Sei sulla pagina 1di 2

Quintiliano nacque a Calagurris, in Spagna, e si traferì giovane a Roma dove nel

68 d.C. cominciò l’attività di maestro di retorica. Ebbe vasto successo come


insegnante e gli venne affidata da Vespasiano la PRIMA CATTEDRA STATALE
con uno stipendio annuo di 100.000 sesterzi. In seguito divenne educatore dei
nipoti di Domiziano.
E’ andato perduto un trattato, De causis corruptae eloquentiae, e due libri De
arte rhetorica, dispense che gli allievi di Quintiliano trassero dalle sue lezioni e
pubblicarono contro la volontà del maestro. Si è invece conservata l’opera più
importante di Quintiliano, la Institutio Oratoria in 12 libri e due raccolte di
declamazioni (19 maiores e 145 minores)
1) I rimedi alla corruzione dell’eloquenza
Il problema della corruzione dell’eloquenza investiva contemporaneamente
questioni morali e di gusto letterario: il primo aspetto era particolarmente
evidente nel diffuso malcostume della delazione, che spesso asserviva
l’eloquenza a fini di ricatto materiale e morale; inoltre, a quanto pare, nelle
scuole erano abbastanza diffuse figure di insegnanti corrotti e a loro volta
corruttori della moralità degli allievi. Un secondo risvolto del problema era
quello relativo alle scelte letterarie, perché nelle virtù e nei vizi dello stile
taluni vedevano l’espressione di virtù e vizi del carattere.
Quintiliano vede in termini moralistici il problema della degenerazione
dell’eloquenza, e ne addita le cause nella generale degradazione dei
costumi; la corruzione dell’oratoria ha ai suoi occhi anche cause “tecniche”,
che egli ravvisa nel decadimento delle scuole e nella vacuità delle
declamazioni retoriche. L’Institutio oratoria delinea pertanto un programma
di formazione culturale e morale, che il futuro oratore deve seguire
scrupolosamente dall’infanzia fino all’ingresso nella vita pubblica
E’ dedicata a Vitorio Marcello e preceduta da una lettera a Trifone, l’editore
che deve curarne la diffusione; si compone di 12 libri.
1-2: trattano dell’insegnamento elementare e retorico, discutendo dei
doveri degli insegnanti
3-9: si parla della retorica in termini tecnici
10: facilitas, disinvoltura nell’espressione e dimostra come la cultura
letteraria latina regga il confronto con quella greca
11: tecniche di memorizzazione
12: requisiti culturali e morali che si richiedono all’oratore, e dei rapporti
che devono intercorrere tra questo ed il principe.
Scopo dichiarato di Quintiliano fu quello di riprendere l’eredità di Cicerone,
e più intimamente l’esigenza di ritrovare una saldezza dei costumi.
Quintiliano nel libro 8 si scaglia veementemente contro le “sententiae”
senecane, diventate un artificio per rendere vivace il discorso. Oggetto della
polemica? Queste piccole sentenze spezzano il discorso rendendolo
discontinuo ed imprevedibile, generando così uno stile sconnesso e
spezzettato come quello di Seneca.
Così la polemica di Quintiliano contro Seneca e il Nuovo Stile rappresentava
lo scontro tra l’esigenza del DOCERE e quella del MOVERE.
2. Il programma educativo di Quintiliano
Il tipo di oratore ideale che Quintiliano delinea si avvicina a quello ciceroniano
per la vastità della formazione culturale richiesta; ma in questa formazione
generale, la filosofia sembra aver perduto terreno rispetto alla retorica e alla
cultura letteraria di cui Quintiliano rivendica il primato.
Modello ciceroniano = giusto compromesso tra asciuttezza e ampollosità
A ciò Quintiliano aggiunge il mancato utilizzo dell’eccesso, dell’ostentazione
espressiva, e l’equilibrio totale nella scelta dei modelli cui adeguare il discorso.
3. L’oratore ed il principe
Nel 12 ed ultimo libro Quintiliano accenna ai rapporti fra oratore e principe.
Alcuni hanno attribuito a Quintiliano l’ideale dell’oratore come funzionario
subalterno che si serve della tecnica oratoria che detiene per trasmettere al
proprio uditorio le direttive dell’imperatore. Più probabilmente però si
schierava fra quegli intellettuali che accettavano il principato come una
necessità: l’oratore quintilianeo non pone in discussione il regime, ma le doti
morali che deve possedere sono utili, prima che al principe, alla società in
generale.
Quintiliano cerca di attuare una missione civile aliena TANTO DAL RIBELLISMO
STERILE QUANTO DEL SERVILISMO AVVILENTE.

Potrebbero piacerti anche