Sei sulla pagina 1di 4

Elogio della Follia

Erasmo da Rotterdam

CAPITOLO PRIMO
Nonostante la Follia è portata per bocca da tutti tuttavia lei sola sa rallegrare chiunque, infatti
appena fece ingresso per parlare tutti si illuminarono di gioia solo vedendola mentre gli oratori
devono fare un’intera orazione prima di questo risultato; lei assomiglia al sole che sorge o ai venti
Favonio che riportano tutto alla giovinezza

CAPITOLO SECONDO
Invita i presenti a porgerle l’orecchio il quale si porge ai pazzi e ai ciarlatini lo stesso che Mida
mostrò a Pan, la Follia vuol cimentarsi nell’arte del sofista ma non nel sofista moderno bensì in
quello antico il quale elogiava gli dei perché anche lei vuole fare un elogio; il suo.

CAPITOLO TERZO
La Follia ritiene che nessuno può conoscerla meglio ecco perché farà il suo elogio inoltre anche per
pudicizia perché gli altri che si fanno tessere le virtù sono quelli più lontani dal possederle; ella è
stupita dell’inesistenza di elogi per lei quando invece se ne tessono persino per le calamità.

CAPITOLO QUARTO
La Follia non farà un discorso preparato come quello di un oratore bensì dirà solamente quello che
le passa per la mente per questo non c’è motivo di limitarla o cercarne il senso.

CAPITOLO QUINTO
La Follia è lo specchio più limpido dell’animo e sono ingrati coloro che pur essendo folli dicono
che lo sono gli altri in modo che risulti un grave insulto e così cercano di sembrare saggi come
Talete peggiorando solo la situazione.

CAPITOLO SESTO
I sofisti del tempo cercano di fare i sapienti infilando qualche termine straniero nei loro discorsi così
la gente o per farsi considerare dotta fa finta d’aver capito tutto oppure tanto più non capisce tanto
più ammira il discorso del sofista.

CAPITOLO SETTIMO
La Follia non è figlia di uno dei tanti dei dell’Olimpo ma di quello più vigoroso capace di creare
guerre e pace; pluto e dalla Ninfa Neotete delle giovinezza,non da un triste matrimonio ma
dall’amore dei due in un momento in cui Pluto era inebriato dal nettare degli Dei.

CAPITOLO OTTAVO
Ella è nata nelle isole Fortunate e ad allattarla sono stata la ninfa dell’ignoranza e dell’ebrerzza ella
non è nata come gli altri pargoli nel pianto ma bensì sorridendo lieta di ciò che la circondava.

CAPITOLO NONO
Le donne al suo seguito sono:Filautia,Colacia;Lete,Misoponia,Hedonè,Anoia e Trufè, tra tutte
queste dame la Folia fa da signora.

CAPITOLO DECIMO
Gli Dei esistono per giovare agli uomini e la Follia è l’alfa degli dei perché prodiga di tutto agli
uomini.
CAPITOLO UNDICESIMO
Ciò che spinge gli uomini e gli dei a fare figli è la Follia perché cos’altro potrebbe spingere una
donna a soffrire i travagli del parto o a sopportare le fatiche di allevare figli? Così anche i filosofi
più severi sono nati per merito suo e non d’altri perché senza un po’ di follia nessuno lo farebbe.

CAPITOLO DODICESIMO
Tutti amano la Follia perché è lei che reca i piccoli piacere e quale si potrebbe chiamare vita se
fosse completamente priva di piacere? Anche coloro che accusano gli altri di godere di frivolezze e
piaceri sono poi i primi che ne usufruiscono anche Sofocle accondiscende all’idea dicendo che è
bella la vita priva di senno.

CAPITOLO TREDICESIMO
La ragione per cui i bambini e gli anziani sono sempre protetti da tutti è perché essi non hanno
senno e quindi vengono più curati e più coccolati; i bambini sono così graziosi solo perché non
hanno senno e quando incominciano a crescere si imbruttiscono perché si allontanano dalla
Follia.allo stesso modo gli anziani vanno d’accordo con i bambini perché hanno perso il senno e
quindi il simile trova il simile.

CAPITOLO QUATTORDICESIMO
Tutti gli Dei al contrario di lei sono sempre irati.
Coloro che vivono di cose serie e sagge sono quelli che sembrano nati vecchi mentre coloro che si
abbandonano alla giocosità e all’assenza di senno sono più belli e grassottelli; è solo lei,la Follia,
che può rendere la giovinezza.

CAPITOLO QUINDICESIMO
Anche tra gli dei quelli più felici e belli sono influenzati dalla Follia come ad esempio Bacco il
quale è sempre ebbro e giocoso o altrimenti Cupido che rimane sempre giocoso o ancora Vulcano il
quale scherza sempre o Venere che è sempre bella e in fiore; sicuramente questi dei vivono meglio
di Giove o Pan sempre arrabbiati e portatori di distruzione.

CAPITOLO SEDICESIMO
La Follia dà gioia mentre la saggezza tristezza ecco perché Giove infuse negli uomini molta più
follia che saggezza riempiendo gli uomini di passioni le quali alla fine prendono sempre il
sopravvento sulla ragione.

CAPITOLO DICIASETTESIMO
L’uomo però aveva bisogno di mantenere il senno per per tenere sotto controllo tutte le questioni
ecco perché le fu creata come compagna la donna,bella un po’ folle la quale rappresenta la
giovinezza e spesso induce l’uomo a fare cose sconsiderate o a parlare senza un briciolo di senno;
l’aspetto burbero dell’uomo si deve al fatto che lui è più ragione che Follia.

CAPITOLO DICIOTTESIMO
Alcuni uomini alle donne preferiscono il ventre e inebriarsi col vino fino a riempirsi tutti di risa ma
il piacere del ventre,essendo un piacere, viene anche lui dalla Follia.

CAPITOLO DICIANNOVESIMO
La Follia si trova tanto nell’amore quanto nell’amicizia o nei rapporti di ogni genere; non è forse
folle far finta di non vedere i difetti dell’amico o baciare un neo dell’amica o trovare il difetto dello
strabismo un assiduo ammiccare? E chi non vuole ammettere ciò deve ammettere però di diventare
cieco di fronte ai propri difetti, anche questo è folle e accade tanto tra i mortali quanto tra gli
immortali.

CAPITOLO VENTESIMO
Anche nel matrimonio c’è Follia perché lo sposo ignora i vizi della verginella prima di sposarla e
dopo per negligenza non se ne accorge,quanto è folle il marito che con i baci asciuga le lacrime
dell’adultera!

CAPITOLO VENTUNESIMO
Senza follia nessun legame potrebbe durare dall’allievo al maestro e dal servo al padrone i quali si
ingannano vicendevolmente.

CAPITOLO VENTIDUESIMO
Per piacere agli altri bisogna prima piacersi e qui interviene Filautia sorella della Follia che lo
permette, ma quanto è folle lodarsi da soli anche quando la natura è stata ben crudele! Ma per essere
ammirati bisogna ammirarsi e accontentarsi di quello che si ha, senza amor proprio non si ha scopi
nella vita.

CAPITOLO VENTITREESIMO
Anche nelle questioni di guerra serve la Follia infatti non si è folli a intraprendere azioni di guerra
che non porteranno guadagno nessuna delle due parti e porteranno solo un numero infinito di morti?
La prudenza che serve è solo quella del comandante il quale non può essere un saggio Demostene
che abbandona lo scudo ma un folle che comanda e i soldati folli a loro volta che corrono incontro
al pericolo.

CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO
La mancanza di Follia è inutile sul piano pratico e lo testimonia Socrate lui che fu detto da apollo il
solo sapiente ma socrate rifiutò il titolo ritenendo che l’unico sapiente sia Dio e anch’egli potè
rendersi conto che la politica non è per il filosofo quando tentando di avvicinarsi ad essa fu costretto
a scappare; tuttavia non si dimostrò stolto quando bevve la cicuta perché non aveva imparato nulla
della vita. Platone discepolo di Socrate alla morte di questo balbettò, Teofrasto non era capace di
parlare senza tremare,Isocrate non aprì mai bocca,Marco Tullio esortava balbettando; cosa faranno
questi che non sanno combattere a parole se si arriverà alle armi? Platone dice che lo Stato perfetto
è in mano ai filosofi gli storici dicono che se accadesse sarebbe la rovina e questo è confermato dai
due Catoni l’uno turbò la pace con le sue pazze accuse l’altro difendendo lo Stato con troppa enfasi
lo mise a soqquadro e lo stesso i Bruti i Crassi e Marco Antonio che recò allo stato più dolore che
guadagno. Tutti questi erano filosofi.

CAPITOLO VENTICINQUESIMO
Il filosofo è inutile alle questioni della vita perché egli si comporterà sempre come un pezzo di
legno rimanendo estraneo a ciò che accade se ad esempio lo si inviterà a ballare parrà un cammello
se lo si inviterà a pranzo annoierà tutti con le sue questioncelle; egli dunque non è fatto per la vita
pubblica nella quale si ritrovano sempre dei folli.

CAPITOLO VENTISEIESIMO
L’adulazione è frutto della follia ed è essa non i discorsi filosofici capace di rimediare a situazioni
irrimediabili come nella vicenda della rivolta della plebe romana o in quella di Temistocle del riccio
e della volpe o ancora il regno di Minasse; sono sempre enormi adulazioni racconti e bugie che
possono permettere di tenere insieme quella bestia che è il popolo.
CAPITOLO VENTISETTESIMO
Nelle città non si sono mai ascoltati i precetti di Socrate o Platone perché quello che loro giudicano
malvagio è quello che invece accade ogni volta,uoini stolti che si fanno portare in trionfo,che
espongono i loro simulacri come di divinità,che supplicano per dei voti e che si compiacciono
dell’applauso di un branco di capre. È su questo che poggia la città sul gioco della Follia.

CAPITOLO VENTOTTESIMO
L’imparare arti da tramandare cose che vengono ritenute nobili sopra ogni altra cosa altro non sono
che a loro volta frutto di Follia, altrimenti non si sarebbero passate notte insonni nel tentativo di
trovare cose nuove.

CAPITOLO VENTINOVESIMO
La Follia può anche arrogarsi il titolo di saggia perché il saggio è colui che trae insegnamenti
dall’esperienza ma il filosofo altro non fa che rifugiarsi in enormi libroni mentre il folle è colui che
non conosce paura o vergogna e può dunque tentare ogni cosa e avere esperienza di ogni cosa,non si
nasconde dietro niente è quindi il più saggio. Il resto è illusione un re ricchissimo se non è mai
soddisfatto non è forse il più povero? E se è pieno di vizi non è forse schiavo di essi? O ancora a
teatro se un attore perdesse la maschera e da re si tramutasse in schiavo non sarebbe disprezzato? La
vita è porre davanti a sé una maschera dietro cui ci sono grandi sconvolgimenti.

CAPITOLO TRENTESIMO
Quello che dipinge Seneca per rappresentare il filosofo è un uomo impassibile una sorta di Dio
inesistente un uomo di marmo incapace di qualsiasi sentimento capace di comandare nella
Repubblica di Platone,egli supererà tutti su tutto senza distinzione senza mai fallire; questo lo
porterà a essere odiato perché non esisterà nessuno capace di sopportarlo e molti invece
preferibbero sottostare a un pazzo che anche se pazzo sia capace di ottenere la simpatia di chi lo
segue.

CAPITOLO TRENTUNESIMO
La vita degli uomini è colma di disgrazie e sciagure,la loro vita è resa infelice da Giobe; Chitone
che era un saggio pur avendo trovato la fonte della vita eterna si è ucciso da solo; se tutti gli uomini
fossero saggi allora servirebbe nuovo fango e Prometeo affinché plasmasse nuovi uomini.
Si vedono vecchi che si sposano con giovinette senza dote si mettono parrucche ostentano le
dentiere o vecchie che dicono la vita è bella scrivono biglietti amorosi si mettono nei balli delle
fanciulle ostentano mammelle raggrinzite e si pavoneggiano. Gli uni e gli altri vengono sbeffeggiati
ma non se ne rendono conto perché non ne hanno senso e quindi il male che ne ricevono è pari a
zero.

CAPITOLO TRENTADUESIMO

Potrebbero piacerti anche