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RIVISTA STORICA ITALIANA

ANNO CXXVI - FASCICOLO I


Il 12 agosto si è spento Emilio Gabba, per oltre un cinquantennio
collaboratore della “Rivista storica italiana” che ha diretto dal 1995 al
2004. La sua figura di eminente studioso italiano ed europeo, alla quale
sono già stati dedicati un “Quaderno” della Rivista ed un numero in
onore, sarà ricordata in uno dei prossimi fascicoli.

SOMMARIO

VOL. CXXVI - FASC. I - APRILE 2014

Guillaume Alonge, Ludovico di Canossa, l’evangelismo francese e la


riforma gibertina....................................................................................... » 5
Jean-Louis Quantin, Histoire, théologie, politique à la fin du XVIIe siè-
cle: Rome, la France et la triple condamnation du P. Alexandre ........ » 55

STUDI E RICERCHE
Alessandro Cont, L’uomo di corte italiano: identità e comportamenti
nobiliari tra XVII e XVIII secolo.......................................................... » 94
Luca Lo Basso, «Marte e il piccolo principe». Giovanni Antonio Sauli e
Onorato II di Monaco tra guerra navale e commercio di opere d’arte » 120
Gaetano La Nave, Un’eredità imperiale nel Mediterraneo della Guerra
fredda. La crisi di Gibilterra dalla «Dichiarazione Castiella» al refe-
rendum (1965-1967).................................................................................. » 142

NOTE
Giovanni Romeo, L’Inquisizione romana e l’Italia nei più recenti sviluppi
storiografici ................................................................................................ » 186

RECENSIONI
P. Desideri, Saggi su Plutarco e la sua fortuna, raccolti a cura di Angelo
Casanova (Ph. A. Stadter) ....................................................................... » 205
G. Arena, Il farmaco e l’unguento. La produzione di Priene fra Elleni-
smo e Impero (G. Squillace).................................................................... » 209
Costantino prima e dopo Costantino/Constantine before and after Con-
stantine, a cura di Giorgio Bonamente, Noel Lenski, Rita Lizzi Te-
sta (A. Pellizzari) ...................................................................................... » 212
P. Porena, L’insediamento degli Ostrogoti in Italia (P. Tedesco)............... » 221
U. Roberto, Roma capta. Il sacco della città dai Goti ai lanzichenecchi
(A. Marcone)............................................................................................. » 229
‘Almum Studium Papiense’. Storia dell’Università di Pavia, vol. I, Dalle
origini all’età spagnola, tomo 1, Origini e fondazione dello ‘Studium
generale’, a cura di Dario Mantovani (G. Guderzo) ............................ » 232
T. Plebani, Un secolo di sentimenti. Amori e conflitti generazionali nella
Venezia del Settecento (R. Loretelli)....................................................... » 245
Illuminismo e protestantesimo, a cura di Giuliana Cantarutti e Stefano Fer-
rari (E. Salerno) ........................................................................................ » 255
P. Briant, Alexandre des lumières. Fragments d’histoire européenne (A.
Marcone).................................................................................................... » 266
M. García-Arenal - G. Wiegers, Un hombre en tres mundos: Samuel
Pallache, un judío marroquí en la Europa protestante y en la católica
(M.A. Visceglia)......................................................................................... » 270
Avventure dell’obbedienza nella Compagnia di Gesù. Teoria e prassi fra
XVI e XIX secolo, a cura di F. Alfieri e C. Ferlan (P. Giovannucci) » 279
U.J. Seetzen, Tagebuch des Aufenthals in Konstantinopel und des Reise
nach Aleppo 1802-1803; U.J. Seetzen, Tagebuch des Aufenthalts in
Aleppo 1803-1805 (G. Bonacina)............................................................. » 288
L’Istituto celebra i 150 anni dell’Unità d’Italia, «Annali dell’Istituto ita-
liano per gli studi storici», XXVI, 2011; L’Istituto Italiano per gli studi
storici dal 1997 al 2012, a cura di Marta Herling (G. Busino) ........... » 304

LIBRI RICEVUTI .......................................................................................... » 309

SUMMARY ...................................................................................................... » 313

In copertina: G.M. Giberti, Constitutiones, Veronae, apud Antonium Putelli, 1542.


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poli.
STUDI E RICERCHE

L’UOMO DI CORTE ITALIANO:


IDENTITÀ E COMPORTAMENTI NOBILIARI
TRA XVII E XVIII SECOLO

Il principe François-Louis de Bourbon-Conti, la domenica del 27


maggio 1685, sta passeggiando per Monaco di Baviera diretto alla re-
sidenza dell’elettore, quando s’imbatte nel conte Carlo Maria Vialardi,
l’inviato del duca di Mantova. L’ha conosciuto pochi giorni prima,
durante una gita in bucintoro sul lago di Starnberg. Conti prende «per
mano» Vialardi e, proseguendo con lui, lo esorta ad andare «un poco
a veder Pariggi in tempo che egli vi fosse stato», perché lo «havrebbe
condotto dapertutto, e fatto vedere le cose più rimarcabili»1.

L’autore ringrazia sentitamente Paola Bianchi, Umberta Boetti de Villanis, An-


drea Bolognesi, Luciana Bonilauri, Jean Boutier, Giuseppe e Alberto Calvi di Coenzo,
Alberta Cardinali, Tommaso di Carpegna Falconieri, Franco Fiorino, Maurizio Gon-
zaga di Vescovato, Danilo Naretto, Blythe Alice Raviola, Beatrice Paolozzi Strozzi,
Laura Tos e Andrea Zonato.
Abbreviazioni: AFFB = Archivio Famiglia Falletti di Barolo e famiglie collegate;
AG = Archivio Gonzaga; ASE = Archivio segreto estense; ASFi = Archivio di Stato
di Firenze; ASMn = Archivio di Stato di Mantova; ASMo = Archivio di Stato di
Modena; ASOB = Archivio Storico dell’Opera Barolo, Torino; ASP = Archivio di
Stato di Parma; ASRE = Archivio di Stato di Reggio Emilia; AST = Archivio di
Stato di Torino.
1
ASMn, AG, ser. F.II.7, b. 2335, Carlo Maria Vialardi al fratello Romualdo, Mo-
naco 1.VI.1685. Per la «conversatione» di Starnberg cfr. ivi, Carlo Maria Vialardi a
Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers, Monaco 25.V.1685 (due lettere). Il principe
François-Louis de Bourbon-Conti detto Le Grand Conti (1664-1709), nipote del
Grand Condé, è apprezzato dai contemporanei per la sua sagacia, per la sua socie-
volezza e per quel valore militare che dispiega in special modo durante la Guerra
della Grande Alleanza sul fronte francese (1688-1694). Figura meno nota, il conte
Carlo Maria Vialardi († 1715) serve dapprima nell’armata imperiale, per poi affer-
marsi alle dipendenze del sovrano di Mantova, suo principe naturale, quale inviato
l’uomo di corte italiano 95

L’amichevole colloquio pone il giovane prince du sang a contatto


con un influente uomo di corte italiano, alimentando anche per suo
tramite i rapporti che lo legano al multiforme e scalpitante universo
della società dei sovrani della Penisola2. Anche se Carlo Maria Via-
lardi è formalmente a Monaco incaricato diplomatico di un singolo
monarca, Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers, tuttavia, in un certo
modo, egli rappresenta idealmente l’intero insieme di stati regionali
che costellano l’Italia centro-settentrionale e che si identificano nelle
rispettive case regnanti. Queste dinastie sovrane sono i Savoia in Pie-
monte, i Gonzaga a Mantova e in Monferrato, i Farnese a Parma e
Piacenza, gli Estensi a Modena e Reggio, i Medici in Toscana3.
Pur subendo i condizionamenti originati dai loro specifici carat-
teri e dalle loro reciproche rivalità, è infatti indubitabile che gli stati
dinastico-feudali di media grandezza, posti tra le Alpi e gli Appen-
nini, formino dalla metà del XVI secolo ai primi decenni del XVIII
un complesso dinastico-territoriale in cui l’operare delle élites nobi-
liari promuove scambi e interazioni costanti sul piano sociale, istitu-
zionale, culturale. Il teatro delle corti principesche si rivela in tal senso
il luogo deputato per quanti ambiscano manifestare ai principi la loro
«grandeur de respect, de fidélité, et de zèle»4. Le corti con i ministri
che vi servono il monarca mirano a imporsi quali centri di governo,

ducale presso le corti di Vienna, Monaco, Dresda e Parma, segretario di Stato e in-
fine ministro e consigliere di Stato.
2
Tra l’altro, Conti è cugino di Francesco II d’Este, duca di Modena e Reggio,
in quanto le rispettive madri Anna Maria e Laura Martinozzi sono tra loro sorelle.
Diverse lettres de compliments di François-Louis ai parenti modenesi Rinaldo, Fran-
cesco II e Cesare Ignazio d’Este, inviate dal 1674 al 1703, si trovano in ASMo, ASE,
Cancelleria, Sezione estero, Carteggi con principi esteri, Fuori Italia, Francia, b.
1565/10.
3
Cfr. G. Galasso, L’Italia una e diversa nel sistema degli stati europei (1450-
1750), nel volume dello stesso autore e di L. Mascilli Migliorini, L’Italia moderna
e l’unità nazionale, Torino, UTET, 1998, pp. 1-492; A. Spagnoletti, Le dinastie ita-
liane nella prima età moderna, Bologna, Il Mulino, 2003; B.A. Raviola, L’Europa
dei piccoli stati: dalla prima età moderna al declino dell’Antico Regime, Roma, Ca-
rocci, 2008. Si aggiungano i volumi Il Piemonte come eccezione? Riflessioni sulla «Pied-
montese exception», a cura di P. Bianchi, Torino, Centro Studi Piemontesi, 2008; Eli-
sabetta Farnese principessa di Parma e regina di Spagna: atti del Convegno interna-
zionale di studi: Parma, 2-4 ottobre 2008, a cura di G. Fragnito, Roma, Viella, 2009;
La corte estense nel primo Seicento: diplomazia e mecenatismo artistico, a cura di E.
Fumagalli e G. Signorotto, Roma, Viella, 2012.
4
AST, Corte, Materie politiche per rapporto all’interno, Lettere di particolari, P,
m. 65, Giacinto Antonio Ottavio Provana di Druent a Vittorio Amedeo II di Savoia,
Torino 22.X.1713.
96 alessandro cont

mentre l’etichetta e gli spettacoli curiali celebrano il credito della casa


regnante e le «sublimi prerogative del grande animo» del sovrano5.
Inoltre, le cariche e i benefici conferiti dallo stesso principe, ovvero
un suo «quelque regard favorable», rappresentano fonti di onore e di
utile per aristocrazie che sono riottose di loro natura e che non sem-
pre sono di agevole definizione giuridica6.
Le corti assolvono a un compito considerevole nel formare una
società nobiliare italiana e una «Italia regnante» che si nutre della cir-
colazione di uomini, di idee e di esperienze. Concorrono in tale di-
rezione sia le tradizionali dipendenze familiari di vassallaggio e servi-
zio presso sovrani tra loro diversi, inoltre «los nuevos vinculos de pa-
rentesco» intrecciati dalle casate sovrane e così pure le tattiche della
politica italiana adottate dalle potenze di Spagna, Francia, Austria e,
dal tardo Seicento, d’Inghilterra7.
Dagli anni settanta del secolo XX la corte in Europa è stata fatta
oggetto di un’attenzione crescente in campo storiografico, stimolata
da approcci metodologici relativi alla storia della civilizzazione, della
letteratura, della diplomazia, dei rituali, del ruolo delle donne e della
committenza artistica. La mole di studi centrati su questo importante
fenomeno dell’età moderna ha ormai raggiunto dimensioni imponenti8.
In particolare, le ricerche sulle corti italiane hanno spesso potuto in-
quadrarsi nella cornice d’iniziative internazionali facenti capo al Cen-

5
Per le parole riportate: ASP, Carteggio Farnesiano e Borbonico Estero, Spagna,
b. 132, fasc. 1723, s.n., Antonio del Giudice duca di Giovinazzo e principe di Cel-
lamare, a Francesco Farnese, Madrid 27.IX.1723.
6
La citazione è tratta da AST, Corte, Materie politiche per rapporto all’interno,
Lettere di particolari, V, m. 7, Carlo Francesco Valperga di Masino a Vittorio Ame-
deo II di Savoia, Milano 14.VI.1701.
7
L’espressione citata proviene da ASP, Carteggio Farnesiano e Borbonico Estero,
Spagna, b. 132, fasc. 1714, c. 16v, Filippo V di Spagna alla suocera Dorotea Sofia di
Neuburg duchessa di Parma, Madrid 8.X.1714. Peraltro, va rimarcato, il ducato di
Savoia (dal 1713 regno di Sicilia e dal 1720 regno di Sardegna), i ducati padani di
Parma, di Mantova e di Modena, nonché il granducato di Toscana costituiscono pur
sempre gli anelli di una rete di stati e di case regnanti tra loro imparentate ben più
vasta, che include anche il principato (dal 1664 ducato) in possesso dei Cybo Mala-
spina a Massa, il ducato di Mirandola governato dalla famiglia Pico sino al 1708, il
ducato della linea dei Gonzaga di Guastalla, nonché i principati di Bozzolo e di Ca-
stiglione retti, fino al 1708, da altri due rami cadetti dei Gonzaga.
8
Fra i contributi più recenti, utili per valutare lo stato dell’arte e per offrire
spunti comparativi a livello europeo, cfr. J. Duindam, Vienna e Versailles, 1550-1780:
le corti di due grandi dinastie rivali, trad. di Marta Monterisi, Roma, Donzelli, 2004
(ed. orig. Cambridge, Cambridge University Press, 2003); P. Merlin, Nelle stanze
del re: vita e politica nelle corti europee tra XV e XVIII secolo, Roma, Salerno, 2010.
l’uomo di corte italiano 97

tro studi «Europa delle Corti» di Firenze, all’Istituto Universitario


“La Corte en Europa” della Universidad Autónoma de Madrid e al
Centro Studi della Reggia di Venaria9.
Nel contempo e in certi casi di concerto, stimolata dalle scienze
sociali e, con gli anni novanta, dal ritorno della storia politica, si è
sviluppata anche un’espansione delle indagini focalizzate su mentalità,
funzioni, costumi dei ceti dirigenti europei e italiani in epoca mo-
derna. La dottrina dell’onore e la pratica del duello, la formazione eli-
taria impartita in collegi, accademie, paggerie e durante il grand tour,
le modalità di riconoscimento giuridico della nobiltà nonché la posi-
zione dei gentiluomini rispetto agli apparati e ai linguaggi burocra-
tico-amministrativi, diplomatici e militari, hanno definito alcune delle
principali direttrici d’indagine concernenti la dialettica tra aristocrazie
e sovrani italiani10.

9
Per ricordare solo alcune tra le opere recenti più significative, cfr. G. Guer-
zoni, Le corti estensi e la devoluzione di Ferrara del 1598, prefazione di M. Cattini
e M.A. Romani, Modena, Archivio storico, Assessorato alla cultura e beni culturali,
2000; Vivere a Pitti: una reggia dai Medici ai Savoia, a cura di S. Bertelli e R. Pa-
sta, Firenze, L.S. Olschki, 2003; L’affermarsi della corte sabauda: dinastie, poteri, éli-
tes in Piemonte e Savoia fra tardo medioevo e prima età moderna, a cura di P. Bian-
chi e L.C. Gentile, Torino, Zamorani, 2006; Le donne Medici nel sistema europeo
delle corti: XVI-XVIII secolo: atti del Convegno internazionale, Firenze-San Dome-
nico di Fiesole, 6-8 ottobre 2005, a cura di G. Calvi e R. Spinelli, 2 v., Firenze, Po-
listampa, 2008; The politics of space: European courts: ca. 1500-1750, a cura di M.
Fantoni et alii, Roma, Bulzoni, 2009; Centros de poder italianos en la Monarquía Hi-
spánica (Siglos XV-XVIII), a cura di J. Martinez Millan e M. Rivero Rodriguez, 3
v., Madrid, Ediciones Polifemo, 2010; Le strategie dell’apparenza: cerimoniali, politica
e società alla corte dei Savoia in età moderna, a cura di P. Bianchi e A. Merlotti, To-
rino, Zamorani, 2010; La caccia nello Stato sabaudo, a cura di P. Bianchi e P. Passe-
rin d’Entrèves, I: Caccia e cultura (secc. XVI-XVIII), Torino, Zamorani, 2010; La
corte e lo spazio: trent’anni dopo, a cura di M. Fantoni, Roma, Bulzoni, 2012; La
Corte en Europa: Política y Religión (Siglos XVI-XVIII), a cura di J. Martínez Mil-
lan, M. Rivero Rodríguez e G. Versteegen, 3 v., Madrid, Polifemo, 2012; The Court
in Europe, a cura di M. Fantoni, Roma, Bulzoni, 2012; Le tavole di corte tra Cin-
quecento e Settecento, a cura di A. Merlotti, Roma, Bulzoni, 2013.
10
Nell’impossibilità di rendere conto di tutti i contributi, ci si limita a una se-
lezione con particolare riguardo ai testi usciti negli ultimi anni che si occupano più
diffusamente dei contesti degli stati dinastici italiani: C. Donati, L’idea di nobiltà in
Italia: secoli XIV-XVIII, Roma-Bari, Laterza, 1988; A. Spagnoletti, Stato, aristo-
crazie e Ordine di Malta nell’Italia moderna, Roma, École française de Rome, Bari,
Università degli studi, 1988; D. Frigo, Principe, ambasciatori e Jus Gentium: l’am-
ministrazione della politica estera nel Piemonte del Settecento, Roma, Bulzoni, 1991;
F. Angiolini, I cavalieri e il principe: l’Ordine di Santo Stefano e la società toscana
in età moderna, Firenze, Edifir, 1996; A. Merlotti, L’enigma delle nobiltà: stato e
ceti dirigenti nel Piemonte del Settecento, Firenze, Olschki, 2000; R. Sabbadini, La
98 alessandro cont

Aree quali la piemontese e la toscana, tuttavia, sono state interes-


sate dagli studi più di altre, sebbene abbiano visto la luce anche pre-
gevoli contributi di pertinenza parmense, mantovano-monferrina e mo-
denese. In realtà, solo di recente si è evidenziato un più marcato coin-
volgimento da parte degli studiosi intorno alle vicende italiane com-
prese tra la fine del Seicento e il primo Settecento. Un periodo di
transizione, questo a cavaliere dei due secoli, che in precedenza era
indagato specialmente alla luce della straordinaria emancipazione e
ascesa politico-militare dello Stato sabaudo sotto Vittorio Amedeo II
(1675-1730). Di contro, rimaneva per lo più trascurato nella storio-
grafia il ‘declinare’ di pur cospicue case regnanti italiane quali i Gon-
zaga-Nevers, i Farnese e i Medici, uscite dalla scena della sovranità
rispettivamente nel 1708, nel 1731 e nel 1737.
L’intento che si prefigge questo saggio è dunque di analizzare in
alcuni dei suoi molteplici aspetti l’interazione tra esponenti della no-
biltà, i «cavalieri», e le corti dei principi d’Italia in tale fase tempo-
rale connotata politicamente dal crepuscolo dell’egemonia spagnola,
dalla parabola della potenza francese e dall’avvento della Großmacht
austriaca11.
Nelle pagine che seguono si cercherà di enucleare una serie di
punti che possono delineare almeno parzialmente la figura e lo stile
comportamentale dell’«huomo di corte» in un tempo di assolutismo
monarchico, di secolarizzazione della cultura e delle relazioni politi-
che, ma altresì di ripresa pastorale nel papato e nell’episcopato di fede

grazia e l’onore: principe, nobiltà e ordine sociale nei ducati farnesiani, Roma, Bul-
zoni, 2001; B.A. Raviola, Il Monferrato gonzaghesco: istituzioni ed élites di un mi-
cro-stato (1536-1708), Firenze, Olschki, 2003; F. Angiolini - J. Boutier, Noblesses
de capitales, noblesses périphériques: les dynamiques des élites urbaines dans le grand-
duché de Toscane (XVIe-XVIIIe siècles), in Le nobiltà delle città capitali, a cura di
M. Boiteux et alii, Roma, Università degli studi Roma Tre-Croma, 2009, pp. 51-75;
A. Bianchi, Al servizio del principe: diplomazia e corte nel ducato di Mantova 1665-
1708, Milano, Unicopli, 2012; P. Bianchi, Sotto diverse bandiere: l’internazionale mi-
litare nello Stato sabaudo d’antico regime, Milano, Angeli, 2012. Si vedano anche i
bilanci di M.A. Visceglia, Claudio Donati storico della nobiltà, in «Società e Sto-
ria», 129, luglio-settembre 2010, pp. 563-583; D. Frigo, Politica e diplomazia: i sen-
tieri della storiografia italiana, in Sulla diplomazia in età moderna: politica, economia,
religione, a cura di R. Sabbatini e P. Volpini, Milano, Angeli, 2011, pp. 35-59.
11
Sul miglioramento della posizione politico-militare dell’imperatore Giuseppe I
grazie alla sua presa di possesso del ducato di Mantova durante la Guerra di Suc-
cessione Spagnola (1707) si esprime anche il bibliotecario cesareo Giovanni Benedetto
Gentilotti, in un Parere inviato ad anonimo intorno al 1708. Cfr. Archivio Storico
della Casa Natale «A. Rosmini» di Rovereto, Archivio della famiglia Gentilotti, fasc.
4.3.1.
l’uomo di corte italiano 99

romana, dopo la fine del progetto di un’«Europa cattolica» fondata


sull’alleanza della Chiesa con la casa d’Austria12.
Grazie all’ausilio di carteggi conservati negli archivi della Penisola,
ci si soffermerà su una concatenazione di ragioni ideali e concrete, su
meccanismi istituzionali e comportamenti individuali con i quali i ca-
valieri d’antica, recente o nuova nobiltà sono stati indotti a frequentare
una o più corti di sovrani, beneficiando o subendo la gerarchizzazione
sociale, la precarietà del potere politico, la dispendiosità imposta loro
dall’etichetta e dai ruoli curiali. Si cercherà così di comprendere più ap-
profonditamente l’habitus mentale dell’uomo di corte italiano, le ambi-
zioni da lui carezzate e le coercizioni che egli ha provato nella vita di
tutti i giorni tra la fine del XVII e l’inizio XVIII secolo.

1. Gli obblighi della nascita


Combattuto tra partiti e intrighi di una corte gonzaghesca sem-
pre più debole sul piano internazionale, nel 1690 il ministro di Stato
mantovano Romualdo Vialardi confida al residente ducale in Milano,
il francescano Ferdinando Carlo Orsati, di non sapere «come s’hab-
bia d’haver diffidenza con me, che non sono, né fracese [!], né spa-
gnolo, ma italiano»13.
Dichiarandosi «italiano», il conte Romualdo ribadisce, strumen-
talmente per l’autoconservazione politica, il proprio radicamento in
una compagine territoriale di principati e repubbliche che ha trovato
un equilibrio nei suoi essenziali lineamenti geopolitici e istituzionali
dopo le Guerre d’Italia e con l’affermarsi della supremazia spagnola14.

12
Cfr. G. Signorotto, Dall’Europa cattolica alla «crisi della coscienza europea», in
Religione cultura e politica nell’Europa dell’età moderna: studi offerti a Mario Rosa da-
gli amici, a cura di C. Ossola et alii, Firenze, Olschki, 2003, pp. 231-249; S. Andretta,
L’arte della prudenza: teorie e prassi della diplomazia nell’Italia del XVI e XVII secolo,
Roma, Biblink, 2006; G. Signorotto, Il declino dell’Europa cattolica e il cammino della
modernità, in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 1, 2011, pp. 5-38.
13
ASMn, AG, ser. F.II.8, b. 2817, fasc. VIII, c. 39r, da Mantova 16.IX.1690.
14
Cfr. A. Musi, Stato e relazioni internazionali nell’Italia spagnola, in Origini
dello Stato: processi di formazione statale in Italia fra medioevo ed età moderna, a
cura di G. Chittolini et alii, Bologna, Il Mulino, 1994, pp. 133-143; Spagnoletti, Le
dinastie italiane, cit., pp. 13-90; Andretta, L’arte della prudenza, cit., p. 45. È inte-
ressante ASMn, AG, ser. E.XXI.3, b. 791, fasc. 1667: diversi, Giovanni Paolo della
Chiesa a Francesco Tinti, Genova 27.VIII.1667. Inoltre, cfr. ASMo, ASE, Cancelle-
ria, Sezione estero, Carteggio ambasciatori, Italia, Firenze, b. 74, fasc. 12, Giovanni
Giuseppe Cremona a Rinaldo d’Este, Firenze 6.VII.1728.
100 alessandro cont

Sul piano più propriamente culturale, però, una sorta d’identità no-
biliare italiana probabilmente si fortifica anche nella temperie umani-
stico-cavalleresca e cattolico-romana nonché nelle amicizie intracetuali
che la classe dirigente coltiva nell’ambito dei collegi, delle accademie
e delle paggerie dell’Italia centro-settentrionale15.
L’umanità che interagisce e si dibatte nelle corti dei principi ba-
rocchi della Penisola, soggetta a norme disciplinanti e alle meccaniche
informali del potere, manifesta ed enfatizza questi caratteri e occasio-
nalmente li esaspera. Nondimeno, l’incombenza di una volontà sovrana
che è regolatrice delle gerarchie, o per contro la constatazione del suo
parziale fallimento tra carenze istituzionali e rilassatezze ‘morali’, non
crea una convergenza unanime delle nobiltà verso le regge italiane.
La corte è senz’altro inospitale per quei feudatari castellani, quale il
friulano «in ogni cont e pur e sclet» Ermes Colloredo, che non tolle-
rano limitazioni alla loro libertà di autogestione16. In altro ambiente,
quello urbano e patrizio di Bologna, è invece il professore d’onore conte
Guido Pepoli a non comprendere come mai «un cavagliero… di gran

15
In merito a collegi, accademie e paggerie italiani cfr. G.P. Brizzi, La formazione
della classe dirigente nel Sei-Settecento: i seminaria nobilium nell’Italia centro-setten-
trionale, Il Mulino, Bologna, 1976; J. Boutier, L’«Accademia dei Nobili» di Firenze:
sociabilità ed educazione dei giovani nobili negli anni di Cosimo III, in La Toscana
nell’età di Cosimo III: atti del convegno, Pisa-San Domenico di Fiesole (FI), 4-5 giu-
gno 1990, a cura di F. Angiolini et alii, Firenze, Edifir, 1993, pp. 205-224; M. Turrini,
Il ‘giovin signore’ in collegio: i gesuiti e l’educazione della nobiltà nelle consuetudini del
collegio ducale di Parma, Bologna, CLUEB, 2006; P. Bianchi, Una palestra di arti ca-
valleresche e di politica: presenze austro-tedesche all’Accademia Reale di Torino nel Set-
tecento, in Le corti come luogo di comunicazione: gli Asburgo e l’Italia (secoli XVI-
XIX)/Höfe als Orte der Kommunikation: die Habsburger und Italien (16. bis 19.
Jahrhundert), a cura di M. Bellabarba e J.P. Niederkorn, Bologna, Il Mulino, Berlin,
Duncker & Humblot, 2010, pp. 135-153; A. Cont, Servizio al principe ed educazione
cavalleresca: i paggi nelle corti italiane del Seicento, Parte prima, in «Studi secenteschi»,
52, 2011, pp. 211-256; Parte seconda, in «Studi secenteschi», 53, 2012, pp. 141-180; Il
collegio dei nobili di Parma: la formazione della classe dirigente (secoli XVII-XIX), a
cura di A. Mora, Parma, MUP, 2013; A. Cont, Educare alla e attraverso l’amicizia:
precettori e governatori nella società nobiliare italiana del Seicento, in Itinerari del sa-
pere: figure e modelli di precettori nell’Europa moderna (secoli XV-XIX), Atti del con-
vegno di studi, Scuola Normale Superiore di Pisa, «Annali di storia dell’educazione e
delle istituzioni scolastiche», n. monogr., 2013, pp. 83-103. Sulla coiné culturale in senso
lato scaturita dalla civiltà delle corti rinascimentali italiane si vedano i numerosi studi
di Amedeo Quondam, fra cui segnalo A. Quondam, Tutti i colori del nero: moda e
cultura del gentiluomo nel Rinascimento, Costabissara, Colla, 2007.
16
Cfr. G. Benzoni, Colloredo, Ermes, in Dizionario Biografico degli Italiani,
XXVII, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1982, http://www.treccani.it/enci-
clopedia/ermes-colloredo_(Dizionario-Biografico)/
l’uomo di corte italiano 101

condizione, e ricchezza» voglia «imbarcarsi nel mar della corte, et az-


zardare la riputatione, e la vita» potendole «sicuramente godere nella pro-
pria casa»17. Una fuga clamorosa, poi, costituisce la risorsa estrema: quando
la rinuncia al servizio diretto del monarca serve per abbandonarsi a «rin-
freschi, ridotti etc.… vivendo sregolatamente», secondo la ricetta testata
dal conte reggiano-modenese Ernesto Sessi di Rolo, oppure dipende da
una superiore vocazione religiosa, come nel caso del paggio granducale
di Toscana e quindi frate cappuccino Domenico Bentivoglio18.
Anelito alla tranquillità che non si «piglia fastidio del’avenire», ir-
requietezza d’indole, fierezza di classe, scrupoli morali o topoi lette-
rari non vietano però ad altri, innumerevoli cavalieri di «ben, e fe-
delmente esercire il carico» nelle corti dei principi19. Trattandosi anzi
di un dovere imprescindibile e non delegabile della nascita e una qua-
lificazione del rango, nel 1659 il conte friulano-fiorentino Fabio Col-
loredo attesta di non voler allontanarsi dal tracciato dei suoi avi e per-
tanto di aspirare a «continuare sempre con qualcheduno della sua casa
nel attual servizio» del granduca Ferdinando II de’ Medici20.
Al di là del valore etico riconosciuto a una tradizione familiare
che va perpetuata, nonché agli indubbi vantaggi personali e familiari
dello stare vicini al regnante, un incentivo di rilievo alla frequenta-
zione della corte proviene anche dalla comune aderenza di sovrani e
gentiluomini d’antica nobiltà all’universo della cultura militare-caval-
leresca21. Infatti sia i monarchi, sia gli aristocratici di solido blasone
condividono etica e comportamenti che attengono alla scienza cinque-
secentesca dell’onore e che possono in parte convivere con le istanze

17
ASMn, Archivio Arrigoni, b. 33, fasc. 3, Guido Pepoli a Pompeo Arrigoni,
Bologna 4.VII.1685.
18
Cfr. rispettivamente ASMo, ASE, Cancelleria, Raccolte e miscellanee, Carteggi
e documenti di particolari, b. 1313, Orazio Sessi di Rolo a Francesco II d’Este, s.l.
28.X.1689; Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Ms. Gal. 162, cc. 86-87r, Bruto
Annibaldi della Molara a Vincenzo Viviani, Firenze 9.IV.1663.
19
Per le citazioni cfr. rispettivamente Archivio Roero di Guarene, Lettere di
Traiano Andrea Roero della Vezza, s.n., alla moglie Lucrezia Delfina nata Tana, Alba
16.X… (inizio sec. XVIII); AST, Corte, Real casa, Cerimoniale, Cariche di corte, m.
1, n. 12, Atto del giuramento prestato nelle mani di Vittorio Amedeo II di Savoia
da Amedeo Alfonso dal Pozzo marchese di Voghera per la carica di «gran veneur, o
sia gran cacciatore», Moncalieri 17.XI.1682.
20
Cfr. ASFi, Miscellanea Medicea, 33, ins. 3, c. 64r, Fabio Colloredo a Ferdi-
nando II de’ Medici, con rescritto del 10.IX.1659.
21
Cfr. ASRE, Archivio dell’Opera Pia Conservatorio della Concezione, Carte
della famiglia Scaruffi, Carteggio (1539-1727), m. 139/42-3, Alessandro Anguissola a
Rinaldo d’Este senior, Roma 2.III.1670.
102 alessandro cont

dell’assolutismo monarchico e di riforma burocratico-amministrativa


dello Stato22.
Per il duca Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers «spenderei mille
vite», proclama nel 1687 don Giuseppe Varano dei duchi di Came-
rino, capo di una decaduta stirpe signorile che reputa un privilegio
poter assistere il Serenissimo di Mantova come suo maggiordomo mag-
giore e ministro di Stato23. Emblematicamente, Varano è anche mem-
bro dell’ordine equestre mantovano del Redentore, ossia di una delle
milizie dinastiche italiane (le altre sono quelle dell’Annunziata, dei
Santi Maurizio e Lazzaro, di Santo Stefano e, dal 1699, il Costanti-
niano) ove si esprime con più nitidezza l’unione quasi mistica di prin-
cipi e nobiltà nel corpo cavalleresco24.
Una collocazione culturale del genere riveste spessore particolare al-
lorché il principe «naturale» del servitore nobile sieda a tutti gli effetti
al vertice di uno stato dinastico, come in Piemonte, dove la corte sa-
bauda, tra XVII e XVIII secolo, assume una connotazione sempre più
militare e diplomatica25. Nel 1684 Giacinto Antonio Ottavio Provana

22
Cfr. A. Cont, Ascanio Gonzaga di Vescovato (1654-1728): dalla spada al pa-
storale, parte I: La spada, in «Atti e Memorie», Accademia Nazionale Virgiliana di
Scienze Lettere ed Arti, Nuova serie, 75, 2007, p. 182 nota 221; Id., Servizio al prin-
cipe, cit., parte II, pp. 143-144.
23
Cfr. ASMn, AG, ser. F.II.8, b. 2816, fasc. IX, c. 45r, a Ferdinando Carlo Or-
sati, Mantova 15.XI.1687. In altra circostanza, commentando il banchetto che ha te-
nuto per il matrimonio del figlio, Varano si dichiara soddisfatto «d’essermi non dirò
distinto, ma segnalato, e d’aver fatto onore al grado, ch’io ho, di servitore dell’Altezza
Sua e soddisfatto alle parti della mia condizione». Cfr. ASMn, AG, ser. F.II.8, b. 2815,
fasc. I, c. 1bis r, a Ferdinando Carlo Orsati, Mantova 20.I.1685. Per le cariche rive-
stite a Mantova da Giuseppe Varano cfr. L.N. le Tonnelier de Breteuil, [Le prince
de Mantoue et sa cour] [1684], in «Le magasin de librairie», 12, 1860, p. 288; [P. Litta],
Ottoboni di Venezia; Varano di Camerino, Milano, Giulio Ferrario, 1834, tav. IV.
24
Cfr. C. Cottafavi, L’ordine cavalleresco del Redentore, Mantova, R. Accade-
mia Virgiliana, 1935; Angiolini, I cavalieri e il principe, cit.; P. Bianchi, La corte dei
Savoia: disciplinamento del servizio e delle fedeltà, in I Savoia: i secoli d’oro di una
dinastia europea, a cura di W. Barberis, Torino, Einaudi, 2007, pp. 139-140; Raviola,
Il Monferrato gonzaghesco, cit., pp. 408-413. Per una ricostruzione comparativa e di
lungo periodo è utile Cavalieri: dai Templari a Napoleone, a cura di A. Barbero e A.
Merlotti, Milano, Electa, 2009: ampio catalogo della mostra allestita presso la Reggia
di Venaria (28 novembre 2009-2 maggio 2010). Cfr. inoltre AST, Corte, Materie po-
litiche per rapporto all’interno, Lettere di particolari, D, m. 22, Giovanni Girolamo
D’Oria del Maro a Carlo Giuseppe Vittorio Carron di San Tommaso, Torino 21.II.1678;
T, m. 1, fasc. 1696-97: Tana (marchese) governatore e comandante generale in Savoia,
nn. 32 e 34, Carlo Giambattista Tana d’Entracque a Vittorio Amedeo II di Savoia e
a Carlo Giuseppe Vittorio Carron di San Tommaso, Chambéry 5.I.1697.
25
Cfr. Bianchi, La corte dei Savoia, cit., in partic. pp. 156-161.
l’uomo di corte italiano 103

conte di Druent, rampollo di una delle più illustri, potenti e facoltose


famiglie della feudalità piemontese, assicura con raffinata cortigianeria
di riverire il duca di Savoia come «un souverain qu’on ayme par incli-
nation, qu’on honnore par devoir, et pour le quel seul, je sacrifioiray
toujours avec plaisir ma vie, mon repos, et mes interests»26. Ancora più
significativo è il fatto che nel 1701, agli esordi della Guerra di Succes-
sione spagnola, un altro gentiluomo della più accreditata e agiata feu-
dalità dello Stato sabaudo, come Carlo Francesco Valperga conte di Ma-
sino, incrementi i suoi sforzi per rientrare nelle grazie del duca Vitto-
rio Amedeo II. Disporre della facoltà sovrana di combattere nell’eser-
cito ducale, la «permission de faire la campagne», è agli occhi di Ma-
sino una maniera eccellente, una «occasion si singulière», per «donner
des marques de … fidélité, et de … attachement» al suo principe27.
In verità, non solo l’impegno in campo bellico, ma altresì il ser-
vizio svolto alla corte, ricoprendo responsabilità cerimoniali, di go-
verno politico e di rappresentanza diplomatica, rientra a pieno titolo
tra le attività più decorose per l’uomo nobile28. Bisogna però distin-
guere uno Stato dinamico e in guerra, quale il sabaudo, da un pic-
colo Stato in fase di decadenza, come ad esempio quello mantovano,
dove il marchese Ascanio Andreasi, discendente da una schiatta feu-
dale di provata fedeltà ai Gonzaga, annuncia nel 1694 che il duca «ha

26
AST, Corte, Materie politiche per rapporto all’interno, Lettere di particolari,
P, m. 65, Giacinto Antonio Ottavio Provana di Druent a Vittorio Amedeo II di Sa-
voia, s.l. 9.X.1684. Cfr. altresì ivi, a Carlo Emanuele II di Savoia, ricevuta il 4.V.1671.
Il conte Giacinto Antonio Ottavio Provana di Druent (1652-1727) è dal 1680 genti-
luomo di camera e primo scudiere del duca di Savoia. Arrestato nel 1682 per com-
plicità in una congiura di palazzo volta a esautorare la duchessa reggente Maria Gio-
vanna Battista, è liberato quattro anni più tardi. La restituzione alla grazia sovrana è
completa nel 1690, allorché Vittorio Amedeo II lo crea gran mastro della guardaroba.
27
Cfr. AST, Corte, Materie politiche per rapporto all’interno, Lettere di parti-
colari, V, m. 7, Carlo Francesco Valperga di Masino a Vittorio Amedeo II di Savoia,
Milano 20.V.1701. Anche il conte Carlo Francesco Valperga conte di Masino (ca.
1656-1715), come Provana di Druent, diviene gentiluomo di camera e primo scudiere
del duca di Savoia nel 1680. La posizione di amante di Madama Reale Maria Gio-
vanna Battista tuttavia gli costa, irreparabilmente, la disgrazia sovrana con la salita al
potere di Vittorio Amedeo II nel 1684. Per le sventure del conte di Masino cfr. M.
Grosso - M.F. Mellano, Su una vicenda di Carlo Francesco Valperga conte di Ma-
sino, nel volume degli stessi autori Spunti e profili nella storia del Piemonte nei se-
coli XVII e XVIII, Torino, Pietro Ramondini, 1961, pp. 73-81.
28
«Tanti, e tanti uomini grandi … vendettero la propria libertà per comperare a
prezzo tanto rigoroso quelle dignità nelle corti, che la formassero [la nobiltà] più il-
lustre»: Mantova, Biblioteca Comunale Teresiana, ms. 683 (F.II.29), A. Gonzaga di
Vescovato, Pareri cavallereschi, sec. XVII, Parere XXXX, p. 385.
104 alessandro cont

hauta la benignità di collocarmi nella carica di maggiordomo maggiore


di sua corte»29.
L’inclinazione personale contingente o la necessità etico-morale di
essere a disposizione della persona di un monarca può tuttavia essere
incentivata anche da eventuali vincoli di sangue contratti dal servitore
nobile con il sovrano stesso. Al riguardo giocano un ruolo fonda-
mentale i rami secondari legittimi delle case regnanti italiane, siano
essi o meno possessori di una superiorità territoriale, in quanto le stra-
tegie matrimoniali dei loro esponenti risentono di una posizione so-
ciale meno elevata rispetto alla linea dinastica principale.
Tra gli altri, il marchese Claudio dei Nobili Gonzaga, lontano cu-
gino del duca di Mantova, sposa la dama reggiana Lucrezia Canossa,
mentre il «povero cavagliero» piemontese dalle «rovinate facende do-
mestiche» Giovanni Battista D’Oria marchese di Cirié impalma Cri-
stina Margherita d’Este di Dronero, parente del duca di Modena30.
Da tali unioni consegue, almeno sino alle grandi crisi dinastiche
italiane nel primo Settecento, un corroborarsi dei nessi ideali che le-
gano società aristocratica e società dei principi, in base a una trama
verticale e orizzontale di consanguineità tanto fitta e intricata che con-
duce dal «cavaliere privato» sino al re d’Inghilterra e all’imperatore.

2. Le dinamiche della grazia sovrana


Nel 1685 il segretario di complimenti della corte mantovana, conte
Lorenzo Verzuso Beretti, si prende giuoco dell’amico e scalco ducale
Giovanni Battista Picco, colto da un felice «accidente di fortuna», ram-
mentandogli che «se il sole illustra le eccelse torri… qualche volta an-
cora… tocca con punta di luce i medesimi stronzi, se gli accade di
scontrarli per via»31.

29
Archivio di Stato di Verona, Archivio Malaspina, b. LXXVI, n. 1061, Asca-
nio Andreasi a Ippolito Malaspina, Mantova 3.VI.1694.
30
Cfr. rispettivamente [P. Litta], Gonzaga di Mantova, Milano, Giulio Ferra-
ris, 1835, IV, tav. XIX; A. Manno, Il patriziato subalpino: notizie di fatto storiche,
genealogiche, feudali ed araldiche desunte da documenti, secc. XIX-XX, vol. XXI, p.
91, http://www.vivant.it/pagine/patri.php. A riguardo dell’alleanza tra le case Gon-
zaga e Canossa cfr. pure ASRE, Archivio Turri (Canossa), m. 50, Testamento di Bar-
bara Rangoni Canossa, Reggio 23.X.1685. Per le espressioni citate cfr. invece AST,
Corte, Materie politiche per rapporto all’interno, Lettere di particolari, D, m. 23, Gio-
vanni Battista D’Oria di Cirié a Carlo Giuseppe Vittorio Carron di San Tommaso,
Mantova 27.XI.1687.
31
ASMn, AG, ser. F.II.8, b. 2815, fasc. II, c. 673r, da Mantova 24.IX.1685.
l’uomo di corte italiano 105

Sebbene le ascese vertiginose e le vorticose cadute non siano co-


stantemente all’ordine del giorno nelle regge italiane del periodo ba-
rocco, il carattere personale e patrimoniale del potere in mano ai prin-
cipi della Penisola, «l’onore» della loro «altissima protettione», lascia
pur sempre margini di discrezionalità e di patteggiamento alla con-
cessione e alla revoca della grazia sovrana32. Neppure a seguito delle
ambiziose riforme accentratrici avviate nel 1717 da Vittorio Amedeo
II si assiste al rapido e lineare successo di una pratica eminentemente
burocratico-amministrativa nel governo di uno Stato come quello sa-
baudo, dove pure è ben radicata, come sottolinea Daniela Frigo, «un’i-
dea tutta patrimoniale e sacrale della regalità»33.
Dal Piemonte alla Toscana, le cariche più elevate nella «casa» del
monarca, della sua consorte, dei suoi figli e dei suoi fratelli, come an-
che una parte dei posti attribuiti nei consigli di Stato, restano co-
munque di prerogativa della nobiltà34. L’osservazione vale soprattutto
per gli aristocratici titolati e investiti di giurisdizioni feudali che pos-
sono ostentare la fedeltà propria e degli avi, amicizie e parentele in-

32
Cfr. J.C. Waquet, La corruzione: morale e potere a Firenze nei secoli XVII e
XVIII [1984], trad. di M.P. Lunati Figurelli, Milano, Mondadori, 1986; Frigo, Prin-
cipe, cit.; G. Tocci, Il ducato di Parma e di Piacenza tra Sei e Settecento, in Elisabetta
Farnese, cit., pp. 13-30; A. Cont, «Sono nato principe libero, tale voglio conservarmi»:
Francesco II d’Este (1660-1694), in «Memorie scientifiche, giuridiche, letterarie», Acca-
demia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena, ser. 8, 12, 2009, 2, pp. 407-459;
Id., Servizio al principe, cit.; Bianchi, Al servizio del principe, cit. Le parole citate pro-
vengono da ASFi, Archivio Mediceo del Principato, filza 1084, c. 181r, Bruto Anni-
baldi della Molara a Cosimo III de’ Medici, Ancona 18.XI.1673. Cfr. anche ASMo,
ASE, Cancelleria, Raccolte e miscellanee, Carteggi e documenti di particolari, b. 449,
Fermo Antonio Crotti a Rinaldo d’Este, Carceri della cittadella di Reggio 28.VIII.1691;
b. 1311, Ernesto Sessi di Rolo a Francesco II d’Este, Casa 14 e 15.II.1688.
33
Frigo, Principe, cit., p. 9.
34
Cfr. G. Santini, Lo Stato Estense tra riforme e rivoluzione: lezioni di storia
del diritto italiano, ed. riveduta e ampliata, Milano, Giuffrè, 1987, p. 44; D. Frigo,
L’affermazione della sovranità: famiglia e corte dei Savoia tra Cinque e Settecento,
in «Familia» del principe e famiglia aristocratica, a cura di C. Mozzarelli, Roma, Bul-
zoni, 1988, I, in partic. pp. 295-308; Id., Principe, cit., pp. 119-166; C. Stango, Le
corti ducali (1630-1675), in Storia di Torino, IV: La città fra crisi e ripresa (1630-1730),
a cura di G. Ricuperati, Torino, Einaudi, 2002, pp. 503-511, http://www.museoto-
rino.it/resources/pdf/books/145/files/assets/common/ downloads/publication.pdf; M. Gen-
tile, La corte di Maria Giovanna Battista, ivi, pp. 513-524; H. Chauvineau, Nella
camera del granduca (1590-1660), in Vivere a Pitti, cit., pp. 69-108; Id., La cour des
Médicis (1543-1737), in Florence et la Toscane XIVe-XIXe siècle: les dynamiques d’un
État italien, a cura di J. Boutier et alii, Rennes, Presses universitaires de Rennes, 2004,
p. 292, http://www.storiadifirenze.org/pdf_ex_eprints/16-Chauvineau_ La_cour.pdf; A.
Cont, Ascanio Gonzaga di Vescovato, cit., pp. 182-191; Id., Servizio al principe, cit.
106 alessandro cont

fluenti, una buona dotazione patrimoniale, un bagaglio culturale ca-


valleresco e cosmopolita, nonché un controllo de facto, per tradizione
dinastica, su importanti settori dello Stato35. Appartengono a tale ‘ca-
tegoria’, per richiamare solo qualche nome tra gli innumerevoli, i mar-
chesi Tana d’Entracque a Torino, i marchesi Strozzi a Mantova, i conti
Scotti di Agazzano a Piacenza e Parma, i marchesi Molza a Modena,
i marchesi (poi duchi) Salviati a Firenze36.
«Ho goduto di conoscere nella saviezza, e gentil tratto di lui la
vantaggiosa lodevole educazione, che dalla corte» estense «si riporta
da quella gioventù, che ha la sorte d’essere ascritta al suo nobil ser-
vizio», rimarca dunque il gran principe Ferdinando di Toscana dopo
avere ricevuto in udienza, nel 1710, il conte Giacomo Negrelli che è
«paggio d’onore» del duca modenese37.
Non sempre, però, è comodo o corretto distinguere una noblesse
d’épée a capo delle più appetibili incombenze cerimoniali, politiche, mi-
litari e diplomatiche, da una noblesse de robe attestata nelle segreterie di
Stato, nelle cancellerie, nelle magistrature, nell’amministrazione finanzia-
ria e negli incarichi diplomatici minori. Molte stirpi aristocratiche pie-
montesi, e parimenti schiatte come quella dei conti Vialardi a Mantova
o dei Capponi del ramo di Cappone di Recco a Firenze, risultano at-

35
Cfr. ASOB, AFFB, Sez. III: Wicardel di Fleury, Beaufort e Trivero, fald. 5,
fasc. 139, Donazione di un palazzo a Torino fatta da Cristina di Francia a France-
sco Giuseppe Wicardel di Fleury e Beaufort, Torino 9.VI.1657; G. Maggiali, Rag-
guaglio delle nozze delle maestà di Filippo Quinto, e di Elisabetta Farnese nata prin-
cipessa di Parma re cattolici delle Spagne…, Parma, Stamperia di S.A.S., 1717, p. 51.
Cfr. inoltre Merlotti, L’enigma delle nobiltà, cit., p. X; Id., Patriziato, «nobiltà ci-
vile», feudalità: le declinazioni del ceto dirigente monregalese fra Sei e Settecento, nel
volume curato dallo stesso autore Nobiltà e Stato in Piemonte: i Ferrero d’Ormea:
atti del convegno Torino-Mondovì, 3-5 ottobre 2001, Torino, Zamorani, 2003, pp.
105-106.
36
Cfr. ASMo, Archivio camerale, Camera ducale estense, Contabilità e uffici par-
ticolari, Bolletta dei salariati, n. 189, cc. 10r, 115r, 116r (per i Molza); [P. Litta],
Strozzi di Firenze, Milano, Giulio Ferrario, 1839, II, tav. XIV; Manno, Il patriziato
subalpino, cit., XXX, pp. 24-33; G. Fiori, Scotti, in Le antiche famiglie di Piacenza
e i loro stemmi, Piacenza, TEP, 1979, p. 392; O. Guaita, Villa Strozzi a Begozzo,
Firenze, Cesati, 1993, pp. 13-20; C. Melloni, Il Ceto dirigente Modenese dal XV
al XVIII secolo: composizione e dinamiche sociali, in Al Governo del Comune: tre-
milacinquecento modenesi per la Comunità locale dal XV secolo ad oggi, a cura di
M. Cattini, Modena, Archivio storico, Assessorato alla cultura e beni culturali, 1996?,
p. 63 (per la rappresentanza dei Molza nel consiglio della città di Modena); V. Pin-
chera, Lusso e decoro: vita quotidiana e spese dei Salviati di Firenze nel Sei e Set-
tecento, Pisa, Scuola Normale Superiore, 1999.
37
Cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Sezione estero, Carteggi con principi esteri, Ita-
lia, Firenze, b. 1161, n. 136, Ferdinando de’ Medici a Rinaldo d’Este, Firenze 10.V.1710.
l’uomo di corte italiano 107

tive contemporaneamente in diversi di questi ambiti, grazie a una divi-


sione intenzionale dei compiti tra i vari rampolli del loro lignaggio38.
La mentalità gerarchica del tempo richiede inoltre che un «gran
corteggio di cavalieri, e dame», sfarzosi nei loro abiti di gala e gar-
bati nei loro tratti aristocratici, sia indispensabile nella coreografia delle
più solenni cerimonie sacre e secolari allestite per esaltare la gloria e
la magnificenza del principe39. È indicativo, a tale proposito, che alla
corte sabauda dei sovrani riformatori Vittorio Amedeo II e Carlo
Emanuele III continuino a venire ammesse soltanto le gentildonne di
nascita nobile e maritate a cavalieri dello stesso status sociale40.
La funzione di corona cerimoniale del principe riservata alla no-
biltà dello Stato ricorre anche nei momenti cardini della visita che
Francesco Farnese compie al re Filippo V nella spagnola Cremona del
1702. Un’anonima, coeva relazione non manca di segnalare che il duca

38
Cfr. F. Martelli, «Nec Spes Nec Metus»: Ferrante Capponi, giurista ed alto
funzionario nella Toscana di Cosimo III, in La Toscana nell’età di Cosimo III, cit.,
pp. 137-163; Merlotti, L’enigma delle nobiltà, cit., in partic. pp. 5-6, 9. A propo-
sito della militanza di Carlo Maria Vialardi nell’esercito cesareo cfr. ASMn, AG, ser.
E.II.3, b. 502, fasc. 1666-1675: diversi, n. 21, Annibale Gonzaga a Carlo Maria Via-
lardi, Vienna 2.VI.1668. Nel contributo di Bianchi, Al servizio del principe, cit., pp.
156-162, si analizzano alcuni aspetti dell’attività di casa Vialardi in campo politico e
diplomatico alle dipendenze del duca di Mantova. Per ulteriori notizie cfr. ASMn,
Documenti patrii raccolti da Carlo d’Arco, nn. 214-220, C. d’Arco, Annotazioni ge-
nealogiche di famiglie mantovane…, sec. XIX, VII, pp. 296-298.
39
Cfr., a titolo esemplificativo, Biblioteca Estense Universitaria di Modena, ms.
D.1.7 (Camp. 1201), G. Franchini, Cronaca modonese: preceduta da diverse notizie
storiche della città di Modena dalla sua fondazione in avanti…, ms., sec. XVIII, I,
pp. 356-359, 470-471; ASP, Casa e Corte Farnesiana, ser. II, b. 33, fasc. 2, minuta di
attestato di Tommaso Saladini, vescovo di Parma, relativo alla celebrazione del ma-
trimonio di Francesco II d’Este con Margherita Maria Farnese, [1692] (da cui la ci-
tazione); ASRE, Archivio dell’Opera Pia Conservatorio della Concezione, Carte della
famiglia Scaruffi, Carteggio (1539-1727), m. 139/42-3, Alfonso Scaruffi allo zio An-
tonio, Modena 22.II e 30.VII.1698. Sul tema dello spettacolo nelle corti italiane del
Barocco cfr. G. Cirillo - G. Godi, Il trionfo del Barocco a Parma nella feste far-
nesiane del 1690, presentazione di P.L. Pizzi, saggi di G. Marchetti e G.N. Vetro, s.l.,
Banca emiliana, 1989; Musica in torneo nell’Italia del Seicento, a cura di P. Fabbri,
Lucca, Libreria musicale italiana, 1999; A. Jarrard, Architecture as performance in
seventeenth-century Europe: court ritual in Modena, Rome, and Paris, Cambridge-
New York, Cambridge University Press, 2003; Feste barocche: cerimonie e spettacoli
alla corte dei Savoia tra Cinque e Settecento, a cura di C. Arnaldi di Balme e F. Va-
rallo, Cinisello Balsamo (MI), Silvana, 2009; E. Fumagalli, Duchi e granduchi: re-
lazioni diplomatiche e artistiche tra Modena e Firenze (1600-1658), in La corte estense,
cit., pp. 327-337.
40
Cfr. A. Merlotti, Una «muta fedeltà»: le cerimonie di baciamano fra Sei e
Ottocento, in Le strategie dell’apparenza, cit., p. 111.
108 alessandro cont

di Parma accoglie nella «superbissima sua carrozza», sulla rotta del


palazzo reale, «il signor marchese di Vigoleno suo cavallerizzo mag-
giore, il signor conte Del Verme capitano della guardia degl’arcieri, il
signor marchese Orazio Scotti capitano di quella a cavallo degl’ale-
manni, ed’il signor conte Sanvitali mastro di camera», vale a dire al-
cune gemme della feudalità più eminente e insieme alti dignitari di
corte dei domini farnesiani41.
Nondimeno, l’epifania cremonese del duca Francesco di Parma e
del suo seguito di «sopra 600 persone» conferma altresì che la corte
principesca italiana non rappresenta un’identità statica, cristallizzata
nelle sue dimensioni e bloccata in un inalterabile stanziamento geo-
grafico. Non solo variano, in corso di tempo, il numero e la natura
delle cariche di palazzo e dei rispettivi titolari, e così pure la quantità
di stipendiati e di destinatari d’altre gratifiche dovute ai loro «virtuosi
talenti»42. Fatto altrettanto notevole, a intervalli di tempo una por-
zione del corpo curiale viene separata dalle altre membra della corte,
in certi casi con l’innesto di elementi nuovi, al fine di servire il mo-
narca o un suo congiunto alla caccia, in villa, oppure in viaggi più
lunghi entro lo Stato o verso mete forestiere43.
Le stesse abitazioni cittadine e suburbane dell’aristocrazia, soprat-
tutto se «magnifici palazzi», se «magni palazzi», assurgono occasio-
nalmente a luogo di scena per riti e personaggi di corte, accogliendo
talora un viaggiatore ospite del regnante, talaltra un diplomatico stra-
niero, talvolta una seduta di consiglio o di magistratura del principe44.

41
Cfr. ASP, Casa e Corte Farnesiana, ser. II, b. 33, fasc. 12, Relazione della vi-
sita fatta dal serenissimo signor duca di Parma in Cremona alla maestà del cattolico
re Filippo V, ms., [1702].
42
Cfr. A. Cont, Sotto tutela: il sovrano bambino in Italia (1659-1714), in «Ri-
vista storica italiana», 2, 2012, pp. 565-566. Per le parole citate cfr. ASFi, Archivio
Mediceo del Principato, filza 1084, c. 769r, Cosimo III de’ Medici a Bruto Annibaldi
della Molara, Villa dell’Ambrogiana 25.XI.1673.
43
Cfr. ASMn, AG, ser. F.II.8, b. 2815, Appendice al fasc. II, c. 3, frammento di
lettera, senza firma e indirizzo, [1685]; b. 2816, fasc. IV, c. 3r, Romualdo Vialardi a
Ferdinando Carlo Orsati, Mantova 11.I.1686; AST, Corte, Materie politiche per rap-
porto all’interno, Cerimoniale, Venezia, m. 3, fasc. 4, Relatione succinta del viaggio
in Ittalia fatto nell’anno 1687 dal gloriosissimo Vittorio Amedeo II duca di Savoia,
prencipe di Piemonte, re di Cipro ecc., ms., [1687].
44
Cfr. M. Fantoni, La corte del Granduca: forme e simboli del potere mediceo
fra Cinque e Seicento, Roma, Bulzoni, 1994, p. 65; Merlotti, Una «muta fedeltà»,
cit., p. 102. Le citazioni, riferite alle residenze mantovane del marchese Odoardo Va-
lenti Gonzaga e di Ferdinando Sordi, vengono da ASRE, Archivio Turri (Canossa),
m. 69/I, [Nota delle principali famiglie di Mantova], ms., prima metà del sec. XVIII.
l’uomo di corte italiano 109

Tra Sei e Settecento una nobiltà quale quella fiorentina, dal passato
sovente bancario e mercantile, ravvisa nella reggia granducale uno spa-
zio istituzionale e sociale attraverso cui attingere a una cultura ari-
stocratica elegante e cavalleresca45. Proiettando quindi la dimensione
della corte sin dentro le loro dimore, nel 1713 il marchese Riccardi,
il duca Strozzi, il marchese Giugni e il duca Salviati compiono tra
loro quasi una gara festosa per intrattenere degnamente con ricevi-
menti e balli il principe ereditario Federico Augusto di Sassonia nel
corso del suo soggiorno a Firenze46.
La più praticabile informalità e disinvoltura nei rapporti con il
monarca che è consentita da simili circostanze conviviali costituisce
tuttavia uno degli elementi che favoriscono la costruzione di fortune
individuali e familiari. Fortune che sono altrimenti condizionate dai
filtri dell’apparato istituzionale e dalle remore frapposte da una rigida
etichetta visualizzata, per esempio, nell’enfilade delle anticamere di Pa-
lazzo Pitti a Firenze e di Palazzo Reale a Torino47. A motivo di sa-
gaci raccomandazioni, di un talento dispiegato pubblicamente, talora
approfittando della venalità di determinate cariche o comunque delle
maggiori opportunità di contatto tra sovrano e sudditi entro stati ter-
ritoriali dalla ridotta estensione geografica, nell’Italia delle dinastie re-
gnanti si offrono concreti presupposti che consentono a un numero
selezionato di individui dalla nascita non particolarmente altolocata di
assicurarsi ruoli di rilievo nelle corti principesche.
Non necessariamente questi personaggi dalle eccezionali vicende
biografiche conoscono bene il Cortigiano di Castiglione, si ispirano ai
Consigli cavallereschi di Birago, si commuovono ascoltando Corneille
e Racine o si edificano leggendo Francesco di Sales. Piuttosto, Gio-
vanni Battista Truchi a Torino e Francesco Feroni a Firenze riescono

45
Cfr. Angiolini - Boutier, Noblesses de capitales, cit., pp. 70-75.
46
Cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Sezione estero, Carteggio ambasciatori, Italia,
Firenze, b. 72, fasc. 20, Ippolito Antonio Bagnesi a Rinaldo d’Este, Firenze 24.I, 7,
14, 21.II.1713.
47
Cfr. Fantoni, La corte del Granduca, cit., pp. 51-76; S. Bertelli, Palazzo
Pitti dai Medici ai Savoia, in La Corte di Toscana dai Medici ai Lorena: atti delle
Giornate di studio, Firenze, Archivio di Stato e Palazzo Pitti, 15-16 dicembre 1997,
a cura di A. Bellinazzi e A. Contini, Roma, Ministero per i beni e le attività cultu-
rali. Direzione generale per gli archivi, 2002, pp. 21-22, http://www.archiviodistato.fi-
renze.it/nuovosito/fileadmin/template/allegati_media/libri/corte_toscana/Corte_Ber-
telli.pdf; S. Tofani, Composizione e cerimoniale della corte medicea (1650-1670), in
Vivere a Pitti, cit., pp. 117-124; P. Cornaglia, Il teatro della corte e del cerimoniale:
il Palazzo Reale di Torino, in Le strategie dell’apparenza, cit., pp. 147-166. Inoltre,
cfr. Sabbadini, La grazia e l’onore, cit., pp. 207-213.
110 alessandro cont

a migliorare il loro tenore di vita soprattutto a motivo della loro com-


petenza tecnico-finanziaria; Benedetto Sordi a Mantova, invece, si ar-
ricchisce dopo aver adottato il figlio illegittimo della sua sovrana, men-
tre Giuliano Dami seduce il futuro granduca toscano Gian Gastone
de’ Medici con la sue grazia efebica48. Ed è forse «per connaturale
istinto della sua magnanimità» che il duca Ranuccio II Farnese in-
nalza il musico pavese Giuseppe Calvi, nel 1693, «al grado di conte
colla donazione … del feudo di Coenzo» nella Bassa parmense49.
Gli homines novi che conquistano il cuore o la stima dei principi
rischiano di insidiare il potere politico che i cavalieri di forte tradi-
zione nobiliare rivendicano per sé e che almeno sul piano formale essi
detengono mediante le cariche di corte. Autori blasonati, ecclesiastici
o eruditi dell’epoca, punti dall’invidia, dall’educazione cavalleresca,
dalla morale cattolica o dall’intento di compiacere i ceti altolocati, non
risparmiano ai «favoriti» la recriminazione di scalzare l’autorità del
sovrano e dei suoi dignitari, sconvolgendo l’ordine divino e sociale50.
In particolare, l’agente residente estense a Firenze, ossia lo scolo-
pio Giovanni Giuseppe Cremona, deplora nella sua corrispondenza
diplomatica del 1728 e 1729 che sotto Gian Gastone de’ Medici «molti
ministri chiedono udienza, ma non v’è maniera di ottenerla» se non

48
Cfr. A. Magnaguti, Sordi, in Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie
nobili e titolate viventi riconosciute dal R. Governo d’Italia, compresi: città, comu-
nità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti [1928-
1936], rist. anastatica, Sala Bolognese (BO), Forni, 1981, VI, p. 378; P. Benigni, Fran-
cesco Feroni: da mercante di schiavi a burocrate nella Toscana di Cosimo III. Alcune
anticipazioni, in La Toscana nell’età di Cosimo III, cit., pp. 165-183; Id., Feroni, Fran-
cesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, XLVI, Roma, Istituto della Enciclope-
dia Italiana, 1996, http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-feroni_(Dizionario_Bio-
grafico)/; A. Bruschi, Giuliano Dami: aiutante di Camera del granduca Gian Ga-
stone de’ Medici, Firenze, Opus libri, 1997. Su Truchi cfr. C. Rosso, Uomini e po-
teri nella Torino barocca (1630-1675), in Storia di Torino, cit., pp. 38-46; e la voce di
P. Bianchi, Levaldigi, Giovanni Battista Truchi conte di, in Dizionario Biografico de-
gli Italiani, LXIV, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2005, http://www.trec-
cani.it/enciclopedia/giovanni-battista-truchi-conte-di-levaldigi_(Dizionario_Biografico)/.
49
Cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Raccolte e miscellanee, Carteggi e documenti di
particolari, b. 259, fasc. 13, Giuseppe Calvi a Foresto d’Este, Parma 11.VIII.1693. Sulla
figura di Calvi cfr. G. Drei, Calvi, in Enciclopedia storico-nobiliare italiana, cit., II,
p. 250; Cirillo e Godi, Il trionfo del Barocco a Parma, cit., pp. 139, 157-160, 224.
50
Cfr. F. Amadei, Cronaca universale della città di Mantova [sec. XVIII], ediz.
integrale, III, Mantova, C.I.T.E.M., 1956, p. 746; [L. Gualtieri], Vita di Gio. Ga-
stone I settimo ed ultimo Granduca della r. Casa de’ Medici: con la Lista dei Prov-
visionati di Camera, dal volgo detti Ruspanti [sec. XVIII, ediz. 1886], rist. anastatica,
Bologna, Forni, 1968.
l’uomo di corte italiano 111

di rado51. Dal momento che il «confidente» granducale Giuliano Dami


«di lacchè è stato fatto aiutante di camera, e poi intimo famigliare»,
ne consegue che «tutti i cavalieri cortigiani ricevono da lui gli ordini,
e i ministri le risposte, e disposizioni degli affari più gelosi». All’op-
posto, il «povero» conte Pietro Biringucci, mastro di camera, «cava-
liere di senno, e d’indicibil saviezza, passa de’ mesi molti senza ve-
dere la faccia del sovrano»52.
La mancanza, alle loro spalle, di una famiglia dalla robusta no-
biltà e ricchezza, che rivolga a Dio «des continualles prière pour la
prouspéritté et conservation» del monarca, può rendere talvolta effi-
meri i perseguiti trionfi curiali di scaltri avventurieri, di dotti giure-
consulti e di abili finanzieri53. Tanto più che la prudenza e la dissi-
mulazione più o meno onesta, raccomandate agli uomini di corte dalla
trattatistica e manualistica dell’epoca, non è una virtù e una risorsa
scontata per quanti riescono a godere «tout le crédit et toute la fa-
veur» del sovrano54. Tra costoro, tuttavia, figura chi sa cogliere anche
l’utilità di crearsi formidabili patroni all’estero, tesaurizzando obbli-
ghi di riconoscenza presso singoli principi forestieri. Così, Giuseppe
Calvi conta nel 1697 sull’appoggio di Ferdinando de’ Medici, il quale,
primogenito del granduca Cosimo III, manifesta per lui «tutta la par-
zialità d’ogni più particolar propensione»55. Invece nel 1729 Giuliano
Dami vive «in una somma apprensione», sta «non poco agitato», al-

51
Cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Sezione estero, Carteggio ambasciatori, Italia,
Firenze, b. 74, fasc. 13, Giovanni Giuseppe Cremona a Rinaldo d’Este, Firenze
15.III.1729. Inoltre, ivi, b. 74, fasc. 12, allo stesso, Firenze 7 e 21.XII.1728; fasc. 13,
Firenze 4 e 29.I, 8.II, 29.III, 3 e 24.V, 14.VI, 5.VII, 2, 16, 23, 30.VIII, 11.X, 6.XII.1729.
52
ASMo, ASE, Cancelleria, Sezione estero, Carteggio ambasciatori, Italia, Fi-
renze, b. 74, fasc. 12, Giovanni Giuseppe Cremona a Rinaldo d’Este, Firenze 7.XII.1728.
53
La citazione è tratta da AST, Corte, Materie politiche per rapporto all’interno,
Lettere di particolari, M, m. 65, Françoise Guillet de Monthoux Wicardel de Fleury
a Carlo Emanuele II di Savoia per la liberazione dal carcere del figlio Francesco Giu-
seppe Wicardel di Fleury e Beaufort, s.l. 7.I.1666.
54
Cfr. AST, Corte, Real casa, Tutele reggenze e luogotenenze generali, m. 5, fasc.
9, [J.M. De Lescheraine?], Mémoires de la régence de Marie Jeanne Baptiste duchesse
mère de Savoie et de la continuation de son gouvernement depuis la majorité du duc
son fils jusqu’à son mariage, ms., [1704-1705], pp. 43-49, a proposito di Giovanni Bat-
tista Truchi (1617-1698), dal 1673 primo presidente delle finanze e capo del consiglio
delle finanze e del consiglio delle fabbriche e fortificazioni del duca di Savoia. In me-
rito a prudenza e dissimulazione nelle corti d’Italia tra XVII e XVIII secolo cfr. Frigo,
Principe, cit., p. 277; Andretta, L’arte della prudenza, cit., pp. 63-104.
55
ASMo, ASE, Cancelleria, Sezione estero, Carteggi con principi esteri, Italia,
Firenze, b. 1161, nn. 44-46, Ferdinando de’ Medici a Rinaldo d’Este, Poggio a Caiano
29.X.1697 (da cui la citazione), Firenze 12.XI e 12.XII.1697.
112 alessandro cont

l’idea di potersi alienare la benevolenza di Rinaldo d’Este, duca di


Modena56.

3. Nell’internazionale dei cortigiani


«Io affatto privo di merito appresso Vostra Altezza Serenissima»,
confessa nel 1715, scrivendo di proprio pugno alla duchessa di Parma
Dorotea Sofia di Neuburg, il principe Francesco Pio di Savoia Moura,
capo del casato padano un tempo in possesso del feudo imperiale di
Carpi. «Nulladimeno», Francesco auspica che, «essendo maggiore la
generosità» della sovrana, «vorrà Ella degnarsi di farmene sperimen-
tare li effetti» con una raccomandazione alla figlia Elisabetta Farnese,
regina di Spagna57.
Le alleanze matrimoniali che tra Sei e Settecento non solo i Far-
nese, ma altresì i Savoia, i Gonzaga, gli Estensi e i Medici stipulano
con le maggiori stirpi regnanti dell’Europa cattolica estendono effetti-
vamente le opportunità d’impiego professionale, promozione sociale e
vantaggio culturale di molti esponenti delle aristocrazie italiane58. Tali
strategie dinastiche dei principi ampliano le prospettive d’inserimento,
con qualche «nicchio adequato» nelle corti transalpine e in quelle ita-
liane, per gentiluomini sudditi o comunque organici al sistema degli
stati regionali della Penisola59. Basti menzionare, tra i tanti altri, la si-
stemazione del marchese mantovano Giovanni Francesco Arrigoni a

56
Cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Sezione estero, Carteggio ambasciatori, Italia,
Firenze, b. 74, fasc. 13, Giovanni Giuseppe Cremona a Rinaldo d’Este, Firenze 2 e
9.VIII.1729.
57
Cfr. ASP, Carteggio Farnesiano e Borbonico Estero, Spagna, b. 132, fasc. 1714,
c. 39r, da Madrid 31.XII.1714.
58
Cfr. ASMn, AG, ser. F.II.8, b. 2817, fasc. VI, c. 2, Ferdinando Cavriani a Fer-
dinando Carlo Orsati, Mantova 23.VI.1690; ASP, Carteggio Farnesiano e Borbonico
Estero, Spagna, b. 132, fasc. 1717, n. 8, Tiberio Carafa a Francesco Farnese, Girona
7.IX.1717. Inoltre cfr. P. Bianchi, Al servizio degli alemanni: militari piemontesi nel-
l’Impero e negli stati tedeschi fra Sei e Settecento, in Italiani al servizio straniero in
età moderna, a cura di Id. et alii, Milano, FrancoAngeli, 2008, p. 64; S. Tabacchi,
La Santa Sede, Alberoni e la successione di Parma, in Elisabetta Farnese, cit., p. 215.
Per le politiche nuziali delle stirpi regnanti dell’Italia d’età moderna si rimanda, tra i
molti studi, a Spagnoletti, Le dinastie italiane, cit., pp. 159-223; Id., Intrecci ma-
trimoniali tra Asburgo e casate principesche italiane tra XVI e XVIII secolo, in Le
corti come luogo di comunicazione, cit., pp. 17-37.
59
L’espressione citata proviene da ASP, Carteggio Farnesiano e Borbonico Estero,
Spagna, b. 132, fasc. 1716, c. 16r, Giulio Alberoni a Giovanni Francesco Bonomi,
Aranjuez 27.IV.1716.
l’uomo di corte italiano 113

Vienna, del patrizio modenese Giovanni Corridori a Londra, o del


conte piacentino Giuseppe Maria Scotti di Vigoleno alla corte dell’in-
fante Don Carlos de Borbón y Farnesio60. La possibilità di intervenire
con efficacia per «consolare il suo raccomandato» presso i parenti co-
ronati di Vienna, Monaco di Baviera, Madrid o Versailles accresce in-
dubbiamente l’autorevolezza dei sovrani italiani e, in subordine, quella
dei loro ministri agli occhi di vassalli e di altri cavalieri privati61.
Eppure, non è unicamente questa proiezione ‘internazionale’ ad
attirare sulle corti torinese, padane e toscana anche l’interesse di ari-
stocratici che altrove mantengono il fulcro delle loro esistenze e delle
loro attività. Importanti casate dell’Italia padana, quali i milanesi Trotti
Bentivoglio, i ferraresi Bevilacqua o i bolognesi Paleotti (poi Paleotti
Lanzoni), vantano parentele che, travalicando i confini delle rispettive
piccole patrie, danno linfa ai rapporti di queste famiglie con le regge
principesche degli stati limitrofi62.
Unioni dinastiche siffatte sono mirate alla salvaguardia della pu-
rezza del sangue e nel contempo rispondono a più prosaiche e venali
convenienze politiche e finanziarie a raggio topo-geografico più o
meno esteso63. Indubbiamente, la presenza di complici solidarietà fa-

60
Cfr. ASMo, ASE, Casa e Stato, Corte, b. 462, fasc. 1683-1688, Memoria della
nascita del prencipe di Galles figlio del re d’Inghilterra, e de’ corrieri spediti a Sua Al-
tezza Serenissima con tale avviso, ms., [1688]; ASP, Carteggio Farnesiano e Borbonico
Estero, Spagna, b. 133, fasc. 29, c. 9r, Giuseppe Maria Scotti di Vigoleno a Dorotea
Sofia di Neuburg, Siviglia 27.VII.1731; Cont, Educare alla e attraverso l’amicizia, cit.
(per Arrigoni). Forse deve essere un poco attenuato il giudizio espresso da A. Bian-
chi, Una rivalità di lungo periodo: i rapporti politico-diplomatici tra gli Este e i Gon-
zaga, in La corte estense, cit., p. 367. Giovanni Francesco Arrigoni (1670-1720), ac-
cettato nel 1685 come paggio dell’imperatrice vedova Eleonora Gonzaga d’Austria,
rientra a Mantova nel 1718 ormai fregiato del grado di generale di battaglia cesareo.
Invece Giovanni Corridori nel 1688 risulta ricoprire il posto di «paggio di camera del
re» Giacomo II d’Inghilterra, consorte della modenese Maria Beatrice d’Este. Cadetto
della prestigiosa famiglia dei marchesi Scotti di Vigoleno, il conte Giuseppe Maria ot-
tiene nel 1730 un colonnellato nelle truppe del re Filippo V di Spagna con la pro-
spettiva d’impiego onorevole presso la corte di Don Carlos in Italia.
61
Cfr. ASP, Carteggio Farnesiano e Borbonico Estero, Spagna, b. 132, fasc. 1716,
c. 28, Giulio Alberoni a Giovanni Francesco Bonomi, El Pardo 15.VI.1716.
62
Cfr. [A. Frizzi], Memorie storiche della nobile famiglia Bevilacqua, Parma,
Reale stamperia, 1779, passim; [P. Litta], Bevilacqua di Verona, Milano, Giulio Fer-
rario, 1852, tavv. V-VII; F. Calvi, Storia e genealogia della famiglia Trotti, in F. Ba-
gatti-Valsecchi et alii, Famiglie notabili milanesi: cenni storici e genealogici [1875-
1885], rist. anastatica, Bologna, Forni, 1969, I, tav. IV; C. Facchinetti Pulazzini,
Paleotti Lanzoni, in Enciclopedia storico-nobiliare italiana, cit., V, pp. 49-54.
63
Cfr. ASMn, AG, ser. F.II.8, b. 2817, fasc. X, c. 256, Clara Isabella Pallavicino
a Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers, Tabiano 9.XII.1690.
114 alessandro cont

miliari e cetuali tra poderose schiatte aristocratiche torna preziosa per


i sovrani ai fini del controllo sui loro domini, della raccolta d’infor-
mazioni dall’estero e dell’organizzazione e gestione della loro diplo-
mazia ufficiale e informale64. Ma è questa un’arma a doppio taglio, in
quanto la mutua assistenza operante per «il vincolo della parentela»
tra lignaggi prestigiosi incentiva la resistenza nobiliare contro i progetti
assolutisti dei principi, fornendo idonee risorse economiche e umane
a quei signorotti che esigono di mantenere o di usurpare vasti spazi
di autonomia individuale e familiare65. Nel 1691 Margherita d’Este
Gonzaga, duchessa di Guastalla, apprezza il marchese reggiano Gae-
tano Canossa quale «uno de’ primi cavalieri dello Stato» di Modena,
per di più «parente così stretto de’ signori marchesi Rangoni altra casa
così cospicua ne’ nostri paesi», ma le è altrettanto manifesto come egli
«si sia governato con qualche imprudenza nella sua condotta»66.
A rendere flessibili e spregiudicate le strategie di varie famiglie ari-
stocratiche della Penisola settentrionale coopera parimenti il possesso
secolare o recente di feudi o di quote di giurisdizione che impongono
all’investito vincoli di vassallaggio con un monarca diverso dal principe
«naturale», derivandone la sfida a reggere e sincronizzare l’equilibrio tra
fedeltà differenti67. Ragguardevoli casate patrizie della Repubblica di Ge-
nova come i Centurione-Scotto, i Grillo, gli Imperiale Lercari, ma al-
tresì gli Spinola e i loro eredi Pallavicino rinsaldano e mettono a frutto

64
Cfr. AST, Corte, Materie politiche per rapporto all’interno, Lettere di parti-
colari, V, m. 7, Carlo Francesco Valperga di Masino a Carlo Giuseppe Vittorio Car-
ron di San Tommaso, Milano 20 e 24.V, 3 e 10.VI.1701, 1 e 26.V, 15.XII.1702, 23.VI,
24.IX.1703, Masino 9.X.1703.
65
Cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Raccolte e miscellanee, Carteggi e documenti di
particolari, b. 449, Fermo Antonio Crotti a Rinaldo d’Este, Cremona 10 e 18.V.1692,
Villa Rocca 1.VII.1692. La citazione proviene da Archivio Storico del Castello di Ma-
sino, m. 856, fasc. 11406, Pirro Maria Gonzaga di Vescovato a Carlo Francesco Val-
perga di Masino, Milano 10.IX.1697.
66
ASMo, ASE, Cancelleria, Raccolte e miscellanee, Carteggi e documenti di par-
ticolari, b. 276, lettera a Cesare Ignazio d’Este, Mantova 25.X.1691.
67
Cfr. ASMn, AG, ser. E.XXI.3, b. 791, fasc. 1683: diversi, Luca Spinola a un
personaggio non identificato della corte mantovana, Genova 28.VI.1683; ASMo, ASE,
Cancelleria, Raccolte e miscellanee, Carteggi e documenti di particolari, b. 449, Fermo
Antonio Crotti a Rocco Lorenzotti, Reggio 14.XII.1688; ASMo, ASE, Cancelleria,
Sezione estero, Carteggi con principi esteri, Italia, Firenze, b. 1161, nn. 153-154, Gian
Gastone de’ Medici a Rinaldo d’Este, Firenze 7.XII.1733 e 5.I.1734. Sul tema in ge-
nere cfr. Spagnoletti, Stato, cit., p. 153; B.A. Raviola, Servitori bifronti: la nobiltà
del Monferrato fra Casale, Mantova e Torino, in L’affermarsi della corte sabauda,
cit., pp. 481-505; R. Sabbatini, La successione Farnese e le «turbolenze dell’Italia»
nelle relazioni dei diplomatici lucchesi, in Elisabetta Farnese, cit., p. 250.
l’uomo di corte italiano 115

le rispettive conoscenze del linguaggio delle corti anche in virtù delle


giurisdizioni che essi detengono nel Monferrato prima gonzaghesco e
poi, dal 1708, sabaudo68. É lo stesso principe e marchese Giovanni Bat-
tista Centurione, in una sua lettera del 1695 per il duca Ferdinando
Carlo di Mantova, a deplorare di vedersi privato da «qualche tempo …
dell’honore de’ riveritissimi commandi di Vostra Altezza Serenissima in
dimostranza che mi continoa la Sua buona gratia»69.
Da parte loro, però, nemmeno i gentiluomini titolari di feudi im-
periali minori dell’Italia nord-occidentale e centrale restano del tutto
marginali all’universo politico-istituzionale e sociale delle vicine corti
principesche, benché le guerre della Grande Alleanza e di Successione
Spagnola (1688-1714) rafforzino la capacità d’intervento di Vienna nella
Penisola70. Talvolta il «benignissimo patrocinio» dei principi italiani
s’inscrive in una consuetudine inveterata, derivante da patti di acco-
mandigia tre-quattrocenteschi, alla quale l’uno o l’altro feudatario ce-
sareo né vuole, né può rinunciare. Anzi, il conte Mario Carpegna, nel
suo testamento del 1661, obbliga i «figli, et eredi, e successori» nella
sua contea di Scavolino incastonata tra Stato della Chiesa e Grandu-
cato di Toscana a «perpetuamente portare ossequiosa riverenza» ai
principi medicei «et a tutta la loro serenissima casa, e descendenza»71.
Sempre sul contrappunto tra distinzione sociale e dipendenza at-
tuale o in fieri delle famiglie nobili si gioca l’approvazione dei sovrani
italiani all’ingresso dei singoli giovinetti nei collegi d’educazione di Parma
e Modena nonché nell’Accademia Reale di Torino, ma soprattutto le
ammissioni che essi concedono nelle paggerie72. Le scuole per paggi, va

68
Cfr. ASMn, AG, ser. E.XXI.3, b. 791.
69
Ivi, fasc. 1695: diversi, da Genova 24.I.1695. Ma cfr. anche, per contrasto, ivi,
fasc. 1707: diversi, Giovanni Battista Centurione a un personaggio della corte man-
tovana (il segretario di Stato Giuseppe Torri?), Genova 12.III.1707.
70
Cfr. Frigo, Principe, cit., pp. 41-42, 170; R. Musso, I feudi imperiali delle
Langhe tra Impero e Stato di Milano, in I feudi imperiali in Italia tra XV e XVIII
secolo: atti del Convegno di studi Albenga-Finale Ligure-Loano, 27-29 maggio 2004,
a cura di C. Cremonini e R. Musso, Roma, Bulzoni, 2010, pp. 67-120; B.A. Ra-
viola, Un complesso intreccio di giurisdizioni: i feudi imperiali del Monferrato gon-
zaghesco, ivi, pp. 175-198.
71
Archivio Carpegna - Scavolino, vol. Istromenti, n. 4, c. 362, Testamento del
conte Mario Carpegna figlio del conte Tomaso rogato li 3 giugno 1661. Per conte-
stualizzare cfr. T. di Carpegna Falconieri, I feudi imperiali ai confini fra Toscana
e Stato Pontificio (secoli XV-XVIII), in I feudi imperiali, cit., pp. 433-450.
72
Cfr. ASFi, Miscellanea Medicea, 33, ins. 3, c. 62r, Ferdinando Montichieri (?)
a Ferdinando II de’ Medici, con rescritto del 18.III.1650; Archivio Storico Civico di
Milano, Archivio Visconti di Saliceto, cart. 6, fasc. 2, n. 11, Ranuccio II Farnese a
116 alessandro cont

rammentato, sono istituti di corte dagli obiettivi pedagogici e cerimo-


niali che danno un notevole contributo alla formazione dell’ideale di
cavaliere italiano, e insieme agiscono nel senso di una ‘internazionaliz-
zazione’ culturale e sociale delle aristocrazie della Penisola73.
Tra le ragioni che aprono le paggerie ai cavalieri locali e forestieri
si annoverano lo splendore del sovrano da cui esse dipendono, l’in-
cisività del suo governo monarchico, nonché le sue relazioni dinasti-
che, economico-finanziarie, culturali ed ecclesiastiche con i territori
confinanti, ad esempio quelle del Granducato toscano con lo Stato
pontificio74. Altri fattori che influiscono sul composto sociale delle
scuole per paggi sono l’acquisizione al sovrano di nuovi domini, quali
la Sicilia sotto Vittorio Amedeo II (1713-1720), e ancora l’articola-
zione della famiglia regnante e delle «case» particolari, più o meno
indipendenti, di principesse, principini e principi del sangue, articola-
zione che può dare impulso a carriere trasversali75.

Ercole Visconti di Saliceto, Parma 6.VI.167…; ASMo, ASE, Cancelleria, Raccolte e


miscellanee, Carteggi e documenti di particolari, b. 1344, Delia Guerrieri Strozzi a
Rinaldo d’Este, Bergantino 4.IX.1735.
73
Cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Sezione estero, Carteggio ambasciatori, Italia,
Firenze, b. 74, fasc. 13, Giovanni Giuseppe Cremona a Rinaldo d’Este, Firenze
4.X.1729. Sulla corte come «spazio aperto» cfr. T. Dean, Le corti: un problema sto-
riografico, in Origini dello Stato, cit., pp. 437-438.
74
Cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Sezione estero, Carteggi con principi esteri, Ita-
lia, Firenze, b. 1161, n. 160, Gian Gastone de’ Medici a Rinaldo d’Este, Firenze
10.VII.1736; ASMo, ASE, Cancelleria, Raccolte e miscellanee, Carteggi e documenti
di particolari, b. 1311, il nuovo paggio «da cappa» Ernesto Sessi di Rolo a France-
sco II d’Este, Reggio 16.V.1682. Inoltre cfr. Sabbatini, La successione Farnese, cit., p.
250. Sui rapporti del granduca di Toscana con le nobiltà degli altri stati italiani cfr.
J. Boutier, Adresser ses vœux au grand-duc: pratiques épistolaires entre recherche de
la grâce et expression de la fidélité dans l’Italie du XVIIe siècle, in La politique par
correspondance: les usages politiques de la lettre en Italie, XIVe-XVIIIe siècle, a cura
di Id. et alii, Rennes, Presses universitaires de Rennes, 2009, pp. 249-274, http://www.sto-
riadifirenze.org/pdf_ex_eprints/78-Boutier.pdf.
75
Giuseppe Ossorio, siciliano, è paggio d’onore di Vittorio Amedeo II di Sa-
voia; egli svolgerà importanti incarichi diplomatici per Carlo Emanuele III, fino alla
nomina a primo segretario degli esteri nel 1750: cfr. G.B. Semeria (?), Storia del re
di Sardegna Carlo Emanuele il Grande…, II, Torino, Reale Tipografia, 1831, pp. 233-
236; Frigo, Principe, cit., p. 65. Per le corti dei principi non regnanti delle casate so-
vrane cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Sezione estero, Carteggio ambasciatori, Italia, Fi-
renze, b. 72, fasc. 20, Ippolito Antonio Bagnesi a Rinaldo d’Este, Firenze 7.XI.1713,
27.III.1714 all., 26.X, 23.XI.1717 all.; inoltre A. Merlotti, La corte del principe. Fi-
gure e ruoli, in Torino 1675-1699: strategie e conflitti del Barocco, a cura di G. Ro-
mano, Torino, Cassa di Risparmio di Torino, 1993, pp. 157-168; C. Curci, La ma-
gnificenza romana di un principe cardinale d’Este: Rinaldo II d’Este (1688-1695), in
«Atti e Memorie», Deputazione di Storia Patria per le Antiche Province Modenesi,
l’uomo di corte italiano 117

Cronache ed epistolari del tempo tramandano notizia dei senti-


menti di stima o di affetto instaurati dai monarchi italiani con aristo-
cratici di origine straniera che hanno compiuto i loro primi passi nella
reggia portando la livrea di paggi. Allorché il marchese Carlo Fo-
schieri, nel 1733, viene creato governatore «della città, e provincia» di
Asti, egli serve i Savoia ormai da sessantacinque anni, e tuttavia ap-
partiene a pieno titolo anche alla feudalità modenese76. Invece uno dei
ragazzi «confidenti» del granduca Gian Gastone de’ Medici negli anni
venti del XVIII secolo, vale a dire il conte Alfonso Montani, proviene
dal patriziato di Pesaro, che è una città dello Stato della Chiesa77.
Invero, il successo acquistato in terra straniera per «ses manières
nobles, et polies» o in virtù di altre doti, comporta simmetricamente
per il gentiluomo precisi obblighi di condivisione delle proprie for-
tune con la famiglia di provenienza e di assistenza o patronato clien-
telare verso amici e compatrioti, mentre più ambigue appaiono le re-
lazioni mantenute con il sovrano naturale78. Illuminante, al riguardo,
è l’itinerario biografico seguito dal piemontese Giovanni Francesco
Giuseppe Wicardel marchese di Fleury e Beaufort, l’avvenente cava-
liere divenuto oggetto di pettegolezzi presso la corte torinese tra la
sesta e la settima decade del XVII secolo79.

s. 11, 21, 1999, in partic. pp. 244-250; Tofani, Composizione e cerimoniale, cit., pp.
111-112; Bianchi, La corte dei Savoia, cit., p. 158.
76
Cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Raccolte e miscellanee, Carteggi e documenti di
particolari, b. 564, fasc. 13, in partic. Carlo Foschieri al fratello Guido, Moncalieri
10.X.1682, a Francesco II d’Este, con rescritto del 3.XI.1690, e a Rinaldo d’Este, To-
rino 26.II.1718 e 15.VIII.1733.
77
Cfr. ASMo, ASE, Cancelleria, Sezione estero, Carteggio ambasciatori, Italia,
Firenze, b. 74, fasc. 12, Giovanni Giuseppe Cremona a Rinaldo d’Este, Firenze
21.XII.1728; [Gualtieri], Vita di Gio. Gastone I, cit., pp. 27-28, 120.
78
Cfr. ASMn, AG, ser. F.II.7, b. 2335, Carlo Maria Vialardi a Bailardino Noga-
rola, Monaco di Baviera 4.IV.1685 (minuta), e a Ferdinando Carlo Gonzaga-Nevers,
Monaco di Baviera 13.IV.1685; ser. F.II.8, b. 2816, fasc. XI, cc. 16v, 54, Giuseppe Va-
rano di Camerino a Ferdinando Carlo Orsati, Venezia 5.III.1688, Mantova 6.XI.1688;
ASMo, ASE, Cancelleria, Raccolte e miscellanee, Carteggi e documenti di particolari,
b. 564, fasc. 13, Carlo Foschieri a un personaggio non identificato della corte mo-
denese, Torino 31.XII.1707, e a Rinaldo d’Este, Torino 13.VI.1711. Inoltre cfr. Bian-
chi, Al servizio degli alemanni, cit., pp. 62-70. Per la citazione riportata nel testo cfr.
ASP, Carteggio Farnesiano e Borbonico Estero, Spagna, b. 132, fasc. 1716, c. 19r,
Guillaume Daubenton a Dorotea Sofia di Neuburg, Aranjuez 6.V.1716.
79
«Il est assez beau de visage, à la tête belle, des cheveux cendrés, grands; mais
pour moi, je ne lui trouve pas la taille agréable; il ne paroît pas avoir beaucoup d’e-
sprit»: A.M.L. d’Orléans Montpensier, Mémoires [sec. XVII], Paris, Fontaine, 1985,
II, p. 79.
118 alessandro cont

Espulso dallo Stato sabaudo a seguito di un grave scandalo esploso


nel 1666, l’intraprendente e coraggioso Wicardel riesce a rifarsi all’e-
stero una reputazione e una carriera, sino ad assurgere, nel 1692, alla
carica di generale dell’armamento navale e maresciallo di campo del-
l’imperatore nella guerra contro il Turco80. Significativamente, all’atto
delle sue ultime volontà, dettate a Vienna nel 1693, i testimoni d’ori-
gine italiana «specialiter ad hoc requisitorum» risultano addirittura cin-
que su sei. A questi vanno aggiunti i due esecutori testamentari no-
minati nella persona dell’inviato straordinario di Savoia alla corte im-
periale, cioè il marchese di Prié, e in quella della contessa San Mar-
tino di Parella Königsegg81.
In altri casi, il passaggio di un figlio cadetto della nobiltà al ser-
vizio di un principe che non sia quello naturale determina nel tempo,
quale conseguenza di un redditizio matrimonio con una dama del
luogo, la gemmazione di un nuovo ramo della sua famiglia. Ne sono
prova le vicende storico-genealogiche relative ai senesi Ballati Nerli
stabilitisi a Mantova, dei mantovani Guidi di Bagno stanziatisi a Vienna,
nonché dei ravennati Spreti insediatisi a Monaco di Baviera82.
È difficile, tuttavia, che il distacco di un uomo di corte dalla sua
patria natale divenga assoluto, in quanto una metamorfosi così radi-
cale richiede il trascorrere delle generazioni, e l’attaccamento ideale
delle casate di consolidata nobiltà alle proprie radici di solito non lo
ammette come definitivo83. Perché ciò avvenga nei cavalieri emigrati

80
Cfr. ASOB, AFFB, Sez. III: Wicardel di Fleury, Beaufort e Trivero, fald. 27,
fasc. 746, Patenti dell’imperatore Leopoldo I a favore di Francesco Giuseppe Wicar-
del di Fleury e Beaufort, s.l. 2.I.1692. Un profilo di Wicardel e della sua famiglia è
offerto da L. Gatto Monticone, E. Oberti e A. Zonato, Archivio Storico della
Famiglia Falletti di Barolo e famiglie collegate (1066-1906), t. II: Sezioni III-VII,
Cooperativa Culturalpe, Settembre 2012, inv. dattiloscritto consultabile presso l’O-
pera Barolo – Palazzo Barolo di Torino, pp. 33-34.
81
Cfr. ASOB, AFFB, Sez. III: Wicardel di Fleury, Beaufort e Trivero, fald. 2,
fasc. 66, copie dell’atto rogato a Vienna il 13.II.1693. Nondimeno, cfr. altresì ivi, fasc.
67, Rinuncia fatta da Ercole Giuseppe Ludovico Turinetti di Prié e da Eleonora di
San Martino di Parella Königsegg all’incarico di esecutori testamentari di Francesco
Giuseppe Wicardel di Fleury e Beaufort, Vienna 1.VIII.1693.
82
Cfr. D‘Arco, Annotazioni genealogiche, cit., II, p. 37 (per i marchesi Guidi
dei conti di Bagno); V, pp. 312-321 (per i marchesi Ballati Nerli); V. Spreti, Spreti
(Ramo di Baviera), in Enciclopedia storico-nobiliare italiana, cit., VI, pp. 453-457.
83
Sulle polisemie di «patria» e «fedeltà» nel sec. XVII cfr. R. Villari, Per il re
o per la patria: la fedeltà nel Seicento, Roma-Bari, Laterza, 1994; E. Irace, La no-
biltà bifronte: identità e coscienza aristocratica a Perugia tra XVI e XVII secolo, Mi-
lano, Unicopli, 1995; Patria und Patrioten vor dem Patriotismus: Pflichten, Rechte,
Glauben und die Rekonfigurierung europäischer Gemeinwesen im 17. Jahrhundert, a
l’uomo di corte italiano 119

bisognerà prima che si tronchi definitivamente ogni loro rapporto re-


siduo con la «patria» in quanto sede e custode di un’identità fondata
sulla tradizione e sul prestigio del potere della stirpe, sulla lingua e
religiosità materne, e sui ricordi degli affetti dell’infanzia.
Alessandro Cont

Abstract
Tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo il servizio cortigiano pre-
stato ai principi secolari italiani offre molteplici opportunità di prestigio e
potere per gli uomini nobili della Penisola. In particolare, l’impiego a corte
risente dell’etica militare-cavalleresca che accomuna i duchi di Savoia (poi re
di Sardegna), Mantova, Parma e Modena e il granduca di Toscana alle anti-
che aristocrazie dei loro stati. Le più importanti cariche cerimoniali, politi-
che, militari e diplomatiche sono conferite prevalentemente a gentiluomini di
consolidata nobiltà e titolari di feudi. Tuttavia, l’esercizio ancora in larga mi-
sura personale e patrimoniale dell’autorità monarchica consente anche la no-
tevole ascesa a corte di alcuni homines novi: giuristi, finanzieri o avventu-
rieri. D’altra parte, la frequentazione e i contatti con le corti di stati diversi
è favorita dai rapporti dinastici tra casate sovrane, dalle parentele in ambito
nobiliare, dai vincoli di vassallaggio e dalla presenza di istituti educativi come
i collegi, le accademie cavalleresche e le paggerie.

In the late XVII and early XVIII century the courtier service rendered
to the Italian secular princes offers many opportunities of prestige and power
for the noble men of the Peninsula. In particular, the courtly employment
is influenced by the military-knightly ethic that unites the Dukes of Savoy
(later Kings of Sardinia), Mantua, Parma and Modena and the Grand Duke
of Tuscany to the ancient aristocracies of their states. The most prominent
ceremonial, political, military and diplomatic charges are conferred mainly
to gentlemen of consolidated nobility and holders of fiefs. However, the still
largely personal and patrimonial exercise of the monarchical authority also
allows the remarkable rise at court of some homines novi: lawyers, finan-
ciers or adventurers.. On the other hand, the attendance and the contacts
with the courts of different states is favored by the dynastic relations between
ruling houses, by the kinship among the nobility, by the bonds of vassalage
and by the existence of educational institutions such as colleges, knightly
academies and pageries.

cura di R. von Friedeburg, Wiesbaden, Harrassowitz, 2005; Uomini di governo ita-


liani al servizio della Monarchia spagnola (secoli XVI e XVII), a cura di C.J.H. Sán-
chez e G. Signorotto, Roma, Bulzoni, 2012.

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