Sei sulla pagina 1di 302

Il destino

dell’eros
PROSPETTIVE
DI MORALE SESSUALE

SU
A lle fa m ig lie d e l M a s te r in s c ie n z e d e l m a tr im o n io e della fa m ig lia
d e ll’is titu to G io v a n n i P a o lo II
n e lla s u a s p e c ia liz z a z io n e in P a sto ra le fa m ilia r e ,
d a lle q u a li h o i m p a r a to il m e g lio di ciò c h e si tro v a in q u e s to lib ro .
N ote introduttive

L a sessualità p ro m e tte m olto, m a poco raccoglie.


P erch é?
Ci p ro m e tte il piacere. A nzi, ci p ro m e tte u n a pienezza che coin­
volge tu tta la p ersona, una felicità nella gioiosa com pagnia di qualcu­
no che ci si rivela ta n to attra e n te , ta n to gradevole, ta n to am abile. L’e ­
sperienza d ’am o re resa possibile dalla sessualità ci scopre un orizzon­
te nuovo, cosicché ogni cosa, lavoro, amicizie, passatem pi, gusti..., si
trova ricollocata in u n a p rospettiva nuova. N ell’am ore sessuale fac­
ciam o esp erien za di com e la realtà della perso n a ci attrae, ci affascina,
ci ossessiona, ci fa uscire da noi stessi. Il desiderio di p ossedere questa
realtà, di p o ssed ere la persona, di unirci a lei, sem bra allora invadere
la vita intera. Il d esiderio di piacere, il desiderio d ’essere desiderati.
D o b b iam o p erò riconoscerlo: la sessualità raccoglie poco. Ciò
che u n o vi in co n tra n o n è q u an to sperava di trovare. Il piacere di cui
si fa esp erien za n o n riem pie l’en o rm e vastità del d esid erio che si è ri­
svegliato. L’altra p erso n a non colm a con la sua dim ensione sessuale
e affettiva l’an elito ch e h a generato.
C osa n asco n d e allora l’am o re tra l’uo m o e la d o n n a, il desiderio
sessuale?
C ertam en te l’am o re ci rivela il n o stro ra p p o rto con la realtà, fi­
no a che p u n to ap p a rten ia m o al m o n d o d ei viventi, poiché in esso si
m anifesta ciò che ci a ttra e , ciò che ci seduce, ciò che ci arricchisce, ciò
che ci ap p ag a, ciò ch e ci m o stra la gioia di vivere. L’am o re ci unisce
alla realtà. M a qu ale realtà?
È qui che ap p a re la gam m a cro m atica deH’esperienza d ’am ore,
p er il fatto che ci unisce con u n a re a ltà personale, e n o rm em en te co m ­
plessa, irriducibile a nessuna delle sue dim ensioni. L’esperienza d el­
l’am o re sessuale, al di là d ell’attrazio n e fisica o affettiva, o p ro p rio in
essa, reclam a u n ’alterità: il m istero di un altro d iffe re n te da me.
M a l’alterità d ella p erso n a non è poi q ualcosa che si possa con­
trollare, m anip o lare: ecco il suo dram m a.
R id u rre la sessualità a qualcosa di m e ram en te co rp o reo o affet­
tivo significa p e rd e re il m istero d elP alterità. L’am o re allora unirà, sì,
alla realtà sessuale o affettiva della p erso n a, tro v e rà il p iacere di cui
è in ricerca, m a d elu d erà, sco n te n terà. Il fa tto è che l’altra perso n a si
ren d e ogni vo lta p iù estra n ea e avulsa d a ciò che uno è. A llo ra la r e ­
lazione sessuale e affettiva si carica di u n ’artificiosità e di un vuoto
che p ro d u co n o u n senso p ro fo n d o di m alessere, di noia.
T uttavia lì il d esid erio sessuale continu a, dav an ti al vuoto di un
rap p o rto , reclam a n d o sem p re qualcosa di più: reclam an d o la realtà
d ell’altro. P u r di in co n trarla, le p e rso n e si ab b a n d o n an o a esp erien ­
ze ogni vo lta p iù eccitanti. E la re a ltà si so ttra e loro ancora di più. La
d escrizione che al riguardo arriva a fare A lb e rto M oravia d ell’am o ­
re d isp era to e n o io so di D in o p e r C ecilia è u n ’esem plare riprova di
ciò: q u an to p iù la p o ssedeva, ta n to più ella gli sfuggiva e allora la d e­
siderava an co ra di più, con u n a sete che au m en tav a nella m isura stes­
sa in cui e ra so ddisfatta: sete p ro p rio della sua alterità, della sua
realtà e n o n sem p licem ente del suo sesso.1
C o s’è che n asco nde il d esid erio sessuale che il sesso stesso non
sia cap ace di ap p ag are?
N ella sessualità ci si rivela l’enigm a d ell’uom o, il suo m istero. E s­
sa ci p arla in fatti d ella sua indigenza e, nello stesso tem po, della sua
pienezza; ci testim o nia la n o stra solitudine e, nello stesso tem po, la
gioiosa co m p ag n ia che ci si offre; la n o stra ap p a rten en z a al m ondo
degli am m alia e, nello stesso tem po, la n o stra stessa trascendenza.
P erch é v o ler rid u rre il m istero della sessualità alla genitalità?
P erch é rid u rre il m istero d ell’am o re a sen tim en to ? N on suppone
q u esta rid u zio n e un au ten tico co rtocircuito deH’esperienza d ell’in-
c o n tro tra l’u o m o e la d o n n a nella vicendevole attrazio n e? Si tra tta
di un co rto circu ito che pro d u ce d elle disastrose conseguenze nella
vita delle p erso n e: a causa di q u esta riduzione l’am o re cessa infatti
d ’essere p rincipio di unità di co n d o tta, p e r convertirsi in principio di
ricerca di soddisfazione. E così fram m en ta la vita in una q u a n tità di
esperienze.

Cf. A. M o r a v ia , L a noia, B om piani, M ilano 2003.


L a sessualità p ro m e tte m olto, m a poco raccoglie.
S p u n ta così, in q u ietan te, la dom anda: possiam o c o n tin u are a cre­
d ere n ell’am o re?
Solo q u an d o si scopre la sua verità, la verità d ell’am ore, diventa
possibile cred e re in lui. Solo allora l’am ore si converte in un princi­
pio di co stru zio n e di u n a vita che vale la p en a di essere vissuta. Solo
allora le p erso n e si im pegnano nella costruzione d ’u n a com unione.
L a sessualità acq u ista o ra il suo significato da qualcosa che è più
g rand e d i lei, d a qu alcosa che la trascende, m a che senza di lei non
p uò n é realizzarsi né essere vissuto. S coprire il senso che racchiude
l’esp erien za d ell’am o re e saperlo in te rp re ta re ci si rivela com e una
delle im p rese fo n d am en tali in un m on d o che ha p erso il significato
dell’am ore: su ciò si focalizza qu esto libro.
N on è sufficiente p erò lim itarsi a scoprire il suo significato, p e r­
ché la sessualità rivela un destino d a costruire che coinvolge la p er­
sona n ella su a to talità e p e r il quale la perso n a si v ed e ta n to im p re­
p a ra ta e p riv a d i risorse. P erché im p rep arata? P erch é è un destino
più g ran d e di q uel che sareb b e p e r il singolo: la com unione tra l’u o ­
m o e la d o n n a. Chi è che può so sten ere che è u n a cosa sem plice? B a ­
sta la b u o n a volo n tà? Il fallim ento in ta n te sp eran ze e il d o lo re di
ta n te p erso n e ci a iu ta n o a co m p ren d ere che ci tro v iam o d av an ti a
u n ’au ten tica sfida. M o strare in che m odo aH’in tern o d ell’esperienza
d ’am o re si tro v a an che una dinam ica di crescita u m ana, di m a tu ra ­
zione p erso n ale, di eccellenza, p ersin o di am ore divino, è vitale p e r­
ch é si po ssa assu m ere p erso n alm en te e d a autentici p rotagonisti il
cam m ino d ell’am ore.
D u e sono allo ra le d o m a n d e di fondo: com p ren d ere il significato
della sessualità e a p p ren d e re in q u al m odo l’uom o possa viverlo.

Sì, la sessualità racchiude un m istero. M a com e possiam o avvici­


narlo? C o m e te n ta re di scoprirlo? S o tto q u ale p ro sp ettiv a? Ci in te­
ressa ch iarire il m e to d o che a d o tterem o nel seguito.
F o rse il p erco rso m igliore s areb b e quello di collocarci n ell’esp e­
rienza stessa d ell’am ore, lasciarla p arlare: essa possiede qualcosa di
essenziale d a tra sm etterci. L ’am o re co m p o rta sem p re una rivelazio­
ne. Q ui si in c o n tra u n a delle novità più significative della riflessione
che G io v an n i P ao lo II h a o fferto nel suo insegnam ento sull’am ore
um ano. Più che d e d u rre la v erità dell’am ore d a uno studio a stra tto
della n a tu ra u m a n a o dalle conseguenze che ne derivano, la sua im ­
postazione è s ta ta q u ella di situarsi neH’esperienza stessa d ell’am ore
e, a p artire d a q u esta, te n ta re di scoprire il suo p ro fo n d o significato
um an o , p ro ie tta n d o su di essa la luce della rivelazione. D a ta la fe­
co n d ità di q u esto approccio, così com e la p ro fo n d ità delle analisi cui
attinge, le Catechesi s u ll’am ore u m a n o n el progetto di D io , te n u te da
G iov an n i P ao lo II n elle udienze del m ercoledì tr a il 1979 e il 1984,
saran n o u n a d elle fo n ti principali di q u esto studio.
C ollocarci n ell’esp erien za dell’am o re p reserva da un pericolo ra ­
dicale: qu ello di co n siderare l’am o re e le sue m anifestazioni dal di
fuori, com e un sem plice osservatore. Se la riflessione m orale sulla
sessualità è stata ta n te volte accusata di estrinsecism o e di casuism o,
ciò si deve p ro p rio a ll’aver dim enticato che la p erso n a è coinvolta
nelle p ro p rie esp erienze e nel p ro p rio o p erato. In u n ’im postazione in
cui la p erso n a si po n ga davanti alle circostanze e agli atti, valu tan d o ­
li com e un giudice im parziale p e r la loro co rrispondenza alla n atu ra,
o p e r la lo ro co n fo rm ità alle n o rm e m orali, o p e r le loro conseguen­
ze, si p erd e ciò che è essenziale. E ciò perch é le n o stre azioni non so­
lo p ro d u co n o un effetto al di fuori di noi: esse p e r di più ci costrui­
scono o ci distruggono. Il soggetto è il lo ro pro tag o n ista, il loro vero
autore. P er q u esto n on possono essere valutate d all’esterno; è neces­
sario en tra re nella p rospettiva del soggetto che agisce, al fine di te n ­
ta re di co m p ren d ere il p ro ced im en to di costruzione d ell’azione. Si
tra tta di u n processo gu id a to dalla sua stessa ragione in q u an to nasce
da un desiderio, il desiderio sessuale e affettivo, e, pilotato da questo,
cerca di co stru ire u n ’azione. L a com prensione del m odo con cui l’uo­
m o co m p o n e le p ro p rie azioni jniò fornirci una luce decisiva p er p e­
n e tra re il m istero d ell’am ore. E qu esto u n o degli elem enti più di­
m enticati n ella riflessione riguardo alla m o rale sessuale.
D ’altra p arte, p e r giungere a u n ’ad e g u ata com prensione d el m i­
ste ro d ella sessualità è necessario ved e re la relazione in cui si trova
con il m istero di D io, di D io cre a to re e red en to re. È alla luce della ri­
velazio n e d ell’am o re di C risto che si coglie la grandezza ultim a d el­
l’am o re tra un uo m o e u n a d o n n a, in q u an to l’am o re di C risto è p a r­
te cip ato in lo ro grazie al d o n o dello Spirito. P ro p rio q u esta p ro sp et­
tiva teologica d elP ag ire ci co n sen tirà di su p erare l’estrinsecism o te o ­
logico so tto il qu ale ta n ti studi di m o ra le h an n o visto la sessualità
um ana. L a ragion p ratica del cristiano, al m o m en to di costruire le sue
azioni, p o trà valersi al p ro p rio in tern o di u n ’inclinazione n u o v a che
è fru tto d ella p resen za in lui dello S pirito e grazie alla quale non so­
lo p o trà co stru ire u na co m unione u m ana, m a anche tra sm ettere il
d o n o divino che riceve, indirizzandola alla co m unione con Dio.
Si tra tta di diverse prospettive: l’im portanza di p artire d all’esp e­
rienza d e ll’am o re, il ru o lo di p ro ta g o n ista del soggetto ag en te e la
com p ren sio n e teologica delPagire um ano, la cui arm onizzazione può
aiutarci a sco p rire il m istero della sessualità.

Il libro è diviso in q u a ttro p arti, la cui seq u en za è d e te rm in a ta da


u na progressione.
In prim o luogo, «La vocazione all’am ore: sessualità e felicità», d o ­
ve si te n ta di co m p ren d ere il significato della sessualità. In essa si rac­
chiude la rivelazione di una singolare vocazione, del destino di ogni u o ­
mo. A cosa ci chiam a? L’analisi fenom enologica, illum inata dalla rive­
lazione del principio della creazione, ci aiu terà a scoprire la ricchezza
dell’esperienza dell’am o re e com e non sia possibile ridurla ad alcuna
delle sue com ponenti. P erché D io ci ha creato uom ini e donne?
L a seco n d a p arte, «Il linguaggio d ell’am ore: passione e dono»,
m irerà ad a p p ro fo n d ire ciò che è la re a ltà d ell’am o re cercando di
com p ren d ere la relazione che esiste tra l’am ore, in q u an to so stan ti­
vo, e l’am are, in q u a n to verbo, cioè in q u an to azione. U n ’analisi m e­
tafisica ci svelerà la p ro fo n d ità d ell’ev e n to am oroso e la sua capacità
di trasfo rm arsi nel p rincipio e m o to re della costruzione di u n a vita.
L a te rz a p arte, «U n am o re eccellente: castità e carità», vuol p o r­
re in ev id en za com e la dinam ica d ell’am o re im plichi in sé la chiam a­
ta a u n ’in teg razio n e d ei diversi dinam ism i che l’am o re com porta. La
stessa difficoltà ad am are, di cui ta n te volte facciam o esp erien za, è
u n a p ro v a d ella necessità di q u e sta integrazione e di com e essa, più
che il fru tto d i u n n o stro sforzo, sia un d o n o che D io ci elargisce n el­
l’inco n tro am oroso.
L a q u a rta p arte, «La consum azione d ell’am ore: il d o n o sponsale»,
si p ro p o n e di affro n ta re l’originalità dell’am o re tra gli sposi e, in par-
ticolar m odo, dell’azione che consum a il loro am ore: l’unio n e coniu­
gale. Si tra tta di u n ’azione che co m p o rta una singolare pienezza di cui
è necessario cogliere il dinam ism o e l’intenzionalità p er c o m p ren d e­
re la sua b o n tà ed ev itarn e uno sv u o tam en to o una sottostim a.
N on si tra tta d u n q u e di un libro che in ten d a affro n ta re in m odo
esaustivo tu tte le qu estioni di m o rale sessuale. Il su o p ro p o sito è più
umile: qu ello di m o stra re com e nella sessualità u m a n a si nasconda
un m istero e com e qu esto m istero sia in relazione con l’am o re co­
niugale e con il d o n o dello Spirito.
L’origine di q u esto libro ha avuto luogo in un am b ien te p re tta ­
m en te fam iliare. Si è fo rm a to p o co a poco nei corsi ten u ti alle cop­
pie che seguivano il M aster di pastorale fam iliare organizzati in S pa­
gna d all’is titu to G io vanni P ao lo II. N el co n tatto con q u este fam iglie
ho p o tu to fare esp erienza d ell’am piezza del d o n o ch e avevano rice­
vuto, d ell'o rig in alità e della g randezza della loro vocazione, così co­
m e delle difficoltà nel p o rta rla avanti. L e lezioni e il dialogo con lo­
ro han n o p er m e co m p o rtato un a u ten tico stim olo alla riflessione,
così com e u n a felice co n ferm a d ella p ro fo n d a verità e u m anità del­
l’inseg n am en to del m agistero della C hiesa. C on il passar del tem po
ho avuto bisogno di d a re una fo rm a più accadem ica a queste lezioni,
ad a ttan d o le ai corsi di licenza che m i era n o richiesti a V alencia e a
R o m a, com e an ch e n elle altre sezioni d ell’is titu to G iovanni P aolo II
a C o to n o u (B en in ), S alvador d e B ahia (B rasile), C hanganacherry
(In d ia ) e W ashington D C.
N on v o rrei te rm in a re senza rin g raziare in m odo p artico lare al­
cune p erso n e p e r l’aiu to che m i h an n o o fferto n ell’elaborazione di
q u esto libro. P ru d en cio M an ch ad o e il professor Juan de D ios L arru
p e r i suggerim enti che mi h an n o dato. V itto rio M oggi p e r il proficuo
dialogo d u ra n te la tra d u zio n e in lingua italian a e L a u ra L am pronti
p e r la disp o n ib ilità n ella co rrez io n e delle bozze. Il professor Juan-Jo-
sé P érez S oba, la cui am icizia e sapienza mi han n o accostato al m i­
stero d ella carità. Il pro fesso r Livio M elina, p e r il suo incoraggia­
m ento e le su e preziose indicazioni n ell’affro n ta re le tem atiche del
libro. Il S em inario S an P au l e specialm en te la fam iglia L aird, del
M inn eso ta, la cui o sp italità m i ha perm esso di concludere la sua ste­
sura. I D iscepoli dei C u o ri di G esù e di M aria, nella cui fratern ità ho
p o tu to co m p ren d ere la g randezza della seq u ela co rp o rea di C risto. E
da ultim a, la m ia fam iglia, in p artico lar m odo i m iei genitori.

J o sé N o r ie g a
R o m a, 8 settem b re 2004
F esta della N atività della B eata V ergine M aria
Parte prima

La vocazione all’amore:
sessualità e felicità
Introduzione

N ella vita d elle p erso n e m olto dip e n d e dalle lo ro scelte. N on tu t­


to però. Ci so n o m o lte cose che non abbiam o scelto e che fan n o p a r­
te del n o stro stesso essere e della n o stra storia: i n o stri genitori, il
luogo di nascita, il n o stro codice genetico, il colore della pelle, i n o ­
stri fratelli... E tra q u este cose ch e non dip en d o n o dalla n o stra vo­
lontà c ’è il fatto d ’esser uo m o o p p u re d o n n a, con una d eterm in ata
stru ttu ra crom osom ica e una precisa an ato m ia organica: si tra tta di
un d ato che p rece d e ogni possibile scelta da p a rte nostra. N on sce­
gliam o il n o stro sesso: questo, con tu tto ciò che co m p o rta, s’im pone
alla n o stra coscienza com e un d ato che p rece d e la n o stra libertà.
Si tra tta p e rò d i un d ato n eu tro , al quale ciascuno p o tre b b e d are
il significato che p iù gli piace?
E ce rto che la sessualità influisce sulla c o rp o reità in una m a n iera
m olto p ro fo n d a. M a arriva a influire anche sull’id e n tità stessa d el­
l’essere um ano, su ciò p e r cui la p erso n a si identifica con se stessa?
In m olti asp etti della p ro p ria co rp o reità non c ’è una sim ile identifi­
cazione, dal m o m en to che sono visti com e dati p u ra m e n te biologici:
così il co lo re d ella p elle non determ in a la dignità di u n a p erso n a, né
la m an can za di u n a d e te rm in a ta ca ra tte ristic a fissa una personalità
concreta. L a sessualità è qualcosa di p u ram en te biologico il cui in­
flusso sull’id e n tità p erso n ale d ip e n d e rà d a u n a successiva scelta del
soggetto?
A nzi, la sessualità n o n solo si im pone com e un fatto fo n d am en ­
tale, m a ren d e an ch e possibile u n a relazione nu o v a nella vita delle
perso n e dal m o m en to che la reaz io n e di fro n te alla perso n a di sesso
d iffe re n te in au g u ra u n a singolare esperienza relazionale in cui l’u o ­
m o e la d o n n a sp erim en tan o se stessi in u n a fo rm a inedita. Q u esta
esperien za d ’am o re su p p o n e un situarsi originale delle p erso n e nel
com plesso d elle lo ro relazioni, configurandolo in u n a form a nuova.
M a d a chi o d a che cosa dip e n d e q u esta configurazione? D ove h a il
suo fo n d am en to ? L a novità e la d ram m aticità con la quale l’esp e­
rienza d elF am o re si m anifesta nella vita delle p erso n e reclam a u n ’in­
te rp retaz io n e della stessa esp erien za che ci co n sen ta di co m p ren d e­
re il suo significato. M a q u al è il significato di q u esta esperienza?
La sessualità ci si m anifesta così nella n o stra vita non com e qual­
cosa di sem p licem en te statico, bensì com e qualcosa di dinam ico che,
attrav erso l’esp erien za am orosa e le nuove relazioni ch ’essa genera,
spinge le p erso n e ad agire, m eglio, a un m utuo interagire. P er l’essere
u m ano agire no n è il solo m uoversi nella direzione che indicano gli im ­
pulsi, com e avviene nell’anim ale il cui istinto gli segnala le vie e i fini
delle azioni. P er l’essere u m ano agire equivale a d a re senso, a fissare
il senso e i fini delle p ro p rie azioni. M a che senso d are al m utuo agire
sessuale? Q u ale fine assegnargli? È sufficiente la sem plice sp o n ta­
neità deH’inclinazione fisica o affettiva? Se qu esto fosse il significato,
com e spiegare l’esp erienza di disillusione e fallim ento di ta n te espe­
rienze am orose? N on ci im battiam o in questioni riguardanti le circo­
stanze che v erto n o sem plicem ente sul m odo con cui gestire l’espe­
rienza dell’am ore, m a piu tto sto ci troviam o di fronte a una questione
che è definitiva nella vita della p e rso n a e incide sulla sua stessa iden­
tità e sul suo destino: in essa si gioca la pienezza d ’una vita.
O cco rre an co ra v alutare un altro asp etto cruciale in qu esto prim o
approccio all’esp erienza della sessualità. Se essa è un d ato previo al­
la n o stra scelta e fa p a rte della costituzione ontologica della persona,
ciò significa che il suo au to re è l’A u to re della n atu ra stessa dell’esse­
re um ano. È stato D io che h a crea to l’essere um ano com e m aschio e
fem m ina. M a p erch é lo ha crea to così, m aschio e fem m ina? A cosa
p ensav a q u an d o h a m odellato l’uom o com e un essere sessuato? A l di
là di u n ’in terp reta zio n e parziale del significato della sessualità, la
q u estio n e p o sta sul ta p p e to in ten d e affro n ta re il m odo in cui la ses­
sualità en tra d en tro il pro g etto di D io sulla perso n a um ana.
D av an ti a q u esta serie di interrogativi sorge u n a qu estio n e m e­
todologica: co m e co noscere il senso, la v erità della sessualità? Q u e ­
sto senso e il disegno di D io so p ra di essa ci vengono anticipati non
in u n a riflessione teo rica, m a nella stessa esp erien za um ana. N ella ri­
flessione teo rica è decisiva la com unicazione o trasm issione di d e­
term in ati principi dai quali d e d u rre le loro conseguenze da applica­
re alle diverse situazioni. Q u esto tipo di ap p ren d im en to è valido p er
quelle realtà che n o n toccano d ire tta m e n te la p erso n a. N el caso d e l­
la sessualità ci tro v iam o p e rò dinnanzi a u n a re a ltà ch e tocca la stes­
sa essenza um ana: essa non è «qualcosa» di fro n te alla quale si m e t­
te la p erso n a e che si possa perciò oggettivare o concettualizzare. La
stessa esp erien za sessuale si p re se n ta alla n o stra coscienza com e una
realtà m isterio sa, che sfugge ad una concettualizzazione im m ed iata e
d iretta. II p erco rso ad e g u ato p e r scoprire il suo significato sarà allo­
ra lasciar p a rla re l’esp erien za, che sia essa a rivelarci il significato che
nasconde, p oiché l’in tera esperienza um ana, p ro p rio p e r essere u m a­
na, è carica di u n significato, di una verità, che p u ò guidare la n o stra
ricerca. Q u al è allo ra la v erità che l’esperienza sessuale nasconde?
C he cosa ci rivela riguardo all’id e n tità e al destino della p erso n a?
Capitolo primo

L’interpretazione
del significato delle esperienze

C ollocarci n el cam m ino d ell’esperienza p e r tro v a re il significato


e la v erità della sessualità u m a n a p u ò suscitare una ce rta perplessità:
non risch iereb b e q u esto cam m ino di scivolare nel relativism o d ell’e-
sperien za che è sem pre p erso n ale e individuale? N on si fin ireb b e co­
sì nel soggettivism o?
C iò s a reb b e vero se «l’esperienza um ana» di cui si parla eq u iv a­
lesse a ciò che n o rm a lm e n te si in ten d e p e r «ho avuto u n ’esperienza»
o «sono stato to ccato d a tale esperienza», indicando u n a vicenda iso­
la ta e parziale, del tu tto p erso n ale e p ro p ria delFindividuo, il cui sen ­
so e valo re lui solo può realizzare. L a vita sareb b e vista com e una
som m a di d iv erse esperienze.
È certo che m o lte volte le p erso n e si b arrican o in uno «speri­
m entalism o» che è visto com e l’unico criterio di senso e di a ttu a z io ­
ne. A llo ra p e rò rid u cono l’esp erien za vissuta a m om enti isolali, sen ­
za connessione n é u n ità, dai co n ten u ti m e ram en te em otivi e dire tta -
m en te p ercep iti. Si tra tta di u n a riduzione che esercita u n a v era e
p rop ria violenza sulla ragione, che cerca sem pre di scoprire la
p ro fo n d ità di ciò che le appare, il suo perché. Si re n d e di conseguen­
za necessario ch iarire cosa si in ten d e p e r «esperienza».

1. L’esperienza umana dell’amore


Il co n c etto di « esperienza um ana» o di «vissuto um ano» vuole in ­
d icare u n fatto p rim ario nella vita delle persone, il fa tto cioè ch e la
realtà colpisce il soggetto, gli si im pone, lo ren d e consapevole, g en e­
ran d o u n a risposta, u n ’azione.1 Ci colpisce la bellezza di un paesaggio
q u an d o lo co n tem p liam o dalla som m ità di u n a m ontagna, ci colpisce
il coraggio che m o stra un am ico nella lo tta c o n tro una grave m alat­
tia, ci colpisce l’invocazione di aiu to che ci rivolge un fam iliare nel
d o lo re p e r il fallim en to di suo figlio. Si tra tta di esperienze che com ­
p o rta n o u n a com plessità di fenom eni diversi in cui in tervengono di­
stinte d im ensioni d ell’uom o: i suoi sentim enti, i suoi affetti, la sua in­
telligenza, la su a vo lontà, la sua storia. E in esse si sp erim en ta la
realtà in q u an to ci tocca, ci colpisce, ci trasfo rm a in una ce rta m isura
e, so p ra ttu tto , ci ch iam a a in te rp re ta re il suo significato: il significato
d ella bellezza, il significato del coraggio, il significato dell’am icizia.
C he vuol dire in te rp re ta re il su o significato? V uol d ire situ a re ta ­
le esp erien za, che h a sem pre una valenza co n creta, p artico lare e te m ­
porale, in un q u a d ro com plessivo di senso della vita in cui ap p aia un
principio di u n ità cap ace di d a r spiegazione delle sue diversità in ra p ­
p o rto allo stesso so g getto agente. Q u esto principio di unità si scopre
q u an d o si co m p ren d e la finalità ultim a cui fa riferim en to l’esp erien ­
za, dal m o m en to che a p a rtire d a essa si può spiegare la diversità dei
fatto ri m essi in gioco. Il senso della bellezza n o n è sem plicem ente il
p iacere estetico che produce, q u an to p iu tto sto lo scorgervi l’arm onia
della creazio n e e il ru o lo della contem plazione n ella vita um ana: non
tu tto n ella vita è fru tto d el n o stro «fare», poiché in qu esto m odo ri­
d u rrem m o la realtà alla n o stra stessa capacità. Il senso del coraggio
n o n è sem p licem en te la cap acità di lo ttare , di affro n ta re delle diffi­
coltà q u an to la g ran dezza del m otivo p e r cui lo tta re e resistere: d a­
vanti a q ualcosa che m inaccia la possibilità di vivere in com unione
con gli esseri che ci sono cari, ci si m anifesta la grandezza di un idea­
le desid erato , d av an ti al q u ale si è capaci di sacrificare altri beni. Il
senso d ell’am icizia n on è sem plicem ente l’utile che ren d e disponibi­
le o il co n fo rto che offre, q u an to la co m unione g en e ra ta, nella quale
en tram b i gli am ici raggiungono la loro pienezza. L’im p atto che q u e­
ste esp erien ze p ro d u co n o nel soggetto lo spinge a cercare il lo ro si­
gnificato, a in te rp re ta rle in riferim en to a qualcosa che si nasconde
d en tro di esse e che è più g ran d e del piacere, o d ell’am m irazione, o
d ella com p assio n e che suscitano. L e n o stre esperienze sono abitate
d a una v erità che travalica la lo ro particolarità.

1 Cf. J. M o u ro u x , L'expérience chrétienne. Introduction à une théologie, A ub


M ontaigne, Paris 1952; A. S c o la , Questioni di antropologia teologica, Ares, M ilano
1996,113-127.
È d u n q u e o ra necessario c o m p ren d ere che tra l’esp erien za e
l’in terp reta zio n e c ’è u n a m u tu a correlazio ne: poiché in te rp re ta re le
esperien ze n o n è raggiungere u n a conoscenza p u ra m e n te oggettiva
di qu alco sa che esiste senza che intervenga la p ro p ria soggettività,
com e se si tra tta sse di qualcosa di precostituito. N ell’esp erien za è
im plicata la so g g ettività personale. M a, nello stesso tem po, q u esta
im plicazione d elia soggettività n o n significa che l’in te rp re ta z io n e sia
una p u ra crea zio n e d el soggetto senza ra p p o rto con la re a ltà che in­
con tra. Vi è un elem en to che è costitutivo d ell’in te rp re ta z io n e d el­
l’uom o e ch e p e r q u e sto possiede u n ’orig in alità radicale di fro n te a
qualsiasi iniziativa e attiv ità u m an a; l’arm o n ia del paesaggio è costi­
tutiva d ella m ia in terp reta zio n e , com e lo è il valore d ella lo tta o la
necessità d i aiu to che ha un am ico. C on q u esto n o n m i riferisco u n i­
ca m en te a ll’o rig in alità della re a ltà nei riguardi d el soggetto poiché,
com e a b b iam o visto, la soggettività p erso n ale passa al vaglio ogni
esperien za seco n d o la p ro p ria storia: non si tra tta di sco p rire un
qualcosa che sia sem plicem ente previo al soggetto, alla m a n iera di
una som m a di valori ch e ab b ian o la lo ro consistenza in d ip e n d e n te ­
m en te d alla p erso n a. M i riferisco p iu tto sto al fa tto che n ella stessa
esperien za d ella re a ltà si com pie u n ’attiv ità di com posizione della
ragione che cerca l’in te rn a arm o n ia degli asp etti che im plica e che,
solo q u an d o la tro v a , co m p ren d e veram en te e fa esp erien za in m o ­
do um ano.
Possiam o così cogliere che in ogni esperienza esiste u n a dim en­
sione elem en tare che configura la m ia in terp reta zio n e e che la condi­
ziona in m o d o radicale, poiché ren d e possibile l’intuizione della rela­
zione di tale esp erienza con la pienezza che racchiude, m o stran d o co­
sì il suo significato um ano.2 Q u esta dim ensione elem en tare, costituti­
va dell’attiv ità um an a cosciente che in te rp re ta l’esperienza, si chiam a
«esperienza originaria» e in essa si tro v a n o allo stato germ inale la
possibilità e le linee direttrici di ogni interpretazione. L’«esperienza
originaria» esprim e l’intuizione del significato u m ano d ell’esp erien ­
za, in q u an to è qualcosa che nei suoi conten uti non dipende dalla scel­
ta p ro p ria d ell’uom o, q u an to invece d all’arm onia o integrazione d e­
gli elem en ti in gioco.
Tra le ta n te esp erienze che una p erso n a p u ò vivere, l’esperienza
am orosa, cioè l'esp erie n za d ell’im p atto che u n a p erso n a di sesso dif­

2 Cf. A. S c o l a , L'esperienza elementare. La vena profonda del magistero di G


vanni Paolo li, M arielti, G enova-M ilano 2003.
feren te suscita nel soggetto e la seduzione che com porta, p e r la ric­
chezza e l’in ten sità che co n tien e ci si rivela di u n ’im portanza singo­
lare. In q u esta esp erienza coincidono diverse dim ensioni ch e le sono
intrinseche, com e la dim ensione di bellezza, di b o n tà e di v erità che
p o rta in sé. Si tr a tta allo ra d ell’am m irazione dav an ti alla c o n tem p la­
zione d ella p erso n a nella sua c o rp o reità diffe re n tem en te sessuata,
che ci indica u n a singolare arm onia; di u n ’attrazio n e davanti alle sue
q u alità p erso n ali che ci com pletano, m ostrandosi a noi com e conve­
nienti; di u n significato di q u esta bellezza e convenienza che è in re ­
lazione co n u n so ggetto libero personale. Q u este dim ensioni sono
origin arie risp etto a ll’in terp reta zio n e che se ne possa offrire, fino al
p u n to di fondarla.
T ra di lo ro in teressa p o rre in p artico lare risalto la dim ensione di
v erità e di b o n tà, co n sid e rato che grazie ad essa è possibile una com ­
p ren sio n e an tro p o lo gica e m o rale deH’uom o. A ntro p o lo g ica, perché
n ell’esp erien za d ell’am o re è possibile risp o n d ere in u n a fo rm a n u o ­
va alla d o m a n d a su ll’id e n tità dell’uom o, la sua u n ità sostanziale e la
sua lib ertà, poiché in essa fa esp erien za di se stesso com e soggetto
d ’am o re n ell’u n ità di co rp o e anim a. E m orale, perch é n ell’esp erien ­
za am o ro sa, n ell’o fferta di una finalizzazione che trasfo rm a in te rio r­
m en te la p erso n a, si può cogliere la b o n tà degli a tti della sfera ses­
suale p er la co n v en ienza che d e te rm in a te azioni co m p o rtan o .3
D i fro n te a q u esta ricchezza m a n ifestata d all’esperienza, si com ­
p re n d e com e n o n sia possibile rid u rla a qualcosa di m e ram en te em ­
pirico, n é di p u ram en te em otivo e n ea n ch e di u nicam ente razionale,
né an co r m e n o a u n a relazio n e soggetto-oggetto.
a. L’esp erien za d ell’am o re con la reazione che pro d u ce non
qualco sa di m e ram en te em pirico, alla m a n iera di altre reazioni che
avvengono nel so ggetto com e sem plici processi n atu rali di cui po s­
siam o av ere più o m eno coscienza: la respirazione, la digestione...
Q u esti processi si svolgono nel soggetto in m o d o in d ip en d en te dalla
sua lib ertà, senza g iungere ad investire la sua soggettività.
L’esp erien za d ell’am ore, al contrario, tocca in pieno la soggetti­
vità della p erso n a, esigendo al suo stesso insorgere u n a risposta, la
quale n o n si lim ita sem plicem ente a u n a co ntem plazione della bel­
lezza, m a rich ied e u n ’im plicazione del soggetto: p e r qu esto il vissuto
d ell’am o re pro v o ca la lib ertà della persona. L’uo m o non è un m ero

3 Cf. J.J. P érez-S oba, L a experiencia moral, Pubblicazioni della Facoltà di Teo
gia San Dam aso, M adrid 2002.
osse rv ato re di ciò che accade n ell’esp erien za d ’am ore, m a, sp eri­
m e ntan d o lo , si trasfo rm a in au ten tico a tto re delle p ro p rie vicissitu­
dini. L’esp erien za am o ro sa im plica in se stessa l’attu azio n e am orosa,
sia q u a n d o si accetta, sia q u an d o si rifiuta.
b. N ep p u re è q ualcosa di p u ram en te em otivo, p e r q u an to sia una
m era p u lsio n e o em ozione che, p er la sola in ten sità e ricchezza che
com p o rta, m uove e spinge la p erso n a ad agire. È ce rto che il vissuto
am oro so suscita u n a ricchezza affettiva nella q u ale la p erso n a vive
u n 'esu lta n za singolare. Q u esta ricchezza affettiva ha p e rò un signifi­
cato e p u ò essere ap p rez zata e giudicata nella v erità che p o rta con
sé, così che p er essere vissuta in m odo u m a n o richiede il lavoro di
com posizione d ella ragione che giudica della pienezza alla q u ale fa
riferim ento.
N ell’esp erien za d ell’am ore vi è un c o n ta tto asso lu ta m en te origi­
nale con u n a re a ltà p erso n ale ch e a ttra e e seduce e che, nel p o rre in
gioco la to talità d ella n o stra p erso n a, in terro g a circa il suo significa­
to, reclam an d o u n a risposta di senso che abbia rife rim en to con la
p erso n a e con la su a pienezza. L ’esperienza au ten ticam e n te um ana
reclam a la possibilità di d ar ragione di essa: so lta n to allora è l’esp e­
rienza di u n so ggetto personale.
c. N é è q ualcosa di u n ic am en te razionale o cosciente, p e r q u a n ­
to si possa sp ieg are con i m otivi di sim ilitudine o di convenienza che
le qu alità d ell’altra p erso n a h an n o nei confronti di quelle del sog­
getto. L’esp erien za d ell’am o re non si attu a senza qualche ragione,
m a le ragioni che im plica n o n possono p e r sé sole causarla, com e si
p uò v ed e re nel d ram m a di ta n te p erso n e che, d esid e ran d o in n a m o ­
rarsi e in c o n tran d o m o lte ragioni p e r am are una d e te rm in a ta p e rso ­
na, non vivono tu ttav ia con lei un im p atto am oroso: non h an n o cioè
u n ’esp erien za d ’am ore. L a novità d ell’affetto è un in g red ien te in­
trinseco d ell’esp erienza um ana.
E in o ltre necessario te n e r conto che, benché ci ren d iam o conto
di ciò che accade, tu ttav ia nello stesso te m p o siam o in re a ltà poco
consapevoli di ciò che le n o s tre esperienze co m p o rtan o . È nel tem po
che si d ip a n a la ricchezza u m a n a p ro d o tta da un im p atto del genere:
l’im p atto p ro d o tto dalla m o rte di un am ico può essere «sentito» in
una fo rm a m o lto p o v era nel m o m en to in cui ce la com unicano, forse
perch é la n o stra atten zio n e e ra in quei m o m enti più c o n c en trata in
altre cose, p erò con il p assar del te m p o scopriam o q u an to fosse
pro fo n d o q u esto im p atto e com e ci avesse toccati. L a stessa cosa av­
viene di fro n te all’im p atto d ell’attrazio n e am orosa: ciò che siam o ca­
paci di sp ieg are è p o co a co n fro n to di ciò che veram en te co m p o rta e
che il tem p o ci va m ostrando. P ercep iam o p e rò qualcosa, intuiam o
un principio di u nità, perch é ci si è rivelato un fine nuovo, in som m o
g rad o a ttraen te, nel q u ale crediam o. L a riduzione esperienziale, che
si basa su ciò che u n o sem plicem ente sente, elim ina un fatto re deci­
sivo d elle n o stre esp erienze ed è la fed e in un significato che si in­
travede, m a che an c o ra n o n si arriva a cogliere in pieno.
d. L’esp erien za am orosa, in q u an to im p atto della realtà sul so
getto, n o n p u ò ridursi a u n a relazione soggetto-oggetto. S icuram en­
te nell’esp erien za dell’am o re si sco p ro n o m olti asp etti della nostra
soggettività che ci era n o p rim a sconosciuti. Q u esta sco p erta è p erò
possibile p erch é la re a ltà in cui ci si im b a tte non è «qualcosa», un og­
getto, u n co rp o con d e te rm in a te qualità capaci di eccitare il nostro
organism o, bensì «qualcuno», che nella sua co rp o reità, che tra sp a re
dal suo volto, dai suoi occhi, si rivolge verso di noi e ci g uarda e ci
parla. N ell’esp erien za d ell’am o re si m anifesta l’incontro di due sog­
gettività, la relazio n e soggetto-soggetto, irriducibile a u n a m e ra rela­
zione soggetto-oggetto.

C o g liendo q u este ca ratteristich e possiam o co m p ren d ere com e


l’esp erien za um an a e più in co n c re to l’esp erien za dell’am ore, nel
m om en to in cui p ro v oca e include la stessa lib ertà e intelligenza, sia
u n ’esp erien za che n on s o lta n to rivela all’uom o la sua stessa sogget­
tività, m a an ch e la configura in un m o d o d eterm in ato , la cam bia. E
q u esto avviene p erch é in essa riceviam o qualcosa che si com unica,
qualcosa che ci arricchisce e ci trasform a. L’esperienza d ’am ore cam ­
bia l’u o m o e la d o n n a che la vivono.
L’o rig in alità d ell’esperienza d ’am o re si riferisce n o n so lta n to al
fatto di in clu d ere u na dim ensione e lem en tare che n e è costitutiva,
m a anche di im plicare la novità di un evento: l’ev e n to di un incontro
singolare che è vissuto non solo com e este rn o alla p erso n a, com e un
sem plice in co n tro tra tanti, bensì s o p ra ttu tto com e u n a cosa in terio ­
re, dal m o m en to che l’in co n tro este rio re va a incidere sull’in terio rità
della p erso n a e in essa viene vissuto e ricreato. U n in co n tro che non
è tu ttav ia d ed ucibile d a interessi o d a possibilità p rece d en ti, anche
q u an d o fosse p revedibile. L’esp erien za d ’am ore possiede p ertan to
u n ’in trin seca dim en sione esistenziale, in virtù della quale include
una dim en sio n e d ram m atica: n ell’im p atto am oroso l’uom o si vede
già ra p p re s e n ta re sulla scena un ru o lo che lui non ha scelto e che
n em m en o conosce. Si scopre in tal m odo com e au ten tico a tto re dei-
ru o lo di cui è o ra egli stesso l’autore, con la possibilità di g u adagnar­
si o di p erd ersi n ella rap p resen tazio n e che n e dà.
In te ressa d a u ltim o n o ta re u n ’altra c a ra tte ristic a d ell’in te rre la ­
zione che co rre tra «esperienza» e « interpretazione» poiché, se d a un
lato l’esp erien za reclam a l’in terp reta zio n e , da un altro in c o n tra in ta ­
le in terp reta zio n e u n a possibilità nuova di crescita, di espansione, di
pienezza. U n ’in terp reta zio n e delle esp erien ze vissute dalla p erso n a
la p o rta m o lto al di là di ciò che aveva inizialm ente incontrato. Così,
nel m o m en to in cui ci si ren d e conto di ciò che l’esp erien za im plica,
diviene possibile u n a p ersonalizzazione della stessa e diviene altresì
possibile viverla in m o d o più pieno.4
P er con clu d ere, nelle n o stre esperienze c’è una singolare in te rre ­
lazione tra l’im p atto della realtà e l’in terp reta zio n e p ro d o tta , grazie
alla q u ale è possibile conseguire u n a v erità decisiva circa l’id e n tità
della p erso n a e il su o destino. L e no stre esperienze ci rivelano chi noi
siam o e a che cosa siam o chiam ati: in esse riconosciam o noi stessi.
In te rp re ta re le esp erienze è riconoscersi in esse.

2. La difficoltà di interpretazione
dell’esperienza dell’amore
In te rp re ta re le esperienze significa situ arle all’in tern o di un q u a ­
d ro com plessivo di senso. È tu ttav ia necessario te n e r conto del fatto
che q u esto q u a d ro com plessivo non è qualcosa che si po n g a in p re ­
cedenza, m a va fissandosi poco a poco in ragione delle stesse e sp e ­
rienze ch e si vivono con il m a tu ra re della persona. In q u esta in te rre ­
lazione tr a senso g lo bale ed esperienza, sem b ra che si verifichi com e
un circolo vizioso, dal m o m en to che, da u n a p arte, p e r in te rp re ta re
l’esp erien za si re n d e necessario un q u a d ro di insiem e e, da u n ’altra,
q uesto q u a d ro di insiem e si acquisisce p ro p rio in quelle esperienze.
C o m ’è allo ra possibile?
P er co m p ren d ere questa m u tu a influenza occorre te n ere conto di
due nuovi fattori: in prim o luogo, l’in tera esperienza um ana tocca d e­
term in ate fibre d ella persona, cioè determ in ate inclinazioni la cui
stru ttu ra e finalità viene d ata originalm ente nella n atu ra stessa. L’e ­
sperienza della fam e, p er esem pio, può essere in terp reta ta in m olti m o ­
di, m a tra sm etterà all’uom o sem pre qualcosa di essenziale: la necessità

4 Cf. G. M a d i n i e r , Conscience et amour. Essai sur le «nous», Presses Universil


res de France, Paris 1 9 4 7 ; J. L e a r , L o ve and its Place in Nature. A Philosophical Inter-
pretation o f Freudian Psychoanalysis, Yale University Press, New H aven-London
1 9 9 8 ,1 2 - 1 5 .
di alim entarsi p e r sopravvivere; l’esperienza della gioia di fro n te al
successo di u n am ico si può in terp reta re in m olti m odi, m a rifletterà
com unque l’em p atia attraverso la quale si p u ò identificare l’amicizia.
O gni in terp reta zio n e delle esp erien ze si situa d ’altra p a rte all’in­
te rn o di un co n testo cu ltu rale che già ha m o d ellato u n a d eterm in ata
in terp reta zio n e del lo ro significato circa lo stile di vita di tale società,
la sua organizzazione politica, econom ica, fam iliare... e che viene tra ­
sm esso di g en erazio n e in g en erazio n e attrav erso i racconti di avveni­
m enti storici o im m aginari al cui in tern o tali esperienze acquistano
u n indu b itab ile valore sim bolico, p o n en d o in risalto l’eccellenza
u m an a che co n ten g o n o o il deg rad o che com p o rtan o . Il bam bino o il
giovane che cresce in tale cu ltu ra riceve così u n a prim a m ediazione
cultu rale che gli co n sen te di cogliere l’esperienza che sta vivendo al­
la luce d ell’esp erien za e della risp o sta che già h an n o d ato altri sog­
getti reali o im m aginari. È in q u esto m o d o che il bam bino p o trà indi­
viduare q u ale risp o sta d a re all’esp erien za di d o lo re che sta vivendo,
o il giovane all’esp erienza d ’am o re dav an ti a una d onna, o all’espe­
rienza d ’ira di fro n te all’aggressione dei nem ici... Q u este narrazioni
a iu tan o la p erso n a a ren d ersi conto delle dim ensioni dell’esperienza
che all’inizio n o n ap p a riv an o con ta n ta evidenza, giacché l’atten zio ­
ne si fissava sem p licem ente sull’im m ediatezza del dolore, o del pia­
cere, o d ella rab b ia provata.
L a p erso n a allora, nelFesperienza da lei vissuta, p o trà cogliere la
corrispondenza del significato e dei valori n arrati in simili storie con le
fibre del p ro p rio essere, le inclinazioni um ane che si sono risvegliate
nella risposta all’im p atto che una d eterm in ata realtà ha provocato in
relazione all’eccellenza che nasconde, al b en e um ano in q uanto tale.
La m ed iazio n e cu ltu rale p e ra ltro n o n solo p resen ta nei suoi rac­
conti u n a p rim a in terp reta zio n e , m a offre anche nella m odalità di o r­
ganizzazione sociale u n a prim a incarnazione p ratica del suo senso. In
qu esto m o d o offre un canale di realizzazione del suo significato.
E v id en ziare l’im p o rtan z a della m ediazione cu ltu rale non com ­
p o rta d u n q u e afferm are che ogni in terp reta zio n e sia relativa a cia­
scuna cu ltu ra, cad en d o n ella difficoltà di u n a an tro p o lo g ia culturale
incapace di v alu tare e di giudicare i m odi in cui le differenti cu ltu re
h an n o vissuto l’esp erienza del dolore, d ell’am o re o della m orte. N é
le n arrazio n i n é la stessa organizzazione sociale d eterm in an o il si­
gnificato delle esperienze, poiché tale significato attie n e intrinseca­
m e n te all’esp erien za stessa. C iò che esse favoriscono è che la p erso ­
na, nel v ed e re sim b o licam ente ra p p re s e n ta ta in altri u n ’esperienza
sim ilare, po ssa rico n oscere il senso um ano di ciò che sta vivendo,
l’eccellenza d ella risposta alla q u ale è ch iam ata e il pericolo di una
degrad azio n e d ella sua stessa dignità. È in q u esto m o d o che il b am ­
bino, prim a delle esp erien ze di dolore, di p au ra, di solitudine, di sp e­
ranza, d ’am ore, di vergogna, tro v e rà nelle sto rie n a rra te dai suoi ge­
nitori un o riz zo n te in cui situ are ciò che sta sp erim en tan d o , riuscen­
do a d a re u n a risp o sta adeguata.
L a difficoltà che nasce davanti a qu esto d ato ovvio del m o d o in
cui il bam b in o va p ersonalizzando e acquisendo la sua m a tu rità, con­
siste nel fa tto che la m ediazione cu ltu rale p u ò ta n to aiu ta re q u an to
ostaco lare il b am b in o nel situ a re in m o d o ad e g u ato l’esp erien za vis­
suta nel q u a d ro di u n orizzonte ultim o e globale. U n fatto ev id en te è
la poligam ia, nella q u ale l’attrazio n e tra uom o e d o n n a n o n viene in­
te rp re ta ta p rin cip alm en te com e u n a qu estio n e di relazione d ’am ore
tra d u e p erso n e di p ari dignità, m a p iu tto sto com e u n a p ossibilità di
feco n d ità p e r il m aschio in o rd in e all’acquisizione di p o te re e di p re ­
stigio n ella società. P e r un bam b in o che cresca in u n a cu ltu ra poliga­
m a, l’esp erien za d ell’attrazio n e sessuale riceverà q u esta p rim a m e­
diazione cu ltu rale, p e rta n to gli riuscirà difficile scoprire il suo a u te n ­
tico significato personale.
L’esp erien za d ell’am o re ha sem pre ricevuto una m ediazione cul­
turale.5 Si d eve te n e r conto che la realtà d ell’am ore viene sem pre vis­
suta in u n a fo rm a incarnata, in un tem po e in un luogo, servendosi
della m ediazione sim bolica che è rilevante in quella d eterm in ata so­
cietà. C iò n o n im plica che la cu ltu ra la d eterm ini, m a certo che abbia
su di essa u n influsso in m isura più o m eno decisiva a seconda di co­
m e sono le p ersone. Si colgono così sto ric am en te diverse m odalità
culturali che h an n o configurato l’esperienza d ell’am o re alF interno di
u na società, com e p osso n o essere l’am o re co rtese nel m edioevo, o
l’am o re ro m an tico e l’am o re p u ritan o nel X IX secolo, o il libero
am o re nel X X secolo, o l’am o re funzionale in altre epoche. P ercep i­
re q u esta m ed iazio ne cu ltu rale nella p ro p ria esperienza d ’am o re ci
aiuta, da u n lato, a relativizzare l’assolutezza con cui si difen d o n o sue
d eterm in ate dim en sioni e, d a un altro, a p urificare e cerc are con
m aggior im p eg n o u n ’ad e g u ata e au ten tica realizzazione.
Q u ali sono le configurazioni culturali che m ed ian o oggi l’in ter­
p retazio n e d ell’esp erienza dell’am o re?6

5 Cf. l’orm ai classica opera: D. d e R o u g e m o n t , L'am our et l'occident, Plon, Paris


1956.
6 Si veda G. A n g e l i n i , «La teologia m orale e la questione sessuale. P er intendere
la situazione presente», in CIP, Uomo-donna. Progetto di vita, V E C I, Rom a 1985,47-102.
a. Interpretazione funzionalistica
Q u esta in terp reta zio n e h a vissuto form e diverse nel corso della
storia, m a in ciascuna di esse è p re se n te uno stesso dato: l’am o re in­
teressa n on p e r ciò che è in se stesso, m a p e r la funzione che svolge
nei co n fro n ti d ella vita p ersonale, o della vita della società o della
specie. Si co n sid era così com e essenziale la dim ensione «transitiva»
d ell’am ore, q u ella dim ensione cioè che pro d u ce un effetto, u n a con­
seguenza sia p er la vita della p erso n a, che p e r il suo intorno. L’esp e­
rienza am o ro sa viene allora v alu tata in q u an to concorde con la bio­
logia d ell’essere u m ano e il n atu rale svolgim ento delle sue funzioni
e dei processi n atu rali, o in q u an to co n sen te lo sviluppo della specie,
o favorisce la vita sociale.
Il senso dell’am o re e della sessualità si identifica in tal m o d o con
il fru tto che p roduce: si giustifica sia p e r la fecondità, sia p e r la possi­
bilità d i m a n te n e re unite p erso n e che svolgono un ru o lo nella società,
n ell’econom ia, ecc. C iò che è essenziale è che il sesso, dal m om ento
che in q u esta visione si h a un im poverim ento di p rospettiva concen­
tra n d o si n ell’asp etto genitale, è visto co m e facoltà generativa e il p ia ­
cere che l'acco m p ag na è la ricom pensa al gravoso com pito di g en e­
ra re ed ed u c are i bam bini.
N ella sto ria della teologia, d u ra n te il p erio d o im m ediatam ente
successivo al concilio di T rento, si profila una singolare riflessione
sulla sessualità, giacché i libri che si p u bblicano p e r la form azione dei
confessori, i m an u ali di teologia m orale, con sid eran o il co m p o rta­
m e n to sessuale dal p u n to di vista del suo ra p p o rto con la legge divi­
na, che a su a volta h a l’eq u iv alen te u m ano nella legge biologica. È
così che so tto u n a visione biologicista si arriva ad a ttrib u ire alla ses­
sualità il fine d ella g enerazione.
A ll’in tern o di q u e sta pro sp ettiv a occ o rre d ’altra p a rte p o rre in ri­
salto l’in terp reta zio n e p u ritan a, con le sue radici nel calvinism o e nel
giansenism o, che van no a escludere d all’esperienza am orosa ogni re ­
lazione con il piacere, configurando un vissuto della sessualità se­
g nato d a u n rigido sistem a di n o rm e m orali in ra p p o rto alla funzio­
n alità d ella sessualità a fo rte valenza sociale.
S e è b en ce rto allo ra che la sessualità possiede una dim ensione
transitiv a che p ro d u ce effetti al di fuori del soggetto, è nondim eno
ce rto che l’am o re e la sessualità possiedono in se stessi un significa­
to anche « im m anente», in q u an to p erm an e nel soggetto e lo trasfo r­
ma. Lo p o ssied o n o poi perch é l’esp erien za am orosa coinvolge la
p erso n a, la sua in terio rità e lib ertà, e in q u esto m o d o non è solo il
contesto a trasfo rm arsi, m a la p erso n a in q u an to tale. L’a tto d ’am o­
re che coinvolge la sessualità sup p o n e cioè una p erfez io n e in trin se­
ca del so g g etto che lo fa crescere com e tale: lo re n d e una p erso n a
buon a o p p u re, al co n trario , u n a p erso n a cattiva.
D a un altro lato, è necessario com p ren d ere com e il senso della
sessualità e d ell’im pulso che essa co m p o rta non venga d ato a ttra v e r­
so la sua m e ra fu n zionalità organica, poiché im plica anche u n a d i­
m ensione psicologica, nella quale il suo significato viene sco p erto a t­
traverso la rap p resen tazio n e m e n tale e sim bolica che di essa si co­
struisce il so ggetto e che in un ce rto m o d o la costituisce e configura,
com e h a m o stra to la c o rren te psicoanalitica. L ’esperienza d ell’am o ­
re co m p o rta u na fu n zionalità con u n a s tru ttu ra biologica e precise fi­
nalità, m a n o n è q u esta funzionalità a co nfigurare il suo senso.
A n ch e se è ce rto che attu a lm e n te qu esta c o rre n te di pensiero
non influisce d ec isam en te nella m aggior p a rte della società, tuttavia
si avverte il suo influsso in un tip o di arg o m en tazio n e sul te m a ses­
sualità che attie n e u n icam ente al p ro b le m a della n a ta lità o, in un al­
tro o rd in e di cose, al p ro b le m a deH’«igiene». A llo ra ciò che im p o rta
è che la sessualità n o n pro d u ca conseguenze negative «esteriori» o
anche «interiori», com e sareb b e nel caso di u n a gravidanza indesi­
d erata o d ella trasm issione di u n a m alattia, o la destabilizzazione
dell’equ ilib rio psicologico. A llo ra , p erò , quel che si dim entica è p re ­
cisam ente il riferim en to al soggetto che ogni atto d ’am ore co m p o r­
ta, vale a d ire in q u an to lo edifica o lo distrugge.

b. Interpretazione romantica dell’amore


Il ro m an ticism o com e fen o m en o filosofico, m a fo n d am en talm en ­
te com e fen o m en o cu ltu rale e sociale, nasce nel X IX secolo in co n ­
trapposizione al razionalism o e alla sua p retesa di rife rire alla rag io ­
ne il p rincipio un ificatore della p erso n a.7 E d è questa so p rav v alu ta­
zione d ella rag io n e che ha p o rta to a «m um m ificare» la n a tu ra , p ri­
v andola d ella linfa d elle passioni e rin c h iu d en d o l’uom o nel «sogno
degli affetti». D i fro n te a ciò reagisce il rom anticism o, rivendicando il
ruolo p ro p rio d ell’in terio rità, ch e acquista n el sen tim en to la form a
sintetica di ciò che è veram en te e au ten ticam e n te um ano. Il principio
unificato re d ella p e rso n a non s areb b e la ragione, m a il sentim ento.

7 Cf. K.S. P o p e (ed.), On L ove and Loving. Psychotogical Perspeciives on thè N


ture and Experìence o f Roniantic Love, Jossey-Bass Publishers, San Francisco-Wa-
shington-London 1980.
Si tra tta d u n q u e di u n sen tim en to che rig etta ogni razionalità, in
m odo ta le d a chiudersi a ogni possibile criterio di verifica ehe non sia
la stessa in ten sità del su o vissuto. D av an ti al sen tim en to la libertà
dell’uom o si sen te so rpresa, com e di fro n te a un fatto che le si im po­
ne. L’am o re p re n d e così la form a di un fa tu m , davanti al quale la p e r­
sona n o n p u ò far altro che soccom bere. In qu esto m odo il ro m a n ti­
cism o h a co n trib u ito alla configurazione di un soggetto em otivo, in­
capace di c a p tare il significato in tern o alle p ro p rie esperienze. Il
W erther di G o eth e m o stra q u an to l’am o re possa giungere ad essere
d istru ttiv o n ella vita di u n a p erso n a q u an d o rim an e p red a del sen ti­
m ento: il p ro ta g o n ista, in n am o rato si della fid a n zata del suo m iglior
am ico, n o n av rà che una via d ’uscita, il suicidio.
C ertam en te il rom anticism o ha sap u to p o rre in risalto un e le­
m e n to dim en ticato n ell’esperienza d ell’am ore: il sentim ento, che ha
qualcosa di decisivo da dire. G razie a lui il m atrim o n io non è solo
questio n e di fu nzionalità e utilità, così com e nean ch e solo di decisio­
ne. E anche q u estio n e di am ore, di vissuto em otivo, di interiorità.
N on b asta la sola d ecisione p e r p o rta rlo avanti.
Tuttavia il rom anticism o, riducendo l’esperienza d ’am ore a u n ’e­
sperienza sentim entale, ha reso im possibile p er l’uom o governare la
propria esperienza, dal m om ento che gli m anca un criterio p er verifi­
care il p ro p rio sen tim ento all’interno di un orizzonte com plessivo di
senso. Inoltre, lascia d a p arte una dim ensione intrinseca dell’esperien­
za: la volontà che duri. Il tem po, precisam ente il tem po, si trasform a nel
peggior nem ico dell’am ore poiché, rid o tto l’am ore al sentim ento, re n ­
de incapace di g u ard are al futuro p er il tim ore di non sentire dom ani
ciò che oggi si sente. A n co ra di più, lo ren d e incapace di prom ettere,
poiché nessuno può p ro m e tte re di sentire dom ani ciò che oggi sente:
p ro m e tte re si trasfo rm erebbe in qualcosa di non autentico. L’interesse
della perso n a si co n centra così nell’affanno di rip e tere le esperienze,
p er tro v are sentim enti che appaghino, senza percepire che l’am ore
com porta anche u n a volontà di costruire. Il sentim ento, p e r quanto
m olto im p o rtan te possa essere, non basta da solo a garantire l’unità
della p erso n a e la sua co ndotta così com e il successo dell’am ore.

c. Interpretazione psicoanalitica dell'amore

M a il razio n alism o ha anche u n ’altra risposta.


D i fro n te alla g ran d e im p o rtan za acquisita dalia ragione com e
principio sin tetico d ella p erso n a, l’im p o rtan z a d a ta al a priori m o ra­
le kan tian o , e di fro n te alla p retesa del puritanesim o di reg o lare l’e ­
sperien za d e ll’am o re con n o rm e m orali, F reu d scopre l’influsso deci­
sivo che riveste n ella co n d o tta um ana il sub-inconscio: n o n tu tto può
ridursi al d o v ere e alle ragioni p e r agire.
N el suo in ten to di spiegare il m otivo di d eterm in ate c o n d o tte p a ­
tologiche, tro v a che esiste una eziologia sessuale nelle m alattie psico­
logiche, in q u an to la sofferenza che inducono sareb b e sintom o di un
prob lem a energ etico irrisolto, non assunto, non ad e g u atam en te in ter­
pretato , indirizzatosi verso oggetti inappropriati. L a sessualità viene a
essere così com presa secondo il paradigm a della pulsione, i cui com ­
ponen ti essenziali so no im pulso ed energia, in m odo tale che se non
trova un ad eg u ato canale di realizzazione grazie all’in terp retazio n e
sim bolica, si rep rim e nell’inconscio crea n d o difficoltà nel futuro.
In q u esta co n cezione l’am o re è visto com e u n a sublim azione d el­
la pulsione, un ric o n d u rre l’energia della p ulsione verso fini più alti,
più creativi, so cialm ente apprezzati, che n o n atten g o n o p e rò alla p u l­
sione in se stessa. E b b e n e, con ciò l’am ore acquista la fo rm a di un d e­
siderio che cerca la soddisfazione, così com e succede nella pulsione.
Si in tro d u ce in tal m odo, dal p u n to di vista pratico, l’in teresse p e r il
« benessere psicologico» com e criterio di c o m p o rtam en to sessuale,
p er il cui successo si ren d e im prescindibile u n ’ad e g u ata relazio n e tra
l’esp erien za affettiva e la sua in terp retazio n e.
II gran d e m erito della riflessione di F reud si situa nel recu p ero di
elem enti non d ire tta m en te razionali nella co n d o tta um ana, cosicché
evita la tirannide di u n a coscienza che te n ta di rid u rre tu tto alla p ro ­
pria razionalità. P er ciò che attie n e alla sua visione della sessualità, è
certo che q u esta im plica u n ’energia pulsionale e che la reazione che
com porta richiede u n ’adeguata in terp retazio n e e canalizzazione. Q u e ­
sta interp retazio n e, decisiva n ell’esperienza sessuale, im plica p e rò un
logos in tern o alla stessa esperienza il cui paradigm a non p u ò essere né
l’energia da sola n é la sua sublim azione, dal m om ento che l’uo m o re ­
stereb b e com e sp e tta to re di ciò che accade d en tro di sé, del gioco pul­
sionale, cercan d o di gestirlo senza che gli causi problem i m aggiori. Le
em ozioni sono so p ra ttu tto un o rie n tam en to verso il m ondo, verso un
m odo di relazionarsi che co m p o rta una perfezione nuova nell’uom o e
che non p u ò ridursi a un sem plice equilibrio di forze. Poiché non coglie
l’elem ento perso n ale delPam ore e dell’im pulso sessuale e lo concepi­
sce com e u n a forza che cerca u n ’unità prim itiva, F reud p erd e di vista
il fatto che ogni am o re cerca, al contrario, u n ’unità più p erfetta.8

8 Cf. L e a r , L ove and its Place in Nature. A Philosophical Interpretation o f Fr


dian Psychoanalysis, 142-155.
d. Il concetto di sessualità nella rivoluzione sessuale

Sul finire degli an n i ’60 si sviluppò nel m o n d o universitario occi­


d en tale u na co n testazio n e stu d en tesca con un forte co n ten u to di ri­
vendicazione sociale, nella quale la sessualità rivestiva un ru o lo d e ­
cisivo. C iò si d eve al p resu p p o sto ideologico m arxista p e r il quale la
rivoluzione sociale attrav erso la lo tta di classe non p o tre b b e realiz­
zarsi fino a che n o n sia scom parsa una concezione della relazione u o ­
m o -d o n n a basata sul m a trim o n io m onogam ico, fo n d am en to ultim o
della rep ressio n e borghese.9 Q u esto elem en to ideologico, assiem e a
u na co n v erg en te visione della sessualità basata sul sentim ento, di
fro n te al qu ale la sin cerità e l’au ten ticità finivano p e r d eterm in are la
v erità d ella p erso n a e la sua realizzazione,10 e sulla pulsione, ch e non
si doveva rep rim ere con il rischio di am m alarsi, bensì so lta n to con­
tro llare n elle sue conseguenze, fan n o e sp lo d e re la rivoluzione ses­
suale, già in un ce rto m o d o an ticip ata nella rivoluzione russa e nel
p erio d o tra le d ue g u erre m ondiali.11
Il co n c etto di sessualità che veniva trasm esso era chiaro: la ses­
sualità è p u ra en e rg ia, q u estio n e di g en italità, e il suo equilibrio co n ­
siste nel gioco di te nsione-distensione. P er viverla nella sua piena
au ten ticità era n ecessario «liberarla» d ai lacci che fino ad allo ra l’a ­
vevano rep ressa.12 Q uali? D a un lato, l’istituzione del m atrim o n io
vista co m e il carc ere e la fine d ell’am ore, reclam ando, p e r p otersi
em an cip are, la p riv atizzazione della vita sessuale; dall’altro, la libe­
razio n e da u n a feco n d ità n o n d e s id e ra ta che im pediva un esercizio
più sp o n tan e o d ella sessualità e riem piva di tim ori la sua piena
espressio n e. N ella lib erazio n e da q u esti d u e vincoli repressivi si p ro ­
m e tte v a u n am o re p iù autentico, più p erso n ale, più libero, più c rea­
tivo, p iù felice.
E ce rtam e n te lib erò la sessualità, con un m u tam e n to radicale nei
costum i sessuali d ella società occidentale. Il sesso passa o ra a essere
un b en e a disposizione delle persone, u n b en e d ’uso e godim ento, un
b en e di consum o, da sfru tta re p er soddisfare le necessità che genera,
senza che ab b ia nella società altro co ntrollo che il principio di tolle­
ranza. Il p iacere sessuale si erige com e il p iacere p e r eccellenza e

9 F. E n g e l s , The Origin o f thè Family, Property and thè Saie, International Publi-
shers, New York 1972.
10 F. G i a r d i n i , La rivoluzione sessuale, Paoline, R om a 1974.
11 Cf. W. R e i c h , La rivoluzione sessuale, Feltrinelli, M ilano 1963.
12 Cf. H. M a r c u s e , Eros e civiltà, Einaudi,T orino 1968.
principio u ltim o di riferim ento, così che la cu ltu ra acquisisce un ca­
ra tte re di p ansessualism o che finisce col re n d e re ard u a u n ’ad e g u ata
percezio n e d el p o sto della sessualità nella vita u m a n a .13
È così che si p u ò in ten d ere l’ap p arizio n e sul finire del X X seco ­
lo della «teo ria del genere», secondo la quale la m o d alità relazio n a­
le tra le p erso n e n o n s areb b e b asata sul sesso biologico, m a su una
«costruzione» del sesso psicologico che ogni soggetto fa in u n a so­
cietà e cu ltu ra d eterm in ate, in u n ’identificazione con le im m agini
ideali che si fan n o degli altri. Il sesso biologico acquista così la con­
n otazio n e di q ualcosa di p u ra m e n te n eu tro , plasm abile in differenti
m aniere, sen za alcu n a incidenza sull’id e n tità di gen e re della perso n a,
la quale viene a essere suscettibile di ricevere distinte m o d alità di in­
clinazione.14 E ssere uom o o d o n n a non dip e n d e in alcun m o d o dal
sesso, bensì dal m o d o con cui uno desidera situarsi in una d eterm i­
n ata società in relazione alla cu ltu ra e all’educazione ricevute.
L a difficoltà che la rivoluzione sessuale ha in co n trato sta e s a tta ­
m en te n ella ro ttu ra tra la sessualità, da un lato, e il m atrim o n io e la
fecondità d a ll’altro. Q u esta ro ttu ra ne ha inev itab ilm en te c o m p o rta ­
to un a te rza di u n a gravità en o rm e n el suo vissuto ed è la ro ttu ra d e l­
la sessualità nei co n fro n ti della persona: d istaccando la sessualità da
un am b ito di p ro m essa reciproca e dalla sua costitutiva a p e rtu ra al­
la vita, se n e è elim inata la dim ensione in trin secam en te personale,
così che ha fin ito p e r essere rid o tta a un oggetto d ’uso. C on ciò, c o ­
m e ogni oggetto, si re n d e incapace di colm are l’ansia di felicità che
sta all o rigine della sua attività, in m odo che si in tro d u ce una te rrib i­
le dinam ica n el suo sviluppo: le esperienze vissute finiscono p e r a n ­
n oiare n ella lo ro m o n o to n ia, così d iventano necessari stim oli ogni
volta più in ten si p e r in c o n trare in essa la sp erata distensione.

A b b iam o p assato in rassegna alcune delle in terp reta zio n i cu ltu ­


rali che influiscono in m aggiore o m inore m isura sulla concezione e
rap p resen tazio n e sim bolica che le perso n e si fan n o d ell’esperienza
sessuale. Q u e ste in terp reta zio n i pon g o n o ce rtam e n te in evidenza
elem enti im p o rtan ti d ella sessualità, p erò distorti, com e in un gioco
di specchi concavi e convessi, dav an ti ai quali lo s p e tta to re si trova a
passare e a p erce p ire delle im m agini la cui som iglianza con la realtà

13 Cf. il num ero m onografico sul tem a in A nlhropoies 20(2004).


14 J. B u t l e r , Gender Trouble: Feminism and thè Subversion o fld en iity , R outled-
ge, New York 1990.
diven ta u n a ca ricatu ra. Q u al è la ragione di fondo di qu esta d isto r­
sione? E sse tra sc u ra n o asp etti d e ll’esperienza e non sono capaci di
ved e re la lo ro g lo b ale co m plessità e connessione. N on si tra tta di n e­
g are la v erità che q u e ste c o rren ti h an n o evidenziato, m a di vedere
com e i lo ro e lem en ti positivi si arm onizzano nella globalità d ell’e ­
sperien za au te n tic a m e n te um ana della sessualità.

3. Il cammino da seguire
C om e sco p rire allo ra la v erità deH’esperienza d ell’am ore? È qui
che la no v ità della riflessione di G iovanni P ao lo II e la p resa di co­
scienza della rilevanza che riveste il desiderio possono aiutarci in
m odo risolutivo.

a. Illum inare l ’esperienza con la luce della rivelazione

L a no v ità a p p o rta ta dalla riflessione di G iovanni P ao lo II sulla


sessualità u m a n a rig u ard a in prim o luogo n o n ta n to il co n ten u to che
pro p o n e, q u an to il m e to d o con cui la esam ina. N on cerca di p ro ie t­
ta re in essa un significato, m a p iu tto sto di scoprire il senso che le
esperien ze o rig in arie n asco n d o n o e insinuano. E sp erien ze com e la
solitu d in e, l’unione, la n u d ità, la vergogna, la felicità, la concupiscen­
za... o ffro n o elem en ti decisivi p e r l’in terp reta zio n e che p o tre b b e d a­
re una d e te rm in a ta cultura. Q u este esperienze, inoltre, si trovano al
fo n d am en to di ogni cultura.
L a seco n d a no v ità a p p o rta ta si ac cen tra nel m o strare com e il si­
gnificato u m a n o d i q u este esp erien ze è illum inato in una form a n u o ­
va q u an d o esse ven g ono viste alla luce della rivelazione.15 L a rivela­
zione è accolta in u n ’esp erien za d ’am o re che, in tal m odo, può la­
sciarsi illu m in are sen za violenza. È allora la narrativ ità stessa della
rivelazione ad aiu ta re la configurazione del significato ultim o d ell’e ­
sperien za d ell’am ore. C on ciò G iovanni P ao lo II si ren d e ere d e fe ­
dele d el m o d o con cui l’ultim o concilio V aticano affro n ta l’analisi dei
singoli sco ttan ti p ro b lem i del m o n d o (G S 46). C om bina in tal m odo
in un a fo rm a arm o n ica e sintetica d u e diverse m odalità di analisi: da
u n lato il riferirsi a ll’esp erien za, d a un altro il vederla d al p u n to di vi­

15 C f . C . C a f f a r r a , «Introduzione g e n e r a l e » , i n G i o v a n n i P a o l o II, U omo e don­


na lo creò, C i t t à Nuova-LEV, R om a 1 9 9 5 ,5 - 2 4 .
sta della rivelazione stessa. U n ita m en te a q u esta dim ensione illum i­
n an te d ella riv elazio ne si app rez za tu ttav ia u n ’altra sua dim ensione:
la rivelazione im plica u n ’esperienza, un avvenim ento rivelatore, cioè
un co n tatto con la re a ltà di D io che ci com unica qualcosa. E s p e rie n ­
za e rivelazione sono così unite in u n a form a singolare, in m o d o tale
che tra di lo ro si verifica un m u tu o arricchim ento. O gni u o m o p o trà
riconoscersi n ella n arraz io n e che la rivelazione fa della p rim a esp e­
rienza d ’am o re, co n figurando così la sua au ten tica fisionom ia um ana
nel m o m en to in cui gli si discopre il p ro g etto divino su di essa.
N elle Catechesi s u ll’am ore um ano, fin dall’inizio il p ap a avverte
che si situa nel m e to d o pedagogico seguito da G esù davanti ai dilem ­
mi di m o rale coniugale che gli p onevano i suoi contem poranei. G esù
non accetta l’o ttica del dilem m a, che tende a privilegiare u n a delle so­
luzioni affro n tate, m a riconduce i suoi ascoltatori a un principio n u o ­
vo di com prensione, su p eran d o la contrapposizione: «in principio non
era così» (M t 19,8)- L ’interesse d el p ap a si incentra n elP aiu tare l’uo­
mo m o d e rn o a porsi nella p rospettiva ad e g u ata p e r p o te r in te rp re ta ­
re l’esperienza d ell’am ore, e p e r qu esto gli offre il cam m ino di rifarsi
al «principio». M a di che «principio» si tra tta ?
Il riferim en to al libro della G en esi è ovvio: «In principio D io
creò [...]». I suoi co n tem p o ran e i p o te v an o co m p ren d erlo m olto be­
ne. G esù fa rife rim en to all’u o m o com e v en ne crea to da D io. E tu tta ­
via quelli p o tre b b e ro o p p o rre, com e i nostri co n tem p o ran e i, che quel
«principio» orm ai n on si p ro p o n e più: è rim asto sepolto n el prim o
uom o, d o p o il p rim o peccato. Il principio dal quale deriva l’uom o
storico è l’A d am o cad u to , n o n l’A d am o com e era uscito dalle m ani
di Dio. T en tiam o allora di co m p ren d ere di che principio si tra tta .
N el linguaggio com une, principio si riferisce all’inizio di una
realtà che si p ro lu n ga nel tem po e nel linguaggio filosofico a quella
realtà d alla qu ale d ip e n d o n o le altre, con un significato m etafisico e
non d ire tta m en te tem porale.
NeH’in terp reta zio n e d ata d a G iovanni P aolo II all’allusione di
G esù, «il principio» si riferisce in n a n zitu tto al m istero della crea zio ­
n e e cioè all’id ea che D io aveva d e ll’uom o e che lasciò p la sm ata in
lui nel crearlo. Si tra tta p e rta n to dell’uom o co m ’è uscito d a ll'a tto
creato re d i D io all’o rigine della storia: A d am o ed È va, in u n a situ a­
zione di in n o cen za o riginaria dal m om ento che vivevano in am icizia
con Dio. Q u esto principio, con tu tta la rilevanza m etafisica che pos­
siede e che si esp rim e nell’afferm azione «facciam o l'u o m o a n o stra
im m agine, a n o stra som iglianza [...]» (G en 1,26-27), non è stato an ­
nullato d al p eccato originale, poiché A d am o ed È va co n tin u an o a
tra sm e tte re q u esta im m agine (G e n 5,3; 9,6). P er q u esto il p eccato
origin ale si configura com e u n o p seudo-principio incapace di svilire
la b o n tà d ell’o p e ra crea tric e di D io. L’uo m o storico si radica, pren d e
le m osse e in co n tra la p ro p ria origine nella p reisto ria teologica n a r­
rata d al libro d ella G en esi.16 L a b o n tà originaria n o n è p e rta n to
q ualcosa di p erd u to n ell’esistenza d e ll’uom o, senza rilievo n ell’esp e­
rienza u m an a, q u an tu n q u e di ce rto non si offra più in q u el m odo.17
E non lo è n o n solo p e r il principio m etafisico della creazione, m a an ­
che p er la p ro m essa di red en z io n e fa tta im m ed iatam en te d o p o la ca­
d u ta (G en 3,15): la stessa realtà um ana è s tru ttu ralm en te a p e rta v er­
so una p ienezza che d a sola n o n p u ò darsi.
Il p eccato o rig in ale n o n è p e rta n to arriv ato a distruggere il «prin­
cipio», il qu ale c o n tin u a a essere la radice di ogni esperienza um ana,
q u ale che sia il m o m en to storico in cui si verifica.18 In ragione di ciò,
qu esto «principio» riflette il significato fo n d an te delle esperienze
um an e in q u an to alla sua luce a p p a io n o le prim e e più basilari a u to ­
com p ren sio n i d ell’id e n tità e del d estin o della persona. Si tra tta allo­
ra di u n p rincipio d inam ico che costituisce in tern am en te l’esp erien ­
za um an a. E cco allo ra che si svela il secondo significato di «princi­
pio»: q u ella dim en sione e le m e n ta re d ell’esperienza um ana nella
quale, nel corso d ella sto ria, si riflette la v olontà originaria di D io.
«P rincipio» è anche, in m o d o derivato, l’esperienza originaria.
«P rincipio» si riferisce tu ttav ia non solo a una d im ensione o ri­
ginaria e p rim aria d ella crea zio n e n el tem po, d al m o m en to che es­
sen d o la crea zio n e u n a tto lib ero di D io è possibile porsi do m an d e
circa il m o tiv o p e r cui D io h a deciso di crea re, la sua intenzione, la
finalizzazione u ltim a ch e ha an im ato il disegno c re a to re di D io. Il
«principio» è allo ra il «fine», poiché è q u esto che d e te rm in a ogni
inizio. E n o n p o ssiam o in te n d e re il fine d ella creazio n e se non n e l­
la m assim a pien ezza che ha raggiunto, n el su o culm ine. Q u esto non
si in c o n tra se n o n n ella resu rrezio n e di C risto. S o lta n to n el nuovo
A d am o il vecchio A d am o si spiega e tro v a il suo significato. Il
«principio» cui C risto rim an d a i suoi in terlo c u to ri è la sua stessa
perso n a: Egli è il v ero «P rincipio che, av e n d o assunto la n atu ra
u m a n a, la illum ina d efin itiv am en te nei su oi e lem en ti costitutivi e
nel suo d in am ism o di carità verso D io e il prossim o» (V S 53). In ­

16 Cf. G io v a n n i P a o l o II, Uomo e donna lo creò, cai. IV.


17 G io v a n n i P a o l o II, U omo e donna Io creò, XVIII.3.
18 G io v a n n i P a o l o II, U omo e donna lo creò, X I.1.
d u b b ia m en te il P ad re, nella sua o p e ra crea tric e, h a c re a to tu tto in
C risto, a im m agine d el C risto risuscitato. A lui stav a p en san d o il
P ad re n el m o m en to in cui creò l’uom o. E lasciò im presse le sue o r­
m e e tracce nel p la sm are con le m ani d el V erbo Incarnaturus e d el­
lo S p irito il p rim o uom o dal fango, com e riflette la bella teologia
cristologica di s. Ire n e o .19
Possiam o allo ra co m p ren d ere p erch é nel racconto della G enesi
si coglie l’esp erien za originaria d ell’uom o e com e in ogni esperienza
originaria si afferra il significato di ciò che di essenziale riflette il rac­
conto della G enesi, il cui rife rim en to ultim o è C risto. È alla luce d el­
la rivelazione che si raggiunge il significato ultim o della stessa esp e­
rienza p erch é si co m p ren d e la sua relazione con C risto, pienezza d el­
l’uom o. N e ll’esp erienza d ell’am o re si p o tra n n o cogliere allora le im ­
p ro n te d ell’am o re nel quale fu crea ta la sessualità um ana, la traccia
d ell’idea, il logos, in cui il P ad re plasm ò il co rp o sessuato, il cu o re e
l’intera p erso n a d ell’uom o e d ella donna: l’am o re di C risto ch e si
consegna nel suo co rp o e nel suo corpo riceve la pienezza dello Spi­
rito p er co nsegnarlo alla C hiesa, sua sposa.

b. L ’attenzione al desiderio e all’affetto


Il seco n d o asp etto di cui te n e r conto p e r d a re u n ’ad e g u ata in te r­
p retazio n e all’esp erien za originaria è di cogliere il ru o lo che in essa
riveste il desiderio. L a ragione di ciò si deve al fatto che la p resa di
coscienza dell’im p atto che u n a p erso n a di sesso diffe re n te p roduce
nel soggetto ha nel desiderio u n a delle sue più im p o rtan ti m ediazio­
ni: ci scopriam o pieni di desiderio, sentendoci a ttra tti. L’esperienza
am o ro sa acq u ista così u n ’intrinseca to n a lità affettiva, grazie alla
quale è possibile co m p ren d ere com e nel se n tim en to e nel desiderio
ci si rivela qu alco sa di essenziale, p ro p rio in forza del legam e ch e sta­
biliscono tra la p e rso n a e la re a ltà che la colpisce. I n o stri desid e ri so­
no im p reg n ati di u n a singolare razionalità che è decisiva p er la valu­
tazione di qu ello che è il senso della vita, della sua pienezza in una
vita b u o n a e riuscita.20
A l di là d ella caricatu ra di una d e te rm in a ta concezione d ell’e ­
sperienza affettiva ch e la rinchiude in un m ero stadio « sentim enta­

19 Cf. I r e n e o , A dversus haereses V 1 , 3: SC h 153,27.


20 Cf. M.C. N u s s b a u m , Upheavals o f Thoughi: The Intelligence o f thè Emorìons,
Cam bridge U niversily Press, C am bridge 2001.
le», irrazio n ale in se stesso e incontrollabile, nelle n o stre esperienze
affettive si p o n g o n o in evidenza tre asp etti che sono decisivi per
u n ’ad e g u ata in terp retazio n e:
- il p rim o è la ricchezza e co m plessità di esperienze affettive che
la p erso n a vive. N ella loro g rande diversità è necessario capire che
n on so n o univoche, poiché p re se n ta n o fatto ri tra loro irriducibili:
co n fo n d ere il d o lo re con la sofferenza ci re n d e incapaci di capire
l’angoscia di un m alato davanti all’in ferm ità e alla m orte; confonde­
re l’eu fo ria p ro v o cata dall'alcool con l’allegria che si p ro v a in una ri­
conciliazione tra fratelli che n o n si parlav an o da anni ci im pedisce di
co m p ren d ere che al di là delle cause neurofisiologiche delle nostre
em ozioni esisto n o dei m otivi veri delle n o stre reazioni affettive, ca­
paci di n o bilitarle;
- il seco n d o è che le n o stre esp erien ze affettive sono un o rie n ta­
m e n to d av an ti al m ondo, sono d ire tte alla realtà, poiché da essa n a­
scono nel m o m en to in cui ci toccano. P e r q u esto n o n si possono ap ­
p rezzare g u ard an d o u n ic am en te alla loro intensità, m a v alutando
p iu tto sto l’og g etto che ne sta all’origine e verso il quale ci dirige il
desiderio: so lam en te qu esto oggetto ci rivela il senso d ell’affetto. D al
m om en to che le esp erienze si p re se n ta n o con una gam m a assai varia
di sfu m atu re e d im en sioni, q u esto indirizzarci alla realtà può tuttavia
fram m en ta re la co n d o tta del soggetto o p u ò offrire u n ’u n ità, quan d o
tra i diversi desid eri si dia un ordine, u n ’integrazione. L’atten zio n e a
q u esto ordine, in con seguenza di ciò che si d esid era con riferim ento
a u n a vita g lo b a lm e n te intesa, si m anifesta così com e uno d ei criteri
decisivi d ’in terp reta zio n e d ell’esp erien za affettiva;
- il terzo è ch e le n o stre esp erien ze affettive si svolgono in noi,
certo, m a n o n sen za noi stessi. N e ll’im p atto pro v o cato da un oggetto
o d a u n avv en im en to si m anifesta un significato che esige il nostro
assenso. Tale og g etto o avvenim ento m e tte in m oto la p erso n a, m a
n on lo fa in m o d o autom atico, com e avviene n ell'anim ale, perché
n ell’uo m o l'esp erie n za chiam a in causa la sua libertà. Inoltre, nel ca­
so d ell’esp erien za affettiva sessuale, nel m o m en to in cui la perso n a si
trova di fro n te n o n a qualcosa, bensì a qu alcu n o che è d iffe re n te­
m e n te sessuato, le è possibile cap ire che non è «qualcosa» che l'a t­
trae, m a «qualcuno», u n a p erso n a, e p e rta n to u n 'a ltra libertà. N el­
l'a ttra z io n e sessuale si in c o n tran o perciò d u e libertà. Ci si rivela co­
sì com e il terzo criterio d ’in terp reta zio n e d ell'esp erien z a affettiva sia
quello di v alu tare in quale m odo in ta le esp erienza si ponga in gioco
la lib ertà d ella p erso na: è così che è p er esem pio possibile distingue­
re la differen za tra u n ’esperienza affettiva che non coinvolge la p ie­
na lib ertà d ella p erso n a, offrendo sem plicem ente u n ’av v en tu ra, e l’e ­
sperienza affettiva che coinvolge la lib ertà nella sua to talità in un im ­
pegno che è p e r sem pre.
L a ricchezza d ella gam m a delle esperienze affettive co m p o rtata
dal desiderio, l’atten zio n e alla finalizzazione che esse im plicano nel
loro in tern o o rd in a m en to a un orizzonte globale di vita, la co m p ren ­
sione del m o d o in cui si p o n e in causa la lib ertà p ro p ria e quella d el­
l’altra p erso n a sono gli aspetti di cui è necessario te n e r conto in ogni
adeg u ata in terp reta zio n e affettiva.
Capitolo secondo

Fenomenologia
dell’esperienza amorosa

Il p rim o passo p e r arriv are a com p ren d ere il significato racchiu­


so nell’esp erien za am orosa è quello di cogliere la ricchezza di sfu­
m a tu re che essa co m p o rta. N ell’in co n tro uom o -d o n n a si presen tan o
reazioni m o lto d istinte, in trin secam en te tra loro connesse, m a irrid u ­
cibili le u n e alle altre. P e r questo, davanti al rischio di in ten d erle in
m odo equivoco, o cco rre cogliere la loro originalità. N el seguito si co­
stru irà u n ’analisi degli elem enti che essa co m p o rta p e r passare, in un
secondo m o m en to , alla sua interpretazione.

1. La distinzione degli stati affettivi:


sentimenti «causati» e sentimenti «motivati»
G li stati affettivi c o m p o rtan o l’im patto della realtà sul soggetto,
in forza d el q u ale la p erso n a si ren d e cosciente di ciò che accade e
del p erch é accade. N ella gran d e varietà di sen tim en ti di cui la p erso ­
na fa esp erien za, è possibile in dovinare in u n a ce rta m isura q u ale sia
la loro cau sa e q u ale intenzionalità produca. Possiam o così distin­
guere d u e diversi tipi di sentim enti: quelli la cui origine è di m atrice
neurofisiologica e qu elli che h an n o all’origine u n a m otivazione.1

1 Si veda p er questa distinzione D. von H il d e b r a n d , E l corazón. Anàlisis de


afecùvidad fiumana, P alabra, M adrid 1997.
a. L a q u ie te che si trova nel rip o so d o p o una gio rn ata di inten
lavoro, il d o lo re p ro v o cato da u n a sco ttatu ra, la soddisfazione di un
buon pasto... so n o senza d u b b io alcuni stati che toccano il soggetto
attrav erso la co rp o reità. Il corpo, grazie a q u este reazioni affettive,
viene sp erim en tato n on com e qualcosa che si possiede e che è e s tra ­
neo alla p ro p ria so ggettività, m a com e qualcosa che attie n e alla p ro ­
p ria id e n tità, dal m o m en to che la p erso n a vive com e p ro p ri i piaceri
e i do lo ri che esso co m p o rta. Si tra tta di sentim enti che ci rivelano lo
stato del n o stro corpo, indicando le sue esigenze, le sue carenze, i suoi
pericoli, la sua pienezza. Sono, in definitiva, la voce del corpo.
Q u esti sen tim en ti sono p e ra ltro causati da u n a situazione del
co rp o in cui n o n in terv ien e d ire tta m e n te la lib ertà d ell’uom o: essa
interv ien e p e r p ro d u rre l’azione del riposare, dello scottarsi, del
m angiare, m a n o n n ella reazione che n e deriva. E siste una causa n e u ­
rofisiologica del d o lo re di u n a s c o tta tu ra che p u ò essere più o m eno
individuata, al m o d o stesso in cui esiste una causa p e r cui il corpo si
rilassa n el d isten d ersi o riposarsi o nel ricevere l’alim ento di cui ha
bisogno in d u cen d o u n a sensazione di piacere. L o stato affettivo di­
pen d e p e rta n to d a tale causa neurofisiologica e può aversi anche n e­
gli anim ali, q u an tu n q u e n ell’uom o sia vissuto in form a assolutam en­
te originale poiché è il soggetto, !’«io», che n e fa esperienza: così, un
do lo re n o n è lo stesso in un anim ale e in un uom o.
P er co m p ren d ere la n atu ra di qu esti sentim enti basta c o m p ren ­
d e re assiem e ciò che n e è la causa e ciò che è l’obiettivo. Il dolore, la
tranq u illità, la sod d isfazione sono p ro d o tti d a un oggetto che influi­
sce su ll’org an ism o m odificandolo e, in m aggiore o m in o r m isura,
a d a ttan d o lo a u n c e rto tipo di azione: elim inare l’esposizione al ca­
lore, m angiare, rip o sare. Q u a n d o si allenta la tensione d a essi p ro ­
d o tta , lo stato affettivo resta assorbito nella n o rm a lità della vita psi­
chica fino a che to rn a a riproporsi: te rm in a q u an d o raggiunge il suo
oggetto, la sua soddisfazione.
D u e u ltim e ca ra tte ristic h e posso n o aiutarci ad ap p ro fo n d ire il
suo significato: p e r il fa tto che d ip e n d e in trin secam en te da u n a cau­
sa neurofisiologica, q u esta soddisfazione p uò essere sim ulata, cam ­
b ia n d o l’o g g etto che la reclam a. M asticare una gom m a può elim ina­
re l’ap p e tito e d are una sensazione di sazietà, un tra n q u illan te può
darci sollievo, ecc... D ’altra p arte, si tra tta di sentim enti la cui esp e­
rienza n o n rich ied e l’espressa atten zio n e della perso n a nel lo ro svol­
gim ento: saziam o il desid erio di m angiare o di b e re senza prestarvi
u n a p artico lare atten zio n e e nessuno si o ffen d ere b b e se vivessim o
qu esti sen tim en ti senza u n a p artico lare atten zio n e al loro oggetto.
A ll’opposto, qu alcu n o p o tre b b e arriv are a stupirsi se concentrassi­
mo la n o stra atten zio n e sul fatto di m angiare o venissim o presi to ­
talm en te dal d o lo re di u n a sco ttatu ra.
b. E b b en e, n on tu tti i sen tim en ti co rp o rei sono del m edesim o
po, giacché ci so n o altri stati affettivi che non sono p ro d o tti so lta n to
da una cau sa neurofisiologica, o p p u re la stessa causa neurofisiologi­
ca richiede l’in terv en to d ell’im m aginazione e dell’attenzione, sia n el­
la sua genesi che nella sua p erm an en za, configurandosi nella sua di­
m ensione n eu rofisiologica com e u n a reazione m e d iata dall’atte n z io ­
n e e dall’in terp reta zio n e del soggetto, più che com e u n a causa. Sono
anche sen tim en ti del corpo, e p e rta n to sua voce, segnalando u n a n e ­
cessità, u n a m an can za, m a p u re u n a pienezza; la tristezza dav an ti al­
la p erd ita di u n am ico, il tim o re davanti a u n com pito im p o rtan te, la
gioia d av an ti al su p eram en to di u n a difficoltà fam iliare che d a anni
bloccava un ra p p o rto tra fratelli.
L’o rig in alità di q uesti sen tim en ti consiste p erò nel fatto che si ri­
feriscono n o n s o lta n to a una situazione del corpo in p resen za o in as­
senza di un og g etto che gli conviene, q u an to p iu tto sto che la p erso ­
n a co m p ren d e la rag ione di ta le convenienza e sp erim en ta che con
tutto il p ro p rio essere te n d e verso l’oggetto che l’a ttrae, d esid e ran ­
dolo. Si tra tta p e rta n to di u n ’esperienza affettiva che in se stessa è si­
gnificativa, intelligibile e intenzionale:
- significativa, dal m om ento che la reazione affettiva di tristezza,
di tim ore, di gioia, n on trova il suo significato in sé, m a in u n ’altra
realtà di cui si trasform a in segno; fa riferim ento ad aspetti im portanti
della vita p ro p ria m en te um ana: l’am icizia, le sfide, la fraternità. Si tra t­
ta di beni p ro p ria m en te um ani, poiché coinvolgono la perso n a stessa e
la im plicano n o rm alm ente in determ in ate relazioni con altri uom ini;
- intelligibile, p o ic h é possiam o co m p ren d ere il valore ch e questi
beni riv esto n o nella n o stra vita, giungendo anche perfino a d a r ra ­
gione del p erch é so n o im portanti;
- in ten zio n ale, p erch é ci dirigono verso la realtà, ci m u o vono ad
agire, a realizzare q u esta b o n tà riscoperta. Si tra tta p e rò di u n ’in te n ­
zionalità p iù com plessa di quella dei sentim enti sem plicem ente cau­
sati, co n sid erato che p e r la sua realizzazione si richiede, di norm a,
l’interazion e m u tu a di p erso n e diverse, nel m om ento in cui sono ori­
g inariam en te coinvolte. È così che possiam o co m p ren d ere com e l’in­
tenzio n alità d i q u esti sentim enti non sia d ire tta verso u n a cosa, m a
verso u n a p erso n a, la sua lib ertà, un m odo com une di agire.
L a fo n te di q u este esperienze non si rinviene perciò sem plice-
m ente n ella causa neurofisiologica che com p o rtan o , q u an to nel m o ­
tivo in cui tro v a n o la loro ragion d ’essere: non è ta n to un sentim en­
to «causato» q u an to «m otivato».
D o v e si colloca la sessualità tra questi due tipi di stati affettivi?
D a u n lato, la sessualità co m p o rta n ell’uom o u n a pulsione, u n ’incli­
nazione, con u n a b ase neurofisiologica concreta che, com e voce del
corpo, an n u n cia u n a carenza nel desid erio o una pienezza nella sua
soddisfazione. Si sco pre così uno dei valori della sessualità, in q u a n ­
to m odificazione d ella g en italità che rig u ard a la persona. D a un al­
tro lato, tu ttav ia, il m o d o in cui la p erso n a vive la reazione davanti a
una p erso n a di sesso diffe re n te im plica non so lta n to u n a b ase n e u ­
rofisiologica, m a an che u n a sua in terp reta zio n e in ragione del bene
u m an o che a p p o rta alla p ersona; è così che q u e ll’in terp reta zio n e d i­
venta u n m otivo, p e r cui l’intenzionalità d ella reazione è più com ­
plessa. Il desid erio sessuale cessa di essere u n a sem plice pulsione che
si dirige verso u n a cosa, un sem plice oggetto, p e r convertirsi in un d e ­
siderio p ro p ria m e n te u m ano che si dirige verso un co rp o personale.
S e si seg u e il flusso del d esid erio sessuale, ci si accorge che esso con­
d uce n o n sem p licem ente verso un oggetto, qualcosa da usare, bensì
v erso u n ’azione sessuale com une. C erto, n el desiderio sessuale può
fare con forza la sua com parsa l’inclinazione a ll’in terazio n e m utua
d ei corpi che soddisfi la ten sio n e sessuale p ro d o tta . U n sim ile desi­
d erio include p e rò di necessità una v alutazione del b en e im plicato
d all’in terazio n e con l’altra p erso n a, nella sua c o rp o reità e nella sua
libertà. Si tra tta p e rta n to di un desiderio che è ap e rto a u n a dim en­
sione p iù am p ia nel suo stesso vissuto. P e r questo, nel caso della ses­
sualità, n oi ci tro v iam o di fro n te a u n a reaz io n e com plessa, che in­
clude in sé elem en ti di en tram b i i tipi di reazioni, neurofisiologica e
m otivazionale.
Q u ali sono allo ra le dim ensioni c o m p o rtate da q u esta reazione
o riginaria?

2. Dimensioni dell’esperienza dell’amore


D iv erse sono le strad e attrav erso le quali si può giungere a co­
gliere la ricchezza di tale esperienza: si raccolgono di seguito in for­
m a sin tetica le dim ensioni che in m aggiore o m inore m isura sono
p resen ti n ell’esp erien za d ell’am ore. È vero che c ’è chi p o tre b b e af­
ferm are che nel p ro p rio vissuto d ell’am o re non ha fatto esperienza
di u n a d e te rm in a ta d im ensione o livello. C iò non significa in alcun
m odo, p erò , che n o n si risco n trin o n el vissuto di altre persone, com e
è riflesso d alla sto ria stessa e dalla trad izio n e le tte raria.2 Si tra tta ora
sem plicem ente di co gliere sch em aticam en te la ricchezza e la com ­
plessità d ell’esp erien za d ’am o re a p artire dalle varie form e che essa
può assum ere,3 sen za e n tra re tu ttav ia n ella com plessità d ella sua
causa e d el ru o lo ch e gioca la necessaria rap p resen tazio n e sim bolica
in ciascuno dei diversi livelli.
N ell’analisi d elle diverse dim ensioni insite n ell’attrazio n e tra
l’uom o e la d o n n a n oi p o rre m o cinque dom ande: qu al è la reazione
p ropria di ciascun livello, cosa la m otiva, q u ale finalism o com porta,
q ual è il su o a tto p ro p rio e ch e ripercussione soggettiva com porta.

a. D im ensione corporale-sensuale

La dim en sio n e co rp o rale-sen su ale è quella più im m ediata alla


coscienza, com e u n d ato di fatto. L a p e rso n a reagisce alla vista o al
co n tatto di un co rp o sessuato in m odo diffe re n te con u n ’eccitazione
co rp o rea precisa e concreta.
Q u ello ch e h a p ro d o tto questa eccitazione fisica, sem pre nella
m ediazione sim bolica, è l’aver colto i valori sessuali dell’altra p erso ­
na in q u an to co m p lem en tari dei propri. In qu esto m odo si risveglia
tu tto u n d inam ism o del co rp o e di determ in ati organi che è n a tu ra l­
m e n te finalizzato al co rp o e agli organi della p erso n a di sesso o p p o ­
sto. In virtù di q u esta finalizzazione l’uo m o si o rie n ta verso la d o n n a
e viceversa ce rcan d o una co m p lem en tarità co rporeo-genitale. In
q uesta d im en sio n e, la p erso n a è vista so tto la p ro sp ettiv a d ei valori
corporei-sessuali di cui è in possesso: sono loro che in q u esta d im en ­
sione in teressan o . E ssa si p resen ta con u n a fo rte im pulsività, toccan­
do il livello pulsio n ale legato alla c o rp o reità e richiede p e r il suo svi­
luppo l’atten zio n e. È necessario te n e r con to del fatto che il risve­
gliarsi del d inam ism o sessuale e il suo sviluppo sono vissuti in m a­
n iera diversa n ell’u o m o e nella d o n n a, acquisendo q u esta dim ensio­
n e una p rep o n d e ra n z a psicologica m aggiore nel m aschio.
Il suo atto p ro p rio è l’u n io n e sessuale, che a sua volta possiede
u n ’in trin seca cap acità riproduttiva.

2 Cf. la selezione di testi che propone A. K a s s - L . K a s s , Wing to wing, oar to oar:


readings on couriings and m arrying, University of N otre D am e Press, N otre Dame,
In d .2000.
3 Mi ispiro in linea generale a K. W o j t y l a , A m o re e responsabilità. M orale ses­
suale e vita interpersonale, M arietti, Torino 1978; C.S. L e w is , I quattro amori, Jaca
Book, M ilano 1990.
U n a volta rag g iunta la sua finalità, p ro d u ce una soddisfazione
sensuale, il p iacere carnale, ap p a g an d o lo stesso desiderio e la stessa
necessità che si e ra p ro d o tta . In q u esta dim ensione il p iacere ap p a re
com e u n p iacere «necessità», te m p o ralm en te vincolato alla stessa
esecuzione d ell’azione.

b. Dim ensione affettivo-psicologica

C i tro v iam o o ra d av an ti ad u n a d im ensione nuova, nella quale


l’esperien za d ell’in co n tro tra l’uom o e la d o n n a acquista sfum ature
diverse. N o n è adesso il corpo a reag ire n ell’eccitazione, q u an to p iu t­
to sto la stessa in te rio rità um ana: l’affetto. D i fro n te a differenti va­
lori della p erso n a, com e la sua sim patia, la sua allegria, la sua fortez­
za, il so g g etto reagisce con l’em ozione. L’em ozione si configura così
com e la reaz io n e d av an ti al m o d o in cui l’altra p erso n a nella sua m a­
scolinità o fem m inilità incarna diversi valori um ani, co n fere n d o loro
la sua p ro p ria o rig in alità in una com plem entarità.
C iò che m o tiv a u n a sim ile reaz io n e n o n sono i valori corporei,
m a i valori um ani collegati al fa tto d ’essere m aschio o fem m ina. D i
fro n te al d iffe re n te m o d o con cui si affro n ta n o le difficoltà, o si è ca­
paci di ten erezza, o di m e tte re a fuoco i problem i, o di go d ere di ciò
che n ella vita c ’è di positivo con u n a gioia singolare, o di tro v a re ciò
che è au ten ticam e n te um ano... Si tra tta ora non ta n to di una pulsio­
ne q u a n to di u n o stato affettivo o sen tim en tale estre m am e n te inte­
ressan te e che a p re dim ensioni n u o v e della p erso n a in p reced en za
sconosciute, po ich é sco p re il m on d o deH’in te rio rità in cui l’altra p er­
sona si fa p re se n te con u n a p ro p ria originalità, ricreando grazie alla
m em o ria, esp erien ze già vissute o p ro ie tta n d o si in situazioni possibi­
li con l’im m aginazione. Il livello p re c e d e n te n o n è stato elim inato,
dal m o m en to che si conserva nella sua giusta dim ensione: l’attrazio ­
ne fisica co n tin u a, in teg rata p e rò in u n ’attrazio n e più p rofonda, più
um ana, in cui la stessa attrazio n e sensuale raggiunge un significato
nuovo, si arricchisce.
A q u esto livello si dà anche una co m p lem en tarità, m a di tipo af­
fettivo, p e r cui la p erso n a si vede finalizzata non ta n to nei valori co r­
porei, q u an to alla m u tu a p resen za in terio re d ell’am ato d en tro di sé
con i suoi valori. In q u esta dim ensione a p p a re il v alore sim bolico d el­
la vita, degli av v enim enti e delle cose. A sso rb e la m em oria e l’im m a­
ginazione, si esp rim e attrav erso gesti di ten erezz a e di delicatezza:
costituisce la tra m a d ell’am ore, la fonte della sim patia e d ell’inventi­
va. A cquisisce u n a ricchezza psicologica più m a rcata nella donna.
Il suo a tto p ro p rio è l’u n io n e dei sentim enti, vissuta com e una
co m p lem en tarità o riso n an za affettiva che p erm ette un co m u n e sen ­
tim ento: sen tire con l’altra p erso n a, sen tire com e l’altra p erso n a, in
una m u tu a em p atia.
L a realizzazione di q u esto sen tim en to com une p ro d u ce un sin­
golare co m piacim ento, com e la soddisfazione p e r l’arricchim ento
della co m p lem en tarità affettiva nei valori um ani, così che la sua va­
lenza te m p o rale è p iù stabile. Si tra tta o ra di un p iacere ch e è visto
non ta n to so tto il p rofilo della necessità che soddisfa q u an to d ell’ar-
ricchim ento che offre.

c. D im ensione personale

In q u e sta nu o v a dim ensione, la reaz io n e p ro p ria è l’am m ira zio ­


ne, che coinvolge il livello su p e rio re della vita psichica d e ll’uom o:
l’intelligenza e la v o lontà. L’am m irazio n e nasce q u a n d o si p e rc e p i­
sce che l’attra z io n e esercitata dalla p e rso n a di sesso o p p o sto non
tro v a m o tiv o so lta n to nella c o m p lem en tarità d ei suoi valori sessu a­
li o dei suoi valori um ani connessi alla m ascolinità o fem m inilità,
m a p rin c ip alm en te n el fa tto ch e tale attra z io n e si co n c en tra nella
perso n a in q u a n to tale. «Il valore» n o n è o ra q u alco sa della p e rs o ­
na, u n a sua q u alità - il su o corpo, la sua intelligenza, la sua b ellez­
za - bensì la p e rso n a m edesim a, che ci in terp ella n ei c a ra tte ri ses­
suali del su o co rp o e nei suoi valori um ani. L’altra p erso n a di sesso
diffe re n te a ttra e n o n s o lta n to p e r le q u a lità che h a, a ttra e o ra p iu t­
tosto p e r ciò che è, in rag io n e della sua in trin seca preziosità. Ciò
co m p o rta un rico n o scim ento d ella singolare dignità della p erso n a,
non solo p e r la sua u m a n ità (possesso di q u alità e facoltà p ro p rie
della specie u m a n a), m a so p ra ttu tto p e r il suo c a ra tte re unico e ir­
ripetibile, ch e n o n p u ò essere so stitu ito d a alcun’altra in v irtù della
sua so g g ettiv ità, g razie alla q u a le è lei che p ossiede se stessa, go­
vernan d o si d a sé e dirigendosi ai fini ch ’ella stessa si prefigge. L a
perso n a a p p a re o ra com e «qualcuno» co n u n ’id e n tità a sso lu ta m en ­
te singolare. Q u alc u n o che n o n è tu tta v ia im p en etrab ile n é inco­
m unicabile, m a che n ella sua lib e rtà p u ò stab ilire u n a com unicazio­
ne nella q u ale o ffrire n o n s o lta n to qualcosa di sé, le p ro p rie q u a ­
lità, m a se stessa.
La finalizzazione ch e tale reazione pro d u ce va indirizzata non già
alla sem plice u n io n e dei corpi, o alla risonanza affettiva, m a alla p ro ­
m ozione d ella p erso n a, alla ricerca della sua felicità e p ienezza, la
quale si d a rà n ella m u tu a co m unione delle persone: è con lei che si
desid era vivere, co n dividere il cam m ino della vita. A m are, a questo
livello, indica u n a v o lo n tà di prom ozione.4
Il suo atto p ro p rio è il «dono reciproco di sé», che rende possibi­
le ta le co m u n io n e in cui raggiungere la pienezza.
Q u a n d o si in sta u ra q u esta reciprocità, si raggiunge una singolare
soddisfazione, il g a u d iu m , un tipo di p iacere assolutam ente distinto
dai d u e p rece d en ti, poiché non nasce dalla soddisfazione di una
m ancan za, n é dal solo arricch im en to che si riceve. E sso nasce princi­
p alm en te d alla co m unicazione della p ro p ria ricchezza personale,
cioè il d o n o di sé, p e r cui è di n atu ra spirituale. Ci troviam o davanti
alla gioia.

d. D im ensione religiosa

L’attrazio n e ch e u n a p erso n a è in g rad o di p ro d u rre p u ò essere


rife rita n o n solo ai suoi valori co rp o rei o affettivi, o alla stessa p e r­
sona, m a an ch e al fa tto che in essa si disvela un m istero che la tra ­
scende, m a che in lei si re n d e p resente: si tra tta d el m istero di D io. È
a llo ra che insorge lo stu p o re, com e reaz io n e p ro p ria di fro n te al m i­
stero dell’altro. È qui che si spiega l’origine ultim a non solo d ell’in­
sostituibilità e irrip etib ilità della p erso n a u m an a che al livello p rece­
d e n te si m o stra v an o com e decisive, m a anche della possibilità di en ­
tra re in co m u n io n e con lei; la sua origine è che la p erso n a è am ata
singo larm en te da D io: «la p erso n a u m a n a è l’unica c rea tu ra sulla te r­
ra che D io ha am ato p e r se stessa» (G S 24). A d a ttra rre sono o ra il
m istero di D io e del suo am o re p resen ti n ell’altra persona.
L a finalizzazione p ro d o tta da q u esta reaz io n e è indirizzata non
solo alla co m u n io n e con la p erso n a, m a verso il vivere nella com u­
nio n e con l’altro la co m unione con D io, p re se n te nella persona, ed
e n tra re così in alleanza con l’am o re cre a to re di D io. L ’originalità di
q u esta co m u n io n e con D io è che si realizza n ella co m unione um ana
e sen za q u e s t’u ltim a n o n p u ò realizzarsi.
L’a tto p ro p rio di q u esta dim ensione d ell’attrazio n e tra uom o e
d o n n a è la lo d e e il ren d im en to di grazie, che im plicano anche una
singolare v en erazio n e della p erso n a am ata.
Q u e sta lode a D io e q u e sta v en erazio n e della p erso n a, com e un
tem pio san to in cui ab ita lo Spirito, ren d o n o possibile all’uo m o di es­

4 Cf. M. N é d o n c e l l e , Vers ime philosopliie de l'ninour et de la personne, Aubi


M ontaigne, Paris 1957.
sere già p artecip e, an che se in m o d o im perfetto, della felicità del cie­
lo. Il p ia cere che p ro d u ce, in q u an to gioia, è p ro p ria m en te la gioia dei
beati, la beatitudo, anticipo d e ll’e te rn a pienezza, che si lascia gustare
nella co m u n io n e tra uom o e d o n n a.5

3. Conclusione
Si tra tta v a di cogliere la ricchezza delle dim ensioni co n ten u te
nell’attrazio n e tra u o m o e d onna. S ono dim ensioni diverse ch e si col­
legano a q u e s t’attrazione: la co rp o reità, l’affetto, il su o spirito, Dio.
M a su che cosa si fo n d a q u e s t’attrazio n e? Il suo fo n d am en to si tro ­
va in un 'identità e in una d ifferenza.6
- Id en tità , nella m isura in cui solo la p erso n a ci a ttra e in questo
m odo: non gli o g getti, né gli anim ali, n é gli angeli. C ’è u n ’id e n tità di
n atu ra, di d ignità, di origine e di destino.
- D ifferen za, che c ’è nelle diverse dim ensioni. L a differenza vis­
suta a livello co rp o reo , affettivo e spirituale, ren d e evidente l’alterità
della perso n a: essa è altro/a. C on tu tto quel che co m p o rta, q u esta dif­
ferenza n o n è vista tu ttav ia com e u n a m inaccia, m a p iu tto sto com e
u na ricchezza che ap re a possibilità nuove, im pensabili nella p ropria
solitudine. L a differenza si p resen ta allora com e u n ’occasione di
co m p lem en tarità, di co m unione singolare.
Si tra tta p e r un altro verso di dim ensioni chiuse in se stesse, co­
m e fossero dei co m p artim en ti stagni? È ce rto che si tra tta di d im en ­
sioni irriducibili l’u n a alle altre, cioè n o n deducibili, né in tercam b ia­
bili. M a il fatto che siano irriducibili n o n im plica in alcun m o d o che
siano im p en etrab ili. Ci sono così tra lo ro u n a m u tu a in terrela zio n e e
un arricch im en to , che ren d o n o possibile u n a g rad u ale integrazione
delle lo ro reazio n i e finalità, com e v ed rem o più avanti. O ccorre d ’al­
tra p a rte te n e r c o n to che «ciò che sta in alto si sostiene su ciò ch e sta
in basso» e, a sua vo lta, «ciò che sta in alto equilibra ciò che sta in
basso». C om e dire, l’originalità d ell’am o re tra uom o e d o n n a, al suo
livello spirituale, si fo n d a sui livelli affettivo e co rp o reo , in m odo ta ­
le che se qu ello che sta so tto si sgretola, quello che sta sopra vacilla
e viceversa. Così, la p e rd ita d e ll’attrazio n e ero tica p er la m ancanza

5 Cf. V. S o l o v ’é v , Il significalo d e ll’amore, La C asa di M alriona, M ilano 1988,


9 3 -9 5 .
6 Cf. A. S c o l a , Idem idad y diferencia. L a relación hombre-mujer, Encuentro, M a­
drid 1989.
di u n a m u tu a atten zio n e affettiva p u ò far vacillare il d o n o di sé e la
m ancan za del d o n o di sé p u ò far p e rd e re l’arm o n ia affettiva e lo
stesso desid erio sessuale.
D o p o q u esta d escrizione dei d ifferenti livelli insiti nell’attrazio ­
ne u o m o -d o n n a nasce o ra la qu estio n e del suo significato, del ra p ­
p o rto tra q u esti livelli, del su o ru o lo nella configurazione d ell’id e n ­
tità p erso n ale e d el destino di u n a vita. Si tra tta , in definitiva, della
q u estio n e d ell’in terp reta zio n e d ell’esperienza sessuale.
Capitolo terzo

Identità della persona


ed esperienza dell’amore:
l’unità duale

I prim i capitoli d ella G enesi possono essere letti com e una storia
edificante che cerca di spiegare il perch é d ell’attu ale situazione: D io
creò l’u om o, m aschio e fem m ina, a sua p ro p ria im m agine, gli diede
la lib ertà, no n com e m e ra possibilità di scelta arb itraria , m a in riferi­
m ento a un b en e e u n m ale che non dip e n d ev an o da essa; tra A d a ­
m o ed È v a sussisteva una relazione di innocenza, p erò, istigati dal
serpen te, ca d d ero in peccato e con ciò p e rd e tte ro l’am icizia con D io
e si in sin u aro n o tra di lo ro la concupiscenza e la m o rte che sono
giunte sino a noi. U n a sim ile le ttu ra cronologica p u ò non attin g ere
tuttav ia in m isu ra sufficiente ai co n ten u ti p ro fo n d a m e n te an tro p o lo ­
gici e m o rali che il testo sacro nasconde.
II n o stro in ten to sarà allora quello di far em erg ere qu esti c o n te­
nuti p o n en d o a co n fro n to l’esperienza p ro p ria d ell’am o re con il rac­
conto. In q u esto m o do sarà possibile cogliere com e la rivelazione il­
lum ini l’esp erien za e, inoltre, com e n ell’esperienza che la rivelazione
racco n ta si sco p ran o i tra tti au ten ticam e n te um ani della esperienza
perso n ale, che acq u istano con n o tazio n i nuove. A d am o , l’uo m o di
tu tti i tem pi che vive l’esperienza della solitudine, d ell’in c o n tro con
È va, co n la d o n n a, d ella sco p erta d ell’unio n e tra i due... Si tra tta di
aspetti ch e rig u a rd an o ogni esp erien za d ’am o re e nei quali si rivela­
no l’id e n tità d ella p erso n a e il suo destino. V ediam o in che m o d o .1

1 Mi ispiro al prim o ciclo delle «Catechesi sull'am ore um ano» di G io v a n n i P a o ­


lo II, Uomo e donna Io creò.
1. Corporeità, solitudine e soggettività:
«non incontrò un aiuto adeguato»

a. L ’esperienza del corpo come «corpo proprio»

A d am o , creato d alla te rra con q u e ll’atto di D io che plasm a e ali­


ta, è un essere che sussiste in u n a realtà duale: carne e spirito, corpo
e anim a. G razie al co rp o è in relazio n e con il creato: è un essere vi­
vente com e ta n ti altri ch e po p o lan o la terra. Il co n tatto con qu esta
te rra possiede u n ’in trinseca m ediazione corporea: il m ondo che lo
circonda lo rig u ard a d ire tta m e n te e d en tra in lui attrav erso le fine­
stre dei suoi sensi. È grazie alle sensazioni di cui fa esperienza nel
suo co rp o nel m o m en to in cui reagisce di fro n te al co n tatto con la
realtà: il dolore, il piacere, l’attrazio n e, il tim ore, l’avversione, che è
capace di ap p rezzare il p ro p rio valore, di iniziare la com prensione
riflessa di sé: è un essere che vive n el m on d o s tru ttu ralm en te ap e r­
to alla realtà.
Il co rp o n o n è tu ttav ia «qualcosa» tra il m on d o e il soggetto, co ­
m e se fosse un terzo, distinto dal soggetto: non è un oggetto in più,
che si o p p o n g a alla sua coscienza e libertà e che perciò sia privo di
significati p ersonali e che possa essere tra tta to strum entalm ente.
N ella rip ercu ssio ne che h an n o aH’in tern o della sua coscienza, i
diversi sen tim en ti co rp o rei gli c o n sen to n o un prim o apprezzam ento
del suo co rp o com e co stitu tiv am en te intrinseco alla sua stessa p e r­
sonalità, e n o n co m e qualcosa di posseduto. C olui che sente, che sof­
fre, che h a p au ra, che gioisce è il soggetto: m i fa m ale un braccio, m a
è a m e che fa m ale, al m io «io». I sentim enti rivestono un ruolo d e­
cisivo p erch é la p e rso n a possa com prendersi com e p erso n a «corpo­
rea», ben ch é in n essun m odo rid o tta alla co rp o reità. Essi le consen­
to n o di av ere u n a ch iara coscienza della p ro p ria «unicità» m a, nello
stesso tem p o , d ella p ro p ria «dualità»: è capace di sentire, m a anche
d i in te rp re ta re il suo sentire, persin o di indirizzarlo e, più ancora, di
attu arlo o p p u re no.
L a p erso n a è p e rta n to un soggetto che sente, che pensa, che agi­
sce, m a in u na d u alità di co m p o n en ti che sono intrinsecam ente uni­
ti: co rp o e anim a. E ciò è possibile perché anim a e corpo sono uniti
in una m a n iera o riginaria, in nessun m odo giustapposta, m a in m odo
essenziale, arriv an d o a costituire un tu tto unico. N el linguaggio m e­
tafisico q u esta u n icità si esprim e afferm ando che la p erso n a è u n ’u­
nità che sussiste in co rp o e anim a ( G S 14).2
A d am o , l’A d am o di tu tti i tem pi, si ritro v a nella creazio n e con
u n ’esisten za co rp o rea che gli è stata d a ta e che si vede to c cata da
ta n te cose. N el suo co rp o si n asconde una passività radicale nei con­
fronti d ell’iniziativa della sua volontà di essere toccato: è un corpo
che soffre e so p p o rta b en c h é la p erso n a n o n l’abbia deciso, un corpo
che p resen ta u n a v u lnerabilità radicale. C ’è qualcosa che la persona
non h a p e r n ie n te scelto, qualcosa che sfugge al suo co n tro llo e alle
sue intenzioni, ed è la «passività» del suo corpo. Si tra tta d u n q u e di
u n a p assività che è vissuta com e qualcosa di p roprio, giacché nei di­
versi se n tim en ti si p ersonalizza, si interiorizza e si co n v erte così in
una decisiva so rg en te m otivazionale.3
E così, in q u an to è essere co rp o reo , A d am o p u ò e n tra re in co­
m unicazione con il m ondo, il q u ale a sua volta si trasform a non sem ­
p licem en te in u n a som m a di oggetti che stan n o lì, m a in un orizzon­
te la ten te in ogni u m a n a esp erien za, in noi sem pre presente.

b. Il dom inio sul m ondo

G razie a q u esto legam e con il m on d o nel corpo, l’uom o p u ò eser­


citare so p ra di esso u n influsso. N ella descrizione che del «principio»
tratteg g ia il seco n d o racconto della creazione, u n a delle prim e atti­
vità che D io affida all’uom o è p ro p rio quella di assegnare un nom e
agli anim ali (G e n 2,19-20). C on ciò in ten d e significare che esercita
u na singolare a u to rità so p ra la creazione. L’uom o è stato crea to con
u no sta tu to onto lo g ico diverso dal re sto degli anim ali. E q u esto sta­
tu to onto lo g ico si riflette anche nel suo corpo, poiché grazie ad esso
govern a il m ondo, lo dom ina, Io cam bia.
Se nel p rim o racconto (G e n 1) si sottolineava il fatto della crea­
zione d ell’u o m o e d ella d o n n a a im m agine e som iglianza di D io, ora
possiam o c o m p ren d ere una p rim a indicazione d el co n ten u to di q u e­
sta im m agine: allo stesso m o d o in cui D io dom ina la creazione, così
anche l’u o m o esercita un dom inio so p ra il creato. D a re il n o m e si­

2 Cf. D. S c h i n d l e r , «Veritatis splendor e l’im portanza del m ondo e della cultura


per la teologia morale; la libertà e la natura “nuziale-sacram entale" del corpo», in L.
M e l i n a - J . N o r i e g a , C amminare nella luce. Prospettive della teologia morale, LUP, R o­
ma 2004.
3 Cf. P. R ic o e u r , L a semantica dell'azione. Discorso e azione, Jaca B ook, M ilano
1987, 74-82.
gnifica u n ’attiv ità p ro p ria m e n te divina e indica il dom inio sulla
realtà a cui il n o m e viene conferito.
Q u esto m o n d o ch e A d am o dom ina e a cui dà nom e è sperim en­
ta to com e q ualcosa che è stato d ato p e r lui. N el racconto genesiaco
si rileva con forza co m e tu tta la creazione sia un d o n o che D io fa al­
l’uom o, p erch é gli sia d ’aiuto. E d è attrav erso il lavoro che l’uom o o t­
tiene q u e s t’aiu to e p u ò p erp etu arsi com e «essere vivente».

c. L a scoperta della propria soggettività

Il d o m inio che l’u o m o esercita sulla creazione non sem bra p e ra l­


tro appagarlo. L o stesso testo racconta com e, n o n o stan te la grande
v arietà di anim ali che gli sfilarono davanti, «non trovò un aiuto che
gli fosse sim ile» (G en 2,20). Si tra tta com e di un te st che gli consen­
te di p re n d e re coscienza della p ro p ria su p erio rità e di non potersi
collo care allo stesso livello degli altri anim ali.
C om e m ai A d am o si tro v a v a solo? C ertam en te l’esperienza di
n o n tro v a re u n aiu to ad e g u ato riconduce la p erso n a d en tro di sé. È
il m o m en to in cui si scopre la p ro p ria soggettività e com e sia im pos­
sibile condividerla con oggetti, con cose, con anim ali. Si ren d e con
ciò m an ifesto in che m o d o il corpo, che lo collega alla creazione e gli
co n sen te di sp erim en tarla com e qualcosa che p u re lo riguarda, Io
ren d e o ra diverso d alla creazione, lo sep ara d a lei. E con qu esto si
m anifesta la su a solitudine.
Q u e sta so litu d in e n o n si riem pie con oggetti, né con occupazio­
ni: la sola presen za delle cose re n d e anzi più evidente la solitudine.
L’uo m o si p resen ta com e il re del creato, m a il creato non è tu ttav ia
capace di co lm are il suo cuore. È così che si co m p ren d e com e la sua
vita n o n p u ò rid u rsi al lavoro, al sem plice dom inio delle cose.
In q u esta solitu d ine a p p a re l’o riginalità d el soggetto um ano in
q u an to individuo diverso d a tu tto il creato: in essa scopre la capacità
di autocoscienza, vale a d ire di p re n d e re coscienza di se stesso, della
p ro p ria originalità, del valore di ciò che com pie; e nello stesso tem ­
p o la cap acità che possiede di au to d eterm in az io n e, e cioè di essere
egli stesso a im p o rre un nom e, a lavorare, a p re n d e re decisioni, ri­
s p o n d en d o in d efinitiva anche di se stesso. P er qu esto A dam o, soli­
tario in un m o n d o di oggetti, co m p ren d e che la sua capacità di a u to ­
d eterm in azio n e n o n rife rita che a delle cose n o n esaurisce la sua sog­
gettività: la lib ertà n on tro v a una spiegazione ad e g u ata se si riferisce
so lta n to a cose. Il d esiderio, che lega A d a m o alla creazione, è ab ita ­
to da u n ’aspirazione più p ro fo n d a, che tu ttav ia ignora, dal m om ento
che ig n o ra l’o rizzo n te com plessivo di senso e il p o sto che occupa il
suo essere co rp o reo . La sua stessa id e n tità gli a p p a re sconosciuta
qu an d o g u ard a sem p licem en te il m on d o delle cose e degli anim ali.
Gli viene da chiedersi: «C he significato ha d u n q u e la m ia re a ltà co r­
p o rea leg ata al m o n d o se q u esto m on d o non è capace di co lm are la
m ia soggettività?».
Q u esta so litu d in e è p o sta in risalto in u n m odo singolare nel te ­
sto biblico, po ich é si tra tta di un elem en to che p rece d e il fa tto di es­
sere m aschio e fem m ina. A d a m , il nom e generico del p rim o essere
um ano, è un essere solo, che an c o ra non riesce a capirsi. E n ep p u re
la stessa relazio n e con D io, nella quale è creato, è capace di aiutarlo
a scoprire la p ro p ria identità: essa è costitutiva del suo essere, certo,
p erò n o n basta. D ire che l’uo m o in q u an to tale è solo equivale a di­
re che n ep p u re sa chi sia, poiché non sa individuare il p ro p rio posto
nella to ta lità d ella creazione.
D i fro n te alla d isillusione ch e la sua attiv ità gli p ro c u ra , d a v a n ­
ti alla n o ia di u n a vita tra le cose, A d a m o e n tra in un sogno, il p ri­
m o sogno. È n el so g no che la vita co scien te si a tte n u a e la lib ertà
si so sp e n d e, che le p reo cc u p azio n i sem b ra n o ac q u ieta rsi, ch e ciò
che è sp ecificam en te u m a n o si im m erge n elle n eb b ie d e ll’inco­
scienza. S em b ra che A d am o desid e ri to rn a re al nulla d a cui è ve­
nuto. U n m o n d o p ie n o solo di oggetti non m e rita la p en a di essere
vissuto.

2. Incontro e identità:
«carne della mia carne
e osso delle mie ossa»
a. IL risveglio dal sonno

L a più g ran d e difficoltà di A dam o, d ell’A d am o di tu tti i tem pi,


consiste nel co n o scere chi egli sia, qu al è la sua identità, q u al è il suo
posto nel m ondo, q u al è il suo destino. E cco il so rg ere della m agna
quaestio.4 G u a rd a n d o alla crea zio n e in fra u m an a n o n tro v a risposta
e p e r q u esto l’unica risposta è q u ella di assopirsi.
M a A d am o , l’A d a m o di tu tti i tem pi, è risvegliato da u n a p re se n ­

* Cf. S. G ry g ie l, Extra com m unionem personaruni nulla philosophia, LUP, R om a


2002 .
za in so sp ettata, la p resen za d ella d onna. E viceversa. È il p rim o in­
co n tro d ell’u o m o e d ella d o n n a ed è lì che h a luogo una rivelazione
singolare d ella p ro p ria id e n tità p erso n ale e del destino della vita.
Q u esto in co n tro è qualcosa di indeducibile dalla n a tu ra stessa.
N ella sua solitu d in e la sua stessa n a tu ra c o rp o re a gli a p p a re com e
u n ’incognita. L a d o n n a non è n em m eno una possibilità che egli p o ­
tesse sp erare: p rim a av v erte so lta n to la sua incom pletezza, la m a n ­
canza di u n aiu to ad eguato. L’esclam azione di A d am o p o n e in evi­
denza l’o riginalità di q u esto incontro: «Q u esta sì che è carne della
m ia ca rn e e osso d elle m ie ossa» (G en 2,23).
Il m o d o in cui il te sto sacro riferisce Tatto m ed ian te il quale D io
crea la d o n n a, p ren d en d o una costola dal costato di A d am o d o r­
m ien te, riflette in ca teg o rie sem itiche l’id e n tità fo n d am en tale di en ­
tram b i, che si trova al fo n d am en to ontologico della possibilità del lo­
ro in co n tro d ’am ore.

b. Il riconoscimento della propria identità: l ’unità duale

C osa h a inteso d ire A d am o con la sua esclam azione?


L’esp ressio n e di A d am o rip ro d u ce nel linguaggio sem itico una
nuova form a di conoscenza di sé; si tra tta del riconoscim ento della
p ro p ria id e n tità nel riconoscim ento della dignità e differenza della
p erso n a che h a d av an ti e che gli si ren d e p resen te attrav erso il suo
corpo: sua carne, su e ossa.
È in q u esto m o m en to in cui fa la sua ap p arizio n e la d o n n a che il
nom e g enerico con cui la B ibbia chiam a il prim o essere um ano
A d a m cam bia e si fa specifico: «La si ch iam erà d o n n a ( ’tshsha), p e r­
ché d all’uo m o ( ’ish) è stata tolta» (G e n 2,23). È allora che A dam o,
T essere um ano, p re n d e coscienza di sé di fro n te alla presenza della
p erso n a di sesso opp osto. È allo ra che A d am o conosce in quale m a ­
n ie ra q u esta carn e e q u este ossa, e cioè q u esto corpo che lo univa al­
la creazione, co m p o rtasse u n ’incom pletezza che lo faceva an e lare a
u na co m p lem en tarità, che gli apriva u n a com plem entarità.
In se stesso il co rp o u m ano fa riferim en to a u n ’altra perso n a ses­
su ata in m o d o d ifferente. A d am o è capace di riconoscere se stesso
nel co rp o d i u n ’altra persona. P erché? A l fondo di qu esto secondo
racco n to d ella creazione si n asconde u n a p ro fo n d a teologia sul si­
gnificato del co rp o che ha un intrinseco riferim en to al p rim o rac­
conto, in cui si n arrav a la sola creazione d ell’uom o, m aschio e fem ­
m ina, a im m agine e som iglianza di D io (G e n 1,27). C on ciò si in te n ­
de esp rim ere in q u ale m odo la p erso n a um ana sia sta ta c re a ta in un
costitutivo riferim en to ontologico u o m o-donna, in cui la sessualità
occupa u n ru o lo decisivo.
L a so litu d in e originaria, riflessa nell’am biguità del co rp o e che
esprim eva la su p rem azia nei riguardi di tu tti gli altri esseri anim ati,
scopren d o la soggettività della p erso n a p e r la sua capacità di auto-
coscienza e di au to d eterm in az io n e, si m o stra o ra com e u n ’a p e rtu ra
ontologica a u na p resen za singolare della d o n n a, in te rio re e a n te rio ­
re alla coscienza, in m odo tale che le consente di riconoscerla.
M a cosa è che riconosce? R iconosce che la sua esistenza c o rp o ­
rea si sp ieg a p recisam en te com e una pienezza so lta n to in q u a n to esi­
ste u n ’u n io n e o rig in aria con lei: è possibile co m p ren d ere il su o esse­
re solo in q u esta «unità duale» o com e u n ’«unità d ei due», po ich é la
carne e le ossa, l’essere intero, si in ten d e in rife rim en to all’altro. Il
suo sussistere com e p ersona, secondo l’essere to tale che D io ha crea­
to, si riferisce ad u n « esistere u n ito a un altro», la d o n n a, e viceversa.
F uori d a q u e sta co m unione originaria, n o n è possibile capirsi, n o n è
possibile l’esistenza, n o n è possibile co m p ren d ere il ru o lo ch e si oc­
cupa n ell’universo.
Q u esto rico n o scim ento si basa su un d a to previo all’in te rp re ta ­
zione che di essa l’u o m o ha dato. A p p a rtie n e p e rta n to al nucleo d el­
l’esp erien za o rig in aria dell’am o re, ren d en d o la possibile. L’essere
deH’uo m o riflette n ella sua c o rp o reità sessu ata una co m unione o ri­
ginaria in trin seca alla sua stessa costituzion e ontologica. L a perso n a
um ana, in q u an to p erso n a co rp o rea , possiede d u n q u e una q u alità co-
m unionale, o n to lo g ica m en te a p e rta alla co m unione con l’altro.5
N ell’a p p a re n te sem plicità del testo sacro è ancora tu ttav ia n e­
cessario so tto lin ea re un u lterio re elem en to dell’a tto cre a to re d el­
l’uom o e d ella d o n n a. N el p rim o testo della creazione, n a rra to nel
prim o cap ito lo d ella G enesi, si fa riferim en to all’u n ità d u ale com e
o ggetto dell’a tto creativo di D io: «Facciam o l’uo m o a n o stra im m a­
gine, a n o stra som iglianza... D io creò l’uom o a S ua im m agine; a im ­
m agine di D io lo creò; m aschio e fem m ina» (G e n 1,26-27). Il p ro b le ­
m a che o ra si p o n e è di cap ire a cosa esa tta m e n te si riferisca l’im ­
m agine e som iglianza. N el corso della spiegazione si è posto in risal­
to l’elem en to di do m inio che l’uom o esercita sulla creazione, in for­
za p recisam en te d ella sua soggettività. È p erò anche possibile a n a ­

5 Cf. A. Sc ola, U omo-donna. Il mistero nuziale, PU L-M ursia, R om a 1998,31-41.


lizzare q u esta im m agine in riferim en to alla differenza sessuale. Con
ciò si vuole esp rim ere com e l'u n io n e origin aria, e cioè il m utuo rife­
rim en to o n tologico che la sessualità co m p o rta, p u ò essere anche vi­
sta com e im m agine e som iglianza di D io, certo, n o n nella p u ra cor­
p o re ità che im plica, m a nell’elem en to relazionale che ren d e possibi­
le: tra l’uo m o e la d o n n a c ’è u n a co m unione originaria che è im m a­
gine di D io.6 È così che si in ten d e la pienezza dell’a tto c rea to re di
D io, n el fatto che plasm ando e alita n d o sul co rp o gli infonde anche
la sua im m agine e som iglianza n ell’uom o: no n in qualcosa di lui, b e n ­
sì nella sua interezza.

c. Il corpo, trasparenza della persona


L ’in co n tro tra A d a m o ed È v a è stato possibile grazie al corpo,
form a to di carn e ed ossa. Il corpo, di nuovo, ren d e possibile la re la ­
zione con il m ondo, con il co rp o di u n ’altra persona. Il fatto che A d a ­
m o ab b ia p erce p ito ed espresso l’id e n tità della do n n a nei p ro p ri co n ­
fro n ti p ro p rio grazie a un co rp o sessuato in m odo differente, ci p e r­
m e tte di afferm are che il co rp o com e tale rivela la p erso n a, p e rm e t­
te di rico n o scerla, e di riconoscere se stesso nella p ro p ria esistenza
co rpo rea. N on si tra tta di un o g g etto che nasconda ciò che è specifi­
ca m en te um ano, ch e lo re n d a opaco, che lo occulti nella diversità ses­
suale, m a al co n trario: grazie alla diversità sessuale è stato possibile
p e r A d am o conoscersi com e un essere specifico e individuare ciò che
li ren d ev a simili l’u n o all’altro. M ascolinità e fem m inilità sono p e r­
ciò com e d ue in carn azioni di ciò ch e significa essere uo m o ed en ­
tra m b e so n o in u n a relazione costitutiva.
L a d ifferen za e la co m unione rese possibili dalla sessualità rive­
lano q u an to l’altra p erso n a sia, precisam ente, un arricchim ento deci­
sivo, u n a u ten tico «aiuto ad eguato» non nel senso della sua utilità,
m a nel senso d ella pienezza ontologica che co m p o rta. A d am o non è
stato chiam ato all’esistenza non p e r esiste re in m ezzo alle cose, m a
in m ezzo alle p erso n e. E così è.
A ssiem e a q u esto m o m en to originario deH’esclam azione di A d a ­
m o ^ possibile co g liere lo stesso fa tto nell’afferm azione: «O ra tu tti e
d u e e ra n o nudi, l’u o m o e sua m oglie, m a non ne p rovavano vergo­
gna» (G e n 2,25). Si tra tta di uno sguardo che è capace di p en e tra re

6 S i v e d a M ulieris digniratem 6 - 7 ; S o l o v ’e v , II significalo dell'amore, 5 , I V , 8 9 ; I d .,


Il dramma di Platone 2 6 , 2 1 1 ; S c o l a , Uomo-donna. Il mistero nuziale, 4 3 -6 1 .
il m istero che racch iude la corp o reità, senza vergogna, p ro p rio p e r­
ché si in c en tra su u n significato sponsale, cioè rife rito alla com u n io ­
ne tra i due.

d. L a scoperta dell’intimità

N ella reaz io n e del suo co rp o di fro n te alla presenza della d onna,


A dam o sco p re in qu ale m o d o il suo corpo è p roprio, è il «suo corpo».
È nell’u n ità di q u esto fango plasm ato dalle m ani e dal soffio di D io
che o ra si sco p re a se stesso com e qualcuno che è stru ttu ralm en te
ap e rto alla com u n io ne con u n ’altra persona, an c h ’essa sostanzial­
m ente u na in co rp o e anim a. O ccorre p erò te n e re conto che si tra tta
di una reazio n e di fro n te a un co rp o sessuato, p e r cui co m p o rta u n ’in­
tenzionalità co n creta che non si sareb b e d ata an terio rm e n te con il re ­
sto delle creatu re. Q u esta reazione gli rivela in quale m odo te n d a con
tu tto il p ro p rio essere, anim a e corpo, verso la d o n n a, e viceversa.
È n ell’intreccio di sguardi e di intenzionalità ch e A d am o ed È va
p o te ro n o en tram b i scoprire la p ro p ria intim ità, che prim a ap pariva
loro velata.
C osa si in ten d e esprim ere con il term ine intim ità? Si tra tta di uno
dei gran d i tem i nella relazione uom o-donna. B en oltre u n a visione
psicologistica, che si concentra nel «vissuto interiore» in q u an to q u al­
cosa di p erso n ale e inesprim ibile, occorre scoprire che anche questo
concetto, allo stesso m odo di quello di perso n a o identità, contiene
u n ’intrinseca d im ensione interpersonale: nella solitudine non si sco­
p re ciò che è l’intim ità, o m eglio, se n e tra e una visione deform ata.
Intim ità fa in n a n zitu tto riferim ento a ll’id e n tità e alla soggettività
p ro p rie della p erso n a, in q u a n to essa si re n d e cosciente della realtà
che la tocca ed esige d a lei u n a risposta. L ’in tim ità co m p o rta p e rta n ­
to una «auto-coscienza» di sé, un ce rto «esser p re se n te a se stesso»
com e so ggetto che è coinvolto e che è ch iam ato a p re n d e re posizio­
n e di fro n te a u n a sim ile situazione: con ciò si coglie com e com porti
u n ’esp erien za singolare della p ro p ria individualità e dell’irrip etib i­
lità d ella p ro p ria esistenza. In qu esto m o d o non si può in te rp re ta re
l’intim ità co m e q ualcosa che sia p o sse d u ta a n te rio rm e n te e in d ip en ­
d en tem en te d all’in co n tro con la realtà e, in m o d o particolare, d al­
l’inco n tro con le p ersone.
In seco n d o luogo, q u esta p resa di coscienza di sé si ren d e possi­
bile, tra l’altro, p e r la m ediazione che gioca il desiderio. In esso si ri­
vela il p ro p rio essere in q u an to te n d e a d eterm in ati fini, a d e te rm i­
n ate p erso n e che l’h an n o colpito: il desid erio rivela una p ro fo n d ità
nuova d ella soggettività personale. Si ren d e in tal m odo possibile al­
l’uom o p re n d e re coscienza di sé com e di qualcuno che te n d e verso
u n ’altra p erso n a. AH’in te rn o d e ll'in tim ità en tra una dim ensione in­
ten zio n ale che lo fa uscire d a se stesso e lo dirige verso la realtà. T ut­
tavia esce verso la realtà «per se stesso», non perché sia c o stre tto a
ciò. L’in tim ità rich iede allora la possibilità del p ro p rio «auto-dom i-
nio» ed esclude la violenza.
In terzo luogo tu ttavia, rivelandogli il fine del suo desiderio, gli ri­
vela an ch e in che m o d o il suo essere è legato a ciò che am a: si fa stra­
d a nel soggetto la coscienza di u n ’ap p arten en za. C olui che si am a fi­
nisce p e r ap p a rte n e re alla p ro p ria soggettività e, nello stesso tem po,
u no si sp erim en ta com e ap p a rte n e n te a una realtà che lo ha sedotto
e che lo chiam a a u n a pienezza nuova, gen e ra n d o una speranza.
Q u al è il fo n d am en to di q u esta autocoscienza, di q u esta in te n ­
zionalità e di q u esta ap p a rten en z a? A rriv iam o così al q u arto punto,
nel qu ale viene riv elato com e l’origine di q u e sta ap p a rten en z a si tro ­
vi in u n a p resen za m u tu a, dell’am ato n ell’am an te:7 gli am anti sono
consapevoli del fa tto che qu alcu n o ab ita al loro interno, stim ato in
som m o grado, che o ffre la possibilità di u n a com une speranza. O ra
q u esta p resen za in terio re non costringe in alcun m odo il soggetto: al
contrario , gli co n sen te di svilupparsi p o rta n d o a p ienezza l’intenzio­
n alità gen erata.
L’in tim ità vu o le significare p e rta n to q u esto spazio in terio re che
si ap re n ella relazio n e tra A d a m o ed È v a e che esprim e u n a singola­
re m u tu a a p p a rten en z a in cui la soggettività di ciascuno può o ra e n ­
tra re in com u n io n e con l’altro senza tim o re di perdersi o di essere
forzato. L a p o rta che ap re q u esto spazio in terio re è il riconoscim en­
to reciproco.
Si m an ifesta in tal m o d o il m istero del sentim ento: ad esso sp e t­
ta di riv elare l’u n io n e intim a, perch é in terio re, di A d am o con È v a e
viceversa, u n io n e che gen e ra u n a m u tu a ap p a rten en z a, un esistere
l’uno cong iu n to all’altro in u n o spazio interiore.

7 Cf. G. M a d in ie r , N ature et mystère de la famìlle, C asterm an, s.l. 1961,95-103.


Capitolo quarto

La rivelazione del destino della


vita: la vocazione all’amore

L’esp erien za d ell’incontro tra l’uo m o e la d o n n a ha aiu tato l’A ­


dam o d ’ogni te m p o a com p ren d ere una dim ensione essenziale della
p ropria identità: esiste com e essere co rp o reo in un riferim en to o n to ­
logico costitutivo alla d o n n a e viceversa. M a qu al è il significato di
questo riferim en to ? In te ressa o ra capire non sem plicem ente il « p er­
ché», q u an to p iu tto sto il «per che», cioè la sua finalità.

1. La promessa dell’esperienza amorosa:


«saranno una sola carne»
a. La prom essa di com unione

L’u n io n e o rig in aria con È v a , per la quale A d a m o h a espresso d a­


vanti a lei la p ro p ria am m irazione e che riflette in qual m o d o uno
esista co n g iu n tam en te all’altro, p roduce un dinam ism o nuovo nella
perso n a, u n a precisa intenzionalità: n ell’incontro d ell’uo m o e della
d o n n a a p p a re cioè u n a chiam ata a realizzare attrav erso la lib ertà
u n a co m u n io n e in terp erso n ale reciproca. Si tra tta o ra n o n di u n a co­
m unio n e com e d ato ontologico, m a di u n a co m unione com e fru tto
della p ro p ria lib ertà. A d am o ed E v a ,n elP esiste re l’uno congiunto al­
l’altro, nella lo ro esp erienza d ’am ore c o m p ren d o n o d ’essere chiam a­
ti a esistere l’u n o p er l’altro, fo rm a n d o una com unione di persone.
L’esp erien za dell’am ore rivela allora u n a prom essa di com unione
d a realizzare p er o p e ra di en tram bi, da costruire con la p ro p ria libertà.
Il te sto biblico riflette q u esto d ato q u an d o afferm a: «P er ques
l’uom o a b b a n d o n e rà suo p a d re e sua m a d re e si u n irà a sua m oglie
e i d u e saran n o u n a sola carne» (G e n 2,24). Tra «riconoscere» la stes­
sa ca rn e nell’altra p e rso n a e «diventare» u n a sola carne sta la m e­
d iazio n e d ella p ro p ria lib ertà che m uove a u n ’unione singolare. Si
tra tta perciò d ’u n a scelta, dal m o m en to che deve ab b a n d o n are p ad re
e m a d re e unirsi all’altro.
Si sco p re o ra u n ’altra d im ensione essenziale dell’esperienza d el­
l’am ore: m a n ifestare u n a possibilità nu o v a di com unione tra p erso ­
n e che è m ed iata d alla ca rn e e che si dà nella carne, nella sessualità.
L a sessualità serv e d u n q u e p e r esp rim ere e u n ire le persone.

b. L a rivelazione del significato della libertà

Q u esta p ro m essa di co m unione è precisam ente questo, una p ro ­


m essa. N o n si tra tta o ra della rivelazione di un d ato ontologico, m a
della rivelazione di qualcosa che an c o ra n o n esiste e deve essere co­
struito d all’u o m o e d alla d o n n a. N elF esperienza d ’incontro la libertà
di A d am o si sen te p o sta in gioco in u n a fo rm a originale, poiché è
c hiam ata a co stru ire quello che le si è m anifestato. L a sua soggetti­
vità reagisce n o n so lta n to con la m eraviglia, m a con l’essere coinvol­
ta: no n è u n a sem plice esperienza estetica, m a u n ’esperienza diretta-
m en te m orale, dal m o m en to che spinge la perso n a ad agire.
Il valo re di q u e sta m anifestazione dell’esperienza am orosa è d
cisivo, po ich é le p e rm e tte di co m p ren d ere o ra il significato della p ro ­
p ria lib ertà, della p ro p ria cap acità di a u to d eterm in az io n e che prim a
d ella creazio n e n o n sapeva situarsi. L a lib ertà non è p ro p ria m en te
u n a sem plice cap acità di scelta che resta nelle m ani di un arb itrio
p u erile e capriccioso, ce n tra to s o lta n to sul piacere o sull’utile. Se la
p erso n a è libera, lo è p recisam en te p e r p o te r am are e cioè p er co­
s tru ire la p ro m essa ch e le è s ta ta data: giungere ad esistere «per l’al­
tra persona».
Q u esto fa tto aiu ta d u n q u e a co m p ren d ere il senso ultim o di ciò
che significa la lib ertà. G razie a essa la p erso n a può accettare il d e­
stino che le si p re s e n ta nell’esp erien za dell’am ore, o respingerlo, con­
figuran d o in tal m o d o tu tta la sua esistenza nella prosecuzione di ta ­
le destino. Ciò che im p o rta so tto lin ea re di q u esto fatto è che l'esi­
stenza della p erso n a resta ora segnata da tale libera scelta del p ro p rio
destino: la su a vita, n el m o d o esistenziale di viverla con ta le persona,
in un ta le tip o di vita, in q u esto m odo concreto... «sussiste» nella p rò ­
pria lib e rtà .1 L a p erso n a, com e m o lte altre «sostanze», sussiste in sé,
non in un altro, co m e avviene p er il colore, l’o d o re e gli altri «acci­
denti». Il m o d o con cui l’uom o sussiste in sé è tu ttav ia assai diverso
da quello di u n a m e ra sostanza, poiché n ell’uom o si dà un sussistere
dinam ico ed esistenziale grazie alla sua lib ertà, p e r la quale è causa
sui e, in ce rta fo rm a, p ad re di se stesso q u an to al m o d o della p ro p ria
esistenza.2 P er q uesto, in forza della libertà, la p e rso n a sussiste d in a­
m icam ente in se stessa com e un essere indipendente. E cco che allo­
ra, nel m o m en to in cui la lib ertà viene rife rita a u n a co m unione che è
prom essa e che, com e vedrem o, im plica u n a reciprocità, avviene che,
se acco n sen te a q u esta com unione, la p erso n a va o ra a «sussistere»
non so lta n to in se stessa, m a in una com unione di persone. Ci tro v ia­
mo di fro n te al significato più p ro fo n d o della lib ertà, che si riferisce
alla cap acità di sussistere esistenzialm ente in u n a co m unione di p e r­
sone. Il suo esistere si co n v e rte in un co-esistere in u n ’am icizia.
L a lib ertà si v ed e così configurata e d ire tta da u n a v erità ch e le si
m anifesta n ell’esp erienza affettiva e che si radica nella corporeità:
non si tra tta di u n a lib ertà «indifferente» davanti alla realtà, m a di
una lib ertà o rig in ariam en te inclinata, e inclinata p ro p rio a ll’unione
sessuale. Si co m p ren d e o ra in q u al m a n iera il co rp o rien tri nel costi­
tutivo intrin seco d ella p erso n a, essendo q u esta vero soggetto delle
p roprie azioni p ro p rio nell’u n ità di co rp o e anim a (K S 48). S enza
qu esta u n ità sareb b e im possibile al soggetto gu id a re la p ro p ria vita
in un m o d o p erso n ale e autonom o. Il soggetto che am a, am a n o n a
p artire d a u n a lib ertà p ura, in d ip en d en te dal corpo e che lo usa se­
condo il p ro p rio interesse, e n ep p u re am a con una libertà schiava del
corpo, soggiogata da d eterm in ati istinti, m a am a invece a p a rtire da
una lib ertà radicata nel corpo, in c o n tran d o in lui, nella sessualità che
lo configura, u n a m o tivazione decisiva p e r il p ro p rio agire. S enza il
corpo, e la passività che ciò co m p o rta di fro n te a ta n ti b en i che lo sol­
lecitano, la stessa lib ertà u m a n a sareb b e incom prensibile.

c. Il destino di una vita

L’in terp reta zio n e d ell’esperienza am orosa ci h a rivelato com e in


essa ci sia u n a dim ensione di prom essa che p ro ie tta l’uo m o verso

1 C f. C . C a f f a r r a . Viventi in Cristo, Jaca Book, M ilano 1981, parte III, cap. 1.


2 C f. G r e g o r i o d i N i s s a , D e vita M oysis II, 2-3: PG 44,327-328, citato in Veritatis
splendor 71.
una co m u n io n e e com e in questa prom essa si risvegli e trovi il p ro ­
prio ce n tro la lib ertà, in c o n tran d o il p ro p rio significato. M a a che co­
sa, più in co n creto , si riferisce q u esta prom essa dell’am ore?
N ell’arricch im en to soggettivo che ogni esperienza d ’am o re sup­
pone, attrav erso il q u ale si coglie fino in fondo com e la p ro p ria esi­
stenza sia u n ’esistenza «insiem e ad u n ’altra persona», abbiam o visto
che è insita la ch iam ata, sp e rim e n ta ta nello stesso desiderio, a «esi­
s tere p e r l’altra p ersona», a convivere con lei, a conversare con lei, a
cond iv id ere con lei la vita, a vivere, infine, in com unione con lei. Si
tra tta di verbi, p o tre m m o aggiungerne m olti altri ancora, con il p re ­
fisso «con», che fan n o riferim en to a u n ’azione m u tu a, a u n a recip ro ­
cità n ell’«esistere p e r l’altro». C iò che si p ro m e tte all’u o m o è preci­
sam en te la pien ezza di una relazione d ’am icizia vissuta in azioni che
con sen tan o di «vivere l’uno p e r l’altro» in una m u tu a com unione,
sussistendo en tram b i nella co m unione di persone.
Si p o n e in ev id en za con ciò il significato dinam ico d ell’am o re cui
sono ch iam ate le p erso n e e com e in esso ci sia u n ’eccellenza che co n ­
sen te di riem p ire l’in tera vita dei suoi protagonisti. L a solitudine di
fro n te alla qu ale si trovava A d am o viene o ra riem p ita da una com u­
nio n e recip ro ca di p erso n e che colm a di pienezza l’esistenza e l’a r­
ricchisce, n o n p e rch é la riem pie di cose, m a perch é la a p re a un co­
m u n e sussistere.
E q u esto il m o m en to in cui si capisce ciò che significa la vita in­
tesa nella sua g lo b alità, nella sua finalità ultim a, in ciò-che-può-giun-
gere-a-essere-co m e-perfezione-ultim a. Il telos d ell’uom o, inteso co­
m e l’id eale della p erfezione u m ana, gli si rivela nell’esperienza d ’a­
m o re ed è inteso razio n alm en te p ro p rio p e r la capacità che h a q u e ­
sto telos di co lm are tu tti i desideri che fa nascere. N on si tra tta p e r­
ta n to di u n a esp erien za parziale, legata alle circostanze, bensì capa­
ce di ab b racciare la to talità della vita, nelle sue diverse dim ensioni,
inclusa quella tem p o rale. E d è l’esperienza d e ll’am o re che fa sì che
le p erso n e n o n p o ssano concepire la p ro p ria vita se non n ell’unio n e
con l’altra p erso n a. È q u esta u nione che dà senso alla vita.
Si tra tta , in d efinitiva, della sco p erta di u n ’am icizia vissuta nella
recip ro cità grazie alla sessualità. C iò che qui è essenziale, è co m ­
p re n d e re che si tra tta di u n a sco p erta che esige la reciprocità, m a che
in nessun m o d o in ten d e forzarla. N el desiderio di com unione che
chiam a in causa an che l’altra p erso n a, ella è co-im plicata in m odo
che sia lei a sco rg ere lo stesso destino, lo veda lei, lo voglia lei. È so­
lo allo ra che n asce l’am icizia. C.S. Lewis lo fa v ed e re con forza q u a n ­
d o m o stra com e l’am icizia nasca sem pre di fro n te alla sco p erta fatta
assiem e d i u n co m u n e p ro g etto , di un com une ideale. «La frase con
cui di solito com incia u n ’am icizia è qualcosa di qu esto genere: “ C o­
me? A n ch e tu ?...”. Q u an d o d u e p erso n e di q u esto tip o si sco p ro n o a
vicenda, q u a n d o tra im m ense difficoltà [...] condividono la stessa vi­
sione, è allo ra che nasce l’am icizia [...]». In qu esto senso la frase «“ Mi
vuoi b e n e ? ” significa “ V edi la stessa v e rità ? ” o, p e r lo m eno, “H ai a
cuore la stessa v e rità ” ?». C hi co n c o rd a con noi sul fatto che una cer­
ta questione, dagli altri c o n sid e rata secondaria, è invece della m assi­
m a im p o rtan za, p o trà essere n o stro am ico».3
P er cap ire q u esto co n c etto del p en sato re inglese, occorre te n ere
conto che la «verità» che u n o vede, la scopre neU’esperienza d 'a m o ­
re, p er cui n o n è q ualcosa che u n o possiede an terio rm e n te, com e se
fosse u n id eale p reco stituito, e cerca con chi condividerlo. N on è co­
sì perch é, prim a d ell’esperienza dell’am ore, n o n risulta chiaro quel
che p u ò arriv are a essere la vita: è q u esta esperienza, con qu esta p e r­
sona co n creta, q u ella che p e rm e tte di intuirlo, ap ren d o un nuovo
orizzonte, in co n tin u ità con altre esperienze an teced e n ti com e q u e l­
la della figliolanza, della fratern ità o socialità, m a o ltrepassandole, si­
no al p u n to di co n d u rre la perso n a a lasciare p a d re e m adre, asp etto
che è del tu tto al di fu o ri delle esperienze p recedenti.
La recip ro cità p ro p ria di qu esto m om ento tocca la dim ensione
fond am en tale d ell’in ten zio n e di uno stesso destino, di u n a stessa p ie­
nezza. Più an co ra, il destino d ell’altra p erso n a si trasfo rm a nel mio
destino. E qui sta senza du b b io la gran d e fatica iniziale d elle esp e­
rienze d ’am o re che, al di là del cercare di sap ere se «una p erso n a p ia­
ce all’altra», ciò che si vuole è sap ere se l’altro h a visto lo stesso d e­
stino, se in te n d e la vita so tto lo stesso p u n to di vista, se il d estin o è
comune.

d. Amare: il dono sincero di sé

La co m u n io n e p rom essa si fa re a ltà so lta n to se le p e rso n e m e t­


tono in gioco n ell’am o re la p ro p ria libertà. In q u e sto m o m en to l’a­
m ore cessa di essere u n ’esp erien za ideale che p o tre b b e rifugiarsi in
una sem plice co n tem p lazio n e estetica, com e p o te v a avvenire nella
rap p resen tazio n e d e ll’am o re co rtese in cui, dav an ti alla su blim ità
della d o n n a, la p ossibilità di vivere assiem e a lei e ra qualcosa di ir­
raggiungibile, p e r p assare a essere il m o to re di u n a vita, la so rg en te

J L e w is , / quattro amori, 6 5 -6 6 .
di u n ’attiv ità co sta n te d ire tta to ta lm e n te alla p e rso n a am ata. M a
quali sono le d im en sioni di q u esto dinam ism o che l’am o re m e tte in
m ovim en to ?
- L a prim a dim ensione è che l’am o re conferm a l’esistenza reci­
proca. N ell’esclam azione di A d am o «questa è ca rn e d ella m ia carne
e osso delle m ie ossa» non solo accade ad A d am o di riconoscere se
stesso in u n a fo rm a nuova, m a di co n ferm are la b o n tà della p ropria
esistenza, p artecip a n d o dello sguardo di D io: «e D io vide che e ra co­
sa m o lto b u ona». In q u esta conferm a d ell’esistenza, A d am o accoglie
l’altra p erso n a com e è sta ta crea ta e am ata dal C rea to re: p e r se stes­
sa, in u n a u n icità e irrip etib ilità singolari. P er questo, n o n si am a la
p erso n a sem p licem ente com e «qualcosa di m io», m a p e r quello che
è, u n a p erso n a alla q u ale co m p ete di sussistere in se stessa e di go­
v ern are se stessa in base ai fini che si è prefissa.
L ’esp ressio n e dell’am m irazione d ’am o re che u n a p erso n a p ro fe­
risce acq u ista sem p re una co n n o tazio n e culturale, m a nella diversità
delle cu ltu re riflette com u n q u e q u e sta p resa di coscienza d ella bo n tà
d ell’esistenza. Jo sep h P iep e r h a cercato di tra d u rre nel linguaggio
o ccid en tale m o d e rn o l’espressione di A dam o, che in d u b b iam e n te ha
un su b strato cu ltu rale sem itico, e stra n eo alla n o stra cu ltu ra e al n o ­
stro m o d o di parlare. Q u el p rim o ca n to d ’am o re eq u iv arreb b e a di­
re oggi: «che m eraviglia è che tu esista, che tu sia al m ondo!».4 A m a ­
re equivale, in p rim o luogo, a co n ferm are u n a p erso n a nell’esistenza,
ad afferm are la p e rso n a in se stessa.
- Q u a n d o u n o am a, n o n si sforza so lta n to di co n ferm are n ell’e ­
sistenza, m a, d av an ti al v alo re d ella p erso n a e alla d im ensione ev o ­
lutiva d ella vita d e ll’altro, cerca di p ro m u o v e rla.5 C iò che l’e sp e ­
rien za d ’am o re rivela è la v o lo n tà di p ro m o z io n e della p erso n a am a­
ta. C osa significa v o le re la pro m o z io n e d ’u n a perso n a? Q u esto vo­
lere p u ò realizzarsi s o lta n to q u a n d o uno co m p ren d e una dim ensio­
n e essen ziale d ella vita, il suo c a ra tte re te m p o rale e p ro g ettu ale p er
cui la p erso n a, a p a rtire da u n a d a ta situazione, può crescere, svilup­
parsi, m a tu rare, co n seguire nuove perfezioni fino a raggiungere la
sua p erfez io n e ultim a. È di fro n te al v alo re della perso n a che attrae
con ta n ta forza, m a ch e an c o ra p u ò conseguire pienezze nuove, che
si d esid era p ro m u o v e rla. Si tra tta quin d i di p ro m u o v e re un b en e sin­

4 J. P ie p e r , Las virtitdes fundam eniales, Rialp, M adrid 1 9 8 0 ,4 3 5 - 4 4 4 .


5 Cf. N é d o n c e l l e , Vers im e philosophie de l'am our et de la personne, 15.
golare d ella p erso n a: il b en e della p erso n a, che esp rim e in qu al m o ­
do essa possa ren d ersi dinam ica così d a conseguire la sua pienezza
ultim a.6 Q u esto b en e p u ò conseguirlo so lam en te n ell’esercizio della
p ropria lib ertà, po ich é è un b en e p ro p ria m e n te u m a n o che co m p o r­
ta u n ’assim ilazione p erso n ale del soggetto, p e r cui non si rivolge a
qualcosa che si possa rie m p ire con oggetti. Così, v o le re la p ro m o ­
zione della p erso n a equivale a vo le re che l’altro consegua un eserci­
zio della p ro p ria lib ertà tale da p erm etterg li di o tte n e re il p ro p rio
bene u ltim o in q u a n to p erso n a, cioè la felicità. Ciò che si vuole, d u n ­
que, è la sua felicità.
M a in che relazione si trova q u esta volontà e pro m o z io n e d el­
l’altra p erso n a co n il soggetto am an te? N on im plicherebbe questa
volontà di p ro m o zio ne una p resa di distanza, un disinteresse? L’e ­
sperienza d ’am o re, rivelando un com une destino, m o stra n o n d im en o
in qual m o d o l’a m an te sen ta se stesso coinvolto nel b ene della p e r­
sona am ata, così che so lta n to n ella m u tu a com unione p o tra n n o con­
seguire en tram b i il lo ro m assim o bene. L a solitudine n o n s areb b e in
alcun m o d o un b en e p e r l’altra p erso n a, m e n tre la com unione, vissu­
ta com e u n eccellen te m odo di esercizio d ella lib ertà, co m p o rta la
pienezza di en tram b i. È così ch e l’am an te può farsi carico d e ll’altro,
assum endo su di sé la possibilità della sua p erfezione in u n a recip ro ­
cità, facen d o p ro p ri i suoi fini e i suoi valori.
Q u esta co n sid erazione della volontà di p rom ozione ci fa com ­
p ren d ere co m e neU’esperienza d ’am o re sia inclusa la to talità della
perso n a e così an ch e la te m p o ralità. Si d esid e ra p e r l’altra p erso n a
non sem p licem en te un buon m om ento, u n ’av v e n tu ra più o m e n o in­
teressan te, m a u n a pienezza « p er sem pre». E « p er sem pre» co m p o r­
ta che n ella te m p o ralità della vita tale pienezza si p o trà conseguire
soltanto n ella m u tu a com unione.
- L e co n sid erazioni fatte sin qui ci con sen to n o di co m p ren d e
la terza d im en sio n e essenziale d ell’am o re nel suo asp etto dinam ico:
am are si p re s e n ta alla p ro p ria soggettività com e il d o n o di sé. L a p ro ­
m ozione d ell’altra p erso n a perch é consegua la sua pienezza n o n po­
trà essere reale se n o n attrav erso la d o nazione che uno fa di se stes­
so all’am ato.
N ella spiegazione che G iovanni P ao lo II fa del d o n o di sé, si può
cogliere l’im p o rtan z a che in tu tta la sua riflessione riveste il passo
della co stituzione conciliare G audium et spes 24: «l’uom o, il q u ale in

6 Cf. L. M e l in a , Sharing in Chrisl V inues, C U A Press, 59-91.


te rra è la sola cre a tu ra che Id d io abbia voluto p e r se stesso, non può
ritrovarsi p ie n am en te se n o n attrav erso un d o n o sincero di sé». Il
san to p a d re co n c en trav a la p ro p ria atten zio n e sul m odo in cui l’u o ­
m o possa in c o n trare se stesso. N ei prim i capitoli della G enesi, q u e­
sto in c o n trare se stesso fa senza d u b b io riferim en to a un «conoscere
se stesso». A d am o eb b e la possibilità di conoscersi, di incontrarsi,
so lta n to n ella d o n n a. Q u esta conoscenza di sé conseguì tu ttav ia la
p ienezza q u an d o «conobbe la do n n a» (G en 4,1), che nel linguaggio
biblico vuol d ire «le si unì sessualm ente». P erch é qu esta relazione
tra co n o scere e unirsi sessualm ente?
Si d ev e in d u b b iam e n te in prim o luogo alla m ancanza di un vo­
cabo lario esplicito nel m o n d o sem itico. P overo nel su o linguaggio,
non coglie la d istin zio n e dei vari asp etti con term ini distinti. Q uesto
fatto ci aiu ta p e rò a c o m p ren d ere u n a relazio n e che si è persa in vo­
cabo lari più ev oluti. L’unio n e tra il m aschio e la fem m ina com porta
di c e rto un esercizio d ella lo ro lib ertà e u n a do n az io n e del corpo
che, com e a b b iam o visto, è tra sp a re n z a della p erso n a. C onoscere
sessu a lm e n te il co rp o coinvolge di p e r sé l’esercizio della libertà, che
è visto co m e il d o n o della sessualità, del corpo, il quale è a sua volta
tra sp a re n za d ella p erso n a: si p u ò così in te n d e re anche com e un d o ­
no della p erso n a n ella p ro p ria c o rp o re ità , in definitiva, com e un d o ­
no di se stesso. C iò che è essenziale è che q u esto d o n o di sé, a ttr a ­
verso il q u ale si accoglie l ’a ltra p erso n a n ella sua c o rp o reità com e
ella è s ta ta cre a ta e am a ta d a D io, e attrav erso il q u ale uno dà se
stesso n ella re a ltà d el p ro p rio essere com e è stato crea to e am ato da
D io, g en e ra u n a co m u n io n e tra i d ue, un arriv are a essere una sola
carne, u n co n o scere se stessi e, in definitiva, un tro v a re se stessi n el­
la re a ltà u ltim a di ciò che i d u e sono. C o s’è che trovano, cos’è che
conoscono?
I d u e tro v a n o l’ac cettazio n e che di ciascuno fa l’altro, com e
riflesso del m o d o in cui è s ta to d e s id e ra to p e r se stesso d al C re a ­
tore, n ella su a u m a n ità , n ella su a m a sc o lin ità e fem m inilità. I due,
in un a tto sessu ale reciproco, si riv e lan o l’u n o alP altro la p ro fo n ­
dità d el p ro p rio io u m ano. T rovano così la v erità u ltim a del p ro p rio
essere, la p ro p ria u n icità e irrip etib ilità in u n a co m u n io n e con l’al­
tra p erso n a.
L a d o n az io n e di se stessi vissuta nella sessualità si trasfo rm a nel
fo n d am en to di tu tta u n a vita e, nello stesso tem po, n ell’anim a di tu t­
ta la lo ro vita insiem e, che acquista in tal m o d o il significato di un d o ­
no di sé vissuto n ella m ediazione non più so lta n to della sessualità,
m a di ta n ti altri beni: conversazioni, p ro g etti, aiuto vicendevole, cura
m utua... che co n sen tiran n o lo ro di inc arn are q u esta d o nazione e di
attualizzare perciò la com unione. E così, facendosi reciproco dono
della p erso n a, che i d u e possono esistere «uno p e r l’altro».
C iò che im p o rta co m p ren d ere è che so lta n to q u esta do n az io n e di
sé co n sen te all’uo m o e alla d o n n a di assum ere in u n m o d o p e rso n a ­
le l’ap p a rten en z a reciproca ch e si e ra in a u g u rata n ell’esperienza d ’a­
more. O ra so rg e tra i due un vincolo, u n ’u nione in se stessa irre v o ­
cabile po ich é è n ata dalla to talità del dono. N ell’a ttu a le a p p a rte n e n ­
za del co rp o si dà la m u tu a ap p a rte n e n z a delle persone, poiché il c o r­
po esprim e la p erso n a.

e. M odo di amarsi o contenuti concreti

N ell’in terp reta zio n e d ell’esp erien za d ’am o re occorre su p erare


una difficoltà radicale dal m o m en to che, rivelando u n a p rom essa di
com unione, si te n d e a idealizzare situazioni ipotetiche, co n c ep en d o ­
le secondo u n a co n c re ta m o d alità di realizzazione: n ell’esperienza
d ’am ore, cioè, i su o i p rotagonisti ten d o n o a im m aginare com e po­
trebb e essere la lo ro vita futura. In q u esto m odo si idealizza u n a si­
tuazione fu tu ra di co m unione attrib u e n d o le d ei co n ten u ti concreti: il
costituire u n tale m atrim onio, in cui gli sposi siano in tali situazioni
di lavoro e i figli crescano sani e ab b ian o tali caratteristiche... Il «noi
ideale» che aveva risvegliato l’esp erien za si co n v e rte d u n q u e in una
vita id eale a p ro p ria m isura.
L a p ro m essa d i p ienezza riv e lata nelP esperienza am orosa non ha
tuttav ia in se stessa rife rim en to a co n ten u ti concreti. Indica piu tto sto
l’eccellenza di u n m o d o tipicam ente u m ano di am arsi, quello che si
dà nella to talità e reciprocità. E lì che si in co n tra la pienezza e non
nei suoi co n ten u ti. L a vita, con il suo corso ta n te volte ineluttabile,
va forse sm en ten d o m olte delle idealizzazioni che gli in n am o rati si
sono costruiti. C o n serva tu ttav ia l’essenziale, l’eccellenza di u n am o­
re che è cap ace di im pegnarsi e di lo tta re p e r le perso n e anche q u a n ­
do le circo stan ze si fan n o co n trarie: «se la salute non ci assiste, noi ci
aiuterem o l’un l’altro ; se ci c a p ita un figlio con dei problem i, lo am e­
rem o di p iù p e rch é è n o stro figlio e ha bisogno di più di noi; se il la­
voro d iv en ta p esan te e assorbe te m p o in m isura sem pre crescente,
cerch erem o i mezzi p e r darci u n a m ano...». È q u esta l’eccellenza che
attrae e affascina e che m uove le p erso n e a darsi in dono.
f. L ’ambiguità dell’esperienza sessuale

L’esp erien za o rig inaria n a rra ta dal libro d ella G enesi p o n e in


fo rte risalto la b o n tà della sessualità. E lo fa m o stran d o com e lo
sguard o recip ro co tra A d am o ed È v a fosse u n o sguardo che non era
offuscato dalla vergogna: « O ra tu tti e d u e era n o nudi, l’uom o e sua
m oglie, m a n o n n e p ro v av an o vergogna» (G e n 2,25). C on qu esto si
in ten d e so tto lin ea re la m u tu a cap acità di scoprire il valore sponsale
del co rp o e di con seguenza della sessualità, senza la p retesa di og-
g ettiv arla e di usarla.
Q u esta esp erien za tu ttav ia viene p resto o scu rata q u an d o l’a u to ­
coscienza e l’au to d eterm in az io n e dei d u e sem b ra n o sospendersi e si
rivolgono al te n ta to re : È va osserva «che l’alb ero era b u o n o da m a n ­
giare, g rad ito agli occhi e d esid e rab ile p e r ac q u istare saggezza; prese
del su o fru tto e n e m angiò, poi ne d ie d e anche al m arito, che era con
lei, e a n c h ’egli ne m angiò» (G e n 3,6).
A seguito di ciò h a inizio un radicale m u tam e n to che tocca anche
il m o d o di gu ard arsi: «A llora si ap riro n o gli occhi di tu tti e d u e e si
acco rsero di essere nudi; in trecciaro n o foglie di fico e se ne fecero
cinture» (G e n 3,7). Lo sg u ard o è o ra uno sguardo che non è capace
di c a p tare in tu tte le sue dim ensioni il significato sponsale del corpo
e della sessualità, m iran d o invece ad usarla. P er qu esto la sessualità
si n asco n d e allo sg u ardo, p e r ev itare u n ’oggettivazione.
D a allo ra le d u e esp erien ze p ro ced o n o congiunte: tra lo sguardo
in nocente, che coglie la grandezza del co rp o e il suo significato spon­
sale, e lo sg u ard o u tilitarista, che te n ta di oggettivarlo.

2. Comunicare l’amore: formare una famiglia.


«Crescete e moltiplicatevi»
a. Proiezione dell’amore coniugale
n ell’amore paterno/m aterno e nella società

L’esp erien za d ’a m o re o rie n ta verso una com unione singolare


che co m p o rta la to ta lità del d o n o di sé degli sposi nel loro corpo.
Q u esto fatto si p resen ta p e rò alla lo ro coscienza com e un d o n o che
non te rm in a n ella m u tu a donazione, m a che si ap re alla possibilità
di u n a com u n icazio ne asso lu ta m en te originale: la com unicazione
della vita. L a vita in co m unione degli sposi è a p e rta ad accogliere
nel p ro p rio am o re u n ’altra p e rso n a alla q u ale com unicare la p ro ­
pria ricchezza d i vita.
Q u esto fatto configura lo stesso am ore coniugale, specificandolo
non solo p e r la to talità del dono che com porta, m a anche p e r la sua
ap ertu ra intrinseca alla possibilità di gen e ra re u n ’altra persona. Si
tratta di u na possibilità che costituisce p a rte intrinseca dell’esperien-
za d ’am ore, a m eno che si rifiuti la realtà piena di ciò che im plica un
am ore vissuto nel corpo. Il fatto che esista un a qualche circostanza, co­
nosciuta o m eno, che ren d a im possibile la pro creazio n e non elim ina la
realtà stessa d i ciò che stiam o vivendo, poiché l’am ore tra uom o e do n ­
na, p e r il fatto di includere intrinsecam ente in sé la co rp o reità, è un
am ore che include in sé la possibilità di p ro ie tta rsi in u n a famiglia.
Il m istero della p erso n a fa o ra un passo in avanti. A d am o ed È va
eb b ero u n a co noscenza di se stessi in una form a nuova nella gen e ra­
zione del lo ro figlio. L ’esultanza di È va «H o acquistato un uom o dal
Signore» (G en 4,1) indica com e ella giunga a una p ie n a conoscenza
di sé nella m atern ità. E n tram b i possono riconoscere se stessi nel te r­
zo, il loro figlio, orig inato d a loro due. Il valore che qu esto fatto rive­
ste p e r l’id e n tità della perso n a è decisivo, giacché inaugura u n a rela­
zione irrevocabile tra p ad re e figlio, che identifica i suoi protagonisti.

b. Il bene comune: la famiglia

N ella p ro m essa di m utua com unione rivelata nell’incontro di A d a ­


m o ed È v a risiede d u n q u e la possibilità di fo rm a re una nuova com u­
nione tra p ersone. Q u esta nuova com unione di persone, la loro rela­
zione, si trasfo rm a così in un b en e com une che unisce l’uom o alla do n ­
na e nel qu ale i d u e possono crescere e acquisire la pienezza ultim a.
L’ordito d elle relazioni fam iliari, che sono tu tte fo n d ate sulla relazio­
ne sponsale, assiem e ai diversi beni che favoriscono la loro crescita
quali la fed eltà, l’onore, la du rata, la m utua gioia, il lavoro... si trasfor­
ma nell’auten tico b ene degli sposi e di tu tti i m em bri della fam iglia.7
In q u e sta p ro sp ettiv a si re n d e im possibile concepire la pienezza
dell’uo m o o d ella d o n n a o dei figli a p rescin d ere dalla p ienezza d el­
l’insiem e d ei ra p p o rti in cui h an n o tro v a to il loro posto.8 Il b e n e in­

7 Cf. G io v a n n i P a o l o I I , Lettera alle fam iglie 10.


8 Cf. lo studio su questo tem a, quantunque non applicato d irettam ente alla fami­
glia, A . M a c I n t y r e , Dependent Rational Animals. W hy H um an Beings N eed thè Vir-
tues, Duckworth, London 1999, 99-118.
dividuale di ciascuno degli sposi e dei figli e il b ene della com unità,
del m atrim o n io , d ella fam iglia stan n o così in una relazione intrinse­
ca poiché si riesce a ved e re il p rim o e a giustificarlo u m a n am en te so­
lo in relazio n e al b en e della com unità. C he un uo m o o u n a do n n a si
in terro g h in o p e r «il p ro p rio bene» equivale a in terro g arsi p e r «il n o ­
stro bene». In q u esto m o d o p erseg u ire il m io b en e equivale a p erse­
guire il n o stro ben e, il b en e di tu tti coloro che sono p artecip i di q u e ­
sta relazione, il b en e del m atrim onio, il b en e della fam iglia. C on ciò
si coglie com e sia possibile su p e ra re u n a concezione individualistica
del m a trim o n io e d ella fam iglia b asata sem plicem ente su u n ’a u to ­
realizzazione p erso n ale, in cui si vede il b en e com une d a una p ro ­
sp ettiv a stru m en tale.
Il b en e d ella co m unione, e cioè la possibilità di sussistere in una
co m u n io n e di p erso n e, è un vero b en e p e r le p erso n e poiché solo in
q u esta co m u n io n e p o tra n n o sussistere in se stesse com e esseri indi-
p end en ti. A llo n tan arsi d a q u e sta com unione, da qu esta sussistenza
com une, co m p o rta p e r la p e rso n a il «perdersi», cessare cioè di cono­
scere se stessa, p e rch é p e rd e il suo p o sto nel m on d o e l’orizzonte ul­
tim o di senso.

c. La generazione della società

La scelta che sta all’origine della co m unione tra l’uo m o e la d o n ­


na h a in ev itab ilm en te co m p o rtato « ab b a n d o n are p a d re e m adre»
(G en 2,24). L’u o m o e la d o n n a, lasciando la lo ro fam iglia d ’origine e
gen e ra n d o i lo ro figli, fo rm a n o u n a fam iglia nuova. L’am o re sponsa­
le si colloca così all’origine d ella costituzione della società, com e tra ­
m a di relazio n i tra p erso n e che n o n sono d ire tta m en te vincolate dal
sangue in rag io n e di un b en e com une. L a fam iglia si costituisce in
qu esto m odo, com e q ualcosa ch e p rece d e la società stessa e la g en e­
ra, n o n so lta n to p erch é a p p o rta i m em bri che la com pongono, m a
p erch é ren d e possibile il fo n d am en to delle relazioni che la costitui­
scono, fav o ren d o così la form azione di altre cellule fam iliari che ri­
chiedono, a lo ro v olta, un com plesso di n u o v e relazioni. N ella p ro i­
bizione d e ll’incesto si tro v a l’origine della società.
L a fam iglia si istituisce così com e la cellula prim o rd iale e, in un
certo m odo, so v ran a della società, con un p ro tagonism o p ro p rio nel
com plesso di relazioni che co m p o rta. Q u esto protagonism o n o n si
fonda nella sem plice aggregazione dei suoi m em b ri e n ella e v e n tu a­
le utilità di fro n te al fatto che ab b ia com e in terlo c u to re il nucleo fa­
m iliare. Si basa, al co n trario , sul fa tto che i suoi m em b ri sussistono in
u na co m u n io n e di p ersone, p er cui è possibile attrib u ire a q u esta co­
m unione il valo re di u n a soggettività. La fam iglia si p re se n ta così n el­
la società co m e u n v ero «soggetto» capace di costruire, di dialogare,
di ap p o rtare, di esigere il p ro p rio riconoscim ento in relazione al b e­
ne com une della società.9
Lo stesso lavoro con il quale ogni uom o e d o n n a, seguendo la p ri­
m a coppia, d o v ran n o iniziare la p ro p ria vita coniugale avrà com e ri­
ferim en to la fam iglia. Si tra tta cioè di fornire, attrav erso il lavoro, i
mezzi n ecessari p erch é le p erso n e che sussistono in u n ’u n ità fam ilia­
re po ssano v eram en te raggiungere i loro fini. Se ogni lavoro h a per
fine l’uom o, dal m o m en to che si lavora p e r lui in relazione più o m e­
no d ire tta , è n ecessario co m p ren d ere che q u e s t’uom o cui il lavoro è
diretto vive in u na realtà fam iliare e, d ’altro canto, che colui ch e la­
vora è m e m b ro di u na fam iglia.
N ella co m u n ità costituita d all’uom o e dalla d o n n a d ’ogni tem po
c’è u n a d im en sio n e sociale intrinseca che evita il pericolo della rid u ­
zione d ell’esp erien za d ’am o re a u n a q u estio n e privata, senza inci­
denza né in teresse sociale e p e rta n to senza possibilità di configura­
zione e riv endicazione sociale. Il p ro b le m a a ttu a le non si p o n e sol­
tanto di fro n te allo S tato, m a p rin c ip alm en te nell’assenza di u n a ve­
ra e au ten tica dim en sione sociale in ta n te esperienze d ell’am ore, che
si configurano p e rta n to com e rifugi affettivi. P er q u a n to co m p ete al­
lo Stato, occ o rre ric o rd are che la fam iglia è il cap itale sociale di b a ­
se di ogni società, la cui cura e p rom ozione c o m p o rtan o un au te n ti­
co in v estim en to che av rà com e rito rn o il b en e della società stessa.10

3. La comunione uomo-donna
e l’alleanza con il Creatore
a. Sapersi creato p er amore e gratificato da un dono

Il testo biblico riflette con forza il dialogo d ell’uom o con D io e


com e q u esto faccia co stitu tiv am en te p a rte della soggettività um ana.
A qu esto p u n to della riflessione, interessa co m p ren d ere in q u ale m a­

9 Cf. G i o v a n n i P a o l o II, Ceniesimus annus 13.


10 Cf. P. D o n a t i (ed.), Famiglia e capitale sociale nella società italiana, Edizioni
San Paolo, Cinisello B alsam o 2003.
n ie ra q u esto dialogo tocchi anche la stessa co rp o reità, dal m om ento
che è necessario ev itare il perico lo di un estrinsecism o m olto diffuso
che situa il d ialogo con D io in un m o m en to successivo alla stessa
esperien za d ’am o re, stab ilen d o in tal m o d o u n a discontinuità tra l’a ­
m o re sp o n sale e D io: D io si tro v e re b b e a e n tra re in un secondo m o ­
m e n to d ell’am o re, m a no n s a reb b e alla sua stessa origine. Q u esta dif­
ficoltà ci obbliga a cercare le m ediazioni che nello stesso vissuto
u m an o dell’am o re c o n sen to n o l’esp erien za di D io.
Tra q u este m ed iazioni si d e v o n o so tto lin ea re la passività origina­
ria del co rp o e il suo significato sponsale, poiché essi ci consentono
di cogliere, com e ab b iam o visto, che ci sono elem enti d ell’esp erien ­
za d ’am o re che si im pongono alla coscienza p ro p ria del soggetto co­
m e un d a to p revio alla sua stessa scelta. N on siam o stati noi a darci
la stru ttu ra o ntologica della n o stra c o rp o reità e della n o stra sogget­
tività, o n to lo g ica m en te a p e rta alla differenza sessuale. L a stessa im ­
possibilità di rie m p ire la solitu d in e che co m p o rta la sua assenza ci
m o stra che c’è q u alcosa in essa che va o ltre la n o stra stessa capacità.
D io solo p u ò riem p irla crea n d o p e r l’uo m o la do n n a e viceversa.
N ell’esp erien za d ella solitudine dav an ti all’in tero creato, A d am o
c o m p ren d e che il d o n o che riceve d all’in co n tro con È v a è stato pos­
sibile p erch é u n A ltro l’h a cre a ta p e r lui e viceversa. È in q u esto m o­
m ento che A d am o capisce il perch é della p ro p ria originaria solitudi­
n e e il p erch é d ella p ro p ria co rp o reità. Il suo corpo, che lo unisce al­
la creazione, era stato così fo rm a to p e r ricevere un nuovo dono. E di
fro n te alla p resen za del d o n o il co rp o si co n v e rte nel te stim o n e d el­
l’atto c rea to re di D io. L a crea zio n e del m ondo, con tu tti i suoi esseri
dati all’u o m o p erch é li dom ini e im ponga lo ro un nom e, m a so p ra t­
tu tto la creazio n e d ella d o n n a, con u n a s tru ttu ra c o rp o rea identica e
nello stesso tem p o differente, p e rm e tto n o ad A d am o di c o m p ren d e­
re che il c re a to in tero ha la p ro p ria origine n ell’am ore divino.
A d am o perciò n o n solo sa di essere crea to p er am ore, m a anche
g ratificato con u n dono, il d o n o di u n a com pagna.
D io si rivela agli occhi d ell’uom o com e colui che re n d e possibile
ta le esp erien za e fa di d u e uno. C osì lo in te rp re ta G esù q u an d o si rifà
al principio: «ciò che D io h a unito [...]». C on ciò ci viene rivelato che
l’am o re di D io è la fo n te ultim a d e ll’am o re um ano, poiché è lui che
fece l’u o m o v u ln erab ile e volle dargli u n a com pagna ad e g u ata alla
sua dignità. È così che si co m p ren d e che n ell’esperienza d ’am ore si
percepisce la capacità d ’infinito del cu o re u m a n o e nello stesso tem ­
po la sua co m unicazione all’uom o.
b. Participare dello sguardo di Dio

N ello s tu p o re d av an ti alla d o n n a e alla sua n udità, lo sguardo di


A d am o n o n si ferm a alle q u alità che gli sono co m p lem en tari, m a è
capace di raggiungere il m istero della p erso n a e di co n ferm arla n el­
la sua esistenza. U n ito allo sg u ard o di A d am o è lo sguardo di D io
che lo p rece d e e v ede la b o n tà ultim a di tu tto ciò che ha creato: «D io
vide che era m o lto buono».
Lo sg u ard o di D io è singolare, poiché si tra tta di uno sguardo
creato re, che fa esistere e che gen e ra la b o n tà della crea tu ra. L’uom o
è l’unica c rea tu ra che è am ata p e r se stessa, a d ifferenza d el resto
della creazio n e che è fatto p e r l’uo m o e in funzione d ell’uom o.
A d am o , g u ard an d o È va, e viceversa, p artecip a dello sg u ard o di
D io, che am a la p erso n a p e r se stessa. E p e r qu esto non p ro v a ver­
gogna. S co p re u n a b o n tà deg n a d ’essere am ata p e r se stessa: una
b ontà che lui, tu ttav ia, n o n h a crea to né generato, m a alla q u ale va
in con tro con gioia.

c. Acconsentire al suo significato:


l ’alleanza con il Creatore

In q u esto m o d o la lib ertà che viene d o n a ta alla d o n n a, e vicever­


sa, co m p o rta u n ’accettazione di ciò che si rivela allo sguardo: il si­
gnificato sp o n sale del corpo. N on p e r n ie n te l’a tto di lib ertà che dà
luogo al m atrim o n io si chiam a consenso. M a che cosa è ciò cui si dà
il consenso? P o treb b e forse sem b ra re che si acconsente a u n a d e te r­
m inata fo rm a d ’am o re che viene fissata e reg o lata dalla società e d a l­
la co m u n ità religiosa, o che si acconsente a che sia q u esta e non
u n ’altra p erso n a q u ella con cui condividere u n a vita.
Ciò che A d am o h a fatto nel prim o canto d ’a m o re è stato tu ttav ia
afferm are la b o n tà d ella corp o reità, accettando la b o n tà che si m ani­
festava nel suo sg u ardo stupito, n ell’esperienza affettiva che l’aveva
sorpreso. A ccetta u n ’attrazione, m a, n ell’accogliere la to ta lità di ciò
che essa c o m p o rta, accoglie anche colui che h a reso possibile tale
esperien za crea n d o il corpo u m a n o o n to lo g ica m en te ap e rto e favo­
rendo u n m u tu o incontro. In q u esto m o d o l’a tto di consenso si rivol­
ge in m a n iera p iù rad icale a D io stesso che h a così fatto la relazione
uom o -d o nn a. L a v erità d ell’esp erien za m o ra le è rad icata in u n albe­
ro, qu ello d ella scienza del b ene e del m ale, di cui l’uom o n o n può
possed ere il fru tto a p ro p rio vantaggio. C o n sen te ai suo significato,
non lo crea.
N ell’esp erien za d ’am o re la p erso n a può com p ren d ere che è un
A ltro che la invita ad uscire d a se stessa e m uove la sua lib ertà .11 L’a ­
m o re è u n dono, il p rim o d o n o che l’uom o riceve, il cui prim o d a to ­
re è D io stesso, che fa d o n o della d o n n a all’uom o e dell’uom o alla
donn a: è lui che unisce in m a trim o n io face n d o di d u e p erso n e u n a so ­
la carne.
L a p ro fo n d ità di q u esto atto di accettazione del d o n o di D io si ri­
vela d u n q u e n el fa tto che in q u esto m o d o l’uom o sta accogliendo il
p ro g e tto di D io su di sé, così com e gli si m anifesta nella corporeità.
A ccogliendo la v erità d ell’am o re um ano, l’uo m o en tra in u n a singo­
la re allean za con D io. L’alleanza u m ana, quale a tto di m u tu a d o n a ­
zione sponsale, sarà la m ediazione nella q u ale l’uo m o p o trà e n tra re
in allean za con D io, accogliendo il suo am o re e partecipandone.
È p e r q u esto che il co rp o um ano, con il dinam ism o sponsale che
co m p o rta, si tra sfo rm a nel sacram en to prim ordiale, poiché fa tra sp a­
rire in m a n iera efficace l’invisibile m istero del disegno divino, tra ­
sform andosi in un a u ten tico luogo d ell’in co n tro tra D io e l’uom o. La
sessualità ci si rivela allora com e il canale, l’am bito, il luogo in cui
D io ha v o lu to in c o n trare l’uo m o p e r e n tra re in alleanza con lui: essa
fa intrinseco rife rim en to al m istero d ell’alleanza con D io, po ssed en ­
d o u na ch iara d im en sione religiosa; nasconde in se stessa un m istero
che la trascende.

11 Cf. S c o l a , Il mistero nuziale, 93-95.


Capitolo quinto

Piacere, sessualità e felicità

D o p o u n ’analisi fenom enologica d ell’esperienza d ell’am o re alla


luce d ella rivelazione in cui ci è stato possibile cogliere la p ro fo n d ità
di significato di ta le esperienza, è o ra o p p o rtu n o sofferm arci su u n ’a ­
nalisi d ella relazio n e tra il piacere, la sessualità e la felicità. Il m otivo
di ciò è d eterm in ato dalla n ecessità di chiarire la loro relazione, dal
m om en to ch e la sessualità viene a essere ap p rez zata in m olti casi sul­
la base del p ia cere che p ro cu ra; la som m a dei piaceri, così com e la
possibilità della lo ro co n tin u ità nel tem po, viene a essere confusa con
la felicità. U n a sim ile in terp reta zio n e re n d e im possibile c o m p ren d e­
re il valo re au ten ticam e n te u m a n o della sessualità, poiché la riduce
a un og g etto d ’uso in funzione del piacere. S arà sufficiente la rid u ­
zione d ella sessualità alla genitalità p e r in tro d u rre una fatale fram ­
m entazione nella co n d o tta delle persone.
Si ren d e n ecessario chiarire cosa significhi il desiderio del pia ce­
re, cosa nasco n d a, e q u ale sia la sua relazio n e con la felicità um ana.

1. La polarità del desiderio: piacere e felicità


Il valore d ella sessualità ci si im pone n el desiderio. N oi ci so r­
p rend iam o a d esid erare, a g u a rd a re con interesse, a ric reare situ a­
zioni, p erch é il sesso ci a ttra e e te n ta di sedurci. L a dim ensione sen ­
sibile e affettiva d ella sessualità, p er q u an to attie n e a valori concreti
e p artico lari che si m o stran o so tto u n a chiara convenienza, d e te rm i­
na il desiderio sessuale. L a difficoltà insorge q u an d o qu esto d esid e­
rio venga a o p p o rsi a desideri p ro p ria m e n te spirituali, che attengano
a beni n o n sensibili, com e p o tre b b e ro essere l’am icizia, la com unio­
n e, il d o n o di sé, ecc.
L’in co n v en ien te che sorge in q u esta in terp reta zio n e del desid e­
rio sessuale è la d ico to m ia che si stabilisce nel m on d o del desiderio
um ano. Il desid erio sensibile, il d esid erio sessuale, è davvero soltan­
to sessuale? Il b en e sessuale o affettivo cui te n d e è capace di soddi­
sfarlo? C osa desid eriam o nel d esid erio sessu a le?1

a. Il desiderio di piacere

Il d esiderio sessuale nasconde un m istero, poiché ci rivela qualco­


sa di prezioso che si im possessa di tu tta l’attenzione arrivando sino al­
l’ossessione, m a nello stesso te m p o ci fa in tu ire che è in esso nascosto
q ualcosa di più, che non si esaurisce nel valore sessuale: non è un d e­
siderio sem plice, m a riflette piu tto sto l’interiorità della persona, la
sua com plessità e insiem e la sua unità. Il desiderio n o n si d à senza la
conoscenza, m a n o n p u ò ridursi a essa, n é dedursi da essa. Ci incon­
triam o con d esideri sensibili, m a nello stesso te m p o anche con desi­
deri spirituali: d esid eriam o la soddisfazione sensuale, m a insiem e di
far felice l’altra p ersona. Q u esto succede p erch é nell’uom o coesisto­
n o conoscenza sensibile e conoscenza spirituale. Ciò che noi sentiam o
è sem p re concreto, com e i desideri sensibili, che te n d o n o ai beni del
co rp o e d ell’affetto, la cui convenienza a p p a re nella reazione sensibi­
le. Il n o stro spirito si ap re tu ttav ia a u n a verità e a una pienezza che
su p era ciò che si sente. Ecco qui la p o la rità di fondo del desiderio ses­
suale: si dirige verso qualcosa di sensibile, m a include in sé il deside­
rio di qualcosa di più. C erchiam o di co m p ren d ere questa polarità.
Il desid erio sensibile cerca il piacere che gli si p ro sp etta, cerca di
saziare la ten sio n e che si è d e te rm in a ta nella reazione sensibile d a ­
v anti a q uel valo re sessuale co n c re to e parziale che ha sed o tto e che
è ap p arso così co n v eniente, p ro d u cen d o u n o stato di sen su alità sin­
golare. Il desid erio sessuale cerca la soddisfazione sensuale, il p ia ce­
re carnale, e so lta n to in d e te rm in a te azioni può trovarlo. Il p iacere
consum a e p erfezio na atti concreti, parziali, isolati, e di essi siam o
coscienti, poiché solo q u an d o ci ren d iam o conto della convenienza

1 Si veda P. R i c o e u r , «La f r a g i l i t é affeclive», i n Philosophie de la volonté. //:


nitude et culpabilité I: L 'hom m e faillibte, A ubier, Paris I960,97-148.

----- 7 8 ------
che im plicano si p ro d u ce il piacere. P er q u esto desideriam o «sentire
piacere».
N ell’u o m o p e rò conoscere in m odo sensibile è già conoscere in­
tellettualm ente. S en tire è pensare, p e r cui ogni conoscenza sensibile
coinvolge l’intelligenza che, sentendo, cerca e intuisce il suo significa­
to, la sua p ienezza u m ana, la desidera, la vuole e la sperim enta. In o l­
tre, se d esid e rare sen sualm ente è desid e rare di agire p e r o tte n e re il
piacere sensuale, noi ci troviam o davanti a u n ’attuazione del sogget­
to che è libera p e r la cui realizzazione esige un significato. P roviam o
così che il d esiderio g en e ra to dalla conoscenza sensibile non è sem ­
plicem ente un d esiderio di p iacere sensuale, dal m o m en to che non vi
era alla sua origine solam ente una conoscenza sensibile, m a vi si tro ­
vava anche la conoscenza intellettuale. P er q uesto il desiderio sensibi­
le nasconde in sé un desiderio spirituale ed è da esso abitato: si tra tta
di un d esiderio che cerca qualcosa di più, una pienezza che va o ltre la
p artico larità e la tem poralità della soddisfazione sensuale che offre. A
sua volta, sen tire q u esta soddisfazione sensuale com porta il co n o ­
scerla, conoscerla con la ragione, cioè nel suo significato.
D esid erio sen su ale e desiderio spirituale: si tra tta dei d u e poli del
desiderio um an o , d u e poli p resen ti in ogni desiderio e non di una di­
stinzione tra d u e tipi di desiderio. T ra questi si re n d e p e r noi ev id en ­
te nella sua im p etu o sità il desiderio di piacere sensibile, nel q u ale ci
si rivela p e rò il d esid erio di pienezza, di com p im en to di un destino,
di p erfezio n e della v ita, in definitiva di felicità.
N el desid erio sessuale ci si tro v a davanti a una sp ro p o rzio n e co ­
stitutiva: ce rc a il p ia cere sensibile, m a esige la felicità. Il piacere sen ­
suale sazia, m a rich iede la sua esperienza e il suo significato, p e r cui
n on riesce a d a re d a sé la felicità della vita: co n tien e in sé una p e rfe ­
zione, m a n o n to tale, non definitiva. Il suo valore si ritro v a n el fatto
che testim o n ia all’uo m o la b o n tà della sua realtà organica e co rp o ­
rea. Il d esid erio sessuale, e s o p ra ttu tto il piacere sensuale, ci unisco­
no al flusso v itale d ell’esistenza o ffrendo la forza e la gioia della vi­
ta: im p ediscono così ch e l’uo m o si rifugi nella sua solitudine e nella
sua p roiezione. D al m o m en to p e rò che si tra tta di un desiderio sen­
sibile, che indirizza v erso d eterm in ati beni concreti, è incapace di a b ­
bracciare la vita in tera e di riem pirla.
L’analisi fen o m enologica del desiderio sessuale ci m o stra ancora
u n’ulterio re ricchezza, perch é neH’esperienza am orosa-sessuale si
trovano m escolati i valori um ani della p erso n a legati alla m ascolinità
e fem m inilità. Q u a n d o l’uom o o la do n n a desid e ran o il piacere sen­
suale, d esid e ran o an che il possesso di questi valori, il possesso d el­
l’altra p erso n a, il do m inio d ell’altro. C erto, il desiderio sessuale desi­
d e ra po ssed ere, sed u rre, dom inare. M a po sse d ere che cosa? Sem pli­
cem en te il co rp o ? P o ssedere s o p ra ttu tto il riconoscim ento d ell’altra
perso n a. Si tra tta del riconoscim ento ch e nella lib ertà l’altra persona
realizza i n o stri stessi valori. L’afferm azione d ell’altra perso n a si co­
stituisce com e la b ase p e r l’afferm azione di se stessi, p e r il riconosci­
m e n to di se stessi: n el desiderio sessuale cerchiam o di conoscerci,
cerch iam o di afferm arci, m a in una interrelazione. Si in tro d u ce così
nel d esid erio u n elem en to di reciprocità la cui radice affonda in una
dim en sio n e biologica asim m etrica.
Possiam o o ra co m p ren d ere com e la soddisfazione sessuale non
possa rid ursi a u n sem plice pia cere fisico, poiché im plica u n a singo­
lare recip ro cità d ’azione tra l’uo m o e la donna. S o ltan to p e r im m a­
tu rità o rep ressio n e q u e sta reciprocità d ’azione p u ò giungere a esse­
re co n cep ita com e la n ecessità di un orgasm o, in cui l’altro sarebbe
un m ero s tru m e n to p e r raggiungerlo. In nessun m odo p u ò essere in ­
vece rid o tto a u n o stru m e n to , a un oggetto di consum o, perch é nel
m edesim o desid erio sessuale sono inscritti i tra tti d ell’alterità, che si
riferisco n o a qu alcu n o che è som igliante, nella differenza, a se stessi.
Il d esid erio sessuale e il piacere sensuale che favorisce fan n o in
conclusione intrin seco riferim ento a qualcosa che sta b en oltre: rin ­
viano alla re a ltà d e ll’azione reciproca che p ro d u ce piacere. P er q u e­
sto il p iacere sensuale, lo n tan o dal rin c h iu d ere l’uom o in se stesso, lo
spalan ca alla realtà, lo unisce a essa. Ecco, realtà è qui alterità.2 II
piacere fa in trin seco rife rim en to a u n a alterità. E senza q u esta alte­
rità, sen za la p erso n a dell’altro, resta sem plicem ente rid o tto a una
eccitazione sen su ale in frau m an a che h a tro v a to soddisfazione.

b. La felicità

Poco p iù so p ra ha fatto la sua co m p arsa il te rm in e «felicità». Con


ciò ci si riferisce a u n co n c etto di en o rm e ricchezza e, quindi, com ­
plesso.3 N el corso d ella storia ha ricevuto in terp reta zio n i diverse che
h an n o influito in p ro fo n d ità sulla sua attu ale com prensione. A ll’ini­
zio ven n e im piegato nella filosofia greca p e r esp rim ere una singola­

2 C f . M . B in a s c o , «Ferila-m istero della differenza», in G . M a r e n g o - B . O g n i b e n i ,


Dialoghi sul mistero nuziale. Studi offerti al Cardinale Angelo Scola, LUP, R om a 2003,
35-65.
3 Cf. G. A b b a , Felicità, vita buona e virtù, LAS, R om a 1989,12-75.
re pienezza u m a n a fru tto d ell’eccellenza delPagire, nella q u ale era
possibile co m p ren d ere il d estin o ultim o della vita, il telos d e ll’uom o.
A veva d u n q u e u n significato o rig in ariam en te realista: si riferiva cioè
a un m o d o eccellen te di vivere e o p e ra re capace di p o rta re alla pie­
nezza l’in tera vita d i una persona.
N ella trad izio n e cristiana si in troduce un nuovo significato di fe­
licità po ich é il S ignore G esù, nel D iscorso della m o n tag n a (M t 5), ci
m ostra com e la felicità faccia riferim en to n o n sem p licem en te a un
m odo eccellen te di vita, m a p iu tto sto a un dono che è elarg ito d a D io
n o n o stan te situazioni en o rm em en te sfavorevoli e che si a p re a una
pienezza an c o ra p iù grande.4 Si tra tta di u n ’azione di D io che è ca­
pace di g en e ra re la risposta d ell’uom o e di riem pirla n ell’u n io n e con
lui. L a felicità è vista o ra com e co m unione con D io.
C on il p assar del te m p o il term ine è an d a to acquistando u n signi­
ficato p iù soggettivo, concentrandosi sulla ripercussione che u n a tal
vita aveva n ella p ersona, così che ha finito con il p erd ere di vista la
realtà d ell’azione p e r riferirsi allo stato soggettivo di soddisfazione di
desideri e di necessità. L a m aggiore difficoltà sopraggiunge quando,
a p artire da q u esta p rospettiva della soddisfazione, si confonde la r e ­
lazione esisten te tra piacere e felicità. Così il piacere, o ffren d o una
pienezza p arziale in un d eterm in ato m om ento, c o n c en trere b b e la fe­
licità in u n solo istante, giungendo a equivocare lo stesso significato
di felicità. L a felicità v erreb b e ad assum ere consistenza in u n a p ro ­
spettiva vitalistica di pienezza delle possibilità della n o stra natu ra,
cosicché il telos d ell’uom o si identificherebbe sem plicem ente dipen­
dente d alla n a tu ra delle facoltà e delle possibilità um ane.
Q u esto erro re viene teo rizzato con u n a sua o riginalità n el m ovi­
m ento filosofico che va so tto il n om e di utilitarism o, p e r il quale la
vita di u n a p erso n a p o tre b b e considerarsi felice q u an d o la som m a
dei suoi p iaceri su p erasse la som m a delle pene. N asce così u n a n u o ­
va concezione m o rale con u n a g ran d e influenza suiì'ethos attu ale: il
principio m o rale fo n d am en tale s a reb b e la ricerca della felicità p er
tutti co lo ro il cui in teresse è in gioco. C ercare la felicità è cerc are il
p iacere ed elim in are le sofferenze e, a p a rtire da ciò, le azioni assu­
m eran n o un valo re grazie all’utilità em p iricam en te verificabile p e r il
conseguim ento di q u esti obiettivi.5 U n ’azione sarà bu o n a o cattiva

4 Cf. L. S à n c h e z N a v a r r o , L a ensenanza de la montana, Verbo Divino, Estella 2005.


5 Cf. J. B e n t h a m , A n Introduction lo thè Principles o f Morais and Legislarion, in
The Collecied Works o f Jeremy Bentham , I, U niversity o f London-The A thlone Press,
London 1970,11-12.
non p er i m otivi che la anim ano, m a p e r le conseguenze di piacere o
d ispiacere che produce.
La felicità finisce così rinchiusa n ella som m a di istanti di piacere.
S arà sufficiente la confusione della rivoluzione sessuale, con il pan-
sessualism o che insinua, perch é questi istanti di p iacere siano visti in
q u alità di p iacere sessuale.
S e si assum e il co n c etto di felicità intesa com e la soddisfazione
delle necessità e dei desideri, la sessualità p erd e la sua im p o rtan z a in
se stessa e passa a v alere esa tta m e n te p e r la possibilità di soddisfa­
zione che offre, co n v erten d o si in u n a m e ra possibilità, in un p u ro m a­
teriale d a plasm are. Si tra tta di una visione della sessualità m olto in
voga che la rid u ce a b an ale o g g etto di p iacere e di gioco.
M a n ella sessualità cerchiam o so lta n to piacere? L a felicità è so­
la m en te u n a so m m a di istanti di piacere? C on le n o stre azioni te n ­
diam o sem p licem en te a soddisfare i n o stri d esideri? P er rispondere
a q u este d o m a n d e o cc o rre chiarire q u ale sia l’anelito ultim o che si
cela in ogni d esid erio um ano.

2. Un esperimento nei nostri desideri


S e la soddisfazione dei n o stri desideri fosse il fine ultim o e la r a ­
gione d ella n o stra attività, sareb b e sufficiente sim ulare q u esta soddi­
sfazione attrav erso altri m ezzi p e r conseguire con ciò il significato ul­
tim o d elle n o stre azioni. A qu esto riguardo è classico l’esem pio che
confu ta q u esta opin ione: la m acchina delle esperienze.6
Im m aginiam o u n co m p u ter ab b astan za sofisticato d a po tersi col­
legare alle term in azioni nervose ch e controllano i diversi sensi d el­
l’uom o: o d o re, gusto, tatto, vista, u d ito e, assiem e a quelli, i sensi in­
terni di m em o ria e im m aginazione, in m o d o tale di riuscire a elab o ra­
re le diverse reazio n e affettive. Si tra tta o ra di d o m a n d are al com pu­
te r di rip ro d u rre v irtu alm en te desideri e sensazioni a n o stro piaci­
m ento: u n viaggio a Parigi, su p erare un esam e, divertirci con gli am i­
ci, in c o n trare u na p erso n a form idabile da am are e da cui essere am a­
ti, fo rm a re u n a fam iglia, ed u care i figli... Il co m p u ter ci invierà le sen­
sazioni com e se fossero reali, in m o d o tale che i nostri sensi vedano,
sentan o , gustino, reagiscano p ro p rio com e se viaggiassim o, fossimo
prom ossi, fossim o am ati, educassim o, m a senza la realtà di quel viag­

6 Cf. J. F in n is , Fnndamentals o f Eihics, C larendon Press, O xford 1983,37-42.


gio,di qu ell'esam e, di qu ell’am icizia, di quelle relazioni coniugali e p a­
rentali. Si tra tte re b b e di u n a m era sim ulazione, sufficientem ente p e r­
fetta p e rò d a rip ro d u rre le sensazioni che co m p o rtereb b e la realtà.
Se il significato ultim o che cerchiam o nelle n o stre azioni fosse
quello di so d d isfare i n o stri desideri, b aste reb b e collegarsi al com ­
puter. E p p u re in tu iam o che il fatto di co n n e ttersi sareb b e in sé in­
trinsecam en te perv erso. Chi d esid e rereb b e una vita connessa a un
com p u ter che so p p ian ti la re a ltà e faccia vivere la p erso n a in u n a fin­
zione? P o trem m o fo rse co n sid erarla una vita degna di essere vissu­
ta? In fondo, il d ram m a delle dro g h e e d ell’alcolism o sta p ro p rio qui:
nel ten tativ o di rifugiarsi in una realtà che evita all’uom o il d ram m a
della sua lib ertà, q u an d o si tro v a a m isurarsi con l’im presa di co­
struire u n a vita.
C osa cerch iam o allo ra con le n o stre azioni?
C erchiam o, ce rtam e n te, la soddisfazione, il piacere: nessuno con­
siderereb b e una vita riuscita quella che non soddisfacesse i suoi p ro ­
tagonisti. N o n li cerchiam o p e rò d ire tta m en te . Q u ello che cerchiam o
d ire tta m en te è p ro p rio la re a ltà che ci soddisfa: viaggiare, conoscere
la verità, vivere u n ’am icizia con azioni concrete, a m are il coniuge,
educare realm en te i figli...
C osa d u n q u e cerchiam o in tu tto ciò? S enza alcun dub b io i nostri
desideri v an n o b en o ltre il pia cere da cui sono stati suscitati, poiché
cercano u na pienezza, la n o stra p ienezza ultim a. Q u esta non può es­
sere vista com e la sem plice som m a di istanti di piacere, perch é con­
cerne u n ’eccellenza, u n a vita riuscita, che è deg n a di essere vissuta
per se stessa e n o n m e ram en te p e r il p iacere che provoca. Vale cioè
in se stessa, no n in ra p p o rto a u n ’altra cosa, ed è degna di essere p e r­
seguita p e r se stessa e non p e r le conseguenze che produce.
Q u an d o si so stiene che ogni p erso n a realizza tu tto quello ch e fa
m ossa d a u n n atu rale d esid erio di felicità, ciò che si in ten d e affer­
m are n o n è che agisca ce rcando esclusivam ente la soddisfazione, né
ancor m en o ce rcan d o la realizzazione di sé, m a ch e in ogni azione è
in cerca di u n a pienezza. Il d esid erio n atu rale di felicità è la s tru ttu ­
ra fo rm ale di ogni d esid erio um ano, con un influsso decisivo su ogni
desiderio, po ich é lo a p re a u n a pienezza che va m olto o ltre ciò che
cerca n ell’im m ediato.
M a q u esta co n sid erazione della felicità, il cercare u n a vita riusci­
ta, u n a vita pien a, com e il fondo di ogni desiderio, di ogni azione um a­
na, non è tro p p o fo rm ale? A llo ra p e rò un sim ile desiderio n atu rale
sarebbe irrilev an te, poiché anim a ta n to l’azione di un san to q u an to
quella di u n m alvagio.
L ’o b iezio n e è fo n d ata, m a solo in p arte. P erch é q u al è il valore
delle analisi fatte? Il lo ro valore consiste nel m ostrarci che in ogni
azione c’è un d inam ism o previo alla lib ertà d ell’uom o, un ’ap e rtu ra a
una p ienezza u ltim a che è più g ran d e della p artico larità d ell’azione.
Q u esto ci co n sen te di relativizzare l’im p erio sità del desiderio di p ia­
cere: vi è in esso u n ’intenzione che lo trascende p e r l’infinita a ttra ­
zione d ella felicità. N on diam o tu ttav ia con ciò soluzione a tu tti i p ro ­
blem i, dal m o m en to che sia il san to che il m alvagio s o sterran n o che
con le lo ro azioni te n d o n o a u n a pienezza, com e, del resto, ciascuno
di no i realizza l’azio ne più nobile com e quella più riprovevole c e r­
cando u na pienezza. D o v e p u ò essere la differenza? L a differenza
non consiste nel fa tto che non ce rchino la pienezza, m a ch e la c e r­
chino attrav erso stra d e diverse, poiché u n o ha concretizzato la p ie­
nezza nel p erso n ale interesse, o nore, piacere, ricchezza, m e n tre l’al­
tro n ell’am o re a D io e agli altri.
Q u esta d eterm in azio n e di ciò che è la pienezza um ana in un co n ­
creto e specifico id eale di vita bu o n a acquista u n ’im portanza decisi­
va nella vita m orale. M a com e si d eterm in a in co n creto la felicità? È
possibile d iscern ere tra la v era e la falsa felicità?

3. Sessualità e determinazione della felicità


È in q u esta d eterm in azio n e del co n ten u to co ncreto di ciò che si­
gnifica la felicità ch e la sessualità gioca un ru o lo decisivo poiché, co­
m e ab b iam o visto, ren d e possibile un in co n tro singolare tra l’uo m o e
la d o n n a che riv ela u n a p rom essa di pienezza. L a pienezza si centra
p recisam en te nel m o stra re com e sia possibile u n a form a eccellente
di am arsi n ella d o n azio n e to tale e reciproca degli sposi, condividen­
d o un m u tu o d estin o e form a n d o u n a fam iglia. Si tra tta della confi­
gurazio n e di u n a fo rm a di vita stabile non in q u an to offre d eterm i­
nati tipi d i azioni concrete, m a in q u an to determ in a il m o d o in cui si
va a vivere l’am o re tra le persone.
Q u esto m o d o di vita è poi un b en e in se stesso, desiderabile e
am ab ile in sé, n o n so ltan to p er il p iacere o l’utilità che può p ro d u r­
re. N ell’esp erien za d ’am o re la n o stra intelligenza n o n può stabilire il
co n ten u to della felicità secondo configurazioni diverse, com e s areb ­
be qu ella b asata sul piacere o sull’utilità sociale della sessualità, re a ­
lizzando u n ’au ten tica riduzione del co n ten u to d ell’esperienza che vi­
ve, p refere n d o d im ensioni parziali e lim itate in luogo della pienezza
globale cui anela. P e r sé sola, in virtù della p o te n za di luce che com ­
porta, l’intelligenza è capace di d iscern ere tra u n a felicità au ten tica e
una felicità a p p a re n te in riferim en to alla to talità di u n a vita p ie n a.7
L a sessualità co n sen te allora la d eterm in azio n e di un ideale di vi­
ta bu o n a che acq u ista un valore ce n trale nella configurazione del d i­
nam ism o m o rale p o ich é,in d irizzan d o il d esiderio verso la pienezza di
una co m u n io n e, offre un principio di u n ità decisivo nella c o n d o tta
um ana.
Il suo ap p o rto alla felicità n o n si riferisce p erò sem plicem ente al­
l’aiuto che fornisce con la determ inazione dell’ideale di vita buona,
bensì al fatto che offre la possibilità della sua realizzazione in u n ’atti­
vità singolare che im plica la consegna della perso n a nella m ediazione
del corpo. È in q u esto coinvolgim ento, nel dono di sé vissuto nella va­
riata gam m a di azioni po sta in gioco dalla coniugalità, che gli sposi pos­
sono attualizzare la com unione prom essa: la com unione delle persone.

4. Significato figurativo
della sessualità e del piacere
Possiam o o ra co m p ren d ere qual è il ru o lo del p ia cere n ella vita
della p erso n a. D u e sono le dim ensioni che ci interessano: il p iacere
risveglia in p rim o lu ogo il desiderio, dal m o m en to ch e ci attraggono
quelle cose che ci p ro cu ran o piacere. C on ciò fa sì che ci rendiam o
conto d ella co n v en ienza e della b o n tà di d e te rm in a te azioni. Q u esta
bontà n o n d ip e n d e d al p iacere che p roducono, m a dalla p ie n ezza che
conferiscono; sen za il desiderio del pia cere che risvegliano, qu este
azioni p assereb b ero tu ttav ia inavvertite.
In seco n d o luogo, allorché si realizza l’azione, sopravviene il p ia­
cere nel sen tire l’u n io n e con la perso n a in una m u tu a reciprocità che
integra le diverse d im ensioni d ell’am o re p lacando il d esid erio e, al­
lora, l’azio n e raggiunge la sua pienezza ultim a, un nuovo bene. L a ri-
p ercussione n ella coscienza della convenienza di q u esta u n io n e ses­
suale con la m u tu a p ienezza si trad u ce nella possibilità di riconosce­
re l’eccellenza che l’azione co m p o rta. D i fro n te all’elem en to della
reciprocità e alla su a dim ensione affettiva e spirituale, il p ia cere ses­
suale raggiunge il suo au ten tico senso e significato um ano: non com e
la p a rte di u n tu tto , che d o v reb b e rip etersi q u an te più volte possibi­
le perch é il tu tto sia sem pre più grande, m a com e un m o m en to nel

7 Cf. A bba, Felicità, vita buona e virtù, 5 6 -5 7 .


quale si riassum e tu tta una vita. Il p iacere sessuale è la ripercussione
cosciente d ella p ienezza di un am ore.
È così che si p u ò cap ire p e rch é vi sia u n a grad u alità ta n to ricca
n ell’esp erien za d el piacere, com e ab biam o visto nella descrizione fe ­
nom enologica. C iò che è im p o rtan te co m p ren d ere è che qu esta g ra­
d u alità d ip e n d erà sem p re essenzialm ente d all’oggetto che la d e te r­
m ina, cioè d all’azio n e che si realizza, intesa n o n sem plicem ente n el­
la su a m a terialità fisica, m a, p iuttosto, nel suo pieno co n ten u to m o­
rale, vale a d ire nella sua a p e rtu ra all’o rizzonte ultim o di senso; ve­
d rem o nel prossim o capitolo che n ell’uom o ogni p iacere p o rta al di
là di se stesso, n o n si riduce alla sua p artico larità .8 11 piacere sensua­
le pu ò allo ra essere vissuto com e qualcosa di più di un sem plice go­
d im ento, poiché in q u e s t’o riz zo n te della felicità assum e i connotati
della com piacenza, d ell’allegria e della gioia.
N o n riferen d o si in trin secam en te a se stesso, m a alla pienezza di
u n a relazio n e d ’am o re, il p iacere sessuale acquista perciò valore fi­
gurativo d ell’eccellenza cui rinvia. In qu esto m o d o la sessualità e il
p iacere sessuale si configurano sim bolicam ente nella vita delle p e r­
sone, ra p p re se n ta n d o l’ideale di una vita b u o n a, cioè un senso, una
p ienezza in so m m o g rad o a ttra e n te e, perciò, ricolm a di carica affet­
tiva, che n o n è tu ttav ia p ie n am en te concettualizzabile. L ’uom o non
vive il p iacere com e gli anim ali, p e r lui h a un valore sim bolico che fa
riferim en to a u n a p ienezza p ro p ria m en te u m an a.9
Q u esta dim en sio ne sim bolica acquista u n a rilevanza decisiva nel
m odo di conoscenza m o rale delle azioni da com piere, poiché la m e­
diazio n e sim bolica si fa più m o tiv an te e significativa, configurando il
processo d ella razio n alità pratica, e cioè la fo rm a in cui l’uom o co­
struisce razio n alm en te le p ro p rie azioni. L a razionalità p ratica non
p a rtirà d a u n ’analisi della n a tu ra n é si svolgerà secondo u n a s tru ttu ­
ra sillogistica, m a seco n d o l’attra ttiv a che i valori sessuali e affettivi
esercitan o e p e r la m a n iera con cui si sono sim bolicam ente ra p p re ­
sen ta ti, rinviando a u n a pienezza.
La qualità del p iacere è p ertan to intrinsecam ente connessa alla qua­
lità dell’azione da cui si origina. Q uesta qualità non si riferisce poi a una
tecnica capace di p ro d u rre la causa neurofisiologica più adatta a soddi­
sfarla, com e p o tre b b e avvenire con determ inate tecniche erotiche, m a

8 Cf. A. P lé , Par devoir ou par plaìsir?, Edilions du Cerf, Paris 1980.


9 Cf. N.J.H. D e n t , The M oral Psychology o f thè Vinues, C am bridge 1984, 35-
63.130-151.
al m otivo che anim a l’azione, vale a dire alla sua ragione d ’essere, al­
l’eccellenza che co m porta, alla donazione di se stessi, ap ren d o un au­
tentico spazio d ’intim ità e di tenerezza nella relazione con un altro dif­
ferente da sé. Il p iacere si trova così nella prospettiva della felicità, co­
m e la conseguenza di una sua attualizzazione, benché im perfetta.
Il god im en to sessuale rende i suoi protagonisti partecipi di un m i­
stero che è ancora più grande. L a trasform azione o p e ra ta dalla stessa
rivelazione del co n cetto di felicità, vedendolo non sem plicem ente co­
me il risu ltato delPagire dell’uom o, ma com e un d o n o di D io che fa ri­
ferim ento in definitiva all’unio n e con lui vissuta nella pro v a,co m e m o­
strano le b eatitu d in i, ci aiuta a co m p ren d ere che nella vita coniugale
c'è un nuovo d o n o di D io che unisce l’uom o e la d o n n a a sé, la cui ri-
percussione conoscitiva si ren d e significativa nel p iacere che produce.
Possiam o o ra co m p ren d ere perch é la ricerca del piacere in sé fac­
cia p erd ere il suo riferim en to a qualcosa che sta al di là di se stessi,
la tensione del d esid erio verso qualcosa di più g ran d e della p artico ­
larità e a ttu a lità d el piacere. L a p retesa di o tte n e re d ire tta m e n te un
intenso p ia cere sen suale che soddisfi le esigenze sessuali della p e r­
sona ren d e en o rm em en te difficoltosa la possibilità di a p rire uno spa­
zio d ’intim ità e fa sì che sia, di conseguenza, im possibile che ta li re ­
lazioni p o ssano co lm are di gioia la persona.
In conclusione: con la g rande intensità psicologica con cui si p re ­
senta alla coscienza, il p iacere sessuale riflette in se stesso la ricchez­
za soggettiva d ell’id eale di vita b u o n a della com unione delle persone,
com e v ero significato della co m unione nella carne. Il piacere sessua­
le rinvia a qualcosa di più gran d e di sé, di cui contiene u n a dim ensio­
ne figurativa.10 È p e r qu esto che è en o rm em en te p ro m e tte n te. E qui
si trova il m otivo p e r cui il piacere, se non realizza u n ’au ten tica co­
m unione in terp erso n ale, è ta n to deludente: vive di u n a chim era.

5. Esperienze vuote:
il problema dell’autoerotismo
A b b iam o visto in prece d en za com e l’esperienza sessuale im pli­
chi il d inam ism o n eurofisiologico e la m otivazione in una sintesi o ri­
ginale che d ip en d e in trin secam en te dalla rap p resen tazio n e che il

10 Cf. P. R i c o e u r , «La sexualilé. La merveille. Terranee, l’enigm e», in Esp


28(1960), 1665-1676.
soggetto com pie e d al sim bolism o che le attribuisce. N el caso del-
l’au to ero tism o ci tro viam o di fro n te alia difficoltà d ’in terp reta zio n e
dell’esp erien za sessu ale che p u ò in so rg ere p rincipalm ente nel p erio ­
d o d ell’adolescenza, m a che p u ò prolungarsi o co m p arire in periodi
successivi.

a. La sua valutazione

A l di là dei p ro b lem i psicologici che di solito sono im plicati co­


m e fru tto di u n a m anchevole educazione sessuale in cui il bam bino
rep rim e d e te rm in a te esperienze senza c o m p ren d ern e il perché, e ol­
tre alle resp o n sab ilità che la p erso n a p u ò avere, interessa co m p ren ­
d e re q ual è l’im p o stazione d ire tta m e n te m orale che è in gioco. E
q u esta n o n è altro ch e il rife rim en to di ta le co n d o tta alla pienezza di
una vita riuscita.
P er in d iv id u are q u esta relazio n e occorre cogliere la m ediazione
sim bolica che si è co nfigurata e il su o significato. In qu esto m o m en ­
to, la sessualità a p p a re com e la possibilità di un piacere, di uno sca­
rico ten sio n e-d isten sione che ristabilisce un equilibrio nella persona:
si s tru ttu ra così la percezione soggettiva d ell’im pulso sessuale com e
di u n a necessità, com pulsiva e ciclica. Tale percezione e l’uso che se
ne fa n ella m astu rb azio n e m a ncano di un elem en to d ire tta m en te e
realm en te p erso n ale che può essere al m assim o sem plicem ente raf­
figurato n ella p ro p ria fantasia: la finalizzazione d ell’im pulso sessua­
le no n o rie n ta il so g getto a uscire d a se stesso p e r dirigersi verso
u n ’altra p erso n a, m a a sim ulare la causa neurofisiologica che pro v o ­
ca lo scarico di ten sio n e con u n a stim olazione genitale. U n ’azione
del g en e re n o n p u ò tu ttav ia riferirsi a u n a m otivazione di significato
ultim o, alla realtà di u n ’eccellenza di pienezza: è priva di realtà au ­
te n tic am en te u m an a, di u n a reciprocità nella q u ale l’uom o possa in­
c o n trare u n a vera co m p ag n ia.11 Si tra tta p erciò di u n ’azione che, in­
d ip e n d en tem en te d all’u lterio re in ten zio n alità soggettiva che abbia il
soggetto e dalla sua responsabilità, non conduce la p erso n a a una
pienezza di vita, m a la rinchiude nella solitudine.
A g en d o così, si co rro m p e il significato u m ano della sessualità,
co n sid e ran d o il co rp o com e oggetto di piacere e n o n com e soggetto
d ’am o re ch e nel suo stesso dinam ism o co rp o reo si riferisce alla ri­

11 È il crilerio che valuta J. K u pfe r , «Sexual Perversion and thè G ood», in T


Personalist 59(1978), 70-77.
cerca di u n a co m u n io n e.12 D a ll’essere un dinam ism o che aiutava a
uscire d a sé, d alla so litudine, risulta o ra rin c h iu d ere la p erso n a ogni
volta di p iù nella p ro p ria solitudine, sfigurando il significato sp o n sa­
le del corpo. In se stessa, la m a stu rb azio n e co m p o rta un erotism o
narcisistico in cui il linguaggio del corpo p erd e la sua d im ensione re ­
lazionale.

b. A ttenzione pedagogica e pastorale

P er aiu ta re re a lm e n te le p erso n e è necessario c o m p ren d ere b en e


davanti a quali co n c re te situazioni veniam o a trovarci: se si tra tta di
un c o m p o rtam en to isolato o di u n ’ab itu d in e acquisita, se è u n a q u e ­
stione di deb o lezza o di m u tam e n to di rap p resen tazio n e sim bolica
della sessualità.
È sem p re o p p o rtu n o ev itare u n a d oppia distorsione: da un lato
colpevolizzare in d iscrim inatam ente, insistendo sul valore della n o r­
m a m o rale senza distinguere ciò che p u ò essere un p eccato m a teriale
da un p eccato form ale, dal m o m en to che il senso p ieno di p eccato ri­
chiede u n a conoscenza singolare, che p u ò vedersi alte ra ta d alla m e­
diazione sim bolica. L a m ediazione conoscitiva, che si ren d e n ecessa­
ria, m e tte in gioco l’in tero m on d o della rap p resen tazio n e sessuale e il
m otivo p er cui si è così configurato ed è stato ac cettato dalla persona.
D a u n altro lato, occorre anche ev itare di co n sid e rare l’au to ero -
tism o seco n d o u n d eterm in ism o biologico e psicologico ch e annulla
la lib ertà della p erso n a e la sua capacità di gov ern o e dom inio della
d im ensione sessuale: se si tra sm ette al soggetto q u esta concezione, lo
si re n d e rà in capace di p e n e tra re il te m a di fondo, ossia com e in te r­
p re ta re la p ro p ria sessualità e g o vernarla così da p o te r vivere in es­
sa la p ien ezza alla quale è chiam ato.
P er q u esti d u e m otivi è necessario te n e r co n to di com e in ta n te
occasioni l’ap p o g g io più d e te rm in a n te che l’ed u c a to re e il p asto re
posso n o d a re è q u ello di a iu ta re a sd ram m atizzare u n a situazione
che è g iu n ta a ren d ersi ossessiva, offuscando la sua in tellig en za e li­
bertà.

12 C f. C o n g r e g a z i o n e p e r l a d o t t r i n a d e l l a f e d e . Persona Humana 9 , in c l
i n Catechismo della Chiesa Cattolica 2 3 5 2 : «Il g o d i m e n t o s e s s u a l e v i è r i c e r c a t o al d i
f u o r i d e l l a “ r e l a z i o n e s e s s u a l e r i c h i e s t a d a l l 'o r d i n e m o r a l e , q u e l l a c h e r e a l i z z a , in un
c o n t e s t o d i v e r o a m o r e , l ’i n t e g r o s e n s o d e l l a m u t u a d o n a z i o n e e d e l l a p r o c r e a z i o n e
u m a n a ” ».

----- 8 9 ------
C o nviene p re sta re atten zio n e alle situazioni che p o rta n o all’au-
toerotism o: la tristezza, l’insuccesso, la solitudine, la difficoltà di re ­
lazionarsi co n gli altri e di affro n ta re le sfide della vita. La tristezza è
solita essere o ccasione d ’im purità, poiché la p erso n a cerca di uscirne
e tro v a un su cced an eo facile e com piacente in u n ’esperienza vuota
n ella qu ale si arro cca p e r evitare di co n fro n tarsi con la realtà. N on
p e r nu lla l’a u to ero tism o di solito si configura com e u n ’esperienza
com pensativa.
Il processo d ella te n tazio n e si scaten a so litam e n te a p a rtire da un
corto circu ito rap p resen tativ o e sim bolico che re n d e difficile alla ra ­
gion p ratica il do m inio del p ro p rio dinam ism o co rp o reo , ossessio­
nand o si con la sod d isfazione sessuale, fino al p u n to di scatenarsi in
un processo com pulsivo. A volte può essere d ’aiuto lo sm ascherare
qu esto co rto circu ito rap p resen tativ o e rivelare l’inconsistenza della
necessità so tto la q u ale si rap p resen ta.
Q u a n d o n ella p e rs o n a è d iv e n tata ab itudine, è necessario inse­
g nare a lo tta re in u n a fo rm a m o lto in d iretta: da un Iato, incorag­
giando q u elle attiv ità in cui la p e rs o n a po ssa ricevere u n a soddisfa­
zione n o b ile e u m a n a, am icizie sincere che le co n sen tan o di uscire
d a sé e d i sco p rire in ciò la gioia di a m are gli altri e di rendersi loro
utile; da un altro , o ffrire e lem en ti n arrativ i in d iretti, com e possono
essere d e te rm in a te le ttu re , film , o p e re d ’a rte che la aiu tin o a rico­
stitu ire l’im m agine sim bolica della sessualità attra v e rso la m ed ia­
zione d e ll’affettività.

6. Conclusione
«N on è b en e ch e l’uom o sia solo». L a solitudine ci lascia indifesi
di fro n te alla vita, confusi dav an ti al n o stro destino, im p o ten ti di
fro n te alle difficoltà. C he significato h a la sessualità um ana? P erché
D io ha crea to l’uo m o com e m aschio e fem m ina?
La risposta p u ò d arsi solo a p a rtire dall’esperienza: d all’esperien­
za di u n inco n tro che ci rivela u n ’id e n tità e u n a differenza. L’am ore si
colloca in tal m o d o com e l’esperienza di una rivelazione: la rivelazio­
ne di una vocazione di un destino. E suona così: l’uom o n o n è stato
creato p e r la solitudine, m a p e r la com unione. È nella com unione che
raggiunge la p ienezza del suo essere, la vita riuscita, la vita felice.
Q u esta verità, che v ediam o riflessa nella rivelazione del «principio»
della creazione, è la verità che nasconde l’esperienza am orosa. La
m u tu a relazione tra en tram b e, esperienza e rivelazione, ci h a perm es­
so di su p erare u na visione p u ram en te costruttivista della sessualità:
non è possibile co struire il suo significato com e qualcosa di m e ra­
m ente culturale, poiché l’esperienza sessuale racchiude in sé una ve­
rità che fa riferim en to all’id e n tità e al destino della persona.
L’esp erien za d ell’am ore ci co n sen te di co m p ren d ere in o ltre che
l’uom o è stato crea lo «in com unione» con la d onna; l’in te ra sua
stru ttu ra an tro p o lo g ica, già nella sua stessa dim ensione ontologica, è
ap erta e in relazio n e alla d o n n a e viceversa. C rea to in com unione, è
stato ch iam ato «alla com unione», a esistere n o n solo «insiem e a»
l’altra p erso n a, m a «per» l’altra p erso n a nel d o n o di sé.
La differen za sessuale ci m anifesta il no stro lim ite, la n o stra soli­
tudine, m a nello stesso te m p o indica dove sta la pienezza: nella co­
m unione. La sua n a tu ra le b o n tà consiste nel re n d e re l’uom o vu ln e­
rabile e, in q u esto m odo, provoca un in co n tro singolare, una recip ro ­
cità unica, l’am o re sponsale: ren d e possibile il d o n o di sé e qu esto
dono di sé nel co rp o è capace di com unicarsi, di g en e ra re vita, di con­
cepire u n a p ersona.
D ifferen za sessuale, am ore e fecondità: ecco le tre ca ratteristich e
del m istero d ella sessualità u m a n a che si richiam ano vicendevol­
m ente.13 L a sessualità si p resen ta così com e una vocazione all’am o­
re, in cui u o m o e d o n n a possono raggiungere la lo ro felicità.

1:1 Cf. S c o l a , Uomo-Donna. Il mistero nuziale, 91-116.


Parte seconda

Il linguaggio dell’amore:
passione e dono
Introduzione

L’esp erien za d e ll’am ore ci rivela una vocazione, un destino.


L’analisi fen o m enologica ci ha aiu tato a capire il suo significato,
la sua ricchezza, la sua intenzionalità. Ci in teressa o ra com p ren d ere
non solo il significato di u n ’esp erien za m a la possibilità di com piere
quel significato con le azioni d ell’am ore. Possiam o esp rim ere qu esto
com p im en to con la m e tafo ra d el linguaggio. A m o re div en ta adesso
simile a parlare. Il linguaggio è il canale p e r com unicare con altre
p ersone, com e le azioni sono il cam m ino p e r vivere una com unione.
Il linguaggio im plica parole, verbi, significati, intenzioni, dialoghi; e
bisogna s a p e r cosa si vuole d ire e com e dirlo, altrim en ti p o tre b b e ro
dirsi degli equivoci. In q u esto senso, p e r a m are si ha bisogno di saper
cos’è l’am o re e com e am are.
T uttavia, cosa è l’am o re? Il n o stro p u n to di vista vuole a ffro n ta ­
re «la realtà» di ciò che è l’am ore: la sua stru ttu ra , le sue q u alità, la
sua in ten zio n alità, la sua verità. Si tra tta in q u e sta seco n d a p a rte di
accostarci alla re a ltà d e ll’a m o re so tto u n a p ro sp ettiv a più m e tafisi­
ca, dal m o m en to che è n o stro in te n to co n o scere ciò che l’a m o re è in
sé e p erch é è così, al di là del vissuto ch e posso n o av e rn e le singole
persone.
U n ’analisi psicologica ci descriverebbe tu tto il processo d ell’in-
n am o ram en to e l’esp erienza ch e n e traggono i suoi pro ta g o n isti se­
condo la su ccessione degli stati di coscienza e del vissuto sen tim en ­
tale cui d an n o origine. N on è q u esta la n o stra preoccupazione. P er
q uan to in teressan te possa essere la conoscenza del processo psicolo­
gico d elF in n am o ram ento, non possiam o d im en ticare che q u esto p ro ­
cesso si b asa su q u alcosa che accade nel soggetto, su una realtà, la
realtà d ell’am ore. E qu esta che a noi o ra interessa.
Il v alo re di q u e sta analisi m etafisica consiste nel fatto che con
essa si svela il d in am ism o d e ll’a m o re e in q u al m a n iera sia il m o to ­
re di u n a vita. Se l’esp erien za am o ro sa ci p ro m e tte una pienezza di
co m u n io n e è possibile vivere q u e sta co m u n io n e, re n d e rla reale, a t­
tu alizzarla, so lta n to nelle azioni d e ll’am ore. L a com unione si co­
struisce con atti d ’am ore, sono lo ro che la ren d o n o p resen te, a ttu a ­
le. D o v e d u n q u e si radicano questi atti d ’am o re? D ip en d e tu tto
dalla p ro p ria lib ertà , d alla p ro p ria iniziativa, da ciò che u n o vuole?
È ce rto che la lib e rtà ci a p p a re decisiva nella vita delle persone:
agisco p erch é voglio, sì, m a p erch é voglio? In q u esto m o m en to la
form id ab ile iniziativa della v o lo n tà n ei p o rta re avanti la vita della
p erso n a si m o stra in capace di risp o n d ere rin v ian d o sem p re alla li­
bertà: è assu rd o afferm are ch e voglio perch é voglio, eq u iv arreb b e a
richiu d ersi in u n v o lo n tarism o radicale. L a lib ertà n o n ha la prim a
parola: se d esid e ro qualcosa è, in n a n zitu tto , p e rch é l’am o. E se am o
è perch é qu ello che am o m i h a ru b a to il cuore, m i ha colpito, m i ha
sedotto.
A p p a re così im m ensa, nella n o stra riflessione, l’im p o rtan za delle
passioni. M a n o n so n o q u este u n nem ico da controllare, d a dom ina­
re? Tali fu ro n o p e r lungo te m p o considerate. O ra, se sono qualcosa
di passivo, ap p a rte n e n ti al dinam ism o um ano, n o n sono sta te dunque
anche crea te d a D io ? E , se è così, posso prescinderne, ignorarle, re ­
prim erle? Q u al è p oi il ruolo che giocano nel dinam ism o d ell’agire
um ano?
P arla re d ’am o re è p e rò oggi fran ca m en te rischioso. Il solo nom i­
narlo evoca qu alco sa di m eraviglioso, com e q u a n d o si pro n u n cia una
p aro la m agica, il cui significato n o n è tu ttav ia definito, anzi, è am bi­
guo, p ersin o co n trad d itto rio . P e r am o re le p erso n e lottano, soffrono,
si sforzano, si su p eran o , sono capaci del più nobile im pegno ed ero i­
smo. M a an ch e con l’am o re si p re te n d e di giustificare l’um ana d e b o ­
lezza, la g rettezza e l’egoism o, la m ancanza di im pulso verso ciò che
è v eram en te no b ile e m agnanim o. P e r am o re si è fedeli alla perso n a
am ata, anche q u a n d o non se ne riceva contraccam bio; altresì p er
am ore si ab b a n d o n a il m atrim o n io e la fam iglia p e r iniziare una n u o ­
va av v en tu ra, p e r rifarsi una vita: n o n si ha forse d iritto a rifarsi una
vita? E cco la su a am biguità!
Q u al è la v erità d ell’am ore? Q u esta d o m a n d a è u rta n te alle ore c ­
chie d ell’uo m o p o s tm o d e rn o che nella sua debolezza non si azzarda
nean ch e a in terro g arsi sulla v erità dei p ro p ri am ori. Sapere alide!
O sa conoscere! F u tu tto un p ro g ram m a che si p ro p o n ev a di risca tta­
re sto ric am en te il ru o lo della ragione e delle sue capacità, oggi a re ­
nato nel relativism o. 1' tu ttav ia il richiam o alla v erità si o d e con chia­
rezza nell’esp erien za stessa d ell’am ore.
L a difficoltà in cui ci im battiam o è che n o n si tra tta sem plice-
m en te d ella v erità d e l l'a m o r e » , com e sostantivo g ram m aticale, ma
anche d ella v erità deU’^am are», com e verbo, cioè dei nostri atti d ’a­
m ore. C o n essi noi m iriam o a co stru ire u n a co m unione di persone.
M a che significa costruir*.' una co m unione con azioni co n c re te e ta n ­
to varie? C o m p re n d iam o sen za difficoltà che ciò significa com piere
d eterm in ate azioni, com e un a tto di tenerezza, u n ’u nione coniugale,
un’atten zio n e alla p erso n a. M a se fosse solo così, lo stesso am o re re ­
stereb b e co n fin ato a d e te rm in a ti m om enti della vita, d ata la su a in­
capacità d i unificarla. M a l’a m o re è qualcosa di fram m en ta rio ? C he
significa d ire di a m are u n a p erso n a?
N asce così la g ran d e q u estio n e che bisogna m e tte re in chiaro p e r
c o m p ren d ere ciò che significa co stru ire u n a co m unione di persone,
ossia la relazio n e che sussiste tra l’am o re com e passione e l’am o re
com e lib era decisione, ovverosia, tra il d o n o che si riceve e la risp o ­
sta lib era che si dà.
L’im p o rtan za d i q u e sta p ro sp e ttiv a m etafisica è tale che se non si
giungesse a v alu tare la densit à e la stru ttu ra degli atti d ’am ore, l’in­
tera analisi fen o m en ologica d e ll’esperienza am orosa risu ltereb b e ri­
dotta a un m ero o rizzonte vitale, a un ideale cui te n d ere, m a senza in­
flusso decisivo sul cam m ino co n c re to e circostanziato delle persone.
In m olte p u b b licazioni in tem a d i m o rale sessuale si riscontra un au ­
tentico ia to tra il significato della sessualità che evidenziano e le a p ­
plicazioni con crete, rifletten d o u n a v era divergenza.1 A cosa è a ttri­
buibile q u esto d isaccordo? M anca, in m olti casi, u n ’an tro p o lo g ia
adeguata. C erto . M a m anca anche, e so p rattu tto , u n ’ad e g u ata rifles­
sione su ciò che è l’am o re e su ciò che è l’azione u m an a.2

1 È stato C. B r e s c i a n i , Personalismo e morale sessuale. Aspetti teologici e psico­


logici, Rom a 1983, a porre in evidenza questo fatto.
2 Cf. T. B e l m a n s , L e sens objectifde l ’agir huniain. Pour rélire la morale conjuga-
le de Saint Thom as, L ibrerìa Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1980.
Capitolo sesto

Amore come passione

L ’asp etto p iù im m ediato d ell’am o re è che si tra tta di qualcosa


che subiam o. L o re n d e ev id en te la stessa esperienza degli in n a m o ra ­
ti. Si in ten d e esp rim ere con ciò u n a realtà essenziale d ell’am ore: la
dim ensione di u n avvenim ento che trasform a. I suoi p rotagonisti lo
vivono orig in alm en te com e qualcosa in cui si im battono, che ricevo­
no d en tro di sé, co m e u n a singolare reazione di fro n te a qualcosa che
li so rp ren d e e li arricchisce. L’am o re co m p o rta u n a singolare ric etti­
vità. In q ual m o d o d eve intendersi qu esta ricettività? Cosa significa
afferm are che l’am o re è una passione?

1. Alcuni chiarimenti
P rim a di com inciare la n o stra riflessione sopra l’am o re com e pas­
sione, o cco rre ch iarire d u e questioni: d a un lato la term inologia e
dall’altro , com e è stato visto, il te m a delle passioni nella storia.

a. La terminologia

P assione è sin o n im o di affetto, di em ozione e di sentim ento. S o­


no paro le eq u iv alen ti, m a ciascuna di loro offre sfu m atu re diverse
che ci c o n sen to n o d i co m p ren d ere la com plessità del fen o m en o cui
fanno riferim ento:
* p assio n e viene d a passio, d eriv ato da pati, che co m p o rta un s
bire l’influsso di qu alcosa senza ch e lo si sia p rev en tiv am en te deciso.
Q u esto influsso consiste prin cip alm en te in un essere attratto verso
qualcosa che agisce in m e. N ella m o d e rn a psicologia indica una te n ­
denza o u n im pulso di g ran d e in ten sità che ro m p e l’equilibrio della
vita psichica;
* affetto o affettività deriva da afficere, essere toccato da q u a l­
cosa, essere p o sti in un d e te rm in a to stato. C o m p o rta perciò una m o ­
dificazione che accade nel soggetto a m otivo di qualcosa di esterno.
P er q u esto è in p ratica sinonim o di passione;
* em o zio n e viene, attra v e rso il francese, da em overe, inteso com e
sm uovere, scu o tere, con cui si m e tte in risalto l’asp etto dinam ico e
im pulsivo che co m p o rta, poiché è capace di m uovere il soggetto. È
visto d alla psicologia com e ciò che provoca un m ovim ento interno
allo psichism o;
* se n tim en to p ro v ie n e da sentire, p e r cui co m p o rta un vissuto
psicologico o u n a p resa di coscienza di ciò ch e avviene nella p ro p ria
soggettività. Im plica in se stesso una stabilità psicologica m aggiore
d ell’em ozione.
Si tra tta di p aro le diverse p e r esp rim ere la ricchezza di un fatto
della vita degli uom ini: il prim o m o m en to dell’interazione affettiva tra
m on d o e soggettività. D i fro n te alla ricchezza di qu esto fatto, si spie­
ga com e siano d iverse le sfu m atu re p o ste in evidenza d all’una o d al­
l’altra espressione, p e r cui nei differenti ram i del sapere si te n d e a p ri­
vilegiare una d eterm in ata p rospettiva o aspetto. A l di là di u n a n etta
d istinzione tra q uesti term ini, a noi interessa p o rre in rilievo la realtà
che vogliono indicare, cioè il fatto che l’u o m o sia colpito dalla realtà.
Si in ten d e con ciò in d icare com e la p erso n a nella sua dim ensione co r­
p o rea sia capace di su b ire un influsso distinto dal m ondo esterno: sia
cioè capace di essere attira ta d a qualcosa di este rn o (un b en e ), o re ­
spinta d a qualcosa di este rn o (un m ale), determ in an d o si una relazio­
n e singolare tra il so ggetto e ciò che lo a ttra e o lo respinge. Si a d o p e­
reran n o perciò in d istin tam en te i term ini in ragione di ciò che si vuole
p o rre in risalto, ma senza p retesa di co n trap p o rli tra loro.

b. L a storia

P er q u an to rig u a rd a la visione che si è avuta delle passioni nel


corso della sto ria, è necessario co m p ren d ere che non h a avuto uno
sviluppo co n tin u o e concorde. L e passioni sono state u n a chiave di
le ttu ra n o n solo p e r d iscernere l’u n ità antropologica dell’uom o, m a
anch e p e r c o m p ren d ern e l’u n ità d ’azione. B asta n o qu esti brevi ac­
cenni p e r farsi u n ’id ea di q u esto percorso.
P er A risto te le le passioni fan n o p a rte di un costitutivo an tro p o -
logico essenziale p e r la p erso n a, suscettibile di essere p la sm ato dalla
ragione, p e r cui si in tegra con gli altri principi operativi, avendo così
un decisivo influsso sull’azione. A l contrario, gli stoici reag iran n o in
m odo negativ o d av an ti alle passioni, che consideravano com e un
m ovim ento d ell’anim a, irrazionale, un giudizio di valutazione falso,
u n’inclinazione d iso rd in ata, co n traria alla n atura.
In s. T om m aso tro viam o u n a rivalutazione delle passioni, che non
solo rip re n d e la p ro sp ettiv a aristotelica, m a anzi la arricchisce con la
tradizione cristian a n eo -p lato n ica dello P se u d o -A re o p ag ita , che a p ­
prezzerà il lo ro valo re decisivo nella stessa vita spirituale e n ella to ­
talità d ella creazione.
A ll’inizio d ella m o d e rn ità ci im b attiam o n ell’o p e ra di R . D éscar-
tes, Trattato delle p a ssio n i, in cui com pie u n ’analisi fisiologica delle
passioni e d el lo ro asp etto valutativo, con cen tran d o si sul processo
co rpo reo d ella lo ro genesi e d ell’influsso sull’anim a attrav erso l’im ­
m agine: esse so n o qu alcosa di corporeo. L a sep arazio n e che egli s ta ­
bilisce tra il co rp o e l’anim a, la n a tu ra e lo spirito, lo costringe a co n ­
cepire le passioni co m e qualcosa da controllare, p e r ev itare ch e la
pura necessità d elle passioni soggioghi la libertà. A ll’opposto, D. H u-
m e m e tte rà in risalto il ruolo attivo delle passioni nella co n d o tta
um ana e com e, d av an ti a q u esto m ovim ento originale dei sen tim en ­
ti, la ragione so lta n to può av e re un ruolo stru m en tale, d iventando
schiava dei sen tim en ti. Q u esto asp etto è fo rte m e n te criticato d a I.
K ant, che rite rrà n egativo ogni influsso d elle passioni sulla m o tiv a­
zione d ell’azione, po iché inclinano la ragione verso un in teresse che
corro m p e la n o b iltà d elle sue m otivazioni.
In q u esto co n testo si capisce com e la m anualistica cattolica consi­
derasse le passioni com e ostacoli alla volontarietà d ell’atto, un nem i­
co p o ten ziale che av reb b e p o tu to d etronizzare il dom inio della ragio­
ne. L’ideale sareb b e elim inarle, conseguendo in tal m odo u n a situ a­
zione di assenza di influsso esterno, di indifferenza secondo l’ideale
stoico, o p p u re giungendo alla p u ra m otivazione del «dovere p e r il do­
vere» kantiano.
Il m o d e rn o rig e tto delle passioni è stato am p liam en te criticato,
offrendo u n a co n sid erazione più e q u ilib ra ta del loro ruolo.1 L a ri­
flessione fen o m en o lo gica h a p o sto in evidenza il loro valore co n o ­
scitivo, in cui si coglie ch e n o n sono qualcosa di to talm en te estran eo

Cf. F. B ottu ri - C. V ig n a (edd.), A ffetti e legami. Vita e Pensiero, M ilano 2005.


alla ragione. Lo stesso P. R ic o eu r so tto lin ea il ruolo di «m ediazione»
che i sen tim en ti g iocano tra il bios e il logos, o ffrendo tu tto un cam ­
po di m o tivazione decisivo p e r l’azione.2 A n ch e A . M acln ty re sotto
u n a p ro sp ettiv a d ire tta m e n te etica h a rilevato l’im portanza del re c u ­
p e ro d elle passioni attrav erso u n ’ad e g u ata teo ria del giudizio m o ra ­
le.3 Insiem e a lo ro è da segnalare l’im p o rtan z a d ell’o p e ra di M. Nuss-
baum che, so tto altre p ro sp ettiv e, m ira al recu p e ro del valore co n o ­
scitivo d elle em ozioni.4
N el C atechism o della Chiesa Cattolica si avverte, allo stesso m o­
do, u n a g ran d e v alorizzazione delle passioni, fino al p u n to da p o rre
in rilievo la lo ro n ecessità in o rd in e alla perfezione: «la perfezione
m o rale consiste n el fatto che l’u o m o non sia in d o tto al b ene so lta n ­
to dalla vo lo n tà, m a anche d al suo a p p e tito sensibile» (1770). Il loro
valore è p e rta n to g ran d e nella vita m orale.5
L’im p o rtan z a riv e stita d a q u e sto recu p e ro d el v alo re delle pas­
sioni è decisiva p e r l’am o re tra l’uo m o e la d o n n a, poiché consente
di c o m p ren d ere il ru o lo ch e giocano la p assione sessuale e il sen ti­
m e n to e d i p ro p o rre un p erco rso m o rale in cui q u esto non è rig e t­
ta to , m a in teg rato . M a che cosa sono le p assioni? Q u al è la loro
s tru ttu ra ?

2. La passione dell’amore
U n a prim a analisi d ell’am ore p o n e in evidenza il suo ca ra tte re og­
gettivo. L a passione im plica sem pre qualcosa che m e tte in m o to tu tto
un processo affettivo. I valori corporei della perso n a di sesso differen­
te ci toccano, ci colpiscono, ci cam biano, ci interessano. C om e ci to c­
cano i lo ro valori um ani legati alla m ascolinità e fem m inilità e il loro
valore com e p ersona. N on siam o noi a decidere che ci colpiscano, co­
m e se ciò d ip en d esse da un giudizio valutativo della loro b ontà e da
u na scelta. No. M ai l’am o re ha inizio in noi: com incia sem pre fuori di
noi, con qu alcu n o che con le sue qu alità ci colpisce, ci tocca.

2 R i c o e u r , «La f r a g i l i t é a f f e c tiv e » .
3 A. M a c I n t i ' r e . Giustizia e razionalità, Anabasi, M ilano 1995.
■* M. N u s s b a u m , Upheavals o f Thought: The Intelligence o f thè Em otions, C am ­
bridge University Press, C am bridge 2001.
5 Cf. S. P in c k a e r s , «Les passions et la m orale», in Revue des Sciences Philosop
ques et Théologiques 74(1990), 379-391.
M a n el m o m en to in cui si im b atte in noi, ci sed u ce e ci a ttra e a
sé, co n d u cen d o ci fin dove ha avuto il suo inizio: nella p erso n a che
era in possesso di d e te rm in a te qualità. Inizia al di fuori, en tra d en tro
di noi e ci fa uscire d a noi.
Q u esta p rim a descrizione, quasi anatom ica, di ciò che è l’am ore
com e realtà, ci co n sente di ren d erci conto del fa tto che nelF am ore
c’è un singolare d inam ism o in cui è insita u n a ce rta circolarità: fini­
sce dove com incia, fuori di noi, n el b en e che ci attrae.
In q u esta circo larità accad o n o p erò m olte cose che è necessario
v alutare.6

a. La dinamica dell’amore

S ono d istin ti i m om enti o livelli della circolarità delF am ore. Ciò


dipen d e dal tip o di reazione che si innesca nel soggetto n el m o m en ­
to in cui si v ed e in teressato d a d eterm in ati beni della p erso n a e d al­
la seq u en za che si stabilisce. Tra questi m om enti possiam o soffer­
m arci sull’u n io n e affettiva, il desiderio e la gioia.7

1. L’unione affettiva

Q u alco sa della p erso n a ci colpisce, qualcosa ch e è all’este rn o


esercita u n influsso su di noi: le sue q u alità co rporee, la sua sim patia,
la su a forza, la su a tenerezza. C ’è qualcosa che ci tocca, che ci coin­
volge. È il p rim o m o m en to d ell’am ore, il m om ento della in-m utatio.
Vi è un m u tam e n to n el soggetto che riceve q u esto im patto, un m u­
tam en to n el suo intim o. U n m u tam e n to che è stato p ro d o tto d a un
agen te estern o . Q u alcosa nel soggetto si trasform a.8
C o m e p o tre m m o d escrivere q u esto m u tam e n to , q u esta tra sfo r­
m azione? L a sed u zio n e attiv a ch e qu ei valori esercitan o su di noi ri­
sveglia u na so rta di co rrisp o n d en z a con quello ch e ci colpisce, così
com e u na ce rta affin ità di sen tim en ti. L a sensualità di quel co rp o ri­
sveglia u n a reaz io n e sensuale, così com e il v alo re d ella sim p a tia ri­
sveglia nel so g g etto u n a ce rta sim patia, o la forza u n a ce rta forza.

6 Cf. ST h, I-II, q. 26, a. 2. Si veda la bella esposizione che fa P. W a d e l l , L a pri-


macia del amor, Palabra, M adrid 2002,145-166.
7 Cf. L. M e l i n a , Cristo e il dinam ism o dell'agire. Linee di rinnovamento della Teo­
logia Morale Fondamentale, PU L-M ursia, R om a 2001,19-35.
8 Si veda la descrizione della passione d ’am ore che fa S c o l a , Il mistero nuziale,
155-170.
C iò che è al di fuori, qu esti valori, e n tra n o a ll’in tern o d el soggetto
a ttra v e rso la co n o scenza, quasi senza che il soggetto stesso se n e ac­
corga, ed en tra n d o lo tra sfo rm an o , lo ren d o n o in un ce rto m o d o si­
m ile a ciò d a cui è s ta to sed o tto : uno si tra sfo rm a e quasi senza re n ­
d ersen e co n to d iv e n ta più sim patico, più valoroso. C ’è com e un m u­
tu o co m p en etra rsi d ei valori che e n tra n o e del soggetto che si tra ­
sform a. Il b en e che e n tra nel soggetto si im padronisce di colui che
ha co lp ito e lo re n d e sim ile a sé. L ’affetto d ell’uom o è la dim en sio ­
ne u m a n a che è cap ace di ric ev ere l’im p atto di d eterm in ati beni
concreti e p artico lari, così che esso n e risulta tra sfo rm ato a loro so­
m iglianza. C iò che è decisivo in q u e sta tra sfo rm azio n e è di essere un
co -ad a tta m en to : cioè il b en e che e n tra inform a, c o -ad a tta il m io a p ­
petito , p la sm an d o in lui la p ro p ria form a. Ci im b attiam o nella di­
m ensio n e o g g ettiv a d e ll’am o re com e passione, cioè nel m o m en to in
cui vi è u n a tra sfo rm azio n e del soggetto che viene assim ilato in un
ce rto m o d o al bene. Q u e sta d im en sio n e d e ll’a m o re si chiam a perciò
coaptatio.
Q u esta trasfo rm azio n e in terio re del soggetto su p p o n e u n a rip e r­
cussione conoscitiva che co m p o rta u n a gioia in terio re, vale a dire
una com piacenza. È lo scossone psicologico che il b ene am ato p ro ­
voca in me: m i ralleg ro di ciò che è avvenuto, poiché co m p o rta un a r­
ricch im en to del m io essere. È la p resa di coscienza di u n ’arm o n ia tra
quei b eni che m i to ccan o e m e stesso. Q u esto m om ento, p e r il fatto
che co m p o rta u n a p resa di coscienza di qualcosa che è avvenuto, cor­
risp o n d e alla dim en sione soggettiva d ell’am ore. È il m o m en to della
com placentia.
InmutatiOy coaptatio e com placentia co rrisp o n d o n o a una pro fo n ­
da analisi m etafisica di ciò che su p p o n e l’am o re com e passione.
L’im p o rtan za di q u esta analisi è che m o stra com e qualcosa sia avve­
n u to n e ll’uom o. E d è avvenuto senza che sino a qu esto p u n to sia in­
te rv en u ta la v o lo n tà, senza che abbia an c o ra deciso alcunché. Si tr a t­
ta di d eterm in ati b en i che era n o al di fuori di u n a perso n a e che ora
vanno a far p a rte d el suo patrim onio. L a passione im plica un arric­
chim ento, un m u tam e n to in terio re, passan d o qualcosa del b en e am a­
to alla p erso n a am ante.
La c a ra tte ristic a principale di q u esta trasfo rm azio n e e la sua spe­
cifica o riginalità co n sistono n ell’essere possibili perché nell’in terio ­
rità del so g g etto esiste u n ’u n io n e con il b en e che lo seduce. Q ueste
tre d im ensioni so n o perciò dim ensioni d ell’u n io n e che si stabilisce
tra il b en e e il soggetto: u n io n e che riceve il n om e di unione affetti­
va, dal m o m en to che è u n ’u n io n e che si stabilisce nell’affetto o nel­
l’in terio rità dell’uom o, in quella dim ensione in terio re capace di rice­
vere l’im p atto d el b en e e di dirigersi verso di lui, com e vedrem o.
P erch é un b en e possa colpire il soggetto è tuttavia necessario che
ci sia u n a sim ilitudine originaria tra i due. Q u esta sim ilitudine origi­
naria è la condizione di ogni am ore, sebbene non sia sufficiente in sé
per spiegarlo. E u n a volta che si sia individuata, si p roduce u n a n u o ­
va sim ilitudine, q u esta volta non originaria, m a esistenziale, in q u an ­
to l’essere che colpisce lascia plasm ato nel soggetto qualcosa d el suo
proprio m o d o di essere: la sua sensualità, la sua sim patia, la sua forza.
L a co m p ren sio n e ultim a d ella n atu ra d ell’u nione affettiva si ri­
scontra n ella percezione che n o n si tra tta sem plicem ente di u n ’u n io ­
ne tra il soggetto e u n bene, m a di un m odo di p resen za d ell’altra p e r­
sona con la p ro p ria b o n tà neH’in te rio rità del soggetto. C ’è un m odo
singolare con cui l’am ato è p resen te nell’am ante, che non si riferisce
sem plicem ente al fa tto della p resen za di un b en e che conviene, né al­
la presen za conoscitiva nella m em oria o intelligenza, m a che si rife­
risce alla p resen za p erso n ale d ell’uno n ell’altro.9 Si tra tta di u n a p re ­
senza singolare, po iché si è resa possibile p e r la vulnerabilità che la
differenza sessuale co m p o rta e grazie alla convenienza che favorisce.

2. H desiderio

Il seco n d o asp etto da p o rre in rilievo aU’in tern o della circolarità


in tro d o tta d all’am o re è che la p resen za d ell’am ato n ell’am an te è una
presenza dinam ica, in nessun m o d o statica, com e avviene nella co­
noscenza, dal m o m en to che q u esta non ci spinge ad uscire d a noi
stessi. A l co n trario , l’unio n e affettiva è solo un m o m en to della d in a ­
mica deU’am o re p o iché, arricchendo in un ce rto m odo il soggetto, lo
spinge a cercare la p ienezza di ciò che gli si è dato.
L e è s ta ta o fferta una reazione sensuale e la p erso n a cerca allora
l’esperienza di q u esta sensualità del corpo, cerca cioè di sp erim en ta­
re con il ta tto quel che ha ap p reso com e conveniente; le è stata of­
ferta la reaz io n e alla sim patia e la p erso n a cerca allora la presenza di
una p erso n a così, sim patica, o forte, o intelligente. L’unio n e affettiva
spinge a cercare, g en e ra il desiderio.
Il desid erio è u n a singolare configurazione della dim ensione in­
tenzionale d ell’affetto che si realizza n ell’u nione am orosa grazie alla

9 Cf. J.J. P é r e z - S o b a , «A m or es nom bre de persona». Esludio de la interperson


lidad en el am or en Santo Tomós de A quino, PU L-M ursia, Rom a 2001.
partecip azio n e d ella conoscenza, in q u an to co n sen te di individuare il
b en e che ha sedotto. Il b en e che e n tra in m e si im padronisce infatti
del m io affetto e m i dirige verso di sé p e r il fatto che lo apprezzo.
Il d esid erio , co m e a b b iam o visto in prece d en za (c. 5.l.a ), inclu­
de in sé u n a d im en sione sensibile e affettiva, dirigendosi verso la
p erso n a n ei suoi valori sensuali o affettivi, m a include nello stesso
te m p o u n a dim en sio ne spirituale: d e sid e ran d o la soddisfazione d el­
la sua te n d en za, d esid e ra anche la felicità. P e r q u esto il desiderio
del b en e sensibile è visto nella p ro sp ettiv a del b en e della p erso n a in
q u an to tale.10
Se la p erso n a assum e su di sé ciò che è accaduto, può tra sfo rm a­
re il d esid erio in u n ’intenzione. P er questo, com e vedrem o, si richie­
de in aggiunta u n o specifico lavoro delFintelligenza e della volontà.
Il d esid erio si m a n ifesta con u n ’in ten sità psicologica diversa a se­
cond a che interessi l’u n a o l’altra d im ensione delPuom o, c o m p o rtan ­
do tu tto un d inam ism o in cui en tra in gioco n o n solo l’eccitazione del
corpo, m a an ch e la sua m em oria e im m aginazione, la com prensione
del significato d ell’in ten zio n alità che vi è insita. D a ta q u esta in ten ­
sità psicologica, di solito è la p rim a cosa di cui l’uo m o è cosciente: ci
scopriam o a n oi stessi desiderando.
Il m ovim en to che il d esid erio co m p o rta - dal m om ento ch e sicu­
ram en te p resu p p o n e un m u tam e n to nella s tru ttu ra affettiva, e un
m u tam e n to inten zio nale, poiché ci dirige verso qualcosa - h a la sua
origine nel com p iacim ento del bene. Il desiderio è la risp o sta all’a t­
trazio n e esercitata dal bene.

3. La gioia della comunione

L ’a m o re com incia sem pre fuori di noi stessi, in un b en e che si


unisce a noi, ci tra sfo rm a e ci fa desiderare. E il desiderio ci m uove a
raggiu n g ere ciò che ci è stato d ato com e un d o n o originario, com e un
pegn o di qu alco sa d i più grande, com e qualcosa che ci conviene. Il
desid erio ci spinge a conseguire la realtà di q u esto bene, della sen­
sualità, della sim patia, della persona: vale a d ire la co m unione con la
p erso n a am ata, il su o possesso.
N o n si tra tta o ra d ell’unio n e affettiva, all’in te rn o d ell’am ante,
m a d e ll’u n io n e reale, p e r la q u ale en tram b i, am an te e am ato, posso­
no unirsi realm en te, e n tra re in com unione. N on b asta la presenza

Cf. ST h, I-II, q. 30, a. 1.


affettiva, essa è indizio di qualcosa di an c o ra più grande. N on b asta
il d esid erio che nel suo a rd o re m anifesta u n a ca re n za che si è resa
fo n d am en tale p e r il soggetto. L 'am an te d esid e ra o ra la p resen za
stessa d e ira m a to : co n v e rsare insiem e, convivere, p a rte c ip a re della
su a vita, g o d e re d ella sua bellezza, della sua sim patia... Q u a n d o ra­
m a n te raggiunge così l’am ato, pu ò cioè unirsi con lui nella m o ltep li­
cità p ro p ria d ei d istin ti e v ariati tipi di azioni, raggiunge la gioia, ri­
posi n e ira m a to . D av an ti al b en e che q u e sta azione co m p o rta, in
q u an to si unisce con la p erso n a che in u n a d elle sue d im ensioni si è
m o stra ta in so m m o g rad o conveniente, sorge un b en e nu o v o che è
il piacere: il p ia cere sa rà sem p re conseguenza di u n ’attiv ità e il suo
coron am en to .
C iò che è decisivo è che non b asta l’unione. O cco rre che sia sen ­
tita e, in qu alch e m odo, p ercepita. Q u a n d o qu esta percezione inclu­
de non so lta n to la co nvenienza con una dim ensione p artico lare d e l­
la perso n a, m a an ch e la convenienza con la to talità della p erso n a, al­
lora acquista la co n n o tazio n e della gioia.11

b. L'espansione affettiva delVamore

A b b iam o già, allora, i diversi elem enti suscitati dalla circolarità


dell’am ore: u n io n e affettiva, desiderio e com unione. Si tra tta di una
dinam ica che g en e ra a sua volta, in d ip en d en za dalla convenienza o
non co n v en ien za dei valori che toccano il soggetto, diversi m ovi­
m enti affettivi, d ire tti tu tti insiem e a p ro te g g ere e a pro m u o v e re il
dono dell’am o re che si è ricevuto.
Q u an d o in fatti l’u nione affettiva si sen te m inacciata d a qualche
aliale, da qu alco sa cioè che possa distruggerla, sorge u n a reazione
d 'o d io di fro n te a q u el m ale, ch e a sua volta p ro d u ce il desiderio di
fuggire, di elim in are l’esposizione al pericolo. Q u an d o qu esto m ovi­
m e n to di p ro te zio n e n o n ha raggiunto tu ttav ia il suo obiettivo, nasce
un nuovo s ta to affettivo: la tristezza, com e reazione di fro n te alla
p erd ita di ciò che m aggiorm ente am avam o.
N ello stesso te m p o p e rò l’a m o re genera un dinam ism o affettivo
capace di affro n ta re le difficoltà, di non crollare nel suo m oto di ri­
cerca d ella pienezza. N o n sem p re è cosa agevole raggiungere quel
che am iam o e n o n è facile perché nel cam m ino verso l’unio n e reale,
la com u n io n e con la p erso n a, in contriam o degli ostacoli, delle situ a­

11 Cf. 5 7 A .I-II, q. 31,a. 2.


zioni avverse che ci scoraggiano e fanno p e rd e re la sp eran za di rag­
giungere la m eta. A volte a m are è di ce rto arduo, difficile. H la diffi­
coltà n o n consiste q ui sem plicem ente n el fatto che am are è com pli­
cato e si rich ied e l’intelligenza p e r vincere le difficoltà, m a nel fatto
che si re n d e necessaria una singolare en erg ia p e r conservare l’am o­
re e far fro n te alle c o n trarietà che co m p o rta. Q u e sta energia non
p ro ced e p erò sem p licem en te d a ll’intelligenza:12 m olte volte non ci
m a n can o le b u o n e ragioni p e r pro seg u ire nel n o stro cam m ino e far
fro n te alle avversità, q u an to p iu tto sto il vigore e il coraggio.
Q u esto vigore e qu esto coraggio ci arriv an o prin cip alm en te da
u n a reaz io n e del n o stro co rp o e d el n o stro affetto. È la reazione d el­
l’ap p e tito irascibile, che davanti alle difficoltà sprigiona un su p p le­
m e n to d ’en erg ia che ci p e rm ette di fronteggiarle. In qual m odo? G e ­
n eran d o la sp eran za, in q u an to l’unio n e re a le ci si m ostra com e una
cosa possibile, e p ro v o can d o l’audacia p e r far fro n te alla difficoltà, e
scaten an d o l’ira q u an d o vediam o l’u nione m inacciata.
N ello stesso tem po, p e rò , lo sforzo e la difficoltà d e ll’u nione che
ci asp ettia m o di rag giungere posso n o g e n e ra re passioni co n trarie
che b lo ccan o il m o v im en to d e ll’am ore. Q u esto p u ò accadere q u a n ­
do la d ifficoltà si m o stra com e u n a cosa insorm ontabile, g ettan d o
nella d isp erazio n e; o q u a n d o è in agguato il m ale, d an d o origine al­
la p a u ra .13
Se l’am o re ci si m o strav a com e qualcosa di so m m am ente a ttr a t­
tivo nel m o v im en to che originava, ci sono tu ttav ia circostanze che
non sem p re sono propizie. U n sano realism o di ciò che im plica la
com plessità del m o vim ento d ell’am o re nella vita delle perso n e ci
re n d e coscienti d ella necessità di s ap er s fru tta re tu tto il dinam ism o
che g en era. Se le reazioni d ell’a p p e tito irascibile dip en d o n o in trin ­
secam en te d alla p assione d elP am o re e p e r sua causa si originano, nel
cam m ino dell’a m o re rivestono tu ttav ia un ru o lo indispensabile: sen ­
za di loro, nel cam m ino d ell’a m o re che si svolge nel tem po, n o n è
possibile am are.
Im p a rare ad a m are ha com e prim o m o m en to im p arare a capire
il valo re e il significato dei diversi m oti affettivi.

12 Cf. la spiegazione che dà delle passioni d ell’appetiio irascibile W adell, La


primacia deI am or, 166*183.
13 Cf. 57%, M I, q. 23, a. l e 4.
3. Annotazioni
Ci siam o so fferm ati su una descrizione «m etafisica» della passio­
ne dell’am o re e del dinam ism o che produce, al di là del vissuto che
ogni p erso n a p u ò sp erim en tare nei sentim enti che vi sono sottesi.
P er q u esto è applicabile non solo all’am ore tra l’uo m o e la d onna,
l’am ore che im plica un elem en to sessuale, m a ad ogni tip o d ’am ore,
p er il fatto che si in sta u ra u n ’unione a ll'in te rn o d ella p erso n a con un
b ene che la colpisce e la trasform a.
È o p p o rtu n o n o n tralasciare alcuni aspetti:
- ogni esp erien za d ’am ore co m p o rta sem p re un b ene e si fonda
p ertan to su di esso; nel caso della relazione u o m o-donna, su dei b e­
ni che si riferiscono alla differenza sessuale. L a qualità d ell’am ore,
com e u n io n e affettiva e trasform azione del soggetto, d ip e n d erà d al­
la qu alità del b en e che lo fo n d a e che p u ò atten ere , com e abbiam o
visto in p reced en za, a diversi livelli. L’unio n e affettiva e la tra sfo r­
m azione ch e p o rta con sé saran n o viste così so tto una dim ensione
sem p licem en te sensuale, o affettiva, o perso nale, o divina. L a passio­
ne, in q u an to tale, n on fa perciò riferim ento a un elem en to sem pli­
cem en te carnale, sensuale, m a piu tto sto al m istero d ella v ulnerabilità
dell’u o m o di fro n te al bene.
- la d inam ica d ell’am ore co m p o rta d u e unioni. L a prim a intesa
com e u n ’u n io n e affettiva, in terio re, la seconda intesa com e u n ’unio­
ne reale o m u tu a com unione. Se volessim o accerta re ancor m eglio e
p recisare a q u ale si riferisca p ro p ria m en te l’am ore, quale indiche­
rem m o? P a rre b b e essere p ro p ria m en te la seconda, q u an d o vi è la
com unione: allo ra sì che c ’è l’am ore. E d è vero, m a solo in p arte, poi­
ché q u an tu n q u e n o n si raggiunga la seconda unione, che costituisce
in du b b iam en te la pienezza d ell’am ore, non possiam o neg a re ch e sia
dato q ualcosa in germ e già q u a n d o si riceve la p rim a unione. U n
am ore n o n an c o ra co rrisposto è ce rtam e n te un am o re vero d a p arte
di chi lo vive, m uove a un a u ten tico desiderio e il desiderio m uove a
cercare strad e p e r co nseguire il suo fine. C iò che d ell’am ore è origi­
nale consiste d u n q u e nella prim a unio n e che si crea: in q u esta p re ­
senza dell’am ato n ell’am ante, che è un au ten tico arricch im en to del
soggetto, u n au ten tico d o n o .14 Q u e sta unione, an c o ra p recaria, ma
ricca di prom esse, crea nel soggetto una ten sio n e tra ciò-che-è-ora e

|l1 C f. P é r e z - S o b a , « A m o r es nom bre de persona».


ciò-che-gli-è-prom esso. M a ciò-che-è-ora non si riferisce sem plice-
m e n te al suo essere in q u an to n a tu ra , poiché si tra tta di un essere-na­
tura che h a ricevuto un arricchim ento, il d o n o dell’am ore, ed è ora
o rie n ta to verso q ualcosa di nuovo che prim a n o n era com preso nel
suo orizzonte. Q u esta ten sio n e tra ciò-che-è-ora e ciò-che-vuole-rag-
giungere si risolverà n ell’azione, ch e ren d e rà possibile la com unione
reale e n o n solo in tenzionale;
- l’am o re im plica sem pre una d im ensione di ricettività radicale,
di passività: n essuno decide di innam orarsi. L e cose accadono perché
siam o stati resi o n to lo g ica m en te vulnerabili, in u n a reciprocità origi­
n aria, ricettiva d ella p e rso n a d iffe re n tem en te sessuata. A ccade non
perch é lo d esideriam o, m a p e rch é D io così lo ha voluto nel crearci
con q u e sta stru ttu ra ontologica. P e r qu esto l’am o re si chiam a pas­
sione, p erch é si subisce l’influsso di qualcosa senza che intervenga la
volontà. È nel m o m en to della com piacenza che la perso n a può ren ­
dersi co n to di ciò che è avvenuto e consentirvi o ppure, all’opposto,
rigettarlo . La passione, in q u an to reaz io n e e risposta al b en e che se­
duce, sfugge al co n trollo im m ed iato e d ire tto della volontà: non è
q u e s t’u ltim a a causarlo, né ta n to m eno ad im pedire che si produca;
- d a u ltim o, la co n cezio n e a n tro p o lo g ic a riv e lata d a ll’analisi
fa tta c o m p o rta u n a co n cezio n e d e ll’uo m o em in e n te m e n te din am i­
ca: l’u o m o è fa tto p e r ricevere e il significato di q u esta accoglienza
d e ll’am o re è di ap rirlo alla p ie n ezza u ltim a d ella gioia, a un d o n o
nuovo.
Capitolo settimo

Amare come scelta

A b b iam o visto fin o ra com e l’am ore sia fo n d am en talm en te una


passione, q ualcosa che l’uo m o subisce e che non sceglie, una reazio ­
ne. Il p ro tag o n ism o ce l’ha un altro che con le sue qu alità a ttira a sé.
L’am o re n o n è p e rò solo u n a reazione, co m p o rta anche u n ’azio­
ne singolare d a p a rte dell’uom o: am are. A llo ra a essere p rotagonista
è il so ggetto che am a m e tte n d o in gioco la p ro p ria libertà, la p ro p ria
soggettività. M a cosa vuol d ire am are? Q u al è la relazione tra
l’«am ore» e l’«am are»?

1. Amare come atto della volontà


A b b iam o visto in prece d en za com e nella passione dell’a m o re la
perso n a co n le sue q ualità colpisca il soggetto, lo trasform i. L a presa
di coscienza di q u an to è av v en u to ha luogo in un p rim o m om ento in
forza della co m p iacenza, q u an d o vi è la ripercussione soggettiva d el­
l’arricch im en to che ta le u n io n e ha co m p o rtato , cui fa seguito una
precisa d irezio n e del desiderio. È in q u el m om ento che la perso n a
può lib eram en te scegliere il b en e che l’ha colpita e, grazie a ciò, com ­
p ren d ere il significato di tale in co n tro e divenire così capace di ap ­
prezzarlo nella su a relazione con la vita g lobalm ente co n sid erata,
nella sua to talità, ved e n d o la relazio n e che tale am ore ha con la p ro ­
pria pienezza. Q u i la ragione p ro ced e in te rp re ta n d o qualcosa che le
si dà, che le indica u n fine; la guida il d o n o ricevuto. È grazie alla p e r­
cezione d ella relazio ne del d esid erio con la pienezza della vita che la
p erso n a p u ò allo ra im m ergersi in ciò che com porta. E com pie il pas­
saggio dal vivere u n a passione d ’am o re ad am are.
A m a re significa volere. Si tra tta di un a tto della libertà che è p re ­
cedu to d a u n d ono, da un arricchim ento, e che viene configurato d al­
l’intelligenza stessa. Q u esto a tto d ’am o re si b asa sem pre su un m o ­
v im ento affettivo, rife rito a ll’am o re com e passione: non p a rte dai
nulla, m a da un d o n o ricevuto. P er q u esto am are, prim a di essere un
atto elettivo, com e atto della volontà che d esid era un bene, è innan­
zitu tto u n am o re affettivo: cioè ricettività di fro n te a q u esto bene, ca­
p acità di essere m osso da lu i.1 L a scelta si fonda e si vede accom pa­
g n ata da u n affetto. E d è a p a rtire di qui che il soggetto può p o rre un
atto di desid erio nel quale p erso n alm en te coinvolgersi, vincolando
se stesso co n q u el bene. M a cos’è che desid e riam o q u an d o am iam o?
V erso che cosa ci dirigiam o?
L a cosa più sem plice sareb b e forse di g u ard are al m odo con cui è
stato sp ieg ato n ella g ran d e tra d izio n e filosofica e teologica. A risto te ­
le, in ciò seguito d a s. Tom m aso, fornisce una sem plice, m a p rofonda,
defin izio ne di ciò che significa am are: « am are è volere un b en e p er
qualcu n o » .2 P ro v iam o a c o m p ren d ere cosa significhi: si tra tta di un
unico atto , volere, che si dirige p e rò a un duplice oggetto, l’am ato e il
b en e p e r l’am ato. D u e oggetti, m a uniti in un solo atto della volontà:
volere, che è p o sto lib eram en te d a un soggetto, non m osso da costri­
zione alcuna, q u an tu n q u e sia p re c e d u to da un am ore.
Il fatto che l’am o re abbia d u e oggetti e che con il m edesim o atto
d ’am o re si raggiungano en tram b i co m p o rta l’insorgere nell’uom o di
una d o p p ia ten d en za che si rivolge d istin tam en te sia alla persona
am ata, sia al b ene che p er essa si desidera. C erchiam o di approfondire
il significato e la relazione di questi d u e oggetti: l’am ato e il bene.

2. Il fine dell’atto d’amore: la persona


Il te n d e re in d irezione della p erso n a am ala avviene in m o d o ra­
dicale: te n d e cioè n ella sua d irezione affidandosi a lei. Si tra tta della
p erso n a com e fine ultim o d ell’a tto d ’am ore, poiché la p erso n a sol­
ta n to p u ò essere am ata sim pliciter et p e r se. Q u esta te n d en za a un be­

1 Cf. A. W o h l m a n , «L’élaboration des élém ents aristotéliciens dans la doctrine


thom iste de l’am our», in R evue Thomisre 82(1982), 247-269.
2 Cf. A r is t o t e l e , Relorica II, 4 : 1380b35 e S T h , I-II, q. 26, a. 4.
ne am ato p e r se stesso è d en o m in ata «am ore di am icizia». A m o re di
am icizia n o n è la stessa cosa di am icizia: l’am icizia co m p o rta u n a re ­
lazione di recip ro cità. Q ui stiam o p arlan d o d&ir «am ore di am icizia »,
cioè di u n am o re che viene specificato dal genitivo «di am icizia».
C on ciò si vuole sp iegare che è un am o re singolare, in q u an to è ri­
volto verso u n a p ersona.
Il m o d o con cui si vuole la p erso n a viene specificato d al ru o lo di
fine che essa riveste. Vale a dire, si vuole l’altra p erso n a n o n com e
«cosa m ia» ch e mi a p p a rten g a, m a «per se stessa», p e r ciò ch e essa è
e p er com e essa è: u na p erso n a con uno sta tu to ontologico e u n a p re ­
cisa id e n tità, in q u an to com e soggetto p erso n ale sussiste in se stessa,
cioè nel suo p ro p rio a tto di lib ertà, go v ern an d o se stessa in co n fo r­
m ità all’id eale di vita che si è proposto. L ’accettazione delPorigina-
lità e id e n tità della p e rso n a am a ta è decisiva n ell’am ore, p en a il non
arriv are ad am arla p e r se stessa, m a p e r le q u alità che possono ri­
svegliare u n q u alch e interesse.
Q u esto vo lere la p erso n a p e r se stessa co m p o rla di necessità che
la si scelga com e fine del p ro p rio agire, cioè che la p ro p ria in ten zio ­
nalità si d eterm in i in q u ella persona.
M a che significa volere la p erso n a p e r se stessa? D ire «persona»
equivale an ch e a d ire essere-in-cam m ino-chiam ato-a-una-pienezza.
Volerla significa ch e si vuole un essere dinam ico, in tensione verso
una pienezza. P e r q u esto il n o stro a tto di volontà e n tra all’in te rn o di
questo d inam ism o e di tensione della p erso n a e si unisce a essa vo­
lendo ch e raggiunga qu esta pienezza. Si vuole la p erso n a, la si vuole
per ciò ch e essa è, m a anche, e so p ra ttu tto , nella pienezza cui è chia­
m ata, perch é q u esta pienezza è la sua v erità più p ro fo n d a.3 P e r q u e ­
sto m otivo, vo lere la p erso n a p e r se stessa indica volere la sua p ie­
nezza, vo lere la su a felicità, ch e nel linguaggio etico significa volere
il «bene d ella persona»: un bene, al singolare, della persona, al gen i­
tivo esplicativo, p er q u a n to a ttie n e la sua dinam ica ultim a.
La p ienezza d ella persona, la sua finalizzazione ultim a, il suo
massim o b en e si tro v a sem pre d eterm in ato in un ideale di vita b u o ­
na che d à u n co n to rn o preciso a ll’eccellenza di u n a vita, co n fig u ran ­
do un a vocazione p ersonale. V olere la pienezza della p erso n a eq u i­
vale a vo lere il co ro n am en to della sua vocazione personale.

3 Cf. V. S o l o v ’ è v , Il significato dell’am ore, I I I , 3: 76-77; I d ., L a justification


bien. Essai de philosophie morale, Editions Slatkine, G enève 1997,416.
Si tra tta dell’elem en to intersoggettivo d ell’am ore, in q u an to Tat­
to d ’am o re p a rte d a u n a p erso n a e si dirige a u n ’altra p erso n a p e r se
stessa e p erch é ella stessa raggiunga la p ro p ria pienezza.

3. La mediazione dei beni


P erch é la p erso n a sia lei stessa, raggiunga la sua pienezza, com ­
p ia la su a vocazione personale, si re n d e tu ttav ia necessaria u n a serie
di beni g razie ai quali p o trà sussistere e p o rta re a com pim ento la sua
vita. Si tra tta o ra dei «beni p e r la persona», al p lu rale e con un com ­
p le m en to in d iretto , p e r la p e rso n a cui si riferiscono: b en i quali la
possibilità di gestire ec o n o m ica m en te una vita, avere u n a dim ora,
fo rm a re u n a fam iglia, aprirsi a u n ’intim ità n ell’u n io n e coniugale,
esp rim ere la stim a d ell’altra p erso n a con un gesto di tenerezza... So­
n o beni, diversi e assai vari, poiché p erfezio n an o la p erso n a am ata, le
c o n sen to n o di co nseguire la pienezza cui anela, di essere se stessa.
V olere d eterm in ati beni p e r la p erso n a è perciò un elem en to in­
trin secam en te leg ato a «volere la persona». Q u esta tendenza al bene
voluto p e r la p erso n a am ata si dirige, p erò, verso il b en e non in m a­
n ie ra assoluta, m a in q u an to tale b en e è un b en e p e r la p erso n a am a­
ta, p e r cui n o n rip o sa u ltim a m en te in tal bene, m a nella perso n a p er
la qu ale si vuole q u esto bene. Si coglie così com e l’am o re dei beni sia
relativo alla p erso n a am ata: si tra tta di un am o re del b ene secundum
q u id et in alio\ com e dire, si vogliono nella m isura in cui sono un b e­
ne p er lei e si vogliono «in lei», cioè com e lei li vede e li vuole. Ci tro ­
viam o n ella d im en sione oggettiva d ell’am ore, in q u an to è d iretto
verso u n b en e in relazio n e a u n a persona.
L a relazio n e tra la p erso n a e i b en i che io voglio p e r lei viene s ta ­
bilita d alla rag io n p ratica: non si tra tta di u n a relazione arb itraria , in ­
n an z itu tto , p erch é l’au ten tico am o re intersoggettivo si preoccupa
e n o rm em en te d ella v erità d el b en e ch e vuole p e r l’altro; non lo vuo­
le che n ella m isu ra in cui sia d avvero un b ene p e r lui. E, in secondo
luogo, p erch é, m ossa d all’am ore, l’intelligenza è capace di stabilire
un a relazio n e tra q u esto b en e e la p erso n a in d e te rm in a te circostan­
ze concrete. L’intelligenza è in se stessa a p e rta alla re a ltà di qu esta
relazio n e ed è in g rad o di valutarla.
Q u esta te n d en za a un b en e am ato p e r un altro è chiam ata dai
classici « am ore di concupiscenza». O ccorre p e rò te n e r conto del fa t­
to che «concupiscenza» n o n riveste qui un significato di disordine,
m a sem p licem en te di desiderio - cupio - relativo a un b en e concre­
to: poiché n ell’a tto d ’am o re si vuole un b en e co ncreto e p arziale d i­
retto verso uria p erso n a, tale am o re verso un b ene parziale si chiam a
«am ore di concupiscenza».
V olere la p erso n a p e r se stessa com porta n ec essariam e n te vo le­
re quei beni che le co n sen tan o di sussistere in se stessa e di co n se­
guire la pienezza. Il cam m ino d all’io all’altro passa di n ecessità a t­
traverso la m ed iazio ne dei b en i concreti che pro m u o v o n o la p erso ­
na.4 S enza la m ed iazione di questi beni l’am o re della p erso n a si ri­
duce a u n se n tim en to vuoto, che m anca di p o te n za e di creativ ità, ir­
reten d o l’u o m o n ella confusione affettiva. È il dram m a d ell’am or
cortese, in se stesso sterile.
D o p o q u este precisazioni possiam o o ra c o m p ren d ere ciò che
vuol d ire la g ran d e m anifestazione d ell’am ore: q u a n d o una perso n a
dice a u n ’altra «ti am o», non vuole s o lta n to esp rim ere «sento q u al­
cosa p e r te», «tu sei im p o rta n te p e r m e». Se esprim esse so lta n to
questo, n o n sareb b e un au ten tico atto di lib ertà, non co m p o rte re b ­
be scelta alcuna: s tare b b e sem plicem ente dicendo un fatto, ciò che
sente. M a un u o m o p u ò v oler d ire qualcosa di più a u n a donna
qu an d o le dice «li am o», e, viceversa, p u ò esprim ere qualcosa di più
di un sen tim en to . P er sap ere ciò che in ten d e dire, o cc o rre d o m a n ­
darsi quali beni si vogliono p e r la p erso n a am ata. È p ro p rio in q u e ­
sto m o m en to che l’am o re p u ò verificarsi e pro m u o v e re a u te n tic a ­
m ente la p erso n a. A llo ra l’am o re si trasform a in un principio di con­
d o tta, m o to re di u n a vita, vero principio di unità, sviluppando una
genialità e u n a forza sconosciute ai suoi stessi protagonisti.

4. Ricapitolazione sulla teoria dell’amore


B isogna ricap ito lare. S ono m olti gli elem enti su ll’am ore ch e sono
stati esposti ed è possibile p e rd e re il filo. S intetizziam o gli elem enti
essenziali.
1. L a teo ria d ell’am o re h a d u e fo n d am en tali dim ensioni:
- la prim a si riferisce a ll’am o re com e passione, am o re com e s
stantivo. C o n essa si in ten d e che l’am o re è fo n d am en talm en te una
unio affectus, u n a p resen za in terio re, ch e su p p o n e un arricchim ento
della p erso n a in q u an to p a rte d a una ce rta consonanza originaria e
raggiunge u n a co n n a tu ralità nuova con la p erso n a che l’h a colpita;

■* Cf. P. R i c o e u r , Soi ménte com e un autre, Seuil, Paris 1990,211-226.


- la seco n d a si riferisce all’a m are com e scelta, am are com e ve
bo. C on essa si in ten d e P atto d ’a m are in q u an to volere un bene per
qualcuno. U n unico a tto con un duplice oggetto, con cui si ren d e co­
sì evid en te il c a ra tte re intersoggettivo e oggettivo dell’am ore.
2. P assione e scelta stan n o p e rta n to in intrinseca interrelazióne,
poiché prim a d ’essere u n am o re elettivo ogni am ore è un am o re af­
fettivo.
3. G razie a q u esta relazione si p u ò spiegare in qual m o d o l’in­
ten zio n alità d ell’a tto d ’am o re si fissi sulla p erso n a am ata. L a d e te r­
m inazione d ell’in ten zionalità necessita dell’ev en to dell’am ore, che,
p u r essen d o d ato in un m o d o recettivo, co m p o rta tuttavia che il sog­
g etto lo voglia e scelga cioè la p e rso n a am ata com e il term ine ultim o
della sua ten d en za, ac cettan d o ta le p erso n a e la sua p ienezza com e
fine d ella p ro p ria vita. P e r q u esto ogni am o re esige la «scelta della
perso n a» , che è u n m o m en to d ella lib ertà e non si deduce dalla sem ­
plice passione. U n a volta d eterm in ato il fine ultim o cui tende, i beni
saran n o relativi alla persona.
Capitolo ottavo

La costruzione
dell’azione d’amore

L a riflessione su ll’am ore com e scelta ci p e rm e tte di c o m p ren d e­


re com e ogni azio n e d ’am o re im plichi u n a costruzione, u n a co m p o ­
sizione che la p erso n a realizza in forza della sua ragion pratica. Se
am are significa scegliere, agire, è necessario cap ire che le n o stre azio­
ni no n so n o sem plici. D i solito ce ne accorgiam o q u an d o ci troviam o
in difficoltà n ell’esp rim ere il n o stro am o re con u n ’azione: n o n sap ­
piam o com e, p erch é non troviam o m ediazioni adeguate. Q u e sta dif­
ficoltà riflette la com plessità d ell’azione, anche di q u ella che p o n ia ­
mo in atto q u asi sp o n tan eam en te.
L e n o stre azioni n o n sono in alcun m odo un tu tto in sé co m p iu ­
to che rim an g a n elle m ani della p u ra scelta o decisione d ell’uom o.
A gire in senso m o rale non è «decidere» tra distin te opzioni già co­
stituite in rag io n e d ella loro cap acità di soddisfare le p ro p rie esigen­
ze: un bacio, u n a carezza, una ch iam ata p e r telefono, u n a passeggia­
ta insieme... Q u esto avviene solo q u an d o u n o va a fa re la spesa: in
questo caso, l’articolo è già confezionato e conform e ai suoi in teres­
si preco stitu iti, il so g getto so p p esa le offerte che gli vengono fa tte .1
L’azione così intesa, com e u n a decisione su u n a cosa già costituita,
sarebbe in d ip en d en te dalla m ia intenzionalità e il suo valore av reb ­
be risco n tro n ella su a capacità di soddisfare le m ie asp ettativ e o n el­
la sua co nco rd an za con d e te rm in a te regole.

1 L’im m agine è proposta da I. M urdoch, The sovereignity o f C ood, R outled


London-New York 1989,8.
L e azioni n o n si scelgono d u n q u e n é si decidono principalm ente,
m a invece si costruiscono d a sé, con l’inventarsele. L’azione «baciare
una perso n a» n o n è qualcosa che sta qui e che uno sceglie e basta in
ragio n e d elle p ro p rie necessità o in tenzionalità: q u an ti diversi tipi di
baci ci sono! B aci di ten erezz a nel m atrim onio, baci di lascivia, baci
di grad im en to , baci d i tradim ento. Q u a n d o u n a perso n a «bacia» non
sta sem p licem en te scegliendo u n ’azione fisica a m otivo della sua u ti­
lità o p iacere. L a cose si scelgono, le azioni si costruiscono. L a cosa
esiste an terio rm e n te al fatto che io la scelga, l’azione no.2 M a com e
si costruisce l’azione?

1. La struttura di base dell’azione:


intenzione e scelta
L a co stru zio n e di u n ’azione p a rte sem p re dal fine personale
verso cui ogni azio ne si dirige, vale a d ire la p erso n a am ata, in
q u an to è lei il fine sim pliciter d ell’azione, com e ab biam o visto. C ioè,
dav an ti all’attrazio n e che u n ’altra p e rso n a di sesso diffe re n te susci­
ta nel soggetto, u n o si attiv a p e r raggiungere la p erso n a am ata, p er
p ro m u o v e rla ed e n tra re così in co m unione con lei. L’azione si d iri­
ge verso la p e rso n a in sé, d al m o m en to ch e con l’azione si en tra in
u n a sin g o lare co m u n io n e con lei. Si dirige p e rta n to verso u n a m o­
dalità di co m u n io n e con la p erso n a che si a ttu a nella m ediazione
d e ll’azione. L’azio n e di bac iare u n a p e rso n a si dirige verso u n a m o ­
d alità di sin g o lare co m u n io n e con la p e rso n a am ata, che si attu aliz­
za nella m an ifestazio n e d ella te n erezz a e in tim ità nel c o n ta tto d e l­
le lab b ra.
S o rgono così i d u e elem enti decisivi di ogni azione: l’intenzione
verso u n fine e la scelta di q u ei m ezzi, che sono perciò la prim a ta p ­
p a in o rd in e a u n fine. Si tra tta di d u e elem enti intrinseci d ell’agire
tra di lo ro in m u tu a relazio n e dal m om ento che, cercando di p ro ­
m uov ere u n a p erso n a e di e n tra re in co m unione con lei, il soggetto
percepisce che ta le in tenzione p u ò giungere a capo so lta n to a ttra ­
verso la scelta di q u ei beni che gli c o n sen to n o di pro m u o v e re la p e r­
sona, di e n tra re in co m unione con lei, di esprim ere ciò che desidera.

2 Cf. G. A n s c o m d e , Intem ion, Basii Blackwell Publisher, O xford 1963, § 32 e


P in c k a e r s , L e renouveau de la morale, C asterm an, s.l. 1964,114-143.
2. Bene ontologico e bene pratico:
loro integrazione
L’orig in alità di q uesti beni che si vogliono p e r la p erso n a risiede
nel fatto che si tra tta di beni «pratici», cioè di azioni: baciare, co n v e r­
sare, unirsi coniugalm ente. N on sono p e rta n to sem plici beni o n to lo ­
gici, com e la sessualità o la vita o il d en a ro , anche se di sicuro questi
beni ontologici so n o inclusi nei beni pratici: non sareb b e possibile l’a­
zione «u n io n e coniugale» se non vi fosse il b ene ontologico della ses­
sualità. Il b en e d ell’unio n e coniugale non è p e rò sem plicem ente la
sessualità, bensì è u n b ene p ro p ria m en te m orale. V ogliam o o ra a p ­
pro fo n d ire q u esta distinzione.
L a riflessione su ll’am ore com e passione ci ha m o stra to com e vi
siano d eterm in ati b en i che convengono alla p erso n a in ragione della
sua n a tu ra o delle disposizioni in cui si trova: il cibo, la cu ltu ra, la ses­
sualità, il denaro... so no beni che possono colpire l’uom o, gen eran d o
tu tto u n d inam ism o affettivo. Q u an d o p e rò q u esto dinam ism o affet­
tivo è assunto d alla ragion p ratica, qu esti beni ontologici assum ono
una p ro sp ettiv a p ratica, ren d en d o possibile una m o d alità co n c re ta di
attuazio n e: nu trirsi, arricchirsi con l’esperienza di altri, avere u n ’atti­
vità sessuale, p o ssed ere e gestire la ricchezza.
A m are significa volere un b en e p e r l’am ato. D i che tipo di bene si
tra tta ? N o n si vuole infatti p e r l’altra persona sem plicem ente il cibo, o
la cultura, o la sessualità, o il denaro, m a prim a di tu tto l’attività che
con questi beni ontologici è possibile. Si tra tta di u n ’attività che è vista
com e necessaria o co nveniente p er conseguire una vita riuscita, una vi­
ta felice. E così che questi beni pratici si configurano com e veri beni
p er la p ersona, nella m isura in cui si coglie la loro relazione con la p er­
sona stessa e il suo b en e ultim o: la vita riuscita in una com unione.3

3. L’oggetto morale delle azioni


e la sua definizione
Ci in teressa o ra sap ere com e possiam o stabilire il co n ten u to di
queste azioni e cioè il loro oggetto m o rale che ca ra tte rizz a e distin­
gue u n ’azio n e dalle altre. L’azione m o ra le viene d efinita n o n dalla
m aterialità di ciò che si «esegue»: un d eterm in ato m ovim ento del

3 Cf. M e l in a , Cristo e il dinam ism o dell'agire, 3 7 - 5 1 .


co rp o (co n g iu n g ere le la b b ra in un bacio, o circondare con il pro p rio
corpo in u n abbraccio, o il m ovim ento della m ano in una carezza) o
dal b en e o n to lo g ico in q uestione, com e p o tre b b e avvenire nel caso
d ell’o g g etto d i un regalo (delle rose, un invito a p ran zo ). N ella m ag­
gior p a rte dei casi le n o s tre azioni c o m p o rtan o senza dub b io l’esecu­
zione d i u n a serie di m ovim enti, che si posso n o cogliere este rio r­
m ente. Q u esta esecu zione n o n è tu ttav ia sufficiente a definire l’azio­
ne, a d istin g u ere ciò ch e il soggetto sta facendo. Se così fosse, u n ’a ­
zione c a ra tte rizz ata dalla m a terialità di d a re un bacio p o tre b b e esse­
re b u o n a o cattiva in d ip en d en za di u n ’u lterio re intenzione, essendo
in se stessa in d ifferente. L o stesso ac cad reb b e con il fatto m ateriale
d ell’u n io n e sessuale, che s areb b e in sé indifferente d ip e n d en d o d al­
le u lterio ri in tenzioni che la p e rso n a p u ò avere.
O ra, n o n c ’è in n a m o rato che concepisca in q u esto m o d o l’atto di
baciare, n é di unirsi sessualm ente, com e la sem plice esecuzione s tru ­
m e n tale di u n ’azione. L e n o stre azioni vengono ca ra tte rizz ate non da
ciò che sem p licem en te eseguiam o, m a da q u el che si cerca im m edia­
tam ente q u an d o si eseg u e qualcosa.
P er com p ren d ere qu el che u n a p erso n a fa non basta dom andare:
«cosa fa?», p o n en d o si nella p ro sp ettiv a di un osservatore; in questo
m odo sareb b e im possibile d istinguere un atto coniugale d a u n a rela­
zione p rem atrim o n iale, com e anche il bacio in n a m o rato d al bacio la­
scivo o trad ito re. O cco rre invece dom andare: «a che prò lo fa?», col­
locandoci n ella p ro sp ettiv a del soggetto che agisce. M a attenzione:
q u esto «a che prò» n o n si riferisce a fini ulteriori o principali, com e
chi fa l’elem o sin a p e r p iacere a D io, o stu d ia p e r su p erare un esam e.
Q u esti fini n o n b astano, perch é vi sono m o lte m aniere di p iacere a
D io, tra lo ro distinte, e m o lte m aniere di essere prom ossi. A llo stesso
m odo, n o n b asta d efinire l’azione «dare un bacio» com e chi aspira
sem p licem en te a v ivere in com unione, o ad appagarsi sessualm ente,
o a lo tta re p er u n a causa politica: ci sono m olte m aniere di vivere la
com unione, o di ap p agarsi o di lo tta re p e r una causa. Q uesti fini così
intesi n o n specificano né distinguono le n o stre azioni. I fini ultim i da
soli n o n definiscono n é specificano le n o stre azioni.
Q u el «a che p rò » che definisce le n o stre azioni e le specifica si ri­
ferisce al fine p ro ssim o e im m ediato d e ll’azione d elib erata:4 m anife­
s tare il p ro p rio a p p rez zam en to nella prossim ità e intim ità di un ge­

4 Cf. V'.S 78. Per una sua spiegazione si veda M. R h o n h e im e r , La prospettiva d


la morale. Arm ando, R om a 1994,85-97.123-139.
sto, lib erare la ten sione affettiva e sensuale usando la p erso n a, in­
g an n a re l’altro facendogli sen tire d ’essergli vicino. Q u esto «a che
prò» indica il c o n te n u to intenzionale di base delle n o stre azioni che
è il co n ten u to di ciò ch e v o lo n taria m en te noi scegliam o. Q u a n d o la
volo n tà si dirige a q u esto fine prossim o, qu esto a tto della v o lo n tà si
chiam a scelta.
L’o riginalità di q u esta scelta consiste nel fatto che ta le scelta è
anim ata d a u n fine più im p o rta n te e n el q u ale il fine prossim o ac­
quista il suo significato. Se si sceglie di m an ifestare la stim a con una
carezza è p erch é si aspira a u n a co m unione con la p erso n a am ata. Se
si sceglie di accogliere in to ta lità donan d o si nell’u nione sessuale è
perch é si asp ira a u n a co m unione con la p erso n a am ata. Q u esto fine
più im p o rtan te, che p o tre m m o o ra ch iam are fine principale o fin e in­
term edio, è un fine cui il soggetto aspira, co m p o rtan d o , perciò, un at­
to p ro p rio d ella v o lontà, che si chiam a intenzione. Il fine d ell’in ten ­
zione si m o stra così com e l’anim a della scelta.

4. L’unità intenzionale dell’azione


T ra le d u e dim ensioni, intenzione-scelta, esiste u n a m u tu a inter-
p en e trab ilità , in m o d o tale che è im possibile co m p ren d ere l’u n a sen­
za l’altra, poiché i fini prossim i che si scelgono, si scelgono p e r con­
seguire il fine su p erio re della com unione, che è o g g etto d e ll’in te n ­
zione. C o n ciò si coglie com e i fini prossim i (o g g etto della scelta) sia­
no sem p re in g lo b ati nei fini su p erio ri e principali (oggetto d ell’in ­
tenzione).
C iò che costituisce il significato um ano delle n o stre azioni è p re ­
cisam ente l’un ità in tenzionale ch e sussiste tra tu tti i fini cui si te n d e
secondo u n o rd in e concreto. C on il te rm in e «unità intenzionale» si
vuole esp rim ere la p ro p o rzio n e che esiste tra i diversi livelli d ell’a­
zione: la sua esecuzione, scelta e intenzione; in m odo ta le che tra i fi­
ni p erseguiti ai differenti livelli c ’è u n a s tre tta relazione, u n a vera
unità. Q u esta unità e p ro p o rzio n e è u n ’u n ità crea ta dalla ragion p ra ­
tica e p e rta n to da lei «ordinata».5 Vi è tu ttav ia o rd in e in u n a form a
intrinseca, poiché il fine prossim o non può in ten d ersi al m argine del
fine ultim o, dal m o m en to che tro v a in lui il suo significato: nessuno

5 Cf. T o m m a s o d ’A q u i n o , Sementici Libri Eihicorum 1 ,1,21-22.


d esid e rereb b e d o n a re dei fiori, con cui m an ifestare la stim a e la gra­
tuità, se con ciò n o n aspirasse a u n a co m unione con la perso n a am a­
ta. In q u esto m o d o co m p ren d iam o com e l’intenzione non si giustap­
pong a alla scelta, m a invece la ord in i in teriorm ente.
U n sem plice esem pio p u ò aiutarci a co m p ren d ere l’unità d ell’a­
zione e la sua specificazione: l’azione «offrire un aiuto a un povero
p e r accrescere la p ro p ria reputazione» n o n è in alcun m odo un atto
ch e po ssa qualificarsi com e u n ’elem osina, anche se il po v ero riceve
in effetti un aiu to d a p a rte nostra. E non lo è perch é non esiste u n ’u ­
nità in ten zio n ale tra «scegliere di aiu ta re u na persona» e «voler ac­
crescere la p ro p ria reputazione». Si re n d e perciò necessario definire
b en e il co n ten u to d elle n o stre azioni o si in tro d u rrà altrim enti una
radicale am biguità che ci im p ed irà di co m p ren d ere ciò che realm en ­
te si sceglie. A llo stesso m odo, l’azione «dare un bacio a u n a persona
p e r sedurla» n o n è in alcun m o d o un atto ch e possa classificarsi co­
m e u n atto d ’am o re, anche se l’altra p erso n a p o tre b b e così ritenerlo.
E no n Io è p erch é n o n esiste u n ’u n ità inten zionale tra «m ostrare ad
u n a p erso n a di g radirla» e «volerla sedurre».
Q u esta u n ità in tenzionale p erviene al suo significato ultim o
q u an d o si ra p p o rta con una dim ensione n atu rale di b ase di tu tto il
dinam ism o inten zio n ale, com e ab biam o visto n ell’analisi del deside­
rio nel q u in to capitolo: si tra tta d el n a tu ra le d esid erio di felicità. In
q u esto m o d o ab b iam o u n ’u n ità tra l’esecuzione, il fine prossim o che
specifica l’azione, il fine principale o in term e d io che concretizza le
m o d alità di co m u n io ne con le p erso n e e il fine ultim o che è la vita
riuscita vissuta in co m unione con D io. Il passaggio dall’uno all’altro
n on è possibile se n on nella m ediazione dei diversi fini. Così, la co­
m unio n e co n D io in azioni che fan n o riferim en to a p erso n e non è
possibile se n o n n ella m ediazione di d eterm in ate m odalità di com u­
nio n e u m a n a che si a ttu a n o in fini prossim i concreti. P re te n d e re che
l’am o re p e r D io, o l’am o re p e r u n a persona, possa giustificare u n ’a­
zione significa n o n conoscere la com plessità d ell’azione u m a n a e la
n ecessità d i u n o rd in e razionale interno.

5. La bontà morale
E m erg e in q u esto m odo l’esistenza di una v erità delle nostre
azioni che si riferisce all’o rd in a b ilità o m eno dei nostri fini prossim i
(che tecn icam en te si chiam ano scelte) a intenzioni più profonde.
Q u an d o esiste q u esta u nione intenzionale, allo ra afferm iam o che l’a ­
zione è b u o n a. Q u an d o non esiste q u esta u n io n e perch é tale fine
prossim o n o n è o rd in a b ile a un fine buono, allora l’azione è cattiva.
L a b o n tà o la ca ttiv eria m o rale si riferisce p e rta n to non a un m e­
ro ad e g u am en to a d e te rm in a te leggi biologiche o a n o rm e m orali, e
ancor m en o alla m assim izzazione delle conseguenze positive che p o ­
tre b b ero d eriv are d al no stro agire, tra le quali si tro v a il p ia cere che
si p o tre b b e conseguire, m a alla possibilità di o rd in a re le n o stre azio­
ni a fini p rincipali b u o n i in se stessi, in m odo tale che d etti fini si a t­
tualizzino nella m ediazione della scelta.
L a b o n tà m o rale delle azioni che si riferiscono alla relazio n e u o ­
m o-d o n n a si p u ò v alu tare nell’unità intenzionale che esiste tra i suoi
diversi fini in m o d o che co n sen ta di a ttu a re l’ideale della com unione
con la p erso n a e vivere così una vita riuscita, piena, in com unione
con Dio.
Capitolo nono

Amicizia e reciprocità

A llo rq u a n d o si sia com preso com e si costruisce l’azione e che in


essa c’è u n ’u n ità tra i suoi q u a ttro m om enti decisivi, esecuzione, scel­
ta, inten zio n e e d esid erio n atu rale, occorre fare un passo avanti. Si
tra tta o ra di v ed e re qual è il c o n testo in cui qu esti beni p e r la p erso ­
na, le azioni con crete, assum ono un loro rilievo. Q u esto co n testo non
è altro che il co n testo di una singolare relazione tra persone, cioè l’a ­
micizia.
Vi sono diversi tipi di am icizia. A lP in te m o della fam iglia abbiam o
l’amicizia tra fratelli, tra genitori e figli, tra sposi. Vi sono am icizie al
cui ce n tro c ’è u n interesse com une, com e le am icizie sul lavoro, o
quelle tra stu d en ti, m e n tre altre am icizie n o n h an n o p ro p ria m en te
u n’utilità, m a il m otivo dell’u n io n e è il piacere che p ro cu ran o : ab b ia­
m o così i vari circoli sportivi, o gli amici che ogni settim a n a si trova­
no p er giocare a carte. Tra i diversi tipi di am icizia a noi interessa esa t­
tam ente q u ella che m e tte in gioco la relazione uom o-donna.
La difficoltà ch e in co n tra il co n c etto di am icizia è che la com ­
p ren sio n e che oggi se ne ha si riferisce a una relazione tra perso n e
che è basata sul sen tim ento. D u e p erso n e sono am iche in q u an to tra
di loro esiste u n sen tim en to di m utua sim patia. È il se n tim en to che
viene a co stitu ire la relazio n e tra i due e di qui la gran d e am biguità
e instabilità d elle am icizie, specialm ente n ell’am b ito sessuale.
Il se n tim en to è sicu ram en te im p o rtan te, m a n o n è tu ttav ia l’el
m ento decisivo in u n a relazione di am icizia, com e p u ò b en m o stra re
la relazione tra u n a m a d re e sua figlia, nella quale si coglie in m olti
casi l’assenza di un se n tim en to di m u tu a em p atia specie in talune
delle sue d ifferen ti tappe. E tu ttav ia tra di loro c ’è u n ’autentica e
p ro fo n d a am icizia. In o ltre, se la vita sen tim en tale attrav ersa diverse
ta p p e e vicissitudini, l’am icizia co n sen te al co n trario di su p erare e
o rd in a re la fram m en ta zio n e dei sentim enti, o ffrendo un vero princi­
pio di un ità all’in tern o della dispersione affettiva.
C o s’è l’am icizia? E ancora, su che cosa si fonda?

1. L’amicizia tra l’uomo e la donna


L’am icizia co m p o rta una relazione tra persone. Tra l’uom o e la
do n n a p o sso n o n ascere m olti tipi di am icizia. C om pagni di studio,
colleghi di lavoro, associati in attiv ità ricreative, condiscepoli d el Si­
gnore, fidanzati, co n sorti nel m atrim onio...
Si tra tta di d ifferenti tipi di am icizia che vengono caratterizzati
dai b eni che si condividono e d al m o d o con cui ci si am a. E ssere com ­
pagni n o n è la stessa cosa dell’essere fidanzati, né essere associati
d ell’essere coniugi. N on si tra tta sem p licem en te di u n a q u estio n e di
«intensità» d ell’am o re, m a di «differenza» del tipo di am ore, dal m o­
m e n to che siam o ch iam ati a vivere l’in ten sità di ogni n o s tra amicizia
in pienezza, m a seco n d o q u el p artico lare tipo d ’am icizia. E q u iv o ca­
re i differen ti am o ri c o m p o rtereb b e u n a v era offesa: com e un m ari­
to che am asse u n a collega con l’am o re con cui am a la sua sposa, o
u na d o n n a che am asse i suoi figli con l’am o re con cui am a suo m ari­
to. T an to il m a rito che la d o n n a p ercepiscono che qualcosa non è a
posto, n o n sem p licem ente perch é stan n o facendo qualcosa che po­
tre b b e essere rim p ro v erato d al p ro p rio coniuge, m a perch é non stan ­
no am an d o ben e, an che se in a p p a re n za no n c ’è nulla di cui p o tre b ­
b ero essere accusati.
Ci in teressa p e rta n to com p ren d ere cos’è che caratterizza un tipo
di am icizia nei confronti degli altri, com p ren d ere l’originalità dell’a­
m ore tra l’u o m o e la do n n a q u an d o si stabilisce un tipo di amicizia
che m e tte in gioco la coniugalità. O ccorre perciò cogliere gli elem en­
ti coinvolti e v ed e re com e si com pongono e interagiscono tra di loro.

a. Un amore di benevolenza

Se n ell’in co n tro tra l’uom o e la d o n n a il se n tim en to ha perm esso


il rico n o scim en to d ell’altro com e di qu alcu n o che vale e che con le
sue q u alità sessuali o u m a n e offre u n a co m p lem en tarità al soggetto,
l’am icizia richiede, in aggiunta, il coinvolgim ento della volontà. N on
si tra tta o ra sem p licem ente di sen tire qualcosa p e r l’altra p erso n a, di
p rovarn e co m piacim ento, m a di volerla. Q u esto a tto della volontà,
p er il fatto che si v u ole la p erso n a con u n a volontà buona, e si vo­
gliono p e r lei d eterm in ati beni, è un m o m en to in trin seco d ell’am ici­
zia, che in sua m an canza n o n s areb b e tale.
M a dove si rad ica q u esto a tto di voler b ene alla p ersona?

b. Intimità
Q u an d o si v alu ta dove si radichi il voler b en e alle p erso n e tro ­
viam o risp o ste m o lto diverse. L a loro distinzione più p ro fo n d a si col­
loca esa tta m e n te nel valu tare se q u esto a tto di v o lo n tà è un a tto che
si radica n ell’in te rio rità p ro p ria della p erso n a o in altre cause estrin ­
seche. U n u o m o p u ò volere u n a d onna, e viceversa, p e r sem plice
com passione, e p e r sem plice com passione d av an ti alla sua situazione
fam iliare o d i salute, am arla, accoglierla, persino sp o sarla perch é non
finisca p e r essere u n a disgraziata, o un disgraziato. In qu esto caso ci
troverem m o d av an ti al fatto che l’am ore di ben ev o len za p e r qu esta
persona si co n c en tra n el ten tativ o di pro m u o v e rla p e r ciò che essa è,
ma senza che con essa uno si tro v i identificato. U n a m oglie che, d a­
vanti a u n u o m o che ha p atito un insuccesso sul lavoro o in fam iglia,
lo accogliesse p e r il solo m otivo di aiu tarlo ed ev itare che vada an ­
cor p iù a fondo, lo am ereb b e di ce rto con u n am o re di benevolenza,
ma, se lo am asse s o lta n to con q u esto am o re di benevolenza, non vi­
vrebbe con lui u n ’am icizia vera.
L’am ore di benevolenza pro p rio dell’amicizia, e specialm ente quel­
lo tra un uo m o e u n a donna, non ha radice in qualcosa di estrinseco, m a
nella loro stessa interiorità. A n co r più, in un com piacim ento radicato
nell’in terio rità del soggetto, cioè nella sua intim ità. In che senso?
G ià co nosciam o alcune delle n o te che definiscono l’intim ità (c.
3.d): l’au to co scien za della p ro p ria soggettività, l’a u to d o m in io n ell’u­
scita da sé, il legam e che si stabilisce con colui che si am a e la p re ­
senza in terio re della perso n a am ata n ell’am ante. Possiam o o ra com ­
p ren d ere p iù in p ro fo n d ità il significato d ell’ultim a nota: la presenza
interiore. Si tra tta di u n a p resen za che è la stessa unio n e affettiva, il
modo con cui l’am ato è p resen te n ell’am ante. U n a p resen za ch e non
è tuttavia so lta n to p erce p ita , m a che trasfo rm a il soggetto.
La relazio n e d ’am o re su p p o n e senza dubbio u n a trasform azione
della p erso n a che la fa rassom igliare all’altra p erso n a in quelle q u a ­
lità significative con cui l’ha colpita: in m odo p artico lare nei valori
umani e nel valo re che la p erso n a è in sé, dal m o m en to che co n sen ­
te u n ’originale u n io n e in terio re. L ’am o re co m p o rta sem pre una tra ­
sform azione: è l’altro ch e ci trasform a con il suo m odo di essere, con
la su a perso n alità.
Ci in teressa o ra capire q u esta trasform azione. Q u an d o nell’unio­
n e affettiv a che vive, il soggetto si ren d e p resen te all’altra persona,
n on so lta n to con le q u alità che possiede, m a anche p e r ciò che è, e
q u an d o in q u esta u n ione esiste u n a reciprocità, nasce una tra sfo rm a­
zione originale degli am anti, in virtù della quale l’am ico giunge ad es­
sere u n alter ip se} u n «altro se stesso». L’espressione si riferisce a en ­
tram bi, l’a m an te e l’am ato indistintam ente, p e r il fatto che vuole
esprim ere com e la trasfo rm azio n e d e ll’am o re faccia sì che uno si tra ­
sform i n ell’altro e viceversa.2 Si in a u g u ra in tal m odo u n a relazione
d ’am icizia che alP in terno di tu tti e d u e h a il suo ce n tro e la sua fonte.
Q u esto fa tto si riflette in un d a to sintom atico: colui che am a
g u ard a se stesso n ell’am ato e g u ard a l’am ato com e un altro sé, giun­
gend o a co n d iv id ere i suoi stessi fini, che p re n d e com e p ro p ri, la sua
stessa d eterm in azio n e esistenziale del fine ultim o e significato della
vita, fino a co n sid e rare com e p ro p ri i beni d ell'altro .3 Q u esta arm o­
nia e q u asi-identificazione delle persone, che è fru tto di una m utua
presen za, di u n ’u n io ne in terio re reciproca, re n d e possibile una sin­
golare in tim ità in v irtù della q u ale uno d esid era p e r l’altro qu esti b e­
ni no n com e u n a cosa estrinseca a sé, com e se rifletten d o in astratto
concludesse che tale carezza, o uscire p e r u n a passeggiata, o... è cosa
che gli conviene, m a d esid era invece e vuole questi beni p e r la p e r­
sona am ata in forza di un desiderio radicato al p ro p rio interno.'1

c. Il fondam ento delVamicizia:


la com unicazione del bene della coniugalità

L’am icizia h a allo ra bisogno d ella benevolenza, d ell’intim ità, m a


anch e d ella co m unicazione di un bene. D u e perso n e p o tra n n o esse­
re am iche q u an d o tr a di loro nasce qualcosa in com une, q u an d o tu t­
te e d u e p artecip a n o di un b en e com une a en tram b e e in cui ognuna

1 A r is t o t e l e , Etica nicomachea IX, 9 : 1 1 7 0 b 6 . Il l e s t o è c o m m e n t a t o d a T o m m a ­


s o d ’A q u i n o , ST h, M I, q . 2 8 , a . 1.
2 Si veda M . C . N u s s b a u m , The fragility o f goodness. L itck and ethics in Greek trage-
dy and philosophy, C am bridge University Press, C am bridge-New York, 1986,354-372.
3 M . N e d o n c e l l e , L a reciprocité des conciences. Essai sur la nature de la persoti-
n e, Aubier, Paris 1957, [13); c f. inoltre ST h, H I , q . 28, a. 1-2.
4 Si v e d a l a m a g n i f i c a s p i e g a z i o n e c h e n e d à ST h, I-II, q . 28, a . 2.
di loro raggiunge il p ro p rio bene. Q u esto b en e com une si riferisce a
un m o d o di vita che è il solo cap ace di in teg rare i diversi beni dei sin­
goli, facen d o sì che q uesti beni individuali si co n v e rtan o in autentici
beni um ani. N o n si tr a tta p e rta n to di «cose» d a condividere, alla m a­
niera dei b eni ontologici, m a di azioni, p ro g etti, cui p re n d e re parte.
N ella relazio n e u om o -d o n n a qu esto b ene è il b en e della coniu-
galità, che co m p o rta in en tram b i un m odo di am arsi nella p a rte c ip a ­
zione della p ro p ria intim ità, cioè una m odalità di p resen za in terio re
tra i d u e che p o n e in gioco la co m p lem en tarità delle loro p erso n e e
apre un m u tu o spazio di reciproca interazione capace di co m u n icar­
si ad altre p erso n e, g en erandole. Q u esto b en e com une tra i d u e è in
sé la lo ro p ien ezza, poiché co m p o rta u n a vita riuscita.
Il fru tto di q u esta m utua presenza interiore degli amici e della c
m unicazione nel b en e è un dono singolare: la concordia, l’unione dei
cuori. Gli am ici vogliono le stesse cose, si rallegrano e si rattristan o per
le stesse cose. Q u esta concordia si riferisce principalm ente a ciò che è
il destino della vita e la sua determ inazione in un m odo concreto di esi­
stenza.5 È essa a ren d e re possibile che, nel loro agire reciproco, le loro
intenzioni coincidano, volendo la stessa cosa. S arà p erò nel m utuo co n ­
vivere che an d ran n o anche a conseguire la concordia nei confronti del­
la scelta delle azioni concrete in cui quelle intenzioni si attualizzano. In
questo m o d o v o rran n o le stesse azioni p er gli stessi motivi.
È d u n q u e o ra necessario te n e re p resen te che l’am icizia basata
sulla coniugalità, p u r coinvolgendo un cam po v eram en te p ro fo n d o
della p erso n a, n o n so tte n d e tu ttav ia in alcun m o d o la fusione degli
amici. F o nd ersi nell’am ato, arriv are a scom parire in lui p e r tra sfo r­
marsi in lui, è u n con trosenso, dal m o m en to che l’am icizia esige e si
basa sem p re su u n a differenza e u n ’alterità della p erso n a am ata, n el­
la m isura in cui essa è capace di governarsi da sola, di essere distin­
ta, in d ip en d en te, con una precisa id e n tità e u n a p erso n ale vocazione,
anche se co in cid en te con quella d ell’am ante: la libertà è cosa che a t­
tiene al so ggetto e n on p u ò a n d a re persa.
E dal m o m en to che l’am ore non d eterm in a una fusione, m a u n i­
sce, invece, nella differenza, ap re uno spazio alla giustizia, a conside­
rare cioè il b en e d ell’altra p erso n a in q u an to «suo» e non s o lta n to in
quanto «m io», poiché si tra tta di un b en e «per lei» con un chiaro si­
gnificato intenzionale.

5 C f.S rM M I,q .2 9 ,a .3 ,ad 2 .


L’am icizia co m p o rta p e rta n to d u e dim ensioni intrinseche con un
influsso decisivo su ll’attuazione: da un lato la m u tu a unione, grazie
alla q u ale è possibile u n a reciproca trasfo rm azio n e e u n a singolare
co nco rd ia che p e rm e tte di identificare quale sia il b ene che è in gio­
co e d i v ed e rlo n ella sua rilevanza; da un altro lato, l’alterità e di­
stinzione, necessaria in ogni am icizia, che a p re u n o spazio alla giusti­
zia, così che ci p e rm e tte di indirizzare verso l’altra perso n a il bene
che si è scoperto.
A p a rtire d a q u esti d u e asp etti, l’u n io n e e l’alterità, possiam o fa­
re un passo u lterio re p e r co m p ren d ere il m o d o con cui la p erso n a co­
struisce le su e azioni. L e azioni sono sem p re un b ene e, in q u an to ta­
li, qualcosa di co n creto che conviene al soggetto, ai suoi dinam ism i,
perfezio n an d o lo : co nviene un bacio, conviene u n a passeggiata, con­
viene u n a conversazione... N ella convenienza di d eterm in ate azioni
di cui u n o fa esp erienza p e r sé, p e r l’identificazione che si è d ata con
l’altra p erso n a, av v erte che sono convenienti anche p e r lei, sono un
bene, perciò d esid era p e r lei q u este azioni, le vuole p e r lei: «le cose
am abili che sono am abili nei co n fro n ti della p erso n a am ata, p ro ce­
d o n o d alle cose che sono am abili all’uom o nei confronti di se stesso,
così che allo ra l’u o m o può relazionarsi con l’altro com e nei co n fro n ­
ti di sé».6
L’am b ito che ci p e rm e tte di co m p ren d ere ciò che è un b en e p e r la
p erso n a am ata è d u n q u e il co n testo di u n ’am icizia. N on si tra tta di
d e d u rre cosa co nvenga alla p erso n a in rag io n e della sua n a tu ra , o co­
sa p o tre b b e an ch e aiu tarla, o cosa sa re b b e o p p o rtu n o p e r raggiunge­
re il fine. L e azioni degli in n a m o rati non nascono da una razionalità
di calcolo, m a d alla loro interiorità: sono p ro fo n d am en te rad icate nel
loro desid erio in terio re e h an n o perciò u n a precisa im p ro n ta p erso ­
nale. S en za q u esta u n io n e tra sfo rm an te che l’am icizia ha supposto, è
m olto difficile cap ire cosa è un b en e p e r la p e rso n a am ata e tra sm et­
terglielo in fo rm a p erso n ale e significativa reciprocam ente.

d. L a reciprocità

L e ca ra tte ristic h e d ell’am icizia p rese in esam e - la benevolenza,


l’intim ità e la co m unicazione n el b en e - richiedono an c o ra u n a n u o ­
va dim ensione: esisto n o in u n a reciprocità. Solo q u an d o la b enevo­
lenza è recip ro ca e la p e rso n a cui voglio b en e a sua volta m i vuol b e­

6 ST h, I-II, q. 99, a. I ,a d 3 .
ne, solo q u a n d o l’in tim ità che si è a p e rta in m e si è a p e rta anche n el­
l’altra p erso n a o ffrendo uno spazio com une, solo q u an d o il b e n e di
cui sono p artecip e e m i viene com unicato è p artecip a to e com unica­
to all’altra p erso n a, solo allora è possibile l’am icizia. L’altro cessa
d ’essere sem p licem ente qualcuno che ap prova e accoglie p e r com in­
ciare a essere au ten tico co -p ro tag o n ista di una vita com une.
P erch é q u esta recip ro cità sia un effettivo c o m p o n e n te d e ll’am i­
cizia o cc o rre che sia co n o sciu ta d ai suoi p ro ta g o n isti. N on b asta
cioè che i d u e si vo g liano bene, è n ecessario che s a p p ia n o di v o le r­
si bene. N o n b asta ch e la p resen za in te rio re sia recip ro ca, occ o rre
che u n o p erce p isca che q u e sta p resen za c ’è an c h e n e ll’altro. N on
b asta p a rte c ip a re di un b en e co m une, è n ecessario sa p e re di e sse r­
ne partecip i.
L a recip ro cità cui si riferisce l’am icizia p erv ien e al suo p ie n o si­
gnificato n ell’attu azione: è qui che si coglie la reciprocità, nel volere
ciascuno d ei d u e risp ettiv a m en te p e r l’altro gli stessi beni. Si tra tta di
un agire co m u n e tra d u e persone, ch e co m p o rta una com posizione di
elem en ti n uovi, che com inciano a integrarsi nel p ro p rio agire. V edia­
m o com e.
C on le n o stre azioni ci indirizziam o alla p erso n a am ata, che è li­
b era in se stessa, p e r cui indirizzandoci verso di lei ci indirizziam o an ­
che alla su a lib ertà, perch é a sua volta re-agisca, accogliendo la n o ­
stra azione. Se p arliam o con la p erso n a, ci teniam o che ci p resti
ascolto; se l’abbracciam o, desid e riam o che accolga l’abbraccio e vi si
coinvolga, ab b racciando a sua volta. N ella n o stra azione, q u a n d o la
costruiam o, in d u b b iam e n te teniam o al fa tto ch e sia a c cettata d a ll’al­
tra p erso n a, che pro vochi u n a risposta. Q u a n d o voglio un b en e p er
la perso n a, q u esto b en e im plica in n a n zitu tto che l’altro accolga la
m ia azione.
Possiam o o ra co m p ren d ere ch e l’azione d ell’uom o n o n è m ai so­
lo la «sua» azione, poiché im plica sem pre u n a «co-azione», cioè una
m utu a co-im plicazione di azioni. È un erro re lim itare la co n sid e ra­
zione d ell’in ten zio n alità dell’azione «al fine previsto e p re d e te rm i­
n ato , poiché nel m o m en to in cui si im m agina di volere q u esto fine
solo in se stesso, q uel ch e noi cerchiam o, persin o senza saperlo, è in
re a ltà q ualcosa di d iverso da lui, è il su o effetto, il suo dono, la su a in ­
co rp o razio n e al n o stro volere».7 L’altra p erso n a n o n è un m ero re ­

7 M . B l o n d e l , L'azione. Saggio di una critica della vita e di una scienza della pr


si, San Paolo, Cinisello Balsam o 1993,311.
ce tto re di attiv ità, m a p a rte in trin seca di u n a com unicazione, che
contrib u isce con la p ro p ria genialità.8
Si m an ifesta così nelle n o stre azioni u n ’intenzionalità occulta,
poich é la vo lo n tà si p ro p o n e n ec essariam e n te in ogni intenzione di
un fine an ch e u n a co m u n ità d ’azione.9 Q u esta com unità d ’azione
n o n è u na via a senso unico, poiché il suo valore è inscindibile dalla
m utu a condivisione.
C on q u esta riflessione si può affro n ta re una delle grandi difficoltà
che h an n o offuscato l’originalità d ell’am ore coniugale, creando vere
e p ro p rie difficoltà alle persone. M i sto riferen d o alla p retesa di un
am ore d isinteressato, di un am ore puro. Simile p retesa ricercherebbe
un am o re ta n to ce n trato e rivolto all’altra persona, che ogni interes­
se p erso n ale sareb b e visto com e u n a m acchia. Così, l’ideale dell’am o­
re sareb b e cercare il b en e d ell’am ato fino al pu n to di n o n aver inte­
resse alla recip ro cità, di non cercarla nem m eno, dal m om ento che ciò
p resu p p o rreb b e di contam inare l’am ore con il pro p rio egoism o, cer­
cando in definitiva se stessi. A m a re fino al p u n to di giungere a non
sp erare alcunché in cam bio: ecco qui la purezza d ell’am ore.
B isogna tuttav ia afferm are ch e un am ore disinteressato com por­
ta una so tto v a lu ta zio n e di ciò che p resu p p o n e l’am icizia, in q u an to
identificazio n e d elle persone, e un disconoscim ento di ciò che è la di­
n am ica am o ro sa, che include in sé u n a precisa intenzione d ’un io n e.10
T en d ere al b en e d ella p e rso n a am ata im plica n ecessariam en te ten ­
d e re al p ro p rio ben e, poiché il b en e cui si te n d e è il b ene di una co­
m u n ità d ’azione in cui si è p erso n alm en te coinvolti. Chi am a è v era­
m en te in teressato a q u esta com unità d ’azione. Il disinteresse d ell’a ­
m o re co n fo n d e d u e p aro le im p o rtan ti, m a difficili da distinguere: di­
sinteresse co n g ratu ità. O gni a m o re è sem p re en o rm em en te in teres­
sato, specialm en te l’am o re tra l’uo m o e la donna: racchiude il desi­
d erio di risvegliare in teresse nei p ro p ri confronti. S o p p rim ere il d e­
siderio d ’in teressare l’altra p erso n a s a reb b e so p p rim e re la possibi­
lità d e ll'a m o re coniugale. D isin teresse non è d u n q u e la stessa cosa di
g ratu ità. C hi dà u n a cosa g ratu ita m en te non la dà senza atten d ersi
che l’altro l’accolga, p e rch é la d à con lo scopo che l’accolga, la d à in­
vece p e r prim o, p rim a di ricevere qualcosa dalla volontà dell’altro.

B Cf. N u s s b a u m , The Fragility o f Goodness, 343-345.


9 Cf. B l o n d e l , L'azione. Saggio di una critica della vita e di una scienza della pras­
si, 315.
10 Cf. D. v o n H i l d e b r a n d , Essenza dell'am ore, B om piani, M ilano 2003.353-411.
Ecco la g ran d ezza d ell’am ore: giungere ad a m are p e r prim o, prim a
che l’altro eserciti la sua lib ertà dandoci qualcosa.
N ella co-azione en tram bi, a m an te e am ato, si com unicano un b e­
ne, in u n a recip ro cità di intenzioni che riem pie di gioia. M a si com u­
nicano so lta n to «cose»? C o s’è ciò che in definitiva si com unicano?
C os’è che si tra sm etto n o ?

e. Il dono di sé
A p p a re senza d u b b io a p rim a vista che ciò che si tra sm ette con
l’azione è il beneficio ricevuto che serve di m ediazione nella relazio­
ne tra i due, re n d e n d o possibile all’intenzionalità delle d u e p erso n e
in gioco d i co in cid ere con qu esto b en e che si condivide. U n benefi­
cio ricevuto p u ò essere il piacere che u n ’azione provoca, la possibi­
lità di fo rm a re u n a fam iglia, il m u tu o aiuto n el m a n d are avanti le d i­
verse im prese della vita... Si tra tte re b b e allora di com unicare e con­
dividere piacere, p ro creazione, aiuti...
È certo che l’u o m o e la d o n n a si com unicano e condividono m ol­
ti benefici: beni piacevoli e beni utili. M a non solo, poiché ogni azio­
ne, im plicando il soggetto che la realizza ed essendo finalizzata a una
p ersona, p o rta con sé un tipo di relazione personale che ha la sua o ri­
gine nella previa esp erienza da cui scaturisce l’intenzionalità p e rso ­
nale, e cioè la presenza interiore dell’altra perso n a nel pro p rio sog­
getto agente, nel m o do stesso con cui l’am ato è p resen te n ell’am an­
te.11 C iò che si condivide, e che l’altro è chiam ato a sua volta a co n d i­
videre, è prin cip alm ente questo m odo di presenza interiore; si com u­
nica cioè il p ro p rio am o re all’altra perso n a nella m isura in cui il bene
che le si offre è capace di incarnarlo: una conversazione, un lavoro co­
m une, il d o n o del p ro p rio corpo... E lo si com unica liberam ente, p o i­
ché la p erso n a la d esidera, coinvolgendosi in q u esta azione.
L’am o re è p e r q u esto il prim o d o n o e l’anim a d ell’azione.
C o m u n icare l’am o re nel p ro m u o v e re un b en e p e r l’altra p erso n a
d eve essere visto an che alla luce della dim ensione fo n d am en tale d el­
la lib ertà che ab b iam o s tu d ia to in precedenza. O gni azione nasce
d alla lib ertà ed esp rim e in ce rto m o d o l’in terio rità d el soggetto: è un
auten tico a tto della persona. P e r q u esto in ogni azione vi è una cer­
ta dim ensione di do n azione, poiché la d o nazione d ell’am o re tra l’uo­

11 C f. J.J. P é r e z - S o b a , « P r e s e n c i a , e n c u e n t r o y c o m u n i ó n » , i n L . M e l i n a - J . N
r i e o a - J . J . P é r e z S o b a , L a plenittid del obrar cristiano , P a l a b r a , M a d r i d 2 0 0 1 ,3 4 5 - 3 7 7 .
m o e la d o n n a co m p o rta una ce rta g ratu ità. L a m aggiore o m inore
m isu ra di d o n azio n e della p erso n a nella sua azione d ip e n d erà dal le­
gam e che si stabilisce tra il b en e che si condivide e l’u n io n e affettiva.
N el cam po d ella relazio n e u o m o -d o n n a vi sono azioni che senza
dub b io vincolano la p erso n a più di altre, p ro p rio p e r la sfera d ’inti­
m ità che van n o a toccare. M a q u el che è essenziale in qu esto m o ­
m e n to è co m p ren d ere che tu tte le azioni che com piono, siano quelle
che li riem p io n o di p iù o p p u re q u elle nelle quali non trovano u n ’im ­
m e d iata e intim a reciprocità, sono azioni in cui i loro protagonisti
d an n o m o lto di p iù del m e ro b en e in gioco: d an n o se stessi nella m i­
sura in cui lo co n sen te il bene.
N ell’atto di d are se stessa nel bene, l’altra perso n a è chiam ata ad
accogliere in u na reciprocità di don azio n e colui che si d o n a nella m e­
diazione del bene. Il b en e che si com unica sarà sem pre un segno, e una
m ediazione, dell’am o re che si vuol donare. Q u an to più qu esto b ene è
espressivo della persona, ta n to più pieno sarà il d o n o di sé, fino a giun­
g ere all’id e n tità tra il b en e che si dà e la perso n a che lo dà, com e av­
viene nel d o n o della vita nel m artirio, a tto su prem o d ’am ore, e com e
avviene in u n ce rto m o d o nel d o n o della co rp o reità nel m atrim onio.
La p ienezza d ell’azione n o n è tu ttav ia ancora il dono di sé che il
soggetto realizza, p e rch é il d o n o di sé si rivolge a una reciprocità di
donazione. E cco q u a la pienezza d ell’azione. Si coglie in q u esto m o­
d o il d ram m a che l’am o re u m a n o racchiude, il paradosso che so tte n ­
de. Il d o n o è o fferto a u n a p e rso n a p e r g en e ra re la reciprocità, m a
n on p u ò cau sarla da sé e n em m en o p re te n d e di forzarla: essa sarà
sem p re fru tto della lib ertà d ell’altra persona. D on an d o si si atten d e
la recip ro cità dell’altro com e un au ten tico dono. N asce così u n a di­
stanza tra il d o n o che si realizza e la reciprocità che si genera. U na
distan za che ta n te volte co m p o rta p e r gli am an ti u n ’au ten tica soffe­
renza, p oiché la pien ezza che si cercava viene m essa in dubbio.

f. L a tenerezza

Possiam o o ra c o m p ren d ere com e q u este azioni, in cui c ’è un d o ­


no di sé d ella p erso n a, m anifestino una so v rabbondanza d ’am ore,
che p o tre m m o ch iam are te n erezz a.12 C om e p o tre m m o co m p ren d ere
q u esta re a ltà ta n to im p o rta n te n ell’am o re coniugale? N on basta

12 Cf. D. v o n H il d e b r a n d , Puriiy. The M ystery o f Christian Sexuality, Francisc


University Press, Ohio 1997.
u n’analisi che si arresti al vissuto che di essa p ossano fare le p erso ­
ne, dal m o m en to che in qu esto m odo non sareb b e possibile v alutare
la verità che co m p o rta, com e avviene in ta n te relazioni nelle quali la
tenerezza è vista sem plicem ente so tto uno dei suoi elem enti, l’em ­
patia. E solo q u an d o si te n ta di a p p ro fo n d ire la sua re a ltà che a p p a ­
re il suo fo n d am en to . P rocediam o p e r gradi.
L a ten erezza richiede un contesto. Si tra tta fo n d am en talm en te
del co n testo p ro p iz iato dall'in tim ità che, com e sappiam o, si riferisce
a una singolare p resen za dell’a m an te nell’am ato, reciproca, che u n i­
sce in u n o stesso destino. E così che uno può riconoscere n ell’altra
p erso n a l’am ato che si p o rta d en tro , colui che gli ha a p e rto un o riz­
zonte nuovo, colui che lo ha ta n to arricchito, colui che è ta n to a p ­
p rezzato, n o n solo p e r le sue q u alità, m a p e r essere la p erso n a che è
e p e r com e è. L a ten erezz a esige quindi il riconoscim ento d ell’origi­
nalità della p erso n a, della sua u nicità e irripetibilità.
Q u esta m u tu a p resen za in terio re p ro d u ce p erò una singolare
em patia tra i suoi pro tagonisti. N on solo si riconosce l’altro com e l’a­
m ato, m a si fa esp erien za d ell’am ato nella p ro p ria in terio rità, facen­
do no stri i suoi stessi stati in terio ri, le sue stesse m otivazioni. In q u e ­
sto m o d o si stabilisce un m u tu o vincolo tra am ato e am an te ch e è
p erce p ito in som m o g rad o piacevole.
Q u esta presen za e q u esto m u tu o legam e g en e ra n o il desiderio di
com u n icare la p ro p ria stim a, la p ro p ria vicinanza che si vive già al
p ro p rio in tern o , m an ifestando la prossim ità. C iò che si vuole com u­
nicare nella ten erezz a è una presenza: la p ro p ria p resen za in q u an to
si fa com pagnia d ell’altro.
Si co m u n ica p o i m e d ian te gesti, che ac q u istan o così un v alo re si­
gnificativo. C on i gesti di te n erezz a attrav erso il ta tto , attrav erso gli
sguardi, a ttra v e rs o le p arole, gli a m an ti si tra sm e tto n o qualcosa di
p iù g ran d e del g esto in sé. Il v alo re p ec u liare di questi gesti sta in in­
trinseca relazio n e con ciò che vogliono significare in virtù d e ll’e­
sclusività d el significato: si tra sm e tte l’esclusività di u n a presen za , di
una co m pagnia. E ciò si fa m e d ian te l’esclusività dei gesti: so lta n to
a qu ella p e rso n a am a ta esprim iam o l’esclusività d e ll’am o re p er
m ezzo d ell’esclusività di ta le gesto. Si tra tta di un gesto che è esclu­
sivo p e r lei.
In q u esto m o d o è possibile co m p ren d ere com e attrav erso alcuni
atti che tra sm etto n o un p iacere sensuale, ch e soddisfano un desid e­
rio sensuale e affettivo, il che è un b en e p e r la p erso n a, è possibile
tra sm ettere q ualcosa di più che un piacere. C on esso si sta tra sm e t­
te n d o l’esclusività di u n a stim a, di u n a presenza, di u n a benevolenza,
di u n a recip ro cità. E si tra sm ette tu tto ciò perch é il desiderio sen­
suale è in teg rato in u n am o re personale, che riconosce l’unicità e l’ir­
rip etib ilità d ella p e rso n a am ata.
È q ui che acq u ista tu tta la sua fo rza il valore della tenerezza. In
essa c’è un au ten tico riconoscim ento della persona. E d è p ro p rio per
q u esto che i gesti di ten erezz a sono ta n to im p o rtan ti nella vita am o­
rosa. N on si tra tta di un sem plice se n tim en to evanescente con cui
u no si sen te d esid erato , m a di u n a re a ltà n ella vita degli innam orati
co stitu ita p rin c ip alm en te da ciò che nelle azioni d an n o di se stessi, la­
sciando tra sp a rire le p ro p rie intenzioni. L a ten erezza esprim e il do­
n o di sé d elle p ersone.

2. La finzione dell’intimità: l’omosessualità


U n a vo lta an alizzato ciò che è l’am o re in terp erso n ale tra l’uom o
e la d o n n a con i diversi elem en ti coinvolti, occorre che ci sofferm ia­
m o b rev em en te su u na sua deviazione o degradazione: l’am o re o m o ­
sessuale.13

a. L a questione in gioco

Si tra tta di u n p ro b le m a com plesso che, rig u a rd an d o la persona,


tocca diversi am b iti d ella vita: psicologico, sociologico, m edico, po li­
tico, m orale. P reso a tto della confusione cui ci si trova davanti, è sem ­
p re n ecessario d istin guere con chiarezza quello che è il p roblem a di
fond o d ell’o m o sessu alità dalla qu estio n e m essa sul ta p p eto dal m o­
vim en to gay, dal m o m en to che q u e s t’ultim o m e tte in gioco una ri­
v end icazione di c a ra tte re sociale e politico con una fo rte pressione
sociale, un o dei cui fo n d am en ti si risco n tra nella «teoria del genere».
L a te o ria del g en e re distingue tra ciò che è il sesso biologico o
id e n tità sessuale an ato m ica e ciò che è il sesso psicologico o identità
sessuale psicosociale. L a prim a risu ltereb b e d e te rm in a ta dalla costi­
tuzio n e crom osom ica e organica, con un indiscutibile fo ndam ento
biologico, che n o n rig u ard a tu ttav ia il p ro b le m a in questione, p e r cui
si rid u rre b b e a cosa senza rilievo. L a questio n e si focalizza piu tto sto
sull’id e n tità psicosociale, con la quale l’individuo colloca se stesso
nella società assu m endo d eterm in ati ruoli. Q u esta id e n tità viene d e­

13 Si veda il num ero m onografico sul tem a nella rivista A nthropotes (2004).
term in ata d alla società, dalla cu ltu ra al cui in tern o uno vive ed è e d u ­
cato e an ch e d alla p ro p ria scelta.14 In q u est’am bito le differenze tra
m aschio e fem m in a sono accidentali, m e re costruzioni o p e ra te dalla
cultura: n o n si nasce n é uom o, né d o n n a, m a ti fan n o uom o o donna.
E qu esto è così p erch é l’id en tità sessuale psicosociale non è una
realtà assegnata fin d all’inizio. È ogni p erso n a a d o v er co stru ire la
p rop ria id e n tità sessuale psicosociale senza essere in ciò c o a rta ta da
d eterm in ati p regiudizi sociali o m orali.
Q u esta im p o stazione p o n e in evidenza un fatto decisivo: l’assun­
zione dell’id e n tità personale n o n è unicam ente un dato, in continuità
con la biologia, dal m o m en to che l’o rie n tam en to sessuale è anche il
risultato di u n a sto ria e non di un dato che si im ponga sin dalla n a ­
scita. C o m e u n b im bo deve accettare i suoi genitori, così com e acce-
tare il colore d ella sua pelle o d eterm in ate capacità o limiti, allo stes­
so m odo d eve co stituire la sua id en tità sessuale psicologica, aspetto
che di n o rm a si consolida senza problem i ulteriori, m a che in certe
circostanze p u ò s u p p o rre una difficoltà e un grave conflitto. P onendo
allora in evidenza q u esto fatto, tu ttav ia q u esta im postazione nascon­
de il p ro b lem a di fo ndo che si colloca p ro p ria m en te nella relazione
tra l’iden tità anato m ico-corporale e l’identità personale-relazionale,
ovvero la q u estio n e del fo n d am en to dell’id e n tità personale-relazio-
nale e il ru o lo che assum e al suo in tern o il corpo. Se l’«io» non può
essere co m p reso senza il «tu», è necessario vedere su cosa si fo n d a ta ­
le relazione. In q u esto m odo, perch é una p erso n a possa, per esem pio,
riconoscersi com e figlio e in sta u rare u n a relazione di filiazione, oc­
corre che si appoggi sul fatto della generazione o ppure, ove occorra,
dell’ado zio n e d a p a rte di un altro. Il m odo in cui tale fo n d am en to vie­
ne assunto d alla p erso n a e s tru ttu ra una relazione costituisce l’iden­
tità relazionale. Se u n bam bino, grande am ico di un suo com pagno di
classe, volesse avere un ra p p o rto con il p ad re del suo am ico p o n en ­
dosi com e figlio, tale ra p p o rto m an ch ereb b e di qualsiasi fondam ento,
si tra tte re b b e di u n a finzione e, p e r q u an to sim patico possa essere
questo ad u lto p er lui, n o n sareb b e suo padre, e, anche se il bam bino
si com portasse com e figlio, non sarebbe suo figlio: m anca un fo n d a­
m ento, n o n è sufficiente sentirsi figlio di qualcuno p e r essere tale.
D a un altro lato, e in o rd in e all’ev itare confusioni riguardo al
fo nd am en to d ella dignità della p erso n a, è anche necessario distin­

M Cf. T. A n a t r e l l a , «Le conflit des m odèles sexuels conlem porains. À propos du


concept de “gen d e r”», in Revue d ’éthique et de ihéologie morale 215(2000), 29-74.
g u ere la perso n a d all’inclinazione sessuale che ha e dalle azioni che
com pie. L a d ig n ità d ella p erso n a si riferisce al fatto ontologico che la
p erso n a so lta n to sussiste in se stessa ed è capace di governare se
stessa: si tro v a q ui la radice d ell’assoluta e originale dignità d ’ogni
p erso n a. Il fa tto che essa ab b ia u n a o l’altra inclinazione sessuale non
m e tte in d u b b io la sua dignità in q u an to p erso n a, m eritevole d ’ogni
risp etto p e r il fatto di essere persona. Si fa poi oggi confusione su
q u esto pu n to : a p a rtire dal risp etto che si riferisce alla perso n a in
q u an to tale, si te n d e a invocare il risp etto e l’accettazione sociale d el­
l’inclinazione sessuale e d elF attiv ità om osessuale p e r il fatto che a t­
tengo n o alla p erso n a. O ra , il risp etto che m e rita l’inclinazione ses­
suale n o n si basa sul fatto di essere «di u n a persona», m a invece sul­
l’essere u n ’in clinazione «buona», cioè o rd in a ta , nella m isura in cui
p o rti verso u n a vita b u o n a, com e ab biam o visto. Vi sono d eterm in a­
te inclinazioni d ella p erso n a ch e n o n m e rita n o da noi alcuna ap p ro ­
vazione, com e a p p a re ben chiaro nel caso della cleptom ania o della
pirom an ia. N essuno che fosse sano di m en te p en sereb b e che la ri­
vend icazione d i ru b a re d a p a rte di un clep to m an e m eriti il risp etto e
l’appoggio sociale. S o sten ere che, p e r il fa tto di non riconoscere q u e­
sta riv endicazione e il p reteso d iritto all’eguaglianza in q u an to clep­
tom ane, u n o sia clep to-fobico è, sinceram ente, ridicolo. N ell’om oses­
sualità la q u estio n e non è se si è om o-fobici o no, m a se q u ell’incli­
n azio n e è b u o n a o p p u re no.
D a ta la g ran d e v arietà di sfu m atu re e di p rospettive in base alle
quali si p u ò stu d ia re l’o m osessualità, ci in teressa so p ra ttu tto la p ro ­
spettiv a m o rale; la p ro sp ettiv a che, nel caso che ci riguarda, p o n e in
relazio n e l’in clinazione sessuale e le azioni che si com piono con la
p ienezza cui l’u o m o è chiam ato, vale a d ire la pienezza di com unio­
ne personale. Solo a p a rtire da q u esta visione di un significato glo­
bale d ella vita è possibile perv en ire a un giudizio ad eguato sull’incli­
nazio n e om osessuale.
C os’è, p recisam ente, l’om osessualità? N el caso dell’om osessualità
siam o di fro n te a u n a perso n a che ha u n ’inclinazione sessuale affetti­
va verso u na p erso n a dello stesso sesso, indirizzandola verso una co­
m unio n e co rp o rea attrav erso l’interazione m utua e libera degli orga­
ni genitali. Tale inclinazione si p resen ta in fo rm a diversa nell’om oses­
sualità m aschile, più ce n trata sulla soddisfazione, risp etto alla sessua­
lità fem m inile, più ce n tra ta nella ricerca em otiva e di sicurezza.
N elle p erso n e ch e vivono q u esta inclinazione si p resen ta con più
o m en o chiarezza la seg u en te q uestione: «N on devo forse esser sin­
cero con i sen tim en ti di cui faccio esperienza?». Così im postata, la
q uestione si riferisce a u n a «sincerità» dei se n tim en ti che prescinde
dalla lo ro verità.
L a lo ro v erità è ciò che invece ci interessa.

b. Identità sessuale relazionale e intimità

Il te m a che o cc o rre ap p ro fo n d ire è precisam ente l’u n io n e affet­


tiva che sta all’o rigine d ell’inclinazione: n o n si tra tta ora di chiarire
la sua genesi, il m o d o cioè con cui si è giunti a essa, m a quel ch e com ­
p o rta in sé tale u n io n e affettiva, cioè la p resen za all’in te rn o di una
p ersona dello stesso sesso che inclina a u n a co m unione sessuale tra
due identici.
Il co n cetto chiave è qui quello di intim ità. È su questo p u n to che
si basan o coloro che la sostengono.15 In p reced en za si è d efinita l’in­
tim ità com e lo spazio che si gen e ra nell’in terio rità delle p erso n e nel
m om ento in cui sco p ro n o la p resen za di un altro che spinge ad acco­
glierlo e a p ro m u o v e re il suo bene. E ssa richiede l’accettazione della
soggettività p erso n ale in tu tto ciò ch ’essa co m p o rta, cioè l’accettazio­
ne della p erso n a n ella sua to talità, o ffrendo uno spazio in cui po ssa es­
sere se stessa; co m p o rta p e rta n to l’accoglienza della p erso n a anche
nella sua id e n tità sessuale che si riferisce a una differenza, la quale
rende possibile u n a com unione nuova con un preciso significato.
N el caso dell’o m osessualità vi è l’accettazione della perso n a, cer­
to, poiché la si accetta in q u an to altra, capace di libertà. Q u e sta a lte ­
rità n o n rig u ard a p e rò il corpo, e la sua differenza, che è visto non
tanto com e esp ressio ne della p erso n a q u an to invece com e occasione
di una soddisfazione sensuale e affettiva.
L’intim ità ch e si crea tra d u e p erso n e che accettano una relazio ­
ne om osessuale, d al m o m en to che non include la differenza sessuale
com e costitu tiv a d ell’id e n tità della perso n a e della possibilità di co­
m unione, im plica u n a finzione.16 A p re all’altro uno spazio, p e rò in
una co m p lem en tarità fittizia, ché non si appoggia sulla differenza
corporea, m a sul com piacim ento affettivo che se n e ricava: è qui che
si trova il fo n d am en to di u n a relazione om osessuale. È così ch e l’al­

15 Cf. M.C. N u s s b a u m , « I s H om osexual C onduci W rong? A Philosophical Ex­


change», in A. S o b l e , The Philosophy o f Se.t. C ontemporary Readings, R ow m an and
Littlefield Publisherss Lanham-BosLon 2002,100-102. O riginalm ente in The N ew R e­
putile, 15 novem ber 1993,12-13.
16 Cf. L. M e l i n a , «C riteri m orali per la valulazione delPom osessualità», in A n ­
tropologia cristiana e omosessualità, Q uaderni de L'Osservatore R om ano, C ittà del
Vaticano 2003,103-110.
te rità subisce u n a riduzione, cessando di radicarsi nella differenza
c o rpo rea.
A b b iam o p a rla to in altri capitoli di com e la sessualità possieda
u n a d im en sio n e sim bolica intrinseca, che si riferisce al significato che
si sco p re in essa e alla p ienezza ch e co m p o rta. A differenza degli al­
tri anim ali, la p e rso n a u m a n a n o n vive la sessualità com e u n a m era
soddisfazione d ell’istinto, m a p ercepisce in essa un senso più o m eno
razionale, co n fig u rando così un sim bolo che lo significa. C on ciò si
v uole in d icare che va b en al di là del senso intravisto, che sfugge a
u n a co m p leta razionalizzazione. C h e valore sim bolico assum e il m u­
tu o in terag ire sessuale p e r un om osessuale? Q uali fatto ri integra?
D a lui sono senza d ub b io assenti la d ifferenza sessuale e la possibi­
lità d ella feco n d ità, di co m u n icare il suo am ore. P revale di conse­
g uen za un gioco sessuale che p e rm e tte u n ’esperienza d ella p ropria
sessualità rinchiusa nei sen tim en ti ch e genera.
N on è facile ev itare il narcisism o che ogni esperienza sessuale
c o m p o rta ,17 p ro p rio p e r il fa tto ch e evita di co n fro n tarsi con la dif­
feren za in q u an to co stitutiva della relazione, senza ac cettare la p ro ­
p ria id en tità sessuale e l’id e n tità sessuale d ell’altra persona. N on è
cosa futile l ’id e n tità sessuale del co rp o e la configurazione d ell’incli­
nazio n e sessuale, p recisam en te perch é la c o rp o reità è u n a dim ensio­
n e co stitutiva d ell’essere p ersonale. NeH’om osessualità non ci tro ­
viam o d av an ti u n ’anom alia crom osom ica od organica, m a di un di­
so rd in e n ell’in clinazione di u n a p erso n a che, essendo in possesso di
u n a precisa id e n tità sessuale, te n d e tu ttav ia psicologicam ente airu -
n io n e con p erso n e dello stesso sesso q u an d o il co rp o non è com ple­
m en tare, fo rzan d o la co m p lem en tarità. Ecco che il co rp o p e rd e il suo
significato sp o n sale e arriv a a essere un m a teriale da sfru tta re.18
U n a sim ile in clinazione no n co n sen te p e rta n to alla p erso n a di or­
d inarsi verso la p ro p ria p ienezza in u n a co m unione che accetti l’al­
tro nella sua pien a alterità e differenza. Il fa tto in questio n e non si­
gnifica di p e r sé che la p erso n a sia in peccato, m a sem plicem ente che,
in m o d o analogo ad altre inclinazioni quali la cleptom ania o la p iro ­
m ania, ha u n ’in clinazione che non l’o rd in a a u n ’autentica com unio­
n e con gli a ltri.19

17 Cf.T. A n a t r e l l a , L e regne de Narcisse, Presses de la Renaissance, Paris 2005.


18 Cf. K . F l a n n e r y , «H om osexuality and Types of Dualismi A Platonico-Aristo-
telian A pproach», in Gregorianum 81(2000), 353-372.
19 C f. C o n g r e g a z i o n e p e r l a d o t t r i n a d e l l a f e d e , Homosexualitatis problema
7 e 10.
c. Valutazione delle azioni

O cco rre an co ra a p p ro fo n d ire la valutazione m o rale d ell’a tto li­


b ero che com pie u n a p erso n a om osessuale q u an d o segue la p ro p ria
inclinazione: n ella su a fantasia d ire tta m e n te coltivata, o in u n a m a­
sturb azio n e co n illusioni om osessuali, o in u n atto genitale con u n ’al­
tra p erso n a dello stesso sesso. Ci troviam o qui o ra di fro n te a un
practicum , cioè d av an ti a u n ’azione lib eram en te c o stru ita d all’uom o
in base a u n a m otivazione, e non davanti a un fa c tu m , com e p o tre b ­
be essere nel caso deH’inclinazione.
L’in tera attiv ità pratica è go v ern ata dalla ragion pratica che, a
p artire d all’ind iv id u azione del fine, ord in a l’attiv ità a conseguirlo. Se
appoggiandosi sulP inclinazione om osessuale e sul fine che essa gli
indica, rivolto a u n a com unione fittizia che non accoglie l’alterità
della d ifferen za sessuale n é si fonda su di essa p e r la relazione, il sog­
getto agisce asseco n dandola, con la sua azione non p o trà conseguire
la vera co m u n io n e con l’altra persona. È ce rto che possono esserci
un au ten tico desid erio di co m unione e una g ran d e sincerità di sen ti­
m enti; tu ttav ia n é i sen tim en ti in se stessi, n é il co n testo d ’am o re p o ­
tranno fare sì che u n ’azione che in se stessa è d iso rd in a ta po ssa o r­
dinarsi a un fine b u ono, cioè attualizzarlo. E siste una v erità d ei n o ­
stri sen tim en ti, com e esiste u n a verità d ell’am ore che non dipende
dalla n o stra libertà.
L a m aggiore difficoltà è che la relazione om osessuale im pedisce
l’auten tico d o n o di sé, dal m o m en to che im pedisce l’accoglienza d el­
l’altro n ella su a p ro p ria e p ie n a identità. A g en d o così non si p o trà
mai raggiungere u na vita riuscita.
L a q u estio n e d ella resp o n sab ilità delle azioni n o n è la questione
deH’o ggetto m o rale delle n o stre azioni. L a d o m a n d a sull’oggetto
m orale si riferisce a cos’è ciò che io sto facendo e qu al è la sua unità
intenzionale. L a d o m a n d a sulla responsabilità si riferisce al m o d o in
cui la lib ertà viene coinvolta in ciò che si com pie, se con p ie n a con­
sapevolezza e d elib erato consenso, o p p u re p er l’inclinazione che si
possiede p erch é è stata accettata. P uò darsi che uno non sia resp o n ­
sabile deH’in clinazione che subisce, o che, p u r essendone resp o n sab i­
le, rigetti q u ello che l’h a originata. Siam o p e rò responsabili di ciò che
facciamo. Se l’inclinazione o m osessuale non si è forse scelta, ce rto si
può scegliere il m o d o di viverla. Si capisce così che anche le perso n e
om osessuali so n o ch iam ate, com e tu tti, a vivere la castità p ro p ria del
loro stato rig u ard o alla verità d elle relazioni che lo costituiscono e
non solo in ra p p o rto al sentim ento.
D ’altra p arte, la stessa p ro sp ettiv a biblica ci aiuta a co m p ren d e­
re la trascen d en za d ella co n d o tta om osessuale, precisam ente p e r il
fatto che co m p o rta una negazione del p ro g etto c rea to re di D io che
passa attrav erso la creazione d el co rp o sessuato. N el p resu p p o sto di
q u esta n eg azio n e n o n è possibile accogliere la sua azione salvifica
nel R eg n o (R m 1,18-32; lC o r 6,9; lT m 1,10).
N ell’o p era ed u cativa e p asto ra le è necessario evitare di trasm et­
te re u n a d u p lice e rra ta concezione della responsabilità: da un lato il
p e n sare che le p e rso n e om osessuali non p ossano co n tro lla re i propri
d esideri; d all’altro, p e n sare che sian o to talm en te libere di governare
le p ro p rie fan tasie e sen tim en ti.20 L’accoglienza di qu este persone
realizzata da p a rte d ella com unità cristiana, offrendo loro uno spazio
d i vera am icizia in cui sia chiaro il risp etto p e r la loro dignità perso­
nale, sarà decisivo p erch é p ossano co m p ren d ere il p ercorso che d e­
vono com p iere, asso ciando le difficoltà della loro condizione al sa­
crificio d ella croce.21

3. Conclusione
Il linguaggio d ell’am o re im plica la volontà di com unicare qu al­
cosa a qualcuno, m a anche le p aro le p e r farlo, le quali d eb b o n o es­
sere in g rad o di sco m m ettere la n o s tra p ro p ria intim ità. Q u este p a­
role, cioè, le n o stre azioni, h an n o il loro senso n el fine che noi cer­
chiam o. A m a re è co m u n icare qualcosa a qualcuno: am are è agire per
qualcuno. P erch é « im parare ad am are»? N on è forse una cosa con­
n a tu ra le all’uom o?
A m a re n o n è u n ’attiv ità sem plice. C o m p o rta una com posizione,
una costruzione: la co struzione d ell’am ore. P arla re di «costruzione»
richiam a alla m e n te u n ’intuizione, un p ro g etto , un processo, m a te­
riali diversi... C o stru ire è u n ’attiv ità com plessa, non si verifica di col­
po. A m a re è sim ile a costruire. È u n ’attività com plessa, non si am a di
colpo, con il solo sen tire o il solo volere, m a si va invece im parando
ad a m are nel cam m ino della vita, a co stru ire azioni d ’am ore nelle
quali realizzare e p o rre in a tto l’intuizione che la stessa esperienza
d ’am o re h a reso possibile.

20 J.F . H a r v e y , The Trulli about Homosexualiiy. The Cry o f thè Faithful, Ignatius
Press, San Francisco 1996.
21 C f. C o n g r e g a z i o n e p e r l a d o t t r i n a d e l l a f e d e , Homosexualitatis problema
7. Vedere anche I d ., Persona fiumana 8 e Catechismo della Chiesa cattolica 2357-2359.
A m are è u n ’attiv ità com plessa che co m p o rta, tuttavia, un atto
sintetico: p a rte sem p re cioè d a u n ’intuizione che viene d a ta all’indi­
viduo. A llo stesso m o d o con cui il p o e ta o il p itto re com p o n g o n o la
loro o p era m o v en d o d all’intuizione della bellezza, così anche l’a­
m ante co m p o n e le sue azioni a p artire da u n ’intuizione: l’am o re alla
persona, che ha ricev u to com e un dono n ell’esperienza d ell’am ore.
U n d o n o che l’h a arricchito, che l’h a trasform ato. U n d o n o che è una
presenza, u n ’un ione affettiva. L a costruzione p a rte sem pre d a q u e ­
sto am o re ricevuto. P erch é ogni am o re elettivo è prim a di tu tto un
am ore affettivo.
Si costruisce p a rte n d o da u n ’intuizione, im piegando m ateriali di­
versi: p o n en d o in arm o n ia elem enti che altrim enti n o n si riconosce­
rebbero. L ’arm o n ia fo n d am en tale che l’a tto d ’am o re stabilisce può
essere co lta in d u e asp etti d ell’esperienza d ’am ore: d a un lato, la r e ­
lazione che stabilisce tra la d im ensione intersoggettiva, cioè l’am ore
alla p erso n a, e la dim ensione oggettiva, cioè l’am o re al b en e p e r la
persona. L ’arm o n ia delle due dim ensioni costituisce l’a tto d ’am ore.
Non tu tto n ell’am o re è soggettivo. Possiam o com p ren d ere ciò che si­
gnifica d ire o ascoltare: «ti am o». N on si tra tta di riflettere sem plice-
m ente un sen tim en to, m a un cam m ino di costruzione, la costruzione
di una com u n io n e m e d ian te la realizzazione di azioni che sono un
bene p er la p ersona.
D all’altro lato, la costruzione d ell’am o re co m p o rta lo stabilire
un’arm o n ia tra il m o m en to intenzionale che si indirizza al fine e il
m om ento elettiv o che si indirizza verso quello che è p e r il fine. Ecco
qui l’un ità in ten zio n ale d ell’agire. Tra i d u e m om enti vi è una c o rre­
lazione stab ilita d alla ragion pratica grazie alla quale è possibile rag­
giungere il fine in u n a g ran d e varietà di m ediazioni.
O ra si tra tta di u n a costruzione reciproca. U n m u tu o co-agire, in
cui l’elem en to in ten zionale che si dirige verso il fine e l’elem en to
d'elezione di ciò che è p e r il fine sono visti d a p a rte di en tram b i i co­
autori in u n a scam bievole concordia.
Im p arare ad am are h a com e prim o passo rendersi conto che co­
struire un a com unione di persone è un atto com plesso, m a che parte da
un principio sintetico p er entram bi i protagonisti: il loro am ore. Q u e­
sto cessa d ’essere un m ero sentim ento che rinchiude le persone nel lo­
ro vissuto em otivo p e r com inciare a essere un elem ento dinam ico che
perm ette la costruzione di una vita. Il dram m a dell’interpretazione ro­
mantica è stato superato, senza p erd ere tuttavia la sua intuizione. L’a­
more non è solo u n sentim ento, m a un m o tore di azioni in forza del
quale le p erso n e possono uscire da se stesse e costruire una vita.
S p u n tan o allo ra pro b lem i nuovi, d al m o m en to che le azioni che
l’am o re costruisce sono sem pre azioni concrete, particolari, contin­
genti, circostanziate, a p p a re n te m e n te piccole ed insignificanti. Con
q u ale criterio si po ssono co stru ire azioni ta n to particolari? B asta la
sem plice intelligenza?
Parte terza

Un amore eccellente:
castità e carità
Introduzione

L a co m u n io n e d elle perso n e si costruisce con a tti d ’am ore, m ol­


to vari e differen ti, nei quali i lo ro protagonisti, co m p o n en d o le azio­
ni a p a rtire d a m ateriali diversi, vivono un autentico, reciproco dono
di sé. È così che tro v a n o la pienezza ultim a cui l’esp erien za d ’am ore
li chiam ava. M a com e è possibile co stru ire q u este azioni q u an d o si
tra tta di azioni ta n to varie, ta n to contingen ti e particolari? Si tra tta
di in v e n tare u n a vita, di id e are un cam m ino, di tro v a re canali di co­
m unione: u n a vita che non è scritta, un cam m ino che non è tracciato,
canali che n o n sono scavati.
D av an ti a q u esta situazione di novità gli am anti si tro v a n o di
fronte a u n ’au ten tica sfida. Se da u n a p a rte vogliono am are, d a u n ’al­
tra n o n san n o am arsi. Tra ciò ch e sono adesso e quello che d esid e ra­
no arriv are a essere si tro v a u n a v era distanza che m inaccia l’am ore
nella su a stessa radice, facendo lo ro p e rd e re la speranza. C om e co­
struire la co m u n io n e cui ta n to si anela? S areb b e com e p re te n d e re da
uno che h a avuto la sua prim a intuizione poetica che b u tti giù un so­
n etto con la facilità di un L ope d e Vega.
S o tto u n altro aspetto, insiem e a q u esta im p rep arazio n e sorge la
difficoltà della fram m en ta zio n e d ell’esp erien za d ’am o re che una
perso n a p u ò vivere. Il pericolo consiste nel fatto che le diverse d i­
m ensioni d ell’am o re, corporale, affettiva, p erso n ale e religiosa, non
trovano nel so g g etto u n ’unità o p erativ a, fram m en ta n d o lo nelle di­
verse esp erien ze d a lui vissute che non han n o u n a v era unità di co n ­
d otta e lo m u o v o n o a cose diverse. C om e p u ò la p erso n a essere au ­
tentico so ggetto della p ro p ria azione in u n ’unità di vita se si trova a
che fare con u n a fram m en ta zio n e in se stesso? D i più, l’esperienza
fram m en ta ria esiste non solo all’in tern o del soggetto, m a tra i due
am an ti, con ritm i distinti e diverse esperienze. C o m e giungere a un
m u tu o co-agire q u an d o si sen te in m o d o diverso, q u an d o si deside­
ra n o cose diverse?
È qui che nasce il g rande p ro b le m a di tu tta la m o rale sessuale: il
pro b lem a d ell’integ razione del soggetto m o rale affinché possa co­
stru ire in m o d o eccellente u n a vita di au ten tica com unione. A l di là
di un m ero p ro b le m a di n o rm e e di rettitu d in e delPagire concreto,
ciò che è in gioco è la stessa capacità d el soggetto di costruire u n a vi­
ta di v era com unione.
L’eccellenza d elle azioni d ip e n d e rà p rin c ip alm en te d all’eccel­
lenza del soggetto, d a u n a sua q ualificazione singolare, d a u n ’arte
nuov a che ha acquisito. C o m e p o trà a rriv a re a im padronirsi di q u e­
sta qualificazione? In q u al m o d o l’aiu ta in q u esto la stessa dim en­
sione tra sc en d en te ? C om e la recip ro cità d ell’am o re di D io vissuto
nel cu o re d ell’u o m o lo coinvolge in u n a tra sfo rm azio n e di tu tti i suoi
dinam ism i?
Si tra tta di p ro b lem i che rig u a rd an o le gran d i speranze degli uo­
m ini e d elle d onne. L’insuccesso di ta n ti am ori n o n si deve soltanto
né m ag g io rm en te, a u n a m ancanza di chiarezza iniziale o di g en e ro ­
sità, m a a u n a m an canza di prep ara zio n e , di lavoro sulla p ro p ria sog­
gettiv ità in m o d o ta le che ren d a possibile u n a vita com une. N on è
sufficiente il sen tim ento, n é la g en ero sità, n é la decisione: occorre
avere s o p ra ttu tto la capacità di p o rta rlo avanti, sap ere com e inven­
ta re canali d ’azione, com e far p ro g red ire la co m unione prom essa in
circostanze che cam biano e si fan n o avverse. È l’abilità p ro p ria di
u n ’arte, l’arte d ’am are, che a n essuno di noi è s ta ta d a ta p er natura,
m a che tu tti siam o chiam ati a conquistare.
Capitolo decimo

La difficoltà di amare

N o n tu tto si m o stra lim pido e chiaro n ell’esp erien za d ’am ore. Si


scoprono an ch e delle difficoltà, più ancora, delle am biguità. Chi p o ­
trà negarlo?
V ediam o qu ali sono: co n sid e rerem o le difficoltà che rig u ard an o
l’essenza stessa d ell’am o re fino a giungere a quelle che sono so p rav ­
venute com e co n seguenza del m ale.

1. La particolarità e contingenza delle azioni


L a novità su p p o sta dalla vocazione all’am o re nelle persone, in ­
siem e all’esp erien za ch ’essa suscita, p o rta con sé anche u n a certa
perplessità. Si d esid era sin ce ram en te co stru ire delle azioni nelle q u a ­
li incontrarsi con l’altra p erso n a, m a ta n te volte n o n si sa com e co­
struirle, che fare, in che direzione co n tin u are. È il m o m en to in cui il
soggetto coglie d a u n lato la grandezza delle azioni, poiché gli con­
sento n o di co nseguire ciò che più am a, m a da un altro lato la loro
enorm e fragilità, poiché si tra tta di azioni contingenti, particolari, cir­
costanziate.
In che senso le azioni sono contingenti e particolari?
P e r esem pio, azioni n elle quali ieri si incontrava la p erso n a e l’in­
tim ità con lei, oggi crea n o un g ran d e fastidio e l’altro le respinge. D e ­
term in ate iniziative che in prece d en za sono riuscite, oggi si av v e rto ­
no vane, m an can ti d ’ogni valore. M anifestazioni co n c re te di affetto
che ieri u n ivano le p ersone, oggi le bloccano, si con sid eran o persino
puerili. Ieri e ra tu tto allegria e gioia, oggi tu tto è tristezza e m elan ­
conia: im possibile stabilire u n a conversazione, u n ’iniziativa, un ricor­
do com une che susciti la speranza. C iò ch e e ra valido ieri, oggi ha
cessato di valere. C iò ch e ieri e ra rifiutato, oggi viene p ro p o sto com e
u n ’altern ativ a. G li in n a m o rati com inciano a scoprire la gam m a tan ­
to varia di colori con cui dip in g ere e van n o im parando, poco a poco,
a m escolarli.

2. La fragilità dell’amore
D ire che le azioni sono p articolari e contingenti significa allora
d ire che sono sem p re relative alle p e rso n e e alle lo ro circostanze. La
perso n a p u ò vivere l’esp erien za d ’a m o re co n cen tran d o si su qualche
d eterm in ata dim en sione d ell’am ore, q u ella co rp o rea o quella affetti­
va, p e r esem pio, essendole difficile in teg rare le altre, quella p erso n a­
le o q u ella religiosa, che n o n giungono a essere n ep p u re adeguata-
m en te valutate. È così che i diversi dinam ism i delP am ore, che nella
loro ricchezza o ffrivano nu o v e possibilità, o ra racchiudono in sé una
ce rta ten sio n e, p erché si vogliono cose diverse, ren d en d o difficile
nelP u o m o il go v ern o dei d ifferenti livelli in u n ’u n ità di condotta: n a­
sce così tra lo ro u n p otenziale conflitto.
Q u ali so n o le difficoltà p ro p rie di ciascuno dei livelli delPam ore?
A l livello co rp o reo ci im b attiam o nella difficoltà p e r cui il sog­
getto , facen d o ce n tro sui valori co rp o rei d ell’altra p erso n a e finaliz­
z a n d o i p ro p ri stessi desid e ri a q u esti valori, p u ò d im en ticare la
stessa p erso n a e fin ire p e r utilizzarla p e r il pia cere e la soddisfazio­
n e c h ’essa provoca. G li in teressa il sesso in q u a n to tale, la soddisfa­
zione sen su ale che p ro d u ce, m a p e rd e n d o di vista il fatto che sia
«con q u esta p erso n a» , cioè l’o riginalità p ro p ria di una relazio n e in­
te rp erso n a le. M a, invece, n o n è forse q u esta o riginalità q u ella che
p ro p ria m e n te giustifica le relazioni coniugali? N el vissuto proprio
degli sposi, so lam en te p erch é è con q u e sta p e rso n a che si vuole e si
d esid e ra ta le relazione.
A livello affettivo può insorgere una difficoltà diversa e che, per
la carica em o tiv a che p o rta con sé, può trasform arsi in u n vero con­
flitto. C aratteristico di qu esto livello è la p artico larità delle qualità af­
fettiv e che sono colte in tale p erso n a, i valori che la distinguono ri­
s p etto ad altre. O ra, facendo ce n tro sui valori affettivi legati al m odo
pro p rio d ella m ascolinità e fem m inilità, l’intelligenza, la tenerezza, il
coraggio... si p u ò tra sc u ra re la realtà di tali valori e rifugiarsi in un
processo di idealizzazione, che faccia del p ro p rio am ato un autentico
principe azzurro. In tal caso, non interessa la realtà d ell’am ato com e
è in se stesso, m a com e u n o si è im m aginato che sia, con le qu alità che
gli si sono a ttrib u ite e nel grado e o rdine in cui gli sono state asse­
gnate. D i fro n te a q u esta contraffazione, si coglie com e non interessi
più tan to la p resenza reale dell’am ato q u an to la risonanza affettiva
pro d o tta dalle q u alità ricreate n ell’im m aginazione; se poi nella realtà
m anca di q uesti valori o ha questi difetti... n o n ha più im portanza.
Q uesti am an ti rom antici han n o p erso di vista la realtà della perso n a
e le sue circostanze: possono persino essere uno insiem e all’altro sen ­
za accorgersi della sofferenza e delle difficoltà dell’altra persona.
A n ch e a livello p erso n ale si trova u n a possibile contraffazione
dell’am o re p o iché, nel m o m en to in cui si scopre il m istero della p e r­
sona, la su a p ro fo n d ità, si p u ò p e rd e re la sim patia p ro p ria d ell’affet­
to, il c a ra tte re ludico della sessualità, e viverla tro p p o seriam ente,
dand o o rigine a u n m odo p u ritan o di vivere l’am ore. L’am ore s a re b ­
be visto com e u n d o n o di se stessi che richiede un co n testo in te rp e r­
sonale e u n p reciso a tto della volontà e della coscienza: così, p e r tu t­
to il tem p o in cui n o n fosse d ato q u esto preciso contesto, la sessu a­
lità e l’affetto re s te re b b e ro com e ib ern ati, n ell’attesa di un m u ta ­
m ento n ell’altra p ersona. C erto ch e tale co n testo è im p o rtan te, m a
una visione di q u esto gen e re si sovraccarica di una to n a lità eccessi­
vam en te sp iritualista ed esigente, che lo ren d e incapace d ell’a tte n ­
zione affettiva p e r l’altra persona.
D a ultim o, anche a livello religioso troviam o un pericolo: il p e ri­
colo di p reten d ere di vivere la com unione con D io senza te n ere v e ra ­
m ente conto dell’altra persona. Vale a dire, vivere il ra p p o rto con D io
separatam en te, al m argine della m u tu a com unione, o, al contrario, cer­
cando di im p o rre al coniuge la p ro p ria m odalità spirituale di vivere.
Si tra tta d i diversi livelli o dim ensioni d ell’am ore che esistono in
un unico soggetto, e neU’esperienza può insorgere un au ten tico co n ­
flitto, poiché q uesti livelli non v en gono arm onizzati dalla n a tu ra . C o­
sì la p erso n a p u ò s p erim en tare con gran d e fo rza l’attrazio n e dei v a­
lori co rp o rei, m e n tre a livello p erso n ale è p ie n am en te conscia del
fatto che n o n p u ò lasciarsi p re n d e re so lam en te da q u esta attrazione,
poiché q u esto eq u iv arreb b e a usare l’altro. Si tra tta perciò di e s p e ­
rienze che si po sso n o vivere in form a fram m en ta ria re n d e n d o v e ra ­
m ente difficile alla p erso n a il dom inarsi e integrarsi, giacché richie­
dono cose distinte. L’uom o fa esperienza di u n a divisione d e n tro di
sé, che te n d e a so ffo care l’a p e rtu ra del desiderio a u n a felicità u lti­
m a, co n c en tran d o lo n elle sue dim ensioni parziali.
3. La comunità d’azione
L a difficoltà n o n consiste tu ttav ia so lta n to nel fatto che una p er­
sona po ssa vivere u na fram m en ta zio n e della p ro p ria esperienza d ’a ­
m ore, m a che il suo am are faccia rife rim en to a u n ’interazione reci­
p ro ca con u n ’altra p erso n a, la q u ale ha dei d ifferenti ritm i e diffe­
ren ti esperienze. U n individuo può avere risolto d e n tro di sé le ten ­
sioni d ell’am o re m a, ce rc an d o u n a com unanza d ’azione, può trovare
che l'a ltro o n o n ha an c o ra risolto le tensio ni che l’am ore p o rta con
sé o p p u re, av en d o lo fatto, h a u n a stru ttu ra c o rp o re a e affettiva con
ritm i diversi dai suoi, così che insorge una disarm onia.
L’esp erien za d ’am o re h a ce rtam e n te p e r en tram b i supposto un
livello m inim o di accordo rife rito al fine d ell’intenzione principale,
cioè l’id eale d i vita b u o n a vissuta in m u tu a com unione d ’am ore. O ra
p e rò la difficoltà consiste nelle azioni concrete con cui vivere qu esta
com u n ità di p erso n e, d al m o m en to ch e si tra tta d ’azioni che, com e
beni pratici, si ra p p o rta n o ai dinam ism i affettivi dei loro p ro ta g o n i­
sti. In q u esto m o d o si coglie la difficoltà a co m p ren d ere q u an to con­
vengano d e te rm in a te azioni, poiché fan n o riferim ento non a una so­
la delle p erso n e e alle disposizioni in cui si trova, m a a due, con di­
sposizioni che differiscono. U n a p erso n a p u ò , p e r esem pio, desid era­
re u n ’u n io n e coniugale, q u a n d o d a p a rte d ell’altra tale azione non è
vista com e ciò che è o p p o rtu n o e co n v en ien te in quella situazione.
S p u n ta in tu tta la sua d ram m aticità la difficoltà di costruire in co­
m u n e azioni n elle quali vivere la co m unione reciproca.

4. La concupiscenza
L e difficoltà an alizzate sin o ra c o rrisp o n d o n o alla s tru ttu ra p ro ­
pria d i u n am o re tra d u e p erso n e che sussistono in u n ’unità di corpo
e anim a. L’esp erien za d ell’am ore, rivelando la com plessità dei suoi
elem en ti, co m p o rta u n a chiam ata alla loro unificazione. Q u esta chia­
m a ta si v ede tu ttav ia d isto rta e im p ed ita da un nuovo elem en to che
va a com plicare sen sibilm ente la costruzione dell’am ore: si tra tta di
u n a co rru zio n e originale del desiderio, in forza della quale si tende
ai b en i p arziali del p ia cere sensuale e delPaffetto, p erd en d o p e rò di
vista l’o rizzo n te com plessivo di felicità nella com unione con Dio.
Q u esta co rru zio n e h a ricevuto nella sto ria della teologia il no m e di
«concupiscenza».
L’origine di q u esta corruzione del desiderio si situa nella p reisto ­
ria d ell’uom o, q u an d o, ricevendo da D io un preciso com ando di non
m angiare dell’alb ero della conoscenza del b en e e del m ale, sed o tto dal
serpente, egli p o n e in du b b io il dono di D io nella creazione e ne m a n ­
gia. D o p o il p eccato del paradiso, tra le cose che vengono im m ed iata­
m ente alte ra te è il m u tu o sguardo di A d am o ed Èva: «A llora si a p ri­
rono gli occhi di tu tti e d u e e si accorsero di essere nudi» (G en 3,7). Lo
sguardo p reced en te, che godeva della bellezza e bo n tà della persona,
partecip an d o dello sguardo di D io, o ra si trasform a. «S pezzato il vin­
colo della giustizia originale - afferm a Tom m aso d ’A q u in o - in cui si
trovavano tu tti i dinam ism i um ani con un certo ordine, o ra ciascun di­
nam ism o te n d e al m ovim ento p ro p rio » ,1 in d ip en d en tem en te dagli al­
tri. Si in tro d u ce così un principio di fram m entazione attivo nella con­
d o tta dell’u o m o che finisce p er d ecom porre la sua unità. E si trasfo r­
ma perché la v olontà e il cuore dei due non sono più uniti a Dio.
N asce in tal m o d o u n o sguardo che si fissa sul co rp o com e possi­
bile o ggetto di piacere, d im enticando il suo c a ra tte re p erso n ale e
sponsale, com e n o n fosse d estin ato a ren d e re possibile la com unio­
ne, m a il go d im en to .2 L a persona, n e ll’esperienza della concupiscen­
za, si sep ara dal significato sponsale del p ro p rio corpo, rid u c en d o l’o ­
rizzonte in ten zio n ale del p ro p rio desiderio e con ciò annulla lo sp a­
zio di intim ità. D a allora, qu esta ere d ità di A d am o ed È va, nella dif­
ficoltà di in teg rare il p ro p rio desiderio che non è più an c o ra to in
Dio, va a in taccare l’in tera loro discendenza, ogni uo m o della storia.
L’am o re si fa «curvo», conduce fino all’altra p erso n a, ce rtam e n ­
te, m a p er in c o n trare in lei il p ro p rio p iacere e la p ro p ria soddisfa­
zione. Si tra tta di u n am o re che è d e tu rp a to e d efo rm ato , p erché, di­
rigendosi verso l’altro nella sua c o rp o reità o affettività, n o n lo rag ­
giunge com e p erso n a. In fondo, ci troviam o dav an ti al pericolo che il
desiderio faccia ce n tro sul soggetto in se stesso, dim enticandosi d el­
l’altro. N on è d u n q u e l’altro il fine d ell’azione, fine sim pliciter et p er
se, m a è invece un m ezzo p e r me: la perso n a d ell’altro si trasform a in
un b en e p er m e p e rd e n d o di vista la p rospettiva del b en e com une,
del d estin o ultim o. Io sono il vero fine d ell’azione. Si in sta u ra così
una relazione di p o s s e s s o r i dom inio d ell’altro in q u a n to oggetto del
prop rio desiderio, che finisce p e r sconvolgere la p rece d en te relazio­
ne d ’am ore.

1 577i, I-II,q . 8 2 ,a .4 , ad 1.
2 Cf. G io v a n n i P a o l o II. Uomo e donna lo creò, X X V II. 3 e anche XXXIX.
Il d ram m a p iù g ra n d e di q u esta nu o v a situazione è p e rò che
l’uo m o possa s e p a ra re il suo cuore d all’affetto suprem o, d alP am ore
a D io.3
È in q u esto m o d o che si spiega com e nel b ran o biblico tale dim en­
ticanza dell’altro implichi un m utuo tim ore: «si coprirono con foglie».
P erch é? Si nasconde ciò che si tem e: che l’essere um ano sia oggetto di
uso e abuso. M a l’altra perso n a non era vista com e un aiuto? O ra, l’uo­
m o non confida più sulla p ro p ria intenzione e capacità di autocoscien­
za e di auto d o m in io della reazione sessuale, fino al pu n to di giungere a
tem ere D io, dal quale si nasconde. L’arm onia dell'inizio e lo stupore
davanti al d o n o che D io aveva loro fatto si trasform ano, ora in con­
trapposizione: «La d o n n a che tu mi hai posta accanto mi ha dato del­
l’albero e io ne ho m angiato» (G en 3,12), com e se fosse lei, che era car­
n e della su a carne e ossa delle sue ossa, la causa della sua situazione.
Il desid erio si m o stra così tra i due am biguo e concupiscente,
fram m en ta n d o la stessa m u tu a relazione e la stessa in terio rità della
p erso n a, tra la dignità che riconosce l’altro e il desiderio del piacere,
tra l’idealizzazione e la necessità di accettare l’altro co m ’è... Il corpo
sessu ato cessa quasi d ’essere espressione della perso n a e d ell’am ore,
p e r favorire u n vissuto della sessualità in q u an to esperienza s trap p a­
ta all’un ion e della relazio n e tra le p erso n e, dal suo riferim en to a un
ideale di vita b u o n a e felice g lobalm ente inteso.
D al p u n to di vista teologico la concupiscenza, fru tto della ro ttu ­
ra d ell’alleanza con D io, si configura com e u n a disintegrazione nel
d inam ism o te n d en zia le che inclina l’uom o al peccato. In se stessa
non è p eccato, m a inclina verso di esso e in esso ha la sua origine.

5. L’idolatrizzazione dell’amore
L e d iverse difficoltà d ell’am o re che ab biam o analizzato possono
giun g ere a o staco lare p iù o m eno l’eccellenza d ell’am ore, m a quan d o
lo defo rm an o n ell’azione e la p erso n a agisce m ossa da un am o re non
v ero sorge u n ’u ltim a e terribile difficoltà: l’idolatrizzazione d ell’a ­
m ore. N on si tra tta q ui di id o latra re la p erso n a am ata, dal m om ento
che ci si ren d e co n to con u n a ce rta rap id ità del fatto che l’altra p e r­
sona, p e r q u an te q u alità possa avere, m ai p o trà p ie n am en te p o rta re

3 C f. B. O o n i d e n i , D om inare la moglie? A proposito di Gn 3,16, L ateran U niv


sity Press, Rom a 2002,26-31.
d a sola a p ienezza; n é ta n to m eno si tra tta d ell’idolatrizzazione d el­
l’esp erien za d ell’am ore, in q u an to unico am b ito au ten ticam e n te p e r­
sonale in un m o n d o com plesso e ostile... Si tra tta p iu tto sto di uno
stran o ten tativ o di giustificare con l’am o re tu tto quello che la p e rso ­
na com pie, in p artico lar m odo gli equivoci, gli erro ri, i peccati. «Mi d i­
spiace, l’h o fatto p erch é ti am avo». C om e se l’am o re avesse il p o te re
e l’au to rità di u n dio, com e se il p u ro se n tim en to po tesse d are tutto,
fare tu tto , giustificare tu tto .4
C on questo, il « sentim ento d ’am ore» viene assunto com e criterio
di auten ticità e perciò di verifica di ogni am ore. P er p o te r valu tare sul
p iano m o rale le azioni sareb b e necessario accertarsi se esiste un a d e ­
g uato «contesto d ’am ore» o se vi sia una ce rta «intenzione d ’am ore».
U n a cattiva trad u zio ne di A gostino, «am a e fa ’ ciò che vuoi», ha finito
invece p e r essere il criterio di ogni m anifestazione am orosa. E certo
che nel cristianesim o l’am ore assum e il valore di criterio ultim o d ’a­
zione; m a ha realizzato p e r qu esto un processo di purificazione d ell’a­
m ore, co n seg u en d o u na nuova visione della sua n atu ra e delFarm onia
che com porta. Il testo agostiniano non vuole far d ell’am ore la giusti­
ficazione di u n qualsiasi agire, q u an to piu tto sto chiarire quale am ore
si trovi all’o rigine d ell’agire. È così che egli pro p ria m en te dice: «D ili­
ge, et q u o d v isfa c »,5 p o n en d o tu tto il peso sulla qu alità dell’am ore.
D av an ti al te n tativ o di fare d ell’am ore un idolo, q u an to è co n ­
tra ria l’esp erien za di quelli che si am an o p e r davvero! Poiché q u a n ­
do d e n tro di sé si re n d o n o c o n to di avere p erso il risp etto della p e r­
sona e u sato di lei, n on p re te n d o n o di giustificarsi m a, p ro p rio p e r il
gran d e am o re che h an n o p e r lei, si incolpano an c o ra di più della p ro ­
pria m ancanza. L’a m o re non giustifica niente. Tutto al contrario, ac­
cusa in m o d o terribile.

6. Cammini di soluzione
È o ra che si p o n e in tu tta la sua dram m aticità la questio n e di fo n ­
do, poiché se l’u o m o d esid era indirizzare la p ro p ria vita verso un
ideale di vita b u o n a, di co m unione in terp erso n ale, realizzandola m e­
d ian te d elle azioni eccellenti in cui in tervengono d ifferenti principi
operativi, alla fine si sco p re n atu ra lm e n te im p rep arato p e r co n cep i­

4 Cf. L e w is . I quattro amori. 1 0 3 -1 0 6 .


5 A g o s t i n o , In Epistolam Ioannis ad Parthos Tractatus decem , 7 .
re, in v e n tare o p ro d u rre q u este azioni nella concretezza della p ro ­
p ria esistenza. D o v e può allora tro v a re un aiuto p e r p o rta re a com ­
p im en to ciò cui aspira?

a. A ppoggi necessari, m a insufficienti

D i ce rto tro v e rà un appoggio decisivo nella p ro p ria natura di p er­


sona um ana, che sussiste in una singolare u n ità d ’anim a e corpo.
G razie a q u esta n a tu ra p ersonale, il suo co rp o u m ano e i dinam ism i
che co m p o rta si co n v e rto n o in segni che fan n o in trav ed ere alla sua
ragione u n significato (V S 48). L a ragione u m a n a viene così im pre­
gnata dai dinam ism i co rp o rei, dalle inclinazioni che n a tu ralm en te si
risvegliano nel suo essere e che rig u a rd an o il corpo. L a ragione non
si trova d a sola nella guida di u n a c o n d o tta, nella costruzione di azio­
ni: è acco m p ag n ata e configurata d a un desiderio, d a delle inclina­
zioni che n o n si è d ata da sola e nella cui arm o n ia può co m p ren d ere
ciò che si o p p o n e alla felicità ta n to sospirata, ciò che è co n trario al­
l’au ten tico am o re um ano. Q u esto p o te re della ragione u m a n a di il­
lum in are la co n d o tta nel m o m en to in cui è im p reg n ata di inclinazio­
ni n atu rali è ciò che si conosce con il te rm in e di legge naturale.
O ra, p e r sé sole le inclinazioni n atu rali non sono sufficienti a
m u o v ere efficacem ente l’azione, n é g e tta n o u n a luce concreta posi­
tiva sull’azio n e che si d eve com piere: si tra tta di u n a luce tro p p o ge­
n erica p e r gu id are u n 'azio n e co n c re ta e particolare. L ’inclinazione
all’u n io n e u o m o -d o n n a , u n ’inclinazione che si risveglia n a tu ralm en ­
te n ell’in co n tro reciproco, n e ira rm o n ia con altre inclinazioni com e
q u ella della co n serv azione della vita, del vivere in am icizia, del vive­
re nella v erità, ci co n sen te di d iscernere quegli atti che a q u este in­
clinazioni so n o co n trari, com e l’ad ulterio, poiché im pedisce di vive­
re l’inclinazione sessuale in arm o n ia con l’inclinazione all’am icizia.
L’inclinazione all’u n ione uom o -d o n n a è p e rò tro p p o generica p er in­
d ic are in co n creto la convenienza di d e te rm in a te azioni: se d a re un
bacio o iniziare u n a conversazione... L’inclinazione sessuale inoltre,
essendo reale in tu tte le persone, acquista p e ra ltro u n a differente
config u razio n e nelle p erso n e sp o sate e nelle p erso n e vergini, p e r cui
n on b asta p e r in tra p re n d e re il cam m ino da p erco rrere. P e r sé sola la
legge n atu rale, com e luce d ell’agire, è irrinunciabile, m a n o n basta
p er gu id are in positivo u n a vita.
N ella gu id a di un cam m ino, un aiu to u lterio re è d ato d a W'ethos
della società in cui si vive, il cui senso è rim asto p lasm ato nei diversi
costum i e racco n ti d ella sua cultura. Q u esto ethos aiu ta di sicuro a in­
te rp re ta re il significato delle esperienze, a scoprire i lo ro valori a u ­
te n tic am en te um ani. Si m ostra tu ttav ia inefficace n e ll’aiu ta re il sog­
g etto a co stru ire azioni concrete, d al m o m en to che non si p u ò rip e ­
te re la sto ria di altri uom ini visto che le circostanze da lo ro vissute
sono en o rm em en te cam biate.
L a stessa riflessione so p ra la co n d o tta u m an a, ch e è rim asta im ­
pressa nei diversi codici m orali e civili e in ce rte m assim e della sag­
gezza p o p o la re e d ella scienza etica, p u ò servire alla p erso n a com e
prim a in d icazione p e r chiarire ciò che realm en te sta volendo, p e r p u ­
rificare la sua in ten zione; non sono p e rò capaci di risolvere di p e r sé
tu tte le situazioni, in m odo p artico lare quelle situazioni co n c re te e
nuove che n o n siano s ta te previste in p reced en za e ch e v adano oltre
il q u ad ro di co m p rensione offerto.
P ersino la stessa grazia di D io , ta n to essenziale nella ricom posi­
zione del so ggetto m orale, com e vedrem o, non p re te n d e di so p p ri­
m ere la m ed iazio n e um ana. In fatti D io non ha inteso norm a lm e n te
trasm etterci in fo rm a d ire tta q u ale sia la sua volontà positiva circa le
situazioni partico lari. D i esse sappiam o, n atu ralm en te, quel che non
vuole in alcun m odo. M a q u an d o si tra tta di u n a cosa positiva, che
n on sia d ire tta m e n te co n traria a un com an d am en to , già an diam o in­
co n tro a m aggiori difficoltà. P o trem m o allora giungere a conoscere
non ta n to «ciò che» vuole che facciam o, m a «com e» vuole ch e agia­
mo.6 C on ciò m o stra una g ra n d e pedagogia e risp etto p e r l’uo m o co­
m e au ten tico so ggetto e p ro ta g o n ista del p ro p rio agire, poiché se gli
dicesse d ire tta m e n te q u ale sia la volontà sua, l’uom o p e rd e re b b e il
ruolo di p ro ta g o n ista ch e gli co m p ete in q u an to è im m agine e som i­
glianza d i D io, p e r cui capace di p ro v v ed ere a se stesso.
In q u ale m o d o è poi l’uom o capace di g o v ern are la p ro p ria vita
e di co stru ire u na co m unione q u an d o si im b atte in azioni ta n to v a­
riabili e partico lari, trovandosi davanti a esse ta n to im p rep arato ?
S em b re reb b e che tu tto d eb b a finire nelle m ani della fo rtu n a, dell’in-
dovinare o m eno, d ell’avere bu o n a sorte. M a sa re b b e ro eccellenti
quelle azioni che co nseguono p e r fo rtu n a ciò cui ten d o n o ?

b. Il contributo delle virtù


E m erg e con forza la necessità di u n a preparazione, di una qualifi­
cazione del soggetto che gli consenta u n ’u n ità nella sua attuazione, ca­
pace di p erm etterg li di governare la p ro p ria vita con successo, crea n ­

6 C f. A b u à , Felicità, vita buona e virtù.


do azioni. Q u esta qualificazione della p erso n a nel suo agire m orale ha
ricevuto n ella sto ria d el pensiero il nom e di «virtù». C on ciò si è te n ­
ta to di m o stra re com e sia possibile u n a crescita nel soggetto, u n a nu o ­
va plasm azione dei suoi principi operativi che gli consenta di costrui­
re e di conseguire u n a vita riuscita nelle azioni contingenti che lo pon­
gano in relazione con le perso n e che am a. E in questa riflessione, alla
virtù d ella castità co m pete l’integrazione dei dinam ism i affettivi.
L a n ecessità d elle v irtù è riconosciuta dalla stessa enciclica Veri-
tatis sp len d o r p ro p rio p e rch é la p e rso n a possa riconoscere il senso
delle p ro p rie in clinazioni n atu rali (V 5 48). N on b asta la sola ragio­
ne. N o n b asta n o le sole inclinazioni natu rali. O cco rre u n ’arm oniz­
zazione del so g g etto ch e dia u n rilievo v eram en te u m a n o a queste
inclinazioni.

c. L'attuale difficoltà nei confronti delle virtù

La difficoltà in cui ci im b attiam o oggi neH’in ten d ere il significa­


to delle v irtù in gen erale, e della castità in particolare, si radica in una
duplice d efo rm azio n e che è av venuta nel corso della storia.
D a u n lato, la d efo rm azio n e d ell’idea di virtù, che h a avuto luo­
go co m e co n seg u en za della riduzione d ella filosofia m o rale a etica
n orm ativ a nel razio nalism o7 e che è culm inata nella so pravvaluta­
zione di u n ’«unica» virtù, quella della disposizione della v o lo n tà a
seguire le n o rm e m orali, e cioè l’obb ed ien za.8 E facilm ente com ­
prensib ile com e in u n sim ile c o n testo l’in ten to di u n a p ro p o sta di
m o ra le sessuale b asata sulle v irtù venisse rap id am en te accusata di
m oralism o e di essere la causa della m ed io crità m orale delle p erso ­
ne. In q u esto senso è rivelatrice l’afferm azione di P. Valéry: «La p a ­
ro la virtù è m o rta, o alm eno, sta m orendo. E nem m en o se ne fa p a ­
rola, n ie n te p iù che di passaggio [...]. P e r quel che m i riguarda, non
l’ho sen tita più che di ra d o e sem p re u sata in form a ironica».9
D all’altro, la d efo rm azio n e d ella castità, che viene com e conse­
guenza di u na in a d eg u ata concezione della sessualità, secondo la
q u ale ogni co ercizione este rio re c o m p o rtereb b e un soffocare l’am o­
re. L a castità p assa a essere c o n sid e rata com e il gran d e nem ico del­

7 Cf. A. M a c I n t y r e , A fter Virine, a study in mora! theory, Duckw orth, London


1985.
8 Cf. A bbà, Felicità, vita buona e virtù, 87-105.
9 P. V a l é r y , «Varieté IV», in O euvres I, G allim ard, Paris 1962,440.
l’am o re nel m o m en to in cui gli im pone un controllo, che è giustifica­
to con regole e ste rio ri o con m otivazioni estrinseche allo stesso sen­
tim ento che si prova. Se ciò che te n ta la castità è di «castigare» (è la
sua etim o lo g ia) il desiderio, allora si re n d e evidente che rovina l’a ­
m ore, g en e ra n d o u n se n tim en to di frustrazione. G ià A risto te le av e­
va usato l’im m agine del «controllo», cui si deve s o tto m e tte re il bim ­
bo capriccioso,10 e d a qui il fa tto che venga ra p p re s e n ta ta nella sim ­
bologia d elle virtù com e un bim bo che tien e tra le m ani il m orso di
un cavallo le cui red ini sono co n tro lla te da u n a bella ragazza.
Q u este d u e defo rm azioni h a n n o d eterm in ato u n a m an can za di
stim a sia d ella virtù, sia della castità. Q u esta m ancanza di stim a si b a­
sa p erò su u na lo ro falsa concezione che non vuole essere co rretta,
forse p e r n o n doversi im pegnare in ciò che si intuisce com e q u alco ­
sa di esigente. A b b iam o così la stra n a reazione dav an ti a ciò ch e la
castità su p p o n e: il risen tim e n to con cui sistem aticam ente viene di-
screditata.
S ono stati m o lti i m o d ern i a u to ri che, a p a rtire da posizioni di­
verse, h an n o reclam a to u n a riabilitazione della v irtù e della c a stità .11
S arà perciò necessario scoprire il valore che riveste l’esp erien za del
p u d o re n el vissuto d ella sessualità e, d ’altra p arte, cogliere com e l’in­
tegrazio n e dei d inam ism i d ell’am o re offra una luce nuova p e r co­
stru ire la co m u n io n e. C on ciò si m o stre rà com e le virtù n o n siano
sem p licem en te u n a disposizione a o b b ed ire a d elle n o rm e, m a au ­
tentich e qualificazioni del soggetto, che non so lta n to offro n o u n ’e ­
nergia che facilita l’esecuzione delle n o stre azioni, m a s o p ra ttu tto
sono u na luce ch e influisce in m o d o decisivo sulla costruzione di una
vita eccellente.

10 C f . Etica nicomachea I I I , 1 2 : 1 1 1 9 a 3 3 .
11 S i v e d a , p e r e s e m p i o , v o n H i l d e b r a n d , Puriiy. The M ystery o f Christian Sexua-
liiy, R . A l l e r s , Pedagogia sexual. Fundanientos y lineas principales anaUtico-existen-
ciales, E d i i o r i a l L u i s M i r a c l e , B a r c e l o n a 1 9 5 6 ; K . W o j t y l a , A m o re e responsabilità.
Morale sessuale e vita interpersonale, M a r i e t t i , T o r i n o 1 9 7 8 ; A . P l é , Vie affective et
Chasteté, C e r f , P a r i s 1 9 6 4 ; W . M a y , The Nature and Meaning o f Chasnty, F r a n c i s c a n
H e r a l d P r e s s , C h i c a g o 1 9 7 6 ; A . C h a p e l l e , Sexualité et sainteté, É d i t i o n s I E T , B r u x e l ­
le s 1 9 7 7 ; G i o v a n n i P a o l o I I , Uomo e donna lo creò, C i t t à N u o v a - L E V , R o m a 1 9 9 5 ; C .
C a f f a r r a , Etica generale della sessualità, E d i z i o n i A r e s , M i l a n o 1 9 9 1 ; C CC 2 3 3 8 - 2 3 5 9 ;
M . R h o n h e i m e r , Etica della procreazione , P U L - M u r s i a , R o m a 2 0 0 0 ; J.S . G r a b o w s k i ,
Sex and Virine. A n Introduction io Sexual Ethics, C a t h o l i c U n i v e r s l i t y o f A m e r i c a
P r e ss, W a s h in g to n D C 2 003.
Capitolo undicesimo

Il pudore sessuale
e il valore della persona

A b b iam o in p rece d en za visto la novità che insorge nella relazio ­


ne tra A d am o ed È v a d o p o la ro ttu ra dell’alleanza originaria con
Dio: « A llo ra si ap riro n o gli occhi di tu tti e due e si accorsero di esse­
re nudi; in trecciaro n o foglie di fico e se ne fecero cinture» (G e n 3,7).
Q uesta ro ttu ra h a d efo rm ato il reciproco sguardo, quello sguardo o ri­
ginario con cui A d a m o aveva sco p erto la bellezza di È va e com preso
il significato sp o n sale d el corpo. O ra la vista del corpo d ell’altro co m ­
porta u na reazio n e d i vergogna che li spinge a coprirsi.
Il p u d o re è u n se n tim en to ca ra tte ristic o della persona. Tocca sia
la dim ensione istintivo-sensuale della sessualità com e la dim ensione
affettivo-psicologica: ci vergogniam o del fatto che si m e tta n o in m o ­
stra le n o stre reazio ni sensuali, com e anche che ap p a ian o le n o stre
reazioni affettive; ten d iam o perciò a nasconderle. P erché? C osa si­
gnifica q u esta reazio ne?
D al m o m en to che si tra tta di u n a esperienza affettiva, p e r p o te r­
la cap ire o cco rre p re n d e re in considerazione n o n sem plicem ente il
vissuto soggettivo d ella p erso n a, m a il m otivo che lo produce, l’in­
tenzionalità che vi è insita. E lì che ci si rivela il suo p ro fo n d o senso
antropologico e m orale.

1. La custodia della propria soggettività


L’esp erien za del p u d o re si riferisce in p rim o luogo all’im pulsività
con cui si p re se n ta n o alcune reazioni n ell’uo m o e nella d onna, poi­
ché q u este reazio n i ten d o n o a im possessarsi della loro stessa co­
scienza. Si fa esp erienza del p u d o re d a v a n ti a q u este forze vitali p e r­
ché frazio n an o la so ggettività, la co artan o , l’uo m o p erd e il controllo
delle p ro p rie reazio n i e delle p ro p rie azioni. Si riferisce p erò , in se­
cond o luogo, al c a ra tte re om nicom prensivo con cui si p resen tan o gli
stati affettivi, i qu ali ten d o n o a ossessionare la persona, deform ando
la sua im m agine d ella realtà: pro v iam o p u d o re anche davanti ai no­
stri stati d ’anim o, davanti alle n o stre fantasie.
È così che si fa esperienza di u n a ce rta vergogna e tim o re davan­
ti a q u este reazioni, p ren d e n d o da lo ro le distanze p er prevenirle.
Così si te n d e a ev itare ciò che le provoca, nasco n d en d o la loro m a­
nifestazione. Il fen o m en o del p u d o re te n d e allora a p roteggere la
soggettività d ell’uom o, in m odo tale che le forze della sua n atu ra non
p ossano fargli p e rd e re il co ntrollo di ciò che in lui accade, so tto m et­
te n d o lo spirito alla carne.
In q u esto m o d o il p u d o re aiuta a com p ren d ere la soggettività
p ro p ria d ella p erso n a, dal m o m en to che, grazie all’autoconoscenza
di sé e alP au to -d o m inio che di sé consente, l’uom o si percepisce co­
m e un essere distin to d al re sto della creazione: distinto, p u r condivi­
d en d o ta n te cose con la crea zio n e e con gli altri anim ali. Se negli al­
tri anim ali la vita sessuale è go v ern ata da un istinto necessario e ben
preciso, n ell’u o m o q u esto go v ern o non sarà dello stesso tipo poiché,
reag e n d o con verg o g na alle p re te se della p ro p ria n a tu ra , com prende
di essere lui ad av e re il com pito di g o v ern are la p ro p ria im pulsività
sessuale e di ric reare l’affetto in o rd in e al significato che scopre nel
p ro p rio desiderio. P er q u esto il p u d o re si p re se n ta com e u n ’afferm a­
zione della p ro p ria soggettività e della differenza di ciò che è speci­
ficam en te u m an o risp e tto alla n a tu ra in fe rio re.1

2. Pudore e rivelazione
del valore della persona
L a reazio n e del pu d o re, tu ttav ia, non solo ci ren d e evidente l’o­
riginalità della soggettività u m an a, m a m o stra anche l’originalità del­
la relazio n e in terp erso n ale che è resa possibile dalla sessualità.2

1 Cf. S o l o v ’é v , La jusiifìcalion dii bien, 28-34. 44-61.


2 Cf. W o j t y l a , A m o re e responsabilità, III.
L’im pulsività con cui si p resen ta la dim ensione istintiva, o P os­
sessione che il se n tim en to co m p o rta, gen e ra n o nel soggetto una p re ­
cisa reazion e inten zionale, lo indirizzano cioè verso i valori corporei
o affettivi d ell’altra p erso n a, in m o d o tale che te n d an o a im porglisi
com e gli unici valori in essa significativi e m otivanti. L’intenzionalità
del desid erio finisce allo ra segnata e o rie n tata da questa reazione,
che p e r un altro verso si sp erim en ta com e co n traria alle altre di­
m ensioni d ella p erso n a, com e la sua dignità e irriducibilità.
D avanti a q u esta riduzione intenzionale del desiderio insorge n el­
l’uom o u na reazio n e di vergogna, cioè un tu rb a m en to dinanzi al fatto
di sentire i valori sessuali o affettivi della d onna, o delPuom o, p e r sé e
in se stessi, a p rescin dere cioè dalla persona. L a vergogna si costitui­
sce allora com e u n a risposta originaria davanti a u n a reazione sessua­
le che considera il co rpo com e m ero oggetto di p iacere o i valori af­
fettivi com e m e ra possibilità di godim ento. L a vergogna davanti a
questa reazio n e fa sì che il soggetto te n d a a im pedire q u esta u n ilate­
ralità del desiderio, proteggendo se stesso e l’altro d a una reazione che
sia incom patibile con la p ro p ria soggettività e dignità. L a m a n iera di
proteggersi sarà, esattam ente, di n asco n d ere la m anifestazione delle
proprie q u alità sessuali o dei p ro p ri vissuti affettivi.
Il p u d o re si m an ifesta p e rta n to com e u n ’esp erien za affettiva, il
cui valore va cercato n elP intenzionalità che produce. V erso cosa è di­
retto? C osa cerca? C erca di ev itare una reazione co n traria alla di­
gnità della p erso n a. Si te n d e a celare le q u alità sessuali, perché non
si pro d u ca n ell’altra p erso n a u n a reaz io n e incom patibile con la p ro ­
pria dignità. Si te n d e a non cercare le q u alità sessuali p e r se stesse,
perché in q u esto m o d o n o n si stru m en talizza la persona. Il p u d o re ri­
siede nel cu o re di u na relazione in terp erso n ale tra u o m o e d o n n a,
garantendo il risp etto della soggettività di entram bi.
O ra, p erch é q u esta reazione sia ad e g u ata e consegua la p ro p ria
finalità, rich ied e u n a m inim a m u tu a conoscenza del m o d o con cui
l’altro, nella sua m ascolinità o fem m inilità, reagisce di fro n te ai valo­
ri sessuali e affettivi. Q u e sto d ato è di vitale im p o rtan z a dal m o m en ­
to che, com e ab b iam o visto, l’uo m o e la d o n n a n o n vivono di solito
allo stesso m o d o la reaz io n e davanti all’altro sesso. L a d o n n a resta a
volte so rp resa q u a n d o il m aschio si altera e m o stra la p ro p ria im pul­
sività, poiché ella n o n vive u n a sensualità ta n to forte; così il m aschio
si m eraviglia della sensibilità affettiva della d o n n a, dal m o m en to che
egli non vive forse u n a vita em otiva ta n to ricca. N el m o d o con cui la
donna esp rim e il p u d o re occorre che sia a tte n ta a che tip o di reaz io ­
ni si p ro d u co n o nel m aschio dav an ti ai suoi valori sessuali e affetti­
vi: solo così p o trà c o m p ren d ere perch é d eb b a ev itare o nascondere
la m an ifestazio n e d ella p ro p ria sessualità.
Q u al è p o i il m otivo che origina q u esta reaz io n e? N on si tra tta di
n asco n d ere u n a cosa in sé negativa, la sessualità, m a di non p rovoca­
re n elP altro o d e n tro di sé u n ’intenzionalità co n tra ria al valore della
perso n a. N o n si riferisce perciò alla n u d ità parziale o integrale in sé,
m a al m o d o con cui si g u ard a la nu d ità, le qualità della persona.
Q u a n d o q u este po ssono essere c o n sid e rate com e oggetto di piacere,
si nasco n d o n o , si p roteggono.
L a stessa d escrizione fenom enologica lo m anifesta plasticam en­
te. U n a b ella ragazza posa n u d a dav an ti al p itto re senza p reoccupa­
zione n é vergogna, tran q u illa e serena: sa che lo sguardo d ell’artista
te n d e so lta n to a re n d e re la bellezza e l’arm onia del suo co rp o p er­
sonale. M a nel m o m en to stesso in cui si accorge che d u e ragazzi stan ­
no avvicinandosi alla finestra, im m ed iatam en te si copre. P erché?
N on v uole far nascere u n o sg u ard o che cerca il desiderio, uno sguar­
do concupiscente; n o n vuole essere «oggetto» di uno sguardo defo r­
m ato, che d im entichi il valore p erso n ale del suo co rp o e cerchi di og-
gettivarlo, di usarlo.
Q u esta reaz io n e di difesa d a v a n ti a un possibile uso della p erso ­
na nei suoi valori sessuali o affettivi, o p p u re dav an ti al fatto di non
voler essere usati, ci rivela in m o d o originale la soggettività della p er­
sona e la su a in d isponibilità, cioè l’originalità, con cui la perso n a ap ­
p artien e a se stessa, grazie alla lib ertà, sussiste in sé. U sa re la perso­
na, essere usato, è d isprezzare la dignità di qu alcu n o cui sp etta di es­
sere se stesso e di essere am ato p e r se stesso. C on ciò ap p a re com e il
p u d o re riveli u n c o n te n u to antropologico di p rim ’ordine, e d è il ca­
ra tte re so p ra-u tilitaristico d ella p erso n a, il valore che è la persona
m edesim a n ella su a co rp o reità, il c a ra tte re sponsale del corpo.
Possiam o o ra co m p ren d ere la principale obiezione alla po rn o g ra­
fia, p erch é si tra tta di u n a m anifestazione della co rp o reità che tende
a pro v o care u na reazione sensuale in chi sta guardando, m a senza al­
cun riferim en to alla p erso n a in q u an to tale, al m istero della sua uni­
cità e irrip etib ilità, o ffrendo solo un oggetto da consum are: il corpo
um ano. A volte si suole o b ie tta re che la sessualità e l’attività che com ­
p o rta fan n o p a rte della vita um ana e che perciò può anche essere m a­
n ifestata, com e altre dim ensioni: nasconderla sareb b e puritanesim o.
È certo che fa p arte della vita e che perciò può far p a rte dei diversi
generi artistici. M a il m odo con cui te n d e a m anifestarsi nella porno­
grafia, te n en d o nascosto il contesto cui ap p a rtien e , cioè la sua intrin­
seca d im ensione personale, p e r favorire u n ’oggettivazione del corpo;

----- 164------
è d ò che in se stesso è im m orale. D istrugge il significato sponsale del
corpo in tro d u cen d o un sim bolism o nuovo, quello d ell’uso.
L a m an ifestazio n e artistica del co rp o u m ano e della sua n u d ità
deve lasciare tra sp a rire il suo c a ra tte re personale, il su o intrinseco
valore sponsale. Solo così la p erso n a può avere u n o sguardo ad e g u a­
to alla n u d ità u m a n a in m o d o tale da essere capace di p erce p ire la
sua bontà.

3. Pudore e amore
O cco rre co m p ren d ere u n ’altra dim ensione d ell’esperienza del
pudore, p o ich é, se da un lato distoglie d a ogni m anifestazione am bi­
gua della sessualità che possa «essere usata», non lo fa tuttavia sem ­
plicem ente p e r tim o re di essa, m a anche e p rincipalm ente p e r ri­
orie n tare lo sg u ard o verso la perso n a deten trice di tali valori. Si ri­
vela così che ciò cui la reazione del p u d o re te n d e è p ro p rio di p ro ­
vocare l’in teresse e la stim a p e r la p erso n a di cui sta ce rc an d o di su­
scitare l’am o re p erso nale. In q u esto m odo il p u d o re non si p resen ta
com e un ostaco lo all’am ore, m a anzi com e un m ezzo p e r arrivarci; in­
tegrare i valori sessuali e affettivi nella p ro p ria relazione con la p e r­
sona è in fatti u n m o do n atu rale di consentire che si discoprano la
prop ria dignità e il p ro p rio m istero.
Q u an d o il p u d o re raggiunge q u esta dim ensione di p ro v o care l’a­
m ore, allora la p ro p ria reaz io n e di n asco n d ere acquista u n a speciale
connotazione, p erch é te n d e a nascondere, sì, m a non del tutto, e
nem m eno troppo. M o strare la differenza «personale» nel co rp o può
infatti far sì che nasca o si ravvivi l’am o re tra l’uom o e la d onna. È
qui, tra l’altro , che la m oda p o tre b b e tro v a re la p ro p ria originaria
ispirazione.
In q u esto m odo, q u a n d o diviene chiara la m u tu a reaz io n e nella
prop ria recip ro ca in tenzionalità di ricerca di una com unione nella
totale d o n azio n e di sé, il pu d o re, in q u an to te n d en za a nasco n d ere i
valori sessuali e affettivi, viene assunto nell’am ore: n o n si ha più v er­
gogna di m an ifestare la sessualità e l’affettività. M a assunto n o n vuo­
le dire cancellato, po iché co ntinua a co lo rare l’am ore di q u esta sua
qualità che te n d e a suscitarlo nel m u tu o rispetto. L a vergogna è ora
assim ilata n ell’am o re perch é esiste la convinzione che la m anifesta­
zione dei valori sessuali e affettivi non provoca n ell’altra perso n a
unicam ente u n desid erio sessuale o un g o dim ento affettivo, m a è in­
vece un invito al d o n o di sé.
4. Pudore e cultura
Se in p reced en za ab biam o visto com e l’esperienza d ’am ore rice­
va un a prim a possibilità d ’in terp reta zio n e nelP am bito cu ltu rale in
cui è inserita, lo stesso avviene con il p u d o re: è congiunto in se stes­
so a u n ’inn egabile d im ensione culturale, che dà significato e rilievo
alle in tenzioni delle persone, p e r cui le loro m anifestazioni variano
d a u n a so cietà all’altra, nel m odo di vestire, nel m o d o di p arlare e
nella g estualità... Q u esta d im ensione cu ltu rale p u ò pro v o care a vol­
te degli equivoci, che si orig in an o dalla valutazione delle differenti
cu ltu re a p a rtire d alla p ro p ria realtà: p o tre b b e allora sem b ra re che
u n a tal cu ltu ra sia e stra n ea all’esp erien za del pu d o re, poniam o p e r­
ché nel lo ro m o d o di vestire non c o p ro n o la loro n udità, o p e r la con­
fiden za con cui si esprim ono nella gestualità... C iò è tu ttav ia dovuto
n on a u na m an can za di pu d o re, m a, forse, alle condizioni clim atiche
o al m estiere ch e si esercita, o alla sto ria d ’un popolo.
C iò che nel p u d o re è essenziale è precisam en te l’intenzionalità
che cerca d i ev itare: P oggettivazione d el corpo. C iò avverrà a ttra ­
verso i mezzi che sono espressivi nelle diffe re n ti culture: il linguag­
gio, la m o d a, P arte, ecc..., che ac q u istan o così un valore sim bolico
esplicativo d e ll’in ten zio n alità d elle persone. Q u a n d o una p erso n a
usa ce rte esp ressio n i v erb ali o gestuali, o q u an d o indossa d eterm i­
nati ab iti, «cerca» d i d ire qualcosa all’altro , qualcosa che l’a ltro pos­
sa capire.
L ’ed u cazio n e al p u d o re te n d e rà a te n e re co n to di q u esto fatto re
e d o v rà stare a tte n ta al m odo in cui la cu ltu ra va cam biando nelle
sue fo rm e d ’espressione, altrim en ti inco rag g ereb b e un significato
form ale del p u d o re ch e p o tre b b e d eg e n erare in pudicizia.

5. Nobiltà e pudore
Se il p u d o re s u p p o n e u n a reaz io n e di vergogna che p reserva il
sogg etto da ogni po ssibile uso del co rp o che escluda il suo signifi­
ca to sp o n sale, o cc o rre n o ta re che, d a v a n ti al v alo re che qu esto si­
gnificato co m p o rta, insorge nella p erso n a anche u n a diversa re a ­
zione: q u e sta volta non ta n to nel ritrarsi, q u a n to nello stu p o re e
n e ll’orgoglio.
D i che cosa si stupisce e si inorgoglisce? Si stupisce e si inorgo­
glisce d ella m eravigliosa possibilità che le è sta ta concessa, di p oter
stabilire u n a relazio n e p erso n ale grazie alla quale costruire u n a co­
m unio n e di p erso n e in u n a c o rp o reità tra sp a re n te, con un lim pido
reciproco interagire. È il m o m en to in cui la p erso n a reagisce d av a n ­
ti alla g ran d ezza p resu p p o sta da un m odo d ’am arsi reciproco in una
co rp o reità che si fa tra sp a re n za e linguaggio della persona. G ra n ­
dezza, po ich é grazie al m u tu o in terag ire sessuale i d u e nello spazio
della lo ro intim ità p o ssono com unicarsi un apprezzam ento, un a com ­
pagnia, e così rag g iu ngere la loro pienezza ultim a.
Q u esto m o d o d ’agire nella differenza sessuale è visto allo ra non
sem p licem en te com e un b en e da sfru tta re p e r il p iacere che p ro d u ­
ce, o d a utilizzare p e r i vantaggi ch e p o tre b b e offrire, m a p e r il fatto
che è s o p ra ttu tto un b en e che nella sua convenienza d à concretezza
ai dinam ism i d ei suoi pro tag o n isti, rivela u n a b o n tà che la trascende:
a ttra e non solo p e r la pienezza che re n d e possibile, m a p e r la bellez­
za che co m p o rta. L a vita di com unione tra gli sposi, il vivere uno p e r
l’altro sussistendo nel noi com une, si m anifesta loro com e un bene
che li seduce p e r la sua intrinseca bellezza e che li a ttra e p e r la sua
forza. A n ch e se rag g iungere q u esta co m unione costasse gran d i sacri­
fici, persin o la vita stessa, m e rite re b b e la p en a di darla p e r la bellez­
za che co m p o rta.
Q u esto se n tim en to di nobiltà dinanzi a ciò che è au ten ticam e n te
o nesto ed eccelso ap re il cu o re d ell’uom o a u n a m a gnanim ità che gli
consente di d a re nu o v a collocazione al significato dei p iaceri d ella vi­
ta e della sua u tilità.3 È così che l’u o m o si a p re a u n a m aggiore feli­
cità, in m o d o tale d a n o n finire preso d al p iacere im m ediato.

6. All’inizio della virtù: pudore e nobiltà


L ’esp erien za del p u d o re in tro d u ce un prim o o rd in e nei din am i­
smi d ell’am ore: im pedisce o rig in ariam en te che la p erso n a li assum a,
facendoli p ro p ri, se non è chiaro il loro rife rim en to personale. C om ­
p o rta perciò u n a ch iam ata all’integrazione dei dinam ism i. In questo
m odo, il p u d o re è il germ e di u n a prim a integrazione dei differenti
dinam ism i d ell’am o re, indirizzandoli verso la perso n a in q u an to tale
e ap ren d o li a ciò che è au ten ticam e n te nobile e onesto. Il p u d o re e
l’on està o n o b iltà si configurano così com e d u e esperienze originarie
in trin secam en te unite.

3 Cf. STh, II-II, q. 145.


Se nella d ifferenza sessuale la n atu ra ha reso possibile questa
reazio n e di difesa e di fierezza nell’esp erien za d ’incontro tra l’uom o
e la d o n n a, con l’esp erien za del p u d o re ci si rivela un d ato d ’im por­
tanza fo n d am en tale: nella reaz io n e am o ro sa si trova, a sua volta, un
p rincipio intrinseco d ’ord in a zio n e delP am ore. II soggetto può o ra di­
sp o rre di un criterio in tern o con cui stabilire un o rd in e nella p ropria
in terio rità, in teg ran d o i diversi dinam ism i in m o d o tale da p o te r con
essi indirizzarsi alla p erso n a com e ta le e non sem plicem ente a q u al­
cosa di lei.
O ra, q u este reazioni del p u d o re e del se n tim en to di nobiltà, n el­
le quali c ’è un p rim o ord in a m en to , n o n sono tu ttav ia ancora delle
virtù, poiché si o ffro n o com e esperienza originaria, in cui non in ter­
viene an c o ra la libertà: sono p ro p rio u n a passione, una reazione. La
virtù, invece, rich ied e l’im pegno d ella libertà, cioè delle scelte in cui
perso n alizzare e fare p ro p rio ta le dinam ism o intenzionale. Q ueste
reazioni, sen za essere an c o ra virtù, favoriscono tu ttav ia Pacquisizio-
n e della v irtù d ella castità, p ro p rio p e rch é p e rm e tto n o u n ’adeguata
in terp reta zio n e d ell’esperienza affettiva e perché offrono u n ’energia
iniziale p e r agire p ro te g g en d o il valore e la dignità della persona.
P er q u esto il p u d o re e il se n tim en to di n o b iltà si trasfo rm eran n o
in p a rte in teg ran te di quella che sarà la virtù della castità, autentiche
condizioni sin e qua n o n p erch é si realizzi. L’accom pagneranno poi
nel suo cam m ino: un uo m o senza p u d o re né o n està non può essere
casto, n é agire castam ente.
Capitolo dodicesimo

Differenti integrazioni
dell’affettività

S e il p u d o re ci rivela il significato sponsale del co rp o e il sen ti­


m ento di n o b iltà ci dirige verso la bellezza di un m odo eccellente
d ’agire, o ra s p e tta alla p erso n a in te rp re ta re ad e g u atam en te questa
esperien za e in teg rare effettiv a m en te i suoi dinam ism i, esercitan d o
la p ro p ria lib ertà. L’in terp reta zio n e e l’integrazione n o n sono q u a l­
cosa di sem p licem en te originario: dip en d o n o dalla cu ltu ra in cui ogni
perso n a è in serita, d all’educazione ch e ha ricevuto e, so p rattu tto , dal­
le scelte che op era.
C iò che im p o rta p o rre in rilievo è che, a seconda d el tip o di in­
te rp retaz io n e che si dà d ell’esp erien za d ’attrazio n e dei valori ses­
suali e della lo ro in tegrazione, nasce u n a configurazione m olto di­
versa della so g g ettività della p erso n a, che d à origine a diverse tip o ­
logie. P er la sua classificazione è necessario ric o rd are la distinzione
delle dim ensioni o dei livelli che ab biam o visto nella descrizione fe­
nom enologica d ell'in co n tro uom o -d o n n a e com e qu esti non fossero
arm onizzabili d alla n a tu ra . Si tra tta v a di livelli irriducibili tra loro e
originali in sé in rag ione del b en e ch e li riguardava. P u r essendo irri­
ducibili, n o n era n o tu ttav ia im penetrabili.
In u n ’analisi feno m enologica si colgono q u a ttro diversi tipi di in­
tegrazione, sem p re in un m aggiore o m inore grado, si intende, di m a ­
tu razio n e e di personalizzazione: il continente, il virtuoso, l’in co n ti­
n en te e l’in tem p e ran te o vizioso.1 V ediam oli in una tipologia m orale

1 Mi ispiro in questo alla tipologia che distingue A r is t o t e l e , Etica nicomachea VII.


che ci aiu ti a p erce p ire il m odo in cui la reaz io n e affettiva, sem pre
singolare e co n c re ta, d ire tta a un b en e p artico lare e d eterm in ato , che
p ro d u ce u n o specifico piacere, è in teg rata nel m on d o dello spirito,
ap e rto all’univ ersalità d ella verità e alla to ta lità del b ene della p er­
sona. In qu ale m o d o q u esto b en e p artico lare è in teg rato n el bene
globale d ella p erso n a?
Ci in teresserà co noscere q u a ttro asp etti in ciascuno dei diversi ti­
pi di in teg razio n e: in p rim o luogo, cos’è che si conosce nella reazio­
n e affettiva e com e lo si conosce; in seco n d o luogo, q u a l’è il m otivo
p er cui seg u ire o m eno la reaz io n e affettiva, di agire o m eno; in te r­
zo luogo, co m ’è la m o d alità della sua attu azio n e, se con ferm ezza e
stabilità o p p u re no; in q u a rto luogo, la soddisfazione che la persona
tro v a n ella su a attu azione.
S ono q u a ttro d o m a n d e che an diam o a p o rre a q u a ttro tipi di p er­
sona.

1. D continente
Il n o stro prim o personaggio è il continente. C om e ogni perso n a
è sensibile alle q u alità sessuali e affettive. E com e ogni p erso n a è an­
che in possesso di u n a intelligenza p e r c o m p ren d ere il significato di
ciò di cui fa esp erien za e h a u n a v o lo n tà p e r volerlo. N el corso della
sua vita, h a ricevuto u n ’educazione in cui gli è stato trasm esso un
senso d ella vita, d ella sessualità, d ella relazione tra uom o e donna,
del valo re d ella fed eltà e della fam iglia. C on la sua intelligenza è
giunto a co m p ren d ere q u a n to gli veniva trasm esso, ac cettan d o che
ta le id eale di vita fosse l’a u ten tico significato della vita: una com u­
nio n e di p erso n e fed ele ed esclusiva.
C on il m a tu ra re della sua co rp o reità, com incia tuttavia a speri­
m e n tare l’attrazio n e che l’altro sesso pro d u ce in lui. L o attraggono i
valori sessuali, lo attrag g o n o i valori um ani legati alla m ascolinità e
fem m inilità. E lo attrag g o n o p erch é convengono ai suoi dinam ism i,
offrendogli u n a p ossibilità di tro v a re in lo ro diletto. Lo attraggono
p e rò s o lta n to p e r la soddisfazione ch e gli pro cu ran o , n o n p e r il loro
significato. U n bacio, u n a carezza, u n ’av v en tu ra, u n ’unio n e sessua­
le... sono u n ’o p p o rtu n ità p e r tro v a re un p iacere che sazi u n a ca re n ­
za, un desiderio.
L’ed u cazio n e che h a ricevuto, l’ideale di vita b u o n a che gli è sta­
to trasm esso, n o n lo p o n e in gioco p e r in te rp re ta re il senso di ciò che
sta vivendo, dell’attrazio n e di cui fa esperienza. L a sua intelligenza
« com prende» in teo ria l’ideale, p e rò «nella pratica» si sen te a ttra tta
dai piccoli p iaceri d ella vita. Si a ttu a p e r qu esto u n a ce rta fra ttu ra tra
ciò che in ten d e e d esid era in teo ria e ciò che in ten d e e d esid era n el­
la pratica. In q u esto m odo, lascia briglia sciolta ai p ro p ri desideri e
stati em otivi, tro v a n d o in lo ro svago, com piacim ento.
Q u an d o giunge il m om ento di agire, cosa accade? C on la sua in­
telligenza p ercep isce ch e ce rte azioni sono co n trarie all’id eale di vi­
ta bu o n a che gli è stato trasm esso e che rim aneva riflesso in un co­
dice di co n d o tta. E ancora, se agisse seguendo i pro p ri desideri, p o ­
tre b b e essere rim p ro v erato dalla sua fam iglia o dai suoi am ici, che
ta n to stim a e che in nessun m odo v o rreb b e perd ere . O, se seguisse i
prop ri d esid eri, p o tre b b e ro p ersin o d erivarne conseguenze negative
che o stac o lereb b e ro la sua vita. E d av an ti a q u este possibilità si tira
indietro: decide di n on agire seg u en d o quel che chiede il suo d esid e­
rio. N o n sceglie di seguire il suo desiderio p e r i m otivi che adduce.
Si tra tta di u na p erso n a che è fo rte nella sua volontà e che n o n si
lascia facilm ente se d u rre d a ll'a ttra z io n e dei piccoli piaceri sessuali.
La su a vo lo n tà è capace di te n e re a fren o l’im pulso d elP attrazio n e
dei piccoli p iaceri d ella vita, di p o rre resistenza, ob b ed e n d o alla n o r­
m a che p ro teg g e l’id eale di vita. E qu esto non u n a volta soltanto, m a
con u n a ce rta stabilità.
O ra d u n q u e, se ciò che lo attrae, il m inuto piacere, n o n fosse p ro i­
bito, se n essu n o lo osservasse, se n o n ne conseguissero conseguenze
negative, di ce rto lo p o rre b b e in atto, dal m om ento che è ciò che d e ­
sidera. Si tra ttien e, m a controvoglia; si astiene dal m ale, m a senza v e­
ram en te am are il bene. Così non p o trà appoggiarsi sui p ro p ri d esi­
deri, i quali s u o n eran n o p e r lui ta n te volte am bigui; avrà invece bi­
sogno della legge p er g o v ern are la p ro p ria vita. P er q u esto m otivo
non trova soddisfazione in ciò che fa, perch é fa quello che non d esi­
dera, m en tre qu ello che desidera, che si addice al suo desiderio, non
può assecondarlo.
In sintesi:
- conosce l’id eale di vita b uona, m a solo in m o d o teorico, senza
farlo proprio;
- il m otivo p e r cui agisce non è l’ideale della co m unione che co ­
nosce, m a un m otivo estrinseco all’azione, com e può essere u n a leg­
ge o n o rm a che gli s’im pone, l’approvazione o disapprovazione degli
altri, il tim o re o l’in teresse p e r le conseguenze che p o tre b b e averne.
- ce rtam e n te agisce con una ferm ezza e u n a stabilità notevoli;
- in alcun m o d o tu ttav ia gioisce di ciò che realizza.
2. Il virtuoso
N el caso del v irtuoso ci troviam o di fro n te a un uom o che, com e
ogni uom o, è sensibile ai valori sessuali grazie alla corporeità e pos­
siede anche u n ’intelligenza e u n a volontà con cui p o te r giudicare e
scegliere. È stato ed u cato in u n a fam iglia, in u n a società, in cui gli so­
no stati trasm essi dei valori, un senso della vita, un ideale di vita buo­
na e lo ha accettato. N ella m a turazione della p ro p ria co rp o reità e nel­
la novità di esp erien ze che vive, avverte l’attrazione della sessualità.
N el m o m en to stesso in cui sen te questo, cerca p erò di com prendere il
suo significato. È qui che l’educazione che ha ricevuto si m ostra per
lui decisiva p er in te rp re ta re l’attrazio n e che determ inati piccoli pia­
ceri esercitan o su di lui. In qu esta attrazio n e si nasconde il significato
di qualcosa che è più gran d e di loro, di una possibilità di com unione
interpersonale. C on ciò p u ò capire che l’attrazio n e sessuale porta,
certo, al b en e p artico lare del bacio, o della carezza, o dell’unione ses­
suale, m a tu tto ciò lo riconduce a una singolare com unione. Scopre
così com e n ella sua reazione un altro lo sta chiam ando a coinvolgere
la sua lib ertà in u n d o n o totale di sé, vivendo una com unione inter­
p ersonale. L a sua esperienza ed educazione si arm onizzano, consen­
tendogli di perso n alizzare l’ideale di vita e di dargli una definita for­
m a concreta.
Q u esto id eale di vita riflette una pienezza singolare, che lo attrae,
che lo affascina. E d a q u esta pienezza che gli si p ro sp etta, s’indirizza
o ra al p ro p rio m o n d o affettivo, ai p ro p ri desideri e com incia a lavo­
ra re con essi, p lasm an d o la p ro p ria affettività e sensualità secondo
l’id eale d ella com unione. P lasm are vuole d ire rio rd in are i propri de­
sideri in m o d o ta le d a p o te r raggiungere con essi ciò che m aggior­
m en te am a, la co m u nione delle persone. P lasm are vuole d ire inte­
g rare il d esid erio del b e n e p a rtic o la re nel d esid erio di u n a pienezza
ultim a. P lasm are vu o le d ire co n fo rm are i p ro p ri desideri secondo l’i­
d eale di pienezza. C on qu esto sviluppa la p o ten zialità ultim a che si
n asco n d e nei p ro p ri desideri, senza elim inare la m ediazione che i
piccoli piaceri della vita esercitan o su di lui.
E u n a volta p la sm ata la sua affettività, vi è u n a novità nel modo
in cui la p erso n a reagisce dav an ti ai p iaceri della vita: poiché reagi­
sce d av an ti a essi n ella m ediazione in cui è in gioco l’ideale di vita, la
com u n io n e d elle p ersone. Il virtu o so è colui che n o n s o lta n to agisce
bene, m a s o p ra ttu tto colui che reagisce bene, p o te n d o identificarsi
con la p ro p ria reazione: vale a dire, è a ttra tto d all’au ten tico bene.
P o s sie d e u n a f e r m e z z a e u n a s ta b ilità s in g o la r e n e l p r o p r io m o d o d i
re a g ire .
Q u esto n o n significa che sia insensibile ai p iaceri dei b en i a p p a ­
renti, m a che reag e n d o a essi ciò che desidera n o n è il p iacere nella
sua p artico larità, m a ciò che significa. N elle piccole o gran d i azioni
che la relazio n e u o m o-donna co m p o rta si sen tirà a ttra tto da quelle
in cui po ssa au ten ticam e n te e n tra re in u n a co m unione personale,
realizzandola. Se in esse non p u ò realizzare la com unione, n o n lo a t­
traggono, n o n gli in teressano, né p e rta n to si identifica in loro.
P er il virtu o so agire sarà d u n q u e realizzare ciò ch e più am a. La
sua azione sarà co n form e a tu tta la sua soggettività o ra tra sfo rm ata
dalla virtù, p e r cui tro v e rà non solo il p iacere del b en e che concorda
con d eterm in ati dinam ism i, m a la gioia di capire la pienezza che sta
vivendo.
In sintesi:
- conosce l’id eale di vita b u o n a, il significato ultim o della p ro ­
pria vita, grazie alla m ediazione della p ro p ria affettività. L o conosce,
cioè, in te rp re ta n d o le p ro p rie esperienze affettive alla luce dell’id e a­
le che gli è stato trasm esso;
- il m otivo p e r cui agisce è che con tale azione gli si p ro sp etta un
bene p artico lare, p u ò realizzare l’ideale intravisto. Il m otivo è la
bontà d ell’azione in se stessa;
- agisce con u n a ferm ezza e u n a stabilità encom iabili;
- nella p ro p ria azione gioisce di ciò che com pie.

3. L’incontinente
Ci troviam o o ra di fro n te a un uom o singolare, capace an c h e di
ricevere l’im p atto dei beni p artico lari, dei piccoli piaceri della vita, e
anche di in te rp re ta rli e di sceglierli. C om e i p rece d en ti, è stato e d u ­
cato in u na fam iglia, in u n a cultura, in cui gli sono stati trasm essi una
serie di valori, ed è g iu n to a co m p ren d ere l’ideale di u n a com unione
di persone fed ele ed esclusiva.
La su a affettiv ità si sen te d ’altra p a rte te n ta ta d a m olti piccoli o
grandi piaceri, che lo attrag g o n o p e r il g o dim ento che p ro sp ettan o e
che, com e il co n tin en te, rig etta p e r m otivi diversi. Tra la sua affetti­
vità e la su a rag io n e c ’è una ce rta fra ttu ra , poiché non in te rp re ta il
significato d ell’affettività, né plasm a in essa l’ideale di vita, lasciando
che seguano il lo ro corso.
Ci so n o tu ttav ia occasioni in cui, dav an ti alla vam pa della te n ta ­
zione, la sua rag io n e si o tte n e b ra , p e rd e il riferim ento d ell’ideale di
co m u n io ne e del sistem a n o rm ativo da cui e ra p ro te tto , così com e il
dom in io che la v o lo n tà esercitava resisten d o alla sollecitazione dei
beni partico lari, e soccom be all’attrazio n e di quei piaceri. N on che
negh i il valo re d ella com unione, m a rim an e accecato da q u esto bene
co n creto e p en sa che sia co n v e n ien te sceglierlo. Si tra tta di un uom o
debo le, fragile, ch e sceglie di seguire le passioni, m algrado le buone
ragioni che ha e in co n trad d izio n e con loro.
N el suo agire, ce rta m e n te giunge a saziare il desiderio che aveva
di b en i partico lari, di piccoli piaceri. Si sazia con p iaceri che rispon­
d o n o alle sue necessità. M a, nel m o m en to in cui agisce co n tro la p ro ­
p ria ragione, essa n o n p u ò sp e rim e n ta re la gioia di ciò che vive.
U n ’ultim a c a ra tte ristic a occorre segnalare p e r co m p ren d ere in
m odo ad e g u ato l’in continente. Q u a n d o passa q u esto m om ento, si
ren d e co nto p e ra ltro di avere agito m ale e si p e n te dell’azione rico­
noscen d o la p ro p ria iniziale ingenuità, del m odo in cui ha gestito la
tentazio n e. P iacere d avvero stran o quello dell’incontinente, il cui ri­
co rd o g en e ra la tristezza!
In sintesi:
- conosce l’id eale di vita, m a solo te o ricam en te e a freddo;
- il m otivo p e r cui agisce non è q uindi q u ell’id eale di vita che co­
nosce, m a il p iacere che gli si p ro sp etta;
- agisce sen za ferm ezza, senza stabilità, con u n a gran d e d e b o ­
lezza;
- si d iletta in ciò che fa, m a solo m e n tre lo fa p erch é, una volta
passato, si p e n te e ha il sop rav v en to l’am arezza.

4. L’intemperante
Ci tro v iam o a che fare d a ultim o con l’in tem p e ran te o vizioso:
uom o sensibile, com e tu tti, alla sessualità, e capace d ’in terp retazio n e
e di au todom inio. L a configurazione della soggettività che h a rag­
giunto è p e rò m o lto d iffe re n te dai p rece d en ti. Ci troviam o o ra di
fro n te a u n u o m o che n o n h a fa tto p ro p ria l’educazione che si sup­
p o n e ab b ia ricevuto, q u alo ra l’abbia ricevuta, né si è p reo ccu p ato di
p lasm are la p ro p ria affettività, così che non conosce quello che è un
au ten tico id eale di vita riuscita.
P e r q u e sto m otivo ha id e n tificato l’ideale di vita bu o n a con il
co n seg u im en to d ei diversi piaceri ch e gli si p resen tan o , con la so d ­
d isfazione d elle p ro p rie «necessità» sessuali ed affettive. N on com ­
p re n d e l’id eale di u n a vita fed ele e n o n se n e fa un p ro b lem a. È qui
il suo d ram m a, p o ic h é la co rru zio n e della sua rag io n e rig u a rd a
q uello che è p iù essenziale, il senso della vita, il su o fine. E cieco
n ei co n fro n ti di ciò ch e è essen zialm en te u m a n o n ella sessualità, es­
send o in capace di sco p rirn e il significato e il valore. Si tra tta di un
uom o che v ed e s o lta n to u n a possibilità di pia cere e agisce di co n ­
seguenza.
V ivrà il p ro lu n g a m en to di q u esto piacere con la determ in azio n e
che è tipica di chi n o n vede o ltre il p ro p rio parziale interesse: è l’ac­
cecam ento d ell’egoista, p e r cui sarà capace di sacrificare tu tto al p ia­
cere, ren d en d o si ogni volta più in a d a tto ad am are.
C he p iacere tro v a? C erto , quello che soddisfa la ten sio n e che si è
g en e ra ta in lui. L a sessualità possiede sicu ram en te un dinam ism o di
tensio n e-d isten sio n e che rilassa l’organism o, o ffren d o una calm a.
C ercan d o il p iacere p e r il piacere, finisce p e rò suo schiavo, senza a r­
rivare m ai a tro v a re v era soddisfazione, dal m o m en to che il p iacere
tocca solo u n a d im en sione e d u ra s o lta n to q u an to d u ra l’azione. U na
volta finita, lascia l’am arezza del vuoto, spingendolo alla ricerca di
nuovi e p iù eccitan ti p iaceri p e r d im en ticare e saziarsi.
In sintesi:
- n o n conosce l’ideale di vita b uona, la felicità è costituita dalla
soddisfazione p ro d o tta dal piacere;
- il m otivo p e r cui agisce è sem plicem ente il piacere;
- agisce con o stinazione, u n a specie c o rro tta della ferm ezza e
stabilità;
- tro v a la so d d isfazione del p iacere sensuale, m a senza gioia.

5. Per comprendere meglio


1. L e analisi che ab b iam o co n d o tto ci co n sen to n o di stabili
u n a diversa fo rm a di integrazione. Si tra tta di u n a tipologia m orale,
in nessun m o d o psicologica. La differenza tra le due consiste nel fa t­
to che la tip o lo g ia psicologica è basata sul vissuto o sulla coscienza
che ciascuno p u ò av ere d ell’attrazio n e dei valori co rp o rei o p erso ­
nali legati alla m ascolinità o fem m inilità e che c o m p o rtan o sicura­
m ente un p iacere carnale e il g o dim ento affettivo: p e r essa ciò che è
v eram en te rilev an te sono gli stati di coscienza che si p ro d u co n o nel
soggetto e che so n o fru tto dell’attrazione. A l contrario, ciò che cerca
la tipologia m o rale è il principio d ’unità della co n d o tta dell’uom o
nella relazione con u n a p erso n a di sesso opposto. L a do m an d a deci­
siva è se il p rincipio d ’u n ità esiste o no n el soggetto ovvero se que­
sto p rin cip io è este rio re o in terio re all’uom o, dal m o m en to che solo
a p a rtire da q u esta unità la sua azione sarà au ten ticam e n te bu o n a e
non solo fo rm a lm en te c o rretta, in q u an to si co n fo rm a alla legge o al
costu m e sociale.
2. In q u esto m o d o si coglie che p e r il co n tin en te il principio d ’u­
nità della p ro p ria co n d o tta gli p ro v ien e d alla disposizione della pro­
p ria vo lo n tà a seg u ire la n o rm a m orale. P er il virtuoso, al contrario,
il principio d ’un ità è il suo stesso d esid erio integrato. P er l’inconti­
n ente, poi, il p rincipio d ’u n ità è m o lto fragile, p ro p ria m en te ne è pri­
vo, po ich é la sua co n d o tta si fram m en ta in segm enti tra loro con­
tra d d itto ri. P er ultim o, il principio d ’u n ità d ell’in tem p e ran te è il suo
stesso vizio.
3. In te ressa n o ta re che nei q u a ttro tipi analizzati la reaz io n e af­
fettiva è m o lto d iffe re n te e ciò è do v u to al m odo in cui l’affettività è
o m eno p la sm ata dalla ragione. Solo n el caso del virtuoso ci troviam o
dav an ti a u n a reaz io n e affettiva acco m p ag n ata d a un elem en to di ra­
zionalità, facen d o sì che la p erso n a possa reag ire bene. Q u esto fatto
ci p erm ette di co m p ren d ere che p e r il virtu oso p lasm are l’affetto gli
co n sen te n o n so lta n to di agire bene, m a s o p ra ttu tto di reag ire bene,
distin g u en d o il b en e au ten tico d a q u ello che è il b en e ap p a re n te, in
q u an to co m p o rta u n a convenienza globale o parziale del b en e parti­
colare a seco n d a dei casi. Q u esto a sp e tto è q u ello che m anca negli al­
tri tre tipi: tu tti reagiscono dav an ti a un b en e conveniente, m a che
conviene solo in ap p a re n za, poiché conviene solo so tto qualche
asp etto e n o n nella vita nel suo insiem e. P e r qu esto m otivo han n o bi­
sogno d ella legge p e r p o te r d iscern ere se sia o m eno il caso di seguir­
lo. Q u i si trova il d ram m a d e ll’affettività: d a un lato favorisce l’espe­
rienza del bene, m a da sé sola non garantisce che il b en e sia vero o ap­
p aren te; p e r q u esto occorre che sia u n ’affettività virtuosa.
4. N ell’analisi del tip o virtuoso è necessario m e tte re in chiaro,
anco ra, u n altro asp etto. Il fa tto che u n a p erso n a sia virtuosa non si­
gnifica che sia insensibile. C he ciò che dà pia cere l’attragga è nor­
m ale, poiché d ip e n d e dalla sua ontologica vulnerabilità: l’attirano
d e te rm in a te azioni in relazione con la sessualità e fa esperienza di
q u esta attrazio n e. N el caso del virtu o so ci troviam o p e rò di fro n te al
fatto che la p erso n a lo vuole o m eno p recisam en te a m otivo della sua
conv en ien za co n l’id eale che p o rta plasm ato nel suo desiderio. Q u e­
sto co n tin u o rife rim en to al desiderio principale dell’ideale di vita
b u o n a, rife rim en to intrinseco al desiderio, gli co n sen te di distinguer­
lo rico rren d o al d esid erio p ro fo n d o del p ro p rio essere, p o te n d o in tal
m odo afferm are «non è qu esto che voglio», e così di identificarsi o
m eno con ciò che sente. Si n o ti che il m o d o di risolvere la tensione
di un b en e ap p a re n te ch e a ttra e è m olto diverso nel virtu o so risp et­
to al co n tin en te: l’u n o si richiam a al p ro p rio p ro fo n d o desiderio, l’al­
tro alla n o rm a m orale.
5. Il co n fro n to delle d ifferenze tra i q u a ttro tipi m orali riguard
alle q u a ttro d o m a n d e iniziali è illum inante p e r co m p ren d ere la ric­
chezza di ciò ch e è la conoscenza d el bene, così com e la m otivazione
dell’azione e l’esp erienza del piacere. C on qu esto ci ap p a re com e i
dinam ism i um an i siano suscettibili di un considerevole arricchim en­
to e com e u n a visione statica d ell’agire m o rale deform i il d ram m a
che è in gioco: q u esto non si riferisce prin cip alm en te al fa tto se si
possa o no co m p iere tale azione, com e avviene nella vecchia e n u o ­
va casistica, m a al p erch é si voglia com piere tale azione. Ecco ch e si
evidenzia la q u estio n e di fondo di tu tta la m o ra le sessuale: essa si ri­
ferisce al m o d o in cui u n a p erso n a ha configurato la p ro p ria affetti­
vità, i p ro p ri d esid eri, a ll’o rdine in te rn o con cui ha plasm ato la p ro ­
pria soggettività.
Capitolo tredicesimo

La virtù della castità

È possibile integrare, arm onizzare, plasm are i dinam ism i dell’am ore.
M a co s’è q u esta integrazione? Q ual è la sua stru ttu ra ? C om e
possiam o co m p ren d erla ? C osa aggiunge, inoltre, alla n atu ra della
persona?
L’in teg razio n e dei dinam ism i d ell’am o re im plica u n a tra sfo rm a­
zione del so ggetto agente. M a in che m odo q u esta trasform azione in­
fluisce sull’agire co n creto, sulla costruzione di azioni?
Si tra tta allo ra di affro n ta re il g rande te m a d ella virtù della ca­
stità, di e n tra re n o n so lta n to in u n a sua descrizione fenom enologica,
m a n ella co m p ren sio n e della sua essenza.
L a g ran d e difficoltà ch e l’arg o m en to virtù, e specie virtù d ella ca­
stità, ha da te m p o in c o n trato può anche rinvenirsi in una insufficien­
te com p ren sio n e d ella sua essenza e del suo ruolo. O cco rre allo ra su­
p e ra re tale difficoltà affro n ta n d o la gran d e q u estio n e della n atu ra
della v irtù d ella castità.

1. Natura dell’integrazione affettiva


La p erso n a um ana è soggetto delle p ro p rie azioni n ell’u n ità di
corpo e an im a in cui essa sussiste. C iò co m p o rta che nel suo agire si
d iano ap p u n tam en to m olti e assai vari dinam ism i: co rp o rei e spiri­
tuali. A b b iam o visto in prece d en za com e l’esp erien za d ell’am o re ri­
velasse q u a ttro d im ensioni o livelli, l’uno a ll’altro irriducibili anche
se tra lo ro p erm eab ili. In essi vi sono u n a reaz io n e e una precisa e
p ro p ria inten zio n alità, che, tu ttav ia, posso n o tra loro arm onizzarsi.
N ella reazio n e di ciascuno dei livelli in terv en g o n o a loro volta la ca­
p acità conoscitiva u m a n a e quella appetitiva, in m aniera diversa. C o­
sì, a livello co rp o reo viene sicu ra m en te coinvolta la conoscenza sen­
sibile e la dim en sio n e im pulsiva, m e n tre a livello affettivo sono im ­
plicate la m e m o ria e l’im m aginazione e la d im ensione em otiva; per
q u an to rig u a rd a il livello p ersonale, si ved o n o chiam ate in causa da
un lato l’intelligenza, con la sua capacità di conoscere la v erità in sé,
e la vo lo n tà, com e te n d en za al b en e in com une, al b en e in sé, m entre
al livello religioso si m e tte in gioco la fed e e la carità. C on ciò si co­
glie la com plessità d ell’esp erien za d ’am ore, che tocca m olte dim en­
sioni d ella p ersona.
L a p erso n a, reag e n d o dav an ti alla p e rso n a sessuata in m odo dif­
feren te, sp erim en ta che la p ro p ria reaz io n e non è u nivocam ente d e­
te rm in a ta, poiché la a p re a u n a v asta possibilità di azioni. A l co n tra­
rio di ciò che accade n ell’anim ale, la cui esp erien za passionale ne d e­
te rm in a il co m p o rtam en to , n ell’uo m o non esiste un sim ile d eterm i­
nismo. L a reazio n e d el su o co rp o e quella d el suo affetto o del suo
spirito lo ap ro n o a u n a gran d e varietà di azioni e di m odi di vivere
l’attrazio n e del b en e in ragione delle circostanze in cui si trova.
Se d u n q u e l’esp erien za d ’a m o re - q u ale ch e sia il suo livello -
c om p o rta u n a ch iam ata a viverlo senza avvilire la dignità della p er­
sona e se in essa si risveglia la com prensione di una form a eccellen­
te d ’am arsi, allo ra è possibile co m p ren d ere che la p erso n a può ora
ricon d u rre, o rd in a re, la g ran d e varietà di possibilità d ’am o re che si
p resen tan o in m o d o ta le che in tu tte possa vivere il d o n o di sé.
L’eccitazione del corpo e l’in ten zio n alità all’u nione fisica, l’em o­
zione d ell’affetto e l’intenzionalità alla m u tu a em patia, possono ora
ricondursi a essere vissute in una m u tu a don azio n e e com unione con
D io. Q u esto fine della co m unione nella m u tu a d o nazione si conver­
tirà nel fine che conferisce unità alla g ran d e varietà di fo rm e dell’a­
m ore. L ’o n està che q u esto fine co m p o rta, m olto al di là di u n a qu al­
siasi utilità o g o d im ento che possa dare, seduce p e r la sua intrinseca
bellezza e a ttra e di sua forza propria: vivere un am o re to tale con l’al­
tra p erso n a in un d o n o reciproco di se stessi nella m ediazione della
sessualità e d ell’affetto.
Il desid erio di u n io n e sessuale, il desid erio di te n erezz a, di m utua
em patia, raggiungono o ra il loro au ten tico significato e il loro fine
p rop rio , in cui po ssono realizzarsi in una form a um ana eccellente,
poiché p e rm e tto n o alla p erso n a di conseguire la p ro p ria pienezza. In
qu esto rio rd in am en to n o n si tra tta di im p o rre un o rdine estrinseco,

----- 180------
privo di dinam ism o, m a di configurare invece la v erità che in essi si
è sco p erta, ce rcan d o tra loro u n ’ad e g u ata unità e arm onia. Così, il
desiderio d ’u n io n e c o rp o re a è ric o n d o tto all’u n io n e con la perso n a
corpo rea e la m u tu a em p atia a u n ’au ten tica concordia.
P er q u esto si d o v rà plasm are la capacità di reazione sessuale e af­
fettiva in terv en en d o so p ra le p o te n ze conoscitive coinvolte: sen sib i­
lità, im m aginazione e m e m oria, in m o d o ta le ch e l’atten zio n e ch e si
p resta stia in relazio n e con la prom essa di com unione. L ’attenzione
ora, vissuta attrav erso q u este p o te n ze conoscitive, sa rà m ossa da un
desiderio che fa ce n tro non nei valori sessuali o affettivi, in q u an to
disgiunti d alla p erso n a, m a p re ste rà atten zio n e alla p erso n a in q u a n ­
to d eten trice d i tali valori. L’attiv ità sessuale non è sem plicem ente
una reazio n e p ro v o cata d a un fen o m en o neurofisiologico, m a com ­
p o rta an ch e in trin secam en te p e r la sua realizzazione l’atten zio n e
um ana, la q u ale d ip e n d e dalla m em oria e d all’im m aginazione nel va­
lore sim bolico che le è stato d ato e dal desiderio che la guida.
L’o rd in e ch e si plasm a nei dinam ism i d ell’am o re fa sì che i d i­
versi dinam ism i p erseg u an o il loro p ro p rio oggetto, certo, p e rò in o r­
dine al b en e d ella com unione. N on si tra tta p e r qu esto di neg a re la
loro originalità, né di p o rre in d u b b io la b o n tà delle loro reazioni, né
di ignorarli, n é an co r m e n o di rep rim erli o di elim inarli, m a princi­
p alm ente di plasm arli, di stabilire un o rd in e nel m o d o con cui si va a
reagire e cerc are il p ro p rio bene.
Q u esto am o re in teg rato tra l’u o m o e la d o n n a co m p o rta un sin­
golare p rincipio d ’u n ità :1 il suo affetto e la sua im pulsività lo m uo-
v eran n o a q u esta consegna in to talità. L e c o o rd in ate d ell’affetto, che
fissano il m o d o di cogliere il b en e p artico lare in relazione alla d e te r­
m inazione d ella vita felice, resta n o così stabilite in u n a form a diffe­
rente, in m o d o tale che p e rm e tto n o alla p erso n a di reag ire di fro n te
ai valori p artico lari in arm o n ia con il b en e com plessivo della p erso ­
na; esso le co n sen te di identificarsi con la sua reaz io n e p e rch é la sua
reazione è o rd in ata.
Possiam o o ra co m p ren d ere com e qu esto o rdinarsi d ell’affetto
com porti u n a trasfo rm azione ch e lo ren d e p artecip e di qualcosa che
attiene al terzo livello d ell’am ore: cioè lo spirito. L a sua reazione
sarà o ra u n a reazio n e intelligente, poiché im plica l’intelligenza nella
sua stessa o rigine {curri r a t io n e ) . È assai diverso q u a n d o la reazione

1 Per la relazione ira l'oggetto delle potenze um ane diretto adp lu ra e l’unità che
introduce la virtù, si veda ST h, I-II, q. 54, a. 4.
affettiv a segue sem p licem ente la ragione, è con essa in accordo (se-
cu n d u m rationem ), com e p o tre b b e avvenire in d eterm in ate circo­
stanze p e r il co n tin en te, m a senza co m p o rtare di p e r sé l’intelligen­
za: in q u esto caso ci tro v e rem m o dav an ti a una reazione del corpo o
d ell’affetto che coincide con ciò che la ragione pensa, m a p o tre b b e
anch e n o n coincidere. E d è altresì to ta lm e n te d istinta da u n a reazio ­
ne affettiva che sia co n traria alla rag io n e (contra rationem ), c o n tra­
ria cioè al significato che la ragione attribuisce al valore della co rp o ­
re ità o affettività.2
S e il m ucchio d i polvere all’inizio d ella creazione fu capace di ri­
cevere l’alito divino convertendosi in u n a p erso n a, anche gli im pulsi
della ca rn e e l’esu b eran z a d ell’affetto sono capaci di ricevere una
nuov a co n fo rm azio n e dallo spirito della p erso n a (intelligenza e vo­
lo n tà) in fo rm a tale che faccia di lo ro u n a cosa specificam ente u m a­
n a, sen za n eg a re la sua p artico larità. In qu esto m odo l’originalità del­
la sua te n d en za verso un b en e p artico lare e co ncreto si conserva, ma
o rd in a ta a u n b en e su p erio re, il b en e della p erso n a, la sua felicità,
che coincide con il b en e della com unione.

2. La virtù della castità come abito


L a plasm azio n e che la p erso n a com pie attrav erso l’esercizio del­
la p ro p ria lib ertà, rio rd in an d o l’im pulso sessuale e l’intenzionalità
degli affetti all’id eale di vita b u o n a, non solo pro d u ce un effetto nel
desid erio co n creto che si risveglia alla vista o al co n tatto della p er­
sona d iffe re n te n ella p ro p ria co rp o reità, m a, p e r il fatto di atten ere
alla co nfigurazione d ella dim ensione intenzionale, te n d e a p erm an e­
re in fo rm a stabile. N on è u n a cosa sem plicem ente circostanziale a
tale desid erio p artico lare, m a che rig u ard a il m o d o stesso di deside­
ra re u n q ualsiasi b en e sessuale e in qualsiasi situazione.
C erto che, com e vedrem o, non è n o rm a lm e n te sufficiente per
q u esto un solo atto di rio rd in am en to , m a sarà invece n ecessaria una
pedag o g ia attrav erso la quale rettificare il desiderio. M a ciò che in­
teressa p o rre in rilievo è esa tta m e n te il c a ra tte re s o p ra-attu ale di ta­
le rio rd in am en to , in m o d o tale che te n d e a p e rm an ere nel tem po.
C osì com e colui che a p p re n d e l’arte di scolpire va rettificando e
arm o n izzan d o il p ro p rio p u n to di vista, la posizione delle m ani, la

2 C f. STh, I - I I , q . 58, a. 4, a d 3.
forza del colpo... e va così acquistando una d estre zza che rig u ard a il
m odo stesso di scolpire, e non solo q u esto colpo co ncreto con lo scal­
pèllo, così colui che va rettifican d o il p ro p rio desiderio e arm oniz­
zando la p ro p ria attenzione, il p ro p rio im pulso, il p ro p rio app rez za­
m ento, va acq u istan d o u n ’abilità ch e attie n e al m o d o di d esid e rare e
di ap p rezzare la sessualità.
Q u esta trasfo rm azione e m odificazione del soggetto nelle sue di­
verse po ten ze, che vengono a essere arm onizzate in u n a fo rm a n u o ­
va, è stata ch iam ata n ella sto ria del p en sie ro con il te rm in e abito. C o­
sa si vuole esp rim ere con ciò? Q uali sono le sue ca ratteristich e?
L ’etim ologia ci aiu ta a scoprire la sua p rim a nota: il vocabolo abi­
to deriva dal v erb o latin o habere-habitus, cioè possedere, posseduto.
Si vuole con ciò esp rim ere u n a cosa v eram en te im p o rtan te: la p erso ­
na «si possiede» in u n a form a n uova, possiede cioè il p ro p rio im pul­
so sessuale, la p ro p ria reazione affettiva, la p ro p ria cap acità di d o ­
narsi in u n a fo rm a originale, grazie alla quale possiede una vera ca­
pacità di auto-d o m in io. E poiché la perso n a «si possiede», è possibi­
le che si consegni n ella to talità del p ro p rio essere. Il d o n o di sé si ra ­
dica perciò n ella v irtù della castità.
In seco n d o luogo, ciò che si possiede non è so lta n to l’im pulso ses­
suale, m a anche, in un ce rto m odo, la d u rata d e ll’am ore. Se è vero che
l’am o re d esta u na p rom essa di fu tu ro e che, in se stesso, ha un c a ra t­
tere so v ra-attu ale, o ra la p erso n a p u ò v alu tare q u esta dim ensione
tem p o rale d elF am o re in una form a nuova. L a d u ra ta d ell’am o re si
vede n o n ta n to com e qualcosa di dato, m a com e qualcosa d a co­
struire. P erciò la castità in tro d u ce un principio di u n ità decisivo lu n ­
go la vita che ev ita l’atom izzazione della condotta.
In terzo luogo, d ato che si m odifica non il sem plice desiderio p a r­
ticolare, m a il m o d o stesso di d esid erare, in tro d u cen d o un o rd in e che
tende a p erm a n e re in una form a so p ra-attu ale , accade che la stessa
n atu ra della p erso n a si v ede m odificata nelle p ro p rie disposizioni.
Chi possiede la v irtù della castità h a u n a disposizione stab ile nei p ro ­
pri dinam ism i affettivi a reag ire e ad agire in m a n iera nuova, in
q uanto essi te n d o n o alla co m unione in terp erso n ale (in ordine ad
unum ). P er q uesto, q u esta nuova form a di reag ire e di agire in form a
stabile è ch iam ata «secunda natura», poiché i suoi principi o perativi
in relazione alla sessualità reagiscono con la stabilità e l’organicità
della n atu ra, essen d o difficilm ente m utevoli. D a ciò deriva che, così
com e ciò che co rrisp o n d e alla n a tu ra è facile e dilettevole, così pure
si intro d u co n o n ella co n d o tta v irtuosa u n a facilità e un diletto singo­
lari nell’o p e ra re secondo l’ab ito acquisito.
In q u arto luogo, u n ’affettività così m odificata dal m odellarsi in
essa d ell’ideale di co m unione raggiunge la sua po ten zialità m assim a.
In qu esto m odo, la capacità u m a n a di am are e di essere am ato p e r­
viene a u n a situ azio n e di m assim o sviluppo, a uno stadio o ttim ale dei
p ro p ri dinam ism i, alla sua p erfez io n e ultim a. L a virtù della castità
re n d e possibile a ll’u o m o di conseguire Y ultim um potentine d ell’am o­
re: e cioè l’eccellenza d ell’am ore. G razie a q u esta p erfezione che in­
trodu ce, la sua lib ertà si tro v a q ualificata in una fo rm a nuova: è in se
stessa u na lib ertà di q u alità, capace di scegliere con saggezza canali
eccellenti d ’azione, in v e n tan d o con creatività form e nuove di a u te n ­
tico am o re in relazio ne a circostanze sem p re m utevoli.
M alg rad o q u este ca ra tte ristic h e em in en tem en te singolari e u m a­
n e della virtù d ella castità in q u an to abito, incide negativam ente, tu t­
tavia, nella su a co m p rensione u n a ce rta trad izio n e che confonde l’a­
bito con l’abitu d in e, con il m ero costum e, la castità con la pudicizia.
O cco rre ch iarire le differenze. L’u n a e l’altra sono qualcosa di to tal­
m e n te diverso:3 l’ab itu d in e è infatti u n a sem plice disposizione psico­
logica acquisita attrav erso la ripetizione di azioni, alla m a n iera di un
autom atism o psicologico.
C osì la pudicizia evita d e te rm in a te conversazioni o sguardi p er­
ché così si è stati a b itu ati, fugge d a u n a reaz io n e sessuale e affettiva
n on esp o n en d o si a tra tta re con p erso n e d ’altro sesso, si m antiene
sem p re e n tro un m argine di sicurezza... Si tra tta di un ab ito psicolo­
gico che ci d eterm in a a un tip o di co m p o rtam en to ripetitivo, stan ­
dardizzato , in d ip en d en tem en te dalle circostanze in cui ci troviam o: è
p e r q u esto in capace di creatività e di p e r sé non è ad a ttab ile al va­
ria re d elle circostanze, poiché non si b asa sulla b o n tà di un m otivo,
m a su un autom atism o. In qu esto m o d o la p erso n a p ro ie tta le abitu­
dini acq u isite n ell’infanzia sull’adolescenza e qu esta sulla m aturità,
d al m o m en to che è incapace di ca m b iare il p ro p rio m odo di vestire,
o di stab ilire u n altro m o d o di relazionarsi con p erso n e di sesso dif­
ferente... L a su a m aggiore difficoltà consiste nel fatto che, inclinando
verso u n d eterm in ato tipo di azioni, riduce l’am piezza e le possibilità
d ella lib ertà u m an a, escludendo opzioni nuove.
L a v irtù d ella castità, al co n trario , dip e n d e essenzialm ente dal
b en e che la sed u ce con la sua bellezza e che l’a ttra e con la sua forza
intrinseca: vale a dire, dal b en e della co m unione nel m utuo d o n o di
sé, in rag io n e del qu ale «ordina» l’uom o, qualificandolo perch é com ­

3 Cf. S. P in c k a e r s , L e Renouveau de la morale, C asterm an, Paris 1964,144-161.

----- 184------
pia nel co n c re to d ella sua esistenza azioni eccellenti con cui vivere e
attu a re la co m u n io n e nelle d e te rm in a te e m utevoli circostanze. La
virtù della castità si rad ica p e rta n to nella m ens p ro p ria del soggetto,
cioè nel suo stesso spirito, e da lì irriga l’uom o in tero com e unità. P er
questo la v irtù d ella castità co m p o rta una b u o n a q u alità della m e n ­
te, del m o d o di g u ard are , di v alutare e di volere, che trasfo rm a l’af­
fetto e l’im pulso, re n d e n d o lo p artecip e di sé, secondo la definizione
classica di v irtù isp irata in A gostino: virtus est bona qualitas m entis.A
A llo ra n ella v irtù d ella castità si tro v a la fo n te d e ll’o riginalità e
della creativ ità d ell’am ore.

3. L’intenzionalità della virtù della castità


U n a delle critiche più com uni che si sono rivolte alla virtù della ca­
stità si riferisce alla perversione che in d u rre b b e circa il vero interesse
p er l’altra p erso n a. Q u esta virtù, si dice, in tro d u rreb b e u n ’autentica
ossessione p e r la purezza in terio re del soggetto, in m odo tale da ri­
portarlo a fare cen tro su se stesso: ta n to preo ccu p ato della nobiltà del­
le p ro p rie intenzioni, del dom inio di sé, del p ro p rio au to p erfezio n a­
m ento individuale, finirebbe col dim enticarsi dell’altra persona.
U n a sim ile critica s areb b e v era se la virtù non fosse che il sem ­
plice co n tro llo che u n a rag io n e vu o ta e fo rm ale esercita sulle p o te n ­
ze affettive, re n d e n d o possibile u n o sterile «agire secondo ragione».
È certo che la v irtù fa rife rim en to alla ragione, senza di essa sareb b e
im possibile co m p ren d erla ; si tra tta p erò di u n a ragione che tro v a
nell’am o re il suo senso e il suo fine. N on è u n a ragione vu o ta e fo r­
male, m a a b ita ta d alla p resen za di u n ’altra p erso n a che la m uove dal
di d en tro a uscire d a sé. L a virtù della castità trova la p ro p ria origi­
ne e il p ro p rio fine in un am o re e da esso d ipende.5 Q u esta riflessio­
ne ci co n sen tirà di c o m p ren d ere la n atu ra u ltim a della v irtù della ca­
stità. V ediam o com e.
L a virtù co m p o rta u n a trasform azione, com e l’am o re del resto. La
trasform azione della virtù è la trasform azione che com pie la ragione
nel dinam ism o d ell’ap p etito , ordin an d o lo al fine della com unione. La
trasform azione d ell’am o re è la presenza dell’am ato nell’am ante, che

J Cf. P ie t r o L o m b a r d o , L iber II Senientiarum, d. 27, c. 5, ispirata in A g o s t i n o , De


libero arbitrio II, 19.
5 Cf. ST h, 1*11, q. 56, a. 3, ad 1, quantunque lo interpreti diversam ente.
lo fa uscire d a sé e lo dirige alla pienezza d ella com unione. E n tram ­
b e le trasform azioni su p eran o la co ncretezza del m om ento te m p o ra­
le in cui sono collocate e te n d o n o a p e rm an ere nel tem po: com porta­
no p e rta n to u n a ce rta «sopra-attualità».6 L a qu estio n e decisiva si si­
tu a o ra nel co m p ren d ere che la virtù ha la p ro p ria origine nella tra ­
sform azione d ell’am ore, vale a d ire nel dono che suppone la p resen ­
za dell’am ato n ell’am ante. È p e r questa presenza, che o ltrem odo a r­
ricchisce e riem pie di gioia la p erso n a, che il soggetto possiede ora
d en tro di sé u n p rincipio d ’o rdine che può sviluppare in m odo vir­
tuoso. L a ragione n o n p a rte sem plicem ente da un ideale astra tto tra ­
sm esso nell’educazione, m a p a rte invece dal dono deU’am ore, in ter­
p re ta to ce rto in u n co n testo culturale, m a che in se stesso già contie­
ne e g en e ra un o rd in e iniziale che chiam a la perso n a a conform arlo
defin itiv am en te nel p ro p rio dinam ism o.
In q u esto m o d o la v erità d ell’esp erien za d ell’am ore, con l’unione
affettiva che co m p o rta, configura l’intenzionalità della virtù della ca­
stità, d irigen d o la alla pienezza della com unione. Q u esta com unione
può esistere solo n el d o n o di sé, q u a n d o realm en te le p erso n e escono
da sé, in u n ’azio n e che im plica u n a ce rta ex-stasis. P e r questo, solo
q u an d o la p erso n a vive u n ’u n io n e affettiva è possibile che dia l’am o­
re che vive; solo q u a n d o la p e rso n a si possiede è possibile che si dia a
se stessa; solo q u an d o la p erso n a è p ad ro n a dei p ro p ri dinam ism i è
possibile che in essi tra sp a ia il suo am o re di am icizia. L’integrazione
di tu tti i dinam ism i d ell’am o re p a rte d all’esperienza d ’am ore e s’in­
dirizza verso la su a pienezza, a re n d e re cioè possibile u n ’azione in cui
la p erso n a po ssa d o n arsi e tro v a re così la com unione.
L a virtù d ella castità, p ertan to , dirige in ten zio n alm e n te la perso­
n a verso la realizzazione di un d o n o di sé, u n a consegna di sé in to­
talità n ella m ed iazio ne d ei beni concreti e partico lari che attraggono
la sen su alità e l’affettività, com e sono u n a m anifestazione di te n e­
rezza, u n abbraccio, una conversazione, u n ’unio n e coniugale ecc...
Q u esto è il fine d ella virtù della castità: indirizzare la perso n a al do­
n o di sé. E d è così che si configura com e un au ten tico b en e um ano,
essenziale nella vita delle persone.
Possiam o allo ra cap ire perch é lo stesso A gostino d ’Ip p o n a inter­
p retasse la virtù d ella castità com e «quell’am o re capace di conse­
gnarsi in te ra m e n te alla p erso n a am ata».7 L a virtù della castità si con­

6 Cf. v o n H i l d e b r a n d , L'essenza dell'am ore, 157-169.


7 Cf. A g o s t in o , D e m oribus Ecclesiae caiholicae I, XV, 25.

----- 18 6 ------
figura com e u n ’in teg razione d ell’affettività e d ell’im pulsività in un
ideale di vita co m u n e m e d ian te il d o n o totale di sé. È q u e sta in te­
grazione che abilita la p erso n a a consegnarsi in to talità, sen za d o p ­
piezze, senza rip ieg am enti su di sé. G li in n a m o rati sanno b en e cosa
siano q u esti rip ieg am enti del p ro p rio egoism o, che si nasco n d e in
stati affettivi, in false ignoranze, nella debolezza d ell’egoism o: sono
m olte vo lte loro a re n d e re difficile la consegna della p e rso n a con i
loro asti, i lo ro tim ori, le loro tristezze, le loro disperazioni; nella lo­
ro deb o lezza ev itan o la consegna o te n ta n o a d d irittu ra di tro v a re
una giustificazione.
N on è facile co n segnare un am o re totale, p ro p rio p e rch é com ­
p o rta dinam ism i diversi che non sono tra loro n a tu ra lm e n te arm o ­
nizzati. L a co n seg n a in to talità chiede q u esta integrazione, a rischio
che la p erso n a dia solo qualcosa di sé, il p ro p rio affetto o la p ropria
volontà, il p ro p rio corpo o il p ro p rio spirito, il p ro p rio te m p o o le
prop rie q u alità. C onsegna qualcosa, m a dove non c’è tu tta la p erso ­
na, in cui n o n si fa p re se n te tu tta la persona.
La capacità d ’am are con tu tto Tessere - im pulso, affetto, spirito e
carità coniugale - co m porta, p ertan to , u n ’integrazione di tu tto Tessere
della p erso n a nelTam are u n ’altra. Q u an d o si dà, tu tto conduce a q u e­
sto im pegno in to talità p e r vivere, attu are la com unione personale.
Q u esta è d u n q u e l’intenzionalità che la virtù della castità in tro ­
duce in tu tto il d inam ism o d ell’am ore: consegnarsi in to talità facen­
do un d o n o d i sé cap ace di g en e ra re una co m unione di persone. Si
tratta d e ll’in ten zio n alità del p ro p rio desiderio sensuale e affettivo,
per cui l’integ razio n e dei suoi diversi dinam ism i si co n v e rte in au ­
tentico p rincipio d elle azioni.
Possiam o o ra c o m p re n d e re che il dom inio di sé im plicato dalla
castità, la p erfez io n e soggettiva che co m p o rta, è tu tto in rife rim en ­
to al d o n o di sé, alla co m u n io n e che cerca.8 P e r q u esto n o n co n ­
centra in alcu n m o d o la p erso n a in u n ’a u to p erfezio n e solipsistica e
ossessiva, m a assum e invece con realism o ch e l’id e ale della com u­
nione passa attra v e rso l’in teg razio n e del soggetto: se la p erso n a
non è v eram en te n el possesso di sé, n o n p o trà do n arsi v e ra m e n te a
se stessa.

C f. Catechismo della Chiesa cattolica 23 3 7 -2 3 4 7 .


4. La connessione con le altre virtù
e il suo influsso nell’intenzionalità
L a virtù d ella castità non va avanti d a sola. C om e perfezione sog­
gettiva della p erso n a, in q u an to si relaziona con i dinam ism i d ell’a­
m ore u o m o -d o n n a, essa stessa co m p o rta anche altre qualificazioni
del soggetto. N on b asta so lta n to la perfez io n e del dinam ism o d ell’a­
m ore p e r p o te r co stru ire azioni eccellenti. O ccorre anche la p erfe­
zione della luce d ell’intelligenza, in m odo tale che l’uom o sia capace
d ’am are con u n am o re intelligente; e la perfez io n e della volontà, p e r­
ché sia cap ace d ’am are la p erso n a d e sid e ran d o p e r lei il b en e che le
corrisponde, dirig en d olo cioè verso di lei con un am ore giusto; e la
perfezio n e del d inam ism o della fortezza, perch é possa am are in tra­
p ren d en d o , con u n am o re forte, delle im prese p e r la perso n a am ata.
Si dispiega in tal m odo dav an ti agli occhi com e u n a virtù reclam i
le altre, com e sian o connesse tra loro, com e alcune influiscano sulle
altre, facendo sì che la p erso n a possa, nel co ncreto della p ro p ria esi­
stenza e d elle p ro p rie circostanze, costruire in v erità una com unione
in terp erso n ale. S enza q u esta arm onia di tu tti i dinam ism i la persona
si tro v e re b b e in difficoltà dav an ti alle circostanze concrete, non sa­
p en d o né p o te n d o co stru ire v eram en te u n a com unione.
L’im p o rtan za di q u e sta connessione delle differenti virtù è deci­
siva n el m o m en to di co m p ren d ere la finalità di una di esse, poiché
h an n o un recip ro co influsso nel configurare il fine di ciascuna virtù
in m o d o arm onico. Così, se la virtù d ella castità deve integrare i di­
versi dinam ism i am orosi in m a n iera tale che la p erso n a possa realiz­
za re u n d o n o di sé p e r co stru ire così u n a com unione, lo farà già dal
p rim o m o v im en to d ella volontà, nella m isura in cui qu esto dono di
sé è visto com e un b en e p e r l’altra perso n a, ad e g u ato alla sua dignità.
L a v irtù d ella giustizia stabilisce così l’alterità n ecessaria nella virtù
d ella castità.
Sulla stessa linea, la p e rso n a sarà cap ace di realizzare qu esto do­
no verso cui la m uove la virtù della castità, in tra p re n d e n d o delle
azioni persin o in circostanze non favorevoli, che reclam ano sforzo e
lotta. N on tu tto n ell’am o re viene alla svelta ed è sp ontaneo, neanche
q u an d o si am a g ran d em en te. A nzi, l’individuo m osso dalla fortezza
sarà cap ace di resistere nel pro seg u im en to della com unione quando
l’am b ien te si fa co n trario , q u an d o il fru tto non è im m ediato, quando
tu tto invita a cam b iare e a sm ettere d ’insistere, ev itando così che l’a­
m o re si ritragga. L a v irtù della fortezza ren d e la perso n a capace di
am are con realism o, im ponendosi alle difficoltà, lo ttan d o p er tro v a­
re canali di com unione.
E , allo stesso m odo, accade con la virtù della p ru d en za , poiché la
virtù della castità richiede in trin secam en te l’intelligenza, fino al p u n ­
to di cercarla con ardore.
Il fine d ella v irtù della castità, co n seg n are un am o re intero, n e
sulta così arricch ito fino al p u n to di configurare un agire d avvero ec­
cellente; include in sé u n a m otivazione arm o n icam en te stabilita in
relazione a u n am o re realista, capace di far fro n te alle difficoltà. In
questo m o d o n o n è possibile com p ren d ere la virtù della castità se­
p arata dalle altre, né il fine della virtù della castità isolato dal fine
delle altre virtù.

5. Castità e stati di vita


Il p u n to di vista che si è sin o ra d ato della virtù della castità
quello che si riferisce al m o d o in cui è vissuta n el co n testo di u n a r e ­
lazione u o m o -d o n n a che co m p o rta u n a to talità, cioè il m atrim onio.
S ebbene ci rim an g an o an c o ra d a v ed e re m olti asp etti di q u esta rela­
zione, e p e rta n to d ella virtù che co m p o rta, q u esto p u n to di vista e
questa co nfigurazione d ella virtù non sono gli unici.
L a v irtù d ella castità, facendo intrinseco riferim en to all’am o re da
cui m uove, e all’id eale di co m unione cui tende, si dispiega n ei diffe­
renti stati in cui u n a p erso n a può vivere, e nella p erfez io n e p ropria
di ciascuno di loro. L a v irtù della castità ren d e così possibile una d i­
versa in teg razio n e dei dinam ism i d ell’am o re sia nel celibe sia in chi
vive n el fid an zam en to, nello sposato, n el vedovo, nella p erso n a che
ha offerto a D io la sua verginità.
L’elem en to co m u ne in tu tti lo ro è l’in teg razio n e possibile in o r­
dine al vivere la p erfez io n e p ro p ria d ell’am o re del p ro p rio stato.
La d iversità vien e d e te rm in a ta d al m o d o in cui q u esta integrazione
ne risulta q ualificata: ca stità ce lib ataria , castità coniugale, castità
verginale...
Capitolo quattordicesimo

Prudenza e castità:
la luce dell’azione e la sua regola

Ci in teressa o ra in m o d o p artico lare la relazione tr a la p ru d en za


e la castità, poiché in essa si coglie l’influsso decisivo che la castità
esercita nella vita q u o tid ian a , com e au ten tico abito elettiv o che è, in
q uanto co n sen te di scegliere bene.
L’influsso della virtù della castità sulle azioni che la persona co­
struisce era stato tradizionalm ente visto dalla m anualistica in un d u ­
plice m om ento: in prim o luogo, in q u an to evitava l’«assalto delle pas­
sioni», ten en d o le a freno, consentendo così alla coscienza u n ’adeguata
deliberazione circa l’azione che fosse o p p o rtu n o com piere; in secondo
luogo, influiva nel m om ento successivo alla decisione già presa: una
volta che l’u o m o decidesse di fare o n o n fare una tal cosa, la virtù d el­
la castità gli ap p o rtereb b e un com plem ento d ’energia che gli consenti­
rebbe di po rre in atto la decisione presa. In questo schem a, però, la dif­
ficoltà è che la virtù, in q u an to integrazione affettiva del soggetto, non
interverrebbe nella scelta stessa, che dip en d ereb b e allora dal giudizio
di coscienza. M a q u esto giudizio di coscienza non è affettivam ente con­
notato. S tando a qu esto schem a, un uom o privo della virtù della castità
potrebbe sap ere ciò che è buono da realizzare nella p ropria vita con­
creta; gli sareb b e sufficiente avere u n ’um ana intelligenza p e r indovi­
narlo e ragionare b ene a p artire dai prim i principi m orali (inclinazioni
naturali) che gli fornisce la sinderesi e che trovano applicazione grazie
alla coscienza. M a le cose stanno così? D avvero la castità n o n ha un in­
flusso positivo sulla sostanza delle n o stre azioni?
P er risolvere la q u estio n e è necessario un a p p ro p ria to concetto
di ciò che è la pru d en za.
1. La prudenza: un amore intelligente
L a v irtù d ella p ru d en za si riferisce a u n a qualifica d ell’intelligen­
za, cioè d ella ragion p ratica, in o rd in e al costruire delle azioni vera­
m en te b uone. A llo stesso m o d o in cui l’artista acquisisce una qualifi­
cazione dell’intelligenza e della sensibilità che gli p e rm ette una sin­
golare abilità p e r sap ere cosa vuole d ipingere e com e esprim erlo, al­
lo stesso m o d o la p e rso n a p ru d e n te acquisisce u n a qualificazione
delPintelligenza che gli consente u n ’abilità p e r costruire l’azione
adeguata.
A i nostri giorni il concetto di prudenza, di uom o prudente, si ac­
com pagna tuttav ia a quello di u n a perso n a calcolatrice, fredda, che
non si lascia p ren d ere dalla prim a im pressione, che si distanzia dalle
passioni e capace di soppesare le conseguenze delle p roprie azioni. La
prud en za è vista a p artire dalla precauzione, com e P arte di evitare i ri­
schi. Si tra tte re b b e dell’abilità delPintelligenza di p revedere e calcola­
re le conseguenze d ell’agire. P arla re della prudenza nella relazione
u o m o -d o n n a eq u iv arreb b e a p arlare della necessità di p ren d ere le di­
stanze dalle n o stre passioni, di calcolarne le conseguenze, specie per
q u an to rig u ard a la salute, fisica o m entale. Significherebbe, in definiti­
va, u n ’intelligenza che si sovrappone e controlla la passione.
Q u esta concezione della p ru d en za com e calcolo e controllo riflet­
te tuttav ia u n a caricatura di ciò che è l’autentica prudenza. R iducen­
do la p ru d en za a u n calcolo, si in terp reta il suo lavoro com e un pon­
d e ra re le azioni, p o n en d o le sulla bilancia. C ade così nell’erro re di con­
siderare le azioni com e qualcosa che sta lì e non com e qualcosa d a co­
struire. D i conseguenza, non si spiega il perché di tale azione concre­
ta, com e sia stata id eata, costruita, a cosa si puntasse, d a dove nasca.
Q uesto è il lavoro p ro p rio della prudenza. A volte dovrà certam ente
soppesare, m a è q u esto un fatto di assai m inore im portanza.
N ella riflessione classica, alla p ru d en za corrispondeva tuttavia
non solo u n calcolo circa i m ezzi d a usare, m a so p ra ttu tto la d e te r­
m inazione d el fine stesso e da qui la scelta di ciò che al fine condu­
ce. E ssa e ra la v irtù regina, genetrix virtutum , perché e ra lei a confi­
gu rare il lo ro finalism o; Yauriga virtutum , p erch é guidava con vera
saggezza p ratica l’in tero organism o m orale, stab ilen d o un ord in e ne­
gli affetti e n elle azioni.
A lla p ru d en za co rrisp o n d e in n a n zitu tto la d eterm in azio n e del fi­
n e della castità. N e ab b iam o già parlato. Q u esta d eterm in azio n e non
la com pie sem p licem ente g u ard an d o alla n a tu ra , a p a rtire dalle in­
clinazioni natu rali. M a a p a rtire d all’esperienza am orosa è capace di
scoprire in essa u n a verità e di d eterm in arla. V iene aiu tata in questo
compito d alle inclinazioni che si risvegliano n a tu ralm en te in tale
esperienza, n ella m isura in cui la determ in azio n e del fine che com pie
è capace di in clu d ere in m o d o arm onico le diverse inclinazioni n a tu ­
rali- L’inclinazione all’u n io n e sessuale dovrà allora arm onizzarsi con
l’inclinazione a vivere in am icizia e alla verità, co m p o n en d o così un
ideale di vita b u o n a in cui ogni inclinazione, lo n tan o d all’essere n e ­
gata, viene o rd in a ta. È a q u esto ideale di vita b u o n a, ch e si risveglia
nell’esp erien za d ’am ore, ch e indirizzerà tu tto l’organism o affettivo,
costituendo in tal m o do la virtù della castità. Si d à il p ro p rio fine non
come qualcosa estrin seca al dinam ism o, m a offrendogli invece la p ie ­
nezza cui e ra in trin secam en te o rdinato. Tale inclinazione sarà così
stabile e ab itu alm en te d ire tta a q u el fine.
O ra, la p ru d en za p o trà d eterm in are i mezzi p e r raggiungere q u e ­
sto fine, già d e te rm in a to e plasm ato n ell’in d in azio n e affettiva. Si
tratta di u na co noscenza così a ttra e n te del fine che ci spinge alla ri­
cerca e alla scelta dei m ezzi p e r raggiungerlo: «dall’am o re al fine, la
persona sceglie ciò che al fine conduce», com e ab biam o visto in p re ­
cedenza.
Ciò che è essenziale in qu esto m o m en to è co m p ren d ere che tale
d eterm in azio n e dei m ezzi p a rte dalla conoscenza del fine. M a di che
genere di conoscenza stiam o p arlan d o ? Si tra tta di u n a conoscenza
che è data n ella stessa reaz io n e affettiva di fro n te ai diversi b en i p a r­
ticolari che la rig u ard ano. In q u esta reazione la p erso n a p re n d e n u o ­
va coscienza di co s’è ciò che am a, di quali sono i suoi desideri, a che
cosa tende. N o n si tra tta d u n q u e di u n a conoscenza razionalistica e
nem m eno di u n a co noscenza che p a rta da inclinazioni n atu rali, m a si
tratta invece di u n a conoscenza che nasce da un am ore, da un affet­
to, da u n desid erio co n c re to e attuale. È adesso che si m o stra com e
essenziale il ru o lo della virtù della castità, p erch é una volta che sia
stata indirizzata e o rd in a ta al fine co n creto e d e te rm in a to dalla p ru ­
denza, p u ò allo ra in d icare in una form a rilevante e co n n a tu rale alla
prud en za stessa nella vita concreta della p erso n a q u ale sia il fine che
l’attrae, verso cui si dirige, cos’è ciò ch e am a.
L a p ru d e n z a p u ò tro v a re u n a luce decisiva p e r illum inare la
concretezza d elle azioni che sono p e r il fine, qu elle che vuole p e r a t­
tuare il fine, p ro p ria m e n te nella v irtù d ella castità in q u a n to d esi­
derio p la sm ato d alla ragione. L a ca stità influisce così n el m o m en to
inten zio n ale d ell’azione, nella m isu ra in cui la dirige verso i fini d e ­
gni di essere am ati in se stessi, fini che n ella lo ro b ellezza ci se d u ­
cono e con la lo ro forza ci attrag g o n o . C om e a b b iam o visto, l’anim a
d ella scelta è l’in ten zio n e, poiché in essa tro v a n o un principio di
un ità le d iv erse p ra tic h e um ane. L’in ten zio n e d ella p ra tic a che co n ­
c e rn e l’in terag ire u o m o -d o n n a viene così sta b ilita dalla virtù della
castità.
Il passaggio d all’in ten zio n e alla scelta, che costituiva Tasse p o
ta n te d ella te o ria d ell’azio n e e che u rta v a c o n tro la difficoltà della
co n c re tez za e d ella p a rtic o la rità d e ll’azione, è o ra possibile grazie
all’ap p o rto d ell’e lem en to affettivo in ten zio n ale d ella virtù della ca­
stità. G razie a essa n o n solo è possibile u n a conoscenza p er c o n n a­
tu ra lità d ei fini d elle n o s tre azioni, e cioè u n a conoscenza n ell’affet­
to, p e r il rilievo co n oscitivo ch e h an n o i n o stri desid e ri n el rivelarci
q u el che am iam o, m a è an c h e possibile u n a nu o v a lib e rtà nella scel­
ta.
N ell’uo m o casto, reag ire affettiv am en te al b en e della sessualità o
al b en e della ten erezz a è già fo rm u lare un giudizio circa la b o n tà d el­
l’azione, poiché n ella reaz io n e affettiva gii si m ostra il suo legam e
con il fine che am a, la co m unione con quella p erso n a che è su o co­
niuge. P e r q u esto , q u an d o si tro v e rà a reag ire ai valori sessuali di una
p erso n a differen te, reag irà in m odo m olto diverso, visto che non sa­
re b b e possibile p o rre in ra p p o rto q u esta reaz io n e con l’orizzonte
globale di senso che h a con la p erso n a cui è legata: reagire così è per
il virtu o so g iu d icare tale possibile azione com e qualcosa che davve­
ro n o n è co nveniente. E , allo stesso m odo, giudicare è già fare una
scelta, po ich é ta le giudizio si b asa su un am o re so v ra-attu ale p e r il fi­
ne presen te, im p ro n tan d o tu tta la sua vita affettiva.
L a v irtù d ella castità pro d u ce un gusto nuovo in chi la possiede:1
essa gli co n sen te di g u stare il v ero bene, in q u an to ciò che lo attrae
non è la sua sem plice p artico larità , la convenienza che gli pro d u ce il
p iacere sen su ale o affettivo, m a la possibilità in lui di a ttu a re in tale
p iacere la co m u n io n e ch e am a. A llo stesso m odo in cui il gusto del
palato, q u an d o è in tegro ed educato, è capace di distinguere lo stato
di un alim en to e persino il su o valore, così la trasform azione affetti­
va che la v irtù su p p o n e co m p o rta una possibilità n u o v a che gli p e r­
m e tte di cogliere in m o d o im m ediato la sua relazione con il fine e di
sceglierlo con u n a lib ertà m olto più p ro n ta . D istin g u ere tra il bene
ap p a re n te e il v ero b en e n o n è allora un p ro b le m a p e r il virtuoso,
p erch é non si tra tta p rin c ip alm en te di sap ere rag io n are bene, q u a n ­

1 Q uesta im m agine p er spiegare la m odalità del giudizio m orale viene usata dal­
lo stesso Aquinate: cf T o m m a s o d ’A q u i n o . Super Ep. ad Romcinos,c. X II, lect. 1: n. 967.
to di reag ire b en e grazie a ll’affetto integrato. A ll’uom o casto convie­
ne il v ero bene, m e n tre il b en e ap p a re n te n o n arriva ad a ttira rlo né
a coinvolgerlo p erso n alm en te.
Possiam o così c o m p re n d e re com e o ra la p erso n a possa am are
con un am o re in telligente, vale a dire con un am o re che possiede una
razio n alità in trin seca al desiderio, e ch e perciò viene incluso. N on si
tra tta di sep ararsi d al m o n d o affettivo, di controllarlo, di rep rim erlo
e di calcolare d elle conseguenze lasciando briglia sciolta all’affetto o
a irim p u lso sessuale se n o n ci fossero problem i. Si tra tta p iu tto sto di
am are con un am o re intelligente, cioè con u n am ore co n fo rm ato d al­
la p ru d en za. L a p assione allo ra non è elim inata, m a o rd in a ta, acqui­
sendo u n decisivo v alo re conoscitivo. E qu esto che co n sen te la virtù
della p ru d en za n ella sua relazio n e con la castità: am are con passione
e intelligenza, con a u te n tic a saggezza.
E cosa accad e p e r un a m o re senza pru d en za ? L ’am ore, senza la
p ruden za, si ren d e vano, inutile, poiché non sa com e costruire.

2. La regola dell’azione casta


Q u al è, allora, la regola d e ll’azione casta? L’azione è sem pre p a r­
ticolare, co n tin g en te, co n c re ta, parziale. D a ta q u esta concretezza,
non p u ò co n te n e re in se stessa la m isura p ro p ria della sua bontà. C o ­
sa la m isura? N on b asta ag ire in lib ertà e sp o n tan e ità seguendo ciò
che ci ap p a re com e buono. L a lib ertà n o n è la m isura dell’azione: agi­
re lib eram en te di p e r sé n o n ci ren d e più veri, né più um ani. M olte
volte lo sp erim en tiam o dav an ti all’am arezza di azioni che si p ro m e t­
tevan o ta n to b elle e che h an n o ro v in ato degli am ori.
L ’azione è sicu ram en te m isu ra ta dalla ragione, poiché è lei a sta­
bilire l’o rd in e e a co struirla. M a con ch e criterio regola l’azione? In
confo rm ità a cosa?
N o n b asta la co n fo rm ità alla n o rm a m o rale, è tro p p o g en e ra le e
ci tra sm ette so lta n to il lim ite u m a n o d ell’am ore. N on b asta la n atu ra
um ana, poiché n o n tien e co n to della p artico larità della persona. N on
bastan o i costum i e le m assim e seco n d o cui le diverse civiltà in ten ­
dono il significato dell’am ore, poiché n o n p ren d o n o in considerazio­
ne la no v ità delle situazioni diverse. L a m isura di verità d ell’azione
casta si tro v a n ella sua co n fo rm ità al desiderio retto.2

2 C f. STh, I - I I , q . 5 7 , a . 5 , a d 3.
Si a p re così l’affascinante re a ltà d e ll’im p o rtan za dei desideri nel­
la vita m o ra le e sp ecialm ente nella relazio n e uom o-donna. Le nostre
azioni saran n o v eram en te b u o n e q u a n d o saran n o conform i ai nostri
desid eri retti. Q u esta risp o sta n o n co m p o rta il cad ere p erò nel sog­
gettivism o?
In co n seguenza d elle spiegazioni che sono s ta te d ate, si può com ­
p re n d e re in ch e m o d o n o n si stia p arlan d o di un qualsiasi tipo di d e­
siderio, il che s u p p o rre b b e ce rtam e n te un caos nella vita delle p er­
sone, m a del desid erio recto, cioè d el d esid erio che è stato rettifica­
to, configurato, p lasm ato, o rd in a to dalla ragione in vista d ell’ideale
di vita b u o n a di co m unione: di un d esid erio che, com e tale, ci ap re al­
la realtà, p iù an co ra, aH’alterità, indirizzandoci verso m odalità eccel­
lenti di attu azio n e. P e r qu esto include in sé la razionalità di una vita
b u o n a vissuta in co m unione, che p ossiede anche una dim ensione di
giustizia, il v o ler p ro m u o v e re il b en e ch e attie n e alla p erso n a am ata.
Q u e sta dim en sio n e co n sen te alla p erso n a una riflessione circa il p ro ­
p rio agire, sp ieg an d o le ragioni del p e rch é o p eri così. L’intuizione
che p o rta co n sé la conoscenza p e r co n n a tu ralità, fav o rita dalla ri­
sposta affettiva, è u n ’intuizione in tellettu ale e, p e rta n to , trasm issibi­
le e verificabile.
Q u an d o la p erso n a conosce q u esta conform ità della propria
azion e con il re tto d esid erio ? L a risp o sta è già chiara: nella reazione
affettiv a ai b en i che la seducono.3
A co nclusione di q u esta p a rte della regola d ell’azione, possiam o
afferm are che l’u o m o casto, p ro p rio p e r la sua castità, cioè p e r il suo
am o re o rd in a to e p lasm ato dalla ragione, si co nverte così nella mi­
su ra d elle p ro p rie azioni, n el criterio circa l’au ten tica b o n tà delle
stesse.4

3 R.T. C a l d e r a , L e jugem eni por inclination chez saint Thom as d 'A q u in , Vrin,
Paris 1980,60-96.
4 C f . A r i s t o t e l e , Etica nicomochea II, 4:1 1 13al7: ST h, II-II, q . 45, a. 2.
Capitolo quindicesimo

La carità forma e madre


della castità: il dono della pietà

La v irtù d ella castità è possibile perch é i livelli co rp o reo e affet­


tivo d ell’am ore, m e n tre si dirigono verso beni concreti e particolari,
contengono in sé u n a v erità che è ch iam ata a svilupparsi dispiegan­
do tu tta la p ro p ria potenzialità. P er q u esto né l’im pulso sessuale, né
l’em ozione sono alieni dalla razionalità, m a sono invece ap e rti a es­
serne p erm eati. Se i distinti livelli eran o tra lo ro irriducibili, non p er
questo eran o alieni gli uni dagli altri, im p en etrab ili tra loro com e
co m p artim en ti stagni. Tra loro è possibile u n ’arm o n ia singolare che
è fru tto dell’a m o re e d ell’attra z io n e che un ideale di vita bu o n a in
com unione esercita sulla persona. Il desiderio sessuale e affettivo è
vissuto nelT am piezza del desiderio di felicità.
C osa avviene n ella soggettività della p erso n a q u a n d o essa s ’in ­
contra con C risto? Poiché si tra tta di un in co n tro singolare, in cui vi
è un singolare rico n oscim ento di C risto, non solo com e un g rande
uom o che ci h a d ato u n au ten tico esem pio e n em m eno solo com e un
profeta inviato d a D io ch e ci h a com unicato delle v erità essenziali
sulla n o stra vita: si tra tta di un riconoscim ento di C risto com e il Si­
gnore, il Figlio di D io vivo, nella cui am icizia la vita raggiunge il suo
significato ultim o e definitivo. R iconoscere il C risto è cred e re in lui.
In qu esto in co n tro la p erso n a scopre la vocazione cui è chiam ata, il
significato ultim o d ella p ro p ria vita, il perch é esiste e p e r che cosa è
stata creata: esiste p erch é è stata cre a ta p e r am o re e p e r vivere con
Cristo n ell’am o re al P adre.
Q u esto in co n tro col C risto, che si d à nella m ediazione della tr a ­
ma di rap p o rti um an i dei figli di D io, e il riconoscim ento che ren d e
possibile n o n avv en gono sem p licem en te p e r lo sforzo e l’intelligen­
za um ana. Solo la p resen za dello S pirito S an to nel cu o re del cred en ­
te, che p rece d e ogni n o stra risposta, p e rm e tte di cogliere chi sia il Si­
g n o re e in q u al m o d o chiam i a u n a co m unione con lui, scoprendo co­
sì u n ’arm o n ia p restab ilita. M a in qu al m odo q u esta presenza dello
S pirito tocca la so g g ettività della p erso n a? E an co ra, in che m o d o in­
fluisce sui dinam ism i d ell’a m o re sessuale?
P e r risp o n d ere a q u este d o m a n d e occ o rre in prim o luogo che
co m p ren d iam o ciò che è la virtù d ella carità.

1. La carità: un’amicizia con Dio


L’o d ie rn o co n c etto di «carità» si riferisce prin cip alm en te alla
«beneficenza», cioè a u n ’azione che si com pie a vantaggio di u n ’altra
p erso n a. L’o rigine di q u esta concezione si tro v a nella «secolarizza­
zione d ell’am o re cristiano» che eb b e luogo con L utero. Il m otivo di
ciò si d eve alla sua te o ria della giustificazione p e r la sola fede, poi­
ché essendo q u esta este rio re, «forense», non giungeva a toccare la
n atu ra d ell’uom o, che restava c o rro tta dalla concupiscenza. In que­
sto m odo, D io non im putava peccati al cred en te, i quali tu ttav ia re ­
stavan o in q u e s t’ultim o. E ra m ai possibile in questa concezione
u n ’o rd in azio n e d ell’u o m o a D io ? N o, p ro p rio perch é era im pedita
dalla concupiscenza. P er q u esto la ca rità, n on toccando la relazione
delP u o m o con D io, né la giustificazione, dal m o m en to che questa ri­
m ane d efin ita d alla fede, finiva con il p e rd e re la sua dim ensione di­
re tta m e n te teo lo g ale e p assava a essere ce n tra ta sulla ricerca del be­
n e e d ell’utilità del prossim o. È qui l’origine della sua equiparazione
alla ben eficen za.1
L a ca rità in ten d e tu ttav ia riflettere qualcosa di m olto più grande
della m e ra beneficenza. L ’afferm azione di C risto, «N on vi chiamo
più servi m a amici» (G v 15,15), si m o stra decisiva p e r com prendere
la no v ità della relazione ch e C risto in stau ra con l’uom o, poiché com­
p o rta u n ’au ten tica am icizia, non solo di nom e, m a nella verità di ciò
che significa. L a carità è infatti p ro p ria m e n te questo: una certa ami­
cizia d ell’u o m o con D io.2

1 C t G. Abbà, Quale impostazione perla teologia morale?,L A S , Rom a 1995,141-203.


2 Cf. ST h, II-II, q. 23, a. 1.
L a difficoltà che q u esta afferm azione p resen ta si colloca in una
concezione d ell’am icizia di tipo psicologico, focalizzandosi sul sen ti­
m ento d i recip ro ca stim a delle persone. Se così fosse, s areb b e im ­
possibile co m p ren d ere l’am icizia con D io q u an d o non vi sia sim ile
sentim en to o n o n se ne ab b ia un vissuto o, ad d irittu ra, si nutrisse un
sentim en to opposto.
L’am icizia im plica p e rò s o p ra ttu tto la reciproca co m unione in un
m edesim o b en e e la m u tu a benevolenza. D u e p erso n e sono di co n ­
seguenza am iche q u an d o condividono un b en e in com une e n u tro n o
una recip ro ca b enevolenza.
È q u esto fa tto che p e rm e tte di applicare a D io l’analogia d ell’a­
micizia, p oiché egli ha voluto condividere con l’uom o un bene, la sua
etern a b eatitu d in e, e lo fa m osso dalla sua ben ev o len za fino al p u n ­
to che, con d iv id en d o con l’uo m o qu esto bene, g en e ra la reciprocità.
Si su p era con ciò la radicale difficoltà aristotelica circa la possibilità
dell’am icizia tra D io e gli uom ini poiché, seco n d o lui, la d istanza era
tanto g ran d e ch e essi non p o te v an o condividere alcun b en e :3 n o n p o ­
tevano esistere tra loro interessi in com une. N elP incarnazione D io
ha tu ttav ia v o luto farsi u n o di noi, condividere la n o stra vita e così,
da pari a pari, g iungere a farci p artecip i della sua beatitudine.
Q u al è q u esta ete rn a b ea titu d in e di cui D io ci rende p artecipi? Si
tratta dell’am o re tra il P ad re e il Figlio. II dono che il P ad re ci fa nel
Cristo è il m u tu o am ore, che è pro p ria m en te lo Spirito S anto.4 N el d o ­
no dello S pirito p e r il quale ab ita in noi, il P ad re ci com unica la sua
beatitudine e te rn a e in qu esto m odo inaugura in noi u n ’am icizia con
lui che ci trasfo rm a e ci divinizza. Il d o n o che il C risto risuscitato fa del
suo Spirito trasfo rm a l’uom o e fa di lui un alter ipse d i C risto, un «al­
tro Cristo», config u rando la sua in terio rità secondo il cu o re di Cristo.
L’uom o p u ò o ra p arlare a tu p er tu con Dio.
C om e p ossiam o co m p ren d ere q u esto d o n o dello S pirito? C risto
ce lo d à p erch é ab iti in noi. Si tra tta p e rta n to del d o n o di u n a p re ­
senza dello S pirito d e n tro di noi.5 Possiam o in ten d ere questa p re ­
senza com e u n ’u n io ne affettiva: vale a d ire u n ’in terio re presenza
dello S pirito S an to nel cu o re d e iru o m o che lo m uta, lo cam bia e del
quale si com piace. «C om e l’am ato è p resen te n ell’am ante»: così è
presente lo S pirito Santo.

3 Cf. Elica nicomachen V ili, 7 : 115934-5.


4 STh, I, q. 37, a. 1.
5 Cf. J. P r a d e s , «Deus specialiter est in sanctis p er gratiam », in A na tea a G r e g o ­
riana 261, R om a 1993.
M a il m o d o in cui lo S pirito S an to è p resen te è originale rispetto
a q u an to avviene n ell’am o re u m ano tra persone. L’am ato è infatti
p resen te in u na fo rm a intenzionale, cioè n o n p resen te fisicam ente,
poich é la sua realtà rim an e al di fuori: a ll’in tern o della p erso n a passa
attrav erso la conoscenza di suoi d eterm in ati asp etti, m a la persona
n ella su a realtà rim an e fuori. N el caso dello S pirito S anto, tuttavia,
ciò che l’u o m o riceve non è qualcosa la cui re a ltà rim anga all’este r­
no, m a qu el ch e noi riceviam o è lo stesso S pirito Santo in perso n a, che
o ra si ren d e p resen te n ell’uom o, tra sfo rm an d o lo e dirigendolo a una
reale u n ione con il P adre, u nione che sarà possibile in azioni concre­
te, co n seg u en d o così la pienezza di qu el che gli è stato donato.
Si co m p ren d e così che s areb b e possibile un m u tu o convivere del­
l’uom o con D io e u n a m u tu a conversazione, che va ben o ltre la co­
scienza che l’u o m o p o tre b b e averne, poiché si in stau ra la realtà del­
la m u tu a presenza.
C on q u esto d o n o che viene d ato a ll’uo m o e che l’unisce a D io, la
p erso n a raggiunge la sua v era p erfez io n e ultim a, il suo ultim um po-
tentiae, il m assim o sviluppo del suo stesso essere. È p e r q u esto che si
chiam a «virtù» la carità e non ta n to n é prin cip alm en te perch é com ­
p o rta u n ’in teg razio n e dei dinam ism i, com e avveniva nel caso delle
virtù u m an e.6 L a carità è una virtù, sì, m a lo è in un m odo speciale.
Il d o n o d ella carità è d u n q u e il d o n o di essere in tro d o tto nella
co m u n io n e trin ita ria. In q u esto m odo, la carità genera a p ro p ria vol­
ta un a co m u n io n e um ana: la C hiesa, fam iglia di D io, nella quale tu t­
ti i suoi m em b ri p a rtecip a n o della m edesim a com unione, poiché a
tu tti è stata d o n ata. L e relazioni u m a n e n e rim angono o ra segnate,
poiché l’am o re divino ricevuto si este n d e agli altri, si com unica agli
altri, attrav erso il can ale a p e rto da q u este stesse relazioni. L e altre
p erso n e e n tra n o all’in te rn o di q u e sta com unicazione divina, che è
quella stessa che il cristiano com unica.
L a carità a p re p e rta n to un orizzonte nuovo alla persona: l’oriz­
zonte d ella pien a co m unione con D io m e d ian te la realizzazione del­
le div erse com u n io n i um ane. È qui la novità in tro d o tta dalla carità:
nella co m u n io n e u m a n a c ’è una co m unione con D io. È così che l’uo­
mo, n ell’in c o n tro con C risto, può d eterm in are in u n a fo rm a assolu­
ta m en te o rig in ale l’id eale di vita b uona, di felicità ultim a, nella co­

6 J.J. P é r e z - S o b a , «La carità e le virtù nel dinam ismo dell'agire», in L. M e l i n a -


B o n n e w j j n , L a sequela Chrisli. D im ensione morale e spirituale dell’esperienzo cristia­
na, L U P , R om a 2003,135-159.
m unio n e con D io e con i fratelli, p a rtecip a n d o d el m edesim o am ore
trinitario in u n a co n c re ta m o d alità di com unione um ana: fam iliare,
sponsale, lav o rativ a, civile...
O ra, tale id eale di vita b u o n a si d à com e u n a prom essa, an ticip a­
ta nel don o , certo, m a ch e chiede u n a pienezza nell’azione d eiru o m o .
Tra il d o n o e la sua p ienezza c ’è u n a distensione tem porale. D alla ca­
rità nasce o ra, p erciò, un dinam ism o nuovo che è la speranza, com e
desiderio che si appoggia sull’aiu to di D io, che m uove l’uom o a d at­
tu a re q u esta co m u n ione in azioni concrete. È così che le azioni co n ­
crete sono leg ate a u n ’in ten zio n e ultim a di co m unione con D io, evi­
tand o così che la p erso n a si ritragga. Q u este azioni, nella g ran d e v a­
rie tà che co m p o rtan o , saran n o non so ltan to un m om en to di unio n e
con D io, fine u ltim o cui tu tte ten d o n o , m a saran n o anche la possibi­
lità di p a rtecip a re i doni di D io agli altri. Così, desid e ran d o un b en e
p er la p erso n a am ata, n o n si sta sem plicem ente desid e ran d o il b en e
p artico lare e il b en e m assim o della felicità, m a, d esid e ran d o tali b e­
ni, si sta an ch e tra sm etten d o il d o n o dello Spirito, nella m isura in cui
essi lo po sso n o canalizzare, specificandolo.
Si apre p e r l’uom o il cam m ino verso la pienezza ultim a, un cam ­
mino verso D io, accom pagnato dallo Spirito Santo che lo m uove e lo
guida nel suo andare. I passi di questo cam m ino saran n o le sue azioni.

2. La carità che conforma la castità7


Il dono d ell’am icizia con D io co m p o rta n ecessariam en te la reci­
procità. C ioè, D io o rd in a l’uom o verso di sé, lo unisce v eram en te con
sé. M a q u esto co m p o rta allora che ta le o rdinazione influisca su tu tti
i suoi dinam ism i affettivi.
N on p o tre b b e essere diversam ente. D io n o n può avere un am ico
incapace d ’agire p erch é gli m anca la luce e l’en erg ia p e r sap ere n e l­
l’esistenza co n c re ta com e agire, perch é gli m ancano le virtù. L a p r e ­
senza dello S pirito S an to gen e ra in q u esto m o d o nella perso n a dei
principi di virtù m orali, di integrazione affettiva, che in seguito d o ­
vranno essere perso n alizzati e accolti d all’uo m o nelle p ro p rie azioni.
C om e vien e personalizzato? P e r l’am ore di un fine ta n to gran d e
che è o fferto all’u om o, ora la p erso n a, m ossa dalla carità, gen e ra tu t­

7 Cf. l’eccellente lavoro di O. G o tia , Am ore, castità e carità in Tommaso d 'A q


no, pro-m anuscriplo, di prossim a pubblicazione.
to un d inam ism o v irtu o so che le co n sen te la m ediazione della com u­
n io n e con D io. P er q u esto la carità è m adre, p erch é d a ll’am o re p e r il
fine concepisce le virtù.8 L e virtù m orali si g en e ra n o non com e una
p ro ie zio n e d elle u m a n e p o ten zialità, m a com e l’o rd in a m en to che
viene co stitu ito da un b en e che seduce p e r la p ro p ria grandezza: e
q u a n to g ran d e è il b en e della co m unione con D io!
In q u esta o rd in a zio n e non si tra tta di so p p rim e re il dinam ism o
p ro p rio d elle virtù. A vevam o in p re c e d e n z a visto com e la virtù d el­
la castità in tro d u cesse una singolare u n ità nei dinam ism i d ell’am o­
re, senza elim in are la lo ro specificità, m a in teg ran d o la nella conti­
n u azio n e del b en e d ella co m u n io n e ch e in essi aveva plasm ato. In
m o d o analogo, la ca rità, nel m o m en to in cui ci unisce con D io, ci of­
fre il fine u ltim o e q u esto fine ultim o è capace di o rd in a re i fini in­
term ed i dei diversi d inam ism i a ttra e n d o li verso di sé, irrigandoli con
la linfa d ivina.9 Q u esto influsso ta n to decisivo è possibile proprio
p e r la disposizione a farsi pla sm are d a un b en e p iù grande, p e r un fi­
ne più nobile.
O ra la ca rità, o rd in a n d o il fine di ciascuna v irtù al fine d ella co­
m u n io n e con D io, si co n v e rte n e ll’an im a d ell’u n io n e intenzionale
d ei diversi livelli d e ll’agire um ano. C iascuno di essi re s te rà toccato
dalla logica p ro p ria d ella carità: la logica del d o n o e della com unio­
n e divina.
L a castità, vissuta nei distinti stati di vita - celibato, fidanzam en­
to, m atrim o n io , ved o vanza, verginità - co m p o rterà che in essi la p er­
sona, in co n fo rm ità con il p ro p rio stato, possa vivere la consegna di
sé e in q u esta consegna tra sm e tte rà u n o specifico asp etto del dono
che ha ricev u to da D io. N el p ro p rio a m o re p u ro e lim pido un giova­
ne che vive i suoi stu di o il suo lavoro in relazione con i suoi com pa­
gni co m u n ich erà il d o n o dell’am icizia con D io ricevuto nel battesi­
m o; nel p ro p rio am o re p u ro e lim pido gli sposi an d ran n o trasm et­
tendo il d o n o dello S pirito ricevuto n el loro m atrim onio; nel proprio
am o re p u ro e lim pido i vedovi nelle loro diverse relazioni tra sm ette­
ran n o la fed eltà dell’am o re di D io. L a ricchezza della grazia di D io è
davv ero g ran d e e ci raggiunge nella varietà di fo rm e assunte a se­
cond a d ella v arietà d elle relazioni um ane.
L o S p irito S an to si co n v e rte p e rta n to nel principio di integrazio­
ne di tu tti i dinam ism i d ell’am o re indirizzandoli alla com unione con

8 Cf. ST h, I M I , q . 2 3 , a . 8 , a d 3.
9 Cf. v o n H i l d e b r a n d , Essenza dell'am ore , 6 3 7 - 7 3 7 .
D io m e d ian te le m ediazioni p ro p rie di ciascuno di essi. È in questa
m aniera che red im e il desiderio um ano dalla concupiscenza che m i­
naccia di rip ieg arlo su di sé. Se lo sguardo concupiscente n ac q u e in
A d am o d alla ro ttu ra d ell’alleanza p rim ord iale con l’am o re di D io,
ora, n ella nu o v a alleanza, an c o ra n d o l’u m ano desiderio a ll’u nione
con D io n ella carità, lo redim e, trasform andolo.
L a trasfo rm azio n e accade p erò in un le n to processo che p ro ced e
dal suo ancoraggio in D io fino alla piena spiritualizzazione del co r­
po um ano. In q u esto p rogresso D io h a voluto lasciare u n a traccia del
peccato originale: u n a ce rta inclinazione verso il b en e pro p rio , un
certo desid erio co n cupiscente che in troduce nella vita della perso n a
il ca ra tte re di lo tta, il q u ale fa sì che a volte la p ersonalizzazione di
questo d o n o di D io assum a una ca ra tte ristic a anche d o lo ro sa.10

3. Purezza di cuore e dono della pietà


A m otivo di q u esta b eatifican te p resen za dello S pirito è possibi­
le un a singolare p u rezza di cuore, che non so lta n to corregge ogni
possibile dev iazio n e d ell’am ore, m a, facendolo m a tu ra re e re n d e n ­
dolo p artecip e d ella logica del dono, gli co n sen te di ved e re D io.
«Beati i p u ri d i cuore, perch é v ed ran n o D io» (M t 5,8).
Si tra tta o ra di u n ved e re D io n o n n ell’escatologia ultim a, m a
nella c o rp o reità stessa, perch é «non sap ete ch e il vostro co rp o è te m ­
pio dello S pirito S anto?» (IC o r 6,19). Il d o n o dello S pirito perm ette
nel cristiano u n d o n o singolare, che è il d o n o della pietà, grazie al
quale p u ò n o n s o lta n to scoprire il significato sponsale del corpo, m a
la so rg en te del suo valore ultim o:

«Se la p u r e z z a d is p o n e l ’u o m o a “m a n te n e r e il p r o p r io c o r p o co n
sa n tità e risp etto ", c o m e le g g ia m o in l T s 4,3-5, la p ietà , c h e è d o n o
d e llo S p ir ito Santo, s e m b ra se r v ir e in m o d o p a r tic o la r e la p u r e z z a ,
s e n s ib iliz z a n d o il s o g g e tto u m a n o a q u e lla d ig n ità ch e è p r o p r ia d el
co r p o u m a n o in virtù d e l m is te r o d ella c r e a z io n e e della r e d e n z io ­
ne. G r a z ie a l d o n o d ella pietà , le p a r o le d i P a o lo : “N o n sa p e te ch e il
vo stro c o r p o è te m p io d e llo S p ir ito S a n to ch e è in v o i [...] e c h e n o n
a p p a rten ete a v o i s te s s i? ” ( I C o r 6 ,9), a c q u is ta n o l ’e lo q u e n z a d i
u n 'e s p e r ie n z a e d iv e n g o n o viv a e v issu ta verità n e lle a z io n i. E sse
a p r o n o d u n q u e l ’acc esso p i ù p i e n o a ll’e s p e r ie n z a d e l sig n ific a to

10 C f. C a f f a r r a , Elica generale della sessualità, 2 5 - 3 1 .


sp o n s a le d e l c o r p o e d ella lib ertà d e l d o n o c o lleg a ta c o n esso, nella
q u a le s i sv e la il v o lto p r o f o n d o d ella p u r e z z a e il s u o o rg a n ico le ­
g a m e c o n l ’a m o r e » .n

L a castità, g e n e ra ta e fo rm a ta dalla ca rità, e arricchita dal dono


della p ie tà, si co n v erte o ra in una luce singolare che guida il cam m i­
no d ell’uom o, re n d en d o lo cap ace di scoprire la grandezza del corpo
um ano, d ella sessu alità che Io configura. N ella castità si rivela il mi­
stero di u n a co m u n io n e con D io. È qui l’origine ultim a del rispetto
con cui il cristian o g u a rd a il co rp o sessuato, d ell’um iltà con cui gli si
accosta, d ella m o d e stia con cui lo tra tta .

11 G io v a n n i P a o l o II, U om o e donna lo creò, LVII. 2 .


Capitolo sedicesimo

L’educazione del desiderio

U n a m o rale che colloca il d esid erio al ce n tro della co n d o tta u m a­


na, fino al p u n to di elevarlo a criterio della v erità riguardo al bene,
com p o rta im m ed iatam en te l’afferm azione della necessità d ell’e d u ­
cazione d el desiderio, sino a fare di esso un desiderio «retto» e, cioè,
virtuoso. Q u e sta afferm azione si fa an c o ra più decisiva n el cam po
della sessualità, in cui il desiderio sessuale si p resen ta con u n a g ra n ­
de im pulsività e l’em ozione te n d e ad abbracciare l’in tero vissuto di
una relazione.
L a p e rso n a u m a n a è un essere pro g red ien te: d a essere to ta lm e n ­
te d ip e n d en te e che si co m p o rta m otivato solo d a un interesse, il p ro ­
prio piacere, d iv en ta u n essere in d ip en d en te e con un in teresse cen­
trale, il b en e co m u n e di coloro ch e gli sono a tto rn o .1 C o n te n e re la
dom an d a d el p ro p rio piacere è cosa che da solo il bam bino n o n può
fare. H a bisogno di essere aiu tato , di essere educato. Il suo desiderio
di cose che so n o p e r lui convenienti e che lo attrag g o n o ha bisogno
di essere m e d iato d alla p ru d en za dei suoi genitori ed ed u c ato ri e
contro llato d alla lo ro saggezza. Il passaggio d a q u esta m ediazione
este rn a alla virtù p ro p ria del soggetto è il processo educativo. L a sua
funzione n o n è ta n to di «inform are», né di «istruire» l’intelligenza,
né di d a re u n ’abilità al rag io n am en to , q u an to di co n fo rm are u n a sog-
geltività, re n d e n d o il bam b in o capace di vivere u n a vita bu o n a e riu ­

1 Cf. A . M a c I n t y r e , D ependeni Rational Animals. W hy H um an Beings N eed t


Virtites, .Duckworth, London 1999.
scita che tocchi il nucleo di ciò che sono i suoi desideri autentica­
m en te um ani: vale a dire, si tra tta di co stru ire il soggetto virtuoso.2
L’integrazione del desiderio sessuale e affettivo nell’am ore alla
perso n a e nella ricerca della com unione che s’im pone com e problem a
in un d eterm in ato stadio della vita, q u an d o nella p u b ertà si configura
l’originalità di qu esto desiderio. M a pro p rio p e r il fatto che tocca la sfe­
ra del p iacere, la sua possibilità di integrazione d ipenderà in una certa
m isura d a com e la p erso n a si sia posta di fro n te all’esperienza del pia­
cere in genere. N o n p er nien te la castità è u n a virtù che specifica in un
cam po con creto la virtù della tem p eran za, il cui ruolo consiste nel m o­
d e ra re il d esiderio di piacere in generale. L a capacità che il bam bino
acquisirà di m odificare la p ro p ria visione e valutazione delle passioni,
e di v ed ere che al di là del b ene im m ediato che gli provoca piacere o
disgusto si trova in esse u n a dim ensione che le trascende e che lo uni­
scono a u na co m u n ità di p erso n e com e la fam iglia, la sua città, la sua
nazione, sarà decisiva perché un dom ani possa anche affrontare il
com pito di m odificare la p ro p ria valutazione dell’esperienza del pia­
cere sessuale alla luce di qualcosa che è più grande di lui.
F orse m ai co m e oggi si coglie una solitudine così g rande nell’a­
dolescen te al m o m en to di affro n ta re l’in terp reta zio n e e integrazione
della dim en sio n e sessuale e affettiva. D a un lato, in una società ipo­
critam en te to llera n te gli vengono sem plicem ente offerti canali pro­
cedu rali p erch é risolva i p ro p ri conflitti, m a sopraffacendolo con una
concezione p an sessualista;3 d a un altro i suoi genitori ed educatori,
di fro n te alla p ro p ria m ancanza di chiarezza e di coraggio, non of­
fro n o ch e sem plici soluzioni tecniche, igieniche, di sesso sicuro, la­
sciando l’ad o lescen te in terio rm en te orfano.
R isco p rire q u esta d im ensione del com pito educativo si m anifesta
com e u n a p rio rità.4

2 P er valutare quello che è il ruolo dell’educazione m orale nel contesto delle ten­
denze pedagogiche attuali rinvio al decisivo articolo di G. A bbà, «U na filosofia m ora­
le p e r l’educazione alla vita buona», in Salesianum 53(1991), 273-314; J.A. R e i g P là ,
«Presupuestos antropológicos para educar la sexualidad», in M a r e n g o - O g n i b e n i ,
Dialoghi sul mistero nuziale, 299-314.
3 Cf. J.J. P é r e z - S o b a , «E1 pansexualism o y su incidencia en el m atrim onio y la fa-
milia», en Diàlogos de Teologia 6: el m atrim onio y la familin, claves de la ntteva evan-
gelización, A lm udf-B iblioteca S acerdolal, Edicep, Valencia 2004,83-110.
J Cf. P o n t if i c i a c o n g r e g a z i o n e p e r l ’e d u c a z i o n e c a t t o l i c a , Orientamenti edu­
cativi sull'am ore um ano, Città del Vaticano 1983. Si veda M.L. Di P i e t r o , Adolescen­
za e sessualità, Editrice La Scuola, Brescia 1993; I d ., «Dall’educazione sessuale all’e­
ducazione della sessualità», in Anthropoles 18(2002), 245-266.
1. Da dove parte la possibilità
dell’educazione alla castità?
In n an zitu tto , da u n ’iniziale disposizione dei dinam ism i am orosi a
essere vissuti in u n a form a um ana, gu id ata cioè dalla ragione e non
dal cieco istinto. N ell’uom o non ci sono p ro p ria m en te degli istinti co­
me negli anim ali. L a pulsione sessuale nell’uo m o non d eterm in a un
com p o rtam en to : inclina con più o m eno forza. M a la d eterm in azio ­
ne del m odo co n creto con cui viverla co rrisponde alla p erso n a stes­
sa. N ella stessa esp erienza del p u d o re ab b iam o visto com e ci sia un
ritrarsi di fro n te a u n a introm issione della pulsione nella capacità di
governo, così com e u n a rivelazione della dignità della persona.
In secondo luogo, la possibilità d ’integrazione del d esid erio ses­
suale e affettivo si tro v a nel d o n o d ell’am o re che altri ci fanno.
Q uando un b im bo vive la passione del tim o re e fa esperienza di ciò
che è la p au ra, solo la p resen za di qualcu n o che lo am a è capace di
calm arlo e di dargli pace. In m odo analogo il d o n o dell’am ore, che
una p erso n a riceve d en tro di sé e p e r il quale è arricchito in u n a for­
ma g ratu ita, co m p o rta in q u an to tale un principio d ’o rdine che m u o ­
ve il so ggetto ad assecondarlo. È n e ll’attrazio n e che u n ’altra p e rso ­
na esercita p ro p rio all’in tern o del soggetto che si trova l’inizio d el­
l’ord in am en to d ell’am ore.5
In terzo luogo, e in strettissim a relazio n e con il d o n o d ell’am ore
um ano, la possibilità d ell’integrazione d ell’affetto p a rte anche dal
dono d ella carità. A b b iam o visto p iù sopra com e la p resen za n el­
l’uom o dello S p irito S an to co m p o rta u n a prim a integrazione dei suoi
dinam ism i: in teg razione che gli viene d ata com e un d o n o e che di
conseguenza d o v rà fare pro p rio , personalizzandolo. In q u esto farlo
proprio, non p a rte d a zero. P u ò co n tare sulla presenza di Q ualcuno
che ci fa d o n o di u n a p rim a integrazione e ci accom pagna nella sua
personalizzazione.

2.11 lavoro educativo personale


D u e im m agini po ssono aiutarci a co m p ren d ere il m o d o di acqui­
stare la v irtù della castità: il p arag o n e con l’arte politica e il p arag o ­
ne con l’acquisizione d ell’abilità tecnica. È A risto te le a sviluppare il

J Cf. P. W a d e l l , «Education and ihe F orm ation o f Ihe Virlues», in A nihropotes


1 8 (2 0 0 2 ), 1 7 9 -1 9 9 .
p rim o p arag o n e .6 S u o n a così: allo stesso m o d o con cui un governan­
te esercita u n do m in io dispotico sui servi e gli schiavi della città e un
dom in io politico sui liberi cittadini, così l’uom o esercita un dom inio
dispotico so p ra le p ro p rie m em b ra, m a un dom inio politico sulla pro­
p ria affettività. Q u al è il m otivo di q u esto parag o n e ?
Il filosofo g reco coglie una differenza essenziale tra i servi e i li-
b eri cittad in i di allora: i prim i n o n h a n n o diritti, sono schiavi, p er cui
non p o sso n o av e re p ro p rie tà , n é interessi, né progetti: sem plicem en­
te dev o n o o b b ed ire alle decisioni d ei lo ro p ad ro n i e del governante
dal m o m en to ch e n o n posso n o far valere i loro d iritti n é difenderli. I
secondi, i liberi cittadini, p o ssiedono beni, h an n o dei diritti, possono
fa re p ro g etti, co ltivano p erso n ali interessi. Se il g o v ern an te cercherà
di fare uso dei lo ro beni, di im padronirsene, i liberi cittadini p o tra n ­
no ribellarsi, dal m o m en to che posso n o dife n d ere i p ro p ri diritti. Il
g o v ern an te n o n p u ò u sare questi b en i che n o n gli app arten g o n o , so­
no di altri, n é im p o rre lo ro i p ro g etti personali, poiché sicuram ente
non lo asseco n d ereb b ero . P er governarli deve convincerli del fatto
che i p ro g etti di q u esti cittadini, se seguono l’in teresse com une indi­
ca to dal g o v ern an te, co n seguiranno la lo ro pienezza: i loro beni non
a n d ra n n o p erd u ti, n é risu lteran n o dim inuiti, né svalutati, m a accre­
sceran n o in n u m e ro e valore. C osì allo stesso m odo, e arriviam o ora
al p arag o n e, le m e m b ra d el co rp o com e un braccio, un piede, non
p erseg u o n o b en i p ro p ri, non h an n o interessi, p e r cui si lasciano go­
v ern a re d alla rag io n e, che esercita un dom inio dispotico. I nostri af­
fetti invece... q u esti sì che possiedono beni p ro p ri, i piccoli piaceri, e
sono en o rm e m e n te in teressati al loro conseguim ento, così che, se la
rag io n e v uole g o v ernarli, non può farlo in m odo dispotico, perché si
rib e lle ra n n o ; d ev e farlo in m o d o «politico», convincendoli del fatto
che, se seg u o n o il b en e che la ragione indica loro, raggiungeranno
senza d u b b io i lo ro stessi interessi e in un m odo an c o ra più pieno.
Il seco n d o p a rag o n e tra la virtù artistica e la v irtù m orale inten­
d e p o rre in ev id en za il processo della sua acquisizione. N asce così
u n a do m an d a: com e si raggiunge u n a d eterm in ata virtù artistica, o
sp o rtiv a ?7 C osì, ad esem pio, un bam b in o di pochi anni p ro v a il desi­
d erio di d iv e n tare un pian ista q u a n d o ascolta la m elodia che un ami­
co dei suoi g en ito ri su o n a in u n a s e rata in fam iglia. A vvicinandosi al

6 A r i s t o t e l e , Politica 1 .2 : 1254b2-4. V edere la spiegazione di T o m m a s o d ’A q u i -


no, ST h, 1.81. a. 3. ad 2; M I, q. 56, a. 4, ad 3; q. 58, a. 2.
7 Si veda la spiegazione che al riguardo fornisce S. P i n c k a e r s , Las fuenies de la
m oral cristiana. Su mètodo, su comenido, su historia, EU N SA , Pam plona 1988, XV.
piano e p reso dalla m usica che esce da quella cassa di legno, viene in ­
vitato da q u e s t’am ico a sedersi al piano e a p rovarlo anche lui. M a il
tentativo si tra d u ce p e r il bam bino in una delusione: adesso tu tto è
disarm onia. Q u esto am ico di fam iglia gli spiega che d ev e acquisire
un’abilità, u n ’arte, e che perciò d ev e so tto sta re a u n a disciplina: e co­
mincia la prim a lezione... A lPinizio non c o m p r e n d e v a poco a poco,
a forza di rip e te re e rip e te re i m ovim enti con le sue m ani e le dita s e ­
guendo fed elm en te le p a rtitu re e ascoltando i consigli che il suo
m aestro gli dà, va acquistando q u e sta abilità. Poco a poco com incia
a te n ta re pezzi p iù difficili, fino a raggiungere un m o m en to in cui il
m aestro gli toglie la p a rtitu ra e gli dice: adesso crea tu la m usica, ora
puoi su o n are q u el che tu vuoi. In m o d o analogo succede p e r l’acqui­
sizione d ell’arte in un d ato sp o rt, o di un m estiere. È in essi essen­
ziale n o n ta n to l’a p p ren d im en to teorico, q u an to il provare, il te n ta ­
re, il rip e tere i gesti, l’abituarsi poco alla volta. A gire è cosa essen ­
ziale anche p e r la riuscita della vita m orale. V ediam o il processo.
P er acquistare la virtù della castità, prim a di tu tto c’è l’attrazione
di fro n te a u n ’eccellenza. Il bam bino scoprirà di n orm a questa eccel­
lenza nell’am o re sponsale dei suoi genitori, nel m odo con cui tra loro
si am ano e costruiscono la fam iglia, realizzando un vero focolare in cui
ciascuno dei suoi co m ponenti trova il proprio posto. G razie a ciò p o ­
trà farsi u n ’id ea di quel che è u n a possibilità di vita b u o n a e riuscita:
possibilità, poiché no n ha ancora fatto esperienza in se stesso di ciò che
è la ricchezza dell’attrazione uom o-donna, né di ciò che significa am a­
re dal p u n to di vista sessuale. N ella vita fam iliare e sociale, aiutato dai
suoi, com incerà ad an d a re in tegrando i p ro p ri desideri di piccoli p ia­
ceri, riferendoli al b ene della fam iglia, del suo gruppo di amici. In q u e ­
sto m odo il b am bino va co m p ren d en d o che il pro p rio bene, in q u an to
persona, è possibile raggiungerlo so lta n to nel b en e della com unione.
In essa raggiunge u na nuova pienezza che d à senso alla sua vita.
In tu tto q u esto lavoro d ’in terp reta zio n e e plasm azione dei p ro p ri
desideri, il b am b in o va im p aran d o a fidarsi. Q uelli ch e lo am ano gli
offrono un esem pio con la p ro p ria vita, una testim onianza, un ric h ia­
mo a q u alcosa di più grande, che o ra, di fro n te alle sue diverse e sp e ­
rienze, va acq u istan d o rilievo e significato assiem e ai racconti che
ascolta e v ede alP in torno e nei m ezzi di com unicazione, visti anche
criticam ente.8

8 Cf. A. M acIn ty re, A fter Virine, a study in m oral theory, Duckw orlh, Lond
1965, 2 1 6 -2 1 8 .
In q u e sto m odo, q u a lo ra in c o n tri d elle difficoltà p e r in te rp re ­
ta re o in te g ra re le p ro p rie d iv e rse esp erien ze, fa rà rico rso ai p ro ­
p ri g en ito ri o e d u c a to ri in ce rc a di consiglio. Si va così creando
u n a v era am icizia n ella q u a le si re n d e possibile u n a confidenza di
fond o che p e rm e tte al bam b in o di n o n p re te n d e re di sa p e re tu tto
subito , m a d i fid arsi di ciò che gli dicono i suoi g en ito ri e m aestri,
anch e se n o n capisce p erch é: n ella co n fid en za che ha con loro p er­
cepisce, tu ttav ia, che q u e sto è ciò che p e r lui è d av v e ro buono.
Q u a n d o poco a poco com pare l’esperienza di attrazio n e sessua­
le ed em otiva, l’ad o lescen te n o n sap rà d a rn e u n ’im m ediata in terp re­
tazione. N on co m p ren d erà in che m o d o vi sia in gioco il significato
della p ro p ria vita, d ella p ro p ria libertà. Q u esta esperienza lo attira
p erò n ella sua concretezza, senza che sia capace di collocarla in un
q u ad ro com plessivo di senso. E lo a ttra e fram m en ta n d o la sua con­
d o tta; lo sep ara in fatti dalle attiv ità e dalle certezze che fino ad allo­
ra ha vissuto, dal m o m en to che ne fa esp erien za con p erso n e diver­
se: oggi si in n am o ra di u n a p erso n a, in capo a qualche giorno di
u n ’altra. A n co ra p iù lo fram m en ta p erch é vive sentim enti antitetici
p e r le stesse p erso n e, d ’am o re e odio, d ’indifferenza e d ’interesse, in
un susseguirsi im p etuoso e dram m atico. È adesso che va progressi­
v am en te perso n alizzando q u e ste esperienze, in terp reta n d o le alla lu­
ce di q uel che ha co m preso dalla relazione sponsale dei suoi genito­
ri e d alla spiegazione che gli stan n o d ando, esem plificando la propria
esperien za o l’esp erienza di altre p e rso n e in situazioni analoghe. La
relazione che stabilisce tra q u esta visione che riceve e la propria
co m p ren sio n e di q uel che è u n a vita felice n ell’in terp reta zio n e dei
p ro p ri desid eri è q u an to va a costituire l’universo sim bolico della sua
sessualità, che va m an m ano co n figurando grazie alla m ediazione af­
fettiva.
In q u esto co m pito, i genitori e gli ed u c ato ri, e in loro la Chiesa,
o ffro n o all’ad o lescen te la possibilità di co m p ren d ere la verità delle
p ro p rie esp erien ze affettive. Il richiam o alla v erità si m o stra decisi­
vo: l’am o re h a u n a p ro p ria v erità e qu esta non dip e n d e semplice-
m en te d all’in ten sità e novità dei sentim enti. Se p e rò ha una p ropria
v erità, h a an ch e u n p ro p rio lim ite: la possibilità di erro re. M anifesta­
re la v erità d ell’am o re è anche m an ifestare il suo limite, p e r cui gli
ed u c ato ri fan n o n ec essariam e n te riferim en to alla legge m orale che
c om p o rta d eterm in ate concezioni sia nei riguardi d ell’assenso inte­
rio re al desid erio (n o n o co m an d am e n to ), sia nei riguardi delle azio­
ni este rn e (sesto co m an d am e n to ). Si tra tta di una legge in tern a al­
l’esp erien za p ro p ria d el desid erio um ano.
Q u esta legge, p e r il fatto di d ip e n d ere in trin secam en te dalla ve­
rità delPam oré, sfugge al co ntrollo d ire tto della volontà: s’im pone
cioè ad essa, no n p u ò cam biarla benché lo voglia. Q u esto fa tto h a un
valore pedagogico di p rim ’ordine, poiché co n sen te un elem en to di
oggettività nella stessa esp erien za del desiderio: q u esto non si esau ­
risce nella sua soddisfazione, p erch é cerca qualcosa di più, cerca cioè
un’eccellenza d ’am ore. C on ciò, nel m o m en to in cui n eg a l’im m edia­
ta soddisfazione del desiderio, libera la p erso n a dal fare di nuovo
centro su di sé e la disp o n e all’in co n tro con l’altro.9 L a legge m orale
esprim e in q u esto m o d o i lim iti invalicabili da p a rte di un vissuto
um ano delPam ore. A l di là di questi lim iti, noi non possiam o in alcun
m odo so sten ere che stiam o am an d o v eram en te la p erso n a, an c h e se
volessim o afferm arlo, anche se sentissim o così.
N ella relazio n e d ’am icizia e confidenza che la sua fam iglia ha co­
struito e grazie all’am b ito in cui è stato educato, am b ien ti che sono
entram b i ecclesiali q u a n d o i suoi p rotagonisti sono b attezz ati, l’ad o ­
lescente p o trà ac cettare la disciplina che co m p o rta la legge m o ra le e
determ in ate fo rm e di vestirsi, di p arlare, di relazionarsi, di scegliere
d eterm in ati film e spettacoli... A n ch e se forse n o n co m p ren d e im ­
m ed iatam en te il senso di simili form e e di simili proibizioni, si fiderà.
Ciò che q ui è decisivo è che l’ad o lescen te si fidi. N on b asta che ac­
cetti q u este n o rm e p e r la sem plice a u to rità di chi le tra sm ette, p o i­
ché in q u esto m o d o raggiungerà un controllo della p ro p ria affettività
del tipo d el co n tin en te, m a n o n la sua plasm azione com e il virtuoso.
È necessario che faccia il passaggio di ac cettarle p e r il richiam o alla
verità d elP am o re che co m p o rtan o , benché n o n co m p ren d a an c o ra la
sua relazio n e con la p ienezza alla quale i suoi ed u c ato ri fanno rife ri­
m ento, e viva, al co ntrario, l’in ten sità del piacere offerto.
G li ed u c ato ri a n d ra n n o plasm an d o in q u esto m o d o i diversi d e­
sideri che v an n o so rg en d o n ell’educando. L a m isura che essi stabili­
scono n ella su a p ru d enza, com e am ore intelligente, an d rà poco a p o ­
co in lui p ersonalizzandosi. La co stan te attu azio n e d ell’adolescente
nel seguire il consiglio e le n o rm e di coloro di cui si fida, di ac cetta­
re la disciplina che co m p o rtan o , co n sen tirà di a n d a re rettificando i
suoi d esid eri, o rd in a n d o la ricerca del b ene p artico lare, del p iacere
che p ro m e tto n o , verso il dom inio di sé p e r p o te re un giorno realiz­

9 Cf. L. M e l i n a , «D esiderio di felicità e com andam enti nel prim o capitolo di


rilatis splendor», in G. B o r g o n o v o (ed.), Gesti Cristo, legge vivente e personale della
santa Chiesa, Piem me, C asale M onferrato 1996,43-64.
zare u n d o n o di sé. È così che d ovrà, certo, «contenere» l’im pulso dei
suoi d esid eri, m a s o p ra ttu tto «ordinarli» stab ilen d o una misura.
Q u esto lavoro di plasm azione d ell’affetto n o n è libero da con­
trasti. Poiché d eve in tro d u rre u n a m isu ra nella pulsione sessuale e
nello stato affettivo, p o trà perciò s p erim en tare una lo tta tra duè
estrem i: la tran q u illità e la pulsione sessuale, la passione d ell’am ore
e l’in differenza, l’idealizzazione e il realism o. Q u esta lo tta può sup­
p o rre u n a v era p ro v a, p ro p rio p e rch é p re te n d e di stabilire un altro
criterio di verifica: l'in ten sità em otiva. L ’assim ilazione dei fallim enti
affettivi si m an ifesta decisiva p e r arriv are a verificare la verità di ta­
li esp erien ze n e irin sie m e d ella vita.
U n elem en to decisivo in qu esto processo educativo è quello di
im p arare a dirig ere la p ro p ria atte n z io n e verso ciò che veram ente
im porta: l’im pulso sessuale e lo stato em otivo te n d o n o ad assorbire
l'atten zio n e, ce n tran d o la nella p a rtico larità d el b en e sensuale o af­
fettiv o che è in gioco. N on è che l’atten zio n e possa dirigersi facil­
m en te dove il so ggetto voglia, p ro p rio perché si radica anche nei di­
nam ism i co rp o rei e affettivi. L a cap acità di ric reare un m ondo inte­
rio re di racco n ti e di sto rie si m o stra al rig u a rd o decisiva, assiem e al
sano realism o che sa fuggire da q u elle circostanze nelle quali l’at­
tenzio n e rim an e presa, e con essa il dinam ism o sessuale. È all’inizio
di qu esto d inam ism o ch e l’atte n z io n e p u ò an c o ra rivolgersi ad altri
p artico lari che ci co n sen tan o di co n serv are la lib ertà interiore. G ià lo
stesso A g o stin o raccom andava il s ap er fuggire p e r tem po dalie cir­
costanze n elle qu ali la stessa v o lo n tà si v ed reb b e poi soggiogata.
C osa avviene al giorno d ’oggi, q u a n d o si è perso di vista q u el che
è un san o realism o n ell’ed u cazio n e affettiva? Il m ito d el b u o n sel­
vaggio di R o u sseau p are d o m in are il p an o ram a educativo, in cui
u n ’in credibile in g en uità induce a cre d e re che sia sufficiente che gli
adolescen ti e i giovani sap p ia n o qu el che dev o n o fare perch é lo fac­
ciano: «sa com e co m p o rtarsi, non c ’è pericolo». E non solo il pano­
ram a ed ucativo, m a il com plesso delle relazioni uom o-donna. Con
u n a stran a in g en u ità le p erso n e rifuggono da ce rte ovvie m isure di
cautela riten en d o le già superate, m a senza sap erle sostituire con al­
tre p iù a d a tte ai tem pi, con fid an d o sulla p ro p ria sicurezza: poco do­
p o si tro v an o d av an ti a so rp rese n o n pro g ram m ate. P erché non si tie­
ne co n to d ella deb o lezza delle p erso n e? F are i conti con la nostra de­
bolezza ci re n d e um ili e l’um iltà ci re n d e casti.
Il p rocesso ed u cativo p e rm e tte alla perso n a di integrare in modo
ad eg u ato l’im pulso sessuale e l’a m o re affettivo, ev itando una fram ­
m e n tazio n e e o g g ettivazione d el co rp o um ano, in m odo tale che sia
capace d ell’am o re au ten ticam e n te personale. Così, poco a poco, aiu ­
tato dal cam m in o che gli indicano i suoi genitori ed ed u c ato ri, assu­
m endo tali n o rm e co m e la verità della p ro p ria esperienza affettiva,
com piendo u n a volta e poi u n ’altra q u este azioni a m otivo della lo­
ro bo n tà, ev itan d o d e te rm in a te azioni una volta d o p o l’altra, l’a d o le ­
scente an d rà acq u isendo u n a nu o v a qualificazione della sua capacità
d ’am ore, u n a lib ertà di q u alità che gli consentirà di c rea re con au ­
tentica o rig in alità u n a vita d ’am ore. Q u esto è infatti il fru tto d ella ca­
stità, la qu alificazione della p erso n a perch é sap p ia e possa creare con
originalità azioni eccellenti in cui esp rim ere la p ro p ria in terio rità.

3. Castità e vita sacramentale


A b b iam o già d e tto di com e la virtù della castità trovi nel dono
dello S pirito u n o dei p ro p ri principi decisivi. Q u esto d o n o è d a to in
form a efficace nel battesim o. In q u esto m o d o il bam b in o già all’ini­
zio della p ro p ria vita cosciente sa rà in possesso di un principio di
unità dal m o m en to che gli viene offerta l’alleanza con D io. C e rta ­
m ente d o v rà farlo p roprio, p e rò p a rtirà d al d o n o ricevuto e n o n da
una situ azio n e di ro ttu ra e lo n tan an za da D io. L a sua crescita tro v e rà
in qu esto m o d o u n am b ien te in te rio re favorevole.
È n ell’eucaristia che gli sarà possibile co m p ren d ere non so ltan to
quello che è il significato ultim o d ella sessualità, il d o n o di sé nel co r­
po, m a che p o trà alim entarsi della p resen za del S ignore che d all’in-
terno della sua so g g ettività ricom pone e irro ra i suoi dinam ism i con
la forza del suo Spirito, facendo sì che possa vivere il d o n o di sé in
quel p artico lare stad io della sua vita. L a castità riceve n el sacram en ­
to del m atrim o n io u n a configurazione n uova, m a su q u esto ci soffer­
m erem o più avanti.
Poiché l’acquisizione della virtù della castità non è esen te d a te n ­
tativi sbagliati, d a passi falsi, da ingenuità che sfociano in insuccessi,
da accecam enti che finiscono p e r disgustare, da curiosità che finisco­
no col ren d ere ciechi, da m iserie che feriscono e chiudono in se stes­
si, pro d u cen d o veri tra u m i nel cu o re d ell’uom o, si re n d e som m a­
m ente necessario il s ap er ric o n d u rre le p erso n e alla fo n te del p e rd o ­
no. Tra i diversi am biti um ani, è forse n ell’am b ito affettivo che si p ro ­
duce m aggiore so fferenza. L e ferite affettive, chi le cura? P erch é si
tratta di ferite che la n o stra lib ertà e la lib ertà di altri han n o p ro d o t­
to: toccano perciò il cu o re della visione che una p erso n a si è fatta
della sessualità, la capacità di lib ertà di fro n te a essa. U n a ferita af­
fettiv a n o n cu rata p er te m p o blocca la sp eran za nel futuro, ren d e im ­
possibile u n p resen te d ’am ore, ren d e incapaci di assim ilare il proprio
passato. È n ell’am icizia con C risto che scopriam o la p o te n za del suo
p erd o n o e com e egli sia capace n o n solo di sanare, m a di fare sì che
anch e le esp erien ze negative co n c o rra n o al bene. C on l’olio del suo
p erd o n o il cu o re si rip re n d e, è capace di assim ilare il passato, di of­
frire nel p resen te un p e rd o n o che riconcilia e cerca strad e nuove, di
s p erare nel futuro.
P er il sacerd o te che è confidente e testim one delle ferite di un
am o re n o n o rd in a to , di un am o re non vero, si fa necessario più che
m ai il sap er accogliere il p e n ite n te con il cu o re d ell’unico S acerdote,
di colui che disse: «V enite a m e, voi tu tti, che siete affaticati e op­
pressi, e io vi risto rerò » (M t 11,28). S ap er consolare, sap er consiglia­
re, s ap er fo rtificare, s ap er anim are e s ap er anche ric o n d u rre le p e r­
sone all’o rigine delle loro ferite, alla radice dei loro peccati, è u n ’ar­
te vera e p ro p ria. L o stile e l’am o re d ell’unico S ace rd o te indurranno
il m inistro a s ap er tra tta re com e lui, senza p o rre delle d o m a n d e né
più né m eno di q u an to sia co n v en ien te e, nel caso, d o m a n d an d o in
p rim o luogo se quello che la perso n a ha racc o n tato n o n la angustia
e se n o n desid eri p a rlarn e più am piam ente.
E necessario che l’esp erien za delle p ro p rie cad u te nel cam po d el­
la sessualità sian o in teg rate in un sano processo educativo della p er­
sona, asp etto di vitale im p o rtan za n ell’o p e ra educativa e pastorale.
C on ciò s ’in ten d e sp iegare in n a n zitu tto che non esiste una gradualità
della legge:10 u n a legge cioè che trovi una g raduale applicazione nel­
le sue d iv erse d im ensioni in rag io n e della situazione della persona,
p e r cui si p o tre b b e ro co n sen tire d e te rm in a te azioni che la legge m o­
rale co n d a n n a, m a che la p erso n a n o n è ancora in condizioni di ac­
cettare. T uttavia la legge m orale, d al m o m en to che riflette l’a u ten ti­
co b en e u m ano e il suo lim ite, non p u ò essere applicata con g rad u a­
lità, poiché c o m p o rtereb b e l’ipotesi di a c cettare u n ’espressione non
u m a n a d ell’am ore: qu esto co n trad d ice sem pre l’am ore, ren d e im ­
possibile la su a verità.
M a, se n o n esiste una g rad u alità d ella legge, esiste tu ttav ia una
legge d ella g rad u alità. U n a san a legge d ella g rad u alità com incia con
la conversion: nel cam m ino di u n a p erso n a che, confidando nella ve­
rità che la C h iesa le com unica, d esid e ra giungere a viverla e quando
cade sa ch iam are il p eccato con il suo nom e. Tra l’ideale che vuol vi­

10 Cf. Familiaris consortio 34.


vere e la situ azio n e di fragilità storica e biografica in cui si tro v a , si
p o n e o ra u n a d istan za che an d rà co p ren d o g rad u alm en te, a ta p p e, in
una ten sio n e verso l’ideale. C erto, q u esto n o n può tu ttav ia essere
confuso con u n a p erso n a che an c o ra non h a chiari alm eno i limiti
um ani d ell’esp erien za sessuale e affettiva e che, p e rta n to , non arriva
ad accettare la n o rm a m o rale n egativa che proibisce d eterm in ate
azioni. In tal caso n o n si p u ò ancora applicare la legge della g ra d u a ­
lità, poiché u n atto co n trario alla n o rm a m o rale negativa c o n tra d d i­
ce la ten sio n e verso l’ideale. P er p o te r applicare la legge della g ra­
du alità nel lavoro p asto ra le è necessario che la p erso n a viva u n a co n ­
versio n e nel p ro p rio m o d o di ved e re la sessualità e nel m odo di vo­
lerla. L a ten sio n e verso l’ideale p a rte d a q u esta conversione.

4. Castità e legge civile


D al m o m en to che la sessualità rig u ard a u n a dim ensione relazio­
nale um an a che è g en e ra tric e della stessa società, occ o rre che ci sof­
ferm iam o, sia p u r b revem ente, sul rilievo educativo e sociale che ri­
veste l’am b ito legislativo. P re te n d e re che il cam po d ella sessualità
non atten g a che a ll’am bito privato della p erso n a e che la legislazio­
ne d eb b a sem p licem ente co n tro lla re che tale riservatezza non venga
violata, lasciando ai singoli libertà nella sua configurazione, è m isco­
noscere in che m o d o la sessualità si riferisca a un b en e co m u n e che
sta alla b ase d ella stessa società. In v o care u n a p retesa to llera n za in
q u esto am b ito significa p e rm e tte re che altri saccheggino il b en e co­
m une con illegittim i ipocriti interessi.
Q u esta p retesa n asco n d e tu ttav ia u n a p a rte di verità: la legge ci­
vile non è la legge m orale, così che deve in terv en ire solo q u alo ra sia
in gioco il b en e sociale che contem pla. E q u an d o è in gioco? Q u a n ­
do n o n viene le g alm ente assicurato l’am b ito u m ano d el suo eserci­
zio, cioè u n am b ito giuridicam ente riconosciuto e p ro te tto in cui
l’uom o e la d o n n a p ossano realizzare un d o n o to tale di sé g e n e ra n ­
do u n a fam iglia. L a legge civile deve sap er riconoscere e p ro te g g ere
l’id e n tità e l’orig in alità del m atrim o n io e della fam iglia e ac cettare il
suo p ro tag o n ism o sociale che si fo n d a sulla sua stessa soggettività.
Tra i ta n ti asp etti da m e tte re in chiaro al riguardo, b asta citarn e
due sintom atici: la p ro te zio n e che la stessa legge civile sancisce d e l­
l’u n ità del m a trim o n io e d ell’unicità del vincolo c o n tra tto dagli spo­
si, p ro ib e n d o u n sim ultaneo o successivo m atrim onio, si configura
com e u na p ro te zio n e essenziale di ciò che è il b en e d ell’au ten tica co­
m unio n e d elle p erso n e nel tem po, giacché occ o rre sem p re una rela­
zione fo n d ata su u n riconoscim ento d ell’u nicità e in sostituibilità d el­
la perso n a. A fferm are l’im m oralità del divorzio e l’ingiustizia s o tte ­
sa al suo rico n o scim ento giuridico, non è p e r q u esto u n a negazione
della possibilità di rifarsi u n a vita affettiva, m a il richiam o alla verità
di q u esta affettività. D ’altra p arte, il te n tativ o di eq u ip arazio n e giu­
ridica del m a trim o n io con altre fo rm e di convivenza si configura co­
m e u n ’au ten tica finzione legale, che non so lta n to non protegge un
b en e au ten tico p e r la società, m a fa scivolare il significato del diritto
nella p ro te zio n e del desiderio soggettivo di chi vuole così il supposto
m atrim o n io , facendo confusione circa il suo valore. L ’obiettivo del
legislato re n o n è p e rò quello di p ro te g g ere supposti desideri sogget­
tivi, m a di p ro m u o v e re invece il b en e com une.
Il fine d ella legge non si riferisce sem plicem ente a ren d e re possi­
bile u n a vita sociale nella q u ale i conflitti siano rid o tti al minimo.
Q u esta d im ensione è im p o rtan te, n atu ralm en te, in una società m ul­
ticultu rale com e q u ella attuale. Il suo fine più p ro fo n d o è invece
quello di ren d e re possibile la virtù nei cittadini. P er q u an to riguarda
l’am b ito d ell’am o re incoraggiare cioè un ord in e sociale in cui si pos­
sa vivere la sessualità in un m o d o au ten ticam e n te um ano.
P er l’ed u cazio n e alla virtù della castità è necessario anche il rife­
rim en to legislativo, n on solo nella sua dim ensione punitiva che com ­
p o rta u n ’in d u b b ia p ro tezio n e, d issuadendo dal suo abuso, m a so­
p ra ttu tto n ella su a dim ensione form ativa della cu ltu ra e dei valori di
u n a società. È an ch e grazie a questi che la p erso n a p u ò farsi u n a ra p ­
presen tazio n e sim bolica del valore della sessualità.

5. Conclusione
a. Visione sintetica della virtù della castità
C om e p o tre m m o sin te tic am en te descrivere la virtù della castità?
S areb b e in p rim o luogo sufficiente m o stra re la p erso n a casta: il
suo m o d o di reag ire di fro n te ai valori sessuali e affettivi, il suo m o­
do di o p erare , l’arm o n ia della sua vita, l’unità della sua condotta,
l’eccellenza del suo agire. C e rta m e n te la p erso n a casta m o stra una
b ellezza singolare, u n ’arm o n ia p ro p ria che a ttra e e seduce, poiché
n ella su a co rp o reità, nei suoi gesti, nelle sue p aro le, nei suoi deside­
ri, si v ede la lum inosità di un am ore, la p u rezza della sua intenzione,
la forza di u na perso nalità: è così che nasce il senso della nobiltà del­
l’am ore. L a p erso n a si m anifesta disponibile, sem pre d isposta a rela­
zioni vere e au ten tiche: non si nasconde. N ella sua sem plicità s’in tra ­
vede la m eraviglia d ella com posizione che ha attu ato . C om e davanti
a un m osaico b izantino, che nella sua sem plicità com unica la forza
del volto d ella p erso n a, ci troviam o davanti a una re a ltà com p o sta di
m olti elem enti: vo lte a stucco, bozzetti invisibili, p ie tre tagliate in d i­
m ensioni e colori diversi, colle e agglutinanti, intuizione d ell’artista,
tecnica dell’artigiano. T utto insiem e form a l’o p era d ’a rte ed è n e l­
l’insiem e che il tu tto è bello.
C osa co m p o n e la virtù della castità?
In prim o luogo alcune disposizioni che sono condizioni della ca­
stità: il p u d o re e l’o n està, com e reazioni n atu rali. P u d o re com e in-
d ietreg g iam en to o vergogna d av an ti a u n a reaz io n e in a d eg u ata alla
soggettività d ella p ersona. N obiltà od onestà, com e fascino e a ttr a t­
tiva d av an ti alla bellezza e dignità che la relazione c o rp o rea con la
p erso n a co m p o rta.
In secondo luogo, un aiuto, la capacità di co n ten ere, di do m in are
l’im pulso sessuale e il m o to affettivo. L a continenza, senza essere a n ­
cora virtù, si configura tuttavia com e un aiu to iniziale.
In terzo luogo, u n a visione, cioè u n ’in terp reta zio n e d el significa­
to in tern o del desid erio sessuale: la co m unione di persone, com e fi­
ne verso cui dirigersi.
In q u arto luogo, u n a trasfo rm azio n e d ell’affetto. Il fine scoperto,
voluto p e r se stesso, viene o ra a essere plasm ato poco a poco a ttra ­
verso un p ro cesso ed ucativo in tu tti i dinam ism i appetitivi. P lasm are
equivale o ra a o rd in are, arm onizzare, ric o n d u rre le diverse finalità
concrete nel p erseg u im en to di qu esto fine della com unione. Im plica,
di conseguenza, u na trasfo rm azio n e del soggetto, del suo m odo di va­
lutare e di volere.
In q u into luogo, un abito elettivo. Q u esta trasform azione com incia
a far sì che in seguito la persona reagisca b ene davanti ai piaceri ses­
suali, poiché è in gioco l’ideale di com unione. M a con il reagire bene
potrà avere u n a conoscenza p er connaturalità del fine am ato p e r se
stesso, cosicché a p artire d a lui potrà scegliere le azioni che a lui lo con­
ducono. La virtù della castità è un abito che ci consente di scegliere b e­
ne: qualifica in u n a m aniera eccellente la capacità d ’am are.
In sesto luogo, u no sguardo che, sco p ren d o la p ro fo n d ità della
persona e la su a in d isponibilità, rivela il m istero di D io che è p r e ­
sente il lei.
In d u e parole: la virtù della castità è un desiderio in tegrato, un a f­
fetto plasm ato d alla ragione.
b. A m o ’ di conclusione sull’eccellenza dell’amore
C om e essere capaci di co stru ire nel co n c re to della n o stra esi­
stenza la p ro m essa di pienezza che l’am o re ci ha m anifestato? Se chi
costruisce, la p erso n a u m a n a, è soggetto delle p ro p rie azioni nell’u ­
n ità di anim a e d i co rpo n ella quale sussiste, e tra i principi operativi
che l’am o re co m p o rta n o n esiste u n ’u nità, dal m o m en to che la p ro ­
p ria soggettività è fram m en ta ta in diverse in ten zio n alità, com e p o te r
v eram en te am are? S em bra quasi esistere un salto tra il soggetto, nel­
la sua n atu ra e nelle sue disposizioni non arm onizzate, e l’azione
co n c re ta e p artico lare che vuole com piere. Tra l’esistere l’uno insie­
m e all’altro, d ato ontologico, e l’esistere l’u n o p e r l’altro, d ato dina­
m ico, si ap re u n v u o to che né la n a tu ra , né la società possono colm a­
re. Il desid erio sessuale m inaccia di polarizzarsi e centrarsi nel pia­
cere sen su ale e affettivo che offre, fram m en ta n d o la persona.
A d am o è stato crea to bam bino, im p erfetto , senza esperienza e
com e lui, ogni u o m o e donna.
Il passaggio all’azione com e co m union e non è possibile se non
attrav erso u n rin v ig o rim e n to o p erfez io n am en to singolare della
p erso n a e d elle su e facoltà o p e ra tiv e con cui co n c en tra i p ro p ri di­
n am ism i in ten zio n ali am orosi in una co m u n io n e co n c re ta con
u n ’altra p erso n a. L a te n d en za ai valori co rp o rei sarà così assunta
n ella te n d en za al d o n o di sé, la te n d e n z a alla m u tu a em p atia sarà
in te g ra ta n el d o n o d ella p erso n a, lo stesso d o n o della p e rso n a nel­
la co m u n io n e co n D io che le è sta ta d ata in anticipo nel d o n o del­
la carità.
I dinam ism i dell’am ore, autentici principi o perativi della pers
na, sono o ra trasfo rm ati. E tra sfo rm ati vuole dire arm onizzati, pla­
sm ati, o rd in a ti, unificati. N on si tra tta d u n q u e di u n a repressione del­
l’im pulso, o di u n a m ancanza di considerazione d ell’em ozione, o di
u n ’ignoranza... m a di u n ’integrazione. G razie a essa, la perso n a è ora
in possesso di u n m o do stabile, b en defin ito di am are. I filosofi greci
lo ch iam aro n o areté, p aro la che significa eccellenza, virtù, luce ed
energia. In lei si trova l’au ten tica abilità degli innam orati, la loro pro­
p ria arte che co n sen te lo ro di co stru ire con originalità, creatività e li­
bertà d elle azioni d avvero eccellenti, poiché in esse trovano il fine
che cercavano: la co m u n io n e con la p erso n a am ata.
La v irtù d ella castità p e rm e tte allo ra di riposizionare l’originaria
am piezza del desiderio. Q u esto non ha più ce n tro nel piacere, ma,
d e sid e ran d o il piacere, te n d e anche alla felicità concretizzata in un
m o d o di am are, nell’eccellenza di un m odo di operare . L ’attività è
rio rie n ta ta verso u na to ta lità di vita.
L’influsso di q u esto rio rd in o d el desid erio è decisivo nelPagire.
G razie a essa si p u ò p a rla re della v erità d ell’am ore. L a m isura della
v erità sul b en e si tro v a in qu esto a d e g u am en to d ell’azione al re tto
d esiderio che la p erso n a vive. P er q u esto il virtuoso è reg o la e m isu­
ra del p ro p rio agire.
A d am o ed È v a, l’uo m o e la d o n n a di tu tti i tem pi, possono o ra,
nella m a tu rità che l’acquisizione della virtù della castità com porta,
g uard arsi di n u o v o e gioire della loro bellezza: i d u e posso n o o ra esi­
s tere l’u n o p e r l’altro, c o stru e n d o azioni d ’am o re e, nel loro am ore,
tro v a re Dio.
M a in qu ale m o d o D io è p resen te nel loro am ore?
Parte quarta

La consumazione dell’amore:
il dono sponsale
Introduzione

Tutti gli u om ini tro v a n o la possibilità di relazionarsi con il m o n ­


do grazie alla lo ro co rp o reità. Il co rp o ci unisce al m ondo, ci m e tte in
relazione con esso, ci ren d e p resen ti a lui e lo ren d e p resen te a noi.
N on so ltan to a livello infraum ano, con gli esseri viventi e le cose, m a
anche a livello d ire tta m e n te personale: grazie al no stro co rp o si ap re
tu tta u n a serie di relazioni di filiazione, di fratern ità , di am icizia, di
collaborazione sul lavoro, di p atern ità... N ell’incontro con il corpo
della m oglie, e viceversa, l’uom o scopre p e rò una possibilità nu o v a di
relazione, di m u tu a presenza: la relazione sponsale. Se il corpo ren d e
possibili le relazioni con il m ondo, l’attiv ità in esso, nella differenza
sessuale ren d e o ra altresì possibile u n a relazione asso lu ta m en te sin­
golare e u n ’attiv ità unica: q u ella che p o n e in gioco in u n a com ple­
m en tarità la stessa sessualità genitale.
O ra l’u om o, m e d ian te la sua c o rp o reità sessuata, d esid era co­
struire u n a vera co m unione sponsale. Q u esto è ciò che d esid era con
tutto il p ro p rio essere chi am a di un am o re intelligente. G ià sap p ia­
mo che q u esto am o re intelligente è fru tto di una singolare in teg ra­
zione di tu tti i dinam ism i d ell’am o re n ell’am o re p erso n ale e n ell’a ­
m ore di carità. G razie a q u esta integrazione la sua attività co rp o rea
non solo esp rim erà la sua p erso n a, m a anche il suo am ore, la sua in­
teriorità, ad d irittu ra la grazia di Dio.
La recip ro ca consegna dei corpi nella sessualità possiede, senza
dubbio, u n valo re unico: non so ltan to p e r l’intensità em otiva ch e p o r­
ta in sé, m a an ch e p e r il significato che in sé contiene, poiché, da un
lato, i suoi p ro ta g o n isti vivono un m o m en to singolare di m u tu a u n io ­
ne, di au ten tico d o n o che l’altra p erso n a ren d e possibile, m a, nello
stesso tem p o , co n tien e in sé l’attitu d in e a gen e ra re u n a vita um ana.
U n ’azione singolare, che consum a l’am ore, che gli conferisce la sua
pienezza: u n ’azio n e san ta e santificatrice.
N asce così la g rande d o m a n d a che o ra dobbiam o affrontare:
q u an d o q u este azioni che pong o n o in gioco la sessualità genitale so­
no un v ero b en e p e r la p erso n a am ata, p e r la co m unione dei due?
C om e p o sso n o gli sposi vivere la pienezza di q u este azioni? In q u a ­
le m o d o la carità s’in teg ra in loro?
P er il fatto che si tr a tta di u n ’azione di d u e soggetti che p o n e in
gioco i diversi livelli d ell’am ore, occorre do m an d arsi cosa si richieda
p e r la su a bo n tà. È sufficiente il co n testo d ’am o re? B asta l’arm onia
affettiva? In q u ale cornice di senso e di intenzionalità rientrano?
Q u esta cornice di senso è poi sufficiente? In altre parole, b asta il m u­
tu o desid erio di consegnarsi perch é q u este azioni siano b u one? Si
tra tta di u n insiem e di qu estio n i che rig u a rd an o d ire tta m en te l’am ­
b ito in cui la sessualità acquista il suo au ten tico significato um ano e
lo differen zian o dagli altri am biti.
M a u na volta ch iarito che l’am b ito u m ano della sessualità è esat­
ta m en te qu ello d ella m u tu a au to d o n azio n e personale, reciproca e to­
tale, è necessario m e tte re o ra in chiaro u n ’altra serie di questioni. In
quale m o d o l’am o re è l’origine e il fine delle azioni per le quali gli spo­
si si consegnano m u tu am e n te nella carne? Q ual è la relazione tra l’a­
m o re e la feco n d ità? D i che tipo di fecondità stiam o parlando? Sa­
reb b e sufficiente u na fecondità che perm ettesse u n a crescita nella te­
nerezza, n ella relazione in terp erso n ale? Il te m a della fecondità è oggi
tu ttav ia vissuto con vera difficoltà in m olti m atrim oni, a volte le diffi­
coltà possono o scu rare ai coniugi il significato della p aternità: in che
m o d o allo ra la virtù della castità ci d à luce p er com prendere quali
azioni co n crete co m p iere? E dav an ti alle situazioni di infertilità fisica,
che soluzione d are q u an d o n o n si può raggiungere il nobile desiderio
d i avere un figlio? È cosa bu o n a la fecondazione fuori dell’atto di con­
segna co rp o rale?
Si tra tta di d o m a n d e alle quali si p u ò d a re risposta so tto molti
pu n ti di vista. Il n o stro te n tativ o vuole affro n ta re quello che pone in
gioco il b en e d ella p erso n a, il b en e della co m unione dei due, cioè la
pienezza alla qu ale sono chiam ati, non l’arm onia fisica o psichica,
non la possibilità tecnica, n o n le consuetudini sociali. A ffrontare
qu este d o m a n d e so tto q u esta p ro sp ettiv a ci consente di im postare
dei p ro b lem i che in altro m o d o risu ltan o irrisolvibili, dal m om ento
che m an ca lo ro u n a p ro sp ettiv a globale di com prensione.
Capitolo diciassettesimo

Amore e promessa:
il compito del fidanzamento

Tra l’esperienza amorosa, nella quale si scopre una promessa di


comunione, e la realizzazione di questa comunione nel dono di sé si
apre norm alm ente una distanza temporale che ha un’im portanza de­
cisiva nella vita delle persone. È il tem po in cui i suoi protagonisti po­
tranno verificare la promessa intuita e potranno fare i passaggi ne­
cessari per viverla. Si apre così il periodo del fidanzamento.
Qual è il suo significato? Quali sono le caratteristiche di questo
tempo? Quali sono le sue difficoltà?

1. Amore e temporalità
Tra le diverse dimensioni umane che l’esperienza dell’amore
comporta, una di queste è anche la dimensione della temporalità. La
propria valutazione del tem po rimane toccata. E rimane toccata per­
ché si introduce un elem ento di pienezza nuovo, che da un lato riem­
pie la persona, tendendo a occupare l’intero suo spazio temporale; si
vorrebbe che il tem po fosse così p er sempre, che non sparisse mai
questa esperienza, ancora di più, diventa difficile concepire un tem­
po senza la possibilità di vivere con questa persona. Ma, da un altro
lato, l’esperienza amorosa implica una privazione radicale: la man­
canza della presenza reale dell’amato. Ecco allora che il tempo pre­
sente si concentra in un futuro, nella possibilità di raggiungere quel
che nell’am ore viene promesso.
In q u esto m o d o l’esp erien za d ’am o re gen e ra la speranza. Il d esi­
d erio um an o , an im ato dalla pienezza prom essa, aspira a raggiunger­
la, m u o v e la p erso n a verso il futuro. In q u esto m odo, anche il futuro
a p p a rtie n e a ll’esp erien za d ’am ore. A m otivo della pienezza che com ­
p o rta è cap ace di d ic h iarare alla p erso n a che am a: «Tu non m orirai
m ai» .1 L’am o re in clude in sé un d esid erio di conservazione, un desi­
d erio che q u esta p ossibilità sia « p er sem pre».
O ra q u esto d esid e rio di p e rm a n e n z a non è d u n q u e p ro p ria m en ­
te vissuto com e u n fa c tu m , qualcosa che u n o tro v a in sé, m a com e un
practicum , cioè com e qualcosa d a costruire. L’am o re m uove allora il
soggetto ad accogliere il fu tu ro d ell’altra p erso n a, facendolo proprio,
assim ilandolo al p ro p rio futuro. A m a re u n a p erso n a vuol d ire am ar­
la p er sem p re, p ro p rio p e r l’am piezza del desiderio che anim a q u e­
sto am o re.2
Chi n o n è cap ace di afferm are il «per sem pre» d ell’am o re è p e r­
ché ha fa tto u na trag ica confusione: la confusione d ell’am ore con il
sentim en to . N e a b b iam o già parlato. È la confusione p ro p ria del ro­
m anticism o, che rid uce la v erità d ell’am o re all’esperienza che si ha
di q u esto sen tim en to . Si co m p ren d e allo ra com e sia difficile che tale
esperien za includa il « p er sem pre», poiché non si può assicurare di
vivere u n se n tim en to o ltre il presente.
P er q u esta d istan za che in tro d u c e tra il p re s e n te e il futuro, l’a ­
m o re m u o v e la p e rs o n a a d u e atti, e n tra m b i in trin secam en te con­
nessi: in p rim o lu o g o a c red e re n ella pro m e ssa, cred e re nella rivela­
zione su p p o sta in ta le esp erien za. E cco il p rim o a tto d ell’am ore: cre­
d e re n ell’am o re.3 G li viene in fa tti d a to com e prom essa, no n lo vede
com p iu to , e n em m en o p u ò s p erim en tarlo , toccarlo, udirlo... Solo la
fed e in ciò che è p ro m e sso c o n sen te l’inizio del cam m ino d ell’am o­
re. Si tra tta di u n a fed e um ana essenziale n ella vita, che colpisce cioè
il sen so d ella vita stessa, della sua pienezza: sì, certo, vale la pena, è
q u esta la m ia p ien ezza, non p o tre i co n c ep ire la m ia vita in un altro
m odo...
E q u esta fed e m uove o ra a un seco n d o atto: p ro m e tte re . C on ciò
si dà la d irezio n e alla vita e si assum e l’im pulso dell’am ore in un di­
nam ism o p erso n ale. A m a re è p ro m e tte re . C om incia con piccole pro­
m esse che l’u o m o va poco a poco realizzando; p rom esse che si indi­

1 G. M a r c e l , Il mistero dell’essere. Boria, Torino 1 9 7 0 .


2 Cf. A. S c o l a . Uomo-donna. Il caso serio dell'am ore, M arietti, G enova 2002.
3 Cf. S o l o v ’è v . Il significato d ell’am ore, IV, 6 , 9 1 .
rizzano a se stesso quasi inconsciamente, promesse che si fanno al­
l’altra persona; andare a trovarla, chiamarla, invitarla al cinema, in­
teressarsi di lei... Fino al punto in cui si prom ette di intraprendere un
mutuo cammino di fidanzamento.

2. Il compito del fidanzamento


L’am ore è sempre un’esperienza carica di promesse. Si scontra
però continuamente con la difficoltà della realtà, dove s’imbatte an­
che nel fallimento. Amori pieni di una grande ricchezza emotiva, che
avevano aperto nuove strade, ora si ritrovano sbarrati, disperati, ab­
battuti. Forse non sperimentiamo, quando andiamo a un matrim o­
nio, questa sconcertante inquietudine di dubitare se questi fidanzati
cui vogliamo bene saranno capaci di vivere le speranze che li anima­
no? Perché una simile delusione?
L’errore non sta, di solito, nella mancanza di sincerità iniziale, né
nella mancanza di generosità. Quando le persone si am ano sincera­
mente e sono disposte a sposarsi, sanno bene quel che stanno fa­
cendo e vogliono davvero viverlo. Dov’è allora la ragione di tanti
fallimenti? L’errore sta proprio in una confusione iniziale: pensare
che per costruire la promessa d ell’amore, un matrimonio e una fa­
miglia, basti la sincerità del sentim ento e la buona volontà. Come se
tutto si riducesse alla decisione della volontà. Basta volere, basta de­
cidersi, basta impegnarsi. E tutto il resto viene in sovrappiù: fatale
confusione.
A m are è un atto di tutta la persona, nel quale intervengono i suoi
differenti principi d ’amore, principi che, come abbiamo visto, non so­
no ordinati né integrati tra loro naturalmente, né armonizzati, né
connaturati con l’altra persona. Perché sono in due ad agire, a co-agi-
re. La chiarezza su ciò che è il matrimonio è importante, la volontà
di cercare quel che com porta è decisiva, ma non basta. Si rende ne­
cessaria l’acquisizione di un’abilità, di un’arte, assolutamente perso­
nale e circostanziata che consenta loro di conoscersi, accettarsi, com­
prendersi, sapersi trattare, sapersi accogliere, sapersi aiutare, saper
costruire piccoli gesti insieme: in definitiva, la virtù della castità vis­
suta ora nella novità del fidanzamento che comporta situazioni nuo­
ve e un’altra persona con cui entrare in armonia.
Si apre così il compito principale del fidanzamento: aiutarsi
scambievolmente ad acquisire le virtù che consentano ai due di co­
struire la comunione promessa e così verificare il loro amore. Tutto
il lavoro di verifica d e ll’am o re resta così unito alla costruzione di una
soggettività.
Si ev ita con ciò u n pericolo radicale nel fidanzam ento, che è l’in­
teresse di verificare e co n ferm are u n ’altra questione, ce rto im por­
ta n te, m a fu o rv ian te, se cioè sarà o no q u esta la perso n a della p ropria
vita, con la qu ale p a rtecip a re e realizzare le sp eran ze e gli ideali che
u n o vive nel p ro fo n d o del suo cuore. U n a sim ile im postazione di­
m entica u n a cosa essenziale: prim a d ell’in co n tro la perso n a ignora
del tu tto il d estin o d ella p ro p ria vita. E ce rto ch e ha una vaga idea di
quello cui am b ireb b e, m a si tra tta ancora di qualcosa di astratto, di
tro p p o gen erico e indefinito. L a determ in azio n e dell’ideale di vita
b u o n a, d el d estin o d ella p ro p ria vita accade nella p erso n a com e una
rivelazione, che si d à n ell’esp erien za d ell’incontro: pen sare di avere
chiarezza circa il p ro p rio destino e cercare o ra una com pagna, bloc­
ca la p o ssibilità d ella stessa esp erien za d ’am ore, dal m om ento che
non co n sen tireb b e di scoprire la novità che p o rta con sé. II com pito
del fid an zam en to n o n è sem p licem en te quello di d iscernere la com ­
patib ilità di q u esta p erso n a con il p ro p rio id eale di vita o con se stes­
si. N oi ig n o riam o n oi stessi, di cosa siam o capaci, al di là dell’espe­
rienza delPam ore.
P iu tto sto , ciò che nel fid a n zam e n to si d ev e verificare è, in prim o
luogo, se la riv elazione che il so g g etto h a avuto è av venuta anche
n ell’altra p erso n a, se ha illum inato p e r e n tra m b i il m edesim o desti­
no. Se e n tra m b i v e d o n o la stessa v erità e s o n o disposti a lo tta re per
essa. In seco n d o luogo, se a causa di q u esto stesso ideale si va p ro ­
du ce n d o u n a recip ro ca co n c o rd ia circa le vie fo n d am en tali da p er­
correre , circa il m o d o di vivere le p ratich e di co n d o tta di vita. In te r­
zo luogo, se v an n o poco a poco in teg ran d o si le diverse dim ensioni
delP am o re, sia n e ll’uno che n e ll’altro. A p p a re così ev id en te che la
verifica è u n ita alla co stru z io n e d ella p ro p ria soggettività.
L a m o d a lità con cui q u e sta co stru z io n e e verifica si realizza nei
fidan zati si svolge n ella lo ro vita q u o tid ian a : m e d ian te le reazioni
di fro n te alle d iv erse circostanze della vita, ai p ro g e tti congiunti, al­
le difficoltà in c o n trate, alle discussioni, alle conversazioni, persino
all’assenza d ella p erso n a am ata... È così ch e poco a poco si va con­
figuran d o la sog g ettività di e n tra m b i in un m o d o ch e va lo ro p er­
m e tte n d o ogni vo lta di vivere l’u n o p e r l’altro, così che è im possi­
bile co n c ep ire la p ro p ria vita al m argine di q u esta m u tu a com unio­
ne.
Il te m p o del fid an zam en to si configura, d unque, com e un cam­
m ino di m atu razio n e, tra l’esperienza vissuta e la possibilità di vive­
re la p ie n a com unione. Q u esta distanza che si cerca di a n d a re col­
m and o è allo ra vissuta com e un te m p o di grazia che co n sen tirà un
dom ani di co n seg n arsi veram ente.
N on pu ò p assare so tto silenzio qu esta dim ensione nel lavoro ed u ­
cativo e p asto ra le con i giovani. Poiché è qu esto ciò di cui m aggior­
m e n te h an n o b isogno e che più desiderano, un aiuto p e r in te rp re ta re
e in teg rare la no v ità di quel che stan n o vivendo: un am ore che sta
sbocciando, in esp erto, debole, m a im m en sam en te p ro m e tte n te.

3. Un amore che vuole provare:


i rapporti prematrimoniali
U n p ro b le m a ce n trale che è necessario che i fidanzati c o m p ren ­
dano bene, p en a l’o scu ram en to di quello che sarà il significato della
fu tu ra d o n azio n e degli sposi nella carne, è il tem a dei rap p o rti p re ­
m atrim oniali. È q u esto forse u n o degli asp etti p iù co n testati dai fi­
d anzati oggi, poiché da un lato il tem po del m atrim o n io si è o ltre ­
m odo allo n ta n ato e, d a un altro, è possibile te n ere so tto c o n tro llo i
rischi di g rav id an za che ce rtam e n te p o tre b b e ro alte ra re e cam biare
i prog etti um ani.
Q u esti d u e elem enti h an n o m u tato socialm ente e cu ltu ralm en te
la com p ren sio n e del ra p p o rto p rem atrim oniale, riducendolo a una
q uestione m e ram en te privata, il cui criterio diventa la convenienza
affettiva n ella relazio n e tra i fidanzati. Specie p e r la d o n n a, tali ra p ­
porti risu ltereb b ero giustificati u n a volta che si sia giunti a un clim a
affettivo di m u tu a em p atia che favorisca una ce rta intim ità, riuscen­
do a co n tro lla re gli effetti in d esid erati che p o tre b b e ro avere.
N on si tra tta q ui p e rta n to della possibilità di av e re ra p p o rti ses­
suali tra ad o lescen ti, i cui d e v a stan ti effetti sono b en co m provati,4
né di u n ’av v e n tu ra sessuale con u n ’altra p erso n a con la q u ale non
esistono legam i affettivi, o esisto n o in m isura m inim a, m a di un
rap p o rto che si co lloca in un c o n testo p erso n ale affettivo più o m e ­
no d ire tta m e n te v in colato a un fu tu ro m atrim onio. L ’in terro g ativ o
centrale che sorge è: b asta av e r raggiunto il seco n d o livello d e ll’a ­
m ore p erch é q u esti ra p p o rti sessuali siano au ten tich e espressioni
d ’am ore?

4 Cf. M . M e e k e r , Epidemie. H ow Teen Sex is Killing our K ids, LifeLine Press, W


shington D C 2002.
P rim a dei diversi p u n ti di vista che la q u estio n e può avere, oc­
co rre m e tte re in ch iaro quale sia l’originalità del p u n to di vista m o­
rale. Q u esto si colloca, è necessario u n a volta di più richiam arlo, nel­
la relazio n e che azioni del g en e re h an n o con la pienezza di una vita,
con la lo ro u n ità intenzionale, in m odo ta le che possano con esse a t­
tu a re la vita b uona.
P er q u esto bisogna c o m p ren d ere cosa i fidanzati com piono. È
ce rto che in u n a sim ile azione d esid e ran o u n a m anifestazione d ’a­
m ore, che po ssa aiu ta re u n a m u tu a conoscenza più autentica, un ri­
sp etto più sincero, u n a più s tre tta p artecip a zio n e delle p ro p rie vite,
un atteg g iam en to più positivo nei co n fro n ti della sessualità. N el loro
ra p p o rto vogliono esp rim ere più o m eno questa volontà di m utuo
am ore. A rriv an o a tra sm etterlo ? D al m o m en to che ci troviam o ad
avere a che fare con azioni che in d u b b iam e n te han n o u n a densità
singolare, o cc o rre c o m p ren d ern e la specificità.
C e rta m e n te dal p u n to di vista e ste rio re ci troviam o dav an ti a un
a tto dello stesso tip o del m atrim onio, che p u ò essere persin o vissu­
to con la stessa in ten sità affettiva. Se p e rò e n triam o nella p ro sp etti­
va del so g g etto che agisce, v ed rem o che h a u n a assai diversa inten­
zionalità. C iò si d ev e al fatto ch e n o n esiste il q u ad ro di riferim en­
to grazie al q u ale il linguaggio della sessualità h a un significato
sponsale e ch e gli è d ato dalla d eterm in azio n e d ell’intenzione. Nel
m o m en to in cui n o n esiste il q u a d ro com plessivo di consegna rea­
lizzata d alla p erso n a e di accoglienza d ell’altro nella to talità di ciò
ch e la p erso n a è, po iché m anca un a tto di m u tu a d o nazione irrevo­
cabile ch e g en e ra u n a reciproca a p p a rte n e n z a , ta le atto non può in­
dirizzarsi a esp rim ere la do n az io n e di sé, perch é non vi è una vo­
lontà di d o n arsi, cio è una v o lo n tà in atto di consegnarsi. P er questo
m otivo l’azio n e è im m ed iatam en te d ire tta a uno sp erim en tarsi ses­
sualm en te, a u n p ro v arsi nel corpo, a un m utuo godim ento. C erto
che an ch e nel m a trim o n io esiste u n a ricerca di sp erim en tarsi ses­
sualm en te, m a in un q u a d ro di consegna in atto , di sussistenza in
u n ’irrev o cab ile co m unione, che è l’an im a e il fine di q u esta espe­
rienza, co m e vedrem o.
Nei rap p o rti p rem atrim o n iali, al contrario, qu esto sperim entarsi
sessu alm en te n o n p o rta con sé l’intenzionalità di un com une sussi­
stere, di u n consegnarsi la lib ertà e assum ere il destino dell’altra p er­
sona in to talità. P er q u esto im plica un possedersi senza riceversi, sen­
za accogliersi. E n o n si possono accogliere in verità non perch é non
esisto n o d elle carte, m a perch é non si sono consegnati nella totalità
di ciò che en tram b i sono, inclusa la dim ensione pubblica della perso-
ria e la cap acità di d ecidere in fu tu ro in senso contrario. L’am o re au-
• rntico n on p u ò d im en ticare qu esti due asp etti della p erso n a, m a è
; .izi chiam ato ad accoglierli: la p erso n a è anche relazionalità e te m ­
poralità.
N o n è p e rò so lo il fa tto che il ra p p o rto p re m a trim o n ia le non
c o .n p o rti u n a to ta lità di consegna, m a che n el m o m e n to in cui ha
cct ie fine p ro ssim o d e lla p ro p ria azio n e e c o n te n u to d ella p ro p ria
set Ma il p ro v arsi sessu a lm e n te, q u e sta scelta re n d e im possibile
l’in t m z io n alità di accogliere l’altra p e rso n a nella sua a lte rità , p o i­
ché l ’ac cettazio n e d e ll’a lte rità d e ll’a ltro c o m p o rta la v alo rizzazio ­
ne di ciò che p e r lui è il suo b en e in q u a n to p e rso n a . P e r q u esto
« volere u n ’esp erien za sessu ale con u n a p e rs o n a co n la q u a le a n c o ­
ra n o n sei sp o sato » è in te n z io n a lm e n te in c o m p atib ile co n il «vole­
re la p e rs o n a in q u a n to tale». P e r q u ale m otivo c ’è q u e s ta in c o m ­
p atib ilità ? Il m o tiv o viene d ella s tru ttu ra stessa d e ll’am o re, dal
m o m en to che, p e rc h é la p e rs o n a giunga a essere se stessa anche
n ella d im en sio n e sessuale, o cc o rre che sia accolta n ella sua un icità
e irrip etib ilità, p e r se stessa, e riceva, a sua v olta, la consegna to ta ­
le di chi è «c orpore et anim a unus»\ solo così si h a la garan z ia di
non farn e u n m ezzo p e r la p ro p ria esp erien za. L a stessa rag io n e
percep isce ch e l’in te n z io n a lità riv o lta a « sp erim en tarsi sessu al­
m ente» o « p ro v arsi sessu a lm e n te» n o n h a nulla a ch e v ed e re con
l’in ten zio n alità d ire tta a «darsi», « consegnarsi sessu a lm e n te nella
to talità d i ciò che i d u e sono».
I ra p p o rti p rem atrim o n iali co m p o rtan o la logica d el pro v are p
consegnarsi, ovvero, a seconda dei casi, del p ro v are senza darsi, fa ­
cendo u na riserva, o del godersi sen za possedersi. M a «provare» l’al­
tra p erso n a n o n conduce m ai a consegnarsi a lei: poiché l’autentica
consegna p erso n ale si basa sulla fed e nell’am ore, n o n sull’e s p erien ­
za di soddisfazione soggettiva. Il v ero am o re im plica u n ’assenza di
condizioni che è rad icalm en te d istru tta n el ra p p o rto p rem atrim o n ia­
le, dove la co n d izio ne della sua c o n tin u ità consiste nel fatto che
riem pia, soddisfi. Q u esta stran a logica dei ra p p o rti p rem atrim oniali,
la logica della p ro v a, offusca la logica p ro p ria della consegna nell’u­
nione coniugale, che è la logica del dono; s ’in tro d u ce la co ntinua n e ­
cessità d ella p ro v a p rim a di ogni im pegno, o la necessità di ac c e rta r­
si che sia di soddisfazione, anche con il consenso d ell’altro: è sem pre
possibile l’egoism o a due. Il su o d ram m a è di ferire l’am ore, già al
suo stesso inizio.
La p erso n a è an c h e il suo tem po. E sso fa p a rte di ciò che siam o.
E il te m p o che stabilisce u n ’essenziale differenza tra d u e azioni in
ap p a re n za assai simili: il d a re e il presta re . D arsi im plica d are la li­
b ertà, d o n arla, sen za possibilità di reclam arla p e r sé al di fuori della
com unione: si d à la lib ertà in tu tto il te m p o d ella persona. P restarsi
im plica d a re q ualcosa p e r un tem po stabilito, qualcosa che si può re ­
clam are, q ualcosa che si sa ch e p u ò rito rn a re verso di sé, poiché non
si perd e. Si p u ò p en sare di consegnarsi, m a, nel m om ento in cui si
esclude il tem p o nella p ro p ria consegna, ciò che si fa è prestarsi. N on
è sufficiente il seco n do livello d ell’am ore, la risonanza ed em p atia af­
fettiva, p e r g aran tire ch e tali azioni siano veri atti d ’am ore.
C erto oggi in m olti casi i fidanzati giungono al m atrim o n io con
u n ’esp erien za sessuale già vissuta, giustificata com e norm ale e persi­
no com e b u o n a p e r la conoscenza reciproca che induce. C iò che è es­
senziale è m o stra re lo ro ch e se finora han n o p o tu to provarsi, d ’ora
in poi, n ella co n seg n a di se stessi n el m atrim onio, non possono ap ­
plicare la stessa logica: d ’o ra in avanti d o v rà essere u n ’altra cosa, poi­
ché n o n si tra tta di sperim entarsi sessualm ente e c o n sta tare che tale
esperien za dà soddisfazione e p erciò si c o n tin u a qu esto m odo di vi­
vere. N el m a trim o n io di tra tta di consegnarsi sessualm ente secondo
la logica d ell’am o re coniugale e la sua più essenziale verità, che è la
logica del d o n o to tale di sé.
S o lta n to u n ’im p o stazione seco lare del m atrim o n io e del fidanza­
m ento lascia l’u o m o in balia della p ro p ria d eb o le volontà p e r giusti­
ficare poi i p ro p ri erro ri con la scusa del risaputo: «Mi dispiace, l’ho
fatto p erch é ti am avo». L’am o re non giustifica m ai alcunché. A l con­
trario , q u an d o u n o am a davvero, si rim p ro v era en o rm em en te l’inca­
p acità e la m an can za di fortezza e intelligenza del p ro p rio am ore:
p erch é con ciò h a ro v in a to quel che più desiderava. T entare di giu­
stificare tali rap p o rti con il «contesto d ell’am ore» nel q u ale p o tre b ­
b e ro am m ettersi significa non cap ire che l’am o re ha una verità p ro ­
pria, che o cc o rre riconoscere.
L a difficoltà che h a d a to origine all’attu ale form a di concepire i
ra p p o rti p rem atrim o n iali nasconde d en tro di sé u n ’au ten tica sfida
p e r i fidanzati. È n ecessario ved e re p e r q u ale m otivo il te m p o del fi­
dan z am en to si è d ilata to o, m eglio, perch é lo stan n o d ilatan d o i suoi
attori. Si p o sso n o ad d u rre ovvie necessità econom iche e professio­
nali. T uttavia n o n è q u esto il pro b le m a. Poiché ciò che questa im po­
stazio n e n asco n d e è m o lte volte la m ancanza di m a tu rità di un am o­
re nel g o v ern are le circostanze e la sua storia, senza riuscire a con­
d u rre la vita con u n au ten tico protagonism o. E p er qu esto che, d a­
vanti a q u esta m an canza di speranza, le p erso n e rim andano il com ­
pito di fo rm a re u n a fam iglia fino a q u an d o le incognite circa il futu­
ro si siano p iù o m en o risolte. M a n o n si co m p ro m ette in q u esto m o­
do l’am o re sin dal suo inizio? L’a m o re cessa d ’essere il m o to re di una
vita.
Oggi tu ttav ia il te m a dei ra p p o rti p rem atrim o n iali acquista
aspetti nuovi, com e sono i m atrim oni di p ro v a o le convivenze. D a ­
vanti a q u este a p p a re con ancora più radicalità la difficoltà che ta n ­
te p erso n e h a n n o n o n solo di c red e re n ell’am ore, m a di a m are p er
davvero: cioè di im p egnare la p ro p ria libertà. Il successo o m eno di
tale convivenza, di ta le p rova, si tro v erà nel fatto che la p ro v a sia
soddisfacente, che le circostanze sostengano. A llora p e rò la p erso n a
h a p erso il go v ern o d ella p ro p ria vita. P ersone deboli convivono fin­
ta n to che tro v a n o u n a m u tu a gratificazione, senza farsi carico sul se­
rio del d estin o d ell’altro. L’am o re si è tra sfo rm ato in un p ro g etto m e ­
ram en te priv ato , intim ista, che non ha l’energia p er costruire. In q u e ­
sto m o d o la convivenza si ren d e im possibile la com unione.
Q u an d o la C hiesa chiede ai fidanzati la castità, con l’astensione
d a m anifestazioni d ’am o re che sono p ro p rie del m atrim onio,5 ciò che
fa è di rich iam are la v erità del loro am ore e delle loro speranze. C on
ciò sta lo ro rico rd an d o il senso del loro fidanzam ento e il com pito
che essi h an n o davanti: prep ara rsi, in teg ran d o i pro p ri desideri, p e r la
reciproca consegna di sé. L a verginità è uno dei doni più gran d i che
gli sposi p o ssan o scam biarsi il giorno delle loro nozze, poiché indica
il cam m ino di in teg razione che en tram b i h an n o com piuto. E la vergi­
nità n o n è sem p licem ente una questio n e fisiologica, m a una disposi­
zione del cu o re ad am are in pienezza. P u ò accadere n ella d o n n a che,
u na volta p ersa la verginità, orm ai ogni cosa le sia in d ifferen te e si la­
sci an d a re su u na strad a sbagliata. E p ro p rio allora che si ren d e n e ­
cessario s ap er risvegliare l’au ten tico significato spirituale insito nella
verginità, in q u an to capacità d ’a m are in m odo esclusivo e totale, e
sp erim en tare in qu ale m aniera il p erd o n o del S ignore è capace di rin ­
novare il cuore.

5 Cf. Persona Humana 6-7 e Catechismo della Chiesa cattolica, 2350: «I fidanz
sono chiam ali a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il
reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l’un l’altro da
Dio. R iserveranno al tem po del m atrim onio le m anifestazioni di tenerezza proprie
dell’am ore coniugale. Si aiuteranno vicendevolm ente a crescere nella castità».
Capitolo diciottesimo

L’origine del matrimonio:


dono di sé e dono dello Spirito

L’esp erien za d ell’am o re è in som m o g rad o p ro m e tte n te: a p re un


nuovo d estin o alle p ersone, offre la possibilità di u n a co m unione in­
te rp erso n a le unica e originale. L a solitudine cede il passo a una co­
m unione in cui orm ai n o n si vive sem plicem ente p e r sé, e in se stes­
si, sussistendo n ella p ro p ria libertà. Si scopre ora com e la p ro p ria esi­
stenza sia u n «esistere insiem e a» u n ’altra p erso n a e com e il senso
della lib ertà sia «esistere per» u n ’altra persona. U n ’altra p erso n a che
è stata d ata com e u n d o n o e che d u ra n te il fidanzam ento si è p o tu to
accertare q u an to sia unica e irripetibile, con una dignità senza ugua­
li, e com e q u esta dignità im pedisca di usarla. L ’esperienza d ’am ore
m atu rata nel fid an zam en to ha in o ltre consentito a en tram b i di com ­
p ren d ere in q ual m o d o si dia un «noi ideale», una co m unione p ro ­
m essa in cui tu tti e d u e possano raggiungere la pienezza ultim a. Q u e ­
sto è il b en e ultim o, il b en e che uno d esid era q u an d o d esid era la p e r­
sona: che sia lei stessa nella pienezza del suo essere, cioè n ella co­
m unione reciproca, n el «noi».
Q u esto fa tto di esistere p e r u n ’altra p erso n a in un «noi» n o n è
però p ercep ib ile in alcun m o d o com e il m ero fru tto del sentim ento.
L 'esistere p e r u n altro, il vivere in un «noi» richiede l’im plicazione
della p ro p ria lib ertà. Il sen tim en to da solo n o n basta. È necessario
che la lib ertà della p erso n a si dia, si offra, si ponga in gioco. C iò si­
gnifica che l’am o re chiam a la lib ertà d ell’uom o a uscire da se stesso,
dalla p ro p ria esisten za, dalla p ro p ria sussistenza, e d accogliere l’altra
persona e consegnarsi a lei, sussistendo nella reciproca com unione.
In che cosa consiste q u esto atto di libertà?
1. L’origine del matrimonio

a. L'alleanza d ’amore

Q u esto a tto d ella lib ertà, p re p a ra to n el corso del fidanzam ento


m e d ian te piccole co nsegne e m osso dal g ra n d e a m o re affettivo, è il
m o m en to in cui la p e rso n a accoglie la to ta lità della p erso n a che am a
e, p re n d e n d o la p ro p ria vita nelle p ro p rie m ani, la consegna a sua
volta a q u esta p erso n a, u n e n d o in m o d o definitivo i p ro p ri destini.
L a d eterm in azio n e d e ll’id eale di vita b u o n a, d el d estin o in cui vive­
re la felicità, rich ied e n o n solo u n ’ad e g u ata in te rp re ta z io n e n ell’e ­
sp erie n za affettiv a, m a anche, e s o p ra ttu tto , u n a sua scelta definiti­
va: si tra tta d ella scelta della p erso n a alla q u ale si indirizzerà la p ro ­
p ria vita e con la q u ale vivere u n a co m u n io n e p e r tu tta la vita. Tra
le ta n te p e rso n e che sono al m o n d o e le d iffe re n ti m a n iere di vive­
re, l’esp erien za d ’am o re m o stra la sua unicità e irrip etib ilità di que­
sta com unione.
A lla lib ertà d ella p erso n a co m p ete o ra il fissare definitivam ente
q u esto fine. E lo fa con un a tto singolare, che è la reciproca prom es­
sa che anticip a l’effettiva consegna. C hi am a p ro m e tte sem pre. O ra
p e rò si tra tta di u n a p rom essa m o lto speciale, dal m om ento che è la
prom essa che specifica il m o d o con cui nel te m p o si va a vivere: ac­
cogliendosi e co n seg nandosi nella p ro p ria unicità e irripetibilità sen­
za condizioni. C o m e sono e in ciò che sono: consegnando persino la
capacità di d ec id ere in fu tu ro in senso contrario. A ltrim en ti, la p er­
sona p o tre b b e essere u sata , p o tre b b e essere sostituita. Si tra tta p er­
ta n to di u n a p ro m essa ch e racchiude u n ’accoglienza e una consegna
nella to ta lità di ciò che la p erso n a è. E la p erso n a è anim a-e-corpo, è
tem p o , è relazioni, è salu te e m a lattia, è successo e fallim ento, è pos­
sibilità di p atern ità o m atern ità.
E poiché è to tale, la consegna è irrevocabile. Q u esta irrevocabi­
lità della consegna è vista com e un au ten tico b ene p e r la persona,
g razie al q u ale p o trà essere se stessa e crescere in u n ’unità di vita.
Im peg n arsi a te rm in e c o m p o rtereb b e n o n assum ere la tem poralità
in cui la vita si svolge, co n trad d ice n d o la stessa esperienza d ’am ore
ch e indicava u n a pienezza.
E dal m o m en to che la perso n a è relazionalità, la stessa consegna
acquista u n a dim ensione pubblica: ciascuno dei coniugi vive in una fa­
miglia, h a degli amici, forse un lavoro, una com unità ecclesiale... La mu­
tu a consegna su p p o n e o ra un «lasciare padre e m adre», cam biare il po­
sto in cui si vive... m odificando la p ropria vita di relazione. P er questo
la consegna reciproca si fa davanti alla società in cui vivono. P erché?
P erché si vuole ren d ere giusta la nuova relazione, m o strare cioè la ve­
rità della p ro p ria intenzione di accoglienza in totalità e di consegna in
totalità.1 Chi am a davvero desidera m anifestare la p ropria intenzione,
non cerca di nascondersi. Se p ren d e una d o nna, separandola dal suo
am biente, è perché davvero è risoluto a farla felice nella reciproca co­
munione. E viceversa. E lo vuole far sapere alla sua fam iglia, ai suoi
amici, alla C hiesa, in un m odo che sia p e r loro com prensibile.
Q u esto a tto di v o lontà, con cui i due m u tu am e n te si accolgono e
si co n seg n an o in to talità, si chiam a consenso. M a a che cosa si ac­
consente? L a difficoltà consiste nel pen sare ch e si d e b b a acconsenti­
re su u na m a n iera di relazionarsi u o m o -d o n n a che viene im posta
dalla società, o d alla C hiesa. Si acco n sen tireb b e in definitiva a ciò
che è stato reg o lato dalla legislazione.
N ulla di p iù lo n tan o dal vero significato del consenso m a trim o ­
niale. C iò cui en tram b i dan n o il consenso è infatti la v erità d ell’am o-
re che si è lo ro riv elato nella lo ro stessa esperienza:2 u n a verità che
è in som m o grad o a ttra e n te e p ro m e tte n te. C on q u esto si m ostra una
cosa essenziale, a differenza degli altri co n tratti le cui clausole pos­
sono essere stab ilite dalle parti co n traen ti. N el p a tto d ’am o re che un
uom o e u n a d o n n a stabiliscono, non sono lo ro a fissare le clausole di
tale m u tu o p atto , m a vengono lo ro già d a te dalla v erità d ell’e sp e ­
rienza am o ro sa. Essi possono sposarsi o no, far nascere il m a trim o ­
nio o m eno, m a la n a tu ra del m atrim onio, che esso sia così, non d i­
p end e dalla lo ro lib ertà. C hi è allo ra il suo au to re ? Ci si rivela com e,
allorché l’u o m o e la d o n n a accolgono la v erità che il loro am o re m a­
nifesta, stian o accogliendo colui ch e ha fa tto l’am o re così: acconsen­
tono in definitiva a D io che ha istituito il m atrim onio.3
Q u esto m u tu o consenso dà origine al m atrim onio, u n ’alleanza
d ’am ore, u n a co m u n ità di vita e d ’am ore, un vincolo indissolubile.
O ra i d u e sussistono nella com unione reciproca: la lo ro esistenza ne
risulta un ita al p u n to che solo in q u esta u nione posso n o o tte n e re la
pienezza d ella lo ro vita. È una consegna che h a g en e ra to u n a reci­
proca ap p a rten en z a. Se è possibile p ossedere delle cose, n o n si può

1 Cf. K. W o j t y l a , A m o re e responsabilità, 232-236.


2 Cf. G. A n g e l i n i , «La teologia m orale e la questione sessuale. P er intendere la si­
tuazione presente», in C.I.F, Uomo-donna. Progetto di vita, U E C I, R om a 1985, 82-83.
3 Cf. Pio XI, Casti connubii 5-10.
tu ttav ia p o sse d ere d elle persone, perch é non sono oggetti; le perso­
ne, tu ttav ia, si ap p a rten g o n o reciprocam ente.
Il consenso m a trim o n iale configura così l’esistenza degli sposi.
L ’inten zio n alità dei loro desideri resta o ra fissata n ell’esistere l’uno
p e r l’altro, n ella m u tu a com unione. Q u esta configurazione dell’in­
ten zio n alità è q u ella che offre un q u a d ro di senso ultim o a tu tta una
vita, vissuta in u n a g ran d e varietà e gam m a di azioni. A zioni che sa­
ranno , an c h ’esse, atti m utui di libertà, p e r cui sarà sem pre necessario
che la p erso n a si m e tta in gioco agendo, passi all’azione nel suo cam ­
m ino q u o tid ian o . E tra le diverse azioni ve n ’è una, m olto singolare,
che co n su m a l’am o re: l’u n io n e coniugale.
Ci in teressa sofferm arci un p o co sulla b o n tà di ciò che ha gene­
rato la m u tu a prom essa: la b o n tà del m atrim onio.

b. L a bontà del m atrim onio

N ella sto ria del p en sie ro si è an d a ta fo rm an d o u n a riflessione sul­


la b o n tà di q u esto n u ovo stato di vita che nasce dalla m u tu a consegna:
il m atrim onio. D i fro n te a una considerazione gnostica o m anichea o
ca tara che lo d isprezzava e lo m anipolava p e r il fatto di fondarsi sulla
co rp o reità, la C hiesa h a sem pre afferm ato la sua bontà: si tra tta cioè
di un a vita in co m u n e che ren d e l’uo m o buono, che l’aiu ta a raggiun­
gere la sua pienezza. C o m e p o tre m m o descrivere qu esta bontà?
S ono state diverse le spiegazioni che si sono d a te di ciò in rap­
p o rto p recisam en te alla n egazione di cui era n o oggetto. A gostino
d ’Ip p o n a ha sv iluppato una riflessione sul m atrim onio b asata sui tre
b en i fo n d am en tali4 - la prole, la fed eltà e il sacram en to - , riflessione
che h a av u to u n influsso decisivo nella sto ria della teologia e che è
stata a d o tta ta dal m agistero.5 P er il n o stro studio è essenziale capire
che con la riflessione sulla b o n tà del m atrim o n io si tra tta di com ­
p re n d e re quali so n o i fini che h a in se stesso com e re a ltà sociale e,
cioè, a cosa sia o rd in a ta di sua p ro p ria n a tu ra la com unione tra l’uo­
m o e la d onna.
Tra i d istin ti beni, d u e prin cip alm en te risaltano, che a loro volta
sono in trin secam en te uniti: d a un lato il b en e dei coniugi e, dall’altro,
la trasm issione d ella vita.6

* Cf. A g o s t i n o , D e bono coniugali XXIV, 32.


5 Si veda Pio XI, Casti connubii 11-44.
6 Cf. Codice di diritto canonico 1055.
a. N ella vita co m u n e A dam o, l’uom o di tu tti i tem pi, p u ò sp eri­
m en tare com e È v a, la d o n n a, e viceversa, sia un au ten tico aiu to si­
mile a sé. A iu to n o n sem plicem ente funzionale, in o rd in e al dom inio
sulla creazione, m a aiu to p er ciò che si riferisce al senso e al destino
della sua vita: u n a co m pagna cioè con la q u ale realizzare un destino
m utuo più g ran d e d elP esistenza singolarm ente intesa. Q u esta vita
com une, nel m o m en to in cui im plica la p artecip a zio n e al b en e della
reciproca in tim ità, p o rta con sé u n ’am icizia tra i due, una «società
am icale» n ell’esp ressione agostiniana: am icizia in tessu ta di te n erez­
za, di m u tu a atten zio ne, di reciproca conversazione, di convivenza, di
lavoro, di m u tu a fed eltà, di esclusività, di com une lo d e a D io... U n ’a­
micizia che, b en o ltre l’utilità funzionale p e r raggiungere un d e te r­
m inato status econom ico e sociale e ben o ltre il p iacere che apporta,
si fissa nel b en e d ella com unione. E d è in qu esta com unione ch e en ­
tram bi co n seg u o n o il loro telos, il loro significato, la loro perfezione
ultim a. Tra i d u e si in sta u ra u n a com unità di sentim enti, più ancora,
una co m u n ità di c a ra tte re in cui crescere e d aiutarsi m u tu am e n te a
vivere n elFeccellenza di un am o re creativo, forte, intelligente.7 E in
questa vita co m u n e che i d u e m o d e lle ran n o definitivam ente e reci­
p ro cam en te le lo ro virtù, poiché ciascuno dei d u e diventa l’a u te n ti­
co scultore del p ro p rio coniuge.
L a radicalità im plicata da questa am icizia nei confronti di altri tipi
di amicizia, così com e la pro fo n d ità dell’am bito che si condivide, è quel
che fa sì che sia vista com e la più gran d e am icizia che si possa dare.8
b. Q u esta vita com une co n tien e p e rò in sé una n o ta che la diffe­
renzia nei co n fro n ti di altre fo rm e di vita com une o am icizia: n ell’im-
plicare la co n iu g alità, e cioè la consegna sessuale del corpo in u n ’in­
tim ità, è di p e r sé u n a form a di vita che è finalizzata alla trasm issione
della vita stessa. Si tra tta di un fine intrinseco al m atrim o n io che ca­
ratterizza q u esto am o re nei confronti di altri tipi d ’am ore. L ’am ore
tende a esp an d ersi, a com unicare la ricchezza che vive. M a n el caso
dell’am o re coniugale, la esp an d e in un m o d o originale, poiché g en e­
ra la perso n a: è q u esto il suo m odo pro p rio , rad icalm en te diverso da

7 Elica nicomachea V ili, 12:1162a25.


8 Sum m a contro Gentiles III, 123: «Amicitia, quanto m aior, tanto est firm ior el
diuturnior. Inter virum autem et uxorem m axima am icilia esse videtur: adunantur
enim non solum in actu carnalis copulae, quae eliam inter beslias quandam suavem
socielatem facit, sed etiam ad totius dom esticae conversationis consortium ; unde, in si-
gnum huius, hom o p ro p ter uxorem etiam patrem et m atrem dim ittit, ut dicilur G en 2-
24. C onveniens igitur est quod m atrim onium sit om nino indissolubile».
tu tti gli altri. T ra sm ettere la vita, g e n e ra re ed ed u c are delle persone,
è un au ten tico b en e d el m atrim onio: contribuisce cioè alla pienezza
della co m u n io n e co n iugale neH’ap rirla alla com unicazione della vita.
A llo ra gli sposi ragg iungono u n a pienezza nuova nella genitorialità.
Il m a trim o n io co m e re a ltà sociale, un a form a cioè di vita com une
e irrev o cab ile tra u n uom o e una d o n n a, risulta specificato dai beni o
fini che lo co n trad d istin g u o n o da altre fo rm e di vita. Tra loro, ciò che
più lo d istingue è la trasm issione della vita, p erch é so lta n to in questo
tipo di relazio n e si p u ò g en e ra re ed ed u c a re um a n am en te i figli.
P er q u esta rag io ne si afferm a che il fine principale del m atrim o­
nio è la trasm issio n e della vita. P rincipale qui n o n vuole significare il
m otivo che d eve p resie d ere la costituzione del m atrim o n io n é la vi­
ta co m u n e degli sposi, p e rch é se così fosse si strum entalizzerebbero
recip ro cam en te. P rin cipale in ten d e esp rim ere ciò che in senso p ro ­
p rio lo d istingue d alle altre re a ltà sociali e che solo il m atrim onio
p uò u m a n am en te realizzare.9 D i fro n te a q u esto fine ta n to singolare,
q u an d o si tra tti d ella specificazione di q u esta re a ltà sociale, il bene
dei coniugi o m u tu o aiu to acq u ista u n a posizione secondaria, anche
se, com e è evid en te, non nella p ro p ria vita m atrim oniale.
E n tram b i i beni, il m u tu o aiu to e la trasm issione della vita, confi­
gu ran o in trin secam en te il sim bolism o della vita m atrim oniale, confi­
g uran d o lo com e u n o stato di vita nel quale i d u e raggiungono una
p ienezza singolare della loro vita, p recisam en te perché si tra tta di
u n a vita neH’u n io n e dei d u e capace di espandersi, di com unicarsi, di
tra sm ettere il d o n o della v ita.10 E u n a vita in se stessa feconda, che
m ostra ai coniugi u n significato nuovo della loro stessa id e n tità com e
persone. F o rm are u n a fam iglia a p p a re allora com e una possibilità ca­
rica di p ro m esse e di senso, sep p u re anche di difficoltà e di incognite.
U na p ro m essa che aiu ta a s u p erare il pericolo di ripiegarsi su di sé,
tra sfo rm an d o le p ro p rie relazioni in un m e ro gioco am oroso, sessua­
le e sen tim en tale, che lo vizierebbe alla radice, soffocandolo.
Forse gli sposi n o n sono p ie n am en te consapevoli di tu tto ciò che
q u esta vita p o rta con sé, m a capiscono che è un au ten tico b en e per
loro, che li attrae, che li arricchisce. Q u an d o si sposano n o n sanno co­
m e sarà la lo ro vita com une, la fam iglia che possono fo rm are, com e
saran n o i figli, se v erran n o o m eno, se sa ra n n o sani, se av ranno que­
sto o q u e s t’altro te m p eram en to . N on tu tto è chiaro, m a l’attrattiva

9 Cf. R h o n h e i m e r , Elica della procreazione, 6 0 - 6 3 .


10 Cf. Per il significalo dell’esperienza di paternità: G. A n g e l in i, Il figlio. Una be­
nedizione, un com pilo. V ita e Pensiero, M ilano 1991.

----- 2 4 0------
che tale p ro m essa di fo rm a re u n a fam iglia esercita su di lo ro fa sì che
si fidino, ch e accolgano q u esto b ene iscritto nella loro vita com une e
cred a n o n el p ro g etto di D io, nella sua provvidenza.
S arà nel culm ine della p ro p ria vita, nel tra sc o rre re del tem po, ri­
cevendo i figli ed educandoli, facendoli partecipi del p ro p rio am ore
e facendosi essi stessi p artecip i del loro am ore, che sco p riran n o la
grand ezza di q u el desiderio o riginario di en tram b i di fo rm a re una fa­
miglia. S o n o loro, i loro figli, n o n solo quelli che riem p io n o la loro
esistenza, m a quelli che h an n o reso e ren d o n o possibile una form a
nuov a d el d o n o di sé degli sposi, di una pien ezza d ’am ore, di u n a p ie­
nezza di co m u n io n e. S enza di loro sareb b e im possibile com p ren d ere
il cam m ino d i creatività, di su p eram en to , di pienezza che i genitori
h ann o percorso.

2. Il dono dello Spirito: la carità coniugale


C om e ab b iam o visto, l’esperienza dell’am ore rivela all’uom o
aspetti decisivi della sua vita, della sua vocazione all’am ore, della sua
pienezza ultim a: in essa può com p ren d ere d ’essere chiam ato a form a­
re un a com u n io n e nella quale D io stesso si ren d e presente. Se o ra ap ­
profo n d iam o ancora più la prom essa dell’am ore coniugale così co m ’è
vissuta dai cristiani e ci interroghiam o circa la sua origine ultim a, sco­
prirem o la so rg en te da cui procede e la fo n te del suo splendore.
Q u esta so rb en te n ascosta non è altro che il cuore di C risto a p e r­
to sulla croce. È n el sacrificio della croce, nel d o n o di sé ch e C risto
h a com p iu to con la consegna d el p ro p rio corpo, che ci si rivela il sen­
so ultim o di ciò che è l’am ore di un uom o e di una d o n n a ch e sono
figli d i D io. È q u esto am o re di C risto di cui sono resi p artecip i gli
sposi cristiani q u an d o si sposano «nel S ignore»,11 che trasfo rm a il lo­
ro am o re sp o n sale n on so lta n to in un segno significativo dell’am ore
di C risto, m a an ch e in un segno che attualizza ta le am o re n ella realtà
della lo ro coniugalità.
Il m o d o in cui al giorno d ’oggi viene vissuta in occidente la realtà
del sacram en to del m atrim o n io da ta n te persone, fa tu ttav ia sì che
l’am o re di C risto sia co n sid e rato com e qualcosa di estrinseco all’a ­

11 C f . C . C a f f a r r a , «Fondam enti dottrinali della famiglia», in A. López T ru


lo -E . S g r e c c i a , Famiglia:cuore della civiltà dell'am ore, LEV, C ittà del Vaticano 1995,
41-51.
m o re sessuale tra u n u o m o e una d o n n a, e la grazia che il sacram en­
to conferisce com e qualcosa d ’aggiunto a ta le am ore, in q u an to of­
frireb b e sem p licem ente un singolare ap p o rto d ’energia. P er questo
si ren d e n ecessaria u n a cerim onia nella quale q u esta grazia venga
d a ta e ricevuta, com e u n a benedizione. L ’am o re tra l’uom o e la d o n ­
na no n im p lich ereb b e p e rò in sé rad icalm en te l’am ore di Cristo.
Il m odo in cui n ella trad izio n e cristiana o ccidentale il m a trim o ­
nio è stato vissuto esp rim e al co n trario qualcosa di m olto diverso.
E ra p ro p ria m e n te la re a ltà d ell’am o re tra un uom o e una d o n n a, che
in q u an to figli di D io si p ro m e tte v a n o un am o re p e r sem pre, ciò che
faceva nascere il sacram ento. Fino al concilio di T rento (X V I secolo)
la C hiesa ha ac cettato i m atrim oni clandestini, com piuti dalla p ro ­
m essa recip ro ca q u an tu n q u e senza la p resen za di testim oni. D al con­
cilio di T ren to in poi, di fro n te alla vasta p ro b lem atica casistica pro­
d o tta d a q u esta pratica, la C hiesa ha stabilito la form a canonica im ­
p o n en d o la pub b licità del m u tu o p a tto d ’am ore. N on ha inteso con
ciò elim in are la realtà che sussisteva in p reced en za, cioè che è in for­
za del m u tu o p a tto d ’a m o re tra un uom o e u n a do n n a cristiani che si
configura il sacram en to d el m atrim onio, m a so lta n to stabilire la for­
m a di q u esto patto.
Ci è p e rta n to n ecessario s ap er re cu p e rare qu esta visione p er la
quale il m u tu o p a tto d ’am o re tra un uom o e u n a do n n a si costituisce
in vero sacram en to della grazia di C risto. S orgono così differenti
questio n i che o cc o rre chiarire: in q u al m o d o gli sposi partecipano
dell’am o re d i C risto ? E ancora, cosa co m p o rta la partecip azio n e del­
l’am o re di C risto n el lo ro am o re coniugale?
P er risp o n d ere a q u este d o m a n d e è necessario com p ren d ere l’a­
m o re con il qu ale C risto ci ha am ati.12

a. L'am ore di Cristo

N ella su a incarn azione il V erbo e te rn o ha assunto p e r intero ciò


che ap p a rtien e all’u om o, v olendo am are con un cuore um ano, pen­
sare con u n ’intelligenza u m an a, reag ire con u n ’affettività um ana,
agire con un co rp o u m ano (cfr. G S 22). A ll’origine della sua attività
ta n to s trarip an te e stu p efa cen te si tro v a la vo lo n tà um ana del Figlio

12 Cf. N o r i e g a , «El cam ino al Padre», in M e l i n a - N o r i e g a - P é r e z - S o b a , La p


nitud del obrar cristiano. D inam ism o de la acción y perspectiva teològica de la moral,
155-182.
di D io. È il Figlio l’unico soggetto d ’azione, m a agisce com e v ero u o ­
mo, cioè con u n ’au ten tica e in teg ra n a tu ra u m a n a che non è s ta ta as­
so rb ita n é m esco lata con la n a tu ra divina e le sue p ro p rie tà. M a n el­
lo stesso te m p o n o n è n em m eno s e p arata né divisa dalla p erso n a del
Figlio. L a n a tu ra u m a n a di C risto, in tu tto uguale alla n o stra eccetto
che nel peccato, è vero principio di operazioni. C o m ’è allora possibi­
le la su a azio n e red en trice ?
L a risp o sta d el vangelo è chiara, dal m o m en to che ci m o stra co­
m e C risto fosse g u id a to n ella sua u m a n ità dallo S p irito :13 venne
d u n q u e c o n d o tto n el d e s e rto dallo S pirito (M e 1,1; L e 4,1); n el m e­
desim o S p irito d à inizio al p ro p rio m inistero (L e 4,14); in virtù d el­
lo S p irito è capace di scacciare i dem oni (M t 12,28), di e s u lta re di
gioia (L e 10,21); e n ell’o ra d ella p assione è la L e tte ra agli E b re i
(9,14) a dirci q u al è la fo n te ultim a della consegna di C risto in o b la­
zione al P ad re: lo S p irito e te rn o .14 Possiam o così co m p re n d e re la vi­
ta di C risto, d a ll’in c arn azio n e p e r o p e ra dello S pirito fino alla sua
piena spiritu alizzazione n ella risurrezione: è il cam m ino vissuto dal
Figlio di D io co m e v ero uo m o che riceve m an m a n o le d iverse effu ­
sioni dello S p irito .15
Il ru o lo dello S pirito nella vita dell’uo m o G esù ha una singolare
rilevanza p ro p rio p e r la guida della sua um anità. Lo S pirito aleggia su
G esù p e r farn e colui che riceve le indicazioni del P adre, m e d ian d o tra
lui e l’u m a n ità di C risto. Si su p era con ciò u n a visione eccessivam en­
te cristo m o n ista d ella p erso n a del V erbo incarnato, re c u p e ra n d o la
sua d im ensione pneu m atologica, an d a ta p e rd u ta nella trad izio n e la­
tin a.16 N o n in vano il g ran d e B asilio aveva afferm ato che « tu tta l’a tti­
vità di C risto si realizzò grazie alla p resen za dello S pirito S an to » .17
Siam o così al p u n to che l’attiv ità di C risto ha la p ro p ria origine
nel m ovim en to che lo S pirito im prim eva nel suo cu o re e nella sua in­

13 Si veda al riguardo: L . L a d a r i a , «Hum anidad de C risto y don del Espi'rilu», in


Estudìos Eclesiàsiicos 5 1 ( 1 9 7 6 ) , 3 2 1 - 3 4 5 .
14 Cf. A. V a n h o y e , «L’Espril élernel et le feu d u sacrifice en H e 9 ,1 4 » , i n Biblica
6 4 ( 1 9 8 3 ), 2 6 3 - 2 7 4 .
15 Cf. J. G r a n a d o s ,
L os misterios de la videi de Cristo en Justino mórtir, A nalecta
Gregoriana, R om a 2005.
16 Y . C o n g a r , « P n e u m a t o l o g i e o u c h r i s t o m o n i s m e d a n s l a t r a d i t i o n l a t i n e ? » , in
Ecclesia a Spiritit Sancto edocta. Mélanges C. Philips, G e m b l o u x 1 9 7 0 ,4 1 - 6 3 .
17 B a s i l i o , Sullo Spirito Santo: P G 3 2 ,157A. Si vedano al riguardo le profonde ri­
flessioni di F. P i l l o n i , «“A ffidati allo S pirito S anto”. Riflessioni pneumaLologiche in
margine ad alcuni tesli patristici», in L. M e l i n a - J . N o r i e g a , Camminare nella luce,
LUP, Rom a 2004.
telligenza. Ci si m an ifesta con ciò la fo n te del suo am ore, della sua
consegna, del suo o ffrirsi p e r gli uom ini. L a volontà che si consegna
sul G etsem an i in o b b ed ien za al P ad re è la volontà um ana del Verbo,
che possiede u n d inam ism o e u n p o te re p ro p rio .16 È qui che appare
in tu tta la su a forza il ru o lo dello S pirito S anto, dal m om ento che,
p erch é la vo lo n tà u m a n a possa com piere in un m odo connaturale
l’orig in ario p ro g etto d el P adre, occorre che sia d inam icam ente abili­
ta ta :19 è q u esto il lavoro p ro p rio dello Spirito, che infonde in essa i
suoi doni, d an d o le im pulso interiore. In qu esto m odo, la consegna
um an a del V erbo eterno, cioè il suo am o re um ano, è m osso dal dono
dello Spirito, ed è p e r q u esto sua espressione.20
Il d o n o di sé d el C risto nasce dal dono dello S pirito e si dirige al
P adre, alla co m u n io n e con lui. E poiché si tra tta del dono del Figlio di
D io nella carne, il P ad re gli concede nella risurrezione la pienezza del
dono dello Spirito, tra sform ando definitivam ente la sua carne, il cor­
p o deb o le che aveva ricevuto nel seno della Vergine M aria, in Spirito
vivificante (IC o r 15,45). O ra C risto diventa la fonte dello Spirito.
S. G io v an n i v ed e il d o n o dello S pirito an ticip ato n ell’esaltazione
della C roce, q u a n d o dal suo co sta to ap e rto effonde sangue e acqua,
sim bolizzando il d o n o dello Spirito.
L’am o re di C risto, dal m o m en to che è m osso dallo S pirito nel­
l’o b b ed ien za al P ad re, si fa can ale del d o n o dello Spirito. T utta la sua
u m an ità, il suo corpo, le sue parole, i suoi gesti, la sua figura um ana,
il suo volto um ano, il suo m odo di vivere, la sua preghiera, il suo
am ore... si tra sfo rm an o così n el «canale» p e r m ezzo d el q u ale il Pa­
d re ci com unica il d o n o del suo am ore.
Q u esta stessa logica d ell’in cam azio n e co ntinua nel tem po, poi­
ché il m edesim o S pirito che h a ab itato in pienezza in C risto, e che si
è ab itu ato al suo p ro fum o filiale, si d à a noi in effusioni diverse at­
tra v erso i sacram en ti. Tra essi, il lavacro battesim ale rigenera e con­
cede l’u n zione dello S pirito: o ra lo S pirito ab ita nel cred en te, confi­
gu ran d o lo al Figlio. Il c re d e n te è così in tro d o tto nella com unione tri­
n itaria, p artecip a n d o d ell’azione di C risto.21

18 C f . M a s s im o il C o n f e s s o r e , Disputano cum Pyrrho 6: P G 91,301.


19 C f . M . B o r d o n i , Gesù di Nazaret. Presenza, memoria, attesa, Q ueriniana, Bre­
scia 1995,239-240.
20 C f. C . C a f f a r r a , Vida en Cristo, Pam plona 1968,31.
21 Si veda al riguardo J. L a r r Cj , Cristo en la acción fiumana segùn los comentarios
biblicos de Sto. Tomós, LUP, Rom a 2004.
Possiam o o ra co m p ren d ere una delle più singolari ca ratteristich e
dell’am o re di C risto: qu esto n o n si b asa sem plicem ente sulla sua in­
tensità, m a p rin c ip alm en te sul fatto che è cap ace di com unicarsi g ra­
zie al d o n o dello S pirilo. E ciò che com unica è il d o n o dello S pirito
stesso che ci in tro d u ce nella com unione trin itaria. Si tra tta , in defini­
tiva, di un am o re che si com unica e g en e ra una com unione.

b. L'effusione dello Spirito nel m atrim onio


C iascun sacram en to costituisce u n a singolare effusione dello Spi­
rito, che configura il cred e n te a diversi aspetti della p erso n a di C ri­
sto e del suo agire: la sua filiazione divina, la sua p resenza, il suo p e r­
dono... A n ch e il m atrim o n io è un sacram en to e, com e tale, co m p o rta
una singolare effu sione dello S pirito di C risto nei prom essi sposi.22
Q uesto fatto vien e e lo q u en tem en te significato nella so len n e « bene­
dizione nuziale» d u ra n te il rito del m atrim onio, in cui il celebrante
supplica il Signore: « E ffondi su di loro [i novelli sposi] la grazia d el­
lo S pirito S anto, affinché, in v irtù del tu o am o re riv ersato n ei loro
cuori, p ersev erin o fedeli nell’alleanza coniugale».23 M a dove sta l’o­
riginalità di q u esto d o n o dello S pirito agli sposi cristiani?
L’o rig in alità del dono dello S pirito nel m atrim o n io consiste nel
fatto ch e si tra tta di u n ’effusione dello S pirito che li configura all’a ­
m ore sp o n sale di C risto, con il quale egli si consegna alla C hiesa, co­
stitu en d o la innanzi a sé lim pida e senza m acchia (E f 5,25-26). Si tr a t­
ta di u n a singolare dim ensione della sua consegna d ’am o re che ora
si attu alizza n ella p ro m essa d ’am o re m utuo e to tale dell’uo m o e d el­
la do n n a b attezzati. L a consegna p ro p ria degli sposi si trasfo rm a in
un «sacram ento», cioè in un m istero di salvezza in cui si fa p resen te
l’alleanza di C risto con la sua C hiesa.
M ed ian te q u esta singolare effusione dello Spirito, la ca rn e di en ­
tram bi i coniugi viene u n ta in una form a nuova, facendo sì che i due
diventino uno, re n d e n d o p erò nello stesso te m p o la loro ca rn e ca p a­
ce di trasfo rm arsi in a u ten tico soggetto d ’am ore salvifico. Si tra tta di
un’un zione che tocca la carne e le sue p ro p rie tà e le va tra sfo rm an ­
do poco a poco. In qu esto m o d o tu tti i dinam ism i dell’a m o re sono
ora plasm ati in u n a form a originale: l’am o re coniugale, con tu tta la

22 Cf. P. E v d o k j m o v , // sacramento dell'amore: Il mistero coniugale secondo la tra­


dizione ortodossa, Cens. Brescia 31983,93.
23 Cf. G io v a n n i P a o l o II, Lettera alle fam iglie 4.
ricchezza di d im ensioni e di sfu m atu re che co m p o rta, si trasfo rm a in
au ten tica carità coniugale.

«Q u e s ta r iv e la z io n e r a g g iu n g e la s u a p ie n e z z a d e fin itiv a n e l d o n o
d 'a m o r e c h e il V e rb o d i D io f a a ll’u m a n ità a s s u m e n d o la n a tu r a ­
u m a n a , e n e l sa c rific io ch e G e s ù C risto f a d i se stesso su lla C ro ce
p e r la s u a S p o sa , la C hiesa. I n q u e s to sa crificio s i sv e la in te r a m e n te
q u e l d is e g n o ch e D io h a im p r e s s o n e l l ’u m a n ità d e ll’u o m o e della
d o n n a , f i n da lla lo r o c r e a z io n e (cfr. E f 5 ,3 2 s); il m a tr im o n io d e i b a t­
te z z a ti d iv ie n e c o s ì il s im b o lo reale d ella n u o v a e d eterna A lle a n z a ,
sa n cita n e l s a n g u e d i C risto. L o S p irilo , c h e il S ig n o r e e ffo n d e , d o n a
il c u o r e n u o v o e r e n d e l 'u o m o e la d o n n a ca p a c i d i am a rsi, c o m e
C risto ci h a a m a li. L ’a m o r e c o n iu g a le r a g g iu n g e q u ella p ie n e z z a a
c u i è in te r io r m e n te o rd in a to , la carità co n iu g a le, c h e è il m o d o p r o ­
p r io e s p e c ific o c o n c u i g li s p o s i p a r te c ip a n o e s o n o c h ia m a ti a vi­
v ere la carità stessa d i C risto c h e s i d o n a s u lla C ro ce» .24

L a specificità di q uesta carità coniugale viene sottolineata dal fat­


to che si tra tta di carità, sì, m a vissuta nella coniugalità. C arità, perché
si tra tta d i u n ’originale com unione con D io che gli sposi ricevono, cioè
di un a specificazione e di un ap p ro fo n d im en to delPam icizia con Dio.
O cco rre a q u esto p u n to sciogliere un dubbio: l’am icizia con D io
è qualcosa di dinam ico, com e ogni am icizia, non qualcosa di statico.
D u e com pagni di stu d io possono vivere u n a sem plice am icizia uni­
versitaria, in cui co n dividono la form azione, m a nello stesso recipro­
co cam eratism o co m inciano a condividere più cose: dei pro g etti per
l’estate, la stessa esp erienza di fede, le rispettive difficoltà familiari.
L’am icizia va così a p p ro fo n d en d o si nella m isura in cui condividono
b eni p iù personali. A n alo g a m en te accade con D io, l’am icizia che s’i­
n aug u ra nel b attesim o è ch iam ata a crescere e ad approfondirsi, nel­
la m isu ra in cui la p erso n a si ap re a nuovi doni di D io. L a carità co­
niugale co m p o rta p e rta n to una fo rm a n u o v a d ’am icizia con Dio.
P erch é coniugale? C osa si vuole esp rim ere con qu esta afferm a­
zione?

c. La carità coniugale
Si tra tta di u n a co m unione singolare con D io, che si d à p erò nel­
la coniugalità, cioè nella relazione uom o -d o n n a in q u an to coinvolge

Familiaris consorzio 13.

-----2 4 6------
la sessualità. Il d o n o delF A m o re che unisce il P ad re e il Figlio en tra
o ra in tu tti i d inam ism i am orosi um ani d ell’u o m o e della d o n n a e li
plasm a seco n d o l’am o re di C risto p er la S ua C hiesa, facendo i co ­
niugi p artecip i di q u esto am o re indissolubile. In qu esto m odo D io a t­
tira i coniugi u n o verso l’altro, e viceversa, rio rd in an d o tu tti i lo ro di­
nam ism i um ani, irro ran d o li con il dono del suo am ore. Se è possibi­
le che attrag g a i lo ro dinam ism i am orosi verso di sé, ciò si d eve però
alla sin g o lare e nu o v a presenza dello S pirito in loro.
Q u esta p resen za dello S pirito trasfo rm a l’am o re u m a n o in m o­
do tale che o ra gli sposi, am andosi, am an o D io; lasciandosi am are,
si lasciano a m are d a D io; accogliendosi, accolgono D io; do n an d o si,
do n an o D io. L’a m o re sponsale si re n d e così cap ace di tra sm e tte re il
dono ricevuto. Se la specificità di q u esto am o re sponsale sta p reci­
sam en te n ella co n segna della p erso n a nella co rp o reità, con il cui
linguaggio gli sposi vogliono m u tu a m e n te tra sm ettersi l’a p e rtu ra di
u n’in tim ità, la m u tu a p resen za reciproca, la com pagnia n ella vita e
il com u n e d estin o , q u esta consegna vissuta in una g ra n d e varietà di
azioni, che p re n d o n o tu tte il lo ro colore d alla coniugalità, si con­
v erte o ra n ella ca p acità di com unicare v icendevolm ente l’A m o re di
Dio. G li sposi cristiani, p e r il fa tto che il loro am o re nasce dal dono
dello S p irito che in teg ra e plasm a tu tti i loro dinam ism i am orosi,
nel lo ro am o re co n iugale si tra sm etto n o l’un l’a ltro il d o n o d ell’a ­
m ore di D io. P er q u esto il loro am o re coniugale si tra sfo rm a in ca­
rità coniugale, po ich é re n d e possibile u n a vera com unicazione del
dono di D io che ap re una p ro fo n d ità nu o v a n ell’am icizia di en ­
tram bi con D io.
N ell’am icizia co n iugale gli sposi vivono l’am icizia con D io.
È o ra possibile c o m p ren d ere perch é il m o d o di p artecip a zio n e
alla carità di C risto sia specifico nei coniugi. L ’o riginalità consiste,
precisam en te, nel fa tto che q u e sta p artecip a zio n e si d à nella coniu­
galità.

« E il c o n te n u to d ella p a r te c ip a z io n e alla vita d e l C risto è a n ch 'e s s o


sp ec ifico : l ’a m o r e c o n iu g a le c o m p o r ta u n a tota lità in c u i en tr a n o
tu tte le c o m p o n e n ti d ella p e r s o n a - r ic h ia m o d e l c o r p o e d e ll’istinto,
f o r z a d e l s e n tim e n to e d e ll’a ffettiv ità , a s p ir a z io n e d e llo sp ir ito e d e l­
la v o lo n tà esso m ir a a u n a u n ità p r o fo n d a m e n te p erso n a le, q u e l­
la che, a l d i là d e ll'u n io n e in u n a s o la carne, c o n d u c e a n o n fa r e ch e
u n c u o r s o lo e u n ’a n im a sola: esso esige l ’in d iss o lu b ilità e la fe d e ltà
della d o n a z io n e rec ip ro c a d e fin itiv a e s i a p r e su lla fe c o n d ità . In un a
p a ro la , s i tratta d i ca ratteristiche n o r m a li d i o g n i a m o r e c o n iu g a le
naturale, m a c o n u n sig n ific a to n u o v o ch e n o n s o lo le p u r ific a e le
co n so lid a , m a le e le va a l p u n to d i f a r n e l ’e s p r e s sio n e d i va lo ri p r o ­
p r ia m e n te cristia n i» .25

N essu n a dim en sione au ten ticam e n te u m a n a d ell’am o re è sop­


pressa né sv alu tata. S ono tu tte in teg rate in u n a form a nuova d ’am o­
re che ren d e gli sposi p artecip i d ella carità di Cristo. C on ciò si in­
te n d e in d icare com e nella specificità p ro p ria d ell’am o re tra gli sposi
si trovi u n a nu o v a qualificazione che co n sen te ai coniugi di am arsi
con un am o re salvifico. C iò che è salvifico è il loro am ore coniugale.
La coniugalità, con la sua ricchezza im pulsiva, affettiva e personale,
si ren d e cap ace di v eicolare la salvezza: l’alleanza con Cristo.
Possiam o o ra co m p ren d ere la p ro fo n d ità del gran d e com anda­
m ento di C risto: «che vi am iate gli uni gli altri, com e io vi ho am ati»
(G v 15,12; 13,34). Q u esto «com e» non si riferisce sem plicem ente né
p rin cip alm en te a u n ’im itazione in g en e ro sità del dono di C risto, ma
ad un am arsi com e egli ci ha am ato, cioè: «C om e il P ad re ha am ato
me, così an ch ’io h o am ato voi. R im an ete nel m io am ore» (G v 15,9).
A m arsi co n l’am o re con il q u ale il P ad re ha colm ato C risto, il suo
S pirito, po ich é in C risto era fo n te d ’am o re verso gli uom ini. O ra, per
l’orig in ale d o n o dello S pirito nel sacram en to del m atrim onio, gli spo­
si si am an o tra lo ro con l’am o re che spingeva C risto a consegnarsi
p er la Chiesa: il su o Spirito, che assum e in sé tu tti i loro dinam ism i,
santificandoli.
E cco la no v ità d ell’esistenza degli sposi. Il loro esistere um ano
n on sarà sem p licem ente un sussistere nella loro p erso n a m ed ian te la
libertà, e n ep p u re sa rà un sussistere nella m u tu a com unione p e r il
m utu o d o n o , m a ac q u isterà invece la fisionom ia di un sussistere di
en tram b i n ella co m u n io n e trinitaria.

d. Il mistero della creazione e il mistero


dell’amore sponsale di Cristo

L e p rece d en ti riflessioni ci h an n o aiu tato a com p ren d ere il m i­


s te ro che è racchiuso n ell’am o re cristiano tra l’uom o e la donna: es­
so co m p o rta u n a su a trasform azione attrav erso il d o n o dello Spirito
in m o d o ta le d a re n d e re i coniugi capaci di p artecip a re al dono di sé
che il C risto com pie p e r la C hiesa, costituendola suo p ro p rio corpo.

25 Familiaris consortio 13.

----- 24 8 ------
«M ariti, a m a te le v o stre m o g li, c o m e C risto h a a m a to la C h ie sa e ha
d a to s e ste s s o p e r lei, p e r r en d e rla santa, p u r ific a n d o la p e r m e z z o
d e l la va c ro d e ll'a c q u a a c c o m p a g n a to d a lla p a ro la , a l f i n e d i fa r s i
c o m p a r ir e d a v a n ti la s u a C h ie sa tutta glo rio sa , s e n z a m a c c h ia n é r u ­
g a o a lc u n c h é d i sim ile , m a sa n ta e im m a c o la ta . C o s i a n c h e i m a r iti
h a n n o il d o v e r e d i a m a r e le m o g li c o m e il p r o p r io co rpo, p e r c h é ch i
a m a la p r o p r ia m o g lie a m a s e stesso. N e s s u n o m a i in fa tti h a p r e s o
in o d io la p r o p r ia carne; a l c o n tr a r io la n u tr e e la cura, c o m e f a C ri­
s to c o n la C hiesa, p o ic h é s ia m o m e m b r a d e l s u o corpo. P er q u e s to
l ’u o m o lascerà s u o p a d r e e s u a m a d r e e s i u n irà alla s u a d o n n a e i
d u e fo r m e r a n n o u n a c a r n e sola. Q u e s to m is te r o è g ra n d e; lo d ic o in
r ife r im e n to a C risto e alla C h ie sa ! Q u in d i a n c h e voi, c ia s c u n o da
p a r te sua, a m i la p r o p r ia m o g lie c o m e s e stesso, e la d o n n a sia ri­
sp e tto s a verso il m a r ito » ( E f 5,25-33).

Q u esto passo della L e tte ra agli E fesini, bello e fo n d am en tale


nell’analogia che stabilisce, ci co n sen te di co m p ren d ere u n a duplice
relazione tra il m a trim o n io e il m istero d ell’am o re sponsale di C ri­
sto. D a u n lato, infatti, il m a trim onio nella tipicità del suo am o re è
fonte di conoscenza dell’am o re red en tiv o di C risto p e r la sua C hie­
sa: ci p e rm e tte di co m p ren d ere che si tra tta di un am o re sponsale,
che co m p o rta u n a to ta le ed esclusiva dedizione che g en e ra u n a n u o ­
va unità. D a u n altro lato, però , l’am o re di C risto p e r la C hiesa si con­
figura com e la fo n te dell’esistenza dell’am o re coniugale.26 L a stessa
L e tte ra ci co n sen te di focalizzare l’intim a relazione tra la creazione
dell’uo m o e la su a p red estin azio n e in C risto (E f 1,3-14).
Q u ale «idea» aveva il P a d re nel m o m en to in cui ai p rim o rd i d el­
la sto ria m o dellava quel fango e gli infondeva il su o S pirito? L’idea
con cui fo rm ò la co rp o reità u m a n a era esa tta m e n te il d o n o di sé del
Cristo nel p ro p rio corpo. L a fu tu ra consegna del V erbo incarnato,
consegna to tale, co nsegna feconda, consegna esclusiva, configura
con le su e q u alità la sessualità um ana. L e m ani del P adre, il suo V er­
bo che-si-in cam erà-consegnerà-e-risusciterà e il su o S pirito che-
sarà-dato, im p astan d o il fango, lasciano le im p ro n te del p ro p rio es­
sere n ella carn e di A d a m o ed Èva.
P er q u esto d u n q u e ogni uom o e ogni d o n n a che nella consegna
del lo ro am o re ricevono l’effusione dello S pirito che unge la loro
carne e fa di q u esto am o re un sacram ento, ricevono la possibilità d el­
la pienezza alla q u ale sono stati chiam ati nell’istan te della creazione.

26 C f. C a f f a r r a , Elica generale della sessualità, 9 1 - 1 0 1 .


L a lo ro c o rp o reità e la lo ro sessualità, plasm ate dalla nuova p resen ­
za dello Spirito, in teg rate nella consegna di C risto, raggiungono la lo­
ro v erità ultim a: l’essere p e r il d o n o di sé, com unicando il dono del­
lo Spirito.
M an ch erà lo ro di ricevere nella ca rn e anche la pienezza ultim a
del don o , la risu rrezione, il dono d e ll'in co rru ttib ilità , con il quale la
p o ten za dello S pirito divinizzerà d efin itiv am en te tu tti i dinam ism i
d ell’am o re, co n cen tran d o li nelPaccoglienza to tale e im m ediata del
d o n o del P ad re n ella co m unione dei santi. S arà il cam m ino che con­
giunge le nozze sponsali dei coniugi alle nozze d ell’A gnello, perco r­
so con la no v ità della coniugalità n ell’im m ensa varietà di azioni che
ren d e possibili, a far sì, con il concorso degli altri sacram enti, che la
loro ca rn e v ada po co a poco rendendosi a d a tta a ricevere ogni volta
di più, fino alla sua pienezza, il d o n o definitivo dello Spirito.
Capitolo diciannovesimo

La consumazione dell’amore:
l’unione coniugale

Il recip ro co p a tto con cui l’u o m o e la d o n n a si accolgono e


c onseg n an o n ella to ta lità d el lo ro essere, g e n e ra n d o u n a co m u n ità
di vita e d ’a m o re ch e si qualifica p e r la sua ca p acità di tra sm e tte re
la vita e p e r il b en e d el m u tu o aiu to che re n d e possibile nei c o n iu ­
gi, raggiunge la sua p erfez io n e u ltim a n ella con su m azio n e d el m a­
trim o n io , q u a n d o i d u e arriv an o a essere u n a sola c a rn e n ella co n ­
segna di sé n el p ro p rio corpo. C o n su m az io n e vu o le esp rim e re non
l’estin zio n e di u n a cosa (d a co n su m ere: rid u rre a u n o s ta to di e s a u ­
rim ento, d istru g g e re), m a la su a p erfez io n e u ltim a (d a consum m a-
re: p o rta re a p ien ezza, re n d e re p e rfe tto , rag g iu n g ere la m a tu rità ,
coron are).
C on u n a m irabile sintesi, il concilio V aticano II richiam a la g ra n ­
dezza di q u e sta u n io ne degli sposi nella carne:

« Q u e s to a m o r e è e sp re sso e s v ilu p p a to in m a n ie r a tu tta p a rtic o la re


d a ll'e s e r c iz io d e g li atti ch e so n o p r o p r i d e l m a tr im o n io ; n e co n se g u e
c h e g li atti c o i q u a li i c o n iu g i s i u n is c o n o in casta in tim ità , s o n o o n o ­
ra b ili e d egni, e, c o m p iu ti in m o d o v e r a m e n te u m a n o , fa v o r is c o n o la
m u tu a d o n a z io n e ch e essi s ig n ific a n o e d a r r ic c h is c o n o v ic e n d e v o l­
m e n te in g io io sa g r a titu d in e g li s p o s i stessi» ( G S 49).

Si tra tta di u n ’azione asso lu ta m en te ca ra tte ristic a, non solo per


l’inten sità em o tiv a e psicologica ch e co m p o rta, m a so p ra ttu tto p e r la
pienezza di consegna che im plica e p e r il significato che esprim e. In
essa si tro v a u na g ran d e ricchezza di significato che è necessario m et­
te re in evidenza.

1. La singolarità dell’unione coniugale


P erch é si p o ssa p erc e p ire la g ran d ez za d e ll’u n io n e coniugale,
co nv ien e in p rim o luogo v a lu ta re alcuni tra tti d ella sua stessa
s tru ttu ra .
Si tra tta in n a n zitu tto di un a tto um ano, più precisam ente, un at­
to della p erso n a, che agisce n ell’u n ità di co rp o e anim a in cui essa
sussiste. Ci tro v iam o d av an ti a un a tto libero, volontario, m a radica­
to in tu tto un d inam ism o affettivo e sessuale che desidera, tende a
u n ’u n io n e co rp o rale genitale che conviene alla sua disposizione.
Q u esto d inam ism o sessuale, che in terv ien e com e vero principio del­
l’azione, sfugge tu ttav ia al co n tro llo d ire tto della volontà.
In seco n d o luogo, l’unione coniugale com porta propriam ente
u n ’azione di d u e persone: richiede una singolare interazione tra uo­
m o e d o n n a, che in u n a reciprocità dinam ica sono capaci di coagire in
una singolare arm o n ia nello sviluppo delle diverse fasi della dinam i­
ca sessuale.
In te rzo luogo, q u esta recip ro cità nel m u tu o agire non si riferisce
u n icam en te né p rin cip alm en te all’azione co n sid erata esteriorm ente,
cioè in quello che i d u e eseguono, m a si riferisce prin cip alm en te alla
recip ro cità m o tiv azionale e intenzionale con cui agiscono, cioè i due
p artecip a n o alla ricerca degli stessi ben i um ani che sono in gioco. A l­
lorché ci fosse u na ro ttu ra su qu esto p unto, l’atto coniugale ne risen­
tireb b e in m o d o radicale, fino a ren d ersi im possibile.
In q u a rto e ultim o luogo, si tra tta di u n ’azione che è p e rm eata di
un singolare p iacere reciproco, n o n solo p e r la sua intensità sensua­
le, m a p rin c ip alm en te p e r la grandezza della sua m otivazione, così
che tale p iacere si trasfo rm a in gioia, ricolm ando i suoi protagonisti
di soddisfazione.
Si tra tta di ca ra tte ristic h e stru ttu ra li d ell’azione, di cui occorre
sem p re te n ere co n to , m a che an c o ra non rivelano il suo m istero. Per
q u esto è n ecessario e n tra re nel suo significato.
2. Significato dell’unione coniugale
In te rro g a rsi sul significato di una cosa vuole d ire in terro g arsi sul
suo v alore, collo can dolo nel co n testo globale di u n a vita. In te rro ­
garsi sul significato d ell’u n io n e coniugale non è lo stesso d e ll’inter-
rogarsi circa il significato del m a trim o n io in q u a n to re a ltà sociale.1 Il
valore del m atrim o n io, la b o n tà ch e lo co n trad d istin g u ev a, era, in
prim o luogo, la trasm issione della vita e, in seco n d o luogo, l’aiu to vi­
cendevole. O ra ci in teressa in terro g arci su u n ’azione co n c re ta e p r e ­
cisa all’in tern o d el m atrim onio: l’u nione coniugale. In te rro g a rsi cir­
ca il significato di u n ’azione è chiedersi q u ale sia il suo senso all’in-
terno della vita d ella p erso n a, q u ale sia la sua ragion d ’essere, il suo
finalismo.
Q u al è il significato d ell’a tto coniugale? N em m en o i coniugi lo
sanno fino in fo n d o , poiché si s o ttra e a una ben d efin ita c o n c e ttu a ­
lizzazione. M ossi dal d esiderio, si co n seg n an o m u tu am e n te, senza
nem m en o riflettere. Q u esto fa tto o rig in ario d ella s p o n ta n e ità che
in tro d u ce il d in am ism o sessuale non co m p o rta tu ttav ia ch e l’azio­
ne che co m p io n o n o n ab b ia un senso o che non lo vivano così. E
ciò si fa ev id en te p e r d u e fatti b en precisi. In prim o luogo, perch é
si a b b a n d o n a n o al d e sid e rio so lta n to q u a n d o si tra tta di quella
p erso n a, il p ro p rio coniuge, u nico e in sostituibile, così ch e q u e ll’a ­
zione è vissuta con u n ’esclusività unica: n o n ac cettan o q u esto tipo
di relazio n e con u n ’altra p erso n a. E , in seco n d o luogo, p erch é nel-
l’ab b a n d o n arsi al d e sid e rio i d u e p ro ta g o n isti sono consapevoli del
fatto che si tra tta di un ab b a n d o n o da cui p u ò g iu n g ere un terzo, il
figlio. N o n è p erciò u n ’azione il cui m istero sfugga to ta lm e n te alla
nostra co m p ren sio n e.
Q u esto m istero d ell’azione si fa p resen te alla p erso n a nel piace­
re che co m p o rta. A b b iam o visto in p reced en za che, q u an d o l’uom o
si unisce a q ualcosa che conviene ai suoi dinam ism i, ciò induce un
piacere co n seg u en te alla p resa di coscienza di q u an to è avvenuto,
della p ienezza raggiunta: un a ripercussione nella sua soggettività che
gli co n sen te di co m p ren d ere ciò che è accaduto, il p erch é della con­
venienza. È allo ra ch e la p erso n a si ren d e in p a rte consapevole di
quel che le veniva an ticipato nel desiderio. Così anche nella vita d e ­
gli sposi: nel lo ro desiderio viene anticipato un significato di cui in se­

Mi ispiro al pen e tran te studio di R h o n h e im e r . Etica della procreazione, 46-66.


guito fan no esp erien za, in q u a n to realizzato, e nella sua realizzazio­
ne co m p ren d o n o la pienezza che veniva anticipata.
Il significato d ell’u n io n e coniugale n o n si radica nella ragion
G li sposi n o n si co n segnano l’uno all’altro perch é han n o delle «ra­
gioni» p e r farlo, m a p erch é h an n o il desid erio di ciò. Il significato
d ella lo ro azione si rad ica nel lo ro desiderio e a p a rtire d a esso si m a­
nifesta alla coscienza. U n desiderio p e rò che, lo sappiam o, è stato
p lasm ato e o rd in a to a u n a co m unione di persone, a un dono di sé. La
p ru d en za , nella co struzione d ell’a tto di consegna personale, non p ar­
te dalle ragioni che le ad d u c e la sua intelligenza, m a dalla luce che le
è offerta d all’in teg razione dei suoi desideri.
Q u al è allo ra q u esto desiderio? Il desiderio di consegnarsi, di in­
c o n trare la p erso n a, di sp erim en tarla im m ensam ente prossim a a sé,
di sen tirla, di gioirne, di farsi a lei p resente. U n a consegna nella car­
ne, nella c o rp o reità sessuata, che nel p ro p rio dinam ism o sessuale in­
teragisce recip ro cam en te con l’altra p erso n a, grazie alla funzione
sessuale, la qu ale a sua volta p o rta con sé u n a funzione riproduttiva.

a. A lcune precisazioni per intenderci


Il significato di u n ’azione n o n è la stessa cosa della funzione c
com p o rta. Si tra tta di u n a distinzione decisiva p e r co m p ren d ere l’o­
riginalità e la g ran d ezza d ell’unio n e coniugale, poiché il suo valore
non p u ò essere rid o tto a una funzionalità concreta.
L a fu n z io n e co m p o rta lo sviluppo delle p o ten zialità naturali se­
cond o il din am ism o p ro p rio della facoltà in gioco: la funzione visiva,
la fun zio n e digestiva, la funzione locom otoria, la funzione sessuale...
Q u est’ultim a, la funzione sessuale, co m p o rta un dinam ism o proprio
di acco p p iam en to genitale an ato m ico tra uom o e donna, che a sua
volta p o rta con sé u n a funzione riproduttiva. E n tra m b e sono ca ra t­
teristiche degli anim ali, e l’uo m o le condivide con loro, salvo che n e ­
gli anim ali tali funzioni sono go v ern ate d all’istinto, sem pre categori­
co. N essun u o m o p e rò vive la sessualità com e un anim ale: nem m eno
p o tre b b e, po ich é n o n possiede p ro p ria m en te un istinto sessuale che
lo governi, m a u n im pulso sessuale che a tte n d e d ’essere guidato dal­
la ragione. L a fu n zio ne sessuale richiede n ell’uom o l’o p e ra d ’in ter­
p retazio n e e di g o v ern o della ragione, richiede un significato.
D a p a rte sua, il significalo vuole esp rim ere il senso di u n ’azione,
in q u an to in esso si racchiude un valore, qualcosa cioè che è b u o n o e
che p erfezio n a la p erso n a, co n feren d o le una pienezza nuova nella
sua vita g lo b alm en te intesa. Il significato di u n ’azione fa riferim ento
alla sua finalizzazione riguardo alla pienezza di u n a vita. D i u n a p e r­
fezione iso lata che u n ’azione p o tre b b e conferirci n o n co m p ren d ia­
mo il significato: q u esto si m anifesta so lta n to q u an d o a p p a re la sua
relazio n e alla vita c o n sid e rata com e un tu tto . Il significato di u n ’a ­
zione n o n è qu alco sa che p rovenga sem plicem ente dalla funzione
che im plica. Se così fosse, il significato delle n o stre azioni si rid u r­
reb b e a u n a q u estio n e di p u ra funzionalità biologica. P ro p riam en te
è qualcosa che il so ggetto attribuisce alla p ro p ria azione. È la p erso ­
na a d are significato al p ro p rio agire, m a non lo fa in m a n iera a rb i­
traria, bensì facen d o atten zio n e alla realtà che è in gioco, al m odo
con cui en tra in co n tatto , attiv an d o d eterm in ate funzioni e indiriz­
zando le a u n a situ azione nuova, a una nuo va p ienezza in relazione
alle altre azioni e p ratich e e, in m odo p artico lare, in relazione all’as­
soluto d ella co m u n io ne con una p erso n a che è u n a lib era com pagna
e che perciò reclam a sem p re di essere accolta p e r ciò che è e non in
funzione d ella sua utilità o piacere.
L ’im p atto del ra p p o rto sessuale con la p erso n a am ata p erm ette
di attrib u ire d u e significati fo n d am en tali all’azione «unione coniu­
gale»: si tra tta di u n ’azione che co n sen te ai suoi pro ta g o n isti u n ’u­
nione singolare e, u n endoli, fa sì che p ossano d iv e n tare genitori. P er
questo ta le azione p ossiede un significato unitivo e un significato
procreativo.

b. Il significato unitivo

L’atto coniugale consente ai d u e sposi u n a lo ro indubbia unione,


vissuta in u n ’assai am pia gam m a di aspetti. Si tra tta di in terag ire re ­
ciproco nella c o rp o reità sessuata, che attiva la funzione sessuale ge­
nitale. Q u esto recip roco interagire, tuttavia, non è vissuto sem plice-
m ente com e u n a fu n zionalità, com e avviene n ell’anim ale. In te rag ire
sessualm ente h a p er l’uo m o un significato, poiché coinvolge la li­
b ertà recip ro ca e la co rp o reità: un corpo che è espressione della p e r­
sona e che p e rta n to a p re a un linguaggio, alla m u tu a trasm issione di
qualcosa, all’in co n tro di u n a reciproca com unione. Così l’incontro
dei corpi si costituisce in au ten tico sacram en to delle p erso n e e del
loro am ore.
A m otivo d ella dignità della p erso n a che sta di fronte, il cui d e ­
stino si è fatto p ro p rio e alla q u ale si è prom esso di am arla d o n a n ­
dosi e accogliendola nella sua insostituibilità, la consegna sessuale
dei corpi n o n p u ò av ere solo un significato di esperienza di piacere.
D i ce rto p o rta in sé u n ’esperienza di p ia cere m a, se fosse solo q u e ­
sto, la p erso n a s areb b e allo ra stru m e n talizza ta al fine di o tte n e re con
lei un piacere, o ad d irittu ra so stitu ita da u n ’altra. Il desiderio di pia­
cere è vissuto negli sposi n ell’oriz zo n te di u n a vita b u o n a e felice.
L a m u tu a consegna dei co rp i è espressione e attualizzazione del­
la m u tu a vo lo n tà di donazione, p e r cui è capace di u n ire i suoi pro­
tagonisti: n o n s o lta n to i loro corpi, m a anche i loro affetti, le loro li­
b ertà, le lo ro p ersone. È la p erso n a in tera che si dà. E donan d o si ac­
coglie l’altro. Q u esto m u tu o d arsi e riceversi nella sessualità ap re lo
spazio d ell’intim ità al reciproco incontro, alla presenza reale e con­
creta d i en tram b i, alla reciproca com pagnia, alla m u tu a stim a.
Si tra tta di u n reciproco a tto di lib ertà che consente loro u n ’im ­
m ediatezza di p resen za, che sussiste nella m u tu a com unione in una
form a p ie n a e attu ale. E, in essa, nella co m unione con D io. L’espe­
rienza che i d u e coniugi han n o d e ll’im m ediatezza d ell’altra persona
nella lo ro stessa vita è vissuta in un m odo singolare che colm a di
gioia.
Q u esto significato d ell’unio n e coniugale si appoggia sulla fun­
zione sessuale di reciproco acco p p iam en to sessuale, m a non si ridu­
ce a essa, dal m o m en to che offre u n a pienezza che la m e ra funzio­
n alità sessuale n o n è capace di pro d u rre: l’u nione delle persone. E
p oiché è u na p ien ezza, riceve da essa il suo significato.
A b b iam o così la possibilità di situ are q u e sta azione singolare al­
l’in tern o della glo b alità della vita e di co m p ren d ere il suo valore, il
suo finalism o. M a l’u nio n e degli sposi che essa favorisce e attualizza
non è l’unica lo ro pienezza. A n co ra di più, perch é lo sia necessita di
un nuovo significato, la capacità di d iv e n tare genitori, che viene a in­
tegrarsi n o n com e q ualcosa di estrinseco, m a com e qualcosa che at­
tiene alla stessa u n io n e dei due, poiché q u esta unio n e non è di tota­
le co m p lem en tarità, m a co m p o rta u n a ce rta asim m etria che soltanto
il figlio p u ò colm are.2

c. Il significato procreativo

L a co m u n io n e d ei due sposi, p ro p rio p e r il fatto che co m p o rta la


to talità della p erso n a che si d à nel corpo, p o rta con sé u n a nuova per­
fezione dei due: u n en d o li sessualm ente, li ren d e capaci di trasm ette­
re la vita p oiché tale u nione im plica la funzione sessuale che a sua

2 Cf. S c o l a , Il mistero nuziale 1 , 9 1 - 1 0 6 .


volta include la funzione riproduttiva. N on si tra tta o ra se, di fatto,
tra sm etteran n o la vita o m eno, il che d ip e n d erà dalle leggi p ro p rie
della funzione rip ro d u ttiv a. C iò che im p o rta com p ren d ere è che l’u­
nion e sessuale tra l’uo m o e la d o n n a è u n ’azione che in sé e p e r sé è
capace di tra sm e tte re la vita. L a stessa preoccupazione che a volta gli
sposi m o stran o è segno di ciò. Ci troviam o davanti a un fatto origi­
nario, che a sua vo lta re n d e possibile u n ’esp erien za o riginaria circa il
valore di feco n d ità d ella sessualità.
C onsegnarsi sessualm ente vuol dire p e rta n to negli sposi tro v a re
una singolare unione, che in se stessa è capace di g en e ra re u n a p e r­
sona, poiché p o n e tu tte le condizioni n ecessarie perch é arrivi il figlio.
Se elim iniam o la d istan za te m p o rale tra la d o nazione sessuale e il
m om ento in cui la sposa si re n d e conto di aver concepito e assiem e
al m a rito accoglie suo figlio, possiam o cap ire com e q u e s t’accoglien­
za fosse già inclusa nella stessa consegna sessuale.
C onsegnarsi sessualm ente co m p o rta allora d o n are la capacità di
diventare p ad re e m a d re in forza di ciò che si sta facendo. Q u esta p o ­
tenzialità di g en e ra re u n a vita, che si esprim e nel significato p ro crea­
tivo, si costituisce com e un autentico b en e im m anente nella stessa
azione degli sposi. II fatto che gli sposi, allorché si uniscono, siano
aperti alla gen erazio ne di u n a vita, è indice di pienezza del loro am o­
re. E si dice «capacità» perché il fatto che il figlio arrivi non d ipenderà
dalla sola donazione. Soltanto un rid o tto nu m e ro di unioni tra gli spo­
si è feconda. L a so fferenza che a volte sp erim en tan o quan d o il figlio
non arriva dim ostra che non sono essi soli a generarlo.
G razie alla fed e sap p iam o che ogni p erso n a che è stata concepi­
ta no n è stata co n cepita p e r caso, poiché è s ta ta cre a ta d ire tta m en te
da D io n el m o m en to del concepim ento.3 L a g en erazio n e di u n a p e r­
sona co m p o rta l’azione di un A ltro , D io, che la g en e ra , creandola.
Dio ha inteso p e rò c rea re la p erso n a p ro p rio n e ll’a tto con cui gli spo­
si si d o n an o e si accolgono recip ro cam en te nella to talità d el lo ro es­
sere. P er q u esto la lo ro azione acquista la form a di una collaborazio­
ne con D io creato re, assum endo il significato procreativo.
Gli sposi sono p artecip i con ciò di u n a singolare qu alità d ell’a ­
m ore di D io, poiché D io h a am ato ogni p erso n a prim a ancora che
esistesse com e q ua lcuno degno d ’esistere e di essere am ato p e r se
stesso, ed è stato il suo am o re a spingerlo a crearci. A n ch e l’am ore
degli sposi è così, po iché ogni p e rso n a è s ta ta am ata dai suoi g en ito ­

3 Cf. Pio X II, H um anae generis, D S 3896.


ri prim a an c o ra di essere g en e ra ta. E ssa è il fru tto di un am ore che,
certo , si indirizza in prim o luogo al coniuge, m a che, indirizzandosi a
lui, include in sé la p ossibilità stessa di accogliere un nuovo dono del­
l’am o re. Il figlio è così am ato anche com e qualcuno che è degno di
esiste re p e r se stesso e n o n in funzione dei pro p ri desideri d a soddi­
sfare o di altri interessi.
L a m u tu a d o n azione si trasfo rm a in tal m odo nel tem pio santo in
cui D io ce leb ra la S ua liturgia creatrice, g en e ra n d o una perso n a co­
m e qu alcu n o che è am ato p e r se stesso.4
P er q u esto m otivo il figlio è a tteso non com e una «conseguenza»
aggiunta della m u tu a consegna e n em m en o com e un effetto n atu ra­
le e m en o an co ra co m e un p ro d o tto della p ro p ria scelta, m a com e un
dono. G e n e ra re è p ro p ria m e n te un a tto um ano, non u n a conseguen­
za biologica di u n a tto um ano. È p e rò un a tto um ano m olto singola­
re, dal m o m en to che n o n è un co n ten u to intenzionale d ire tto di al­
cu n a azione, m a si dà invece nella m ediazione della m u tu a consegna;
p e r q u esto si configura com e l’accoglienza di un dono.
L’u n ion e coniugale include in sé il significato della trasm issione
della vita che è possibile p er il d o n o che D io fa all’am ore degli spo­
si. Si tra tta tu ttav ia n o n solo di d a re una vita e di accoglierla, m a di
pro m u o v e re nel figlio u n a vita b u o n a in un cam m ino di pienezza per
lui. Q u e sta d im en sio ne p ro crea tiv a include perciò in se stessa anche
la dim ensione ed u cativa, che si rad ica d u n q u e nel m utuo am ore de­
gli sposi, nella lo ro reciproca consegna.
In q u esta d im en sione p ro crea tiv a si p u ò valutare an c o ra un ulte­
rio re asp etto , giacché se da un la to definisce la specificità propria
della feco n d ità d e ll’u n io n e coniugale, cioè gen e ra re u n a persona, si
ap re an ch e a u n a fecondità relazionale e affettiva, alim entando negli
sposi la cap acità di recip ro ca accoglienza e, a p a rtire da qui, dell’ac­
coglienza di altre p ersone, effo n d en d o la ricchezza d el loro amore.
L’am o re degli sposi si configura com e un am o re che è capace di ge­
n e ra re società, di d iffondersi su altre persone.
L’u n io n e co n iu g ale acquista così nei coniugi una precisa configu­
razio n e sim bolica, unita al pia cere che in loro co m p o rta e alla pie­
nezza che a lo ro concede. Q u esto sim bolism o perm an e nella loro
m e m o ria affettiv a com e il ricordo di una cosa in som m o grado at­
tra en te, che tu ttav ia dev o n o di con tin u o s a p e r ricreare e alim entare
con la te n erezz a, cioè con il m u tu o d o n o di se stessi vissuto nelle di-

J C f. C a f f a r r a , «Fondam enti dottrinali della famiglia».


verse fasi d el lo ro m atrim onio. In questa configurazione e n tra m b e le
dim ensioni, u n itiv a e procreativa, sono in sep a rab ilm en te unite.

d. L ’indissolubile unione
dei due significati dell’atto coniugale 5
S e possiam o sep a ra re le funzioni, n o n avviene la stessa cosa con
i significati.
Si p u ò se p a ra re la funzione di accoppiam ento sessuale dalla fun­
zione rip ro d u ttiv a che p o rta con sé: avere cioè sesso senza figli e an­
che figli sen za sesso: accade di freq u en te al giorno d ’oggi. L a rag io ­
ne p e r cui si po sso n o sep a ra re le funzioni sessuale e rip ro d u ttiv a sta
nel fatto che q u este funzioni si radicano nei dinam ism i delle facoltà
u m ane la cui b u o n a funzionalità dip e n d e dalla situazione co n c re ta in
cui l’o rganism o si tro va, p e r cui può m odificarsi. P er far q u esto è suf­
ficiente u n in terv en to tecnico sulForganism o.
Si p resen ta p e rò una difficoltà essenziale allorché si p re te n d e di
separare i significati intrinseci d ell’agire sessuale. E lim in are un si­
gnificato in trin seco vuol dire elim inare una dim ensione che co n tri­
buisce a co n ferire la fisionom ia con cui ta le azione è stata concepita
dalla p ru d en za , in b ase all’im p atto che la re a ltà «azione sessuale» ha
p rod o tto n ella p erso n a, con gli elem enti originali ch e com portava:
corpo reità, lib ertà, in terazione, funzione, com unione, ecc.
N el caso d ell’u n io n e coniugale troviam o in o ltre che qu esti signi­
ficati sono uniti in m o d o singolare poiché l’uno reclam a l’altro e vi­
ceversa, in u n a relazio n e di m u tu o arricchim ento, costitutiva p e r en ­
tram bi i significati. In che senso?
Il significato p ro creativ o d ell’u n io n e coniugale, con cui
esprim ere com e la funzione rip ro d u ttiv a sia assunta dall’uom o, ac­
quista il suo significato v eram en te u m ano p e r il fa tto che in ta le azio­
ne c’è u n a d o n az io n e reciproca. G e n e ra re cioè u n a p erso n a - q u a l­
cuno che in v irtù d ella p ro p ria dignità si p resen ta com e un fine in se
stesso ed esige di essere am ato p e r se stesso e non in rag io n e della
sua utilità o d ella soddisfazione che pro cu ra - co m p o rta accoglierla
per se stessa, e q u esta accoglienza non può esserci q u an d o la p e rso ­
na è un effetto d ire tto del n o stro agire, perch é allora la sua esisten­
za d ip e n d ereb b e d a chi l’ha p ro d o tta: solam ente n ell’a tto di d o n a ­
zione recip ro ca gli sposi possono accogliere il loro figlio com e un d o ­

5 Cf. la dottrina di H um anae viiae 12. Si veda lo studio citato di M. R h o n h e im e r .


no. L’am o re degli sposi, la loro don azio n e reciproca, l’u nione dei
due, specificano il m o d o u m a n o con cui u n a perso n a viene generata:
l’unico m o d o u m an o di accogliere u n a p erso n a nel risp etto della sua
dignità che n o n ha pari.
A sua v olta, il significato unitivo d ell’atto coniugale, com e atto di
do n az io n e che h a la p ro p ria rad ice nel corpo, m a che necessaria­
m e n te im plica la reciproca lib ertà, rim an e specificato risp etto ad al­
tre fo rm e d ’am o re d a u n a n o ta m olto caratteristica: è un am ore in­
te rp erso n a le n ella sessualità cap ace di pro crea re. Solo qu esto tipo
d ’am o re è p ro creativ o , a differenza degli altri. E d è un am o re spiri­
tu a le e corp o rale. P ro p rio p e r qu esto l’atto in terio re della volontà,
con cui u n o sceglie di consegnarsi sessualm ente e com anda perciò al­
le facoltà sessuali u n ’in terazio n e con l’altra p erso n a, rim ane specifi­
cato sin d a ll’inizio stesso com e un am o re procreativo.
T en tare di c o m p ren d ere u n o di qu esti significati in d ipendente­
m e n te d all’altro co m p o rta il p e rd e re la specificità di ciascuno di es­
si, po ich é ciascuno acquista il suo significato nella relazione con l’al­
tro: u n ’u n io n e capace di generare una persona , u n a p ro creazio n e nel­
la m u tu a d o n a zio n e. Q u e sta u n io n e dei d u e è ciò che costituisce la
specificità e id e n tità di ciascuno di essi.
N o n si tra tta d u n q u e di u n ’in sep arab ilità dei due significali di ti­
po m orale, e cioè che n o n si debbano separare, m a che, nel caso si se­
parin o , alm en o si possa realizzare u n o di loro. Si tra tta bensì di u n ’in­
separab ilità an tro p o logica, cioè non si p o sso n o separare, dal m o­
m e n to che se si se p a ra n o si p erd o n o en tram b i, ren d en d o im possibi­
le che se n e realizzi alcuno. P erché? P erch é cessano d ’essere ciò che
sono. U n am o re co n iugale che non sia pro crea tiv o nel suo significa­
to no n è un a m o re coniugale, o u n a p ro crea zio n e che non si dia nel­
la m u tu a d o n azio n e n o n è p rocreazione: sareb b ero cose diverse. Cer­
to, dal p u n to di vista este rio re n o n cam bia m olto, poiché rim an e sem ­
p re u n a delle d u e funzioni; m a la funzione non si può confondere con
il significato di ciò che si fa. Così com e nella p erso n a anim a e corpo
sono un iti « so stanzialm ente», costituiscono cioè intrinsecam ente la
sostanza, fino al p u n to che la loro sep araz io n e co m p o rta la perdita
della p erso n a in q u an to tale, allo stesso m odo la separazione di que­
sti d u e significati fa sì che l’a tto sessuale sia qualcosa di distinto dal
p u n to di v ista m o rale e non venga specificato d a nessuno di essi, as­
sum en d o significati diversi.
Q u al è la rag io n e ultim a di q u esta inseparabilità? T rattandosi di
un d ato p rev io alla scelta della libertà e al m odo in cui la stessa li­
b ertà assu m e ciò che la sua attu azio n e c o m p o rta, ci troviam o di fron­
te a q ualcosa che h a voluto chi h a così crea to la n a tu ra d ell’uom o,
cioè D io. È D io che h a voluto che l’am o re tra l’uo m o e la do n n a
m anten esse q u esti d u e significati tra lo ro in sep a rab ilm en te uniti. P er
questo m otivo, ac cettare q u esta v erità d ell’am o re coniugale im plica
accettare il suo au to re. In ciò ci sarà p e r i coniugi la possibilità di u n a
singolare allean za con la S apienza creatrice e perciò u n a p a rte c ip a ­
zione al suo am ore.6

3. L’intenzionalità dell’unione coniugale:


il reciproco dono di sé
Il n o stro in teresse stava nel conoscere l’originalità d ell’unione
coniugale. L e p rece d en ti analisi ci h an n o m o strato q u al è il suo si­
gnificato, p e r cui possiam o o ra collocare questa azione nella glo b a­
lità d ella vita d ell’u o m o e della d o n n a com e u n ’azione che consente
loro u n ’u n io n e singolare e di aprirsi al dono della vita. Ci interessa
ora co n o scere qu ale sia l’in ten zio n alità p ro p ria di q u esta azione, il
che ci p e rm e tte rà di conoscere ciò che in term ini tecnici si chiam a il
suo og g etto m orale. È così che p o tre m o distinguere la specificità di
questa azione risp etto alle altre. A lcuni chiarim enti.
Prim o: il te m a del significato di u n ’azione e il te m a della sua in­
tenzionalità stan n o in stre tta relazione, m a n o n sono esa tta m e n te la
stessa cosa, po ich é il significato m ira a definire la ragione della p ie­
nezza di u n ’azione, m e n tre l’in ten zio n alità m ira a definire il suo fine
prossim o, quel ch e gli sposi in p rim o luogo realizzano, cioè la loro in­
tenzione prossim a. Si tra tta p e rta n to di co noscere il fine prossim o
dell’azione «u n io n e coniugale».
Secondo: in terro g arsi sui fini d ell’atto coniugale n o n è la stessa
cosa che in terro g arsi sui fini d el m atrim o n io com e re a ltà sociale, co­
me già p ossiam o co m p ren d ere: i fini d el m atrim o n io sono i beni che
lo specificano, m e n tre i fini d ell’a tto coniugale sono i fini che la p ru ­
denza stabilisce e d eterm in a alla luce del desiderio re tto e della
realtà che è in gioco.
Terzo: in terro g arsi sul fine di una cosa non è interrogarsi su ciò che
è successivo alla su a realizzazione, in m odo tale che l’azione si confi­
guri com e un m ezzo p er raggiungerla. Ciò c o m p o rtereb b e una rela­

6 Si veda al riguardo la testim onianza e la riflessione di K. H a n n , Life-G iving L


ve. Embracing G o d ’s Beautiful Design fo r mariage, Charis, M ichigan 2001.
zione stru m en tale n ell’azione coniugale che elim inerebbe la sua stes­
sa bo n tà. N on si tra tta di fini estrinseci all’agire, che p ro ducono d eter­
m inati effetti, com e può essere il sollievo di u n ’ansietà o tensione, la
reciproca tranq u illità, la ricerca di autostim a, o anche avere un figlio,7
m a dei fini intrinseci, in q u an to si tra tta di perfezioni dell’azione stes­
sa, che p erm an g o n o nel soggetto, sono in lui im m anenti. E all’interno
dei diversi fini ci in teressa ora il fine prossim o, poiché com e sappiam o
è questo che definisce ciò che si sta facendo.
A cosa ten d o n o gli sposi quando, m ossi dal desiderio, si uniscono
coag en d o sessu alm ente? T endono p rin c ip alm en te a consegnarsi, a
in co n trarsi m u tu am e n te, a sp erim en tarsi l’u n o vicino all’altro, in de­
finitiva a d o n arsi m u tu am e n te nella to talità di ciò che en tram b i so­
no, nella to talità del p ro p rio essere corporale-spirituale. Q u esto con­
segnarsi co m p o rta un accogliersi e un donarsi. E p ro p ria m en te il
p ro n o m e «si» che d eterm in a il tip o di consegna e di dono, poiché
non si co n seg n a e si accoglie «qualcosa» della persona, la sua ses­
sualità, la su a co rp o reità, la sua te m p o ralità, la sua affettività. Ciò che
p ro p ria m en te si co n segna è il «si», e cioè la perso n a stessa, m a si con­
segna nella m ed iazione della sessualità, della co rp o reità, della tem ­
p o ralità, d ell’affettività.
Si consegna la c o rp o reità nella sessualità, m a in essa si veicola
l’affetto, l’am o re che si h a p e r la p erso n a, la stim a che le si dim ostra,
la stessa libertà: va, in definitiva, tu tta la persona. E si consegna per­
ché si vuole m an ifestare all’altra p e rso n a q u a n to la si stim i, in che
m odo ci si v uole re n d e re p re s e n te nella sua vita. L a sessualità, pro­
p rio p e r l’im m ed iatezza che co m p o rta nel co n tatto corporale, favori­
sce q u esta m u tu a presenza.
P er il fa tto che la c o rp o reità è espressione della perso n a e la ses­
sualità co n sen te un linguaggio, ciò che si in ten d e reciprocam ente tra­
sm ettere è il regalo di se stessi all’altra p erso n a, nella to talità di ciò
che si è, e l’accoglienza del regalo che l’altra p erso n a fa di se stessa.
Q u esto d o n o si o ffre m ossi d all’am o re p e r l’altra persona: è il de­
siderio ch e m uove a consegnarlo. M uove p e rò in q u an to plasm ato e
in teg rato n ell’am o re personale. M uove cioè a un atto che è visto co­
m e un b en e p e r la p e rso n a nella m isura in cui nel m utuo interagire
gli sposi raggiungono u n a co m unione di en tram b i nella quale si rea­
lizza la lo ro p ien ezza, il b en e delle lo ro persone.

7 Cf. M .A. F r i e d e r i c h , «M olivation for C oitus», in ClinicaI Obsieirics & Gynec


logy 13(1970). 691-700.
Q u el ch e gli sposi scelgono q u an d o si consegnano è d u n q u e il d o ­
no reciproco di sé nella sessualità. E qu esto viene scelto perch é nel
loro desiderio in teg rato han n o l’in ten zio n alità della m u tu a com u­
nione. La p ru d en za è capace di o rd in a re qu esta azione del d o n o di sé
alla m u tu a co m u n io ne p recisam en te in q u an to la to talità del dono
consente alle p erso n e di incontrarsi, di sussistere recip ro cam en te l’u-
na p e r l’altra e rag g iungere così la pienezza ultim a. In tal m odo è al­
lora possibile v alu tare l’o rd in e in ten zio n ale che esiste n ell’azione
«unione coniugale», poiché tra l’esecuzione di ciò che si com pie -
l’acco p p iam en to sessuale - , il fine prossim o della scelta - donarsi
sessualm ente in to talità - , il fine in term e d io d ell’intenzione - la co­
m unione p erso n ale - e il fine ultim o oggetto del n a tu ra le desiderio
di felicità - la p ienezza della co m unione con D io - , si ha u n ’u nione
in tenzionale v era.
A m otivo di q u esta intenzionalità del dono to tale di sé, si com ­
p rend e com e l’u n io n e coniugale co ntenga intrinsecam ente in sé un
significato p rocreativo. Se quel che realizzano è la to talità di una
consegna, n ella to ta lità è inclusa la possibilità di g en e ra re un figlio.
Si tra tta di un significato intrinseco all’atto coniugale, un b ene im ­
m anen te in esso, m a che non determ in a tuttavia il suo co n ten u to in­
tenzionale in p rim a istanza, in q u a n to o rdine intenzionale stabilito
dalla p ru d en za. Il b en e della pro crea zio n e non è cioè ce rc ato d ire t­
tam en te com e fine prossim o nella consegna coniugale. In n an zitu tto
perché se così fosse si stru m e n talizze reb b e la stessa consegna: s a re b ­
be «per av ere u n figlio». E in o ltre perch é av e re un figlio n o n spetta
alla scelta u m an a, m a è invece un nuovo d o n o che gli sposi ricevono
nella lo ro stessa d o n azio n e d ’am ore. P er qu esto non p u ò essere og­
getto di u n a scelta d ire tta . C erto che gli sposi p o tra n n o voler avere
un figlio, m a q u ella che essi realizzano non è u n ’azione rivolta ad
avere un figlio, m a u n ’azione di consegna in to talità che p o n e le con­
dizioni p e r av ere un figlio.
P er q u esta posizione secondaria della dim ensione procreativa
nell’inten zio n alità d ell’azione, risulta che è possibile un a tto coniu­
gale in d ip en d en tem en te d al fatto che gli sposi ab b ian o l’intenzione
di pro creare. O p ersin o ch e non lo desiderino. S arà au ten tico a tto co­
niugale dal m o m en to che im plica u n a to talità di consegna, perch é è
questo che lo definisce. E avrà un significato p ro crea tiv o dal m o ­
m ento che co m p o rta u n a reale to talità di consegna, in d ip en d en te­
mente che ci sia di fatto la procreazione. Tale significato p erm arrà
nell’un io n e coniugale, sem pre e q u an d o la p erso n a non faccia in te n ­
zionalm ente alcunché co n tro di esso.
4. Unione coniugale e dono dello Spirito
L’u n io n e co n iu g ale viene allo ra in tesa com e un m u tu o d o n o di sé
dei coniugi nel q u ale vogliono tra sm ettersi una m utua presenza, una
com p ag n ia, il reg alo di un am ore. Si tra tta di un d o n o di sé liberò, ma
rad icato n ella co rp o reità. L a co rp o re ità , nel m o m en to in cui form a
u n ’u n ità d ’azione assiem e con l’an im a (o principio spirituale) ed è
in teg rata dalla v irtù della castità, si re n d e atta a tra sm ettere questo
linguaggio personale.
N ei coniugi cristiani all’origine delle loro azioni si trova p erò an­
ch e la carità, che in fo rm a tu tto il dinam ism o sessuale degli sposi tra­
sfo rm an d o lo in ca rità coniugale. Q u e sta trasfo rm azio n e fa sì che gli
sposi n o n s o lta n to si tra sm e tta n o nella lo ro m u tu a consegna una re ­
cip ro ca p resen za , u n a m u tu a com pagnia, m a che in q u esta consegna
nella qu ale si tra sm e tte la p resen za si tra sm ettan o anche il d o n o del­
lo S p irito che è alla sua origine, l’am icizia che vivono con D io. Così
lo S p irito va p o co a poco ab itan d o con m aggior pienezza negli spo­
si, co n sen ten d o lo ro u n a m aggiore m a tu rità nella loro carità coniu­
gale e qu in d i n ella lo ro am icizia con Dio.
È ce rto che n ella vita degli sposi q u e sta re a ltà sem bra rim anere
fuori d al lo ro am b ito d ire tto di coscienza. Q u esto n o n è p e rò m eno
vero p e r il significato in te rp e rso n a le che h a la stessa unione. Si tra t­
ta di u n ’azio n e che, p e r il fa tto di radicarsi nella c o rp o reità e nel de­
siderio sessuale, sfugge nella sua g randezza a u n a concettualizzazio­
ne d ire tta . C iò che qui è essenziale è co m p ren d ere che il desiderio
sessuale p u ò essere p la sm ato dalla ragione trasform andosi in virtù,
com e v ero p rin cip io o p erativ o di azioni eccellenti. E d è a sua volta
plasm ab ile p e r il d o n o dello S pirito, che lo re n d e o ra principio di
azioni s o p ran n atu ra li, capaci di u n a nu o v a fecondità, fino al pu n to di
co m u n icare il d o n o ch e sta alla sua origine: il d o n o dello Spirito.
Se il dinam ism o sessuale co m p o rta una dim ensione impulsiva, co­
m u n e m en te ch iam ata «istintiva», dal m om ento che ha un prim o movi­
m e n to che n o n d ip e n d e dalla p ro p ria deliberazione, e se questa di­
m ensione istintiva en tra all’in te m o del m ovim ento non deliberato dal­
l’intelligenza, p er cui cerca una pienezza ultim a, ora i! prim o movi­
m e n to di tu tto il dinam ism o dell’am o re coniugale nella consegna degli
sposi div en ta u n istinto so prannaturale, l’istinto proprio dello Spirito.
È c e rto che la b o n tà che l’unio n e coniugale com porta nella vita
degli sposi attira con forza i suoi protagonisti. Essi apprezzano una
singolare co n v en ien za con i lo ro dinam ism i che non solo li riem pie
di piacere, m a re n d e possibile un m u tu o esercizio della libertà nella
quale p o tersi m u tu am e n te esprim ere la grandezza di una stim a. N el­
la b o n tà che li a ttra e si apprezza p e rò anche la chiam ata di un A ltro,
che n elP attrazio n e sessuale e affettiva li sta m uovendo a co n seg n ar­
si in pienezza, a co n d ividere il dono di D io, a crescere in lui, a com u­
nicare la vita. N on si tra tta di uno pseudom isticism o coniugale, poi­
ché q u esta d im en sio ne della vita coniugale si s o ttra e il più delle vol­
te allo stesso vissuto cosciente degli sposi. Si tra tta della p ro fo n d ità
teologica ch e la lo ro stessa vita coniugale raggiunge com e fru tto del­
la presen za in lo ro dello S pirito, che inaugura un agire teologale e
p ertan to m eritorio.

5. Quando l’amore si rende infecondo:


il problema della contraccezione
Se l’u n io n e coniugale co m p o rta un significato pro crea tiv o in trin ­
seco al m u tu o d o n arsi in to talità, com e possiam o in ten d ere qu esto si­
gnificato q u an d o p e r seri m otivi non si giudica o p p o rtu n o che venga
al m o n d o u na nu o v a vita? N on sareb b e allo ra giustificato ad o tta re
mezzi o p p o rtu n i p e r risolvere la difficoltà di una p ro crea zio n e non
responsabile e p o te r co n tin u are a vivere l’am ore?
Ci tro v iam o di fro n te a un p ro b le m a che riguarda la strag ran d e
m aggioranza dei m atrim oni e p e r la cui soluzione si evita di affron­
tare le qu estio n i di fondo.

a. Il dram m a della contraccezione

In che cosa consiste la difficoltà della contraccezione?


Essa n o n si colloca al livello della scelta di non avere più figli. Ci
possono essere nella vita m atrim oniale delle situazioni personali ve­
ram ente com plicate e nelle quali la p ru d en za non v ed e o p p o rtu n a la
generazione di u n a nuova creatu ra. V oler non avere più figli non eq u i­
vale al p ro b lem a della contraccezione poiché, p e r di più, anche quelli
che rico rro n o alla co ntinenza periodica n o n vogliono avere più figli.
N em m en o il p ro b le m a si p o n e nel «mezzo» scelto p e r n o n avere
figli. N o n è n el «m ezzo artificiale» che si trova l’erro re, in q u an to p o ­
trebb e s u p p o rre u n a ce rta «artificialità» che co n trad d ice la n a tu ra ­
lezza della fu n zio n alità sessuale e riproduttiva: ci sono anche mezzi
«non artificiali» p er ev itare i figli, com e il coitus interruptus, che non
sono tu ttav ia conform i all’am o re v eram en te um ano.
Il p ro b le m a si colloca p ro p ria m e n te n ell’oggetto d ell’azione
«unione sessuale» che gli sposi com p io n o con u n ’azione co n traccetti­
va. Se a b b iam o visto ch e l’azione di u n io n e sessuale veniva definita
com e u na scelta di «consegnarsi sessualm ente nella to talità di ciò che
i d u e sono» e ch e ta le azione e ra b u o n a in q u an to consentiva l’unio­
ne delle p erso n e n ell’includere la n o ta della totalità, o ra, volendo
unirsi, scelgono u n ’azione, la consegna-sessuale-contraccettiva, che
com p o rta l’elim in azione di u n a d im ensione intrinseca della totalità
della p erso n a. G li sposi, di fronte a d e te rm in a te circostanze che li
cond u co n o a rite n e re com e non o p p o rtu n a la n ascita di un nuovo fi­
glio, d ecid o n o di unirsi sessualm ente elim inando la possibilità di es­
sere gen ito ri, p e r p o tersi così m u tu am e n te in c o n trare e attu a re l’u­
nio n e d elle lo ro p ersone.
M a d av v ero si uniscono? D i c e rto si uniscono co rp o ralm en te, ma
nel darsi del co rp o n on c ’è la volontà di consegna in to talità, perché
si è in ten zio n alm e n te elim inata la v o lo n tà d ’esser genitori. Q ui «in­
tenzio n alm en te» v u o le significare d u e cose: volontariam ente, poiché
lib eram en te l’h an n o voluto, e tendendo a ciò, p erch é l’h an n o cerca­
to. M a allo ra nell’a tto di v o lo n tà di d o nazione reciproca si è intro­
d o tto un elem en to che lo cam bia, cessa cioè d ’essere u n a consegna
in to talità e u n ’accoglienza in to ta lità di ciò che i d u e sono nella lo­
ro re a ltà p erso n ale. I corpi sono ce rtam e n te uniti. M a l’atto d ’am ore
che m o tiv a la co n seg na è un a tto d ’am o re che si è reso intenzional­
m en te infecondo, così che non è u n atto d ’am o re totale.
È so rta all’in tern o d e ll’atto d ’am o re una nuova intenzione che si
dirige co n tro la fu n zione rip ro d u ttiv a , elim inandola. M a in questo
m odo l’azio n e cessa d ’av e re im m ed iatam en te un significato unitivo,
poiché a livello in tenzionale non si include la to talità di consegna.
C osa rim an e? R esta la funzione sessuale.
C o m e si p u ò co gliere nella spiegazione, la difficoltà della con­
traccezio n e si situ a n ell’in ten zio n e di ren d e re sterile l’am o re e non
nel fatto ch e la fu n zionalità rip ro d u ttiv a possa o m eno realizzarsi. La
stessa d ich iarazio n e m agisteriale che rifiuta la contraccezione speci­
fica che si tra tta di q u e ll’azione che si p ro p o n e di ren d ere sterile l’a ­
m ore, che h a cioè q u esta intenzione:

« È altresì esclu sa o g n i a z io n e che, o in p r e v is io n e d e ll'a tto c o n iu g a ­


le, o n e l s u o c o m p im e n to , o n e llo s v ilu p p o delle s u e c o n s e g u e n z e n a ­
tu ra li si p ro p o n g a (in te n d a t), c o m e s c o p o o c o m e m e z z o , d i im p e d i­
re la p r o c r e a z io n e » (H V 14).
P erch é? S em plicem ente, perch é questa in ten zio n e di ren d e re in­
fecondo l’am o re co n trad d ice la v erità d ell’am o re coniugale. È qui il
suo dram m a: lo ren d e im possibile poiché elim ina la sua p ro p ria spe­
cificità. Il linguaggio sessuale, in terag ire sessualm ente, p e rd e o ra il
suo stesso significato, quello della to talità di u n a do n az io n e e di
u n ’accoglienza, p e r acquisire un nuovo significato, quello della pos­
sibilità di ap p a g are la b ram a di un desiderio. D a ll’essere un m u tu o
regalo che gli sposi si fanno, passa a essere l’occasione di saziare una
carenza, u n desiderio. Si è in tro d o tta nella sessualità una logica m o l­
to diversa, po ich é n o n è la logica della donazione, m a la logica della
necessità. Q u i sta il m u tam e n to sim bolico che si è in tro d o tto e che
v errà a d eterm in are la loro relazione.
S icu ram en te gli sposi p en seran n o che n o n è così che essi voglio­
no vivere sessu alm ente il loro am ore, p ro p o n en d o si la possibilità di
esprim ersi m u tu am e n te la loro stim a, di tro v are m o m en ti di intim ità.
È certo, m a il p ro b le m a è che l’espressione di qu esto am o re è stata
svuotata di co n ten u to : non dirigendosi alla d o nazione e accoglienza
in to talità d e ll’altra p erso n a, si co n c en tra nella possibilità di so d d i­
sfazione che q u esta azione offre. Q ui sta il suo significato, al di là del
vissuto che in ten d an o attribuirgli.

b. D ue difficoltà di comprensione:
responsabilità e totalità
Si ren d e necessario fare luce su alcune difficoltà di com prensione.
La responsabilità che l’esercizio della sessualità richiede non com ­
p o rte reb b e di p resta re attenzione alle conseguenze di avere un figlio e
di ad o ttare le m isure adeguate? C ertam ente. L a responsabilità non si
riferisce tuttav ia in p rim o luogo alle conseguenze esteriori del nostro
agire, m a alle stesse azioni che noi com piam o, in q u an to con esse po s­
siam o o n o vivere ciò che più p ro fo n d am en te desideriam o. L a resp o n ­
sabilità degli sposi si riferisce principalm ente all’am ore che h an n o ri­
cevuto com e u n so rp ren d en te regalo nella loro vita: è la sua v erità che
sono chiam ati a curare. E sulla b ase di questa responsabilità dovranno
ora considerare le azioni che pongono in atto, in q u an to siano o m eno
conform i al lo ro am ore. L’im postazione della responsabilità n o n può
evitare il te m a delle azioni che si com piono, scavalcandole.
O ve p e r d e te rm in a te circostanze non fosse il m o m en to di acco­
gliere la nascita di un possibile figlio, gli sposi sono chiam ati a vive­
re il lo ro am o re n ella responsabilità della v erità delle azioni che
com piono: q u esto sarà il com pito p ro p rio della p ru d en za , ved e re co­
m e p o te r vivere l’am o re sen za co n trad d ire alla sua verità. A lla p ru ­
denza n o n co rrisp o n d e p e rò il cerc are soluzioni alle conseguenze
q u an d o n o n si v uole affro n ta re la resp o n sab ilità delle azioni che so­
no all’o rigine di esse.
E cco allo ra la seconda difficoltà: nel m atrim o n io non sarebbe
sufficiente av e re u n ’in ten zio n alità g en e ra le di fecondità? A ccettare
cioè di v ivere nella vita m a trim o n iale g lobalm ente intesa il b en e del­
la trasm issione d ella vita, con d eterm in ati p erio d i nei quali si vivrà
ta le a p e rtu ra , m a n o n n ec essariam e n te in tu tti e in ciascuno degli at­
ti di u n io n e sessuale. L a singola azio n e s areb b e così bu o n a p e r il suo
ra p p o rto con la to ta lità della vita coniugale in cui s’inscrive. Il p ro ­
blem a p e rò n o n è qu ello della to ta lità della vita coniugale, com e an a­
lo g am en te n em m en o è il p ro b le m a della com plessiva c o n d o tta con
la qu ale u n d ire tto re di banca gestisce i fondi dei suoi clienti. L a que­
stio n e è la co n cretezza delle n o stre azioni, poiché esse sono espres­
sione del n o stro cam m ino verso una pienezza. Se p e r risolvere un
p ro b le m a finanziario un d ire tto re di banca «riducesse» il patrim onio
di un o dei suoi clienti, non p o tre m m o d ire che in qu esto m odo sta
cercan d o il b en e dei suoi clienti, poiché ha n eg a to quello di alm eno
u no di loro. S areb b e u n a disgrazia che toccasse p ro p rio a noi questa
« riduzione», m a la disgrazia più gran d e è che il d ire tto re di banca si
è tra sfo rm ato in u n uo m o ingiusto e ha p erso con qu esto la sua cre­
dibilità: con u na so la azione. L e n o stre azioni sono attualizzazioni di
u n a vita co n sid erata nella sua to talità, che perciò la costruiscono e la
d eterm in an o n ella su a q u alità di vita b u o n a o m eno: non sono sem ­
plici mezzi tecnici che d ip e n d e re b b e ro da intenzioni soggettive che
non in teg rin o la realtà di ciò che si vuole e si com pie.8

6. Prudenza e castità: la continenza periodica


C om e affro n ta re allora quelle situazioni più o m eno tem p o ran ee
nella vita m atrim o n iale in cui n o n si ritien e p ru d en te gen e ra re un al­
tro figlio? Q u este situazioni co n c re te di salu te fisica o psicologica, di
situazio n e eco n o m ica o lavorativa della fam iglia, o altre simili, pos­
sono co n d u rre gli sposi ad « in terp reta re» la volontà di D io riguardo
alla lo ro vita coniugale e pen sare che d o v reb b ero distanziare o po­
sp o rre la possibilità della nascita di un figlio.

8 Cf. R. M c I n e r n y , «Humanae virae a n d I h e Judgem ent of Conscience», in H


manae vitae:20 anni dopo, Edizioni Ares, M ilano 1989,199-209.
Q u esta decisione può essere vista all'in te rn o di ciò che è la te n ­
sione v erso u n id eale di vita b u o n a d eterm in ato nella vita sponsale
form an d o u n a fam iglia. N on si tra tta di u n a scelta che sia p e r princi­
pio co n traria al significato del m atrim onio, poiché il C rea to re stesso
ha po sto nel d inam ism o sessuale della d o n n a la possibilità di reg o la­
re la fertilità. A l gio rno d ’oggi è relativ am en te facile conoscere i rit­
mi di fertilità della d o n n a con i diversi m eto d i d ’osservazione.9
È q u i che en tra in gioco in m o d o singolare la virtù della castità,
com e v irtù d ell’am o re au ten tico poiché, in teg ran d o i diversi din a m i­
smi d ell’am o re n elP am ore della p erso n a, nel dono di sé e n ell’acco­
glienza in to talità d ella p erso n a am ata, è capace di m uovere il sog­
getto a ca m b iare il p ro p rio c o m p o rtam en to sessuale, a d a ttan d o si ai
ritm i di feco n d ità.10 In conform ità a ciò, gli sposi si u n ira n n o coniu­
galm en te nei tem p i in cui la do n n a è p rev ed ib ilm en te infeconda, evi­
tando di unirsi nei m om enti di prevedibile fecondità. Q u esto cam ­
b iam en to del lo ro c o m p o rtam en to sessuale ha luogo p e r u n a sem ­
plice m otivazione: co n serv are in teg ro il significato che ha la m utua
unione, cioè il d o n o to ta le di sé. P er q u esta ragione il fatto di cam ­
biare già co n tien e in sé un atto d ’am o re della p erso n a, un a tto d ’a­
m ore che coinvolge anche la co rp o reità.
M a q u esto m u tam e n to n o n co m p o rta u n ’in ten zio n alità n o n prò-
creativa, co n traria al significato p ro creativ o d ell’unio n e coniugale?
C ertam en te gli sposi o p eran o così perch é h an n o scelto di n o n avere
un figlio. P erò q u esta scelta non li m uove a fare alcunché c o n tro la
funzione rip ro d u ttiv a , così che il significato p ro creativ o d ei loro atti
rim ane in a lte rato : si tra tta di atti che in sé e p er sé sono capaci di ge­
n e rare la vita, anche se o ra vi è la circostanza, cercata, che la funzio­
ne rip ro d u ttiv a n o n si attivi p erch é i coniugi non sono in ta le dispo­
sizione. C o n ciò i coniugi stan n o sem plicem ente am m inistrando una
possibilità d ella n a tu ra u m a n a concessa d al C reatore.
C om e abbiam o visto in precedenza, il significato procreativo non
dipende dall’intenzionalità con cui gli sposi si univano, poiché essa si
dirige d ire tta m en te al dono to tale di sé. Il fatto che gli sposi non vo­
gliano avere figli n o n è una cosa negativa, se essi han n o considerato
che ci sono seri m otivi p er non averne. La difficoltà sopravviene q u an ­
do si fa in tenzionalm ente qualcosa contro la to talità della consegna,
elim inando la possibilità di essere genitori. In m odo analogo di fronte

9 Si veda tra tan te pubblicazioni: M. B a r b a t o , La regolazione naturale della fer­


inità, Codit, M ilano 1993.
10 Cf. R h o n h e t m e r , Elica della procreazione, 71-75.

----- 2 6 9------
a un m alato, la cui sofferenza fosse insopportabile, qualcuno potrebbe
d esid erare e persino supplicare il S ignore di po rre term ine a quel cal­
vario p o rta n d o in cielo l’inferm o: tuttavia, quel che sarebbe contrad­
ditto rio con l’am o re d ella perso n a sarebbe fare qualcosa perché muoia.
La co n tin en za p erio d ica e i m eto d i contraccettivi condividono
d u n q u e u na cosa: la decisione di p o sp o rre la n ascita di un figlio. Si
config u ran o tu ttav ia com e azioni to talm en te diverse. La radicalità
della lo ro differen za risiede nel fatto che nella continenza periodica
la p erso n a assu m e il dinam ism o sessuale-affettivo e p e r am ore alla
perso n a a tte n d e il m o m en to o p p o rtu n o p e r unirsi, m e n tre nella con­
traccezio n e la p erso n a n o n assum e il p ro p rio dinam ism o sessuale-af­
fettivo, v o len d o realizzarlo a costo di non m e tte re in gioco una con­
segna in to talità, p e r cui deve risolvere te cn ica m en te il p roblem a che
le si pone. In q u esto m o d o non sta p erò assum endo quel che com ­
p o rta la resp o n sab ilità pro crea tiv a che co rrisp o n d e al p ro p rio essere
corpo reo -sp iritu ale: la responsabilità cioè di fro n te a d eterm in ati at­
ti che in sé e p e r sé n o n sono capaci di g en e ra re una persona, giun­
gend o q u indi a n eg a re q u e sta dim ensione.
È ce rto che cam biare le abitudini sessuali non è cosa facile, preci­
sam en te p er il fatto che la sessualità h a un dinam ism o pro p rio che nel
suo m o d o di essere vissuto dip e n d e anche dalla p ropria storia. U na
delle difficoltà più radicali che si sono opp o ste alla prospettiva della
contin en za p erio d ica è connessa p ro p rio alle esigenze che essa com­
p o rta nella vita degli sposi: esigenza di dom inio di sé, ed esigenza di
conoscenza di un m e to d o che a volte può essere com plesso. Q uesto
dom inio e q u esta necessità di previsione sem brano elim inare l’im me­
diatezza com unicativa delPesperienza am orosa, la spontaneità pro­
pria delle m anifestazioni affettive, in tro d u cen d o una preoccupazione
e una p ro g ettazio n e che p u ò sem b ra re estra n ea all’am ore.
La difficoltà è reale, non si può so tto v alu tare. Tuttavia si può in­
te rp re ta re in u n altro m odo, non com e u n a difficoltà p e r la sponta­
n eità degli sposi, p erch é sp o n tan e ità non è im pulsività, bensì com e
u n ’occasione di m a tu razio n e nel lo ro stesso am ore. Se la continenza
p erio d ica esige u n a m a tu rità, l’esige perch é richiede un reciproco
dialogo, un a tte n to ascolto d ell’altra p erso n a, un im p arare ad atten ­
d ere i suoi tem pi, d ato che l’altro non sem pre si tro v a disponibile al­
l’u n io n e co niugale.11 Ci troviam o davanti ad asp etti sui quali ben

11 Cf. L. M e l i n a , «La castìdad conyugal. Virlud del am or verdadero», in Teolo


y Caiequesis 8 2 ( 2 0 0 2 ) , 6 3 - 7 6 e anche in I d ., Per una cultura della famiglia: il linguaggio
dell'am ore. Venezia 2 0 0 6 .
sann o gli sposi q u an to sia difficile riuscire ad avere un dialogo ses­
suale costruttivo. E sso dip en d e prin cip alm en te dalla cap acità di ac­
coglienza e di d o n az io n e della p erso n a nella sua concreta realtà e
non d a u n a tecnica sessuale degli atti di u nione n é da u n a q u an tifi­
cazione degli stessi. L a continenza p eriodica a p re così la possibilità
di assu m ere n u o v am en te l’im pulso sessuale n ell’am o re personale,
ev itan d o che q u esto im pulso te n d a a im porsi com e u n ’esigenza. La
virtù della castità coniugale, m ovendo nel caso verso la continenza
periodica, aiu ta gli sposi a o rie n ta re il loro sguardo, a in teg rare i d i­
nam ism i d ell’am ore, a cercare con creatività nuove form e d ’esp res­
sione della ten erezza e del dialogo che co n sen tan o di ap rire degli
spazi di co m u n io n e e di tra sm ettersi la loro m u tu a com pagnia.
D ’altra p arte, la difficoltà che la continenza periodica com porta
nella vita degli sposi n o n è qualcosa di e stra n eo al loro stesso am ore
coniugale. N el m o m en to in cui co ncerne lo stesso dinam ism o am o ­
roso in teg rato d alla virtù della castità, costituisce il ca m m inare p ro ­
prio del m atrim o n io che, nella seq u ela di G esù, è capace di accoglie­
re le sfide che la p ro p ria vocazione com porta. È ce rto che tali sfide
possono co m p o rtare m o m en ti difficili, p er lo sforzo che esigono:
sforzo nella m odifica del c o m p o rtam en to sessuale, n el dom inio d el­
l’im pulso erotico... L a gioia della co m unione vissuta nella consegna
sessuale include an che la difficoltà di ad a ttarsi nei m o m en ti di asti­
nenza. Q u esto è il lo ro m o d o p ro p rio di seguire G esù e, d unque, an ­
che il lo ro m o d o p ro p rio di santificazione.
L’eso rtazio n e ap ostolica Familiaris consortio al nu m e ro 32 parla
della differen za an tropologica e m o rale tra il m e to d o della co n ti­
nenza p erio d ica e il m e to d o contraccettivo.
- E u n a d ifferen za antropologica, poiché ciò che è in gioco è il si­
gnificato della sessualità, la possibilità di esprim ere la p erso n a nel
linguaggio sessuale: possibilità che si an c o ra non sem plicem ente in
un «voler esp rim ere l’am ore», m a in un effettivo consegnarsi in to ­
talità. Il co rp o con tu tti i suoi dinam ism i si trasfo rm a in autentico
soggetto d ’azio n e u nito allo spirito, in vero principio di operazione.
La co n tin en za p erio d ica assum e la soggettività del co rp o nella to ta ­
lità d i consegna, p e rm e tte che sia vero principio operativo. N ella
contraccezione si stabilisce al co n trario una divisione tra l’am o re spi­
rituale, ciò che vu o le esprim ere, e il linguaggio corporeo, ciò che di
fatto si dà, og g ettiv ando il co rp o nel m o m en to in cui se n e elim ina la
capacità procreativa.
- E d è u n a differenza etica, poiché tra i d u e m e to d i sussiste una
disparità radicale nel m odo con cui la p erso n a si colloca di fro n te al­
l’im pulso sessuale e all’azione: n ella co n tin en za periodica lo fa come
il suo vero signore, p e r il fatto che p u ò cam biare il p ro p rio com por­
ta m en to e co n seg n are un am o re integro, m e n tre nella contraccezio­
ne n o n lo do m in a e vuole lasciarsi c o n d u rre d all’im pulso, dovendo
risolvere tecn icam en te il p ro b le m a che le si pone.

7. Analisi intenzionale di situazioni diverse


Le analisi sv ilu p pate sino a q u esto p u n to possono essere chiarite
con l’esem plificazione che si p u ò fa re d ell’u n ità intenzionale dei di­
versi m o m en ti dell’azione p e r d o n n e diverse che si trovano di fron­
te ad azioni este rn a m e n te uguali, m a il cui co n ten u to intenzionale è
assai d ifferente. Ci in teressa d u n q u e v alu tare l’esecuzione che si fa
la scelta che si com p ie (o fine prossim o), l’in tenzione che la anim a (o
fine in term e d io ) e la sua connessione con il desiderio n aturale di fe­
licità (o fine u ltim o). A b b iam o così i q u a ttro m om enti decisivi del­
l’azione che d o v ran n o essere o rd in a ti dalla p ru d en za a m otivo della
loro in trinseca o rd in abilità.
N el p rim o caso si tra tta di u n a d o n n a alla quale di fro n te a un
pro b lem a del ciclo m e stru ale il suo m edico prescrive di prendere la
pillola an o v u lato ria. L’esecuzione che m e tte in atto è l’ingestione di
u n a pillola. L a scelta è di reg o lare una disfunzione nel ciclo. L’inten­
zione è di co n seg u ire u n a reg o larità m e stru ale che le consenta di
avere u n n o rm a le stato di salu te sessuale e di p o te r così vivere nor­
m alm en te la p ro p ria vita. II fatto di o rd in a re la scelta della regola­
rizzazione del ciclo alla n o rm a lità di una vita è possibile, con esso si
stabiliscono d e te rm in a te condizioni ch e possono consentire alla per­
sona u n a vita b u o n a. E siste u n ’u n ità intenzionale tra i diversi mo­
m enti. Il prev ed ib ile effetto di sterilità, la m ancata ovulazione indot­
ta dalla te ra p ia assu nta e quindi ra p p o rti n o n fertili che questa don­
n a sp o sata p o tre b b e avere con su o m arito non è una cosa cercata di­
re tta m e n te n é com e fine n é com e m ezzo, così che non ricade sull’in-
te n zio n alità del su o agire, m a è invece un suo effetto indiretto.
L a seco n d a è u n a d o n n a sp o rtiv a di p rofessione che gareggia al­
le olim piadi. L a su a p ro v a olim pica coincide con il suo ciclo me­
struale, così che n o n si tro v a n el p ieno della condizione per gareg­
giare. Il suo alle n a to re le consiglia di p re n d e re un anovulatorio. L’e­
secuzione è la stessa del caso p rece d en te , ingerire un com posto chi­
m ico che blocchi l’ovulazione. L a scelta è o ra quella di rinviare il ci­
clo al p rossim o m ese. E fa q u e sto con l’intenzione di gareggiare al
pieno delle condizioni fisiche. Q uesta intenzione di poter com pete­
re rappresentando la propria nazione si configura per lei come una
vita buona. E fuori di dubbio che esiste un’unità intenzionale tra i
distinti momenti. Essa non assume la pillola per rendere impossibi­
le la fecondazione, ma per p oter gareggiare al pieno della condizio­
ne, per cui non rientra nel quadro segnalato d all’enciclica Humanae
vitae. La prevedibile sterilità di questo periodo qualora avesse rap­
porti con suo m arito viene ad essere simile al caso precedente: si
tratterebbe di un effetto indiretto, non cercato né come fine né co­
me mezzo.
La terza donna è una religiosa che lavora in un paese di missio­
ne.12D ate le condizioni di guerra in cui si trova la regione, la religio­
sa prevede che a breve arriveranno i miliziani e compiranno degli at­
ti di violenza come negli altri villaggi. Questa religiosa, per non re­
stare incinta a seguito di un atto di violenza sessuale, assume previa­
mente la pillola. L’esecuzione è sem pre la stessa. La scelta è di bloc­
care l’ovulazione per non restare incinta. L’intenzione è quella di po­
ter continuare a svolgere la propria missione. U na missione che lei
considera una vita buona. Tra i due momenti sussiste anche un’unità
intenzionale, il motivo di ciò si deve al fatto fondamentale che anche
se la religiosa non vuole concepire, tuttavia non vuole concepire di
un atto di violenza che le è imposto. Non è in alcun m odo un atto co­
niugale, per cui non rientra nemmeno nel quadro segnalato dall’/fu-
manae vitae. Si potrebbe obiettare che la religiosa potrebbe accetta­
re le conseguenze, di tale atto. Certo. Ma può anche impedire le con­
seguenze di un atto che le viene imposto.
La quarta donna è una sposa che vive il proprio matrimonio con
il marito e che in determ inate circostanze non vuole più avere dei fi­
gli, per cui assume la pillola anovulatoria. L’esecuzione è la stessa dei
casi precedenti. Ma la scelta è assai diversa, perché se ha scelto di
bloccare l’ovulazione per non avere più figli è perché ha deciso di
unirsi sessualmente a suo marito: la scelta è propriam ente quella di
rendere sterile l’amore. L’unione sessuale si configura però come un
atto pienamente um ano quando si tratta di un atto di consegna in to­
talità. Ed è qui che si coglie la difficoltà essenziale, poiché nel mo­
mento in cui sceglie di consegnarsi in totalità per giungere così a una
comunione personale con suo marito, insorge una nuova scelta che
elimina qualcosa dalla totalità della consegna, la possibilità di essere

12 Cf. R h o n h e i m e r , Elica della procreazione, 1 1 0 - 1 2 5 .


genitori, p e r cui tale scelta ren d e im possibile l’in ten zio n e di form are
u n a com u n io n e personale. O ra sì che si m ira com e fine o com e m ez­
zo a ren d e re sterile l’am ore, così che è im possibile o rd in a re ta le azio­
ne alla co m u n io n e, in q u esto m odo si ren d e im possibile che riesca
u n a vita b uona.
L a q u in ta d o n n a è u n a sposa che vive a n c h ’essa il p ro p rio m a tri­
m onio con il m arito e che in d e te rm in a te circostanze n o n vuole ave­
re più figli, allo ra sceglie con il m a rito di m odificare le abitudini ses­
suali ad a tta n d o i lo ro ra p p o rti coniugali ai p ro p ri ritm i di fertilità. E
lo sceglie p e r p o te r così conservare il pieno significato che questi
ra p p o rti co m p o rtan o , così che la sua intenzione è quella di vivere
u n a co m u n io n e p ersonale, in una vita b uona. S enza dubbio tale azio­
n e co m p o rta u n ’o rd in a b ilità alla vita buona.
D a q u esta succinta analisi dell’u n ità intenzionale delle diverse
azioni a p p a re ch iaram e n te dove stia la difficoltà della contraccezio­
ne. E ssa n o n sta nell’an d a re contro la n atu ra dei processi biologici
della riproduzione, m a nel negare l’intenzione di to talità di consegna
nei rap p o rti p ro p ri dei coniugi. N egare questa totalità è qualcosa che
va co n tro la stessa razionalità che anim a la consegna, p er cui una ta ­
le azione è co n traria alla ragione che anim a l’agire. L a ragione u m a­
na, in q u an to luce dell’agire, può illum inare un cam m ino, stabilire un
o rdin e nella ricerca della com unione m ediante la sessualità. E q u e­
sto avviene n o n nella freddezza di un ragionam ento che veda la cor­
p o reità com e cosa estrinseca alla persona, m a precisam ente in q u a n ­
to p erm eata di una c o rp o reità che è anche soggetto delFagire e n el­
le cui n aturali inclinazioni trova i segni p reco rrito ri di un m odo u m a­
no di am are.
P ro p rio p erch é co m p o rta u n ’attu azio n e che è co n tro la razio n a­
lità che an im a la co n segna degli sposi, la contraccezione offende D io,
ren d en d o im possibile che in u n ’u nione contraccettiva l’uo m o possa
en tra re in allean za con il C reatore.

8. Collocarsi in prospettiva pastorale


Il p ro b le m a che la contraccezione p ro sp etta nella vita degli sp o ­
si non è sem p licem ente quello di u n a scelta sbagliata circa il m ezzo
d a u sare p e r n o n av ere figli. A l contrario, la p ratica contraccettiva
esprim e u n ’e rra ta co ncezione di ciò che lo stesso am o re è, cioè d el­
l’inten zio n alità che anim a l’am o re degli sposi. N on è p e rta n to un
p ro b lem a trascurabile.
E che n o n lo sia si riflette in un fatto ben chiaro: la p ratica con­
traccettiv a h a cam b iato il m o d o di co n sid e rare la p atern ità. Q u esta
ha cessato d ’essere qualcosa che atte n e v a alla stessa espressione d el­
l’am o re p e r d iv e n tare una decisione dei genitori. D iv en tare genitori
è vissuto com e u n a decisione difficile e p ie n a di responsabilità, le cui
conseguenze e il cui im p atto n ella vita m a trim o n iale e fam iliare d e ­
vono essere ad e g u atam en te v alu tati.13 G li sposi vivono la lo ro p a ­
te rn ità com e u n com pito d avvero ard u o e fan n o l’esp erien za della
solitu d in e d av an ti a ta le im pegno nella vita, senza essere sicuri del
suo esito. E ssere p a d re e m a d re si è tra sfo rm ato in un p ro g etto u m a­
no che, p e r n o n d estabilizzare lo status qu o acquisito o p ro g e tta to nel
m atrim o n io , rich ied e di avere risolto in anticipo i pro b lem i che p o ­
tre b b e p resen tare. N ella stessa configurazione d e ll'a ttu a le sim boli­
sm o d ella fam iglia, qu esto fa tto sociale condiziona rad icalm en te i
m atrim o n i al m o m en to di m e tte re su la lo ro fam iglia.
Possiam o o ra co m p ren d ere la difficoltà degli sposi ad aprirsi alla
vita, a v ivere il lo ro am ore nella pienezza cui sono chiam ati. Si tr a t­
ta in definitiva di u n p ro b le m a di speranza, nella m isura in cui non si
rip o n e fiducia nel fatto che i figli possano essere v eram en te il v erti­
ce di u n a vita co m u ne e non si trova l’appoggio p e r vivere la p a te r­
nità. E q u esto p ro b le m a non si risolve sem plicem ente con la solu­
zione dei p ro b lem i tecnici che la p a te rn ità co m p o rta p e r ta n te cop­
pie: pro b lem i di lavoro, econom ici, di convivenza, di scuole... Solo ri­
g en e ra n d o la sp eran za è possibile risvegliare di nuovo l’im m agine
sim bolica della bellezza di fo rm a re u n a fam iglia, della b o n tà ch e sup­
pone. P e r q u esto è n ecessario m o stra re la pienezza che co m p o rta e
la relazio n e in trin seca che ha con il d esid erio di felicità degli sposi, e
a volte m o stra re com e in q u esta im presa non si trovino soli. A q u e­
sto rig u a rd o ta n to la società civile q u an to la C hiesa sono chiam ate a
gen e ra re con creativ ità s tru ttu re sociali che co n sen tan o alle p erso n e
di realizzare la lo ro vocazione.
Il d ram m a d ella co n traccezio n e richiede p e r la sua soluzione di
rig e n erare l’im m agine sim bolica della fam iglia, in m o d o ta le che si
colga in essa il v ertice di un am ore, la pienezza di u n a vita, che è ca­
pace di ab b rac cia re tu tte le dim ensioni um ane, il lavoro incluso. M a
qu esto solo n o n b asta , p erch é posso n o esserci situazioni in cui gli
sposi riten g o n o o p p o rtu n o rin v iare la nascita dei figli. È allo ra che

13 Cf. G. A n g e l in i. Il figlio. Una benedizione, un com pilo, Vila e Pensiero, M


no 1991.
è necessario aiu tarli a c o m p ren d ere la logica in te rn a della co n ti­
nenza p erio d ica e d ella n ecessità di u n a conoscenza com pleta e
ad e g u ata alla lo ro situazione d ei m e to d i di osservazione della ferti­
lità. È c e rto che a d o tta re q u e sta co n tin en za p eriodica com porta
l’accordo di en tram b i gli sposi, accordo che n o n è facile p ro p rio p er
la differen za nel m o d o di vivere la sessualità d a p a rte d ell’uom o e
della d o n n a. Q u esta difficoltà, tu ttav ia, sta p ro p rio segnalando non
u n ’im possibilità, m a u n a ch iam ata alla m a tu rità dell’am ore, la cui
acquisizione p u ò co m p o rta re delle difficoltà vissute com e sacrifici.
Ecco allo ra che in q u e ste difficoltà i coniugi sono chiam ati a u n a se­
quela, anche, di C risto crocifisso. A n ch e il m a trim onio com porta in­
fatti u n a croce.
Q u an d o ci tro v iam o davanti alla situazione di u n a p erso n a che
non riesce a v ed e re in che m odo la contraccezione supponga u n a n e­
gazione d ella p ienezza del p ro p rio am o re n ei riguardi del coniuge,
occo rre te n ere c o n to d el fatto ch e la m an canza di conoscenza del
m ale che si com pie ce rtam e n te p u ò esim ere dalla responsabilità, se
si tra tta di u na p erso n a che ha ce rc ato con sincerità la v erità e m e t­
te in o p e ra i m ezzi p e r raggiungerla, m a q u el che m ai quella igno­
ranza fa è cam b iare la specie m o rale della sua azione. A degli sposi
che con u n a coscienza invincibilm ente erro n e a ren d an o infecondo il
loro am ore, p e r p o te rlo vivere q uindi senza preoccuparsi della nasci­
ta di un figlio, ta le azione non sarà lo ro im putabile, m a qu el ch e com ­
piono è q ualcosa che va contro il lo ro am ore, p e r cui n o n consente
loro u n a v era unione. E qui sta il lo ro dram m a: nel principio di fram ­
m en tazio n e che si in tro d u ce tr a la sessualità e il dono di sé. C on il
p assare del te m p o v ed ran n o che il loro stesso rap p o rto si im poveri­
sce, n o n p erch é m an chi loro intensità di p ia cere o tecnica sufficien­
te, m a p erch é in esso la p erso n a non si consegna: il ta rlo si è intro­
d o tto q u an d o h an n o deciso di re n d e re infecondo il loro am o re e ora
il loro ra p p o rto n o n si sostiene. Q u alo ra la perso n a nep p u re volesse
in tra p re n d e re u n cam m ino p e r ca p ire la v erità di ciò che il suo am o­
re coniugale co m p o rta - con un dialogo futuro, o le ttu re ad a tte, o la
do m a n d a di luce riv o lta a D io - e si rinchiu desse nella p ro p ria visio­
ne, m a n ifestere b b e allo ra di n o n voler uscire dalla p ro p ria situazio­
ne: in q u esto caso n o n si p o tre b b e p a rla re di coscienza invincibil­
m en te erro n e a e d iv e n tereb b e responsabile.
L a trag ed ia con cui abbiam o a che fare al giorno d ’oggi è quella
di ta n ti m atrim o n i che h an n o una vocazione ta n to grande, ta n to al­
ta, p erch é gli sposi sono chiam ati ad am arsi con la p ienezza d ’am ore
con la qu ale C risto am a la sua C hiesa e, tuttavia, sono vuoti. N on so­
no responsabili, p erch é non san n o quello che fanno. M a che p o v ertà
d ’am o re vivono! D io ha p en sato il m atrim o n io p e r la pienezza d el­
l’uom o e o ra l’uo m o l’h a rid o tto a u n ’occasione di gioco sessuale e
affettivo.
Più ch e m ai si re n d e allora necessario to rn a re all’esp erien za o ri­
ginaria delPam ore. A iu ta re le p erso n e a fare m em oria di qu el che l’e ­
sperien za am o ro sa co m p o rta e di com e in essa vi è u n a dim ensione
di fede: il prim o passo d ell’am o re è di cred e re in q u el che ci p ro m e t­
te. È in p rim o luogo la fede u m an a, che a p re alla fed e teologale, poi­
ché ci p e rm e tte di cre d e re che il disegno tracciato da D io sull’am ore
um an o è un disegno di pienezza. È q u esta fede che p e rm e tte rà di
p assare alla sp eran za , com e m o to re d ell’am ore, com e rigeneratrice
di un am o re d eb o le e tim oroso. E con la sp eran za la p erso n a p o trà
am are in v erità, consegnarsi in to talità, vivere v eram en te la sua ca­
rità coniugale.

9. Sintesi
In sintesi: dove si situa la differenza tra un atto coniugale e u n ’u­
nio n e sessuale resa in ten zio n alm e n te infeconda? L’a tto coniugale è
u n ’azione in cui i d u e m u tu am e n te si regalano, p erch é non dan n o
qualcosa di sé che possa essere oggettivato e u sato p e r soddisfare
delle necessità, m a d an n o se stessi in to talità, p artecip a n d o della co n ­
segna di C risto nel loro corpo e com unicandosi il d o n o dello S pirito.
Si co n seg n an o p ro p rio perch é si am ano. E q u esta azione è pro p rio
un regalo m eraviglioso nella vita: che u n a p erso n a possa regalarsi a
qualcu n o così, n ella to ta lità di ciò che è, sem plicem ente p e rch é l’a­
m a. E inoltre, p o te r essere a sua volta accolta così, nella to ta lità di ciò
che si è, sem p licem en te perch é è am ata.
P er il fatto di in tro d u rre in tenzionalm ente u n a lim itazione alla
to talità e di esclu d ere la possibilità di d iv e n tare p a d re o m adre, la
contraccezio n e al co n trario non p u ò configurarsi com e un d o n o di
sé, p erch é ciò che si d à non è la p erso n a nella sua to talità, m a q u al­
cosa d ella p erso n a ch e non è assunto p erso n alm en te. P er q u esto non
p uò v eram en te u n ire gli sposi, anche se la m aggior p a rte d elle volte
m iran o a esp rim ersi l’am ore. È qui il lo ro dram m a. N on è un a u ten ­
tico atto coniugale, anche se e s te rn am en te possiede le qualità fisiche
e affettive: m anca d elle qualità intenzionali.
La co n fig u razio n e sim bolica che le d u e azioni han n o è decisa­
m e n te d ifferen te: n ell’unio n e co n traccettiv a, p e r la m ancanza del d o ­
no in to talità, gli sposi ved o n o la possibilità di u n a soddisfazione, nel­
l’unio n e coniugale un reciproco regalo.
Possiam o o ra co m p ren d ere p erch é la C hiesa sostenga, anche al
prezzo di ritro v arsi isolata sullo scenario di qu esto m ondo, la neces­
sità che l’u n io n e coniugale resti a p e rta alla possibilità di tra sm ettere
la vita: in ten d e esp rim ere la condizione n ecessaria p erch é l’atto co­
niugale sia un vero a tto d ’am ore. S o ltan to se è un vero a tto d ’am ore
p o trà p a rtecip a re d ell’am o re di Cristo.
Capitolo ventesimo

Fecondità nell’infertilità

P er il fa tto d i essere co n fo rm ato d all’am ore sponsale, il m a tri­


m onio p o rta in se stesso la finalizzazione a tra sm e tte re la vita. Si tr a t­
ta di un b en e p ro p rio ed esclusivo che co m p o rta u n a pienezza n u o ­
va nella vita dei coniugi. N ell'o rig in alità delP esperienza am orosa i
d u e concepiscono il loro am o re com e un am o re capace di com uni­
carsi, di g en e ra re figli, di co stru ire u n a fam iglia. N on si tra tta di un
am ore rinchiuso in se stesso, m a ap e rto alla com unicazione ad altri
d ella p ienezza in terio re che vive. P er q u esto l’am o re sponsale è ca­
pace di co nfigurarsi sim bolicam ente com e un am o re fecondo.
C osa avviene q u an d o il figlio non arriva? P u ò forse q u e sta diffi­
coltà aiu tarci a c o m p ren d ere il significato dell’au ten tica p atern ità?

1. Il desiderio di avere un figlio


Il desid erio di av ere un figlio ap p a rtien e alla stessa realtà d ell’a ­
m o re tra u n uom o e una d o n n a, lo configura com e tale. Si tra tta di
un desid erio che nasce dalla prom essa che l’esp erien za d ’a m o re ha
risvegliato in entram bi: fo rm a re una fam iglia in cui g en e ra re e acco­
gliere altre p erso n e nella com unione d ’am ore. L a stessa com unione
d ’am o re degli sposi raggiunge la sua pienezza ultim a in q u e sta co­
m u n io n e fam iliare.
Si tra tta di u n desiderio vissuto in m a n iera diversa dall’uom o e
dalla d o n n a, la cui ripercussione consapevole si fa le n tam en te strad a
nella coscienza dei due. Q u al è il significato di qu esto d esiderio? D o ­
ve si rad ica la sua b o n tà ?
D esid erare di av ere un figlio vuol dire desid e rare di g enerare
qualcuno, m ossi d all’am ore. Q u alc u n o che non esiste e che viene al­
l’esistenza p e r u na chiam ata d ’am o re di D io n ell’am ore dei coniugi.
Q ualcuno, n o n q u alcosa, qu alcu n o che è accolto com e un dono, un
regalo. Q u alcu n o che h a u n a vocazione d ’etern ità. Q ualcuno che è
accolto nel d estino della fam iglia: nella co m unione di p erso n e che
form a la fam iglia, m a che a sua volta ha un p ro p rio p erso n ale d esti­
no, sconosciuto ai suoi genitori e che nel te m p o si an d rà loro svelan­
do. Q u alcu n o che è una p erso n a, un essere libero, capace di agire da
sé e p e r sé, dirig en d o se stesso verso il p ro p rio destino e configuran­
d o da sé la p ro p ria vita. Q u alc u n o che, essendo g en e ra to , è anche d e ­
stin ato a essere p a d re di se stesso. P oiché è lui che un dom ani p o trà
g en e ra re se stesso d an d o un volto co n c re to e personale alla sua esi­
stenza. D esid erare di avere un figlio non è d u n q u e sem plicem ente
volere q ualcosa che sazi il p ro p rio desiderio, m a la possibilità di con­
divid ere con q u alcu n o il p ro p rio d estin o e di accom pagnarlo verso il
suo destino. C o n d iv idere il p ro p rio cam m ino, aprendogli vie di p ie­
nezza, cam m in an d o con lui.
A d am o ed È va p resero conoscenza della loro id e n tità ultim a n el­
l’esp erien za della p atern ità; di fro n te alla m eraviglia del suo prim o fi­
glio, È va esclam ò: «H o acquistato un uom o dal Signore» (G e n 4,1). La
pienezza che p o rta con sé q u esta relazione nuova in sta u rata tra i ge­
nitori e il lo ro figlio scopre un orizzonte nuovo, che ap re loro un cam ­
m ino che li colm a di gioia, anche senza ben sapere dove li po rte rà. Ciò
che è essenziale è che, al di là delle difficoltà che senza dubbio incon­
treran n o , la m e ta d el cam m ino è qualcosa di prezioso, qualcosa che
vale la p en a , n o n p erch é «realizza i suoi protagonisti», dal m om ento
che da lo ro esigerà sacrifici insospettati, m a perch é consente un dono
di sé nuovo in cui sussistere com e com unione fam iliare.
D esid erare di av ere un figlio configura anche il significato d el­
l’unio n e coniugale degli sposi. N on si tra tta di u n 'u n io n e rinchiusa
n ella stessa in ten sità sensuale o affettiva che p o rta con sé, m a che è
ap e rta in se stessa a p o rre le condizioni perch é possa arriv are un fi­
glio. È n el lo ro ab b raccio d ’am o re che il figlio è accolto com e un d o ­
no. D o n o in u n m u tu o dono.
E q u an d o al p assare del te m p o i coniugi vanno accorgendosi che
la loro u n io n e coniugale non è feconda, n o n o stan te ab b ian o posto
tu tte le condizioni p erch é il figlio arrivi, e il figlio tu ttav ia non viene,
com inciano a preo ccuparsi, ad affro n ta re il problem a: p arlare tra lo­
ro, a n d a re a co n su ltare un m edico. L a sterilità è una disfunzione d el­
la funzione rip ro d u ttiv a che obbedisce a cause spesso sconosciute.
M a q u a n d o gli sposi giungono alla convinzione che il loro am o re co­
niugale è sterile, q u esta p resa di coscienza è causa p e r loro di u n a ve­
ra so fferen za che scu o te il loro stesso m o d o di porsi di fro n te alla vi­
ta, dav an ti al lo ro d estino e dav an ti allo stesso m atrim onio. P erché?
P erch é l’im possibilità di av e re un figlio co n trad d ice uno d ei desideri
più p ro fo n d i degli sposi e p o n e in dub b io la stessa prom essa che si
era riv elata nel lo ro inn am o ram en to : p o n e in dub b io la possibilità di
conseguire u na vita piena nella form azione di u n a fam iglia.
Si tra tta d i un m o m en to difficile nella vita degli sposi poiché, po ­
n en d o in d u b b io la p ienezza ultim a, m inaccia di sv u o tare di senso lo
stesso am o re sponsale, la sua consum azione n ell’u nione coniugale.

2. La tentazione di produrre un figlio:


la fecondazione artificiale
La m edicina o ram ai da alcuni decenni è capace, in determ in ati
casi, di realizzare il desiderio dei gen ito ri di av e re un figlio m e d ian ­
te l’in terv en to d ella tecnica. Q u esto in terv en to tecnico del m edico
può essere realizzato in m olti m odi. L a d ifferenza fo n d am en tale tra
loro è stab ilita dal m o d o con cui si situa di fro n te a ll'u n io n e coniu­
gale degli sposi: aiu tan d o e pro m u o v e n d o la stessa loro capacità p ro ­
creativ a o p p u re so stitu e n d o la, m e d ian te l’estra zio n e del m a teriale
necessario dal co rp o d ell’uo m o e della d o n n a, pro v o can d o la fecon­
dazio n e in vitro e il successivo tra sferim en to d e ll’ovulo fecondato
nella m a d re (fivet), o p p u re m ed ian te l’insem inazione artificiale, tra ­
sferen d o lo sp erm a nelle vie genitali della d o n n a .1
N on ci interessa a questo p u n to u n a riflessione sulla fecondazio­
ne artificiale ai fini d ’una sperim entazione, poiché in se stessa m ostra
una radicale strum entalizzazione deH’em brione u m ano ap p e n a con­
cepito. E n em m en o ci interessano i diversi m odi di fecondazione che
avvengono fuori del contesto sponsale, originando un autentico caos
genealogico p er il bam bino, che in alcun m o d o può essere visto com e
un b en e p e r lui. V ogliam o invece v alutare in prim o luogo la scelta di
quei gen ito ri che vogliono realizzare il loro desiderio di avere un fi­
glio ap p u n to m ed ian te la fecondazione in vitro, per p o te r giudicare in
secondo luogo, sulla base della chiarezza fatta, l’insem inazione artifi­

1 La posizione m orale della C hiesa al riguardo è stala esposta nell’istruzione d


la D onim i vitae dell’anno 1988.
C o n o r e o a z io n e p e r l a d o t t r in a d e l l a f e d e ,
ciale. Si tra tta d u n q u e della valutazione m orale della fecondazione
artificiale all'in te rn o di un contesto fam iliare e m atrim oniale.
P er p o te r d a re inizio al pro ced im en to sono fo n d am en talm en te
necessarie d u e cose: la decisione dei coniugi e la tecnica del medico.
Si tra tta d u n q u e di d u e azioni distinte: quella degli sposi, che voglio­
no che il m edico realizzi il suo in terv en to tecnico, e quella del m edi­
co, che sceglie d i realizzarla. C osa si sceglie? P erch é si sceglie?
N el caso degli sposi ciò che si sceglie, cioè il fine prossim o della
loro azione, è che il m edico ponga in a tto un in terv en to d estinato a
p ro d u rre u n figlio: realizzare cioè la fecondazione in vitro dell’ovulo
estra tto d alla d o n n a con gli sperm atozoi o tten u ti d all’uom o. G li spo­
si scelgono, p e rta n to , che il m edico p ro d u ca un figlio, il loro figlio.
Q u esta scelta degli sposi è originata dal g rande desiderio di un figlio.
N asce im m ed iatam en te la qu estio n e decisiva: q u esta n o n si rife­
risce né alla p erco rrib ilità d ell’in terv en to m edico, né alle fu tu re con­
seguen ze che p o tre b b e avere nel bam bino e n ella società l’am m is­
sione della fìvet, né ai p ro b le m i giuridici che insorgeranno, n é alla ex­
tra co rp o reità che tale fecondazione com porta. L a qu estio n e che è in
gioco è p iu tto sto la seguente: si p u ò p ro d u rre u n a vita u m a n a al fine
d i so d d isfare il d esid erio di avere un figlio? È lecito gen e ra re un es­
sere u m an o so stitu e n d o l’atto di reciproca d o nazione dei coniugi?2
P er risp o n d ere a q u este im p o rtan ti do m an d e occorre non p e rd e ­
re di vista il d ram m a um ano che so ttendono. M olte volte la tecnica
te n d e a n asco n d erlo , accusando quelli che non accettan o il suo do­
m inio di rifiu tare in m o d o o scurantista le possibilità che essa offre:
perch é sistem aticam ente an a tem a tiz zare ogni in terv en to artificiale
sui processi biologici della rip ro d u zio n e, im p ed en d o alle perso n e di
realizzare i lo ro p iù nobili desideri?
C on q u esta p ro sp ettiv a si evita p e rò la d o m a n d a um ana di fo n ­
do. La rilevanza m o rale che la fecondazione artificiale p ro p o n e non
si riferisce alla p ossibilità tecnica in sé, m a al significato di u n a rela­
zione che si in stau ra n ell’a tto stesso della g en erazio n e di una p erso ­
na. C hi è il figlio p e r i suoi genitori? C hi sono i suoi genitori p er il fi­
glio? C o m e p u ò giu n gere il figlio a com p ren d ere se stesso?
L a difficoltà che la sterilità ha in tro d o tto n ella vita degli sposi e
la possibilità tecnica di p ro d u rre un figlio possono aiutarci a scopri­
re quello che è il significato della vera p a te rn ità um ana.

2 Cf. R h o n h e im e r , Etica della procreazione, 127-150.


3. Significato della paternità umana
G e n e ra re una p erso n a non è sem plicem ente g en e ra re un essere
vivente che sia cap ace di in terag ire con i suoi genitori. A n ch e certi
anim ali sono capaci di in terag ire con l’uom o. L’originalità del g en e­
ra re u n a p erso n a risiede nel g en e ra re qu alcu n o che h a un destino
p erso n ale e u n a lib ertà p e r a u to d eterm in arsi, d estin o e lib ertà ch e in
u n certo m o d o so n o legati ai suoi p ro g en ito ri e che in loro incontra
la sua prim a configurazione.
G e n e ra re u n a p erso n a co m p o rta in sta u rare u n a relazione con
qualcu n o che in izialm ente d ip e n d erà dai suoi genitori, m a ch e è
chiam ato a co n d u rre p erso n alm en te la p ro p ria vita. Si in au g u ra così
u n a relazione, padre-figlio, che ha la p ro p ria origine n ell’a tto stesso
con cui il figlio è g en e ra to e, a p a rtire da lì, va sviluppandosi e a ttra ­
versan d o d iv erse tap pe: infanzia, adolescenza, m aturità...
G e n erare un figlio com porta in certa m isura assum ere la relazio­
ne che si in stau rerà e vincolarsi al suo stesso destino. A p artire da
q u esta relazio n e e da qu esta com pagnia dei suoi genitori, il figlio po­
trà o ra an d a re av anzando poco a poco, p assare dall’essere qualcuno
in teram en te d ip en d en te a essere qualcuno in d ipendente e autonom o
nella p ro p ria capacità di scelta. L a sua vita com e perso n a acquisisce
u na singolare un ità nelle azioni che com pie, poiché con esse ricono­
sce la p ro p ria iden tità e il destino cui è chiam ato. L a possibilità di li­
b era au to d eterm in azio n e da p a rte del bam bino dip e n d erà perciò dal
riconoscim ento della p ro p ria identità e d all’ad e g u ata determ inazione
del d estino della p ro p ria vita secondo le diverse ta p p e del su o svilup­
po. È allora che il b am bino g u ard a all’origine della p ro p ria vita e ri­
conosce se stesso nell’atto con cui i suoi genitori l’h an n o generato.
L’a tto attrav erso il q u ale siam o g en e ra ti non indica sem plice-
m en te la cau sa d ella n o stra esistenza, m a è anche in ra p p o rto con
l’im m agine che ab b iam o di noi stessi. U n ’im m agine in nessun m odo
espressa n é riflettu ta, m a che tu ttav ia plasm a il n o stro essere, il n o ­
stro m o d o di v ed ere, di sentire, di v alu tare e disprezzare, di d esid e­
rare e tem ere. D ’essere, in definitiva, dei soggetti um ani, p ro ta g o n i­
sti della n o stra esistenza com e veri au to ri e attori.
N ell’a tto co n cui è g en erato , il bam b in o riconosce una cosa es­
senziale: di n o n essere qualcosa che viene all’esistenza p e r l’utilità
che consegue, po ich é non è un oggetto, né di venire all’esistenza p er
sodd isfare nessun desiderio, poiché è una p erso n a deg n a di essere
am ata in se stessa, incondizionatam ente, corrisponda o m eno ai d e­
sideri dei suoi g enitori. Egli viene all’esistenza com e un dono, com e
un m eraviglioso regalo che i suoi g en ito ri h an n o accolto in un atto
d ’am ore. Egli, in definitiva, non è il p ro d o tto d ire tto della volontà dei
suoi g enitori, cioè n o n è un sem plice p ro g etto um ano.
G e n e ra re u n figlio co m p o rta senza du b b io di p e n sare al b ene che
l’esistenza su p p o n e p e r lui, p e r q u an to lo consenta la possibilità m e­
ravigliosa di vivere e, vivendo, di raggiungere la sua pienezza ultim a.
P er q u ésto si tra tta di un a tto che im plica un dinam ism o in tenziona­
le che si co n c en tra anche n el figlio e, co n c en tran d o si in lui, è capace
di in clu d ere i b en i di cui avrà bisogno p e r p o te r conseguire la sua
pienezza.
Il bam b in o p o trà riconoscersi com e figlio n ell’am o re dei suoi ge­
nitori che lo accolgono p e r se stesso: un am o re che lo p reced e e che
gli o ffre u n orizzonte. E qu esto fa tto di riconoscersi com e figlio è
quello che lo a p re alla realtà, p o te n d o co n sid e rarla buona, p ro m e t­
tente, deg n a di cred ito e del p ro p rio am ore.

4. La differenza tra l’unione coniugale


e la fecondazione artificiale
M a n o n accade la stessa cosa nella fecondazione artificiale? Q ual
è la differen za tra la p a te rn ità com e fru tto d ell’unio n e coniugale e la
p a te rn ità attrav erso la feco n d azio n e artificiale?

a. L a fecondazione artificiale

D i ce rto q u an d o i genitori ric o rro n o alla fecondazione artificiale,


10 fan n o p erch é d esid e ran o avere un figlio, p revedibilm ente un figlio
che avrà u na p ro p ria lib ertà e un p ro p rio destino. M a la difficoltà è
che o ra, m ossi d a q u esto desiderio, scelgono di fare ricorso al m edi­
co p erch é lui p ro d u ca un figlio. C on ciò si stabilisce un fatto nuovo
nella p a te rn ità , po iché i gen ito ri del figlio a p p o rta n o sem plicem ente
11 m ateriale, lasciando la to talità d ell’iniziativa all’azione del m edico,
che è la v era cau sa efficiente della fecondazione.3
Il b am b in o p u ò riconoscere che all’origine della sua vita si tro v a­
n o la decisione dei suoi genitori e l’artificio del m edico. Egli esiste
p erch é qu alcu n o ha deciso che egli esista. E lo h a deciso p e r soddi­

3 Cf. L. M e l in a , Corso di bioelica. Il Vangelo della viia, Piemme, C asale M onf


rato 1996,95-111.
sfare un no b ile desiderio. In q u esto m o d o si in a u g u ra u n a vita ch e di­
p en d e p e r la su a esistenza dalla decisione d ire tta d ei suoi g en ito ri e
dalla tecnica di u n ’éq u ip e m edica. N elP im m agine sim bolica ch e il
bam b in o si fo rm e rà della p ro p ria origine p o trà afferm are: «esisto
perch é voi av e te deciso che esistessi e lo avete deciso p e r saziare il
v ostro desid erio di u n figlio». P er qu esto «esisto n ella m isura d el vo­
stro desiderio».
In q u esto m o d o l’esistenza del figlio viene stru m en talizzata, p o i­
ché è v o lu to in q u an to fine di un d esid erio e n o n p e r se stesso. U na
p erso n a che h a in sé u n a lib ertà e un destino p roprio, che p e rta n to
richiede di essere accolta co n fo rm em en te alla p ro p ria dignità, cioè
com e un fine in sé, p e r se stessa, in d ip en d en tem en te dal fa tto che
sazi o m en o i d esid eri, viene o ra tu ttav ia a d ip e n d e re p er la p ro p ria
esistenza d alla vo lo n tà di altri che vogliono soddisfare un nobile d e ­
siderio.
Q u esta d ip en d en za dell’esistenza del figlio dalla d ire tta volontà
dei suoi gen ito ri fa sì che le basi p er le quali il figlio reclam a di essere
accolto nella sua radicale unicità e irripetibilità siano m inate all’origi­
ne. L a stessa giustificazione che si p reten d e di offrire fa riferim en to a
questo: il «diritto» di avere un figlio. M a il figlio non è qualcosa di d o ­
vuto, precisam en te a m otivo della sua dignità. L a relazione che si sta­
bilisce tra g enitori e figli nella generazione non può essere eq u ip arata
a una relazione attrav erso la quale si acquisisce un d iritto sopra q u al­
cosa, m a piu tto sto ad u n a relazione nella quale si accoglie un dono.4 Il
figlio n o n p u ò essere considerato un oggetto di proprietà.

b. L a scelta dell’unione coniugale

N el caso di q uei genitori ch e g en e ra n o il lo ro figlio con un a tto di


d o nazio n e co rp o rale possiam o anche trovarci dav an ti a un g ran d e ­
siderio di av ere u n figlio. Q u esto desiderio p e rò non spinge o ra a una
scelta d ire tta che qu alcuno esista, m a qu esto desid erio spinge a una
d o nazio n e to tale e reciproca nel corpo, atto p e r cui si pon g o n o le
condizioni p erch é il figlio venga. C iò che i d u e scelgono non è di p ro ­
d u rre u n a p erso n a, m a di am arsi in totalità. È nel lo ro am o re che ri­
c o n o sceran n o che il figlio viene lo ro d ato com e un dono, com e il
fru tto p iù p rezio so d ella loro consegna.

4 Cf. D onum vitae 96.


Il figlio p o trà riconoscersi in m o d o assai specifico nell’am ore dei
suoi genitori: v ed rà n o n la decisione d ire tta del fa tto ch ’egli esista,
m a la scelta di am arsi in reciprocità. P otrà così configurare l’im m a­
gine sim bolica d ella p ro p ria origine, afferm ando: «Esisto perché i
m iei g en ito ri si sono am ati». A ll’origine della sua esistenza si trova
un am o re di d o n azio ne reciproca e totale, che abbraccia anche il fi­
glio, ren d en d o lo p artecip e della pienezza del loro am ore. È in q u e­
sto ab b raccio d ’am o re che il figlio è accolto com e un dono: non è una
cosa p ro d o tta , p e rc h é è u n a cosa d a ta in dono, né è un sem plice p ro ­
g etto um ano. E qualcuno, qu esto sì, so m m am ente atteso e accolto
perciò n ella su a u n icità e irripetibilità.
L’eccellenza che la possibilità di avere un figlio co m p o rta p er i
genitori, cioè l’a p e rtu ra alla vita del loro am ore coniugale, non si ra ­
dica così n ella fattu alità che il figlio di fatto arrivi: vi sono m olti ge­
nitori che u n a volta o tte n u to il loro figlio d e s id e rereb b ero non aver­
lo avuto. L ’eccellenza della p a te rn ità si radica nella disposizione ad
accogliere u n a p e rso n a com e dono, p e r se stessa, e di in tro d u rla n el­
la co m u n io n e d ’am o re degli sposi, in a u g u ran d o con lei u n a relazio­
n e di p a te rn ità e m a te rn ità irrevocabile in p ie n o accordo con la sua
dignità.
Possiam o o ra co m p ren d ere la differenza radicale tra le due fo r­
m e di p atern ità: n ella p atern ità che giunge com e fru tto d ell’unione
coniugale, il desid erio d ’avere un figlio si in teg ra n ell’am ore sponsa­
le, in d u cen d o gli sposi a u n a consegna di sé nella quale p o rre le con­
dizioni p er accogliere il figlio com e dono. L a decisione procreativa
passa attrav erso la consegna sessuale, che assum e tu tto il p ro ta g o n i­
sm o d ell’intenzione. N ella p a te rn ità com e fru tto della fecondazione
artificiale, il desid erio d ’avere un figlio viene se p a ra to d all’am ore
sponsale, sp in g en d o gli sposi a ric o rre re all’in terv en to tecnico che
sostituisce l’azio n e ch e è loro p ro p ria . L a decisione di g en e ra re una
p erso n a si dirige d ire tta m e n te alla pro d u zio n e di una p erso n a, così
che p erd e il suo significato pro crea tiv o p ro p ria m en te um ano.
Q u an d o il figlio è p ro d o tto con un artificio, in lui si riflette il
d ram m a d ell’oggettivazione: è accolto in q u an to soddisfa un deside­
rio, è v o luto com e m ezzo, viene strum entalizzato.5 Si origina così una
relazione di d ip en d en za che co n tien e in sé la logica del dom inio. È
ce rto che m olti g en ito ri non v o rran n o vivere in qu esta logica. M a per

5 Cf. L. M el in a , «Paternità e artificio», in C om m unio (ed. italiana) 139(199


98-104.

----- 2 8 6 ------
non viverla così d o v ran n o ca m b iare la logica che e ra co n te n u ta n el­
l’a tto con il qu ale h an n o p ro d o tto il loro figlio. In caso contrario,
l’ogg ettivazione ch e co m p o rta d eg e n ererà in u n a relazione di d om i­
nio o, all’op p o sto , in u n ’assenza di com pagnia q u an d o non soddisfa
più, ab b a n d o n an d o il lo ro figlio a un destino sconosciuto.
Q u el che la feco ndazione artificiale ren d e im possibile p e r la fi­
nalità in trin seca ch e co m p o rta è il riconoscim ento incondizionato
del figlio p e r se stesso: vale a dire, è im possibile o rd in a re il fine p ro s­
sim o che p erseg u e al riconoscim ento della p erso n a p e r se stessa, s ta ­
bilen d o l’ad eg u ato co n testo p e r accoglierla. C iò non vuol d ire di p er
sé che g en e ra re aH’in te m o della consegna d ’a m o re im plichi a u to m a­
ticam en te che si accolga il figlio p e r se stesso; ciò che si vuole d ire è
che, nel caso d ella fecondazione artificiale, si elim inano di fa tto le b a­
si p e r riconoscerlo.
S o ltan to l’accoglienza del figlio p er se stesso, accoglienza com e
fru tto di u n atto d ’am ore, è capace di assicurare u n a solida roccia sul­
la q u ale co stru ire u n a relazio n e di p a te rn ità e filiazione ch e co n sen ­
ta nel te m p o di vivere u n ’am icizia.
Possiam o o ra co m p ren d ere com e deb b a situarsi l’azione del m e­
dico di fro n te al p ro b le m a d ella sterilità. L a sua azione deve essere
d ire tta in ten zio n alm e n te verso l’aiu to e l’agevolazione del com pi­
m e n to d ell’a tto coniugale e delle possibilità che vi sono insite: m ai a
sostituirlo, poiché si a p p ro p rie re b b e di un dom inio sull’origine della
vita che in nessun m odo gli sp etta.6
A lla luce di q u esto criterio si devono v alu tare le diverse tecniche
di in sem inazione artificiale: saran n o bu o n e m o ra lm e n te sem p re e
q u an d o n o n so stitu iscano l’a tto di consegna degli sposi. E q u esto av­
viene q u a n d o ren d o n o possibile la sua piena realizzazione o q u an d o
Io a iu tan o a rag g iu n gere il suo intrinseco significato procreativo.

5. Fecondità nell’infertilità
Q u al è la risp o sta che si p u ò offrire alla difficoltà della sterilità?
Q u esta risp o sta v errà esa tta m e n te d all’atten zio n e alla varietà di al­
tern ativ e con cui l’am o re coniugale può com unicarsi ed espandersi.
Tra loro, in teressa o ra p o rn e in risalto due: una m issione n ella società
e l’adozione.

6 Cf. D om ini vitae 90-93.


a. Una missione nella società
L a feco n d ità d ell’am o re coniugale co m p o rta una precisa dinam i­
ca nella vita m atrim o niale, poiché rieq u ilib ra l’am o re degli sposi im ­
p ed e n d o che si co n c en tri s o lta n to in loro. Q u esta stessa dinam ica è
vissuta an ch e n ella d o lo ro sa esp erien za della sterilità, di fro n te alla
q u ale gli sposi so n o chiam ati a ved e re com e vivere la loro p ropria
v ocazione n elle lo ro co n c re te condizioni sociali e personali.
È così che l’am o re sponsale spinge a u n a singolare atten zio n e al­
le necessità che p o ssono em erg ere in u n a società, re n d e n d o possibi­
le un co involgim ento degli sposi nelPaccoglienza delle perso n e e n e l­
la lo ro pro m o zio n e, al di là dei vincoli della ca rn e e del sangue (FC
41). È n ella consegna a q u esta m issione che p o tra n n o sviluppare la
loro vocazione alla feco n d ità coniugale.
L a creativ ità che ta n ti m a trim o n i h an n o m o strato nella fo n d a­
zione di ta n te istituzioni che h an n o perm esso alle perso n e di svilup­
p a re la lo ro vocazione è u n a b u o n a dim ostrazione della fecondità di
u n am o re sponsale b iologicam ente sterile.

b. L ’adozione e il mistero della paternità

L a m issione n ella società può acquistare u n a precisa configura­


zione n ell’ad o zio n e, q u a n d o il desiderio di avere un figlio induce gli
sposi sterili ad ad o tta re un bam bino. Si tra tta o ra n o n di u n ’azione
che è d ire tta a p ro d u rre l’esistenza di una persona, m a u n ’azione che
s ’indirizza alla ricerca di un bam b in o che sia privo dei genitori p er
poterg li offrire il p ro p rio am ore, la p ro p ria dim ora.
Il p ro b le m a p rin cip ale che si evidenzia n e ll’ad o z io n e n o n risie­
d e in p rim o luogo n ella difficoltà di ce rti g en ito ri ad av e re un figlio,
m a n el d ram m a ch e un b a m b in o n o n ab b ia d ei gen ito ri che possa­
n o accoglierlo e acco m p ag n arlo verso il suo destin o .7 P ossiam o con
ciò v alu tare co m e il p ro b le m a d ella so ddisfazione d el p ro p rio d esi­
d erio n e risu lti ric e n tra to n el bam bino: n o n si ad o tta un bam bino
p e r so d d isfare u n d esiderio, p erch é altrim e n ti lo si p o tre b b e resti­
tu ire q u a lo ra n o n riuscisse a d a re la soddisfazione ad e g u ata. U n
b am b in o n o n è q u alco sa che d e b b a soddisfare, m a è qu alcu n o che
n ec essita di u n rico n oscim ento.

7 Cf. A. V a n o n i, «A dozione e p alernilà adottiva», in A m h ro p o ies 12(199


327-336.
L a scelta d ella p a tern ità ad o ttiv a si configura allora com e l’even­
to del rico n o scim en to che d ei genitori fan n o di un bam bino che non
è loro figlio, m a che, di fro n te all’assenza di chi d o v reb b e offrire tale
ricon o scim en to e in forza d ell’unicità e irripetibilità del bam bino, lo
accolgono d efin itiv am ente e in co n d izio n atam en te offrendogli la lo­
ro com pagnia in u n a relazione d u rev o le e stabile che abbraccia la
sfera m ateriale, co rp orale, affettiva e spirituale, com e un figlio p ro ­
prio, in tro d u cen d o lo nella com unione fam iliare. In base a qu esto
m utu o rico n o scim en to si stabilisce u n a relazione di v e ra p a te rn ità e
filiazione. C o n q u esto non si vuole im itare la p a te rn ità biologica,
pro p rio p erch é è im possibile, m a si vuole m o stra re com e, d av an ti al­
la situ azio n e di ab b a n d o n o del bam bino, sia possibile offrire un rico­
noscim ento in possesso delle d u e n o te ca ratteristich e della p aternità:
la d efin itiv ità e l’ad esione a un p ro g etto di D io. V ediam o q u esta se­
conda caratteristica.
L e circostanze stesse di a b b a n d o n o del bam bino, così com e la lo­
ro d o lo ro sa sterilità, han n o in d o tto gli sposi a in te rp re ta re in quale
m odo il lo ro am o re possa ren d ersi com unicativo e assum ere così la
vocazione alla q u ale è chiam ato. I genitori adottivi accogliendo il
bam b in o stan n o accogliendo un p ro g etto di D io che passa a ttra v e r­
so il d o lo re d ella lo ro sterilità e la situazione d el bam bino. È il p ro ­
getto di farsi d efin itivam ente carico di u n a p erso n a accom pagnan­
dola verso il suo destino.
N ella p a tern ità biologica q u esto p ro g etto passa attrav erso la vo­
cazione in scritta n ella stessa coniugalità, poiché è in essa che D io
può inviare il d o n o di un figlio; nella p a te rn ità adottiva q u esto p ro ­
getto di D io passa attrav erso il co n tro se n so di u n a sterilità, che tu t­
tavia n o n rin ch iu d e gli sposi in sé, m a li a p re a do m an d arsi in che
m odo p o ssano vivere la fecondità del lo ro am ore.

6. Conclusione
La riflessione sul significato pro crea tiv o d e ll’a tto coniugale, il
suo c o n trasto con l’a tto sessuale co ntraccettivo e la fecondità artifi­
ciale, la sua relazio n e con l’a tto di adozione, p u ò aiutarci a c o m p ren ­
d ere q u ale sia il significato ultim o della p atern ità. C ertam en te gli
sposi non percep isco no tu tto ciò che q u esta p a te rn ità e m a te rn ità si­
gnificano in co n c re to nelle loro vite, tuttavia, di fro n te alla prom essa
che si rivela nel lo ro am ore, si fidano di tale prom essa e accolgono
un p ro g etto ch e li trascende, che non è so lam en te né principalm ente

----- 2 89------
loro, m a che D io stesso ha im presso nella loro co rp o reità. L a p a te r­
nità co m p o rta allo ra di accogliere il p ro g etto di D io, di consentirvi,
di a c cettare la su a b o n tà. G e n e ra re un figlio che ha u n a vocazione di
etern ità, un p ro p rio destino, no n d ato p e r noi, si configura com e una
nuov a pienezza, u n a vita b u o n a, p ie n a di senso, poiché p erm ette una
don azio n e nu o v a degli sposi che si p rolung a nel te m p o e che nell’e-
ducazio n e acquista con n o tazio n i inaspettate.
Q u an d o gli sposi si uniscono coniugalm ente, nella loro unio n e si
nasco n d e q u e sta fed e nella p rom essa che l’am o re rivela e che D io vi
ha inscritto. Sì, g en e ra re un figlio è un dono, un regalo, u n a delle b e­
nedizioni più g ran d i che D io possa d are agli sposi. Il loro am ore
sponsale n o n viene lim itato, al co n trario scopre form e nuove p er cre­
scere ed espandersi. M a p e r il fa tto che non tu tto è chiaro, di più, che
n ie n te è chiaro su com e sarà il fu tu ro con i figli, questa unio n e co­
niugale include anche u n a supplica a D io, che si ren d e esplicita nel­
la p resa di coscienza del co n cep im en to e che nel b attesim o v errà for­
m u lata in m o d o d ire tto : la richiesta della sua vicinanza, della sua for­
za, della su a luce, del suo S pirito in definitiva, p e r p o te r rim anere al­
l’altezza della v o cazione che egli dà, p e r p o te r essere testim oni del
suo am o re d av an ti ai figli, p e r p o te r com unicare ai figli il dono dello
S pirito in m o d o ta le che la vita dei figli con segua la sua p ienezza ul­
tim a.
L ’a rte m edica trova allo ra a d e g u a ta collocazione q u an d o è ca­
pace di ag ev o lare la p ie n a realizzazione d ell’atto coniugale, di aiu­
ta re e di p ro m u o v e re lo stesso d inam ism o d e ll’am o re nei processi di
fertilità. Q u a n d o invece il m edico p re te n d e di so stitu ire l’atto esclu­
sivo degli sposi, eq u ivoca la p ro p ria m issione e in tro d u ce un ele­
m e n to che d efo rm a la p a te rn ità e la finalità te rap eu tica della sua
professione.
Capitolo ventunesimo

Fedeltà e dono del perdono

L’esp erien za am o ro sa a p re sem p re un orizzonte, che n el p a tto


m atrim o n iale resta fissato co stitu en d o l’id e n tità degli sposi. A desso
la loro vita, vissuta n ella g rande v arietà di azioni che co m p o rta, sarà
u n ’attu alizzazio n e più o m eno p e rfe tta di qu esta prom essa.
L’am o re p e rò si vive nel tem po: q u esto attie n e essenzialm ente al
vissuto u m an o d ell’am ore. Il te m p o segnala sem pre la discontinuità
che sussiste tra ciò che noi siam o e ciò-che-vogliam o-arrivare-a-es-
sere seco n d o la rivelazione d ell’am ore. È ce rto che l’esperienza del
te m p o n o n è vissuta alla stessa m a n iera n el fidanzam ento com e nel
m atrim o n io , p e r esem pio. L a differenza consiste nel fa tto che nel
m a trim o n io il te m p o sem bra condensarsi, acquistando u n a fisiono­
m ia quasi definitiva: q u esta è la pienezza. Si configura com e uno sta­
to di vita, di vita b u o n a e riuscita.
N on è tu tta v ia la pienezza ultim a. L’am o re prom esso e consum a­
to è chiam ato a crescere, a ren d ersi più p ieno e più integro n ella do­
n azio n e q u o tid ian a , fino a giungere alla m isura d ell’am o re di C risto
p e r la C hiesa, fino a giungere alla piena ricezione del dono ultim o
che D io vuole fare an c h e nel corpo: la risurrezione della ca rn e con la
sua p ie n a spiritualizzazione. Si a p re così p e r gli sposi il cam m ino del
lo ro m atrim o n io : u n com une pellegrinaggio in cui attrav erso i loro
passi, cioè le lo ro azioni, vanno avvicinandosi alla perfezione. L’u o ­
m o n o n p u ò in fatti conseguire la perfez io n e d ’un colpo, con un uni­
co passo, con u n ’unica azione.
Q u ali so n o le difficoltà di q u esto cam m ino com une? C om e vive­
re qu esto pelleg rin are?
1. La difficoltà del cammino della vita
Si tra tta d ’un cam m ino nel tem po. E il te m p o arriva a farsi lungo,
re n d e n d o difficile co n serv are l’in ten zio n e d elP am ore e la tensione
che co m p o rta n ella m u tu a com unione. L e stesse circostanze della vi­
ta a volte si p re se n ta n o avverse, m inacciando la com unione. L e di­
v erse stagioni ch e n e ll’am o re vanno susseguendosi, senza che si pos­
sa far sì che to rn i la prim av era, che n o n arriva p e r q u an to ci si sfo r­
zi, a iu tan o i suoi p ro ta g o n isti a co m p ren d ere che anche loro devono
a p p re n d e re ad a m are n ell’au tu n n o e nelPinverno. P erch é anche l’a ­
m o re ha le sue stagioni.
Il succedersi d elle stagioni d elP am ore ci in q u ieta, non solo p e r­
ché sco n certa, m a an che perch é a p p a n n a l’ideale e indebolisce l’im ­
p egn o d ella volontà. L’assenza della p assione d ’am ore vissuta nel­
l’attrazio n e co rp o rea e affettiva, la m ancanza di u n a m u tu a em patia,
la p erd ita d ’in teresse p e r l’altra p erso n a, d estabilizzano la decisione
di co stru ire u n a co m unione, di im pegnarsi nella costruzione di pic­
cole azioni.
Più an co ra, l’am o re vissuto nel te m p o si fa m onotono, com e una
cosa già sp erim en tata, po v era di no v ità, così che la perso n a si vede in
un am b ien te logoro che p u ò giungere ad asfissiarlo.
In q u este situ azioni non è facile in te rp re ta re b en e quel che acca­
de. L e azioni d ell’altro vengono m ale in te rp re ta te , senza che si arrivi
a cogliere in lo ro q u el ch e realm en te im porta. Si te n d e d ’altra p a rte a
d a re m aggiore im p o rtan z a a qu el che rig u ard a l’opinione degli altri,
che d all’estern o , e senza capire P anim a delP am ore, ten d o n o a giudi­
care le p erso n e che am iam o, defo rm an d o l’idea che abbiam o di loro.
U n accum ularsi davvero p esan te di piccole difficoltà m ale inter­
p re ta te si fo rm a nel vissuto degli sposi, ostacolando una m u tu a con­
cordia nelle azioni concrete d a com piere. N on si sa m olte volte com e
com p o rtarsi, cosa sia o p p o rtu n o pro p o rre, com e anim are, che conver­
sazione iniziare... Piccole difficoltà cui si som m ano piccoli rancori e in­
vidie... E in tu tto ciò si rip e te la tecnica a d o tta ta già dal prim o uom o,
scaricare sull’altro la colpa della situazione: «La donna che tu mi hai
posta accan to mi ha d ato d ell’alb ero e io ne ho m angiato» (G en 3,12).
C iascuno dei d u e è convinto di avere le «sue» ragioni.
S enza d u bbio, p erò , la difficoltà di fondo nasce q u an d o gli sposi,
con più o m en o verosim iglianza, giungono ad av e re il p resen tim en to
che tra lo ro c ’è u na discordia rig u a rd o a ciò che è essenziale della
prom essa che si era loro m a n ifestata e che en tram b i nel loro m a tri­
m onio av evano giurato. È allora che si p o n e in du b b io l’ideale di vi­
ta bu o n a vissuta n ella m u tu a com unione. È un du b b io terribile, che
fa v eram en te soffrire, poiché tocca le sp eran ze più grandi. U n d u b ­
bio che blocca l’in co ndizionata accoglienza che sino a qu el m o m en ­
to si era o fferta e ch e p aralizza l’am ore. Il coniuge com incia a essere
visto com e q u alcu n o che sfugge alla p ro p ria ap p a rten en z a, qualcuno
che com incia a dissolversi.
L a g ran d e difficoltà del m atrim o n io sorge q u an d o si tradisce l’in­
tim ità p ro p ria degli sposi. Si com incia con un flirt più o m eno co­
sciente, che nella sua dinam ica offre un com penso affettivo e la vita­
lità d ell’am o re, si co n tin u a con il p ro p o rre e accettare d eterm in ate
m anifestazioni d ’affetto, fino a fa re in m odo che un altro o u n ’altra
s’inn am o ri di te, co m piacendosi che qu esto avvenga. Il suo d ram m a
p iù g ran d e risiede n ell’adulterio, che caso p e r caso ha in d u b b iam e n ­
te m o lte sfu m atu re: ingenuità, debolezza, perd ita d ell’am o re sponsa­
le, disin teresse p e r la p erso n a, dispetto... m a un m inim o co m u n e d e­
n o m in ato re n ell’in ten zio n e prossim a: ce rc are in u n ’altra perso n a
quel che n o n si tro v a con il coniuge. C on ciò si tradisce la m u tu a in­
tim ità ed esclusività, le n o te che caratterizzav an o e davano colore al­
l’esp erien za am o ro sa sino allo ra vissuta. L ’offesa che q u esta p erd ita
dell’in tim ità configura p e r la p erso n a colpita è grande: non solo per
il fatto che si s e n ta tra d ita , m a perch é le si è così n eg a to il riconosci­
m ento d ella su a irrip etib ilità e insostituibilità.
Il d ram m a p iù g rande d elP a d u lte rio n o n sta p erò nella p erso n a
offesa, m a in chi lo com pie: nella sua vita h a un vero p ro b lem a, q u e ­
sto fa tto n o n passa inosservato al suo au to re, poiché può viverlo co­
m e u n ’au ten tica trag edia dalla q u ale non sa tu ttav ia com e uscire. È
allora che si ren d e necessario s ap er aiu tare le perso n e a recu p e rare
il loro am ore.
D a u n lato è essenziale aiu ta re la persona offesa affinché, al di là
dei com prensibili d o lore e rabbia, possa capire com e disporsi di fron­
te a q u esto fatto e sap ere quale sia il suo ruolo, cioè a cosa la sta chia­
m ando q u esta nu o v a situazione. I problem i non si risolvono neg a n d o ­
li n é elim inando quel che sino a quel m om ento ha costituito la cosa più
g ran d e che si possedeva. «La perso n a che più am o h a bisogno più che
m ai di m e: sta cam m inando so p ra un abisso e io posso aiutarla». È il
m om en to in cui più che m ai l’am ore si fa intelligente e com incia a svi­
lupp are u n a genialità e una fortezza sconosciute. S alvare il coniuge.
E cco la m od alità che in q u esto m om ento ad o tta l’am ore.
D a u n altro lato, occorre aiu tare la perso n a che arreca l’offesa af­
finché possa risolvere la causa che la p o rta a co m m ettere adulterio.
P er q u esto è necessario capire che cos’è successo, se si d eb b a a una
qu estio n e di debolezza che richiede un rafforzam ento del senso co­
m un e che ren d a la p erso n a cosciente della sua ingenuità e debolezza,
o se si d eb b a a u n raffred d a m en to dell’am o re che fa to rn a re alla so­
litudine. Q u esto raffred d a m en to di solito ha una causa in entram bi,
p e r cui è necessario aiu tare la p erso n a a ricollocarsi nella relazione
stessa, affinché co m p renda quale sia il suo ruolo in rap p o rto al susci­
ta re nell’altra p erso n a l’am o re che forse ha perso la sua linfa. E ovvia
la difficoltà di q u esto com pito q u an d o uno si sen te un traditore: uno
stran o sen tim en to di orgoglio e di falsa m odestia fa allo n ta n are an­
cora di più u n o dall’altro, lasciando chi offende in una crescente soli­
tudin e e in un vicolo la cui unica uscita sem bra essere buttarsi anco­
ra di p iù nel buio. M ai neU’adulterio p o trà p erò tro v are quel che cer­
ca, per u n a sem plice ragione: p re te n d e di gioire di q u el che la sessua­
lità e l’affetto offrono, m a senza im pegnare la p ro p ria libertà. E non
l’im pegna p erch é n o n può farlo, dal m om ento che ap p a rtien e a u n ’al­
tra p ersona. C erca del sesso, certo, cerca della tenerezza, certam ente,
e può darsi che l’o tten g a, m a cerca so p ra ttu tto u n a com unione, una
pienezza um ana. E q uesta senza il d o n o di sé non è possibile.
N ell’im broglio affettivo che i coniugi vivono, bisogna fare chia­
rezza sull’essenziale. L’ultim a cosa che essi vogliono è di ro m p e re il
loro rap p o rto . P uò d arsi ch e nel calo re della discussione e della te n ­
sione sia q u esto q uel che dicono con forza. M a occorre fare a tte n ­
zione ai lo ro desid eri più p rofondi. Q u el che stan n o chiedendo, sen­
za dirlo, è che li si so stenga nella fed eltà e li si aiuti a perdonarsi.

2. La fedeltà dell’amore: fedeltà a una presenza


Il p erico lo che m inaccia la vita degli sposi di fro n te alle difficoltà
ta n to varie di cui fan no esperienza è di considerarle com e ostacoli al
loro am ore: «Se n o n fosse p e r q u este circostanze avverse il nostro
a m o re co n tin u ereb b e a essere vivo...». Q uel che si riflette è la m an­
canza d i realism o n el loro am ore. Si tra tta di un am o re che non è ca­
pace di ab b racciare la vita così com e viene e di governarla. C erta­
m e n te le difficoltà p ossono in to rp id ire la vitalità d ell’am ore, m a es­
se ci stan n o tra sm e tte n d o qualcosa di essenziale di noi e dello stato
del n o stro am ore.
O gni difficoltà co m p o rta sem p re la chiam ata a una fedeltà: la fe ­
d eltà d ell’am ore. C osa significa?
N on si tra tta n atu ra lm e n te d ella sincerità dei p ro p ri sentim enti,
concetto che ren d e re b b e im possibile l’unità di u n a vita, la v era iden­
tità p erso n ale biografica e narrativa: oggi ci im b attiam o in questa
p retesa di sin cèrità com e in un ostacolo essenziale e m olto diffuso,
che rischia di co rto circu itare u n ’ad e g u ata in terp reta zio n e di ciò che
si vive. E ssere fed eli ai p ro p ri sentim enti su p p o n e una v era schiavitù
p e r le p erso n e, im p ed en d o loro di trascendersi e di governarsi. E non
si tra tta n em m en o del sem plice ridursi a un form alism o ripetitivo
che si barrich i in q u el che si è sem pre fatto n el tim o re che un m u ta­
m e n to destabilizzi la p ro p ria vita, così che si decide p e r u n a conti­
n u ità nel co m p o rtam en to , nelle m anifestazioni affettive, nella re la ­
zione. E n o n è n em m eno an c o ra so lta n to la fed eltà a un co m p ro ­
m esso acquisito p u b b licam en te.1
Il significato au ten tico della fed eltà a p p a re q u an d o si po n g a in
relazio n e la circo stan za che si vive con la pienezza riv e lata neH’am o-
re. L a fed eltà fa riferim ento a u n a pienezza, che n o n p u ò essere com ­
presa n ella categ o ria sociologica del «realizzarsi» in se stessi, m a è
p ienezza di d o n azio ne e di com unione, p e r cui include in d u b b ia­
m e n te il sacrificio di sé, arriv an d o anche a «perdersi». M a cosa si p e r­
d e? Tanti p ro g etti, ta n ti sen tim en ti di orgoglio e di falsa um iltà. E co ­
sa si g u adagna? L’essenziale, la p ro p ria p ienezza ultim a. È una p ie­
nezza di co m u n io n e in terp erso n ale in cui en tram b i i p rotagonisti
h an n o sen tito che vi e ra n ascosto il lo ro destino e l’han n o accolto,
identifican d o si co n esso. P ienezza p e rò che è stata d ata loro com e il
d o n o p rim ario n ell’esp erien za d ’am o re e n ell’arricchim ento che ha
com p o rtato . L a fed eltà si riferisce p e rta n to all’intenzione con cui
u n a p erso n a si rivolge alla pienezza di una com unione: di co n serv a­
re cioè l’in ten zio n e d ell’am o re nella m edesim a p erso n a che si am a
nella m u tu a co m u n ione o ra m inacciata. D al m om ento p e rò che q u e ­
sta inten zio n e d ’am o re è n ata dalla p resen za affettiva d ell’altra p e r ­
sona d en tro di sé, la fed eltà fa rife rim en to a una p resenza, a co n ser­
vare q u esta p resen za in terio re d ell’am ato e a vivere di fronte a lui,2
poiché si tra tta d i u n a p resen za che lo costituisce in tern am en te im ­
plicando u n vincolo indissolubile. E nella fed eltà a q u esta presenza
si dà anche la fed eltà alla p resen za di D io, a colui che chiam a alla co­
m unio n e con sé n ella co m unione um ana.
D inanzi alle oscillazioni dell’am o re a livello co rporeo o affettivo, al
di là delle circostanze avverse che p o tre b b ero sopraggiungere, andan­
do oltre quello che altri dicono della persona am ata, davanti alle d e­

1 Si v e d a p e r quanto s e g u e : v o n H il d e b r a n d , Essenza dell'am ore, 869-919.


2 Cf. G. M a r c e l , «La fidelité créalrice», in R evue Internazionale de Philosophie
2(1939-1948), 96.
bolezze dell’altra persona e di quelle proprie, al di là di tu tto questo c ’è
una prom essa il cui valore è più gran d e di se stessi e delle situazioni in
cui ci si possa im battere. E cco il m otivo p e r cui vale la p en a conserva­
re l’intenzione dell’am ore in questa com unione m u tu a ed esclusiva.
La fed eltà si m o stra com e u n a delle n o te ca ra tte ristic h e dell’a-
m ore, che a p p a rtie n e alla sua essenza, rivelatrice della sua pro fo n ­
d ità, m a che rich ied e un lavoro p erso n ale p er conservarla: la p ropria
scelta d i m an ten ersi fedeli all’in ten zio n e che anim a le azioni, di rin ­
n o v arla in terio rm en te, c o stru e n d o azioni concrete.
Su che cosa si ap poggia la fed eltà? D o v e tro v a la luce p e r g uida­
re il cam m ino e la en erg ia p e r spingerlo a perco rre rlo ?
S ono tre le v irtù che la sostengono: in prim o luogo la speranza,
poiché essa le m o stra co sta n te m e n te la prom essa, la bellezza e la
b o n tà d ell’id eale o fferto, e le fornisce l’appoggio necessario p e r a t­
tualizzarlo: cioè l’aiu to di D io reso p resen te nella C hiesa. È la sp e­
ranza a m a n te n e re l’in tero dinam ism o in ten zio n ale teso verso la co­
m unio n e p u r di fro n te alle difficoltà nel raggiungerlo.
In seco n d o luogo la fortezza, poiché in teg ran d o il dinam ism o ira­
scibile, gli p e rm e tte di tro v a re u n ’en erg ia p e r p o te r resistere quan d o
si sco n tra con le avverse difficoltà: l’indifferenza, la m ancanza di ri­
sultati, l’incom prensione. E nello stesso te m p o m a n te n e re la ro tta
d ell’am o re, sen za cessare d ’agire. R esiste re n ell’am ore, lo ttan d o p er
far av an zare la com unione.
In terzo luogo la ca rità, poiché essa offre già al p resen te un an ti­
cipo d ella p ienezza che la p erso n a cerca, co n sen ten d o le di ancorarsi
nella co m u n io n e con D io, anche neH’oscurità.
S enza d u b b io la fed eltà co m p o rterà u n a n ecessaria abnegazione
delle p erso n e di fro n te alle ta n te possibilità che loro si offrono, ma
che più o m en o d ire tta m e n te c o n trad d ico n o l’ideale di com unione.
E u n ’ab n eg azio n e ch e attie n e alla stessa essenza d ell’am ore, dal
m o m en to che lo stesso am o re l’in te rp re ta non com e un abb an d o n o
radicale, quasi si tra tta sse di un annichilim ento di sé, m a com e un
n eg a re il p ro p rio egoism o p er guadagnarsi in u n a fo rm a nuova. È
facile co m p ren d ere certi atti di abnegazione ch e sono necessari p er
realizzare d eterm in ati obiettivi: l’abnegazione dello sportivo, o di
u n o stu d en te, ch e d ev o n o rin u n c iare a ta n te cose p e r o tte n e re la vit­
toria o un lavoro, l’abnegazione di certi genitori n ell’educazione dei
lo ro figli, d an d o lo ro il te m p o che n o n h an n o e le risorse di cui si
privano, ecc. Vi so n o p e rò abnegazioni che rig u a rd an o le dim ensio­
ni perso n ali il cui significato non ci a p p a re im m ediato, solo gli in n a­
m o rati p o sso n o c o m p ren d ere q u a n to sia o ra necessario sacrificare
non so ltan to dei gusti, m a anche o p p o rtu n ità di lavoro e persin o in­
teressi perso n ali p erch é la com unione possa vivere. A n ch e il cam ­
m ino degli sposi si configura com e u n a sequela Christi, com e già ab ­
biam o visto, così che p o rta con sé la sua croce. M a u n a croce che
ap re alla risurrezione.
La fe d e ltà vive d ella m em oria: la m em oria c o n tin u a della prim a
intuizione. Q u a n d o gli sposi attra v e rs a n o m o m en ti difficili nel loro
rap p o rto , o cc o rre che a p p re n d a n o a p a rla re non solo delle lo ro dif­
ficoltà, d elle lo ro co ntrap p o sizio n i, d elle loro ragioni, m a im parino
a far insiem e m e m o ria d ei g ran d i m om enti vissuti insiem e. Q u e sta
m em o ria d ella p ro m essa deH’am ore, la p ro m e ssa che nella loro
esp erien za d ’a m o re è s ta ta fatta a loro d a D io, fa rà sì che la s p e ra n ­
za po ssa te n d e re di nuovo il suo orm eggio e da lì spingere il loro
a m o re a tro v a re p erco rsi originali di co m unione b en c h é il suo fru t­
to n o n sia im m ed iato.
Il cristian o vive d ’u n a m em oria: la m em oria della consegna del
Signore. È il m em o riale d ell’eucaristia, in cui si ren d e attu ale la con­
segna del Signore, dove possiam o ric o rd are ciò che è il vero am ore,
il luogo d o v e p ossiam o alim e n tare il n o stro debole am ore. È lì che
gli sposi im p aran o a farsi d o n o del lo ro corpo, del lo ro am ore, della
loro vita. È lì che gli sposi im p aran o a in te rp re ta re le loro difficoltà
e a trasfo rm arle in u n a croce salvifica.
L e difficoltà n o n sono allora un nem ico dell’am ore. I problem i
n o n sono u n segno del fa tto che le cose vanno m ale: indicano u n ’oc­
casione di m atu razio n e. A n co r più, nella loro radicalità ciò che rive­
lano è in q ual m o d o n el cuore degli sposi sia p resen te lo S pirito S an­
to, che daH’in te m o spinge perch é si a p ra un varco l’au ten tico am o re
cristiano, perch é gli sposi p ossano così p artecip a re con m aggiore p ie­
nezza dell’a m o re di C risto. Il lo ro am o re è infatti chiam ato a cresce­
re e lo S pirito S an to è geloso di q u esto accrescim ento: non p e rm e tte
la sua com plicità con egoism i e m iserie.
E q u an d o la sp eran za um ana sco m p are? Q u a n to soffre la p erso ­
na in q u esto m o m en to! Il d o lo re di v ed e re che l’an e lata com unione
non p o trà q ui realizzarsi perch é forse l’altra p erso n a si è chiusa ad
ogni possibile co m u n ione in tra p re n d e n d o nuove strad e che ren d o n o
v eram en te ard u o ogni im pegno di ricostruzione, co m ’è il caso del di­
vorzio o, an c o r più, di un nuovo accordo civile. È allora che p ren d e
un senso di im p o ten za che paralizza ogni tentativo. C o n tin u a la fe­
d eltà ad av ere u n senso? S otto il profilo u m ano sem bra che la risp o ­
sta sen sata sarebbe: « R ifatti una vita», cerca u n ’altra o p p o rtu n ità. E
tu ttav ia la p ro m essa in tu ita e offerta non e ra stata un ac cadim ento
sem p licem en te um ano. In essa c’e ra u n a rivelazione di D io e una
p rom essa d av an ti a D io. C om e m a n te n e re la p resen za davanti a D io
se o ra si nega? R ifarsi u n a vita, iniziando u n a nuova av ventura d ’a ­
m ore, n o n è u n a soluzione, poiché n o n risolve il d ram m a che è in gio­
co. Solo la sp eran za nella p o te n za di D io co n sen te di capire il senso
d el m a n ten ersi fedeli: la co m unione dei santi, che adesso n o n è po s­
sibile, p o trà u n gio rn o realizzarsi. È q u esta la speranza che anim a la
fed eltà del coniuge che è stato a b b a n d o n ato , sp eran za che richiede
l’appoggio vivo e reale della com unità ecclesiale.

3. Il dono del perdono


L a ferita che l’o ffesa p ro d u ce nella p erso n a si m ostra alla p ropria
sensibilità, alla p ro p ria m e m o ria com e ciò che è più radicale, poiché
h a la cerato q ualcosa di essenziale, qualcosa che ap p a rtien e alla ric­
chezza delPessere. T uttavia ciò che è più radicale n o n è l’odio, m a l’a­
m ore. C erto l’offesa ci fa rà ved e re che si tra tta di un am o re debole,
che n o n è cap ace di riconoscere la p erso n a e di s ap er ad e g u are le
p ro p rie reazio n i alla sua dignità. M a, scoprendoci la sua debolezza,
ci sco p re an ch e la su a esistenza. Q u el che più conta è la com unione
tra i d u e sposi, il d esid erio p ro fo n d o di viverla.
A p a rtire da q u esta rad icalità d ella co m unione è possibile com ­
p re n d e re il p erd o n o . N on si tra tta o ra sem plicem ente di non a ttri­
b u ire im p o rtan za a u n fa tto ac cad u to e ch e ha offeso un coniuge, né
sem p licem en te di dim enticare, com e se nulla fosse successo. No, è ac­
ca d u to q ualcosa che h a ferito la co m unione tra i d u e sposi, che h a of­
feso u n o di loro. E q u esto è un dram m a. A n ch e se non si vuole ri­
co rdare, rim an e lì, m in an d o la relazione tra i due, poiché lascia il co­
niuge n ella su a re a ltà di offensore, senza in terio rm en te ristabilirlo.
Il vero p erd o n o n o n vuole sorpassare qu esto fatto, perché altri­
m enti sareb b e vanificare se stesso. La sua forza sta nel configurarsi co­
m e un nuovo dono, cioè il dono del riconoscim ento dell’am ore che
unisce gli sposi e il riconoscim ento della dignità del coniuge m algrado
l’offesa, che viene cancellata. Q u esta offesa non esiste più, non la si im ­
p u ta al suo au to re. E non im putandogliela, lo si rigenera com e amico,
com e am ante, com e sposo, com e com pagno di una com unione.3 È co­
sì che è possibile ristabilire la com unione ferita, la confidenza tradita.

-1 Cf. J. L a f f i t t e , II perdono trasfiguralo, ED B , Bologna 2001.


È q u esto in fatti ciò che è p ro p rio del p erd o n o , non sem plicem en­
te no n a d d e b ita re l’azione, m a ristabilire la dignità che la p erso n a ha
perso con l’offen d ere.4 M a co m ’è possibile ristabilire q u esta dignità?
P rincip alm en te tra sfo rm an d o il nem ico in un am ico, così com e C risto
che « m en tre n o i erav am o an c o ra peccatori, è m o rto p er noi» (R m
5,8) e m o re n d o p er noi ci tra sfo rm ò d a nem ici in amici: «N on vi chia­
m o p iù servi [...] m a vi ho chiam ati amici» (G v 15,15). N on si tra tta
sem p licem en te di u n a n on-im putazione del m ale com m esso, m a an ­
co r più d ecisam en te di u n a rig en erazio n e della persona.
M a p o trà m ai il d eb o le am o re u m ano affro n ta re u n ’im presa ta n ­
to ard u a? Solo la radicalità d ell’am o re um ano assunto nel d o n o d el­
lo Spirito, d iv e n tato ca rità coniugale, co n sen te q u esta realtà: p e rd o ­
n a re rig e n eran d o la persona. Il p erd o n o co m p o rta infatti radical­
m e n te u n a recip ro ca co-azione: cioè un d o m a n d are p erd o n o e un of­
frirlo, un offrirlo e u n accoglierlo. E in questa richiesta reciprocità si
m o stra la p o v e rtà d ell’am ore um ano, dal m o m en to che in se stesso
n on è cap ace d i sbloccare la p erso n a p er raggiungere la reciprocità.
T uttavia, q u an d o il p erd o n o nasce dalla carità coniugale, in esso si
tra sm ette u n d o n o divino e qu esto d o n o divino è capace di u n ’inso-
s p e tta ta fecondità.
D i ce rto la so rp resa di fro n te all’offesa d el coniuge destabilizza
in m a n iera no tev o le, poiché p o n e in dub b io la possibilità d ell’ideale
di vita. D i solito n o n ce la si a sp e tta e, p ertan to , nem m en o ci si asp et­
ta il p erd o n o . E sso occupa tu ttav ia un p o sto decisivo nel cam m ino
degli sposi. Q u a l è il su o posto? L’am ore, offerto com e p erd o n o e ac­
colto, p e rm e tte di m a tu ra re l’am icizia coniugale che si è persa. C om ­
p ren d iam o così che è un a tto di m u tu a unione, d avvero eccellente,
perch é riflette u n ’incom parabile g ratu ità , avendo cioè l’iniziativa
d ell’am ore. Q u an d o i coniugi p ensavano che orm ai tu tto fosse p e r ­
d uto , che n o n esistesse alcuna via d ’uscita, che non ci fosse più un fu ­
turo... il p erd o n o a p re u n a p o rta che ci discopre un p an o ram a asso­
lu tam e n te n u o v o n ella co m unione coniugale, un a d o nazione e u n ’ac­
coglienza m o lto più p ro fo n d a, g en e ra n d o u n ’am icizia m olto più inti­
m a, m o lto più m atu ra. È allora che la m u tu a p resen za riem pie di una
gioia in asp ettata.
Il p erd o n o p a rte allo ra dallo stesso am o re coniugale tra sfo rm ato
dallo Spirito, p artecip a n d o d ell’am o re di C risto che p erd o n a: l’am o­
re coniugale si trasfo rm a allo ra in am o re di m isericordia: m isericor­

4 Dives in misericordia 5-6.


dia p e r il coniuge che n ella sua debolezza reclam a un am ore nuovo
p e r p o te r rag g iu n g ere la pienezza prom essa. Se gli sposi si p e rd o n a ­
no, è p erch é il gio rn o d elle loro nozze h an n o ac cettato il coniuge
c o m ’è, an ch e nella sua debolezza, anche nella sua capacità d ’offen ­
dere: l’am o re coniugale è anche un am o re di m isericordia. Il reali­
sm o della vita, co n tu tta la d ram m aticità che co m p o rta, viene assun­
to nel d inam ism o d ell’a m o re anche in q u a n to è capace di gen e ra re
u n a consegna n u o v a di sé, raggiungendo una nuova pienezza, com e
esprim e la stessa etim ologia della p aro la p e rd o n o , com posta dal p re ­
fisso p erfettiv o p e r: il p er-dono vuole indicare il d o n o per-fetto.
«La vita coniugale passa anche attrav erso Yesperìenza del p erd o ­
n o , po ich é cosa s a reb b e un am o re che non giunge fino al perd o n o ?
Q u esta, che è la più alta fo rm a di unione, im pegna tu tto l’essere che,
p e r v o lo n tà e p e r am ore, accetta di n o n ferm arsi all’offesa e di cre­
d e re che u n fu tu ro è sem p re possibile. Il p e rd o n o è u n a fo rm a em i­
n e n te di don o , che afferm a la dignità d ell’altro riconoscendolo p er
ciò che è, al di là di ciò che fa. C hi p erd o n a p e rm e tte anche a chi è
p e rd o n a to di sco p rire la grandezza infinita del p erd o n o di D io. Il
p erd o n o fa ritro v are la fiducia in se stessi e ripristina la com unione
fra le p erso n e, d a to che non può esserci vita coniugale e fam iliare di
q u alità senza u na conversione co sta n te e senza la volontà di spo­
gliarsi dei p ro p ri egoism i. C o n te m p la n d o C risto sulla croce che p e r­
d o n a, il cristian o tro va la forza del p erd o n o » .5
Se c’è q ualcosa che re n d e ev id en te che non possiam o fare senza
la grazia d i D io, è di o ffrire il p erd o n o . E davanti a ll’esperienza del
p erd o n o o fferto da D io che im pariam o a p erd o n are , a rig e n erare la
p erso n a, a ristabilire l’alleanza con lei.

5 Cf. G io v a n n i P a o l o II, discorso «Il valore della famiglia nella società attual
del 20-IX-1996, in Insegnamenti di G iovanni Paolo II, XIX,2. Libreria Editrice Vati­
cana, C ittà del Vaticano 1998,409-410.
Capitolo ventiduesimo

La verginità:
accoglienza e dono di sé

L’uo m o è stato crea to d a D io p e r am ore, poiché p ro v ien e da una


com u n io n e d ’am ore, la com unione trin ita ria. E crea to p e r am ore, è
stato ch iam ato all’am ore. Solo n ell’am o re la perso n a trova la p ro p ria
pienezza:

« L ’u o m o , il q u a le in terra è la s o la cre a tu ra ch e Id d io a b b ia v o lu to
p e r s e stessa, n o n p u ò ritro v a rsi p ie n a m e n te s e n o n a ttra v erso u n d o ­
n o s in c e r o d i sé» ( G S 24).

Q u esta vocazione all’am o re è rim asta im pressa nella sua stessa


stru ttu ra c o rp o rea che, im plicata nella relazione u o m o-donna, viene
a fare p a rte dell’im m agine di Dio.
II m o d o con cui nella C hiesa si vive q u esta vocazione all’am ore
assum e tu ttav ia d u e fisionom ie specifiche di realizzazione integrale,
distinte, m a tra lo ro in stre tta relazione: il m atrim onio e la verginità
(F C 1 1 ).
In che m o d o è possibile vivere nella verginità la vocazione a ll’a ­
m o re n ella co rp o reità? N on in d ich ereb b e p iu tto sto una negazione
dello stesso significato sponsale del corpo, un rito rn o alla solitudine
originaria?
L’attu ale difficoltà nel com p ren d ere la verginità nasconde al fon­
do la difficoltà a cap ire lo stesso significato sponsale del co rp o e il
su o rife rim en to a D io. V ediam o in qual m odo la verginità com porta
una p ienezza del significato sponsale del corpo.1

1 Cf. G i o v a n n i P a o lo II, Uomo e donna lo creò, Q uarto Ciclo.


1. Significato sponsale del corpo
e verginità consacrata
Il co rp o u m ano racchiude d en tro di sé un m istero. L a sessualità
reclam a u na co m p lem en tarità com e d ato ontologico: l’uom o non esi­
ste n ella solitudine, m a nella relazione: uno insiem e all’altro. N ello
stesso tem po, p erò , q u esto d ato ontologico che ren d e possibile u n ’u­
nio n e affettiv a tra l’uom o e la d o n n a chiam a a u n a d o nazione singo­
lare delle p erso n e: g iungere a esiste re uno p e r l’altro. A b b iam o p o ­
tu to v ed ere che il significato della sessualità si fondava sul ren d ere
possibile u n ’iniziale vulnerabilità e così una reciproca donazione, che
p e r essere lib era e razionale co m p o rta anche l’accoglienza del dise­
gno di D io e la p artecip a zio n e all’a m o re sponsale di Cristo. Sta qui il
suo significato ultim o: n ell’unio n e che il corpo ren d e possibile c ’è
u n ’u n io n e con D io, u n ’alleanza con lui. L a carne m edia u n a singola­
re do n az io n e dello S pirito.
S e d u n q u e il co rp o ci a p re alla re a ltà e ci a p re anche D io che ha
voluto vivere co rp o ralm en te. II Figlio di D io nella sua incarnazione
assum e tu tto l’um ano, facendosi u n o di noi, anche n ell’esistenza co r­
porea. « È in C risto che ab ita corporalm ente tu tta la pienezza della
divinità» (C o l 2,9). È o ra possibile un in co n tro singolare con il Figlio
di D io n ella co rp o reità. C o rp o re ità ch e è a p e rtu ra , vulnerabilità, re ­
lazione.
G razie al co rp o che h a ricevuto n el seno di M aria V ergine, il Fi­
glio di D io p u ò o ra incontrarsi con gli uom ini, pa rla re con loro, chia­
m arli. «Seguim i» (M t 9,9; G v 1,43), dice agli apostoli. «Seguim i» (M t
19,21), dice al giovane ricco. Si tra tta di u n a chiam ata singolare, che
risveglia in lo ro u n a prom essa di pienezza che ancora non sanno in­
te rp re ta re né co m p ren d ere nel su o significato ultim o. L’attrazione
che la p erso n a di G esù esercita su di loro li p o rta a lasciare i loro ge­
n ito ri p e r ven ire a far p a rte dei suoi discepoli di G esù.
V ivendo con lui e vivendo com e lui viveva, celibe, senza sposar­
si, p o te ro n o co m p ren d ere una sua p arola, con la quale G esù apriva
un n u o v o cam m ino nella co m p ren sio n e della sessualità um ana:
«N on tu tti po sso n o capirlo, m a solo coloro ai quali è stato concesso.
Vi sono in fatti eu n u chi che sono n ati così d al v en tre della m ad re; ve
ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uom ini, e vi sono al­
tri che si so n o fatti eunuchi p e r il reg n o dei cieli. Chi può capire, ca­
pisca» (M t 19,11-12). C ’è un m odo di vivere la sessualità che non è
nel m a trim o n io e ciò n o n p e r circostanze esterne, m a p e r lib era scel­
ta. Q u esto m o d o n o n è u n a disgrazia, anzi C risto stesso l’ha assunto
in una singolare pienezza di vita.
E d è u n a p ienezza di vita perch é in essa si anticipa quel che sarà
l’escatologia ultim a, «alla risurrezione infatti n o n si p re n d e né m o­
glie n é m arito, m a si è com e angeli nel cielo» (M t 22,30), qu an d o
«D io sia tu tto in tu tti» (I C o r 15,28). D av an ti all’im m ensa pienezza
del d o n o di D io nel cielo, è com prensibile che la m ediazione um ana
della sessualità n o n sia orm ai più necessaria. Q u esta pienezza si an ­
ticipa p e rò nella verginità. C o m ’è possibile?
G razie alla co rp o reità è possibile una vulnerabilità alla realtà, alle
relazioni personali. E d è così possibile u n ’unione affettiva con Cristo
nel dono dello Spirito che egli fa alla persona, m ediante la quale viene
ad ab itare al suo interno, risvegliando in lei una prom essa di com unio­
ne unica, capace di p o rta re ultim am ente a pienezza la sua vita in una
sequela perso n ale-co rporale del M aestro nella C hiesa.2 Si tra tta di vi­
v ere una com unione con lui che è fru tto di una sua chiam ata e di u n ’ac­
coglienza del discepolo che si trad u ce in un dono singolare di sé e che
costituisce un cu o re indiviso ce n trato in D io solo. Si rinuncia libera­
m en te alla d onazione a una perso n a um ana p er donarsi totalm ente a
Cristo. Q u esta chiam ata e qu esta donazione generano una m u tu a ap­
p arten en za p e r cui si istaura u n a singolare m utua concordia, il disce­
polo com incia a identificarsi con la sapienza del M aestro, a volere ciò
che egli vuole, a sen tire com e egli sente, ad agire com e egli agisce, riem ­
p iendo il cu o re u m an o in una form a tale che la sessualità viene riordi­
n ata, ed è p er q u esto che tale com unione im plica una rinuncia.
Il S ignore ch iam a a seguirlo, p e r p artecip a re della sua fam igl
rinun cian d o a fo rm a re una fam iglia propria. Q u esto seguirlo però,
dal m o m en to che co m p o rta un com inciare a vivere p e r il Signore,
p reo ccu p an d o si d elle cose del Signore, acquista una dim ensione
sponsale, appoggiandosi sulla s tru ttu ra stessa del soggetto perso n ale
co rp o reo n ella su a dim ensione relazionale anche se,3 è chiaro, senza
attu arla sessualm ente.

« Io vo rre i ve d e rv i s e n z a p r e o c c u p a z io n i: ch i n o n è sp o s a to s i p r e o c ­
c u p a d elle c o se d e l S ig n o re, c o m e p o s s a p ia c e re a l S ig n o r e ; c h i è
s p o s a to in v e c e s i p r e o c c u p a d elle c o s e d e l m o n d o , c o m e p o s s a p ia ­

1 Cf. L .M . M e n d i z a b a l , « L a C onsagración Religiosa y el senlido de los Con-


st'jos», in Manresa 37(1965), 225-248.
3 Cf. G io v a n n i P a o l o II, Uomo e donna lo creò, LXXX.6.
cere alla m o g lie, e s i tr o v a d iv is o ! C o s ì la d o n n a n o n sp o sa ta , c o m e
la vergine, s i p r e o c c u p a d elle c o s e d e l S ig n o re, p e r essere sa n ta n el
co r p o e n e llo s p irito ; la d o n n a sp o s a ta in v e c e s i p r e o c c u p a d elle c o ­
se d e l m o n d o , c o m e p o s s a p ia c e re a l m a r ito » ( I C o r 7,32-34).

C o n q u esto il significato del co rp o non viene negato, poiché la


chiam ata del S ignore co m p o rta un vivere p e r un A ltro , in cui rag­
giunge la p ienezza ultim a.
«Chi p u ò capire, capisca». C hi p u ò capirlo? S enza du b b io quelle
perso n e che h an n o q u esta p resen za del S ignore d e n tro di sé che le
m uov e a u n ’u n io n e re a le singolare con lui. Possiam o co m p ren d ere
com e la ch iam ata ch e il S ignore fa n o n sia sem plicem ente una chia­
m a ta d all’estern o , m a sia p rin c ip alm en te una chiam ata daiF in tem o
della p erso n a in cui egli stesso abita. «C om e l’am ato è p resen te nel­
l’am an te» , così an ch e C risto si ren d e p resen te nel cu o re d ell’uom o,
apren d o g li u n cam m ino nuovo e in ducendolo a seguirlo. T utta la sua
stru ttu ra d i affetti e di d esid eri si trova o ra polarizzata, indirizzata
verso il Signore. L a sua risposta sa rà sem p re un consenso a questa
presen za. P e r q u esto egli p u ò cap ire cosa avviene nella sua vocazio­
ne, anche se altre p ersone, giudicando d all’estern o , p o tre b b e ro p e n ­
sare che stia ro v in an dosi la vita.4
C risto ch iam a i discepoli «affinché stessero con lui e anche p er
m a n d arli a p red icare» (cf. M e 3,13). S tare con il M aestro, preoccu­
pati d ell’unica cosa necessaria, com e M aria a B etan ia ai piedi di G e ­
sù (Le 10,40), a tte n ti all’unico S poso (2C or 11,2). Q u esta è l’intui­
zione paolina:

« Q u e s to p o i lo d ic o p e r i i v o s tr o bene, n o n p e r g etta rvi u n laccio, m a


p e r in d ir iz z a r v i a ciò c h e è p i ù n o b ile e la b o n tà d i essere s e d u ti in ­
s ie m e a l S ig n o r e (eurcàpeSpov), s e n z a d isp e rsio n e » ( I C o r 7,35).

L a m eravigliosa possibilità che e b b e ro gli apostoli di condivide­


re la vita di G esù , seguendo c o rp o ralm en te il M aestro, parve crolla­
re con la tra g ed ia d ella Passione. C iò che la risurrezione del S ignore
m o strò lo ro è che la vita con G esù c o n tin u a nella sua C hiesa, suo

4 Mi ispiro per questa interpretazione a S T h , I-II,q . 108, a. 4, ad 1: «praedicta co


silia, quantum est de se sunt om nibus expedientia, sed ex indispositione aliquorum
contingit quod alicui expedientia non sunt, quia eorum affectus ad haec non inclina-
tur. E l ideo Dom inus, consilia evangelica proponens, sem per facit m entionem de ido-
neitate hom inum ad observantiam consiliorum».
corpo. E dal m o m en to che egli è v eram en te p resen te tra n oi, è po s­
sibile seguirlo co rp o ralm en te, seguendo la chiam ata v erb ale ch e la
sua stessa C h iesa ci fa. N on è p e rta n to sem plicem ente la co n sacra­
zione a u n id eale di vita, a u n a causa, q u an to p iu tto sto alla sequela
co rp o rea di C risto, vivo e p re se n te nella sua Chiesa.
Se il d o n o dello S pirito com portava il d o n o di u n a prim a in teg ra­
zione del soggetto, convertendosi la carità nella m a d re e nella form a
della virtù d ella castità, il nuovo d o n o dello S pirito che riceve la p e r­
sona che è chiam ata a seguire G esù com porta u n a nuova integrazio­
ne dei dinam ism i d ell’am ore, conform andoli a C risto, che h a vissuto
la verginità. Q u esta conform azione va indirizzata affinché la persona
possa am are con l’in tero p ro p rio essere e consegnarsi con l’intero
pro p rio essere alla p erso n a e all’o p era di C risto, vivendo con lui e co­
m e lui. L a carità acquista così la form a di u n a carità verginale.
La co n fig u razio ne sim bolica della sessualità assunta nella p e rso ­
na v ergine co n n o ta n o n più la possibilità di una com unione esclusi­
va uo m o e d o n n a e la form azione di u n a fam iglia, m a la com unione
intim a con C risto e l’a p e rtu ra in lui alP universalità d ell’am o re p er
fo rm a re la C hiesa, fam iglia di D io. Si tra tta di un singolare d o n o di
sé che g en e ra u n a co m unione nuova. N ella sua singolarità q u esto d o ­
no include u na rin u n cia propria: la rinuncia all’am o re coniugale. In
qu esta carità la p e rso n a vergine am erà ogni uom o e ogni d o n n a con
l’am o re di Cristo.

2. Verginità e missione
Seguire co rp o ralm en te G esù: ecco la chiave in te rp re ta tiv a del si­
gnificato d ella verginità. M a C risto cam m inava, qui e là, sem p re alla
ricerca d ell’uom o. Seguire co rp o ralm en te C risto che cam m ina nella
sua C h iesa co m p o rta, dunque, la disponibilità alla m issione della
C hiesa.
In forza d ell’am o re che q u e sta seq u ela c o rp o re a e q u esta dispo­
nibilità co m p o rta, la C hiesa latina ha voluto chiam are al sacerdozio
quelli che avessero il carism a della verginità.
D a d o v e nasce q u esta disponibilità? N asce dalla configurazione
che lo S p irito S an to realizza n el cuore delle p erso n e, u n en d o le af­
fettiv a m en te a co lo ro che h an n o il carism a d el governo. N on si tra t­
ta o ra di u n ’u n io n e n ec essariam e n te sen tita, affettuosa. S appiam o
già b en e che il te rm in e «affettivo» non è n ec essariam e n te eq u iv a­
le n te a «sen tim en tale». Fa rife rim en to a q u a n to n ell’uom o è suscet-
libile di ricev ere l’im p atto di un bene, l’im p atto di u n a p erso n a. L’u ­
n io n e affettiva tra la p e rso n a vergine e chi d etien e l’au to rità si basa
p recisam en te sulla p resen za dello S pirito ch e illum ina gli uni con il
carism a del go v ern o e gli altri con il d o n o della disponibilità e della
conco rd ia, n ell’essenzialità di ciò che si d ev e ce rc are e nel m odo con
cui cercarlo.
L a disp o n ib ilità si basa, allora, sulla ca rità.5 È essa a ren d e re pos­
sibile u n a singolare o bb ed ien za, com e ascolto del m odo con cui D io
v uole che si viva il servizio alla C hiesa, p artecip a n d o dell’o b b ed ien ­
za di G esù , che n o n è v en u to a fare la sua volontà, m a la volontà del
P ad re suo che è nei cieli. E una co ncordia che è vissuta nel seno d el­
la co m u n ità ecclesiale, rig u a rd an d o tu tti quelli che sono chiam ati a
vivere nello stesso carism a. C o n co rd ia che è un d o n o dello S pirito e
che rich ied e an ch e la co llab o razio n e p ro p ria d el fedele.

3. Matrimonio e verginità
M atrim o n io e v erginità costituiscono le due form e principali n el­
le quali è vissuta nella C hiesa la vocazione alFam ore.6 E n tra m b e si
configurano com e u n a p artecip a zio n e deH’am o re sponsale di C risto
p e r la C hiesa. A m b e d u e c o m p o rtan o il d o n o sponsale di se stessi p er
a m o re di u n ’altra p erso n a. T utte e d u e si com p letan o m u tu am e n te
p e r p o te r esp rim ere la ricchezza d ell’am o re di C risto e p e r p o te r es­
sere vissute n ella p ro p ria originalità.7
L a v erg in ità arricchisce così in m odo singolare il m atrim o n io p er
u n duplice m otivo. P erché si co nverte in testim onianza della voca­
zione u ltim a alla co m unione con D io. Il dinam ism o che ap re la dif­
feren za sessuale all’am o re attrav erso il d o n o di sé e la fecondità che
costituisce u n a fam iglia, tro v a v a nella co m unione con D io il suo si­
gnificato ultim o. E d è q u esta che ric o rd a la p resen za della verginità
n ella C hiesa. Il significato dell’am ore sponsale sta u ltim am en te n el­
la co m u n io n e con D io: c ’è un disegno di D io sull’am o re um ano. G li

5 Cf. S T h I I - I I , q . 1 0 4 , a. 3 , se . Si veda a riguardo J .M . H o r c a j o , «Obedientia ex


ca n tate procedit», in L. M e l i n a - J . N o r i e g a , C amminare nella Ilice. Prospettive delta
teologia morale a dieci anni da Veritatis splendor, LUP, R om a 2 0 0 4 .
6 P er una visione di insiem e della questione si veda: L. V iv e s , «La renovación
teològica y su incidencia sobre la relación M atrim onio-Virginidad», in A nthropotes
1 9 (2 0 0 3 ), 3 2 7 -3 5 9 .
7 Cf. Familiaris consortio 16.

----- 30 6 ------
sposi n o n si sp o san o sem plicem ente p e r vivere un affetto, m a perché
D io li sta ch iam an d o alla co m unione con lui, a p a rtecip a re assiem e
al b an c h etto del R egno. E a lui dev o n o indirizzare il loro m a trim o ­
nio e la lo ro fam iglia. E , in secondo luogo, la testim onianza d ella v er­
ginità si re n d e elo q u e n te verso i m atrim oni e ogni p erso n a in un fa t­
to di n o tev o le im p o rtanza: la sessualità n ell’uo m o non è istinto, m a
im plica un im pulso che si p u ò vivere senza ca d ere n ella schiavitù d el­
la sua im p erio sità, è possibile integrarlo. In un m on d o pansessuale, in
cui la sessualità e il piacere da consum are che offre sono stati tra ­
sform ati n ella chiave in terp reta tiv a della felicità, le perso n e vergini
m anifestan o la falsità di tale p retesa. N o, la sessualità ha un senso e
può essere in teg rata in un am ore. E d è possibile in teg rarla poiché c’è
il don o dello S pirito che, red im en d o il corpo, suscita la stessa colla­
b o razio n e um ana.
A sua vo lta il m a trim o n io arricchisce in m o d o singolare la vergi­
nità, poiché ev ita ch e q u esta p e rd a il significato im m ed iatam en te
sponsale delPam ore. N on si tra tta della consegna a una causa, m a a
u n a p erso n a. N el m o d o in cui lo sposo si consegna alla sua sposa e
assum e il suo destino, accom pagnandola nel suo cam m ino e p re n ­
dendosi cu ra di lei, e viceversa, allo stesso m o d o la p erso n a vergine
deve accogliere l’am o re di C risto e consegnarsi a lui, im p aran d o a
p ren d ersi cu ra del S ignore e delle sue cose com e gli sposi fan n o tra
loro. N el vivere p er il S ignore a p p ren d e rà dal m o d o in cui un coniu­
ge vive p er l’altro.
L a fed eltà d ’ogni p erso n a alla p ro p ria vocazione, il co n serv are la
tensio n e d ell’in ten zio n e verso la p erso n a am ata, si trasfo rm a in u n ’e ­
lo q u e n te testim o n ian za della grandezza del p ro g etto di D io cui e n ­
tra m b e le vocazioni si riferiscono. In qu esta fed eltà en tra m b e si te ­
stim o n ian o m u tu am e n te la fed eltà a D io stesso, al suo am ore p er
l’uom o.

4. Conclusione
Il d o n o sp o n sale dei coniugi, la loro unio n e coniugale, consum a
loro am ore, lo co nduce alla sua p ienezza, c o n sen ten d o di realizzare
il suo p ieno significato. P erché è così?
Poiché l’u n io n e coniugale non co m p o rta sem plicem ente l’unio n e
dei corpi, m a u na scelta di donarsi in to talità nella m u tu a consegna
sessuale. La ca rn e si re n d e ora tra sp a re n za della p erso n a, della sua
volon tà, della sua intenzionalità. L a p erso n a si ren d e p re se n te a ll’al­
tra nella p ro p ria sessualità, le offre così u n a com pagnia nella vita,
u n a presen za al suo interno, un a stim a nel m utuo am ore. L e persone
si in co n tran o recip ro cam en te in una singolare im m ediatezza che
riem p ie di gioia.
Poiché u n en d o le persone, le ren d e feconde. E la m eravigliosa
possibilità che si a p re di g en e ra re un figlio con cui condividere l’a­
m ore, co llab o ran d o così con l’am o re cre a to re di D io. L ’am o re si co­
m unica e, com unicandosi, si dilata, si allarga, fino a raggiungere una
m a tu rità singolare, la sua pienezza ultim a.
Poiché u n en d o gli sposi p e rm e tte loro di p artecip a re della con­
segna di C risto p e r la sua C hiesa, della pienezza d ’am ore che il Si­
g n o re h a vissuto nel suo cu o re um ano. L a carità coniugale degli sp o ­
si fa sì che essi p o ssano o rd in a re a D io l’in tera loro vita, tu tti i loro
dinam ism i, tu tti i lo ro am ori. E , o rdinandoli a D io, tra sm ettere i d o ­
ni che da D io ricevono. G li sposi non solo si tra sm etto n o u n a com ­
pagnia, u n a p resen za, u n a stim a. I coniugi cristiani si tra sm etto n o il
d ono dello Spirito, raggiungendo la lo ro am icizia con D io, la pienez­
za ultim a che è possibile su q u esta te rra , n ell’attesa del dono ultim o
e definitivo d i D io, q u an d o nella risu rrezio n e dei corpi sarà possibi­
le l’im m ed iatezza tra il d o n o di D io e la risposta um ana.
P ro p rio p er q u esto asp etto il m a trim onio acquista u n a dim ensio­
ne relativ a a q u esta vita te rren a. R e n d e possibile u n a form idabile co­
m unione. M a n o n è tutto. N on riem pie tu tto . Fa riferim en to a una
p ienezza che esso stesso n o n è. D i q u e sta pienezza è singolare attu a-
Iizzazione il d o n o sponsale di coloro ch e sono chiam ati a seguire C ri­
sto co rp o ralm en te n ella C hiesa. L e p erso n e vergini sono testim o ­
nianza del d o n o ultim o che i coniugi attendono.
Epilogo

D u e e ra n o le q u estio n i di fo n d o che a ll’inizio ci av ev an o p re o c ­


cupato : co m p re n d e re q u ale fosse il significato d ella sessualità e sa­
p e re in q u ale m o d o si p o tesse vivere q u ello ch e essa c o m p o rta. E,
a p a rtire d a q u esti in terro g ativ i, a b b iam o p o tu to a ffro n ta re il m o ­
d o in cui il d o n o d ello S pirito e n tra n ella vita sessuale. V ediam o
q uesti pu n ti.
1. In te rro g a rsi circa il significato della sessualità può ap p a rire
contro sen so : la sessualità sfugge infatti a u n a riflessione d ire tta che
p re te n d a di ab b racciarla e di co n ten erla . L a stessa esperienza d ell’a­
m o re sessuale ci m o stra com e i suoi p rotagonisti la vivano n o n a p a r­
tire dalle ragioni che trovano, m a d all’attrazio n e che sperim entano.
N ella n ovità delF esperienza dell’in co n tro tra l’uom o e la d o n n a e
d ell’attrazio n e che esso co m p o rta si scopre un m istero e in esso si in­
trav ed e la sua verità. M a q u al è qu esta verità?
L’esp erien za d ell’attrazio n e sessuale ci rivela, d a u n lato, l’a p e r­
tu ra o n to lo g ica d ell’uom o: è vulnerabile alla p erso n a di sesso diffe­
rente. N on è p erò s o lta n to vulnerabile, p erché, n ell’im p atto con l’al­
tra p erso n a, si risveglia la novità del desiderio che ci unisce alla
realtà. Il desid erio sessuale, indicandoci la n o stra re a ltà creaturale,
passibile e bisognosa, ci vincola alla creazione, al flusso vitale d ell’e­
sistenza, alla gioia di vivere: la vita n o n è una costruzione della n o ­
stra m en te, n o n è u n m e ro no stro progetto. Si tra tta p e rò di un d esi­
d erio singolare, po iché ciò che in prim o luogo cerca, i valori sessuali
e affettivi, no n sono capaci di a p p a g are la sete che suscita. In fatti, nel
desid erio sessuale si trovava anche il desiderio di qualcosa di più
grande, di u na felicità, di u n a pienezza, di una vita riuscita, di una fo r­
m a di am are e di essere am ati p e r se stessa degna.
L’in co n tro tra l’u o m o e la d o n n a rivela u n a prom essa di p ien ez­
za nella m u tu a co m u nione dei due. Se in fatti il desiderio sessuale ci
ap re alla realtà, q u esta re a ltà è u n a re a ltà p ersonale: il desiderio ses­
suale ci ap re all’altro. È altro colui che con i p ro p ri valori sessuali e
affettivi ci tocca, ci colpisce, ci cam bia, ci arricchisce, ci trasform a, ci
provoca. N ella reaz io n e di fro n te ai valori d ell’altra persona, p e rc e ­
piam o che u n altro ci chiam a a uscire da noi, che un altro ci invita a
u n a co m u n io n e co n lui. N e ll’affetto si d an n o p e rta n to ap p u n tam en ­
to d u e lib ertà che si tro v a n o unite sulla scena di un dram m a. E n el­
l’affetto la stessa p erso n a sen te di essere chiam ata ad agire, a vinco­
larsi.
L a sessualità p e rm ette allo ra di stabilire un ideale di vita buona,
di vita felice, n ella m u tu a co m unione reciproca, e in essa di en trare
in allean za con il D io che ci h a creati così, n ell’unità di co rp o ed an i­
ma.
A llo ra, co m e in te rp re ta re l’esperienza am o ro sa? P rincipalm ente
a p a rtire dalla p ienezza e ricchezza di attu azio n e am orosa che com ­
p o rta . D a q u esta p ienezza prom essa p o trà configurarsi l’universo
sim bolico d ella differenza sessuale. Pienezza e lib ertà, ecco le due
chiavi d ’in terp reta zio n e d ell’affetto.
In u n a paro la: il significato della sessualità consiste nel suo valo­
re sponsale, cioè n ell’a u to d o n azio n e p erso n ale to tale e reciproca di
d u e p erso n e d ifferen ti senza riserve e p e r sem pre, in m odo tale che
p ossan o coesistere, sussistere nella m u tu a com unione e com unicare
il loro am ore.
L a risp o sta al p erch é D io ci abbia crea to m aschio e fem m ina ap ­
p a re allo ra chiara: nella sessualità si nasconde u n a vocazione a vive­
re nella com u n io n e reciproca, com unicando ad altri il p ro p rio am o­
re. N essu n a p erso n a um ana è s ta ta cre a ta p e r la solitudine, m a p e r la
com u n io n e, poiché ab biam o la n o stra origine in una com unione.
2. D o m an d a rsi com e riuscire a vivere q u esta com unione p o tre b
be sem b ra re assurdo, poiché l’am o re sessuale sfugge al controllo di­
re tto d ella volontà. N on su p p o rreb b e il p re te n d e re di afferra re qu al­
cosa che n o n è afferrabile, di g o v ern are qualcosa di im prevedibile?
M a c ’è di più an cora, poiché le n o stre azioni sono sem pre p artico la­
ri, co n tin g en ti, variabili, fragili, ten tativ i incom pleti e fram m entari.
C om e vivere in essi qualcosa che li trascende?
L a sola enun ciazione della q u estio n e p o n e tu ttav ia in evidenza
un fatto fo n d am en tale: am are n o n è solo sentire. Se l’affetto è im ­
p o rta n te, an c o r più, decisivo, poiché ci p e rm e tte di essere arricchiti
d a altri, tu ttav ia n o n si esaurisce n ell’esperienza che ren d e possibile:
l’am o re ci in d u ce ad am are, a costruire u n a vita, a co stru ire u n a co­
m unio n e con azioni eccellenti. E sso è il m o to re di u n a vita, di un
cam m ino verso u na pienezza.
È allo ra p e rò che nasce in form a im p o n en te la difficoltà: tra la
p ienezza cui l’am o re te n d e e la situazione in cui o ra si trova la p e r­
sona c’è u n a n o n trascu rab ile differenza. Q u esta d istanza tra ciò che
u n o -v u o le-d iv en tare-nella-com unione-con-l’altro e ciò-che-attual-
m ente-è ci rivela u n o iato, uno spazio, che può p resen tarsi alla p e r­
sona com e in su p erab ile, distruggendo la speranza e fram m en ta n d o
la su a co n d o tta.
Solo u n ’abilitazione della p erso n a che le co n sen ta di in teg rare i
diversi dinam ism i d ell’am ore nella ricerca del b en e della com unione
p u ò p e rm e tte re al soggetto di co stru ire azioni eccellenti in cui vive­
re la co m u n io n e con l’altro, in cui tro v a re l’altro, in cui farsi p resen ­
te nella sua vita e nel suo cam m ino.
E cco la sfida che si p resenta: costruire u na com unione, il ch e non
è affatto sem plice. N on è sem plice perché si costruisce non con m a ­
teriali estrinseci ed etero g en ei da p o te rsi u sare a v olontà, m a a p a r­
tire d a u n ’in terio re u n ità del soggetto. La n o stra lib ertà si radica nel
desid erio e n ella m o tivazione che qu esto ap p o rta. E se i n o stri desi­
d eri n o n so n o integ rati e rivolti verso la pienezza ultim a secondo un
o rd in e nelle lo ro finalità, allora si c o n fo n d era n n o e il soggetto finirà
p e r p erd e re l’o rizzo nte di riferim ento. L’o riginaria am piezza d el d e ­
siderio rim arrà p red a dei valori sessuali e affettivi che in c o n tra lu n ­
go il cam m ino. T uttavia, se il desiderio si tro v e rà integrato, o ffrirà un
p rincipio di u n ità alla co n d o tta e un criterio di v erità all’agire.
A p p are così in tu tta la sua radicalità l’im p o rtan za del desiderio e
d ella su a integrazione. N on si tra tta di ignorarlo, n é di reprim erlo, né
d i castigarlo, n é di co n ten erlo , m a p iu tto sto di integrarlo, di o rd in a r­
lo, di plasm arlo seco ndo l’ideale di vita in com unione. Ci troviam o
q ui dav an ti a u n cam m ino di m a tu razio n e e di personalizzazione che,
p er n o n essere stato affro n ta to con chiarezza nella riflessione e nel
lavoro educativo, h a fatto nascere tu tta una serie di pseudo-problem i
riferiti al p erch é la C hiesa rifiuti d e te rm in a le m anifestazioni d ell’a­
m ore, com e se fosse loro co n traria. Il p ro b le m a è un altro. E rig u a r­
da il d esiderio che dà origine alle n o stre azioni. P erch é d esideriam o?
C osa in verità io desidero, al di là delle giustificazioni che adduco?
Il desid erio in teg rato ha ricevuto il nom e di virtù della casti
V irtù, perch é è u n ’energia, m a anche u n a luce p e r il cam m ino. V irtù,
p erch é co m p o rta u n ’eccellenza, una qualificazione d ella p erso n a che
la ren d e cap ace di tro v a re canali di au ten tica com unicazione. C a­
stità, p erch é, in teg ran d o il desiderio sessuale e affettivo nell’am ore
alla p erso n a, ren d e capaci i due di c rea re azioni eccellenti con cui te ­
stim oniarsi recip ro cam en te la p ro p ria stim a e la p ro p ria com pagnia,
nel recip ro co d o n o di se stessi.
L a possibilità di in tegrazione del desid erio si coglie non sem pli­
ce m en te q u an d o si verifica l’in ten zio n alità ch ’esso com porta, m a
q u an d o si coglie ciò che sta alla sua origine: un am ore, l’arricchi­
m e n to della presen za di u n ’altra p e rso n a che d all’in tern o o rd in a i
n o stri am ori. L a v irtù della castità può essere capita solo a p a rtire da
un am o re ricevuto e d a una com unione cercata.
3. D u n q u e, se il desiderio sessuale ci p o rta a u n a pienezza ed e
so stesso p a rte d a u n a singolare p resen za di un altro d en tro di noi,
possiam o o ra co m p ren d ere il valore che la p resen za dello S pirito
S an to riveste p e r l’in tera vita sessuale. Poiché si tra tta di u n a singo­
lare p resen za che ci arricchisce in una m a n iera to talm en te originale
e ci dirige a u n a co m unione ultim a con D io. Q u esto p recisam ente
p e r la ricchezza che offre già n ell’unio n e affettiva p o rta con sé un
principio di in teg razione di tu tto il dinam ism o intenzionale d ell’a­
m ore, che lo p reserv a dal polarizzarsi sul b en e p artico lare e lo apre
alla p ien ezza ultim a.
La ca rità va o ra a in teg rare gli am an ti ren d en d o li capaci non so ­
lo di indirizzarsi verso D io n el lo ro am o re m a, so p rattu tto , di com u­
nicarsi i do n i che D io d à loro, po te n d o così m a tu ra re la loro am icizia
con D io. Il coniuge cristiano p o trà n ella sessualità tra sm ettere al p ro ­
p rio am ato n o n solo u n a com pagnia reciproca, u n a presenza m utua,
m a an ch e il d o n o dello Spirito.
Ecco il m istero ultim o della sessualità: essa ci ap re alla realtà, al­
la realtà dell’altro n ella sua d ifferenza m a, an c o ra di più, ci ap re al-
l’A ltro in u ltim a istanza. N ella sessualità si nasconde un destino m e­
raviglioso, u n a vocazione alla com unione con D io che va attu aliz­
zandosi po co a po co nel m u tu o in terag ire degli sposi. U n a vocazione
la cui logica è la logica del d o n o di sé. P erché qu esto saran n o le azio­
ni degli sposi: u n reciproco d o n o di se stessi con cui unirsi tra sé e con
D io. E cco la rag io n e ultim a della sua eccellenza.
L o S pirito S an to div en ta o ra, a n c h ’egli, pro ta g o n ista della co­
stru zio n e di u n a com unione. N on è e stra n eo ad alcuna cosa um ana.
N em m en o alla sessualità n é all’am o re coniugale. N el principio il P a­
d re h a p lasm ato il fango con le sue m ani, im prim endo nell’im m agine
ap p e n a realizzata i tra tti di suo Figlio. D a qu esto istan te iniziale, dal
p rincipio, in ogni desiderio d ell’uom o si n asconde l’an e lito alla co ­
m un io n e con il P ad re nello S pirito che C risto vive com e uom o. E co ­
sì, nell’in co n tro con C risto, che si è consegnato p e r la C hiesa sua sp o ­
sa, ogni uo m o p u ò riconoscere se stesso e il perch é della p ro p ria ses­
sualità: viverla nel d o n o di sé p e r l’altro g en e ra n d o u n a fam iglia.
4. Il d estin o dell’eros, di un am o re rad icato n ella co rp o reità,
b ero e arricchito dal d o n o dello Spirito, si p ro sp etta allora n ella co­
stru zio n e di u na com unione. E cco i suoi elem enti: sessualità, am ore
coniugale e d o n o dello S pirito. Essi sono il m ateriale, i fondam enti,
la cui in teg razio n e p e rm e tte di realizzare ciò a cui m aggiorm ente
l’uom o anela: la costruzione di u n a com unione di persone, coesi­
sten d o recip ro cam en te in D io, nell’attesa del suo d o n o ultim o, q u a n ­
do si d a rà to talm en te neH’im m ediatezza della co m unione trinitaria.
Note introduttive pag. 7

P a rte prim a
L A V O C A Z IO N E A L L ’A M O R E :
S E S S U A L IT À E F E L IC IT À

In tro d u zio n e .................................................................................... » 15

Capitolo p rim o
L’interpretazione del significato delle esperienze ............. » 19

1. L ’esp erien za u m a n a d ell’am o re ......................................... » 19


2. La d iffico ltà di in te rp re ta z io n e
d e ll’e s p e rie n z a d e ll’a m o r e .................................................. » 25
3. Il cam m ino da seguire ........................................................... » 34

Capitolo secondo
Fenomenologia dell'esperienza amorosa .............................. » 41

1. L a distinzione degli stati affettivi:


sen tim en ti «causati» e sen tim en ti «m otivati» .............. » 41
2. D im ensioni d ell’esperienza d ell’am ore ............................ » 44
3. C o n c lu sio n e ............................................................................... » 49
C apitolo terzo
Id e n tità d ella p e rso n a ed esp erien za dell’am ore:
l’u n ità d u a l e ...................................................................................... » 51

1. C o rp o reità, so litu dine e soggettività:


«non in co n trò u n aiu to a d e g u a to » ..................................... » 52
2. In co n tro e identità:
«carne della m ia ca rn e e osso d elle m ie ossa» ............... » 55

C apitolo quarto
L a rivelazione del d estino d ella vita:
la vocazione all’am o re .................................................................. » 61

1. L a p ro m e ssa d e ll’e s p erien za am orosa:


« saran n o u n a sola carne» .................................................... » 61
2. C om unicare l’am ore: form are una famiglia.
«C rescete e m oltiplicatevi» .................................................. » 70
3. La com unione uom o-donna e l’alleanza con il C reatore » 73

Capitolo quinto
P iacere, sessualità e f e l ic i tà ......................................................... » 77

1. La p o la rità del desiderio: piacere e f e lic ità ..................... .... » 77


2. U n e sp erim en to n ei n o stri desideri .................................. .... » 82
3. S essualità e d eterm in azio n e d ella felicità ....................... .... » 84
4. Significato figurativo della sessualità e del piacere .......... » 85
5. E sp erien ze vuote: il p ro b le m a d ell’au to ero tism o ............ » 87
6. C o n c lu sio n e ............................................................................... .... » 90

P a rte seconda
IL L IN G U A G G IO D E L L ’A M O R E :
P A S S IO N E E D O N O

In tr o d u z io n e ...................................................................................... » 95

C apitolo sesto
A m o re com e passione .................................................................. » 99

1. A lcuni ch iarim en ti .................................................................. » 99


2. La p assio n e d ell’a m o re ..............................................................» 102
3. A n n o taz io n i ..................................................................................» 109

C apitolo settim o
A m are come s c e lta ........................................................................ » 111

1. A m are com e atto della vo lo n tà ......................................... .....» 111


2. II fine d ell’a tto d ’am ore: la p e r s o n a ........................................» 112
3. L a m ed iazio n e dei ben i ..............................................................» 114
4. R icap ito lazio n e sulla te o ria d ell’a m o r e .................................» 115

C apitolo ottavo
La costruzione dell’azione d’a m o re ........................................... » 117

1. L a s tru ttu ra di b ase dell’azione: intenzione e scelta .... » 118


2. B en e o n tologico e b en e pratico: loro integrazione ...........» 119
3. L’og g etto m o ra le delle azioni e la sua definizione ...........» 119
4. L’un ità in ten zio n ale d ell’azione ......................................... .....» 121
5. L a b o n tà m o r a l e ...................................................................... .....» 122

C apitolo n o n o
Amicizia e reciprocità .................................................................. » 125

1. L’am icizia tra l’u o m o e la d o n n a ....................................... .....» 126


2. La finzione d ell’intim ità: l’o m osessualità .............................» 136
3. C o n c lu sio n e ............................................................................... .....» 142

P a rte terza
UN A M O RE ECCELLENTE:
C A S T IT À E C A R IT À

In tro d u zio n e ......................................................................................... » 147

C apitolo decim o
La difficoltà di a m a re .................................................................... » 149

1. La p artico larità e contingenza delle a z io n i..................... .....» 149


2. La fragilità d ell’a m o r e ........................................................... .....» 150
3. L a co m u n ità d ’azione ........................................................... .....» 152
4. La concupiscenza .........................................................................» 152
5. L’id o latrizzazione d e ll’am o re ...................................................» 154
6. C am m ini di so luzione ........................................................... .....» 155

C apitolo undicesim o
Il p u d o re sessuale e il valore della p erso n a ...............................» 161

1. L a cu sto d ia della p ro p ria soggettività .............................. .....» 161


2. P u d o re e rivelazione del valore della p erso n a ....................» 162
3. P u d o re e am o re ...................................................................... .....» 165
4. P u d o re e c u l t u r a ...................................................................... .....» 166
5. N o b iltà e p u d o re .................................................................... .....» 166
6. A ll’inizio d ella virtù: p u d o re e no b iltà .................................» 167

Capitolo dodicesim o
D ifferen ti in teg razio ni dell’affettività ..........................................» 169

1. II co n tin en te ..................................................................................» 170


2. Il virtu o so ................................................................................. .....» 172
3. L’in c o n tin e n te .......................................................................... .....» 173
4. L’in tem p e ran te ........................................................................ .....» 174
5. P er com p ren d ere m e g lio ...................................................... .....» 175

Capitolo tredicesim o
L a virtù d ella c a s t ità ...................................................................... .....» 179

1. N a tu ra d ell’in teg razione affettiva ......................................... » 179


2. L a virtù della castità com e abito ........................................... » 182
3. L ’in ten zio n alità d ella virtù della castità .............................. » 185
4. L a connessione con le altre virtù
e il suo influsso nell’intenzionalità ......................................... » 188
5. C astità e stati d i vita ............................................................. .... » 189

C apitolo quattordicesim o
P ru d e n z a e castità:
la luce dell’azio n e e la su a r e g o l a .................................................. » 191

1. L a p ru d en za: u n am o re in te llig e n te .................................. .... » 192


2. L a regola d ell’azione casta ...................................................... » 195
C apitolo quindicesim o
L a carità fo rm a e m a d re della castità: il d o n o della p ie tà .... » 197

1. L a carità: u n ’am icizia con D io ........................................... .....» 198


2. L a carità che co n form a la castità ............................................» 201
3. P u rezza di cu o re e dono della p i e t à ................................... » 203

C apitolo sedicesim o
L 'edu cazio n e del d esid erio ......................................................... » 205

1. D a dove p a rte la possibilità dell’educazione alla castità? » 207


2. Il lavoro ed u cativo p erso n ale .............................................. » 207
3. C astità e vita sacram en ta le .......................................................» 213
4. C astità e legge civile ............................................................. » 215
5. C o n c lu sio n e ............................................................................... » 216

P a rte q u arta
L A C O N S U M A Z IO N E D E L L ’A M O R E :
IL D O N O S PO N S A L E

In tro d u zio n e .................................................................................... » 223

Capitolo diciassettesimo
A m o re e prom essa: il com pito del fid an zam en to .............. .....» 225

1. A m o re e te m p o ralità ............................................................. » 225


2. Il com pito del fid a n z a m e n to ................................................ » 227
3. U n a m o re che v uole provare:
i ra p p o rti p rem atrim o n iali .................................................. .....» 229

Capitolo diciottesim o
L 'orig in e del m atrim onio: d o n o di sé e d o n o dello S pirito » 235

1. L’o rigine del m a trim onio .................................................... » 236


2. Il d o n o dello S pirito: la ca rità coniugale ......................... .....» 241

C apitolo diciannovesim o
L a co nsum azione d ell’am ore: l’u n io n e coniugale ............... » 251

1. L a singolarità d ell’unio n e coniugale ................................ » 252


2. Significato dell’u nio n e coniugale ....................................... » 253
3. L’intenzionalità dell’unione coniugale:
il reciproco d o n o di sé .................................................. ;.............» 261
4. U n io n e coniugale e d o n o dello S pirito .................................» 264
5. Q u a n d o l’am o re si re n d e infecondo:
il p ro b le m a d ella c o n tra c c e z io n e ....................................... .....» 265
6. P ru d en za e castità: la continenza periodica ........................» 268
7. A nalisi in ten zio n ale di situazioni diverse ....................... .....» 272
8. C ollocarsi in p ro sp ettiv a p asto ra le .................................. .....» 274
9. S in te s i.......................................................................................... .....» 277

Capitolo ventesim o
F eco n d ità n e irìn fe rtilità ............................................................. .....» 279

1. Il d esid erio di av e re un figlio .................................................. » 279


2. L a te n tazio n e d i p ro d u rre un figlio:
la feco n d azio n e artificiale .................................................... .... » 281
3. Significato d ella p a te rn ità u m a n a ......................................... » 283
4. L a d ifferen za tra l’u n io n e coniugale
e la feco n d azio n e artificiale .................................................... » 284
5. F eco n d ità n ell’in fertilità ...................................................... .... » 287
6. C o n c lu sio n e ................................................................................... » 289

C apitolo ventunesim o
F ed eltà e d o n o d el p erd o n o ........................................................... » 291

1. L a difficoltà d el cam m ino della vita ................................ .... » 292


2. L a fed eltà d ell’am ore: fed eltà a una presenza ................... » 294
3. Il d o n o del p erd o n o ............................................................... .... » 298

Capitolo ventiduesim o
L a verginità: accoglienza e d o n o di sé ......................................... » 301

1. S ignificato sp o n sale del co rp o e verginità consacrata .. » 302


2. V erginità e m is s io n e ............................................................... .... » 305
3. M atrim o n io e v erg in ità............................................................... » 306
4. C o n c lu sio n e ................................................................................... » 307

E p ilo g o ............................................................................................... » 309


La sessualità rivela l'enigm a e il mistero dell'uom o, parla della
sua indigenza e della sua pienezza, della sua appartenenza al
m ondo degli ahim alia e della sua trascendenza
Ma per non ridurre il mistero della sessualità alla sola g e n ia li­
tà è necessario scoprire cosa nasconde l'am ore tra un uom o e
una donna
Solo qu an do si dischiude la verità del sen!|{TFientO là sessualità
acquista un significato che la trascende: cogliere questo mistero
si rivela allora un'impresa fondam entale in un m ondo che ha
perso il significato dell'am ore.
Non è però sufficiente limitarsi a intuirne il senso, perché la ses­
sualità rivela uìi destino da costruire che coinvolge la persona
nella sua totalità'è la orienta verso la comunione.
Mostrare in che m odo aH’inferno dell'esperienza del sentimen­
to si trova anche una dinam ica di crescita umana, di m atura­
zione personale, di eccellenzài persino di am ore divino, è vita­
le affinché sTpossa assumere personalmente e da autentici pro­
tagonisti il cam m ino del cam biamento.

José N oricga

È sacerdote dell'istituto religioso Discipulos d e los Corazones d e Jesus


V Maria. È professore in c a ric a to di Teologia m o rale speciale a l Pontifi­
c io Istituto Giovanni Paolo II e insegna a n ch e a lla Facoltà di Teologia
San D àm aso di M adrid.

Potrebbero piacerti anche