Sei sulla pagina 1di 90

LE FONTI DEL DIRITTO

 Sono atti o fatti abilitati a porre norme giuridiche.

Si dividono in fonti di PRODUZIONE (che “producono”) e di COGNIZIONE (cioè “da


cui apprendo”). Esempio di fonte di produzione: la Costituzione. Esempio di fonte
di cognizione: il Codice Civile. Le fonti di produzione sono gli atti e i fatti idonei a
produrre norme giuridiche, mentre le fonti di cognizione sono i documenti che
raccolgono i testi delle norme giuridiche. Non fatto a lezione

Fonti-atto, ATTI: (esempio: leggi, decreti, regolamenti)


C’è una MANIFESTAZIONE DI VOLONTA’ che viene posta in essere dalle
istituzioni, consapevolmente diretta a produrre norme.
È la categoria principale
Fonti-fatto, FATTI: (esempio: consuetudini).
Ci sono COMPORTAMENTI SOCIALI (della collettività) a cui l’ordinamento
ricollega la produzione di norme giuridiche. C’è la trasformazione di un
comportamento in una regola giuridica. Al FATTO viene ricollegata la produzione
della norma.

LA NORMA GIURIDICA
 è una regola di comportamento che sia contemporaneamente:
PRESCRITTIVA (che prescrive),
GENERALE ED ASTRATTA,
COERCIBILE.

Normalmente ci dice come comportarci, disciplina comportamenti umani.

*ALTRI TIPI DI NORME GIURIDICHE: Le regole organizzative ad esempio sono


norme giuridiche che non indicano un comportamento ma indicano la
struttura. Anche le regole definitorie non sono regole di comportamento. La
maggior parte delle norme però sono REGOLE DI COMPORTAMENTO, cioè ci
dicono come comportarci. Anche se non “di comportamento” le regole
ORGANIZZATIVE e DEFINITORIE sono strumentali ad esse.

Per essere “di comportamento” la norma deve essere PRESCRITTIVA. Le leggi


scientifiche ad esempio non lo sono: infatti sono leggi DEDOTTE. Descrivono
infatti cose tratte dall’esperienza e che accadono sempre, sono leggi
DESCRITTIVE. Viceversa invece le norme giuridiche sono PRESCRITTIVE poiché
“prescrivono” e non “descrivono”. Sono infatti norme rivolte al futuro e
raramente sono retroattive. Quelle scientifiche invece sono rivolte al passato,
basandosi sulle esperienze.
Legge fisico-naturale: “se A allora B”
Legge giuridica: “se A allora è OBBLIGATORIO che B”.

1
La Norma Giuridica ha una certa forma. È formulata verso la GENERALITA’ dei
cittadini, non verso solo alcuni. Essendo ASTRATTA, anche rivolta ad un numero
indefinito di casi.
La SENTENZA invece non è GENERALE, ma PARTICOLARE (o INDIVIDUALE,
verso pochi). Il CONTRATTO è fonte di DIRITTI e DOVERI, ma non è FONTE DEL
DIRITTO. Infatti è fonte di diritti e doveri solo per i contraenti (quindi non è
GENERALE, poiché si rivolge solo a loro). La fonte è perciò GENERALE e
ASTRATTA. Il diritto è GENERALE e ASTRATTO quindi, ma bisogna passare al caso
concreto, valutando quanto la norma può servire per quel caso.
Esempio: Art. 575 c.p. “chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione”

La norma è COERCIBILE: Significa che lo Stato la può imporre con la forza.

Qualsiasi ordinamento giuridico presuppone che le norme non abbiano bisogno


dell’uso della forza.

La differenza tra REGOLE MORALI e GIURIDICHE:


Le prime non sono COERCIBILI perché non sono scritte, ma sono solo ETICHE. Non
sono quindi previste sanzioni dal punto di vista del diritto.

L’INTERPRETAZIONE approfondimento pag.28


 È l’attività intellettuale di un soggetto nel determinare il significato della legge
in relazione al caso a cui la stessa dovrà essere applicata.

Al contrario di quanto si pensi, è un’attività difficile. La legge è infatti composta


di parole che non hanno la stessa interpretazione per tutti. Nel tempo
generalmente le interpretazioni cambiano.
Esempio: Art. 59 della Costituzione: “possibilità di nomina del P.d.R. di 5 Senatori”
- Il P.d.R. (come carica) può nominare al massimo 5 senatori a vita. Quindi
dovevano essere 5 senatori in totale.
- Ogni P.d.R. (ogni persona fisica che s’incardina nel ruolo di P.d.R) può
nominare 5 senatori a vita. Pertini e Cossiga furono gli unici ad interpretarla
come “5 ogni presidente”.

Il Codice Civile elenca questi metodi di interpretazione a seconda dei mezzi


utilizzati:

- LETTERALE: capire il significato di ogni parola

- NON LETTERALE: cerco di comprendere il significato della legge da altri


elementi.

- STORICA: posso andare a vedere l’intenzione di chi l’ha adottata

2
- ANALOGICA: vado per analogie. Quando un caso non ha norme, si vedono i
casi simili. Se addirittura mancano analogie, mi rifaccio sui princìpi generali
dell’ordinamento.
 legis (di legge): cioè applicherà a quel caso la disciplina prevista per un altro
caso simile.
 iuris (di diritto): in assenza di una disciplina che riguardi casi simili applicherà a
quel caso i principi generali dell’ordinamento giuridico.

A seconda dei soggetti che effettuano l’interpretazione essa può essere:

 GIUDIZIALE: effettuata dai giudici nel corso di un processo, vincola solo le


parti cui si applica la sentenza.
[l’insieme delle interpretazioni fornite dai giudici nelle loro sentenze
costituisce la giurisprudenza]

 DOTTRINALE: effettuata dagli studiosi nei loro scritti, non ha alcun effetto
vincolante.
[l’insieme delle interpretazioni fornite dagli studiosi è definito dottrina]

 AUTENTICA: effettuata dal legislatore il quale adotta una nuova legge con la
quale stabilisce l’esatto significato della precedente.

DIRITTO OGGETTIVO
Se prendo l’insieme di tutte le norme, ho la nozione di diritto OGGETTIVO.
 è l’insieme SISTEMATICO delle norme che compongono l’ordinamento
giuridico di un certo Stato.

SISTEMATICO: c’è un sistema di norme, un ordine.


L’insieme delle norme è SISTEMATICO per due motivi:

1) Perché è prestabilito dalla Costituzione, chi e quale organo può produrre


norme. Per ciascuna di esse la Costituzione e la legge prevedono un
procedimento.
2) Ci sono criteri per risolvere le ANTINOMIE GIURIDICHE (i contrasti, il
suffisso “ANTI” deriva dal greco e significa appunto CONTRASTI).

Nei casi di antinomie giuridiche, ci sono 3 criteri per risolverle:

1) CRITERIO CRONOLOGICO: è un criterio presente in tutti gli ordinamenti


giuridici; tra 2 leggi prevale quella cronologicamente posteriore. L’effetto
prodotto è l’ABROGAZIONE della vecchia legge. La vecchia norma non era
illegittima ma è semplicemente ritenuta non più opportuna.
Esempio: una legge del 2005 è in contrasto con una del 2017.

3
*La Corte Costituzionale NON ABROGA ma ANNULLA la legge precedente
poiché la ritiene incostituzionale e quindi illegittima.

ABROGAZIONE: effetto giuridico per cui una norma giuridica valida elimina
dall’ordinamento una precedente norma giuridica valida. Può essere:

• ESPRESSA: Quando la nuova legge indica precisamente l’articolo o la legge


abrogata
• TACITA: La nuova norma è in contrasto con la precedente e senza dirlo
espressamente viene abrogata (esempio: prima era possibile calpestare i prati.
Oggi: “non calpestare i prati”. La nuova annulla la vecchia tacitamente)
• PER RINNOVAZIONE DI MATERIA: Quando il legislatore regola in maniera del
tutto nuova una legge, incompatibile con la vecchia. Il confronto è tra tutta la
disciplina di una materia, non solo di una legge (esempio: il nuovo codice
penale, riguarda tutta la disciplina non solo un articolo).

2) CRITERIO GERARCHICO: Non si vede la data ma la fonte più forte, anche se


precedente (si eccede al criterio cronologico, quindi quello GERARCHICO
prevale sul CRONOLOGICO).
Esempio: una legge che prescrive che le studentesse versino il doppio delle tasse
universitarie previste per i loro colleghi maschi.  contrasto con l’art.3 della
Costituzione, che prevale perché gerarchicamente sovraordinata.

3) CRITERIO DELLA COMPETENZA: è importante oggi poiché abbiamo


più enti rispetto allo Stato Liberale dell’800. Si deve capire qual è l’ente
competente e applico la fonte competente. Non mi interessa la
CRONOLOGIA o la GERARCHIA.
Esempio: una legge statale è in contrasto con una legge regionale.  prevale la
fonte competente.

La norma in vigore si sceglie in base ai criteri.


UGUAGLIANZA SOSTANZIALE (art. 3 comma 2): si prende atto che i cittadini non
sono sostanzialmente uguali (c’è il più ricco, ecc.) e lo Stato deve quindi
ottemperare per garantire le condizioni minime di uguaglianza.
SOSTANZIALE significa infatti che “riguarda la sostanza”.
È un passo in avanti rispetto allo Stato Liberale dell’800.
I diritti sociali che sono garantiti dallo Stato (sanità, istruzione, ecc.) costano e
incidono sul PIL. Non fatto a lezione.

4
LE FONTI DEL DIRITTO ITALIANO
LA COSTITUZIONE ITALIANA:
 è l’atto normativo fondamentale che regge la collettività politica e la sua
organizzazione

Caratteristiche:
• atto normativo: la Costituzione è una fonte-atto
• atto fondamentale: è al vertice della gerarchia delle fonti (come dimostrano
controllo di costituzionalità e art.138 Cost)
• riguarda la COLLETTIVITA’ POLITICA (cittadini) e la sua
ORGANIZZAZIONE (organi costituzionali).
Troviamo quindi i princìpi di uno Stato e della sua organizzazione.

Qualsiasi fonte in contrasto con essa viene eliminato dalla Corte Costituzionale, i
custodi della Costituzione (votata il 22/12/1947 dall’Assemblea Costituente,
promulgata il 27/12/1947 dal Presidente della Repubblica ed entrata in vigore il
1/1/1948).

Una costituzione può essere:


➢ DOCUMENTALE: la Costituzione italiana è un documento approvato
dall’Assemblea costituente il 22.12.1947, promulgato e pubblicato il
27.12.1947 ed entrata in vigore l’1.01.1948
➢ VIVENTE: Costituzione come “vive” oggi nel nostro ordinamento

La Costituzione è destinata a restare nel tempo ma può subire variazioni poiché


cambiano i princìpi nel tempo (esempio: titolo V sulle regioni nel 2001). Ci
possono essere delle in attuazioni della Costituzione. Esempi: Anche se previsti,
enti come la Corte Costituzionale iniziarono a partire nel 1956, dal 1958 il CSM e
le regioni nel 1970.
Ci possono essere diverse interpretazioni della Costituzione, senza modifiche (il
caso di Pertini e Scalfaro sui 5 Senatori a vita)
Tabella modifiche costituzionali pag.41

CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE DEL


1948:

 La nostra costituzione disegna una forma di stato “SOCIALE” e una forma di


governo “PARLAMENTARE”

 È una Costituzione RIGIDA, cioè modificabile solo tramite il procedimento


cosiddetto AGGRAVATO (cioè tramite legge costituzionale). Le Costituzioni
diventarono rigide dal 2° dopoguerra. Gli stati da allora sono infatti
PLURICLASS (hanno tante rappresentanze diverse).  è REGOLAMENTATA
5
 È una Costituzione COMPROMISSORIA (frutto di compromesso). L’Assemblea
Costituente infatti era composta principalmente da 2 blocchi: uno Cattolico-
Cristiano (36%) e uno Socialista-Comunista (39%). Poi c’erano altri piccole
rappresentanze che avevano idee conservatrici del vecchio ordinamento
liberale (appunto i Liberali). La Costituzione venne adottata in un tempo
limitato tramite un compromesso (oltre il 90% votò a favore senza imporre per
forza le proprie idee). Tabella composizione assemblea pag.34

▪ Punti di ispirazione cattolica: LA FAMIGLIA (per 3 voti non passò


l’emendamento che oggi vieterebbe il divorzio all’articolo 29 (la formula
sarebbe stata:” Il matrimonio è indissolubile…”)

▪ Punti di ispirazione socialista-comunista: IL LAVORO (articolo 1, articoli


sui diritti al lavoro, ecc.), L’UGUAGLIANZA (articolo 3: lo stato si impegnava
a garantire a tutti i diritti sociali pubblici, cioè l’istruzione, la sanità, ecc.,
eliminando eventuali ostacoli economici).

▪ Punti di ispirazione liberale: si recuperano princìpi già presenti nello


Statuto Albertino (il Parlamento, il Governo, la legalità, ecc.)

Quasi tutte le Costituzioni sono compromissorie (attenzione: è un pregio, non un


difetto. Infatti rappresenta tutti e dura così nel tempo)

 La nostra è una Costituzione PROGRAMMATICA. Quel periodo attorno al 1947


era di scontro tra ideologie. Non si limita a legiferare ma programma infatti lo
Stato futuro (garantisce nel futuro ad esempio l’uguaglianza, che prima non
c’era, art.3, comma 2)

 L’unico pensiero escluso è il fascismo. La Costituzione su alcune cose è infatti


POLEMICA verso il passato. Visto che si usciva dal Ventennio e dal Confino
fascista, il fascismo aveva nemici. Esempi:
- XII Disposizione transitoria e finale (divieto di ricostituzione del PNF). (La
Costituzione tedesca prevede l’ispirazione dei partiti ad un’ideologia liberal-
democratica. La Corte Costituzionale tedesca infatti eliminò un partito
Marxista).
- XIII Disposizione transitoria e finale (Esilio di Casa Savoia, impossibilità di
tornare in Italia e confisca dei beni. Recentemente però è stata modificata
nei primi 2 punti)
- Articolo 139: la forma repubblicana non è oggetto di revisione
costituzionale (non si può quindi reintrodurre la monarchia, come deciso
dal referendum del 2/6/1946)

Le disp. tr. e fin. sono collocate in fondo alla Costituzione perché regolano la
transizione dal vecchio al nuovo ordinamento costituzionale.

6
STRUTTURA DELLA COSTITUZIONE ITALIANA tabella pag.34

139 articoli + 18 disposizioni transitorie e finali (che sono separate dal resto,
come dice il nome sono TRANSITORIE e FINALI)

▪ Nei primi 12 articoli ci sono i princìpi fondamentali.


▪ Poi dopo c’è la Prima parte riguardante la società e i cittadini, i diritti e i
doveri 13-54.
▪ Poi c’è la Seconda parte riguardante l’ordinamento della Repubblica, 55-
139

Nella Prima parte sono previsti 4+2 Titoli.

Non tutto è però fondamentale nei primi 12 articoli (l’articolo sulla bandiera:
infatti anche se più piccola di dimensioni, non cambia la forma di stato). I princìpi
si desumono leggendola tutta.

Costantino Mortati (giurista costituente) disse che sono fondamentali infatti 4


valori (attenzione: non i primi 12 articoli. Non sono quelli i valori. I valori si
desumono dalla costituzione intera):

1) PRINCIPIO PERSONALISTA: importanza conferita al singolo come tale,


riguarda la persona umana
Esempi: art. 2 “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili
dell’uomo” (di ispirazione cattolica) e art.13 “diritti di libertà”

2) PRINCIPIO PLURALISTA: completa il 1° principio. Si dà importanza alle


formazioni sociali (le associazioni, i partiti, ecc.). È un principio nettamente
nuovo. Nei princìpi liberali non esisteva (articolo 18) (articoli 39 e 49). Ha 3
aspetti fondamentali approfondimento pag.208:
a. Nel nostro ordinamento esiste quindi la libertà di associazione.
Ognuno è libero di associarsi senza obbligo. Prima del 1948 c’era
l’obbligo all’iscrizione al PNF.
b. Si riconosce la libertà delle associazioni che hanno quindi dei diritti
e delle libertà (ad esempio, la libertà di domicilio per le S.p.A.).
c. Libertà nelle associazioni. Lo Stato interviene se ci sono ad esempio
torti o danni all’interno, quindi garantisce i diritti degli associati.
Contrasta però col DIRITTO delle associazioni: (magari lo statuto della
società prevede certe cose in contrasto con la legge, ecc.)

3) PRINCIPIO LAVORISTA: di ispirazione social-comunista e accettato dagli


altri, sottolinea l’importanza del lavoro, visto come un’attività
particolarmente importante. Il lavoro ha infatti principalmente 2 scopi:
a. SVILUPPO DELLA PERSONALITA’: (è un interesse pubblico e privato)
b. CONTRIBUTO ALLA COLLETTIVITA’: attraverso il lavoro il cittadino
adempie al dovere di solidarietà, perché solo chi lavora paga le tasse.
Chi non lavora quindi non contribuisce
7
Esempi:
Inizialmente, l’art. 1 della Costituzione era stato proposto come “L’Italia è
una Repubblica fondata sui lavoratori” al posto di “L’Italia è una Repubblica
fondata sul lavoro”.  NON È CLASSISTA. La differenza sta nel fatto che la
prima forma presentata richiama la Costituzione Sovietica del 1936 e non fu
scelta per dare un’idea classista (i lavoratori sarebbero stati infatti la classe
“migliore”).

Nell’art. 4 il principio lavorista è evidente: “La Repubblica riconosce a tutti i


cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo
questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la
propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso
materiale o spirituale della società.” C’è infatti il diritto e il dovere di
lavorare (solo chi lavora infatti contribuisce socialmente con le tasse).
Inoltre a partire dall’art. 35 c’è una serie di articoli dedicati al lavoro.

4) PRINCIPIO DEMOCRATICO approfondimento pag.8: è un principio molto


importante.
a) La fonte del potere è il consenso dei governati (art. 1: “La sovranità
appartiene al popolo”). Molto spesso però si intende solo questo per
democrazia, sbagliando. Questo infatti è un fenomeno chiamato
TIRANNIA DELLA DEMOCRAZIA. Jean-Jacques Rousseau disse: “gli
inglesi si credono liberi perché eleggono i loro rappresentanti ogni
cinque anni. Ma sono liberi un solo giorno in cinque anni, il giorno
delle elezioni: tutto qui.” Perché ci sia effettivamente democrazia, non
bastano solo elezioni libere. Il principio di maggioranza non deve
essere spinto all’eccesso: infatti devono esserci istituti di garanzia per
le minoranze, per non far sì che la maggioranza se ne approfitti
facendo scomparire la minoranza. Ad esempio, i giudici non sono
eletti, ma partecipano a concorsi pubblici e non sono quindi
esponenti di maggioranze politiche. Sono indipendenti. MA…
b) Sono anche presenti istituti di garanzia per le minoranze (es.
Costituzione rigida e Corte costituzionale)

LE LEGGI COSTITUZIONALI E DI REVISIONE DELLA


COSTITUZIONE:
 Sono atti normativi che modificano (es. art. 60) o affiancano (es. art. 137) la
Costituzione per la cui approvazione necessita il procedimento previsto all’art.
138.

8
DIFFERENZE TRA LEGGI COSTITUZIONALI E DI REVISIONE
DELLA COSTITUZIONE
LEGGE COSTITUZIONALE LEGGE DI REVISIONE DELLA
COSTITUZIONE
Art. 137: Regolare la Corte Art. 60: Fino al 1953 la Camera aveva
Costituzionale. una legislatura di 5 anni mentre il Senato
Previsione per integrare la Corte alla era di 6 anni. Si è revisionata la
Costituzione. costituzione modificando la parola “6”
con la parola “5”

Leggi Costituzionali e Di Revisione si trovano come “L. COST.”.

ITER DI APPROVAZIONE DELLE LEGGI COSTITUZIONALE E DI


REVISIONE COSTITUZIONALI Schema pag.38

È indicato all’articolo 138. È un procedimento definito AGGRAVATO:

1. Primo aggravamento  DOPPIA APPROVAZIONE DA PARTE DELLE


CAMERE: tra la 1a e la 2a approvazione di ciascuna Camera, devono
intercorrere almeno 3 mesi (1a del Senato 3 mesi 2a del Senato) per un
totale di 4 approvazioni.

2. Secondo aggravamento  MAGGIORANZA NELLA 2a VOTAZIONE:


approfondimento pag.109

Maggioranze:
Semplice (50% +1) dei presenti
Qualificate: tutte quelle più alte (calcolate sugli aventi diritto al voto)
Assoluta: (50% +1) degli aventi diritto al voto

a. Se il voto è minore del 50% + 1 (maggioranza ASSOLUTA) degli


AVENTI DIRITTO AL VOTO (non centrano i presenti) il procedimento
si ferma.

b. Se il voto è maggiore o uguale ai ⅔ degli aventi diritto al voto,


allora si promulga.

c. Se il voto è compreso tra il 50% + 1 e i ⅔ degli aventi diritto al voto,


è possibile richiedere un REFERENDUM entro 3 mesi. Se questo non
viene richiesto, allora si promulga.

9
RICHIESTA REFERENDUM APPROVATIVO: schema pag.42

1. almeno 500.000 elettori


2. almeno 5 consigli regionali
3. almeno 1/5 di ciascuna Camera (serve a dare possibilità alle minoranze)
(attenzione: solo 1/5 della Camera del caso C può richiedere referendum) in
quanto le camere votano separatamente

In questi referendum non è previsto il raggiungimento di un quorum di


partecipazione.

Attraverso questo procedimento posso modificare solo alcune parti della


Costituzione (vedi art. 139). Nell’ordine gerarchico delle fonti, le Leggi
Costituzionali si pongono al di sotto della Costituzione sono subordinate ad
essa, in quanto possono eliminare alcuni articoli.
Esistono veti impliciti. La parola INVIOLABILE significa che quel diritto non può
essere eliminato neppure con Leggi di Revisione Costituzionale. È una parola
intuibile per via interpretativa.
1) L’art. 138 ci dice come approvare le Leggi Costituzionali.
2) Non posso modificare la “forma repubblicana” (art.139  unico limite
esplicito)
3) Limiti impliciti alla revisione costituzionale (es: diritti “inviolabili”, come
conferma la sent.1146 del 1988 della Corte costituzionale approfondimento
pag.44)  non posso eliminare i diritti inviolabili.

I REGOLAMENTI COMUNITARI:
 Sono fonti dell’ordinamento italiano ma derivano dall’Unione Europea.

1952: CECA (comunità europea carbone e acciaio)


1957: CEE (comunità economica europea) e successivamente l’EURATOM.
1992: l’Unione Europea (UE) nasce dal Trattato di Maastricht
2009: Trattato di Lisbona

Oggi l’UE conta 28 Stati aderenti

ORGANI PRINCIPALI DELL’UNIONE EUROPEA


• CONSIGLIO EUROPEO (temporaneo): è un organo saltuario (si riunisce 2
volte l’anno). Ne fanno parte:
i capi di governo o di Stato degli stati membri, il Presidente della Commissione
Europea, il Presidente del Consiglio europeo. L’organo politico più importante.

10
• CONSIGLIO DEI MINISTRI (temporaneo): è un organo saltuario. È presente
un membro del Governo (ministro) per ogni stato membro, designato di
volta in volta. Ci va quello competente della materia trattata. È importante
dal punto di vista normativo.
Es. L’ECOFIN è il Consiglio Europeo aggiunto dei ministri delle Finanze.

• COMMISSIONE EUROPEA (permanente): lavora 365 giorni l’anno. Ne fa


parte 1 membro per ogni stato e si occupa di diverse materie, i
commissari sono nominati dai Governi degli Stati previa approvazione del
Parlamento europeo. Si occupa concretamente di attuare le politiche del
Consiglio Europeo. È un organo esecutivo, come un governo. Rappresenta
l’Unione e ne dirige l’apparato amministrativo.

• PARLAMENTO EUROPEO: è l’unico organo elettivo a suffragio universale.


Conta 751 membri di cui 73 spettanti all’Italia. Oggi sta acquisendo sempre
più poteri, ad esempio sui regolamenti. Può rifiutare di nominare un
membro della Commissione Europea.

Funzioni principali: concorre all’adozione dei regolamenti, approva il


bilancio, può esprime una mozione di censura (sfiducia) verso la
commissione.

GLI ALTRI ATTI COMUNITARI:


• DIRETTIVE: è un atto europeo adottato dai diversi organi che prescrive agli
stati di raggiungere certi risultati utilizzando i mezzi che ogni Stato sceglie.
Si rivolgono agli Stati, non ai cittadini.

• RACCOMANDAZIONI: atti politici che invitano gli Stati a fare o non fare
qualcosa. Non è obbligatorio il risultato.

La DIRETTIVA va ratificata, il REGOLAMENTO no, perché entrano direttamente


in vigore nei singoli stati.

REGOLAMENTI
 atti normativi che entrano direttamente in vigore nei singoli Stati, ecco perché
tra le fonti dell’ordinamento giuridico italiano studiamo i regolamenti dell’UE.

GLI ORGANI CHE ADOTTANO I REGOLAMENTI:


approfondimento pag.48
A seconda della materia trattata, ci sono diverse procedure:

1. PROCEDURA ORDINARIA CONSIGLIO + PARLAMENTO: c’è una


CODECISIONE. Se non si arriva ad un accordo, non si adotta il regolamento.
11
2. CONSIGLIO PUO’ SUPERARE IL “NO” DEL PARLAMENTO: il Consiglio
Europeo può avere il disaccordo del Parlamento e superarlo solo
all’unanimità. (non fatto a lezione)

3. CONSIGLIO SENTITO IL PARLAMENTO: si chiede un parere obbligatorio e


non vincolante, e poi il Consiglio decide.

4. ADOTTATI DALLA COMMISSIONE: nei casi di contrasti tra regolamenti,


vale il criterio gerarchico.

I cittadini per conoscere i regolamenti, li trovano pubblicati sulla Gazzetta


Ufficiale dell’Unione Europea (G.U.U.E). L’entrata in vigore delle norme
pubblicate è 20 GIORNI DOPO la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Doc p.50

REGOLAMENTI DELL’UE E LEGGI ITALIANE


1) I regolamenti UE si applicano solo nelle materie competenza dell’Unione:

a) Previste nei Trattati oppure…

b) Principio di sussidiarietà verticale (l’UE può intervenire anche in


materie non competenti laddove i singoli stati non riescono a
raggiungere certi obiettivi, 118 Cost). Il termine “VERTICALE”
significa che la competenza è “dagli stati in su verso l’UE”. (Con la
riforma del 2001 del titolo V della Costituzione Italiana, anche in
Italia è stato introdotto questo principio: dal Comune alle Province,
dalle Province alle Regioni, dalle Regioni allo Stato).

2) Nei casi di antinomia giuridica, un giudice italiano può applicare il


regolamento comunitario al posto di applicare la legge ordinaria. Deciderà
poi in ultima istanza, la Corte di Giustizia Europea, se un giudice per
esempio applica la legge anziché il regolamento. Infatti, se un giudice
applica direttamente un regolamento comunitario, la Corte di Giustizia
Europea non interviene perché è già a posto così.
La Corte Costituzionale dice che i Regolamenti UE non possono contrastare
con i princìpi fondamentali della Costituzione. Potrebbe però scavalcarla in
regole meno importanti. (esempio: articolo 11: “l’Italia aderendo ad
organizzazioni internazionali, può cedere parte della sovranità.” Questa
norma quando è stata scritta si riferiva all’ONU che nasceva da poco, non
alla CEE o alla UE).

C’è una legge italiana che si chiama legge comunitaria. Il Parlamento ogni anno
deve adottarla perché metta in pari l’Italia con l’UE. Si vedono quali direttive si
devono recepire, quali antinomie risolvere, ecc. non fatto a lezione.

12
LEGGE EUROPEA E DI DELEGAZIONE EUROPEA
approfondimento pag.45

 Sono 2 leggi italiane (l’UE non adotta leggi) adottate per adeguare il nostro
ordinamento agli obblighi giuridici che discendono dall’appartenenza dell’Italia
all’Ue.

 La LEGGE EUROPEA modifica o abroga direttamente le disposizioni italiane in


contrasto con gli obblighi europei.

 Con la LEGGE DI DELEGAZIONE EUROPEA il Parlamento delega ogni anno il


Governo ad attuare le direttive europee tramite decreto legislativo o
regolamento.

LA LEGGE ORDINARIA: artt. 70-74 Cost.


Il sostantivo” legge” ha vari significati:
 In senso tecnico-giuridico (diverso da fisico-naturale)
• Legge costituzionale  l. cost. n.1 del…
• Legge del Parlamento (ordinaria)  l. n.1 del…
• Legge regionale  l. reg. Toscana n.1 del…
• Legge provinciale  l. prov. Trento n.1 del… (possono essere adottate
solo da Trento e Bolzano)

La legge ordinaria viene adottata dal Parlamento tramite un procedimento lungo


e complesso di 4 fasi diverse. Queste fasi non possono essere saltate, vanno
eseguite una dopo l’altra. Se una fase si interrompe, si interrompe anche il
procedimento di legge.

PROCEDIMENTO: “è una sequenza predeterminata di atti volta al


raggiungimento di un risultato finale unitario tale per cui ogni fase non può
svolgersi se non vi è conclusa la precedente”. (è tipico del diritto privato)
Un procedimento è una pluralità di atti diversi unificati dal risultato finale che è
unico. Come già detto, ogni fase deve aspettare che si concluda la precedente.

13
LE 4 FASI DELLA LEGGE ORDINARIA:
Premessa: le fasi (b) e (c) possono avere procedimenti ordinari (definito dall’art.
72 Cost.) o speciali. Il tipo di procedimento da seguire lo decide il Presidente
dell’Assemblea (quindi il Presidente della Camera o quello del Senato).

a) INIZIATIVA: Chi può proporre una legge ordinaria? Sono 5 i soggetti


previsti:

1. Ciascun Parlamentare: anche un singolo deputato o senatore.


Normalmente è un gruppo di deputati/senatori, visto che se la
proposta viene da un singolo è difficile che passi.

2. Il Governo: è l’iniziativa più importante. Serve a mandare avanti la


propria politica. Deve essere approvata da tutto il Consiglio dei
Ministri. Deve passare dal Presidente della Repubblica, il quale deve
autorizzare (normalmente autorizza, ma quando c’era il Re, non era
così scontata la cosa).

3. Almeno 500.000 elettori: la legge 352 del 25/5/1970 prevede la


modalità di raccolta delle firme. Il Parlamento può anche votare
contro a questa iniziativa popolare.

4. Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL): il CNEL è


composto dai rappresentanti delle varie categorie (lavoratori,
imprenditori, ecc.). Dal 1986 può presentare Disegni di Legge.

5. Una Regione: un Consiglio Regionale può presentare Disegni di


Legge Statali.

Il Progetto di legge va scritto da un giurista in modo che il testo sia


approvato così com’è

PETIZIONE art.50:
-Promossa anche da un singolo elettore.
-È una domanda, (non un disegno di legge) rivolta alle camere.
-È strutturata in articoli. Viene segnalato un problema alle istituzioni.
-Si possono chiedere “provvedimenti legislativi” ma anche “esporre comuni
necessità” DIVERSA DALL’INIZIATIVA

Il Disegno di Legge va presentato ad una sola delle due Camere, perché


tanto deve essere approvato da entrambe.

14
Il Presidente (Senato o Camera)
1. Stampa e distribuisce il d.d.l.
2. Decide salvo opposizione dell’Assemblea, se si eseguirà il procedimento
ordinario o speciale.

b) ISTRUTTORIA: PROCEDIMENTO ORDINARIO: il Disegno di Legge è


assegnato ad una parte del Senato/Camera, una Commissione
Parlamentare Referente.

Le Commissioni Parlamentari sono:


• COMPOSTE da parlamentari, dalle stesse percentuali partitiche del
Senato/Camera.
• PERMANENTI: costituite una volta per tutte, si occupano di una certa
materia.
• SPECIALI: costituite solo per un certo compito (es. esame di un DdL
 disegno di legge, interdisciplinare).
• REFERENTE: ha il compito di riferire all’Assemblea dopo aver svolto
l’istruttoria.

Nell’istruttoria avvengono le seguenti fasi:

1. La commissione ESAMINA il DdL,

2. RACCOGLIE informazioni, documenti, …

3. CONVOCAZIONE DI ESPERTI per materie tecniche(audizione),


eventuali MODIFICHE del DdL da parte della Commissione,

4. PREDISPONE il testo base del DdL,

5. preparazione di una RELAZIONE da riferire al Parlamento

c) DECISIONALE: PROCEDIMENTO ORDINARIO: la Commissione riferisce e


l’Assemblea (la Camera o il Senato) decide.

1. DISCUTE la relazione (il DdL) e vengono presentati gli emendamenti


 proposte di cambiamento di una parte della legge (delle modifiche)

2. Successivamente avviene la VOTAZIONE di ogni articolo a


maggioranza semplice (50% + 1)

3. Infine la VOTAZIONE della legge nel suo complesso. Si approva a


maggioranza semplice. Una delle due Camere ha approvato la legge.
Ora la seconda Camera ha 3 possibilità ed è libera di scegliere se
adottare il procedimento ordinario o speciale:

15
a) APPROVA il DdL (la legge)  FASE INTEGRATIVA DELL’EFFICACIA (4^ fase)
b) RESPINGE la legge  il procedimento si ferma e finisce, stop
c) MODIFICA/EMENDA la legge, rimandandola alla Camera precedente, la
quale può modificarla di nuovo e rimandarla a questa camera (la famosa
NAVETTA PARLAMENTARE)

Spieghiamo ora il procedimento speciale della fase b e della fase c

PROCEDIMENTO SPECIALE: c’è una Commissione Deliberante al posto della


Commissione Referente. Cambia infatti la funzione di questa commissione: tutto
viene deciso in questa Commissione (ISTRUTTORIA + DECISIONALE). La legge
passa poi all’altra Camera. Non è un procedimento molto trasparente, dato che
viene deciso tutto da una Commissione composta da pochi membri e non da tutto
il Parlamento.

[Ratio: semplificazione ma minor trasparenza]

È un procedimento che va adottato solo in certi casi: alcune materie infatti


richiedono obbligatoriamente un procedimento ordinario, queste leggi sono
elencate nell’art.72, u.c., Cost. (es. leggi elettorali)

Si può passare dallo speciale all’ordinario su richiesta di:

1. Governo
2. 1/5 della Commissione
3. 1/10 dell’Assemblea (Camera o Senato)

Dopo l’approvazione delle Camere la legge si dice PERFETTA. Per avere efficacia
manca però la 4a fase.

d) INTEGRATIVA DELL’EFFICACIA: l’ultima delle Camere che ha approvato la


legge, la passa al Presidente della Repubblica, il quale ha 1 mese di tempo
per PROMULGARLA (art.73) o RINVIARLA ALLE CAMERE (art.74).

1. PROMULGAZIONE: ”È una dichiarazione solenne della legge


secondo una formula sacramentale che dà vita all’originale della
legge stessa”.
-Il Presidente della Repubblica fa una dichiarazione solenne, cioè
dichiara ai cittadini in modo solenne che c’è quella legge. Quindi
annuncia che c’è una legge di tutto lo Stato, non solo della
maggioranza (un cittadino che non si riconosce nella maggioranza, è
tenuto lo stesso ad osservarla).
-La formula è sacramentale (è fissa ed immutabile), cioè è sempre
uguale. Infatti all’inizio ed alla fine di ogni legge c’è una formula
fissa.

16
Doc. pag. 57 Se nasce un contrasto tra il testo promulgato e il testo
pubblicato in Gazzetta Ufficiale, fa fede il testo promulgato, originale
(quello pubblicato potrebbe contenere errori di stampa).

2. RINVIO ALLE CAMERE può avvenire una sola vota  veto sospensivo.
Il Presidente della Repubblica deve motivare un eventuale rinvio alle
camere. La Costituzione però tace sui possibili motivi di un rinvio. I
motivi generalmente possono essere:
a. DI MERITO: il Presidente della Repubblica ritiene inopportuna
una legge
b. DI LEGITTIMITA’: la legge è incostituzionale
Solitamente non si rinvia, perché se si rinvia sistematicamente una
legge per motivi di merito, il Presidente della Repubblica diventa un
organo politico che contrasta il governo portando avanti una propria
politica. Nei casi di illegittimità, si rinvia alle camere solo quando la
legge è palesemente incostituzionale, perché è comunque un
compito che spetta alla Corte Costituzionale.

Prassi: Doc pag.148 – 150 -155


- Totale rinvii: 60 (meno di uno all’anno)
- Alcuni Presidenti (Saragat) non hanno mai rinviato, altri molto
(Cossiga 22 volte), Napolitano ha un solo rinvio, Mattarella per ora nessuno.

Con il rinvio, le Camere devono riesaminare la legge e hanno 3


opportunità:
1. La lasciano decadere  stop
2. La cambiano in parte (emendarla)  promulgazione
3. La riapprovano identica

Il Presidente della Repubblica può rinviare una legge alle camere una volta sola,
dopodiché deve promulgarla.
Il rinvio è detto anche veto sospensivo perché la legge di fatto si sospende.

Una volta promulgata, la legge viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Ci sono 2


tipi di pubblicazione:
1. In Gazzetta Ufficiale
2. In un libro dove ogni anno vengono raccolte tutte le altre leggi

La Gazzetta Ufficiale è un giornale quasi quotidiano pubblicato a cura del


Ministro di Giustizia che comprende molti atti (leggi, regolamenti, decreti). La
legge non ammette l’ignoranza del cittadino.
Articolo 73: la legge entra in vigore 15 GIORNI dopo la pubblicazione, a meno che
la stessa legge non prevede termini diversi.

Il periodo tra la pubblicazione e l’entrata in vigore è chiamato vacatio legis, la


legge solitamente entra in vigore dopo 15 giorni dalla pubblicazione, salvo che la
legge stessa non preveda un termine diverso.

17
COLLOCAZIONE DELLA LEGGE ORDINARIA NELLA GERARCHIA
DELLE FONTI:

 Articolo 117, comma 1: Tutte le leggi sono sottoposte/devono rispettare:


▪ alla Costituzione e alle Leggi Costituzionali,
▪ all’ordinamento comunitario (dell’UE),
▪ agli obblighi internazionali.
Gli obblighi internazionali non riguardano la UE visto che ne facciamo parte.
Riguarda infatti i trattati internazionali con nazioni diverse (l’UE va vista come una
nazione alla quale facciamo parte).

TRATTATI INTERNAZIONALI:
• stipula  rappresentanti degli Stati contraenti
• legge di autorizzazione alla ratifica  Parlamento
• ratifica  P.d.R.

La legge ha sia forza attiva (può modificare quasi tutte le fonti) che passiva
(resisterà ai successivi tentativi di modifica che non siano almeno parificati a lui).
Essendo adottata dal Parlamento deve essere adottata all’interno delle
competenze dello Stato. Non fatto a lezione.

 Articolo 117, comma 2: lo Stato ha competenze numerate.

AMNISTIA, GRAZIA ED INDULTO:

Legge di amnistia e indulto art.79 Cost: interviene sulle pene e sui reati, sono
provvedimenti di clemenza generale.
1. Amnistia: si estingue un reato. Chi è in carcere per quel reato esce e il
reato viene cancellato dalla fedina penale.
2. Indulto: si estingue in tutto o in parte la pena. Viene ridotta o cancellata la
pena, ma rimane il reato sulla fedina penale.

È una legge ordinaria, ma richiede una maggioranza dei ⅔ degli aventi diritto al
voto per entrambe le votazioni (quella articolo per articolo e quella finale).

Grazia del Presidente della Repubblica: viene concessa solo ad alcuni. A


differenza dell’amnistia e dell’indulto, è una norma individuale. Estingue
generalmente la pena e non il reato. Non fatto a lezione.

Esistono altri atti con forza di legge?


 Sì, decreto legge e decreto legislativo (artt. 76-77 Cost)
 Più in generale: a livello statale solo il Parlamento può adottare leggi (art. 70
Cost)
Solo la Costituzione o leggi costituzionali possono creare nuovi atti con forza di
legge (deroga art. 70 Cost)

18
IL DECRETO LEGGE (d.l.): art.77 Cost.

Nome (l.n.400/1988): decreto(forma), legge (contenuto).


Solo nelle materie di competenza statale.
Si adotta “in casi straordinari, di necessità e di urgenza”.

È previsto dall’articolo 77 della Costituzione. Viene adottato in casi di necessità


ed urgenza dal Governo (da tutto il CdM).

ITER DI APPROVAZIONE: schema pag.64

 approvazione del decreto legge (Consiglio dei Ministri)


 emanazione (PdR)
 pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale
 entra in vigore IMMEDIATA.

19
Quando il Governo consegna il decreto legge al Presidente della Repubblica, anche
il Parlamento lo riceve per convertirlo in legge. Qui possono accadere 3 cose:
1. Conversione entro 60 giorni: da quel momento il decreto diventa legge
ordinaria.
2. Le camere decidono di non convertirlo: Il decreto decade da allora (“ex
tunc”), cioè dal momento in cui è stato scritto (esempio: se nei 60 giorni ho
pagato una tassa prevista dal decreto e questo non è stato convertito, ho
diritto al rimborso della tassa) (Durante il regime fascista i decreti si
convertivano entro 2 anni e decadevano solo dal futuro)
3. Le camere non riescono a convertirlo nei 60 giorni  il decreto decade

Se il Governo fa un decreto senza che vi sia necessità ed urgenza


approfondimento pag. 67, commette una invasione costituzionale. Se non c’è
necessità ed urgenza, il Parlamento non dovrebbe convertirlo, ma siccome di
solito il Governo ha la maggioranza, spesso viene convertito lo stesso.

Esempio:
Nel 1995 la Corte Costituzionale, con una sentenza, stabilì che può essa decidere
di dichiarare incostituzionale un decreto quando non c’è necessità o urgenza (si
eccede all’articolo 77). La Corte però non riesce a farlo entro i 60 giorni. Quindi
nel 2007 ha stabilito che “anche se viene convertito in legge, se nel decreto non ci
sono i presupposti di necessità ed urgenza, questo vizio non corrompe solo il
decreto, ma anche la legge in cui è stato convertito”. La Corte potrà quindi
giudicare illegittima la legge perché nasce da un decreto incostituzionale.

IL DECRETO LEGISLATIVO (d.lgs.): art.76 Cost

Nome (l.n.400/1988): decreto (forma), legge (contenuto).


È un atto normativo avente forza di legge (alla pari quindi della legge ordinaria e
del decreto legge) ed è regolato dall’art. 76:” L’esercizio della funzione legislativa
non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti”.

È un mezzo con il quale le Camere decidono di non disciplinare una


determinata materia (per motivi di inadeguatezza tecnica, di tempo o altro),
riservandosi però di stabilire la "cornice" entro la quale il Governo dovrà
legiferare.

L’iter inizia con l’adozione di una legge di delegazione o LEGGE DELEGA, con cui
il Parlamento delega il Governo ad esercitare la funzione legislativa.
[procedimento inverso rispetto al decreto legge]

20
ISTITUTO DI DELEGA:
Quando un soggetto ha dei diritti li può esercitare direttamente o tramite
rappresentante (lo delega).

Nel diritto costituzionale italiano, si chiama LEGGE DELEGA una legge approvata
dal Parlamento che delega il Governo a legiferare su una determinata materia.
Essa è una legge ordinaria, approvata quindi dal Parlamento attraverso il normale
iter procedurale (se così non fosse e, per esempio, fosse ammesso l'uso di decreti
legge o la questione di fiducia, per il Governo sarebbe facile sostituirsi
integralmente al Parlamento e di fatto legiferare senza controllo sostanziale) e
conferisce la delega solo al governo inteso nella sua collegialità (ossia al
Consiglio dei Ministri, non al singolo ministro).

Nella legge delega devono essere fissate obbligatoriamente alcune indicazioni


minime, dette CONTENUTI necessari (art.76.Cost.):
❖ un oggetto definito;
❖ un tempo massimo entro il quale promulgare il decreto legislativo;
❖ una serie di principi e criteri direttivi ai quali il decreto legislativo deve
attenersi;
❖ eventualmente, una serie di norme procedurali che impongono al Governo
di sottoporre lo schema del decreto a determinati organi competenti (parere
obbligatorio ma non vincolante).

Questa delega riguarda solo le materie di competenza statale. Essendo una


delega, è sempre revocabile (ad esempio quando il Parlamento decide di adottare
un’altra legge). Infine si esaurisce con il suo esercizio.

ITER DI FORMAZIONE DEL DECRETO LEGISLATIVO: schema pag.71

Il procedimento di formazione del decreto legislativo è disciplinato dall'art.14


della legge n. 400 del 1988, che configura il governo come soggetto
competente ad adottare l'atto. Il decreto va deliberato entro il termine fissato
dalla legge di delega, e va presentato al PdR almeno venti giorni prima della
scadenza di detto termine, il quale provvederà poi all'emanazione. Infine viene
pubblicato in G.U. ed entrerà in vigore dopo la normale vacatio legis di
15 giorni (salvo che all’interno del d.lgs. non sia presente un termine diverso).

21
RISPETTO DELLA LEGGE DELEGA:
È il problema di questa fonte. Il Governo deve rispettare i limiti imposti dal
Parlamento. Cosa succede se non li rispetta (oggetto, principi, tempo)?
Se il Governo non rispetta la legge di delegazione cioè i principi, i criteri contenuti
nella legge, si ha il cosiddetto eccesso di delega, e se sottoposto al giudizio della
Corte costituzionale, questa ne dichiara la illegittimità nella parte che ecceda la
delega.

• In prima battuta abbiamo un contrasto tra le due fonti pari ordinate:


d.lgs.  legge delega (prevarrebbe il d.lgs., che è successivo).
• Ma il d.lgs. violando la legge delega, viola indirettamente l’art.76 Cost.

d.lgs.  legge delega  art.76 Cost.

contrasto indiretto

• il d.lgs. in contrasto con la legge delega è quindi incostituzionale e come


tale verrà annullato dalla Corte costituzionale.

Funzione della delegazione legislativa: approvazione di testi normativi di


notevole complessità (es. Testi unici  raccolta organica di tutte leggi di un certo
settore)

IL REFERENDUM ABROGATIVO: art.75 Cost

È una fonte pari ordinata agli atti aventi forza di legge.


È uno strumento di democrazia diretta. Come si evince dall’art. 1:” La sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nei modi e nei limiti previsti dalla
Costituzione”.

La PARTECIPAZIONE è l’insieme di tutte le forme e i modi attraverso i quali i


cittadini prendono parte a processi decisionali dei poteri pubblici.  strumenti
decisionali di democrazia diretta o rappresentativa.
In tutte le Cost. Sono presenti due modelli di partecipazione:
❖ STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA
❖ STRUMENTI DI DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA: i cittadini delegano a
propri rappresentanti (Parlamentari, sindaco, ecc.…) la decisione pubblica.

Nel nostro ordinamento ci sono solo 3 strumenti di democrazia diretta: la


petizione (art.50), l'iniziativa popolare (art.71, comma 2), il referendum.

22
REFERENDUM: votazione popolare su questioni determinate da risolvere con un
“SI” o con un “NO”.
I referendum si possono distinguere in base al tipo di scopo:
1. REGIONALI
2. APPROVATIVI: per richiedere il consenso popolare perché una legge possa
entrare in vigore
3. ABROGATIVI: per abrogare una legge esistente. Viene chiesto da almeno
500.000 elettori o da almeno 5 consigli regionali.

SU COSA SI PUO’ CHIEDERE REFERENDUM:


Come scritto nell’art. 75:

OGGETTO  “È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale


o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge…”.

INIZIATIVA: almeno 500.000 elettori, oppure almeno 5 consigli regionali.

Art.75, comma 2  “Si può indire referendum solo su leggi o atti aventi forza di
legge dunque, ma non in tutte le materie: il secondo comma infatti dice “Non è
ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di
indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”.

QUORUM partecipativo: 50% + 1 degli aventi diritto (+18)


La legge è abrogata se in tal senso si esprime “la maggioranza dei voti
validamente espressi”
Esempio:
40 milioni di aventi diritto al voto  quorum partecipativo: 20ml + 1
Votanti 30 milioni, schede bianche o annullate 2 milioni
 Ai fini dell’abrogazione la maggioranza (si - no) si calcola su 28 milioni.

La legge attuativa prevista dall’art.75, ultimo comma, Cost: è stata adottata solo
22 anni dopo (l.n.352 del 1970).

LA PROCEDURA REFERENDARIA: schema pag.77-78

Legge 352/1970:

1. "I promotori della richiesta devono provvedere alla RACCOLTA DELLE FIRME
necessarie, da completarsi entro tre mesi dalla data apposta sui fogli
contenenti le firme" (art.28)
"Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore
alla scadenza di una delle due Camere e nei 6 mesi successivi alla data
di convocazione delle elezioni per una delle due Camere" (art.31)
"Le richieste di referendum possono essere depositate per ciascun anno
soltanto dal 1°gennaio al 30 settembre" (art.32)

23
2. "I referendum sono sottoposti ad un duplice controllo di legittimità: al
momento del deposito delle firme, ad opera dell’Ufficio centrale per il
referendum presso la CORTE DI CASSAZIONE;
3. Successivamente la CORTE COSTITUZIONALE dovrà decidere se la richiesta
referendaria riguardi o meno le leggi previste nell'art. 75 Cost." (artt. 32 e
33).
4. Il Presidente della Repubblica indice il referendum
5. "Le consultazioni referendarie possono svolgersi soltanto in una domenica
compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Nel caso di scioglimento
anticipato delle Camere o di una di esse, il referendum già indetto si
intende automaticamente sospeso" (art. 34)
6. "Nel caso sia previsto un referendum su un detto atto e questo venga
abrogato prima della data della consultazione popolare, il referendum non
avrà luogo" (art. 39)

Il referendum abrogativo a differenza di quello approvativo è valido solo se vanno


a votare il 50% +1 dei cittadini (QUORUM). Se non vota questa percentuale il
referendum è giuridicamente nullo. Una legge è abrogata se raggiunge il Quorum
e se raggiunge la maggioranza di voti validamente espressi.

SI  la legge viene abrogata dal giorno successivo alla pubblicazione in G.U.


NO  la legge rimane in vigore e non si può richiedere referendum sulla stessa
legge per i successivi 5 anni.

-Cosa accade se il Parlamento abroga la legge oggetto della richiesta di


referendum prima del voto popolare? approfondimento pag.84
Sentenza 68 del 1978: se la nuova disciplina è sostanzialmente uguale alla
vecchia che era sottoposta a referendum, si vota lo stesso ma sulla nuova legge.

-Il referendum abrogativo è fonte del diritto?


 sì, perché modifica l’ordinamento
 stesso rango della legge ordinaria (abroga una legge)
 referendum manipolativi: utilizzo del referendum per riscrivere la legge.

24
GLI STATUTI REGIONALI: artt.116 e 123 Cost
 “Sono atti normativi che disegnano nell’essenziale la forma di governo,
l’organizzazione e di funzionamento delle Regioni”.

[“Statuti” e NON “Costituzione”]

Ciascuna delle 20 regioni ha un proprio statuto, che è un po’ la Costituzione di


ogni singola regione. Si occupa dei princìpi generali, dell’organizzazione, degli
organi principali delle regioni (paragonabili un po’ a quelli dello Stato, come il
Governo o il Parlamento), del funzionamento, e, introdotta dalla riforma del 1999,
della forma di governo (art. 123, 1° comma: “Ciascuna Regione ha uno statuto
che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i
principi fondamentali di organizzazione e funzionamento.”) Infatti ogni regione
può avere una forma di governo diversa dall’altra.

Tutti gli Statuti regionali sono:


subordinati alla Costituzione,
però essendo le “Costituzioni delle Regioni” sono sovraordinati alle fonti regionali.

Esistono 2 tipi di statuti regionali:


1. STATUTI SPECIALI: ci sono 5 regioni ad autonomia speciale (Sicilia,
Sardegna, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige).

Questo tipo di statuto viene approvato dal Parlamento statale tramite legge
costituzionale. Questo perché si deroga al titolo V della Costituzione, visto
che viene data più autonomia a queste regioni rispetto ad altre.
Nella gerarchia delle fonti sono alla pari delle altre leggi costituzionali.

Perché è necessaria la legge costituzionale?


 Perché si deve derogare alle norme costituzionali generali in tema di Regioni.

2. STATUTI ORDINARI: ci sono 15 regioni a statuto ordinario.


In sostanza lo statuto ordinario è una legge regionale adottata con
procedimento aggravato rispetto alle altre leggi regionali (art.123).

Occorre una doppia approvazione del Consiglio Regionale (ha un'unica


camera) che deve avere almeno la maggioranza assoluta (il 50% +1 degli
aventi diritto al voto). Tra la 1a e la 2a votazione c’è un intervallo di almeno
2 mesi.
Dopo la 2a votazione, lo Statuto prima di entrare in vigore può essere
sottoposto a 2 tipi di controllo:
a. DEL GOVERNO: entro 1 mese dalla 2a approvazione il governo può
impugnare lo Statuto di fronte alla Corte Costituzionale.
b. CON UN REFERENDUM: entro 3 mesi dalla 2a approvazione può
essere chiesto referendum su quello statuto. Votano i cittadini della
regione. Può chiederlo una percentuale (il 2%) o 1/50 e non un
25
numero definito, poiché ogni regione ha grandezze e cittadini di
diverso numero.

Una volta approvato, viene pubblicato, non sulla Gazzetta Ufficiale, ma sul
B.U.R. (Bollettino Ufficiale della Regione) sul quale si pubblicano diverse
cose. Dopo aver superato i controlli e dopo 15 giorni dalla pubblicazione
(salvo termini diversi) lo Statuto ordinario entra in vigore.

In caso di contrasto tra una legge ordinaria statale e uno Statuto regionale,
essendo allo stesso livello nella gerarchia delle fonti, applico il criterio della
competenza.
Schema pag.87

• Prima approvazione  Consiglio regionale a maggioranza assoluta


INTERVALLO DI ALMENO 2 MESI
• Seconda approvazione  Consiglio regionale a maggioranza assoluta
• Pubblicazione

Ricorso da parte del Nessun ricorso o Richiesta di referendum


Governo davanti alla richiesta regionale da parte di
Corte costituzionale 1/50 degli elettori
regionali o 1/5 dei
consiglieri regionali

Ricorso Ricorso
accolto rigettato
Vincono i SI Vincono i NO

Promulgazione
Il procedimento Presidente della Il procedimento
si arresta Giunta regionale si arresta

Pubblicazione sul bollettino


ufficiale della regione
(B.U.R.)

Entrata in vigore (vacatio legis)

 Rapporto Statuti ordinari – Legge ordinaria statale:


- Si applica il criterio della competenza.

26
LE LEGGI REGIONALI: art.177 Cost.
 Atti normativi, espressione dell’autonomia legislativa delle Regioni (e delle
Province di Trento e Bolzano).

Con la modifica costituzionale del titolo V nel 2001 (la più importante dal 1948 ad
oggi) anche le regioni possono adottare leggi, oltre allo Stato.

• Le leggi regionali hanno competenza GENERALE in materia legislativa (a


parte alcune materie, le altre sono di competenza regionale). Prima invece
era esattamente il contrario (alcune materie erano di competenza regionale,
le altre tutte di competenza statale). Questo è uno dei princìpi federalisti
più importanti.
• Dopo il 2001 ci sono leggi regionali NON SUBORDINATE a leggi statali.
• Inoltre per tutte le leggi (statali e regionali) vigono le stesse regole di
controllo costituzionale da parte della Corte (art.127). Prima le leggi
regionali invece erano sottoposte a controlli più stringenti.

L’approvazione di queste leggi regionali spetta al Consiglio Regionale. Vediamo


come avviene la formazione di questi atti: schema pag.92

1. FASE INIZIATIVA: ogni statuto stabilisce chi, in quella regione, può avere
l’iniziativa legislativa.

2. APPREVAZIONE del consiglio regionale: è l’organo direttamente elettivo


dei cittadini. È monocamerale, quindi non esiste la navetta.

3. PROMULGAZIONE: da parte del Presidente della Regione.

4. PUBBLICAZIONE SUL B.U.R.

5. ENTRATA IN VIGORE dopo la vacatio legis

DOVE SI COLLOCANO NELLA GERARCHIA DELLE FONTI:


L’art. 117 dice che “sono sottoposte alla Cost., agli obblighi comunitari e ai
trattati internazionali”.

Esistono 3 LIMITI particolari:


1. Come le leggi statali: sono subordinate alla Costituzione, all’ordinamento
comunitario, agli obblighi internazionali.
2. Limite territoriale: la legge regionale ha efficacia all’interno del territorio
della regione.
3. Non possono contrastare con gli Statuti: siccome sono essi previsti
dall’art. 123, il contrasto comporta uno scontro indiretto con la
Costituzione e quindi la legge regionale è incostituzionale.
L.reg.  Statuto  art.123 Cost.
Contrasto indiretto

27
POTESTA’ LEGISLATIVA DIVISA TRA STATO E REGIONI DOPO IL
2001: la ripartizione della competenza legislativa ordinaria
Schema pag.90
L’articolo centrale della materia è il 117.

Riferimento normativo costituzionale  contenuto della previsione normativa.

Nel 2° comma ci sono 17 materie di competenza esclusivamente statale


(es. politica estera, difesa, …).
Una legge regionale che regola una di quelle materie è quindi incostituzionale

Nel 3° comma ci sono 20 materie in cui la competenza è ripartita tra stato e


regioni (es. tutela e salute). In che modo? Spetta allo Stato indicare i princìpi
generali da seguire in tutte le regioni (la disciplina inderogabile da parte di tutte
le regioni). Stabilito questo, spetta poi alle singole regioni specificare i princìpi
statali, facendo le leggi regionali con le normative dettagliate in modo da
applicare quei princìpi statali al meglio nelle realtà regionali. I princìpi quindi
spettano allo Stato, i dettagli alle regioni.

Nel 4° comma viene detto che per tutte le altre materie non citate al 2° e 3°
comma, l’ente competente è la regione (questa si chiama competenza
regionale residuale). (es. agricoltura, artigianato, turismo)

La Corte Costituzionale ha detto che se nel 3° comma lo Stato non detta i princìpi,
questi si devono desumere dalle altre leggi statali che già regolano quella materia.

Le leggi regionali sono quindi di 2 tipi, quelle adottate:


a) In materia di competenza ripartita, che sono subordinate alla legge
“cornice” statale.
b) In materie a competenza esclusiva regionale, che non sono subordinate
ad alcuna legge statale, quelle che non hanno una legge specifica che detta
i princìpi da seguire.

*È possibile attribuire una maggior autonomia legislativa ad una singola regione?


Sì, secondo quanto previsto dall’art.116, comma 3, Cost:

 Su richiesta della Regione interessata,


 Con legge del Parlamento adottata a maggioranza assoluta.

a) In 3 delle materie elencate dal secondo comma dell’art.117, Cost. OPPURE


b) Prevedendo condizioni particolari di autonomia concernenti le materie di cui
al terzo comma dell’art.117, Cost.  principi fondamentali meno stringenti
di quelli previsti per le altre Regioni.

[NON è necessario il referendum]

28
I REGOLAMENTI SECONDARI:
Sono fonti secondarie, sono atti normativi subordinati alle leggi. Siccome esistono
vari tipi di regolamenti (comunitari, ecc.) noi distinguiamo quelli secondari a
seconda dell’ente che li adotta. Infatti avremo:

A) REGOLAMENTI STATALI:

1) GOVERNATIVI  approvati dal governo


• ESECUTIVI
• DELEGIFICATORI

2) MINISTERIALI  approvati da 1 Ministro


3) INTERMINISTERIALI  approvati da parte di più ministri
4) DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI  P.d.C.m.

B) REGOLAMENTI REGIONALI

C) REGOLAMENTI PROVINCIALI E COMUNALI (enti locali)

La ripartizione della competenza regolamentare, art.117, comma 6,


Cost. Tabella p.97
ENTE TITOLARE DELLA POTESTA’ REGOLAMENTARE AMBITO DELLA COMPETENZA ATTRIBUTIVA
Stato Materie in cui lo Stato ha competenza legislativa
esclusiva, salvo possibilità di delega delle regioni.
Comuni, Province e Città metropolitane Disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento
delle funzioni loro attribuite
Regioni Tutte le altre materie: si noti quindi che la potestà
regolamentare riguarda non solo le materie in cui la
competenza legislativa è attribuita alle Regioni, ma
anche le materi in cui la potestà legislativa è
ripartita tra Stato e Regioni

REGOLAMENTI GOVERNATIVI: vengono adottati da tutto il CdM.

LE FASI:

1. L’iniziativa: uno o più ministri o P.d.C.m.


2. Il governo chiede un PARERE giuridico obbligatorio e non vincolante al
consiglio di stato (un organo che da una consulenza, è un organo
CONSULTIVO)
3. Avviene l’approvazione di tutto il CdM
4. Dopo l’approvazione, avviene l’emanazione da parte del PdR
5. Avviene dunque il CONTROLLO della CORTE DEI CONTI, la quale può
fermarlo (il governo può comunque chiedere che passi con riserva)
6. Infine c’è la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale
7. l’entrata in vigore dopo la vacatio legis.

29
a) ESECUTIVI (eseguono la legge):  ”Si riferiscono ad una certa legge per:
▪ specificarne le norme, il significato delle sue disposizioni o
▪ prescriverne le modalità di attuazione”.

Esempio di “specificarne le norme”: punibilità per chi spaccia sostanze


stupefacenti. Nella legge non c’è un elenco specifico delle sostanze stupefacenti
illegali. Il regolamento invece contiene la tabella delle sostanze e i giudici quindi
possono vedere e stabilire quali sono le sostanze illegali.

Esempio di “prescriverne le modalità di attuazione”: borse di studio per i


meritevoli. La legge prevede le cose generali. Il regolamento invece dice come
dev’essere il modulo, quali sono le cose da richiedere, ecc. In sostanza prescrive
come dev’essere attuata la legge.

Nel caso in cui il Parlamento abroga una legge, il regolamento collegato resta in
vigore lo stesso (chiaramente è inapplicato) finché non viene abrogato anch’esso.
Se ad esempio 20 anni dopo la legge torna ad esserci e il regolamento non era
stato abrogato, si utilizza ancora quel regolamento.

I regolamenti esecutivi sono fonti “inautonome”, cioè che il regolamento ha un


senso solo se c’è la legge. Questi regolamenti infatti si applicano solo in
connessione di una legge.

b) DELEGIFICATORI:  ”Si sostituiscono a leggi precedenti (delegificazioni) sulla


base di un’altra legge che li autorizza a far ciò fissando le norme generali della
materia”.

- Una certa materia è regolata dalla legge.


- Si decide di togliere la legge e si applica il regolamento.
- Prima chiaramente si deve abrogare la legge precedente.
- La legge “abrogatrice” dice che d’ora in poi la materia è regolata dal
regolamento.
- Questa legge abrogatrice fissa i princìpi generali da seguire per adottare
regolamenti in quella materia.
- Il risultato è che al posto di una legge c’è un regolamento. Quindi al posto
di un atto adottato da tutto il Parlamento, c’è un atto adottato dal governo.

Nascono comunque 2 questioni:

1) La Costituzione spesso dice che una certa materia deve essere regolata con
legge (o atto con forza di legge). Questa si chiama RISERVA DI LEGGE.

RISERVA DI LEGGE: serve a riservare alla legge situazioni delicate. La


Costituzione riserva alla legge (statale o regionale) la regolamentazione di una
certa materia. Tabella pag.61-63

30
Esempio art. 13: il cittadino in questo caso è più sicuro poiché è un atto adottato
dal Parlamento e non dal governo, quindi non è solo di una certa maggioranza
politica.

Ratio della riserva di legge: la disciplina di quella materia viene decisa dai
rappresentanti del popolo.

Ci sono 3 tipi di riserva di legge:

1) ASSOLUTA: solo la legge può trattare una certa materia

Esempio: art. 13: “Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o


perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se
non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti
dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge


l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che
devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se
questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e
restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a


restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

2) RINFORZATA: è ASSOLUTA ma occorre anche che la legge adottata


contenga cose previste in Costituzione, la materia può essere disciplinata solo
dalla legge ed in più la Costituzione fissa limiti a tale disciplina.

Esempio: art. 16:” Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in


qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge
stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna
restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dai territori della Repubblica e di rientrarvi, salvo
gli obblighi di legge.”

3) RELATIVA: per quella materia la legge ci deve essere, ma può essere


integrata da regolamenti, deve fissare le caratteristiche generali della disciplina.

Esempio: art. 23:” Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere


imposta se non in base alla legge.”

Non si può delegificare una materia se c’è una riserva di legge assoluta o
rinforzata. Quando la riserva è relativa invece, in alcuni casi si può delegificare.

31
Ratio della delegificazione:  maggior velocità nel definire e modificare la
disciplina di una certa materia, ma minor trasparenza e controllo democratico.

2) PROBLEMI: tabella regolamenti delegificatori nelle ultime legislature pag.103


- Spesso la legge che delegifica indica criteri direttivi troppo generici  il
Governo è libero di regolare come vuole la materia.
- Grande ricorso alla delegificazione.

REGOLAMENTI MINISTERIALI: è uguale ma l’emanazione è del singolo ministro

REGOLAMETI INTERMINISTERIALI: è uguale ma l’emanazione è dei ministri che


condividono il regolamento per propria competenza.

REGOLAMENTI DEL PRESIDENTE DEL CDM: è uguale ma l’emanazione è del


Presidente del CdM.

ITER DI APPROVAZIONE: schema pag. 101

Non sono quindi formalmente dei decreti del P.R. ma rispettivamente dei d.m.X,
d.m.X e Y, oppure dei d.P.C.M.
- Autorizzati volta per volta con legge,
- Nelle materie di loro competenza,
- Subordinati ai regolamenti governativi.

In casi di contrasti tra questi regolamenti, prevale quello GOVERNATIVO,


dell’intero CdM. Devono questi essere inoltre autorizzati con legge di volta in
volta (c’è un’autorizzazione più specifica).

COSA SUCCEDE SE UN REGOLAMENTO È ILLEGITTIMO:


a) DISAPPLICATI dal giudice ordinario sulla base del criterio gerarchico e
quindi applica la legge e non il regolamento  rimangono comunque in
vigore.
b) però il giudice amministrativo (il TAR ad esempio) può ANNULLARE il
regolamento perché dichiarato illegittimo, che sarà eliminato
dall’ordinamento  non possono più essere applicati.

LA CONSUETUDINE:  fonte fatto


È la fonte meno efficace.
 ” È una regola di comportamento giuridicamente obbligatoria che si ricava
direttamente dai fatti (fonte-fatto)”.

Sono presenti due elementi:


1. ELEMENTO MATERIALE: ci dev’essere un comportamento che viene
generalmente (tendenzialmente da tutti, non da pochi), e da tempo, seguito
all’interno di una certa comunità.

32
2. ELEMENTO SOGGETTIVO: ci dev’essere una convinzione diffusa che la
regola è giuridicamente obbligatoria.

La consuetudine è una fonte non scritta, un giudice la ricava (non la crea) dai
fatti.
Raccolta degli usi: ha valore meramente probatorio, cioè posso dimostrare di aver
rispettato la consuetudine e posso contestarne l’esistenza. Doc pag. 104
EFFICACIA DELLA CONSUETUDINE:

Nella gerarchia è l’ultima fonte, è una fonte sub-secondaria. Nel 1942 il Codice
Civile art. 8 dice che nelle materie regolate da leggi o regolamenti, gli usi hanno
efficacia solo se sono richiamati espressamente da queste fonti”.

È importante studiarla perché nel Medioevo era l’unica fonte ed era la più
importante. Mentre oggi è in declino.

33
LO STATO
 ” È un ordinamento giuridico sovrano e indipendente, che esercita il potere su
un dato territorio ad un determinato popolo”.

Tutte le fonti fanno riferimento ad un certo stato.

ORDINAMENTO: apparato, struttura, lo Stato è composto da una serie di organi


complessi posti in un certo ordine.

I 3 elementi fondamentali di uno Stato sono la sovranità, il territorio e il popolo.

1. SOVRANO: deriva dal latino “superanus” (cioè “superiore”). Ha quindi un


potere di comando superiore rispetto ad ogni altro soggetto nel proprio
territorio. Se non si rispettano le leggi infatti c’è un apparato coercitivo
dello Stato (le forze di polizia). Lo Stato comunque non può esercitare il
potere in maniera illimitata e non democratica.

È un potere comunque limitato:  Costituzione


Principio di legalità.

I soggetti pubblici  agiscono nella sfera del legittimo (= conforme alla legge)
I soggetti privati  agiscono nella sfera del lecito (= non contrario alla legge).

È un ente originario: la sovranità non deriva dalla concessione di qualcuno.


Al suo interno invece gli altri enti derivano il proprio potere dalle
concessioni dello Stato. Gli altri enti pubblici infatti si chiamano enti
derivati (le Regioni, le Province, l’INPS, ecc.). Molti enti inoltre sono definiti
enti autonomi: infatti con la riforma costituzionale del 2001, lo Stato
concede maggior autonomia alle regioni rendendole autonome rispetto allo
Stato. Ci sono inoltre enti che possono essere autonomi per un aspetto e
non autonomi per un altro.

Lo Stato è: Gli altri enti sono:


- Originario: con la parola originarietá si intende - Derivati: enti che derivano il proprio potere da
designare quel carattere per cui lo Stato non altri.
deriva i suoi poteri da nessun altro soggetto,
ma solo da sé stesso.

- Sovrano (assoluto) - Autonomia relativa, perché sono autonomi in


alcuni campi ma dipendono comunque dallo
Stato

34
INDIPENDENTE: la parola “indipendente” che si trova nella definizione,
riguarda la sovranità verso l’esterno, verso altri Stati. Infatti lo Stato è
sovrano verso l’interno ed è indipendente verso l’esterno (non è “sovrano
verso l’esterno”).  verso gli altri Stati.

2. TERRITORIO schema pag. 5: è una vera e propria condizione di esistenza


dello Stato. Durante le guerre c’è un popolo, ma non c’è uno Stato sovrano,
poiché vengono occupate certe zone e non c’è quindi un territorio definito.
Il territorio infatti è il limite entro il quale si esercita la sovranità statale.
L’unica zona non sottoposta a sovranità è l’Antartide, utilizzata da tutti per
scopi scientifici, ecc.

I confini territoriali sulla terraferma: esistono accordi bilaterali


internazionali per definire i confini tra gli stati. Siccome sono stabiliti su
delle particolarità geografiche (corso dei fiumi, vette delle montagne, laghi,
ecc.) non è facile stabilire i confini.

I confini territoriali nel sottosuolo: sono estesi fino a che lo Stato riesce a
sfruttare le risorse del sottosuolo. Si determina tracciando delle linee
ortogonali verso il centro della terra.

I confini territoriali aerei: si estendono fino all’atmosfera, non oltre.


Quindi lo spazio non è soggetto a sovranità di alcun genere. Anche qui, per
determinare il proprio spazio aereo, si tracciano delle linee ortogonali verso
l’atmosfera.

I confini territoriali in mare: riguarda gli stati che hanno sbocchi sul mare.
Significa capire in quale spazio di mare far valere le proprie leggi. La regola
maggiormente seguita è quella dell’estensione per 12 miglia marine dalla
costa (1 miglia marina = 1852 metri). Nelle acque internazionali si applica la
legge dello stato di appartenenza della nave.

Differenza tra navi/aerei militari e civili: per le navi/aerei militari si


applica la legge dello stato di appartenenza della nave/aereo. Per le
navi/aerei civili si applica la legge dello stato su cui transitano, altrimenti si
applica la legge dello stato di appartenenza della nave/aereo.

3. POPOLO: sono le persone fisiche sulle quali esercitare il proprio potere. Si


devono distinguere 3 soggetti distinti:

a. POPOLO: è l’insieme dei cittadini di un certo Stato. Chi ha la


cittadinanza è definito cittadino (anche chi abita all’estero). Su di essi
si applica la sovranità dello Stato.

b. POPOLAZIONE: è l’insieme dei residenti nel territorio di un certo


Stato. Quindi anche gli stranieri che abitano stabilmente su quel

35
territorio fanno parte della popolazione. Viceversa, gli italiani
all’estero non ne fanno parte visto che non hanno la residenza.

c. NAZIONE: è l’insieme degli italiani che sono tali per lingua, tradizioni,
religioni, usi, cultura, ecc.

Esempio: “La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive,
parificare ai cittadini italiani non appartenenti alla Repubblica.” Art.51, comma 2

LA CITTADINANZA:
Legge 91/1992: casi di acquisto o perdita della cittadinanza.
 Ogni Stato ha una Legge importante che definisce chi fa parte del popolo e chi
no.

ACQUISIZIONE DELLA CITTADINANZA: schema pag.1 e 2

1. DIRITTO DI SANGUE (ius sanguinis): acquisisce la cittadinanza italiana chi


nasce da almeno un genitore italiano. Non è una cosa così scontata dato
che la vecchia legge del 1912 diceva che era cittadino italiano solo chi
nasceva da padre italiano. Questa legge fu dichiarata incostituzionale solo
nel 1986.

2. DIRITTO DI TERRITORIO (ius soli): acquisisce la cittadinanza italiana se si


è nati nel territorio italiano, in particolare in alcuni casi:

a. Quando si nasce da genitori apolidi (senza cittadinanza) (es:


popolazioni nomadi)
b. Quando si nasce da genitori ignoti
c. Quando si nasce da genitori stranieri ma sul territorio italiano. In
alcuni casi, la legge dello stato straniero dei genitori può prevedere la
perdita della cittadinanza di quello stato; qui il neonato ha la
cittadinanza quindi solo dello stato in cui è nato, non quello dei
genitori. La legge italiana non prevede questo.

Lo Stato è un ente NECESSARIO: vanno tenuti separati i concetti di STATO-


APPARATO (gli organi, i dipendenti pubblici, ecc.) e STATO-COMUNITA’ (il popolo
stanziato su quel certo territorio)

1. Ci sono alcune norme che riguardano l’organizzazione e il funzionamento


dello Stato-Apparato.  Diritto pubblico
2. Ci sono poi norme che regolano i rapporti tra Stato-Apparato e Stato-
Comunità.  Diritto pubblico
3. Ci sono norme che regolano i rapporti tra privati (non è presente lo Stato-
Apparato in questi rapporti).  Diritto privato

36
LE FORME DI STATO
” È l’insieme delle finalità che uno stato persegue e dei valori a cui ispira la
propria azione, finalità e valori che nel loro insieme determinano il rapporto tra
Stato-Apparato e Stato-Comunità”.

Nel corso della storia ci sono state diverse forme di Stato a seconda delle finalità
che hanno determinato rapporti diversi tra Stato-Apparato e Stato-Comunità (una
volta non ci si occupava della sanità, dell’istruzione, ecc. poi nel corso del tempo
lo Stato-Comunità ha voluto che lo Stato si occupasse di queste cose).

Rassegna storica delle varie forme di Stato (3 premesse):


1. La periodizzazione è indicativa
2. Il passaggio da una forma di Stato all’altra è sempre graduale
3. La trattazione è limitata geograficamente

LE DIVERSE FORME DI STATO:


1. LO STATO ASSOLUTO 1500-1700: Si afferma nel periodo che va dalla fine
del medioevo (XVI secolo) alla rivoluzione francese (XVIII secolo). Come
nasce questa forma di stato? Spesso si risponde a caratteristiche
economiche che portano a queste diverse forme di Stato.
 In questo particolare caso, si passa da un’economia chiusa (c’era un feudo
autarchico, senza scambi commerciali, quindi autosufficienti) ad UN’ECONOMIA
APERTA (nuovi prodotti e nuove conoscenze portano a questo tipo di
economia, con un aumento degli scambi commerciali e quindi con la necessità
di costruire nuove infrastrutture come le strade, i ponti, ecc.).
 Nasce quindi un’organizzazione statale al cui vertice c’è un Re che concentra
in sé tutti i poteri e nasce un tipo di stato tipicamente INTERVENTISTA. Quindi
si allocano tributi per mantenere gli eserciti. Serve quindi anche una burocrazia
per gestire tutto questo (riscuotere i tributi, sanzionare chi non li paga, ecc.).
 Il Re pretende di decidere tutto per MOTIVI TRASCENDENTI (il Re pretende di
derivare il suo potere da Dio e rappresentarlo in terra). La successione avviene
per discendenza di sangue (Legge dinastica). Questa forma di stato entra in

CRISI alla fine del XVIII secolo principalmente per 2 motivi:


a. Con lo sviluppo del commercio nasce e si rafforza una nuova classe
sociale (la borghesia imprenditoriale) che rappresenta una nuova
classe oltre al clero, alla nobiltà e alla plebe. Non esisteva alcun
organo che decideva insieme al Re come usare i fondi. Quindi c’era
una nuova classe molto folta che non vuole più subire il potere
assoluto del Re.
b. Nasce l’illuminismo. C’è più fiducia nel ragionamento e c’è una
concezione di uguaglianza. Non si tollera più che ci sia un Re che
discende da Dio e il ruolo del Re viene messo in discussione.

37
Dopo la rivoluzione francese, nasce così lo Stato Liberale
2. STATO LIBERALE fine 1700- inizi 1900: Si afferma nel periodo che va dalla
rivoluzione francese (XVIII secolo) all’affermazione completa della
rivoluzione industriale (inizio del XX secolo). Le classi imprenditoriali
prendono dunque il potere e decidono di avere un nuovo organo elettivo
(un parlamento).
 Questa forma di Stato è tipicamente NON INTERVENTISTA (nasce infatti in
contrapposizione alla precedente forma. Infatti chi ha vinto lamentava la
pesantezza dei tributi, dello Stato, ecc. e ora volevano uno stato più leggero).
 I ministeri erano 5: ESTERI, DIFESA, INTERNI, GIUSTIZIA e FINANZA. Erano le
cose di cui si occupava lo Stato. Era lo schema minimo di esistenza dello Stato
ed erano i 5 ministeri fondamentali.
 Nasce l’idea del potere dal basso: nascono i PARLAMENTI. I parlamenti di allora
però non erano uguali a quelli di oggi. I cittadini che votavano erano pochi.
Solo 1 camera era elettiva ed erano pochi gli aventi diritto al voto (come già
visto, solo l’1,9% votò nel 1861). Tabella pag. 12
 Nascono una serie di importanti istituti come il PRINCIPIO DI LEGALITÀ: tutti i
soggetti (anche chi detiene il potere pubblico) sono sottoposti alla legge. Se
non si rispetta la legge, c’è un giudice che decide. È quindi il primo stato di
diritto (lo stato pone ed è sottoposto al diritto).
 Inoltre c’è il principio della DIVISIONE DEI POTERI: i 3 poteri classici (legislativo,
esecutivo e giudiziario) si dividono e nessuno ha il potere assoluto. Dal punto
di vista degli scritti, questo risale a molto prima (vedi gli scritti di Montesquieu
del 1748). Tutte le rivoluzioni sono prima preparate culturalmente.

Questa forma di stato entra in CRISI per vari motivi:


a. Alla fine del XVIII secolo c’è la Rivoluzione Industriale. Nasce una
nuova classe sociale (i proletari). I contadini passano dalle campagne
alle città, passando a lavorare in fabbrica.
b. Si iniziano a fondare i partiti e i sindacati, per organizzarsi ed
ottenere qualcosa dallo Stato. I cittadini vogliono essere
riconosciuti uguali.
c. Lo Statuto Albertino proclamava (art. 24) l’uguaglianza, quindi
formalmente era proclamata, ma nel momento in cui lo stato liberale
non interveniva per garantirla, si creava discriminazione. Nelle
costituzioni liberali si concepiva lo Stato da una parte e i cittadini
dall’altra. Non esistevano associazioni. Le nuove classi sociali invece
hanno bisogno di associarsi e vanno contro a questo stato perché non
c’è il principio pluralista. I proletari avevano bisogno di associarsi
per contrastare le ingiustizie.

Lo stato liberale viene messo in crisi e nascono 3 forme di stato all’inizio


del XX secolo: lo stato totalitario, lo stato socialista e lo stato sociale.
Queste tre forme di stato hanno una sola cosa in comune: sono
interventiste (il motivo della crisi era il non interventismo). A seconda
della risposta alla crisi, si creano questi stati: nel Totalitario, in sostanza,

38
vince lo scontro il vecchio regime; nel Socialista, vince lo scontro la classe
proletaria; nel Sociale, avviene un compromesso tra le due parti.

3. STATO TOTALITARIO: (esempi: Ventennio fascista, Germania nazista,


dittatura di Franco in Spagna e di Salazar in Portogallo).
 La risposta al conflitto sociale è la soppressione (esempi: gli scioperi erano
reato, i sindacati venivano sciolti, ecc.).
 Il potere politico torna ad essere ACCENTRATO. C’è infatti un partito unico.
 Questo Stato è tipicamente INTERVENTISTA. Ci si occupava anche della vita
privata dei cittadini (ad esempio, i bambini dovevano aderire all’Operazione
Nazionale Balilla). C’è un Ministero della Propaganda (era per loro
importantissima).
 Viene NEGATA ANCHE L’UGUAGLIANZA FORMALE (ad esempio, c’era il confino
per motivi politici, di colore, di religione, ecc.). leggi raziali.

4. STATO SOCIALISTA: (esempio: URSS). Nasce con la rivoluzione del 1917 in


Russia e instaura man mano questa forma. Gli stati dittatoriali persero la
seconda guerra mondiale. L’URSS vinse e portò il mondo alla divisione in 2
grandi blocchi: stati sociali e stati socialisti-comunisti. Ci si riferisce a
Marx.
 DERIVA DALLA CRITICA MARXISTA. Egli vedeva già lo scontro sociale che
portava la rivoluzione industriale. Per lui questa guerra aveva origine precisa:
le industrie erano di proprietà di pochi soggetti. C’era quindi una
sopraffazione di una classe su un’altra. Come si supera questo?
 Occorre che i mezzi di produzione siano di PROPRIETÀ COLLETTIVA. Non ci
saranno quindi classi diverse ma uniformità. Si eviteranno le lotte e le divisioni
in classi e a questo punto LO STATO SI ESTINGUE. Marx aveva previsto la
rivoluzione del 1917. Secondo Marx il partito comunista doveva
momentaneamente guidare lo Stato per poi farlo estinguere.
 “socialismo reale”.

Oggi non esiste più questa forma di stato e gli stati socialisti-comunisti si
sono trasformati in stati sociali.

5. STATO SOCIALE: c’è un compromesso tra i lavoratori e gli imprenditori. Si


prende coscienza della pluralità di interessi: non c’è più una sola classe
sociale che ambisce al potere, ma ce ne sono molte.
 Il manifesto di questa forma di stato è l’uguaglianza sostanziale (art.3
comma 2), anziché quella formale (es: lo stato liberale proclamava
l’uguaglianza dei cittadini, ma non interveniva in campo economico e di fatto
permetteva la suddivisione in classi) che viene superata. Non si vuole rendere
comunque tutti uguali (sarebbe da social-comunisti). Qui si fa in modo di dare
a tutti le stesse possibilità intervenendo in vari campi.
 Esistono dei diritti sociali e non solo libertà “negative” (es. non essere
perquisito), ma anche positive (che lo Stato spende soldi)  interventi attivi.
tabella pag.204:

39
 In questa forma di Stato, di conseguenza è presente una grande espansione
della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (P.A.).  Stato tipicamente interventista

Ciò significa che nel campo dei diritti sociali può agire solo la “Repubblica” e non i
privati? NO
Già nella sua originaria versione, la Costituzione prevedeva il possibile intervento
dei privati (art.33, comma 3:” scuole private senza oneri per lo Stato” e art.38,
ultimo comma: “l’assistenza privata è libera”
Oggi  PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’ ORIZZONTALE: la Repubblica favorisce le
imprese private per le attività di utilità sociale, ma interviene per tutelare il
pubblico, ad esempio effettuando controlli sull’esercizio. Art.118, ultimo comma.

Questa forma di stato:


a. Ha una costituzione rigida: principio di legittimità costituzionale,
che si aggiunge a quello di legalità.
b. C’è pluripartitismo
c. C’è il voto a suffragio universale

Mentre nello Stato liberale non c’era uno stato di diritto, qui vengono introdotti
vari princìpi:
1. PRINCIPIO DI LEGALITA’: (tutti, anche lo stato, devono rispettare le
leggi). La Costituzione è quindi al di sopra di tutto e c’è bisogno di un
organo (la Corte Costituzionale) per proteggerla.

40
2. PRINCIPIO DI LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE: anche le leggi
approvate dal Parlamento devono rispettare le leggi superiori. Nello
Stato liberale era l’esatto contrario.

DIVERSI STATI SOCIALI:


Si dividono a seconda dell’importanza data dall’autonomia territoriale. Ne posso
distinguere 3:

1. UNITARIO: tipico della Francia. Le decisioni politiche si prendono ad un


unico livello centrale. Esistono varie articolazioni (province, comuni, ecc.)
ma dipendono tutte dal centro e hanno una minore autonomia territoriale.
2. REGIONALE: è una via intermedia tra lo stato unitario e lo stato federale. Ci
sono solo alcuni spunti federali. È la forma tipica dell’Italia e della Spagna.
3. FEDERALE: approfondimento pag.16 tipico degli Stati Uniti e della
Germania. Esiste la massima autonomia territoriale. Gli enti (regioni) hanno
una grande autonomia. Perché ci sia questo Stato, ci devono essere tutti gli
elementi presenti nella Cost. degli Stati uniti:
a. La federazione è formata da stati membri che hanno competenza
generale (tranne nelle materie attribuite tassativamente alla
federazione).

b. Gli stati membri esercitano la giurisdizione, ognuno ha i propri


giudici e un proprio codice di regole. (es. pena di morte USA)

c. Gli stati membri hanno le loro forze armate. L’esercito è federale,


l’ordine interno invece è garantito da ciascuno Stato.

d. Nel Parlamento, una delle due camere rappresenta gli stati membri,
non i cittadini. Il Parlamento è composto da 2 camere con logiche
diverse:
1. Camera: composta in proporzione ai cittadini (gli stati
con più abitanti hanno più deputati)
2. Senato: 2 rappresentanti per ogni stato, che abbia
500.000 o 10.000.000 cittadini. Infatti rappresentano gli
stati, non i cittadini. Gli Stati sono sovrani del proprio
territorio

e. C’è una costituzione modificabile solo dal Parlamento e dagli stati


membri insieme, mediante un complesso procedimento.

[L’Italia è uno Stato regionale, non federale]

41
LE FORME DI GOVERNO
 “sono gli elementi essenziali della struttura e delle funzioni dello stato
apparato al suo vertice”

Ci si occupa solo degli organi di vertice dello Stato e di quali sono i rapporti tra
questi organi.

STATO ASSOLUTO: il Re deteneva ogni potere.  Nella MONARCHIA ASSOLUTA


il Re ha tutti i poteri e non c’è una vera e propria forma di governo (è una forma
monista, c’è un solo centro di potere).

PRIMA FASE DELLO STATO LIBERALE:  Con la nascita dello stato liberale nasce
la MONARCHIA COSTITUZIONALE. Schema pag.18 Nasce il Parlamento, eletto
dal popolo, ma il Re ha sempre molti poteri. Il Re nomina e revoca il governo e ha
nelle mani il potere esecutivo e quello giudiziario. Quello legislativo invece è nelle
mani del parlamento. È una forma dualista (il potere è nelle mani del Parlamento
e del Monarca).

SECONDA FASE DELLO STATO LIBERALE:  Diventa poi MONARCHIA


PARLAMENTARE: schema pag.19 a differenza della monarchia costituzionale, i
cittadini eleggono il Parlamento che dà e toglie la fiducia al governo. Il governo
quindi è influenzato dal Parlamento e non dal Re. Il potere legislativo e in buona
parte quello esecutivo sono del Parlamento, che influenza anche quello
giudiziario. Si torna ad una forma di governo monista, poiché il Parlamento è
l’unico centro di potere. È una forma monista (il potere è nelle mani del
Parlamento)  es. GB

42
Diventano poi REPUBBLICHE PARLAMENTARI, come in Italia oggi. Non esiste più
il Re, ma il PdR, eletto dal Parlamento. Il potere giudiziario è molto indipendente.
Il PdR è eletto dal Parlamento che a sua volta è eletto dal popolo. Il Parlamento
decide la fiducia al governo.

Forme di governo parlamentare nel secondo dopo guerra:


- Autonomie territoriali
- Democrazia diretta
- Corte costituzionale

La differenza tra uno stato e l’altro è il sistema politico, cioè l’insieme di tutti
coloro che partecipano alla vita politica.
In Inghilterra il sistema politico è fondato su 2 partiti, che cambiano, ma sono
sempre 2. Il governo si forma subito dopo le elezioni. Le legislature si completano
sempre, non si sciolgono mai le camere in anticipo, non ci sono crisi di governo,
la Regina non interviene, il governo è stabile 5 anni e alla fine i cittadini valutano
l’operato. In Italia invece ci sono tanti partiti da sempre e ci sono perciò alleanze e
coalizioni di partiti. C’è quindi più probabilità di crisi, c’è meno stabilità, è più
facile lo scioglimento anticipato e il PdR spesso interviene.

43
ALTRE FORME DI GOVERNO PARLAMENTARE:
Ci sono altri 2 modelli di governo parlamentare molto importanti:

1. PRESIDENZIALE
2. SEMI-PRESIDENZIALE

PRESIDENZIALE: schema pag.20


Nasce negli Stati Uniti dalla Costituzione del 1787 di Philadelphia. In Europa non
esiste questa forma di governo. È semplice soltanto in apparenza. Contrariamente
alle altre forme di governo, qui i cittadini votano 2 organi diversi (l’assemblea
legislativa e il Presidente). Non esiste il governo. Infatti l’esecutivo è il
Presidente, che è contemporaneamente PdR e Capo dell’esecutivo. Svolge le
funzioni che nelle altre forme di governo spettano a 2 soggetti diversi.
In questa forma di governo i ministri si chiamano segretari e sono dei
collaboratori scelti liberamente dal Presidente.
Il Presidente comunque non ha poteri illimitati: l’assemblea legislativa funge
infatti da contrappeso poiché ha in mano il potere legislativo. Il Presidente per
fare una legge deve passare dal Parlamento. Le varie nomine effettuate dal
Presidente devono avvenire con il consenso del Senato.
Ci sono quindi 2 forti centri di potere (forma dualista). Questa forma funziona
bene quando c’è una maggioranza uguale tra i voti al Presidente e i voti al
Parlamento. Al contrario, se ciò non avviene, c’è coabitazione tra le opposizioni.
In questo caso i parlamentari americani esaminano le proposte e le votano
indipendentemente dall’indirizzo dato dal partito, senza pregiudizi.

SEMI-PRESIDENZIALE: schema pag.20


È una via di mezzo tra la forma parlamentare e la forma presidenziale. È tipica
della Francia ma nacque con la Repubblica di Weimar nella Germania prenazista.
Qui i cittadini eleggono il Presidente e il Parlamento. Il Presidente eletto può
nominare e revocare il governo. Il Parlamento dà e toglie la fiducia al governo,
che è quindi legato da un doppio rapporto di fiducia con il Presidente e con il
Parlamento.

44
Questa forma presenta un grosso problema nel caso in cui ci sono maggioranze
diverse. In questo caso viene data precedenza ai consigli dati dal Parlamento e
non a quelli dati dal Presidente, in quanto il primo organo è rappresentativo di
tutti i cittadini.

Presidente

Governo

Parlamento

Corpo elettorale

GLI ORGANI COSTITUZIONALI:


ORGANO: parte dello Stato. Lo Stato veniva visto come composto da organi,
proprio come il corpo umano. L’organo quando agisce fa gli interessi dello Stato.

Si dice COSTITUZIONALE un organo che:


è previsto dalla Costituzione e che ha le seguenti caratteristiche:
- GARANZIE DI INDIPENDENZA: sono indipendenti verso gli esterni. Questi
organi infatti adottano propri regolamenti interni (ognuno diverso
dall’altro), hanno un proprio apparato a disposizione (uffici, strutture,
ecc.) per svolgere le proprie funzioni e per questi organi sono previste
delle immunità (i membri hanno delle regole diverse rispetto ai cittadini)
- SONO DOTATI DI POTERI POLITICI: decidono cosa fare e cosa non fare
(esempio: il governo).

Questi sono sicuramente organi costituzionali, gli altri sono di altro tipo (di
rilevanza costituzionale, ecc.):

• IL PARLAMENTO
• IL GOVERNO
• IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
• LA CORTE COSTITUZIONALE

45
IL PARLAMENTO: Titolo I della parte II della Costituzione (artt.55-82)
È previsto dall’articolo 55 della Costituzione.
 È l’unico organo costituzionale direttamente eletto dal popolo.

CARATTERISTICHE del parlamento:


 Il nome: deriva direttamente dalla parola parlare, perché è il luogo in cui si
discute. (art.55 Cost.)
 Sedute pubbliche salvo eccezioni (art.64, comma 2, Cost.)
 È collegiale: occorre che ci sia un numero legale di rappresentanti perché la
seduta sia valida, quorum strutturale (50%+1 degli aventi diritto di voto) e
anche funzionale (di norma:50%+1 dei presenti). Approfondimento pag.115
 È rappresentativo ed elettivo
 È bicamerale: 'Camera dei deputati' e 'Senato della repubblica'
Il nostro è un bicameralismo perfetto/paritario: ragioni storiche di questa scelta
per avere una camera che rallentasse le decisioni anche importanti.
Il bicameralismo è stato quindi introdotto per avere 2 pareri diversi.
Nel 1948 la seconda camera venne messa come camera di compensazione, in
modo che non fossero prese decisioni avventate da parte della prima camera e per
far sì che le leggi venissero fatte quindi con calma.

BICAMERALISMO PERFETTO: le due camere hanno gli stessi poteri.

SISTEMI ELETTORALI DI CAMERA E SENATO:


a) Nozioni generali sul sistema elettorale:
• Il CORPO ELETTORALE è l'insieme di coloro che hanno diritto di
partecipare ad una certa elezione, di quelli che hanno L’ELETTORATO
ATTIVO, il diritto di votare (per la Camera lo si acquisisce a 18 anni, per il
Senato a 25 anni). Ci sono tanti corpi elettorali quante sono le elezioni,
perché dipende dalla tipologia di elezione.
• Art.48 comma 1: ha inserito il principio del suffragio universale ossia che
sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che abbiano raggiunto la
maggiore età.
• L’ELETTORATO PASSIVO è il diritto di essere candidati e quindi
eventualmente eletti in una certa elezione.
− L’ineleggibilità è la mancanza dell’elettorato passivo, cioè non ho i requisiti per
candidarmi in una certa elezione, non si può partecipare alle elezioni.
Esempio: meno di 25 anni per la Camera o di 40 per il Senato
− L’incompatibilità invece indica il caso in cui la legge prevede che una stessa
persona non può ricoprire contemporaneamente due cariche. Sarà obbligatorio
scegliere tra una carica e l’altra
Esempio: non si può essere sia deputato che senatore).

46
• Art.48, comma 2: parla anche del diritto di voto che è personale ed eguale,
libero e segreto, il suo esercizio è un dovere civico.
❖ Personale: il voto non è delegabile, bisogna votare personalmente, ecco
perché ci sono seggi anche presso gli ospedali, dai militari all’estero.
❖ Eguale: questa eguaglianza non va visto come il risultato, l’uguaglianza deve
essere non a posteriori ma a priori, nessuno può votare più volte, nessun voto
può valere di più rispetto a qualcun altro.
❖ Libero: significa che qualsiasi promessa io faccia del mio voto è
giuridicamente nulla, non esistono contratti che riguardano il mio voto. Anzi il
promettere il voto a qualcuno in cambio di qualcosa è un reato.
❖ Segreto: non in quanto io subisco delle sanzioni se dichiaro cosa ho votato,
ma in quanto qualsiasi cosa io dica prima o dopo il voto nessuno può verificare
se io dico la verità o no.
❖ Dovere civico: etimologicamente significa dovere del cittadino, è un semplice
dovere che i costituenti inserirono nella costituzione.
Tutti i sistemi elettorali si basano su:
COLLEGI ELETTORALI: che è la suddivisione del corpo elettorale nazionale in
collegi minori, che coincidono con la Regione, provincia o comune. Perché?
Ratio:
o Garanzia per le minoranze territoriali, con una conoscenza
diretta dei candidati.
o Miglior rappresentanza degli interessi locali perché i collegi
elettorali possono essere:
▪ Uninominali: 1 solo eleggibile
▪ Plurinominali: più di 1 eleggibile
 I collegi uninominali, siccome si elegge un unico soggetto, danno vita a
sistemi elettorali MAGGIORITARI: cioè che vince l’unico seggio in palio la lista,
cioè il partito, che ha ottenuto la maggioranza dei voti.
Può avvenire che a livello nazionale una lista ottenga meno voti ma più seggi.
Collegio 1 Collegio 2 Collegio 3 Tot. voti Tot. seggi

Partito A 200 550 600 1350 2

Partito B 800 450 400 1650 1

1000 1000 1000 3000 3

47
Esempi di sistemi elettorali maggioritari:
• A turno unico e a maggioranza relativa: il territorio viene suddiviso in più
seggi, nel quale può vincere solo un candidato, c'è una sovra
rappresentanza (Gran Bretagna).
• A doppio turno: ci sono collegi uninominali come prima, ma la votazione
avviene con due turni successivi, al primo turno si presentano tutti i partiti,
se un partito ottiene il 51% dei voti ha già vinto, dopo una quindicina di
giorni si ripresentano solo i partiti che hanno preso più di un certo numero
di voti, oppure solo i due maggiori candidati (Francia), al primo turno i
partiti non sono costretti a coalizzarsi, come in Inghilterra, sono ammessi al
secondo turno anche i candidati che non fanno parte dei maggiori partiti.

 I collegi plurinominali danno vita a sistemi elettorali PROPORZIONALI: i seggi


sono distribuiti in proporzione ai voti che le singole liste ottengono alle
votazioni.
Correzione: clausola di sbarramento (es. Germania al 5%) i partiti che stanno
sotto una soglia non prendono seggi, i seggi che sarebbero andati a quei
partiti vanno a quelli che hanno superato la soglia in modo proporzionale.

PREGI E DIFETTI DEI DUE SISTEMI:


− Sistemi maggioritari: semplificando la rappresentanza e riducendo il numero
dei partiti premia la governabilità, ma non si rappresenta esattamente tutta la
popolazione, con un conseguente aumento dell'astensione  meno
rappresentativa
− Sistemi proporzionali: sono molto rappresentativi, perché ogni partito prende
i seggi in base ai voti presi, ma il problema è avere troppi partiti, si arriva a
governi di coalizione, in questi casi è molto più facile che il governo cada
anticipatamente  minore governabilità.

In Italia: un nuovo sistema elettorale, cosiddetto “ROSATELLUM” (1, n.? del 2017)
▪ Sistema misto, proporzionale, maggioritario
▪ Circa 1/3 dei deputati (232 su 630) e dei senatori (109 su 315)
è eletto in collegi uninominali
▪ I restanti 2/3 sono eletti con un sistema proporzionale, con soglia di
sbarramento del 3% per la singola lista e del 10% per le coalizioni.

48
L’IMMUNITA’ PARLAMENTARE
 “Sono particolari garanzie previste dalla Costituzione a tutela della libertà del
parlamentare e delle sue funzioni”

C’è una diseguaglianza non a tutela della persona fisica ma delle funzioni svolte,
serve a proteggere l’organo non la persona. Si chiamano infatti immunità, non
privilegi.
Queste immunità non sono rinunciabili e sull’applicazione decide la camera di
appartenenza.

L’art. 68 prevede 2 tipi di immunità:

1. SOSTANZIALE: (prevista dal comma I) I parlamentari non rispondono né


durante il mandato né mai delle loro opinioni espresse e dei loro voti dati
durante il mandato. La Costituzione infatti vuole tutelare la libertà di
espressione dei parlamentari. Rimane comunque difficile stabilire quando
un parlamentare esprime opinioni durante l’esercizio delle proprie funzioni:
infatti molti parlamentari rilasciano dichiarazioni anche fuori dal
parlamento. Un giudice comunque non può perseguirlo e se ha questo
dubbio solleva la questione alla Corte Costituzionale che in ultima istanza
deve decidere se è nell’ambito delle proprie funzioni o no.
Giurisprudenza della Corte costituzionale approfondimento pag.116
È sostanziale perché riguarda i fatti in sé e per sé, non il modo di accertarli
 il Parlamento non è perseguibile nemmeno dopo la fine del mandato.

2. PROCEDURALE: (prevista dai commi II e III). È cambiata in seguito alla


riforma del 1993. Prima di tale data infatti un giudice, per iniziare un
procedimento a carico di un parlamentare, doveva chiedere l’autorizzazione
a procedere alla camera di appartenenza. Nel 1993, in piena tangentopoli,
le camere anche se era chiara la colpevolezza, negavano l’autorizzazione.
Oggi, in seguito alla riforma, i parlamentari hanno regole diverse perché
serve l'autorizzazione della camera di appartenenza per limitazioni della
libertà:
▪ Libertà personale (es. arresto).
▪ Libertà domiciliare (es. perquisizione).
▪ Libertà di comunicazione e di corrispondenza (es. intercettazioni
telefoniche, sequestro di corrispondenza).

Differenza con la disciplina precedente al 1993 (tangentopoli):


 il parlamento si rifiutava anche davanti a prove certe di dare l'autorizzazione.

É procedurale perché prevede una procedura speciale da seguire per i


parlamentari.
L’immunità procedurale è valida solo durante il mandato del parlamentare.

49
L’INDENNITA’ PARLAMENTARE art. 69.
 È il compenso che spetta ai parlamentari per lo svolgimento delle proprie
funzioni. La sua entità è stabilita con legge dagli stessi parlamentari, che
ricevono lo stipendio e i rimborsi spese, una quota molto consistente visto che
alcuni non risiedono a Roma e visto che per le loro funzioni si devono spostare
lungo il paese.

I Parlamentari danno una quota del loro stipendio (circa il 50%) ai propri partiti:
infatti i partiti al loro interno stabiliscono quanto ricevere dai parlamentari.

Nel 1800 questa professione era gratuita poiché era ritenuto un onore
rappresentare i cittadini. Proprio perché gratuita, non esistevano rimborsi spese e
quindi potevano essere elette solo persone residenti in vicinanza che non
dovevano spostarsi. L’ottenimento dell’indennità fu una delle battaglie vinte dai
grandi partiti di massa di fine ‘800.

DURATA DELLA LEGISLATURA:


 In Italia dura 5 anni. Non ci sono eccezioni tranne in caso di guerra (art. 60:” La
Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e
soltanto in caso di guerra.”). In tal caso, come dice la Costituzione, il
Parlamento adotta una legge di proroga per i 5 anni.

 Art. 61, Cost: Le elezioni delle nuove camere devono avvenire entro 70 giorni
dallo scioglimento delle vecchie camere. Si vogliono infatti evitare procedure
in cui le elezioni si tengono dopo mesi o anni, lasciando vuoti di potere, come
avveniva in passato.
La prima riunione delle nuove camere deve tenersi entro 20 giorni dalle
elezioni.
 Nel corso di questi 90 giorni si applica la regola della PROROGATIO: quando
c’è l’elezione di un nuovo organo, nel tempo intercorrente, i poteri del vecchio
organo vengono prorogati fino all’entrata in funzione del nuovo.

SCIOGLIMENTO DELLE CAMERE:


 Competenza formale del Presidente della Repubblica, sentiti i presidenti delle
Camere, che danno un parere non vincolante. Doc pag.155

Ci sono 2 casi di scioglimento:


1. ALLA SCADENZA della legislatura: alla scadenza dei 5 anni (ordinario)
 atto dovuto
2. ANTICIPATO: prima della scadenza dei 5 anni.  atto politico di grande
rilievo

50
-Chi decide se sciogliere anticipatamente le Camere?
• Art. 88 prevede solo:
 Parere obbligatorio, ma non vincolabile dei Presidenti delle 2 Camere
 Impossibilità di sciogliere anticipatamente le camere negli ultimi 6 mesi del
mandato (“SEMESTRE BIANCO”).

Il PdR sembra avere il potere di sciogliere quando vuole, ma non è così.


Infatti bisogna leggere l’articolo 89. L’articolo 88 deve essere letto in connessione
con l’art.89:
“Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai
ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono
controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri”

 L’atto va controfirmato dal Presidente del Consiglio


 Il P.d.R. scioglie solo se non esiste una maggioranza parlamentare (e quindi
bisogna andare a nuove elezioni)

Questo è un caso in cui è necessaria una interpretazione sistematica: a volte per


capire una norma bisogna leggerla insieme ad un'altra (art. 88 e 89 ne sono un
esempio).

ORGANIZZAZIONE INTERNA DELLE CAMERE:


Le camere hanno un’organizzazione capillare molto regolamentata e con tanti
organi interni.
1) Complessità del Parlamento:
ci sono 630 deputati, 315 senatori, 5 senatori a vita (attualmente sono 4) e
gli ex PdR  oggi: 950 membri.

2) Garanzia di indipendenza

I. I Presidenti di ciascuna camera vengono

• eletti dai e tra i componenti della stessa camera, che hanno una loro
indipendenza nell'elezione.
La prima azione che viene fatta è l'elezione del presidente in modo tale da
far partire il lavoro della camera, viene eletto con maggioranza qualificata.

• le funzioni principali del presidente sono:

a) Rappresenta la rispettiva camera in altre manifestazioni, all'interno degli


altri organi in caso di conflitto tra la camera è un soggetto esterno.

b) I presidenti dirigono i lavori della camera stessa, è ciascun presidente che


dà la parola durante le discussioni parlamentari, ha dei poteri
sanzionatori

51
c) Il presidente sovrintende l'organizzazione, decide nelle cause di lavoro.

d) Il presidente non decide l'ordine del giorno, che è l'insieme delle materie
che vengono decise in una certa riunione, la decisone dell'ordine del
giorno non è meramente formale, ma è decisamente importante, perché
si vuole dare modo ai partecipanti di cosa si andrà a parlare in modo tale
da dare la possibilità di stare a casa. Normalmente questo potere è
sempre dato al presidente dell'organo in discussione, in questo caso non
è una sua decisione, perché la decisone sull'ordine del giorno è
politicamente molto delicata e si vuole che non sia solo il presidente a
decidere, è politicamente molto importante perché traspare cosa è
importante per quel partito o quella coalizione.

• Il presidente della camera dei deputati presiede il parlamento in seduta


comune, il presidente del parlamento non è un soggetto terzo ma è il
presidente già eletto in una delle due camere.

• In tutti i casi il P.d.R sia impedito a esserci subentra al suo posto il


presidente del senato, che è la seconda carica dello Stato, dato che lo può
sostituire (supplire) nel caso stia male.

II. Le giunte parlamentari,


• hanno funzioni tipiche che servono a garantire l'indipendenza di ciascuna
camera.

• anche le giunte, come le commissioni, sono formate in proporzione alla


forza dei gruppi parlamentari.

• le giunte sono di tre tipi:


a) Giunta per il regolamento, esamina tutti i problemi che si pongono in
tema di regolamento parlamentare.
b) Giunta per le autorizzazioni a procedere, è il primo organo parlamentare
che da un parere sui processi contro i parlamentari.
c) Giunta delle elezioni, la costituzione prevede che ciascuna camera sia
giudice esclusivo della validità delle sue azioni. Vengono esaminati tutti
gli atti e poi esprime il suo parere sulla validità.

• Queste giunte hanno funzioni istruttorie, perché una volta espresso il


parere, chi decide in via definitiva è tutta la commissione parlamentare
(l’Assemblea).

52
III. Le commissioni parlamentari
• sono formate in proporzione alla forza dei gruppi parlamentari, anche le
commissioni sono politicamente rappresentative dell'intera camera.

Le commissioni si dividono in due categorie:

- Commissioni permanenti:
• sono costituite una volta per tutte con competenza su una materia
determinata, e si occupano di tutte le questioni che sorgono su quella
materia pag.118. schema pag.112
• I componenti scadono ogni biennio, secondo la legge. Quello che avviene è
che ci sia la riconferma all'interno della commissione.
• Le funzioni sono di due tipi diversi:
a) funzione in sede legislativa (referente, deliberante)
b) funzione in sede politica, adottano le 'risoluzioni', che sono atti
politici, pareri e indicazioni sugli atti.

- Commissione speciale:
• è una commissione che si scioglie dopo aver svolto il compito a loro
assegnato.
• Le sue funzioni sono:
a) in sede legislativa, in certi casi le leggi possono includere più
materie, per questo si riuniscono membri di diverse commissioni per
discutere su quella legge.
b) Commissione d'inchiesta art.82: la costituzione prevede che il
parlamento possa istituire delle commissioni per procedere con
un’inchiesta,
 su materie di pubblico interesse tabella pag.123, inchieste sul
servizio nazionale, sulla mafia...
 la commissione può essere formata da una sola camera e quindi
monocamerale oppure composta da due camere e quindi
bicamerale.
 hanno gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria, in modo tale da
ottenere tutte le informazioni necessarie.
 queste commissioni hanno la stessa autorità ma non hanno il
potere decisionale, possono solamente suggerire provvedimenti.

IV. I gruppi parlamentari


• Sono differenti dalle altre istituzioni perché sono organizzazioni interne
formate da diversi partiti, perché i gruppi sono l'insieme dei parlamentari
appartenenti ad un certo partito.

• Di norma sono due gruppi parlamentari per ogni partito, uno alla camera e
uno al senato, per questo si parla di gruppi.

53
• Ci deve essere un numero minimo di 20 deputati e di 10 senatori per
creare un gruppo parlamentare. Tutti devono appartenere ad un gruppo, se
non si appartiene a un gruppo si viene iscritti d'ufficio nel gruppo misto.

• Questo per semplificare e velocizzare il lavoro in modo tale da far


intervenire solo un membro per gruppo quando si discute.

• La decisone dell'ordine del giorno spetta alla conferenza dei presidenti di


gruppo, è così importante che ciascun presidente di gruppi decidono
insieme al presidente della camera.

V. L’apparato amministrativo: autodichia, (viene gestito autonomamente da


ciascuna camera), nel caso di conflitto tra dipendenti di una camera e la
camera stessa non è un soggetto esterno che decide ma per garantire
l'indipendenza della camera decide la stessa camera.

• Quest'autonomia si lega anche all'autonomia gestionale e contabile, nel


bilancio viene inserita una cifra per le camere, poi sono le camere a gestirle
in maniera autonoma.

PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE


A volte il parlamento si riunisce in seduta comune.
Ci sono 5 unici casi previsti dalla Costituzione, sono casi straordinari, e si riunisce
solo nei casi previsti dalla costituzione:

a) Elezione dei 5 giudici della corte costituzionale art.135 (ogni 9 anni)


b) Elezione di 8 membri del C.S.M (Consiglio Superiore della Magistratura)
art.104
c) Elezione del P.d.R, viene fatta in parlamento in seduta comune (ogni 7 anni)
art.83
d) Giuramento del P.d.R (ogni 7 anni) art.91
e) Messa in stato d'accusa del P.d.R art.90

Il parlamento è quindi composto da 3 organi?


No,
a) perché le riunioni del Parlamento in seduta comune sono molto rare,
avvengono una volta dopo molti anni,
b) e oltretutto il presidente, il regolamento e la sede sono quelli della camera dei
deputati.

54
FUNZIONI DEL PARLAMENTO
• legislativa
• di controllo politico

FUNZIONE LEGISLATIVA:
il Parlamento attraverso la legge non può decidere ogni cosa (esempio: non può
condannare una persona). Può fare leggi solo su materie di competenza statale.
Molte leggi non sono generali ed astratte come dovrebbero essere ma riguardano
casi concreti. Questo si spiega perché siamo in uno stato sociale, quindi deve
essere garantita l’uguaglianza sostanziale aiutando i più deboli. Inoltre tutte le
spese devono passare dal Parlamento che le deve approvare con legge: ogni anno
si discute il bilancio. L’art. 81 comma IV (“Ogni altra legge che importi nuove o
maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”) è un esempio di caso
concreto e di non-generalità di alcune leggi. Tutti i parlamenti del mondo hanno la
funzione di controllo del bilancio e della spesa.

oggi, dopo la riforma del titolo V quando si parla dei tre poteri pubblici,
• la funzione di fare le leggi spetta allo Stato e alle regioni, funzione
legislativa generale spetta alle regioni.
• Al parlamento spetta regolare con legge:
a) le materie elencate nell'art.117, comma 2, cost. (competenza
esclusiva statale)
b) i principi fondamentali delle materie a competenza ripartita (art.117,
comma 3, cost)

Al di là dell'iter di approvazione e della forza della legge (aspetti formali già visti),
esiste un contenuto tipico della legge?
- Il parlamento con la legge non può sostituirsi ai giudici.

Possiamo ripetere la medesima conclusione rispetto alla pubblica


amministrazione (potere esecutivo)?
- Per definizione la legge dovrebbe essere formulata in maniera generale ed
astratta. A volte però: Stato sociale  adozione di leggi “provvedimento”.

Perché è necessaria una legge in questi casi?


- Perché tutte le leggi 'provvedimento' culminano sempre in una spesa e
perciò va autorizzata con la legge (art.81 cost).
- Anche le leggi di spesa sono strumenti di controllo politico sul governo.
Comunque ogni nuova maggiore spesa o minore entrata rispetto al bilancio va
approvata con legge da parlamento. Non solo funzione di dettare norme
generali e astratte sui diritti, ma anche molto più concreta direttamente sui
cittadini.

55
FUNZIONE DI CONTROLLO POLITICO che esercita il parlamento sul governo
è la funzione fondamentale nella forma di governo parlamentare;

il “controllo”, nel linguaggio giuridico, è un'attività di riesame dell'attività altrui,


 è quindi un rapporto tra due soggetti, il controllato (Governo) e il controllante
(Parlamento).
Il controllo può essere di due tipi:
a) Controllo di legittimità quando l'organo controllante ha come parametro
dell'esame una norma giuridica (corte costituzionale).
b) Controllo di merito: chi controlla ha come parametro l'opportunità,
chiedendosi se quella legge è opportuna rispetto agli obiettivi prefissati.

Il Parlamento non ha questo compito, ma esprime un giudizio sull’idea politica del


governo. Con quali strumenti il Parlamento controlla il governo?

STRUMENTI A DISPOSIZIONE DEL PARLAMENTO

1. L’INTERROGAZIONE
 Una domanda scritta che un parlamentare rivolge a un ministro con cui
viene chiesta un'informazione. Il ministro rivolto sarà competente nella
materia interrogata, come fine il parlamentare vuole avere un dato che il
governo ha grazie ai suoi contatti.
 La risposta può essere in Commissione o in Assemblea, e scritta oppure
orale:
a) Prima della risposta il parlamentare che ha interrogato il ministro non
ha il diritto di spiegare l'interrogazione; dopo la presentazione del
caso, il parlamentare non ha il diritto di spiegare ai suoi colleghi le
motivazioni della sua interrogazione perché c'è direttamente la
risposta del ministro, rispondono anche i sottosegretari del ministro
interpellato.
b) Dopo la risposta orale il parlamentare non ha diritto di replicare ma
può solo dichiararsi insoddisfatto, nel caso lo sia.
Esempio pag.120

2. L’INTERPELLANZA è uno strumento simile all'interrogazione, ma più incisiva.


 É una domanda scritta di un parlamentare ad un ministro sulla condotta del
Governo, avendo le informazioni si vuole sapere l'operato del Governo.
 La risposta del ministro deve sempre avvenire in Assemblea ed è sempre
una risposta orale.
a) Prima della risposta il parlamentare ha il diritto di illustrare le
motivazioni della sua domanda, far presente l'importanza
dell'argomento;
b) Dopo la risposta il parlamentare, se non è soddisfatto può
trasformare l'interpellanza in una mozione, provocando una
votazione di tutta l'Assemblea.
Esempio pag. 121

56
3. LA MOZIONE
 Può essere proposta dal Presidente di un Gruppo parlamentare, quindi 10
senatori o da almeno 10 deputati affinché tutta l'Assemblea si pronunci su un
determinato argomento, oppure può nascere dall'interpellanza.

Si distinguono due tipi di mozioni:


a) Mozioni 'ordinarie': non producono effetti giuridicamente vincolanti ma
servono ad indirizzare la politica del Governo. Non essendo una fonte del
diritto si può non seguire la mozione, per il Governo sa che se non segue le
indicazioni di quel ramo del parlamento rischia politicamente la sfiducia.
Esempio pag.121

b) Mozioni previste dall'art.94 cost: riguardano il rapporto tra il Governo e il


Parlamento, e determinano precise conseguenze giuridiche.

MOZIONE DI FIDUCIA:
- è iniziale, entro 10 giorni dalla nomina, il Governo deve guadagnarsi questa
fiducia anche se ha ottenuto tutti i seggi presenti. La maggioranza delle
camere devono essere d'accordo.
- È obbligatoria (non è presunta)
- Viene votata per appello nominale, pubblicamente viene espresso il voto del
singolo parlamentare, di modo che il parlamentare votato dal cittadino
esprima il voto da me voluto.
Effetto: se la fiducia iniziale non viene concessa non entra politicamente e
pienamente in carica.

MOZIONE DI SFIDUCIA:
- è successiva, presuppone un Governo che è già in carica e che abbia già
avuto la fiducia dal Parlamento. o La costituzione prevede che questa
mozione possa essere presentata da almeno 1/10 dei membri di una
camera.
- La mozione di sfiducia può essere votata e discussa dopo almeno 3 giorni
dalla sua presentazione, termine dilatorio, si vuole dare tempo ai
parlamentari di pensarci, e per evitare che in mancanza di parlamentari ne
approfittino i presenti.
- Anche questa mozione se approvata deve sere votata per appello nominale,
votando pubblicamente.
Effetto giuridico della mozione, se approvata (anche solo da una Camera),
prevede che il Governo debba dimettersi.
Doc pag. 138
- È uno strumento per sanzionare la politica del Governo, è l'unico strumento
per permettere di non farlo più operare.
- Non è mai accaduto che un governo si sia dimesso a seguito
dell'approvazione di una mozione di sfiducia. Tabella pag.139

57
Questo perché:
• Le opposizioni presentano raramente mozioni di sfiducia perché se non
vengono approvate rischiano di rafforzare il Governo.
• Il governo poi se ha già perso l'appoggio della sua maggioranza
parlamentare si dimette prima per evitare di essere 'sfiduciato' pubblicamente.

4. RISOLUZIONE: (già trattata nelle commissioni)


 è un tipo di mozione ordinaria approvata solo dalla Commissione e quindi
non dall’Assemblea.

5. COMMISSIONI D'INCHIESTA (art.82 Cost) già trattato


 con cui il parlamento può fare delle indagini sul Governo.

6. LEGGE DI STABILITÀ
 approvazione del bilancio (preventivo, consuntivo, sempre approvato con
legge), anche questo è uno strumento di controllo politico. Altre leggi di
spesa già trattate.
 Attraverso la legge si approvano le spese.

7. POLITICA ESTERA:
 legge di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali.
 Chi stipula i trattati è il Governo, per diventare esecutivo nel territorio
statale deve essere autorizzato alla ratifica dal Parlamento e poi ratificato
dal PdR. Il Parlamento è informato solo quando serve che i trattati abbiano
efficacia, e non durante i colloqui con gli Stati esteri.

Stipula (Governo)  I Autorizzazione alla ratifica (Parlamento)  Ratifica (P.d.R.)

[1- 7] SONO STRUMENTI:


a) Sono tutti strumenti di controllo: il potere politico d'iniziativa spetta al
Governo, il Parlamento controlla se quest’attività deve essere sanzionata.
Ma...
b) Sono strumenti di controllo 'politico' perché i criteri sulla cui base viene
giudicato il Governo non difendono dal diritto ma dal programma politico di
ciascuna forza politica. Tabella pag. 122

58
IL GOVERNO: titolo III della parte seconda (artt. dal 92 al 96)
 È il soggetto titolare del potere esecutivo formato da più organi.

COMPOSIZIONE DEL GOVERNO


Tre organi previsti direttamente dalla Costituzione (art.92)
1) I MINISTRI
• Sono il vertice individuale di ciascun ministero, ogni settore ha al suo
vertice un ministero a Roma e il suo ministro che sta al vertice del
ministero e del settore.
• Art.95 comma 3 (riserva di legge) stabilisce il numero dei ministeri, le
loro attribuzioni e la loro macro organizzazione; è il parlamento che
autorizza o no la spesa totale del Governo, per istituire un nuovo
ministero (centro di spesa) si passa dal parlamento.
Tabella ministeri pag.130 (solo colonna sx)

2) PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI [P.d.C.m.]


• È il capo di tutto il Governo unitariamente inteso.
• È lui che decide la vita e la morte dell’organo Governo, svolge tutte le
azioni di formazione del Governo ed è lui che decide quando il Governo è
effettivamente in crisi; c’è una prassi per cui il capo del Governo può
dichiarare la fine di un governo senza consultare gli altri ministri (è
successo in passato).
• Tra le sue funzioni: essendo lui il presidente dell’organo collegiale, è lui
che convoca il Consiglio dei ministri, ne decide l’ordine del giorno (detta
i tempi del Governo) e ne dirige i lavori  può dare delle priorità a certe
materie rispetto ad altre.
• Il ruolo è stabilito dall’articolo 95 della Cost:
✓ “Dirige la politica generale del governo”,
✓ “Mantiene l’unità d’indirizzo politico”,
✓ Coordina l’attività dei ministri,
✓ Non si occupa di una materia specifica, ma ha una funzione di
direttore.
✓ Organo di coordinamento, sollecita e accorda i ministri.

3) CONSIGLIO DEI MINISTRI


[C.d.m.]
• Composizione:
Presidente del consiglio dei ministri + Tutti i ministri (con o senza portafoglio) +
Viceministri, se invitati, senza diritto di voto.
• È l’organo collegiale che:
a. Approva i disegni di legge del governo,
b. Approva i decreti legge in casi di necessità e urgenza, o Adotta i
decreti legislativi, o Adotta i regolamenti governativi,
c. Nomina i più alti funzionari statali, sia dell’amministrazione civile che
militare, nomina i prefetti, i consoli, i questori, i generali.

59
Ci sono altri organi, non previsti dalla Costituzione, ma sorti nella prassi del
Governo e successivamente regolati da leggi, che potrebbero essere eliminati
semplicemente eliminando la legge che li regola, questi organi sono:
− i ministri senza portafoglio,
− i sottosegretari,
− viceministri.

4) I MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO


• Non sono messi a capo di un ministero di un settore della p.a., gli viene
data una funzione ma non una struttura. Hanno un loro staff per
organizzare tutti gli impegni ma non un ministero.
• Le funzioni sono delegate loro dal PdCm (es: ministri per i rapporti con il
parlamento)
• Partecipano al consiglio dei ministri.
• Hanno lo stesso status (immunità, stipendio, diritti) dei ministri con
portafoglio, non fornendo servizi direttamente ai cittadini sono
comunque molto importanti.

5) I SOTTOSEGRETARI
• L’origine del nome: deriva dal fatto che il nome ufficiale dell’organo
ministro sarebbe il ministro segretario di Stato, noi semplifichiamo a
ministri; e allora sottosegretari sono soggetti che collaborano con il
ministro in una condizione subordinata, svolgendo funzioni delegate dal
ministero.
• Il numero è variabile, non è stabilito un numero massimo, ma solo un
numero massimo di tutti i componenti del governo. È un numero
variabile da ministero a ministero, se è molto importante si arriva anche
a 3-4 sottosegretari, questo perché la mole di lavoro richiede più
persone.
• Le funzioni sono delegate dal ministro, essendo comunque un uomo
politico, se il ministro non gli delega delle funzioni, gli revoca quelle che
aveva, lo tiene in un angolo, è un problema di tipo politico, perché può
provocare una crisi di governo. Non ha senso che si istituisca un organo
e che poi non venga utilizzato.
• Non partecipano al C.d.m, ma cadono con il Governo, perché vengono
decisi da quel governo, perché è stato scelto da quel governo

6) I VICEMINISTRI
• Sono di istituzione recente, sono sottosegretari con deleghe importanti;
cioè sottosegretari che con le loro deleghe si occupano di una parte
importante del ministero.
• Il numero massimo è di 10 viceministri (in tutto il Governo).
• Possono partecipare, su invito, al C.d.m, senza diritto di voto.
• Previsti dal 2001 per bilanciare l’accorpamento dei ministeri, per
compensare le differenti idee.

60
COMPOSIZIONE NUMERICA ODIERNA DEL GOVERNO

ORGANO NUMERO
Presidente del Consiglio dei Ministri 1
Ministri con portafoglio 13
Ministri senza portafoglio 5
Sottosegretari 33
Viceministri 6
TOTALE 58*

*: su un massimo di 63 membri (art.11 n.172/2009)

FORMAZIONE DEL GOVERNO


Il governo nasce in due occasioni:
a) In seguito a delle elezioni, e quindi alla fine della legislatura precedente
 formazione fisiologica.
b) In seguito ad una crisi di Governo durante la legislatura in corso

In Italia le crisi di Governo sono molto frequenti:


➢ Non c’è mai stato nessun Governo di legislatura (eccezione apparente è il
governo di Prodi II, che durò per 2 anni).
➢ Il governo Gentiloni è il 70° dal 25 luglio del 1943.
➢ La durata media è di un anno circa. Tabella pag.129

Le crisi di governo durante la legislatura possono essere politiche o non politiche,


causate da motivi o fatti politici o non (fatti naturali  morte).
Le CRISI POLITICHE possono essere:
− Parlamentari: determinate da un voto di sfiducia: mai accaduto.
− Extraparlamentari: causate da qualsiasi altro fatto politico.

Chi decide se c’è crisi di governo oppure no è sempre il PdCm, a meno di mancata
fiducia iniziale o voto di sfiducia.

QUALI SONO I POTERI DEL GOVERNO DIMISSIONARIO?


Rimane in carica finché non viene eletto un nuovo Governo, però non può avere la
pienezza dei poteri, perciò:

− Giuridicamente perde solo il potere di chiedere alla corte dei conti la


registrazione ‘con riserva’ dei propri atti amministrativi.  la corte dei
conti è un organo di controllo sugli atti del governo, se l’atto è legittimo
appone un visto perché venga eseguito, sennò non viene apposto il
visto e si blocca l’atto; il governo può obbligare la corte dei conti a
forzare l’atto apponendo comunque il visto registrando per l’atto con
riserva, ovvero che è stata una costrizione.

61
− Politicamente il governo dimissionario non è più in carica e deve
occuparsi esclusivamente della ‘ordinaria amministrazione’, non si
possono fare scelte importanti, ma si può occupare delle cose minime,
per non creare un vuoto di potere.

L’ordinaria amministrazione comprende:


▪ Gli atti esecutivi di legge, con questi atti il governo non decide nulla,
▪ I provvedimenti d’urgenza, cioè tutto quello che non può essere
rinviato al governo successivo.

IL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE DEL GOVERNO:


La Costituzione prevede solo due fasi nella nomina del governo, che sono la
nomina e la fiducia, ma nella prassi sono sempre state applicate altre due fasi.

L’ITER è composto quindi da 4 fasi: schema pag.131


1) CONSULTAZIONI
▪ Crisi di governo o nuove elezioni, qua entra in campo il PdR, che è
l’organo centrale.
▪ Il PdR consulta separatamente, per capire se c’è una nuova maggioranza
in Parlamento per formare un nuovo governo:
− Le delegazioni dei partiti, in genere i due capigruppo
parlamentari (Senato e Camera), il segretario del partito o le
delegazioni delle coalizioni; si esprime il voto di quel partito nel
caso venga nominato una certa persona.
− Le personalità politiche autorevoli, ad esempio i presidenti delle
due camere oppure gli ex PdR. Si vuole far capire all’esterno che il
PdR in questa decisione non è solo ma può avere dei consigli
super partes.

SCOPO: capire se esiste una nuova maggioranza parlamentare e dunque capire a


chi affidare l’incarico di affidare il nuovo Governo.

2) INCARICO
▪ Sulla base di quanto emerso dalle consultazioni il PdR conferisce ad un
soggetto l’incarico di formare un nuovo Governo, se non c’è nessuna
maggioranza si sciolgono le camere e si va a nuove elezioni.
▪ I partiti possono indicare uno o più nomi, si sceglierà in base alla
maggioranza.
▪ L’incaricato non è ancora PdCm, è solo un incaricato, dovrà provare a
formare un Governo, diventa PdCm solo alla fine delle quattro fasi.
▪ Per la formazione l’incaricato deve concordare con i partiti della futura
maggioranza:
a) La lista dei ministri, ossia la squadra.
b) Un programma politico comune da svolgere con il suo Governo.
▪ Il potere di scelta dell’incaricato dipende molto dal periodo politico di
quel momento, ad esempio dopo aver vinto le elezioni oppure dopo una
crisi di governo, accettando compromessi oppure no.

62
3) NOMINA art.92 Cost.
▪ Si ha quando l’incaricato riesce a comporre la lista del programma
comune e quindi ha successo si reca dal PdR e ‘scioglie la riserva’ 
perché quando si accetta l’incarico è prassi che si accetti l’incarico con
riserva, ossia con la possibilità che non si formi il Governo, quindi
scioglie la riserva per dire che è riuscito a formare il Governo.

▪ Il PdR nomina il Governo adottando contemporaneamente tre decreti del


PdR:
➢ d.P.R di nomina del nuovo PdCm,
➢ d.P.R di nomina dei ministri,
➢ d.P.R di accettazione delle dimissioni del vecchio Governo.

 Perché servono tre decreti? Doc pag.132-133


✓ I primi due decreti sono necessari perché sono richiesti dalla
Costituzione,
✓ Il terzo decreto serve per concludere il vecchio Governo, per non creare
il vuoto di Governo.

▪ La nomina si completa con il giuramento di fedeltà alla Costituzione


nelle mani del PdR
- con il giuramento il Governo entra giuridicamente in carica, ma
non ancora politicamente perché deve ancora ricevere la fiducia
delle Camere, solo con la fiducia entrerà pienamente in carica (5
Governi non hanno ottenuto la fiducia delle Camere).
- fino a quando il Governo nuovo non ottiene la fiducia ha solo
poteri di ‘ordinaria amministrazione’, come il Governo
dimissionario.

Ordinaria amministrazione

Crisi Nomina Fiducia

Vecchio Governo Nuovo Governo

4) FIDUCIA art.94 Cost.


▪ Entro 10 giorni dalla nomina il PdCm legge il programma del suo
Governo (esempio pag. 135) davanti ad una delle due Camere e poi
trasmessa all’altra chiedendo la fiducia sulla base del programma.

▪ Ciascuna Camera concede la fiducia votando una mozione in tal senso


per appello nominale a maggioranza semplice, quindi il 50%+1 dei
votanti nelle Camere.

▪ La mancata concessione, anche da parte di una sola Camera: il PdCm


presenta le dimissioni al PdR  iniziano nuovamente le consultazioni.

63
RUOLO DEL PDR NEL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE DEL GOVERNO

❖ È la figura centrale di tutto il procedimento, è lui che consulta per farsi un’idea
della crisi, è lui che sceglie l’incaricato ed è lui che nomina e riceve i
giuramenti, è lui che permette al governo di ottenere giuridicamente la carica,
ha anche il potere di scioglimento delle Camere.

❖ La Costituzione dà il potere di risolvere la crisi di Governo a una sola persona


essendo un organo monocratico le decisioni sono molto veloci.

❖ Ha il compito di risolvere più velocemente possibile la crisi:


o Se c’è una nuova maggioranza si riesce a creare un nuovo Governo e non
si dovrà andare a nuove elezioni per comporre un nuovo Parlamento;
o Se non c’è una nuova maggioranza, anche dopo averci provato con un
soggetto, si sciolgono le Camere, si andrà a nuove elezioni e la
formazione di un nuovo Governo  allungamento della crisi

❖ Si può avere un ribaltone ossia un nuovo Governo con alla base un partito
politico diverso da quello del vecchio Governo e quindi diverso da quello
voluto dal popolo.

RESPONSABILITÀ DEL GOVERNO


 Si ha responsabilità in senso giuridico quando un soggetto risponde, e quindi è
responsabile, dei propri atti, in questo senso siamo tutti responsabili dei nostri
atti; Può essere:
a) Giuridica: se è sulla base di criteri predeterminati dal diritto;
b) Politica: se è sulla base di criteri politici.

La responsabilità politica può essere:


a) ‘Diffusa’:
− Quando parlo di una responsabilità verso tutti indistintamente (cittadini,
partiti…).
− In questo caso non sono previsti strumenti tipici per farla valere (generale
libertà di critica).
− Il Governo è tipicamente responsabile politicamente in via diffusa in quanto
quotidianamente sottoposto a valutazione da parte di tutti per la sua
politica.
b) ‘Istituzionale’:
− Quando parlo di una responsabilità tra due soggetti determinati, il Governo
e il Parlamento.
− Sono previsti strumenti istituzionali per farla valere (interrogazione,
interpellanza…)
− Il Governo è responsabile politicamente in via istituzionale verso il
Parlamento. Questo infatti può usare strumenti di controllo politico e
mozione di sfiducia come sanzione.

64
Il Governo risponde politicamente in via diffusa ed istituzionale del proprio
operato e quindi è un organo politicamente debole?

No: perché nei moderni sistemi democratici la responsabilità politica si estende


tanto quanto si estende il potere politico.
Maggiore responsabilità = Maggiore potere
Fino a quando gode della fiducia della maggioranza parlamentare il Governo
dirige la politica nazionale.

Il Governo addirittura rivendica la sua responsabilità ponendo la ‘questione


di fiducia’:
✓ Non va confusa con la mozione di fiducia o sfiducia: qui l’iniziativa è del
Governo.
✓ Il Governo di fronte ad una possibile decisione del Parlamento da lui non
condivisa, ‘pone la questione di fiducia’ su quella decisione:  il Governo
preannuncia ufficialmente che se la decisione del Parlamento sarà contraria
al suo parere, il Governo si dimetterà (2 Governo sono caduti in questo
modo)  Prodi I e II.
✓ L’istituto rientra nella logica della forma di Governo parlamentare, ma il suo
utilizzo dovrebbe essere raro.

La responsabilità politica istituzionale del Governo è collegiale, cioè riguarda


tutto il Governo nel suo complesso:
• Si ha un programma unico, il Governo è politicamente omogeneo.
• I lavori del Consiglio dei ministri sono segreti, c’è un verbale ma vengono
scritte solo le conclusioni, non tutte le discussioni fatte.
• Il Governo cade tutto insieme.
• È molto rara la responsabilità politica del singolo ministro, perché:
a) Se l’attività del ministro è attuazione della linea del Governo  la
responsabilità è di tutto l’Esecutivo (Governo) che ha chiesto la fiducia.
b) Se non è attuativa del programma, si dimostra che il PdCm non è in grado
di dettare la linea politica al ministro  crisi di tutto il Governo.
c) Inoltre: il Governo nel nostro ordinamento è molte volte un Governo di
coalizione  il partito di appartenenza del ministro fa cadere il Governo.

Si ha un solo precedente di mozione di sfiducia individuale, il caso Mancuso:


L’allora ministro di Grazia e Giustizia Filippo Mancuso a seguito di una
contestazione per l’avvio di ispezioni sul pool Mani Pulite, fu oggetto di un caso
unico nella storia della nostra Repubblica. Nell’ottobre 1995 la maggioranza
avanzò infatti una mozione di sfiducia ad personam, che fu approvata il giorno
successivo. Il ministro fu quindi sostituito dal Presidente del CdM Lamberto Dini,
che assunse la carica ad interim. Fu l’unico caso in cui ci fu una sfiducia
individuale e non nei confronti di tutto il governo. Fu possibile rimuovere il solo
ministro poiché quello di Dini era un governo tecnico e Mancuso si comportava
autonomamente al governo.

65
Dopo aver analizzato questo caso, sarebbero da distinguere due eventuali ipotesi:
1. Il ministro criticato ha una condotta conforme alle direttive del governo: la
sfiducia in questo caso, fatta individualmente, non ha senso poiché
andrebbe sfiduciato tutto il governo
2. Il ministro criticato ha adottato atti al di fuori del programma del governo:
in questo caso il governo andrebbe coinvolto lo stesso poiché non riesce a
frenare il proprio ministro.

Il Governo dell’epoca infatti non era politico, ma tecnico.


Approfondimento pag.139

RAPPORTO TRA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI E I MINISTRI


❖ Non è un rapporto gerarchico: il Presidente non dà ‘ordini’, non può
avocare a sé atti di competenza del ministro né annullarli.
❖ Può sollecitare il ministro, consigliare, chiedere informazioni, coordinare le
attività.
❖ Il Presidente può revocare un ministro? Approfondimento pag.142
 Giuridicamente: la Costituzione tace, il potere di revoca potrebbe
essere desunto dall’art.92 della Cost che dice i ministri sono nominati
dal PdCm.
 Politicamente: avendo avuto Governi di coalizione  in caso di revoca il
partito di appartenenza del ministro fa cadere il Governo.

RESPONSABILITÀ GIURIDICA DEL GOVERNO (penale)


La sua responsabilità penale: anche i ministri e il PdCm godono di un’immunità
(art.96 Cost) così regolamentata:

1) I REATI COMMESSI EXTRA-FUNZIONALI valgono le regole comuni, non ha


l’immunità.

2) I REATI COMMESSI “NELL’ESERCIZIO DELLE FUNZIONI” i ministri ed il


PdCm godono di un’immunità di tipo procedurale
 il giudice deve chiedere l’autorizzazione a procedere alla Camera di
appartenenza; se il ministro non è un Parlamentare la costituzione prevede
che l’autorizzazione in questo caso debba essere chiesta al Senato.
 La camera può negare l’autorizzazione ma solo se:
o La negazione avviene a maggioranza assoluta;
o La Camera ritiene che il ministro o il PdCm abbiano agito per la tutela di
un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il
perseguimento di un preminente interesse pubblico.

66
FUNZIONI DEL GOVERNO
 Le sue funzioni riguardano materie numerate (art.117, comma 2),
classificandole:
A. FUNZIONE D’INDIRIZZO POLITICO: permette al Governo di guidare la
politica del Paese:
▪ Tutti i poteri normativi: iniziativa legislativa, d.l, d.lgs, regolamenti.
▪ Controllo della spesa pubblica (es. predisposizione, gestione bilancio
statale).
▪ Direzione della politica estera.

B. GESTIONE DELL’APPARATO BUROCRATICO DELLO STATO


▪ Nomina, promuove, trasferisce, destituisce i più alti gradi
dell’amministrazione civile e militare.

C. POTERI DI CONTROLLO SUGLI ENTI PUBBLICI NON TERRITORIALI 


dallo Stato dipendono anche gli enti che agiscono in materia statale
(INPS).

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA:


titolo II parte 2° Costituzione
 È un organo costituzionale regolato dagli articoli che vanno dall’83 al 91.

ELEZIONE art.83
Viene eletto dal Parlamento in seduta comune, come già visto.
Il Parlamento viene integrato da alcuni membri esterni, i delegati regionali, che
sono 58 in totale (3 per ogni regione, 1 per la Valle d’Aosta viste le sue piccole
dimensioni). I 58 delegati in ogni caso non incidono molto sulla votazione, poiché
i parlamentari totali sono circa 970. I 58 delegati inoltre non possono essere tutti
dello stesso partito politico, poiché ogni regione, deve scegliere i 3 delegati in
base alle maggioranze delle regioni, rispettando comunque le minoranze
politiche.

Qual è la ragione dei rappresentanti regionali?


• Influiscono sulla scelta del PdR?
NO,
a) Sono pochi
(19 x 3) +1 = 58 (su 950 parlamentari)
b) Art.83, comma 2 Cost: i delegati vengono eletti dai consigli regionali
“in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze”

SIGNIFICATO: Si è voluto che il PdR, essendo il capo di tutto lo Stato, sia scelto
non solo dal Parlamento, ma anche dai rappresentanti dei poteri locali (i
delegati), poiché il PdR non è solo il presidente dello Stato-Apparato ma anche
dello Stato-Comunità.

67
Il PdR non è eletto direttamente dai cittadini: nella nostra forma di governo c’è
un’elezione del PdR che è di 2° grado (cittadini  Parlamento  PdR).
Ciò conferma che la nostra è una forma di governo parlamentare.

LA MAGGIORANZA richiesta è dei 2/3, degli aventi diritto di voto, se eletto in


una delle prime tre votazioni, mentre dalla quarta in poi con la maggioranza
assoluta. Si scende alla maggioranza assoluta se nessuno nelle prime tre
votazioni ha ottenuto i 2/3. Deve essere una maggioranza alta perché deve
rappresentare anche le minoranze.
Tabella pag. 143

L’ELETTORATO PASSIVO è molto ampio perché secondo la costituzione può


essere PdR ogni cittadino con almeno 50 anni d'età e che goda dei diritti civili e
politici.
 In realtà: quasi (caso Ciampi) sempre i parlamentari autorevoli.
C'è assenza di candidature legali e di programmi, solitamente si sceglie su una
lista delle persone che posso votare, mentre in questo caso non si hanno
candidature perché il PdR è una figura unica, super partes, perché il suo unico
programma è di far rispettare la costituzione.

IL RUOLO DEL PDR


 Se la forma di Governo parlamentare si basa sulla fiducia tra il parlamento è il
governo a cosa serve il PdR?
• Il PdR è il capo dello Stato è una qualità, rappresenta unitariamente lo Stato.
• La forma di governo parlamentare funziona solo se c'è la fiducia, se però c'è
un'instabilità di governo, una crisi di governo è necessario che ci sia un
organo che garantisca la continuità dello stato a fronte del mutare delle
maggioranze parlamentari e quindi dei governi. Lo stato continua a esistere
grazie alla presenza del PdR.
• É un organo di riserva che entra in gioco nel caso di una crisi di Governo,
destinato ad evitare che l'instabilità del governo si trasformi in crisi dello
Stato.
• Il PdR ha un ruolo variabile, ed è più o meno attivo in base al periodo che si
passa (di crisi o meno).

Il PdR non è un centro di potere fondamentale: la politica è scelta infatti


dall’asse Parlamento-Governo ed è necessario un rapporto di fiducia tra questi 2
organi. Allora c’è da chiedersi: perché c’è il PdR? Innanzitutto una precisazione:
dal punto di vista giuridico “Capo dello Stato” e “Presidente della Repubblica”
sono due cose diverse, non sinonimi, poiché la prima definizione è una qualità
che il PdR ha (è il vertice dello Stato, cioè riceve i delegati esteri, ecc. e i giornali
spesso usano questo termine visto che sono la stessa persona). Il nome ufficiale è
quello della seconda definizione: “Presidente della Repubblica”. Spesso il capo
dello Stato non è un PdR, come in Inghilterra, dove questa mansione spetta alla
Regina. Il PdR è quindi un organo di riserva che aiuta nei momenti di crisi. Ha un
ruolo quasi notarile: non fa scelte politiche, ma atti dovuti e diventa fondamentale
quando si devono sciogliere le camere e si devono formare nuovi governi.

68
CARATTERISTICHE SIGNIFICATIVE:

• È un organo monocratico: deve rappresentare l’unicità dello Stato ed una


persona sola decide più velocemente ed efficientemente di un collegio,
risolvendo meglio gli stati di crisi.
• Ha una durata di 7 anni. È una durata lunga poiché è un organo di garanzia e
non un organo politico e deve garantire l’unità e la salvaguardia della
Costituzione.
• Sulla sua rieleggibilità, la Costituzione non dice nulla. Di fatto però nessun
PdR è stato rieletto a parte Napolitano nel 2013.
• La maggioranza per la sua elezione è di ⅔ degli aventi diritto al voto entro le
prime 3 votazioni e della maggioranza assoluta a partire dalla 4 a
votazione. Si vota ad oltranza fino a quando non si elegge un PdR.
• Può essere eletto chi ha almeno 50 anni e gode di diritti civili e politici.
Solitamente si eleggono parlamentari importanti (l’unica eccezione è stato
Ciampi, ex-presidente della Banca d’Italia)
• Il PdR non può svolgere nessun’altra attività dal momento in cui viene eletto.
Proprio per questo, il PdR riceve:
a) Un ASSEGNO (“stipendio”): somma di denaro che diviene proprietà
personale del Presidente, stabilito con legge.
b) Una DOTAZIONE: insieme di beni immobili + somma di denaro che
servono per svolgere la sua funzione, come ad esempio il Quirinale, gli
uffici, i mobili, ecc.). Questi beni vengono utilizzati dal PdR ma sono di
proprietà dello Stato.
• Segretariato generale, è l’apparato che aiuta il presidente nello svolgimento
delle sue funzioni, e a capo sta il segretario generale che è il primo
collaboratore che aiuta il presidente nell’organizzare tutte le sue attività, e poi
c’è l’apparato del quirinale che sta al suo di sotto.

RESPONSABILITÀ POLITICA:
Non essendo un organo politicamente decisivo, risponde meno del governo.
Bisogna distinguere 2 tipi di responsabilità politica:

1. IN VIA ISTITUZIONALE: non risponde perché nella forma di Governo


parlamentare non esiste rapporto di fiducia che coinvolge il PdR. Nel nostro
ordinamento il PdR non può essere mandato a casa prima dei 7 anni per
motivi politici, non esiste alcuna mozione di sfiducia nei suoi confronti.

2. DEL RESTO, il PdR è l’organo che deve garantire la continuità dello Stato.

3. IN VIA DIFFUSA:
• il PdR è un organo super partes perché normalmente non compie
scelte politiche e quindi di conseguenza non viene né criticato ne
lodato, questo testimonia la debolezza politica perché non dirige lui
la politica nazionale.

69
• La responsabilità segue il potere. Nei momenti di crisi il PdR però
compie scelte politicamente importanti e ovviamente con la scelta
effettuato verrà criticato o lodato.
• Anche in questi casi la critica è diversa rispetto alla critica mossa al
governo, riguarda più la legittimità rispetto al merito dell'intervento
del PdR.

RESPONSABILITA’ GIURIDICA (penale):


Vediamo le immunità del PdR (art.90), a seconda del tipo di reato:

1. REATI EXTRA-FUNZIONALI: reati commessi al di fuori dell’esercizio delle


funzioni, anche prima del mandato. Valgono le stesse regole che ci sono per i
cittadini, visto che è stato annullato il “Lodo Alfano”

2. REATI CONNESSI ALL’ESERCIZIO DELLE FUNZIONI: (art.90) il PdR non risponde


tranne che per: alto tradimento ed attentato alla Costituzione.
• L’immunità per gli altri reati è di tipo sostanziale (non risponde mai,
neanche a fine mandato, vedi “LE IMMUNITA’ PARLAMENTARI”). Ci sono 2
buoni motivi perché l’immunità è sostanziale:
a. È un organo di riserva, interviene nei momenti di crisi traghettando
l’ordinamento durante uno stato di crisi. Se non ci fosse questa immunità
potremmo trovarci senza il PdR durante una crisi e sarebbe un problema.
b. Tutti gli atti del PdR sono validi solo se controfirmati da 1 membro del
governo, il quale si assume la responsabilità degli atti del PdR. Quindi il
responsabile non è il PdR ma il ministro che firma.
• il PdR viene messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune e a
maggioranza assoluta e giudicato dalla Corte costituzionale.
• ratio, oggi, dell'immunità:
a. Controfirma ministeriale
b. PdR è un organo di garanzia della continuità dello Stato, sottratto ai suoi
compiti solo in casi molto particolari.

Quando si può dire che il PdR commette “alto tradimento” o “attentato alla
Costituzione”?
 Né la Costituzione né i codici definiscono i due reati che sono al di fuori
dell'immunità.
 Questa è un'eccezione al principio di legalità dei reati e delle pene, che
stabilisce quando un dato comportamento dà vita a un reato (art.25).
 Il motivo di questa mancata previsione di tutte le modalità in cui il PdR può
compiere questi due reati è perché non è possibile prevedere a priori tutte le
condotte attraverso cui il PdR può commettere i due reati, cioè mettere in
pericolo l'esistenza stessa della repubblica.
 Sarà poi il Parlamento a giudicare gli atti del PdR se possono essere classificati
in quei due reati oppure sono legittimi.

70
LA CONTROFIRMA MINISTERIALE:
Regolata dall’art. 89.

Nessun atto del PdR è valido se non è firmato dallo stesso e controfirmato dal
ministro proponente (o dal PdCm) che se ne assume la responsabilità, quindi un
componente del Governo.
Il PdR ha un ruolo non politico, se si assume la responsabilità di tutti gli atti del
presidente è perché ne è responsabile.

Dal punto di vista esteriore è una firma che appone accanto a quella del PdR,
controfirmato da un membro del Governo. Documento pag.145

L'art.89 impone questa regola della controfirma, il problema però, al di là della


forma, che è sempre uguale, a chi spetta decidere il contenuto dell'atto?
È necessario partire dalla nascita di questa regola:

• La controfirma nasce con il passaggio alla forma di governo attuale, ovvero


parlamentare, con la nascita del rapporto di fiducia.
• In questo caso i ministri iniziano a dover godere della fiducia del
Parlamento, gli atti emanati dal ministro devono assumersi la responsabilità
davanti la Parlamento.

 l'atto continua ad essere formalmente imputato al Re che firma, ma in


sostanza viene deciso dal ministro di competenza, che controfirma, perché è
lui che ha la responsabilità, esercitandola decidendo il contenuto dell'atto.
La controfirma indica da chi proviene formalmente l'atto e dall'altra parte
sostanzialmente da chi è deciso l'atto.

 Anche oggi nella maggior parte dei casi, il contenuto viene deciso dal ministro
che propone l'atto e ne risponde di fronte al Parlamento, per questo vengono
detti 'atti ministeriali', che sono gli atti del PdR che rispondono a questo
sistema di decisione. Formalmente presidenziale ma siccome chi decide l'atto è
il ministro viene chiamato ministeriale.

• Il PdR comunque:
a) deve essere necessariamente messo a conoscenza dell'adozione
dell'atto, viene a conoscenza del fatto che dovrà firmare,
b) può anche fornire pareri preventivi,
c) e al limite può rifiutare la firma, in questo modo l’atto non diventa
valido.

Esistono poi degli atti del PdR il cui contenuto è deciso dallo stesso, e non dal
ministro che controfirma, questi atti vengono chiamati 'atti presidenziali',
essendo formalmente e sostanzialmente presidenziali.

71
Esempi:
1) NOMINA DEI 5 GIUDICI DELLA CORTE COSTITUZIONALE: sono atti
controfirmati, ma il contenuto è deciso dal PdR. Perché? La Corte è composta da
15 giudici di cui 5 nominati dal PdR e 5 dal Parlamento (di cui 3 dalla
maggioranza e 2 dall’opposizione). Se il governo decidesse il contenuto,
sceglierebbe 5 giudici della propria parte politica che sommati ai 3 di nomina
parlamentare fanno 8. Il governo avrebbe quindi 8 giudici su 15 e avrebbe la
maggioranza della Corte a favore. In questo modo potrebbe far passare anche
leggi che di fatto sarebbero incostituzionali, ma che la Corte non dichiarerebbe
tali per i motivi sopra spiegati.
2) NOMINA DEI 5 SENATORI A VITA: il PdR deve decidere perché il governo
nominerebbe 5 senatori per rafforzare la propria maggioranza.
3) RINVIO DELLE LEGGI: deve decidere il PdR poiché il governo se voleva intervenire
contro la legge, faceva votare o poneva questioni di fiducia. Inoltre il controllo di
costituzionalità spetta al PdR, non al governo.

Altri due atti, infine, sempre firmati dal PdR e controfirmati da un membro del
Governo, (dal PdCm in questo caso), e non rientrano nello schema precedente.

A. La nomina de, nuovo Governo, è controfirmato dal PdCm, il nuovo presidente


del consiglio appena eletto, perché il vecchio presidente ha l'interesse di
bloccare il nuovo governo. Non può rientrare nello schema precedente perché
in questo caso il rapporto politico corre non tanto tra il PdR e il governo, ma il
PdR e i partiti stessi. Lo schema precedente presuppone che ci sia un Governo,
in tale caso un Governo effettivo non c'è perché ancora non ha finito di crearsi.
B. Lo scioglimento delle Camere, anche in questo caso la decisione dipende dal
confronto tra PdR e i partiti, per questo viene controfirmato dal PdCm.

ATTI DEL PDR:


- 'Ministeriali'  contenuto deciso dal ministro o dal PdCm che controfirma.
- 'Presidenziali'  contenuto deciso dal PdR che firma.
- Nomina del Governo, scioglimento delle Camere  rapporto tra PdR e
partiti.

FUNZIONI
Gli derivano:
a) Dalla Costituzione (soprattutto art.87)
b) Dalle leggi
c) Sono funzioni precedentemente esercitate dal Re

I POTERI DEL PRESIDENTE:


Il PdR ha molti poteri scritti nella Cost. (art. 87) ma ha anche poteri che gli sono
stati attribuiti da leggi. Inoltre ha poteri che discendono dal Re e che vengono
esercitati ogni tanto per onorificenze.
72
Tentiamo di raggrupparli a seconda del potere sul quale interferisce:

• RISPETTO AL POTERE LEGISLATIVO:


- Scioglie le Camere (art.88),
- Promulga le leggi (art.87), può rinviare leggi (art.74),
- Può nominare 5 senatori a vita (art.59)
• RISPETTO AL POTERE ESECUTIVO:
- Consulta, da l’incarico, nomina il nuovo Governo (art.92),
- Emana gli atti più importanti dell’esecutivo (leggi, decreti, regolamenti
governativi ecc.), (art.87)
- Ha il comando delle forze armate (art.87), compreso il Consiglio
supremo di difesa.
• RISPETTO AL POTERE GIUDIZIARIO:
- Presiede il Consiglio superiore della magistratura CSM (art.87),
- Nomina 5 giudici della Corte Costituzionale(art.134),
- Concede la grazia per i condannati (art.87): solitamente viene data per
motivi umanitari, è un atto presidenziale. Approfondimento pag.160

In sostanza vedo che non lo posso inserire in uno solo dei 3 poteri, poiché incide
un po’ su ognuno di loro. Per questo è considerato come una sorta di 4° potere.

SUPPLENZA DEL PRESIDENTE: art.60 Cost


Quando per un periodo il PdR non può svolgere le proprie funzioni occorre che
venga sostituito. Questo compito spetta al Presidente del Senato, che per questo
motivo è la 2a carica dello Stato.

La Costituzione non ha previsto il caso in cui entrambi non possono svolgere il


compito. In questo caso potrebbe svolgerlo il Presidente della Camera o una
figura istituzionale, ma non un organo politico (PdCM o ministri si firmerebbero
da soli le leggi).

Gli impedimenti del PdR sono di 2 tipi:

1. Impedimento TEMPORANEO: quando il PdR va all’estero o si ammala, ma non


gravemente: non c’è infatti una regola temporale, ma si rapporta in base a quanto
manca alla fine del mandato (es: se deve stare a riposo 2 mesi e mancano 6 anni
alla fine del mandato, viene supplito. Se invece mancano 2 mesi e 15 giorni, viene
eletto un nuovo presidente altrimenti se si sciolgono le camere si crea un vuoto).
In questo caso il P.d.R tornerà ad esercitare le sue funzioni.

2. Impedimento PERMANENTE: la morte del PdR o una grave malattia è considerato


in Cost. un impedimento permanente. Anche le dimissioni sono considerate tali.
In questo impedimento, in attesa del successore, il PdR viene sostituito subito dal
Presidente del Senato, in modo che le dimissioni non siano usate come un’arma
politica. (un po’ come la questione di fiducia). Il Parlamento deve essere
convocato in seduta comune entro 15 giorni dalle dimissioni, per eleggere il
73
nuovo PdR, eccetto il caso in cui si sciolgono le camere o mancano meno di 3
mesi al suo scioglimento. In questo caso si aspetta prima l’insediamento del
nuovo Parlamento, per evitare che l’elezione sia una scelta politica del vecchio
parlamento.

La supplenza può quindi durare alcuni mesi:

DIMISSIONI DEL PDR Approfondimento pag.158


Se il PdR dà le dimissioni non le può più ritrattare, vengono trattate come se
fossero un impedimento permanente e comportano l'immediata cessazione della
carica, il giorno stesso viene sostituito dal presidente del senato, in questo caso
non esiste la prorogatio. Questo perché essendo un organo super partes non può
utilizzare la minaccia di dimissioni come arma politica (al contrario del Governo).

Status del supplente:


Il supplente ha lo stesso status di quello del titolare, stesso assegno, stesse
dotazioni, stesse immunità.

Poteri del supplente:


stessi poteri del P.d.R però non essendo il titolare della carica dovrà rinviare
quanto più è possibile l'adozione di tutti gli atti che non risultino urgenti e
doverosi mentre sostituisce il PdR.

74
LA CORTE COSTITUZIONALE: titolo VI parte II Cost
È un organo costituzionale regolato dagli artt. che vanno dal 134 al 137.
Anche se ci sono pochi articoli, la Corte Costituzionale è molto importante e
molto complessa.

COMPOSIZIONE
La Corte giudica nella sua composizione:
a) ORDINARIA: riguarda tutti i giudizi tranne quello sui reati commessi dal
PdR.
b) INTEGRATA: sulle accuse mosse dal Parlamento in seduta comune al PdR
(ex art.90 Cost).
COMPOSIZIONE ORDINARIA
Nella sua composizione ordinaria la Corte è composta da 15 giudici:
- 5 nominati dal PdR (con atto ‘presidenziale’).
- 5 eletti dalle supreme magistrature:
• 3 dalla Corte di Cassazione,
• 1 dalla Corte dei Conti,
• 1 dal Consiglio di Stato.
- 5 eletti dal Parlamento in seduta comune, con maggioranza richiesta dei 2/3
aventi diritto di voto nelle prime tre votazioni, dalla quarta in poi i 3/5, se non si
decide entro le 4 si va avanti ad oltranza (la maggioranza è comunque più alta di
quella richiesta dal PdR).

ELETTORATO PASSIVO:
- Magistrati delle giurisdizioni superiori (all’apice della carriera)
- Avvocati dopo 20 anni di esercizio professionale
- Professori universitari ordinari in materie giuridiche.

DURATA DELLA CARICA


 Durata in carica di nove anni e non sono rieleggibili.
 Anche per i giudici non c'è la regola della prorogatio, cessa il mandato e deve
essere sostituito dal giudice successivo.
 La corte anche se manca un giudice, può lavorare finché ha 11 membri, questo
può accadere quando cessa la carica dei giudici eletti dal parlamento, che ci
mette molto a rieleggerne un altro.
 Hanno un'incompatibilità assoluta, non possono svolgere nessun'altra attività
al di fuori di quella del giudice.

GARANZIE D’INDIPENDENZA
Ci sono una serie di istituti che garantiscono l'indipendenza:
▪ Il Presidente della Corte viene eletto dai giudici e tra di loro. Solitamente si
elegge il giudice più prossimo alla fine dei nove anni.
▪ La Corte adotta propri regolamenti interni.
▪ La Corte giudica sull'esistenza dei requisiti soggettivi dei propri membri.
▪ Autodichia, che è il conflitto tra un dipendente della Corte e la Corte stessa.

75
IMMUNITÀ
I giudici costituzionali godono della stessa immunità che era prevista per i
parlamentari prima che venisse ridotta nel 93, perciò hanno un'immunità:
1) Sostanziale: per i voti e le opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni.
2) Procedurale: non sono processabili penalmente se non dopo
l'autorizzazione della Corte stessa.

LE FUNZIONI DELLA CORTE COSTITUZIONALE


La Corte giudica:
1) Sulla costituzionalità delle leggi
2) Sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato o tra Enti (Stato - Regione)
3) Sulle accuse mosse dal PdR (ex art. 90 Cost.)
4) Sull’ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo

Principi che sono validi per tutte le funzioni:


a) Le decisioni della Corte non sono impugnabili, ossia definitive
(art.137, comma 3).
b) La Corte non ha iniziativa  la Corte decide di molte cose importanti
ma deve aspettare che qualcuno sollevi la questione; è un principio che
accomuna la Corte ai giudici.
c) Vige il principio della “corrispondenza tra chiesto e pronunciato”
d) la Corte deve rispondere a quello che è stato chiesto e non ad altre
collegate.
Dai punti b e c si capisce che la Corte ha uno scarso peso politico.

1. IL CONTROLLO DI COSTITUZIONALITÀ DELLE LEGGI


• Nel nostro ordinamento non vige solo il principio di legalità (Stato liberale)
ma anche quello di “legittimità costituzionale” (Statuto Albertino era
flessibile).
• Scelte a favore di una Costituzione rigida  occorreva prevedere un
meccanismo di controllo giuridico ed eventuale annullamento delle leggi
incostituzionali.
SEMPLIFICANDO:
• A questo proposito i costituenti avevano di fronte due possibilità:

a) CONTROLLO DI TIPO “DIFFUSO” (USA): Approfondimento pag.161


la legge incostituzionale viene disapplicata da ciascun giudice
 la legge rimane in vigore.
Ciascun giudice nel momento in cui si trova a dover applicare una legge
che per lui è incostituzionale, quel giudice disapplicherà la legge nel suo
giudizio, ma per un altro giudice può essere costituzionale e quindi non
viene abrogata.
Diffuso perché ogni giudice valuta la costituzionalità della legge da
applicare: i giudici hanno il vincolo dei precedenti (per potrebbe essere
applicata in altre occasioni).

76
b) CONTROLLO DI TIPO ACCENTRATO (Austria):
la legge incostituzionale viene annullata (non abrogata perché c’è un
vizio) da un unico apposito giudice.
 la legge non è più in vigore per tutti.
Controllo centrato perché c’è un unico organo che decide se la legge è
incostituzionale, si ha un effetto più forte.

 I costituenti in Italia hanno scelto il controllo sulla costituzionalità delle leggi


accentrato che è un tipo di controllo successivo perché vengono giudicate
dopo che sono entrate in vigore, dipende se e quando viene impugnata.

OGGETTO DEL CONTROLLO:


ci riferiamo a leggi o atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni
(leggi ordinarie, decreti legge e legislativi o leggi regionali).

Il controllo della Corte può avvenire in due modi:

a) In via incidentale: durante un processo


− I cittadini italiani non possono impugnare direttamente una legge davanti
alla Corte costituzionale. Approfondimento pag.163
− La questione deve essere sollevata nel corso di un processo, per questo si
chiama ‘in via incidentale’, perché si tratta.
− La questione viene sollevata dal giudice o d’ufficio, cioè lui da solo senza
che nessuno glielo chieda, oppure su istanza di una delle parti.

− I requisiti: il giudice solleva la questione solo se reputa la legge:

❖ Rilevante: la questione riguarda una legge che è applicabile nel


processo.
❖ Non manifestamente infondata: il giudice deve nutrire anche un
minimo dubbio sul fatto che la legge è in contrasto con la
Costituzione.

 Questi requisiti servono per evitare che il processo subisca troppi ritardi per
questioni pretestuose;

• Se esistono entrambi il giudice deve sollevare la questione di fronte alla Corte


con propria ordinanza, che delimita la questione di costituzionalità su cui si
dovrà decidere. Es. pagina 168

• L’ordinanza è importante perché delimita la questione su cui la Corte dovrà


pronunciarsi.

• Il processo rimane sospeso in attesa della sentenza della Corte fino a quando
non scioglierà il dubbio sorto (proprio perché la questione è “rilevante”).

77
b) In via diretta: art.127 Cost
la questione può essere sollevata con ricorso diretto davanti alla Corte solo
da 2 soggetti:

• Dallo Stato (Consiglio dei Ministri) che impugna una legge regionale:
 può impugnare una legge regionale qualora questa ecceda la competenza della
Regione, per qualsiasi vizio d’incostituzionalità.

• Dalle Regioni (Giunta regionale):


 può impugnare una legge statale o di un’altra Regione solo se la legge lede la
sua sfera di competenza.

Vi è una disparità tra Stato e Regioni; il ricorso, in entrambi i casi, va proposto


entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge.

1)GIUDIZIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE


 La Corte valuta, innanzitutto, l’ammissibilità della questione (tempi e soggetti).

? Se la questione è ammissibile, la Corte confronta la legge X col parametro


costituzionale Y e ci sono due esiti possibili da questo controllo:

a) X contrasta con Y  la questione viene accolta con SENTENZA DI


ACCOGLIMENTO: la Corte annulla la legge incostituzionale, questa cessa di
avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza sulla
Gazzetta ufficiale, proprio perché c’è un controllo accentrato l’efficacia è erga
omnes, ovvero per tutto l’ordinamento.

b) X non contrasta con Y  la questione viene rigettata (SENTENZA DI


RIGETTO).

? Ma cosa succede dei rapporti sorti sulla base della legge prima della sentenza
della Corte?

 L’accoglimento non tocca i rapporti esauriti, la sentenza passa in giudicato,


ossia che il diritto mette un punto su quella questione, ma retroagisce per i
rapporti tuttora pendenti, ossia ancora sottoposti o sottoponibili a giudizio.

• Col RIGETTO la legge rimane in vigore tanto che la stessa questione può
essere riproposta nel corso di un altro processo (il rigetto ha efficacia solo tra
le parti).

• La Corte se investita nuovamente della stessa questione potrebbe decidere


diversamente perché
a) ne è cambiata la composizione
b) è mutata l’interpretazione della legge o della Costituzione. Appr. pag.172

78
ALTRI TIPI DI SENTENZE DELLA CORTE (esempi)
 Sentenze “additive” (o aggiuntive)
Ipotizziamo:
a) che sia impugnata una legge che prevede:
“il beneficio A garantito alla categoria X”
b) immaginiamo che secondo la Corte ciò contrasti col principio di
uguaglianza perché anche la categoria Y ha diritto di godere del beneficio
A.

Cosa può fare la Corte?


✓ Se rigetta rimane la lesione del principio di uguaglianza.
✓ Se accoglie annulla la legge, col risultato che il beneficio A non è garantito né
alla categoria Y né alla categoria X

 La Corte dichiara incostituzionale la legge in quanto “non prevede che il


beneficio A sia garantito anche a Y”
 La Corte riscrive la legge e aggiunge:
“il beneficio A è garantito alle categorie X e Y”.

 Sentenze delega: la corte a volte non si limita ad annullare la legge ma indica


anche i criteri cui dovrà attenersi il legislatore nel disciplinare ex novo la
materia. Approfondimento pag.166

Nelle sentenze di accoglimento, additive, delega, etc.


 La Corte svolge un ruolo politico nell'ordinamento.

Questo ruolo però è secondario rispetto al raccordo Parlamento - Governo perché:


a) La Corte non ha iniziativa,
b) Deve sempre rispettare ciò che le viene chiesto, principio di
corrispondenza tra chiesto è pronunciato.
c) Deve motivare giuridicamente le sue decisioni: tutte le sentenze sono
spiegate, le argomentazioni e le motivazioni per le quali si decide.

2) I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE
 Due soggetti rivendicano la competenza a deliberare un certo atto (conflitto
positivo) oppure attribuiscono all'altro tale competenza (conflitto negativo).
Conflitti di questo genere non sono estremamente rari, perché la costituzione
ormai è in vigore da tanto.
 Oggi i casi di conflitto più frequenti sono i conflitti per “cattivo uso” del
potere: non si contesta la titolarità del potere, ma piuttosto il suo esercizio.

79
REQUISITI AFFINCHÉ GIUDICHI LA CORTE:
a. Si discute di competenze costituzionali  s’interviene quando il potere di
cui si tratta è previsto dalla Costituzione.
b. Riguarda uno dei soggetti che sono espressamente elencati nell'articolo 134
della Costituzione.
✓ Quindi tra poteri dello Stato oppure
✓ Se riguarda Stato e Regioni o tra Regioni.

Il compito della Corte è di dichiarare a chi spetta la competenza ed


eventualmente annullare l'atto che è stato adottato.

A. CONFLITTI TRA POTERI DELLO STATO:


 Quali sono i poteri?
• Vengono in mente i tre poteri classici: legislativo, esecutivo e giudiziario.

 Ma chi all'interno del potere può proporre ricorso alla Corte costituzionale?
• L'organo competente a “dichiarare in via definitiva la volontà del potere” cui
appartiene (= l'organo di vertice di quel potere).
Legislativo: ciascuna Camera separatamente può ricorrere alla Corte
costituzionale (perché abbiamo il bicameralismo perfetto)
Es. conflitti in tema di autorizzazione a procedere.
Esecutivo: Consiglio dei ministri (C.d.M), Presidente del Consiglio dei ministri
(P.d.C.m) e i singoli ministri.
Giudiziario: i giudici sono soggetti “soltanto alla legge” (art. 101 Cost.).
 È un potere diffuso, tutti i giudici hanno comunque una quota del potere
giurisdizionale e che devono utilizzare nella loro indipendenza.
 Tutti i giudici possono sollevare conflitto.

Altri poteri (esempi):


Presidente della Repubblica, ha funzioni costituzionali molto importanti per
questo può sollevare il conflitto. (Es: conflitto sul potere di grazia)
Approfondimento pag.160
La stessa Corte costituzionale, perché anche lei deve poter tutelare la sua
indipendenza, protezione e ruolo.

B. CONFLITTO TRA STATO E REGIONI, si hanno tre casi:


➢ Stato contro Regione
➢ Regione contro Stato
➢ Regione contro Regione
Per qualsiasi atto diverso da una legge statale o regionale (es. una sentenza, un
regolamento, un atto amministrativo), perché questa venga impugnata nel
giudizio sulle leggi.
Chi impugna l'atto per conflitto è il Consiglio dei ministri per lo Stato o la Giunta
regionale per le Regioni.

80
3) IL GIUDIZIO SULLE ACCUSE MOSSE AL PDR
 Art.90 Cost. Il PdR se compie due reati nell'esercizio delle funzioni (alto
tradimento e attentato della costituzione) viene messo in stato d'accusa dal
Parlamento in seduta comune e a maggioranza assoluta. (Mai avvenuto nella
prassi.)

La Corte giudica nella sua composizione “integrata”:


➢ Ai 15 giudici vengono aggiunti altri 16 giudici aggregati solo per compiere
quel giudizio.
➢ Questi altri 16 vengono sorteggiati da un elenco di 45 persone che hanno i
requisiti di eleggibilità a senatore, formato ogni 9 anni dal Parlamento in
seduta comune.
➢ Non è casuale infatti 16=15+1
ratio: vuole introdurre nella Corte delle persone che abbiano sensibilità
politica.

Pena non stabilità:  la Corte sceglie entro il massimo della pena prevista
dall'ordinamento vigente (oggi: l'ergastolo). Siccome il reato se c'è è sicuramente
grave la pena sarà comunque consistente, poi dipende dal caso.

4) IL GIUDIZIO SULL'AMMISSIBILITÀ DELLE RICHIESTE DI


REFERENDUM ABROGATIVO
 Competenza aggiunta a quelle previste dall'art. 134 Cost.
 Nell'iter che porta al voto del referendum abrogativo la richiesta subisce 2
controlli:
a) La Cassazione controlla la legittimità della richiesta.
b) La Corte costituzionale ha il compito di controllarne la costituzionalità.
• Se la richiesta viene dichiarata ammissibile dalla corte il PdR indice il
referendum;
• Se la richiesta viene dichiarata inammissibile l'iter si blocca definitivamente.

Prime applicazioni: la Corte si limitava a controllare semplicemente il rispetto


dell'art.75 comma 2 Cost: il referendum non può riguardare certe leggi (es.
tributarie).
Nel 1978 sentenza n.16: la Corte ha elaborato, e da allora ha applicato altri
criteri di ammissibilità. Occorre anche che la richiesta abbia altre caratteristiche.
Esempio: criterio dell'omogeneità:
la RISPOSTA del votante è UNICA (o SÌ o NO);
la DOMANDA che pone il referendum deve essere altrettanto UNICA (secca).
La normativa su cui si vota deve essere “omogenea” per permettere ai cittadini di
pronunciarsi liberamente, senza coartazioni.

81
LA MAGISTRATURA titolo IV parte II Cost.
A) FUNZIONE GIURISDIZIONALE
 è la funzione statale finalizzata a decidere liti (risolvere controversie) tra 2 o
più soggetti con lo scopo di tutelare con pronunce definitive situazioni
giuridiche soggettive (i nostri diritti) contro presunte lesioni.
La funzione giurisdizionale è una delle materie di competenza statale e i
giudici sono quindi funzionari statali e non ne esistono di regionali o locali
(anche il TAR è statale). Il compito del giudice è quello di mettere pace. Il suo
scopo è quello di tutelare situazioni giuridiche soggettive. Si arriva ad un punto
in cui la sentenza è definitiva (passata in giudicato): anche se non giusta, la
sentenza è definitiva perché si è giudicato quel fatto dal punto di vista del
diritto. Si risponde ad alcuni princìpi previsti dalla Cost.:

PRINCIPI COSTITUZIONALI RELATIVI ALLA:


1) Funzione giurisdizionale in generale: tabelle pagg.175-176

➢ Art. 24 comma I: diritto di azione. Tutti (anche i non cittadini) possono


tutelare i propri diritti. A seconda del diritto che intendo tutelare c’è un tipo di
giudice (penale, del lavoro, amministrativo, ecc.). L’art. 113 ribadisce questo
concetto riferendosi alla P.A. Perché questo? Perché si vuole ribadire che
questo diritto vale anche per lo Stato e la possibilità di ricorrere contro lo Stato
nasce solo con lo Stato di diritto.
➢ Art. 24 comma II: diritto di difesa. È speculare al diritto di azione ed è
“inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. Inviolabile significa
giuridicamente che non è eliminabile neanche con una legge di revisione
costituzionale. L’art. 112 comma II, modificato nel ’99, dice che ogni processo
si svolge con il contraddittorio tra le parti in condizioni di parità con un giudice
terzo ed imparziale. Questi sono tutti elementi necessari per un vero
contraddittorio. Devono esserci condizioni di parità (stesso numero di avvocati,
stesso tempo, ecc.).
➢ Art. 25 comma I: ci deve essere un giudice naturale precostituito per legge.
Ogni giudice deve essere determinato prima dell’inizio del processo  c’è
quindi anche il divieto di giudici straordinari, cioè scelti dopo l’inizio del
processo.
➢ Art. 111 comma VI: tutti i provvedimenti dei giudici devono essere motivati.
Ogni sentenza è quindi costituita dalla motivazione (centinaia di pagine
con le spiegazioni della decisione) e dal dispositivo (la decisione). Se le
sentenze non fossero motivate, sarebbe impossibile per gli avvocati
impugnarle e fare ricorso. Importanza della motivazione per valutare la
correttezza ed eventualmente impugnarla.

82
2) Funzione giurisdizione penale: tabelle pagg.176-177

a) Art. 112: principio di azione penale. L’azione penale è obbligatoria. I PM


(Pubblici Ministeri) sono funzionari statali che hanno il compito di iniziare un
processo penale se hanno una notizia di reato, che possono ricevere in
qualsiasi modo (chiaramente non deve essere palesemente infondata). In
teoria, per rendere questo principio effettivo, i PM dovrebbero riuscire ad
occuparsi di tutti i reati, ma essendo pochi i PM non riescono e scelgono le
notizie di reato più importanti.
b) Art. 25 comma II: reati e pene devono essere definiti dalla legge e la legge
deve essere irretroattiva. Il cittadino ha il diritto di sapere quale condotta
porta a reato e quale no.
c) Art. 27: la responsabilità penale è personale. Ognuno risponde di sé stesso,
non di altri.
d) Art.27 comma II: c’è la presunzione di innocenza/non colpevolezza: una
persona è colpevole solo a condanna definitiva.
e) Art.27 comma III: le pene non devono risultare disumane, ma tendere alla
rieducazione del condannato.
f) Art.27 comma IV: non è ammessa la pena di morte: l’art. è stato cambiato nel
2007, fino ad allora era prevista solo nei codici penali e militari, oggi non più.

B) ORDINE GIUDIZIARIO:
 Giudici: “sono soggetti che esercitano la funzione giurisdizionale in via
istituzionale.” (Il Parlamento quando mette il PdR in stato d’accusa non lo fa in
via istituzionale).

Hanno un potere molto grande, perché emettono sentenze definitive sui diritti e i
doveri dei cittadini.
Questo potere è comunque limitato per alcune caratteristiche che hanno i
giudici:
➢ Non hanno iniziativa
➢ Vale il principio di corrispondenza tra “chiesto” e “pronunciato” (come per la
Corte)
➢ Devono motivare le decisioni
➢ Sono molti  potere frammentato
➢ Le loro decisioni valgono solo per le parti in causa (efficacia inter partes).

83
PRINCIPI COSTITUZIONALI COMUNI A TUTTI I GIUDICI:
• Art.101 comma II: “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”
✓ Nessuno può imporre loro una certa decisione
✓ Non è eccezione al principio la possibilità di impugnare le loro decisioni
✓ Competenza garantita dalla legge, non gli può essere tolta se non da una
legge
✓ L’indipendenza dei giudici spiga la “riserva di giurisdizione”: la limitazione
delle libertà principali (Es: personale, domicilio), può avvenire solo con atto
giudiziario, perché deve essere indipendente e parziale.

• Artt.107-108 Cost. (Principio della “inamovibilità” dei giudici); i giudici


possono essere destinati ad altre sedi solo dal C.S.M. o con il loro consenso.

DISTINZIONE TRA I GIUDICI ORDINARI E GIUDICI SPECIALI:


 I giudici ordinari hanno una competenza generale in materia civile e penale.
 I giudici speciali:
a. o hanno una competenza specifica in materia civile o penale (es. tribunali
militari).
b. o hanno competenza in altre materie (es. tribunali amministrativi).

I GIUDICI ORDINARI
Sono i giudici civili e i giudici penali

 LA GIURISDIZIONE CIVILE in Italia è composta di tre gradi di giudizio:


schema pag.178
1 Giudice di pace/ Tribunale (in composizione monocratico o collegiale)
 organi di merito e la scelta dell'organo avviene in base al valore della
causa e alla competenza territoriale.
2 Tribunale (in composizione monocratico) / Corte d'appello
3 Corte suprema di cassazione (sezioni civili, per soli motivi di legittimità)

GIUDICE TRIBUNALE TRIBUNALE


DI (in composizione (in composizione
PACE monocratica) collegiale)

TRIBUNALE
(in composizione CORTE D’APPELLO
monocratica)

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE


(sezioni civili, per soli motivi di legittimità)

84
 LA GIURISDIZIONE PENALE in Italia è composta sempre da tre gradi di
giudizio:
1 Giudice di pace/Tribunale (in composizione monocratico o collegiale) /
Corte d'assise  sulla base dell'entità della pena prevista e alla competenza
territoriale.
2 Tribunale (in composizione monocratico) / Corte d'appello/Corte d'assise
d'appello
3 Corte suprema di cassazione (sezioni penali, per soli motivi di legittimità)

GIUDICE TRIBUNALE TRIBUNALE CORTE


DI (in composizione (in composizione D’ASSISE
PACE monocratica) collegiale)

TRIBUNALE CORTE
(in composizione CORTE D’APPELLO D’ASSISE
monocratica) D’APPELLO

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE


(sezioni civili, per soli motivi di legittimità)

LA CORTE DI CASSAZIONE
• È il supremo giudice ordinario, diviso in sezione penale e civile.
• Normalmente si ricorre in cassazione dal secondo grado di giudizio, quindi
una sorta di terzo grado di giudizio.
• La cassazione non giudica sul merito della causa, ma giudica solo sulla corretta
interpretazione e applicazione del diritto, cioè non riesamina le testimonianze
e i documenti, quello è già stato fatto, ma esamina il fatto che il giudice abbia
interpretato bene la legge e non abbia commesso degli errori di legittimità.
 Il suo compito è quella di garantire l'uniformità dell'interpretazione e
dell'applicazione del diritto civile e penale in tutto l'ordinamento.

a ) Se il giudice non ha commesso errori,


 il ricorso viene respinto e la sentenza diviene definitiva e 'passa in
giudicato'.
b ) Se il giudice per la cassazione ha commesso degli errori, cioè ha
interpretato o applicato male il diritto,
 il ricorso viene accolto e la cassazione elimina (cassa) la sentenza
impugnata.

85
ATTENZIONE A NON CONFONDERSI
 La Corte di cassazione annulla una sentenza con efficacia tra le parti del
processo (inter partes).
 La Corte costituzionale annulla una legge con efficacia per tutto l'ordinamento
(erga omnes).

IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA (CSM)


• É un organo che si occupa del governo dei magistrati ordinari
• É previsto dalla costituzione.
• É composto da 27 membri schema pag.180
LA COMPOSIZIONE:
Tre componenti di diritto (che non vengono eletti)
▪ L'organo è presieduto da un organo esterno alla magistratura, ossia il PdR
▪ Primo presidente della Corte di cassazione
▪ Procuratore generale presso la Corte di cassazione (PM più importante in
Italia)
Due componenti elettivi (restano in carica per 4 anni e non sono immediatamente
rieleggibili, non si può quindi fare 8 anni consecutivi ma 4+4)
▪ 16 magistrati ordinari eletti dai magistrati ordinari
▪ 8 membri 'laici' eletti dal Parlamento in seduta comune (detti laici perché
non sono giudici togati).

Presidente della Repubblica


(che presiede il CSM)
Membri di diritto
Primo Presidente della Procuratore generale presso
Corte di cassazione la Corte di cassazione

16 magistrati ordinari, eletti dai magistrati ordinari

Membri elettivi
8 membri “laici” eletti dal Parlamento in seduta comune
(tra i quali il CSM elegge il suo Vice Presidente

• Spettano al CSM:
- Le assunzioni,
- Le assegnazioni,
- I trasferimenti,
- Le promozioni,
- I provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati ordinari.

86
 proprio perché il CSM ha tutte queste funzioni viene chiamato organo di
“autogoverno” della magistratura ordinaria.

Il ministro della giustizia si occupa dell'organizzazione e del funzionamento dei


servizi relativi alla giustizia (art.110 Cost.).
Esiste un apparato che aiuta il ministro a svolgere le sue funzioni, che però deve
essere costruito, gestito è mantenuto dal ministro in questione.

I GIUDICI SPECIALI NOTA BENE: sono giudici “speciali” non “STRAORDINARI”.


Hanno competenza in materie specifiche, oppure specialmente in penale e civile.
I giudici speciali sono diversi dai giudici straordinari, non sono negati dalla
costituzione.
• Non sono soggetti al CSM, ma a degli organi ben distinti di autogoverno
(giudici amministrativi diversi dai giudici militari). Tabelle pagg.180-182
• A fronte dei molti giudici speciali presenti durante il regime fascista, molti
creati per tutelare il fascismo, la Costituzione prevede:
➢ Art. 102: divieto di istituire nuovi giudici speciali.
➢ Art. 103: rispetto a tutti i giudici speciali allora esistenti la costituzione
ne legittima la persistenza tuttora, le tre categorie di giudici legittimati
sono:
a) Il Consiglio di stato e gli altri giudici amministrativi regionali (TAR,
Tribunale amministrativo regionale  i giudici al loro interno non
sono regionali ma statali),
b) I tribunali militari,
c) La corte dei conti.
Tutti i giudici che erano previsti dal regime fascista ma non rientravano nelle
materie elencate dalla costituzione.
VI disposizione transitoria finale:
 i costituenti misero l'obbligo che entro 5 anni dall'entrata in vigore della
Costituzione il legislatore sarebbe dovuto intervenire per rendere conforme la
disciplina degli altri giudici speciali esistenti ai nuovi precetti costituzionali
 il legislatore non intervenne, fu la Corte costituzionale a intervenire dicendo
che quei giudici erano anticostituzionali, solo nel momento in cui le venne
sollevata la questione.

IL CONSIGLIO DI STATO
Il consiglio di stato è previsto dalla costituzione, e quindi è un organo di rilievo
costituzionale, previsto sia dall'art. 100 sia dal 103.
• Il consiglio di stato ha una doppia funzione: come organo consultivo e come
giudice amministrativo d'appello rispetto alle decisioni dei TAR, in tutela nei
confronti degli atti della p.a.;
• proprio perché ha più funzioni è diviso in più sezioni o consultive o
giurisdizionali.

87
I TRIBUNALI MILITARI
• Giudicano sui reati commessi da appartenenti alle forze armate (carabinieri,
guardia di finanza, esercito).
• Per fare questo, viene applicato un codice penale particolare di cui esiste una
versione in tempo di pace ed una in tempo di guerra. La nostra costituzione
prevedeva che in questa particolare giurisdizione si potesse avere la pena di
morte, fino al 2007.

LA CORTE DEI CONTI


• É prevista dagli stessi articoli che regolano il consiglio di stato, questo organo
ha due funzioni:
a) Giudice in determinate materia
b) Organo con funzioni di controllo
• C'è una doppia competenza, divisa tra controllo e giurisdizione.

Funzione di controllo:
✓ Sul bilancio consuntivo dello Stato
✓ Controllo preventivo sugli atti amministrativi del Governo, che diventano
efficaci solo dopo aver ottenuto il visto della Corte dei conti (possibilità di
registrazione con 'riserva' ossia se non viene apposto il visto e il governo
forza la corte dei conti).
Funzione giurisdizionale:
✓ Materia contabile: controllo sul rendiconto di chi utilizza il denaro e i beni
della p.a.
✓ Responsabilità amministrativa: la Corte opera un giudizio per ottenere il
risarcimento del danno subito dalla p.a. per colpa di un funzionario
pubblico. C'è una rivalsa nei confronti del funzionario.
✓ Controversie in materia di pensioni pubbliche.

88
DIRITTI E LIBERTÀ
Temi in programma già trattati durante il corso:
➢ Differenza tra i diritti sociali e diritti di libertà
➢ Distinzione tra principio di eguaglianza in senso formale e sostanziale.
➢ Principio di sussidiarietà 'orizzontale', tra sfera pubblica e privata, e suo
rapporto con eguaglianza sostanziale.
➢ Principio pluralista: diritto di associarsi, delle associazioni e nelle
associazioni.
➢ Distinzione tra profilo positivo e negativo delle libertà (diritto di
associarsi ma anche di non farlo, di riunirsi e non).
➢ Diritti 'inviolabili': non eliminabili neppure con legge di revisione
costituzionale.
➢ Garanzie:
✓ Riserva di legge (assoluta, relativa, rinforzata)
✓ Riserva di giurisdizione (indipendenza del giudice)  solo un
giudice può limitare la mia libertà.
✓ Diritto di azione in giudizio.

LIBERTÀ PERSONALE art.13


• La libertà personale è in particolare la libertà fisica di ogni persona, questa
libertà può essere costretta da altri soggetti (essere chiusi in una stanza) e
quindi viene leso un diritto fondamentale.
• É un presupposto necessario per l'esercizio di molte altre libertà (circolazione,
riunione).
COMMA 1: dice che la libertà personale è inviolabile, questo significa che la
libertà personale non è eliminabile neppure con legge di revisione costituzionale
(possibile la modifica della libertà personale, una piccola restrizione è accettabile
ma non eliminabile).
COMMA 2: dice che non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o
perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se
non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla
legge.
 Detenzione: indica qualsiasi forma di costrizione che impedisce la libertà di
movimento della persona (es. incarceramento).
 Ispezione: è un'indagine che i soggetti autorizzati compiono direttamente sul
corpo.
 Perquisizione: è un'indagine compiuta sugli indumenti della persona.

Limitazioni della libertà personale possono avvenire solo:
a) Nei casi e nei modi previsti dalla legge, è un caso di riserva assoluta di
legge.
b) Con atto motivato dall'autorità giudiziaria, cioè di un giudice, che deve
decidere sulla base della legge che nel caso specifico il soggetto in
questione possa essere perquisito o detenuto, questa è una riserva di
giurisdizione.

89
COMMA 3: In casi eccezionali di necessità di urgenza, l'autorità di pubblica
sicurezza, può adottare dei provvedimenti provvisori, che devono essere
comunicati entro le 48 ore al giudice e nelle successive 48 il giudice deve decidere
se convalidare l'atto.

“Casi eccezionali di necessità e d'urgenza” in questi casi interviene direttamente


l'autorità di pubblica sicurezza, non altri soggetti, ma:
a) Nei soli casi 'indicati tassativamente dalla legge', scompare quindi la riserva
di giurisdizione, ma permane la riserva di legge.
b) Con provvedimento restrittivo della libertà personale che è provvisorio, il
giudice ha due giorni per venire a conoscenza dell'atto preso eroi altri due
giorni per decidere se applicarlo o no.

90

Potrebbero piacerti anche