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Problemi di traduzione e giochi di parole in un testo latino. Lara Nicolini.

Frasi latine in molti dei titoli x mantenere giochi di parole.


Testi latini e romanzi di Apuleio, Metamorfosi. Non traduttologa ma traduttrice soprattutto
occasionale.
Teoria incontrata durante la pratica.

Lisistrata di Aristofane. Come scegliere il registro giusto tra livello connotativo e referenziale nel
caso di lingue morte? Commenti dei contemporanei o di critici che arrivano poco dopo. es.
“obescno verbo usus” oppure vicino ai muri di Pompei, ritrovamento archeologico. Indizi dunque di
varia natura non solo per il registro, ma anche per socioletto ed altri livelli. Ricordare che non sono
lingue parlate.

Aristofane ha personaggio che parla dialetto greco strano reso con pugliese o siciliano esasperati =
nella sede e nel contesto non era prestigioso.

es. il mulo è sempre femmina, così come altri animali nominati da Apuleio. In italiano è però mulo
perché il referente maschile sarebbe stato perso.

Ascolto dei ritmi quando parla un madrelingua. Discendenza da paradosso della traduzione che è
l'elaborazione di teorie di vari rapporti tra i linguaggi x radicale impossibilità della traduzione per
incommensurabilità dei sistemi. La teoria aspira a livello di purezza di cui la prassi e l'esperienza
possono fare a meno.

Logos: ogni volta che la si traduce se ne perde un pezzo.

Margine infedeltà da presupporre sempre, il nucleo è composto da tanti livelli.

Non esiste l'idea di traduzione perfetta.

Dolci e cibi che adesso non esistono più.

Perdita di significati nella traduzione dei nomi, che spesso non vengono tradotti come con lo
schiavo Psedudolo di Plauto.

Traduttore che ha doppia utilità di accrescimento della lingua. La miglior traduzione lascia intatto il
maggior numero di livelli all'interno del dato nucleo.

Giochi con i suoni, problema della ritmicità della prosa latina. Distici all'interno della prosa che si
risolvono col giudizio dell'orecchio.

Da Amore e Psiche, ruolo della curiositas e rimprovero morale a volte esplicito ed altre volte
implicito. Distici elegiaci. Gli oracoli non usavano questo modo per parlare, perché questo è il verso
della poesia d'amore, e ai latini avrebbe suonato come amore. Mula ed orsa, rispettare la sinonimia e
la scelta lessicale migliore.

“dividere” il ragazzo, verbo che può avere sfumatura oscena come nell'esempio di Plauto.

“mettere la pulce nell'orecchio” in latino era “mi hai lanciato non un sassolino ma una lancia”,
quindi “elefante” nell'orecchio per rendere questa idea di iperbole.
La traduzione senza fine, ovvero, tradurre Joyce. Fabio Pedone, Enrico Terrinoni.

Emblematici del concetto di Officina della traduzione, trans-individuali nel senso sincronico e
diacronico. Traduzione del Finnegan's Wake. Fabio Pedone premio per la traduzione.

Fine: maschile o femminile? E' già nel nome Fin-Negans, come fine che si auto-nega. Invito a varie
letture anche impossibili, paranoiche. Non finisce anche dal punto di vista critico, dipendente dal
bagaglio culturale.

“Immarginable” una delle prime parole inventate da Joyce.

Finnegan's che è libro fatto di echi, la scrittura è stata in sé già una traduzione. Riscrivere
immanente. Vedere + ascoltare le parole scritte. Si ascolta qualcosa e si capisce altro. Linguaggio
che si reinventa costantemente.

Base inglese, non del tutto inventato, ma fatta da frammenti distrutti di 40 idiomi già esistenti.
Guide: sintassi anglomorfa; motivi ricorrenti (miti paternità, conflitto, rigenerazione); irlandesità.
Genesi che a volte scrive come Guinnessis.

Auto-traduzione con la collaborazione di Nino Frank. Capitolo 8 della parte prima. Findish park
che a Dublino è Phoenix Park, che lui trasforma in “infenice di porco”. “Reppe” che Joyce traduce
come “malandrone”. Passaggio che richiama tantissimi fiumi in questo solo piccolo nome, molti
torneranno anche nella traduzione. “Lughero” e “Malandrone” sono due luoghi dell'Italia che
rimandano al lurido ed il malandrino. Joyce fa qui esplodere qualsiasi teoria della traduzione, ma
può farlo perché si tratta del suo libro. Protagonista è il linguaggio. Ci mostra cose che prima di
questo testo non venivano neanche realizzate.

Tirar fuori la lingua sia come linguaccia che come modo di liberare il linguaggio.

Dialogo tra lavandaie, quindi lavare in piazza i panni altrui. Sente il suono dei fiumi che scorrono, e
li rappresenta anche nella lingua. Tentativo di riscrivere sotto vari effetti del testo. “Roba da chiodi”
non si usa se non in toscano, e totalmente libero rispetto all'originale (il traduttore non può prendersi
così tante libertà). Il “vero” traduttore è costretto a costanti compensazioni.

Pag.403 della traduzione. Si parte dalla notte. Testo multilingue, campane che suonano in varie
lingue. Numeri in molte lingue che hanno qualcosa di corporeo. Rintocco del campanile che il
misterioso dormiente sta ascoltando, ogni tanto ci si chiede che ore siano. Dalle 22.30 circa alle 6
per tutta la narrazione. Qui è mezzanotte, e sta contando per prendere sonno. Danese = invasioni
vichinghe a Dublino, rimanda alla violenza storica + qualcosa di arcaico. Nella traduzione servono
durezza, arcaismo e concetto di ore dodici, trovati nel latino. Alla fine dei rintocchi torna il silenzio
con le pulsazioni. “Hark” invito del bardo ad ascoltare. Mai un solo senso, sono sempre
ricomposizioni di qualcosa che è morto, ecco perché è un ricomporre. Molto si può recuperare in
nota, ma il resto esce da sé. Qualcosa si recupera persino da solo. N.B. Joyce parlava triestino prima
che italiano.

Pag. 420-421. lettera che arriva ma non è mai aperta, e potrebbe risolvere il dilemma del libro.
Sappiamo solo le annotazioni poste sulla busta, il postino non riesce mai a trovare il destinatario.
“Sined” anziché “signed”. Come recuperare? Fa pensare alla firma e la macchia del peccato. Joyce
sa di averci consegnato un libro individuale. “no such person” diventato “no sick parson”
trasformato in traduzione come “il re è peribile”. “Opened by Miss Take” è “apri Miss Baglio”.
Conoscere la storia d'Irlanda è grosso aiuto, così come anche la biografia dell'autore. Ogni dato va
commentato, in questa edizione in modo anche narrativo. Difficoltà del traduttore che punta tutto
sulla semantica.

Joyce noto per la bravura nel farsi finanziare, modo in cui creava parecchi contrasti. Personaggio
del “negoista” che chiede soldi per telegramma. Anziché di espansione coloniale parla di
“espansione coglionale”, modo di combattere la sua propria guerra, non compreso ad apprezzato
dalla critica angloamericana. Joyce punta a scardinare la nostra visione delle cose tramite il
linguaggio, che è ciò che ci rende quello che siamo, e ci fa pensare sempre a qualcosa di altro.

Il traduttore deve saper imporre la sua propria marca autoriale.

Tema del fratello che è ovunque. Finnegan's Wake parte III capitolo 3.“bighter”che è il nostro
“piattola” e qui si può leggere anche la piattola che era presente all'interno delle trincee. Tradurre il
“breather” come “fiatello”. “Ruemember” idea della strada francese, il rimpianto del “rue” e il
morso della memoria. Lo traduci allora come “rimordati” anziché “ricordati”.

Pag. 598, il fiume va verso il mare ed il testo muore. C'è il gioco della fenice e del negare la fine.

Bella infedele o bruttina e fedele? Una traduzione perfetta chi potrà trovarla? Di Angelo Valastro
Canale.

Non solo traduttore professionista, ma anche docente. Importanza della musicalità e ritmo nella
traduzione + ironia che permette di affrontare la traduzione di testi fondamentali della letteratura
spagnola.

Prima esperienza traduttiva con le Etimologie di Isidoro (7 anni per 20 volumi).

2012 Bonpiani del Don Quijote. Come tradurre oggi dei classici canonizzati?

2019 Adelphi, edizione bilingue del Lazarillo de Tornes.

“Todo va en esta maňera”. Ipertraduzione.

Titolo come la prima cosa che si legge in un libro, ed è la prima cosa che si traduce. Ci si deve porre
tantissime domande su cose anche come “Don” e “Quijote”. Pezzo dell'armatura che noi chiamiamo
cosciale o quarto posteriore degli equini. È nome che in sé implica riferimento all'armatura
particolare del personaggio. L'autore vuole far ridere: 'ote' desinenza tipica del cavaliere. La
'mancia' non ha boschi, e fa ridere il lettore madrelingua. Scontro con 400 anni di scritture
rocambolesche e pregiudizi ormai fissati, tanto che se ne perso l'originario intento umoristico.
1617: primo dizionario spagnolo-latino.
Romantici: alle porte del 20esimo secolo vedono un eccessivo amore per l'ideale.

Nel citare Bembo, Cervantes non usa le stesse identiche parole, quindi il traduttore non dovrebbe
usare le parole di Bembo, ma deve usare Cervantes come originale e tradurlo mantenendo le rime.

Testo arrabbiato e risentito, scritto male nonostante fosse un buon autore. Non essendo lirica
sublime, tradurla mette meno in soggezione.

Difficoltà delle traduzioni impossibili. Epitaffio nel Quijote ne è un esempio. Tipico gioco che si
perde nella traduzione “ganado” può essere sostantivo e anche participio del verbo. Gioco con
“perduto” “perso”.
Infondata valenza morale e cristiana, abissale. Questi elementi possono derivare solo dalla rabbia
dell'autore, e di questa categoria fanno parte anche le parolacce.
Battuta che fa ridere solo se si conosce il gergo verbale della malavita.

La reinvenzione del passato: voce e voci in “Cime tempestose” e “Jane Eyre” di Monica Pareschi

collana dei classici femminili di Pozza curata per molti anni, di cui Jane Eyre fa parte.

Traduzione libera da sovrastrutture interne al testo. Approccio misto perché questi due libri le erano
già noti e contribuiscono a suggestioni e corollari mentali ed affettivi che vanno oltre l'esperienza
letteraria di tutti.
Stretta connessione immaginario collettivo. Molto noti in Italia, non sempre per via letteraria e di
lettura in ogni caso.
Familiarità anche con i testi che ad essi si sono ispirati.

La traduzione necessita di coerenza interna, che rende necessario il suo essere interpretativa.
Impossibile che si verifichi invisibilità del traduttore.
Una buona traduzione deve rispecchiare la stessa risonanza dell'originale.
Modifica della punteggiatura soprattutto traducendo dall'inglese, visto che per evitare calchi è
spesso necessario girare e rigirare le frasi.

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