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070 - mer 13 aprile 2011

CONTROLLO AMBIENTALE - ACQUE AD USO UMANO - AREZZO


IL CASO DEL BORO NEI POZZI DI ISOLA DI
CASTELLUCCIO (AR)
I risultati delle indagini svolte da ARPAT a seguito di segnalazione di effetti disseccanti sulla
vegetazione per uso irriguo di acqua emunta dai pozzi in località Isola di Castelluccio, nel comune di
Capolona (Arezzo)

Le indagini svolte da ARPAT a seguito di segnalazione di effetti disseccanti sulla


vegetazione per uso irriguo di acqua emunta dai pozzi in località Isola di
Castelluccio, nel comune di Capolona (Arezzo). L’analisi di campioni di acqua
prelevati da pozzi della zona ha permesso di individuare la presenza anomala di
boro, che in concentrazioni superiori a 2 mg/l produce effetti dannosi per la
vegetazione. Una successiva ampia campagna di campionamenti nella zona
industriale di Isola di Castelluccio, effettuata a più riprese, e l’analisi di
dettaglio dei risultati, alla luce delle caratteristiche geologiche della zona, ha
permesso di individuare l’attività industriale fonte di inquinamento di boro di
pozzi della zona. L’Amministrazione provinciale, su proposta dell’Agenzia, ha
quindi disposto provvedimenti finalizzati alla bonifica ambientale
dell’inquinamento da boro.Nel marzo 2010 il Dipartimento provinciale ARPAT di
Arezzo ha ricevuto segnalazioni in merito a effetti disseccanti sulla vegetazione, provocati dall’utilizzo per uso
irriguo di acqua emunta dai pozzi.
 

La manifestazione del fenomeno, segnalato dal Comune di Capolona e dai cittadini residenti in località Isola di
Castelluccio, è stata descritta come di grave entità per l’estate 2009, ma con evidenze rilevabili già da 3-4 anni.

In un primo sopralluogo ARPAT, dopo aver constatato i danni alla vegetazione, ha provveduto a prelevare
campioni di acqua da due pozzi, profondi rispettivamente 8 e 22 metri, fra quelli segnalati dal Comune e dai
cittadini.

I campioni sono stati analizzati ricercando numerose sostanze, fra le quali pesticidi, metalli pesanti e tensioattivi.
L’unica presenza anomala si deve a concentrazioni di Boro rilevate nei due pozzi nella misura di di 57,4 mg/l
(pozzo “A”) e 32,7 mg/l (pozzo “I”).

Il D.Lgs 152/2006, nella tabella II dell’Allegato V alla parte IV, per il parametro Boro stabilisce la quantità di 1
mg/l come valore CSC (concentrazione soglia di contaminazione) per le acque sotterranee. Lo stesso valore limite
è stabilito dal D.Lgs 31/2001 per le acque destinate ad uso potabile.
Considerato che i valori di letteratura indicano principi di azione fitotossica nei confronti delle specie più sensibili a
partire da una concentrazione di Boro di 2 mg/l, è stato possibile associare con ragionevole certezza il fenomeno
di disseccamento alle elevate concentrazioni di Boro nelle acque sotterranee della zona.

Sono state altresì riscontrate negli stessi campioni concentrazioni relativamente elevate di Ferro, Manganese e
Nitrati, non infrequenti, comunque, in acque sotterranee e in ogni caso non correlabili con i fenomeni di
fitotossicità osservata.

Data la natura
dei litotipi
presenti in
zona, le
concentrazioni
di Boro
osservate nei
due campioni
non potevano
essere
determinate
dalla
solubilizzazione dell’elemento naturalmente presente nei terreni. E’ stato pertanto possibile concludere che le
concentrazioni anomale rilevate erano sicuramente da imputare ad attività antropica.

L’abitato di isola di Castelluccio è contiguo a un’area industriale (vedi la figura 1, lato est) e pertanto si è pensato
di ricercare l’origine della contaminazione fra le attività produttive presenti.

Nel Luglio 2010 è stata condotta un’estesa campagna di campionamenti che nella zona di Isola di Castelluccio ha
interessato le acque di 19 pozzi , 4 dei quali a servizio di attività produttive e 15 a servizio di privati cittadini. Di
seguito si possono osservare la mappa con l’ubicazione dei punti di prelievo e gli esiti delle analisi.

Nei mesi di settembre e dicembre 2010 sono state eseguite ulteriori campagne nel cui ambito, sulla base degli
esiti precedenti, sono stati ristabiliti i punti da campionare e i parametri da determinare.

I risultati analitici relativamente al parametro Boro sono riassunti nella tabella seguente:

 
Per visualizzare la distribuzione areale dell’inquinamento sono state create mappe a curve di isoconcentrazione per
il Boro e per altri parametri analizzati.
La maglia di campionamento adottata, per numero e distribuzione di punti, non consentiva di descrivere in
maniera accurata la distribuzione spaziale delle variabili osservate. Pertanto, le concentrazioni attribuite per
interpolazione al di fuori dei punti misurati sono da considerarsi solo come valori indicativi. I pozzi hanno, inoltre,
profondità differente e le posizioni dei tratti finestrati non si conoscono con precisione: i livelli acquiferi
intercettati, dunque, non valgono verosimilmente per tutti i pozzi i medesimi. Ciò comporta che parte della
variabilità spaziale osservata sia da attribuirsi anche a questi fattori. Tuttavia, la rappresentazione con mappe di
isoconcentrazione è utile quale strumento di visualizzazione della distribuzione areale dell’inquinamento in atto e
può essere utilizzata tenendo conto dei limiti sopra citati

La piana di Isola di Castelluccio è impostata su depositi alluvionali del fiume Arno poggianti su substrato arenaceo.
 
La maggior parte delle opere di captazione presenti nella zona investigata ha profondità variabili fra i 7 e i 30
metri (la captazione viene effettuata esclusivamente all’interno dei depositi alluvionali). Si ritiene che i pozzi della
zona più a nord, a maggior distanza dall’Arno e più profondi (pozzo “R”, pozzo “Q”, pozzo “S” e pozzo “M”), visti i
livelli piezometrici, si alimentino da un livello acquifero posto a maggior profondità, con scarsa o nessuna
comunicazione con i livelli acquiferi più superficiali. A conferma di ciò, questi pozzi risultano non contaminati da
Boro e si differenziano dagli altri anche per alcuni caratteri idrochimici.

La direzione di drenaggio dell’acquifero superficiale è da Nord-est verso Sud-ovest, verso il fiume Arno.
 
Le mappe seguenti evidenziano la distribuzione del Boro osservata nelle tre campagne di prelievi.
 

Confrontando la mappa di settembre 2010 con


quella di luglio 2010 si evidenziano una
riduzione delle concentrazioni massime di Boro
e uno spostamento del plume di inquinamento
in direzione sud-ovest, come rilevabile dalla
mappa in figura 6.
 
Nel dicembre 2010 si è verificato un nuovo forte incremento del Boro nel pozzo “P” e nel pozzo “T” della Società
TCA, con concentrazioni (in mg/L) che passano rispettivamente da 19.4 a 47.6 e da 3.0 a 19.2 (Fig. 7).
La lettura d’insieme dei dati è coerente con l’ipotesi di immissioni di inquinanti in falda, che avvengono con
discontinuità nel tempo, in corrispondenza della zona posta a nord-ovest dell’area investigata. In tale ipotesi la
mappa della distribuzione di Boro osservata a settembre è determinata dal trasferimento verso valle (sud-ovest)
dell’inquinamento osservato nella zona di nord-ovest in luglio 2010. Il fatto che a settembre si sia registrata una
diminuzione nella zona di nord-est e un successivo aumento nel mese di dicembre evidenzia come l’immmissione
di Boro nell’acquifero abbia carattere discontinuo, probabilmente condizionato/determinato dal regime delle
precipitazioni meteoriche.
I livelli di contaminazione da Boro appaiono strettamente correlati con i tenori in Sodio, Cloruri e Solfati

Nel mese di dicembre, contestualmente all’innalzamento dei livelli di Boro nel pozzo “P”, sono stati osservati valori
elevati di Boro anche nel pozzo “T” della società TCA (19.2 mg/l) e anche in questo caso con un forte aumento
rispetto al dato di settembre.
E’ stato pertanto ipotizzato che all’origine della contaminazione vi siano le attività svolte nell’ambito del ciclo
produttivo della ditta TCA, dove i sali di Boro (tetraborato sodico) vengono utilizzati in quantità ingenti (oltre 85
tonnellate nel 2009), che potenzialmente possono determinare gli effetti osservati.
 
I quantitativi di Boro presenti in falda sono nell’ordine di alcune centinaia di chilogrammi espressi come Boro (B).
Nei cicli produttivi degli altri stabilimenti dell’area, per quanto al momento di nostra conoscenza, non si utilizzano
Sali di Boro se non in quantità modeste.

Si ritiene che i meccanismi attraverso i quali, nel caso in questione, i Sali di Boro possono essere stati trasportati
nelle acque sotterranee, siano sostanzialmente riconducibili a quanto segue:
1. perdita della rete fognaria, nella quale possono recapitare le acque meteoriche di dilavamento dei piazzali della
società TCA in occasione degli eventi di pioggia maggiori, qualora le vasche di stoccaggio risultino non sufficienti al
loro completo contenimento;
2. perdita dalla rete di raccolta delle acque meteoriche interna all’area di piazzale;
3. infiltrazione diretta di acque meteoriche dalle aree di piazzale nel terreno;
4. lisciviazione di strati di terreno contenenti Sali di Boro presenti nel suolo/sottosuolo delle aree di piazzale della
ditta TCA.

E’ stato accertato che le acque meteoriche stoccate nei silos di TCA sono ad elevato carico salino e contenenti
quantità importanti di Boro. Abbiamo inoltre appurato che la rete fognaria alla quale afferiscono le acque
meteoriche provenienti dalla ditta TCA transita non lontano dal pozzo maggiormente inquinato.
 
Nel periodo ottobre-dicembre si sono verificati diversi importanti eventi meteorici, ravvicinati fra loro, che possono
aver determinato (attraverso uno o più dei meccanismi ipotizzati sopra), il nuovo plume di contaminazione nel
pozzo “P” e nel pozzo “T” osservato in dicembre.

Sulla base degli esiti delle indagini effettuate, ARPAT ha proposto alla Provincia di Arezzo, ai sensi dell’art. 244
comma 2 del D.Lgs 152/2006, l’emissione di atto ordinativo nel confronti di TCA s.p.a che richieda alla ditta di
presentare uno specifico Piano di Indagine che preveda almeno:
a) ricognizione dello stato di tenuta della rete fognaria interna e delle relative vasche di stoccaggio delle acque
meteoriche;
b) esecuzione di sondaggi nelle aree di piazzale con analisi chimica delle carote estratte ed esecuzione dei test di
cessione, finalizzati in particolare alla ricerca del Boro;
c) attrezzatura a piezometro alcuni fra i sondaggi di cui al punto precedente;
d) installazione di strumentazione per la rilevazione in continuo di conducibilità e piezometria nei pozzi TCA,
nonché in ralcuni rami della rete fognaria opportunamente individuati e, relativamente ai soli pozzi, la rilevazione
in continuo della piezometria.

A seguito di tale richiesta l’Amministrazione provinciale di Arezzo a imposto alla ditta TCA, una delle principali
aziende orafe del distretto aretino, specializzata nel recupero di metalli preziosi, di provvedere ad attuare un piano
di caratterizzazione ambientale con il fine di pervenire alla bonifica ambientale dell’inquinamento da Boro.
 
Testo di questo numero a cura di Paolo Conti

Direttore responsabile: Marco Talluri


Autorizzazione del tribunale di Firenze: n. 5396 del 14 febbraio 2005
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