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Dossier armoniche Masterpact NT / NW

1 Generalità 3
1.1 Definizioni e origini delle armoniche 3
1.2 Effetti causati dalle armoniche 7

2 Gli indicatori della distorsione armonica e pricipi di misura 8


2.1 Il fattore di potenza PF 8
2.2 Il fattore di cresta k 8
2.3 Potenza e armoniche 9
2.4 Spettro in frequenza e tasso d’armonicità 10
2.5 Tasso di distorsione armonica (THD) 11
2.6 Considerazioni sui singoli indicatori 13

3 La misurazione degli indicatori di armonicità 14


3.1 Le apparecchiature 14
3.2 Procedimenti di analisi 14
3.3 Azioni preventive 14

4 Principali effetti delle armoniche sugli impianti 15


4.1 La risonanza 15
4.2 Perdite aggiuntive 16
4.3 Sovraccarico 17
4.4 Perturbazione di carichi sensibili 19
4.5 Impatto economico 19

5 Disposizioni normative 20
5.1 Norme di compatibilità reti elettriche/prodotti 20
5.2 Norme sulla qualità delle reti 20
5.3 Norme prodotto 20
5.4 Valori massimi accettabili 20

6 Le soluzioni da attuare per l’attenuazione delle armoniche 22


6.1 Soluzioni di base 22
6.2 Azioni correttive 23

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1 Generalità

1.1 Definizioni e origini delle armoniche

.1..1.1. Deformazione di un segnale sinusoidale

Il teorema di Fourier afferma che una qualsiasi funzione periodica y(t) di periodo T può essere
rappresentata con una sommatoria (“serie”) di:
§ Una sinusoide con lo stesso periodo T (“fondamentale”)
§ Delle sinusoidi con frequenza pari a multipli interi della fondamentale (“armoniche”)
§ Un’eventuale componente continua Y, se la funzione y(t) ha valore medio non nullo nel periodo T.

L’armonica che ha frequenza pari a n volte quella della fondamentale si chiama armonica di ordine n.

La scomposizione armonica secondo Fourier della funzione è dunque:

n=∞
y (t ) = Y + ∑Y
n =1
n 2 sin(nω t − ϕ n )
dove:
Y è il valore della componente continua, solitamente nulla (e tale si considererà in seguito)
Yn è il valore efficace dell’armonica di ordine n
ω=2πf è la pulsazione della frequenza fondamentale
ϕ n è lo sfasamento dell’armonica di ordine n rispetto alla fondamentale

Ad esempio, eseguendo l’analisi armonica sulla funzione tensione v(t) di un impianto, la fondamentale
avrà frequenza pari a 50 Hz, l’armonica di ordine due avrà una frequenza di 100Hz e così via.

Un segnale deformato può quindi essere considerato come la somma di un insieme di armoniche.

La presenza di armoniche in rete è indice di deformazione della corrente o della tensione.


Ciò significa che la distribuzione dell’energia elettrica avviene con qualità non ottimale.
In tal caso le utenze più sensibili possono essere soggette a malfunzionamenti e l’intero impianto
essere chiamato a sollecitazioni aggiuntive.

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Icresta
I cresta

Segnale

Fondamentale

Terza armonica

Quinta armonica

Settima armonica

Nona armonica

Figura 1 esempio di corrente distorta e sua scomposizione in armoniche di ordine 1 (fondamentale), 3 (terza
armonica), 5, 7, 9.

Rappresentazione delle armoniche : lo spettro in frequenza

Lo spettro in frequenza è una delle rappresentazioni classiche del contenuto armonico di una
grandezza periodica: si tratta di un istogramma in cui ogni armonica presente è rappresentata in valore
percentuale della fondamentale.
Permette dunque di capire, a colpo d’occhio, quali armoniche sono presenti nel segnale e con quale
incidenza.

Ad esempio, nel seguito è riportato lo spettro in frequenza del segnale presentato in figura 1.

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Figura 2 spettro del segnale riportato in fig 1

.1..1.2. Origine delle armoniche

I dispositivi che danno luogo ad armoniche sono presenti sia nel settore industriale che nel terziario che
in ambito domestico: le armoniche sono dovute, essenzialmente, a carichi non lineari ovvero quelli che
danno luogo ad assorbimento di corrente con andamento differente dalla tensione di alimentazione.

L’esempio classico è l’elettronica di potenza (raddrizzatori, invertitori, ecc), ma anche le saldatrici, i forni
ad arco, i variatori di velocità, le apparecchiature da ufficio quali il fax e il PC, la TV, ecc.
Ancora, i dispositivi affetti da saturazione (trasformatori) possono dare luogo ad armoniche.

Le perturbazioni causate dai carichi non lineari : correnti e tensioni armoniche

L’alimentazione dei carichi lineari provoca la comparsa di correnti armoniche circolanti nell’impianto.
A loro volta le correnti armoniche, attraversando le impedenze del circuito di alimentazione
(trasformatori e linee), causano la deformazione della tensione di rete.

Carico non
lineare

Figura 3 schema unifilare del circuito di alimentazione “visto” dall’armonica di ordine h

Ora, l’impedenza di un conduttore aumenta all’aumentare della frequenza della corrente che lo
attraversa (ciò è dovuto all’effetto pelle) e dunque ogni armonica di corrente “vedrà”un’impedenza Zn
diversa del circuito di alimentazione.

La corrente armonica di ordine n causerà quindi una caduta di tensione Vn =In x Zn ai capi
dell’impedenza del circuito di alimentazione e di conseguenza, a fronte di una tensione in A non
armonica (supponendo ideale il circuito a monte di A), in B si avrà una tensione con contenuto
armonico.
Anche il valore dell’impedenza del circuito di alimentazione ha influenza sulla qualità dell’energia
ottenuta dall’utenza.

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Circolazione delle armoniche in rete

Per una migliore comprensione del fenomeno delle armoniche, possiamo considerarle iniettate in rete
dal carico non lineare verso la sorgente.

A tutti gli effetti, possiamo scomporre in due circuiti differenti: uno in cui circola solo la componente
fondamentale (perfettamente sinusoidale, fig 4a) ed uno in cui circolano le armoniche, in assenza di
trasformatore di alimentazione; l’effettiva situazione nell’impianto, in termini di correnti e tensioni, è data
dalla somma delle correnti e delle tensioni nei due circuiti così individuati (principio di sovrapposizione
degli effetti).

Carico non
lineare

Figura 4a circuito in cui non si tiene conto delle armoniche

Carico non
lineare

Tensione armonica

Figura 4b circuito in cui si considerano solo le armoniche

Generalizzando quanto detto sopra, un impianto anche complesso con più carichi non lineari può
essere studiato valutando singolarmente gli effetti delle correnti armoniche iniettate da ciascun carico e
sommandone gli effetti.

Vi sono poi determinati carichi che si comportano in modo opposto, ovvero funzionano da assorbitori di
armoniche: questi saranno utilizzati per realizzare dei filtri.

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1.2 Effetti causati dalle armoniche

.1..2.1. Le perturbazioni causate dalle armoniche

Le armoniche che circolano nell’impianto provocano un generale peggioramento della qualità


dell’energia nonché:
§ Un sovraccarico della rete di distribuzione (aumenta il valore efficace della corrente)
§ Sovraccarico nel conduttore di neutro (nel quale circola la somma delle correnti di terza armonica)
§ Sovraccarico, vibrazioni e invecchiamento precoce di alternatori, trasformatori, motori
§ Sovraccarico e invecchiamento precoce dei condensatori di rifasamento
§ Deformazione della tensione di alimentazione con possibile malfunzionamento delle utenze più
sensibili
§ Disturbi alle linee di comunicazione (telefono)

.1..2.2. L’impatto economico delle armoniche

Dal punto di vista economico, l’impatto delle armoniche può essere gravoso:
§ L’invecchiamento precoce porta ad una vita utile inferiore dell’impianto a meno di
surdimensionamenti
§ Il sovraccarico della rete si traduce in contratti più gravosi e perdite supplementari
§ La deformazione della corrente può causare interventi intempestivi degli organi di protezione, con
conseguenti perdite per mancata produzione

.1..2.3. Conseguenze via via più gravose

L’attenzione al fenomeno delle armoniche è iniziata negli anni ’80, poiché fino ad allora l’utilizzo
dell’elettronica di potenza era estremamente limitato. Tuttavia, poiché il suo utilizzo è via via più diffuso,
la necessità di valutare l’impatto armonico sul proprio impianto sarà sempre più sentita.

.1..2.4. Limitare le analisi allo stretto necessario

Normalmente, le utenze non lineari causano la presenza di armoniche di ordine dispari; e comunque
un’analisi armonica che si spinga oltre l’ordine di armonicità 50 è superflua: si ottiene già un buon grado
di precisione analizzando fino all’armonica di ordine 30.
Normalmente, gli enti di distribuzione dell’energia elettrica controllano le armoniche di ordine 3, 5, 7, 11,
13.
E’dunque vitale prevedere sistemi di compensazione che considerino almeno tali armoniche per non
a
essere costretti al pagamento di penali, comunque è bene compensare le armoniche fino alla 25 .

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2 Gli indicatori della distorsione armonica e pricipi di misura

2.1 Il fattore di potenza PF

.2..1.1. Definizione
E’definito come il rapporto tra la potenza attiva P e la potenza apparente S assorbite da un utenza o da
un impianto:

P
PF =
S

Spesso viene confuso con il cosϕ, che invece è dato dalla relazione

P1
cos ϕ =
S1

dove P1 e S1 sono rispettivamente la potenza attiva e apparente che si avrebbero ipotizzando nullo il
contenuto armonico: PF e cosϕ sono uguali solo in caso di assenza di armoniche.

.2..1.2. Interpretazione del fattore di potenza PF


Se il fattore di potenza PF differisce dal cosϕ (e non può esserne che inferiore), siamo in presenza di
armoniche.

2.2 Il fattore di cresta k

.2..2.1. Definizione
E’il rapporto tra il valore di cresta ed il valore efficace. Ad esempio per una corrente:

I cresta
k=
I eff

Per un segnale sinusoidale puro, tale rapporto è pari a 2 , in caso di segnali distorti può assumere
valori inferiori o superiori.
Il calcolo del fattore di cresta è importante quando le armoniche presenti portano ad una forma d’onda
particolarmente lontana dalla sinusoide.

.2..2.2. Interpretazione del fattore di cresta


Il fattore di cresta, in casi particolari, può assumere valori anche superiori a 5. Se il fattore di cresta è
molto elevato significa che l’utenza è chiamata a sopportare un sovraccarico istantaneo ad ogni
semionda, e ciò potrebbe dare origine anche ad interventi intempestivi degli organi di protezione.

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2.3 Potenza e armoniche

.2..3.1. Potenza attiva


La potenza attiva P, in caso di presenza di armoniche, è la somma delle potenze attive dovute a
correnti e tensioni dello stesso ordine:


P = ∑ U n I n cos ϕ n
n =1

essendo cosϕ n lo sfasamento tra le armoniche di ordine n di corrente e tensione.

Nb: tale formula è valida in caso siano nulle le componenti continue di corrente e tensione.

.2..3.2. Potenza reattiva


La potenza reattiva è definita solo per la fondamentale:

Q = U 1 I 1 sinϕ 1

.2..3.3. Potenza di distorsione D


La potenza apparente S, che è data dal prodotto dei valori efficaci di corrente e tensione, può essere
scritta anche come:

∞ ∞
S 2 = (∑ U n2 )(∑ I n2 )
n =1 n =1

in presenza di armoniche dunque la classica relazione S2 =P2 +Q2 non è più valida, bisogna introdurre
un nuovo termine che definisce appunto la potenza di distorsione D: S =P2+Q2+D2.

D = S 2 − P 2 − Q2

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2.4 Spettro in frequenza e tasso d’armonicità

.2..4.1. Principi
Ciascun tipo di apparecchio “inquinante” è caratterizzato dalla generazione di un determinato tipo di
spettro armonico: è dunque importante analizzare i disturbi in rete per risalirne alla causa.

.2..4.2. Tasso armonico individuale


E’definito come il rapporto tra la singola componente armonica e la fondamentale:

In
in (%) = 100
I1

.2..4.3. Spettro in frequenza


E’la rappresentazione dell’ampiezza di ogni armonica, rapportata alla componente fondamentale, sotto
forma di istogramma (analisi spettrale).
La figura seguente fornisce un esempio di analisi spettrale di un segnale di tensione rettangolare.

Figura 5 scomposizione di un’onda quadra di tensione

.2..4.4. Valore efficace


Il valore efficace di una grandezza periodica, in funzione del valore delle sue armoniche, si calcola
come:


Yeff = ∑Y
n =1
n
2

dove Yn è il valore della n-esima armonica

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2.5 Tasso di distorsione armonica (THD)

.2..5.1. Definizione di THD


Per un generico segnale periodico, il tasso di distorsione armonica THD è definito dalla formula:

∑Y
n =2
n
2

THD =
Y1

Tale definizione è data dalla norma IEC 1000-2-2

.2..5.2. THD in corrente e in tensione


Se il segnale considerato è una corrente, la formula diventa:

∑I
n =2
2
n

THDi =
I1

Nel caso si conosca il valore efficace della corrente, si può utilizzare la seguente formula, equivalente:

I eff
THDi = ( )2 − 1
I1

Nel caso si stia considerando un segnale in tensione:

∑U
n= 2
2
n

THDu =
U1

.2..5.3. Il THF
In alcuni paesi il calcolo del tasso di distorsione armonica viene calcolato con una formula differente.
Per maggiore chiarezza, chiameremo questa grandezza THF:

∑Y
n =2
n
2

THD =
Yeff

Tale valore coincide con il THD in caso disegnale poco perturbato, ma se ne discosta anche
sensibilmente per segnali molto perturbati (il THF non può mai essere maggiore di 1, il THD sì).

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.2..5.4. Relazione tra fattore di potenza PF e tasso di distorsione armonica THD
Se si ha a che fare con una tensione sinusoidale o pressochè tale, possiamo supporre

P = P1 = U 1 I 1 cosϕ 1

E quindi si ha che

P U 1 I 1 cosϕ 1
PF = =
S U 1 I eff

Essendo

I1 1
=
I eff 1 + THDi2

si ha che

cos ϕ 1
PF =
1 + THDi2

relazione che permette di rappresentare in forma grafica il rapporto tra la grandezza PF/cosϕ in
funzione del THDi:

Figura 6 andamento del valore PF/cosϕ in funzione del tasso di distorsione armonica in corrente

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2.6 Considerazioni sui singoli indicatori

Il THD in tensione caratterizza la deformazione della forma d’onda della tensione. Se tale indice ha
valore è inferiore al 5%, valore da considerarsi normale, non è necessario prendere alcun
provvedimento.
Se il suo valore è compreso tra il 5 e l’8%, significa che l’impianto è caratterizzato da una forte
armonicità e con molta probabilità vi sono dei malfunzionamenti, nell’impianto.
Se il valore supera l’8%, è necessario prendere provvedimenti (sistemi di compensazione) per evitare
malfunzionamenti.

Il THD in corrente caratterizza la deformazione della forma d’onda della corrente. Se il suo valore è
inferiore al 10% si è nell’ambito della normalità; se invece si è tra il 10 e il 50% significa che si è in
presenza di un impianto con una sensibile armonicità che potrebbe causare surriscaldamenti: può
rendersi necessario il sovradimensionamento dei conduttori.
Se il THD in corrente è maggiore del 50% siamo in presenza di un impianto fortemente perturbato che
può avere malfunzionamenti significativi: è necessario procedere ad un’analisi dell’impianto per
realizzare le opportune contromisure.

Il fattore di potenza PF permette di valutare il sovradimensionamento necessario.

Il fattore di cresta k è utilizzato per capire se la corrente assorbita dell’impianto possa dare problemi
all’alimentazione (ad esempio gli alternatori possono avere problemi a fornire correnti con elevato
fattore di cresta: necessitano un declassamento). Ad esempio le utenze di tipo informatico sono
caratterizzate da correnti assorbite che presentano un fattore di cresta anche pari a 5.

Lo spettro in frequenza è utilizzato per avere un’indicazione visuale della deformazione del segnale
(corrente, tensione… ) considerato.

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3 La misurazione degli indicatori di arm o nicità

3.1 Le apparecchiature

.3..1.1. Scelta
Sono da preferire gli analizzatori numerici poiché, per loro stessa costituzione, permettono una
valutazione precisa e affidabile dei singoli indicatori.
Oscilloscopi e analizzatori numerici di rete, utilizzati in passato, sono da considerarsi superati.

.3..1.2. Funzionalità
Gli analizzatori di rete sono in grado di valutare tasso di distorsione armonica THD, fattore di potenza
PF, fattore di cresta k, potenza di distorsione D; sono altresì in grado di realizzare delle funzioni
complementari (gestione delle misure, comunicazione, visualizzazione, elaborazione delle
informazioni… ) e possono anche realizzare l’analisi spettrale dei segnali considerati.

3.2 Procedimenti di analisi

L’analisi armonica di un impianto può essere effettuata per avere sotto controllo lo stato della rete, per
individuare la provenienza di eventuali problemi legati alla armoniche, per valutare l’efficacia delle azioni
correttive intraprese.
Per effettuare correttamente l’analisi armonica dell’impianto si valuta l’armonicità delle grandezze
fondamentali di rete (corrente e tensione) in corrispondenza del punto di alimentazione dell’impianto e
poi via via verso le utenze, in modo da appurare la fonte delle eventuali perturbazioni presenti.
Affinchè l’analisi sia significativa, deve essere corredata dai dati relativi alla configurazione/topologia
dell’impianto, che permettono di interpretare i risultati dell’analisi stessa.
Con i risultati ottenuti si potrà:
§ Nel caso di armonicità sostenuta, valutare i declassamenti (o, analogamente, i
sovradimensionamenti) da applicare ai componenti dell’impianto.
§ Impostare i sistemi di compensazione da installare in impianto, e decidere in quale punto
dell’impianto collegarli.
§ Confrontare i valori dei vari indicatori con quelli ritenuti accettabili dall’ente distributore dell’energia,
per mettere in atto le necessarie azioni correttive.

3.3 Azioni preventive

L’analisi armonica di un impianto può essere realizzata continuativamente, con strumenti collegati in
permanenza, oppure temporaneamente (intervento di esperti oppure strumenti collegati solo
temporaneamente).
E’sicuramente da preferire la prima soluzione: si ha una visione globale del comportamento anche in
funzione delle sue configurazioni e delle diverse condizioni di funzionamento (condensatori di
rifasamento collegati o no, ad esempio), nonché del mutamento causato da eventuali carichi aggiuntivi.
I dati così raccolti, opportunamente valutati e elaborati da esperti, permetteranno di mettere in atto le
opportune azioni correttive, quando necessario.
In particolare, i moderni dispositivi di monitoraggio e misura integrati nelle apparecchiature di
distribuzione, permettono di ottenere tutte le informazioni necessarie senza l’aggravio di ulteriori
dispositivi e collegamenti.

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4 Principali effetti delle armoniche sugl i impianti

4.1 La risonanza

La presenza, in una stessa rete elettrica, di elementi induttivi e capacitivi, può dar luogo al fenomeno
della risonanza, che dà luogo a valori di impedenza equivalente estremamente ridotti o elevati che a
loro volta influenzano le correnti e le tensioni di rete.
La risonanza può essere dovuta a fenomeni di tipo serie o parallelo: considereremo solo questi ultimi,
giacché i più frequenti.

Esemplifichiamo il fenomeno considerando la schematizzazione di un impianto alimentato tramite


trasformatore e che alimenta sia carichi lineari che non lineari, in presenza di una batteria di
condensatori di rifasamento.

Carico non lineare Condensatori di Carico lineare


rifasamento

Figura 7 rappresentazione semplificata di un impianto con carico non lineare

Ai fini dell’analisi armonica dell’impianto, lo schema diventa

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Figura 7 rappresentazione dell’impianto “visto” dal carico non lineare

Dove Ls è l’induttanza complessiva rete-trasformatore, C è la capacità della batteria di condensatori, R


la resistenza del carico lineare e Ih la corrente armonica di ordine h generata dal carico non lineare.
Trascurando la resistenza R, l’impedenza equivalente del sistema è

jω Ls
Z=
1 − ω 2 Ls C

Tale valore assume il suo valore massimo quando il denominatore tende a zero cioè

1 − ω 2 Ls C = 0

1
cosa che avviene per ω =
Ls C

1
e cioè in corrispondenza della frequenza f r =
2π L s C

che verrà detta frequenza di risonanza del sistema.


In corrispondenza di tale frequenza la tensione sarà dunque particolarmente distorta con conseguente
sovraccarico per i condensatori e, di conseguenza, per la rete di alimentazione.

4.2 Perdite aggiuntive

.4..2.1. Nei conduttori


La potenza attiva assorbita da un carico dipende dalla sola componente fondamentale della corrente.
Se però il carico è distorcente, il valore efficace della corrente risulterà maggiore del valore della
fondamentale.
Infatti, essendo:

I eff
THDi = ( )2 − 1
I1

otteniamo la relazione

I eff = I 1 1 + THDi2

che dimostra quanto appena detto.

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La figura seguente rappresenta l’andamento, in funzione del tasso di distorsione armonica THD:
§ Del valore efficace della corrente (tratteggiato)
§ Delle perdite per effetto Joule (continuo).

Si può vedere che la presenza di armoniche causa perdite aggiuntive con conseguente
surriscaldamento dei conduttori e delle apparecchiature.

.4..2.2. Nelle macchine asincrone


Le tensioni armoniche applicate alle macchine asincrone vi provocano la circolazione di armoniche negli
avvolgimenti rotorici, con conseguenti perdite aggiuntive proporzionali a Un2/n.

A titolo di esempio, una tensione di alimentazione rettangolare provoca un aumento del 20% delle
perdite rotoriche.

.4..2.3. Nei trasformatori


Le correnti armoniche che percorrono gli avvolgimenti del trasformatore causano sia perdite aggiuntive
negli avvolgimenti per effetto Joule, che nel ferro per correnti di Foucault. La tensioni armoniche sono
invece responsabili di perdite aggiuntive nel ferro per isteresi magnetica.
Per considerazioni di massima, si può assumere che le perdite negli avvolgimenti sono proporzionali al
quadrato del THDi mentre quelle nel ferro sono proporzionali al THDv.

Valori di armonicità ritenuti accettabili possono comunque causare perdite aggiuntive nei trasformatori
di distribuzione anche dell’ordine del 10-15%.

.4..2.4. Nei condensatori


Le tensioni armoniche applicate ai condensatori vi provocano la circolazione di correnti proporzionali
all’ordine di armonicità, che causano perdite aggiuntive.

Ad esempio un THDv pari al 10% può causare un 40% in più di perdite nei condensatori.

4.3 Sovraccarico

.4..3.1. Alternatori
Gli alternatori che alimentano carichi non lineari devono essere declassati a causa delle perdite
supplementari causate dalle correnti armoniche. Tale declassamento è nell’ordine del 10% se il 30% del
carico totale è costituito da utenze non lineari: di qui la necessità di un sovradimensionamento.
Si individua allora un coefficiente di declassamento, che ha definizione differente da quella del
coefficiente di declassamento per un trasformatore (quest’ultimo è meno gravoso).

.4..3.2. Gruppi statici


Come accennato, i dispositivi informatici hanno assorbimento di corrente caratterizzata da un elevato
fattore di cresta, che può tradursi in un sovraccarico per i gruppi statici, se non opportunamente
declassati.

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.4..3.3. Trasformatori
Il declassamento da applicare, in funzione della percentuale di carico non lineare, è visualizzato nel
grafico seguente.

Carico non lineare

Figura 8 andamento del carico percentuale che può sopportare un trasformatore in funzione della percentuale di
carico non lineare

Ad esempio se il carico del trasformatore è costituito, al 60%, da utenze non lineari, bisogna applicare
un declassamento del 50%.

La norma francese UTE C15-112 propone una formula per calcolare il fattore di declassamento kd in
funzione del contenuto armonico della corrente fornita al carico:

1
kd =
40
In 2
1 + 0,1(∑ n1,6 ( ) )
n =2 I1

Questa formula fornisce ad esempio un fattore di declassamento kd pari a 0,86 nel caso di onda
rettangolare.

Le norme ANSI, caratteristiche del mondo anglosassone, definiscono invece un fattore

∑I 2
n n2 ∞
In 2 2
K = n =1

=∑ ( ) n
∑I 2 n =1 I eff
n
n =1

.4..3.4. Macchine asincrone


La norma CEI 60892 definisce un THDv limite oltre il quale è necessario declassare la macchina. Nella
pratica, una semplice regola è il non superare, per la tensione di alimentazione della macchina, un
tasso di distorsione armonica del 10%.

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.4..3.5. Condensatori
La norma impone che il valore efficace della corrente che circola nel condensatore non deve essere
superiore ad 1,3 volte la sua corrente nominale.

.4..3.6. Conduttore di neutro


Poiché le correnti delle tre fasi si sommano nel neutro, è necessario porre particolare attenzione nel
caso ci siano armoniche (quali la terza) che si sommano aritmeticamente nel neutro, potendo così dare
vita a sovraccarichi in tale conduttore.

4.4 Perturbazione di carichi sensibili

.4..4.1. Effetti causati dalla deformazione della tensione di alimentazione


Una tensione di alimentazione deformata può essere foriera di malfunzionamenti anche gravi: nel caso
vi siano, nell’impianto, dispositivi sensibili alla qualità della tensione, è necessario tenere sotto controllo
la forma d’onda della tensione e, se è il caso, prendere le opportune contromisure. Esempi di
apparecchi sensibili sono: dispositivi di regolazione elettronica, materiale informatico, dispositivi di
controllo quali i relè di protezione.

4.5 Impatto economico

.4..5.1. Perdite supplementari


La perdite per effetto Joule causate nei conduttori vanno a pesare sui costi d’impianto. Ciò può
comportare inoltre la necessità di sottoscrivere dei contratti più gravosi con l’ente distributore; è inoltre
da considerare il fatto che gli enti distributori sono orientati a penalizzare con tariffe più gravose gli
impianti “produttori”di armoniche.

.4..5.2. Sovradimensionamenti
La presenza di armoniche di corrente nell’impianto possono costringere a sovradimensionare:
§ La sorgente di alimentazione
§ I conduttori (in determinati casi solo il conduttore di neutro)

.4..5.3. Riduzione della durata di vita dei materiali


Una tensione di alimentazione distorta causa una durata di vita minore per le apparecchiature elettriche.
Uno studio della Canadian Electrical Association ha dimostrato che una tensione di alimentazione con
THD pari al 10% causa una diminuzione della durata di vita:
§ Del 32,5% per gli apparecchi monofase
§ Del 18% per quelli trifase
§ Del 5% per i trasformatori
Per avere delle apparecchiature che garantiscano la durata di vita necessaria bisogna ricorrere, ancora
una volta, al sovradimensionamento.

.4..5.4. Interventi intempestivi


Sono un’eventuale ulteriore conseguenza della presenza di armoniche; ciò è fonte di ulteriori perdite per
fermo impianto.

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5 Disposizioni normative

5.1 Norme di compatibilità reti elettriche/prodotti


Queste norme specificano che il singolo prodotto non deve generare armoniche tali da creare problemi
all’impianto e, viceversa, il singolo apparecchio deve garantire un funzionamento corretto anche in
presenza di armoniche, fino ad un determinato valore specificato.
Tali norme sono le IEC 1000-2-2 per le reti pubbliche BT e, per le installazioni industriali MT/BT, le IEC
1000-2-4.

5.2 Norme sulla qualità delle reti


Relativamente a questo argomento, la tendenza è quella di indicare delle caratteristiche minime che
devono avere le reti e gli impianti utilizzatori.
La norma EN 50160 indica le caratteristiche che deve avere la tensione fornita dall’ente distributore. Il
documento IEEE 519 (Reccomended practices for harmonics control in electrical power systems)
fornisce dei criteri generali per un approccio congiunto al problema da parte dell’ente distributore e
dell’utente.

5.3 Norme prodotto


Sono, rispettivamente:
§ La IEC 61000-3-2 per gli apparecchi BT con assorbimento di corrente inferiore a 16A
§ La IEC 61000-3-4 per quelli con un assorbimento maggiore di 16A.

5.4 Valori massimi accettabili


Uno studio condotto su diversi documenti realizzati dagli enti di distribuzione dell’energia elettrica porta
ad indicare i seguenti valori massimi accettabili per le singole armoniche.

Armoniche dispari di ordine non multiplo di tre

Ordine n BT MT AT
5 6 6 2
7 5 5 2
11 3,5 3,5 1,5
13 3 3 1,5
17 2 2 1
19 1,5 1,5 1
23 1,5 1 0,7
25 1,5 1 0,7
>25 0,2+25/n 25/n 1,1+25/n

Armoniche dispari di ordine multiplo di tre

Ordine n BT MT AT
3 5 2,5 1,5
9 1,5 1,5 1
15 0,3 0,3 0,3
21 0,2 0,2 0,2
>21 0,2 0,2 0,2

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dossier armoniche
Armoniche pari

Ordine n BT MT AT
2 2 1,5 1,5
4 1 1 1
6 0,5 0,5 0,5
8 0,5 0,2 0,2
10 0,5 0,2 0,2
12 0,2 0,2 0,2
>12 0,2 0,2 0,2

Tali valori sono da intendersi validi per la maggior parte delle apparecchiature, in caso di
apparecchiature particolari bisogna contattare il produttore.

21
dossier armoniche
6 Le soluzioni da attuare per l’attenuazione delle armoniche

6.1 Soluzioni di base

.6..1.1. Posizionamento dei carichi inquinanti


La perturbazione armonica provocata da un determinato apparecchio è tanto maggiore quanto più è
basso il livello di corto circuito del punto dell’impianto in cui viene collegato. Escludendo dunque le
considerazioni economiche, i carichi inquinanti è bene siano collegati quanto più a monte, in prossimità
dell’alimentazione.

Carico
sensibile

Carico Z1<Z2
inquinante

Figura 9 collegamento dei carichi non lineari

Un tale collegamento ridurrà anche le perdite aggiuntive nei cavi.


Ancora, è bene raggruppare i carichi inquinanti (ad esempio prevedendo un sistema di sbarre dedicato
per la loro alimentazione). Ciò è vantaggioso anche per il fatto che, così facendo, aumenta la possibilità
che le armoniche prodotte dai diversi apparecchi inquinanti si elidano reciprocamente.

.6..1.2. Alimentazioni
Per ottenere dei risultati ancora migliori, si può sdoppiare l’alimentazione dedicando un trasformatore ai
carichi inquinanti. Inevitabilmente, questo comporta dei costi impiantistici più elevati.

Carico
inquinante
Rete MT

Carico
lineare

Figura 10 sdoppiamento dell’alimentazione per diminuire gli effetti dei carichi non lineari

E’anche possibile utilizzare trasformazioni con particolari gruppi orari (ovvero le modalità di
collegamento degli avvolgimenti) per eliminare determinate armoniche senza ricorrere ad altri sistemi di
compensazione.

Ad esempio:
§ Il gruppo orario Dyd arresta le armoniche di ordine 5 e 7
§ Il gruppo Dy arresta le armoniche di ordine 3
§ Il gruppo orario DZ5 arresta le armoniche di ordine 5

Nella figura seguente si vede l’utilizzo di un trasformatore a tre avvolgimenti realizzato con appositi
gruppi orari in grado di arrestare le armoniche di ordine 5 e 7.

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dossier armoniche
Figura 11 utilizzo di trasformatori a tre avvolgimenti per limitare l’impatto delle armoniche

.6..1.3. Utilizzo di induttanze


L’utilizzo di induttanze permette di limitare i problemi dovuti alle armoniche. L’inserimento di induttanze
in linea permette di limitare l’influenza delle armoniche (l’impedenza globale dell’impianto viene
aumentata); analogamente si utilizzano induttanze per evitare l’assorbimento di elevate correnti, da
parte dei trasformatori, quando vi sono armoniche di ordine elevato.

.6..1.4. Schemi di collegamento a terra


Anche lo schema di collegamento a terra ha influenza sull’armonicità dell’impianto. Ad esempio, lo
schema TNC è sconsigliato per un impianto con utenze in grado di generare armoniche: nel conduttore
PEN infatti circoleranno le correnti armoniche che potranno dar vita a differenze di diversi volt nel
potenziale di riferimento (massa) visto dai differenti apparecchi e ciò può causare malfunzionamenti nel
caso di apparecchiature elettroniche sensibili.
E’sicuramente da preferire, in questo senso, lo schema di collegamento TNS: le correnti armoniche
circoleranno nel conduttore di neutro rimando così sgravato il PE ed evitando così i suddetti problemi.

6.2 Azioni correttive

.6..2.1. Filtri passivi


I filtri passivi sono dei circuiti LC dimensionati per offrire un’impedenza quasi nulla nei confronti
dell’armonica di corrente che si vuole eliminare: in questo modo essa circolerà integralmente nel filtro e
non più nell’impianto. Nel caso si vogliano eliminare diverse armoniche, è necessario installare diversi
filtri in parallelo.

Carico inquinante Filtro

Figura 12 utilizzo di filtri passivi

Si utilizzano nei seguenti casi:


§ Per ridurre il THD in tensione e/o in corrente
§ Per impianti che hanno utenze inquinanti con potenze totali rilevanti (nell’ordine dei 200kVA)

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§ Per impianti che hanno necessità sia di limitare le armoniche che di effettuare compensazione
dell’energia reattiva.

.6..2.2. Filtri attivi


Sono dei dispositivi elettronici di potenza che sono installati in serie o in parallelo al carico inquinante.
Tali dispositivi sono in grado di valutare le correnti armoniche generate dall’utenza controllata e iniettare
nell’impianto correnti uguali e opposte che le eliminano.

Carico inquinante Compensatore


attivo
Figura 13 utilizzo di filtri attivi

La corrente armonica Ihar, generata dal carico non lineare, verrà annullata dal compensatore attivo
mediante iniezione di una corrente Iact uguale e contraria: in questo modo la corrente di impianto Is
risulta perfettamente sinusoidale.

Tale sistema di filtraggio viene utilizzato per impianti con utenze inquinanti di potenza totale più limitata.

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.6..2.3. Filtri ibridi
Sono una via di mezzo dei due sistemi precedenti: il sistema di compensazione è costituito da una parte
passiva, accordata sull’armonica più rilevante, e da una parte attiva che permette di adeguare la
compensazione alle diverse situazioni di funzionamento dell’impianto. La presenza della componente
passiva permette un dimensionamento economicamente più leggero della parte attiva.

Carico non
lineare Filtro ibrido

Figura 14 utilizzo di filtri ibridi

Questo sistema si utilizza in caso si voglia realizzare un sistema di compensazione molto preciso anche
in presenza di carichi inquinanti con potenza installata rilevante.

.6..2.4. Criteri di scelta


I filtri passivi sono vantaggiosi quando, oltre alla necessità di una compensazione armonica, vi è quella
di compensare l’energia reattiva dell’impianto.
Tale soluzione può però comportare dei problemi: supponiamo infatti che i carichi inquinanti non
richiedano un’elevata potenza reattiva, mentre quelli lineari siano molto induttivi e rendano necessaria
l’installazione di condensatori di rifasamento. Per soddisfare le necessità di compensazione delle
correnti armoniche e della potenza reattiva si può installare un filtro passivo; se però i carichi induttivi
sono fuori tensione, anche i filtri dovranno essere scollegati con la conseguente impossibilità di
compensare le armoniche.

I filtri passivi permettono una compensazione molto precisa, tuttavia la potenza che sono in grado di
fornire è limitata: nel caso di impianti con potenze rilevanti i costi diventano molto elevati.

I filtri ibridi riuniscono i vantaggi di entrambe le soluzioni.

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