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Kierkegaard

L’esistenzialismo.
Non sceglie né una professione né la vita familiarevita solitaria e isolata. Tra le tante opere sapere “Aut
aut”, è un’opera eterogenea che contiene un romanzo: “il diario di un seduttore”. L’altra opera è “Timore e
tremore”.
È antihegeliano, pone al centro della filosofia l’individuo con la sua personalità e unicità.
- L’esistenza: l’importanza assegnata all’esistenza concreta degli uomini. È il singolo, l’individuo, con
le sue esigenze e i suoi dubbi a costituire l’oggetto della sua ricerca. L’esistenza di un dolore che è
“Una scheggia nelle carni”. L’esistenza di Kierkegaard è dominata dal dolore e dall’impossibilità di
inserirsi in una vita sociale. Si definisce il “discepolo dell’angoscia”.
- Angoscia è il sentimento dominante dell’esistenza, il sentimento che ogni individuo prova quando
deve scegliere come rapportarsi col mondo, con la realtà, come determinarsi nella vita reale.
L’angoscia non è la paura, poiché la paura è la paura di qualcosa, invece l’angoscia è qualcosa di
doloroso e facciamo fatica a dire cos’è.
- La possibilità: la centralità del criterio della possibilità, concepita come la cifra caratteristica
dell’esistenza umana. Per Kierkegaard è “possibilità-che-sì” ma anche, al tempo stesso, “possibilità-
che-non”. Con ciò il filosofo intende dire che ogni scelta, ogni opportunità che si presenta all’uomo,
impone sempre che se ne scartino altre. ogni scelta presuppone la possibilità dell’insuccesso.
- L’aut-aut: il credere che la vita sia sempre caratterizzata da una scelta che obbliga ad un “aut-aut”
(o-o). Vivere però vuol dire scegliere. “Porsi nel punto zero”, nella posizione di chi non sceglie, ma
anche chi non sceglie ha fatto una sceltapuò avere insuccesso.

Kierkegaard è cristiano, la scelta della fede è personale e individuale, si fonda su un rapporto con Dio, da
soggetto singolo a Dio, non ha alcun fondamento razionale la fede, ma lo si fa in virtù di una libertà che non
ha nulla di razionale.
Tra una scelta e l’altra c’è una radicale discontinuità e lui chiama “salto” il passaggio da una vita all’altra.
- LA VITA ESTETICA: Il simbolo della vita estetica è Don Giovanni. “Diario di un seduttore”. L’esteta
vuole costruire la sua vita come se fosse un’opera d’arte. L’esteta detesta l’abitudine, la normalità,
il senso di responsabilità. Vuole sempre delle esperienze eccitanti, eccezionali, in queste esperienze
egli cerca piacere. Fantasia, immaginazione, il gioco sono le caratteristiche dell’esteta. La ricerca di
piacere sempre nuovo ha una connotazione intellettuale, l’esteta di Kierkegaard è affascinato molto
più dal gioco della seduzione che dalla conquista della ragazza. Vuole conquistare anche l’anima e
la mente della donna. L’esteta ad un certo punto si interroga su se stesso e può diventare
consapevole della sua disperazione. Può imbattersi nella noia, il sentimento da cui vuole fuggire.
Quando l’esteta sceglie la strada della disperazione si apre la possibilità del salto.
- I simboli della VITA ETICA sono il matrimonio e il lavoro. Un magistrato per esempio. Scrive che è la
scelta della continuità, della fedeltà all’altro, della responsabilità e della condivisione ed è una
scelta tra pari. È una scelta normale, non eccezionale, ma consapevole e con grande valore morale.
Anche la vita etica che appare così conscia e consapevole porta in sé un tipo di crisi. La crisi nella
vita etica si consuma nel pentimento, ossia il riconoscimento della propria colpevolezza.
- LA VITA RELIGIOSA è presentata in “timore e tremore”. Il simbolo della vita religiosa è Abramo.
(storia di Abramo ed Eva, Dio ordina ad Abramo di portare suo figlio su una collina e uccidere
Isacco. Abramo prende il bimbo e gli chiede chi è la vittima da sacrificare e quando lo sta per
uccidere Dio lo ferma) ciò lo diciamo perché la religione non ha secondo Kierkegaard
fondamento morale o razionale. Abramo si affida direttamente a Dio. È una scelta difficile perché è
personale e individuale. È la scelta più difficile perché è la scelta dell’assoluto, un Dio trascendente
a cui ci si affida totalmente. Egli chiama la fede “una certezza angosciosa”, si è certi di aver scelto
Dio, ma una certezza fondata sull’angoscia. Il cristianesimo è un paradosso, la fede del Cristiano è
uno scandalo. Gesù stesso è uno scandalo, che muore tra due ladri. Dio è trascendente e Dio si
incontra con l’uomo e con chi ha scelto la fede.
Lo spirito conosce se stesso nella religione nella forma della rappresentazione, che è una forma di
conoscenza non perfettamente razionale. HEGEL.
La libertà è una certezza per Hegel, mentre per Kierkegaard è una possibilità non razionale. Supporta anche
la specificità dell’individuo, in Hegel l’universalità dello spirito.
La riflessione sul Don Giovanni è suggerita dall’amore per l’opera di Mozart. Don Giovanni e il Giovanni di
Kierkegaard sono diversi. Nel D.G. di Mozart Don Giovanni dà l’incarico a Leporello di liberarlo dalla sua
vecchia fiamma donna Elvira.
Non si picca se sia ricca,
se sia brutta, se sia bella:
purché porti la gonnella,
voi sapete quel che fa.”
KIERKEGAARD-HEGEL:
- Hegel è panteista, Kierkegaard crede in un Dio trascendente.
- La libertà è una certezza per Hegel, mentre per Kierkegaard è una possibilità non razionale.
- Kierkegaard supporta anche la specificità dell’individuo, Hegel l’universalità dello spirito.
- L’angoscia è presente nel primo momento dell’autocoscienza.
- Critica la sintesi dialettica (positivo-negativo-positivo)

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