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Storia - Lecture notes tutte

Storia del pensiero economico (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia)

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1-JOHN KEYNES

John Keynes è un economista del 20 secolo, la sua importanza risiede nella teoria generale del 1936. Ci sono tre punt
fondamentali della teoria keynesiana:

1) Il concetto di domanda effettiva


2) Il meccanismo del moltplicatore
3) La teoria dell’interesse

1 - IL CONCETTO DELLA DOMANDA EFFETTIVA

Innanzitutto bisogna analizzare il grafico della domanda effettiva: il grafico mostra il punto di incontro tra 2 curve
(domanda aggregata, D) e offerta aggregata Z. Le due curve sono funzioni che pongono in relazione il prezzo e la
quanttà ma anche il numero di lavoratori occupat N sull’asse delle ascisse e sulle ordinate ci sono le variabili D e Z
che sono i cost attesi e ricavi attesi in corrispondenza di ogni livello di lavoratori occupat.

 Z inidica il ricavo minimo necessario per persuadere gli imprenditori a dare lavoro ad N lavoratori (include
salari, cost delle materie prime, cost generali)
 D indica quanto gli imprenditori si aspettano di ottenere vendendo sul mercato il prodotto che sperano di
ottenere con l’impiego di N lavoratori.

Entrambe le curve hanno un andamento CRESCENTE tuttavia Z cresce più rapidamente rispetto a D.

PERCHE’?

La forma delle due curve è differente e questa forma diversa dipende anche da vari fattori.

DOMANDA EFFETTIVA OFFERTA AGGREGATA


Ha una crescita che aumenta sempre più la propria
È costituita da CONSUMI e INVESTIMENTI
rapidità.
- I consumi aumentano più lentamente del
reddito e dell’occupazione
- Gli investimenti invece sono una variabile
esogena della domanda pertanto dipendono
dalle aspettative di LP degli imprenditori.

Il punto di incontro tra le due curve ci dà il punto di domanda effettiva -> indica il livello di occupazione atteso e
dunque le ASPETTATIVE di BP su costi e ricavi da parte degli imprenditori.

Secondo Keynes, l’economia tende all’equilibrio ma questo equilibrio non è di PIENA OCCUPAZIONE. (per i
marginalisti il mercato lasciato libero di operare, tende verso un equilibrio di piena occupazione dei fattori produttivi).

Keynes rivede la tesi secondo cui il libero mercato regola al meglio l’economia di una società. Keynes mette in
discussione la tendenza del mercato ad auto regolarsi, secondo Keynes un economia lasciata libera non è sempre in
grado di raggiungere l’equilibrio ideale. La diminuzione della domanda di beni provocherebbe una domanda dei
prezzi, le aziende diminuirebbero l’offerta e la produzione con il risultato di un aumento di disoccupazione e aumento
di recessione. Per Keynes è importante un azione sulla domanda effettiva come stimolo di una attività economica .
Perché questo sia possibile c’è bisogno dell’intervento dello stato attraverso un intervento tramite la spesa pubblica
che creerà un effetto positivo a catena. Si avrà un aumento del prodotto nazionale complessivo molto superirore
rispetto all’investimento principale effettuato. Contrariamente alla teoria classica, la teoria Keynesiana da importanza
all’incertezza come causa di instabilità del sistema economico. Secondo K, gli operatori economici domandano
moneta per conservarla in forma liquida evitando di spenderla perché attenti alle condizioni di incertezza economica.
Non c’è una tendenza automatica verso una piena occupazione dell’economia, lo stato deve intervenire e questo
succede perché la moneta non si comporta in modo semplice come previsto dalle teorie tradizionali.

Il concetto di domanda effettiva è un concetto visto dal punto di vista degli imprenditori che devono decidere quanto
produrre e quanti impiegati assumere. Quindi cerca di prevedere le sue entrate e quali saranno le sue spese. Va
avanti ad assumere lavoratori fintanto che le entrate sono maggiori delle spese. Quindi non si ha una domanda e un

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offerta, non ci sono delle reazioni di mercato previste come nella teoria tradizionale che diceva che se c’era
disoccupazione il salario sarebbe sceso e avrebbe invogliato gli imprenditori ad assumere i lavoratori.

Gli imprenditori tuttavia non appena vedono che c’è qualcosa che non va, assumono meno lavoratori perché il futuro è
imprevedibile.

2- IL MECCANISMO DEL MOLTIPLICATORE

Keynes si domanda: in quale maniera il punto di domanda si può spostare? Dunque individua il MOLTIPLICATORE

Il moltiplicatore serve per calcolare l’impatto sul reddito (Y-PIL) della variazione di una delle sue componenti.

Nel momento in cui una delle componenti del PIL varia si avvia un processo che moltiplica la variazione iniziale e
produce un effetto finale più ampio (vale sia in espansione sia in contrazione ex. Se i consumi aumentano, anche il
PIL)

Dunque quando varia una delle componenti, l’impatto sul PIL è maggiore rispetto all’impatto che si ha sulla variazione
iniziale. Questo è un processo MOLTIPLICATIVO pertanto parliamo di moltiplicatore.

La condizione di partenza è Y(reddito)= DOMANDA AGGREGATA

AD= C+I -> Y= C+I

Il consumo dipende dal reddito C= c Y dove c è la propensione marginale al consumo, quanta parte del reddito viene
destinata al consumo.

Gli investimenti dipendono dalle aspettative di LP delle imprese e sono esogeni rispetto al reddito.

Y= C + I -> Y= cY+i

3- LA TEORIA DELL’INTERESSE DI KEYNES


KEYNES MARGINALISTI
L’interesse è il premio per la rinuncia alla liquidità, è un È considerato come PREMIO offerto ai risparmiatori per
fenomeno monetario. la loro astinenza dai consumi.
Il tasso di interesse per Keynes è determinato dalla Determina l’ammontare del risparmio.
domanda e offerta di moneta ed è concepito come
PREMIO per la rinuncia agli studi.

Keynes afferma che la richezza può essere utilizzato solo nella moneta e nelle obbligazioni.

L’interesse è il premio che il risparmiatore chiede per accettare di rinunciare alla liquidità rappresentata dalla moneta,
per incentivare le obbligazioni quindi si dà un premio sottoforma di risparmio. La domanda di moneta è funzione
inversa al tasso di interesse. Più basso è il tasso di interesse, maggiore è la quota delle obbligazioni.

Le decisioni di investimento vengono prese dagli imprenditori in condizioni di incertezza perché le opinioni sul futuro
vengono anche da determinate da azioni politiche ecc. Quindi variano velocemente. Se gli investimenti salgono, sale
il reddito e l’occupazione; se gli investimenti scendono, il reddito scendono e anche l’occupazione.

La preferenza della liquidità

In un mondo incerto, cerchiamo di prendere le decisioni economiche non solo guardando a ciò che ci fa guadagnare
ma vedendo anche i margini di sicurezza (soldi pronti in caso di evenienza). Quando l’incertezza cresce, detengo
moneta. Se l’incertezza è minore, posso detenere obbligazioni, titoli. Questi hanno una volatilità di prezzo. Se mi
aspetto che i tassi di interesse salgono, vendo le obbligazioni e detengo moneta. Se invece i tassi di interesse
scendono, faccio l’inverso.

Il tasso di interesse è governato dalle aspettative e dall’incertezza e non dipende dall’offerta di fondi a prestito e della
domanda di fondi a prestito (risparmi e investimenti) quindi non dipendendo da questo, queste due grandezze
possono essere diverse e quello che le porta in equilibrio è il reddito variando perché con le variazine del reddito
variano i risparmi che si adeguano agli investimenti.

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MARGINALISTI KEYNES
Per i marginalisti, la distribuzione è spiegata dalle funzioni Keynes invece crede che il principio dei marginalisti non è
di domanda e di offerta dei fattori produttivi, il valore della veritiero, in quanto l’interesse è una variabile monetaria
produzione viene determinato sommando i salari. che si determina sul mercato monetario e non sul mercato
Per i marginalisti esiste una fnzione di domanda e una di del risparmio.
offerta del capitale: la funzione di offerta del capitale
coincide con la funzione di offerta del risparmio e la
decisione di risparmiare è funzione crescente del tasso di
interesse. All’aumentare del tasso di interesse, aumenta il
volume risparmiato. Pertanto, secondo questo
ragionamento, l’operare di questo mercato dei capitali
conduce ad una situazione di equilibrio nel punto di
intersezione delle due curve.
Secondo i marginalisti, il risparmio diventa investimento

Dunque,secondo gli economisti neoclassici, i mercati sono non soltanto efflcienti ma anche eque. Lo Stato minimo Ma
se un sistema di libero mercato è in grado di pro durr e, da solo, l'allocazione più efficiente de lle risorse dal punto di
vista collettivo. ne discend e a utomaticamente che le autorità di governo devono assolutamente astene rs i
dall'interven ire n el campo dell'economia. Dunque il principio di liberismo (o di lnissezfaires, che per gli economisti
classici era un programma di politica economica da realizzare, per la scuola marginalista diventa un dogm a di fede,
da proclama re e difendere a oltranza . In tal e contesto il ruolo e le dimensioni dello Stato devono essere quelle
minime (secondo la celebre affermazio ne di J.B. Say «il miglior livello di spesa pubblica è quello mìnìmo») compatibili
con l'esercizio delle funzioni istituzionali di legge e ordine, già definite da Smith .

Nei primi decenni de l XX secolo l'incapacità della teo ria neoclassica di sp iega re in maniera coe rente e accellabile
ilfenomeno della disoccupazione di massa determina l'esigenza di elaborare una nuova teoria, più coerente con la
realtà storica di quegli anni.

Keynes rovescia il principio fondamentale di tutta la tra dizione precedente: la legge di Say, secondo la quale l'offerta
di beni crea sempre la prop ria domanda, e la sostituisce con il principio, diametralmente opposto, della domanda
effettiva , secondo cui la produzione delle imprese trova un limite nella domanda che proviene da consumatori e
imprese. Se la produzione su pera tale limite, si forma un eccesso di merci inve ndute che non trova sbocco sui
mercati e spinge le aziende a ridurre la propria attività con inevitabili conseguenze sul numero degli occupati.

Secondo Keynes la disoccupazione di massa è il risulta to di un insufficiente livello delle domanda aggregata di beni e
servizi.

Secondo Keynes i mercati non si riequilibrano da soli, ma devono essere governati per evita re sprechi di risorse e
inefficienze.

L’impieno impiego deve diventare l'obietiivo prioritario delle autorità che governano l'econo· mia e il Paese.

Nella nuova prospettiva delineata da Keynes il deficit di bilancio dello Stato non costituisce più un pericolo, come
sosteneva la teoria neoclassica, ma diventa lo strumento necessario per raggiungere l'obiettivo primario del pieno
impiego. Secondo Keynes, infatti, !'incremento di reddito generato dall'aumento della spesa pubblica, oltr alla crescita
dei consumi delle famiglie, determina anche una crescita del risparmio privato ed è quindi in grado di autofinanziarsi.

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KEYNES

Keynes è stato il più grande economista del ventesimo secolo. Ha scritto molte opere e la più importante è la teoria generale.

Ci sono tre punt fondamentali della teoria keynesiana:

- il concetto di domanda effettiva: il ruolo fondamentale della domanda aggregata è quello di determinare l’occupazione e il
livello di attività economica. Per quanto riguarda l’analisi grafica il punto di domanda effettiva è il punto di incontro tra la
funzione di offerta aggregata e la funzione di domanda aggregata. Le variabili rappresentate in questo grafico sono: sull’asse delle
ascisse si indica il numero dei lavoratori occupat, mentre sull’asse delle ordinate si rappresentano i cost attesi e i ricavi attesi in
corrispondenza di ogni livello di lavoratori occupat. Per quanto riguarda la forma delle curve, entrambe le curve hanno un
andamento crescente, ma l’offerta cresce sempre più rapidamente mentre la domanda cresce sempre più lentamente. Questo è
un modello di breve periodo dove la capacità produttiva è data. Quindi si reputa che la produttività marginale dei lavoratori
diminuisca man mano che il numero lavoratori aument e si suppone quindi che aumenta il costo marginale di produzione
dell’impresa all’aumentare del numero di lavoratori occupat. Il punto di domanda effettiva è il punto in cui le due domande si
incontrano e corrisponde al livello di occupazione atteso. Questo livello di equilibrio atteso non è necessariamente un equilibrio
di piena occupazione, infatti secondo Keynes l’economia tende all’equilibrio ma questo equilibrio non è necessariamente di piena
occupazione.

- il meccanismo del moltiplicatore: è l’effetto moltplicatvo del reddito causato dalle variabili esogene. Keynes si chiede in quale
maniera il punto di domanda effettiva si può spostare e a tale scopo individua il meccanismo del moltplicatore. Secondo Keynes
in un’economia chiusa ci sono due component della domanda: i consumi che dipendono dal reddito e il risparmio che è ciò che
resta del reddito una volta detratta la parte che destnata al consumo e dipende anch’esso dal reddito. Invece gli investment
dipendono dalle aspettatve di lungo periodo delle imprese e sono esogeni rispetto al reddito. L’uguaglianza tra investment
aggregat e risparmi aggregat è utlizzata come condizione di equilibrio. Gli investment ex-post (dal latno “dopo il fatto”)
includono anche la variazione delle scorte. La condizione di equilibrio è l’identtà tra gli investment ex-ante (dal latno “da
prima”) e le scorte; se questa identtà non c’è significa che il sistema non è in equilibrio. L’aggiustamento del reddito alla nuova
posizione dell’equilibrio si ottiene attraverso il moltiplicatore. Infatti, se per esempio la produzione supera la spesa complessiva,
le imprese riducono la produzione e si riduce il reddito. Sia la quantità domandata che offerta hanno una riduzione. Via via che il
reddito si riduce, la produzione e la spesa aggregata tendono ad avvicinarsi perché la quantità domandata si riduce meno della
quantità offerta. Si giunge ad una nuova situazione di equilibrio con un livello di reddito più basso. Si ha nuovamente un livello di
equilibrio. La distanza tra i due livelli di reddito è maggiore della diminuzione iniziale del livello degli investment. Questo
fenomeno è causato dal funzionamento del moltplicatore.

- la teoria dell’interesse. Per Keynes l’interesse è il premio per la rinuncia alla liquidità e si determina sul mercato monetario (Per
i marginalist il tasso di interesse è il premio per l’astnenza dal consumo ed è una variabile che si determina nel mercato
dell’allocazione del risparmio). L’interesse determina come la ricchezza si distribuisce tra i vari tipi di attività finanziaria, ovvero
monete e titoli. Per Keynes il tasso di interesse è determinato dalla domanda e dall’offerta di moneta. La moneta è l’attività
finanziaria più liquida che esista, mentre i ttoli sono poco liquidi. Keynes considera solo due tpi di attività finanziarie, moneta e
obbligazioni (bonds). Nella teoria generale, Keynes afferma che la ricchezza disponibile può essere utlizzata quindi solo nella
moneta e nelle obbligazioni. Nel decidere se detenere moneta o ttoli, hanno un peso importante le aspettatve dei soggetti
economici sull’andamento futuro del tasso di interesse nel corso delle obbligazioni. Se il tasso di interesse diminuisce, il prezzo
delle obbligazioni aumenta e viceversa. Ne consegue che per Keynes la domanda di moneta è funzione inversa al tasso di
interesse, tanto più basso è il tasso di interesse, tanto maggiore è la quota delle obbligazioni che si decide di detenere.

Passando alle definizioni di Keynes, egli include nell’economia classica anche i marginalist oltre che a Ricardo e tutti gli altri
teorici. Accomunare Ricardo e i marginalist può essere però fuorviante in quanto le teorie delle due scuole sono molto diverse:

- la scuola degli economist di Ricardo e Marx è basata su una teoria del sovra-più, in cui il profitto viene ricavato residualmente

- per i marginalist la distribuzione è spiegata dalle funzioni di domanda e di offerta dei fattori produttivi, il valore della
produzione viene determinato sommando i salari.

Tuttavia, secondo Keynes, le due scuole sono accomunate dalla legge di Say. Secondo Ricardo le decisioni di risparmio e di
investmento si identficano nella stessa persona, invece i marginalist accettano che le decisioni di risparmio siano distnte da

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quelle di investmento ma secondo loro esiste un meccanismo che conduce automatcamente all’uguaglianza di queste due
decisioni. Per i marginalist esiste una funzione di domanda e una di offerta del capitale, la funzione di offerta del capitale
coincide con la funzione di offerta del risparmio e la decisione di risparmiare è, secondo i marginalist, una funzione crescente del
tasso di interesse. L’operare di questo mercato dei capitali conduce ad una situazione di equilibrio nel punto di intersezione delle
due curve, in cui la domanda di fondi per finanziare le attività di investmento eguaglia la domanda di fondi che le famiglie
decidono di risparmiare; il tasso di interesse in corrispondenza del quale si ha l’intersezione delle due curve è il tasso di interesse
di equilibrio del mercato. È il variare del tasso di interesse l’elemento che conduce automatcamente all’eguaglianza di
risparmiare con le decisioni di investre. Secondo i marginalisti è il risparmio che diventa investimento e sono le decisioni sul
quanto risparmiare che riattivano il processo di equilibrio. L’aggiustamento automatco del mercato del capitale conduce ad un
equilibrio di piena occupazione perché il mercato del lavoro è correlato secondo i marginalist. Nell’equilibrio per i marginalist
non esiste la disoccupazione involontaria.

Keynes vuole dimostrare che possono esistere dei vincoli dal lato della domanda al raggiungimento dell’equilibrio di piena
occupazione e si pone il seguente problema: se c’è una domanda in grado di assorbire il volume di produzione che corrisponde
all’equilibrio di piena occupazione. Secondo lui il principio dei marginalist non è vero in quanto l’interesse è una variabile
monetaria che si determina sul mercato monetario e non sul mercato del risparmio. Keynes individua un meccanismo di
aggiustamento verso l’equilibrio di piena occupazione che passa per il mercato monetario. Keynes individua tre component
fondamentali di domanda di moneta: la prima è la domanda di moneta per scopi transattivi (le persone domandano moneta per
finanziare le transazioni che effettuano sul mercato e questa prima componente è funzione del reddito), la seconda componente
è la domanda di moneta per scopi precauzionali (che è data dalla quanttà di moneta che gli individui decidono di tenere per far
fronte alle spese improvvise che si potrebbero sostenere) la terza componente della domanda di moneta è la domanda di
moneta per scopo speculativo (che è funzione del tasso di interesse). Si considera che ci sia un tasso di interesse in funzione del
quale tutti gli operatori si aspettano che il tasso di interesse possa solo diminuire, in corrispondenza di questo tasso di interesse
la domanda di moneta per scopi speculatvi è pari a zero; ci si aspetta che al cospetto del tasso di interesse il valore dei ttoli
possa solo aumentare. L’offerta di moneta non è correlata al tasso di interesse ma è determinata dalle autorità locali, l’offerta di
moneta è quindi esogena e il tasso di interesse che porta in equilibrio il mercato monetario è dato dall’intersezione tra la curva di
domanda e la curva di offerta di moneta.

Keynes prova a individuare quale può essere un possibile percorso di aggiustamento del sistema di piena occupazione. Per
esempio, se diminuisce la domanda di monetare scopi transattivi, diminuisce il tasso di interesse in corrispondenza del quale gli
speculatori accettano di detenere tutta l’offerta di moneta nel sistema che eccede la quanttà di moneta che gli operatori
decidono di domandare per scopi transattivi. Gli speculatori non possono decidere quanta moneta detenere; essi determinano il
livello del saggio di interesse in corrispondenza del quale assorbono tutta la moneta in circolazione che eccede la domanda
transattiva. Quanto più basso è il tasso di interesse tanto maggiore è la domanda speculatva di moneta. In questo caso si ha una
manovra di politca monetaria espansiva e di conseguenza si ha un aggiustamento del mercato monetario verso il nuovo
equilibrio; il nuovo equilibrio si ha in corrispondenza di un livello di interesse più basso.

Keynes considera anche che gli investment siano funzione del tasso di interesse. Secondo Keynes gli investment delle imprese
dipendono dalle aspettatve dei profitti attesi dalla speculazione dell’investmento; si suppone che le imprese prendano a prestto
i fondi necessari per realizzare i progetti di investmento prendendoli a prestto sul mercato del capitale. Quindi Keynes dice che
tanto più basso sarà il tasso di interesse tanto maggiori saranno le imprese che effettueranno investment, quindi sostene che
l’investmento è una funzione inversa del tasso di interesse. Una diminuzione del livello del reddito al di sotto del livello di
equilibrio, porta ad una diminuzione del tasso di interesse. La diminuzione del tasso di interesse provoca un rilancio degli
investimenti che prima erano diminuiti, che genererà a sua volta un aumento del reddito tramite il moltplicatore.

Il possibile meccanismo equilibratore per Keynes. Keynes costtuisce un percorso di aggiustamento verso la piena occupazione
diverso da quello dei marginalist, che passa per il mercato monetario e utlizza i meccanismi della teoria del moltplicatore e
della preferenza della liquidità. Una diminuzione della domanda, fa calare il tasso di interesse e quindi la diminuzione del tasso di
interesse fa aumentare l’investmento che a sua volta innesca un processo moltplicatvo che riporta la domanda al livello di
piena occupazione. Keynes ritene che questo percorso possa esistere in teoria, ma che in pratca sia molto difficile che si realizzi
in quanto la relazione funzionale che lega l’investmento e la domanda di moneta al saggio di interesse è molto instabile.

Neutralità della moneta: i marginalist, credono che esista una separazione tra il settore reale e il settore monetario
dell’economia; per loro l’equilibrio economico generale tratta del settore reale dell’economia (i fattori monetari non svolgono
ruoli nel determinare la posizione di equilibrio che si determina nel modello di equilibrio generale); per i marginalist sono due

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mondi separat, per loro il settore monetario non influenza la dinamica delle variabili reali, ciò che accade nel settore monetario
influenza solo il livello dei prezzi. Per loro quindi la moneta è neutra rispetto l’andamento delle variabili reali.

Non neutralità della moneta. Per Keynes non è così, ciò che accade nel settore monetario dell’economia può influenzare anche
ciò che accade nel settore reale dell’economia. Ne consegue che le autorità di politica economica usano lo strumento della
politica monetaria per influenza anche l’andamento delle variabili reali. Tutto il percorso di aggiustamento dell’equilibrio,
secondo Keynes è difficile che possa realizzarsi; il sistema può riaggiustarsi verso la piena occupazione ma in pratca è difficile che
accada perché la relazione funzionale che lega l’investmento al tasso di interesse e domanda di moneta al tasso di interesse è
una relazione funzionale molto debole e altamente instabile. Ciò che rende così instabili queste due funzioni è l’instabilità delle
aspettatve degli operatori. Le aspettatve possono mutare in maniera molto repentna. Infatti, se il tasso di interesse diminuisce,
non è detto che si abbia uno scorrimento lungo la curva della domanda degli investment. Di fronte ad una variazione del tasso
di interesse può capitare che contemporaneamente cambino anche le aspettatve degli investtori. E potremmo trovarci di fronte
a nuova funzione dell’investmento, che interseca il tasso di interesse ad un livello di investment minore dell’equilibrio iniziale.
Se è vero che il sistema tende ad una posizione di equilibrio, non c'è nessuna garanzia che l’equilibrio che si ottiene sia di piena
occupazione. Secondo Keynes, per ricondurre il sistema nella piena occupazione è indispensabile il ruolo della politica
economica ossia la politica fiscale e la politica monetaria. Quindi secondo Keynes solo la politica monetaria non basta per la
piena occupazione.

La Sintesi Neoclassica comprende ciò che succede nel pensiero macroeconomico dopo Keynes (1946). Keynes aveva delineato
nella teoria generale un possibile percorso di riaggiustamento automatco del sistema verso l’equilibrio di piena occupazione
diverso da quello affermato dalla teoria marginalista. Quello suggerito da Keynes passava per il mercato monetario ma nello
stesso momento non credeva molto in questo percorso in quanto nella realtà era altamente improbabile che si verificasse.

Dopo Keynes, questo percorso di riaggiustamento dell’equilibrio divenne la nuova ortodossia; ad afferrare questo percorso
furono John Richard Hicks e Franco Modigliani. Hicks e Modigliani fecero una obiezione alla teoria di Keynes: le aspettatve erano
un fattore di breve periodo e se si guarda al lungo periodo non c’è ragione di considerare la funzione dell’efficienza di
investment e domanda di moneta come funzioni instabili. Considerano la funzione dell’investmento e la domanda di moneta
come due funzioni stabili del tasso di interesse, per cui il percorso di aggiustamento dell’equilibrio di piena occupazione che
passa per il mercato monetario può funzionare. Secondo la sintesi neoclassica ci sono due casi in cui questo percorso può non
funzionare:

1. La teoria di Hicks sulla trappola della liquidità: in presenza della trappola della liquidità il percorso di aggiustamento
dell’equilibrio non funziona.

trappola della liquidità riguarda l’esistenza di un limite al di sotto del quale il tasso di interesse non scende , cioè diventa rigido;
esiste un limite nel quale, per quanto possa aumentare l’offerta di moneta, l’atteggiamento degli speculatori è tale da far sì che
esiste un tasso di interesse in corrispondenza del quale le aspettatve degli operatori convergono all’unanimità nel ritenere che il
tasso di interesse in futuro non possa fare altro che salire; il tasso raggiunge un livello talmente basso in corrispondenza del
quale non possa più scendere al di sotto di quel determinato livello. In corrispondenza di questo tasso di interesse, la domanda
di moneta diventa completamente elastica, ovvero viene completamente assorbita. A livello grafico la curva della domanda di
moneta diventa orizzontale all’asse delle ascisse, siamo quindi in una situazione di trappola della liquidità. Siamo quindi in una
situazione di depressione e i profitti attesi degli imprenditori sono molto bassi. La trappola di liquidità si può verificare anche
con tassi di interesse nulli o negatvi. In questa situazione di trappola della liquidità, il percorso automatco per il raggiungimento
dell’equilibrio di piena occupazione non si verifica.

2. La teoria di Modigliani: si ipotzza una rigidità dei salari monetari verso il basso.

Modigliani sostene che il percorso automatco di riaggiustamento verso la piena occupazione presuppone una situazione di
prezzi e di salari monetari flessibili. La situazione di flessibilità verso il basso di salari e prezzi provoca un allontanamento
dell’economia dall’equilibrio di piena occupazione e mette in movimento un processo di riduzione dei prezzi e dei salari che di
conseguenza riduce la domanda di moneta transattiva. Per Modigliani, è difficile pensare che i salari nominali siano flessibili
verso il basso perché vige il sistema della contrattazione collettiva e i sindacat sono fort. Se i salari sono rigidi verso il basso, il
percorso di riaggiustamento automatco verso la piena occupazione non riesce neanche ad incominciare e il sistema rischia di
rimanere bloccato in un equilibrio di sotto occupazione. Lo stabilimento dell’equilibrio di piena occupazione dipende quindi dal
salario nominale e dalla quantità di moneta. Se esiste disoccupazione e se il livello degli investimenti è basso, è dovuto dal fatto
che la quantità di moneta in circolazione nel sistema è troppo bassa. L’equilibrio di sotto occupazione è dovuto ad un livello di
salario nominale troppo alto relatvamente al livello generale dei prezzi oppure il livello dei prezzi è troppo basso rispetto al

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salario nominale. Però se il salario monetario è rigido, l’unico modo per riportare il sistema all’equilibrio di piena occupazione è
un aumento della quantità di moneta che determini il necessario aumento del livello dei prezzi; successivamente si dovrebbe
verificare una diminuzione dei salari reali grazie all’aumento del livello dei prezzi. Da questa considerazione, Modigliani fa
derivare un’importante applicazione: se i salari sono rigidi, l’aggiustamento automatco del sistema verso l’equilibrio di piena
occupazione che passa attraverso il mercato monetario non funziona e le possibilità sono due: o si attuano riforme strutturali che
eliminano queste rigidità verso il basso del salario monetario e quindi ripristnano la flessibilità del salario monetario o per
riportare il sistema all’equilibrio di piena occupazione è necessaria una politca monetaria espansiva. Il ritorno alla piena
occupazione in presenza di salari rigidi non può attivarsi attraverso meccanismi automatci di riaggiustamento, ma il ritorno
all’equilibrio può esserci solo attraverso l’intervento delle pubbliche autorità. Per la sintesi neoclassica le aspettatve sono stabili
quindi il percorso di riaggiustamento del sistema funziona senza essere ostacolato da scompensi che possono derivare da
mutament delle aspettatve degli investtori.

La sintesi neoclassica è una scuola di pensiero che tende a preferire la politica monetaria alla politca fiscale. La sintesi
neoclassica fa dipendere il raggiungimento dell’equilibrio di piena occupazione dai moviment del saggio di interesse; per i
neoclassici il tasso di interesse costtuisce il legame tra la moneta e gli investment, il legame tra il settore monetario e il settore
reale dell’economia. Keynes dice che il tasso di interesse è un fenomeno esclusivamente monetario che si determina sul mercato
della moneta. I marginalist sostenevano invece che l’interesse è una variabile reale che si determina sul mercato di allocazione
del risparmio. Ciò invece che dice la sintesi neoclassica è che il tasso dell’interesse non è né una variabile pienamente monetaria
né pienamente reale ma è una variabile che si determina congiuntamente dall’interazione tra il settore reale e il settore
monetario dell’economia. Per la sintesi neoclassica il saggio dell’interesse si determina quindi congiuntamente e
simultaneamente dalle interazioni tra il mercato reale e il mercato monetario.

La teoria neoclassica viene rappresentata dal modello IS-LM. Il modello IS-LM viene presentato per la prima volta da Hicks;
questo modello esprime con semplicità ed efficacia il sistema delle interrelazioni tra il settore reale e il settore monetario
dell’economia. In ascissa c’è il livello del reddito e in ordinata il livello del tasso di interesse; nella prima versione di questo
modello la IS ha andamento decrescente e la LM ha andamento crescente. La curva LM è il luogo di tutti i punti che esprimono le
combinazioni del tasso di interesse e del livello del reddito in corrispondenza delle quali il mercato della moneta è in equilibrio,
l’inclinazione della curva LM dipende dall’elasticità della moneta rispetto al reddito e rispetto al tasso di interesse. La curva IS è il
luogo di tutti i punti che esprimono le combinazioni del tasso di interesse e del livello del reddito in corrispondenza delle quali il
mercato dei beni si trova in equilibrio, ossia in corrispondenza dei quali si verifica l’uguaglianza tra i piani di investimento ex-ante
e i piani di risparmi ex-ante. L’inclinazione della curva IS dipende dall’elastcità dell’investmento rispetto al tasso di interesse e
dipende anche dal valore del moltplicatore. Nell’intersezione tra IS e LM si ha l’equilibrio sia del mercato dei beni che del
mercato della moneta.

Per esempio, l’effetto dell’aumento della spesa pubblica è quello di provocare un aumento del livello di reddito di equilibrio
maggiore rispetto a quello precedente; l’aumento del livello del reddito porta ad un aumento del tasso di interesse perché
aumenta anche la domanda di moneta di tpo transattivo. La simultanea interazione della politca fiscale espansiva su entrambi i
mercat, fa sì che l’aumento del reddito generato sia minore dell’aumento della spesa autonoma moltplicata per il moltplicatore.
Questo perché l’aumento della spesa autonoma aiuta sia a far crescere il reddito ma allo stesso momento, l’aumento del tasso di
interesse ha l’effetto di far ridurre la spesa per investment, in quanto è funzione inversa del tasso di interesse. Ne consegue che
la variazione totale della domanda aggregata è minore dell’aumento della spesa autonoma moltplicata per il moltplicatore.

Per Hicks la teoria generale di Keynes è solo una teoria della depressione. Hicks sminuisce la teoria generale di Keynes in quanto
dice che non ha nulla di generale, ma è una semplice teoria della depressione che vale soltanto in una situazione di profonda
depressione dell’economia. L’intento di Keynes era di dimostrare che non esiste un sistema di aggiustamento automatico verso
l’equilibrio di piena occupazione, la sintesi neoclassica sostiene che la tesi di Keynes non è vera tranne che nel caso della
trappola di liquidità o salari monetari rigidi.

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Si ritene che Don Patinkin abbia dato un importante apporto allo sviluppo della teoria della sintesi neoclassica. La teoria di
Patnkin si chiama “real balance effect”, effetto saldi reali. Secondo lui, in un’economia monetaria la ricchezza reale dei soggetti
comprende non solo i beni reali ma anche il valore reale delle loro disponibilità monetarie. La variazione del valore reale delle
attività finanziarie degli individui può essere modificata da una variazione del livello assoluto dei prezzi (inflazione o deflazione).

Patinkin analizza che esiste un meccanismo automatico di riequilibrio del sistema economico ovvero di riaggiustamento
dell’equilibrio verso la piena occupazione che è diverso da quello dei moviment del tasso di interesse che viene considerato dalla
sintesi neoclassica; questa tesi è importante in quanto, se fosse vero l’effetto saldi reali, da ciò conseguirebbe la possibilità di
superare l’ostacolo rappresentato da una eventuale rigidità del saggio dell’interesse al raggiungimento automatco dell’equilibrio
di piena occupazione. Ovvero, la teoria è importante perché consente di superare il problema della trappola della liquidità (in
quanto non passa attraverso il tasso di interesse) e trattandosi di un effetto che si esplica attraverso la componente del consumo
ne consegue che aumenta il potere di acquisto della moneta e le persone consumeranno di più.

Si parla di un effetto che si esplica attraverso il comportamento dei consumatori e delle famiglie. Si tratta di un meccanismo
quindi di riaggiustamento del sistema verso la piena occupazione che funziona in qualunque decisione che gli investtori possano
prendere. Evita la trappola della liquidità in quanto non necessita un riaggiustamento del tasso di interesse. Diminuisce la
domanda di moneta per scopi transattivi che porta ad una diminuzione del livello del saggio di interesse, ciò sarà conveniente
per gli imprenditori per aumentare gli investment.

Ipotzziamo che l’economia per uno shock esogeno si allontani dalla piena occupazione; il reddito si posiziona su un livello più
basso rispetto a quello della piena occupazione e per la sintesi neoclassica diminuisce la domanda di moneta per scopi transattivi
e, considerando data l’offerta di moneta, ciò porta ad una diminuzione del tasso di interesse che rende conveniente investre di
più. Attraverso il moltplicatore si riattiva un processo automatco di aggiustamento verso la piena occupazione che passa verso la
modifica del tasso di interesse. Secondo Hicks, la diminuzione del saggio di interesse che porta ad aumento degli investment
che porta ad un nuovo equilibrio di piena occupazione non funziona in una situazione di trappola della liquidità perché è
impossibile far diminuire il saggio marginale di interesse. In questa situazione, la funzione dell’efficienza marginale del capitale si
sposta notevolmente verso il basso e il tasso di interesse che si determina sul mercato monetario non è tale da generare una
spesa per gli investment tale da riportare l’economia in una posizione di equilibrio di piena occupazione . La teoria di Patnkin
non tene conto del saggio di interesse che è irrilevante per l’effetto saldi reali, ed essendo un meccanismo che si esplica
attraverso una variazione del potere di acquisto della moneta, evita il problema della trappola della liquidità. La trappola della
liquidità è determinata dal saggio reale del tasso di interesse. Mentre i saldi reali si esplicano attraverso le decisioni di spesa delle
famiglie, ovvero la spesa per consumi. Funziona in qualsiasi posizione siano le aspettatve degli speculatori e degli investtori.
L’effetto della ricchezza è dovuto dalla ricchezza posseduta dalle famiglie.

Assumiamo che ci sia uno stock costante di moneta e che la banca centrale non intervenga in nessun modo per modificare
l’offerta di moneta. Si suppone che la posizione iniziale di equilibrio di piena occupazione viene disturbata da una caduta della
domanda aggregata e in questo caso degli investment. Il sistema quindi si sposta in una situazione in cui il livello del reddito è
inferiore all’equilibrio di piena occupazione e si crea sul mercato dei beni una spinta al ribasso dei prezzi, si ha un eccesso di
offerta rispetto al nuovo livello della domanda e questo porta ad un ribasso dei prezzi. Al tempo stesso si crea un eccesso di
offerta di lavoro che spinge il salario monetario verso il basso (si ipotzzano salari flessibili). Per tanto gli eccessi di offerta su
entrambi i mercat si rafforzano vicendevolmente nell’esercitare una pressione verso il basso sia dei prezzi che dei salari
monetari, scendendo sia i prezzi che i salari monetari, il livello dei salari reali restano invariat. L’invarianza dei salari reali si
verifica in una situazione di ribasso dei prezzi e dei salari nominali, ed entra in funzione l’effetto ricchezza di Patnkin. In
conseguenza alla caduta dei prezzi, aumenta il valore reale delle disponibilità monetarie detenute dai soggetti economici e
questo aumento del valore reale delle scorte monetarie determina un aumento della spesa per consumi. L’aumento delle spese
per consumi si traduce in un aumento dell’occupazione, della produzione e del reddito; l’aumento della spesa per consumi
stmola un aumento dell’attività economica che prosegue fino a quando non si raggiunge un nuovo equilibrio di piena
occupazione. Il sistema, quindi torna ad un equilibrio di piena occupazione, solo che rispetto alla posizione iniziale questo nuovo
equilibrio di piena occupazione è caratterizzato da livelli più bassi dei prezzi e dei salat monetari, anche se il livello dei salari reali
resta inalterato. Questo meccanismo di aggiustamento è un meccanismo di aggiustamento automatco, generato
automatcamente dal funzionamento spontaneo delle forze del mercato, nel senso che per operare questo meccanismo non
necessita dell’intervento di forze esterne di mercato ossia della politca economica. L’efficacia dell’effetto ricchezza è diretta,

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agisce direttamente sulla domanda per consumi e funziona anche nel caso che gli investment fossero insensibili al tasso di
interesse.

Ci sono però delle critiche mosse alla teoria del Real Balance Effect, che partono da alcune considerazioni: -la prima è che
questa teoria si basa su due ipotesi principali.

1. La prima ipotesi resa esplicita da Patnkin è che ci deve essere la flessibilità dei prezzi e dei salari verso il basso.

2. La seconda ipotesi è implicita nel modello del real balance effect ed è l’assenza di effetti distributivi. In un’economia
monetaria, tutti i rapport di scambio e le transazioni sono denominate in moneta e per tanto sono determinat in valori
monetari anche i rapport di debito e di credito tra gli operatori economici. Patnkin ha enfatzzato l’effetto ricchezza
positvo di una diminuzione del livello generale dei prezzi sui creditori, e si è osservato che la diminuzione del livello
generale dei prezzi determinerà un effetto ricchezza di segno opposto, quindi negativo, sui debitori . Se è vero che
aumenta il valore reale degli attivi monetari finanziari, al tempo stesso aumenta anche il valore reale dei debit e dei
cost per il servizio del debito. Aumentando il valore reale dei debit si ha un effetto negatvo sulle spese per consumo
dei debitori che si sentranno aggravat da un peso maggiorato dei debit che devono rimborsare. L’effetto ricchezza
netto è dato dalla differenza di due effetti ricchezza oppost quindi dall’effetto dei creditori che vedono accrescere il
valore reale dei loro credit e consumeranno di più e dall’effetto dei debitori che vedranno accrescere il valore reale dei
loro debit e consumeranno di meno. Ma l’effetto netto non si riesce a dire ex-ante, prima che accada in quanto l’effetto
sui debitori potrebbe essere maggiore dell’effetto sui creditori. Se il livello generale dei prezzi diminuisce, aumenta il
valore reale dei debit e questo aumento innesca un’ondata di falliment. I creditori falliscono perché non riescono a
recuperare i propri credit e i debitori falliscono perché non riescono a pagare i propri debit, tutto ciò ha un effetto
molto negatvo sull’economia e quindi sulla produzione.

- un’altra critca è data dal fatto che andrebbe considerato il ruolo dell’incertezza e delle aspettatve che andrebbero ad
ostacolare il meccanismo di equilibrio del sistema fondato sull’effetto ricchezza: se i prezzi dovessero diminuire i soggetti
economici potrebbero aspettarsi che nel futuro i prezzi diminuiscano ancora di più, per tanto se ci si aspettasse un’ulteriore
diminuzione dei prezzi, potrebbero decidere di rinviare le loro decisioni di spesa. L’innesco di un processo di diminuzione dei
prezzi potrebbe avere delle ricadute sulle aspettatve dei soggetti economici che potrebbe indurre la procrastnazione delle
decisioni di spesa dei soggetti. I soggetti economici potrebbero decidere di accrescere le loro scorte monetarie e in questo caso la
flessibilità dei prezzi comporta una diminuzione di tutte le component di domanda aggregata.

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Per quanto riguarda La teoria della crescita bisogna prima fare una premessa per quanto riguarda Keynes. Infatti, secondo lui
l’investmento è rilevante come componente della domanda effettiva perché attraverso il meccanismo del moltplicatore, una
quota investta contribuisce a determinare un determinato livello del reddito.

Nella teoria keynesiana sono presenti due assunti:

-la capacità produttiva nell’analisi keynesiana è considerata fissa, quale che sia l’investmento;

-la capacità produttiva non è pienamente utilizzata; ci sono dei margini ulteriori della capacità produttiva, perché altriment un
aumento della domanda non consente di attivare un aumento del reddito di equilibrio.

Harrod sostene invece che se ci riferiamo a periodi di tempo più lunghi, l’aumento di capacità produttiva che deriva
dall’investimento non può più essere trascurato e diventa uno degli aspetti centrali del processo economico. Per tanto si pone a
questo punto per l’analisi economica il problema di analizzare e determinare quali siano le condizioni che garantscano una
crescita dell’economia nella quale il livello della domanda sia tale da portare il sistema ad assicurare la piena utlizzazione della
capacità produttiva che varia nel corso del tempo.

Nel modello di Harrod definiamo con deltaY la variazione del reddito e deltaP la variazione della capacità produttiva; Harrod
vuole determinare a quali condizioni si abbia un’uguaglianza tra deltaY e deltaP. Questo modello mostra che la piena
occupazione della capacità produttiva può essere mantenuta solo a condizione che il reddito aument con costanza,
contnuatvamente ad un certo tasso, ovvero al tasso di crescita garantto. La crescita del reddito comporta una certa quanttà di
investment e il sistema è sottoposto a forze contrastant a causa della rigidità della propensione marginale al consumo. Il
problema principale attorno a cui l’analisi di Harrod ruota è che egli individua quale sia il tasso di crescita garantto, ma in realtà
non esiste nel sistema nessun meccanismo di aggiustamento automatco che port il sistema verso il tasso di crescita garantto .
Se il tasso di crescita reale dovesse allontanarsi dal tasso di crescita garantto, non c’è nessun meccanismo nel sistema che lo
riconduca verso il tasso di crescita garantto. In questo caso si innesca un circolo vizioso che tende ad allontanare sempre di più il
sistema dal tasso di crescita garantto.

La soluzione di equilibrio che consente al reddito di crescere in maniera tale da assicurare il pieno utlizzo di una capacità
produttiva crescente è il tasso di crescita garantto. Il problema principale attorno cui l’analisi di Harrod ruota è quello del Knife
Edge ossia Harrod individua quale sia il tasso di crescita garantito, ma in realtà non esiste nel sistema nessun meccanismo di
aggiustamento automatico che porti il sistema verso il tasso di crescita garantito . Se il tasso di crescita reale dovesse
allontanarsi dal tasso di crescita garantito, non c’è nessun meccanismo nel sistema che lo riconduca verso il tasso di crescita
garantito. In questo caso di innesca un circolo vizioso che tende ad allontanare sempre di più il sistema dal tasso di crescita
garantto.

Se il tasso di crescita effettivo è superiore al tasso di crescita garantto, il reddito cresce di più della capacità produttiva e questo
induce le imprese ad aumentare gli investment che conducono ad un aumento della domanda aggregata che producono
ulteriori aument del tasso di crescita effettivo che tendono ad allontanarlo sempre di più da quello garantto . Viceversa, se il
tasso di crescita effettivo è inferiore a quello garantto, le imprese riducono gli investment e di conseguenza si avrà una
diminuzione della domanda aggregata che porta ad un ulteriore rallentamento del tasso di crescita effettivo. In questa
situazione, il sistema non risponde di nessun meccanismo automatco per tornare all’equilibrio e ciò innesca una spirale di
progressivo rallentamento degli investment e di conseguenza questo porta a situazioni di persistente sottoutlizzo della capacità
produttiva e persistente sotto occupazione dei lavoratori.

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Un aumento della disoccupazione si verifica quando il tasso di crescita effettivo corrisponde a quello garantito ma è inferiore al
tasso di crescita naturale “nairu”, il nairu è dato dal tasso di crescita della produttività e il tasso di crescita della popolazione,
ovvero rappresenta il tasso di crescita massimo potenziale dell’economia, dato dal progresso tecnico e dalla popolazione.

Comunque ci sono tre ipotesi di possibili meccanismi per riequilibrare il sistema:

-l’impostazione neomalthusiana; che sostene che questo meccanismo automatco passa attraverso una variazione del tasso di
crescita della popolazione: se il tasso di crescita effettivo è inferiore a quello garantto si crea una situazione di disoccupazione
persistente e diminuiscono i salari, che porta ad una diminuzione del tasso di crescita della popolazione; se diminuisce il tasso di
crescista della popolazione diminuisce anche il tasso di crescita naturale e questa diminuzione del tasso di crescita naturale
avvicina il livello del tasso garantto a quello naturale.

-l’impostazione kaldoriana; ovvero Kaldor suggerisce un meccanismo che passa attraverso una variazione della propensione
marginale al risparmio generata da una variazione nella distribuzione del reddito. Egli afferma che quando aumenta la
disoccupazione, diminuiscono i salari e quindi si ha una modifica nella distribuzione del reddito a danno dei lavoratori. I capitalist
hanno una propensione al risparmio più alta rispetto ai consumatori e quindi la parte di reddito che non va ai consumatori andrà
ai capitalist e ne consegue che aumenta la propensione marginale media al risparmio della collettività e questo provoca un
aumento del tasso di crescita garantto. Il rapporto tra capitale e reddito resta invariato. Per tanto si avvia un processo di
riaggiustamento che vedrà il tasso di crescita garantto uguale al tasso di crescita naturale.

-l’impostazione neoclassica di Solow. Solow invece individua un meccanismo equilibratore nell’aggiustamento del rapporto tra
capitale e reddito: egli dice che una disoccupazione maggiore, che è conseguente al fatto che il tasso di crescita effettivo e
garantto sono inferiori al tasso naturale, provoca una diminuzione dei salari. Di conseguenza, le imprese sono spinte a adottare
tecniche a maggiore intensità di lavoro, quindi si riduce il rapporto tra capitale e reddito che provoca un aumento del tasso di
crescita garantto.

Quest 3 meccanismi sono stat oggetto di critche; per il primo, è discutbile che nelle condizioni odierne la crescita della
popolazione dipenda dal livello dei salari, infatti la propensione al procreare dipende da altri fattori, non solo dal reddito. La
critca a Kaldor è che non sempre si può verificare un aumento della propensione marginale al risparmio. Mentre la critca a
Solow riguarda il fatto che i beni che compongono il fattore capitale sono eterogenei. Il valore dei fattori del capitale non
possono essere determinat prima che si sia determinata la distribuzione del reddito; quindi la teoria dei marginalist finisce per
impantanarsi in un circolo vizioso, non è possibile conoscere il valore del capitale se non si conosce il rendimento del capitale e
viceversa.

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A partre dagli anni 40 il keynesismo si afferma come teoria predominante; alla fine degli anni 70 si ha invece un importante
spart acque nel pensiero della storia economica in cui si vede la crisi del keynesismo e il ritorno dell’economia marginalista.

-Partendo dall’approccio marginalista nella sua formulazione tradizionale, era stato il paradigma dominante dagli anni ‘80
dell’Ottocento fino alla grande depressione, dopo perse la sua importanza, divenendo sempre meno convincente la sua tesi del
mercato libero in grado di autoregolarsi. La grande depressione portò con sé un cambiamento sulla teoria economica.
L’approccio marginalista nella sua formulazione tradizionale era stato il paradigma dominate fino al 1930 circa, poi perse la sua
posizione.

-Successivamente alla grande depressione, la teoria economica dominante divenne quella della sintesi neoclassica, che era legata
ad un ruolo più attivo dello Stato nell’economia. L’essenza di questo approccio teorico è rappresentata dal modello IS-LM. Il
pensiero economico keynesiano nella sua derivazione della sintesi neoclassica si affermò come pensiero economico dagli anni
40 fino agli anni 60. Questa sintesi è rimasta fino agli anni 70, poi le difficoltà economiche di quel periodo rappresentarono il
contesto nel quale maturò una riscossa del neoliberismo.

L’elemento chiave sul quale ebbe luogo l’attacco decisivo del neoliberismo fu la stagflazione che fu un enorme problema degli
anni 70. Con stagflazione, sì intende la presenza di elevata inflazione ed elevata disoccupazione che le politche economiche
keynesiane non furono in grado di affrontare con efficacia ed essa divenne un enorme problema per l’economia keynesiana,
perché gli economist keynesiani non furono capaci di dare una spiegazione convincente sul piano teorico del verificarsi di questo
fenomeno. Invece i neoliberist furono in grado di fornire una spiegazione più convincente. Dagli anni 80 si afferma il
neoliberismo. Esistono diverse scuole di pensiero riconducibili al neoliberismo.

Hayek fu il capostipite del neoliberismo. Le teorie più important di Hayek sono la teoria dell’ordine spontaneo e la
denazionalizzazione della moneta; in Hayek c’è una dura critca dell’economia pianificata di tpo sovietco e anche una critca nei
confront di qualsiasi forma di intervento statale dell’economia, incluso l’economia di Keynes. Hayek sostene che l’intervento
dello stato nell’economia conduce ad uno squilibro di forze tra lo Stato e il cittadino, si parla di uno squilibrio che potenzialmente
porta ad una situazione di oppressione per la popolazione; quindi, l’intervento dello stato nell’economia deve essere respinto. La
libertà di azione in campo economico è considerata da Hayek l’aspetto principale della libertà dell’individuo in generale. Per
Hayek, un’economia basata su mercat autoregolat genera una crescita economia maggiore rispetto ai mercat in cui lo stato
interviene. L’analisi di Hayek si concentra sui meccanismi di coordinamento delle decisioni dei soggetti economici individuali.
Hayek analizza in che modo il mercato riesce a fornire un coordinamento efficiente alle azioni degli individui isolat. Questo
coordinamento sorge in maniera ottimale se lasciato in maniera spontanea alle forze del mercato. Hayek è noto per la critca
radicale dell’economia pianificata di tpo sovietco: egli sostene che un’economia di mercato è intrinsecamente superiore ad
un’economia pianificata, perché nell’economia di mercato le informazioni necessarie sono trasmesse in forma semplice. Per
tanto, per assicurare il buon funzionamento di un economia di mercato è necessario un volume di informazioni enormemente
inferiore a quelle necessarie per assicurare il buon funzionamento di un economia pianificata. Egli dice anche che una volta che il
mercato viene abolito e viene abolito il sistema dei prezzi di mercato, la quanttà di informazione di cui il pianificatore centrale
necessiterebbe per giungere ad una allocazione razionale è molto bassa rispetto alle molte informazioni che servirebbero
nell’economia pianificata, le quali non sono disponibili. Hayek dice che nel sistema della pianificazione centralizzata non esiste il
calcolo economico, nel senso che non esiste un sistema di prezzi in grado di esprimere le forze della domanda e dell’offerta degli
attori present sul mercato. Il pianificatore centrale, quindi non dispone di alcuna informazione per sapere e valutare quali beni
sono prodotti in quanttà eccessiva rispetto alla domanda e quali sono prodotti in quanttà limitate. Il pianificatore, quindi non ha
alcuno strumento per giungere ad una decisione razionale su come allocare le risorse. I pianificatori potevano prendere delle

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decisioni tecniche ma non economiche. Secondo Hayek, il problema dell’impossibilità di disporre di tutta la conoscenza
necessaria per prendere decisioni su come allocare in maniera razionale le risorse disponibili rendeva impossibile il controllo
delle economie. I pianificatori centrali non sarebbero mai riuscit ad avere le informazioni sufficient per prendere le loro
decisioni. Era quindi di gran lunga preferibile il sistema dei prezzi di mercato e Hayek sottolinea il ruolo centrale che svolgono i
prezzi nell’assicurare il buon funzionamento nell’economia di mercato. Il ruolo dei prezzi di mercato serve per comunicare
informazioni rilevant, che orientano e informano le decisioni degli agent economici.

Nella teoria dell’ordine spontaneo, egli sostene che l’ordine è generato dalle interazioni degli individui; si tratta di individui che
sono mossi solo dallo spirito utlitaristco e acquisitvo. Un sistema basato sui mercat autoregolat è il sistema che consente la
piena realizzazione della libertà dell’individuo. La vera libertà si realizza se si consente al mercato di coordinare spontaneamente
l’azione di una miriade di individui isolat. Al contrario, la presenza di enttà sovraordinate e la loro azione nel nome di ideali
astratti costtuisce la via verso la schiavitù. Il vero motore della società secondo Hayek è la competzione e l’interazione di
individui atomistci mossi dall’acquisizione di un profitto, che entrano appunto in competzione tra di loro; da questa interazione
si raggiunge un’armonia e un equilibrio all’interno della società, si arriva quindi all’allocazione ottimale delle risorse ad un sistema
che massimizza la crescita.

Una critca di tpo Keynesiano è che in realtà in Hayek non c’è alcuna ragione che il risultato di questa miriade di azioni individuali
non sia un equilibrio di sotto occupazione. Secondo i keynesiani, quindi non c’è ragione di non aspettarsi una grande instabilità
delle aspettatve in un contesto nel quale i mercat si autoregolano senza nessuna influenza dall’esterno.

Una seconda teoria avanzata da Hayek è quella della denazionalizzazione della moneta: Hayek è fautore della proposta di
togliere allo stato il monopolio dell’emissione della moneta ed è favorevole allo sviluppo della moneta privata e anche alla
concorrenza tra le monete private. Secondo Hayek, il potere di emissione della moneta attribuita allo Stato è pericoloso, in
quanto lo Stato avendo il potere di emettere moneta potrebbe attuare una politca monetaria che generi inflazione; quindi,
l’inflazione porta ad una svalutazione delle ricchezze private. Hayek afferma quindi che se lo stato emette moneta può
appropriarsi delle ricchezze private. Di fronte a questo pericolo dello Stato, un primo rimedio potrebbe essere l’indipendenza
della banca centrale rispetto al Governo. Ma Hayek propone un altro rimedio che consiste nell’eliminazione de monopolio statale
dell’emissione della moneta per eliminare completamente l’inflazione. Egli propone e supporta la nascita di monete private in
competzione fra loro, in quanto in questo modo si avvia un processo di selezione tra le varie monete e il mercato lasciato libero
di funzionare conduce all’eliminazione delle monete peggiori. L’esigenza di una moneta con potere illimitato è per Hayek un falso
problema in quanto i creditori vengono danneggiat dall’ancoraggio alla moneta legale nei casi di inflazione. Mentre se ci fossero
solo monete private, sarebbero le part contraent di una transazione economica a poter scegliere di comune accordo in quale
moneta denominare la loro transazione e quindi in quale moneta saldare la transazione in oggetto.

Questa proposta è stata oggetto di critche da parte degli economist keynesiani. Il valore della moneta è determinato
principalmente dalle oscillazioni della domanda di moneta con scopo speculatvo e queste oscillazioni determinate dall’instabilità
delle aspettatve possono essere molto violente; per cui le instabilità delle aspettatve possono generare una forte instabilità di
queste monete private che propone Hayek. L’instabilità delle aspettatve potrebbe portare al fallimento di molt operatori che
emettono monete private, con la conseguenza di accrescere l’instabilità del sistema in generale. Questo sistema della moneta
privata rischia di essere un elemento che accresce le instabilità delle aspettatve e rischia quindi di frenare la crescita economica.

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Il monetarismo è stata una scuola di pensiero molto influente, questa scuola diventa importante dalla fine degli anni 70 inizio
anni 80, in seguito alla crisi keynesiana. La crisi di Keynes è dovuta dall’incapacità delle teorie di Keynes di dare una risposta al
problema della stagflazione che era esploso negli anni 70 in seguito alle crisi petrolifere. Il monetarismo presenta un’analisi più
raffinata. Il fondatore di questa scuola di pensiero è Friedman.

Per Friedman esiste uno stato naturale dell’economia che prende il nome di equilibrio economico generale. In questa situazione
di equilibrio naturale, tutti i mercat sono in equilibrio e tutte le variabili del sistema si trovano in equilibrio al loro livello naturale.
Anche il mercato del lavoro è in equilibrio e per tanto l’occupazione si trova al suo livello naturale, inoltre siamo in concorrenza
perfetta. Le scelte sono del tutto indipendent dai prezzi assolut, dal livello generale dei prezzi e da ciò che accade nel mercato
della moneta. Friedman afferma che se l’economia si dovesse allontanare dalla situazione di equilibrio naturale, necessariamente
tenderebbe a ritornarci; egli introduce due nuovi concetti rispetto all’equilibrio economico generale.

Ossia la prima novità è la nozione di tasso naturale di disoccupazione. Per Friedman, nel mercato del lavoro si raggiunge la
situazione di equilibrio, non quando c’è un’assenza locale di disoccupazione, ma quando il livello della disoccupazione
corrisponde al tasso naturale di disoccupazione. È quel tasso in corrispondenza del quale si ha un’eguaglianza tra domanda e
offerta di lavoro (non si ha quindi né eccesso di domanda né eccesso di offerta quindi non ci sono pressioni sul livello salariale).
La situazione nella quale si verifica un’uguaglianza nell’offerta e domanda di lavoro, si verifica in presenza di una parte di
disoccupat che Friedman definisce come tasso naturale di disoccupazione (livello fisiologico di disoccupazione, è impossibile che
non ci sia). Va rilevato che questa condizione di stabilità del salario reale in una posizione di equilibrio, non implica una stabilità
dei prezzi o del salario nominale, perché un medesimo salario reale può essere dato da molteplici valori del salario nominale e
dal livello dei prezzi. Questo livello naturale della disoccupazione è appunto una disoccupazione di tpo frizionale o strutturale. In
questa analisi esiste un’unica posizione di equilibrio sul mercato del lavoro che è compatbile con un qualsiasi livello dei prezzi
assolut e quindi dei salari monetari.

La seconda novità che propone Friedman è l’introduzione alle aspettative nell’analisi economica: la macroeconomia monetarista
è la prima macroeconomia a considerare le aspettatve e soprattutto le aspettatve di inflazione. Egli è il primo economista a
introdurre il ruolo delle aspettatve nello studio della stagflazione: questo consente lui di fornire una spiegazione e un’analisi più
esaustva del fenomeno della stagflazione. Per tanto Friedman riesce ad individuare una pecca nella teoria keynesiana. Per
Friedman le aspettatve hanno un ruolo fondamentale nella spiegazione degli scostament dell’economia dalla posizione di
equilibrio naturale. L’equilibrio naturale corrisponde al tasso naturale di disoccupazione e corrispondente anche a quello stato
dell’economia in cui le aspettatve di tutti i soggetti possono realizzare. Ossia egli sostene che occorre tenere ben distnte le
grandezze economiche effettive dalle grandezze economiche attese. Nel breve periodo le grandezze economiche effettive e
attese possono divergere. In partcolare, se i soggetti si aspettano un livello dei prezzi più elevato di quello che in realtà si verifica,
avremo una contrazione dell’attività economica e per tanto un tasso di disoccupazione più alto rispetto al tasso naturale; se
invece i soggetti si aspettano un tasso di inflazione inferiore rispetto a quello naturale allora avremo un’espansione dell'attività
economica e quindi un tasso di disoccupazione inferiore al tasso naturale. In altre parole, la produzione e l’occupazione si
discostano dai loro tassi naturali solo se le aspettatve non sono veritere alla situazione attuale, ma questo spostamento tra le
aspettatve attese ed effettive reali si può verificare solo nel breve periodo.

Friedman dà una definizione di breve periodo diversa da Keynes; per Keynes il breve periodo viene definito come quell’orizzonte
temporale con riferimento al quale si considera data la capacità produttiva. Friedman invece dà una definizione differente di
breve periodo, in quanto l’elemento su cui si concentra è diverso; per lui, il breve periodo è il periodo in corrispondenza del quale
non c’è uguaglianza tra grandezze attese e grandezze effettive. Mentre il lungo periodo è quel lasso temporale in cui vi è

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l’uguaglianza tra grandezze attese e grandezze effettive. Nel lungo periodo per definizione le aspettatve sono realizzate, ciò
perché i soggetti economici sono esseri razionali e cercano di formulare meglio le loro aspettatve.

Friedman introduce una differenza tra la curva di Phillips di breve e di lungo periodo. Per Friedman questa relazione inversa tra
tasso di inflazione e tasso di disoccupazione esiste solo nel breve periodo, nel lungo periodo non esiste perché il tasso di
disoccupazione corrisponde al tasso naturale di disoccupazione. Friedman introduce qui le aspettatve e distngue il
comportamento delle imprese da quelle dei consumatori.

Egli formula l’ipotesi dell’offerta, ovvero che, in seguito all’aumento della domanda aggregata, i prezzi dei prodotti siano cresciut
di più rispetto ai salari, quindi si ha un incremento maggiore dei prezzi nominali rispetto ai salari nominali. Il salario reale, quindi
è diminuito perché i prezzi aumentano di più rispetto ai salari nominali; per tanto, difronte alla diminuzione dei salari reali, le
imprese saranno indotte ad aumentare la loro domanda di lavoro. Dall’altra parte i lavoratori percepiscono solo l’aumento del
loro salario monetario e non si accorgono immediatamente che è aumentato anche il livello generale dei prezzi; quando si
verifica l’aumento generale dei salari, i lavoratori si aspettano il medesimo livello dei prezzi di prima. Per tanto il salario reale è
diminuito nella percezione delle imprese e aumentato nella percezione dei lavoratori, per cui in questa fase, come conseguenza
di queste diverse percezioni, aumentano sia l’occupazione che la produzione e diminuisce la disoccupazione. Il tasso di
disoccupazione si sposta su un livello inferiore rispetto al tasso naturale. Tuttavia, questo spostamento del tasso di
disoccupazione ad un livello più basso rispetto a quello nature, è una conseguenza di una asimmetria nella percezione. Il governo
riesce a far diminuire la disoccupazione al di sotto del tasso naturale solo perché i lavoratori sbagliano a valutare le aspettatve
sull’inflazione futura. La diminuzione del tasso di disoccupazione, dice Friedman, è solamente un fenomeno temporaneo. Infatti,
i lavoratori correggeranno prima o poi le loro aspettatve e riusciranno a adeguare le loro aspettatve dell’inflazione futura
all’inflazione reale. Ma in corrispondenza ad un ritorno dei salari reali, le imprese diminuiranno la loro domanda di lavoro e
questo processo di riaggiustamento proseguirà fino a quando non si avrà una nuova posizione di equilibrio. L’unico risultato
permanente di questa politca monetaria espansiva è l’aumento dell’inflazione, ossia il livello generale dei prezzi.

Il punto fondamentale messo in luce da Friedman riguarda la base informatva degli individui in una economia moderna. Succede
che, se le variazioni dei prezzi monetari sono improvvise e inattese, i soggetti non sono più in grado nel breve periodo di calcolare
correttamente i prezzi relatvi e di conseguenza sono indotti a compiere delle scelte sbagliate. Per Friedman, l’ipotesi di
informazione perfetta non vale nel breve periodo.

Questa considerazione di Friedman lo induce a effettuare una importante proposizione riguardo alla neutralità della moneta.
Una delle innovazioni principali introdotte da Keynes nella storia del pensiero economico è quella della non neutralità della
moneta. Friedman invece, sostene che la moneta è neutrale solo nel lungo periodo. La moneta riesce a non essere neutrale nel
breve periodo quando si verificano delle variazioni inattese della domanda aggregata e dei prezzi monetari. La critca principale
di Friedman ha per oggetto la curva di Phillips, in quanto la relazione inversa tra tasso di disoccupazione e tasso di inflazione è
solo una relazione di breve periodo. In corrispondenza di questo equilibrio di lungo periodo la curva di Phillips assume la forma di
una retta vertcale, che può associarsi ad una varietà infinita di tassi di inflazione diversi.

Una prima critica alla teoria di Friedman accusa il fatto che, Friedman dice che nella situazione di equilibrio la disoccupazione è
pari al tasso naturale; l’affermazione di Friedman secondo la quale non è possibile ridurre la disoccupazione al di sotto del tasso
naturale, si riduce alla proposizione secondo la quale non sarebbe possibile aumentare la piena occupazione, che è simile alla
proposizione di Keynes. Per tanto la vera differenza tra Keynes e Friedman riguarda il concetto keynesiano di disoccupazione
involontaria. L’idea di Friedman è che in realtà la disoccupazione involontaria non esiste in quanto la disoccupazione è sempre
volontaria; mentre per Keynes, in corrispondenza di una situazione di equilibrio di sotto occupazione, si ha uno stock consistente
di disoccupat involontari. Per Friedman la disoccupazione dipende unicamente dal fatto che i lavoratori non sono dispost ad
accettare una diminuzione del loro salario ed è per tanto una disoccupazione volontaria. Nell’analisi di Keynes, le aspettatve
sono considerate esogene e non le utlizza per spiegare la stagflazione. La stagflazione, secondo Friedman, è stata fatta dai
governi che hanno cercato di forzare una diminuzione del tasso di disoccupazione al di sotto del tasso naturale.

Friedman ridefinisce il concetto di domanda di moneta secondo vari concetti: quello della sintesi neoclassica, quello di Keynes e
il concetto di domanda di moneta della teoria quanttatva.

-Secondo la teoria di moneta quanttatva, per i marginalist la domanda di moneta è esclusivamente funzione del reddito; per i
marginalist è fondamentalmente un mezzo di pagamento e considerano la domanda di moneta solo per scopo transattivo

-Per Keynes, si ha la differenza tra la domanda transattiva e la domanda speculatva: la domanda di moneta per scopo transattivo
è funzione del reddito e la domanda speculatva è funzione del tasso di interesse e delle aspettatve.

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-Nell’analisi della sintesi neoclassica, riesce a presentare la funzione della preferenza per la liquidità come una funzione stabile
del tasso di interesse, perché il tpo di domanda di moneta che la sintesi neoclassica considera è la domanda di moneta tpica di
un gestore di portafoglio che diversifica la sua ricchezza in una pluralità di attività finanziarie. Friedman considera anche lui la
domanda di moneta come una scelta di portafoglio tra varie attività, in questo modo similmente alla sintesi neoclassica,
considera una funzione stabile della domanda di moneta del saggio di interesse. Inoltre la gamma delle attività rispetto alle quali
la moneta può sosttuirsi non è limitata alle attività finanziarie, ma comprende anche le attività reali e il capitale umano. Ciò
riduce l’elastcità della moneta al tasso di interesse.

Per Friedman la politca monetaria e fiscale può essere efficace nel breve periodo ma non nel lungo perché l’effetto è solo quello
di un aumento del livello generale dei prezzi. Tuttavia, Friedman è fortemente critco sull’uso della politca monetaria e fiscale,
anche ai fini di manovre di politca di breve periodo. Secondo lui, infatti, gli stessi effetti di breve periodo di una politca
macroeconomica espansiva sono incert e possono risultare negatvi; questo perché gli intervent di politca economica sono
soggetti a tre tpi di ritardi e incertezze:

1) valutazione della situazione su cui intervenire: le autorità economiche possono sbagliare la valutazione della politca
economica con cui intervenire;

2) con la valutazione giusta non è detto che segua lo strumento corretto di politca economica da attuare; 3) se l’analisi della
situazione è corretta e la scelta dello strumento di politca economica è giusto ci possono essere ritardi nell’attuazione
dell’intervento che possono compromettere l’efficacia dell’intervento stesso.

Il tpo di politca economica che Friedman raccomanda ai governi è una politca economica che assicuri una crescita stabile
dell’offerta di moneta, la banca centrale deve controllare l’offerta di moneta e non il tasso di interesse. Per realizzare uno
sviluppo non inflazionistco le autorità devono far crescere l’offerta di moneta ad un tasso prestabilito e stabile, si ha quindi il
controllo della quanttà della moneta. Per Friedman, l’inflazione è sempre causata da un eccesso di domanda aggregata
nell’economia che è sempre determinato da una crescita eccessiva dell’offerta di moneta. Tuttavia, dato il tasso di crescita
dell’offerta di moneta, il tasso di variazione dei salari non ha effetti sull’inflazione. Se il salario nominale cresce di più della
domanda nominale, l’aumento del salario reale che ne consegue ha l’effetto di far aumentare la disoccupazione. Se i sindacat
utlizzano la loro forza per imporre un livello del saggio del salario superiore a quello dell’equilibrio naturale, determinano un
aumento della disoccupazione e uno dei meccanismi attraverso i quali aumenta la disoccupazione è il fallimento delle imprese
che hanno concesso un aumento del salario superiore alla loro produttività marginale del lavoro; per tanto, in assenza di
creazione di nuova moneta da parte della banca centrale, gli aument dei salari non possono tradursi in un aumento dei prezzi e
le imprese meno efficient vanno fuori dal mercato.

L’obiettivo della politca economica deve essere quello di assicurare il controllo della quanttà di moneta ossia assicurare una
crescita stabile dell’offerta di moneta. Questa proposizione pone il problema di che cosa sia la moneta, infatti esistono diversi
aggregat monetari e per tanto nell’economia reale non esiste un unico aggregato monetario. Esiste un elevato grado di
sosttuibilità di queste attività avent un carattere monetario e ci si pone il problema di quale sia l’aggregato monetario da
controllare. Friedman ha cercato di rispondere a questo problema proponendo di controllare l’aggregato che ha la serie storica
più strettamente correlata all’andamento del reddito nominale. Lui non dice a priori qual è l’aggregato migliore da controllare,
ma dice di calcolare il coefficiente di correlazione tra la crescita del reddito nominale e la crescita dei vari aggregat monetari.
Queste politche monetariste, orientate a controllare un aggregato monetario, hanno avuto due conseguenze negatve:

-hanno provocato una forte volatlità dei tassi di interesse

-il tentatvo di mettere sotto controllo un aggregato monetario ha stmolato l’innovazione finanziaria da parte degli intermediari,
quindi pretendere di controllare gli aggregat monetari era irrealizzabile perché la stessa offerta di moneta aveva un forte
carattere endogeno.

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Il padre fondatore delle aspettative razionali è l’economista Robert Lucas; la scuola delle aspettatve razionali rispetto al
monetarismo si differenzia dall’ipotesi sulle aspettatve. Friedman sostene che i soggetti economici formulano le loro aspettatve
sui valori futuri delle variabili, proiettando nel futuro quelli che sono stat gli andament passat di queste variabili
macroeconomiche.

Lucas adotta un’ipotesi diversa, parla di ipotesi di aspettatve razionali: anche egli assume che i soggetti dispongano almeno nel
breve periodo di informazioni limitate e imperfette. Inoltre, i soggetti hanno un uso ottimale dell’informazione limitata di cui
dispongono. Gli individui utlizzano, nel processo decisionale, non solo le informazioni relatve agli event passat ma anche le
informazioni relatve alla struttura dell’economia e agli event futuri. I soggetti conoscono la teoria economica rilevante, la usano
per formulare aspettatve e questo rende endogene le aspettatve. Lucas riesce a rendere le aspettatve ancora più endogene
rispetto a quello che diceva Friedman. Lucas fa derivare due implicazioni molto important:

- l’inefficacia della politica economica; per Lucas, le politche economiche di gestone della domanda sono inefficaci non solo nel
lungo periodo ma anche nel breve periodo. Per Lucas gli attori economici conoscono la teoria economica e la utlizzano per
prendere decisioni e quindi, visto che conoscono la teoria economica, il governo non riesce ad ingannarli perché nel prendere le
loro decisioni gli individui filtrano gli effetti e le implicazioni delle azioni dei governi. Se per esempio il governo aumenta la spesa
pubblica per creare nuova occupazione, succede che in realtà i soggetti economici reagiscono riducendo i loro consumi privat.
L’aumento della domanda privata indotto dall’aumento della spesa pubblica autonoma è controbilanciato da una diminuzione dei
consumi delle famiglie perché le famiglie incominciano sin da subito ad accantonare i propri risparmi con i quali sanno che
dovranno pagare le imposte che saranno stabilite per fare fronte agli oneri del debito pubblico con il quale viene finanziato
l’aumento della spesa pubblica in disavanzo. Gli individui utlizzando la teoria economica, ridurranno i loro consumi per pagare gli
interessi sull’accresciuto stock della spesa pubblica in disavanzo e l’effetto netto di questa manovra è nullo.

In un contesto di aspettatve razionali, la curva di Phillips risulta vertcale non solo nel lungo periodo ma anche nel breve periodo.
Per tanto l’unico tpo di politca economica ammessa dai teorici delle aspettatve razionali, è quello che viene definito con il nome
di riforme strutturali. Si tratta di politche dal lato dell’offerta che servono a ridurre i vincoli e le limitazioni al buon
funzionamento dei mercat. Tra queste riforme rientra una diminuzione della pressione fiscale, dato che l’aumento del reddito al
netto delle imposte si accompagna in equilibrio ad un aumento del sacrificio lavoratvo che i soggetti economici sono dispost a
compiere, riducendo la pressione fiscale i lavoratori accetta di lavorare di più.

- poi c’è la critica di Lucas, che pone in evidenza un limite dei modelli econometrici utlizzat per prendere le decisioni; lo scopo
dei modelli è di stmare antcipatamente gli effetti di politche economiche alternatve e fornire un criterio guida per queste
scelte. I modelli sono costruit sull’ipotesi che i comportament dei soggetti non cambino al variare delle regole di politca
economica. In quest modelli si suppone che il comportamento dei soggetti riguardo al consumo, sia adeguatamente descritto da
una tradizionale funzione del consumo che esprime il consumo quale funzione del reddito corrente (la propensione marginale al
consumo è ritenuta fissa). Tuttavia, poiché questo parametro è fisso, la funzione del consumo utlizzata in quest modelli non
specifica se e come le decisioni riguardo al consumo prese dai soggetti siano influenzate dal fatto che i soggetti osservino o non
osservino che l’aumento del loro reddito corrente è dovuto ad una diminuzione delle imposte attuata dal governo in maniera
stabile oppure ad una riduzione delle imposte decise per un tempo limitato. Lucas sostene che è ragionevole attendersi che
l’aumento del reddito corrente avrà degli effetti diversi sul consumo. Tuttavia, di quest aspetti, i modelli econometrici utlizzat
dalle autorità non vengono tenut in considerazione ed è evidente che l’ipotesi che il comportamento dei soggetti non vari al
variare delle regole di politca economica, è in contraddizione con l’ipotesi di aspettatve razionali in base alla quale i soggetti
usano tutte le informazioni di cui dispongono per prendere le loro decisioni.

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Sono state mosse due critche sulla scuola di pensiero delle aspettatve razionali:

-prima critca è che i modelli che si fondano sull’ipotesi di aspettatve razionali sono in realtà dei modelli di lungo periodo, in
quanto ai soggetti è necessario un apprendimento molto lungo per arrivare a formulare delle aspettatve corrette e quindi
razionali.

-La seconda critca è che è impossibile anche nel lungo periodo, ottenere la conoscenza necessaria per formulare aspettatve
razionali in quanto occorre: sia che tutti i soggetti riescano a conoscere il modello vero di funzionamento dell’economia, ma
anche ammettendo che tutti i soggetti riuscissero a formulare correttamente le aspettatve, per prendere le loro decisioni, quest
soggetti dovrebbero prevedere anche le previsioni che altri soggetti formuleranno sulle variabili economiche endogene ed
esogene. Ossia i soggetti anche padroneggiando in maniera corretta la teoria economica marginalista dovrebbero essere in grado
di stmare l’opinione media degli altri soggetti. Questa cosa è impossibile in un’economia di mercato nella quale le decisioni sono
prese in maniera decentralizzata; in un sistema nel quale le decisioni vengono prese in maniera distribuita non ci può essere un
consenso universale sulle previsioni che tutti i soggetti fanno su event esogeni imprevedibili. Uno degli stessi postulat principali
di Lucas è il carattere imperfetto della stessa informazione, quindi gli individui, anche utlizzando la teoria economica corretta,
non sono in grado di fare delle previsioni esatte sulle previsioni formulate sugli altri soggetti e questo rende impossibile
formulare aspettatve pienamente razionali.

L’ordoliberalismo è una scuola di pensiero che nasce e si sviluppa in Germania, negli anni 30; ha goduto di una grande attenzione
e popolarità in quanto si reputa che questa scuola di pensiero influenzi molto la politca economica della Germania attuale e
abbia esercitato una forte influenza anche sulle politche economiche dell’unione europea e sugli stessi trattat europei. Il
fondatore è Eucken. Il significato di questa scuola di pensiero è un ordinamento legale, orientato alla costruzione di uno stato
liberale forte che garantsca la proprietà privata e il mercato, che assicuri l’uguaglianza delle opportunità ai cittadini. Questa
scuola di pensiero è importante perché è diventata la scuola di pensiero che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha
maggiormente influenzato l’attuale partto di governo in Germania.

Per quanto riguarda il ruolo delle istituzioni, nella sua analisi, Eucken distngue tra l’ambito del processo economico che
concerne attività quali la produzione e gli scambi, dall’ambito dell’ordinamento economico. Questo ordinamento economico è
stabilito dalle isttuzioni giuridiche, politche e culturali che assicurano e indirizzano il funzionamento del processo economico.

L’ordoliberismo è l’ordine sovrimposto dallo Stato ad assicurare il buon funzionamento dell’economia di mercato. Secondo lui, il
buon funzionamento dell’economia di mercato necessita della costruzione da parte dello Stato di isttuzioni fort che devono
assicurare la concorrenza all’interno del mercato e il buon funzionamento del mercato. L’idea di Eucken è che il mercato può ben
funzionare solo se sostenuto da isttuzioni fort e autorevoli, che vengono create non dall’interazione spontanea dei soggetti, ma
da qualcosa estero al mercato stesso, quindi dallo Stato. Il buon funzionamento del mercato è qualcosa che viene prodotto
spontaneamente dalle transazioni dei soggetti economici, le isttuzioni devono preesistere al funzionamento del mercato e alle
transazioni del mercato. L’ordoliberalismo si oppone alla tesi di Hayek dell’ordine spontaneo, secondo cui il buon funzionamento
dell’economia di mercato è assicurato spontaneamente dall’interazione di una miriade di decisioni autonome di individui isolat.
Nel campo della teoria economica l’ordoliberalismo ha molt element in comune con l’analisi marginalista. In questo contesto, le
regole che lo stato impone, devono assicurare il buon funzionamento del mercato e le interazioni spontanee prese dagli individui
isolat non portano alla creazione di mercat ben funzionant ma portano al monopolio.

L’ordoliberalismo ispira l’economia sociale di mercato, alla cui base c’è il principio della codeterminazione. Sia in Italia che in
Francia l’organismo di controllo di un’impresa è il consiglio di amministrazione. In Germania sono due consigli: consiglio di
gestone e consiglio di sorveglianza.

In Italia l’assemblea degli azionist elegge il consiglio di amministrazione. In Germania l’assemblea degli azionist elegge il
consiglio di sorveglianza che a sua volta elegge il consiglio di gestone. Nel consiglio di sorveglianza vengono rappresentat anche
gli stakeholders ed è prevista una rappresentanza dei lavoratori e dei sindacat. Questo è il principio di coodeterminazione.

L’ordoliberalismo presenta anche molt element in comune con la teoria marginalista. Per esempio, gli ordoliberalist accettano la
teoria dell’interesse dei marginalist, ovvero che il tasso di interesse è il prezzo del capitale che si determina sul mercato
dell’allocazione del fattore capitale.

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In generale, la principale minaccia per il buon funzionamento dell’economia è rappresentata dal pericolo dell’inflazione e anche il
monopolio. Per gli ordoliberali l’inflazione dipende dall’offerta di moneta; una politca monetaria espansiva genera inflazione e
quindi va evitata, C’è una forte affinità tra ordoliberalismo e marginalismo.

Eucken si concentra sulle “politiche per la piena occupazione”, che includono una varietà di strument di politca fiscale e
monetaria espansiva, ma anche controllo amministratvo dei prezzi. Secondo lui è importante il controllo amministratvo dei
prezzi e dei salari perché queste politche espansive generano inflazione e quindi per restare in condizioni di piena occupazione
(e al tempo stesso non avere inflazione), bisogna imporre un controllo per via amministratva dei prezzi e dei salari; ma così
facendo alterano il corretto funzionamento del mercato perché, il controllo amministratvo dei prezzi e dei salari snatura il ruolo
dei prezzi e dei salari nella economia di mercato e quindi rischia di creare delle inefficienze allocatve e limitare la libertà
dell’individuo. Se lo Stato introducesse il controllo amministratvo dei prezzi, rischierebbe di produrre una pianificazione
dell’economia. Anche una gestone pianificata dell’economia è parte di una politca per la piena occupazione.

Eucken muove due critche alle politche per la piena occupazione:

- alterano il funzionamento dei prezzi quale meccanismo per l’allocazione ottimale delle risorse; Eucken è a favore di prezzi e
salari flessibili mentre le politche per la piena occupazione irrigidiscono i prezzi verso l’altro; Euken critca questa rigidità.

- rischiano di condurre alla pianificazione centralizzata e quindi di essere lesive della libertà dell’individuo. Eucken afferma che la
cosa importante è che lo stato riesca a dare vita ad isttuzioni fort e autorevoli che riescano ad assicurare il buon funzionamento
del mercato; se lo Stato riesce a fare ciò, questo eliminerà le fluttuazioni dell’economia. Se sono già le isttuzioni fort ad
eliminare i cicli economici, non si ha bisogno delle politche fiscali keynesiane antcicliche. Per Eucken lo Stato deve fissare le
regole entro cui i soggetti economici svolgono le attività, ma lo Stato non deve diventare esso stesso uno di quest soggetti. Se lo
fa, possono ricomparire i problemi di alterazione dei prezzi e si arriva ad una gestone pianificata dell’economia.

Da ciò deriva una forte discrezionalità nell’adottare politche espansive. L’unica accezione può presentarsi nelle depressioni più
profonde: possono verificarsi situazioni in cui lo shock esogeno è talmente traumatco che neanche le isttuzioni possono salvare
l’economia da una crisi; in queste situazioni, Eucken è favorevole a politche fiscali espansive. Dopo la Seconda Guerra Mondiale,
il keynesismo diventa la teoria dominante in tutto il mondo. In questo contesto, l’adozione in Germania di una politca economica
ispirata all’ordoliberalismo, pone la Germania nella condizione di attuare delle politche neo-mercantliste che le consentono una
elevata crescita economica, sfruttando il keynesismo negli altri Stat. Gli altri paesi adottano politche economiche keynesiane
basate su politche della domanda espansiva e una parte dell’incremento della domanda dovuto a politche monetarie espansive
si scarica in un aumento delle importazioni; un aumento delle importazioni per gli Stat Unit si traduce in un aumento delle
esportazioni per la Germania in quanttà notevole. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le classi dirigent tedesche affermano che
se i tedeschi riescono a costruire le isttuzioni fort dell’ordoliberalismo, ciò consentrà loro di posizionarsi nella condizione
migliore per sfruttare il keynesismo degli altri. In quanto, ciò consente all’economia tedesca di crescere molto senza applicare
politche espansive.

Negli anni più recent, si è assistto ad un avvicinamento ulteriore tra l’ordoliberalismo e le teorie economiche neoliberiste. Da
questa fusione sono scaturite le linee guide di fondo della politca economica dell’unione europea dopo la creazione dell’euro; i
trattat europei hanno comportato una scelta a favore di un sistema di regole fisse che hanno fortemente ridotto i margini di
flessibilità per le politche economiche degli stat aderent. Si è seguita una politca fiscale molto restrittiva solo in parte
temperata da una politca monetaria espansiva dalla BCE.

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La teoria dei mercati finanziari efficienti. Questa è una scuola di pensiero il cui capostpite è l’economista Eugene Fama. L’idea di
fondo di questa scuola di pensiero è che i prezzi delle azioni finanziarie rispecchino i loro sottostant valori reali. Si assume una
situazione di concorrenza e informazione perfetta e da ciò vige una situazione di rischio calcolabile probabilistcamente. I prezzi
delle attività finanziarie rispecchiano quindi la sottostante situazione dell’economia reale. Fama sostene che un mercato in cui i
prezzi riflettono sempre le informazioni disponibili è detto efficiente. Con il termine efficiente si intende che il mercato funziona
in maniera tale da consentre di ottenere un bene o un servizio al minor prezzo possibile; secondo Fama il termine efficiente
viene utlizzato come riferimento al legame tra il prezzo di un’attività finanziaria e il suo relatvo prezzo reale. Questa teoria
assume che sui mercat finanziari viga una situazione di rischio calcolabile probabilistcamente. Gli scostament delle quotazioni
di Borsa dal sottostante valore reale hanno un carattere casuale. Sia la situazione di rischio che di incertezza si riferiscono ad
event futuri che non si sono ancora verificat; una situazione di rischio si riferisce ad event futuri la cui evenienza è calcolabile
probabilistcamente (es. tro un dado) mentre una situazione di incertezza si riferisce ad event futuri il cui verificarsi non è
calcolabile probabilistcamente (es. quale sarà il prezzo del petrolio fra tre anni). L’incertezza ha un ruolo importante nell’analisi
di Keynes, perché l’instabilità delle funzioni per la preferenza della liquidità e l’efficienza marginale del capitale dipendono dal
fatto che gli operatori che prendono le decisioni rilevant per quest due mercat, formulano le loro valutazioni con riferimento ad
accadiment futuri per i quali vige una situazione di incertezza (non sono calcolabili probabilistcamente). Le teorie economiche
che rappresentano la domanda di moneta quale funzione stabile del tasso di interesse, fanno riferimento ad un mondo nel quale
gli agent economici agiscono in situazioni di rischio calcolabili probabilistcamente, e qui si muove la teoria dei mercat finanziari
efficient. Se queste assunzioni sono corrette, Fama dice che i prezzi delle attività finanziarie rispecchiano la sottostante
situazione dell’economia reale e gli scostament delle quotazioni di Borsa dal sottostante valore reale hanno un carattere casuale.
Da ciò ne consegue che le bolle speculatve sono impossibili e i mercat finanziari devono essere lasciat liberi di autoregolarsi. Se
non sono possibili bolle speculatve non ha senso regolare i mercat finanziari anzi un intervento di autorità finanziarie ha l’effetto
di compromettere l’efficiente funzionamento dei mercat finanziari.

Negli anni precedent alla crisi finanziaria del 2008, l’allora presidente della Banca Centrale Americana decise di non intervenire a
frenare quella che invece a giudizio di alcuni economist si configurava come una bolla speculatva molto pericolosa per la
stabilità del sistema finanziario. Egli lasciò gonfiare la bolla speculatva dei mutui e giustfica questa decisione di non intervento,
dicendo che in presenza di mercat finanziari efficient i prezzi sono determinat dalle condizioni sottostant e in ogni caso i
responsabili della politca monetaria non dispongono di informazioni migliori di quelle degli operatori di mercato che per tanto le
autorità di vigilanza non sono in grado di valutare l’andamento del mercato Borsistco meglio degli operatori di mercato. Per cui,
la presenza o meno di una bolla speculatva può essere valutata solamente ex-post e questa teoria dei mercat finanziari efficient
ha avuto un’influenza forte sul comportamento delle autorità di politca monetaria dagli anni 90 fino al 2008. Questa teoria porta
alle stesse conclusioni del monetarismo e le rafforza per quanto riguarda l’inutlità di imporre vincoli regolamentari al
funzionamento delle isttuzioni finanziarie. Questa teoria basandosi sull’ipotesi che i mercat finanziari fossero intrinsecamente
efficient, ha indotto le pubbliche autorità a non intervenire e regolamentare le nuove forme della finanza. Già negli anni 80,
alcuni studiosi avevano lanciato dei campanelli d’allarme nel senso che alcune ricerche empiriche avevano evidenziato che il
corso delle azioni in Borsa evidenziavano una volatlità eccessiva rispetto a quanto previsto dai modelli basat sulla teoria dei
mercat finanziari efficient. Per tanto, questa eccessiva volatlità delle azioni in borsa evidenziava che non necessariamente il
corso delle azioni rifletteva il loro sottostante valore reale ma che in realtà sul corso delle azioni intervenivano anche altri fattori
legat alla psicologia di massa.

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Una visione diversa del funzionamento dei mercat finanziari è stata proposta da Minsky; egli è stato isolato dalla professione
degli economist perchè era molto eterodosso (contrario alla teoria dei mercat finanziari efficient) ma è stato riscoperto il suo
pensiero in anni recent dopo l’esplosione della crisi finanziaria del 2008.

Le opere principali:

- Keynes - Can IT happen again? questa opera è molto famosa e IT si riferisce alla grande recessione

- Stabilizing an unstable economy. Negli anni 80 Minsky avanzava l’ipotesi che il capitalismo presentava una serie di debolezze e
problemi che rendevano del tutto probabile che prima o poi si sarebbe verificata una nuova. Quando il libro è stato pubblicato,
hanno isolato Minsky dalla professione, ma questa crisi si è effettivamente verificata di nuovo. Hanno adottato così nuove misure
dai lavori di Minsky.

Questo autore è noto per due contributi principali nella storia dell’analisi economica:

-la prima è la teoria della fragilità finanziaria endogena. Quindi si passa da una teoria che enfatzzava l’efficienza dei mercat
finanziari ad una teoria che sottolinea la fragilità dei mercat finanziari e il loro carattere endogeno. Minsky sottolinea la
intrinseca propensione del capitalismo a cadere in ripetute situazioni di crisi. Minsky descrive il sistema economico,
rappresentando l’economia come un sistema di flussi di attività e di passività finanziarie che fanno capo a vari agent economici.
Succede che in una fase espansiva dell’economia, gli agent hanno delle posizioni finanziarie robuste, hanno pochi debit e
soprattutto in una fase espansiva aumenta il grado di liquidità delle attività; in questa fase espansiva gli agent hanno posizioni
positve, che non si reputano minacciate da possibili variazioni dei tassi di interesse. Tuttavia, le aspettatve positve generano un
clima di ottimismo che induce gli agent ad aumentare il loro indebitamento, perché indebitarsi in una situazione di bassi tassi di
interesse e in una situazione nella quale i rendiment attesi siano superiori rispetto ai tassi di interesse passivi, consente di
aumentare il rendimento dei capitali propri. Queste aspettatve positve sono fatte anche dalle banche e dai prestatori, i quali
trovandosi di fronte ad una fase espansiva considerano molto liquidi i credit che fanno alle imprese. Questo meccanismo
alimenta la fase espansiva dell’economia che finisce per generare un autentco boom, ovvero una bolla speculatva. Questo
mutamento nelle aspettatve fa sì che durante una fase espansiva, la domanda speculatva di moneta diminuisca anche in
assenza di una modificazione del tasso di interesse, questo perché le aspettatve degli speculatori sono rivolte al rialzo dei ttoli.
Gli speculatori si aspettano che le quotazioni dei ttoli si alzeranno anche in futuro e rinunceranno a detenere moneta anche in
presenza di un tasso di interesse invariante. Man mano che, l’indebitamento degli agent economici aumenta, aumenta anche la
fragilità della posizione dei singoli agent e più in generale dell’economia, perché essendo aumentata la massa dei debit, bastano
delle variazioni sempre più piccole del tasso di interesse per provocare un mutamento di segno della posizione degli agent. Se il
tasso di interesse aumenta anche in misura lieve, applicando questo tasso di interesse a una massa di debit notevole rispetto a
prima, questo aumento lieve del tasso finisce per amplificare le perdite. Il punto fondamentale di Minsky è che questa
transizione da una posizione stabile ad una posizione instabile è una conseguenza inevitabile del clima generale di ottimismo ed
è un elemento di instabilità intrinseco ed endogeno al sistema. La stabilità finisce a lungo andare a generare instabilità ed è
inevitabile che ci siano dei mutament di segno e al boom economico segua una fase di recessione. Succede che con l’aumento
dell’indebitamento, il sistema finanziario che inizialmente era robusto, diventa invece sempre più fragile. Questa situazione di
fragilità riguarda soprattutto le banche, le cui posizioni attive o passive dipendono da scostament e variazioni molto piccole dei
tassi di interesse. Il paradosso di Minsky è che la stabilità è destabilizzante ed è questa situazione che ha portato negli anni alla
grande recessione della crisi finanziaria del 2008. La causa primaria delle bolle finanziarie è l’eccesso di euforia che abbassa la
soglia critca e impedisce di scegliere i probabili vincitori sul mercato. Gli speculatori quando operano in borsa, puntano sulle
aziende e decidono di comprare azioni, non in base ai sottostant valori reali delle aziende di cui gli speculatore comprano le

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azioni, ma in base alle aspettatve che lo speculatore ha sugli orientament della massa degli altri investtori e speculatori. Si
ritene che ci sarà sempre qualcuno sul mercato disposto a comprare queste azioni ad un prezzo superiore a quello di attuale. Si
verificherà uno scostamento sempre più elevato tra le quotazioni delle azioni delle imprese e il valore sottostante; questo
scostamento non va avant per sempre, ad un certo punto la bolla scoppia e ci saranno molt investtori che si troveranno a
perdere tutto. La teoria di Minsky ha important implicazioni di policy nel senso che, contrariamente a quanto sostenuto dalla
teoria dei mercat finanziari efficient, Minsky sottolinea l’importanza dell’intervento delle pubbliche autorità per regolamentare i
mercat finanziari. A differenza di quanto proponevano i teorici dei mercat finanziari efficient, Minsky afferma che la politca
economica deve prestare attenzione non solo a controllare l’andamento del reddito e dell’inflazione, ma deve anche esserci un
intervento pubblico di forte regolamentazione dell’intero sistema dell’intermediazione finanziaria e della finanza. Oltre questo la
Banca centrale, non deve limitarsi a controllare l’offerta di moneta, ma deve prestare partcolare attenzione al prezzo delle
attività finanziarie e deve monitorare l’andamento dei mercat finanziari in modo da bloccare una eventuale bolla speculatva
quando questa incomincia a profilarsi.

-Minsky inoltre ha aggiunto la teoria del “money manager capitalism” in cui il capitalismo è entrato in una nuova fase in cui un
ruolo centrale e crescente viene svolto dai gestori dei cont. A partre dagli anni 70 il capitalismo entra in una nuova fase e gli anni
della Golden Ages sono stat caratterizzat dal dominio del capitalismo generale. L’idea è che durante la Golden Ages, l’avvento
della grande impresa aveva prodotto una crescente separazione tra proprietà e controllo dell’impresa. La separazione tra
proprietà e controllo dell’impresa aveva portato all’assunzione del controllo dell’impresa da parte di un ceto manageriale (figura
nuova che si crea). Quest manager erano in grado di manipolare le assemblee degli azionist. La tesi è che quest manager hanno
delle funzioni obiettivo diverse da quelle dei proprietari. Nel capitalismo personale, l’imprenditore ha l’obiettivo di massimizzare
il profitto, il manager (che non è proprietario dell’impresa) ha come obiettivo la massimizzazione del suo potere e della sua
influenza (il profitto è un vincolo). Massimizza il suo potere massimizzando la crescita dell’impresa (vuole che l’impresa divent
grande). Secondo i teorici dell’economia manageriale, i manager perseguono la crescita dimensionale dell’impresa nel lungo
periodo. I manager sono in grado di gestre l’impresa secondo strategie che guardano ad orizzont di lungo periodo e questo può
voler dire anche fare investment in nuove tecnologie e innovazioni. Il fatto che quest manager gestscano le imprese su base di
strategie di lungo periodo è un fattore di stabilizzazione. A partre dagli anni 70, questa fase del capitalismo basata sui manager
viene a terminare e si entra in una nuova fase del capitalismo basata sulla centralità dei gestori dei fondi di investmento
finanziari (i money manager capitalism). La crescita economica generò una crescita notevole della ricchezza finanziaria e ora un
numero sempre crescente di soggetti, affida la gestone della propria ricerca finanziaria a gestori professionali. Lo sviluppo di
quest gestori è favorito anche dai processi di privatzzazione del Welfare, nel senso che tagliando le imposte, i cittadini
compensano la riduzione del grado di protezione pubblico costruendosi degli strument di protezione di carattere privatsta
(assicurazioni sanitarie private ecc). Inoltre il ruolo di quest gestori di fondi finanziari viene accresciuto dall’innovazione
finanziaria che accrescono la difficoltà dei portafogli finanziari. Per tanto l’accresciuto peso dei fondi finanziari dà ai soggetti la
possibilità di accaparrarsi quote/ azioni di imprese. Quest fondi riescono a mettere insieme dei pacchetti azionari di società
industriali di consistenza crescente. Pertanto questo fatto comporta un importante cambiamento degli assetti delle imprese
perché con l’avvento di quest fondi finanziari, i manager delle grandi aziende non si trovano più di fronte una proprietà azionaria
delle proprie imprese frammentata in una miriade di piccoli azionist; ora ci sono i manager di grandi aziende che raccolgono nei
loro portafogli dei volumi di azioni delle società industriali molto più grandi dei possessi che poteva raccogliere individualmente il
singolo azionista. Per tanto i gestori di fondi finanziari, riescono a condizionare l’azione dei manager delle grandi aziende che
nella precedente fase del capitalismo, il piccolo azionista non aveva. Quest gestori dei fondi sono interessat al rendimento di
breve periodo del loro investmento azionario; le aziende di cui possiedono pacchetti azionari important vogliono che paghino il
dividendo più elevato possibile. Essendo quest gestori di fondi ai 32rendiment di breve periodo dei loro investment, i manager
delle grandi imprese sono sottopost a una pressione maggiore. Dall’altro lato i gestori di fondi finanziari sono dei soggetti che
operano un elevato rapporto tra passività e capitale proprio. La loro azione però finisce per accrescere la fragilità e la volatlità
dei mercat.

Alcune considerazioni sul rapporto Minsky e Keynes. Minsky presenta la sua teoria come uno sviluppo della teoria keynesiana, in
quanto vuole sviluppare gli aspetti più originali del pensiero keynesiano. Ci sono element compatbili con l’impianto teorico del
marginalismo e sono quest event che la sintesi neoclassica ha recuperato. La sintesi neoclassica ha selezionato solo alcuni
aspetti del contributo di Keynes, quelli più conciliabili con la teoria marginalista tradizionale. Non sempre Minsky distngue
l’instabilità reale da quella finanziaria del sistema economico; in alcuni passaggi sostene che l’instabilità del credito amplifica le
fluttuazioni dell’economia reale e quindi alla base del capitalismo c’è comunque l’andamento reale dell’economia. Si ha una
visione più simile a quella di Keynes. Altre volte Minsky afferma che è l’instabilità del settore finanziario ad essere la causa
dell’instabilità del capitalismo, trascurando gli element di instabilità che derivano dall’incertezza delle aspettatve sui rendiment
degli investment nel settore reale. Minsky accetta che la quanttà di moneta influenzi, direttamente senza passare per la

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modificazione del tasso di interesse, il livello del reddito e dei prezzi. Il legame diretto tra moneta e reddito nominale è stabilito
da Minsky attraverso una specificazione della funzione della domanda di moneta. Si tratta di una specificazione diversa da
Keynes, in quanto Minsky aggiunge al reddito e al tasso di interesse, anche il livello dei prezzi delle attività in conto capitale. Se
per Keynes, la scelta dello speculatore sta nel decidere come impiegare la sua ricchezza, per Minsky lo speculatore sceglie come
impiegare le proprie attività tra moneta, attività finanziarie ed attività reali. Anche il prezzo delle attività reali influenza la
preferenza per la liquidità degli speculatori, per cui la domanda di moneta a scopo speculatvo è funzione anche delle attività
reali. Questa considerazione di Minsky è un punto di grande importanza. È impossibile che Keynes non si sia reso conto di ciò.
Keynes, nella teoria generale, ha ritenuto opportuno considerare solo il prezzo delle obbligazioni. Nella teoria generale l’obiettivo
di Keynes era di superare con la massima nitdezza possibile la separazione tra il settore reale e il settore monetario della
economia. Questa separazione aveva fortemente permeato il pensiero economico tradizionale. Questo superamento è reso più
nitdo se nella preferenza alla liquidità si preferiscono le obbligazioni alla moneta. Se la domanda di moneta speculatva è
influenzata solo dal prezzo delle obbligazioni ne risulta che la moneta ne influenza solo il saggio dell’interesse. Il saggio
dell’interesse a sua volta esercita effetti sul settore reale. Ammettere influenze diverse dalle aspettatve dell’andamento futuro
del prezzo delle obbligazioni sulla domanda di moneta speculatva avrebbe stabilito dei collegament tra la domanda di moneta e
il livello dei prezzi. Ammettere una influenza di almeno una parte delle attività reali avrebbe reso meno nitda questa separazione
e l’abbandono della teoria quanttatva della moneta, perchè si sarebbe potuto dire che un aumento dell’offerta di moneta
potrebbe deliberarsi su in livello dei prezzi dell’economia reale.

Egli ha dato un contributo importantssimo. Si può definire come nuovo mainstream affermato negli anni Novanta. È una nuova
corrente di pensiero definita come “nuovo consenso”, che oggi è dominante nella macroeconomia contemporanea. Comprende
una sorta di sintesi tra teoria neoclassica, il monetarismo e la teoria delle aspettatve razionali. Il riferimento teorico principale è
naturalmente l’analisi marginalista, però si tratta di una macroeconomia più elaborata e raffinata. Il suo manuale si concentra
principalmente in quello che in ambito di mainstream viene chiamato come un modello di equilibrio macroeconomico generale
con imperfezioni di mercato. Questo modello mira a modellare il funzionamento di una economica più realistca caratterizzata
dalla presenza di sindacat e imprese dotate di potere di mercato. Secondo lui il sistema dispone di forze che tendono a portare il
mercato ad una situazione di “equilibrio naturale”. Però, a differenza dei marginalist questo equilibrio è influenzato dal potere di
mercato delle imprese, dal potere dei sindacat sul mercato del lavoro e dalle isttuzioni sociali vigent e in ultma analisi, dai gust
degli agent economici, dal progresso tecnico (sviluppo tecnologia) e dallo stock di capitale esistete e dallo stock di forza lavoro
disponibile (quanttà fattore lavoro disponibile).

L’dea di Blanchard è quella che determinando una caduta della domanda di merci, una crisi economica può indurre un
temporaneo allontanamento della produzione, dell’occupazione e del salario reale dai rispettivi livelli di equilibrio naturale.
Tuttavia, in simili circostanze (quando si verifica una crisi), i meccanismi di mercato sono in grado (almeno teoricamente) di
riportare spontaneamente l’economia verso l’equilibrio. Lo fanno attraverso il percorso di riaggiustamento della sintesi
neoclassica. Ovvero un aumento del numero dei disoccupat induce un calo dei salari, che determina una diminuzione dei prezzi,
diminuisce la domanda di moneta per scopi transattivi, diminuisce il saggio dell’interesse, che fa aumentare gli investment che a
sua volta determina un aumento della domanda aggregata e fa riassorbire l’aumento di disoccupazione e questo processo di
aggiustamento va avant sino a quando non si ritorna alla situazione di “equilibrio naturale”. Tuttavia, egli osserva che questo
meccanismo spontaneo può essere lento e può comportare dei cost sociali. Secondo lui la banca centrale può svolgere un ruolo
importante per velocizzare il processo.

Ci sarà sempre un tasso naturale di disoccupazione, ma in che modo la politca economica può ridurre questo tasso naturale di
disoccupazione? Secondo lui si dovrebbero adottare riforme strutturali del mondo del lavoro. Possono consistere in tutta una
serie di misure, leggi e azioni che siano finalizzate a rimuovere le imperfezioni nel funzionamento del mercato del lavoro.

Il modello mainstream è chiamato AS-AD.


La funzione AD della domanda aggregata deriva dal modello is-lm tradizionale. Mentre la funzione AS dell’offerta aggregata
deriva dall’analisi del mercato del lavoro. Una volta note queste due, il sistema è completo.
Il modello is-lm determina tutte le combinazioni di interesse e del livello del reddito che mettono in equilibro il mercato
monetario e il mercato dei beni, in questo quadro la curva is esprime tutte le combinazione del saggio di interesse e del livello
del reddito che garantscono l’equilibrio tra domanda aggregata e offerta aggregata dei beni. Ovviamente Blanchard considera
inversamente proporzionale la relazione: una diminuzione del saggio di interessa fa aumentare l‘investmento e l’aumento
dell’investmento attraverso il moltplicatore fa aumentare il reddito. La curva lm indica le combinazioni del valore del tasso

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dell’interesse e del livello del reddito che assicurano l’eguaglianza tra domanda e offerta di moneta. Blanchard ritene che tale
relazione sia diretta e crescente tra tasso di interesse e reddito. (un amento del livello del reddito fa aumentare la domanda di
moneta, questo perché aumentando il reddito aumenta la domanda di moneta per scopi transattivi, perché ora la gente deve
finanziare un volume più elevato di scambi e per tanto gli operatori domandano più moneta, di conseguenza le persone vendono
ttoli, il prezzo diminuisce e il tasso sale)
Quindi dal tradizionale modello is-lm, Blanchard deriva una fondamentale relazione macroeconomica che lega il livello dei prezzi
all’andamento della domanda aggregata che prende il nome di funzione della domanda aggregata. Il segno di questa funzione è
negatvo, ha andamento decrescente.
E perché questa funzione della domanda aggregata ha un andamento decrescente rispetto al livello dei prezzi? Perché se i prezzi
aumentano diminuisce il livello della domanda aggregata.
Invece le variabili che non sono poste sugli assi cartesiani provocano uno spostamento della curva stessa. Quindi considerando
data l’offerta di moneta, un aumento della spesa pubblica o dell’offerta di moneta da parte della banca centrale causano un
aumento della domanda aggregata a parità del livello dei prezzi, che porta a uno spostamento della curva AD verso destra. Al
contrario, un aumento della tassazione, comporta una diminuzione della domanda aggregata e a una traslazione della curva AD
verso sinistra.

Passiamo ora alla funzione dell’offerta aggregata, che necessita un ragionamento più complesso.
Blanchard fa guidare la funzione dell’offerta aggregata dall’andamento del mercato del lavoro e pertanto egli inizia la sua
esposizione con l’analisi della determinazione del salario nominale (monetario) domandato dai lavoratori.

Quindi il salario nominale domandato dai lavoratori dipende dal livello atteso dei prezzi, dal tasso di disoccupazione e da questo
parametro z, che indica il grado di conflittualità dei lavoratori.
Blanchard sostene che la relazione tra tasso di disoccupazione e il salario domandato sia inversa (se la disoccupazione aumenta
il salario che i lavoratori sono in grado di domandare diminuisce).

Invece se aumenta la conflittualità dei lavoratori si osserva uno slittamento verso destra della curva del salario domandato
(aumenta il salario richiesto a parità di altre variabili). Blanchard considera z come esogeno.

Sucessivamente Blanchard osserva il salario reale offerto dalle imprese. L’analisi parte da una specificazione della funzione di
produzione che considera il livello della produzione come funzione del numero dei lavoratori impiegato nel processo produttivo
moltplicato per un parametro A che indica la produttività media di ogni lavoratore. Il costo di lavoro per unità di prodotto è dato
dalla frazione tra salario nominale e livello della produttività. Secondo Blanchard le imprese determinano il prezzo unitario del
prodotto aggiungendo al costo del lavoro un margine di profitto, detto markup. La retta del salario offerto dalle imprese è una
retta orizzontale.

Per Blanchard anche il markup è esogeno, che dipende dalla forma di mercato vigente.

Quindi le variabili esogene del modello sono: produttività del lavoro, paramentro z e markup.

Ovviamente le curve del salario reale domandato dai lavoratori e salario reale offerto dalle imprese possono essere rappresentat
in un unico grafico, che è quello dell’equilibrio “naturale” del mercato del lavoro.

Vi è un solo tasso di disoccupazione in corrispondenza del quale il salario richiesto dei lavoratori coincide con quello richiesto
dalle imprese. Questo tasso di disoccupazione di equilibrio viene definito da Blanchard come tasso naturale di disoccupazione (u
minuscolo con pedice n), che dipende dai parametri analizzat precedentemente.

Successivamente analizziamo in che modo Blanchard deriva da questa analisi del mercato del lavoro, la funzione dell’offerta
aggregata (AS). Questa relazione è crescente e la ragione per la quale è crescente è che al crescere della produzione aumenta
l’occupazione necessaria a realizzarla.

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Nel grafico in alto è riportato il mercato del lavoro, mentre in quello inferiore vengono riportate congiuntamente le curve AS-AD.
Si può notare che in questa rappresentazione il grafico in alto è stato ribaltato, ciò significa che quanto più ci si sposta a destra
tanto più il tasso di disoccupazione diminuisce. In questo modello l’equilibrio è dato dall’intersezione tra le due curve AD e AS.
Questo punto corrisponde al livello di produzione natuale. Questo livello di produzione naturale è a sua volta legato al tasso di
disoccupazione natuale che si osserva nel graifico superiore, ovvero quello relatvo al mercato del lavoro e che corrisponde
all’intersezione tra la curva del salario domandato dai lavoratori e quello offerto dalle imprese.

Facciamo vari esempi per quanto riguarda questo modello e gli eventuali spostament delle curve.

Secondo Blanchard un eventuale aumento delle rivendicazioni salariali dei lavoratori avrà nel lungo periodo un effetto nullo sui
salari reali e un effetto negatvo sul tasso di disoccupazione di equilibrio. Cio comprime la domanda, si riduce il valore reale delle
scorte monetarie, la gente domanda nuova moneta vendendo ttoli, aumentano i tassi di interesse e calano gli investment che
provoca una diminuizione della produzione e un amento della disoccupazione. C’è quindi un nuovo e più basso nuovo livello di
equilibrio della produzione. Quindi i lavoratori non hanno ottenuto un aumento del salario ma un aumento della disoccupazione.

Se diminuisce il grado di conflittualità dei lavoratori si ha una traslazione verso il basso della curva del salario reale domandato
dai lavoraori, che diventano inferiori di quelli offert dalle imprese rispetto all’equilibrio iniziale. Se il markup resta inalterato, la
riduzione dei salari monetari si trasla in una

riduzione proporzionale dei prezzi e diminuiscono anche i prezzi attesi. Quindi la curva AS si trasla verso il basso. La diminuizione
dei prezzi accresce il valore reale delle scorte monetarie e diminuisce la domanda di moneta per scopi transattivi, ciò porta ad un
aumento del prezzo dei ttoli e a una diminuzione del tasso di interesse, ad un aumento degli investment e a un aumento della
produzione e a una riduzione della disoccupazione. Questo aggiustamento porta ad un nuovo tasso naturale di disoccupazione.
Ora i lavoratori sono più fort.

C’è un gruppo di pensiero contrastante all’idea di Blanchard. Si attengono molto a Marx e Keynes. Da qui nasce il modello critico
laternativo. Quest economist critci sottolineano come il modello AS-AD si attenga a due pilastri teorici principali: relazione
inversa tra i prezzi da un lato e la domanda dall’altro, che dà luogo alla curva della domanda aggregata decrescente; il carattere
esogeno del markup e del grado di conflittualità dei lavoratori, che dà luogo a una retta del salario offerta dalle imprese e una
curva del salario domandato dai lavoratori che sono insensibili alla contrattazione tra imprese e lavoratori. È soprattutto l’ipotesi
di una curca decrescente ad implicare che le variazioni dei prezzi garantscano sempre l’aggiustamento spontaneo del sistema
verso i livelli di equilibrio corrispondente alla produzione natuale (Y con n) e al tasso naturale di disoccupazione (u con n).

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La principale critca che quest economist rivolgono a Blanchard concerne la forma della curva AD. Secondo loro non c’è nessuna
evidenza solida per dire che la curva AD abbia questo andamento decrescente. Questo perché appunto la curva AD non ha
andamento decrescente; infatti il primo motvo è che la diminuzione del livello dei prezzi e il conseguente aumento del valore
dell’export di moneta non provocano necessariamente una diminuzione del tasso di interesse (si potrebbe verificare una
trappola della liquidità dove il tasso di intresse non potrebbe diminuire); tuttavia, anche se il tasso di interesse dovesse
diminuire, non è detto che aumentno gli investmento (questo perché le aspettatve degli investtori sono instabili e non
dipendono solo dal tasso di interesse, anzi è più importante l’aspettatva di andamento futuro su un investmento). Quindi quest
economist preferiscono disegnare la curva AD come un retta vertcale parallela all’asse delle ordinate; ciò rappresenta che
l’effetto dei prezzi sull’andamento della domanda aggregata è indeterminato.

Un’altra critca mossa da quest economist è sul carattere esogeno del parametro Z e del markup sul mercato del lavoro.
Sostanzialmente sostengono che non sono esogeni, ma dipendono dai rapport di forza tra le classi sociali e alle relazioni tra
sindacat e imprenditori. Il punto di vista di quest critci è che almeno uno dei due parametri sia endogeno, ciò elimina la
possibilità di un equilibrio naturale. Quindi secondo loro non esistono livelli naturali di equilibrio (di produzione, di
disoccupazione, …). Ci si affida all’analisi dei rapport di forza per vedere, ad un determinato livelo di disocupazione, quale sarà il
salario reale che prevarrà (quello offerto dalle imprese, quello domandato dai lavoratori o uno intermedio).

Un’altra critca riguarda una eventuale situazione di crisi economica. Secondo loro non si risolverebbe con le sole forze del
mercato, ossia se si parte da una situazione di equilibrio iniziale e se si verifica un allontanamento dovuto da uno shock esogeno,
secondo loro il mercato non dispone di un meccanismo di aggiustamento automatco verso l’equilibrio preesistente.

Una seconda proposizione di quest economist critci alternatvi è che le politche macroeconomiche espansive possono avere
degli effetti permanent sul livello di reddito di equilibrio. Per esempio il governo effettua una politca espansiva aumentando la
spesa pubblica. Si ha un livello di produzione superiore e un tasso di disoccupazione inferiore. I lavoratori sono più fort e
rivendicano salari maggiori. Parte una corsa dei salari al rialzo, quindi si alzano i prezzi perché le imprese aumentano il markup.
Tuttavia, visto che AD è, secondo loro, una curva vertcale, l’aumento del livello dei prezzi non ha più nessun effetto depressivo
sulla domanda di merci e sulla produzione. Non è detto che un aumento del livello dei prezzi faccia aumentare il tasso di
interesse, e anche se dovesse aumentare non è detto che calino gli investment. Quindi se diminuisce il markup, le imprese sono
disposte ad adattare il salario offerto al più elevato salario richiesto dai lavoratori. Tuttavia le cose potrebbero andare
diversamente. Ovvero i rapport di forza potrebbero essere favorevoli alle imprese e in questo caso sarebbero i lavoratori ad
adeguarsi al nuovo equilibrio. Il markup rimarrebbe esogeno o dovrebbe adattarsi il parametro Z. Queste sono due situazioni
estreme. È magiormente ipotzzabile che imprese e lavoratori raggiungano un compromesso intermedio, compreso nel segmento
AB e si modificherebbero sia il markup che Z.

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