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08/04

“As ideias fora do lugar” de Roberto Schwarz:


Roberto Schwarz è un critico letterario brasiliano che ha scritto molto su Machado de Assis
ed era allievo di Antonio Candido. Era marxista, durante la dittatura va in esilio e passa 10
anni a Parigi, dal 68 al 78; in questi anni scrive tanto sul Brasile, compreso questo saggio.
La sua domanda è: come si convive con la modernità e lo schiavismo del Brasile? Questa
discrepanza dove si vede, come si conosce? In Brasile domina l’aspetto della schiavitù,
l’economia politica è una scienza sociale che si occupa di capire i metodi usati per gestire e
condividere le risorse. Ci dice che gli ideali brasiliani sono di importazione europea (la libertà
nel lavoro e l’uguaglianza degli uomini) ma sono solo ideologie (nel senso utopico e negativo
del termine) e in Brasile fungono da copertura del vero sfruttamento. In Brasile agli inizi
vigeva la legge del latifondo. In Brasile ci sono tre classi: una classe è rappresentata
dall’uomo libero che in realtà dipende dal favore, ovvero che la sua possibilità di migliorare
le sue condizioni dipende da qualcuno che glielo consente. Le idee liberali si impiantano in
una società in cui non esiste una vera uguaglianza. Queste idee liberali in una società così
prende delle forme strane. L’idea di individualismo si trasforma in una giustificazione del
personalismo; questi ideali si trasformano e si adattano ed hanno una funzione diversa e
non son più gli stessi ideali perché non nascono in una società adatta. Il clima che si respira
in Brasile è ciò che permetterà la creazione di materia letteraria. La cultura dipende dalla
base economica della società, ecco perché è importante ribadire che il critico in questione è
marxista.

“O vate” de Gonçalves de Magalhães:


Poesia tratta da “Suspiros poéticos e saudades”. L’idea di poeta dell’autore è quella di un
missionario, che ha una missione. Dopo l’evocazione della natura (tema del romanticismo
classico) il poeta profeta riesce ad essere interprete di ogni tempo, presente passato e
futuro. L’immagine del poeta è mistica, profetica e soprannaturale. Il poeta appare come
colui che può parlarci di qualcosa che non può essere colto dai comuni mortali. La poesia
diventa mezzo di trasformazione dell’uomo poeta. C’è un avvertimento: si fa riferimento al
non corrompersi con le cose del mondo, cioè di mantenersi nell’aspetto mistico che ci da la
natura ma anche allontanarsi dall’idea che l’arte è fine a sé stessa in quanto il poeta ha un
compito ( frecciatina ai suoi contemporanei). il termine patria è chiave per capire cos’è
questa missione. Il poeta non si deve lasciar distrarre e deve cantare in onore di un’idea di
costruzione della patria.

Canto X “Tamoio sono, Tamoio voglio morire” de Gonçalves de Magalhães:


Poema in cui risalta l’indianismo dell’autore; fa parte del poema “A confederação dos
tamolhos”. In questo poema c’è il piano dell’amore tra Iguaçu e Ambiré e il piano della
guerra (vendetta), infatti Ambiré è figlio di un indio morto in cattività. Il protagonista vuole
vendicare la morte del padre. Inizia la ribellione contro i portoghesi ma gli indios perdono e i
due protagonisti muoiono suicidi. Troviamo la costruzione edenica della natura brasiliana.
Chiaramente c’è anche una certa retorica nazionalista che si nasconde dentro a queste
immagini paradisiache della baia. Una delle critiche al poema è proprio che non ha un’unità
narrativa. Il canto decimo è quello finale, il canto della morte. I temi romantici sono affiancati
all’immagine di un indio che lotterebbe per la patria, l’amor e la libertà...un indio troppo
feticcio e occidentalizzato. C’è l’immagine di Iguaçu che muore ai piedi di Ambiré, lui la vuole
vendicare: si carica in braccio il cadavere della ragazza e dice: “muoia con me l’ultimo
tamoio” poi si uccide. Nel quadro dove sono raffigurati Ambiré e Padre Anchieta non è
raffigurata Iguaçu. Dalle onde del mare i portoghesi vedono i due corpi galleggiare.
Nell’ultima scena Padre Anchieta li raccoglie e gli da sepoltura. Il poema è pieno di
ideologia, è un poema strumentale, Alencar mette in dubbio anche la scelta di attingere ad
una forma così classica per parlare di indigenismo. Alencar è un indigenista ma fa notare
come questo poema sia privo di capacità letteraria ed eccessivamente strumentale.

“I-Juca Pirama” de Gonçalves Dias:


Lui aveva il sangue indio nelle vene e conosceva approfonditamente (grazie agli studi) la
storia degli indios. Arriva a l'indigenismo però sempre attraverso l’europa. Si ispira a
Montaine che scriveva sul cannibalismo e le fêtes bresilienne. Si parla dell’indio Tupì che
viene catturato dalla tribù nemica. Prima di ucciderlo il protagonista viene intervistato, gli si
chiede di raccontare la sua vita; solo che il protagonista comincia a piangere e chiede di
essere risparmiato e si offre di essere schiavo. Dunque il capo lo lascia andare perché non
lo considera degno neanche di essere ammazzato. l’Indio torna dal padre che si arrabbia e
lo considera un vile. C’è una descrizione di sentimenti (rabbia, pianto ecc…) ma anche
descrizioni di scene di guerra. L’autore sceglie delle metriche diverse in base ad ogni
momento. Nella pag. 108 parla il padre e il metro scelto è l’ottonario, molto cantilenante. Il
padre vuole fare ammazzare il figlio. Il capo della tribù avversaria risponde che non vuole
perché suo figlio è debole.
Il canto 8 è il canto della rabbia; cambia anche la metrica; il padre lo rigetta e lo maledice
finché si arriva alla ripetizione del verso con cui inizia la maledizione. Si passa a descrivere il
vecchio rabbioso con le mani fredde e le mani che tremano, capace di tanta rabbia. Il
coraggio è un grande tema indigeno. Viene però occidentalizzato romanticamente. Qui parte
la scena di azione, il figlio davanti all’imbarazzo si lancia da solo contro la tribù nemica e il
padre ne riconosce la voce. La scena è molto descrittiva. Di nuovo entra il dialogo diretto; il
figlio tupì ha dimostrato di essere coraggioso, cade contro il petto del padre e viene accolto
pacificamente.
Nel canto 10 ‘autore ci dice che noi conosciamo questa storia perché un vecchio Timbira
(tribù nemica) ha assistito alla scena.

Il paradosso sta nel fatto che i figli della colonizzazione sentono la necessità di inventare un
indio feticcio che non hanno mai conosciuto.

“Canção do exílio" de Gonçalves Dias:


Quasi tutti gli scrittori brasiliani si sono formati fuori dal Brasile, ecco perché il tema
dell’esilio, anche per la dittatura, per vari motivi insomma. Sérgio Buarque de Holanda scrive
“Raízes do Brasil” dicendo che sentiva il desiderio di spiegare il Brasile ai tedeschi quando
era in Germania (quindi anche lui “esiliato”). Questa poesia è importante perché tematizza
un grandissimo tema dentro cui passeranno tanti critici e scrittori brasiliani. Si parla delle
immagini edeniche della natura selvaggia brasiliana, del Sabià ec...una struttura stereotipata
esotica insomma. C’è una cantilena e insistenza del nazionalismo e della sofferenza
nostalgica.

15/04

“Il ricevimento” in “A Moreninha” di Joaquim Manuel de Macedo:


Quattro amici fanno una scommessa durante le vacanze su un’isola vicino a Rio de Janeiro.
Il protagonista è Augusto, vince la scommessa e si innamora di Carolina. La trama è quasi
banale, alla fine la donna di cui si innamora Augusto è proprio la ragazzina che aveva
conosciuto nell’infanzia. Augusto viene sempre descritto come superficiale, indeciso,
incostante. C’è un idealizzazione dell’amore dell’infanzia. Com’è che Manuel de Macedo
lascia intravedere la società dell’epoca, anzi una parte: la borghesia carioca privilegiata del
tempo. Più importante è ciò che ruota intorno alla trama, che la trama stessa. Si sta
descrivendo nell’estratto, uno degli eventi mondani dell’epoca: il ricevimento. C’è un
alternarsi di momenti della narrazione della scena e altri in cui ci si estrania e si descrivono
tipi umani. La parte iniziale è una tecnica classica in cui si generalizzano i tipi umani, che si
muovono dentro queste circostanze. Poi comincia ad entrare nella descrizione più specifica
della scena. Viene definito un romanzo di costumi: c’è un gioco di descrizione di tipi che ci
vuole illustrare la borghesia dell’epoca. Si passa dalla descrizione specifica all’astrazione da
quest'ultima. Moreninha entra in scena ed è vestita in modo molto semplice e fine. Lei è una
bellezza semplice, candida, però c’è comunque una sorta di erotismo velato ed esperto.
Manuel de Macedo viene definito uno scrittore da sala da pranzo, ovvero il contrario dello
scrittore de alcova (scrittori oscuri ed erotici). Che figura ricorda la moreninha (D. carolina)
nella lett. portoghese) Ovviamente Joaninha di Garrett. Carolina entra e i 3 dei 4 amici sono
affascinati da essa e le chiedono di ballare. Lei rifiuta, sostenendo di essersi già accordata
con qualcun altro, tranno con Augusto con il quale cede. Qui c’è un dialogo tra di loro;
Carolina mentre balla con Augusto gli dice che è corteggiata da altri, lei fa finta di non voler
sentire parlare di amore, mentre Augusto continua a parlare di amore e la definisce
tentatrice. lei sembra innocente e ingenua ma in realtà suscita erotismo. Si ritorna alla
descrizione dell’ambiente circostante. Il narratore direttamente parla al lettore, crea un
metalivello, dice cosa descriverà e cosa no; questo è un gioco tra la trama e la descrizione
dei tipi umani. Un estratto che ci da l’idea di come si muove l’autore.
Qui, nel romanzo ci sono delle scene in cui si capisce che esiste ancora la schiavitù, si fa
riferimento a schiavi di altri giovani carioca. Nel romanzo l’attenzione è su questi ultimi in
particolare.

“La piena” in “O guarany” di José de Alencar:


José De Alencar utilizza a volte lo pseudonimo di Iguaçu. L’indio di “O guarany” è ancora
molto feticcio e artificiale. L’indio Perì rappresenta l’indio buono selvaggio, convertito ai
valori portoghesi. Questo testo diventa famoso perché messo in scena alla Scala di Milano
da Gomes. Alencar però non è d'accordo con le modifiche di Gomes per adattarlo al libretto
teatrale. Infatti, modificando alcuni passaggi, viene a meno l’ambiguità che Alencar di
proposito lascia. Alencar infatti era comunque molto conservatore. Il protagonista è Don
Antonio che costruisce un palazzo in Brasile. Questa figura è molto positiva, così come la
figlia Cecilia. Scatta una guerra tra gli Aimores e la fam. di Don Antonio, l’indio Perì si
schiera con lui. Moriranno tante persone e alla fine rimarranno solo Cecilia e Perì. Dell’ultima
scena, ci interessa vedere come sono descritti i due personaggi, a proposito
dell’interpretazione molto complicata della scena finale. Sembra che Alencar in realtà
volesse scrivere un finale tragico e poi fu costretto ad adattarlo.
All’inizio dell’estratto si descrive Cecilia: i due personaggi ovviamente sono nel pieno di
un’inondazione e pensano di morire. La parola sublime, riferito a Cecilia, è ripetuto
numerose volte. L’idea è quella di una figura femminile tragica, fragile e bisognosa di difese.
Assoluta idealizzazione della figura di Cecilia, quasi divina agli occhi dell’indio che la ama.
Perì, nonostante fosse catechizzato, conserva qualcosa della sua vicinanza al mondo della
natura. Il potere di Dio si manifesta nella natura. Perì è colui che riesce a domare la natura e
portare in salvo la sua donna; allo stesso tempo è un indio convertito. Perì per rassicurare
Cecilia le racconta una storia tradizionale ed antica, che ha a che fare con un indio,
Tamandaré, orte tra i forti, costui si trovò nella stessa situazione con la sua donna. I due si
salvano e la prima immagine che appare è il colibrì. Questo uccello è rappresentativo
dell’America Latina, ci sono molte leggende al riguardo. Viene descritto un indio fortissimo e
una donna completamente in balia di lui. Loro cercano ancora di divincolarsi. La loro “barca”
è la palma. Albero-uomo, è la relazione tra Perì e la natura. I due alla fine si baciano e la
palma si allontana verso l’orizzonte e verso un futuro sereno.

“Chiquinha in stato di grazia” in “Memorias de um sargento de milicias” di Manuel


Antonio de Almeida”:
Ci interessa vedere l’ambientazione del romanzo, un romanzo che non ha solo uno sguardo
sulla parte della società privilegiata. Come scrive Antonio Candido, nel romanzo appare la
figura del malandro, che NON è quella del picaro (in quanto siamo in un contesto diverso da
quello spagnolo del 1500) in quanto il malandro, nonostante si trovi a sopravvivere con la
sua astuzia, a differenza del Picaro costituisce un progetto di vita alternativa, lui non vuole
lavorare, a lui piace vivere di astuzia e furbizia e godendosi la vita, mentre il Picaro vorrebbe
altro. In questo senso il malandro è tipicamente brasiliano. Roberto da Mata ha scritto
tantissimo sulla malandragem; dice che in Brasile ai problemi di solito si risponde: “Non ti
preoccupare, in qualche modo ce la caviamo”, questo a indicare la tendenza brasiliana a
fare i “furbi”. Il romanzo è diviso in due volumi. Questo estratto è il primo capitolo della
seconda parte. In questo estratto si parla del parto di Chiquinha, la donna di Leonardo
Patacca. Partorisce dunque una sorellastra di Leonardo, essa rappresenta il contrario del
malandro. Come viene descritta la quotidianità di queste figure sempre in bilico tra ordine e
disordine? Non si vuole dare un giudizio ai personaggi, si vuole presentare e descrivere
l’uomo com’è, una sorta di tendenza naturalista. Idealizzare dei personaggi-tipo, è molto
romantico. Questo romanzo è anti-romantico. Ci sono degli sprizzi di comicità ed ironia.
Un’altra cosa tipica del malandro è la furbizia usata per conquistare le donne. Alcune usanze
dei personaggi sono quasi comiche. La comare parla alla partoriente e cerca di rassicurarla
ma in modo comico e ironico. La cmare cerca di tranquillizzarla e invece ottiene l’effetto
contrario. Il malandro è chiaramente una figura che si muove nell’universo maschile.

22/04

Alvares de a
L’autore muore molto presto di tubercolosi. Il tema principale è la morte da tanti punti di
vista. Le figure femminili fanno riferimento ad un universo associato all’infanzia (la sorella, la
madre ecc…). Questa poesia condensa tutti i temi dell’ultra romanticismo brasiliano. Qui
siamo dentro l’io del poeta, completamente fuori dalla realtà brasiliana. La poesia in 4 strofe
è costruita con un’ipotesi del futuro, l’ipotesi della morte. Madre e sorella sono le figure tristi
e fragili che ricorrono, poi abbiamo la saudade. C’è anche l’immagine del futuro come
redenzione. La morte è la fine della vita ma anche la liberazione dalle sofferenze ed una
futura gloria. C’è un accenno alla natura, normalmente la natura è assente in queste poesie.
Questo dolore che lo divora, smetterà se l’autore morisse domani. I versi sono endecasillabi,
tutto ruota intorno alla preoccupazione dell’io interiore. Si tratta di un'ossessione, non di
un’angoscia.
"Canção do exílio" de Casimiro de Abreu:
Il poeta è sempre un byroniano. Questa poesia è una riscrittura di quella originale. Una
poesia che ha molto successo viene scritta nel 1843 a Coimbra. L’autore come nella poesia
originale usa la struttura dell’io in prima persona. Subito dopo si passa alla descrizione della
natura. Le prime due parole richiamano l’infanzia, un tema molto romantico. Dalla seconda
strofa si usa un linguaggio edenico. Il ritmo è ripetitivo (come nell’originale), ma nella terza
strofa appare la parola saudade. Mettere in scena la saudade significa usarla. Il poema è
diurno e il linguaggio è molto semplice, sono descritte le montagne, il cielo, le palme ecc…
L’unico tratto leggermente diverso rispetto alla chiusura del poema originale è il finale di
Casimiro in cui appare il tema dell’alienazione. Nel canto originale c’è una speranza di
ritornare nel paese natale. Qui invece viene enfatizzata la condizione di infelicità.

"Cântico do calvário” de Fagundes Varela:


L’autore è un bohémien ed alcolizzato, un grande contestatore della borghesia, una
personalità tormentata. Morì di embolia cerebrale a 30 anni (presto anche lui), questa poesia
è dedicata alla morte del figlio, morto da neonato, di appena 3 mesi. La compagna
dell’epoca sembra fosse molto malata e fragile, come il bimbo. La vita dissoluta dell’autore
non aiutava, sembra proprio che il giorno in cui lui morì lui fosse in un bar ad ubriacarsi.
Sono versi molto semplici ma anche molto comunicativi. Si parla di Varela come molto
spontaneo ma anche competente; inoltre è un poeta che conserva un gusto arcaico.
Troviamo vari riferimenti alla bibbia, come la parola calvario, che denota una sofferenza
indicibile. Questa poesia in particolare è uno sfogo sentimentale. Qui lui inizia parlando
direttamente al figlio, associandolo ad una colomba, come la speranza in mezzo al diluvio
universale. Dice che era la gloria, l’ispirazione e la patria, era qualsiasi cosa. C’è un gioco di
antitesi. Dalla seconda strofa si parla del poeta, emerge il senso di colpa per la morte del
figlio. In questa poesia la morte prende tantissime vesti, qui ci racconta come la morte nella
sua vita ha avuto tanti significati. “Il libro della mia schifosa storia è completo” qui comincia a
iscrivere la sua vita in senso di grande commiserazione; sta invocando la morte come
consolazione ai suoi tormenti. Si evince una grande autoaccusa e la coscienza di aver
causato sofferenza. Dice di aver vissuto la vita solo in attesa della morte, la beffa è che la
morte è arrivata per il figlio ma non per lui. Il figlio è candore e innocenza, qui c’è un
grandissimo senso di paternità, lui mormora quasi con paura la parola “figlio”. Torna
un’immagine biblica con l’immagine della maddalena che piange per Cristo. C’è un forte
dolore in queste immagini, il ruggire del vento che diventa fuoco.

“Navio Negreiro” de Castro Alves:


Castro Alves faceva parte della terza generazione dei condoristi. Lui aveva un grande gusto
per le antitesi, le iperboli e il tono oratorio. Questo poema fu recitato durante il giorno
dell’indipendenza.
Il poema è diviso in 6 parti e affronta il tema della tratta degli schiavi. Questa poesia mette in
scena la sofferenza degli schiavi, ma da parte di un non schiavo privilegiato. Scritta nel
1880, prima della legge aurea del 1888. In Brasile si è lottato per tante cose, ma la
questione della razza no. Nel 1988 ancora si parla dell’ esquecimento, della dimenticanza
della schiavitù e della razza. Questa è un’opera rivoluzionaria per l’epoca. Qui però il nero, il
subalterno non parla. Nella parte quarta, c’è un’immagine della danza macabra degli schiavi
associata alla sofferenza. C’è la descrizione di questi chiavi che sono accatastati sulla nave
e il tintinnio delle loro catene sembra una danza. “Uno di rabbia delira, l’altro impazzisce,
l’altro geme e ride”, è l’immagine della pazzia. L’autore vuole far capire che la sofferenza
produce la follia. Ci si sposta e si parla del capitano, “Intanto il capitano comanda la
manovra, sopra un cielo tanto puro”, un altro gioco di antitesi, un’immagine della natura
contrapposta a quella della tortura. Comanda ai marinai di torturarli ancora “fateli danzare
ancora”. La ripetizione cantilenante, crea quest’idea di sofferenza perpetuata; satana ride di
questa danza macabra. Nella parte quinta c’è l’invocazione a Dio e alla natura. “Signore Dio
dei disgraziati”, subito dopo la natura è chiamata in causa. Qui c’è l’antitesi dello ieri e
dell’oggi, gli schiavi prima erano fieri guerrieri. Da una parte c’è l’idealizzazione dell’Africa,
dall’altra c’è la sua esaltazione. C’è anche il tema dell'alienazione come sradicamento dalla
terra natia. Non solo l’atrocità della tratta, ma anche lo sradicamento della cultura dalla
madre patria. Sono stati allontanati dalla loro terra, dalle loro radici. “Ieri piena libertà, oggi
neanche liberi di morire”, gli schiavi non potevano neanche uccidersi. Non sono liberi di
morire perché ormai il mare ha deciso il loro destino, il mare della morte. “C’è un popolo che
presta la bandiera a coprire tanta infamia e codarda” la bandiera issata è responsabile di
tanta tragedia. Termina citando gli eroi del nuovo mondo, ovvero gli eroi dell’indipendenza,
chiede a loro di porre fine a questa atrocità, addirittura chiede a Colombo di chiudere i suoi
mari. Un poesia assolutamente rivoluzionaria.

“A escrava Isaura ”de Bernardo Guimarães:


Si parla di una schiava che scappa perché non vuole subire gli abusi del padrone. Il grande
tema è quello dello sbiancamento, l’altra questione è l’eccezionalità di Isaura: si utilizza il
suo personaggio come eccezione o come rappresentante degli schiavi?
In questo passaggio Alvaro sa che Isaura è una schiava. Si rimanda all’ideale dell’angelo
bianco. La costruzione delle parti è un po’ rigida e stereotipata. C’è una grande
dichiarazione in stile prettamente romantico. Questa idealizzazione estrema di Isaura
coincide con una non messa in discussione della schiavitù. Viene presentato Leoncio, che è
venuto a sapere dov’è la sua schiava ed è venuto a riprendersela.

29/04

“Esquema de Machado de Assis” de Antonio Candido:


Un saggio dalla piacevole lettura. Candido è così tanto amato perché realmente è uno dei
pochi ad essere chiaro ed illuminante. Comincia dicendo che noi abbiamo un’ossessione di
ricercare elementi biografici straordinari nelle vite degli autori, pensando che ciò influisca
nella scrittura e nel genio. Per smontare questo discorso dice: la vita di Machado è placida,
segnata dalla glorificazione. Dice che personalmente non ha conosciuto nessun altro così
famoso in vita. Dice che è inutile cercare elementi traumatici nella sua biografia. “Eppure i
suoi testi sono di un’ironia tagliente, ironici, spesso con personaggi principali mediocri”.
Com’è che un uomo che ha una vita così felice si dedica a dissacrare così tanto la società
che lo ha consacrato? Per molto tempo Machado non è stato conosciuto al di fuori del
Brasile, Candido si domanda il perchè. Forse perché scrive in portoghese, lingua marginale.
Qui si pone il concetto della periferia del Brasile. Ci dice secondo lui quali sono le originalità
dell’opera di Machado:
-Machado non si preoccupa delle mode del tempo, perché scrive in un momento in cui
imperava il realismo all Flaubert (lo scrittore è neutrale e il romanzo si fa da solo) e il
naturalismo alla Zolà. Nel momento in cui questo realismo era di tendenza, Machado invece
impone il giusto per l detto e non detto, un autore che si ribella alla neutralità dell’autore,
addirittura entra nel testo spettegolando con il lettore sui personaggi che rappresenta. Un
autore che si diverte a creare un rapporto ossessivo con il lettore, è un narratore autore che
parla continuamente con il lettore. Alcune volte addirittura prende in giro il lettore.
-Tono machadiano: ironia pungente ma anche stile raffinato. Atteggiamento indifferente,
legato all’uso dell’eufemismo; parla di cose violente in modo leggero e dolce, questa tecnica
serve per far pensare il lettore, si affida al lettore la ricerca dei significati profondi.
-Il gusto di lasciare le cose nell’aria: molte volte lui ci presenta delle situazioni e poi
immediatamente cambia discorso. A volte ci presenta delle sentenze morali, delle frasi
lapidarie, che hanno un significato profondo, ma non ce le spiega.
-Alcuni racconti machadiano sembrano con un finale aperto. Questo è un tratto che anticipa
la letteratura del 1900, la tecnica di frammentazione della trama e dell’io. Spesso non ci offre
una struttura che possiamo interpretare nettamente. Un esempio è il “Don Casmurro”
-Machado inserisce nei testi, quelle che Freud chiamerà lapsus.
Dagli anni ‘30 ad oggi ci sono tante scuole di pensiero critico su Machado.
Candido elenca sei temi problemi che ricorrono nell’opera di Machado:
1. La tematica dell’identità
2. Relazioni tra fatto reale ed immaginario (è successo o non è successo?)
3. Che senso ha l’azione? (domanda esistenzialista) Machado colloca molte
domande esistenzialiste.
4. Il relativismo
5. Trasformazione dell’uomo in oggetto dell’uomo: l'ossessione di Machado per
il tema del parassitismo, per gli uomini che vivono a spese d’altri,
distruggendo altre vite. “Morte tua vita mia”.

Al di là di tutto, ciò che conta è che Machado aveva un amore totale della narrativa per la
narrativa, amava scrivere per scrivere. Candido da un consiglio finale, di non cercare un
insegnamento nelle opere di Machado, né tipi umani. Ogni racconto infatti è originale e
completamente diverso, non è categorizzabile. Candido conclude così: “Forse dovete
dimenticare tutto ciò che vi ho detto e aprire i libri di Machado”.

“Instinto de nacionalidade” de Machado de Assis:


Machado in questo testo veste i panni di critico letterario. La letteratura contemporanea ha
un’ossessione di cercare di dipingere che cos’è il Brasile. Ci dice che l’indipendenza politica
è arrivata, ma quella culturale e letteraria è lunga da ottenere. Dice che se adesso questa
ossessione è creare una letteratura nazionale, non è giusto non considerare i testi dei
colonialisti. Pone la differenza tra istinto di nazionalità ed una vera nazionalità letteraria, cioè
raggiungere una maturità letteraria e culturale. Passa ad analizzare la letteratura indianista.
Machado dice che è certo che la civilizzazione non c’entra con gli indios, il grande errore sta
nel fatto di riconoscere nell’indio l’elemento chiave del patrimonio e dell’identità brasiliani. Ci
dice che una letteratura, soprattutto quella nascentem non deve solo alimentarsi con
questioni che hanno a che vedere con la propria regione, perché si impoverisce e non è più
universale. Machado ci dice che proprio perché il Brasile è giovane, manca una critica
letteraria, che avrebbe il compito di captare gli errori, come l’ossessione per l’indianismo.
Dopo di che il saggio parla di questioni come il romanzo e la lingua.
Machado dice che solo il genere della poesia è ben sviluppato, proprio perché il Brasile è
giovane.
Bisogna costruire delle solide basi letterarie, per costruire una letteratura nazionale come si
deve.
Dice che è un errore che una lingua trapiantata non debba trasformarsi, l’influenza del
popolo è decisiva per l’arricchimento della lingua.
Dice che oggi c’è una foga di scrivere velocemente. C’è troppa fretta e ci vuole un lavoro più
curato, ricercato e raffinato.

“Pai contra mãe" de Machado de Assis:


Il protagonista Candido non ha voglia di lavorare, chiede la mano di Clara che vive con zia
Monica. Questa Monica obbligherà Candido e Clara a dar via il figlio. Lei è come il grillo
parlante che continuamente minaccia la coppia. Nel frattempo i due vivono in affitto ma gli
viene dato un ultimatum. In quel momento Candido lavorava come cattura-schiavi, il
problema era che il settore era saturo, in quanto era un lavoro facile. Arriva l’ultimatum e i
due non sanno più cosa fare, dunque vanno a portare il bimbo verso l’orfanotrofio, ma
Candido per la strada incontra una schiava fuggitiva. Lui cerca di prenderla ma lei si
divincola e grida che è incinta. La storia comincia con il raccontarci delle dinamiche dell
schiavitù. Dice che ha portato con sé delle usanze ed istituzioni culturali. Ci descrive in
tendenza molto distaccata la violenza non gradita dagli schiavi. sembra quasi ironico, dice
che non a tutti piaceva essere picchiati. Se un padrone perdeva uno schiavo poteva mettere
un annuncio con tutte le info. Il racconto continua dicendo che questo mestiere era fatto per
tanti motivi: chi non era adatto ad altri lavori, altre volte a caso, altre volte per l’impulso di
alcuni uomini di dominare. Si entra nel racconto vero e proprio. Candido è descritto un po’
come un malandro, come qualcuno che fa affidamento su altri per risolvere i suoi problemi.
Una tendenza tutta brasiliana. Ad un certo punto i due vanno con il bambino verso
l'orfanotrofio per cumplir com a promesa. Succede che vede la donna fuggita, grida il suo
nome e la schiava si gira, lui la cattura e lei esclama “Sono incinta!”, continua dicendo che
se la sua signora ha un figlio, chiede per amore che lei venga liberata e in cambio lei sarà
sua schiava. Candido le dice che lei ha colpa, chi è che le fa fare figli se deve fuggire. Poi la
consegna al padrone. Prende i soldi della ricompensa. Una volta arrivata la schiava, dopo
un po’ di violenza abortisce. Candido vede tutto, però non se ne cura. Il racconto finisce con
Candido che si riprende il figlio con la stessa furia con cui ha catturato la schiava. Bacia il
figlio e con lacrime forti benedice la fuga della schiava e dice “Non tutti i bambini ce la
fanno”. Anche qui le frasi sono lapidarie ma lo stile è assurdamente edulcorato. QUi c’è una
denuncia della schiavitù, ma anche una descrizione di un padre pieno di amore che salva il
figlio. Sembra una guerra tra poveri.

“Memorias postumas de Bras Cubas” de Machado de Assis:


Lui è un personaggio che vive una vita mediocre. Passa le giornate in modo insignificante, è
malinconico e ipocondriaco. Ci descrive la sua vita dalla tomba, dalla post morte. Ci dice
che al suo funerale vengono solo 11 amici e mentre piove uno degli amici dice: “La natura
sembra voler piangere una personalità così importante”, ma questa è autoironia perché in
realtà la sua vita era mediocre. Il fatto di scrivere da morto, permette di decostruire
completamente tutte le costruzioni rappresentative dell’io: può svelarsi completamente: dice
che l’unguento lo voleva diffondere solo perché era bramoso di fama. Machado presenta
due posizioni esistenzialista ma lascia al lettore la scelta. Qui comincia a parlare di che cos’è
l’idea fissa, qui c’è tutto un volo pindarico sulla filosofia. C’è addirittura un dialogo tra
l’insensatezza e la ragione.
Capitolo 9: Passaggio
Qui siamo in un metalivello in cui il narratore sta dicendo al lettore la tecnica con cui farà un
passaggio logico nel libro. Sembra un po’ un gioco aristotelico di sillogismi. Questo capitolo
è un gioco di passaggi logici con cui l’autore dialoga con il lettore.

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