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FILOSOFIA DELL’UMANESIMO-RINASCIMENTO

Questo periodo, in cui si formano gli Stati regionali in Italia e si afferma la borghesia, si
chiama Umanesimo-Rinascimento perché non vi è una vera e propria scissione.
I centri di eccellenza dal punto di vista culturale si trovano in Italia.
In questo frangente, vi è una rinascita del pensiero: vengono valorizzati nuovamente la
natura e lo studio dei classici.
Nel Medioevo, l’obiettivo dell’uomo era ricongiungersi a Dio (metafisico).
Nel Rinascimento, l’uomo acquista importanza, diventa un microcosmo inserito nel
macrocosmo, e viene posto al centro del mondo in cui egli è inserito. L’uomo diventa un
intermediario tra sensibile (mondo in cui viviamo) e soprasensibile (mondo celeste). Inoltre,
si tiene in considerazione la razionalità propria dell’essere umano.
Si osservano gli aspetti più squisitamente vitali della natura e si intuisce che quest’ultima sia
evolutiva e dinamica. Questa considerazione fa capire all’umanista che nel mondo esiste il
divino.

Nell’ambito di alcune università italiane si studiano e si valorizzano il Platonismo e


l’Aristotelismo (ci si avvicina nel tardo Medioevo tramite la dottrina di Tommaso), perché i
testi possono essere analizzati e studiati nella lingua originale in cui sono stati scritti (greco).
⦁ Accademia di Firenze
La direzione dell’accademia, fondata nel 1462, è affidata al filosofo Marsilio Ficino.
Nel 1453 è avvenuta la caduta di Costantinopoli per mano dei Turchi, di conseguenza si è
formato un flusso di persone dotte bizantine che fuggono in Italia.
Qui, infatti, si studiano i libri e i documenti di Platone in chiave neoplatonica cristianizzante
(perché si inserisce in un contesto la cui cultura religiosa è propria del cristianesimo).
Il filosofo umanista-neoplatonico è anti-scolastico perché negli anni precedenti la scolastica
ha valorizzato solamente Aristotele.
Ovviamente l’anima viene considerata immortale e divisa dal corpo (ripresa di Platone).
Le figure di maggiore rilievo dell’Accademia di Firenze sono il direttore stesso, Marsilio
Ficino, Cusano e Pico della Mirandola.
⦁ Università di Padova
Il 1400 è soprattutto dedicato al lavoro intenso di traduzione, alla filologia: naturalmente
nascono delle dispute perché in alcuni casi non si può effettuare una traduzione letterale.
Si leggono anche i commenti fatti da altri filosofi per conoscere meglio l’autore analizzato.
A Padova si formano due correnti:
⦁ Corrente averroista
Gli esponenti di questo pensiero considerano l'uomo mortale e pensano che vi sia un
intelletto unico immortale che è separato dall’uomo
⦁ Corrente alessandrina
Gli esponenti di questo pensiero ammettono l’uomo come essere mortale, ma ritengono che
non esista un intelletto separato dall’uomo.
Entrambe le correnti, però, sostengo che l’anima individuale sia mortale.
Pietro Pomponazzi è il maggiore esponente di questa corrente.
Interessi naturalistici sulla base di un’indagine razionale della natura.

DOTTRINA DELLA DOPPIA VERITÀ


Ciò che è vero per la ragione può non essere vero per la religione.
Si cerca di capire se esiste una verità valida sia dal punto di vista razionale sia da quello
religioso.
Esistono 2 verità. Kristeller sostiene una teoria, la quale afferma che la doppia verità ha un
significato sottile: un’idea può apparire più probabile per la ragione, anche se per la religione
(discosta dalla razionalità) bisogna affermare il contrario.
Ragione e religione sono due piani che non possono essere intersecati.

NICOLA CUSANO (1401-1464)


Nikolaus Chrypffs è il suo vero nome, ma il filosofo neoplatonico viene soprannominato
Cusano perché proveniente dalla città tedesca di Cusa.
Cusano è un vescovo, poi diventa cardinale di Bressanone. Egli studia in Germania e,
successivamente, studia-lavora (come fanno i professori universitari) a Padova.
Cusano compie un importante viaggio in Grecia, da cui fa ritorno in compagnia di dotti
bizantini che decidono di seguirlo in Italia. Da questi studiosi Cusano impara il greco.

Il pensiero di Cusano è legato alla filosofia gnoseologica (conoscenza):


Come facciamo noi a conoscere?
Noi possiamo conoscere solo quando vi è una specie di omogeneità tra ciò che si conosce e
ciò che si vuole conoscere. Unicamente questa proporzione può garantire di acquisire
conoscenza.
Cosa succede quando non c’è proporzione con ciò che si conosce e con ciò che si cerca di
conoscere? Non resta che proclamare la propria ignoranza.
Se ammettiamo la nostra ignoranza, ammettiamo una dotta ignoranza: siamo consapevoli
della nostra ignoranza e forniamo buoni motivi per cui non siamo in grado di conoscere.
La dotta ignoranza è la consapevolezza dei propri limiti e sapere fornire, nella
consapevolezza, buone motivazioni per cui non si riesce a conoscere.
Come possiamo sostenere l’infinità di dio se noi stessi non siamo infiniti, ma limitati?
Qui, evidentemente, vi è una sproporzione e ci troviamo obbligati ad ammettere la nostra
ignoranza nell’azzardare la conoscenza di Dio.
“Se noi moltiplicassimo i lati del poligono inscritto nella circonferenza, questi poligoni si
avvicineranno e sembreranno sempre più alla circonferenza, ma non saranno mai la
circonferenza stessa”.
Allo stesso modo, la conoscenza umana non coinciderà mai con la conoscenza divina.
(indimostrabilità della conoscenza di Dio)

Cusano ha una visione mistica di Dio, infatti lo considera una coincidentia oppositorum,
ovvero una unità e conciliazione di tutte le determinazioni della realtà. In Dio troviamo tutto
ciò che va dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo.

La cosmologia secondo Cusano


Cusano nega che una parte del mondo possieda una perfezione assoluta e che quindi sia
ingenerabile e incorruttibile. Egli ritiene che non esista una netta separazione tra sostanza
celeste (l’etere) e sostanza composta dai 4 elementi, che era stata stabilita da Aristotele.
Prima della dottrina di Cusano, prevale la fisica medievale che poggia su quella aristotelica.
Secondo questo filosofo, tutte le parti del mondo hanno lo stesso valore, non sono separate
bensì sono collegate, ma nessuna può raggiungere la perfezione, la quale è propria di Dio.
“Il mondo non ha un centro ed una periferia”:
Noi facciamo una concezione aristotelica, ovvero fuori da questa circonferenza dovrebbe
esistere altro spazio, ma Cusano afferma che il mondo comprende tutto lo spazio, tutta la
realtà.
“Il mondo è il centro dappertutto e la circonferenza in nessun luogo”:
Tramite questa affermazione, Cusano dice che il mondo è privo di confini, è privo di limiti;
anche se il mondo non possiede l’eternità tipica di Dio, non possiamo dire che non abbia dei
limiti.
Se noi diciamo questo, non possiamo asserire che la Terra sia al centro dell'universo. Non
essendo al centro del mondo, la Terra si muove di un movimento circolare, sebbene di una
circolarità non perfetta.
Cusano considera la Terra una stella nobile, che ha luce e colore come le altre stelle; il Sole
ha la stessa composizione della Terra, anche se è formata da elementi più puri.
I movimenti che si verificano sulla Terra hanno il compito di stabilire l’ordine del tutto.
I corpi pesanti vengono attratti verso la Terra, mentre i corpi leggeri tendono verso l'alto:
per questo motivo è possibile, afferma Cusano, avvicinarsi alla forma sferica.
Nel Rinascimento vi è un notevole interesse per la natura perché vi è una nuova
considerazione dell'uomo. La rinascita dell'uomo, il quale non viene più considerato
subalterno rispetto a Dio (ovvero l'uomo come essere inferiore) ma come un microcosmo. Il
rapporto con il mondo è parte integrante e costitutiva dell'uomo stesso. L'uomo valorizza sia
la natura esterna che la propria natura e questo lo porta a sentirsi parte integrante del
mondo. L'uomo cerca di collocarsi all'interno del mondo.
Lo studio dell'uomo è collegato allo studio della natura. In questo periodo l'uomo avverte la
propria appartenenza al mondo e, quindi, l'indagine naturale è uno strumento fondamentale
per la realizzazione dei fini dell'uomo nel mondo.
Nell'indagine naturale si possono distinguere due aspetti:
⦁ Magia
La magia rinascimentale, a sua volta, è caratterizzata da due presupposti fondamentali:
⦁ Si avverte che la natura sia animata in tutte le sue manifestazioni; si crede che essa venga
mossa da forze intrinsecamente simili a quelle che muovono l'uomo. Si avverte una sorta di
armonia tra uomo e natura.
⦁ Possibilità dell'uomo di dominare e controllare le forze della natura con mezzi violenti,
ovvero attraverso rituali magici e incantesimi. Per questi motivi si va alla ricerca di formule e
procedimenti miracolosi che servano all'uomo per avere un possesso illimitato sulla natura.
⦁ La filosofia della natura, che in parte si intreccia con la magia e viene ben esplicitata in
alcuni filosofi come Giordano Bruno. La natura è sempre più vista da una totalità vivente, retta da
propri principi e in possesso di forze autonome per essere essa stessa autonoma oppure di essere se
stessa in possesso della divinità.

GIORDANO BRUNO
Filosofo educato alla religione cristiana come tanti cultori del tempo; ma proprio la sua
cultura lo porterà a dichiarare la propria filosofia, che risulta in contrasto con la Chiesa.
Giordano Bruno nasce nel 1548 vicino a Napoli. Per la sua dedizione negli studi, riesce ad
entrare a studiare nel Chiostro Domenicano di Napoli, dove vengono evidenziate le sue
qualità eccezionali di memoria e ingegno. A 18 anni, dopo aver assorbito la cultura del
tempo ed aver meditato sugli aspetti culturali, nutre i primi dubbi sulla verità della religione
cristiana, motivo per cui nel 1576 è costretto ad abbandonare il territorio italiano; egli si reca
in Svizzera e poi in Francia (Tolosa e poi Parigi).
A Parigi; nel 1582, pubblica i suoi primi scritti:
⦁ Il Candelaio, una commedia scritta in chiave filosofica.
⦁ Le ombre delle idee, dedicata al Re Enrico III. Bruno viene apprezzato per le sue tecniche
di memorizzazione dal re, il quale vuole impararle dal filosofo.
Il filosofo ottiene i primi successi ed è apprezzato per le sue straordinarie tecniche
mnemoniche.
Egli ha viaggiato anche in Inghilterra, dove insegna all'Università di Oxford. Qui scrive dei
dialoghi in lingua italiana e poemi in latino. Dopo un breve soggiorno a Londra, decide di
tornare a Parigi per ragioni a noi sconosciute (probabilmente per la presenza di ostilità verso
il suo modo di pensare).
Si trasferisce in Germania, insegnando nelle università di Wittenberg e a Francoforte.
In Germania riesce a terminare i poemi latini.
Il patrizio Giovanni Mocenigo lo invita a Venezia e, credendosi al sicuro (essendo Venezia
una repubblica), Bruno decide di tornare in Italia.
Bisogna ricordare che in questo periodo la magia è fortemente contestata dalla Chiesa.
Mocenigo lo denuncia al Tribunale dell'Inquisizione e il 13 maggio 1592 Giordano Bruno
viene arrestato (il filosofo non oppone resistenza).
Giordano Bruno non ha abiurato (=negare ciò che si pensa) ma, al contrario, afferma che
non ha nulla da ritirare. Il filosofo riconosce alla Chiesa Cristiana una certa legittimità come
guida alla condotta pratica. Bruno evidenzia la dottrina della doppia verità, che viene chiarita
molto bene dell'Averroismo. Il tribunale di Venezia decide di trasferire l'udienza al Tribunale
di Roma e Bruno trascorre 7 anni in carcere in attesa del processo.
Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno viene arso vivo in Campo dei Fiori a Roma. Prima di
essere giustiziato, rifiuta di baciare il crocifisso (gesto simbolico) e, addirittura, distoglie lo
sguardo da esso. Lui è stato coerente fino alla morte, così come Socrate.

IL PENSIERO FILOSOFICO DI GIORDANO BRUNO


Tutti gli scritti di Giordano Bruno hanno una nota fondamentale comune:
L'amore per la vita nella sua potenza dionisiaca, nella sua infinita espansione.
In un sonetto, addirittura, definisce la vita nel monastero come “una prigione angusta e
nera”.
Questo fatto gli ha fatto nutrire un odio per questo mondo che ritiene così tetro.
Ne Il Candelaio descrive con un realismo spregiudicato principalmente l'ambiente
napoletano, da cui risulta umorismo o un compiacimento esasperato verso questo
“spettacolo”.
Dall'amore per la vita nasce l'interesse per la natura, che si esalta in un impeto lirico e
religioso che trova espressione nella forma poetica, nei suoi libri.
Il filosofo crede in un'universale animazione della natura e su questo pone tutte le
fondamenta della sua filosofia, in modo tale da proiettare la vita nell’infinità dell’universo.
Egli ha una predilezione sulla magia perché essa si fonda sul panpsichismo universale:
considerazione della vitalità in tutti gli aspetti, in tutto l’universo.
Bruno rinuncia all'indagine laboriosa della natura, come ha fatto il filosofo Telesio, ma coglie
questa animazione nella sua infinità.
La mnemonica si chiama arte lulliana: essa è la pretesa di impadronirsi del sapere con
artifici rapidi e mnemonici, significa captare immediatamente il sapere.
Il naturalismo di Bruno è in realtà una religione della natura, un impeto libero, un’esaltazione,
un furore eroico. Il filosofo si ritrova meglio nel classicismo che nella rigida matematica.
La sua filosofia, oltre ad esprimere l'amore nella natura (che è stato un aspetto
fondamentale del Rinascimento), segna una battuta d’arresto nello sviluppo del naturalismo
scientifico.

Il suo atteggiamento verso la religione ripete quello che è già stato fatto in precedenza da
Averroè:
Considera come la religione un sistema di credenze ripugnante e assurdo.
Riconosce l'utilità della religione cristiana per “l'istituzione di rozzi popoli che denno essere
governati” (De infinito universo e mondi).
La religione, ovvero l’insieme di superstizioni direttamente contrarie alla natura, vuol far
apparire vile e scellerato ciò che alla ragione pare eccellente. La religione vuole fare in modo
che la legge naturale sia una ribalderia. La religione ci vuol far capire che divinità e natura
non hanno lo stesso fine.
La giustizia naturale e la giustizia divina sono completamente contrarie tra loro.
Bruno deride questa religiosità, ritenendola contraria alla natura e alla ragione; egli definisce
santa asinità la religione cristiana, religione che le persone seguono senza conoscere.
In quel periodo la filosofia e la magia vengono considerate pazzie rispetto alla religione.

C’è chi è arrivato a Dio attraverso l’ingegno, chi attraverso la religione; Bruno, invece, vede
la divinità nella natura e tutto ciò che la religione dice essere sconnesse lui reputa che vi sia
affinità.
Il filosofo parla di Dio in un duplice modo:
⦁ Dio è una mens super omnia (= mente al di sopra di tutto)
Anche Bruno considera Dio fuori dal cosmo, ovvero che non si può cogliere attraverso le
capacità razionali dell'uomo. Utilizzando il principio neoplatonico della trascendenza,
dell'impossibilità di conoscere Dio, il filosofo ritiene vano il tentativo di risalire dalla natura a
colui che l'ha creata. In quanto sostanza trascendente, non riusciamo a cogliere Dio
razionalmente.
⦁ Dio è una mens insita omnibus (= mente all'interno di ogni cosa)
Dio è principio immanente del cosmo e da questo punto di vista risulta accessibile alla
ragione umana. In quanto mente presente in tutte le cose, Dio è anima del cosmo che opera
attraverso l'intelletto universale, ovvero attraverso l'insieme di tutte le idee che plasmano da
dentro il mondo.
Lui definisce questa intelligenza come motore dell'universo, artefice dell'universo, fabbro del
mondo, forza seminale intrinseca alla materia. Per esempio, quando si sviluppa una pianta
vi è un’intelligenza che si manifesta, una crescita dall’interno verso l’esterno.
Dio è causa e principio dell’essere:
Causa in quanto è un'energia produttrice del cosmo.
Principio in quanto l'elemento costitutivo deriva da Dio.
L'universo è dotato di un'unica forma (Dio come anima del mondo e dotato di principio attivo)
e materia (massa corporea del mondo, è il sostrato). La materia non è né una pura potenza
che diventa atto né assoluta passività perché, avendo queste forme già in sé, possiamo
considerarla come attività. La materia non è separata dalla forma, ma è un tutt'uno:
sono due aspetti di un'unica sostanza universale-infinita, ovvero la natura. La natura è un
uno che ha al suo interno la forza generatrice attiva nella forma e la materia ha la possibilità
di essere plasmata.

LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA
Rivoluzione significa cambiamento, evoluzione, mutamento.
Questa rivoluzione scientifica è dovuta all’ingegno di determinate persone e ad alcune
scoperte a seguito di approfondite ricerche scientifiche. Essa è il prodotto di una comunità
formata da uomini appartenenti a nazioni e religioni diverse i quali si sentono solidali l’uno
con l’altro.
L’Università di Pisa e l’Università di Padova sono i centri principali della rivoluzione
scientifica in Italia.
La Rivoluzione scientifica viene convenzionalmente compresa tra il 1543, anno in cui
Copernico pubblicò Le rivoluzioni delle sfere celesti, e il 1687, in cui vennero pubblicati i
Principi matematici della filosofia naturale di Newton.

L’Europa, in questo periodo, era attraversata da guerre e dall’epidemia di peste bubbonica.


Nell'inverno tra il 1615 e il 1616 presso la località di Leonberg (Svezia) vennero arse vive 6
streghe.
La madre di Keplero, dopo anni di prigionia e molti capi di accusa, però, venne assolta.
Dal 1642 l’Inquisizione romana si affiancò alla rigida Inquisizione spagnola e nel 1559 venne
pubblicato l’Indice dei libri proibiti dalla Chiesa di Roma, il quale includeva anche le opere di
Galileo Galilei e Niccolò Copernico. Nel 1549, infatti, le opere di Copernico vennero
condannate sia dai Luterani (molto fedeli alle Sacre Scritture) sia dalla Chiesa perché esse
erano in contrasto con ciò che veniva affermato nella Bibbia.

Tramite le innumerevoli ricerche condotte è cambiata l’immagine sia del mondo sia
dell’uomo.
La nuova scienza ha come oppositori i maghi, gli astronomi, gli aristotelici e la Chiesa, la
quale non voleva cedere il proprio monopolio secolare sull’istruzione.
La scienza diventa un sapere pubblico, pratico e basato sull’esperienza. Essa rifiuta
l’esoterismo della natura perché non può essere scientificamente dimostrabile.
Questa nuova scienza, inoltre, tiene conto della magia e si basa sull’astronomia che, a sua
volta, si basa sul presupposto dell’influenza del moto degli astri sui fatti terreni.
Giovanni Keplero ha compiuto degli importanti studi a livello astronomico. Egli scrisse
Mysterium cosmographicum, un libro in cui metteva in dubbio (secondo sua supposizione)
l’esistenza di satelliti attorno al pianeta Giove. Keplero è famoso per aver stipulato tre leggi:
⦁ L’orbita descritta da ogni pianeta è un’ellisse, di cui il Sole occupa uno dei fuochi.
il perielio è il punto di minima distanza del pianeta dal Sole; l’afelio quello di massima
distanza.
⦁ Il segmento che unisce il Sole con un determinato pianeta (chiamato “raggio vettore”)
descrive aree uguali in tempi uguali.
⦁ I quadrati dei periodi di rivoluzione dei pianeti sono proporzionali al cubo delle loro
distanze medie dal Sole.
Grazie all'adattamento del Corpus hermeticum per mano del filosofo Marsilio Ficino,
riemerge la corrente filosofica dell’ermetismo, la quale tiene conto del parallelismo che
esiste tra microcosmo e macrocosmo e che influenza il corso delle cose.

Prima della rivoluzione copernicana, l'astronomia si basava sulla concezione tolemaica-


aristotelica:
si credeva che il mondo fosse chiuso, finito e composto da due parti qualitativamente distinte
(mondo gerarchico e mondo finalisticamente finito). Era affermata, inoltre, una concezione
geocentrica, ossia che la Terra fosse al centro dell’universo e tutti gli altri pianeti e stelle
ruotassero attorno ad essa.
La teoria copernicana venne pubblicata nel 1643, nonostante fosse già pronta nel 1532.
L’introduzione venne scritta dal teologo Andrea Osiander, che ne propose una visione non
realistica ma strumentalista. Questa teoria afferma i seguenti punti:
⦁ Al centro dell’universo si trova il Sole e attorno ad esso ruotano tutti i pianeti.
Da questo scaturisce la concezione del moto apparente del Sole.
⦁ La Terra non è né concentrica né piatta e ruota sul proprio asse.
⦁ La Luna ruota attorno alla Terra.
⦁ Esistono altre stelle che si trovano lontano dal Sole.
⦁ L’universo è diviso in due zone.
⦁ Si crede ancora, però, che le sfere cristalline abbiano una materia corporea.

GALILEO GALILEI
Galileo Galilei è lo scienziato che diede delle basi metodologiche alla scienza moderna. è
uno scienziato che ha predisposto un metodo diverso nella scienza moderna, le sue
innovazioni hanno importanti risvolti filosofici, perché in base a queste innovazioni risulta
ridimensionata l'influenza del pensiero aristotelico sulla filosofia moderna. Nell'ambito
dell’umanesimo/rinascimento, abbiamo parlato di un neo-platonismo e neo-aristotelismo, ora
il metodo di Galileo ridimensionerà il metodo di Aristotele, definendo un nuovo rapporto tra
filosofia e scienza e tra filosofia e religione. La rivoluzione scientifica del tempo è stata quasi
ridotta soltanto a quella galileiana per la sua notevole importanza.

Dalla metodologia di Galileo Galilei emergono due concezioni:


⦁ Concezione della natura come ordine oggettivo, casualmente strutturato e governato da
leggi.
⦁ La scienza viene colta come un sapere intersoggettivo (ossia valido universalmente), il cui
scopo è la conoscenza progressiva e il dominio dell’uomo sul mondo circostante.
Galileo nasce a Pisa e studia matematica con un noto insegnante di nome Ricci, allievo di
Niccolò Tartaglia. All’età di 22 anni pubblica un’ opera -la bilancetta idrostatica-, quindi già
compiva esperimenti di natura fisica e matematica. In questo scritto appare evidente la
presenza di Archimede, che già aveva impiegato la geometria nello studio della meccanica e
dell’idrostatica. Infatti proprio in quel periodo erano state tradotte le opere di Archimede.

Nel 1589 venne nominato lettore di matematica presso l'università di Pisa.


Nel 1590 scrive il libro -De motu- nel quale riprende la dottrina medievale di Buridano,
riguardante l’impeto ed era la prima formulazione in maniera embrionale del principio di
inerzia. A Padova rimane fino al 1610. In una lettera ricorda questi 18 anni in cui è rimasto a
padova come i migliori della sua vita. Scrisse opere importanti di architettura militare, per
esempio Le meccaniche.
Entra in contatto con l'ambiente aristotelico padovano e con alcuni esponenti del mondo
intellettuale veneziano. Risale a questi anni la costruzione del suo cannocchiale, utilizza
delle informazioni pervenute dall'Olanda, dai suoi esperti artigiani, ma lui lo perfeziona
tecnicamente, trasformandolo in uno strumento scientifico. Con esso realizza le sue
scoperte astronomiche, pubblicate nel Sidereus Nuncius. Le ricerche astronomiche lo hanno
reso famoso in tutto il mondo. Galilei viene chiamato a Pisa e nominato dal granduca di
Toscana con una nuova nomina, matematico e filosofico primario e, successivamente,
matematico primario dello studio pisano senza l'obbligo di insegnamento, quindi con il
compito di fare ricerche. Queste cariche erano molto pagate, l’elevato stipendio e la libertà
da ogni impegno, gli permette di concentrarsi solamente sulla ricerca. Di conseguenza
scrisse grandi opere, come ad esempio “discorsi intorno alle cose che stanno in su l'acqua”,
“Historia e dimostrazioni intorno alle macchie solari”, e “il discorso sul flusso e il riflusso delle
maree”; pubblicati nel 1612. Tende a dimostrare la teoria copernicana ricorrendo al
fenomeno delle ?, proprio a causa di questa sua difesa delle dottrine copernicane viene
denunciato dal santo uffizio, in particolare da un monaco domenicano.
Per difendersi dalle accuse scrive una lettera a Cristina di Lorena, madre del granduca di
Toscana, esplicitando che la Bibbia si occupa, non di problemi scientifici, ma di questioni
morali e religiose. In quegli anni in cui lui scrisse, la teoria copernicana non è stata ancora
condannata dal sant’ uffizio, è stato un semplice ammonimento dei monaci domenicani.
Successivamente il santo ufficio attua una sentenza, con la quale decide che la teoria
copernicana è eretica e chi la segue deve essere condannato. Il tutto viene ufficializzato da
un documento del 1616, perciò Galileo viene ammonito che non doveva difendere quella
teoria o esplicitarla nei suoi scritti. Questo tipo di ammonimento è un preavviso perché se lui
non avesse smesso con le sue ricerche poteva essere condannato. Inizialmente si astiene e
continua nelle sue ricerche, ma non mette più nulla per iscritto perché era pericoloso.
Studia il fenomeno delle comete, ritenuto in maniera erronea, un semplice effetto di
rifrazione ottica. In questo periodo non ci sono pericoli di processi, ma quando viene eletto a
pontefice Maffeo Barberini che diventa Urbano VIII, Galilei viene incoraggiato dal papa
stesso a scrivere su quella questione proibita. Egli era incline a scoprire innovazioni. Questo
porterà Galilei nel 1632 a pubblicare “il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”,
quello tolemaico e quello copernicano. Probabilmente il papa voleva dei chiarimenti in merito
a queste due dottrine. Era il papa a chiederlo ma non sappiamo in quali termini chiede
queste cose, vuole saperne di più, ma potrebbe anche voler dire capire fino a quanto si
spingesse Galilei a dichiarare queste cose. Infatti Galilei scrive, ma per difendersi,
nell’opera sostiene che la dottrina copernicana è una semplice ipotesi matematica. Prima
aveva detto che la dottrina copernicana era una grande novità, ora solo un ipotesi. Evita di
pronunciarsi a favore di una delle due teorie.
Nonostante la sua precauzione viene denunciato al tribunale dell'Inquisizione.
La teoria copernicana risale a 50 anni prima di quella di Galileo, ma per un lungo periodo
non è stata condannata. Quando se ne fa portavoce Galileo viene condannata. Il motivo di
questa pacifica convivenza tra chiesa e dottrina copernicana prima di Galileo, era che
Copernico, pur andando contro la Chiesa, portava avanti una teoria non chiara e non si
capiva se fosse un modello geometrico o una realtà fisica. Copernico era stato ambiguo e
non aveva rivelato se sostenesse che il mondo fosse davvero come lo ipotizzava o se la
sua fosse solo un'ipotesi, perché lui non aveva uno strumento per provare la sua teoria.
Galilei si avvale invece del telescopio, dimostrando che la teoria è una realtà fisica. Quando
c'è il processo, Galilei è costretto a riconoscere la propria colpevolezza, e viene condannato
all'abiura, ovvero viene obbligato a negare ciò che aveva detto nelle sue ricerche. Lui disse
“con cuor sincero e fede non finta, abiuro, maledico e contesto maledetto errore e suddette
eresie”. Abiurò e firmò un documento, nel quale veniva detto che le sue teorie erano false, e
venne salvato per questo. Venne, però, criticato perché non porto a termine la sua realtà
conoscitiva firmando quel documento.

Prima di Galilei c'era già qualcuno che aveva utilizzato dei metodi per accostarsi allo studio
delluniverso. in particolare u uomo nel 400 che affronto la problematica dell'osservazione del
mondo tanto come ha fatta galielo galiei, egli era leonardo davinci. seconod lui ci vogliono
esperienze e dimostrazioni, mancava la connessione tra esse.
il metodo di galileo si avvale di 3 aspetti: osservazione, poi faccio un ipotesi e poi cerco di
verificarla scientificamente, attraverso la matematica. Ci fanno capire che, secondo galilei,
tutto è misurabile o numerabile, tutto è figura e numero.
ogni cosa va osservata dal punto di vista quantitativo; ipotesi vuol dire fare delle
supposizioni in termini matematici; ci sono 3 tipi di verifica: sperimentale (ripeto il fenomeno
in natura artifiacilmente in laboratorio), diretta (vedo un oggetto e capisco la sua reazione),
finale (si arriva alla legge fisica).
In laboratorio furmula le leggi fisica, ovvero la legge che domina la realtà secondo un certo
ordine. lui era un matematico, perche si serve di entia mentali per fare supposzioni, ma è un
fisico perche si serve dei 3 momenti del suo metodo.
il metodo di galileo è sperimentale. l'esperimento è necesario per verificare un ipotesi che
posso avanzare, serve la matematica. è l'uomo che deve costruire il fatto da sperimentare e
quando noi facciamo un esperimento la nostra mente è attiva perchè sta operando.
(galileo galilei anticipa kant)
qual è il valore del sapere scientifico? il sapere galieliano è sia oggettivo cioè grazie alla
matematica riesco a conoscere la natura in termini matematici, considero la realta in se
stressa; ma la realtà è composta di elementi quantitativi, per questo la conosciamo. galileo è
vicino alla mentalità pitagorica, la conoscenza è vera e certa se qantificabile
matematicamente. riusciamo a cogliere la realta attraverso l'intuizione, è un unico atto con
cui riusciamo a cogliere il tutto, riesci a mettere insieme gli elemnti quantitativi per arrivare
ad un fatto.

12.11.21
Galileo utilizza un metodo, servendosi di esperienze e necessarie dimostrazioni. Egli era
convinto della perfezione della conoscenza matematica, perché con essa l'uomo può
eguagliare la conoscenza di Dio, in termini di precisione. La struttura matematica
dell'universo ci consente di misurare dei fenomeni. Egli sostiene che si debbano guardare i
fenomeni e misurarli; Galilei si sofferma sugli aspetti quantitativi, infatti lui verifica il moto, la
grandezza, il luogo, la forma... La natura è un libro posto davanti a noi descritto in linguaggio
matematico. Nel metodo galiliano c'è una visione matematica delle esperienze e poi una
rielaborazione dei dati attraverso necessarie dimostrazioni, per confermare un' ipotesi.
C'è una ricerca dell'ipotesi nell'esperimento, che se viene confermata si passa da una teoria
matematica ad una legge fisica. Il metodo di Galilei ha un carattere ipotetico-sperimentale,
ma implica anche un metodo ipotetico-deduttivo (necessarie dimostrazioni).
Le qualità oggettive dipendono solo dagli aspetti quantitativi degli oggetti, mentre le qualità
soggettive sono testimoniate dai sensi. Questa distinzione ci porta ad evidenziare che sono
le qualita oggettive che ci permettono di spiegare la natura. è molto importante il rapporto
scienza-fede, non è importante capire il perchè, la religione è una dottrina, indica gli
strumenti per arrivare a dio, la fede si occupa del senso della vita, del giusto, del bello,
dell'etica, non si occupa della dimostrazione di come funziona il meccanismo dell'universo.
la scienza non va a sovrastare la religione.

BACONE
"il dominio dell'uomo consiste solo nella conoscenza: l'uomo tanto può quanto sa; nessuna
forza può spezzare la catena delle cause naturali; la natura infatti non si vince se non
ubbidiendole"
Bacone fu un filosofo inserito nella rivoluzione scientifica. Galileo era un matematico e un
fisico, mentre Bacone no. Francesco Bacone è un personaggio sui cui sono state raccontate
tante cose su cui oggi se ne discute, alcuni ritenono che sia stato il figlio naturale della
regina elisabetta. Nasce a londra nel 1561 da un padre, che era il lord guarda sigilli della
regina elisabetta, studia all'università di cambridge, trascorrre alcuni anni a parigi come
ambasciatore.
La sua formazione è alta, ebbe questi incarichi politici internazionale che gli permisero di
sviluppare le sue competenze politiche. tornando in patria continuò con le cariche politiche.
Lui aveva un suo modo di pensare che esponeva chiaramente, divenne infatti avvocato,
procuratore generale, lord guardasigilli come il padre, cancelliere nel 1616.
Era sicuro di se, possedeva tutte le conoscenze giuridiche del moemnto.
Non ebbe fortuna, lui fu accusato di aver ricevuto denaro da una delle parti che doveva
giudicare. L'episodio era vero, la stessa persona che aveva offferto a lui i soldi lo denunciò.
Lui venne sospeso dalle funzioni di avvocato, venne condannato non alla torre di londra, ma
dovette pagare una multa molto alta e stare in carcere. si ritira a vita privata quindi fino alla
sua morte nel 1626.
Quando si era ritirato aveva ontinuato a studiare, portando a compimento alcuni studi, già
iniziati durante il periodo dei suoi incarichi politici. lui scrisse un testo "tempuris partus
masculus." egli amava la filosofia e critico molto la tradizione filosofica antica, tutta la
filosofia classica fu criticata da lui, tranne quella di democrito. tritenne che anche la filosofia
edievale era valida. esse sono filosofia che hanno dato un contributo per lo sviluppo del
pensiero scientifico.
scrisse a partire dal 600, una serie di testi che denotano l'interesse di bacone in questo
settore. infatti scrisse un libro in lingua inglese -sull'utilita e il progresso del sapere umano e
divino (1505), -ecogitata e visa-
nel 1620 pubblicò la sua opera più nota, il novum organum (strumento), già nel titolo lo
strumento ci serve perchè ci da la possibilità di intraprendere un tipo di logica. è una nuova
logica che si oppone ad un'altra logica, quella di aristotele. quest'opera è scritta sotto forma
di aforismi (frasi che ci danno una sorta di significato). essa si presenta come la seconda
parte di una vasta opera, instauratio magnam scientiarum. sarebbe dovuta essere un'opera
di 6 volume, ma non fu così, perchè bacone riuscira a pubblicare la prefazione, il novum
organum, ...
bacone si inserisce nel quadro della rivoluzione scientifica (1500-1600). questa riconduzione
di bacone in questo ambito non è giustificata dalla scoperta. il metodo di bacone condivide
qurllo galieliano, ritenendo importante il ragionamento e l'esperienza, la competenza che
manca a bacone è quella della matematica. il metodo di bacone è privo del legame con la
matematica, con l'analisi quantitativa dei fenomeni. bacone è ampiamente legato all'analisi
formale e qualitativa dei fenomeni.
è molto importante il valore e la possibilità della scienza, ma è una scienza proiettata
sull'attività pratica.
sente l'esigenza di trovare un metodo di indagine che azzeri il pensiero tradizionale.sostiene
che la ricerca scientifica ma anche filosofica utilizzata a partire dai pre-socratici non porta
alla verità.
con il novum organun eslicita argomenti legati al metodo.
un maggiore svilupppo scientidico permette alla scienza conente la realizzazione di
strumenti sempre più precisi. la conoscenza per bacone vale nella misura in cui consente
all'uomo di operare sulla natura per poterla dominare, ma anche per migliorare le condizioni
di vita dell'uomo stesso.
è contro aristotele, perche con bacone viene a decadere quel concetto di sapere
disinteressato. il sapere non è un valore autonomo, il sapere di pers e non serve se non
viene applicato. sostiene che il sapere deve essere utile per il sapere dell'umanità e della
scienza stessa.
nel 1600 l'inghilterra l'attività produttiva comincia sa svilupparsi, eprche ci sono molti
calvinisti, che ritengono che il lavoro sia la linfa vitale delle persone, sono capitalisti.
vedono nel produrre e nel gaudagnare una sorta di preghiera verso Dio. bacone è vicino alla
rivoluzione scientifica perche sente l'esigenza del sapere per produrre, ma rifiuta la
matematica. bacone lui teorizza tante cose scientifiche, ma non fa nessuna scoperta. Galielo
servendosi della matematica arriva a scoprire la legge della caduta dei gravi, il principio di
inzerzia. bacone senza matematica non arriva a scoprire nulla. la scienza che si è sviluppata
dopo il 600 preferirà il metodo di galileo, però bacone se rifiuta la matematica ha le sue
ragioni. lui conduce una battaglia contro tutti i metodi astratti.
non tutta la scienza è fatta di matematica, però il 1600 è un secolo in cui predomina la
matematica.

19.11.2021
bacone parla e scrive con la sua emtnalita politica. la forma mentis di una eprsona icide sul
suo modo di pensare. parlare di scienza, come uno degli strumenti per dominare la natura.
la scienza deve avere un valore, per valere deve poter avere influssi sulla realta stessa, e
deve riuscire ad apportare delle modifiche per l'uomo. perchè questo possa avvenire, gli
scienziati devon avere politico, perche deveono indirizzare la politica in fuznionedel
cambiamento della natura.
mentre i filosofi secndoa la concezione di paltone dovevano essere proittati
all'sosservazione del bene, invedce gli scienziati devono operare sulla realtà.
lui parla di una citta ideale, in cui ci dovrebbero essere gli scienziati a capo dello stato,
perchè lui ritiene che a capo dello stato ci debbano essere delle persone che siano
scienziati.
deve esserci una collabroazione di scienziati che erano del presente ma che attingevano al
passato.
lui ritiene che in questa citta ideale ci dovrebbe essere una grnade cooperativa di sceinziati
per garantire i benessere di tutti.
il lavoro del singolo è importante solo se inserito in un alvoro di equipe.
all'epoca era anche molto praticata la magia, ovvero una pratica pe intervenire sulla
realtà.pero essa è un sapere volto a mutare la realtà. la differenza tra scienza e magia, sta
nel fatto che la magia concepisce il sapere come dote di un solo individuo che abbia delle
qualita eccezionali rispetto agli altri. il mago non è parte integrante della comunità scieziati,
agisce da solo non coopera.
la scienza è condivisa, non si nascone nulla. la scienza non puo derivare solo dal tlneto di
un signolo individuo. per bacone il sapere nond eriva dall'intelligneza di una persona.
fino al 600 tutte le conoscenze in medicina venivano tutte collegate ad ippocrate, per bacone
non è così, non ci si riferisce soltanto ad una persona. per ottenere delle conosenze bisogna
procedere con metodo, occorono piccoli passi compiuti da tante persone.
serve un metodo collaborativo.
scriveva molto in inglese, perche il suo messaggio arrivasse a tutti non solo ad una piccola
parte.
lui scrisse il parto maschile del tempo, in questo testo bacone si addentra nella questione di
come la scienza debba essere un lavoro di equipe.
"veritis filia temporis" (Bacone)
è con il passare del tempo che il sapere umano può aumentare. per gli antichi e per gli
uomini del medioevo, la perfezione era nel tempo, ma

Precisazione tra scienza e magia


All'epoca era anche molto praticata la magia, vale a dire una pratica per intervenire sulla
realtà e che poteva devastare la felicità dell'uomo. La magia è un sapere volto a mutare la
realtà.
La magia concepisce il sapere come una dote di un solo individuo dalle qualità eccezionali
rispetto agli altri. Il mago, una persona superiore rispetto a tutte le altre, insegna i propri
segreti a pochi eletti in modo tale che non vengano capiti dal popolo. Il mago non è parte
integrante della comunità scientifica; egli non coopera per il bene di tutti.
La scienza moderna vede il sapere come un bene collettivo, un bene da non nascondere e
non derivante dal talento di un singolo individuo. Esso, poi, deve essere verificato da tutti.
Bacone dice che il sapere non deriva dall'intelligenza straordinaria di una singola persona,
ma basta procedere con metodo: occorrono piccoli passi compiuti da tante persone.
Bisogna realizzare un metodo collaborativo per giungere al sapere. Difatti, Bacone scriveva
molto in inglese affinché il suo sapere potesse essere espletato nei confronti di tutti.
Prima del 1600 si pensava che tutte le conoscenze nel campo della Medicina fossero fatte
da Ippocrate.

Bacone ha scritto il Temporis partus masculus (Il parto maschio del tempo)
(Nel 1600 si preferiva l'uomo alla donna perché in possesso di maggiore forza fisica)
In quest'opera, Bacone si addentra nella questione di come la scienza debba essere un
lavoro d'equipe che avviene nel tempo, piano piano. Infatti egli dice “veritas filia temporis”
che significa la verità è figlia del tempo. Solamente attraverso il passare del tempo il sapere
dell'uomo può aumentare: Solo attraverso il tempo si acquisiscono nuove verità, proprio per
una questione fisiologica dell'encefalo umano.
Per gli antichi (ossia la classicità greca) e per il pensiero medievale la perfezione era nel
tempo, ma ovviamente si parlava con rimpianto di un'epoca finita. Ma ancora oggi sussiste
questo rimpianto di ciò che è passato, di ciò che è terminato.

Gli antichi dicevano: “Noi siamo dei nani in confronto degli antichi che invece sono dei
giganti”.
Bacone riprende questa metafora e ne stravolge il significato: secondo lui, noi siamo dei
nani sulle spalle dei giganti, ciò significa che siamo sempre più alti noi. Anche se siamo
inferiori a loro, abbiamo il vantaggio di vedere più lontano.
“Gli antichi sono i venerandi e saggi anziani, noi siamo gli inesperti bambini”
(Metafora utilizzata dai medievali, non solo per argomentare in favore di un presente stato di
inferiorità dei moderni rispetto agli antichi)
Bacone capovolge anche questo luogo comune per dimostrare la superiorità dei moderni:
secondo lui, invece, i bambini sono gli antichi che hanno sulle spalle meno sapere e meno
conoscenze di noi. Noi moderni siamo gli anziani perché più carichi di esperienze e qui
emerge come la verità sia figlia del tempo.
Il tempo per Bacone non è più ciò che fa dimenticare (concezione platonica), ma è un
proiettarsi verso il futuro. Il sapere sta nel presente e, soprattutto, è proiettato nel futuro.
Per Platone l'intera vita umana, così come il tempo, è sforzarsi di ricordare ciò che si era
nell'iperuranio, quando l’anima non era stata calata ancora nel tempo.

Le opere logiche di Aristotele sono conservate nell’Organum. Bacone chiama la sua opera di
logica Novum Organum proprio per presentare al mondo una nuova logica profondamente
alternativa a quella aristotelica. Quando nel 1700 i filosofi illuministi scriveranno
l'Enciclopedia si baseranno molto sulla dottrina di Bacone, perché anche loro sono in favore
del sapere scientifico-pratico volto a migliorare la vita di tutti. Le conoscenze del passato
possono essere anche valide, ma il tempo perfeziona il singolo.
Galileo Galilei, per quanto bravo, non ha scritto opere enciclopediche; egli si pone singoli
problemi scientifici-concreti e indaga con una determinata metodologia, scrivendo al
momento. Bacone non si sofferma sul singolo problema scientifico, in quanto il suo metodo
è di divulgazione del sapere.
Il Novum Organum delinea il nuovo metodo baconiano che è diviso in due parti:

Pars destruens
Parte della mente che noi costruiamo in maniera pregiudiziale. I pregiudizi sono dati da
fattori legati agli idola, situazioni di errore che dovrebbero essere distrutte.
Essa è una parte costituita da errori legati alla superstizione, ai fanatismi che ci siamo
trascinati nel tempo e di cui dovremmo liberarci.
Gli Idola tribus sono quegli errori degli uomini in quanto specie, in cui si cade in virtù della
stessa natura umana, dei nostri sensi (ci conducono in errore) come del nostro intelletto, i
quali proiettano sulla natura le loro caratteristiche.
Difficile smantellarli a causa della nostra percezione, che è una sorta di pregiudizio
Gli idola specus sono degli errori in cui si cade in virtù delle caratteristiche individuali.
Gli idola fori sono degli errori in cui siamo indotti a causa del linguaggio: vi sono infatti parola
di cose che non esistono, mentre altre parole sono molto imprecise
Gli idola theatri sono gli errori in cui siamo indotti da false ideologie, false credenze, falsi
modi di pensare.
Pars construens
La parte costruttiva, ossia il metodo induttivo. è data dalla raccolta di dati nel tempo; essi
vengono successivamente raggruppati nelle tavole, bisogna vedere ciò che è sbagliato e
correggerlo per poi arrivare ad una forma di verità.
Storia naturale e sperimentale (vale a dire la raccolta e descrizione dei fatti particolari) i quali
devono essere organizzati in tavole di presenza, di assenza, di gradi o comparazione e di
esclusione, che permettano di giungere ad una prima ipotesi che venga poi verificata da
successivi esperimenti (o istanze) fino a giungere all'esperimento (o istanza) cruciale alla
scoperta della vera causa del fenomeno.

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