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R I N A S C I M E N T O E N A T U R A (prof.

Tuba)

Nel XV sec. si registra una “rinascita” dell’interesse per la Natura.

La celebrazione della dignità umana (v. Pico della Mirandola), il tema dell’uomo come artefice del proprio
destino e come natura media o copula mundi, la dottrina dell’analogia tra microcosmo e macrocosmo, la fiducia
nella razionalità umana, nella capacità dell’uomo di comprendere e di padroneggiare la realtà, l’esaltazione della
vita attiva (oltre che contemplativa), sono tra gli aspetti più noti della civiltà umanistico-rinascimentale, nei quali
si riflette la progressiva valorizzazione dell’uomo e della vita terrena.
Il passaggio dalla cultura teocentrica medievale alla cultura antropocentrica rinascimentale è lo sfondo su cui si
staglia il rinnovato interesse per la Natura. La “riscoperta” della Natura è legata alla centralità che l’uomo
acquisisce nella cultura del tempo (non a caso denominata Umanesimo).
Il parziale superamento delle tradizionali tendenze trascendentiste va di pari passo con una certa propensione a
rinvenire il divino nel reale, piuttosto che al-di-là di esso, tendenza che concorre a promuovere una valorizzazione
della realtà naturale che talora rasenta il panteismo (come nel caso di Giordano Bruno).

Nel XV sec. la concezione emergente della Natura risente dell’eclettismo del nuovo clima culturale.

L’eclettismo del nuovo clima culturale deriva dalla sovrapposizione tra elementi della tradizione aristotelico-
scolastica (che erano stati dominanti nella cultura medievale) ed elementi desunti sia dall’antica filosofia greca
(Presocratici, Platone, Plotino, Epicuro…) che dalla presunta sapienza orientale (Ermetismo, Magia, Astrologia,
Alchimia…).
Tale eclettismo fu favorito dai ripetuti contatti con la cultura bizantina, cristiano-ortodossa e orientale. Tali
contatti erano stati resi possibili sia dai numerosi concili indetti per risolvere il problema dello Scisma e delle eresie
- v. in particolare i Concili di Ferrara (1431-37) e Firenze (1439) - che dall’esodo in Italia di molti dotti bizantini,
verificatosi dopo la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi (1453). Si tenga presente, inoltre, il ruolo svolto
da Marsilio Ficino e dall’Accademia Platonica di Firenze nell’opera di traduzione e divulgazione dei testi di
Platone, di Plotino e del “Corpus hermeticum” (attribuiti erroneamente all’antica sapienza orientale).

La visione emergente della natura è quella di una sorta di grande organismo vivente, provvisto di un
principio vitale immanente, di una sensibilità, di un’anima…

Il Rinascimento tende a ripristinare quell’unità Uomo-Natura, Materia-Vita che era stata infranta dai Sofisti e da
Socrate prima (v. spostamento dell’asse d’interesse della filosofia dalla Natura all’uomo), dal Platonismo e dal
Cristianesimo poi (v. “mortificazione” della realtà materiale e naturale nei confronti, rispettivamente, del mondo
delle Idee e della realtà ultraterrena). Riallacciandosi alla visione presocratica, gli umanisti tendono infatti a
proporre una concezione olistica, ilozoistica, pampsichista della Natura.
Nel Quattrocento si afferma prepotentemente la teoria dell’identità tra microcosmo e macrocosmo, ossia l’idea che
ogni uomo è un microcosmo, cioè una specie di universo in miniatura (poiché la sua struttura, sia anatomica che
psichica, ripete in piccolo quella dell’universo), e l’idea che la Terra e il cosmo nel suo complesso sono simili
all’uomo, cioè sono come dei grandi animali, dotati di un’anima, oltre che di organi e di membra.
Tutto è collegato con tutto, perché ogni cosa è solo una parte che vive in funzione del Tutto (l’universo), concepito
come un grande organismo vivente. Ogni singolo uomo è strettamente correlato alla totalità del cosmo, anche se
può non rendersene conto (così come un piede può anche non sapere di essere parte di un corpo). I fenomeni
vegetali e talora persino quelli minerali vengono assimilati a quelli animali. La Terra viene spesso descritta come
un grande animale: le piante sono i suoi ‘peli’, le foreste i ‘capelli’, il legno le ‘ossa’, i fiumi sotterranei le ‘vene’,
l’acqua il ‘sangue’; le caverne vengono assimilate a un ‘utero’ del mondo, in cui nascono e crescono, non
diversamente da altri esseri viventi, gemme e cristalli minerali...
Nel XV sec. torna dunque in auge una concezione vitalistica della natura che aveva un’origine antica, ma che era
rimasta in sordina nella cultura medievale. Tale concezione risente - in virtù dell’eclettismo della cultura
umanistica - non solo della filosofia presocratica, ma di influssi culturali eterogenei: del Platonismo (v. concezione
di “anima del mondo” espressa nel TIMEO), del Neoplatonismo (v. nozione di “anima del mondo” come seconda
ipostasi,ossia emanazione intermedia tra il Dio-Uno di Plotino e il mondo materiale), dello Stoicismo (v. idea di
“pneuma cosmico”), della tradizione cristiana e di quella magico-ermetica (v. nozione di “simpatia universale”)...

(Nel XVII sec. il concetto di “anima del mondo” sarà fortemente combattuto dalla scienza moderna, come forma
indebita di antropocentrismo. La rivoluzione scientifica, infatti, provvederà a disantropomorfizzare e a
despiritualizzare la natura, assimilandola ad una macchina piuttosto che ad un organismo vivente.
Ma la concezione vitalistica della natura tornerà ad essere ripresa in epoca romantica (XIX sec.) , quando verrà
riaffermato il principio della continuità fra mondo organico e inorganico, in un tutto da considerarsi come un
organismo vivente)

Il Naturalismo del XV-XVI sec. spesso è pervaso di elementi magici

Le teorie ilozoistiche e pampsichiste del Naturalismo rinascimentale finiscono spesso col fornire una legittimazione
alla magia, ritenuta da molti umanisti un’arte in grado di svelare alcune forze misteriose operanti nella natura.
Molti studiosi del tempo ritengono, inoltre, che la magia, utilizzando le leggi e le forze che animano la natura,
possa offrire all’uomo non solo la possibilità di comprenderla meglio, ma anche di controllarla, di modificarne il
corso, di padroneggiarla. In questo periodo è difficile distinguere tra la figura del filosofo e quella del mago (v., per
es., personaggi come Marsilio Ficino, Paracelso, Cardano, Giordano Bruno, ecc).
Il concetto basilare del pensiero magico, fortemente penetrato nel platonismo rinascimentale, risiede nella nozione
di simpatia cosmica, secondo la quale in ogni parte della natura, anche nel mondo minerale, esistono attrazioni e
repulsioni, affinità e antipatie fra elementi che si cercano e si oppongono, si attraggono e si respingono.
E’ una teoria coerente con quelle idee di pneuma cosmico e di anima del mondo che, pur derivanti da diverse
tradizioni filosofiche (platonica, stoica, neoplatonica, ermetica), si andavano allora riformulando e divulgando: se
l’universo è un grande essere vivente, ovunque permeato dallo spirito sottile del pneuma o provvisto di un’anima,
allora fra tutti gli oggetti che compongono la realtà, anche lontani fra loro, esiste la stessa interdipendenza che vi è
tra i vari organi di un essere vivente. Tutto è collegato con tutto...
Dal principio della simpatia universale discende come corollario la possibilità di azioni a distanza. I maghi
dell’antichità pensavano che i fenomeni magnetici fossero la dimostrazione di questo principio: la calamita, infatti,
continua ad attrarre il ferro anche se questo è nascosto da una lastra di vetro o di carta; l’attrazione magnetica, in
grado di passare attraverso la materia, sarebbe quindi una forza spirituale (Cusano vide nel “desiderio” del ferro di
unirsi alla calamita un’analogia con l’aspirazione della mente umana alla saggezza)...
Correlato al concetto di simpatia è quello di corrispondenza: ogni oggetto in un determinato ordine della realtà
gode di una relazione particolare con altri oggetti in altri ordini: alla rosa nel mondo vegetale corrisponde il leone
in quello animale, una particolare pietra in quello minerale, un profumo, una costellazione celeste, un pianeta, un
tipo di uomo, ecc.
Del resto, già nel tardo medioevo questi principi avevano trovato applicazione nella medicina astrale (introdotta in
Occidente dagli Arabi), che rintraccia corrispondenze precise tra le parti del corpo e le costellazioni zodiacali (Es:
Testa-Ariete, Gola-Toro, Cuore-Leone, Polmoni-Gemelli, ecc.), corrispondenze in grado di svelare specifiche
predisposizioni patologiche nei soggetti appartenenti ai diversi segni zodiacali...
Sul principio della simpatia cosmica e delle corrispondenze si basa anche la chiromanzia (=lettura della mano),
secondo la quale alle linee e ai rilievi della mano corrispondono le influenze di determinati corpi celesti...
L’animazione universale della natura costituisce per filosofi come Bruno e Campanella la giustificazione
metafisica della magia e dell’astrologia.
Nel XV sec. la Chiesa tollerò l’interesse per la magia e per l’astrologia. Essa aveva accolto favorevolmente il
“Corpus hermeticum” (intriso di riferimenti a culti e pratiche magico-astrologiche e attribuito, per un colossale
equivoco, all’antica sapienza orientale), perché vi aveva ravvisato alcune dottrine in linea con la tradizione biblica.
Nell’età della Controriforma (v. Concilio di Trento, 1545-63), invece, la Chiesa condannò tali “arti” e coloro che le
praticavano. Tra questi vi furono anche Giordano Bruno (1548-1600) e Tommaso Campanella (1568-1639):
Bruno, colpevole anche di essersi allontanato dalla tradizionale concezione di Dio e dalla cosmologia aristotelico-
tolemaica, fu processato e mandato al rogo (1600); Campanella subì diverse condanne, anche per aver partecipato
ad una congiura contro gli Spagnoli, e passò 27 anni della sua vita in carcere (dove scrisse la sua opera più nota,
LA CITTA’ DEL SOLE).
Il Naturalismo del XVI sec. prende le distanze dalla tradizione aristotelico-scolastica del Medioevo

Diversamente dai platonici rinascimentali (come Cusano, Ficino e Pico) - che ponevano in primo piano l’esigenza
della rinascita religiosa e vedevano nel “ritorno a Platone” la condizione di questa rinascita - gli aristotelici
rinascimentali, caratterizzati da una mentalità naturalistico-razionalistica, tendevano a vedere nella natura l’ambito
privilegiato della filosofia e nella ragione il più idoneo metodo di ricerca, operando una radicale separazione fra il
campo della fede e quello della ragione. Essi vedevano nel “ritorno ad Aristotele” la condizione della rinascita di
una libera ricerca naturalistica.
Da questo punto di vista, l’aristotelismo ha svolto un ruolo importante nell’indirizzare la ricerca filosofica
rinascimentale sul problema della natura e nel valorizzare la ragione e l’esperienza.
Tuttavia, i maggiori esponenti del Naturalismo rinascimentale (Telesio, Bruno e Campanella) esprimono una
forte critica nei riguardi della tradizione aristotelico-scolastica (profondamente segnata dalla
“cristianizzazione” del pensiero aristotelico da parte di Tommaso d’Aquino), della quale respingono:
- la subordinazione della fisica alla metafisica e alla teologia;
- la conseguente astrattezza o astrusità delle dottrine relative alla realtà naturale;
- la pretesa di studiare la natura con il ragionamento e con la logica, piuttosto che con l’osservazione diretta
e l’esperienza (v. Telesio:”De rerum natura iuxta propria principia” autonomia dell’indagine naturalist.)
- la visione cosmologica fondata sull’idea dell’eterogeneità del mondo terrestre e del mondo celeste.
Al tempo della Controriforma, molti naturalisti rinascimentali (in particolare, Bruno e Campanella) incorsero nelle
sanzioni della Chiesa anche per la loro polemica nei riguardi della tradizione aristotelico-scolastica e segnatamente
per aver respinto la cosmologia aristotelico-tolemaica, che la Chiesa aveva da tempo assimilato e fatta propria.

Il Naturalismo rinascimentale, polemizzando con la tradizione aristotelico-scolastica,


affermando l’autonomia dell’indagine naturalistica e l’importanza dell’osservazione
e dell’esperienza, “prepara il terreno” per la Rivoluzione Scientifica del XVII sec..
Ma perché nasca la fisica moderna si dovranno abbandonare le suggestioni magico-
ermetiche, si dovrà pervenire ad un’analisi quantitativa dei fenomeni naturali (quindi
ad una matematizzazione dell’indagine naturalistica) e all’elaborazione del metodo
sperimentale.
Sarà soprattutto Galileo Galilei (1564-1642) ad operare tale salto qualitativo, da cui
scaturirà una nuova concezione della natura e un diverso modello di sapere...

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