Sei sulla pagina 1di 7

CAVINATO ALESSANDRO III Bg

A.S. 2019-2020

CHANGES

Dall’intervento americano nella Guerra in Vietnam ai movimenti di contestazione giovanile

INTRODUZIONE

Questo elaborato si propone di ripercorrere quanto di più significativo è accaduto dal 1964, anno in cui gli
Stati Uniti entrano nel conflitto del Vietnam, al 1975 quando il movimento di contestazione giovanile
degli Hippies, dopo numerosi atti di protesta verso le istituzioni, la guerra e tutto ciò che costituiva una
limitazione alla libertà personale, perde forza.
Nel medesimo periodo artisti di tutto il mondo dimostrano apertamente la loro contrarietà alla guerra.
Tra i musicisti e i cantanti emergono l’afroamericano Jimi Hendrix, l’americano Robert Zimmerman, in
arte Bob Dylan e, in Italia, il nostro Gianni Morandi con l’emblematica canzone “C’era un ragazzo che
come me amava i Beatles e i Rolling Stones”.
Nel mondo artistico gli esponenti della Pop Art, con le loro opere, criticano fortemente la società basata
sul consumismo esasperato e sull’industrializzazione sviluppata dalle grandi multinazionali, che vengono
ritenute causa di parte dei conflitti nel mondo.

LA GUERRA IN VIETNAM

Mai pensare che la guerra, anche se giustificata, non sia un crimine.


(Ernest Hemingway 1899-1961)

Con “Guerra del Vietnam” si intende il conflitto tra Americani e Vietnamiti iniziato nel 1964 e terminato
nel 1975, combattuto soprattutto nel territorio del Vietnam del Sud, allora amministrato da un governo
autoritario filo-statunitense costituitosi dopo la Conferenza di Ginevra del 1954.

Secondo dati ufficiali, il conflitto costò al Vietnam oltre 5 milioni di vittime, in grandissima parte civili,
mentre all’America circa 60mila uomini appartenenti alle forze armate; è considerata la guerra più
rilevante combattuta dagli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale.

I primi contrasti in Vietnam trovarono origine nella Guerra di Indocina (1945-1954), combattuta dalla
Francia contro il movimento indipendentista Viet Minh, supportato dalle potenze cinese e sovietica,
guidato dal leader comunista Ho Chi Minh.

La Francia, nonostante fosse appoggiata dagli Stati Uniti che si erano posti l’obiettivo di fermare
l’avanzata comunista nel mondo, venne sconfitta dagli Indipendentisti il 7 maggio 1954 a Dien Bien Phu.
Una volta libero dal dominio coloniale francese, il Vietnam sarebbe divenuto uno Stato autonomo guidato
da Ho Chi Minh.

Gli Stati Uniti, con lo scopo di impedire che lo stato del Vietnam fosse governato da un regime filo-
comunista, trovarono un accordo provvisorio nella Conferenza di pace di Ginevra, conclusasi nel luglio
del 1954, dove i partecipanti decisero di dividere il Vietnam in due Stati: nella parte settentrionale del
paese nacque una repubblica popolare guidata da Ho Chi Minh sotto l’influenza comunista, nella parte
meridionale invece, un governo autoritario filo-americano guidato dal cattolico Ngo Dinh Diem.
Il popolo vietnamita si dimostrò sin da subito contrario a questa divisione dando inizio alle prime
sommosse contro il governo filo-americano. Nel maggio 1959 venne potenziato il cosiddetto “sentiero di
Ho Chi Minh” che collegava il nord al Sud del paese.

Nel 1960 iniziò realmente la guerra in Vietnam.

L’attività terroristica contro il governo Ngo Dinh Diem venne incrementata, e si formò così il Fronte di
Liberazione Nazionale, più comunemente noto con il nome di Vietcong.
A questo punto gli Stati Uniti, temendo che il Sud cedesse ai continui attacchi del Nord e che questo
cadesse totalmente sotto l’influenza sovietica, decisero di intervenire direttamente.

Fu così che il Presidente americano Lyndon Johnson, subentrato a J.F. Kennedy, assassinato nel
novembre del ’63, decise di inviare aiuti militari sempre più consistenti per contrastare l’insurrezione dei
Vietcong. Secondo le previsioni doveva essere una guerra lampo, ma non fu così: durò dieci anni. Si
trattò di un conflitto impari, data la differenza tra i due eserciti: tecnologicamente avanzato e ben armato
quello americano, quasi primitivo, anche se sostenuto da Cina e Unione Sovietica, quello vietnamita.
Inoltre gli Stati Uniti fecero uso di armi chimiche come le bombe al Napalm e all’Agent Orange ad azione
incendiaria, irritante e defoliante che causarono migliaia di vittime, conseguenze gravi e permanenti sulla
popolazione e incalcolabili danni ambientali.
Negli Stati Uniti nacquero i primi movimenti pacifisti, che si intensificarono rapidamente. Nel contempo
crebbe l’impopolarità del presidente Richard Nixon, il quale, dopo lo scandalo del Watergate, fu costretto
alle dimissioni.
Contestualmente i Vietcong incrementarono gli
attacchi e il 30 aprile 1975 conquistarono
Saigon, la capitale del sud, mettendo fine alla
guerra e riunificando tutta la Nazione.
Dopo più di vent’anni di conflitto, il Vietnam
fu oggetto di numerosi cambiamenti: ottenne
l’indipendenza dall’impero coloniale francese,
rimase diviso in una parte filo-statunitense e in
una parte filo-comunista che prevalse.
Le testimonianze di molti militari esecutori del
terribile massacro vietnamita, sono raccolte nel
libro “Niente e così sia” (1969) della scrittrice
Oriana Fallaci (1929-2006). La reporter italiana
partecipò personalmente alle spedizioni,
annotando in un diario le drammatiche
interviste a vietcong, generali e soldati semplici.
“Io sono qui per provare qualcosa in cui
credo: che la guerra è inutile e sciocca, la più
bestiale prova di idiozia della razza terrestre”.

Rappresentazione grafica in stile Keith Haring


realizzata da Alessandro Cavinato
ispirata alla copertina del libro
“La voce del Vietnam” (2004)
di Philip Caputo (1941)
LA POP ART

La Pop Art, sviluppatasi negli Stati Uniti intorno agli anni ’60, è stata una delle correnti artistiche più
rivoluzionarie del dopoguerra.
In una società basata sui consumi, nella Pop Art, a differenza dell’Espressionismo astratto, i soggetti sono
oggetti di uso comune, da qui il nome “Popular Art”.
I temi sono anche immagini del cinema, della TV e della pubblicità, rappresentati in forma totalmente
diversa perché gli artisti li decontestualizzavano rendendoli i protagonisti delle rappresentazioni stesse,
uscendo completamente dagli stereotipi artistici dell’epoca.
L’artista considerato il re della Pop Art è Andy Warhol (1928-1987), che deve il suo successo alla
tecnica della “ripetizione” cioè la riproduzione della stessa immagine alterandone forme e colori.
Esempi sono le “Campbell’s Soup Cans” (1962) e i volti di personaggi famosi, attori, musicisti e politici
tra i quali Marilyn Monroe, Elvis Presley, Che Guevara, Mao Tse-Tung.
In ambito musicale, firma il disegno della banana sulla copertina del disco “The Velvet Underground &
Nico”(1967).
Gli appartiene anche l’opera rappresentativa del consumismo esasperato: la serigrafia delle bottigliette
della Coca Cola da 210 ml. che ha acquisito un particolare significato durante la Guerra in Vietnam
perché queste, poste in file sovrapposte, venivano abbinate ai nastri di proiettili della mitragliatrice M60,
usata dai soldati americani in combattimento.
Nell’era del consumismo, la Pop Art ha assunto quindi un tono provocatorio accusando le multinazionali,
quali finanziatrici di guerre ingiuste.
Un altro aspetto rivoluzionario di questa corrente artistica è stato l’introduzione di tecniche come la
fotografia, il collage, il video e la musica.
Altri elementi erano le vignette dei fumetti, isolate dalla storia e rappresentate con il caratteristico retino
tipografico disegnato a mano. In questo modo un’immagine popolare, riprodotta in milioni di copie,
diventava un’icona di grande valore artistico.
Il massimo esponente di questa tecnica è Roy Lichtenstein (1923-1997) le cui più note opere sono
“Blam” (1962) e “Sunrise” (1965).
Gli eredi della Pop Art sono stati sicuramente gli “Street Artists” che con i loro graffiti hanno dato vita ai
muri della New York degli anni ’80.
Di Jean-Michel Basquiat (1960-1988), scoperto proprio da Warhol, sono famosi i murales “Hollywood
Africans” e “Crown” entrambi del 1983.
Mentre Keith Haring (1958-1990) attraverso il suo stile inconfondibile, con i suoi omini stilizzati pieni
di vita, che saltano e danzano, trasmette messaggi semplici e chiari su temi scottanti quali il capitalismo,
il razzismo, l’ingiustizia sociale, la droga, ma affronta anche argomenti come l’amore, la felicità e il sesso.
A Pisa, sulla facciata laterale della canonica della chiesa di Sant’Antonio Abate, si può ammirare il suo
grande murale, “Tuttomondo”(1989) l’ultima opera pubblica dell’artista statunitense prima della sua
scomparsa, nonché l’unica pensata per essere permanente.
Haring l’ha dedicato all’umanità, esprimendo un messaggio di pace, felicità e armonia universale.
IL MOVIMENTO HIPPIE

La cultura hippie era un movimento di controcultura giovanile nato nella metà degli anni ’60 negli Stati
Uniti, a San Francisco, diffusosi poi in tutto il mondo. L’appellativo di “hippie” veniva utilizzato
inizialmente per descrivere i seguaci della Beat generation, i quali vivevano in comunità ascoltando
musica, facendo uso di allucinogeni e droghe, dandosi al sesso libero.
Hippie, New Left e American Civil Rights Movement erano i tre principali gruppi di protesta degli anni
sessanta che ebbero forte influenza in ambito sociale, culturale e artistico.
Nell’estate del ’66 anche la band rock britannica dei “Cream”, formata dal chitarrista Eric Clapton, dal
bassista Jack Bruce e dal batterista Ginger Backer, promosse una rivolta pacifista contro la guerra, la
violenza e la discriminazione sessuale, razziale e religiosa.
Gli hippies avevano un look unico nel suo genere e facilmente riconoscibile: capelli lunghi, occhiali tondi
specchiati, pantaloni a zampa di elefante, bandane, collane, anelli, magliette e camicie psichedeliche o
floreali; erano spesso vegetariani ed ambientalisti; la maggior parte di loro, per trasferirsi da un posto
all’altro, utilizzava il classico furgone della Volkswagen dipinto con grafiche vivaci, diventato poi uno
dei simboli del movimento. Molti, però, preferivano l’autostop perché lo consideravano un modo
economico e sicuro per conoscere persone diverse e per instaurare nuove amicizie.
Venivano anche chiamati “figli dei fiori” da cui l’espressione “Flower Power”, che letteralmente
significa “Potere dei Fiori”, perché il fiore
rappresentava il simbolo della pace e della loro
ideologia non violenta.
Per diffondere le loro idee partecipavano a marce e
cortei a favore dei diritti civili e contro la leva dei
giovani coetanei chiamati a combattere nella guerra
in Vietnam.
Inoltre condividevano il pensiero di Gesù Cristo, di
Francesco D’Assisi, di Buddha e di Gandhi.
Anche personaggi del Beat, tra i quali il poeta
Allen Ginsberg (1926-1997), divennero molto
influenti.
Gli slogan della controcultura divenuti più famosi
sono:

“Mettete dei fiori nei vostri cannoni” e


“Fate l’amore, non la guerra”.

Rappresentazione in stile Pop Art


realizzata da Alessandro Cavinato
dello slogan:
“Mettete dei fiori nei vostri cannoni”
LA MUSICA

Fra gli anni sessanta e settanta, in particolare dal ’67 al ’72, contemporaneamente nel Regno Unito e negli
Stati Uniti, emerse un nuovo genere musicale, particolarissimo, chiamato Rock Psichedelico, i cui
massimi esponenti furono i britannici Pink Floyd.
Tale musica si distingueva dagli altri generi in quanto creata dai musicisti quando erano sotto l’effetto
dell’LSD, allucinogeno scoperto proprio in quegli anni, oltre che di altre droghe.
Iniziò così tra i musicisti, ma anche tra la gente comune, soprattutto tra i giovani, il consumo spesso
incontrollato di questa nuova sostanza, che, secondo alcune teorie, ispirò capolavori come “Sgt. Pepper’s
Lonely Hearts Club Band” dei Beatles o “Blonde on Blonde” di Bob Dylan.
La “nuova musica” era strettamente collegata ai giovani contrari al sistema di quel tempo; le canzoni
erano strumenti di ribellione e mezzi per divulgare un messaggio universale di pace e fratellanza.
Questo nuovo stile musicale ebbe la sua massima espressione tra il 15 e il 18 agosto 1969 al “Festival di
Woodstock, 3 Days of Peace & Rock Music”, uno degli eventi più importanti di tutti i tempi per la
cultura hippie e per la musica, a cui parteciparono circa 500.000 persone.
Suonarono molti dei migliori artisti di quegli anni come per esempio i Jefferson Airplane con
“Somebody to Love”, Joan Baez con “Oh Happy Day”, Janis Joplin con “Piece of my Heart”, Joe
Cocker con “With a Little Help from my Friends, i Creedence Clearwater Revival con “Born on the
Bayou”, Carlos Santana con “Soul Sacrifice”, Richie Havens con il medley dei Beatles e “Freedom”
Johnny Winter con “Johnny B. Good”, Crosby, Stills, Nash & Young con “Judy Blue Eyes”, The
Who con “I Can’t Explain” e non da ultimo Jimi Hendrix, con “Hey Joe”.
Un altro evento da ricordare, precursore di Woodstock, è il “Monterey Pop Festival”, svoltosi durante la
cosiddetta “Summer of Love” hippie tra il 16 e il 18 giugno 1967.
Vi suonarono circa gli stessi artisti, ma furono presenti meno della metà degli spettatori di Woodstock,
eppure viene ricordato come uno dei
più grandi concerti della storia.
Rimane impresso nella memoria
collettiva il gesto plateale di Jimi
Hendrix che, alla fine di un pezzo,
incendiò la sua chitarra e
successivamente dichiarò:

“La volta in cui ho bruciato la mia


chitarra fu come un sacrificio. Si
sacrificano le cose che si amano. Io
amo la mia chitarra”.

Rappresentazione grafica realizzata


da Alessandro Cavinato
MUSICA CONTRO LA GUERRA
BOB DYLAN – BLOWIN’ IN THE WIND

Traduzione e riflessione

BLOWIN’ IN THE WIND


SOFFIANDO NEL VENTO
How many roads must a man walk down
Quante strade deve percorrere un uomo
Before you call him a man?
Prima di poterlo chiamare uomo?
How many seas must a white dove sail
Quanti mari una colomba bianca dovrà sorvolare
Before she sleeps in the sand?
Prima di poter dormire sulla sabbia
Yes, 'n' how many times must the cannon balls fly
E quante volte ancora le palle di cannone dovranno volare
Before they're forever banned?
Prima che vengano vietate per sempre?
The answer, my friend, is blowin' in the wind
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento
The answer is blowin' in the wind
La risposta sta soffiando nel vento

Yes, 'n' how many years can a mountain exist


E per quanti anni una montagna potrà esistere
Before it is washed to the sea?
Prima di essere spazzata fino al mare ?
Yes, 'n' how many years can some people exist
E quanti anni la gente deve vivere
Before they're allowed to be free?
Prima di potersi dichiarare libera ?
Yes, 'n' how many times can a man turn his head
E quante volte un uomo potrà girare la testa
And pretend that he just doesn't see?
E far finta di non vedere ?
The answer, my friend, is blowin' in the wind
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento
The answer is blowin' in the wind
La risposta sta soffiando nel vento

Yes, 'n' how many times must a man look up


E quante volte un uomo dovrà guardare in alto
Before he can see the sky?
Prima di poter vedere il cielo?
Yes, 'n' how many ears must one man have
E quante orecchie deve avere un uomo
Before he can hear people cry?
Prima di sentir piangere la gente ?
Yes, 'n' how many deaths will it take 'til he knows
E quanti morti ci vorranno prima che egli capisca
That too many people have died?
Che troppe persone sono morte ?
The answer, my friend, is blowin' in the wind
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento
The answer is blowin' in the wind
La risposta sta soffiando nel vento
Questa canzone è stata pubblicata dal menestrello di Duluth nel 1963 ed è contenuta nell’album “The
Freewhelin’ Bob Dylan”. Il brano è stato composto il 16 Aprile 1962, in soli dieci minuti, aggiungendo
un testo alla melodia di un vecchio canto degli schiavi africani intitolato “No More Auction Block” e
suonato per la prima volta la sera stessa al Gerde Folk City di New York in una versione di due strofe.
Questa non è una canzone di protesta contro la guerra in Vietnam, ma contro la guerra in generale, infatti
divenne un inno generazionale di pace.
Registrata solamente con chitarra acustica, voce e armonica è pura poesia ed è l’unica canzone composta
e cantata da un Premio Nobel per la Letteratura, conferito a Dylan nel 2016.
Nei primi versi, con numerose figure retoriche, allude al fatto che la vita è un percorso che ha come
obiettivo la sua comprensione. Così come una colomba bianca deve sorvolare molti mari, anche l’uomo
deve vivere numerose esperienze per conoscersi, ma non gli basta nascere uomo per definirsi uomo, come
non basta guardare in alto per vedere il cielo.
Nei versi successivi fa riflettere sull’indifferenza dell’umanità alla guerra, in quanto gli uomini fingono di
non conoscerne le atrocità, perché quello di fare la guerra è un istinto che l’essere umano non perderà mai.
Al ritornello “La risposta sta soffiando nel vento” si possono dare diverse interpretazioni: può significare
che, come polvere nel vento, una risposta non esiste, oppure che viene trasportata dal vento leggera e
impercettibile, altrimenti la risposta c’è e basta un soffio di vento per portarla.
La grandiosità di questo pezzo sta nell’esprimere una profonda critica senza assumere alcun tono
accusatorio.
Nel 1997 Dylan ha eseguito la canzone al Congresso Eucaristico Mondiale a Bologna, alla presenza di
Papa Giovanni Paolo II che ne rimase profondamente colpito attribuendole un senso religioso e spirituale,
tant’è che la traduzione è entrata tranquillamente nel repertorio liturgico italiano.

BIBLIOGRAFIA:

https://www.studenti.it/guerra-del-vietnam-cronologia-battaglie-protagonisti.html

https://dueminutidiarte.com/2018/06/30/pop-art-artisti-opere-riassunto/

https://www.myusa.it/myusa-blog/329-la-cultura-hippie-da-woodstock-alla-guerra-del-vietnam.html

https://classeiiib.myblog.it/list/dispense-storia-dell-arte/3123570995.pdf

https://www.storiedicanzoni.it/2018/03/31/bob-dylan-blowin-in-the-wind/

https://www.wikipedia.org/

https://significatotestocanzone.blogspot.com/2013/06/blowin-in-wind-bob-dylan.html