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Mettersi
alla cappa
La cappa è una delle possibilità che si hanno quando
si è investiti da una burrasca. Vediamo come si fa a
mettersi alla cappa di Giuseppe Mancini

Articolo verticale N° 151, scaricable in abbonamento


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C
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’è sempre un certo pudore a parlare


di manovre in navigazione con cattivo
tempo. Il motivo è semplice: non esisto-
no regole prime, da considerare come
“oro colato”, perché non sono mai esi-
stite e non esisteranno mai, due situazioni uguali.
Se, durante una navigazione in mare aperto, il tem-
po peggiora, tanto da dover adottare un’andatura
che abbia come priorità la sicurezza della barca e
dell’equipaggio, le variabili da tenere in conto sono
davvero tante. Principalmente, le dimensioni, le ca-
ratteristiche e il tipo di barca, la preparazione e il
numero dei componenti dell’equipaggio, l’entità e
la durata della burrasca, il moto ondoso e il vento,
la presenza di bassofondali nella zona, quanto si è
distanti dalla costa. Ogni skipper dovrà considerare
questi fattori prima di decidere. A tal proposito, la
letteratura e i racconti in porto, sono contraddittori:
c’è chi sostiene una precisa strategia da adottare,
giurando che è la migliore, e chi esattamente il con-
trario. E’ bene documentarsi più possibile, cercando
di avere una conoscenza vasta e dettagliata sull’ar-
gomento, in modo da trovare elementi che possono
tornare molto utili in caso di necessità. Svariati libri
e trattati, sono stati scritti in proposito, tra cui se-
gnaliamo “Navigazione a vela con cattivo tempo” di
Peter Bruce edito da Adlard Coles, “Cattivo tempo”
di Alain Grèe edito da Zanichelli o “Guida pratica di
manovra” di Eric Tabarly edito da Mursia.

Le possibilità
Di fronte a una burrasca, le “tattiche” da adottare
si dividono principalmente in due gruppi, opposti
per concezione: la fuga o la cappa. Di quest’ultima
esistono alcune varianti, ognuna con aspetti positi-
vi e negativi. Ripetiamo che la scelta di una precisa
“strategia” dipende da tanti elementi e che non ne
esiste una infallibile per ogni situazione.
In queste righe, analizziamo le possibilità offerte
dal prendere la cappa, situazione tendenzialmente
passiva che si adotta quando vento e mare raggiun-
gono un’intensità così elevata da non consentire di
procedere nella rotta. In questo caso, anticipando le
manovre prima di un peggioramento meteo, si do-
L’autore
vranno ammainare completamente randa e genoa,
Giuseppe Mancini, velista, subac- sostituendoli con randa di cappa e tormentina. In
queo, ex caporedattore di Solo- presenza di un avvolgifiocco, è consigliabile non
vela, Mancini ha una profonda lasciare avvolto il genoa sullo strallo. In ogni caso,
conoscenza di tutti gli aspetti del è sempre meglio provare manovre e regolazioni in
navigare a vela
condizioni non proibitive, così da avere una certa fa-
Articolo pubblicato per SVN Solovelanet novembre 2018
Direttore responsabile Maurizio Anzillotti
miliarità con i gesti da compiere (dis.1).
Periodico telematico con trasmissione in formato digitale. La presa di cappa si divide in tre tipi: cappa inerte,
Testata registrata presso il Tribunale Civile di Roma. Sezione per la stampa e
l’informazione - n° 117/2015 del 9/07/2015
cappa filante e cappa secca.

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Barca in cappa secca cerca di resistere al vento e al mare.


E’ probabile che si stia aiutando con il motore per tenere la prua al vento

Dis. 1
Cappa inerte
Quest’andatura altro non è che un gioco di equilibrio,
tra timone, randa di cappa e tormentina. L’obiettivo
è di tenere la barca in posizione costante - tale che
vento e onde colpiscano il mascone - in modo che
il suo scarroccio laterale crei una zona turbolenta
sopravvento di acqua più calma, detta remora. Si
ottiene cazzando a collo la tormentina e ponendo il
timone in posizione orziera, in modo da contrastare
la spinta a poggia della vela di prua.
Pro - La cappa inerte offre stabilità alla barca; l’an-
golo che generalmente si tiene rispetto a mare e
vento fa sì che sia esposta una delle parti più solide
In alto, Randa di dell’imbarcazione; se la manovra è eseguita corret-
cappa e tormentina:
tamente, la zona di remora rende le onde meno ag-
la prima cazzata alla Dis. 2 gressive, fino a inibirne il frangere.
bugna con una dop-
piascotta riportata Contro - L’aspetto peggiore risiede nella passività
su un rinvio molto della barca che, non essendo manovriera, non ha
solido; la seconda nessuna possibilità di correggere la propria rotta o
cazzata a collo. Da scegliere il punto migliore dove superare un’onda. Si
notare l’altezza della deve fare anche molta attenzione alla velocità del-
mura, che deve lo scarroccio e, perciò, della rotta vera che tiene la
essere direttamente
barca, in relazione all’acqua libera disponibile sotto-
proporzionale all’al-
vento. In una burrasca la visibilità si riduce notevol-
tezza dei frangenti
mente, condizione che, unita alla presa di cappa, ri-
chiede una continua verifica della propria posizione,
per evitare di essere sospinti sulla costa o su zone
Cappa inerte - L’equilibrio è di basso fondale.
dato dalla tendenza poggiera della Infine, in presenza di alti frangenti, una posizione di
tormentina a collo e quella orziera cappa inerte può essere causa di scuffia; l’unico modo
del timone per prevenire quest’eventualità, è legato all’abilità

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dell’equipaggio nel tenere quanto più in equilibrio la


barca, facendole generare un’ampia area di remora
Dis. 3
(dis.2).
Cappa filante
- Molto chiaro il pro- Cappa filante
blema. Mi pare di Non è molto diversa dalla cappa inerte, con la dif-
capire che e’ inu- ferenza che, tenendo la tormentina leggermente più
tile stipulare lascata e il timone meno orziero, la barca avanza
una polizza lentamente.
che copra
i danni Pro - I vantaggi principali sono, il diminuito scarroc-
con cio e il maggiore controllo dell’unità. In questo caso
la propria assi- il timoniere può gestire la rotta, opportunità utile so-
curazione se nel contratto con prattutto se la terra sottovento è vicina o per gestire
il marina e’ specificato la non un minimo l’angolo d’impatto dei frangenti.
copertura di alcun danno da parte
dell’ormeggiatore. Contro - Si può realizzare la cappa filante solo se il
mare non è troppo grosso, in quanto la barca, avan-
Dis. 4
zando, è meno protetta dalla zona di remora (dis.3).

Cappa secca
E’ l’opposto della cappa filante, in quanto si realizza
a secco di vele. Il motivo è semplice: il vento è trop-
po forte e non consente neanche un metroquadro di
tela a riva. In queste condizioni la barca è comple-
tamente succube degli elementi, quindi non è go-
vernabile in nessun modo. Non si può certo dire che
sia una soluzione valida, bensì necessaria, attuabile
solo per brevi periodi di attesa del passaggio di un
groppo e se la posizione della costa sottovento non
consente una fuga in poppa.
Pro - In tutta onestà, non vediamo altri vantaggi se
non quello relativo all’equipaggio, che ha l’opportu-
nità di riposare sottocoperta.
Cappa secca - Non ci
sono vele a riva e la barca è in Contro - Il pericolo maggiore della cappa secca è
balia di onde e vento. Questa dato dalle molte possibilità di scuffia: visto che la bar-
opzione è da scegliere solo in casi ca non ha controllo, il più delle volte (dipende dal tipo
estremi, come ultima possibilità di carena) si dispone offrendo il giardinetto o il traver-
so al moto ondoso che - in considerazione del fatto
che se si attua la cappa secca si è in presenza di un
vento molto forte (forza 10, costante) - sicuramente
presenta frangenti di dimensioni considerevoli.
Per cercare di “tenere alta” la prua rispetto al vento,
si possono filare in acqua un paio di grosse cime
lunghe almeno un ventina di metri, da fissare possi-
bilmente al salpancore, facendo molta attenzione di
ricordarsele prima di un eventuale avvio del motore.
Non ci sentiamo di consigliare l’uso dell’ancora gal-
leggiante.
Altro pericolo è quello che corre tutto il sartiame, l’al-
bero e la pala del timone, sottoposti costantemente
a forti colpi dati dall’incontrollato sballottare tra le
Una barca in difficoltà ha lanciato il mayday e si è onde, visto che l’ampiezza e la posizione della remo-
messa alla cappa secca in attesa dei soccorsi ra, sono quasi casuali (dis.4).

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