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Società, persona e processi

formativi, Ribolzi
Sociologia Comunicativa Di Massa
Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
34 pag.

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SOCIETA’ , PERSONA E PROCESSI FORMATIVI
CAPITOLO 1
CRESCERE NELLA SOCIETÀ. PER UNA DEFINIZIONE DEI PROCESSI DI SOCIALIZZAZIONE.
I sociologi che definiamo convenzionalmente classici si sono posti due domande fondamentali:
come nasce la società? E come riesce a garantirsi la sopravvivenza come unità riconoscibile al di là
del passaggio delle generazioni?
Ogni società per garantire la sua sopravvivenza nel tempo attiva una serie di azioni, chiamate
processo di socializzazione, nel quale la cultura può modificarsi anche in modo sostanziale,
adeguandosi alle mutate condizioni esterne.
La sostanziale novità dell’approccio sociologico all’educazione consiste nell’aver capito che
le caratteristiche dell’educazione non derivano da un modello ideale, ma sono strettamente
collegate a quelle della società in cui avviene, e la sociologia studia le modalità di interazione tra
l’individuo e la società così come avvengono in un dato momento storico e sociale.
La società ha il diritto di esercitare un’azione intenzionale sui giovani imponendo un particolare
tipo di educazione: questa azione si esercita attraverso una serie di avvenimenti, formali e
informali che definiamo socializzazione. La socializzazione ha come obiettivo la costruzione
dell’identità personale e l’inserimento dei singoli nella società, o, per usare il termine di Durkheim,
la conciliazione tra variabilità personale e progetto sociale.
Una società in cui tutto viene continuamente rimesso in gioco corre il rischio di disgregarsi, ma una
società che non riesce a modificarsi cessa di crescere e implode, o viene modificata in modo
traumatico. Un eccesso di immobilismo determina la fine di una società.
L’individuo stesso nel crescere sviluppa un’abilità a divergere o a convergere con il
contesto, secondo le circostanze. Nell’azione individuale sono importanti sia le differenze tra i
singoli sia l’uguaglianza con alcuni di loro. Lo sviluppo avviene grazie all’esistenza di una serie di
tensioni, che possono risolversi in un conflitto, ma che sono anche all’origine di un possibile
mutamento/miglioramento.
L’innovazione culturale (cultura: insieme di valori, norme, credenze, simboli) è più
frequente quando si creano dei vuoti in seguito a rapidi cambiamenti sociali, ed ha lo scopo di
prevenire l’anomia, cioè la perdita di significato delle norme, a cui le persone non si sentono più
tenute ad obbedire. Certe innovazioni hanno più probabilità di altre di stabilizzarsi. Il processo di
socializzazione, in cui gli autori classici, in modo più o meno evidente, individuano un’unità o
quantomeno un’interdipendenza tra la dimensione culturale e quella organizzativa, rappresenta il
modo con cui il sistema politico da un lato esercita il controllo e riduce il conflitto per far crescere
la propria possibilità di perpetuarsi nel tempo, dall’altro fornisce a ogni individuo gli strumenti per
la costruzione della sua identità personale e sociale.
Il primo di questi strumenti è il linguaggio che consente la relazione tra le persone che
costituiscono la società. Contesto e attori, dimensione oggettiva e dimensione soggettiva, sono
ugualmente importanti, e la ricerca sociologica sull’educazione si è occupata di entrambi.

1.1. Le teorie generali sulla società e l’educazione


La costruzione di una teoria della società è il tema centrale, la ragion d’essere della sociologia.
Con il termine “società” la sociologia intende un contesto di tipo non sommatorio, dove il tutto è
maggiore della somma dei singoli, e in cui a ciascuno è assegnata una funzione: ogni individuo, a
sua scelta, è determinato in parte più o meno larga dall’appartenenza al contesto, ma non si
identifica esclusivamente come parte di esso. Il concetto di società comprende anche le relazioni
tra gli individui e le leggi a cui queste soggiacciono: la sociologia si propone di sviluppare una
conoscenza scientifica dei fenomeni sociali.

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I precursori. Il termine sociologia coniato da Comte a metà dell’Ottocento che viene
considerato il suo fondatore. Tra i primi studiosi della materia troviamo Spencer, che cerca
di capire le leggi che regolano la società. Marx, un economista il cui pensiero sociologico
ebbe nel Novecento forte influsso. Tra Ottocento e Novecento nasce la sociologia coome
scienza autonoma con autori come: Durkheim, Simmel, Tonnies.
Ogni uomo nell’ambito delle condizioni sociali in cui vive, e prima ancora di avere consapevolezza
di sé, si trova a svolgere dei ruoli nei confronti di altri uomini, e queste relazioni sono costitutive e
radicali, al punto che in esse l’individuo si determina in rapporto a se stesso.
La sociologia moderna si organizza su basi professionali, e per lo più abbandona il tentativo
di costruire una grande teoria generale, con l’eccezione di Talcott Parsons, il cui obiettivo è quello
di sviscerare i meccanismi della soceità in termini astratti e globali fino all’identificazione delle sue
dimensioni costitutive. La dialettica micro/macro rappresenta una costante anche della sociologia
dell’educazione, in cui fino alla metà degli anni Settanta prevale lo studio degli aspetti
macrosociali, e l’interesse verso le istituzioni educative. Sottolineare invece gli aspetti
microsociologici rischia di far perdere di vista non solo lo specifico sociologico, ma anche la
capacità di interpretare la trasmissione intergenerazionale e il cambiamento a livello sociale e non
di singolo individuo. La cultura non è vista come patrimonio da trasmettere, ma come bussola per
muoversi in un mare dove si è persa la rotta verso il centro.
L’elemento più recente nella riflessione sociologica è l’avvento della globalizzazione che
secondo alcuni ha portato alla scomparsa della società intesa in modo tradizionale. I nuovi
movimenti sociali danno luogo a nuove identità collettive che richiedono un diverso percorso
formativo e mettono in discussione l’esclusivo dominio delle società occidentali, che comporta una
crescita dell’attenzione verso i paesi e le culture meno tradizionalmente studiate.
Nella società attuale la socializzazione non può essere considerata solo come un processo di
integrazione, mediante il quale i soggetti assimilano il patrimonio culturale consolidato della
tradizione per diventare simili agli adulti o ai cittadini della società di arrivo.
La crisi del sistema tradizionale di valori ha indebolito i riferimenti culturali come elementi
di orientamento nella comprensione del mondo, per cui sembra più adatto un modello basato
sulla comunicazione, sul confronto e sui meccanismi di adattamento.

1.2.Individuo, società, gruppo


La concezione che i sociologi hanno della società nel suo insieme si collega alla visione della natura
umana per dare origine a teorie diverse sulla socializzazione.
Due concetti fondamentali: individuo e società, in rapporto tra loro.
Sia l’individualismo che il sociocentrismo assoluto sono ottiche ormai superate, si può solo parlare
di teorie che prediligono uno o l’altro polo. Con il crescere della società nasce la diversificazione
sociale: l’aumento della conflittualità genera una classe di guerrieri che controllano il conflitto,
mentre con il crescere delle dimensioni dello Stato nasce la classe dei governatori con il compito di
mantenere l’ordine e perseguire le finalità comuni; alla classe sacerdotale viene assegnato il
compito di garantire il legame dei popoli con il sistema di valori su cui si fonda la società. La
sociologia tende a considerare l’individuo come dato irriducibile e quindi a lasciarlo ad altre
scienze umane.
L’analisi sociologica può però porre in luce la natura dell’individuo come socialmente
mediato. L’uomo si costruisce nell’esperienza dell’alterità.
Dal punto di vista relazionale, la società è possibile solo se gli individui apprendono fin da piccoli
un sentimento di fiducia gli uni verso gli altri, essa viene generata dalle relazioni personali
concrete, attraverso reti sociali costruite sulla base della forza dei legami deboli, in cui deboli
indica lo scarso livello di formalizzazione. La cooperazione è alla base del processo attraverso cui si
genera un capitale sociale, la mancanza di fiducia generalizzata impedisce la cooperazione.

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Lo snodo tra l’individuo e la società è il ruolo, lo status ruolo, formulato da Durkheim, ma
sviluppato e precisato da Parsons, indica l’insieme di comportamenti che ogni individuo,
adeguatamente socializzato, deve assumere in quanto occupa una certa posizione nella società e
costituiscono l’oggetto delle aspettative di ruolo che governano l’azione.
La socializzazione ha lo scopo di consentire alle persone di riconoscere il proprio ruolo e di
imparare i comportamenti giusti. Si determina come in un gioco di specchi una specie di circolo, in
cui noi pensiamo che al nostro ruolo siano collegati determinati comportamenti, gli altri si
aspettano da noi comportamenti che considerano adeguati al ruolo ricoperto, noi lo sappiamo e
gli altri sanno che noi lo sappiamo, e così via. E’ compito della socializzazione creare una
coincidenza o almeno un accettabile livello di compatibilità tra ciò che che una persona pensa di
dover fare e ciò che gli altri si aspettano da lui. Se questa azione è eccessiva si parla di
ultrasocializzazione, l’individuo non sarà più in grado di agire se non sa quello che deve fare. La
socializzaione deve tener conto sia delle richieste dell’ambiente sociale che delle esigenze,
particolarità, peculiarità e talenti dei singoli.
Oggi la pressione all’uniformità tende ad aumentare. L’uomo generalmente entra in
rapporto con la società e costruisce la propria identità attraverso la mediazione del gruppo: primo
e più significativo è la famiglia. I gruppi servono a rinforzare l’identità, ha effetto negativo quando i
ragazzi appartengono a gruppi devianti. Ogni individuo nella società moderna appartiene a più
gruppi: questo da un lato mette in crisi il principio d’identità, dall’altro è un’occasione di
arricchimento personale. L’individuo pluricollocato può trovarsi di fronte a richieste contrastanti,
rischia l’immobilismo. Per arrivare a una condizione di equilibrio, la persona deve venire ad un
accordo con le altre persone o gruppi, con la realtà che lo circonda e con le proprie esigenze e
preferenze interne.
Il gruppo è la forma più semplice di aggregazione sociale, che nasce per istinto, necessità, paura
etc. Al suo interno la funzione del leader è quella di risolvere compiti e di mantenere la stabilità,
superando le eventuali crisi, il gruppo può evolversi in forme più complesse: le associazioni e le
organizzazioni. Le caratteristiche strutturali di un gruppo sono il numero dei membri,
l’organizzazione funzionale, la frequenza delle relazioni, il coinvolgimento affettivo, il grado di
apertura e la stabilità. Gli elementi costitutivi di un gruppo sono molteplici: la vicinanza, la
similitudine, l’interazione e l’interdipendenza, la presenza di ruoli, norme e organizzazione, la
capacità di soddisfazione dei bisogni psicologici dei membri. Più un gruppo è piccolo e maggiore
sarà il coinvolgimento.
I casi particolari studiati da Simmel: la diade ( il gruppo più coinvolgente, se un membro si
ritira il gruppo finisce), la triade (il terzo elemento può rivestire il ruolo di terzo incomodo,
mediatore o capro espiatorio, più stabile della diade).
Classificazione importante quella che distingue tra gruppo di appartenenza e quello di riferimento;
il primo può essere ascritto o acquisito ed è la fonte di norme di comportamento, mentre il
secondo può fornire motivazioni di cambiamento.
Nella società globale il contatto diretto tra le persone non è più indispensabile grazie al
network che ha trasformato le relazioni, la comunicazione è slegata da condizioni di vicinanza
spaziale e compresenza. L’individuo è posto al centro della vita sociale ma la sua identità diventa
aperta ad un numero sempre maggiore di possibilità e per questa indefinita, indefinibile e
frammentata, e l’esperienza quotidiana si svuota di significato.

1.3. Socializzazione ed educazione


La socializzazione comprende tutti gli aspetti attraverso cui si realizza il processo di inserimento,
anche quelli non intenzionali ed informali, che però esercitano un effetto socializzante, magari
molto forte, mentre l’educazione è un aspetto particolare, istituzionalizzato e formale, della
socializzazione, e si realizza attraverso una sequenza ordinata ed intenzionale di avvenimenti che

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ha lo scopo di trasmettere alle persone i valori morali e culturali del gruppo e della società a cui
appartengono.
L’elemento caratterizzante e insostituibile è il rapporto tra l’educatore e l’educato:
originariamente questo rapporto era quasi sempre di tipo faccia a faccia, mentre oggi avviene in
genere all’interno di agenzie oppure è indiretto. Certamente esistono educatori rivoluzionari, ma
l’educazione va intesa come trasmissione intenzionale di conoscenze.
La relazione educativa inizia in famiglia. Quella educativa è una relazione interattiva
caratterizzata da un elemento di libera scelta, determinata dalla tensione tra il desiderio di
educazione e il desiderio di indipendenza.
Un ruolo centrale sembrano giocare le aspettative reciproche. Si è soliti distinguere tra
socializzazione primaria e secondaria.
La prima ha come fine l’acquisizione delle basi della personalità e del ruolo, l’interiorizzazione di
ciò che è lecito o meno sia in relazione ai valori universali, sia in relazione al proprio status, ed
avviene prevalentemente in famiglia. La seconda ha per fine l’acquisizione del ruolo.
Nelle moderne società complesse, la socializzazione secondaria è diventata più importante,
perché i frequenti cambiamenti richiedono un adeguamento delle conoscenze, competenze e
atteggiamenti. A seguito di un cambiamento radicale e discontinuo si può parlare di
risocializzazione. La socializzazione, come sottolineano molti autori, è un processo graduale e
tende ad aiutare i bambini ad affrontare situazioni via via più complesse. La scuola quindi ha un
duplice ruolo, curare l’acquisizione delle competenze e delle capacità di fondo comuni a tutti, ma
anche operare una prima differenziazione.

1.4. Personalità, identità e identificazione


Per capire meglio il rapporto tra società, personalità e identità, può essere utile partire da Parsons,
secondo cui la realtà si compone di tre sistemi irriducibili: il sistema sociale, culturale e della
personalità. Anche le discipline che li studiano sono complementari: la sociologia studia il sistema
sociale, l’antropologia quello culturale e la psicologia quello della personalità, e tutte insieme
queste scienze umane compongono la scienza dell’azione sociale.
I tre sistemi sono autonomi, interdipendenti ma non gerarchizzabili, dotati di una propria
organizzazione e complementari.
All’interno del sistema sociale, che vive dentro un insieme più vasto ovvero l’ambiente,
possiamo isolare diversi livelli di aggregazione e complessità, i sottosistemi. Per il buon
funzionamento e la sopravvivenza del sistema sociale, è importante che la socializzazione punti a
realizzare personalità strutturate secondo un modello desiderabile, definite personalità modali.
Tra le categorizzazioni formulate, quella più famosa è probabilmente la tripartizione teorizzata da
Riesman. Esse sono:
1) La personalità diretta dalla tradizione, che agisce in un certo modo perché si è sempre
fatto così.
2)La personalità autodiretta, agisce in base alla propria determinazione, o coscienza, che si
è diffusa a partire dall’Umanesimo e dal Rinascimento.
3) La personalità eterodiretta, tipica della società moderna, in cui il criterio dell’azione sono
le aspettative degli altri.
L’identità che può essere definita come il principio stabile che rende riconoscibile nel tempo una
persona e le fornisce i criteri di azione, non coincide con la personalità e non può essere riassunta
in una tipologia. L’identità è il punto di arrivo della socializzazione e dell’apprendimento sociale. Le
società della tarda modernità sembrano mirare a una politica della differenza, in cui l’identità non
è unitaria, ma è nutrita da molte fonti e assume molte variabili forme.
L’obiettivo della socializzazione è il conseguimento di un’identità auto ed etero definita, che
implica la capacità di differenziarsi dagli altri. Il distacco dalla famiglia, prima tappa dell’identità, è

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difficile e doloroso, e viene facilitato da una fase di identificazione in cui il preadolescente,
collocandosi all’interno di un gruppo, ne assume i caratteri distintivi.
Gli adolescenti trovano nel gruppo la forza di staccarsi/opporsi ai modelli comportamentali ed i
valori proposti dai loro genitori, che solo in seguito potranno recuperare.
Oggi l’identità ha perso il punto di riferimento. Schutz parla di identità multiple. Per
controllare la pluralità i bambini sviluppano una identità esplorativa, caratterizzata dalla pluralità
delle appartenenze, al cui interno si ricerca pur sempre un principio unificante, con la differenza
rispetto al passato che l’unità non sta prima della varietà delle esperienze, ma viene costruita
dopo.
Durkheim chiama coscienza collettiva l’insieme delle norme condivise da tutti i membri di
una società, a cui le persone adeguano i loro comportamenti, e Cooley afferma che il bambino
astrae dagli altri significativi un altro ideale e si comporta in base a questa immagine, rinforzando
o indebolendo i propri comportamenti grazie a un meccanismo di approvazione e
disapprovazione, fino ad arrivare all’astrazione delle norme indipendentemente dai premi o dalle
sanzioni ad esse collegati. La relazione con l’adulto è significativa e consente l’identificazione di sé
come bambino, adolescente, giovane, con specifici compiti di sviluppo in ogni fase della vita, fino
alla condizione di adulto.
Famiglia e scuola hanno compiti diversi e complementari in questo delicato processo, in quanto
configurano le due dimensioni del legame sociale, il dono e lo scambio. Durkheim paragona
l’insegnante al sacerdote e Schon nel descrivere le doti dell’insegnante sottolinea l’empatia.
Nella società complessa è difficile per un giovane arrivare a conseguire un’identità solida,
per vari motivi. Il primo è la mancanza di valori unitari di riferimento in un contesto che ne
presenta parecchi, si collega il fatto che mancano figure di adulti di riferimento, inoltre una
sovrabbondanza di scelte non accompagnata da criteri per compierle. Secondo Goffman gli
individui si travestono a seconda del gruppo frequentato, si mascherano e recitano una parte. Il
problema è quello di capire se sotto queste maschere si celi un’identità unitaria o se le maschere
coincidano con l’identità. Nel mondo moderno il singolo appartiene a molteplici sfere: se sonno
concentriche l’identità è più definita, mentre se vi è contrapposizione o non coincidenza l’identità
diviene pluricollocata e debole.
Possiamo considerare adulto chi conservando la propria autonomia, sia adegua alle norme
fondamentali della società cui appartiene.

1.5. L’apprendimento
Prerequisito per la riuscita della socializzazione è la capacità di apprendimento, perché se
l’individuo non fosse capace di imparare, non solo gli sarebbe impossibile modificare il suo stato
naturale, ma non riuscirebbe né ad organizzare i significati né ad interiorizzare le norme, le
aspettative di ruolo e i simboli culturali che determinano la possibilità di acquisire le competenze
sociali, e di interpretare i ruoli. La sociologia ha studiato i condizionamenti dell’apprendimento che
comprendono fattori genetici, fattori ambientali e fattori legati al tipo di educazione ricevuta.
I cosiddetti innatisti pensano che tutto il potenziale di apprendimento sia contenuto nel
patrimonio genetico, e a poco servano particolari strategie per stimolarlo; gli ambientalisti
ritengono invece che i condizionamenti ambientali siano determinanti nel fissare i livelli di riuscita;
infine i fautori dell’ottimismo pedagogico legano la riuscita alla qualità dell’istruzione. La realtà è
una combinazione di questi tre fattori.
Il peso dell’ambiente economico e culturale si è dimostrato finora il fattore di maggior peso nel
determinare la riuscita. Per prima cosa il bambino apprende i comportamenti inerenti il suo ruolo
personale, alla sua posizione all’interno della famiglia e all’identità sessuale.

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Gli stili di allevamento dei bambini, che influiscono sull’apprendimento, si differenziano secondo
Flanagan in:
 Autoritarismo: genitori che impongono regole al bambino senza dare spiegazioni, il
bambino tenderà ad essere timoroso e passivo.
 Autorevolezza: genitori con approccio flessibile, favorevoli alla discussione, il bambino sarà
curioso e cooperativo.
 Permissività: genitori che lasciano il bambino libero, di rado esercitano il controllo, il
bambino sarà ribelle e con scarsi risultati.
Possiamo così distinguere la teoria del rinforzo sociale, la teoria dell’imitazione o identificazione
e infine la teoria dello sviluppo cognitivo.
 La teoria del rinforzo sociale prende le mosse dalla psicologia comportamentistica, secondo
cui ogni stimolo che porta ad una risposta ripetuta può essere interpretato o come rinforzo
positivo, se produce effetti di risposta positivi, oppure come rinforzo negativo, se riceve
risposte negative.
 La teoria dell’imitazione-identificazione sostiene che nell’apprendimento conta soprattutto
il rapporto tra chi insegna e chi impara. Dapprima il soggetto si identifica nelle persone a
cui vuole bene o di cui ha paura, in un secondo momento comincia a concepire l’esistenza
degli altri. Gli altri possono essere assunti come modello in due modi diversi: come
modello personale, con persone con cui ha familiarità oppure come modello di posizione,
in questo caso non è necessaria l’interazione diretta.
 La teoria dello sviluppo cognitivo, formulata da Piaget, tende a dare maggiore importanza
alla persona che è vista in modo attivo e capace di esercitare controllo sull’ambiente
esterno attraverso una rappresentazione cognitiva dell’ambiente stesso.
Nella ricerca sociologica sull’apprendimento è possibile identificare alcuni principi generalizzabili:
 Ogni apprendimento deve partire dal fatto che esiste come base una conoscenza già
acquisita.
 Gli apprendimenti devono essere dotati di significato.
 E’ opportuno cercare un equilibrio tra generalizzazioni ed esempi concreti.
 E’ necessario stimolare l’attenzione di chi apprende.
 Le ripetizioni rinforzano l’apprendimento.
 Gli apprendimenti globali e impliciti tendono ad essere meno efficaci di quelli graduali ed
espliciti.
Oggi la formazione ha assunto le caratteristiche di un bene comune, un bene sociale. Tre sono le
caratteristiche per cui possiamo definire la scuola come un bene comune, mettendo tra i primi
obiettivi della società il suo sviluppo:
1. Non implica rivalità, possono usufruirne in molti senza sottrarla ad altri.
2. Non è esclusiva, perché è potenzialmente disponibile a tutti, anche se l’accessibilità è
condizionata dal contesto politico ed economico.
3. Oggi è anche globale, cioè compie percorsi senza frontiere.

CAPITOLO 2
LE AGENZIE
2.1. Le agenzie di socializzazione e le loro funzioni
L’azione socializzante si esercita innanzitutto attraverso l’appartenenza a un tipo specifico di
società e di gruppo sociale, ma può avvenire in modo diretto solo nelle società più semplici; più
spesso è mediata da istituzioni o agenzie sociali definite agenzie di socializzazione.

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Alcune agenzie ottengono esiti in modo non intenzionale, la loro influenza sui giovani è spesso
superiore a quella della famiglia e della scuola, tanto che si parla di una socializzazione
defamiliarizzata e descolarizzata. I bambini non sono proprietà della scuola o della famiglia, essi
devono essere aiutati a crescere grazie alla collaborazione di tutte le agenzie. Dato che può
esistere un contrasto tra la cultura appresa dalla famiglia e quella delle élite, per diminuire il
rischio di un conflitto e rendere più probabile il consenso, i gruppi al potere operano attraverso la
costruzione del curricolo una selezione dei contenuti trasmessi dalla scuola, oppure, nello Stato
liberale, consentono la presenza nella scuola di una pluralità di culture.
L’ipotesi più radicale sulla strumentalità delle istituzioni educative è stata formulata da
Althusser, secondo cui nella società alcune agenzie di socializzazione hanno lo scopo di garantire il
controllo dello Stato sui cittadini, e vengono perciò definite apparati ideologici di Stato, in
opposizione agli apparati repressivi di Stato che entrano in azione quando i primi falliscono.
Il tempo che il bambino passa a scuola è qualificante, perché è lì che acquisisce la maggior parte
delle competenze e degli atteggiamenti verso la società: il primo obiettivo delle politiche
educative è quindi quello di migliorare la scuola. Lo Stato dovrebbe agire in base al principio di
sussidiarietà che indica il dovere della società di operare per la promozione e lo sviluppo della
persona umana, sostenendone la libertà e l’autonomia.
 La famiglia e la socializzazione primaria
La famiglia costituisce un elemento fondamentale nella società umana, il suo compito di
socializzazione è rimasto invariato nel tempo. La socializzazione familiare viene
considerata fondativa di tutte le socializzazioni successive. La famiglia dunque resta la
prima e fondamentale agenzia di socializzazione, definita primaria, per la sua centralità nel
processo di acquisizione dell’identità espressiva, funzionale e sociale.
La qualità delle relazioni familiari influenza i processi di socializzazione ed ha
conseguenze sul lungo periodo. La trasmissione dei valori resta un compito centrale della
famiglia, ma è messa in crisi da almeno tre elementi: la rapidità del cambiamento, i
fenomeni di separazione generazionale e il confronto interculturale causato dalla presenza
nella scuola di gruppi etnici provenienti dai paesi extraeuropei.
La famiglia ha il diritto di educare i propri figli al sistema di valori in cui crede e altrettanto
legittimo è il diritto della società di vedere trasmessi ai suoi giovani una serie di elementi
valoriali comuni, che sono alla bse del concetto di cittadinanza.
I modelli di educazione familiare variano nel tempo e nello spazio, nel corso del Novecento
in Italia, si sono succeduti quattro modelli di educazione familiare:
1) Famiglia autoritaria (anni Trenta)
2) Famiglia autorevole (anni Cinquanta e Sessanta)
3) Famiglia negoziale (anni Settanta e Ottanta)
4) Famiglia affettiva( anni Novanta)
Proprio per il fatto che l’influenza familiare sulla storia personale è molto forte, diventa
fondamentale sostenere le situazioni di inadeguatezza educativa dei genitori.
All’inizio degli anni Duemila, oltre alla trasmissione dei valori condivisi, al processo di
socializzazione familiare restano alcune funzioni fondamentali: la gratificazione affettiva da
parte dei genitori, l’identificazione sessuale, la rete di supporto affettivo ed economico.
 La famiglia e la socializzazione secondaria
Inizialmente la famigli aveva anche il compito di socializzazione secondaria, che man mano
che cresceva la complessità sociale è stato affidato ad altre agenzie, a partire dalla scuola,
che a poco a poco ne diviene la principale depositaria, tanto che si parla di una società
scuolacentrica, durata praticamente senza contrasti, fino all’inizio degli anni Ottanta.
Altre agenzie si occupano della socializzazione professionale, politica e religiosa.

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La famiglia svolge ora i compiti che le sono rimasti in modo più specializzato che in passato,
è stata dunque potenziata e arricchita di contenuto. Un aspetto particolare della
socializzazione secondaria in cui la famiglia ha giocato un ruolo importantissimo, poi
perduto e oggi parzialmente riqualificato è la socializzazione lavorativa. Ai fini di questa
socializzazione è fondamentale la dimensione del fare che si esprime nel gioco. Questo
compito viene successivamente perseguito anche dalla scuola che è incaricata di
responsabilizzare l’adolescente nei confronti delle scelte che farà per mezzo di procedure
di orientamento. Le fonti di informazione hanno importanza determinante.
La famiglia mobilita tutte le sue risorse per facilitare l’ingresso dei figli nel mondo
del lavoro, le informazioni che si ottengono da amici e parenti sono le migliori e più utili di
quelle ufficiali. Quelli familiari sono legami forti, ma i giovani per trovare lavoro possono
fare ricorso a legami deboli o a strategie individuali. La collocazione sociale della famiglia
incide non solo sulla costruzione dell’identità lavorativa o sulle effettive possibilità di
trovare lavoro, ma già nei percorsi formativi.
Si può affermare che:
a. L’appartenenza familiare influenza la probabilità di riuscita scolastica e le scelte del
bambino non solo per i condizionamenti economici, ma anche per il tipo di capitale
culturale che trasmette.
b. La riuscita scolastica influenza le scelte successive che, a loro volta, influenzano le
probabilità di trovare un certo tipo di lavoro.
c. La famiglia mobilita le sue risorse per accrescere l’impiegabilità dei giovani
La famiglia spesso funziona come spazio relativamente protetto in cui i giovani possono
compiere delle esperienze di crescita per passare da un lavoro provvisorio, usato come
campo di prova o mezzo di sopravvivenza intanto che si sperimentano altri interessi, a un
lavoro definitivo. E’ possibile che il rinvio delle scelte definitive sia in parte la causa e in
parte la conseguenza della tendenza sempre più diffusa a prolungare la permanenza in
famiglia che talvolta preferisce mantenere i figli più a lungo, piuttosto che spingerli ad
accettare un lavoro che considerano inadeguato.
Una volta varcata la soglia del lavoro definitivo, la famiglia d’origine ha largamente esaurito
i suoi compiti, impliciti o espliciti.
 La famiglia lunga e il passaggio incerto
Nella famiglia avviene la nascita sociale: in passato questa nascita veniva segnata in modo
forte e coincideva con un momento preciso, che gli etnologi definiscono come iniziazione,
momento simbolico in cui il giovane incominciava ad assumersi delle responsabilità sociali
e acquisiva la capacità di posizionarsi in modo attivo nella sua comunità.
Si considerava adulta una persona che usciva dalla famiglia di appartenenza per fondarne
una propria e che aveva un’attività lavorativa che le consentiva di essere indipendente.
Nella società occidentale attuale, questo momento si dissolve nel mito di un’eterna
adolescenza, in una vita percepita come crescita continua senza compimento. La fiducia
nelle relazioni familiari è fondamentale ma queste devono aprirsi verso l’esterno.
Nella società complessa i genitori continuano a svolgere un ruolo fondamentale e
insostituibile nella socializzazione dei figli, anche se i tradizionali modelli si sono indeboliti.
 Il rapporto tra media e famiglia
Un aspetto sempre più importante della socializzazione familiare è il rapporto con i media
(insieme di mezzi di comunicazione e divulgazione che informano il vasto pubblico), che
occupano molta parte del tempo libero del bambino. L’impatto della televisione sulla vita
familiare e sulla socializzazione è particolarmente forte.

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Nell’affrontare il rapporto tra famiglia e televisione possiamo utilizzare due diversi punti di
vista: il modo in cui la famiglia viene rappresentata dalla televisione o il modo in cui si
rapporta con essa. Dal primo punto di vista le ricerche in Italia mettono in risalto tre
elementi:
a. La televisione, semplificando i valori, riduce la complessità dell’idea di famiglia,
puntando piuttosto sulle relazioni duali, ma al tempo stesso riflette o anticipa forme
familiari non tradizionali.
b. I valori rappresentati dalla televisione sono neutri, privi di connotazioni forti e le
dinamiche di valorizzazione della famiglia sono strettamente funzionali alle logiche
comunicative che informano i programmi.
c. La televisione delega la responsabilità dei giudizi agli esperti che sono esterni, privi
di un ruolo istituzionale ma degni di credibilità in quanto portatori di saperi o
esperienze personali.
Per quel che riguarda invece l’atteggiamento delle famiglie verso la televisione si
distinguono due posizioni: la prima riconosce i contenuti televisivi come proposta, ne
valuta l’influenza ed è consapevole del proprio ruolo di mediazione tra questi valori e il
proprio interno (famiglia che interviene sui contenuti televisivi, selezionandoli e
rielaborandoli). La seconda posizione possiamo definirla assiomatica, considera che i valori
televisivi non richiedano nessun intervento di integrazione o rielaborazione da parte della
famiglia, che può mettere in atto il rifiuto o la replica.

2.2. I mezzi di comunicazione di massa: vecchi e nuovi media


I media penetrano nell’ambiente domestico seguendone o determinandone i tempi, il messaggio
si inserisce nel flusso della vita quotidiana proprio mentre quella vita scorre.
I sociologi hanno analizzato gli effetti socializzanti dei media, individuando nel messaggio televisivo
quattro caratteristiche di particolare rilievo:
1) Si basa su di un coinvolgimento emotivo, non razionale, non comporta giudizi di valore ma
mira a suscitare stati d’animo o comportamenti su basi prevalentemente irrazionali.
2) Non comporta un’interazione, non stimola i bambini a interloquire, ha un effetto
passivizzante.
3) Favorisce l’identificazione del bambino, ma anche dell’adolescente e del giovane con
personaggi fantastici o dello spettacolo.
4) Incide sui tempi della vita personale e familiare. Diventa fondamentale il modo in cui la
famiglia reagisce al tempo televisivo, opponendosi alle spinte a cedere la propria storia e il
proprio tempo.
I media dunque non solo influenzano la costruzione di percorsi di senso, individuali e collettivi, ma
sono diventati fattori che condizionano il sociale e la cultura.
La televisione sta assumendo le caratteristiche dei nuovi media: è interattiva, delocalizzata,
personalizzabile e la dimensione comunicativa si sta trasformando dalla pura fruizione ad un atto
complesso e partecipato. Il telespettatore si trasforma in produttore consumatore che decide
liberamente quello che vuole vedere, e nel suo rapporto con l’emittente non è più vincolato dai
tempi e dai ritmi di un palinsesto imposto, ma se lo costruisce, diventando, in teoria più
consapevole di quel che sceglie di vedere.
I mezzi di comunicazione operano per favorire i consumi con ridotti controlli o mediazioni,
esercitando nell’ambiente domestico un’influenza senza paragoni. Il rischio principale collegato
alla presenza incontrollata dei media nella vita familiare è probabilmente il blocco della
comunicazione interpersonale, una specie di fuga dalla comunicazione naturale, che rischia di
abituare le persone ad essere solo ascoltatori.

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Le tecnologie in sé non sono né buone né cattive: lo diventano in relazione al tipo di
mutamento che introducono nei rapporti umani, nelle modalità relazionali. La casa dominata dai
media non è più uno spazio privato. Questa comunicazione impoverita invade lo spazio del
quotidiano e modifica i processi formativi, il rischio è la creazione di un’umanità malata che
prenda le distanze dalla realtà.
In Italia le patologie di uso compulsivo delle Reti non sono ancora così diffuse come in altri
paesi, ma il timore che il sistematico estraniamento dalla realtà possa portare a forme estreme è
reale, e genitori e insegnanti dovrebbero poter collaborare, magari anche all’interno di progetti
specifici, per aiutare i ragazzi a contestualizzare le nuove tecnologie nel loro ruolo di strumenti e
non di fini.
 Nuovi media e socializzazione
I nuovi media sono dunque indiscutibilmente il fenomeno che ha modificato più
celermente e in misura maggiore il mondo della comunicazione e gli stili di
apprendimento, ma stentano a trovare una cittadinanza nella scuola.
La scuola è un sistema autopoietico, si trasforma senza cambiare realmente, ma in
questo momento non cambiare sarebbe un grave errore. I ragazzi continuano ad avere
bisogno di modelli, e devono capire se gli adulti che hanno davanti sono o no punti di
riferimento validi. L’incompetenza tecnologica può essere un limite alla credibilità, ma non
è insormontabile, se gli insegnanti capiscono e conoscono il tipo di rapporto che i loro
ragazzi hanno con le tecnologie stesse.
L’elemento più innovativo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione
di ultima generazione è che creano un ambiente a rete tra gli studenti, di tipo orizzontale:
la logica di Google, ma ancora più quella nota con il nome di wiki, dalla sua forma più nota,
Wikipedia; cambia la trasmissione delle informazioni, che vengono innanzitutto condivise
e non trasmesse in modo verticale.
Un medium relativamente nuovo è certamente il telefonino, che è diventato quasi
subito strumento di comunicazione scritta con i messaggini, poi è diventato strumento di
trasmissione di immagini e di suoni, e oggi con lo smart phone è a tutti gli effetti un
computer, un punto di collegamento con la Rete. Il telefonino, che ha origine come
strumento di lavoro, si è brillantemente adattato alla vita quotidiana. Era uno status
symbol, ma nella sua rapidissima diffusione ha perso quasi immediatamente la
connotazione di elemento esclusivo diventando qualcosa che è normale avere, è diventato
democratico, in quanto il suo consumo tende ad eliminare le differenze sociali e a creare
invece un clima di appartenenza ad una comunità.
Nasce il problema di come educare non solo ad un uso critico del telefonino, come di tutti i
nuovi media, ma anche alla selezione dei messaggi e al loro uso attivo. I giovani sono il
gruppo che fa maggiore uso del telefonino, otto ragazzi su dieci affermano che sia il loro
bene più prezioso. Ci si chiede se la scrittura che nasce dall’uso dello schermo, con l’uso
frequente di abbreviazioni e icone, ed estremamente semplificata, non solo modifichi
sintassi e ortografia, ma anche la forma stessa del pensiero, essenzializzando le cose da
comunicare. E’ usato dai giovani per spezzare l’isolamento e restare connessi.
La socializzazione comunicativa dei ragazzi mediata dai telefonini ha caratteristiche sue
proprie: non è diretta, faccia a faccia, ma si diluisce nel tempo e nello spazio e non richiede
una negoziazione. Il telefonino ricompone legami e rapporti resi precari dalla mobilità,
dunque consente il perdurare di rapporti interpersonali; è dunque un prodotto culturale
complesso, capace di inserire nel quotidiano una comunicazione a distanza, ma è anche
uno strumento che in ogni momento dà informazioni sul posizionamento di ogni persona.
Certamente, le tecnologie sono una produzione dell’uomo e del suo lavoro, ma
rischiano di diventare un fine, di per sé buono, a cui adattarsi passivamente, anziché

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controllarle, con una sorte di svalutazione del corpo e ultimamente della persona. Il
passaggio dalla memoria ai motori di ricerca e la lettura sullo schermo anziché sulle
pagine di carta, avranno delle conseguenze con cui bisognerà fare i conti.
I giovani di questa generazione sono definiti nativi digitali, in opposizione agli adulti detti
immigrati digitali. Tre sono i cambiamenti principali nell’adolescente digitale:
1) Una trasformazione del valore relativo ai sensi, con un potenziamento della vista e
dell’udito.
2) Una svalutazione della memoria numerica e verbale, delegate alla possibilità di
recuperare in qualsiasi momento le informazioni in Rete.
3) Un modo di pensare sempre meno razionale e sempre più basato sull’esperienza
che modifica il linguaggio.

2.3. La cultura giovanile


Si è detto che il rapporto tra i singoli individui e la società non è quasi mai diretto, ma viene
mediato da istituzioni o gruppi; per i ragazzi diventa importante l’appartenenza a due diverse
aggregazioni: il gruppo dei pari e la cultura giovanile.
In genere il singolo si rapporta con il gruppo dei pari, che si colloca nel contesto della cultura
giovanile, che è a sua volta collegata con la società nel suo insieme; altre volte uno dei livelli
“salta”, e avremo così ragazzi che non hanno un gruppo dei pari, ma sono influenzati dalla cultura
giovanile, gruppi dei pari alternativi alla cultura giovanile e via dicendo.
Alla base della socializzazione non vi sono singole istituzioni, ma reti relazionali.
La cultura giovanile non è un insieme uniforme ma tende a manifestarsi come un
fenomeno mutevole: si parla in linea di massima di cultura giovanile come cultura alternativa,
quando si caratterizza per la proposta di modelli diversi da quelli della società ma non conflittuali,
e di controcultura quando invece propone modalità di comportamento e credenze in conflitto con
la società degli adulti.
 Il gruppo dei pari
La natura della realtà sociale è tale per cui le persone ricevono molte delle proprie
caratteristiche dai gruppi a cui appartengono.
La forma più semplice di società umana è il gruppo, e il gruppo più importante per la
socializzazione dei giovani è il gruppo amicale, definito come gruppo dei pari. Questo tipo
di gruppo non è limitato ai giovani: qualsiasi gruppo caratterizzato dall’assenza di relazioni
gerarchiche, i cui membri hanno caratteristiche comuni o simili e sono legati da un
rapporto paritario e simmetrico può essere considerato un gruppo dei pari.
Il gruppo dei pari consente ai ragazzi di cogliere ciò che hanno in comune con gli
altri e di riconoscersi come parte di un insieme più vasto. E’ fisiologico che nel gruppo dei
pari si sperimentino atteggiamenti trasgressivi e modelli alternativi rispetto alla cultura
adulta. Il gruppo dei pari è il primo gruppo a cui il ragazzo sceglie in modo autonomo di
appartenere e a cui assegna un forte significato, spesso c’è un leader la cui presenza serve
a strutturare il gruppo senza creare disuguaglianze di potere.
Nelle società occidentali i bambini vivono insieme fin da piccolissimi nella scuola
materna, con la preadolescenza si realizza una linea di demarcazione tra le attività che si
fanno insieme e quelle che si fanno con gli amici dello stesso sesso. Solo quando hanno
consolidato in maniera soddisfacente le componenti ascritte del sesso, i ragazzi allargano il
raggio delle attività comuni, con la comparsa dei gruppi misti. Verso la fine
dell’adolescenza le attività segregate incominciano a perdere importanza e all’interno dei
gruppi misti tendono a formarsi delle coppie che nel tempo porteranno alla dissoluzione
del gruppo.

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 Le caratteristiche della cultura giovanile
Nella letteratura sulla cultura giovanile, è entrata in crisi da tempo l’interpretazione
tradizionale che ne limita il ruolo all’espressività come cultura delle emozioni, e sottolinea
l’influsso dei media, vecchi e nuovi, a cui i giovani sono particolarmente esposti. Oggi si
parla piuttosto di integrazione conflittuale tra cultura adulta e cultura giovane.
L’idea di un’autonoma cultura giovanile è relativamente recente, è avvenuta
un’identificazione dei giovani come forza diversa dagli adulti.
Oggi si tende a considerare tipica della cultura giovanile la multidimensionalità, la
transitorietà, il rapporto con il mondo virtuale, in cui comunicano, entrano in relazione e
costruiscono l’identità, un’identità proteiforme, con una tensione a volte affannosa verso il
cambiamento e la sperimentalità.
Lo spazio elettivo di espressione e autorealizzazione dei giovani sembra oggi la musica, che
è diventata medium privilegiato di comunicazione di tipo analogico ed empatico. E’ al
tempo stesso uno strumento attraverso cui i giovani entrano in rapporto tra loro e
manifestano agli altri la propria identità.
La multidimensionalità sperimentale della cultura giovanile può essere letta come
una forma particolare di complessità sociale, in cui non è possibile pensare ai giovani come
a un gruppo omogeneo: essi sono piuttosto un arcipelago di identità.
 Nuove identità si affacciano: la socializzazione dei giovani di origine straniera
Ci si interroga sulla possibilità di costruire una società ancora basata su valori comuni, in
cui operano meccanismi di solidarietà, i cosiddetti valori di cittadinanza.
Per cittadinanza si intende la consapevolezza di appartenere ad una comunità, in
particolare ad una comunità politica, cui si è legittimati a partecipare grazie al processo
democratico, e di cui normalmente si diviene membri consapevoli grazie al processo di
socializzazione e di trasmissione intergenerazionale.
Il termine giovani di origine straniera può indicare persone con caratteristiche assai
diverse. Il gruppo a maggior rischio di emarginazione sono gli adolescenti, tendono a fare
gruppo tra loro, costruendo la propria identità ai limiti della devianza, rifiutando la scuola.
La scuola può contrastare tali fenomeni di socializzazione antagonista legata
all’appartenenza a quei gruppi etnici devianti, i cui comportamenti, il linguaggio,
l’abbigliamento, anche quando sono solo anticonformisti, portano l’opinione pubblica a
etichettare i giovani migranti come pericolosi.
In Italia, la crescita quantitativa di ragazzi di origine straniera nella scuola è stata
vistosa. La crescita quantitativa è accompagnata da una crescita dell’eterogeneità. La
dinamica di integrazione dei giovani, e in particolare dei giovani di origine straniera, passa
attraverso la costruzione di una identità personale accettabile sia dal gruppo di
appartenenza, che dal gruppo di arrivo. Si parla per questi giovani di identità meticce.
Per prevenire la devianza, nella scuola viene considerata fondamentale la valorizzazione
dell’agire cooperativo, è infatti importante rinforzare la coesione tra i diversi gruppi e
prevenire comportamenti asociali.
La socializzazione dei giovani di origine straniera dovrebbe porsi l’obiettivo di
sviluppare l’interdipendenza, sottolineando l’importanza di concepirsi non solo come
membri del proprio gruppo, ma come parte di una società composta da popoli diversi.

2.4. Il recupero delle agenzie tradizionali: la comunità, la Chiesa.


La famiglia, i media, la cultura giovanile e il gruppo dei pari possono essere considerati agenzie di
socializzazione morbide: nel rapporto tra il bambino e ciascuna di queste agenzia l’aspetto
relazionale prevale su quello formale. Troviamo altre istituzioni (la comunità, la Chiesa e la scuola)

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che invece svolgono tradizionalmente il loro compito attraverso modalità più normative, se non
rigide.

 La comunità
Con il termine comunità si indica un soggetto unitario generato dalla relazione solidale tra
molteplici componenti, in opposizione alla società che si basa su rapporti formali, razionali,
individualisti e competitivi. La forma comunitaria, fondata sul sentimento di appartenenza
e sulla partecipazione spontanea, predomina in epoca preindustriale, la forma societaria,
basata sulla razionalità e sullo scambio, domina nella moderna società industriale.
I due termini potrebbero essere visti in una relazione, in cui i valori comunitari possono
essere considerati l’elemento fondante delle società. In un tempo come il nostro la
comunità riprende importanza.
La comunità è un gruppo locale duraturo, le cui relazioni sono basate su rapporti
faccia a faccia; la componente affettiva è molto forte ed essa deve essere coerente intorno
ad un significato. La comunità è particolarista e la società universalista, nella comunità
prevale l’orientamento all’affettività e nella società la neutralità affettiva, cioè la
valutazione avviene prima del comportamento, e non lo determina. Non esistono
gerarchie o comunque sono molto deboli, il modello educativo è invece forte poiché
comporta la condivisione di un sistema di riferimenti valoriali.
La ricerca mostra che l’appartenenza ad una comunità funzionale, cioè ad un
gruppo coeso intorno a valori comuni, esercita un’influenza positiva sia sugli
apprendimenti che sugli esiti non cognitivi del processo educativo. Inoltre diventano
sempre più importanti le comunità di pratica che indicano un gruppo di persone che
collaborano per sviluppare la propria professionalità.
 Religione e socializzazione
La religiosità è una dimensione individuale, mentre la religione è una risposta
istituzionalizzata, che ha implicazioni concrete.
La socializzazione religiosa fa parte a pieno della socializzazione in quanto ha funzione di
trovare un senso del mondo accessibile alla comprensione umana. Il rito è un momento di
coesione e riaffermazione dell’appartenenza al gruppo.
Con il termine religione si può indicare sia tutto ciò che riguarda genericamente le
credenze e l’esperienza del sacro, sia le forme istituzionali, cioè un insieme di luoghi,
relazioni, esperienza di socializzazione finalizzati a fare esperienza del sacro, ma anche a
trasmettere modelli culturali, identità, valori, norme etiche utili a fini di regolazione
sociale.
Oggi l’esperienza religiosa può avvenire quasi indipendentemente dalle forme
istituzionali della religione, in modo personalizzato se non addirittura privatistico, e
l’appartenenza formale ad una Chiesa e la pratica religiosa sono assai meno diffuse di un
tempo. Dopo i momenti ancora largamente diffusi della prima comunione e della cresima,
con la relativa educazione religiosa, dalla preadolescenza inizia una progressiva
disaffezione della pratica religiosa, e a partire dai 14-15 anni la pratica crolla fino a
coinvolgere dopo i 25 anni, secondo recenti stime, non più di un adulto su quattro.
L’idea di un progressivo svuotamento della religione e delle sue forme istituzionali è
presente in tutti gli autori che si rifanno alla tradizione evoluzionista. Comte formulò la
legge dei tre stadi: quello teologico, ogni fenomeno si vede come frutto di un intervento
divino, quello metafisico, che è intermediario e transitorio, e infine quello scientifico, in
cui l’uomo capisce che i fenomeni sono frutto di leggi naturali e impersonali.
La religione viene sostituita dalla scienza positiva. Durkheim, Parsons e Weber
condividono l’idea che non può esistere una società senza una religione. Altri autori

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vedono la religione come un supporto per sopravvivere in un ambiente ostile che fornisce
all’uomo non tanto un controllo reale, quanto la sensazione di poterlo esercitare.
Per gli antropologi, la religione risponde ad esigenze fondamentali ed è presente in tutte le
culture in quanto il rito religioso non è un mezzo ma un fine in se stesso.
La secolarizzazione rende la Chiesa sostanzialmente invisibile, poiché il credente
non necessita più di alcuna mediazione per arrivare a Dio: la fede si privatizza.
A partire dall’Ottocento la religione ha assunto un ruolo più marginale.
La religione serve a risolvere le contraddizioni della modernità poiché fornisce
spiegazioni, motivazioni e interpretazioni collocate al livello del trascendente e di fatto
immuni alle correnti sociali, mutevoli e parziali.
La nascita di movimenti a carattere religioso costituisce il fatto nuovo più importante del
Ventesimo secolo e contraddice tutte le previsioni sul processo di progressivo e inevitabile
abbandono del sacro e della religione innescato dalla modernità.
Le idee religiose, oggi come in passato, possono produrre cambiamenti
empiricamente rilevabili nella società.
Da un lato l’esperienza religiosa vissuta con un certo grado di intensità sembra oggi
limitata a minoranze di preadolescenti e di giovani, soprattutto femmine, dall’altro il peso
dei nuovi movimenti religiosi appare in netta crescita.

CAPITOLO 3
LE ISTITUZIONI FORMATIVA
3.1 La scuola
Le società hanno assegnato ad organizzazioni specializzate (scuola e università) il compito di
trasmettere ai giovani conoscenze teoriche e operative e modelli culturali di riferimento. Queste
situazioni sono differenziate sia in senso verticale che in senso orizzontale, con la presenza da un
certo punto in poi di diversi indirizzi all'interno dello stesso livello; inoltre in esse opera personale
appositamente qualificato, gli insegnanti.
Praticamente dovunque lo Stato fissa dei minimi di istituzione (scuola dell'obbligo) per tutti i
cittadini.
Se consideriamo la scuola italiana, l’elemento distintivo della seconda metà del secolo
scorso è stato innalzamento della scolarizzazione.
Nel decennio appena trascorso sono diminuiti gli analfabeti, mentre sono aumentati diplomati
e laureati: la scuola ha saputo svolgere egregiamente il suo ruolo fondamentale di
alfabetizzazione.
La centralità dell'educazione nel produrre e distribuire la conoscenza dei fenomeni
educativi cerca di diventare sempre più internazionale. Benché nell'Unione Europea distruzione
sia di competenza delle singole Nazioni, la commissione ha emanato una serie di documenti
che si pongono di costruire un sistema sovranazionale che abbia finalità comune e persegue
obiettivi di medio- lungo, a partire dal cosiddetto “rapporto Cresson”
3.2. Scuola e società
Nonostante il compito di socializzare i giovani membri è della società nel suo insieme, non si deve
sottovalutare la portata della scuola e soprattutto degli insegnanti come gruppo educativo.
Anche la ricerca psicologica sottolinea che alla base della socializzazione ci sia un legame, un
rapporto stabile con una o più figure adulte di riferimento Non solo compresenti ma in
interazione.
Definizione sociologica di scuola:

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→ istituzione che in modo deliberato e sistematico, presentando dei simboli scritti, delle letture,
dei rituali, si sforza di far passare da una condizione di ignoranza a una di consapevolezza
l'intelletto, la moralità, le conoscenze tecniche, le abilità di un gruppo di persone riunite in un
luogo e in un tempo determinati.
→ Luogo di trasmissione riflessiva, sistematica e sequenziale, a opera di un corpo di specialisti
appositamente addestrati e selezionati, di metodi di apprendimento, di conoscenze teoriche
generali e astratte.
La scuola non è "agenzia naturale" come la famiglia o il gruppo, ma nella sua forma attuale è il
punto di arrivo di un processo di evoluzione delle istituzioni educative, un prodotto sociale, ha il
compito di mediare tra:
 istanze educative proprie dei diversi gruppi cui i ragazzi appartengono;
 il diritto della società a trasmettere i propri valori per garantire la convivenza, per mezzo
dell'acculturazione dei nuovi membri;
 i fini degli individui, che la utilizzano per propri progetti personali.

In ogni società la scuola cerca di ottimizzare quella soluzione organizzativa che sembra garantire il
consenso con i costi più bassi. Cesareo afferma che “fra tutte le strutture impegnate nei processi
formativi, la scuola ha assunto un ruolo storicamente via via crescente.”
La scuola è dunque istituzione, dotata di notevole grado di universalità, indipendenza e
permanenza, e fornisce un servizio specializzato che risponde al duplice compito di:
1. addestrare i giovani fornendo competenze necessarie;
2. educarli, facendo interiorizzare i ruoli ideali e i valori E trasmettendo il patrimonio culturale
del passato.
In questa visione la scuola non ha un rapporto dipendenza dal sistema sociale ma anche di
interdipendenza con le altre situazioni con l'obiettivo di mantenere stabile il sistema, non tanto
rifiutando i cambiamenti quanto promuovendo sono i cambiamenti eufunzionali.
Attualmente l'aspetto più evidente di questo compito è da cercare nel rapporto tra formazione ed
economia nella creazione del capitale umano, attraverso estensione e innalzamento della
frequenza scolastica. Lo sviluppo delle istituzioni educative condiziona e stimola il progresso della
ricerca, che a sua volta produce mutamenti positivi nelle tecnologie e nell'organizzazione della
produzione.
Nonostante nella società contemporanea sia cresciuto il peso delle altre agenzie, informali
e formali, resta ancora centrale per il processo di socializzazione della scuola.

3.3 Le interpretazioni sociologiche della scuola


Il tipo di rapporto che esiste tra società e scuola è stato a lungo tra gli oggetti principali del
dibattito sociologo che ha affrontato questo tema sia in relazione alla finalità generali di
trasmissione alla cultura, sia più specificamente il rapporto al ruolo attribuito alla scuola nel
riprodurre la struttura dei rapporti di classe.
Durkheim afferma che non esiste un processo educativo valido in tutti i tempi e per tutti gli
uomini, ma si deve riconoscere legame tra struttura sociale e il sistema scolastico.
E' possibile sostenere che la scuola dipende dalla struttura sociale e dalla cultura
dominante o che la scuola è un sistema sostanzialmente autonomo. Si parla di teorie strutturali o
interpretative.
Un terzo approccio considera la scuola dal punto di vista della percezione di sé che hanno gli attori
che operano in essa e del significato che attribuiscono alle loro azioni. Si parla di teorie
interpretative o microteorie.
Di fatto gli studiosi che si sono occupati di questo problema risentono della loro appartenenza
ideologica.

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 I teorici strutturalisti si dividono in due correnti: marxista e funzionalista, le cui ipotesi
considerano la scuola come variabile dipendente. Hanno molti punti in comune, ma
differiscono per il giudizio.
 Marxisti → la dipendenza della scuola al sistema sociale è un ingiustizia contro cui
ribellarsi.
Per i marxisti la scuola è determinante nell'introdurre nuovi valori. La scuola viene
identificata come “scuola di classe”, quando i teorici della riproduzione sociale la
considerano come la principale agenzia di riproduzione delle disuguaglianze
economiche e di potere.
 Funzionalisti → la scuola è l'unico meccanismo che garantisce il funzionamento e il
mantenimento della convivenza civile.
Per i funzionalisti la scuola è conservatrice e riformista.
Le teorie funzionaliste sono state accusate di immobilismo e conservazione di uno
status quo e di essere autoreferenziali. Per spiegare la crescente centralità della
scuola, i funzionalisti Partono dalla considerazione che le trasformazioni
tecnologiche e organizzative del sistema produttivo richiedono una manodopera
sempre più istruita. Tuttavia la teoria funzionalista non spiega in modo adeguato
l'aumento della scolarità a cui non corrisponde una domanda adeguata sul mercato
del lavoro, con gli effetti negativi della cosiddetta overeducation.
Secondo Parsons le agenzie di socializzazione agiscono in modo
interdipendente e in una prospettiva di continuità; la scuola rappresenta il
momento in cui il bambino incomincia a svolgere un ruolo pubblico, basato sul
principio di prestazione. Il gruppo in cui il bambino viene inserito allo scopo di fargli
acquisire alcuni criteri universalistici oltre che di portarlo ad occupare un ruolo
professionale specifico. L’esperienza scolastica consiste in processo di sviluppo delle
capacità che costituiscono i prerequisiti per l'attuazione del loro ruolo futuro.
Egli ritiene che il condizionamento familiare non è mai assoluto: nella scuola il
ragazzo può superare l'identificazione ascritta ed aspirare a uno status superiore a
quello della propria famiglia di origine.
 Approccio microsociologico: afferma la capacità dei gruppi subalterni di contraddizione per
produrre una cultura ispirata a valori alternativi mutuati nelle esperienze quotidiane in
famiglia o nel gruppo dei pari.
In alternativa la scuola è letta come luogo in cui si impongono schemi culturali da chi detiene il
potere oppure come ambito in cui si realizza in modo sistematico la presenza di speciali
stimolazioni intese a facilitare l'acculturazione rispondendo adeguatamente ai bisogni specifici dei
bambini.
Il processo di educazione è per sua natura simbolico, centrato sull'acquisizione dei
significati per cui limitare l'analisi della scuola gli aspetti istituzionali non consente una
comprensione adeguata di ciò che avviene al suo interno, tanto più che il peso delle specifiche
appartenenze sembra oggi più rilevante ai fini della socializzazione che non le politiche educative
agli aspetti sistematici. L'educazione avviene in un contesto dialettico fra i valori di cui il bambino è
portatore e i valori che sono propri della società nel suo complesso e di cui la scuola si fa
portavoce.

3.4 Socializzazione e selezione: scuola e mercato del lavoro


Nel definire il ruolo della scuola, si è soliti distinguere:
a. i compiti di socializzazione → in cui si trasmettono sia sistemi di valori, norme e modelli di
comportamento, sia la variabilità personale e le competenze tecniche necessarie per
rivestire un ruolo adulto.

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b. i compiti di selezione → in cui vengono assegnate le persone alle posizioni disponibili nella
gerarchia sociale, Individuando i migliori per il ruolo di maggiore responsabilità a cui sono
collegate le ricompense più ambite.
Il potenziale contrasto fra i due fini delle istituzioni formative diviene sempre più evidente man
mano che si passa dalla scuola primaria alla secondaria ed emerge il fatto che non solo le diverse
classi sociali hanno diversi destini scolastici ma hanno acquisito peso le differenze di genere di
etnia.
Lo strumento attraverso cui si attua la socializzazione e la selezione è il curricolo. Un
curriculum efficace dovrebbe essere:
 realistico: basarsi su ciò che serve ai bambini;
 stabile, perché non si può cambiare continuamente tutto in quanto sarebbero i
ragazzi a pagarne le conseguenze;
 sistemico, cioè comportare una successione di fasi ordinate che richiedono
comportamenti effettivamente possibili ad una data età
 seguire un modello di apprendimento che promuova la crescita, risponda ai bisogni
conoscitivi ed emotivi ed aiuti i ragazzi a cogliere il legame tra comportamento-
conseguenze.
Per i funzionalisti la selezione opera con criteri universalistici e meritocratici mentre per i
marxisti la scuola seleziona arbitrariamente alcuni tipi di studenti indirizzandoli a carriere.
Per tutelare l'equità, i funzionalisti propongono di ridurre le disuguaglianze iniziali per mezzo
dell'educazione compensatoria, mentre i marxisti rifiutano l'idea stessa di una disuguaglianza fra le
culture e puntano ad una abolizione tout court della selezione nella scuola.
La selezione si giustifica in quanto la scuola fornisce credenziali spendibili sul mercato del
lavoro, quindi non può barare nell'assegnare valutazioni, ma si basa sul merito e sulla concezione
di intelligenza come risorsa insostituibile, misurabile. (IQ THEORIES). Questa teoria secondo i
marxisti è insensata: da un lato l’intelligenza non è attributo personale, ma si sviluppa
socialmente, dall'altro nella società tardo industriale i titoli di studio non indicano tanto il possesso
effettivo di determinate competenze quanto era aver portato a termine un certo percorso.
Il rapporto scuola e mercato del lavoro in relazione all'istruzione, occupazione,
stratificazione sociale, è un tema centrale del dibattito sociologico sulla scuola.
Le teorie strutturaliste sostengono che l'analisi della scuola ha un senso solo se la si considera in
relazione diretta con le richieste specifiche del sistema economico nell'organizzazione della
produzione e in base alla capacità di collocare sul mercato il proprio prodotto.
Oggi, la scuola assume un ruolo centrale in quanto contribuisce alla crescita della domanda
sociale e individuale di formazione di qualità.
II legame tra il tipo e la quantità della formazione ricevuta e la posizione successivamente
raggiunta sul mercato di lavoro è difficile da dimostrare.
La disoccupazione giovanile è legata alla possibilità di restare in famiglia per un periodo
patologicamente lungo non solo per oggettiva mancanza di lavoro , ma anche in attesa di
un'occupazione coerente con il titolo di studio.
Dopo un periodo di continua crescita se gli interessa la scuola scolarità, si sta manifestando in
Italia una certa disaffezione. Sarebbe interessante verificare se il titolo di studio serve ancora
come criterio per formulare previsioni sulla “produttività” dei nuovi assunti e verificare quindi se
serve contribuire a avere un titolo di studio o meno.

3.5 Selezione e socializzazione: scuola e cittadinanza


La trasmissione dei valori di base è sempre stata importante ma oggi in una società plurale
l’educazione alla cittadinanza costituisce uno degli elementi irrinunciabili della socializzazione.

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È ovvio che i diversi gruppi di interesse cerchino di assicurare che nella scuola si dia una lettura
della storia e della società coerente con i propri punti di vista ma una socializzazione
esclusivamente integrativa genera anche conflitti, perché l’enfasi sull’ordine e il controllo ostacola
la creazione di un ambiente di apprendimento basato sulla school connectedness, il triangolo
interattivo tra vita di scuola, vita a casa e caratteristiche personali degli adolescenti.
A questa interazione si collega l'affermarsi del l'idea di un mercato all'istruzione inteso
come valorizzazione del diritto del cittadino-consumatore di scegliere diverse forme di scuola,
senza che valore educativi vengono trattati come puri e semplici beni di consumo. La creazione di
nuovi tipi di scuola non è solo una questione di efficienza in quanto tutela il diritto delle famiglie a
scegliere una scuola coerente con la propria visione del mondo e al tempo stesso con la necessità
di trasmettere a tutti gli elementi necessari per una piena comprensione partecipazione della
società in cui viviamo.
Oggi si discute molto se la trasmissione dei principi di cittadinanza debba concentrarsi in
ambiti specifici oppure operi trasversalmente in tutto il processo di apprendimento.
Siamo di fronte a una crescente insicurezza circa l'assetto dell'ordine sociale e le caratteristiche del
contratto sociale che lega lo Stato e cittadini, che deve essere interamente rinegoziato per evitare
che la nascita di patologie peculiarmente sociali che derivano dalla caduta della consapevolezza
che lo stato è un prodotto del cittadino e non viceversa. L'idea che il cittadino è un suddito dello
Stato è messa in crisi dalla constatazione che questa sicurezza non è più garantita e quindi si rifiuta
di “ dispotismo morbido”. L'autogoverno dei cittadini gode oggi di un rinnovato favore ed è alla
base del principio di sussidiarietà, collegato asimmetrico principio di solidarietà che indica il
dovere della società di operare per la promozione e lo sviluppo della persona umana, sostenendo
nella libertà e l'autonomia, nelle forme che essa sceglie per sé. Una società di ordine superiore
non deve interferire nella vita della società di ordine Inferiore, privandola delle proprie
competenze, ma deve piuttosto sostenerle in caso di necessità e aiutarle a coordinare la propria
azione con quella di altri soggetti sociali in vista del bene comune.

3.6 Verso un sistema formativo allargato


Il modello rigido di sistema formativo in vigore nel 900 è inadatto alla società della tarda
modernità in quanto viene il meno al principio secondo cui un sistema in un ambiente complesso
ha tanto più possibilità di sopravvivere, quanto più riesce a rispondere in modo differenziato agli
stimoli provenienti dall'ambiente stesso organizzandosi in sottoinsiemi, specializzati per risolvere
un problema.
La scuola ha le caratteristiche di un sistema chiuso; non comunicano più con il sistema
sociale nel suo insieme le diviene impossibile esercitare la funzione di rispondere ai bisogni di
formazione che non riesce nemmeno più a conoscere. Questa crisi è tanto più profonda in quanto
le altre agenzie si sono indebolite e la scuola è diventata oggetto di un sovraccarico funzionale,
dato che le viene chiesto di esercitare una serie di compiti in proprio.
Per ridarle vita sono necessarie proposte educative all'interno di un sistema formativo
policentrico. Questo insieme di proposte educative è globalmente definito "extrascuola”.
Nella scuola italiana, che per decenni si è stranita dall'ambiente esterno, la legittimazione
dell'extra scuola è relativamente recente. Fino alla metà degli anni 70, scuola ed extrascuola si
affiancano in una concezione per cui l'extrascuola entra nella scuola con un ruolo subordinato
assumendo vesti scolastiche. In seguito, nella scuola tempo pieno, il rapporto diventa più
paritetico ma sempre all'interno di una struttura istituzionale di tipo scolastico che prevede una
collocazione equa delle attività curriculari e non. Solo in epoca recente la collaborazione tra
agenzie trova spazio anche al di fuori dell'istituzione scolastica.

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L'ipotesi più interessante è che oggi la scuola sia luogo in cui si cerca di insegnare ai bambini sin dai
primissimi anni la capacità di controllo di un ambiente complesso, al cui interno operano le diverse
agenzie.
Gli indicatori mostrano che siamo di fronte a una intensificazione del mercato di beni, servizi e
opportunità culturali, che oscilla fra le ripetizioni dei modelli scolastici rigidi e la ricerca di
modelli più flessibili e innovativi. Manca ancora una integrazione progettuale che riconosca alla
scuola un ruolo di coordinamento e mediazione tra le diverse proposte, tra cui è necessario fissare
una gerarchia subordinata a finalità educative generali, il miglioramento della qualità del servizio
educativo e la capacità di rispondere ai bisogni emergenti.

3.7 La scuola come organizzazione


La scuola può essere esaminata come organizzazione burocratica, nata dalla tendenza generale
alla realizzazione e alla massimizzazione dell'efficienza in tutte le sfere della vita contemporanea.
Nel linguaggio comune il termine ha assunto una connotazione negativa, ma per Weber la
burocrazia è il modo più efficiente per governare un'organizzazione complessa.
La scuola burocratica si pone di trattare le persone “ allo stesso modo” e “ oggettivamente” in
base alle loro capacità e non ha caratteristiche ascritte, ea questo scopo sviluppo la meritocrazia.
Dewey afferma che buona parte dell'educazione contemporanea fallisce perché dimentica
il principio fondamentale che la scuola e una forma di vita comunitaria. Sì concepisce la scuola
come un posto dove si devono trasmettere alcune informazioni, si devono imparare altre lezioni e
si devono acquisire certe abitudini. non si può dimenticare che tra i compiti di sviluppo dei
bambini la dimensione cognitiva e quella etica non sono scindibili e la scuola ha il compito di
facilitare il processo di acquisizione delle competenze accademiche ma anche sociali ed emotive,
dello sviluppo del carattere. Nelle scuole lo spazio il tempo sembrano organizzati in modo da
controllare gli studenti e non per favorire la loro capacità di autonomia.
come tutte le organizzazioni la scuola ha degli obiettivi definiti, un personale
identificabile, un sistema di relazioni basato sui ruoli posizionali e non su quelli personali.
Un secondo elemento che è tipico della scuola e la sua natura di organizzazione domestica: essa
fornisce in modo indifferenziato dei servizi a persone che sono obbligata a servirsene.
La scuola vive un dinamismo costituito da due elementi fondamentali:
1. capacita di essere una organizzazione che apprende, derivante dallo sviluppo del sistema
informative e dalla diffusione condivisa di informazioni;
2. la trasformazione del sistema di governo Che dalla classica forma a piramide passa alla
Piramide capovolta finalizzata al cliente e poi assume una forma variabile caratterizzata
dalla crescita delle interazioni (da top down a bottom up).
Il mutamento delle organizzazioni non è necessariamente un fatto drammatico, spesso è
semplicemente il prodotto processuale dalla routine quotidiana che si sviluppa individuando
risolvendo problemi in un vero e proprio processo di apprendimento.
 Dirigenti e insegnati
Come in ogni organizzazione è fondamentale il ruolo del personale che nel nostro caso
comprende il dirigente, il personale docente e il personale non docente.
 Dal preside al dirigente
Nella scuola italiana tradizionale gli stili di governo erano riferibili a due modelli
organizzativi principali, definiti governo per procedure ( tipico delle organizzazioni
burocratiche e dalla vecchia scuola centralizzata) e Governo indifferenziato ( ti del
basati sulle caratteristiche personali del dirigente. Il nuovo ruolo del dirigente si
afferma nella carta del 1997 con il passaggio dal modello di scuola centralizzata al
modello di scuola delle autonomie che fissa i propri obiettivi e stipula un patto con i

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propri utenti. Nella pratica a questa trasformazione del ruolo si oppongono 2
contraddizioni: da un lato la scuola è l'unica organizzazione complessa ad alta intensità
di conoscenza in cui il dirigente non viene assunto in base al congruità delle sue
caratteristiche con quelli del compito che l'aspetta; dall'altro canto il dirigente viene
considerato responsabile del raggiungimento degli obiettivi che la scuola si è posta ma
non può controllare se non in minima parte le risorse economiche e le risorse umane di
cui dispone per realizzarli perché non ha nessun controllo sul reclutamento degli
insegnanti.
Nella scuola dell’autonomia i dirigenti devono fronteggiare problemi e sfide che vanno
da paese a paese e da situazione a situazione, sviluppando una cultura organizzata
efficace che determina il clima della scuola e si confronta con la domanda di
formazione dell’ambiente. Questo processo di governo complesso delle risorse viene
indicato con il termine tecnico di governance e può essere analizzato secondo cinque
modelli teorici:
1. Governo come macchina, basato sull' esclusivo controllo burocratico
poco utilizzazioni incentivate sui servizi alla persona Ma tuttora
ampiamente praticato nella scuola
2. governo finalizzato alle prestazioni basato sulle capacità di isolare,
Assegnare i compiti, misurare le prestazioni.
3. governo a rete, basato sulle capacità di collegare, collaborare e comunicare
mettendo insieme tutti i colori che lavorano per uno stesso fine
4. governo virtuale, basato sulle capacità di privatizzazione, contratto azioni e
negazione. comporta l'esistenza di un mercato educativo ed è concentrato
sul l'idea di acquistare Dove si trovano i servizi migliori.
5. governo Come controllo normativo, centrato sulle persone e non sui
sistemi. il suo concetto cardine è quello di servizio pubblico e sarebbe quindi
il più adatto alle organizzazioni educative.
Il concetto più importante nell'organizzazione scolastica è quella di miglioramento: la
determinazione degli obiettivi da raggiungere, del ruolo del personale e ogni
procedura di valutazione e di monitoraggio dei processi formativi sono finalizzati a
capire se la scuola stia procedendo nella giusta direzione.
Poiché la scuola è una comunità di apprendimento in cui avviene un processo
formativo condiviso e l'educazione è un bene relazionale, la leadership scolastica è
necessariamente una leadership relazionale che richiede la capacità di fissare e
raggiungere gli obiettivi insieme agli insegnanti, motivandoli e valorizzando il loro
contributo.
 L'insegnante da burocrate a professionista
La dimensione teorica forse più rilevante nello studio delle professioni è quella del
prestigio.
La caduta del prestigio non è solo la ragione della ridotta desiderabilità della
professione docente ma anche un elemento di pregiudizio per la legittimazione sociale
dell'insegnamento come professione, in quanto essi sarebbero titolari di una
conoscenza impoverita non sostenuta dal immagine di status.
Le ricerche sugli insegnanti tendono ad analizzare la processione inizialmente in
termini di motivazione alla scelta.
Quanto ai sistemi di riferimento, nella scuola autonoma e il docente dispone di
una certa autonomia e le impiegare in situazioni non interamente standardizzabili il
capitale culturale che ha accumulato all'università. La pratica didattica sviluppato dai
docenti può essere inserita in un sistema di riferimento professionale in cui il controllo

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è dato dal giudizio dei colleghi. Allo stesso tempo la didattica può essere inserita in un
sistema di riferimento mercerizzato, in cui il controllo è dato dalla soddisfazione dei
clienti (studenti e famiglie) e di norma è di tipo giudiziario. Infine può essere inserita in
un sistema di riferimento gerarchico istituzionale in cui il controllo è dato dal giudizio
del dirigente.
Per quanto riguarda l'autonomia gli insegnanti sembrano strinare due diverse
dimensioni: l'autonomia dai clienti e quella dall'organizzazione.
Nell'insieme in questo periodo di transito verso una nuova identità si possono
descrivere gli insegnanti come persone che svolgono un'attività professionale
all'interno di un contesto organizzato fortemente burocratizzato. sarebbe più corretto
quindi definire l'insegnante come una professione stratificata al quinterno sono
presenti una minoranza di docenti con densità professionale, e una maggioranza che
opera con un sistema di riferimento e burocratico. L'interazione genera un ordine
trasformativo basato sul consenso: tanto più elevato il livello di condivisione dei valori
tanto più efficace sarà il rendimento della scuola.

CAPITOLO 4
LA SCIENZA DELLA SOCIALIZZAZIONE
4.1 Le scienze dell'educazione e il ruolo della sociologia
La sociologia dell'educazione è definita da un lato dalla teoria sociologica al cui interno si colloca;
dall'altro dalle caratteristiche del suo oggetto di studio, l'educazione la cui importanza all’interno
della società può variare nel tempo.
La tendenza attuale delle scienze umane è quella di valorizzare i processi di confine che
avvengono nel momento in cui due settori della società interagiscono sovrapponendosi
parzialmente e le procedure di fertilizzazione incrociata, che si hanno quando una scienza adotta
metodologie che provengono da un diverso ambito di ricerca.
Non a caso si parla di scienze dell'educazione attuale al quinterno la sociologia deve cercare una
collocazione specifica, Anche se spesso viene considerata come strumento per le altre scienze. A
partire dagli anni Sessanta la formazione è diventata oggetto di interesse anche per gli economisti
che se ne sono occupati da due punti di vista:
1. la relazione tra scolarizzazione e sviluppo economico: disporre di una forza di
lavoro. quantificata, rende più competitivo il sistema produttivo di un paese.
2. le possibilità di pianificare il sistema scolastico attraverso le previsioni del fabbisogno di
forza lavoro, riducendo il rischio di mancato bisogno fra qualificazioni offerte e domandate.
La ricerca sociologica sull'educazione cerca di mettere in relazione le azioni individuali con i
contesti entro cui avvengono e che sono da essi modificati; cerca poi di cogliere le relazioni che
esistono fra i singoli individui che possono quindi considerati singolarmente o in collegamento fra
loro.
Principali suddivisioni teoriche interni alla sociologia dell'educazione che nel corso degli anni ha
visto lo sviluppo di molte categorizzazioni:
 La prima suddivisione è stata quella tra teoria del conflitto e del consenso basate sul
pensiero funzionalista e sugli approcci di origine marxista.
o Le teorie del consenso si basano su una concezione statica della società, in cui
l'obiettivo fondamentale è la conservazione e il mutamento viene visto come
traumatico, da contenere nei limiti del indispensabile adattamento fisiologico.

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o Le teorie del conflitto si basano invece sul l'idea che la società è un soggetto
dinamico, il cui naturale mutamento vieni limitato e manipolato dai gruppi di
potere anche grazie al controllo del sistema educativo.
 L'elemento nuovo viene introdotto nel dibattito all'inizio degli anni 70, dall'ingresso di
nuove teorie che non sono né di consenso né di conflitto ma si rifanno al mondo della
quotidianità. Si diffondono le definizione di teorie del sistema, in opposizione alle
teorie dell'azione.
o Le teorie del sistema (chiamate anche macroteorie) hanno al centro dei propri
interessi l'analisi del sistema ed i suoi bisogni di sopravvivenza e sviluppo e si
pongono di rispondere alla domanda quali bisogni sociali siano soddisfatti dalla
scuola. In questa teoria l'individuo viene visto come manipolabile dal sistema, che si
pone di costruirne la personalità per garantire la propria sopravvivenza. La
socializzazione viene vista come determinata dal sistema stesso che ne fissa gli
obiettivi, i contenuti e le modalità in vista del ruolo che ciascuno dovrà ricoprire
per soddisfare i bisogni.
o Le teorie dell'azione (chiamate anche microteorie) cercano di rispondere la
domanda sul perché gli individui vanno a scuola e su che cosa tengono da
distruzione. In questa teoria l'individuo è un agente autonomo che realizzando se
stesso realizza anche la società che è generata dall'azione sociale e dall'interazione
sulla base dei significati costruiti dall'individuo. la sociologia dell'azione considera il
sistema sociale come derivato dall'azione e dall'interazione sociale quindi al centro
di questa Sociologia sta il problema dei significati soggettivi e di come gli attori
agiscono per raggiungere i propri scopi.

4.2 L e origini storiche della sociologia dell'educazione


I primi sociologi che si occupano di educazione furono alcuni dei padri della sociologia mossi dal
desiderio di capire come si riproducevano le forme della società.
Agli inizi, quella che allora veniva chiama sociologia educativa, rivestiva un ruolo di supporto alla
pedagogia, a cui viene delegato il compito di elaborare i modelli educativi.
Secondo Durkheim educare l'uomo coincide con una sua limitazione della variabilità
personale in favore di un adeguamento a modelli sociali.
Mannheim aggiunge che i metodi educativi devono adattarsi ai bisogni della società in
trasformazione. La sociologia dell'educazione nasce come strumento di controllo e di conoscenza
in questo processo di adattamento (interesse rivolto alla scuola, intesa come attività che
contribuisce a conseguire fini individuali e sociali). La scuola è “ un prodotto sociale in cui
dominano gli orientamenti di valore della società e che ne riflette la struttura” che facilita
l'integrazione e cerca in ogni modo di ridurre il conflitto.
Gli approcci strutturali entrano in crisi sia per l'inadeguatezza di un modello che trascura le
questioni del significato e dell'intenzionalità degli attori, sia per il venir meno dell'ottimismo sullo
sviluppo lineare della società. II problema è sempre più quello di collegare la microanalisi della vita
in classe con la macroanalisi della riproduzione culturale. Nella nuova società si sta sviluppando un
nuovo concetto, il cultural workers che indica la nuova classe di persone che svolgono mansioni a
contenuto quasi esclusivamente conoscitivo. I nuovi movimenti sociali basati non più sulla classe
ma sul genere danno luogo a nuove identità collettive che richiedono un diverso percorso
formativo.

4.3 Le origini della sociologia dell'educazione in Italia


Collins distingue i problemi sociali dai problemi sociologici affermando che un problema sociale
diventa sociologico quando la sociologia se ne occupa analizzandolo in base a categorie

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specifiche: in questa occasione i sociologi non si chiede più solo di descrivere e interpretare ma
anche di fornire soluzioni o addirittura di prevedere che cosa succederà.
In Italia possiamo individuare almeno 3 momenti critici in cui il sistema educativo ha
suscitato una forte domanda sociale: quando si è costituita Ia nazione, quando la scuola di élite è
diventata scuola di massa e quando è iniziata la diffusione di tecnologie della comunicazione e
dell'informazione
Negli anni '60, accanto all’espansione quantitativa della scuola si verificò il traumatico
affermarsi della contestazione giovanile. I problemi della scuola erano enormi anche solo in
termini numerici e fino a quel momento la riflessione sociologica sull'educazione si era
concentrata sui problemi posti dalla trasformazione della società. Parallelamente alla crescita
quantitativa delle istituzioni educative che coinvolge nuovi gruppi sociali e modifica l'assetto della
scuola, la contestazione pone bruscamente il problema della legittimazione ideologica.
Gli anni '70 coincidono con l’inizio di una sistematica riflessione sociologica grazie alle
opere di Barzagli e Cesareo influenzate dalle prospettive prevalente negli anni 70. Cesareo,
influenzato dalla teoria funzionalista americana, vede la sociologia dell'educazione come l'analisi
scientifica dei processi sociali e dei modelli sociali coinvolti nel sistema educativo mentre Barbagli
è vicino a posizioni marxiste.
A metà degli anni '70 inizia un’espansione, con articolazione degli interessi e una
moltiplicazione di interazioni con le altre discipline, che mostra la validità della disciplina.
Solo negli anni '90 l’interesse prevalente dei ricercatori è rivolto alla scuola, Cioè all'attività
istituzionalizzata nel campo dell'educazione, e in questo contesto la scuola viene vista come
prodotto sociale in cui dominano gli orientamenti di valore della società.

4.4 Gli autori


Ogni educazione consiste in uno sforzo continuo per imporre al bambino modi di vedere, di
sentire, di agire a cui non sarebbe pervenuto spontaneamente.
 DURKHEIM
Nacque nel 1858 da famiglia ebrea e studiò alla Scuola Normale superiore per diventare
insegnante. Considerato il padre della sociologia dell'educazione arriva allo studio dei
processi educativi e di socializzazione partendo dal suo interesse fondamentale, lo studio
delle forme di aggregazione sociale e delle origini della solidarietà.
Al centro delle sue riflessioni ci sono l’origine della solidarietà e lo sviluppo
integrazione sociale, mette in crisi dai radicali cambiamenti della società e quindi anche
degli individui, avvenuti durante la rivoluzione industriale. Cerca quindi di trovare una
regola di convivenza che risolva il conflitto sociale, da cui deriva l’accento chE egli pone
sulla solidarietà, e lo sviluppo di una concezione consensuale della società e
dell'educazione.
Egli vede che nella società arcaica i membri sono indifferenziati e paragonabili a tanti
mattoncini che tutti insieme formano un muro tenuto insieme dallo sviluppo della
solidarietà meccanica, generata dalla semplice appartenenza ad un gruppo dove si
condividono valori, tradizioni e morale che entrano a costruire la conoscenza collettiva (È
l'insieme delle credenze dei sentimenti comuni alla media dei membri di una società per
mezzo della quale gli individui e si sentano collegati tra loro).
Nella società a solidarietà meccanica, l'educazione è semplice poiché i soggetti sono molto
simili tra loro mentre nella società complessa le persone si mescolano, hanno diversi lavori,
esperienze, credenze. Nella società tradizionale, che ha le caratteristiche di una comunità,
la trasmissione della cultura è basata sulla tradizione orale e l'identificazione tra coscienza
individuale e collettiva è così totale che i suoi membri troveranno “ normale” il loro modo
di vivere.

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Nelle società arcaiche le rappresentazioni collettive sono state create dalla religione che
non si fonda sul pregiudizio sul mio razza ma risponde ad un bisogno umano
profondo. nella costruzione della società però la religione rappresenta uno stadio superato
del pensiero gli elementi religiosi non possono più fondare la morale, si sviluppa quindi la
necessità di una conoscenza collettiva laica. L'aspetto fondamentale della morale Laica è la
disciplina che viene trasmessa attraverso l'autorità del docente e il suo contenuto è il bene
collettivo.
Nelle società più complesse, l’integrazione sociale e l'adattamento delle variabili personali
Alle esigenze della società si realizzano Grazie all'educazione. l'educazione morale serve ad
includere ai bambini un insieme di idee condivise che serviranno come base per la
costruzione del nuovo cittadino.
Nel definire la propria concezione di educazione, Durkheim critica la visione dell'azione
pedagogica come potenziatrice delle possibilità dell'individuo, in quanto non tiene conto
della necessità di adattarlo alle esigenze sociali.
Il primo compito della scuola è quello di fornire la base comune, il cui possesso fa sì che
individuo possa essere considerato membro della società; In un secondo momento fornisce
un sapere specifico che consente di diventare membri di un dato gruppo all'interno di
essa. A questo scopo l'individuo non accoglie tutto quello che gli viene insegnato ma
seleziona alcuni caratteri riferiti al gruppo sociale di appartenenza e alla posizione che
presumibilmente occuperà da adulto nella struttura sociale. L’individuo all'interno della
società occupa una posizione e Parsons lo indica con il concetto di ruolo. Durkheim
considera la famiglia come secondaria rispetto alla scuola, le assegna il compito di
trasmettere i valori essenziali e di costruire la personalità di base, ma non di provvedere
alla vera e propria educazione. Nella sua assoluta affermazione della necessità delle regole,
Durkheim non considera il fatto che esistono due diversi tipi di regole e di autorità, una
basata sulla costrizione, l’altra sulla cooperazione e sullo scambio.
L‘educazione non e solo costrizione per 3 motivi: 1) libera il singolo dalle tendenze
egoistiche e gli consente di partecipare alla vita sociale; 2) è liberamente scelta; 3) senza
educazione non e possibile una piena realizzazione dell'uomo.
L'educazione morale è anzitutto il mezzo attraverso cui la società rinnova le condizioni
della sua esistenza e la scuola ha un legame forte soprattutto un habitus mentale. Alla base
del progetto educativo sta il rapporto tra le generazioni che è disuguale ed è caratterizzato
dalle autorità dell'educatore e da uno squilibrio di potere. L’individuo che non trova un
significato nel progetto sociale non vede un senso neppure nella propria esistenza
personale e può arrivare al suicidio anomico (incapacità di identificarsi con i valori
collettivi).
Nella sua analisi delle religioni primitive, Durkheim sottolinea l'esperienza tra gli
aborigeni australiani del “corroboree”, un momento di festa caratterizzato da intensa
partecipazione emotiva che definisce effervescenza collettiva. in questi momenti le
coscienze individuali entrano in stretto rapporto e si influenzano attraverso un forte
coinvolgimento emotivo, affettivo.
La scuola può produrre cambiamento quando è dotata di consapevolezza
sociologica perché le domande sociali a cui deve rispondere cambiano nel tempo e nello
spazio e possono essere conosciute per mezzo di indagini sociologiche. la sociologia
dell'educazione quindi gode di uno statuto privilegiato come strumento globale di
conoscenza e non solo come base per le politiche educative.
Simmel e Weber si occupano entrambi di educazione e furono contemporanei di Durkheim.
La concezione di educazione Simmel è espressa nel concetto di Bilduring che unisce
contenuti concettuali, abilità/capacità e dimensione etica.

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 PARSONS
Nacque nel 1902 ed ebbe numerosi interessi economici e sociologici, psicologici e
antropologici.
Il suo obiettivo è, non di spiegare e descrivere i fenomeni sociali ma di elaborare complessi
sistemi teorici Seguendo l'esempio di grandi sociologi europei all'interno di una prospettiva
funzionalista. Egli si propone di sviscerare i meccanismi della società in termini astratti e
globali finali ficazione delle dimensioni costitutive.
Negli anni in cui inizia la sua carriera accademica, la sociologia americana era orientata
verso tre grandi filoni di ricerca empirica: 1) Ia descrizione di situazioni particolari di gruppi
specifici; 2) lo studio degli ambienti lavorativi; 3) le ricerche di comunità in cui si osservano
le piccole comunità urbane, con l'idea che i risultati delle analisi di queste realtà settoriali
avrebbero potuto essere estesi anche a comunità più grandi.
Il tentativo di Parsons è invece quello di costruire una teoria generale dell'azione, inserita
in una teoria generale della società composta di sottoinsiemi interdipendenti e funzionali,
che si collega al concetto di azione sociale, cioè un'azione compiuta in vista di un fine, in
relazione ad una sistemazione e in base a una valutazione delle alternative presenti.
Secondo Parsons la realtà si compone di tre sistemi - sociale, culturale e della
personalità - autonomi, interdipendenti ma non gerarchizzabili, dotati di una propria
organizzazione anche se complementari e studiati da discipline anche essere distinte: la
sociologia studia il sociale, l'antropologia il sistema culturale e la psicologia quello della
personalità. Tutte insieme queste Scienze Umane compongono la scienza dell'azione
sociale.
Il modello di Parsons è interamente adattivo e sostiene che la socializzazione ben riuscita
deve conformarsi a 4 elementi due oggettivi (prescrizioni e aspettative di ruolo) e due
soggettivi (motivazioni profonde e comportamento di ruolo).
L'attore sociale per Parsons non è mai totalmente sovradeterminato e la sua teoria
concede maggiore autonomia decisionale e maggior spazio alle valutazioni personali.
Tuttavia la società ideale resti inclusiva poiché tutti i suoi membri concordano valori
comuni in base agli stessi criteri ed agiscono in modo dotato di un senso condiviso da tutti,
grazie all'esistenza di un sottosistema che produce una socializzazione organica basata sulla
stretta interdipendenza tra le parti e sul fatto che tutto deve funzionare per il
mantenimento di una specifica società.
Il modello integrazionista è conservatore e mira a costruire un'identità forte attraverso
la trasmissione della cultura dominante e la continuità fra le agenzie a partire dalle
famiglia, considerata da Parsons come il luogo in cui nella socializzazione primaria vengono
trasmessi e interiorizzate le norme e i valori.
Non sottovalutato è, nella trasmissione dei valori e delle conoscenze, il ruolo
dell'insegnante che opera secondo criteri universalistici e non particolaristici e consente il
passaggio dal ruolo ha scritto a quello acquisito. Il ruolo deriva dalle aspettative esterne e
dall'auto percezione dei comportamenti illeciti per chi lo ricopre e da un insieme di atti
ricorrenti. il processo di acquisizione trasformazione delle caratteristiche di un ruolo dura
tutta la vita anche se una volta interiorizzato, il ruolo diventa una componente essenziale
della persona ( il ruolo non sia, ma si è). In questo processo è fondamentale la
comunicazione: se le aspettative non sono note condivise nasce l'incomprensione e non vi
potrà essere un atteggiamento congruente.
Nella sua analisi delle strutture delle funzioni alla scuola, Parsons parte dalla classe
scolastica (il luogo in cui si attua l'azione educativa formale) per capire come essa operi per
conciliare lo sviluppo personale con gli obiettivi sociali. Nel determinare gli individui nella
stratificazione sociale, la scuola ha il compito di mediare tra le legittime aspettative della

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famiglia e le esigenze della società.
La scuola lascia un margine che consente l'accesso alla stratificazione tramite il canale
acquisito basato sulle prestazioni e costituisce quindi uno strumento di mobilità sociale,
intergenerazionale e integrazionale.
Alla base del sistema sociale vi è l’achievemet (desiderio di riuscita/ambizione) che viene
rinforzato dalle esperienze positive.
La scuola svolge un duplice ruolo nella società: la socializzazione (il bambino sviluppa le
potenzialità personali e apprende il suo ruolo, impara a comportarsi con il sistema sociale
grazie anche al gruppo dei pari) e la selezione (il bambino apprende un ruolo specifico
finalizzato alla professionalizzazione e compatibile con il sistema sociale). La scuola
dapprima fornisce le competenze di base per qualunque lavoro, poi quelle specialistiche
per lavori più qualificati.
Durante gli anni '60 i termini “socializzazione” e “selezion”e erano considerati
contraddittori, mentre per Parsons sono facce diverse e reciproche della stessa funzione.
La scuola deve cercare di operare in base a criteri universalistici, aiutando anche i più
deboli a recuperare lo svantaggio iniziale con un insegnamento più individualizzato.
 I TECNOFUNZIONALISTI
Le teorie sulla scuola di Parsons vengono riprese e sviluppate dai cosiddetti
tecnofunzionalisti (Davis e Moore). La loro teoria si articola in punti ben precisi:
 Tutte le società sviluppate presentano differenziazioni gerarchiche tra i ruoli;
 ogni società per mantenersi ha interessi che i ruoli più importanti siano coperti
dai migliori;
 i migliori devono avere maggiori maggiori competenze;
 l’acquisizione di migliori competenze comporta un processo formativo più lungo
e specifico;
 a coloro che hanno lavorato più a lungo per qualificarsi, deve essere corrisposta
una maggiore quota di ricompense sociali.
Questa teoria è stata a lungo criticata perchè:
 la pretesa della neutralità della scuola è falsa;
 non è vero che la vita dello studente sia poco gratificante;
 la progressione della carriera di chi entra prima nel mondo del lavoro senza un
titolo di studio è molto più breve e limitata;
 la scuola non è in grado di riconoscere i migliori nemmeno dal punto di vista
scolastico.
Le teorie del capitale: culturale, umano, sociale.
Il concetto di capitale è stato utilizzato in sociologia dell'educazione con una triplice
articolazione principale:
1. in riferimento all'educazione come consumo (capitale culturale);
2. in relazione all'educazione come investimento (capitale umano), analizzando il
modo in cui i singoli e le famiglie investono in istruzione per accumulare crediti
spendibili sul mercato del lavoro;
3. capitale sociale come possibilità di attivare reti di relazioni per favorire
l'inserimento sociale e lavorativo.
Bourdieur sviluppa il concetto di capitale culturale trasmesso dalla famiglia e
che determina gli esiti scolastici. Le sue teorie hanno avuto largo seguito, in particolare la
sottolineatura del fatto che l'influenza della famiglia non passa prevalentemente Dalle
caratteristiche economiche ma di quelle culturali.

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La teoria del capitale umano (Becker) si sviluppa agli inizi degli anni '60 quando gli
economisti iniziarono a occuparsi di istruzione, e si pongono di mettere in evidenza il
collegamento tra innalzamento distruzione e crescita della produttività. Si tratta di una
teoria economica arricchita da molti contributi sociologici.
Le spiegazioni sul valore di scambio dell'istruzione sono due:
1. la teoria delle Corte secondo cui esistono due file parallele, una di posizioni e una di
persone che aspirano ad occupare. Il livello di istruzione consente alle persone di
portarsi avanti nella fila e quindi scegliere meglio fra le posizioni disponibili;
2. la teoria dello screen device basata sul fatto che le imprese dispongono di poche
informazioni sulle persone. L'istruzione viene usata come strumento di selezione in
quanto viene considerata un produttore che consente di prevedere per ciascuna
persona le probabilità di riuscita e tempi di ulteriore formazione necessaria.
Oggi le teorie del capitale umano dovrebbero essere ripensata in favore del più complesso
concetto di capitale sociale. Coleman opera una distinzione tra capitale umano, che indica
le conoscenze e le abilità del soggetto spendibili nel mercato del lavoro, e capitale sociale
che indica l'insieme delle risorse legate alle relazioni familiari e alla organizzazione sociale
della comunità.
 WEBER
Nacque nel 1864 da una famiglia della buona borghesia. Si laureò in giurisprudenza. Svolse
una grande attività di ricerca e riflessione metodologica. Weber e Durkheim nonostante
contemporanei, differiscono sia riguardo alla teoria sociologica sia la vita. Egli può essere
considerato L'ultimo dei grandi studiosi sociali dell'800 ma al tempo stesso il suo tentativo
di collegare la teoria generale con la ricerca empirica e la valorizzazione degli aspetti
soggettivi, ne fanno uno degli iniziatori della ricerca sociologica del 900. A lungo poco
studiato a causa della complessità dei suoi conti contributi sul versante dell'attribuzione di
senso e delle strutture di potere.
al centro degli interessi di Weber sta l'azione sociale che include ogni
comportamento umano quando è in quanto l'individuo che agisce attribuisce un significato
alla sua azione tenendo conto anche dell'azione degli altri. Egli è' consapevole
dell'esistenza di una realtà oggettiva accanto a quella soggettiva. La society ha dei bisogni,
e sviluppa delle istituzioni per soddisfarli.
Ogni società ha una rete di relazioni regolare e istituzionalizzata (famiglia) e
un'istituzione specializzata (scuola). Per Weber gli esseri umani hanno bisogno di un
significato per organizzare la loro azione.
Nella sua riflessione individua due tipi di motivazione all'azione sociale radicalmente diversi
e opposti: etica della convinzione che non considera i costi sociali della sua azione, non se
ne sente responsabile e l’etica della responsabilità in cui è necessario è doveroso
rispondere delle conseguenze delle azioni personali.
Il processo di socializzazione include sia le regole generali che quelle particolari, che
suggeriscono come comportarsi a seconda delle situazioni o delle caratteristiche personali.
Ogni attore sociale è il prodotto di tutte le sue esperienze comunicative che forniscono
delle competenze.
Egli condivide con Durkheim l'idea che le forme nel sistema educativo sono derivate da
quelle della società, ma ritieni che le modalità di trasmissione dell'eredità culturale si
hanno legato in modo più specifico alla struttura del potere (possibilità di ottenere
comportamenti dati anche in presenza di opposizione suddivisa tra: riproduzione sociale e
riproduzione culturale).
Nell'analisi dell'educazione Weber procede lungo due direzioni:

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1. lo sviluppo di una teoria generale comparata dell'educazione come prodotto
sociale, in cui l'uomo che l'educazione si propone di costruire è quello voluto dalla
struttura del potere che domina una società. Questa teoria utilizza i tipi ideali come
strumento classificatorio;
2. una teoria specifica sul ruolo dell'epoca protestante nello sviluppo del capitalismo
analizzando innovazione economica.
Secondo Collins le teorie di Weber sono le più adatte a spiegare i fenomeni educativi nella
società complessa perché integrano gli aspetti mito del comportamento individuale con le
aspetti macro della struttura.
Attraverso l'educazione l'individuo può appropriarsi degli strumenti che consentono
di formulare i suoi fini e costruirsi i mezzi per raggiungerli; allo stesso tempo avere il
controllo sui sistemi educativi vuol dire avere il controllo sulla trasmissione del sapere,
sulla cultura e quindi sullo sviluppo sociale.
 I NEOWEBERIANI
Weber non diede origine a nessuna scuola, ma le sue teorie sociologiche sono state
riscoperte e valorizzate negli anni Settanta del Novecento.
 ARCHER
Nacque nel 1942 ed inizia la sua carriera sociologica come studiosa dei fenomeni
educativi con una sottolineatura della cultura rispetto alla struttura. Dallo studio
delle invarianze si ricavano indicazioni per la comprensione dei fenomeni educativi
che spiega come esito di una dialettica fra le strutture esistenti e le azioni sociali
motivate dei soggetti. Non considera la società come una sovrastruttura
indipendente dagli individui che la compongono Ma come creazione degli individui
stessi.
La sua teoria morfogenetica collega il micro e il macro in base all'ipotesi che il
macro emerge dal micro e poi lo condiziona. I due elementi non possono essere
studiati separatamente, nè fatti prevalere l'uno sull'altro.
Il processo di socializzazione dipende dall'interazione con il mondo reale, in cui il
linguaggio è fondamentale per la consapevolezza di sé e per la costruzione
dell'identità: si deve studiare i sistemi educativi come realmente sono e non come si
vorrebbero che fossero.
I sistemi educativi statali sono definiti come un insieme di diverse istituzioni che
operano su scala nazionale e che si occupa dell'istruzione formale, il controllo e la
supervisione dipendono dal governo.
Prima dell'emergere dei sistemi statali, l'istruzione formale è monopolizzata da un
solo gruppo, che persegue i propri fini attraverso essa ed esercita il proprio dominio
duraturo. I gruppi non dominanti potranno rivendicare solo se esistono tre
condizioni: 1) se hanno la capacità organizzativa e la forza numerica per esercitare
un potere contrattuale; 2) se sono in grado di elaborare una controideologia; 3) se
sono in grado di impegnarsi in attività per ridurre il monopolio.
 COLLINS
Inserisce le tematiche educative in una più vasta analisi della società.Egli afferma
che si può formulare una teoria più compiuta e che meglio spiega lo sviluppo dei
processi e delle istituzioni educative solo superando la contrapposizione tra
consenso e conflitto. quando un gruppo sociale diventa egemonico cerca di
acquisire il consenso attraverso il controllo sulle risorse culturali, anche stabilendo
alleanze con altri gruppi.
A fronte della crisi di credibilità delle concezioni teoriche consolidate egli inserisce

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nella sua analisi anche definizione i concetti non strutturali come quello di coerenza
culturale, ossia l'elemento che tiene insieme gruppi anche in conflitto nel momento
in cui si alleano per conseguire il potere. Come Weber egli Pensa che il valore
simbolico delle istruzioni, intesa come la capacità dei gruppi di prestigio di ottenere
dagli altri la formulazione di un giudizio superiorità, prevale.
Al centro della sua analisi sociologica pone l'attore sociale perché l'osservazione
empirica della vita quotidiana quel che davvero vediamo e l'individuo che si trova in
specifiche situazioni reali.
Per quanto riguarda l'educazione il gruppo sociale di maggiore importanza è il ceto,
caratterizzato dal fatto che le persone che lo compongono condividono il senso di
appartenenza ad una certa cultura comune da cui ricavano la propria identità anche
in opposizione a quello degli altri gruppi. In questo caso la coesione tra gruppi
antagonisti si ottiene attraverso pratiche rituali che possono essere usate per il
controllo delle emozioni.
 BOURDIEU
Egli mette al centro dell'analisi sociologica individuo che considera “l'atomo logico”
alla base di qualsiasi fenomeno sociale, cerca di operare una sintesi tra la
dimensione macro e micro del sociale e dell'analisi sociologica.
Il generarale aumento dei livelli di istruzione lascia il mutante la scrittura delle
differenze sociali perché le ditte cercano di ristabilire le distanze attraverso altre
forme di compensazione, come la valutazione dei requisiti ascritti o l'acquisizione
dei titoli in istituzioni prestigiose o in Paesi stranieri, con la conseguenza che le
classi inferiori si trovano ad investire di più. si crea una situazione in cui tutti
partono dal secondo gradino di una scala anziché dal primo ma le distanze fra i
gradini sono rimasti invariate.
È errato affermare che le scelte scolastiche dei giovani di classe operaia sono
interamente condizionate dalle esperienze negative degli amici che li hanno
preceduti e anche la teoria della violenza simbolica appare criticabile perché
entrambe queste asserzioni non tengono conto del sistema di significati che
determina le scelte personali.
 I NEOMARXISTI FRA RIPRODUZIONE E RESISTENZA
Un filone fondamentale della Sociologia dell'educazione è quello che si rifarà il pensiero di
Marx in quanto contiene una forte componente pedagogica.
questa portato i sociologi neomarxisti fino a costituire un corpo organico alla cui base sta
un concetto di cultura un po' Paradossalmente condiviso con il funzionalismo: la cultura è
uno specchio della realtà sociale, una variabile dipendente per cui significato di un oggetto
culturale deriva dalle strutture sociali e dei modelli di comportamento che riflette.
Le teorie del conflitto prendono le mosse da un breve saggio di un filosofo studioso del
pensiero di Marx che si occupa di educazione in quanto ha la necessità di capire in che
modo la società capitalista, basata sull' esercizio iniquo del potere, riesca. Per Althusser
l’esercizio del potere ha una natura conflittuale e non può basarsi sul consenso dal
momento che non segue regole giuste ma richiede un plagio sistematico composto da due
tipi di istruzione, gli apparati ideologici di stato finalizzati all’insegnamento e gli apparati
repressivi di stato finalizzati alla repressione.
I teorici della riproduzione analizzano la formazione in termini di rapporto subordinazione
fra gruppi, in particulate sostengono che l'integrazione può venire solo preparando alcuni
ragazzi ad un future diseguale promuovendo uno sviluppo diseguale fra loro. Lo stato non è
un'entità neutrale ma opere in base a un pregiudizio favorevole verso la cultura delle classi

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dominanti che riproduce cercando un atteggiamento di accettazione delle classi subalterne
ed esercitare il proprio potere sulla scuola attraverso il controllo sui finanziamenti, sul
curricolo, sul reclutamento degli insegnanti, sui criteri di ammissione degli studenti e in
generale con le politiche educative.
 BOWLES E GINTIS
I principali teorici della riproduzione sociale sono questi due economisti che
accettano il principio per cui l'istruzione rappresenta una commodity, un bene da
spendere sul mercato del lavoro. Per questo l'organizzazione della scuola è basata
sul principio di corrispondenza e riproduce l'organizzazione gerarchica del lavoro
preparando i ragazzi per il ruolo che probabilmente svolgeranno in base alla propria
origine sociale. All'interno della scuola le relazioni ne restano gli squali e le riforme
avvengono Quando si verifica una sorta di caduta dell' Armonia fra la tendenza del
sistema economico a espandersi e a rinnovarsi e l'azione sistema formativo. le
conseguenze del rinnovamento possono essere ambiguo.
poi che tale principio risulta eccessivamente rigido, i due autori introducono il
concetto di luoghi di pratica sociale, Ossia aree coese della vita sociale dotate di
significato caratterizzato dalle pratiche della democrazia liberale, la famiglia
patriarcale e il sistema produttivo basato sulla proprietà privata.
All'interno di ogni luogo la cultura è l'insieme di strumenti di discorsi che un gruppo
utilizza per scambiare informazioni, esprimere stati di consapevolezza, formare
legami di solidarietà e decidere strategie comuni di azione.
 BOURDIEU
Boutdieu E il principale rappresentante della teoria della riproduzione
culturale, che studia la scuola come mezzo di riproduzione dei rapporti' di potere
basandosi su alcuni concetti fondamentali: la riuscita è condizionato dal capitale
culturale e dall’ethos di classe trasmessi dalla famiglia: la scuola opera la sezione fai
ragazzi in base ad un arbitro culturale mascherato da un appartenenza di neutralità,
esercitando così una vera e propria violenza simbolica.
I meccanismi attraverso cui si riproduce la disuguaglianza sono espressi da due
concetti di capitale culturale e ethos di classe. il capitale culturale è l'insieme dei
beni simbolici di cui gli individui dispongono attraverso la famiglia, l'uso del tempo
libero, gli amici ed è formato di competenze, capacità e atteggiamenti: la scuola
opera in favore dei ragazzi di classe media della borghesia in quanto svaluta sia il
linguaggio che le altre caratteristiche loro proprie. L'ethos di classe indica invece il
sistema di valori impliciti e profondamente interiorizzati che ragazzi mutano dalla
famiglia.
Nel processo di selezione, la scuola indirizza arbitrariamente alcuni tipi di studenti
verso scuole diverse e la selezione si manifestaSia nell'indirizzare i poveri alle scuole
peggiori sia nel convincerli che questa procedura è giusta, esercitando Una vera e
propria violenza simbolica definita come l'imposizione abitare della propria
ideologia da parte alle classi dominanti.
Cultura elaborata dall’èlite → Maturità come capacità di partecipare alla cultura
dominante → scuola come luogo di trasmissione di quegli elementi della cultura
dominante che sono considerati necessari ai vari livelli di insegnamento
→ insegnante come mediatore nel canale diletto società- scuola- alunno e come
mediatore che stabilisce rapporti tra l'alunno e le altre agenzie di socializzazione.
Esclusione ed autoesclusione: la teoria della resistenza e la teoria dell’ acting white.
La teoria della resistenza considera la riproduzione una visione pessimistica e riduttiva che

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ignora alle complesse interazioni che avvengono tra individui, le loro interazioni azioni, e
rende impossibile ogni trasformazione inforzando l'idea che gli educatori non possono fare
nulla per opporsi alla legittimazione dell'ordine esistente. L’acting white si occupa delle
differenze etniche ed in particolare si riferisce al fatto che i ragazzi delle minoranze che
riescono bene a scuola vengono marginalizzati dai loro pari. Il rischio è che i ragazzi
riducono deliberatamente la loro prestazione scolastica per evitate sanzioni sociali da parte
del gruppo dei pari.

4.5 Teorie postmoderne e sociologia dell'educazione


Utilizzare l'approccio post-moderno è particolarmente utile per lo studio della diversità Perché
esso comporta concetti come complessità, pluralità, frattura, conflitto... Mentre la lettura
tradizionale tende a considerare in blocco la conoscenza trasmessa dalla scuola come
universalmente valida o all'opposto come specifica. Nel definire il rapporto tra le nuove forme
della maternità e gli obiettivi dei sistemi educativi Non bisogna dimenticare che il concetto di post
moderno nasce per descrivere dei prodotti culturali e solo in un secondo momento viene applicato
alla società nel suo insieme.
La postmodernità viene definita come un epoca in relazione a quel che l'ha
preceduta, una relazione che può essere di continuità (cioè di un allargamento e di una
estensione della modernità attraverso le forme dominanti della globalizzazione) oppure di
discontinuità ( di rovesciamento degli elementi che caratterizzano la società moderna).
La modernità si articola intorno ad un progetto di emancipazione sociale fondato sulle
grandi narrazioni che hanno fornito una legittimazione come la razionalità scientifica, la libertà
individuale, la giustizia e l'uguaglianza, promettendo a tutti l'accesso alle ricompense sociali,
indipendentemente dall'origine per mezzo del successo formativo e rende possibile la mobilità.
Il passaggio dalla società industriale a quella post industriale è segnata Nella produzione
della prevalenza dei servizi sui beni, a cui si accompagnano la preminenza della classe di
professionisti e dei tecnici, la centralità assunta dal sapere teorico, la gestione dello sviluppo
tecnico e l'evolversi dell'etica verso stile di vita più espansivi. Grazie alle nuove tecnologie di
informazione è divenuta la merce predominante e caratterizzante dei mutamenti.
Viene recuperato il concetto di relazione sociale, è più in generale di una visione del
soggetto come capace di costruirsi e di costruire il significato è l'esperienza, all'interno di un
contesto per mezzo di rapporti rappresentazioni sociali che generano in senso che l'individuo e
attribuiscono alla realtà: il pensare è un atto sociale.
L'uomo non crea autonomamente i modelli di pensiero per mezzo dei quali vede il mondo
ma li riceve dei gruppi sociali a cui appartiene, dalla cultura di ciò che consumatore: Chi riceve un
messaggio vivono esperienza decodifica i messaggi e Seleziona le esperienze in relazione alla
propria provenienza culturale o alle condizioni ambientali.
La lettura sociologica indica che non sia una teoria che spieghi in modo esauriente il rapporto tra
sviluppo del sistema produttivo e sociale ed evoluzione del sistema formativo ma tuttavia esiste
un legame tra livello di formazione e opportunità di vita, che e continua ad essere oggetto di
studio della sociologia dell'educazione.
La lotta delle minoranze per l'affermazione della propria cultura è legata al problema
dell'identità, basata sulla società multiculturale e multietnica e sulle politiche della
differenziazione. L'identità post-moderna non è unitaria ma fluida scivolosa, proviene da diverse
origini e assume forme invariabili mettendosi in continua discussione.
Il pensiero economico è entrato in istituzioni, come la famiglia la scuola, che non sono
attrezzate a reggerlo. Si è persa l'idea di attualità, sostenuta dallo scambio di equivalenti, per cui i
ragazzi si chiedono a che cosa serve in senso strumentale la scuola e la risposta è “ a niente”
perché fonti alternative sono più utili anche se capace di costruire Nessi relazionali tra le

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persone. La conoscenza di formazione sono diventati beni di consumo e poi che le istituzioni
educative resto nel luogo più importanti per la produzione lo scambio di questo bene, la scuola e
l'università conservano una certa impostazione e possono essere viste come mediatori tra il
cambiamento dei modi di produzione e il cambiamento delle forme culturali. Nel passaggio dall'
educazione alla formazione si è perso il valore delle interazioni personali che sono state sostituite
da un sistema di incentivi e sanzioni.
La crescente tendenza alla diversificazione è collegata alla propensione della cultura
postmoderna a puntare sul quantitativo, rifiutando la valutazione e la standardizzazione: nel
campo educativo i cambiamenti nei modelli formativi e il potenziamento di dinamiche competitive
possono essere visti come frutto di diversi fenomeni concomitanti, tra cui il cambiamento nei
modelli di solidarietà sociale con la riduzione della presenza diretta dello Stato assistenziale nella
regolamentazione delle attività sociali, la capacità dei cambiamenti educativi di rispondere alla
complessità dei modelli politici, economici e culturali che hanno sostituito la tradizionale divisione
in classe.
Le nuove forme della modernità pongono Dunque una sfida precisa l'educazione che però non
differisce dalle sfide che ogni tempo storico ha posto al suo ai giovani membri.

CAPITOLO 5
LE PROSPETTIVE DELLA FORMAZIONE NEL XXI
Siamo in un periodo caratterizzato dalla centralità del problema educativo, dal duplice punto di
vista della sua fondamentale importanza per la crescita e lo sviluppo delle società e delle persone,
e della criticità delle condizioni in cui esso si sviluppa.
E’ opinione diffusa che l'educazione messa a punto nel XX secolo dà risposte inadeguate alla
domanda di formazione che viene dalla società del XXI secolo: il Papa parla di “emergenza
educativa” e fa riferimento ad una frattura fra le generazioni, che rende sempre più difficile il
compito di educare. L’educazione è da sempre un processo complesso, difficile e incerto, ed è
ancora più problematico in un'epoca in cui risultino messi in discussione regole e principi.
L'educazione, per quanto in crisi, resta uno strumento insostituibile di costruzione
dell'uomo e della società, una scritta connotata da un processo bipolare in cui
contemporaneamente si diffonde una dimensione globale e si rafforza un'appartenenza identitaria
di tipo locale. La globalizzazione, non è né buona né cattiva, ma ha conseguenze positive o
negative a seconda di come viene usata dalle persone. Ci si chiede allora Che cosa significa
studiare il rapporto tra istruzione e globalizzazione, quale legame esiste tra queste due sfere per
descrivere l'interdipendenza dei mercati.
Oggi, in una società che a parole sottolinea la centralità dell'educazione non solo ai fini
della competitività e dello sviluppo economico, vede prevalere gli interessi privati e a breve
termine, le decisioni sull'educazione sono caratterizzate da un senso di urgenza derivante dalla
consapevolezza che la formazione fa la differenza nel destino dei giovani. La maggior parte delle
politiche educative tende ad agire in base ad un eccesso di preoccupazione per il breve periodo,
trascurando il fatto che l'educazione ha effetti a lungo termine e che esistono obiettivi perseguibili
in tempi molto diversi.
Dal punto di vista di come impostare l'educazione, un secondo fatto fondamentale è la
constatazione che la società globale è una società plurale, caratterizzata dalla compresenza di
gruppi che fanno riferimento a sistemi di valori diversi (intreccio di etnie, culture, religioni diverse).
Inoltre è cresciuta la consapevolezza che al pluralismo delle culture si affianca una differenziazione
nelle culture.

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I sistemi sociali coinvolti nel processo di globalizzazione sono sempre più simili fra loro
(crescita dell'omogeneizzazione), ma sempre più differenziati al proprio interno (diminuzione
dell'omogeneità) perché ognuno accoglie popolazioni e culture fortemente eterogenee. Questo
aggrava la crisi del tradizionale modello di socializzazione, che assume vari aspetti in una scuola
che accoglie un numero crescente di giovani di origine straniera che spesso non hanno scelto di
venire in Italia.
Boudon sostiene che il valore dell'uguaglianza implica che tutti gli individui, tutti i gruppi e tutte le
culture siano trattati come uguali, ma poiché gli individui hanno opinioni diverse su ogni sorta di
problema, e poiché i gruppi e le culture aderiscono a valori che variano, non si può restare fedeli a
questo principio. Questi valori devono essere considerati come semplici punti di vista. Non a caso
la crisi dell'educazione è collegata ad una “crisi dell'adulto”, incapace sia di realizzare la
trasmissione ai giovani della cultura che ha ricevuto dalla tradizione, sia di operare una sintesi tra il
vecchio e il nuovo.
Nella società plurale le regole della convivenza sociale sono basate su quello che è essenziale per
costruire la cittadinanza, che è la consapevolezza di appartenere a una comunità, e in particolare
a una comunità politica cui si è e le a Grazie e di cui si diviene membri consapevoli grazie al
processo di socializzazione. Lo Stato dovrebbe essere in grado di dare giustizia a tutti e di
promuovere l'equità della partecipazione e il diritto dei gruppi a sviluppare le proprie differenze.
Oggi, paesi con un'antica storia di migrazione e inserimento stanno incominciando a
chiedersi se è davvero possibile che individui con alle spalle storie culturali così varie possano
seguire codici etici comuni. In questo caso la scuola ha un ruolo cruciale per l’acquisizione dei
valori di cittadinanza.
In questo periodo di mutamento, la scuola è una delle istituzioni che sono meno cambiate nel
corso del XX secolo: le nuove scuole conservano molti dei vecchi schemi architettonici e le
modifiche conservano in larga misura quella “ liturgia scolastica” che riflette l'immagine immutata
che la scuola ha di sé e del suo ruolo. qualche mutamento si è avuto con la fiancata Sì negli ultimi
decenni di due elementi nuovi: la diffusione di nuove tecnologie di comunicazione, che ha
radicalmente trasformato l'ambiente esterno, e le acquisizione delle scienze dell'apprendimento,
che hanno trasformato la relazione insegnamento-apprendimento.
5.1 I problemi del sistema
Il primo problema che deve affrontare la scuola come sistema in un ambiente è quello di
definire e consolidare l'equilibrio fra autonomia e responsabilità. La scuola è un'organizzazione,
mentre il centro conserva una forte organizzazione burocratica e la via per un riequilibrio è quella
di avviare dei cambiamenti organizzativi che rinforzano le strutture periferiche, considerando
l'identità. Ad esempio è' necessario modificare le pratiche di selezione e formazione dei dirigenti,
per trasformare le scuole in luoghi in cui la professionalità dei docenti viene supportata: la
diffusione dei burn out fra i docenti mostra che le scuole sono poco attenti non solo agli studenti
ma anche per chi ci lavora. non si può più parlare solo degli insegnanti ma bisogna parlare con gli
insegnanti: la co-costruzione della conoscenza non è solo fra insegnanti-alunni, ma fra sistema-
insegnanti. la socializzazione del XXI secolo richiede l'impegno di operatori in possesso di una
forte professionalità intesa come capacità di rendere operative le idee valori e di relazionare le
innovazioni prevede nelle implicazioni e conseguenze.
Un secondo elemento da promuovere è l'interesse per gli esiti della ricerca educativa.
L'apporto della ricerca è quello di fornire delle informazioni su come avviene l'apprendimento,
informazioni di cui le insegnanti devono tener conto per rinnovare la scuola e per cercare di creare
ambienti di apprendimento efficace anche al di fuori di essa con la valorizzazione dei modelli di
successo. E’ necessario passare dal miglioramento all'innovazione. Il miglioramento è sequenziale
e non implica salti, mentre l'innovazione è discontinua, orientata al futuro.

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In ultimo non si deve dimenticare che la qualità di un sistema scolastico non è mai
superiore alla qualità degli insegnanti che lavorano. la socializzazione del XXI secolo richiede
l'impegno di operatori in possesso di una forte professionalità intesa come capacità di rendere
attive le idee valori e di realizzare innovazioni prendendone le implicazioni e le
conseguenze. Tuttavia nel modificare le pratiche di insegnamento il passo del cambiamento è
necessariamente lento perché l'insegnamento ha a che fare con la questione della formazione
degli esseri umani, di qualificare e di coinvolgere nell'innovazione coloro che li formano.
Se la scuola fa la differenza, gli insegnanti fanno la scuola.
Nel progettare il miglioramento gli insegnanti devono fare buon uso della valutazione non solo nel
senso tradizionale, ma anche come valutazione al proprio lavoro. tenere conto di quello che
accade mentre si impara.
5.2 I problemi delle persone: la costruzione dell'identità
La costruzione dell'identità Appare oggi come l'obiettivo complesso da conseguire, perché
l'identità non è più una trama fissa attorno a cui si sviluppano relazioni a canali ma una continua
mediazione con l'altro da sé che è sempre più difficile definire in termini di “ normalità”, in un
mondo dove il concetto di normalità diventa sempre più alterato. questa identità complessa, che
è piuttosto una ricerca d'identità, ha un carattere relazionale, in quanto il soggetto si costituisce in
po' blando le relazioni ed è per questo che è per finirla si è coniato il termine di identità meticcia
(può funzionare come collegamento tra il qui e l'altrove). la cultura generata dal mescolamento
fra le culture non è un valore in sè ma solo se genera una sintesi tra identità e differenza,
ridefinendo e trasformando l'identità iniziale.
Gli adulti spesso faticano ad accettare la logica escludente propria di molti giovani, che
non accettano le regole della società è solo nella appartenenza ad un gruppo riescono a costruire
un'identità. L'esperienza di appartenere ad un gruppo o a una rete solidale è contagiosa, e chi sa
cooperare all'interno del gruppo tenderà a riprodurre lo stesso atteggiamento anche con persone
esterne al gruppo, e si aspetterà di essere ricambiato, in quanto ha fiducia nel fatto che dalla
collaborazione ciascuno ricaverà dei benefici. questa fiducia promuove l’idea di cittadinanza
comune.
Oggi l'educazione è un termine essenzialmente ambiguo o meglio che richiede di realizzare
un equilibrio verbale fra coppie di opposti: insegnamento/apprendimento, processi/contenuti,
micro/macro, significato/strutture, debole/forte, formale/non formale. questa realtà proiet
formiche opera a più livelli va approcciata da molteplici punti di vista, in quanto diviene sempre
più chiaro che la socializzazione legata non solo l'educazione formale ma alle emozioni, al giudizio
dei pari, alla motivazione e alla partecipazione attiva. Gli studiosi parlano di unlimited schools per
indicare la molteplicità delle forme di conoscenza ed è forse questo il futuro che ci attende, un
futuro in cui la relazione fra chi insegna e chi apprende diventa sempre più sfumata è sempre più
complessa.

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