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Analisi eucologica: Colletta della festa della Trasfigurazione del

Signore, 6 agosto
Randifer Boquiren – Roma 2013

1. Introduzione
La pagine che seguono non pretendono un’altra fine che quella di fornire un esempio concreto
—certamente senza essere normativo per quanto riguarda la metodologia— per l’analisi ed
interpretazione di un testo eucologico. Si tratta piuttosto di un «esercizio accademico» intrapreso
fondamentalmente per motivi di studio. Ovviamente da un solo testo non si può trarre nessuna
generalizzazione; ma approfitteremo di questo esercizio cercando di individuare qualche aspetto
che possa contribuire verso una teologia della filiazione divina per ritus et preces.
Come testo da analizzare e da interpretare, abbiamo scelto la colletta per la festa della
Trasfigurazione del Signore, 6 agosto (MR 799-CO)1.

Deus, qui fidei sacramenta


in Unigeniti tui gloriosa Transfiguratione
patrum testimonio roborasti,
et adoptionem filiorum perfectam mirabiliter praesignasti,
concede nobis famulis tuis,
ut, ipsius dilecti Filii tui vocem audientes,
eiusdem coheredes effici mereamur.

Prima di cominciare, si potrà ben osservare che non abbiamo usato tutti i metodi descritti nella
bibliografia2; abbiamo fatto la scelta dei metodi usati a base dell’esigenza e natura del testo e anche
a base dello scopo e i limiti che abbiamo proposto per la nostra analisi. Bisogna tenere conto che
non esiste un’unica metodologia che possa vantare di sé stessa come il metodo capace di
raggiungere la verità completa e assoluta su qualsiasi testo. Le migliori metodologie (secondo la
sua coerenza con lo scopo proposto e coi propri limiti), e anche gli interpreti più competenti
tecnicamente possono certamente appianare il cammino verso una corrispondenza maggiore tra
l’interpretazione dell’esegeta e la realtà (contenuto veritativo) espressa nel testo. Ma questa
corrispondenza —chiamiamola “adequatio”— sarà sempre sottoposta ad ulteriori miglioramenti.
Inoltre, la varietà e differenze di metodologie ci permettono ad accostarci a un medesimo testo in
vari modi, ognuno capace di raggiungere e tirare fuori uno strato preciso del significato.
L’ermeneutica moderna è un arte assolto da una comunità di interpreti. Una maggiore
sofisticazione nell’uso dei vari metodi esige un dialogo fra gli interpreti, un dialogo che è franco,
onesto e intellettualmente umile3.

2. Analisi del testo come segmento rituale

2.1. Conoscenza del «genere letterario» e «funzione rituale» del testo

1
Missale Romanum ex decreto Sacrosancti Œcumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli Pp VI
promulgatum Ioannis Pauli Pp II cura recognitum. Editio typica tertia, Typis Vaticanis, Città del Vaticano 2002, p.
799. D’ora in poi adotteremo la seguente abreviatura: «MR 799-CO», il numero rinvierebbe alla pagina
dell’editio typica tertia del Missale Romanum; la sigla «CO» vuol dire «collecta».
2
Cfr. La bibliografia in «3.1. Studi sulla metodologia», e anche il foglio «Metodologia di lavoro per
l’analisi dei testi eucologici».
3
Cfr. J.A. ZIMMERMAN, Liturgy and Hermeneutics, The Liturgical Press, Collegeville (MN) 1999, p. 47-48.

—1—
La conoscenza e comprensione del genere letterario e della funzione rituale del testo
eucologico su cui ci si lavora è importante per l’analisi e l’interpretazione. Sebbene il «genere
letterario» e la «funzione» di un testo sono, in teoria, due questioni diverse; tuttavia, nel caso di un
testo eucologico, risulta quasi impossibile fare una distinzione molto ben definita tra di loro, dal
momento che si tratta di un «testo rituale». Infatti, il genere letterario e, insieme con esso, il
contenuto indicano la funzione specifica del testo all’interno del rito. D’altra parte è il rito a dar
origine a queste preghiere, di tal modo che sarebbe il significato del rito a specificare il contenuto
del testo.
La prima osservazione generale che possiamo fare sulla natura letteraria di un testo eucologico
è il suo carattere fondamentalmente «ieratico» cioè, sono preghiere «sacerdotali» rivolte a Dio a
nome dell’assemblea dei fedeli4. Le preghiere dell’eucologia sono stati composti dalla Chiesa per
esprimere la sua «lode» e «ringraziamento» in vista delle mirabilia Dei operate nella storia di
salvezza, e per confidare a Dio le «suppliche» chiedendo la sua grazia e benedizione. Tramite
questi testi la Chiesa esprime il mistero del suo culto in un linguaggio di preghiera.
Per l’orazione detta «collecta», l’Institutio Generalis Missalis Romani specifica la sua natura e
funzione nel modo seguente:

Deinde sacerdos populum ad orandum invitat; et omnes una cum sacerdote


parumper silent, ut conscii fiant se in conspectu Dei stare, et vota sua in animo
possint nuncupare. Tunc sacerdos profert orationem, quæ solet collecta nominari, et
per quam indoles celebrationis exprimitur. (IGMR 54/1)5.

La designazione di collecta fa riferimento a due idee principali: prima, si tratta della preghiera
situata alla fine dei Riti di Introduzione, la prima finalità del quale è «ut fideles in unum convenientes
communionem constituant et recte ad verbum Dei audiendum digneque Eucharistiam celebrandam sese
disponant» (IGMR 46/2).6 In questo senso, il termine collecta ci rimanda direttamente al suo origine
etimologico: dal latino colligere, collectum, che tra l’altro significa «riunire» o «radunare». D’altra
parte, collecta, così come il numero dell’Institutio appena citato indica, fa riferimento anche al suo
scopo di raccogliere le intenzioni dell’assemblea riunita nel nome del Signore. La colletta e
pertanto la prima preghiera «sacerdotale-presidenziale» con la funzione specifica di affermare in
un modo supplicante e solenne le preghiere della comunità secondo il carattere di ogni
celebrazione, che a sua volta dipende del tempo liturgico, della solennità, festa o memoria, della
celebrazione dei sacramenti o sacramentali inserita nella Messa, delle varie necessità o circostanze,
ecc. Come un tipo specifico di testo eucologico, la colletta può contenere l’ampia gamma dei
misteri della fede cristiana celebrati lungo l’anno liturgico. Per questa ragione la colletta sviluppa
con più flessibilità innumerevoli temi teologici, e in questo modo è anche la preghiera che conta
con più formule proprie per ogni celebrazione.

4
Cfr. P.A. ROGUET, I generi letterari dei testi liturgici, loro traduzione e uso liturgico, in Le traduzioni dei Libri
Liturgici. Atti del Congresso tenuto a Roma, 9-13 novembre 1965, Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1966, p.
155-156.
5
La traduzione italiana dice: «Poi il sacerdote invita il popolo a pregare e tutti insieme con lui stanno
per qualche momento in silenzio, per prendere coscienza di essere alla presenza di Dio e poter formulare nel
cuore le proprie intenzioni di preghiera. Quindi il sacerdote dice l’orazione, chiamata comunemente
“colletta”, per mezzo della quale viene espresso il carattere della celebrazione», Ordinamento Generale del
Messale Romano 54/1; d’ora in poi «OGMR».
6
«Scopo di questi riti è che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità, e si dispongano ad ascoltare
con fede la parola di Dio e a celebrare degnamente l’Eucaristia» (OGMR 46/2).

—2—
L’ambiente celebrativo di questo momento rituale viene segnato pertanto da al meno tre valori
spirituali: la comunione, l’apertura per ascoltare la Parola di Dio e la preghiera fiduciosa che ci
dispone per la celebrazione eucaristica. Comunione non solo per il fatto fisico di trovarsi riuniti
insieme, ma soprattutto per essere radunati nel nome del Signore Dio Uno e Trino. Il contenuto
della preghiera di tutti quanti viene dato dalla particolarità della celebrazione stessa ed espressa
nella colletta. Il sacerdote, con le braccia allargate in orazione, invita i fedeli ad unirsi a questa
preghiera della Chiesa, insieme con le loro proprie intenzioni, rispondendo «Amen» alla fine della
colletta. Questo ambiente celebrativo-rituale nel quale viene inserito il testo della colletta
costituisce proprio il contesto interpretativo della colletta.

2.2. Analisi filologica del testo

Ricerca delle fonti


Si possono dividere le fonti dell’eucologia in due tipi: le fonti primarie (Sacra Scrittura) e le
fonti secondarie (testi patristiche, liturgiche e magisteriali, ecc.). Per questa fase della ricerca,
abbiamo preso uso degli strumenti che ci permettono di rintracciare le fonti probabilmente usate
nella stesura originale del testo7.
Per quanto riguarda la composizione sintattica nonché il lessico usato, la nostra preghiera
chiaramente fa un’allusione letteraria8 a due testi scritturistici. Il primo è —cosa abbastanza
prevedibile— dallo stesso racconto sinottico dell’episodio della Trasfigurazione di Gesù sul monte.
In particolare, dal racconto di Matteo (17,1-8)9. Ma oltre alla menzione della «gloriosa

7
Per le fonti scritturistiche, si potranno consultare strumenti quali: J.B. FLANDRIN—E. DELACHAUD—H.
RAZE, Concordantiarum SS. Scripturae Manuale, Palabra, Madrid 1984; O. ODELAIN—R. SÉGUINEAU, Concordanza
tematica del Nuovo Testamento, Dehoniane, Bologna 1993; G. PASSELECQ—F. POSWICK, Concordanza pastorale della
Bibbia, Dehoniane, Bologna 91998. Altri programmi di ricerca biblica come il «BibleWorks ®» oppure
«Accordance Bible Software®» svolgono oggi una funzione simile a quella della ricerca di concordanze.
Invece, per le fonti patristiche: Biblia patristica. Index des citations et allusions bibliques dans la littérature
patristique 1-7, Éditions du Centre national de la recherche scientifique, Paris 1975-2000; Cetedoc Library of
Christian Latin Text (database in CD), Brepols, Turnhout 31996. Un altro strumento molto utile per
rintracciare le fonti scritturistiche, patristiche e liturgiche dei testi eucologici è A. BLAISE, Le vocabulaire latin
des principaux thèmes liturgiques, revu par A. Dumas, Brepols, Turnhout 1966.
8
Per «allusione» ci riferiamo a quel processo di composizione letteraria caratterizzata da una ripetizione
riformulata di una espressione, frase o enunciato che risulti: (1) incorporata e in qualche modo «nascosta»
nel testo ospite, e (2) soggetta all’inserimento nell’espressione o frase ripetuta di variazioni e trasformazioni
significative rispetto al significato originario, cfr. A. BERNARDELLI, Intertestualità, La Nuova Italia, Milano 2000,
p. 37.
9
Due sono le ragioni per cui sosteniamo che la preghiera parte dal racconto della Transfigurazione
secondo il testo latino di Matteo, e non direttamente dagli altri due paralleli in Mc 9,1-8 e Lc 9,28-36. Prima,
la redazione originale —testimoniata fino al Missale Romanum del 1962— cita testualmente Mt 17,5,
includendo la descrizione —fatta soltanto da Matteo— della nube «lucida», cioè luminosa, che avvolsero i tre
apostoli e donde la voce fu udita. Seconda, sebbene l’allusione alla «nubes lucida» già non compare nella
redazione attuale del testo (MR 1975-2002), quest’ultimo tuttavia impiega la parola «dilectus» come titolo
cristologico usato soltanto nella traduzione latina (sempre della Vulgata Antica) di Matteo. Per un confronto

—3—
Transfiguratione», che ovviamente ci rinvia al racconto evangelico secondo la versione latina della
Vulgata, ci sono ancora altri due elementi che indicano una redazione fatta a base del testo dei
sinottici: primo, la menzione del «patrum testimonio»10 che allude all’apparizione di Mosè e del
profeta Elia in conversazione con Gesù Trasfigurato. Ciò che Gesù Risorto spiegherà ai discepoli
sulla via di Emmaus si manifesta visibilmente nella scena della trasfigurazione: in Gesù si
compiono la Legge e i Profeti. Mosè ed Elia sono i testimoni di questo compimento che Gesù
consummerà nella sua passione11. Il secondo elemento che fa riferimento all’episodio biblico della
Trasfigurazione è la frase «ipsius dilecti Filii tui vocem audientes» che senza dubbio allude al
comando del Padre —di cui voce è stata udita nella nube— di ascoltare il suo Figlio diletto.
Ma la nostra colletta non attinge soltanto dal testo di Mt 17,1-8; appare chiaro anche l’allusione
a Rm 8,15.1712. La frase «adoptionem filiorum perfectam mirabiliter praesignasti» innesta testualmente il
vocabolo paolino «adoptio filiorum —uÂoqesÀa» per interpretare l’evento della Trasfigurazione del
Signore come un segno di promessa e di preannunzio (praesignasti13) della nostra filiazione divina.
In seguito, alludendo al versetto di Rm 8,17, la preghiera enuncia —in forma supplicante—
l’ultima conseguenza che comporta l’essere «figli adottivi» di Dio: la partecipazione all’eredita di
Cristo, l’eredita della sua gloria (ut… eiusdem coheredes effici mereamur).
Da quanto analizzato fin d’adesso possiamo fare due osservazioni sulle fonti bibliche della
colletta per la festa della Trasfigurazione:
1. La preghiera si presenta come un esempio tipico del modo in cui l’eucologia «usa» i testi
biblici per comporre nuovi testi di orazioni, cioè tramite citazioni ed allusioni bibliche. Il redattore
fa una specie di «cucito» fatto da vari pezzi di stoffa per produrre un tessuto nuovo. Ma in molti
casi —di cui il nostro testo in esame è un esempio— il brano biblico viene modificato ed ampliato
sia nella formulazione letteraria che nel contenuto secondo uno stile e seguendo dei meccanismi
propri alla preghiera liturgica14.

tra i tre paralleli del racconto della Trasfigurazione, si veda l’Appendice 1.


10
La designazione di Mosè e di Elia come patres non è un’anomalia. Alcuni Padri della Chiesa come per
esempio Sant’Agostino e Sant’Ambrogio designano gli uomini santi dell’Antico Testamento
complessivamente come patres: «Quem ad modum enim ueterum patrum temporibus Moyses et Helias nihil
contra prandia sabbatorum fecerunt, cum diebus quadragenis ieiunauerunt…», SANT’AGOSTINO, Epistula 36, 12
(CSEL 34.2:56); «Fuit igitur ueritas in patribus, Moyse et Iesu Naue, in Samuhel, in Dauid, Helia, Heliseo et in
illis septem milibus uirorum, qui non curuauerunt genua Baal», SANT’AMBROGIO, Expositio in psalmo 118, Littera
12, 19 (CSEL 62, 262). Risulta anche chiarissimo il testimonio di Orosio di Braga —grande amico di
Sant’Agostino— che, nella sua apologia contro i pelagiani, considera anche i profeti come i nostri padri nella
fede: «Samuhel, Helias, Heliseus, Esaias, Hieremias, Danihel, Zacharias, omnes sancti uel iudices uel reges
uel prophetae patres sine dubio nostri sunt…», OROSIUS, Liber apologeticus contra Pelagianos 30, 10 (CSEL 5, 657).
11
Infatti, è questo il contenuto della conversazione tra Gesù, Mosè ed Elia: la sua «dipartita che avrebbe
portato a compimento a Gerusalemme» (Lc 9,31).
12
Il brano completo della Lettera ai Romani dice: «non enim accepistis spiritum servitutis iterum in
timore sed accepistis Spiritum adoptionis filiorum in quo clamamus Abba Pater. ipse Spiritus testimonium
reddit spiritui nostro quod sumus filii Die, si autem filii et heredes heredes quidem Dei coheredes autem
Christi si tamen conpatimur ut et conglorificemur» (Rom Vg 8, 15-17).
13
Praesignare vuol dire «sigillare» o «segnare preventivamente»; il marchio serve come un anticipo del
compimento futuro. Da qui viene il senso traslato di «prefigurare», cfr. A. BLAISE-H. CHIRAT, Dictionnaire latin-
français des auteurs chrétiens. Le latin Chrétien, Brepols, Turnhout 1962, p. 655.

—4—
2. Il testo della colletta amplia e allarga la considerazione del contenuto teologico dell’evento
della Trasfigurazione. Il testo di Matteo parla esplicitamente solo della filiazione di Gesù; la colletta
coglie ed assume questa verità, ma la proietta per considerare la nostra filiazione divina promessa
nella Trasfigurazione gloriosa del Unigenito. Nella lettera ai Romani, San Paolo afferma la
conseguenza della nostra filiazione adottiva: l’essere coheredes nella gloria di Cristo, purché
partecipiamo veramente alle sue sofferenze. La colletta integra anche questo pensiero, ma alla luce
della Trasfigurazione, ed enuncia il commando del Padre celeste di «ascoltare la voce di suo Figlio
diletto» come condizione di essere coheredes con lui.
Studio sulla tradizione del testo
Sembra che la tradizione testuale del nostro testo in esame non abbia conosciuta grandi
vicissitudini a giudicare delle testimonianze 15. È apparso per la prima volta nel Messale Aquileiense
del 1519; poi lo vedremo ripresa dal Messale di Pio V (1570) con una sola modifica: l’aggiunta
dell’avverbio «mirabiliter» al verbo «praesignasti». Il nuovo testo non soltanto intensifica l’azione del
Padre nella Trasfigurazione del suo Unigenito, ma considera ancora tale azione come una delle
mirabilia Dei fatta nella storia salvifica. Ciononostante, non cambia sostanzialmente il contenuto
globale della preghiera con rispetto alla prima redazione. La versione del Missale Romanum del
1570 rimarrà lo stesso fino all’ultima edizione del 1962.
Nel Missale Romanum del Concilio Vaticano II (1970/1975/2002) il testo viene modificato con
l’omissione della frase «voce delapsa in nube lucida» che collega direttamente al racconto del
Vangelo. Tuttavia tale collegamento si ricupera nella nuova frase «ipsius dilecti Filii tui vocem
audientes» che, da una parte esprime il contenuto di commando pronunciato dalla voce del Padre, e
a un’altra esprime l’impegno della comunità di ascoltare il Figlio diletto per essere degni di
partecipare della sua eredità.
Analisi grammaticale
A questo livello dell’analisi, cercheremo di capire la sintassi16 e il significato di alcuni parole ed
espressioni chiavi per poter capire il contenuto del testo —sebbene a questo punto solo a livello
della grammatica— e per poter offrire una traduzione personale che serva per lo studio.
Vediamo in primo luogo che la composizione sintattica della colletta è piuttosto semplice.
Comincia con l’invocazione «Deus» che va seguita da una lunga proposizione relativa che
possiamo anche chiamare «proposizione aggettiva», poiché determina in modo qualitativo
l’antecedente Deus. Questa proposizione aggettiva ha due verbi coordinati in parallelo: «roborasti»
e «praesignasti», ciò indica, al meno a livello sintattico, una certa parità di importanza tra le due
azioni, anche se abbiano due oggetti diretti diversi: «fidei sacramenta» e «adoptionem… perfectam»
rispettivamente. Viene poi il verbo principale di tutta l’orazione: «concede» che prende come
oggetto indiretto la frase «nobis famulis tuis» e come oggetto diretto: «ut… eiusdem coheres effici
mereamur». La frase «nobis famulis tuis» viene ulteriormente specificata con una proposizione

14
Si potrebbe chiamare tale procedura come la «trasposizione liturgica dei testi biblici», cfr. A. DUMAS,
«Le orazioni del messale. Criteri di scelta e di composizione», Rivista Liturgica 58 (1971) 100. Altri autori
invece la chiamano come «riformulazione della Scrittura nella celebrazione», R.L. DE ZAN, «Bibbia e
Liturgia», in A.J. CHUPUNGCO, ed., Scientia Liturgica. Manuale di Liturgia 1: Introduzione alla Liturgia, PIEMME,
Casale Monferrato 1998, 58-61.
15
Si veda i testi in parallelo nell’Appendice 2.
16
Per «sintassi» intendiamo la relazione fra le parole all’interno delle frasi, nonché il rapporto tra le frasi
che compongono e determinano la struttura di un testo letterario.

—5—
subordinata con una chiara funzione aggettiva usando un participio di presente: «ipsius dilecti Filii
tui vocem audientes».
Il lessico usato dalla preghiera è abbastanza comprensibile. Tuttavia ci sono alcuni espressioni
che richiedono ulteriori chiarimenti. In primo luogo, nella frase «fidei sacramenta», il termine
«sacramenta» non fa riferimento ai «sette sacramenti» come di solito capiamo la parola. Si riferisce
piuttosto a le «verità rivelate» o le «verità di fede» 17. L’espressione rappresenta uno dei pochi casi
nel Missale Romanum dove il termine «sacramentum-sacramenta» non ha il significato tecnicamente
sacramentale ma conoscitiva, cioè «una verità», e pertanto si accosta al senso di «mysterium»18.
Nella frase «patrum testimonio», la parola «patres» nel genitivo plurale, come avevamo già detto
sopra, si riferisce direttamente sia a Mosè che a Elia. Solo nel caso in cui si vuole considerare Mosè
come un profeta —cosa certamente possibile— si potrebbe tradurre «patres» come «profeti». Ma
pensiamo comunque che tale traduzione tende a ridurre la portata originale del termine «patres»
che abbraccia la Legge e i Profeti personificati in Mosè ed Elia. Da notare pure che la parola
«testimonium» in ablativo, svolge la funzione di complemento di mezzo o di strumento.
Il termine «famulus» a sua volta significa letteralmente «servo», con delle sfumature che
meritano di essere prese in considerazione. In primo luogo, «famulus» nel vocabolario cristiano in
generale e nelle preghiere del Missale non si riferisce al servo come uno schiavo sottomesso al suo
padrone, ma addirittura comprende anche un atteggiamento di umiltà e di fiducia filiale verso Dio
come Padre19. Questo uso particolare nel campo della letteratura cristiana non è del tutto arbitrario
come si può desumere dal suo origine linguistico 20. Oltre a questo, famulus nell’ambito

17
Sarebbe fuori posto in questo «esercizio» immergersi nelle profondità e nelle complessità di tutta la
questione, ma basterebbe tenere conto che il latino dei Padri della Chiesa ha due parole per tradurre in latino
il termine greco must¡rion usato da San Paolo: la prima è «mysterium», che è semplicemente una
traslitterazione dal greco e che raccoglie con abbastanza fedeltà le connotazioni del termine greco così come
l’usava San Paolo. L’altra traduzione latina è «sacramentum», che già esisteva in latino classico nell’ambito
giuridico e militare, con il senso di «vincolo» o «impegno solennemente assunto», cfr. AE. FORCELLINI, Lexicon
totius latinitatis vol. 4, Gregoriana libreria editrice, Padova 19654, p. 185. Nei Padri e anche nelle preghiere
cristiane antiche ambedue i termini appaiono quasi come sinonimi, soprattutto nell’ambito eucaristico. Ossia,
mysterium e sacramentum fanno riferimento ai sacri riti nei quali o tramite dei quali Dio continua la sua opera
di salvezza. Spesso, la differenza è piuttosto di sfumatura: mysterium sottolinea il contenuto interiore-
spirituale o contenuto di verità di questi riti (cioè la dimensione conoscitiva), mentre sacramentum sottolinea
la materialità e visibilità delle azioni che si compiono (cioè la dimensione manifestativa). Perciò nella
maggioranza dei casi il termine sacramentum vuol dire «qualcosa che si compie» (i sacri riti) o «qualcosa che
si riceve» (le specie eucaristiche sono «sacramentum» in questo senso), ma nella loro materialità o visibilità.
Tuttavia non è del tutto escluso che in alcuni occasioni sacramentum significasse anche una «verità» o «verità
di fede», nel qual caso si avvicina di più al termine mysterium o addirittura al must¡rion greco. Per ulteriori
approfondimenti, cfr. A. DUMAS, «Pour mieux comprendre les textes liturgiques du Missel Romain», Notitiae
6 (1970) 209-210; M.P. ELLEBRACHT, Remarks on the Vocabulary of the Ancient Orations in the Missale Romanum
(Latinitas Christianorum primaeva 18), Dekker & Van De Vegt N.V. Nijmegen-Utrecht 1966, p. 67-75.
18
Non sono molti i casi, ma vediamo come il termine sacramentum si avvicina al senso di mysterium in
altre preghiere del Missale Romanum: «In mentibus nostris… verae fidei sacramenta confirma», Die 25 martii, In
Annuntiatione Domini, MR 742-PC; «Christi et Ecclesiae sacramentum praesignares», Missa rituale, In
Celebratione Matrimonii formula B, MR 1029-CO2.
19
Così si può dedurre anche dal verbo famulari che, in ambito cristiano, indica il «service qui
s’apparente plus à l’intimité des fils à l’égard de leur Père qu’à la soumission des esclaves envers leur
Maître», A. DUMAS, «Pour mieux comprendre les textes liturgiques du Missel Romain», op. cit., p. 205.

—6—
dell’eucologia esprime l’essere servitore e l’atteggiamento di umile servizio a Dio nel contesto
specifico del culto.
Abbiamo anche detto sopra che il termine «praesignare» in questa preghiera vuol dire
letteralmente «sigillare in promessa», ma anche «prefigurare» o «preanunziare».
A questo punto possiamo tentare di offrire una traduzione personale che dimostra la nostra
comprensione elementare del testo, e destinata solo per motivi di studio 21:

O Dio, che nella gloriosa Trasfigurazione del tuo Unigenito


hai confermato i misteri della fede con la testimonianza dei padri,
e hai mirabilmente sigillato in promessa la perfetta adozione a figli,
concede a noi tuoi servi,
che ascoltando la voce di lui, diletto Figlio tuo,
meritiamo di essere resi suoi coeredi.

Analisi strutturale
Il quarto passaggio che abbiamo deciso di incorporare dai metodi di critica letteraria è l’analisi
della struttura interna dell’orazione. In ogni testo eucologico possiamo riconoscere particolari
contenuti oggettivi formulati tramite (1) espressioni di “lode” e di “ringraziamento” per le
mirabilia Dei operate nella storia salvifica, (2) enunciati di “petizione” e di “supplica” per la grazia
divina: la sua benedizione e la nostra santificazione. Se questi elementi oggettivi costituiscono, per
così dire, i “contenuti” delle orazioni, gli elementi strutturali, invece, costituisce la “forma” per cui
i contenuti sono enunciati22. In seguito, elenchiamo gli elementi strutturali che abbiamo individuati
nell’orazione MR 799:

20
Il vocabolo nasce in rapporto stretto con la parola «familia» che era venuto a designare i membri della
casa domestica: il padrone da una parte, e la moglie, figli e servitori (schiavi domestici che, appunto, si
chiamavano «famuli») che abitano insieme sotto il suo dominio, cfr. A. ERNOUT―A. MEILLAT, Dictionnaire
étymologique de la langue latine. Histoire des mots, 4 ème tirage augmenté d’additions et de corrections nouvelles par
Jacques André, C. Klincksieck, Paris 19944, p. 215.
21
Si veda un confronto di traduzioni in quattro lingue vernacolari nell’Appendice 3.
22
Cfr. M. AUGÉ, «Eucologia», in D. SARTORE-A.M. TRIACCA-C. CIBIEN, ed., Liturgia, San Paolo, Cinisello
Balsamo 2001, p. 764-765.

—7—
Unità sintattiche
Elemento strutturale Descrizione generale
corrispondenti al MR 799
Invocatio Un enunciato rivolto a Dio Deus
(invocazione) implorando la sua attenzione
benevola alla preghiera di tutta
l’assemblea. Le espressioni
potrebbero essere formulate nel
semplice vocativo Domine, o con altre
amplificazioni comuni come Deus,
Omnipotens sempiterne Deus, ecc.
Petitio Comunemente espressa con verbi concede nobis famulis tuis
(petizione o supplica) in modo imperativo oppure nel
congiuntivo esortativo.
Scopus Enuncia l’oggetto specifico della ut…eiusdem coheredes effici
(fine, scopo o meta petizione o supplica esternata nella mereamur.
della petizione) petitio. Molte volte viene formulato
con un ut+congiuntivo o un
ad+gerundio.
Ratio Esprime il motivo per il quale la qui fidei sacramenta in
(motivo, ma anche nel petizione è stata manifestata. È spesso Unigeniti tui gloriosa
senso di motivazione) formulata con il consecutivo Transfiguratione patrum
quia+congiuntivo o con una semplice testimonio roborasti, et
proposizione relativa. adoptionem filiorum perfectam
mirabiliter praesignasti
Adiunctum Esprime le circostanza ipsius dilecti Filii tui vocem
(l’occasione o concomitanti e il contesto teologico- audientes
premessa) celebrativo in cui la preghiera è
indirizzata a Dio dall’assemblea, e
pertanto completa le idee formulate
negli altri elementi strutturali della
preghiera. Le forme sintattiche più
comuni sono le costruzioni
participiali (frequentemente un
ablativo assoluto) oppure una frase
nominale.

Vediamo un po’ l’insieme per capire meglio come si intrecciano i vari elementi strutturali,
analizzando i periodi sintattici dell’orazione. La nostra CO si apre con una petizione semplice
(Deus), poi viene immediatamente seguita dalla ratio con un carattere fortemente anamnetica.
S’invoca Dio riconoscendolo in questa sua opera meravigliosa di annunziare e sigillare in
promessa la nostra filiazione divina nella gloriosa Trasfigurazione del suo Figlio Unigenito.
Stimolati ed ispirati da questo ricordo, la preghiera enuncia in seguito la petizione: concede nobis
famulis tuis, ut…eiusdem coheredes effici mereamur. L’adiunctum esprime l’atteggiamento di apertura e
di fedeltà a Gesù che deve accompagnare ogni nostra speranza per condividere la sua
glorificazione, che è allo stesso tempo il perfezionamento della nostra filiazione. Questa
—8—
disposizione spirituale si ravvivano nelle circostanze attuali della celebrazione (interpretazione
sincronica) ma anche potrebbe benissimo riferirsi alla disposizione abituale di ascolto e di
ubbidienza alla Parola del Signore (interpretazione diacronica) in ogni momento della nostra vita.
Questa ultima la conferma la proiezione escatologica —che esorbita i confini spazio-temporali
dell’attuale celebrazione— della petizione.

3. Analisi del testo in rapporto con il contesto celebrativo: il rapporto con altri segmenti del
programma rituale
Analisi del rapporto della colletta con la Liturgia della Parola23
La festa della Trasfigurazione del Signore riceve il suo carattere teologico e spirituale dalle
pericopi bibliche corrispondenti, anzitutto dal Vangelo. Questo va detto anche per la nostra colletta
—e in generale per tutta l’eucologia— che riceve la sua forza ed inspirazione dai brani biblici
proclamati nella Liturgia della Parola24. Esiste un’unità profonda tra la Parola proclamata e la
preghiera liturgica che l’attualizza, perché in fin dei conti l’eucologia è nient’altro che l’espressione
celebrativa —certamente non l’unica possibilità di espressione— dei grandi misteri compiuti da
Dio nella storia della salvezza25. L’eucologia concretizza in un linguaggio vivente di preghiera
comunitaria la risonanza che la Parola di Dio può avere nella Chiesa; e questa preghiera diventa
essa stessa la risposta orante di tutta la comunità alla quale ogni singolo membro è chiamato ad
unirsi personalmente.
In un programma rituale vediamo il rapporto stretto tra la Liturgia della Parola e l’eucologia
nel modo in cui risuonano nell’eucologia i «temi» o le grandi realtà salvifiche che sono state
proclamate nelle letture bibliche. Certamente, l’unità tra la Parola di Dio proclamata e l’eucologia
non si deve cercare esclusivamente nell’esplicita corrispondenza tematica tra le letture del giorno e
i testi delle preghiere; anzi, l’ultimo criterio di unità deve essere il proprio dinamismo della
celebrazione stessa. È all’interno della celebrazione dove l’eucologia trova l’ermeneutica adeguata
ed integrale alla luce delle letture scritturistiche26.
Analizzando dunque le letture proprie della festa della Trasfigurazione vediamo che il tema
centrale delle tre letture è la missione di Cristo come Messia, missione che lui stesso compie
passando attraverso la sofferenza e la morte per giungere alla sua gloria, anticipata nell’episodio

23
Per questa parte, ho fondamentalmente assunto le considerazioni metodologiche di J. LÓPEZ MARTÍN,
«La eucología como respuesta a la Palabra de Dios. Una clave hermenéutica imprescindible», Phase 30 (1990)
457-464 e di G. VENTURI, «Criteri interpretativi che la Chiesa mette in atto per una “lettura liturgica” della
Parola di Dio. Dall’analisi dei testi», in A.N. TERRIN, ed., Scriptura crescit cum orante. Bibbia e liturgia Vol. 2, Ed.
Messaggero, Padova 1993, p. 229-240.
24
Senz’altro, quanto detto è vero non soltanto per l’eucologia in particolare ma anche per tutto l’insieme
dei riti e delle preghiere (ritus et preces) che compongono tutta la celebrazione liturgica, cfr. SC 24.
25
Cfr. P. G. GÜLDEN, «Lo stile della lingua liturgica», in Le traduzioni dei Libri Liturgici. Atti del Congresso
tenuto a Roma, 9-13 novembre 1965, Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1966, p. 218.
26
Così afferma J. López Martín: «La “lingüística celebrativa” postulada por la primacía de la Palabra de
Dios, permite encontrar siempre ‘temas’ afines y complementarios. Por larga y azarosa que haya sido la
historia literaria de unos textos eucológicos, desde el momento en que han sido integrados e incorporados en
un determinado formulario dentro de un libro litúrgico, todos ellos se influyen mutuamente y tienen una
relación entre sí a partir del “contenido” central que ofrece el Evangelio», J. LÓPEZ MARTÍN, «La eucología
como respuesta a la Palabra de Dios», op. cit., p. 463-464.

—9—
della Trasfigurazione27. Si tratta infatti del contenuto della conversazione tra Gesù, Mosè ed Elia
riportata da San Luca: la «sua [di Cristo] dipartita che avrebbe portato a compimento a
Gerusalemme» (Lc 9,31). Il nocciolo dell’evento della Trasfigurazione è dunque la Pasqua di Cristo
—passione, morte e gloriosa risurrezione. Mentre appesantisce il dolore della passione imminente,
la Trasfigurazione di Gesù nella presenza di Mosè ed Elia trasforma al contempo la sofferenza in
prospettiva di gloria, la quale confermerà la fede dei discepoli del Maestro. La prima lettura della
Messa considera la glorificazione del sofferente Figlio dell’uomo o servo di Dio —raccontata nella
visione di Daniele (cfr. Dn 7,9-10.13-14)— come una prefigurazione della glorificazione di Gesù;
così viene confermato il valore pasquale che le letture vogliono dare alla Trasfigurazione che è
appunto l’anticipo della gloria, passando attraverso la sofferenza. La seconda lettura invece
considera la Trasfigurazione nel suo valore confermativo per la fede dei credenti, grazie alla sua
proclamazione continua nella Chiesa tramite la testimonianza degli Apostoli (cfr. 2Pt 1,16-19).
Ma c’è più ancora da dire: nell’evento della Trasfigurazione il Padre conferma che Gesù è il
suo «Figlio prediletto» (Mt 17,5; Mc 9,6), il suo «l’Eletto» (Lc 9,35), in cui si è compiaciuto. Tale
compiacimento del Padre si dà appunto perché il suo Figlio compie con fedeltà la missione
affidatagli. Nella sua obbedienza al Padre fino alla croce Gesù si dimostra pienamente Figlio di
Dio; «per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil
2,9).
La nostra colletta coglie con fedeltà queste tematiche sviluppate nelle letture, esprimendole in
un linguaggio che le è proprio ed esplicitando alcuni temi alquanto meno rilevati nella scelta delle
tre letture. In primo luogo il testo assume come «motivo» della sua «petizione» il ricordo
(anámnesis) della Trasfigurazione come un’opera meravigliosa del Padre che conferma la fede della
Chiesa28, soprattutto per quanto riguarda la divinità della missione di Cristo che lui stesso compirà
in modo perfetto e sovrabbondante nella sua passione, morte, risurrezione ed ascensione, cioè nel
suo mistero Pasquale. Questa tematica biblica si trova senza dubbio nello sfondo della ratio della
preghiera: qui fidei sacramenta in Unigeniti tui gloriosa Transfiguratione… roborasti. Si conferma anche
la nostra fede e speranza nel partecipare un giorno di questa vittoria di Cristo; noi che siamo in
statu viatoris verso la patria celeste dove «aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale
trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha
di sottomettere a sé tutte le cose» (Fil 3,20-21).
Questa gloria di cui aspiriamo partecipare non è altro che la gloria da figli di Dio. È qui dove il
testo della nostra colletta allarga ed amplia la considerazione dell’evento che si celebra nella festa
della Trasfigurazione, la fisionomia del quale è stabilita nelle tre letture bibliche. Partendo
dall’affermazione solenne della filiazione unica di Gesù, il prediletto, la preghiera contempla allora
il Figlio trasfigurato come l’annunzio e promessa assicurata —sigillata— della nostra gloria come
figli adottivi. Appoggiatasi su la dottrina di San Paolo (cfr. Rm 8,15-17), la colletta attualizza il
senso delle parole del Padre che ha detto «hic est Filius meus dilectus», facendo sì che ognuno senta

27
Cfr. Si veda le tre letture del Vangelo (Mt 17,1-9; Mc 9,2-10; Lc 9,28-36) per gli anni A, B e C
rispettivamente.
28
Nello stesso modo in cui la Trasfigurazione del Signore confermò la fede dei tre Apostoli, così anche
la commemorazione liturgica dell’evento conferma adesso la fede della Chiesa. È un esempio tipico di come
l’eucologia attualizza per il tempo presente un brano biblico o un evento raccontato nella Bibbia, facendo in
modo che la Chiesa e ogni membro suo sentano la parola biblica rivolta a sé o «applicabile» a sé stessi, anche
se quando, esegeticamente, appare rivolta ad altri, cfr. G. VENTURI, «Criteri interpretativi che la Chiesa mette
in atto per una “lettura liturgica” della Parola di Dio», op. cit., p. 235.

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quelle parole rivolte anche a sé come un invito ad identificarsi con Cristo, ascoltando ed
accogliendo con fedeltà le sue parole.

4. Interpretazione e riflessione teologica


Come emerge la filiazione divina in questa colletta? Come avevamo già detto sopra, da un solo
testo non si può trarre nessuna generalizzazione perché qualsiasi risultato sarebbe quasi
necessariamente parziale. In ogni caso, l’accurata analisi fatta sul testo ci permette di individuare
alcuni aspetti veritativi che, pur essendo parziali, aiutano a vedere come la liturgia vive ed esprime
la nostra filiazione divina.
Dalla parte anamnetica dell’orazione vediamo che la colletta vede nella Trasfigurazione del
Signore il pegno della plenitudine del nostro essere figli di Dio. Cioè la colletta contempla l’evento come
la promessa assicurata di quella plenitudine che consiste nella partecipazione intima e totale della
nostra umanità nell’umanità glorificata del Figlio Unigenito; così giungiamo nella vita eterna alla
pienezza di essere figli nel Figlio.29 La partecipazione a questa glorificazione comincia già adesso in
questa vita segnata tuttora dal dolore e dalle tribolazioni, appunto perché, come lo è la
glorificazione del Figlio, anche la nostra glorificazione da figli passa attraverso le sofferenze
accettate con filiale abbandono nelle mani del Padre celeste. La colletta pertanto attualizza l’evento
della Trasfigurazione del Signore amplificandola. Tramite la citazione dalla lettera di San Paolo ai
Romani, il testo considera non soltanto la teofania gloriosa di Gesù in sé, ma anche la rivelazione
della nostra gloria come figli di Dio. Non considera soltanto come quella teofania sul monte aveva
confermata la fede degli Apostoli —che sarà messa alla prova causa la Passione del Maestro— ma
considera anche, in uno spirito di orazione, la conferma della nostra fede e speranza nel mistero
Pasquale di Cristo: passione, morte e gloriosa risurrezione. Sono i fidei sacramenta —i misteri della
nostra fede, che trovano la loro culmine ed unità nell’unico mistero Pasquale di Cristo 30. In questo
modo l’orazione contempla la Trasfigurazione del Signore quale pegno e modello della perfezione
della nostra filiazione divina.
Speriamo di partecipare di questo mistero purché, come dice l’Apostolo, sappiamo veramente
imitare il Figlio nella sua accettazione amorosa e obbediente della Croce: «si tamen compatimur, ut et
conglorificemur» (Rm 8,17). La colletta conferma l’esperienza di tanti santi nella storia della Chiesa
che hanno affermato con la loro vita ed insegnamento che mai siamo più figli del Padre celeste e
più identificati al Figlio amato quando, nel mezzo di tribolazione e di sofferenze, fisiche o
spirituali, restiamo saldi e gioiosi nella speranza che tutto quanto succede in questa vita ci può

29
Il dottore angelico rifletteva già su questa verità di fede; riferendosi all’azione dello Spirito Santo che
ci assomiglia a Cristo dice: «Ex hoc debetur vita aeterna hominis, inquantum efficitur filius Dei; et hoc fit per
hoc quod fit similis Christo», SAN TOMMASO D’AQUINO, Expositio in Symbolum Apostolorum, articulus 8: Credo in
Spiritum Sanctum, in E. ALARCÓN, ed., Corpus Thomisticum (versione elettronica pubblicata nell’Internet:
http://www.corpusthomisticum.org/csv.html, dal 30 ottobre 2009).
30
Come l’abbiamo già detto sopra, questo è il contenuto fondamentale dell’episodio della
Trasfigurazione.

— 11 —
valere per la vita eterna 31. È significativa ciò che afferma San Paolo proprio nel contesto del suo
insegnamento di partecipare alle sofferenze di Cristo, per entrare con lui nella gloria:

«Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono
paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione
stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è
stata sottomessa alla caducità non per suo volere, ma per volere di colui che
l’ha sottomessa e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù
della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle
doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le
primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli,
la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,18-23).

Ma la ricchezza teologico-spirituale della nostra colletta non finisce lì per quanto riguarda
l’indagine sul tema della filiazione divina. Considera altresì una condizione indispensabile per
essere coerede della gloria promessa a coloro che sono chiamati ad essere figli di Dio, cioè l’ascolto
fedele al Verbo di Dio incarnato, Gesù Cristo, Figlio diletto del Padre: «ut, ipsius dilecti Filii tui
vocem audientes, eiusdem coheredes effici mereamur». Ricordiamo che la frase è lo scopo della petizione
della preghiera, la petizione che a sua volta viene enunciata nel ricordo della Trasfigurazione del
Signore quale primizia della perfezione della nostra filiazione. Se abbiamo detto che il nocciolo
dell’evento della Trasfigurazione è “la gloria di Cristo che passa attraverso la passione”, allora
l’ascolto fedele a Cristo viene determinata da questo ricordo celebrativo. Si tratta di una
fondamentale disposizione spirituale che deve ispirare la nostra partecipazione attiva nella
celebrazione: abbracciare con amore e fedeltà le prove e le esigenze di una vita vissuta secondo il Vangelo di
Cristo, per giungere alla gloria promessa ai figli. Pensiamo che questa sia un’interpretazione veritativa
di quel «ipsius dilecti Filii tui vocem audientes». È un atteggiamento di apertura —di «ascolto»— che
comincia nella proclamazione liturgica del Vangelo, ma che esce fuori della celebrazione stessa alla
vita quotidiana e perfino si proietta all’éschaton—agli ultimi tempi. Così la liturgia ci ispira ad
avere questo atteggiamento di vita come un modo concreto di vivere la nostra filiazione nella
celebrazione e in ogni momento della nostra vita.

31
«Tutto quanto ci viene da Dio —dice San Giovanni Cassiano—, che nel momento ci pare avverso o
prospero, ci viene da un padre piena di tenerezza, il medico che agisce per il nostro bene», SAN GIOVANNI
CASSIANO, Collatio VII, 28 (CSEL 13, 207), la traduzione è mia. Più espressivamente San Josemaría dice: «La
gioia è conseguenza necessaria della filiazione divina, del saperci amati con predilezione da nostro Padre
Dio, che ci accoglie, ci aiuta e ci perdona. —Ricòrdatelo bene e sempre: anche se qualche volta sembra che
tutto crolli, non crolla niente!, perché Dio non perde battaglie», SAN JOSEMARÍA ESCRIVÀ, Forgia, n. 332.

— 12 —
Appendici

Appendice 1. Fonti scritturistici

Mt 17,1-8 (Vg) Mc 9,1-8 (Vg) Lc 9,28-36 (Vg)

17 1 et post dies sex 9 1 et post dies sex adsumit 9 28 factum est autem post
adsumpsit Iesus Petrum et Iesus Petrum et Iacobum et haec verba fere dies octo et
Iacobum et Iohannem fratrem eius Iohannem et ducit illos in montem adsumpsit Petrum et Iohannem et
et ducit illos in montem excelsum excelsum seorsum solos et Iacobum et ascendit in montem ut
2 2 29
seorsum et transfiguratus est ante transfiguratus est coram ipsis et oraret et factum est dum oraret
eos et resplenduit facies eius sicut vestimenta eius facta sunt species vultus eius altera et
sol vestimenta autem eius facta splendentia candida nimis velut 30
vestitus eius albus refulgens et
3 nix qualia fullo super terram non
sunt alba sicut nix et ecce ecce duo viri loquebantur cum illo
3
apparuit illis Moses et Helias cum potest candida facere et apparuit 31
erant autem Moses et Helias visi
4
eo loquentes respondens autem illis Helias cum Mose et erant in maiestate et dicebant excessum
4
Petrus dixit ad Iesum Domine loquentes cum Iesu et eius quem conpleturus erat in
bonum est nos hic esse si vis respondens Petrus ait Iesu rabbi 32
Hierusalem Petrus vero et qui
faciamus hic tria tabernacula tibi bonum est hic nos esse et faciamus cum illo gravati erant somno et
unum et Mosi unum et Heliae tria tabernacula tibi unum et Mosi evigilantes viderunt maiestatem
5 5
unum adhuc eo loquente ecce unum et Heliae unum non enim eius et duos viros qui stabant cum
nubes lucida obumbravit eos et sciebat quid diceret erant enim 33
illo et factum est cum
ecce vox de nube dicens hic est 6
timore exterriti et facta est nubes discederent ab illo ait Petrus ad
Filius meus dilectus in quo mihi obumbrans eos et venit vox de Iesum praeceptor bonum est nos
6
bene conplacuit ipsum audite et nube dicens hic est Filius meus hic esse et faciamus tria
audientes discipuli ceciderunt in 7 tabernacula unum tibi et unum
carissimus audite illum et statim
7 Mosi et unum Heliae nesciens quid
faciem suam et timuerunt valde circumspicientes neminem
34
et accessit Iesus et tetigit eos amplius viderunt nisi Iesum diceret haec autem illo loquente
dixitque eis surgite et nolite timere tantum secum 8 et descendentibus facta est nubes et obumbravit eos
8
levantes autem oculos suos illis de monte praecepit illis ne cui et timuerunt intrantibus illis in
35
neminem viderunt nisi solum quae vidissent narrarent nisi cum nubem et vox facta est de nube
Iesum. Filius hominis a mortuis dicens hic est Filius meus electus
resurrexerit 36
ipsum audite et dum fieret vox
inventus est Iesus solus et ipsi
tacuerunt et nemini dixerunt in illis
diebus quicquam ex his quae
viderant

15
Rom (Vg) 8, non enim accepistis spiritum servitutis iterum in timore sed accepistis Spiritum
16
adoptionis filiorum in quo clamamus Abba Pater ipse Spiritus testimonium reddit spiritui nostro quod
17
sumus filii Die, si autem filii et heredes heredes quidem Dei coheredes autem Christi si tamen conpatimur
ut et conglorificemur.

— 13 —
Appendice 2. Tradizione redazionale del testo
Missale Aquileyense Missale Romanum Missale Romanum
1519 1570/1962 1970/1975/2002

Deus, qui fidei sacramenta Deus, qui fidei sacramenta, Deus, qui fidei sacramenta
in unigeniti tui gloriosa in Unigeniti tui gloriosa in Unigeniti tui gloriosa
transfiguratione patrum testimonio Transfiguratione patrum Transfiguratione patrum
roborasti testimonio roborasti: testimonio roborasti,
et adoptionem filiorum perfectam, et adoptionem filiorum perfectam, et adoptionem filiorum perfectam
voce delapsa in nube lucida, voce delapsa in nube lucida,
praesignasti, mirabiliter praesignasti: mirabiliter praesignasti,
concede propitius, concede propitius: concede nobis famulis tuis,
ut ipsius regis gloriae nos ut ipsius Regis gloriae nos ut, ipsius dilecti Filii tui vocem
coheredes efficias coheredes efficias, audientes,
et eiusdem gloriae tribuas esse et eiusdem gloriae tribuas esse eiusdem coheredes effici
consortes. consortes. mereamur.

Appendice 3. Confronto tra alcuni traduzioni in lingue vernacolari


Misal Romano Missel Romain Messale Romano Roman Missal
(español) (français) (italiano) (English)

Oh Dios, que en la Seigneur, dans la O Dio, che nella gloriosa God our Father, in the
gloriosa Transfiguración transfiguration de ton Trasfigurazione del transfigured glory of
de tu Unigénito Christ, tu as confirmé par Cristo Signore, hai Christ your Son, you
confirmaste los misterios le témoignage de Moïse confermato i misteri della strengthen our faith by
de la fe con el testimonio et d’Elie la vérité des fede con la testimonianza confirming the witness of
de los profetas, y mystères de la foi, et tu as della legge e dei profeti, e your prophets, and show
prefiguraste annoncé notre hai mirabilmente us the splendor of your
maravillosamente nuestra merveilleuse adoption; preannunziato la nostra beloved sons and
perfecta adopción como accorde-nous d’écouter la definitiva adozione a tuoi daughters. As we listen to
hijos tuyos, concédenos, voix de ton Fils bien- figli, fa' che ascoltiamo la the voice of your Son,
te rogamos, que, aimé, afin de pouvoir un parola del tuo amatissimo help us to become heirs to
escuchando siempre la jour partager avec lui son Figlio per diventare eternal life with him.
palabra de tu Hijo, el héritage. coeredi della sua vita
Predilecto, seamos un día immortale.
coherederos de su gloria.
Por nuestro Señor
Jesucristo.

— 14 —

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