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Geografie e storie letterarie

Studi per William Spaggiari


A cura di
Stefania Baragetti, Rosa Necchi, Anna Maria Salvadè
ISSN 2281-9290
ISBN 978-88-7916-894-6

Copyright 2019

Via Cervignano 4 - 20137 Milano


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In copertina:
Bernardino Pasta, La lettura (1860 ca.), collezione privata.
Per gentile concessione della Pinacoteca cantonale Giovanni Züst,
Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino, Svizzera.

Videoimpaginazione: Paola Mignanego


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Sommario

Premessa 9
Tabula gratulatoria 11
Bibliografia degli scritti di William Spaggiari 15

Studi per William Spaggiari

Boccaccio, Dioneo e il «plaisir du texte». Saggio di un nuovo commento 33


al Decameron: la novella I 4
Alfonso D’Agostino
Un percorso metrico negli Amores di Boiardo. I sonetti cruciati 39
Gabriele Baldassari
Appunti per il «Ricobaldo» di Boiardo: Ammiano Marcellino e Biondo Flavio 47
Antonia Tissoni Benvenuti
Una scheda folenghiana: da Luciano di Samosata ad Acquario Lodola 53
Mariantonietta Acocella
Una Madera padana: la Descriptio di Giulio Landi (1574) 63
Guglielmo Barucci
Una preistoria della letteratura. I Poeti italiani di Alessandro Zilioli 69
Franco Arato
Testimonianze dialettali in un Diporto Academico 77
di Agostino Lampugnani (1653)
Paolo Bongrani
Alcuni appunti sul corredo tecnico di un arcade, Eustachio Manfredi 83
Andrea Campana
Commento al Saggio di storia metallica della Russia di Francesco Algarotti 91
Michail G. Talalay
Baretti, o dell’impazienza 99
Diego Varini
«Di che non son capaci le donne!». Voci femminili nell’epistolario 105
di Metastasio
Stefania Baragetti
Ripano, I-III: autoritratto del Parini da giovane 111
Uberto Motta
Note sulla politica delle celebrazioni al tempo delle nozze 119
di Ferdinando d’Asburgo e Beatrice d’Este
Francesca Savoia

5
Sommario

Il Parini di Giulio Natali 127


Alessandra Di Ricco
Giovenale al Prado. Le «garrule satirette» di Pietro Napoli Signorelli 135
Joël F. Vaucher-de-la-Croix
Fra satira e scienza: Ferdinando Galiani vulcanologo 141
Anna Maria Salvadè
Pietro Verri tragico 147
Roberta Turchi
Spigolature sugli eretici modenesi del Cinquecento nel carteggio inedito 155
tra Girolamo Tiraboschi e Gaetano Marini
Enrico Garavelli
Ottave disperse di una inedita parodia della Liberata nelle carte Serassi 161
Cristina Cappelletti
Due note sulla Feroniade di Vincenzo Monti 167
Annalisa Cipollone - Carlo Caruso
Incerti di Melpomene: varia fortuna di Monti tragediografo 175
nella «Gazzetta di Weimar» (1787-1789)
Arnaldo Bruni
Postilla sulla ricezione omerica di Vincenzo Monti. Attorno a un cartiglio 181
dell’autografo della lezione pavese su Diomede e Ulisse
Luca Frassineti
Vincenzo Monti nella Nuova Crestomazia italiana per le Scuole secondarie 187
di Tallarigo e Imbriani
Sandra Carapezza
Dilemmi di un ‘biografo imparziale’. Un episodio della fortuna di Boccaccio 193
in Inghilterra
Francesca Fedi
«Nulla manchi alla fedeltà che vi siete proposta». Una lettera inedita 199
a Francesco Reina
Alberto Cadioli
A Parma e poi … a Milano. Cenni sull’attività tipografico-editoriale
 
205
di Luigi Mussi (1802-1814)
Arnaldo Ganda
Gli ultimi desideri della contessa Elisabetta Contarini Mosconi 211
Gian Paolo Marchi
Appunti sul carteggio Giordani-Canova 219
Matteo Ceppi - Claudio Giambonini
«Onde cessò d’Umanitade il pianto». Note sul Trionfo della vaccinia (1810) 227
di Gioachino Ponta
Rosa Necchi
«Nella ferragine delle sminuzzate parti». Modernità e divisione del lavoro: 233
ancora su Rasori e «Il Conciliatore»
Duccio Tongiorgi
Jacopo Ortis tra irrealtà della storia e impotenza dell’uomo 239
Nicolò Mineo

6
Sommario

Di Ugo Foscolo lettore (maldisposto) del Decameron 251


Giuseppe Nicoletti
Tre lettere di Ugo Foscolo conservate presso la Biblioteca Comunale 257
di Treviso: per l’Epistolario 1825-1827
Paolo Borsa
Una traduzione ottocentesca delle Lettres persanes di Montesquieu 263
Fabio Forner
Nuove tracce di lettura dell’Encyclopédie méthodique nello Zibaldone 269
María de las Nieves Muñiz Muñiz
Sulla struttura di Alla sua Donna 275
Simone Albonico
Idillio e romanzo. Sulla Storia di un’anima di Giacomo Leopardi 283
Paolo Colombo
Leopardi nelle lettere di Alessandro Poerio 289
Giuseppe Izzi
Un acquisto mancato e un dono ricevuto (K. Witte e G. Leopardi) 295
Angelo Colombo
Sull’autografo leopardiano della Batracomiomachia 301
Irene Botta
Il primo ritorno in Italia di Antonio Panizzi 307
Maurizio Festanti
Per l’edizione critica degli abbozzi drammatici di Carlo Tenca 313
Alfredo Cottignoli
Lucia nei Promessi sposi 319
Francesco Spera
«Il canto XVI del Tasso» di Manzoni e Visconti 327
Cristina Zampese
Un complicato fantasma. Su tre pagine narrative 335
Rinaldo Rinaldi
Edgar Degas and Italy 341
Denis V. Reidy
Francesco Zambrini a Giovanni Ghinassi, «per la nostra Commissione» 347
Paola Vecchi Galli
Grottesco tarchettiano 353
Annamaria Cavalli
Di una rara miscellanea per nozze di Leone Vicchi (1872) 359
Angelo Romano
Shylock: il debutto assoluto di Svevo, step by step 369
Paolo Briganti
Su Giacosa novelliere ‘valdostano’. Variazioni su Un minuetto 375
Corrado Viola
Il «velo nero». In margine ad alcune Rime nuove di Carducci 383
Matilde Dillon Wanke

7
Sommario

«Pigro il pizzaccherin si rizza a volo» (RN LXXIV 6). Commento di un verso 387
carducciano
Matteo M. Pedroni
Enotrio Romano e la cultura universitaria a Bologna tra Comune e Ateneo 393
Marco Veglia
En attendant … Margot. Giosuè Carducci e il mancato arrivo
 
401
della Regina Margherita a Madesimo (14 agosto 1891)
Guglielmo Scaramellini
Poesie carducciane e liriche da camera 409
Giuseppe Rocca
Ellen Perkins, l’angelo del male. In margine a un personaggio salgariano 415
Alberto Brambilla
La memoria dell’Infinito. Sul Torrente di Saba 421
Gianmarco Gaspari
In nome della nazione e della conoscenza: i diari antartici 429
di Robert Falcon Scott
Nicoletta Brazzelli
Note sul rapporto militari/civili nella memorialistica della Grande Guerra 437
Vittorio Roda
Tra il Lete e Mnemosine. Note sul riuso del Purgatorio nello Zauberberg 443
Maria Gabriella Riccobono
Valmorbia, Portovenere, Rapallo: sospensioni montaliane 451
Christian Genetelli
Una lettera di Augusto Campana a Giovanni Galbiati 457
Giuseppe Frasso
Un carteggio pariniano all’Ambrosiana: lettere tra Giovanni Galbiati 463
e Guido Mazzoni
Marco Ballarini
Una questione privata. Qualche riflessione sull’articolo Il mio voto al PCI 471
di Pier Paolo Pasolini
Fabio Danelon
Dare e avere per Manlio Cecovini 477
Giorgio Baroni
Noterelle su un ‘vecchio progetto normanno’ 483
Silvia Fabrizio-Costa
Bisogno di cose vere nella narrativa del Duemila 489
Gino Tellini
Cartoline per Lugano 495
Gino Ruozzi

Indice dei nomi 503

8
Cristina Cappelletti

Ottave disperse di una inedita parodia


della Liberata nelle carte Serassi
doi: https://dx.doi.org/10.7359/894-2019-capp

Le regole della parodia riguardano la scelta del soggetto, e la maniera di trattarlo; il pri-
mo debb’essere un’opera conosciuta, celebre e stimata […]. Riguardo alla maniera, egli è
d’uopo che l’imitazione sia fedele; buono, vivo e breve lo scherzo, e debbonsi evitare lo
spirito di rancore, le basse espressioni o l’oscenità. La buona parodia è una facezia fina,
capace di divertire, e nel tempo stesso d’istruire i più sensati e i più inciviliti spiriti. 1
È difficile dire se le parodie e i riusi parodici della Gerusalemme liberata abbiano sem-
pre rispettato i dettami ora ricordati; certo i versi incipitali del Malmantile racquistato,
«Canto lo stocco e ’l batticul di maglia, / Onde Baldon sotto guerriero arnese, /
Movendo a Malmantile aspra battaglia, / Fece prove da scriverne al paese», che rie-
cheggiano quelli tassiani del primo canto, «Canto l’arme pietose e ’l capitano …», non
sembrano sempre possedere quella «facezia fina» che, secondo il compilatore ottocen-
tesco del Dizionario storico-mitologico, si addice alla parodia.
Forse più garbati e mondi da «basse espressioni» e «oscenità» sono i versi d’esordio
della Paperopoli liberata (1967) 2, parodia a fumetti che si inserisce nella felice tradizione
disneyana dei classici a strisce: «Canto l’arme furiose e il capitano / Chiamato Paperino,
che fu visto / Combattere col senno e con la mano / Nelle battaglie d’un fatale acquisto».
Il lungo arco di anni che divide la parodia antica dalla moderna è costellato di altri episo-
di parodici più o meno noti 3, che trovano forse l’esempio più eclatante nella parodia del
canto XVI della Gerusalemme liberata, ‘scherzo di conversazione’, che Manzoni compo-

Dizionario
1 storico-mitologico di tutti i popoli del mondo compilato dai signori G. Pozzoli, F. Romani
e A. Peracchi sulle tracce di Noel, Millin, La Porte, Dupuis, Rabaud S. Etienne, vol. V, Livorno, Stamperia
Vignozzi, 1824, pp. 2155-2156.
2 G. Martina, G.B. Carpi, Paperopoli liberata, in «Topolino», 598-599 (1967). Il testo non è intera-
mente in ottave, al felice incipit fanno seguito fumetti in prosa, che però spesso riecheggiano e parodiano
versi della Liberata. Cfr. almeno la scheda di F. Tomasi, Canto le armi furiose e il Paperino, in «Arabeschi»,
7 (2016), pp. 196-199.
3 In realtà c’è una riscrittura a fumetti ancora più recente, anche se forse in questo caso non si tratta
di una parodia strettamente letteraria, ma di una rielaborazione vagamente parodica, visto che di molti
personaggi si accentuano e mettono in burla difetti o piccole manie che esulano dall’originale tassiano. Un
esempio su tutti: Goffredo è presentato come vanitoso, intento ad ammirare sovente la propria immagine
in uno specchio, ma tale posa potrebbe in realtà essere più calzante per Rinaldo. Cfr. Marcello [Toninelli],
Rinaldo. La Gerusalemme liberata a fumetti, Rimini, Cartoon Club, 2010 (con appendice storico-didattica,
testi di P. Martini). Cfr. M. Mengoni, Tasso ‘eroicomico’. Gerusalemme fatta a strisce, in «Arabeschi», 7
(2016), pp. 217-221.

161
Cristina Cappelletti

se a due mani con Ermes Visconti (1817), ponendo in ridicolo soprattutto talune forme
della poesia amorosa, esasperate e rese eccessivamente enfatiche dal melodramma 4.
Le parodie ora ricordate, e altre che avremo modo di menzionare, rientrano in quel-
la ricca tradizione di rivisitazioni e riscritture della Liberata, che ne attestano l’indubbia
fortuna non solo come modello di poemi di stampo eroico-cavalleresco, ma anche per le
scritture appartenenti ad altri generi, come dimostra per esempio la grande fortuna della
Liberata, per lo più di singoli episodi del poema, a teatro 5. Adattamenti teatrali, drammi
per musica, travestimenti in dialetto, parodie, sono i sintomi palesi dell’incredibile for-
tuna che il poema ottenne al suo apparire e che continuò a mantenere anche nei secoli
successivi.
Accanto alle molte riscritture dialettali, di cui Il Goffredo «travestito alla rustica
bergamasca» di Carlo Assonica, El Goffredo canta’ alla barcariola di Tomaso Mondini
e La Gerusalemme liberata travestita in lingua milanese di Domenico Balestrieri sono
certo gli esempi più famosi 6, anche le parodie possono vantare svariati esempi, il più
celebre dei quali, se si escludono i poemi eroicomici che sono parodia di un genere più
che di una singola opera, rimane la riscrittura manzoniana.
Nel primo volume della Gerusalemme liberata curata da Angelo Solerti, e ‘criti-
camente’ da lui e dai suoi collaboratori allestita «sui manoscritti e le prime stampe»,
accanto alle riprese per musica di personaggi ed episodi tassiani, vengono ricordate
le «Tramutazioni», termine con il quale venivano indicate le «spiritualizzazioni», cioè
quelle riscritture che intendevano «rivolgere a intendimenti sacri le opere massime della
nostra letteratura» 7. Se riscritture moralizzanti, e ‘spiritualizzanti’, sono comprensibi-
li per opere come il Decameron (in realtà anche l’Aminta tassiana patisce la medesima
sorte) 8, risulta difficile comprendere in qual modo sia possibile rendere più spirituale un
poema nel quale la tematica sacra è centrale e imprescindibile.
In questa schiera, Solerti ricorda Il Tasso piangente, cioè i primi tre canti del Tasso
trasformati in Pianti (1682), opera del padre benedettino Severino Boccia d’Ascoli di
Puglia, che si cela però dietro il nom de plum di Sincero Valdesio, di cui non riporta
verso alcuno, in quanto – essendo l’opera «comune nelle biblioteche» – non merita ulte-

Numerosi
4 sono i contributi sull’argomento, si possono almeno ricordare i saggi di E. Candela,
La parodia manzoniania del XVI canto della «Gerusalemme Liberata», in La letteratura riflessa. Citazioni,
rifrazioni, riscritture nella letteratura italiana moderna e contemporanea, a cura di L. Cannavacciuolo, Avel-
lino, Sinestesie, 2014, pp. 71-84; e M. Palumbo, Manzoni lettore di Tasso, in «Cahiers d’études romanes»,
13 (2005/2), pp. 85-95, nr. monografico dedicato a Les belles infidèles de la «Jérusalem délivrée» (ripreso
in Manzoni interprete di Tasso, in Studi di letteratura italiana per Vitilio Masiello, a cura di P. Guaragnella,
M. Santagata, vol. II, Roma - Bari, Laterza, 2006, pp. 75-87).
5 Sulla fortuna a teatro della Liberata la bibliografia è vasta, basti qui ricordare almeno il saggio di
M. Pieri, Tasso e l’opera, Parma, Zara, 1985; e i volumi collettanei Torquato Tasso tra letteratura, musica,
teatro e arti figurative, a cura di A. Buzzoni, Bologna, Nuova Alfa, 1985; La fortuna del Tasso eroico tra
Sei e Settecento. Modelli interpretativi e pratiche di riscrittura, a cura di T. Artico, E. Zucchi, Alessandria,
Edizioni dell’Orso, 2017.
6 Ci si riferisce, nell’ordine, a: Il Goffredo del signor Torquato Tasso trauestito alla rustica bergamasca
da Carlo Assonica dottore, Venezia, Pezzana, 1670; El Goffredo del Tasso canta’ alla barcariola dal dottor
Tomaso Mondini, Venezia, Lovisa à Rialto, 1693; La Gerusalemme liberata travestita in lingua milanese da
Domenico Balestrieri, Milano, Bianchi, 1772.
7 Gerusalemme liberata. Poema eroico di Torquato Tasso, edizione critica sui manoscritti e le prime
stampe a cura di A. Solerti e cooperatori, vol. I, Firenze, Barbèra, 1896, p. 168.
8 Sulle riscritture moralizzate della favola pastorale tassiana, si veda il bel contributo di M. Corradi-
ni, L’«Aminta» dei moralisti e l’«Aminta» dei libertini, in «Lettere italiane», 68 (2016), pp. 266-305.

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Ottave disperse di una inedita parodia della «Liberata» nelle carte Serassi

riori illustrazioni 9. Solerti antologizza invece Il primo canto della «Gerusalemme» ridotto
in versi esametri, ripreso dal volume Versi e prose di Bernardo Filippino e d’altri (Roma,
Angelo Bernabò dal Verme, 1659). Il capitoletto termina infine con la menzione di una
riscrittura parodica del poema tassiano, dispersa come la biblioteca in cui era conservato
il manoscritto che ne trasmetteva il testo in copia unica:
Nella libreria Albani, dispersa sul principio di questo secolo, si conservava il manoscritto Il
Goffredo in maschera, ovvero il Tasso stroppiato. Traduzione giocosa di Giuseppe Sebastia-
ni. Non oltrepassa il sesto canto. Il Serassi, che lo vide, lo giudica freddo e di poco conto. 10
In effetti nella Vita di Torquato Tasso di Pierantonio Serassi viene dato conto di que-
sta riscrittura parodica, accanto a quella di altre traduzioni/trasformazioni di vario
genere:
Fra le Traduzioni Italiane si può quasi annoverare anche la trasformazione, che fece de’
primi tre Canti della Gerusalemme in altrettanti Pianti il P.D. Severino Boccia d’Ascoli di
Puglia, Abate Cassinese, cui pubblicò con questo titolo: Il Tasso Piangente, cioè i primi tre
Canti del Tasso trasformato in Pianti di Sincero Valdesio. In Napoli per Michele Monaco
1682 […], come pure un’altra opera da me veduta originale tra MSS. della Libreria Albani
intitolata Il Goffredo in maschera, ovvero il Tasso stroppiato. Traduzione giocosa, dedicata
all’Eminentiss. e Rev. Signore il Sig. Cardinale Albani da Giuseppe Sebastiani, in fo. Que-
sta però non oltrepassa il sesto Canto, né è gran danno, che se ne stia inedita, essendo a dir
vero una cosa assai fredda, e scritta con pochissima grazia. E qui non lascierò di aggiunge-
re, che a carte 161 de’ Versi e Prose di Bernardo Filippino, stampati in Roma per Angelo
Bernabò dal Verme l’anno 1659 in 8. si trova il Canto della Gerusalemme ridotto in versi
esametri Italiani, ma assai infelicemente. 11
Appare abbastanza evidente come in questo caso, non dissimilmente da quanto avviene
in altri, Solerti riprenda quasi alla lettera il dettato serassiano, a dimostrazione, se ce
ne fosse bisogno, dell’importanza degli studi tassiani dell’erudito bergamasco 12. Né
Solerti, né Serassi, però, sono in grado di dare ulteriori informazioni sull’autore del
Goffredo in maschera.
L’identificazione del personaggio appare difficile, se non addirittura impossibile:
abbiamo notizie di un Giuseppe di S. Maria, al secolo Giuseppe Sebastiani (1620-1689),
carmelitano, che fu autore di tre relazioni sui suoi viaggi nelle Indie Orientali e nell’Arci-
pelago indiano 13; venne poi nominato da papa Clemente IX prima vescovo di Bisignano
Gerusalemme
9 liberata, edizione Solerti e cooperatori, vol. I, p. 168.
10 Ivi, p. 178.
11 La vita di Torquato Tasso scritta dall’abate Pierantonio Serassi, Roma, Stamperia Pagliarini, 1785,

p. 564 (vol. II, p. XXXV della seconda edizione, Bergamo, Locatelli, 1790). Nella Raccolta Tassiana della
Biblioteca Angelo Mai si conserva, almeno stando al catalogo storico, una sola parodia, I crociati alla prima
Lombarda ovvero gli artisti alla presa del monte Tabor. Azione eroico-fantastico-sentimentale con gran fatto
accaduto la notte del 19 febbraio 1871 (Milano, Società cooperativa, 1871, segn. TASSI. M 8 3/4). Cfr. La
Raccolta tassiana della biblioteca civica ‘A. Mai’ di Bergamo, a cura di L. Chiodi, A.M. Lastrucci Bernardini,
S. Maggi, prefazione di A. Agazzi, Bergamo, T.O.M., 1960, p. 209.
12 Sul personaggio mi limito a ricordare, anche per una bibliografia aggiornata, la recente voce del

Dizionario biografico degli Italiani, vol. XCII, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2018, pp. 57-60,
curata da chi scrive.
13 Si tratta, nell’ordine, della Prima speditione all’Indie Orientali del p.f. Giuseppe di Santa Maria,

carmelitano scalzo, delegato apostolico ne’ regni de’ Malauari. Ordinata da nostro signore Alessandro VII,
Roma, Filippo Maria Mancini, a spese de’ signori Giuseppe e Sebastiano Sebastiani da Caprarola nipoti
dell’autore, 1666; Seconda speditione all’Indie Orientali di monsignor Sebastiani fr. Giuseppe di S. Maria

163
Cristina Cappelletti

(1667) e poi vescovo di Città di Castello (1672). Non vi sono però elementi utili a di-
mostrare che questo personaggio possa essere identificato con l’autore della riscrittura
parodica del Goffredo 14.
Nell’archivio della famiglia Albani è conservata la lettera di un Giuseppe Sebastia-
ni indirizzata ad Annibale Albani (1682-1751), nipote di papa Clemente IX e fratello
di quell’Alessandro, anch’egli destinato a diventare cardinale, nella biblioteca del quale
Serassi vide le ottave del Goffredo in maschera. Sappiamo con certezza che non può trat-
tarsi del carmelitano, missionario in India, dal momento che la lettera è del 23 dicembre
1712, data non compatibile con gli estremi biografici del carmelitano.
Il documento epistolare non aiuta a comprendere chi sia il personaggio, dal mo-
mento che si tratta di una lettera di complimento, inviata ad Albani in vista delle im-
minenti festività natalizie 15. La missiva è scritta da Caprarola, quindi è probabile che il
mittente sia originario, o almeno risieda, nella cittadina laziale. Nel 1687, il soprinten-
dente del Palazzo Farnese di Caprarola, «che dimorava con ogni probabilità a Capraro-
la pressoché stabilmente ed era gerarchicamente collocato tra gardarobba e residente»,
risulta essere un Giuseppe Sebastiani 16, che potrebbe forse essere il nipote del vescovo
e missionario, finanziatore insieme al fratello Sebastiano della stampa della Prima spedi-
tione all’Indie Orientali del 1766. L’opera, pubblicata dallo stampatore romano Filip-
po Maria Mancini, risulta infatti stampata «a spese de’ signori Giuseppe e Sebastiano
Sebastiani da Caprarola nipoti dell’autore». Anche in questo caso l’identificazione del
personaggio ora ricordato con l’autore del Goffredo in maschera è tutt’altro che ovvia, i
rapporti con esponenti della famiglia Albani, in particolare con il cardinale Annibale Al-
bani, sarebbero però almeno coerenti con la dedica del poema parodico, indirizzato a un
«Cardinale Albani», Serassi non specifica nella Vita di Tasso se si tratti di Annibale o di
Alessandro 17; il manoscritto era sì conservato nella biblioteca di quest’ultimo, ma – vista
la sua spiccata bibliofilia – potrebbe benissimo avere conservato nella propria collezione
libraria anche un manoscritto indirizzato al fratello. Va infine precisato che a Capraro-
la esponenti della famiglia Sebastiani detennero la carica di soprintendente del Palazzo
Farnese sino al 1815, e Giuseppe è un nome abbastanza comune, per cui è ipotizzabile
che l’autore del Goffredo in maschera possa appartenere alla famiglia, pur non essendo
necessariamente né l’uno né l’altro dei due personaggi di cui abbiamo dato notizia 18.

dell’Ordine de’ Carmelitani Scalzi […] Ordinata da Alessandro VII di gloriosa memoria, Roma, Filippo M.
Mancini, 1672; Viaggio, e nauigatione di monsignor Sebastiani, F. Giuseppe di S. Maria, dell’ordine de’ Car-
melitani Scalzi […] nell’andare, e tornare dall’arcipelago, Roma, Domenico Ant. Ercole, 1687.
14 Notizie sul personaggio si leggono nel volume di A. Mandrelli, Giuseppe Sebastiani. Vescovo di

Bisignano (1667-1672) e di Città di Castello (1672-1689), a cura di L. Falcone, Cosenza, Progetto 2000,
2009.
15 Pesaro, Biblioteca Oliveriana, Archivio Albani, 3-22-706, Lettera di Giuseppe Sebastiani al car-

dinale Annibale Albani. L’archivio Albani della Biblioteca Oliveriana è consultabile anche online, all’in-
dirizzo http://archividigitali.provincia.pu.it/gsdl/cgi-bin/library?e=d-00000-00---0albani--00-1--0-10-0---
0---0prompt-10---4-------0-1l--11-it-50---20-about---00-3-1-00-0011-1-0utfZz-8-00&a=p&p=about; la let-
tera in oggetto si legge all’indirizzo: http://archividigitali.provincia.pu.it/gsdl/collect/albani/index/assoc/
HASH013f/fc0d87c3.dir/3-22-706.01.png (ultimo accesso: 20 dicembre 2018); la schedatura indica la data
1713, ma quella riportata in calce alla lettera è 1712.
16 F. Riccio, A. Trani, Gli inventari seicenteschi: nuove fonti per la storia del Palazzo Farnese di Capra-

rola. Note sulla funzione del piano dei sotterranei, in Studi su Jacopo Barozzi da Vignola, Atti del Convegno
internazionale di studi, a cura di A.M. Affanni, P. Portoghesi, Roma, Gangemi, 2011, pp. 363-378: 365.
17 Noi sappiamo in realtà che il dedicatario fu proprio Annibale.
18 Riccio, Trani, Gli inventari seicenteschi: nuove fonti per la storia del Palazzo Farnese, p. 365.

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Ottave disperse di una inedita parodia della «Liberata» nelle carte Serassi

Come si è visto, Serrassi scriveva che i versi parodici di Sebastiani erano «cosa as-
sai fredda, e scritta con pochissima grazia», e quindi non era una grave perdita che la
riscrittura si fosse arrestata al sesto canto e che – come facile intuire leggendo tra le
righe – fosse poi rimasta inedita. Per questo motivo l’erudito si limitava solo a segnalare
nella Vita di Torquato Tasso la presenza del manoscritto nella biblioteca di casa Albani,
senza però riportarne neppure un verso. Come già accennato, la biblioteca di casa Alba-
ni andò dispersa sul principio dell’Ottocento e non vi sono tracce della sorte toccata al
manoscritto del Goffredo in maschera.
Tra le carte Serassi, conservate alla Biblioteca Angelo Mai di Bergamo, è presente
un fascicolo dedicato alla Vita di Torquato Tasso 19, dove sono stati raccolti pareri diretti
e indiretti sull’opera biografica del letterato cinquecentesco (tra cui figurano anche le
note di Girolamo Tiraboschi), pareri raccolti probabilmente in previsione di una secon-
da edizione, quella bergamasca del 1790 20. Anche i fascicoli sciolti della prima edizione
a stampa, corretti e postillati per lo più dello stesso Serassi, sembrano essere la testimo-
nianza di un lavoro di revisione e approfondimento in vista di una seconda edizione 21.
In una carpetta di detto fascicolo, che raccoglie materiali miscellanei relativi a Tor-
quato Tasso, tra cui appunti sulla «drammaturgia tassiana», «giudizi intorno a lui», e
note sul «confronto fra Tasso ed Ariosto», si conserva una scelta di pochissime ottave,
quattro in tutto, tratte proprio del Goffredo in maschera. La nota introduttiva premessa
al testo annota scrupolosamente dove è conservato l’originale: «Ms. originale in fol. nella
Libreria Albani».
Una curiosità letteraria, degna di rimanere tale, tanto da non trovare spazio, se
non come mera citazione, nell’opera di Serassi; Solerti infatti considerava il Goffredo in
maschera irrimediabilmente perduto. Il testo, almeno un saggio minimo, sussiste invece
tra le carte Serassi, quale exemplum negativo dell’infelice stile dell’autore. Si intende
re­­sti­­­tuir­ne di seguito un saggio, trascrivendo le ottave superstiti, proprio per dimostra-
re come l’erudito bergamasco non errasse nel ritenere che la mancata conclusione del
poema non fosse poi un grave danno per la repubblica delle Belle Lettere. Al tempo
stesso le ottave attestano anche come il compilatore ottocentesco del Dizionario storico-
mitologico cogliesse nel segno scrivendo che una «facezia fina, capace di divertire, e nel
tempo stesso d’istruire» dovesse essere alla base di ogni parodia che abbia una qualche
riuscita e che possa dirsi buona.
Il Goffredo in maschera, ovvero il Tasso stroppiato. Traduzione giocosa dedicata all’Emi­­
nentissimo e Reverendissimo Signore, il Signor Cardinale Albani da Giuseppe Sebastiani. 22
Canto Primo
Canto il Santo Sepolcro, e ’l Gran Buglione,
Che per riaverlo faticò da cane,
E d’Asia e Libia il popolo Poltrone
Fece fuggir sin nelle proprie tane.
19 Bergamo, Biblioteca Angelo Mai, ms. 68 R 2, Miscellanea di note e di documenti (Tasso - Zibal-
done).
20 Bergamo, Biblioteca Angelo Mai, ms. 68 R 2 (5), comprende materiali relativi alla Vita di Torquato
Tasso, e precisamente la trascrizione della Dedica, dell’Approvazione, e di Giudizi vari intorno ad essa e
note critiche.
21 Bergamo, Biblioteca Angelo Mai, la Vita postillata occupa le carpette 68 R 2 (6), 68 R 2 (7), 68 R 2

(8), 68 R 2 (9).
22 Bergamo, Biblioteca Angelo Mai, ms. R 68 2 (4).

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Cristina Cappelletti

L’ajutò sì l’universal Padrone,


Che le sue forze non riusciron vane,
Ed a dispetto del diavol tristo
Li suoi compagni fece stare in Cristo.
Stanza 4.
Quest’opra mia così com’è ti mando,
O invitto Annibal, tropp’ardire io prendo,
S’in bassi versi il tuo gran nome spando
Non già (cred’io) tant’Eminenza offendo:
A’ tuoi gravi pensier da un poco il banto,
Mentre un tributo del mio cor ti rendo.
Povera Musa non aver a vile,
Che ben puoi tu farmi innalzar lo stile.
5.
Forti [sic] s’or d’altri scrivo alla Carlona
Di te meglio dirà penna indovina,
Se dell’armi cristiane la corona
A te, come a Goffredo, il Ciel destina.
Leggi, che l’arma un dì la tua persona
Contro quella canaglia berettina 23,
Opra sarà da’ furiosi Albani
L’empia luna ecclissar degli ottomani.
«Non oltrepassa il Sesto Canto; e l’Autore fa in fine una scusa».
Scusa dell’Autore
Musa ti basti, al rozzo stil fa punto:
Sosprendi pria ch’assordi il rauco canto;
Tu d’una grand’impresa hai preso appunto,
Senza sperarne gradimento o vanto.
Prima ch’al fin dell’Opra io mi sia giunto,
Passano i giorni della vita intanto,
Taci, ed osserva, e se lo stile è grato,
Canta poi tanto, che ci lasci il fiato.

23 Naturalmente la «canaglia berettina», una ‘canaglia bigia’, è riferita ai saraceni, citati anche nei
versi successivi.

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