dobbiamo individuare le forme a priori che fanno sì che la nostra esperienza sia di un mondo
ordinato di fenomeni. Perché i dati spazio-temporali vengono organizzati da parte dell’intelletto.
Questo sasso, posto al sole, si è riscaldato – Particolare e contingente
Il sole riscalda gli oggetti – Universale e necessario

Dialettica Trascendentale (Ramo della Logica)


L’uso del termine Dialettica è interessante: definisce Dialettica una logica dell’illusione.
La ragione tende in maniera naturale e quasi irresistibile ad andare oltre i confini del mondo fenomenico
3 direzioni: idea di anima, idea di mondo, idea di dio
3 discipline: psicologia razionale, cosmologia razionale, teologia razionale.
Psicologia Razionale (Anima)
Si parte dall’io penso (unità sintetica della percezione trascendentale) e lo si trasforma in una unità
ontologica sostanziale.
Tutti i tentativi di rendere la psiche di indagine metafisica sono accomunati da due grossi errori:
1. Interpretare l’anima come una sostanza statica. Grosso errore perché il nostro “io” sono attività
dinamiche. È la nostra soggettività che unifica i dati spazio-temporali della sensibilità attraverso le categorie
dell’intelletto.
2. L’io penso è la condizione suprema [vedi registrazioni 27/10].
Riflessione Kantiana
1. Che cosa posso conoscere? Risposta attraverso la Critica della Ragion Pura
2. Che cosa devo fare? Risposta attraverso una nuova critica
3. In che cosa mi è lecito sperare? Risposta attraverso una nuova critica
Tre domande fondamentali che a parere di Kant sono riassumibili in un'unica domanda: Che cos’è l’uomo?

Critica della Ragion Pratica (1788)


Riguarda il problema del comportamento morale.
Ci siamo chiesti prima quali siano i principi a priori che rendono possibile la nostra conoscenza delle cose,
ora si tratta di fare qualcosa di analogo alla nostra vita morale. Kant intende fare questo realizzando una
rivoluzione paragonabile a quella vista rispetto al problema della conoscenza, la rivoluzione copernicana.
Kant va dunque alla ricerca di un principio in grado di fondare la nostra vita morale:
un principio morale per sua necessità deve essere un principio oggettivo, perché se fosse soggettivo non
sarebbe morale. Ma oggettivo vuol dire universale e necessario, quindi il principio di cui noi andiamo alla
ricerca deve avere queste due caratteristiche: universalità e necessità.
È a partire da qui che Kant intraprende un percorso molto lento e graduale che si caratterizza per numerose
distinzioni. Al termine di questo procedimento Kant si sentirà in grado di trovare il principio.

Partiamo dall’inizio:
Sicuramente nella ricerca del principio morale dovremmo scartare tutte quelle regole che non hanno le
caratteristiche precedenti, universalità e necessità.
Regole di comportamento: Massime – “Vendicarsi sempre di ogni offesa ricevuta”, “Essere gentili sempre”.
Queste massime valgono solo soggettivamente.
Le regole di comportamento invece valide per tutti, oggettive, vengono chiamate Leggi.
Ma quando parliamo di leggi di cosa parliamo sempre? Leggi naturali
La differenza è che le leggi della natura sono leggi a cui tutti i fenomeni naturali si conformano
inevitabilmente. Per quanto riguarda le leggi pratiche hanno a che fare con la nostra volontà, determinata
da una ragione. Noi abbiamo sì una ragione, ma abbiamo anche delle inclinazioni, impulsi, desideri, un
corpo, una “facoltà di desiderare” (termine Kantiano).
La vera differenza, quindi, è che le leggi pratiche ci si presentano sotto forma di comandi, di imperativi.
Il verbo che usa Kant è “Zollen”, ovvero “Tu devi”.
Due tipi di imperativi:
1. Ipotetico: è sottoposto da una condizione preliminare, ovvero dal “tu vuoi”, “se tu vuoi, allora devi”.
2. Categorico: che vale incondizionatamente, universalmente e necessariamente.
l’Imperativo categorico qual è? Nel rispondere a questa domanda Kant scarta una serie di filosofie morali
che fondano la morale su un contenuto, es. la ricerca del piacere, della felicità ecc. (tipo Aristotele).
Se queste ricerche si fondano sull’esperienza, allora non possono essere universali e necessarie.
Non ci comanda nessun contenuto, perché ogni contenuto finirà sempre per dipendere dall’esperienza.
Ma quindi se questo imperativo non può avere un contenuto, può caratterizzarsi solo per la forma.
frase di Kant: “Agisce in modo tale che la massima della tua volontà possa valere sempre
contemporaneamente come principio di una legislazione universale”
Cosa succederebbe se quella massima (che è particolare) diventasse una legge universale adottata a tutti?
Immaginiamo di ricevere un deposito che non ci appartiene, due massime di comportamento:
1. Tieniteli 2. Restituisci ciò che non è tuo
La prima massima è immorale, la seconda è morale. Kant quindi ci offre un metodo non una forma.
“Agisci in modo da trattare l’umanità tanto nella tua persona quanto nella persona degli altri sempre anche
come fine e mai soltanto come mezzo.”
La persona è la persona umana: Non trattare l’umanità come strumento utile al raggiungimento di un fine
egoistico.
Tema della libertà
Vediamo come Kant affronta il tema della libertà di scelta:
in età moderna rispetto al tema della libertà sono emerse due posizioni contrastanti:
1. Punto di vista morale
2. Punto di vista legale
Dal punto di vista morale, pratico dobbiamo ammettere la libertà.
Immaginiamo la situazione in cui siamo spinti verso inclinazioni sbagliate come ad esempio rubare il
portafoglio visto cadere dalla tasca di un tizio. La legge morale però mi comanda incondizionatamente di
restituire il portafoglio.
Legale = è una azione esteriormente conforme alla legge morale
Una azione che possieda questo requisito non è necessariamente una azione morale.
Morale = è una azione che ha qualcosa in più. Oltre ad essere una azione esteriormente conforme alla
legge morale, è anche una azione che avviene per rispetto della legge morale stessa.
es. Immaginiamo un commerciante sempre onesto con tutti i clienti e che faccia questo perché lo ritiene
conveniente dal punto di vista dei guadagni. Capisce che comportandosi sempre bene i concorrenti
andranno sempre da lui. Questa azione è quindi esteriormente conforme (legale) ma non una azione
morale.
Se un commerciante invece si comporta sempre onestamente in vista di un maggior bene verso gli altri sarà
una azione morale.
Gesinnung = atteggiamento

Autonomia ed Eteronomia
Per Kant una azione morale è una azione autonoma
Quando è eteronoma non potrà essere considerata morale ovvero qualunque azione che scaturisca dai
nostri impulsi e non dalla ragione.

altra Tesi: la moralità non si fonda sulla religione.


Spesso la morale era stata fondata su testi sacri. Qui no, la moralità è autonoma, non si fonda su niente.
piuttosto vale il contrario, è la religione che si fonda sulla morale. Nel senso che le religioni che nel corso
della storia si sono diffuse sono diverse da vari punti di vista ma hanno tutte un nocciolo in comune, che è
proprio la morale.
Lessing – pubblicò una opera teatrale “Nathan il Saggio”
Nathan, ebraico, si trova a discutere con un cristiano. [discussione]. Si capiscono perché hanno tutti e due
un nucleo centrale nonostante siano di religioni diverse, ovvero la moralità.
tratto dalla fondazione della metafisica e dei costumi il testo 85

Se il procedimento di universalizzazioni porta a contradizioni, la nostra azione è immorale, se avviene è


coerente, Kant applica questa cosa a quattro situazioni:

1. Doveri perfetti verso di noi – Condanna il suicidio


La regola massima che lo guida nel suo comportamento: abbreviare la propria via se troppi dispiaceri
finirebbe per contraddirsi. La massima del suicida non può essere universalizzata, se lo fosse la natura si
auto annienterebbe.
2. Doveri perfetti verso gli altri – esempio di uno che ha bisogno di un prestito che sa già che non può
ridare, ma se non fa una falsa promessa nessuno glielo da.
Il suo bisogno naturale lo porta a chiedere il denaro anche se sa che non lo darà, sta massima non può
essere universalizzata, se no nessuno presterà. e si autodistruggerebbe, non c’è più fiducia.
3. Doveri imperfetti verso di noi – un tipo che ha un talento naturale, attraverso lo studio dell’esercizio
potrebbe essere utile alla società, ma è pigro e vive in condizioni aiate. è moralmente accettabile o no?
essendo dotato di ragione non può volere una pigrizia tale.
4. Doveri imperfetti verso gli altri – A lui tutto va bene e vede che gli altri che potrebbe aiutare in difficoltà
dice che non vuole dare contributo ad aiutarle e non le ostacola nemmeno.
è immorale o morale la situa per Kant?
Una massima di questo tipo è possibile, non è contraddittoria. non sarebbe possibile desiderare un mondo
del genere in cui tutti stanno nel proprio e non aiutano gli altri.

Legge Morale
Infine, scrive che: tutti i doveri concreti e reali sono derivabili dall’imperativo categorico: poter volere che
la nostra massima possa diventare legge morale.
la nostra vita morale si fonda sul principio dell’imperativo categorico chiamato da Kant anche legge morale.
Perché abbiamo una ragione ma abbiamo anche inclinazioni, desideri e impulsi (facoltà di desiderare che ci
porta spesso in direzione opposta della legge).
è in forte controtendenza rispetto ad altri modelli che abbiamo studiato, in particolare può essere definito
ANTI EUDEMONISTICO (non felice). La felicità non è il concetto su cui si fonda la morale, è invece il sapere.

Kant è molto critico ad Aristotele per l’eudemonia.


-è vero che tutti tendono alla felicità, però non è così perché non tutti identificano la felicità alla stessa
maniera, non è interpretata da tutti allo stesso modo.
-per sapere se una cosa ci rende felice c’è bisogno dell’esperienza, ma essa ci offre solo casi particolari e
contingenti, non universale e necessario. non può fondare la nostra vita morale.
-il principio della ricerca della felicità è egoistico e non può fondare la vita morale.

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