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di Platone e Aristotele.

Dialettica: dal greco "disputare". Oggi il termine dialettica può indicare sia l'arte e l'abilità di ragionare con
argomentazioni stringenti sia l'uso di ragionamenti ingegnosi ma vani al fine di sostenere la propria tesi. Per
Platone la dialettica consiste nel salire di concetto in concetto, di proposizione in proposizione, alle verità
più generali, ai principi, alle idee. Questo passaggio si chiarisce e si rileva nella discussione tra più
interlocutori, o anche mediante un dialogare tutto interiore "colui che sa interrogare e rispondere come lo
chiameremo se non dialettico?". Nel Convito si legge:" Si comincia dalle cose belle di quaggiù e, tratti
dall'amore della bellezza, si sale come per una scala da un corpo bello a due, e da due a tutti, da tutti i corpi
belli alle belle istituzioni, alle belle scienze, finché si pervenga alla stessa bellezza divina", cioè all'idea del
bello, esemplare eterno, immutabile perfetto. Platone, nel muovere numerose critiche al pensiero dei
sofisti, utilizza il metodo dialettico, dimostrando gradualmente come la tesi opposta a quella che si vuol
sostenere sia infondata. Infine Platone considera la dialettica come la massima espressione della ricerca
filosofica poiché consente di cogliere i nessi logici tra le idee.

Idea: dal greco "id”, l'idea è ciò che è pensato, ciò che è elaborato dall'intelletto, in opposizione alla
sensazione, alla percezione, all'immagine. Dopo aver criticato aspramente il relativismo dei sofisti, Platone
sostiene che la filosofia, ossia la scienza, ha la necessità di rapportarsi ad un particolare "oggetto", che non
sia passibile di interpretazioni relativiste, e che sia sempre lo stesso, immodificabile. Questo oggetto è
rappresentato appunto dalle idee, entità perfette ed immutabili, che rappresentano il punto di vista
assoluto, mentre oggetto della percezione sensibile sono le cose del mondo, specchi parziali delle idee. Per
Platone, quindi, le idee sono gli eterni esemplari delle cose sensibili, fallaci e mutevoli; le idee costituiscono
il mondo metafisico, sovrasensibile, trascendente, tutto dominato ed illuminato dall'idea del Bene che
rende le idee eterne e perfette. L'idea del bene coincide con la divinità stessa. Le idee sono le leggi
dell'essere, principi direttivi nella ricerca scientifica. Platone definisce diversi gruppi di idee, ognuno
corrispondente ad un diverso tipo di cose: le idee valori, corrispondenti ai supremi principi politici, etici ed
estetici

(Giustizia, Bene, Bellezza), le idee matematiche, le idee delle cose della natura, le idee delle cose create
dall'uomo. Aristotele nega la separazione delle idee dalla realtà sensibile, ma considera le idee, cioè le
forme, attuate nelle cose individuali.

Iperuranio: letteralmente "il luogo al di là del cielo", è il luogo dove albergano le idee, completamente
separato dal mondo sensibile. Per la prima volta nella storia compare il concetto dell'al di là. Tale
separazione ha segnato gran parte della filosofia occidentale e del pensiero religioso, dato che a partire da
questa teoria si è iniziato a parlare di contrapposizione tra il mondo della terra e del cielo. Nell'iperuranio ci
sono le idee di ogni oggetto, riguardante un valore, un aspetto geometrico-matematico, fisico-naturale,
artificiale. Solo nell'ultimo periodo della sua produzione, Platone parla di un archetipo unico di una classe di
oggetti che vengono indicati con lo stesso nome. Nell'iperuranio le idee sono organizzate in modo
gerarchico, al vertice delle idee c'è l'idea del Bene, al di sotto albergano tutte le altre, ognuna secondo il
proprio grado di partecipazione al Bene. Il modo in cui va inteso l'iperuranio è stato nel tempo oggetto di
dispute. Secondo alcuni autori è da considerarsi come un mondo fisico, secondo altri un mondo ideale. Altri
lo hanno accostato al mito e chi all'aldilà cristiano. Alle base di queste diverse interpretazioni, ci sono
differenti modi di considerare le idee, che possono apparire come oggetti fisici o come oggetti ideali. Oggi si
tende a considerare l'iperuranio non come un mondo fisico, ma un mondo in cui le idee esistono per
organizzare i valori e gli aspetti delle cose.

Scienza: complesso di cognizioni dovute a ricerche metodiche, fondate sull’esperienza guidata dalla
ragione, disposte in un sistema ben coordinato, suscettibili di dimostrazione e aventi per oggetto una parte
ben definita della realtà naturale. I suoi strumenti sono: l’osservazione diretta dei fenomeni, l’esperimento,
l’induzione, la deduzione.

Per Platone, la scienza ossia l’episteme, è una conoscenza che ha i caratteri della stabilità e
dell’immutabilità. Oggetto della scienza è l’iperuranio, il mondo delle idee, eterne ed immutabili. Il
ragionamento scientifico del filosofo quindi è rivolto solo agli oggetti ideali, mentre il mondo sensibile,
fallace e mutevole è oggetto di un altro tipo di conoscenza, la Doxa, ossia l'opinione. Ecco che al dualismo
dell’essere platonico (dualismo ontologico) si contrappone il dualismo del conoscere, scienza ed opinione.
Per Platone le scienze si strutturano in modo piramidale con al vertice la dialettica, scienza suprema e
divina, poiché coglie i nessi logici tra le idee. Aristotele invece tende a sistematizzare le scienze,
affermandone la propria autonomia, ma contemporaneamente stabilendone una relazione molto stretta
tra di esse, il cui fine è una interpretazione unitaria e razionale della realtà. Il compito della filosofia per
Aristotele è riconoscere nelle varie discipline scientifiche il senso comune del mondo. L’organizzazione delle
scienze in Aristotele, non è più quindi piramidale e gerarchico come per Platone, ma lineare ed orizzontale.

Opinione: dal greco Doxa. Per Platone l’opinione è la conoscenza del mondo sensibile, conoscenza confusa,
mutabile ed incerta. La Doxa, anche se imperfetta, si pone a cavallo tra la scienza, conoscenza vera e
perfetta, ed ignoranza che corrisponde al nulla, ossia al non essere, all’inconoscibile.

Anima: dal greco “anemos”: soffio, vento. Platone considera l’anima come affine all’idea, e quindi
incorporea, invisibile, semplice, immortale, anteriore al corpo che governa. La teoria dell’anima di Platone
ha chiari riferimenti alla filosofia pitagorica della trasmigrazione delle anime.

L’anima secondo Platone, prima di essere nel corpo che la ospita, ha avuto un diretto contatto con

le idee nell'Iperuranio, per questo motivo le conosce. L’anima stessa, come le idee, è dunque immortale,
altrimenti non potrebbe accedere al mondo delle idee. Nel suo temporaneo transito terreno, rinchiusa nel
corpo degli esseri umani, l’anima tende a ritornare verso le idee. Quindi la conoscenza non è altro che il
ricordo delle idee precedentemente conosciute dall’anima. Platone riconosce però nell’anima, oltre la parte
razionale a cui è affidato il compito della conoscenza, collocata nel cervello, anche una parte irascibile, che
racchiude le virtù del coraggio e dell’eroismo, collocata nel petto, ed una parte concupiscibile in cui
risiedono gli istinti, collocata nelle viscere. I tre aspetti dell’anima rispecchiano i tre differenti
comportamenti del genere umano: l’uomo saggio in cui prevale l’anima razionale, l’uomo guerriero in cui
prevale il coraggio e la brama di fama, ma anche il sentimento di ira e di vendetta, l’uomo volgare che si
abbandona ai piaceri dei sensi. L’anima platonica è fortemente attuale, perché mostra il dramma umano di
raggiungere un giusto equilibrio tra le parti, l’uomo platonico avverte il peso delle passioni, ma combatte
per tenerle a freno. Bellissimo esempio di questo dramma umano è il mito del carro alato. In esso Platone
sottolinea come tutti e tre i protagonisti sono fondamentali per raggiungere un equilibrio. Platone non nega
la presenza delle passioni nell’uomo, né le condanna, ma è compito della ragione sedarle e controllarle.

Per Aristotele l’anima è la forma del corpo, al quale dà la figura, il movimento, l’armonia e sta ad esso come
la visione all’occhio. L’anima è inscindibile dal corpo, lo attualizza e lo rende vivente, pertanto non si può
ammettere una vita dell’anima dopo la morte. L’anima ha diverse funzioni: vegetativa in tutti gli esseri
viventi (uomo, animali e vegetali), e determina il loro nutrirsi, crescere, riprodursi e perire; sensitiva
nell’uomo ed animali che oltre alla funzione vegetativa ha la funzione di far provare sensazioni; intellettiva
presente solo negli uomini che permette di pensare, ragionare, parlare e dirigere anche le altre forme di
vita. In queste tre funzioni vitali riconosciamo un ordine gerarchico a piramide rovesciata, dalla vita
vegetativa a quella del pensiero (sapienza) che è il sommo grado di perfezione. La conoscenza per
Aristotele parte dai sensi, ma la mente dell’uomo non è un ricettacolo passivo di sensazioni, ha parte attiva
rielaborando le sensazioni. Nell'anima intellettiva, Aristotele riconosce un intelletto attivo che produce tutte
le cose, ed un intelletto passivo o potenziale, che diventa tutte le cose.

Anamnesi: dal greco “anamnesis”: reminiscenza, ricordo alquanto vago. Per Platone, il vero sapere,
episteme, cioè la scienza delle idee, è ricordare, è reminiscenza, e ignorare è aver dimenticato. L’anima
prima di nascere è vissuta nello spazio sopraceleste, contemplando la realtà vera, le idee, la giustizia, la
saggezza, la scienza; cadendo poi in un corpo sulla terra, l’anima dimentica ciò che ha veduto. Alla presenza
però delle cose sensibili, copie sbiadite ed imperfette delle idee, queste ritornano in mente in modo più o
meno confuso. Quindi l’uomo non conosce mai nulla di realmente nuovo: conoscere significa infatti
ricordare. Invece per Aristotele la conoscenza deriva dall'esperienza sensoriale.

Amore: tendenza che porta verso un oggetto o una persona, non mirando esclusivamente alla
soddisfazione di un bisogno materiale o egoistico. Per Platone l’amore è una divina follia, un’aspirazione al
mondo divino delle idee, cui l’anima, attratta dal desiderio della bellezza, ascende per gradi, da un corpo
bello a due, da due a tutti, e da tutti i corpi belli alle belle situazioni, alle belle scienze, finché perviene alla
stessa idea del Bello. L’amore pertanto è la forza che spinge l’uomo da una conoscenza più povera ad una
più ricca, presenta quindi una forte connotazione morale, rappresentando la via verso la spiritualità e la
saggezza. Nell’amore riconosciamo un aspetto sentimentale ed uno conoscitivo, desiderio di conoscere la
persona amata e desiderio di assimilarsi ad essa. Lo stesso atto riproduttivo rappresenta il desiderio di
trascendere la condizione umana, garantendo l’immortalità attraverso la conservazione della specie.
Quindi l'amore permette all’uomo di superare i propri limiti esistenziali e conoscitivi.

Dualismo: si applica alle dottrine che ricorrono a due principi opposti. In Platone fra la materia oscura,
ostile, causa del perpetuo cambiamento e lo spirito, il mondo delle idee, essenze eterne ed immutabili. Un
dualismo ontologico (dell’essere) a cui consegue il dualismo gnoseologico (della conoscenza). In Aristotele
il dualismo si attua tra la materia, docile alle esigenze dello spirito, plasmabile, e la forma, l’idea che si
inserisce nella materia, la plasma e la perfeziona.

Innatismo: dottrina che ammette principi o idee innate. Pertanto per Platone grazie all’innatismo l’uomo ha
già in sé i presupposti della verità, indipendentemente dalla sua esperienza nel mondo sensibile. Infatti se
gli uomini non fossero già predisposti alla conoscenza, come potrebbero desiderare di conoscere e perchè.
Lo strumento per far riaffiorare le conoscenze innate è il dialogo filosofico, basato su domande e risposte
adeguate.

Mimesi: dal greco mimesis-imito. Nella dottrina platonica è il rapporto tra le idee e le cose sensibili, che
sono imitazione delle idee. Oltre la mimesi, il rapporto tra mondo sensibile ed il mondo delle idee si attua
mediante la metessi dal greco methexis, ossia la partecipazione delle cose sensibili alla perfezione delle
idee ed infine mediante la parusia, dal greco presenza, ossia nelle cose sensibili sono presenti le idee, ossia
il mondo sensibile non è che la rappresentazione visibile ma imperfetta del mondo delle idee.

Demiurgo: dal greco: chi lavora per il pubblico. Con questo termine viene indicato nel Timeo di Platone, il
dio artefice dell’universo, che plasma il cosmo dando forma all'informe, regola ed ordina ciò che è senza
regola ed ordine, tenendo l'occhio fisso alle idee, come a modelli perfetti ed eterni di tutte le cose. Il
cosmos, opera del demiurgo, è per Platone, un essere vivente, dotato di ciò che c’è di più nobile ed
essenziale in un essere vivente, l’anima, che è poi l’anima del mondo.

Realismo: è la dottrina che nel problema dei concetti universali ammette che le idee generali hanno
un’esistenza indipendente dagli esseri individuali. Platone pone le idee fuori dal mondo sensibile,
Aristotele le pone nelle cose stesse. In Aristotele possiamo sottolineare l’impostazione realistica nella sua
arte del ragionare, cioè della logica che egli però chiamò “analitica” cioè arte di scomporre il ragionamento
nei suoi elementi costitutivi per cogliere la verità delle cose.

Metafisica: Va sotto il nome di Metafisica, una raccolta di saggi dovuta ad Andronico di Rodi, intellettuale
greco, che tra gli anni 40 e 20 a.C., raccolse gli scritti aristotelici riguardanti il tema dell’essere e di Dio. La
raccolta è composta da 14 libri. La classificazione tradizionale, operata sugli scritti di Aristotele dai suoi
seguaci e studiosi, dimostra quanto nel corso dei secoli abbia influito il pensiero aristotelico sulla filosofia e
cultura dell'occidente. Secondo tale classificazione gli scritti di Metafisica ossia di “Filosofia Prima” perché
scienza dell’essere e di Dio vengono dopo quelli di argomento fisico.

Metafisica infatti significa “Dopo le opere di fisica”. Vengono dunque prima gli scritti sulla natura, poi sulla
psicologia, poi sulla biologia, poi sull’essere (Metafisica), sull’etica e la politica, sull’arte del parlare e dello
scrivere cioè la retorica. Ma prima di tutti questi scritti elencati vanno quelli di logica.

La metafisica dunque studia l’essere quanto essere delle cose. Per Platone il vero essere è rappresentato
dalle idee immutabili e perfette che assicurano un valore oggettivo alla nostra conoscenza mentre le cose,
la materia, è mutevole e imperfetta causa quindi di errori e di inganni. C’è quindi una frattura tra il mondo
(la materia) e la forma (l’idea) che egli sana con la teoria dell’imitazione, la mimesi (le idee sono dei
prototipi ai quali le cose sensibili assomigliano) la teoria della partecipazione, la metessi, (le cose sensibili
partecipano alle idee in quanto ne sono la vera realtà) e la teoria sulla presenza (parusia).

Per Aristotele invece tra l’idea in sé (la forma) e l’oggetto materiale (la cosa), c’è un legame immanente;
l’idea è interna alla cosa stessa, ne è la struttura per cui la cosa è quello che è.

Il mondo sensibile, quello materiale che Platone aveva considerato imperfetto, ingannevole è il punto di
partenza della ricerca aristotelica. Esso è costituito da oggetti che possiamo percepire e poi studiare
attraverso i sensi che sono le “le nostre finestre sul mondo”.

La conoscenza parte dai sensi. Da tale principio viene fuori la rivalutazione della particolarità ovvero
dell’individualità. Aristotele osserva e studia ogni essere particolare, anche quelli a cui si dà meno
importanza (vedi il mondo degli animali).

In essi c’è sempre qualcosa di meraviglioso perché ogni elemento della natura non è dovuto al caso, ma alla
sua finalità e da ciò deriva la sua bellezza.
Dalla metafisica platonica ”idealista” che va dalle idee alle cose si passa alla metafisica aristotelica “realista”
che dalle cose va alle idee grazie alla rivalutazione sensoriale.

Ma come Aristotele riesce a dare una interpretazione scientifica stabile della realtà che è costituita da cose
per natura variabili, immutabili? Lo stagirita elabora così i cardini della sua metafisica, che sono la sostanza,
la materia, la forma, l’atto e la potenza.

Per Aristotele il mondo è costituito da una varietà di Enti i quali possiedono tutti l’essere. Ad ogni Ente si
possono attribuire dieci predicati diversi, le categorie, che gli attribuiscono determinate qualità e sono i
modi fondamentali di presentarsi dell’essere. Le categorie sono: la sostanza, la qualità, la quantità, la
relazione, il luogo, il tempo, l’agire, il patire, lo stato, la situazione. Solo la prima delle categorie, la
sostanza, rappresenta “l’essere dell’ente” vero e proprio, le altre nove sono i suoi aspetti particolari. Per
Platone ogni aspetto particolare dell’ente, invece era riconducibile all’idea, al modello perfetto.

Sostanza: Il termine sostanza, deriva dal latino ”substantia” e significa ciò che sta sotto, a sua volta
derivante dal greco “hypokeimenon”, ciò che giace. Significa cioè ciò che sta alla base di tutto. Per
Aristotele la sostanza è il soggetto reale, l’individuo concreto (uomo, animale, cosa) che definisce sostanza
prima. Esso esiste in modo autonomo e funge sempre da soggetto. Sul piano ontologico le sostanze sono i
soggetti reali a cui si possono attribuire le diverse categorie (i modi di essere, le proprietà), sul piano logico
le sostanze sono i soggetti logici, i quali provvedono alla conoscenza avvalendosi dei predicati (le categorie).
Aristotele distingue le sostanze primarie sopracitate, dalle secondarie: le specie (l’uomo), i generi (animali).

Accidente: dal latino “accidit”: accade. Con questo termine Aristotele allude a ciò che è estrinseco alla
sostanza, cioè una caratteristica accidentale che un ente può avere o non avere ma che non modifica la sua
essenza. Quindi ogni sostanza, individuo concreto, è un sinolo cioè un’unione indissolubile di forma e
materia. Un uomo è tale non perché è alto o basso, ma perchè è un animale dotato di ragione.

Sinolo: dal greco “syn”: insieme e “holos”: tutto. Il termine in Aristotele sta ad indicare che la forma e la
materia creano una unione indissolubile nell’essere. La forma è la struttura immanente che sta nella cosa
per cui la cosa è quello che è e non altro; la materia è il materiale indeterminato che grazie alla forma
diventa quella determinata cosa e non altro.

Potenza: Il problema del “divenire” fu una delle questioni più complesse del pensiero filosofico. In
opposizione al pensiero dei filosofi eleatici (Parmenide), secondo i quali il divenire non esiste, perché
sarebbe stato un passaggio dal non essere all’essere e viceversa, Aristotele afferma che il divenire è il
passaggio dall’essere in potenza della materia all’essere in atto della forma. La nascita di un bambino è un
divenire. Il bambino non c’è, ma c’è il seme, la materia che in potenza può diventare bambino (atto), cioè la
forma dell’essere umano. La materia quindi è un elemento indeterminato che ha la potenzialità di
cambiamenti successivi che la portano ad assumere una forma permanente. La sostanza che è un sinolo di
materia e forma è un insieme (secondo la teoria del divenire) di potenza ed atto.

Atto: L’atto precede la potenza. Per generare un bambino (adulto in potenza) è necessario che ci siano un
padre ed una madre (adulti in atto) in cui la forma umana si è attuata. Nessuna potenza, da sé stessa può
trasformarsi in atto. Per esempio, il padre è anteriore al figlio, la gallina all’uovo, la pianta al seme. La
potenza è “possibilità di essere”, non ha la forma ma può acquisirla secondo il processo del divenire. L’atto
è la forma realizzata di una potenzialità, ma nello stesso tempo potenza di una forma successiva. Per
esempio il pulcino è atto rispetto all’uovo, ma potenza rispetto alla gallina. Questo processo del divenire
diventerebbe infinito, allora Aristotele pone due limiti: 1) la materia prima, priva di forma e di attualità,
inconoscibile che si distingue dalla materia seconda da noi conosciuta (per esempio il legno); 2) la forma
pura, l’assoluta attualità e perfezione di Dio.

Causa: Affinché ogni passaggio dalla potenza all’atto possa avvenire sono necessari particolari condizioni e
determinate cause. Quattro sono i tipi di cause:

1. causa materiale: la materia di cui è fatta una cosa

2. causa formale: la forma, l’essenza

3. causa efficiente: la forza che causa un mutamento

4. causa finale: lo scopo

Nei processi naturali si unificano la causa formale, l’efficiente e la finale e quindi le cause si riducono a due.
Nei processi artificiali le cause restano disgiunte. Secondo Aristotele, la natura non agisce mai senza uno
scopo.

Dio: Aristotele ritiene che Dio è sostanza immutabile ed eterna, è immateriale in quanto la materia è
potenza e quindi possibilità di divenire. Dio non può essere potenza, perchè se lo fosse non potrebbe
realizzarsi se non per qualcosa che è già in atto. Dio è motore immobile perchè causa del divenire
dell’universo rimanendo egli stesso immobile. Infatti il passaggio dalla potenza all’atto, in cui consiste il
divenire della realtà, presuppone un motore che è al tempo stesso causa efficiente e causa finale. Dio è atto
puro perchè non ha in sé alcuna potenza ma è già forma pienamente attuata. Non aspira perciò a niente e
non ha alcun fine da raggiungere. Dio è pensiero di pensiero perché contempla sé stesso. Infatti è al di
sopra di qualsiasi altra attività che, in quanto azione, è mossa da un desiderio. Il desiderio non può essere
ammesso nell’essere perfettissimo quindi Dio non può che contemplare sé stesso.

Analisi: metodo di studio che consiste nello scomporre un tutto nelle sue componenti per esaminarle una
per volta, traendone le giuste conclusioni. Aristotele usa il termine “analitica” che deriva dal greco “analyo”
diviso, sciolgo che si riferisce all’uso di scomporre il ragionamento nei suoi elementi costitutivi semplici per
valutarne la correttezza e giungere alla verità. Possiamo affermare che l’analisi è la base della logica
aristotelica. Egli la utilizzava come materia preparatoria per lo studio delle scienze e della filosofia.

Sintesi: dal greco “synthesis”, comporr , riunire, è una forma conoscitiva che giunge ad una conclusione
unitaria, ricomponendo un tutto logico nei suoi elementi dopo averlo decomposto per mezzo dell’analisi.

Induzione: Per induzione si intende il ragionamento che parte dall’osservazione dei casi particolari per
arrivare a conclusioni generali. Per esempio: Giuseppe ha due gambe, Francesco ha due gambe, Giovanni
ha due gambe. Giuseppe, Francesco, Giovanni sono uomini. Tutti gli uomini hanno due gambe
Deduzione: per deduzione si intende il ragionamento che parte da premesse universali per giungere a
conclusioni particolari. Per esempio: Tutti gli uomini hanno due gambe, Giuseppe, Francesco e Giovanni
sono uomini, Giuseppe, Francesco e Giovanni hanno due gambe. Per Aristotele i ragionamenti deduttivi
portano a conclusioni non certe e necessarie, mentre i ragionamenti induttivi portano a conclusioni
probabili e non necessarie.

Sillogismo: per sillogismo, dal greco calcolo, si intende un’argomentazione per cui da due proposizioni
premesse, se ne deduce una terza che ne è la conclusione. Il sillogismo è la forma più importante del
ragionamento deduttivo aristotelico. Esso è composto da: 1) una premessa maggiore, che ha una
estensione maggiore in quanto è riferibile ad un numero più grande di enti; 2) una premessa minore, 3) una
conclusione. Fondamentale nel sillogismo sono: il termine medio che ha estensione media ed è presente in
entrambe le premesse, il termine maggiore che ha estensione maggiore ed è contenuto nella premessa
maggiore ed è predicato nella conclusione, il termine minore che ha estensione minore, è contenuto nella
premessa minore ed è soggetto nella conclusione.

Esempio:

tutti gli uomini sono mortali (premessa maggiore)

Socrate è un uomo (premessa minore)

Socrate è mortale (conclusione)

Legenda

uomini e uomo (termine medio)

mortali e mortale (termine maggiore)

Socrate e Socrate (termine minore)

La logica aristotelica, di cui è parte fondamentale il sillogismo, si basa sui tre principi di ragionamento
(pensiero) e di ogni realtà (essere). Essi sono: principio di identità, di non contraddizione, del terzo escluso.

Essa studia la struttura del pensiero razionale il quale ha la capacità di cogliere la verità delle cose in quanto
c’è corrispondenza tra pensiero ed essere cioè tra logica e metafisica in un rapporto di necessità:
un’affermazione è vera se rispecchia la realtà delle cose. Egli parte dall’analisi dei concetti, che sono le unità
minime del ragionamento; essi uniti formano le proposizioni e di esse ne studia le dichiarative che
affermano o negano qualcosa di qualcos’altro. Esse possono essere: universali affermative, universali
negative, particolari affermative e particolari negative.

Tra di esse ci sono i nessi logici che sono stati schematizzati nel quadrato degli opposti dagli studiosi
medievali. Aristotele passa poi ai ragionamenti deduttivi, i sillogismi.

Genere e specie: Aristotele parte dall’analisi dei concetti (città, albero…) che sono le unità minime dei
ragionamenti e che esprimono l’essenza delle cose, le distingue per estensione (insieme degli oggetti a cui
si estende il concetto) e per intensione (comprensione dei concetti nel loro significato - mettere insieme
delle qualità - uomo=animale + ragione), classificandoli per maggiore o minore universalità. I concetti
vengono considerati come contenitori e contenuti. Ogni concetto contiene in sé concetti particolari ed è
contenuto a sua volta in un concetto più universale. Nasce così il concetto di genere, che è una classe
generale in cui si collocano le specie. Per esempio l’uomo è genere ma è specie rispetto a tutti gli altri
animali. Il genere ha minore intensione (meno caratteristiche) ma maggiore estensione.

Specie: la specie ha maggiore intensione (più caratteristiche) ma minore estensione

Verità: Per verità si intende ciò che è certo, assoluto, inconfutabile.

Validità: Per validità si intende una qualità o condizione che è stata posta in essere con piena osservanza
delle norme che lo disciplinano. Nel sillogismo aristotelico i due termini (verità e validità) assumono
un’importanza fondamentale. La verità riguarda le premesse, la validità riguarda la procedura formale. Un
sillogismo quindi può essere corretto, valido, nella forma, ma falso, non vero, se le sue premesse sono false
e quindi porta a conclusioni non vere. Ma come giustificare il valore di verità delle premesse? Aristotele
afferma che ci sono delle verità prime, universali, che pure se non dimostrabili sono colte dall’intelletto per
intuizione. Tra i principi primi, Aristotele cita le “definizioni” che manifestano l’essenza degli enti, cioè le
loro fondamentali caratteristiche. Ogni scienza ha i sui principi primi indimostrabili assiomi, dai quali si può
partire per giungere a concetti validi (per esempio le figure geometriche).

Tra i due filosofi la mia preferenza ricade su Aristotele nel quale secondo me spicca una incredibile
attualità. Non a caso Aristotele viene considerato un filosofo realista che analizza approfonditamente la
realtà giungendo a dei principi universali ancora oggi validi e mai smentiti nei secoli. Nel mondo odierno
così tecnico in qualunque campo, l’indagine scientifica è alla base di ogni conoscenza ed io che sono
attratto dal campo scientifico non posso che simpatizzare più per Aristotele che per Platone che vedo più
lontano dalla realtà. Il metodo Aristotelico lo trovo metodico, ordinato anche se a volte cervellotico e anche
troppo minuzioso. È però proprio questo che mi ha colpito di lui e interessato. Per esempio mi ha colpito
molto la metafisica e in particolare l’individualità dell’essere.

Giuseppe Leone III B Liceo Sc Internazionale

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