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“il mondo come volontà e rappresentazione” 1819

“parerga e paralipomena” 1851 (contiene la favola dei porcospini)


Da giovane Schopenhauer ottiene la libera docenza all’università di Berlino. Schopenhauer sostiene che
l’esistenza e la vita siano dominate da una forza irrazionale e quindi Schopenhauer contro Hegel rivaluta gli
impulsi razionali.
Schopenhauer è attratto dalla teoria delle idee di Platone, da Kant deriva l’imposizione soggettivistica della
gnoseologia. Schopenhauer rifiuta l’idealismo hegeliano, contestando il positivismo il razionalismo. Inoltre
introduce nella filosofia occidentale temi orientali come il concetto di Nirvana e il velo di Maya.
PUNTO DI PARTENZA DELLA FILOSOFIA: “Il mondo è la mia rappresentazione” e la vita è un
sogno.
È la distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno a costituire il punto di partenza del pensiero di
Schopenhauer. Quest’ultimo pensa infatti di aver capito qual è la via d’accesso per il noumeno, cioè la
realtà che si “nasconde” dietro l’inganno, l’illusione e la parvenza del fenomeno. Secondo Schopenhauer
solo il filosofo capace di interrogarsi sulla sua esistenza e sull’essenza della sua vita può riuscire a squarciare
il “velo di Maya” (com’era chiamata, dalla sapienza indiana, la realtà illusoria che ci appare ai nostri occhi) e
superare l’apparenza.
In Schopenhauer il fenomeno è la rappresentazione soggettiva. la vita è un sogno.
La rappresentazione, ovvero la realtà in quanto oggetto di conoscenza da parte di un soggetto, è data da un
soggetto che conosce e un oggetto conosciuto, (i quali non si possono scindere, il soggetto è ciò che tutto
conosce e non è conosciuto e dunque è superiore all’oggetto) e dalle forme a priori sono spazio e tempo e
una categoria: causalità. Questo è il principio di ragion sufficiente che può assumere forme diverse.
Secondo Schopenhauer la condizione metafisica è legata ad una riflessione sul dolore e sulla
mortepessimismo. Oltre alla meraviglia e all’intelligenza serve una riflessione sulla morte.
L’uomo, essendo un animale metafisico, è spinto a interrogarsi sulla propria essenza, pertanto
proporzionalmente all’intelligenza si sviluppa il mistero dell’esistenza.

VOLONTA’:
L’unico modo per rompere l’inganno del fenomeno è la possibilità dell’uomo di viversi non come intelletto
o conoscenza ma come corpo. L’uomo scopre che dentro di sé risiede la sua vera essenza, la sua cosa in sé:
la volontà di vivere. Si tratta di un impulso impellente (non ha uno scopo a cui tendere) a cui nessuno può
resistere, che spinge a esistere e agire. Tale volontà non appartiene unicamente all’uomo ma ad ogni essere
della natura, è il noumeno, l’essenza dell’intera realtà, è estendibile e comune al Tutto.
Schopenhauer utilizza delle immagini per esprimere meglio il concetto: se l’uomo fosse una testa d’angelo
alata senza corpo non potrebbe mai scoprire la vera essenza del mondo. (Se fossimo solo razionalità non
capiremmo mai cos’è la volontà di vita, poiché è il corpo che ce la fa comprendere, tramite i sentimenti di
piacere e di dolore.) Possiamo conoscerci come oggetto della conoscenza, vedere noi stessi dall’esterno. A
Schopenhauer interessa un’esperienza di tipo conoscitivo. Noi ci viviamo da dentro perché se ascoltiamo
l’esperienza capiamo che dentro di noi ci sono dolore e piacere.
La volontà di vita è eterna, incausata, inconscia, inconsapevole, alogica.
La volontà di vivere si oggettiva su due livelli:
- Nelle idee, sono i modelli originari su cui si fonda la natura,
- Nelle realtà naturali.
PESSIMISMO:
Dal buddismodesiderio=coscienza di una mancanza. Il piacere si può definire solo in
negativomomentanea assenza di dolore. I più sapienti sono quelli che soffrono di più. L’uomo desidera
che la vita non finisca mai, visto che dentro di lui c’è la volontà di vivere, dentro di noi c’è un desiderio
irrealizzato. Una volta realizzato un desiderio l’uomo trova altri desideri da realizzare  il rischio è quello
della noia. Per Schopenhauer la noia è disgusto della vita, quando l’uomo cui placa temporaneamente i suoi
desideri.
La vita è come un pendolo tra dolore e noia, con momenti di fugace piacere.
Il pessimismo di Schopenhauer è cosmico, universale ed interessa ogni creatura. L’uomo avverte
maggiormente il dolore in quanto è soltanto più consapevole e dunque più ricettivo nei confronti dei propri
desideri e dei dolori conseguenti.
L’amore, è uno dei più forti stimoli dell’esistenza, e il suo unico fine è l’accoppiamento è visto come uno
strumento per perpetuare la specie, nulla di più, NO EROS. Secondo Schopenhauer non c’è amore senza
sessualità e l’unico vero amore è quello disinteressato della pietà.
- Ottimismo cosmico: La natura è teatro della sofferenza, eterna lotta per sopravvivere, ogni
organismo è animato da una volontà di vita e da una sofferenza cosmica. Illudersi dell’esistenza di
Dio e della vita ultraterrena è cercare una consolazione che è solo illusoria. La religione è la
metafisica delle masse.
- Ottimismo sociale: L’uomo non è zoon politikon, non è socievole, non è nella natura dell’uomo la
socievolezza. Se sceglie di vivere accettando le leggi e le istituzioni politiche è perché queste
possono ridurre il suo dolore. Riprende da Hobbes e il suo pessimismo antropologico. "chi
considera bene... scorge il mondo come un inferno, che supera quello di Dante in questo, che
ognuno è diavolo per l'altro." "l'uomo è l'unico animale che faccia soffrire gli altri al solo scopo di
far soffrire"
- Ottimismo storico: critica lo storicismo materialista di Marx e idealista di Hegel, affermando che la
storia non è una scienza e non ha valore conoscitivo. L’unico compito della storia è quello di far
comprendere all’uomo il drammatico destino dell’uomo.
Se siamo destinati ad una vita di sofferenza, dobbiamo suicidarci?
Il suicida per lui è animato da grande volontà di vita, e se si suicida non conduce quella vita che desidera.
Facendo ciò però sopprime una sola manifestazione del fenomeno, lasciando intatto il noumeno. (infatti
nascono tantissime persone)

PER CHI HA UNA VITA CHE OSCILLA TRA NOIA E DOLORE, È POSSIBILE TROVARE VIE PER USCIRE DAL
DOLORE?
Amore no perché serve solo per riprodursi, suicidio no Bisogna annullare la voluntas la quale si deve fare
noluntas: vivere nel “non volere”. TRE MOMENTI:
1- Arte, perché secondo lui l’arte non imita la natura, ma è la contemplazione disinteressata delle
idee. L’arte ha un’importante funzione catartica. Un artista non ha mai sete di potere, invidia e
sentimenti negativi, perché l’artista è in grado di dare a questi sentimenti un grado di universalità.
L’arte ha un valore universale e ciò che differenzia l’artista è la capacità di creare questi personaggi
che vanno aldilà del tempo. Esiste una gerarchia tra le arti. Al vertice di questa gerarchia vi sono la
tragedia e la musica, perché è contemplazione dell’essenza del mondo. La musica rivela la volontà.
La musica permette di diventare consapevoli e contemplare il fatto che tutto è rovinato dalla
volontà di vita.
Aristotele dice che l’arte (la tragedia) ha un valore conoscitivo inferiore alla scienza. Schelling, arte
migliore della filosofia.
2- Etica: la morale di Schopenhauer si fonda su:
- Caritas, (agape) quell’amore che tramite la compassione che ci fa percepire il dolore di tutto ciò che
è vivo. Sapienza indiana: “questo vivente sei tu”.
Questo tipo di amore abbraccia ogni cosa vivente.
- Giustizia, consiste nell’astenersi dal fare il male. Poiché tutto è dolore nella vita, non fare il male
significa astenersi dal quel principio che è causa di tutto il dolore. L’etica della compassione rimane
comunque una scelta individuale.

3- L’ascesi è la via per liberarsi dal dolore, processo tramite cui l’individua vuole annullare il desiderio
di esistere, di godere e di volere, al fine di liberarsi completamente dal dolore dell’esistenza.
L’obiettivo finale è la più alta esperienza liberatoria, quella del nulla: il Nirvana, sconfiggendo
dentro di sé ogni desiderio. Il nulla è la forma di liberazione più alta dal dolore. Chi riesce ad
annullare la volontà di vita sconfigge la vera essenza del mondo. Hegel divinizza lo spirito,
l’autocoscienza. La coscienza infelice cristiana scopre che l’infinito che cercava in Dio è in sé.

La natura è indifferente al destino di qualsiasi essere vivente visto che è piena di volontà di vita.
Dimensione sociale del dolore cosmico (in Leopardi, la Ginestra, social catena, umana compagnia)
già De Sanctis aveva visto che c’erano differenze.
LEOPARDI- SCHOPENHAUER
Francesco De Sanctis.
- Critica all’ottimismo di Hegel.
- In tutti e due i filosofi il pessimismo è cosmico, e tutti e due si rifugiano nella compassione e
solidarietà.
- La natura è vista come crudele, in Leopardi è, “matrigna, madre di parto” nella “Ginestra”. Si può
vedere anche dal dialogo della natura e un islandese. La natura è una macchina incessante che
chiede all’uomo di procreare per perpetuare la specie.
- Non c’è un piano provvidenziale nel mondo in Schopenhauer e nemmeno un fine.
- I due filosofi sono comunati da un rigoroso materialismo e ateismo no distinzione tra corpo e
spirito. Ciò che ci fa conoscere l’essenza del mondo è la ragione.
- Entrambi si oppongono a qualsiasi forma di ottimismo.
- Entrambi affrontano un’etica della compassione e della solidarietà.
- De Sanctis osserva come di fronte al dolore Leopardi non agisce con un atteggiamento di rinuncia,
ma col coraggio invece Schopenhauer sceglie la noluntas. Il valore politico del messaggio di
Leopardi non viene visto da De S. Nel 1947 Luporini, un filosofo, scrive un saggio “Leopardi
progressivo”. Tendenza al progresso di Leopardi, la dimensione sociale del suo messaggio: al dolore
del mondo non si reagisce con scelte individuali, ma con il coraggio. Più che un Leopardi che nega il
progresso in sè, vede un Leopardi che critica l’illusione del progresso. Non si rassegna di fronte al
male. Luporini apre la strada ad una rivalutazione filosofica di Leopardi.

Schopenhauer è un “maestro del sospetto” Marx, Nietzsche, Freud.


Pag.118: “dell’interpretazione” di Paul Ricoeur. Egli appartiene alla corrente ermeneutica della
filosofia del ‘900. Ermeneutica significa interpretazione. Egli propone un’interpretazione di questi
tre filosofi che hanno interessi molto diversi. Li chiama i tre maestri del sospetto, tutti in ambiti
diversi ci hanno insegnato a dubitare, a sospettare. Perché il primo è Marx? Le ideologie sono false
rappresentazioni della realtà e nascondono interessi di classe concreti.
È la nostra mente a produrre ideologie. Quindi Marx inizia a dubitare della nostra coscienza, perché
ci inganna e non ci fa vedere la realtà come realmente è.
Cartesio fonda il metodo, si avvale dello strumento del dubbio, cerca un principio di cui non si può
dubitare. Il dubbio diventa poi assoluto quando si estende anche alle conoscenze della matematica,
le più solide. Suppone il genio malignoil cogito ergo sum è il fondamento. Il cogito è una verità
intuitiva. La rivoluzione di Cartesio è quella di aver posto il soggetto al centro, le cose si adeguano
alla mente. L’io penso è legislatore della natura. Dopo Hegel c’è chi lo rifiuta del tutto, ed è
Schopenhauer.
Tre filosofi estendono il dubbio alla coscienza.

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