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PROCRASTINAZIONE

”Only Robinson Crusoe had everything done by Friday”

Su questo semplice gioco di parole che si basa sulla duplicità delle


preposizioni inglesi (vale infatti sia come solo Robinson Crusoe ha tutto
fatto da Venerdì che solo Robinson Crusoe ha tutto fatto entro venerdì) ho
riflettuto un po’ più del tempo che di solito dedichiamo ai vari aforismi.
Partiva questo da una constatazione che riguardava una piccola pratica
di lavoro, che continuavo a rimandare di giorno in giorno. Era qualcosa
che avrei potuto, con uno sforzo tutto sommato contenuto, risolvere
abbastanza velocemente. Eppure, benché questa cosa non mi piacesse,
restava li, come quel piccolo rimorso che si faceva sentire almeno un paio
di volte al giorno. Perché mandiamo? Cosa ci spinge ad annullare un
impegno sapendo che poi staremo peggio? Qual e il nostro vero obiettivo?
Ciascuno di noi trascina una serie di cose non fatte, grandi o piccole, che
alimentano il senso di colpa. L’aspetto curioso e che siamo veramente
convinti che gli elementi della lista vadano depennati, ogni giorno ci
sembra quello giusto per agire, siamo sempre sul punto di fare, ma, al
dunque, procrastiniamo. Diventa dunque interessante capire. Lo studio del
fenomeno della procrastinazione non e solo un tentativo degli intellettuali
di giustificare razionalmente la loro pigrizia, ma la valutazione di questa
tendenza porta a sollevare questioni filosofiche e psicologiche
fondamentali. Partiamo dall’assunto che l’essenza della procrastinazione e
akrasia. Questo termine greco significa •” fare qualcosa di contrario al
buonsenso ”. E qualcosa di diverso dal fatalismo di chi non fa pensando
all’incertezza del domani, o dal pensiero di occupare meglio il proprio
tempo in altro modo. La procrastinazione e sconcertante perché
consapevolmente sappiamo che non facendo non saremo più felici. Chi si
limita a dire “ meglio spassarsela, che domani chissà cosa potrebbe
succedere ” non sta davvero procrastinando. E nemmeno chi rimanda
consapevolmente, perché cosi facendo pensa di impiegare il proprio tempo
nel modo migliore. L’essenza della procrastinazione é non fare quel che
sappiamo di dover fare, una contorsione mentale che spiega perché questa
abitudine ha delle conseguenze psicologiche negative. E questo l’aspetto più
sconcertante della procrastinazione: anche se é un modo per evitare
qualcosa di sgradevole, di solito non ci rende felici. Spesso si rimanda non
per dedicarsi ad attività gradevoli, ma a qualcosa il cui unico fascino e
rappresentato dal fatto di non essere quel che si sta rimandando. E le
persone imparano dall’esperienza: i procrastinatori conoscono fin troppo
bene le fascinose sirene del presente, e vogliono sinceramente resistere a
esse. Non lo fanno e basta. Ne deriva che una spiegazione più completa
della procrastinazione deve necessariamente prendere in considerazione il
nostro atteggiamento verso quel che cerchiamo di evitare. Socrate riteneva
che l’ akrasia fosse a rigore impossibile, perché non possiamo desiderare
qualcosa che ci danneggia: se agiamo contro il nostro interesse, questo
avviene necessariamente per ignoranza, perché non sappiamo cos’é il bene.
E allora perché procrastiniamo? Ho scoperto molti studi su questo
fenomeno dai quali ho preso spunto per scolpire questa tavola.
Procrastinare é un impulso umano basilare, analogo a quello che ci fa
percepire una sorta di immortalità e di tempo infinito avanti a noi. Fa
parte del complicato rapporto degli esseri umani con il tempo. Molte
persone sottostimano il tempo necessario a completare una certa attività,
in parte perché non considerano quanto hanno impiegato a completare
progetti analoghi in passato, e in parte perché si basano su scenari non
problematici, in cui incidenti o imprevisti non si verificano mai. Già nel
sedicesimo secolo Samuel Johnson descriveva la procrastinazione come
“una delle generali manchevolezze” che “ colpiscono, in misura piu o meno
importante, ogni persona•”, lamentando anche in se stesso questa
medesima tendenza: ” Non potevo evitare di rimproverarmi per aver cosi
a lungo trascurato cioè che doveva necessariamente esser fatto e la cui
difficolta aumentava per ogni momento in cui veniva rimandato “. A
livello sociale la gravità del problema sembra aumentare con il passare del
tempo. La procrastinazione é una complessa combinazione tra debolezza,
ambizione e conflitto interiore. Chi pianifica e chi non realizza i suoi piani
non sono veramente la stessa persona, ma parti diverse di quello che
Friedrich Schelling ha definito l’io diviso. Schelling propone una concezione
dell’io non come entità unica, ma come composto da esseri diversi,
impegnati a scontrarsi e a mercanteggiare continuamente per assumere il
controllo. Al momento di prendere una decisione importante, la mente puo’
essere considerata una sorta di parlamento, una camera di discussione.
Fazioni diverse si scontrano, interessi a breve e a lungo termine si
trincerano dietro l’avversione reciproca. Non solo mozioni vengono
proposte e rifiutate, ma alcune proposte addirittura vengono lanciate solo
per nasconderne altre. Le sessioni di discussione possono risultare subdole
quanto burrascose. Se l’identità e un insieme di io in conflitto, cosa
rappresenta ciascuno di essi? La risposta semplice e che uno rappresenta i
nostri interessi a breve termine (divertirsi, rimandare il lavoro e cosi via)
e un altro gli obiettivi a lungo termine L’idea di un io diviso, anche se
sconcertante per alcuni, può essere liberatoria in termini pratici, perche
porta a smettere di intendere la procrastinazione come qualcosa che si può
sconfiggere semplicemente mettendosi d’impegno. Dovremmo invece
affidarci a tecniche e strumenti esterni per supportare quelle componenti
del nostro io che vogliono mettersi al lavoro. Una rappresentazione
classica della volontà estesa al lavoro e la decisione di Ulisse di farsi legare
al pennone della sua nave. Ulisse sa che, quando udrà le sirene, sarà troppo
debole per resistere all’impulso di condurre la nave contro le rocce per
cercare di raggiungerle: si fa quindi legare dall’equipaggio, forzandosi al
rispetto dei propri obiettivi a lungo termine. Ma prima di buttarci decisi
sui vari modi per sconfiggere la procrastinazione, dovremmo fermarci a
considerare se, in qualche caso, non sia un impulso al quale dare più
importanza. E se la procrastinazione derivasse dalla sensazione che ci sia
troppo da fare, e di conseguenza che niente valga la pena di essere fatto?
Dietro questa forma alquanto bizzarra di azione-come-inazione c’é la
domanda, molto più sconvolgente, se qualunque cosa valga la pena di
essere fatta. In questo senso, può essere utile soffermarsi su due tipi di
procrastinazione: quello autenticamente acratico e quello che comunica la
sensazione che ciò che dovremmo fare, sotto sotto, e privo di senso. Questo e
un pensiero eccessivamente nichilista che noi Massoni non possiamo
accettare supinamente. Da buoni massoni riconoscere nella
procrastinazione un fallimento della volontà, dovrebbe portarci a cercare
il rafforzamento di quest’ultima, anziché affidarci a controlli esterni che
ne determinino un’ulteriore atrofia. Siamo morti a noi stessi per scelta, nel
Gabinetto di Riflessione, per rinascere su un piano più evoluto. Facciamo il
nostro dovere e combattiamo la tendenza alla procrastinazione.
Riflettiamo su ciò che simbolicamente il Maglietto e lo Scalpello
rappresentano: forza di volontà e determinazione ad agire per il bene il
primo e la capacita di distinguere le parti utili della pietra, essenziali alla
costruzione, da quelle inutili il secondo. Il Maglietto esprime la volontà di
agire, lo Scalpello simboleggia la conoscenza di cio che deve esser fatto, di
contro a ciò che deve essere evitato. In ultima analisi, i due strumenti
segnalano la necessita di combinare azione e pensiero. La combinazione
forza di volontà e capacita di discernimento produce il graduale
perfezionamento dell’opera attraverso l’interazione dei due strumenti.
Cosi, se il Maglietto esprime la volontà di agire, lo Scalpello simboleggia la
conoscenza e la scelta di ciò che deve esser fatto, di contro a ciò che deve
essere evitato. Il Maglietto e lo Scalpello ci indicano come la combinazione
fra l’azione e il pensiero sia la strada per il compimento dell’Opera. Se il
Massone vive fra la Squadra e il Compasso, lavora con Maglietto e
Scalpello. Ancora una volta il Simbolismo Massonico ci delinea e traccia
una Via per combattere la procrastinazione. Sta a noi prendere atto e non
rimandare a domani. D’altronde … Profano, il viaggio simbolico che avete
compiuto e il quadro della vita umana. Il rumore che avete udito ricorda
le passioni che l'agitano; gli ostacoli che avete incontrato, le difficoltà che
l'uomo incontra e che non può vincere o superare, se non acquistando
quella forza interiore che gli permetta di lottare vittoriosamente .

R. R. 3 RL ZARATHUSTRA 5 Or MILANO - Valle

dell’ Olona.

Bibliografia:

-”Later - What does procrastination tell us about ourselves?•”


James Surowiecki

-”Rambler #71•” e •”Rambler #134•” . Samuel Johnson

-”Il Maglietto e lo Scalpello•” . Enzo Heffler

-Vom Ich als Prinzip der Philosophie oder uber das Unbedingte im menschlichen Wissen (L'io
come principio della Filosofia o sul fondamento della conoscenza umana) - Friedrich Schelling