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IL LIBRO DI DRACO DAATSON

giovedì 8 luglio 2010


Il libro di Draco Daatson – Parte I

Il Libro di Draco Daatson non esiste in forma scritta. Le frasi da lui pronunciate sono
sempre state tramandate per via orale, da bocca a orecchio, per secoli. I suoi monaci-
guerrieri le imparavano a memoria e ci meditavano sopra. È così ancora oggi.

Questa fu la risposta di Victoria Ignis alla mia domanda sull’esistenza del Libro di Draco
Daatson.

La nostra storia comincia a metà degli anni ’90, quando


incontrai questa donna straordinaria che capovolse la mia
concezione del mondo risvegliandomi a una nuova vita. Una
donna SVEGLIA, che nei miei confronti non ha mai svolto il
ruolo ufficiale di “maestra”, ma che in un momento molto
critico della mia vita, quando ero sull’orlo del suicidio, è comparsa per ricordarmi la mia
regalità, per ricordarmi cosa è un essere umano e quali sono le sue facoltà.

Il mio primo incontro con lei è descritto nel libretto allegato al dvd Alchimia
Contemporanea, e questo resta, ad oggi, l’unico scritto dove ho parlato del mio percorso
personale e del mio incontro con Victoria Ignis e la filosofia di Draco Daatson di cui lei è
portatrice.

“Chi era Draco Daatson? È realmente esistito o questo nome rappresenta una figura
mitica, un po’ come Ermete Trismegisto?” Chiesi una sera a Victoria Ignis davanti a due
bicchieri di vino in un pub di Torino. Victoria Ignis non disdegnava di bere il vino – ma non
l’ho mai vista bere altri alcolici – e la maggior parte dei nostri dialoghi si svolgeva in uno
stato di coscienza leggermente alterato causato proprio dall’ingestione di questa bevanda
sacra. In un’occasione mi spiegò che il vino era stato inventato da Noè nel periodo
successivo al Diluvio Universale e il suo scopo era quello di portare la coscienza dell’uomo
in uno stato in cui la prigione mentale fa meno presa e si ottiene una maggiore ricettività.

In quegli anni avevo cominciato a leggere di esoterismo, mi dedicavo agli esercizi sulla
Presenza di G.I. Gurdjieff, ma non avevo mai sentito parlare né di Draco Daatson né
dell’antichissima e temibile setta dei Senza Sonno.

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Draco Daatson è stato il primo. È stato il primo a intuire che il pianeta è una prigione
senza sbarre, un luogo di detenzione psicologica appositamente studiato per fare in modo
che gli esseri umani producano energia che serve da nutrimento per entità che si trovano
su un altro piano. Di questa prigione gli uomini occupano il braccio della morte.
Condannati a morire perché ancora schiavi delle leggi fisiche planetarie. Leggi che
possono venire aggirate da un essere totalmente sveglio. Draco Daatson è stato il primo a
comprendere che l’essere umano viene forzatamente tenuto in uno stato di SONNO
affinché non si avveda mai di vivere dentro un penitenziario cosmico.

Quindi ha compreso il principio primo di questo stato di sonno, il


fondamento stesso della prigione: tu credi che il mondo che ti circonda
sia qualcosa di esterno alla tua coscienza, qualcosa da cui ti senti
separato e sul quale ti sembra di non avere potere. Tu,
fondamentalmente, a un livello molto profondo che non confessi
nemmeno a te stesso... temi il mondo... in ogni istante della tua vita.
La paura di non farcela, la paura di ciò che potrebbe accadere domani,
la paura di non essere all’altezza... una generica e indefinita paura del
mondo ti tiene nel sonno.

Draco Daatson è stato il primo a realizzare che se la prigione può esercitare il suo potere
grazie al sonno, allora un essere umano che riesce a svegliarsi diviene libero dalla
prigione e dalle sue regole.

“In quale periodo storico è vissuto?”

Ciò che viene tramandato è che a un certo punto pare sia comparso nel IV sec. d.C. nel
primo periodo del monachesimo e abbia riunito intorno a sé un gruppo di intrepidi
guerrieri, fondando la setta dei Senza Sonno, quella che poi è diventa la Scuola attraverso
cui ancora oggi vengono trasmessi i principi del risveglio. Ciò che viene tramandato è che
non sia mai invecchiato e oggi sia ancora vivo, però nessuno lo ha mai visto e nessuno
conosce qualcuno che lo ha visto.

Ma non è importante chi o cosa sia Draco Daatson... è importante che tu senta la sua
Forza al tuo interno. E questa è terribilmente reale. Draco Daatson... quando ascolti
questo nome cosa accade dentro di te? Si risveglia qualcosa nel tuo Cuore? Quando ti
parlo della setta dei Senza Sonno senti come un irrefrenabile Fuoco che ti esplode
dentro? Per qualche istante ti senti pronto a vincere il mondo... vero? Tutto ti sembra

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possibile. Lo so... è stato così anche per me. Allora li hai conosciuti anche tu... allora sei
uno di loro... e nient’altro ti deve interessare.

Incalzato da Victoria Ignis provai a ripetere dentro di me quei nomi. Aveva ragione, al solo
pensarli era come se qualcuno mi iniettasse del Fuoco nelle vene, si riversava in me una
Forza antichissima, che aveva attraversato le epoche, che si era nutrita e aveva nutrito
tutti coloro che si erano prodigati per evadere dalla prigione, tutti coloro che grazie ai loro
sforzi stavano permettendo a me, oggi, di riconoscere e accettare che stavo vivendo in
catene ogni dannato giorno della mia vita.

Draco Daatson, il Dragone figlio di Daat... non importava chi o cosa


fosse, se proveniva da Atlantide o da un’altra costellazione, ma solo se
era ancora in grado di risvegliare una Fiamma dentro di me, oggi, pochi
anni prima della fine del secolo. E lo era.

Draco Daatson – proseguì Victoria Ignis – inizialmente intraprese il


percorso in isolamento. Era stato un uomo d’armi fino a quel momento
della sua vita, ma decise di rinunciare a gloria, donne e potere per
vivere come un vero monaco (dal gr. monachòs=solitario). Dopo alcuni anni però si rese
conto che da solo non avrebbe potuto portare l’Opera fino al compimento finale. Gli
servivano gli altri esseri umani, gli servivano gli eventi della vita mondana con i quali
confrontarsi giorno per giorno: le locande, il vino, le donne, gli amici, la guerra. “L’altro
riflette le tue ombre e rende più rapida la tua ascesa.” È una delle sue frasi. Quindi
cercò un gruppo di uomini e donne con i quali convivere e proseguire il cammino, un
cenobio (dal gr. koinòbion=vita in comune). Fu così che riunì intorno a sé la setta dei
Senza Sonno, un manipolo di arditi disposti a tutto pur di svegliarsi.

“Erano come gli altri monaci? Cosa facevano? Di cosa si occupavano?”

Non erano esattamente come gli altri monaci. Draco Daatson era un condottiero – oggi si
direbbe un leader – un uomo d’armi, non un filosofo o un religioso. Un uomo d’armi che un
giorno scopre cosa sta accadendo sul suo pianeta e decide di lavorare per svincolarsi
dallo stato di sonno. Necessariamente, non potè che radunare attorno a sé uomini e
donne che divennero a loro volta invincibili e temibili guerrieri, incapaci di provare paura
poiché perfettamente coscienti di essere l’origine della propria realtà.

“Il guerriero o il condottiero che per un solo attimo sperano in un aiuto esterno,
sono già vinti.” Queste erano le parole di Draco Daatson.

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Draco Daatson trascinava i Senza Sonno nelle imprese più incredibili “perché – diceva –
solo chi ha perso la paura della morte può evadere. Per poter evadere, colui che vuole
evadere deve morire.”

Si narra che abbia addestrato uomini e donne a combattere già dai tempi di Atlantide,
impegnandoli nella difesa della Città dalle Porte d’Oro. Ha continuato in Egitto, a Sparta,
fra i Templari, nell’Ordine del Drago, durante la seconda guerra mondiale, nei moderni
servizi segreti. Instancabilmente… di epoca in epoca…

Al contempo i Senza Sonno lavoravano indefessamente al loro piano di fuga: eludere le


leggi psicologiche della prigione planetaria. Draco Daatson ormai sapeva che ogni vittoria
esteriore era solo l’inevitabile conseguenza di una vittoria interiore... sui propri demoni.

Nessun sistema filosofico o politico può cambiare il mondo dall’esterno, solo un lavoro
portato avanti dal singolo individuo può realmente mutare le cose, ma deve trattarsi di
individui disposti a lavorare in maniera indomita giorno dopo giorno alla trasmutazione dei
loro atteggiamenti negativi, desiderosi di sottrarre se stessi al pensiero collettivo. Quando
un certo numero di cellule sarà guarito, l’intero organo potrà dirsi guarito.

venerdì 16 luglio 2010


Il libro di Draco Daatson – Parte II

Mmm... bene... la scena è più o meno questa: ci sono io sulla mia auto ferma, sono seduto
al posto di guida e sto piangendo come un agnello che si appresta a festeggiare la Santa
Pasqua, con la testa riversa sul volante.

Il passeggero al mio fianco che mi accarezza dolcemente la testa è Victoria Ignis, una
donna sui quarant’anni, capelli corvini, mossi e lunghi fin sotto le spalle, un corpo formoso
e un naso leggermente aquilino, segno di intelligenza acuta e forza sessuale... ma allora io
queste cose ancora non le sapevo e per me lei era solo una donna incredibilmente
attraente nonostante non mi ricordasse nessuna ‘velina’ in particolare.

Mentre le mie lacrime bagnavano il volante lei mi ripeteva con tono caldo e materno –
totalmente differente da quello usato nemmeno un’ora prima – un’unica domanda:

Chi sei tu?

E intanto proseguiva nell’accarezzarmi i capelli sulla nuca.

Chi sei tu?

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E lo chiedeva come se non si aspettasse una risposta, come se la risposta non avesse
alcuna importanza né per me né tantomeno per lei. E mentre lei pronunciava quelle parole
all’esterno, io mi ripetevo all’interno: “Chi sono io?” “Chi sono io?” “Chi sono io... ma,
soprattutto, chi se lo sta chiedendo?” Ragazzi... c’era da diventar matti.

Chi sei tu?

Lei continuava a recitare quello che all’inizio mi sembrava uno stupido mantra, mentre
dentro di me – tra un singhiozzo e l’altro – si insinuava il terribile sospetto che l’unico
aspetto fondamentale della questione, forse... molto probabilmente... si trovava nella
domanda stessa, non nella risposta.

“Chi sono io?” Mi chiedevo. E qualcosa stava scattando dentro di me. Un sottile click.

Era come se la risposta consistesse nel porre la domanda con il giusto tono di voce, con la
giusta profondità.

“La risposta è la domanda stessa posta dalla corretta prospettiva.” Era una delle frasi di
Draco Daatson.

††† ††† †††

...ma facciamo un passo indietro. Meno di un’ora prima stavo guidando sull’autostrada...

Perché non guidi?

La voce di Victoria Ignis, seduta accanto a me sulla mia auto, andò a tagliare come una
lama il filo dei miei pensieri. Sussultai.

Perché non guidi?

Ripetè subito dopo.

“Sto guidando. Non lo vedi?” Risposi senza crederci nemmeno io.

Non stavi guidando, stavi dormendo avvolto da una coltre di pensieri. Chiediti piuttosto chi
o cosa guidava al posto tuo mentre tu dormivi mollemente adagiato sull’attività meccanica
della tua mente. Dov’era il Padrone di casa?

“Stavo pensando. Pensavo a qualcosa d’importante: domani devo incontrare il


responsabile dell’agenzia interinale per cui lavoro. È una cosa che mi preoccupa e voglio
arrivarci preparato.”

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Un istante dopo aver parlato mi pentii mille volte di averlo fatto. Realizzai di aver appena
pronunciato una di quelle frasi che scatenavano le ire di Victoria Ignis. Conoscevo fin
troppo bene la sua RABBIA CONTROLLATA. Ciò che diceva in quelle occasioni, senza
gesti di nervosismo o fastidio, senza far uso di atteggiamenti aggressivi... andava
comunque a scuotere tutto il mio essere e rimaneva in qualche modo registrato nella mia
carne.

Avvicinò il suo volto al mio profilo. Io restai con lo sguardo fisso sulla strada e mi guardai
bene dal voltarmi per non incrociare il suo. Ero cosciente delle lingue di fuoco che
potevano uscire da quegli occhi.

Sentivo il suo alito dentro il mio orecchio destro.

Tu... stavi... pensando?

Disse scandendo bene le parole, in un tono che percepii ironico. Non aveva alzato la voce,
non si era alterata, tutt’altro: sussurrava. Ma questo rendeva ancora più penetranti e
insopportabili le sue parole.

Non osare mai più attribuirti la capacità di pensare. Tu non sai come si fa a pensare. Per
poter pensare ci deve essere QUALCUNO che pensa, mentre dentro di te, dentro questo
corpo, dentro questa scimmia vestita a festa... non abita nessuno. Immagini e frasi che
compaiono nella mente non costituiscono vero pensiero. Se non lo domini, se non puoi
interromperlo quando vuoi, allora non sei stato tu a pensarlo.

“Non basta udire una voce nella testa per essere un Pensatore!” Diceva Draco
Daatson.

Non stavi guidando, perché non eri presente, non eri qui-e-ora. Mentre una parte
meccanica di te si occupava della guida tu eri identificato con l’attività di un tuo organo, la
mente. È come essere nel fegato o in un rene. Ogni organo svolge un’attività, la mente
pensa, ma non per questo devi credere a ciò che dice più di quanto non crederesti al tuo
fegato se dovesse cominciare a parlarti.

E non stavi nemmeno pensando in maniera consapevole. Semplicemente non eri in casa
e in tua assenza la mente ha cominciato a vagare immaginando un ipotetico futuro. Nulla
di tutto questo lo hai voluto tu.

Tu credi che la tua mente sia il tuo migliore amico, ascolti ciò che ti racconta di te e degli
altri... e le dai ragione. Ne hai fatto il tuo consigliere più fidato. Non è vero, la mente non
potrà mai essere tua amica. È il tuo peggior nemico in quanto ti domina e ti trascina in due

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zone della coscienza che non esistono: il ricordo del passato e l’anticipazione del futuro. Il
tuo peggior nemico, in verità l’unico tuo nemico, si nasconde proprio dove non penseresti
mai di guardare. Non conosci la vita senza di lei, non riesci nemmeno a immaginare una
vita senza di lei.

Il rapporto fra te e la tua mente non è paritario: lei ti possiede. Quando la dominerai
diverrà il tuo miglior servitore... servitore... non amico. Un demone può diventare tuo
servitore, non tuo amico.

Sei un drogato che condivide una terribile dipendenza con tutti quelli della sua specie: la
dipendenza dalla VOCE NELLA TESTA. Ma sappi di appartenere a una specie in
estinzione formata da sonnambuli incapaci di pensare, sentire, amare. Se non evolvi entro
pochi anni sarai vomitato fuori dalla storia del pianeta insieme agli altri della tua specie,
per lasciare spazio a un essere più evoluto che ha già cominciato a manifestarsi: l’Uomo
Verticale.

A un certo punto giungemmo al casello autostradale. Presi il biglietto dal portadocumenti e


lo consegnai all’impiegato. “4500 lire.” Stavo cercando i soldi nel portafogli quando dalla
mia destra giunse come una fucilata la voce di Victoria Ignis:

Chiedigli uno sconto.

Raggelai. Mi voltai, la guardai negli occhi: era seria.

Fatti fare uno sconto o il nostro rapporto finisce qui, oggi. Devi scegliere: vuoi continuare
questo percorso oppure no?

Riflettei per qualche secondo. Deglutii e mi rivolsi all’impiegato che era in attesa:

“Non è che potrebbe gentilmente farmi uno sconto?”

“Uno sconto? – la faccia da impiegato dell’uomo produsse una smorfia simile a un sorriso
– Beh... se me ne paga tre, le posso fare un tre per due!”

Era più sveglio e ironico di quando non sembrasse a un primo sguardo. Protese la mano
per ricevere i soldi e restò in attesa. Io mi voltai verso la mia passeggera con uno sguardo
implorante, ma lei restò inamovibile.

“Non sto scherzando. – continuai rivolto all’impiegato – vorrei uno sconto sulle 4.500 lire. È
possibile?”.

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L’uomo capì di avere a che fare con un sempliciotto, magari piovuto da chissà quale
campagna e acquisì un tono più serio: “Mi dispiace signore ma ai caselli non possiamo
fare sconti. Sono 4.500 lire.”

“Vede... la mia situazione è questa: io non posso andare via se lei non mi fa uno sconto
anche minimo.”

Mentre parlavo mi vergognavo come non mai. Intanto qualcuno nella vettura dietro di noi
aveva cominciato a strombazzare.

“Allora mi sta prendendo per i fondelli! Io sono qui a lavorare e dietro di lei c’è una coda di
macchine. Se non paga e se ne va da qui, le assicuro che la linciano.” Disse alzando un
po’ la voce.

“Voglio solo uno sconto.”

“Ooooh... ma sei scemo?! – l’impiegato era repentinamente passato da un “lei” di


circostanza a un più confidenziale “tu” – Se non paghi chiamo una pattuglia dei
carabinieri!”

Restò immobile a fissarmi. Mi guardava come si guarda un povero malato di mente che
insiste nel volere qualcosa che non solo è impossibile da ottenere, ma che non dovrebbe
nemmeno essere voluto.

Ecco... adesso stava arrivando lei... la sentivo crescere dentro di me come una creatura
aliena che si faceva spazio nella mia pancia... la riconoscevo... era la PAURA... la paura di
non essere accettato, la paura di fare o dire qualcosa di non previsto dalla società. La
paura di essere scambiato per un pazzo, per uno scemo, per un imbranato, per un
diverso. La paura di non fare la cosa giusta al momento giusto, la paura di non essere
approvato, di non riuscire a passare inosservato, la paura di non essere nella media.

Com’è bello e rassicurante sentire la pacca sulla spalla della società – disse Victoria Ignis
con tono più dolce – Com’è confortante l’approvazione degli altri. Fare la spesa al
supermercato e sentirsi una persona normale che fa cose normali... che non deve
giustificare nulla, perché non sta facendo nulla che non sia previsto. Com’è rasserenante
sentirsi folla. Com’è semplice non opporre resistenza al contagio della mediocrità.

Ma tu un giorno dovrai spiegare agli altri l’assurdo, parlare di ciò che è scomodo, spezzare
i sigilli dell’ipnosi. Come speri di poterlo fare se ti vergogni di dire qualcosa di non previsto
a uno sconosciuto sull’autostrada?

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Le sue parole in quel momento apparirono come una condanna.

Paga e andiamo via.

Feci in tempo ad accostare l’auto sulla destra, nello spiazzo subito dopo il casello. La mia
testa si riversò sul volante senza chiedermi il permesso e cominciai a piangere come un
agnello che si appresta a festeggiare la Santa Pasqua.

Victoria Ignis, con un fare materno, pieno di quell’amore che quando voleva poteva
dispensare a fiumi, cominciò ad accarezzarmi delicatamente la testa...

Chi sei tu?

††† ††† †††

“Parlami della setta dei Senza Sonno. Fammi ancora respirare quella Forza che viene da
lontano, fammi battere il Cuore in petto, fammi sognare di uomini e donne valorosi, di
esseri non ancora sporcati dalla pochezza moderna. Impregna il mio spirito con la potenza
del Mito. Ti prego... parlami di loro.”

E sia. Ti narrerò dei Senza Sonno, coloro che detenevano la conoscenza del
FuocoFisso...

venerdì 23 luglio 2010


Il libro di Draco Daatson – Parte III

All’inizio del 1997 lavoravo ancora per un magazzino di smistamento alimentari. Il


responsabile di magazzino era un uomo stressato ai limiti della follia che non disdegnava
di vessare i suoi dipendenti insultandoli anche pesantemente. Con le nuove leggi sul
mobbing oggi, forse, non sarebbe più possibile protrarre un comportamento del genere per
così tanti anni, ma allora, in quell’ambiente di lavoro, tutto questo veniva considerato
abbastanza normale. I sindacati non potevano nemmeno entrare e pur di portare a casa lo
stipendio – che comunque era buono – eravamo disposti a subire tutto.

Personalmente non ero mai stato insultato da lui, ma quasi ogni giorno subivamo tutti una
continua molestia psicologica affinché lavorassimo più velocemente e senza commettere
errori. Il mestiere non era affatto semplice, poiché si trattava di faticare fisicamente e al
contempo lavorare con precisione quando si trattava di pesare la merce sulle bilance e
assegnare il giusto prezzo. Inoltre si operava tutto il giorno all’interno di celle frigorifere.

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Dopo alcune ore di lavoro a ritmo sostenuto cominciavamo a perdere lucidità e allora
comparivano i primi errori nella pesatura della merce e nella trascrizione dei dati al
terminale. Da qui le conseguenti furiose arrabbiature del responsabile e le continue
minacce di licenziamento.

Quando accadeva che venissi accusato – giustamente o ingiustamente che fosse – di


qualche errore dal responsabile oppure che si verificasse qualche diverbio con i colleghi –
cosa che accadeva quasi quotidianamente a causa del nervosismo che serpeggiava
nell’ambiente – allora appena mi era possibile mi rifugiavo in bagno, mi chiudevo dentro,
mi sedevo sulla tazza e lavoravo su di me:

“Punto primo: ...”

Punto primo.

La voce di Victoria Ignis riecheggiava nella mia testa.

Punto primo. L’autosservazione. Osserva cosa sta accadendo dentro di te.


L’autosservazione è già guarigione perché crea un salutare distacco fra l’osservatore e la
sofferenza osservata. L’autosservazione interrompe per un attimo l’azione ipnotica del
mondo. Non è semplice, perché implica già l’esistenza di un Osservatore: se riesci a
osservarti mentre stai soffrendo ciò significa che c’è Qualcuno dentro di te che può farlo,
devi solo dargli spazio tutte le volte che te ne ricordi. Se puoi autosservarti... non tutto è
perduto. C’è ancora qualche speranza che da questa scimmia vestita a festa possiamo
ricavare un essere umano. L’autosservazione va oltre i soporiferi limiti della vita ordinaria.
Occorrono coraggio e determinazione per interrompere il segnale emesso sulla frequenza
del sonno collettivo.

L’Osservatore non giudica giusto o sbagliato, non è morale, non critica ciò che osserva,
non ha fretta di cambiare, non rifiuta ciò che vede, non commenta... al limite sorride.

Un uomo che sa osservarsi nei momenti giusti può guarire da solo qualunque inclinazione
non desiderata, qualunque trauma appartenente al passato.

Il tuo passato ti artiglia a ogni tentativo di fuga e ti trascina nuovamente al di qua delle
mura della prigione. La consapevolezza del momento presente viaggia a ritroso nel tempo
e va a disturbare e modificare per sempre quello che sembrava un passato granitico,
inamovibile.

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“Il tuo passato è in realtà il tuo futuro, a meno che non vivi da sveglio il tuo
presente.” Diceva Draco Daatson. Infatti l’uomo ordinario non ha futuro, non lo merita, ha
solo un passato che ricorre all’infinito.

Galvanizzato dal Fuoco che Victoria Ignis sprigionava a ogni parola, trovavo la forza per
osservare con neutralità la mia rabbia, la voglia di uccidere, di scappare, il senso di
ingiustizia, il senso di costrizione... Li vedevo salire dal plesso solare e invadere tutto il mio
essere, ma non ne avevo paura, vivevo emozioni e sensazioni fino in fondo come mi
aveva insegnato lei. Subito dopo arrivavano l’impotenza, la frustrazione, la
rassegnazione... le lacrime. E anche queste le accoglievo, le abbracciavo... e nel fare
questo me ne distaccavo, mi disidentificavo da esse.

Poi andavo avanti: “Punto secondo: ...”

Punto secondo.

Non dare mai la colpa all’esterno, non lamentarti per come è fatto il mondo, perché
l’origine di tutti i tuoi mali si trova dentro di te. Non soffri perché qualcuno ti ha fatto
qualcosa, ma qualcuno ti ha fatto qualcosa perché hai scelto la sofferenza come tua
modalità di vita. Non ti lamenti perché un evento è accaduto, ma quell’evento è accaduto
perché tu vivi di lamentele.

Il tuo essere crea il mondo, non viceversa. Il mondo è solo una stupida gigantografia del
tuo inconscio. L’evento che pensi sia giunto all’improvviso nella tua vita, causato da un
mondo crudele, in verità lo hai invocato tu stesso per mesi, per anni. Vivi danzando
un’inconsapevole danza della pioggia al contrario, che porta siccità nella tua vita e aridità
nel tuo Cuore.

“Il mondo non ha volontà propria. Non può decidere nulla.” Ripeteva spesso Draco
Daatson.

“Il mondo è la tua ombra. Il mondo è un riflesso di ciò che sei. Se impari a lavorare su di te
puoi governarlo e riacquisire la tua regalità, tornare a essere il Re del tuo Regno.”

Quindi interrompevo l’immaginazione negativa che puntualmente invadeva la mia mente,


scacciavo le lamentele e i pensieri di recriminazione e proseguivo: “Punto terzo: ...”

Punto terzo.

Ama e perdona. Non si tratta di amare l’altro e di perdonare l’altro. Come ti ho già detto il
mondo è creato da te, è una tua immagine, tu sei l’unico Demiurgo e l’universo per

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esistere ha bisogno di te. Pertanto non c’è niente e nessuno da perdonare all’esterno di
te. Devi amare e perdonare ciò che stai provando dentro di te in questo momento. Ama e
perdona la tua sofferenza, il tuo dolore, la tua ferita sanguinante.

Allora ponevo entrambe le mani sul plesso solare, chiudevo gli occhi e facevo dei respiri
profondi. Inspirando cercavo di essere più presente e sveglio che potevo, mentre
espirando immaginavo di mandare amore al mio dolore.

Stavo lì, seduto sulla tazza del cesso di un magazzino di alimentari e mi chiedevo: “Qual è
l’ostacolo? Qual è l’ostacolo che mi impedisce di liberarmi per sempre?”

Faceva male, faceva molto male, e sapevo anche perché: ancora non riuscivo ad
accettare profondamente che l’origine di tutto non stava all’esterno, bensì all’interno di me.
In fondo ancora non ci credevo pienamente, quella conoscenza non mi apparteneva, non
faceva parte del mio sangue; in fondo in fondo ancora credevo che se non ci fosse stato
quel responsabile di magazzino... io non avrei avuto problemi... e questo rallentava la
trasmutazione prolungando la mia sofferenza.

Dovevo essere più risoluto, non dovevo dubitare, non dovevo tentennare.

Un atto risoluto.

Mi aveva insegnato Victoria Ignis in passato.

Un atto risoluto della volontà. Usa la volontà per mantenere


una Fede Ferrea, un FuocoFisso. Non farti distrarre
dall’esterno: non esiste nessuno là fuori! Non c’è un capo,
non ci sono colleghi, non ci sono nemmeno partner. Ci siete
solo tu... e i tuoi demoni.

Tu non vedi il mondo, lo rappresenti. Il mondo è soggettivo,


è il TUO mondo. Sei il creatore che è scivolato dentro la sua
creazione, si è identificato con essa e ora non sa più
uscirne. Dedalo si è perduto nel labirinto da lui costruito. Ciò
che percepisci intorno a te non è il presente, ma una cristallizzazione del tuo passato.
Ogni giorno guardando la tua abitazione, il tuo lavoro, i tuoi colleghi, il tuo partner... vedi
solo ciò che sei stato. Sei intrappolato nella ripetizione del tuo stesso passato come un
ragno intrappolato nella sua ragnatela.

“Se ce la faccio io ce la fanno anche migliaia di altri...” Mi ripetevo stringendo i pugni.

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Se ce la fai tu ce la possono fare anche migliaia di altri.

Riecheggiava la voce di Victoria Ignis.

Quando tu vinci tutti quelli che sono su questo percorso ne hanno un


beneficio reale, salgono di un gradino grazie a te. Quando tu perdi anche
gli altri scivolano indietro. Se impari a tenere acceso il FuocoFisso non
mi deluderai, non ci deluderai, non ti deluderai.

“Cos'è il FuocoFisso?” Le chiesi una volta.

Cosa senti quando sei accanto a me? Cosa sprigionano le mie parole? Cosa irradia dal
mio corpo? Perché se leggi lo stesso concetto su un libro o lo ascolti da un’altra persona
non produce lo stesso effetto su di te? Cosa c’è dentro di me che costringe la Forza
ancestrale nascosta nel tuo Cuore a infrangere le barriere ed emergere allo scoperto?

“Non lo so. È il modo in cui ti esprimi, le frasi che usi. Quando parli tu mi si accende
qualcosa dentro e mi sento spinto ad agire. È come se mi parlasse Giulio Cesare in
persona, come se avessi di fronte Gesù. Vicino a te tutto mi sembra possibile... il mondo lo
sento realmente al mio interno.”

Non è il modo in cui parlo, né le frasi che uso. Se un’altra persona ti ripetesse parola per
parola le stesse frasi che uso io non otterrebbe mai lo stesso effetto. Io utilizzo frasi e
termini del passato, cose già dette e scritte da altri prima di me migliaia di volte, non
invento nulla, ma attraverso tali frasi inietto nel tuo sangue il FuocoFisso. E questa è
l’unica differenza. Questo è ciò che infiamma il tuo Cuore e ti spinge a mettere mano alla
spada.

Il FuocoFisso è una vibrazione costante che si può sentire anche nel corpo. La parola più
simile che conosciamo oggi è Fede. Ma non la fede mentale del popolino, il credere in
qualcuno o qualcosa. Quella è la finta fede che causa i conflitti fra le fazioni degli
addormentati. La Fede di cui io ti parlo è un SENTIRE di essere accompagnati dalla Vita...
da Dio... in ogni istante della propria esistenza. È la certezza che niente è sbagliato, né in
te né negli altri. Non è una convinzione intellettuale, ma un sentire della carne e nella
carne. Si chiama Fisso perché a un certo punto diviene stabile, diventa un centro di
gravità permanente attorno al quale ruota tutta la tua vita. Un lutto, un licenziamento, un
abbandono... lo turbano ma non lo spengono. Lo rendono più forte, lo ravvivano.

Nei momenti difficili, quando la Fede in questo percorso vacilla, invoca il FuocoFisso
dentro di te. Fatti pervadere dal suo calore.

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E mentre parlava... lentamente... i suoi occhi pur restando fissi su di me guardavano oltre
la mia figura, come se scrutassero un oggetto a migliaia di chilometri di distanza.
Guardare in quegli occhi vuoti di qualsiasi personalità divenne per me insopportabile.
Abbassai lo sguardo mentre un Fuoco incontenibile invadeva il mio corpo, il silenzio fra di
noi era inframmezzato solo dal mio respiro affannoso. Era incontenibile: un fiume di
compassione scorreva FISICAMENTE nelle mie arterie. E a quel punto avvertii qualcosa
che potrei descrive solo come un “sentirsi protetti da Dio”. Amore, Sicurezza, Protezione,
Fede... tutto in un unico abbraccio sottile. Ero avvolto nell’abbraccio della Vita.

Sentivo la morte della paura di vivere.

“Un uomo sa solo ciò che è. Più sei, più sai.” Diceva Draco Daatson.

Adesso tu veramente SAI cosa è la Fede, cosa è il FuocoFisso. Non permettere mai che
tale conoscenza si spenga. I grandi alchimisti del passato erano portatori della scienza di
questo Fuoco, sulle fiamme di una Fede ardente operavano le loro trasmutazioni.

Questo stato di fervore dello spirito rendeva invulnerabili gli uomini e le donne
appartenenti alla setta dei Senza Sonno.

venerdì 30 luglio 2010


Il libro di Draco Daatson – Parte IV

“Parlami della setta dei Senza Sonno.”

Quella sera, davanti al solito bicchiere di vino, avevo il coraggio di guardarla negli occhi
senza perdere la mia consapevolezza. Il desiderio di sapere era così bruciante che pur di
ottenere una scintilla di quel Fuoco avrei fatto a gara col Sole a chi abbassa lo sguardo
per primo.

Certi giorni la “terapia del vino”, come l’avevo chiamata io, mi risultava piuttosto
impegnativa: si cominciava a bere al pasto di mezzogiorno e si proseguiva, lentamente ma
in maniera continua, per tutto il giorno fino a dopo cena. Questo faceva sì che non mi
ubriacassi mai totalmente, ma rimanessi in uno stato di apertura della coscienza costante
e sufficientemente lucido. Dopo qualche ora la sensazione era di vivere dentro un sogno,
la realtà diventava ovattata come sotto l’effetto di un narcotico e tutto ciò che accadeva in
quell’atmosfera irreale assumeva significati più profondi. Ero più intuitivo, avevo meno filtri
razionali, percepivo le altre persone con più immediatezza, come se la distanza fra me e
loro si fosse accorciata. Grazie alla vicinanza di Victoria Ignis il Testimone restava sempre

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acceso e non scadevo mai nell’immaginazione mentale o nell’estraneazione dalla realtà
tipici di chi assume alcol o droghe senza alcun controllo.

Badate bene: se vi mettete a bere da soli per tutto il giorno... non è la stessa cosa che
bere avendo accanto un essere come Victoria Ignis. Inoltre stiamo parlando di pratiche
che non avvenivano quotidianamente, bensì sporadicamente.

Quando parliamo dei Senza Sonno parliamo di monaci che dormivano tre-quattro ore per
notte e mangiavano un unico pasto al giorno.

Esordì Victoria Ignis, impressionandomi subito con la sua affermazione.

La disciplina fisica permetteva loro di accedere alla disciplina emotiva e quindi a quella
mentale. Se non riesci nemmeno a fare una doccia fredda d’inverno come speri di poter
vincere la paura dell’abbandono o la paura della morte? Se non riesci a stare sveglio e
operativo per quarantott’ore, dove troverai mai la forza per restare SVEGLIO nell’attimo
della tua dipartita?

Il ragionamento non faceva una piega. Ma il bello doveva ancora venire.

Oggi in nome della cosiddetta libertà i giovani non accettano più alcuna disciplina e
giungono perfino a disprezzare questa parola.

“In verità solo la disciplina dona la libertà.” Diceva Draco Daatson.

Nelle arti marziali solo chi ha disciplinato corpo, emozioni e mente diviene in grado di
usare il proprio apparato psicofisico a piacimento, per compiere anche le imprese più
ardite. Questa è libertà.

La libertà di fare ciò che si vuole quando si vuole non è vera


libertà, è schiavitù rispetto al proprio apparato psicofisico e ai suoi
mutevoli desideri. La libertà di mangiare un chilo di dolci, fumare
due pacchetti al giorno, assumere droghe, bere, ascoltare la
musica ad alto volume, fare sesso in discoteca, dire le parolacce a
scuola... questa non è libertà, è schiavitù. È incapacità di
dominarsi. L’autentica libertà la si raggiunge disciplinando il corpo,
le emozioni e la mente. Quando il tuo apparato psicofisico è stato
disciplinato dalla forza della tua attenzione cosciente, allora... e solo allora... sei davvero
libero di FARE ciò che VUOI. Prima di quel momento sei un burattino nelle mani della
società, la quale decide ciò che devi “desiderare liberamente”. Il risultato è che sei libero
di fare qualunque cosa, ma non sei libero di essere libero.

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I giovani associano al termine ‘disciplina’ un significato di costrizione, quando invece la
disciplina di sé rappresenta il portale verso la liberazione da ogni costrizione sociale. Il
fatto che gli addormentati chiamino libertà la schiavitù, e viceversa, lo trovo terribilmente
esilarante.

Ed esplose in una larga risata, così contagiosa che venne da ridere anche a me.

“Essendo monaci praticavano anche l’astinenza sessuale?”

Non praticavano l’astinenza sessuale. Erano liberi di fare sesso, ma con il tempo
acquisivano la capacità di restare nella Presenza durante l’atto, il che permetteva loro di
gestire a piacere la propria energia sessuale.

Solo nella Presenza si può realmente parlare di “fare l’amore”.

Il sesso non è ciò che crede il popolino oggi, è un mezzo per conoscersi e comunicare a
livello profondo con l’essenza dell’altro. È esattamente il contrario di ciò che si pensa in
quest’epoca di degenerati.

“Però le correnti new age stanno lavorando per portare il sesso su un livello più elevato,
fino al punto di poter fare sesso non più fisicamente, ma solo sui piani sottili...”

Mi interruppe bruscamente.

La new age non ha capito niente del sesso, così come di quasi tutto il resto. Fino a oggi
non ho mai incontrato qualcuno, su un qualunque piano di coscienza, per la cui
evoluzione non fosse indispensabile fare sesso anche sul piano fisico. Ho incontrato tanti
che si illudevano di aver “trasceso il sesso”, ma nessuno che lo avesse realmente fatto;
stavano semplicemente stressando il loro apparato psicofisico a causa di una forzatura. Ti
ripeto che attraverso il compenetrarsi dei corpi fisici avviene una comunicazione profonda
che non potrebbe altrimenti avvenire su altri piani. Durante l’accoppiamento vengono
trasferiti messaggi da un corpo all’altro, una forma di interazione che non può accadere
"da anima ad anima" (dove si verifica un altro genere di comunicazione) ma solo per
mezzo dei corpi.

Mi spiegò che già attraverso la saliva avviene un importante scambio di informazioni. Da


qui deriva la ragione esoterica per cui le prostitute non vogliono farsi baciare.

Non è un caso che nella tradizione essena i terapeuti usassero la loro stessa saliva
all’interno delle pratiche di guarigione.

Lo scambio che può avvenire per mezzo dei fluidi sessuali è ancora più fondamentale.

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Attraverso la saliva e i fluidi sessuali si può aiutare in maniera considerevole l’evoluzione
dell’altra persona in quanto si trasferisce la propria essenza – e quindi il proprio stato di
coscienza – da un corpo all’altro. Stiamo ovviamente parlando di rapporti che non
contemplano l’uso di preservativi, i quali impediscono il contatto fisico totale nell’unica
situazione in cui due corpi possono compenetrarsi.

Quando due persone stanno vicine anche


solo per parlarsi si stabilisce
immediatamente un rapporto gerarchico,
una gerarchia dell’essere. In tale rapporto
accade sempre un passaggio di vibrazione
da un individuo all’altro: chi ha un essere
più elevato trasferisce la sua vibrazione a
chi è gerarchicamente inferiore,
innalzandolo. Come un passaggio di corrente. L’importanza che sempre è stata data al
rapporto di vicinanza tra maestro e allievo (“stare ai piedi del maestro”) deriva da tale
circostanza.

Se poi queste due persone si abbracciano, mettendo così a contatto i loro corpi, i risultati
sono maggiori. Se poi si baciano e fanno sesso il passaggio di informazioni è completo:
l’essenza di uno è entrata in quella dell’altro... per sempre... e i risultati presto o tardi si
faranno sentire.

“Quello della Carne è il piano dove si annida più Spirito. È solo più difficile da
vedere.” Usava rispondere Draco Daatson a chi argomentava sulle differenze fra spirito e
materia.

Mi venne in mente che secondo gli insegnamenti di qualunque scuola esoterica è ben noto
che Gesù – alla pari di ogni altro essere risvegliato – faceva sesso... e la Maddalena
ancora se lo ricorda!

Insomma, se anche gli esseri più grandi si dedicavano al sesso, chi siamo noi per poter
dire di averlo trasceso? Nel corso degli anni in cui ho insegnato, ho fatto esperienza di
molte persone che nascondono le loro difficoltà a rapportarsi con l’altro sesso illudendosi
di aver ormai trasceso quell’aspetto. Quindi sarebbero più avanti di Gesù, Krishnamurti, sri
Aurobindo e tanti altri? È un meccanismo psicologico semplice, ma di cui pochi si
accorgono.

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Anche il cosiddetto “sesso selvaggio” ha una sua precisa ragione d’essere. Non ha nulla
di morboso, come si crede oggi, ma è un modo per esprimere e portare alla luce energie
primordiali che non hanno altra via per emergere se non questa. Quando ti lasci
trasportare da quel genere di sesso NATURALE E PRIVO DI CONTROLLO il tuo ego
scompare, non ha più alcun appiglio... e il Cosmo agisce attraverso di te liberando
potenze inaudite.

Per “sesso selvaggio” non si intendono la pornografia o la deviazione, ma un atto


sessuale libero dal pensiero, libero da costrizioni e paure. Un atto sessuale
TOTALMENTE NON-MENTALE. Nella pornografia e nella deviazione è invece ancora
molto presente l’ego con i suoi bisogni; siamo quindi ancora sul piano della soddisfazione
astrale e mentale.

Victoria Ignis mi fece notare che i terrestri fanno l’amore senza guardarsi negli occhi.

Anche se sono insieme lo fanno ognuno per i fatti suoi, ognuno perso nel suo piacere
personale. Per i terrestri fare sesso significa sfregare uno dentro l’altro i due organi
sessuali fino a raggiungere l’orgasmo: masturbazione di coppia.

Invece proprio per mezzo dello sguardo avviene un contatto diretto “da anima ad anima”.
Attraverso gli occhi avvengono l’autentica penetrazione (da parte del maschio) e
l’autentica accoglienza (da parte della femmina). E anche in questo caso si verifica un
prezioso scambio di informazioni, questa volta sul piano dell’essere. Gli occhi sono
realmente lo specchio dell’anima, come afferma anche la tradizione popolare.

Restare in uno stato di Presenza e guardarsi negli occhi nel fare l’amore erano due
caratteristiche che distinguevano i Senza Sonno dagli addormentati.

“Quale filosofia guidava i Senza Sonno?”

Immagina un piccolo gruppo di pionieri che compie una scoperta singolare: si accorge del
fatto che il mondo esterno non esiste oggettivamente, ma viene proiettato dalla mente
dell’essere umano stesso, la quale a sua volta è influenzata dalla sfera inconscia. Tu
proietti il mondo attraverso la mente, ma ciò che la mente pensa affonda le sue radici in
quella parte di te che ti è ancora sconosciuta.

Mi vennero subito in mente pellicole come Matrix, The Truman Show o Il tredicesimo
piano.

Una rivelazione di proporzioni eccezionali: tutti gli oggetti che tocchiamo e le persone che
vediamo non stanno fuori, ma dentro!

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Draco Daatson si avvede di avere fra le mani uno strumento dalla potenza sbalorditiva: se
il mondo è all’interno di te, questo significa che governare i processi interiori porta a
governare l’intero l’Universo!

Possibilità straordinarie e un’abbondanza senza limiti a disposizione!

Da qui la nota frase: “Conosci te stesso, e conoscerai l'universo e gli Dei.”

Ma come fare a uscire dalla prigione psichica – che ci fa credere in un mondo oggettivo,
separato da noi, sul quale non abbiamo potere – per riacquisire in tal modo la nostra
regalità?

Draco Daatson e i Senza Sonno mettono a un punto un piano di fuga dove la visione del
mondo viene capovolta di 360 gradi e ognuno ha il compito di fare da “sveglia” per gli altri.

venerdì 6 agosto 2010


Il libro di Draco Daatson – parte V

Al mondo ci sono delle persone sveglie.

Esteriormente sembriamo uguali a voi: siamo vestiti come voi, mangiamo come voi,
guidiamo, facciamo la spesa, guardiamo la televisione.

Vi passiamo accanto tutti i giorni... vi sfioriamo... qualche volta ci rivolgete la parola,


magari in coda alla cassa dell’ipermercato... ma non vi accorgete di nulla... non potete,
state dormendo e, cosa ancora più mortificante, state sognando la vostra vita. Una nuova
specie si sta lentamente ma inesorabilmente sovrapponendo a quella vecchia: l’Uomo
Verticale.

Così vicini eppure così distanti.

Eravamo sull’autobus. Victoria Ignis era seduta di fronte a me e mi parlava indicando con
lo sguardo le persone che viaggiavano insieme a noi. Il finestrino era tirato giù e l’aria le
scompigliava i capelli. Non se li aggiustava, ma teneva gli occhi leggermente socchiusi per
il fastidio e sorrideva... Mi sembrava incredibile che potesse sorridere rilassata mentre mi
parlava della vita reale come se stesse descrivendo un film di fantascienza o spionaggio.

Tu dovrai presto diventare così. Devi imparare a passare inosservato, volare basso, farti
invisibile agli occhi di chi dorme. Vedere ma non essere visto, come un predatore. Fa
parte del nostro mestiere. Il tuo compito sarà molto diverso dal mio, tu dovrai esporti al

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pubblico, ma la regola resta la stessa: quando sei sul palco reciti la tua parte, quando
scendi dal palco scompari... nei limiti del possibile, dato il tuo ruolo.

Imparerai a recitare una parte per ogni circostanza. A far vedere di te solo ciò che serve ai
tuoi interlocutori, ai tuoi collaboratori, ai tuoi partner. A volte sarai maestro, a volte
studente, a volte uno stupido.

Nella Quarta Via – che è solo l’ultima derivazione della Scuola che ha attraversato i secoli
– si diviene attori. Sappi che diventerai un grande attore... piangerai a comando e riderai
per le brutte notizie, ma nessuno potrà mai apprezzarti pubblicamente per questo. Non
vincerai mai un Oscar.

E rise di gusto.

Io invece ero piuttosto preoccupato da quella prospettiva.

“Ma se reciterò con tutti, diventerò una persona finta, smetterò di essere me stesso.”

Mi guardò con compassione, come si guarda un bimbetto che fa una domanda ingenua.

Essere te stesso? Tu non sei nessuno. Tu ADESSO sei


finto... e lo sei sempre stato. Reciti in ogni circostanza, solo
che fino a oggi lo hai sempre fatto inconsapevolmente, sei
stato costretto a non essere te stesso dall’educazione che
hai ricevuto, dall’ambiente dove sei cresciuto, dalla tua
stessa genetica. Mentre un giorno imparerai a gestire a tuo
piacimento i ruoli, a decidere quando essere imbarazzato e
quando spavaldo, quando arrabbiato e quando accomodante.

Coloro che hanno paura di non essere più loro stessi sono i più addormentati, perché non
hanno ancora capito di essere burattini forgiati dalla vita. Non si sono ancora VISTI.

Sarai un individuo differente per ogni persona che incontrerai, per ogni casa che ti
accoglierà, per ogni nuovo collaboratore che deciderà di aiutarti. Compresi i tuoi partner.

Per esempio, tu conosci di me solo la faccia che devi conoscere, che ti è più utile, che io
voglio mostrarti, ma non sai chi sono io quando non sono con te, non sai come sono con
mia madre, non sai come sono sotto le lenzuola... e questo, sia chiaro, non lo saprai mai...

Rise di nuovo, ammiccando, e questa volta risi anch’io.

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...e in ogni caso sono diversa per ogni uomo che incontro. Se un mio partner dovesse
descrivermi a un altro mio partner, il secondo non mi riconoscerebbe mai... e questo è un
bel vantaggio... quando si ha una vita affettiva piuttosto variegata.

Concluse, ridendo ancora. Mi spiegò che non sarei diventato come quei palloni gonfiati
dell’esoterismo che vanno in giro alle cene di gala con le spillette del loro ordine iniziatico
in evidenza sulla giacca.

Quando non sei sul palco, spogliati e torna nel sottobosco.

Mi diceva sempre.

Ignora le pretese del tuo ego e scompari tra la folla, sii cellula fra le cellule. Nessuno saprà
mai fino in fondo chi sei, nemmeno la tua compagna.

Non sarei diventato come quelli che vanno in giro “vestiti da guru” perché sono stati in
india e adesso fanno gli insegnanti di yoga, quelli che parlano sempre lentamente e ti
chiedono scusa se gli pesti un piede o quelli che raccontano pure all’edicolante di aver
letto Tommaso Palamidessi.

Il risultato è che la signora del bar dove faccio colazione la mattina pensa che io di
mestiere trasporti libri per una casa editrice, la mia edicolante crede che io mi occupi di
progettare siti web e qualcuno mi cerca un lavoro serio perché pensa io sia uno scrittore
spiantato.

“Sembra quasi che stiamo lavorando per i servizi segreti.”

Questo è un Servizio... è un servizio all’umanità... ed è anche segreto. Quindi non ci sei


andato lontano. Tu rivestirai un ruolo pubblico, ma la natura stessa di ciò che stiamo
facendo non può che rimanere segreta.

Sappi che la lotta fra Luce e Ombra, per quanto illusoria agli occhi dell’Uno, prosegue
nella materia da tempo immemore. I Cavalieri della Luce e i Cavalieri dell’Ombra si
inseguono e si combattono di pianeta in pianeta, da una costellazione all’altra... lo stanno
facendo anche adesso e lo faranno sempre. È un gioco cosmico che serve a creare la
consapevolezza e si svolge su più fronti e su più piani dell’esistenza. La sfida più sottile
non si produce nel fisico e nemmeno nell’astrale – per quanto anche qui si combattano
battaglie di intensità inaudita – ma i destini del mondo si decidono nella sfera del mentale.
Chi agisce sul modo di pensare dell’umanità cambia il pianeta.

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Poi il suo tono si fece più serio, come se stesse per dirmi qualcosa di elevato e terribile
allo stesso tempo.

Io ti amo... quindi sappi che sono pronta ad ucciderti in qualunque momento. La vita da
addormentati è una vita disonorevole. Non lo farei per qualcun altro, non lo farei mai per
chi non ha possibilità di svegliarsi – e sono i più – ma sono disposta a farlo per te, perché
vederti vagare come uno zombie su questo pianeta mi sarebbe insopportabile. Per cui, se
rinunci a svegliarti io ti uccido, dandoti una morte onorevole... perché ti amo.

Se decidi di portare avanti il Lavoro con me, questo è il patto.

Quelle parole mi sconvolsero. Ancora oggi rileggendole sui miei appunti mi viene la pelle
d'oca e mi provocano una sensazione indescrivibile direttamente nel Cuore. Paura mista a
commozione e amore. Il senso di appartenere a una tradizione marziale antichissima dove
amore, risveglio e morte si intrecciavano e assumevano significati per me sconosciuti, mi
terrorizzava ma mi attraeva al contempo.

Victoria Ignis mi avrebbe spiegato in seguito che lei aiutava solo individui per i quali
provava autentico amore, uomini o donne che fossero. Li sceglieva accuratamente e
aveva scelto me perché mi amava, anche se non nel senso comune del termine. Però
poteva amarmi fino a uccidermi se rinunciavo all’impresa di svegliarmi.

Solo l’amore ti dà il potere di aiutare qualcuno a svegliarsi. Se non lo ami non gli puoi
essere d’aiuto. Non puoi farlo meccanicamente, senza Cuore. Se non lo ami non puoi
raggiungerlo, la distanza fra te e lui tende all’infinito e non puoi mai sfiorare il suo Cuore.

Per giorni interi mi sembrò incredibile che avesse pronunciato quelle frasi così
drammatiche. In certi momenti ero convinto di averle sognate. Poi la rivedevo, guardavo i
suoi occhi, e allora capivo che le aveva dette veramente. E lei capiva che io avevo capito.
Il nostro era a tutti gli effetti un rapporto d’amore.

L’uomo è fatto di Volontà e Amore, se tu rinunci a svegliarti è perché hai perso entrambi,
quindi non stai più vivendo, non sei nessuno, una carcassa vuota in preda a leggi
meccaniche che si limita a occupare uno spazio alimentando il sonno del pianeta.

Una volta ancora mi ritrovavo a rimpiangere di non essere fuggito di fronte a Victoria Ignis
la prima volta che l’avevo incontrata nel parco vicino a casa mia. Sarei stato in grado di
sostenere tutto questo? Ero come stato morso da un vampiro: mi sarei trasformato, non
sarei mai più stato lo stesso di prima, il mondo non sarebbe più stato uguale a prima, la
notte e il giorno si erano scambiati di posto.

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I Senza Sonno erano anche conosciuti come “la setta dei Vampiri” – il che ha alimentato
non pochi fraintendimenti – a causa della loro abitudine di svolgere le attività lavorative –
comprese quelle di combattimento – durante la notte. Questo faceva parte del processo di
capovolgimento della realtà a cui Draco Daatson mirava. In tal modo infatti il subconscio
dei suoi monaci percepiva un ribaltamento del vivere comune già a partire dal piano più
strettamente fisico.

Mangiavano una sola volta e dormivano solo poche ore.

Lavarsi con l’acqua fredda, dormire per terra senza materasso e cuscino... rientravano
nelle loro abitudini.

Oggi non è più necessario, ma loro erano i pionieri, avevano il compito di farsi strada per
primi nella boscaglia a colpi di machete.

Draco Daatson conduceva i suoi studenti-guerrieri nei luoghi più malfamati delle città e
insegnava loro ad aggirarsi nei mercati per borseggiare con destrezza i ricchi signori
dell’epoca, a contrattare con loschi figuri, a truffare gli stessi truffatori di professione.
Alcune donne dovettero imparare a prostituirsi.

Erano esperti nell’arte del travestimento: il mercante, il monaco, il bandito, il nobile, la


prostituta... erano solo ruoli, e in quanto tali ognuno doveva imparare a rivestirli senza
restarne coinvolto ma senza rifiutarne nessuno. Questo incessante vivere recitando li
svincolava dalle identificazioni, li liberava dagli schemi fissi... demoliva un pezzo alla volta
la struttura granitica del loro ego.

Poi si arruolavano come mercenari nelle guerre e nelle rivolte più disparate, sia gli uomini
che le donne. Perché combattevano? Per un’ideologia, per difendere gli oppressi, per la
loro terra? No. Combattevano esclusivamente per sfidare se stessi. La loro guerra era
sempre SACRA perché il nemico da vincere era sempre interiore.

Attraverso imprese impossibili e arruolandosi in battaglie già perdute di cui loro ribaltavano
l’esito, cercavano l’integrità dell’essere, la padronanza di sé, l’invulnerabilità...

lunedì 16 agosto 2010


Il libro di Draco Daatson – parte VI

Immagina di stare dormendo e di sognare di avere un problema di coppia. Nel sogno ci


sei tu, seduto a un tavolo in una sala da pranzo, con la tua partner in piedi di fronte a te. Vi

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guardate ma non riuscite a comunicare, a lei viene da piangere, state soffrendo molto,
proprio non ne venite a capo...

Oppure immagina di sognare di avere un problema in ufficio, con il tuo capo o con i
colleghi: ritmi troppo sostenuti, incomprensioni, un lavoro che deve essere finito entro una
scadenza impossibile... stai male, senti l’ansia che ti prende... sembra una situazione
senza via d’uscita...

Ora ti chiedo: cosa faresti per risolvere questi due problemi? C’è qualcosa che può
risolverli entrambi?

Ci pensai un istante e risposi: “Beh... se in quei momenti riuscissi a osservarmi, a essere


presente, a non dare la colpa agli altri... questo mi porterebbe in uno stato in cui è
possibile l’intuizione e quindi la soluzione... Questo è quello che insegni tu.”

Diciamo che da un punto di vista mentale ci sei andato vicino, infatti


le tue osservazioni sono esatte. Direi ineccepibili. Ma da un punto di
vista più generale la tua risposta è la risposta di un fesso!

Non hai inquadrato il problema, così come fa l’intera umanità


terrestre da millenni a questa parte: solo pochi vanno direttamente
alla radice del problema.

Facciamola più semplice: immagina di stare sognando di essere


inseguito da una bestia feroce dentro una foresta. Sta per raggiungerti... cosa fai per
salvarti? Provi ad arrampicarti su un albero?

Fece una pausa e stette a osservarmi. Io la guardavo senza capire. In effetti mi sentivo
proprio un ebete.

C’è un modo più radicale per risolvere il tuo problema – proseguì, rinunciando ad
aspettare che ci arrivassi da solo – qualunque esso sia. La mia premessa è che stai
sognando, si tratta di uno stupido sogno, quindi non devi preoccuparti di risolvere ogni
problema che ti si presenta dentro il sogno. Questo è un comportamento da fesso, da
ritardato. Tutto ciò che devi fare è SVEGLIARTI, così elimini ogni problema in un colpo
solo.

Ti sveglierai tutto sudato nel letto, tirerai un sospiro di sollievo e realizzerai che non era
necessario arrampicarsi su un albero... perché la bestia feroce, la foresta e tu stesso con
la tua paura... facevate tutti parte della medesima illusione mentale.

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Che bello svegliarsi e accorgersi che era tutto un sogno!

Hai mai provato questa magnifica sensazione?

Con il semplice atto dello svegliarti hai eliminato ogni genere di pericolo e di problema: di
coppia, di denaro, di lavoro... anche di salute fisica...

Diceva Draco Daatson: “Non tentare di risolvere il problema. Impiega le tue energie
per svegliarti... così non ci sarà più colui che ha il problema.”

Non sai come curare la malattia? Fai sparire colui che crede di
essere malato.

Non comprendevo. Non comprendevo ciò che voleva dirmi. Avevo


letto quelle frasi su tanti libri, ne parlavano vari maestri, ma davanti
a Victoria Ignis la mia ignoranza emergeva allo scoperto in tutta la
sua profondità. Io e i miei compagni di studi ci riempivamo la bocca
di citazioni sull’Uno, sull’assenza di ego, sul risveglio, sull’amore...
dibattevamo fra di noi sulle assonanze o le eventuali incongruenze fra un maestro e
l’altro... ma in quei momenti con Victoria Ignis mi rendevo conto con bruciante disappunto
che alla fine non avevamo capito proprio un cazzo!

L’autentica conoscenza – riguardo qualunque argomento – non può essere acquistata


insieme ai libri, ma solo RICORDATA. In latino cor, cordis significa cuore. Re-cordare
significa: ritornare al cuore. Ben diverso dal termine ‘rammentare’, che significa: ritornare
alla mente. Bisognerebbe utilizzare con cognizione di causa i termini della nostra lingua,
perché in verità quasi mai esistono sinonimi, ma ogni parola possiede un suo significato
esclusivo.

Ricorda cosa ti ho detto: una nuova specie si sta lentamente ma inesorabilmente


sovrapponendo a quella vecchia: l’Uomo Verticale. Una generazione di leader intrepidi e
colmi di compassione, orientati verso il successo, la ricchezza e la condivisione. I nuovi
bambini sono già così e con il loro arrivo stanno permettendo l’attivazione di quegli adulti
potenzialmente pronti. Questa nuova generazione non potrà essere tratta in catene...
piuttosto si faranno uccidere.

Victoria Ignis accostò il suo viso a pochi centimetri dal mio profilo. Mi parlava nell’orecchio
destro, sottovoce, quasi volesse spingere materialmente i concetti nel mio cervello. Un
messaggio subliminale di risveglio passava attraverso quei suoni.

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Dov’è la difficoltà? La difficoltà è che per evadere da
questa fottuta prigione devi essere più furbo dei tuoi
carcerieri... e i tuoi carcerieri sono molto, molto furbi,
infatti hanno nascosto la Chiave che ti permette di
uscire dalla cella proprio sotto il tuo naso. In
qualunque altro posto per te sarebbe stato più
semplice trovarla, ma non dove loro l’hanno messa.

Pensaci... stiamo parlando di una penitenziario senza sbarre, una prigione mentale, cioè,
in ultima analisi, qualcosa che si trova dentro la tua testa.

E con il dito indice premette tre volte sulla mia tempia destra. Una scarica elettrica pervase
la mia spina dorsale.

La prigione viene edificata in primis dai tuoi genitori, poi dalla scuola e dai mass media.
Grazie a questo genere di educazione la prigione viene a identificarsi con il tuo stesso
modo di pensarti... e tu assurgi al ruolo di carceriere di te stesso.

“Solo tu puoi tenerti prigioniero. Se identifichi all’esterno di te qualcuno che ha il


potere di tenerti in carcere contro la tua volontà... hai già ceduto la tua Volontà! ”
Diceva Draco Daatson.

La prigione è la prospettiva stessa da cui guardi il mondo, il tuo modo di percepire


l’ambiente intorno a te. Loro sono stati estremamente astuti, perché la prigione in realtà
non esiste, esiste solo un modo di vivere da prigioniero, un quotidiano auto-incarcerarsi.
Una reclusione autoimposta all’interno dei tuoi limiti psicologici. Nel momento in cui pensi
e agisci da schiavo per tutta la vita, non sono più necessarie né mura né sbarre. Da una
qualunque prigione puoi teoricamente evadere, ma come puoi evadere da te stesso?
Come puoi evadere da una visione del mondo? Tenterai di evadere utilizzando
inconsapevolmente la tua vecchia visione del mondo, perché in fondo è l’unica che
conosci. Ti chiederai: “Cosa devo fare, da chi devo andare, per riuscire un giorno a
liberarmi?” Un topo in gabbia che gira nella ruota.

Nello spazio e nel tempo puoi prendere una laurea oppure imparare un mestiere, ma non
puoi evadere dalla prigione. Non puoi utilizzare la stessa visione del mondo che ti
consente di prendere una laurea... per liberarti dall’ipnosi planetaria. Perché quella visione
del mondo È l’ipnosi planetaria.

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Se la prospettiva da cui percepisci il mondo è mentale e spazio-temporale, allora hai un
solo modo per ingannare i tuoi carcerieri: non spostarti nello spazio e non aspettare nulla
nel tempo. La soluzione è in Utopia e in Ucronia. Mi segui?

Diciamo che quelli non erano fra i concetti più semplici che avessi mai ascoltato... ma la
seguivo ancora... oramai ero ‘costretto’ a seguirla.

La prigione è la tua stessa mente e il suo modo di agire spazio-temporale. Ogni metodo
per uscire dalla mente è mentale esso stesso, pertanto fa ancora parte della trappola.

Ecco perché tutti i grandi maestri – compreso Draco Daatson – ribadiscono che puoi
liberarti solo qui-e-ora, fuori dal tempo, in Ucronia (dal gr. ou=non cronos=tempo) e fuori
dalla spazio, in Utopia (dal gr. ou=non topos=spazio).

Cerca di comprendere al di là delle parole: non ti sto dicendo di non fare più nulla e di non
spostarti più da casa tua, ma che puoi farlo in uno stato di costante qui-e-ora, restando nel
Presente. Questo significa andare oltre la vecchia visione del mondo, entrare nel paese di
Ucronia. Questo ti sbalza fuori dalla prigione, adesso, senza muovere un ulteriore passo e
senza aspettare un altro attimo.

“Prima hai detto che non si possono delegare all’esterno le cause della propria prigionia,
ma poi hai parlato dei ‘carcerieri’... So già che l’apparente contraddizione non esiste...
come sempre quando parli tu... perché esiste solo nella mia mente duale. Però puoi dirmi
qualcosa di più?”

Sapevo che prima o poi sarebbe giunto il momento di parlarti dell’Antica Razza...

venerdì 27 agosto 2010


Il libro di Draco Daatson – parte VII

Mi viene in mente un episodio accaduto anch’esso sull’autobus. Si trattava di uno dei miei
primissimi incontri con Victoria Ignis. Sebbene ne fossi attratto, ancora non la conoscevo e
non mi fidavo molto di lei. Eravamo saliti insieme sull’autobus e lei aveva timbrato i biglietti
di entrambi.

Ci sediamo e guarda caso proprio in quel momento arriva il controllore


(erano mesi che non ne vedevo uno). Io questa volta ero tranquillo (in
altre occasioni, in passato, spesso mi ero precipitato verso le uscite...),
ma quando ci chiede i biglietti lei tira fuori solo il suo.

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“Mi fa vedere anche il suo?”. Dice il controllore rivolgendosi a me.

“Lo ha lei.” Dico indicando quel ‘demone’ di Victoria Ignis.

“Ma sei impazzito?” Fa lei serissima. Poi si rivolge al controllore: “Io questo ragazzo non lo
conosco.”

“Non mi conosci? Allora sei impazzita tu! Non fare scherzi e tira fuori questo cacchio di
biglietto.”

Il controllore guarda lei: una signora elegante, sulla quarantina, molto composta. E poi
guarda me: giovane con capelli lunghi, calzoni corti e barba non rasata da un paio di
giorni. Decide di non indagare ulteriormente e mi chiede un documento.

Io faccio ancora un tentativo in direzione di Victoria Ignis: “Dagli il biglietto. Lo hai messo
prima nella borsa!” E faccio per prenderle la borsa. Lei la tira rapidamente verso di sé:

“Ma come ti permetti? Paga il biglietto come fanno tutti. Io ho solo il mio nella borsa. E non
toccare la mia borsa sennò faccio chiamare i Carabinieri.”

“Allora! Smettiamola e mi dia il documento, sennò deve scendere con noi.” Incalza il
controllore.

“Non ho i documenti.”

“È italiano o straniero? Mi sembra italiano. Mi dia il documento sennò deve scendere con
noi.”

“Perché? Se ero extracomunitario mi lasciavate perdere... chiudevate un occhio?” Provo a


insinuare, sempre più esasperato.

“Lei non si preoccupi di come svolgiamo il nostro lavoro con gli altri passeggeri. Non le
conviene creare polemiche. Mi dia il suo documento.”

“Non è giusto. Non è giusto perché io il biglietto ce l’avevo ma lei non lo tira fuori... e non è
giusto perché sono costretto a pagare solo perché sono italiano!”

Mentre parlo capisco che è tempo perso e borbottando tiro fuori il portafogli per cercare il
documento. Victoria Ignis intanto mi osserva con attenzione.

“Puttana!” Le dico sottovoce. Lei non fa una piega. Poi coglie un momento in cui non è
vista dal controllore e mi sorride divertita. Mi sorride con gli occhi, con quei due magnifici
carboni che ha al posto degli occhi. E mi ritrovo inaspettatamente innamorato di lei anche
in una situazione del cavolo come quella!

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Passano alcuni minuti di silenzio - esteriore - durante i quali io resto agitato ed entro in una
serie di pensieri negativi.

“Cosa sta succedendo dentro di te?” Mi chiede quel ‘demone’ fascinoso.

“Sono incazzato. Non è giusto. Questi stronzi fanno pagare le multe solo agli italiani. Se
ero uno zingaro mi avrebbero lasciato andare. E poi non è giusto perché tu mi hai fregato.
Chi sei tu per farmi prendere una multa che non meritavo? Non lo so se ti voglio vedere
ancora.”

Si sporge verso di me e mi parla dritto dentro gli occhi:

Le ingiustizie rappresentano gli eventi più giusti che possano accaderti. Nell’ingiustizia si
nasconde il senso di una Giustizia più elevata che ti pone al di sopra del mondo dei
dormienti.

Un ragazzo di dieci anni viene investito e ucciso da un’auto pirata mentre corre sulla sua
bicicletta. Forse nessuno saprà mai chi è il colpevole. È ingiusto! Una donna viene
violentata, gli stupratori vengono arrestati, ma dopo breve tempo vengono rilasciati in
libertà vigilata. Uno di loro abita nello stesso palazzo della donna e lei e la sua famiglia lo
incontrano quasi tutti i giorni. È ingiusto! La banca ti concede un mutuo adoperando soldi
che non esistono, cifre su un pc alle quali non corrisponde alcun valore fisico reale. Ma se
tu non paghi il mutuo la banca si prende la tua casa… fisica. È ingiusto!

Vuoi che vada avanti? I quotidiani sono elenchi di ingiustizie. Ogni giorno centinaia di
nuove ingiustizie vengono riversate nell’atmosfera e appestano le menti delle persone. C’è
sempre un motivo per lamentarsi.

Nell’ingiustizia si trova la chiave per liberarti dalla sofferenza. Non limitarti alla lamentela
come fanno gli schiavi… che piegano la testa digrignando i denti. Abbi il coraggio di
entrare nell’ingiustizia e qui trova la vera Giustizia. Ogni evento ingiusto della tua
esistenza tocca un nervo scoperto, ma se invece di usare la lamentela come fuga (la “via
larga”) indaghi dentro quell’evento, scopri perché TU, e solo TU, lo hai portato nella tua
vita, allora puoi diventare il Re del tuo Regno… l’unico responsabile per quanto ti accade.

Non lasciare che il mondo prenda il sopravvento. Non delegare al mondo la tua felicità.
Questa è la psicologia dello schiavo. Lo schiavo DEVE lamentarsi perché non sopporta la
pressione della responsabilità: non può ammettere di essere lui il regista unico delle
ingiustizie che subisce. Il Re, al contrario, NON PUO’ lamentarsi, perché in tal modo
ammetterebbe l’esistenza di un potere superiore al suo che può decidere della sua felicità.

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Percepisci come ingiusto qualcosa che non sei ancora riuscito a integrare nel tuo essere,
qualcosa che ancora non riconosci come TUO, qualcosa che è ancora troppo elevato per
te. Sei come la volpe che non riesce ad arrivare all’uva: rifiuti ciò a cui non puoi giungere
con il tuo Cuore. Ogni ingiustizia è linfa per il tuo essere, perché rappresenta il metodo più
giusto per aprire un po’ di più il tuo Cuore.

Rimasi interdetto. La questione da quel punto di vista proprio non l’avevo mai vista!
L’ingiustizia è la cosa più giusta che ti possa capitare... cavolo... questo sì che era un
modo di pensare nuovo rispetto a quello del tg.

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“Pensi come un’aliena. I terrestri non pensano così.”

Mi scappò di dirle un giorno, dopo averla sentita pronunciare un


paio di sentenze lapidarie, come era nel suo stile:

La povertà è una malattia che andrebbe curata dallo psicanalista.


Ogni uomo sano ha il dovere di essere ricco verso l’umanità.

Il tema del giorno era infatti la ‘ricchezza’, Victoria Ignis me ne


avrebbe parlato a lungo, per ore, ma l’inizio del suo discorso ebbe
come oggetto un argomento piuttosto singolare, sul quale si
soffermò brevemente, giusto il tempo di seminare qualche affermazione scioccante... e poi
andare oltre.

È vero, penso come un’aliena. Anche Draco Daatson pensava come un alieno. Anche tu
penserai come un alieno nel momento in cui ti sarai risvegliato dal torpore della mentalità
terrestre. In ogni caso alieni si nasce, non si diventa. La Terra è popolata da una grande
maggioranza di terrestri, ma anche dai discendenti degli incroci fra le razze aliene – che
hanno abitato e abitano da milioni di anni questo pianeta – e i terrestri stessi.

Sono conosciuti come l’Antica Razza, gli Antichi Signori, i Grandi Antichi o i Superiori
Sconosciuti. In realtà si tratta di più razze, anche molto differenti fra loro, che si trovano
qui per scopi diversi. Forse tu conosci le più note, i Rettiliani (o Dei Serpente) e i Vampiri,
ma ce ne sono altre, anche i famosi maestri di Shamballa provengono da ‘fuori’.

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Allora io non conoscevo i libri di David Icke, che cominciavano a essere pubblicati in
italiano solo in quegli anni, quindi per me erano tutte informazioni nuove, sebbene la
certezza che su questo pianeta non fossimo soli io l’avessi sempre avuta sin da bambino.

“I Rettiliani? – chiesi – come Draco Daatson? Si chiamava così per questo motivo, vero?”

In verità sia i Rettiliani che i Vampiri sono delle coscienze molto evolute, spesso benevole,
anche se non sono sottoposti ai principi morali terrestri. Se confrontati a noi appaiono
come divinità, vengono anche detti Grandi Antichi: stirpi regali che milioni di anni fa
dominavano e istruivano gli esseri umani. Sappi che una parte dell'umanità di oggi
discende geneticamente da queste stirpi. Erano grandi esseri che spesso venivano
venerati come Dei.

Mi spiegò che chi prova interesse per tutto ciò che concerne lo sviluppo dell’essere... non
è completamente terrestre, nel suo sangue c’è qualcosa di alieno. Ovviamente anche tanti
che non lavorano esplicitamente su di sé e non si interessano a questi argomenti hanno
comunque grandi potenzialità interiori e sono pertanto discendenti degli “Dei che venivano
dal Cielo e si accoppiavano con i terrestri”.

Ma chi è solamente terrestre non può lavorare su di sé, è nato per essere schiavo e non è
in grado di porsi domande al di là del contingente. “Non ci posso credere! Quindi i vampiri
esistono e non sono cattivi come li descrivono?” Lei scoppia in una sonora risata.

Interessante che tu mi faccia una domanda del genere.

Il vampiro che succhia il sangue degli esseri umani muovendosi sul piano astrale, esiste
anch’esso, ma è solo una degenerazione di ciò che era l’autentica stirpe dei Vampiri. Era
una razza nobile, molto intelligente, con grandi poteri e capacità di gestione delle masse.
Erano spietati e temuti, ma era ciò che serviva all’umanità poco più che animale di allora.
Stiamo parlando di milioni di anni fa. Loro, così come altre razze, hanno organizzato ed
educato i popoli terrestri, accoppiandosi con gli elementi più dotati e trasferendo ai loro
figli importanti conoscenze in tema di Magia, Alchimia, Astrologia...

Possedevano grande Volontà e grande Intelligenza, ma il loro problema è ed è sempre


stato l’apertura del Cuore (problema che invece non presentavano le razze stabilitesi a
Shamballa, avendo seguito un cammino evolutivo differente). Molti loro discendenti hanno
lavorato, e lavorano tutt’ora anche sull’aspetto Cuore al fine di completarsi in quanto
esseri.

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“La Volontà senza Cuore recide l’individuo dall’Uno e lo condanna alla sofferenza.”
Diceva Draco Daatson.

Prima di passare all’argomento successivo Victoria Ignis mi disse che maghi, alchimisti,
astrologi, terapeuti di ogni genere, streghe e cartomanti... provengono direttamente da
queste linee di sangue non terrestri. Ma anche uomini di stato, condottieri, grandi
imprenditori, scienziati geniali, santi, cantanti e artisti di ogni genere... chiunque si
distingua per doti e qualità dalla folla inconsapevole, lo fa perché non può farne a meno...
perché se non lo facesse andrebbe contro il suo stesso sangue.

Anche tu a un certo punto dovrai uscire dalla schiavitù e obbedire al tuo sangue.

lunedì 6 settembre 2010


Il libro di Draco Daatson – parte VIII

“La sofferenza che proviamo dev’essere reale perché gli stati che creiamo sono reali. Verificarlo non è piacevole,
ma è un dono del cielo. L’attrito può sembrare una maledizione fino a quando non cominciamo a renderci conto
della grande idea che lo sottende. Qual è questa grande idea? L’immortalità. C’è qualcosa che le possa essere
paragonato?”

Robert Earl Burton, Il ricordo di sé

Accettare la sofferenza significa viaggiare nell’Ade, negli Inferi, nel mondo della morte.
Accettare che il partner se ne vada significa permettersi finalmente di morire. La morte
consapevole si ottiene solo guardando in faccia il dolore, senza trovare scuse, senza
ricattare, senza fuggire, senza cercare il farmaco o la droga.

Allora per chi muore è in serbo un regalo: l’immortalità. Allora ti rendi conto che niente può
ucciderti, diventi invulnerabile, perché solo la personalità con i suoi attaccamenti muore.
Ma questa non è mai stata realmente viva.

Intorno a noi una pioggia torrenziale. Quel pomeriggio eravamo nel parco vicino a casa
mia, gli unici che si ostinavano a restare all’aperto con quel tempo da cani.

Quando senti il dolore ricordati che il tuo compito di essere umano è portare la luce della
consapevolezza negli Inferi. Permetti a ogni fibra del tuo essere di OSSERVARE in
Presenza cosa accade dentro di te, senza produrre nemmeno un inutile pensiero.

Non è possibile sfuggire a quel dolore, non ci sono vie di scampo. Ti piacerebbe che ci
fosse una via di fuga, a tutti piacerebbe, ma non c’è, l’unica via per uscirne è passarci
attraverso usando la tua Regalità, la PRESENZA COSCIENTE, silenziosa, non giudicante.

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E questo basta. La Presenza è condizione necessaria e sufficiente alla trasmutazione
alchemica.

A quel punto Victoria Ignis cambiò tono e divenne inaspettatamente aggressiva.

Con un gesto rapido che non feci in tempo a cogliere, mi strappò l’ombrello dalle mani e lo
gettò a terra.

Via questo stupido un ombrello. La pioggia non ha mai ucciso nessuno.

L’acqua si riversò improvvisa su di me come una secchiata. Mi sembrò che la violenza


della pioggia aumentasse.

Quando sei nel dolore non pensare al dolore, non portarlo


nella testa. Fai l’amore con il dolore. Resta con l’attenzione
sulle sensazioni interiori, per quanto laceranti possano
essere. Veglia!

Non permetterti di scappare se non vuoi che la stessa


situazione si ripresenti ancora e ancora e ancora.

La “via larga” non è nemmeno una via. Devi passare


attraverso la “via stretta”, la via della trasmutazione alchemica: non c’è rinascita senza
morte e non c’è morte senza dolore. Ma è solo il tuo stupido ego a morire.

Per mezzo della PRESENZA CONSAPEVOLE interrompi il segnale che collega la tua
coscienza – la tua anima – al dolore della personalità. Interrompendo questo segnale
smetti di identificarti con la sofferenza e puoi passarci attraverso in maniera volontaria e
consapevole. Non è possibile compiere una CROCIFISSIONE VOLONTARIA fino a
quando sei identificato con tutto ciò che pensa la tua mente.

Quando il partner ti lascia, quando subisci un’ingiustizia, quando scopri di avere una
malattia... la tua sofferenza sembra un mostro indistruttibile, invalicabile, impossibile da
guardare dritto negli occhi. Ogni volta che pensi a quella persona o a quell’evento il
mostro si risveglia e preferiresti morire piuttosto che trovarti lì, di fronte a lui.

Invece è un mostro fatto di nebbia, è inconsistente, la sua forza risiede unicamente


nell’impedirti di VEDERE. Per vincere non è nemmeno necessario lottare, devi solo
trovare il coraggio di passare attraverso quella nebbia.

Il suo tono di voce andava in crescendo con l’intensificarsi dello scrosciare della pioggia.
Adesso stava quasi urlando. Io potevo solo ricevere ciò che mi arrivava da quel fiume in

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piena, ero praticamente paralizzato. La pioggia in pochi secondi aveva impregnato i miei
vestiti, ero fradicio fino alle mutande.

Sfoga le emozioni quando lo senti necessario: piangi, grida, arrabbiati, diventa furioso. Sii
libero di sentirti disperato. Ma non usare mai la mente per reprimere, non spingere il
dolore nell’inconsapevolezza. Non farti ingannare dalla mente con i suoi ricordi e le sue
proiezioni sui futuri possibili. Esci dal tempo, richiama l’audacia del monaco-guerriero,
invoca il FuocoFisso e resta qui-e-ora, caparbiamente, sulla tua sofferenza.

“Fa male!” Ebbi il coraggio di gridare con un tono fra l’arrabbiato e il disperato.

“Quando qualcuno ti lascia... fa male!” Aggiunsi subito dopo stringendo i pugni.

È una CROCIFISSIONE... più ti dibatti più i chiodi straziano la tua carne.

A quel punto accadde l’inaspettato: Victoria Ignis si trasformò.

Ancora oggi non sono certo di averlo veramente vissuto, forse la


situazione era così singolare e la giornata era stata così ricca di
eventi (...e di vino) da aver prodotto in me uno stato leggermente
allucinatorio.

I suoi occhi divennero incandescenti, come carboni accesi. I suoi


lunghi capelli, nonostante la pioggia battente, si rizzarono ai lati a
formare una raggiera intorno alla sua testa, quasi fossero elettrici. Allargò le braccia e fece
un passo verso di me, giungendo a pochi centimetri dal mio corpo. Mi sembrò fosse
diventata più alta, perché pur essendo sempre la stessa... adesso mi sovrastava
fisicamente. Si incurvò per avvicinare il suo volto pieno d’ira alla mia maschera
terrorizzata.

Un grido disumano si fece strada attraverso il muro di pioggia che mi divideva da lei:

Fin dove puoi scendere nel dolore?

Urlò spalancando la bocca in maniera innaturale. La dentatura era diversa, come quella di
un predatore, con i canini sporgenti, e la voce non era più la sua, sembrava provenire da
un altro mondo.

Io non dicevo nulla. Tremavo per il freddo e per la paura.

Fino a dove puoi spingerti, prima di spezzarti?

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Non era lei a urlare... ‘qualcosa’ la stava usando per urlare attraverso di lei, qualcosa
proveniente da profondi abissi, mondi lontanissimi, epoche antichissime. Qualcosa di
potente e innominabile che la infondeva di Forza.

Fino... a... dove...?

Urlò ancora, scandendo bene le parole e piantando i suoi occhi nei miei. A quel punto
provai la certezza interiore che se non avessi risposto mi avrebbe ucciso. Fu una
sensazione terribile. Sentii che se fossi rimasto ancora in silenzio, entro pochi secondi mi
avrebbe attaccato e sbranato come un animale selvaggio.

Chiusi gli occhi e attesi mentre la pioggia continuava a lavare il mio corpo eterico. Forse
entro poche ore, cessato il temporale, qualcuno avrebbe ritrovato il mio cadavere
inzuppato d’acqua e di sangue nel parco vicino a casa mia, in riva al fiume. Morire lì, sotto
la pioggia, dilaniato da un personaggio mitologico... tutto sommato mi pareva una fine
onorevole.

Ma ecco che all’improvviso comparve la risposta... intuitiva, chiara, immediata... salvifica.


Una scarica elettrica nella mia testa:

“Fino alla fine del tempo.” Dissi con calma, senza aprire gli occhi.

E subito crollai lungo disteso nell’acquitrino che si era formato ai nostri piedi. La tensione
mi aveva spossato e le gambe avevano ceduto. Stando disteso sull’erba inzuppata
d’acqua, mentre la pioggia martellava la mia faccia, cominciai a sorridere. Dopo pochi
secondi sentii le mani di Victoria Ignis che accarezzavano con amore il mio viso:

Fino alla fine del tempo – ripetè con la sua voce di sempre – Hai detto bene. La
sofferenza è un portale che conduce a Ucronia, la città senza tempo che si trova in fondo
agli Inferi. Solo pochi arditi eroi che superano le Zone Oscure raggiungono Ucronia ed
escono dal tempo. La loro ricompensa è l'immortalità: vivranno per sempre.

“Ma tu... per un attimo eri diventata...”

Silenzio, mio piccolo bambino. Hai visto solo ciò che avevi bisogno di vedere.

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martedì 14 settembre 2010
Il libro di Draco Daatson – parte IX

Io stesso, ripensando a lei, rileggendo i vecchi appunti, a volte dubito che Victoria Ignis sia
mai esistita. È possibile che qualcuno abbia mai indossato occhi del genere in giro per il
mondo?

“Forse era solo il tuo Sé che ti parlava... Forse era la voce della tua anima...” Mi hanno
detto con l’intento di rassicurarmi alcuni miei amici che leggono questo blog. Io
sinceramente non lo so... non so se il mio Sé ha due tette così e due fianchi così... ma può
anche essere... ognuno ha il Sé che gli è più congeniale.

L’invisibile Scuola di cui io stessa faccio parte è nata solo


successivamente alla setta dei Senza Sonno, come una
delle sue promanazioni. Alcuni fra gli studenti-guerrieri che
ne facevano parte, a un dato momento decisero di
cominciare a viaggiare e insegnare ad altri: principalmente a
condottieri, regnanti e uomini d’affari... persone che potevano con la loro opera
influenzarne migliaia di altre. Alcuni invece fondarono vere e proprie scuole per
trasmettere unicamente l’Arte Marziale, l’arte di vivere sotto l’influenza dell’archetipo
Marte, in altre parole... scuole per monaci-guerrieri. Le tradizioni Shaolin e Wudang ne
sono un esempio. Il fondatore dello stile Wudang del kung fu, Zhang Sanfeng, vissuto nel
1200, era anche un alchimista e la leggenda narra che morì a più di duecento anni di età.
In realtà viveva già da molto tempo e non è mai morto... essendo, per l’appunto, un
alchimista appartenente alla setta dei Senza Sonno.

Mentre quella dei Senza Sonno è stata un’esperienza unica e irripetibile, le scuole che ne
sono scaturite erano il riflesso delle capacità e delle aspirazioni dei loro fondatori. Pertanto
erano molteplici, seguivano scopi differenti e hanno cambiato volto e metodi a più riprese,
viaggiando nel tempo e spostandosi nello spazio.

“Quando parli di immortalità a cosa ti riferisci esattamente?”

Tutti i Senza Sonno – uomini e donne – diventavano immortali... oppure morivano nel
tentativo. La conseguenza è che tutti i Senza Sonno sono vivi ancora oggi.

“Immortali... fisicamente?”

Divenire immortali significa una cosa sola: essere giunti alla completa identificazione con
l’anima immortale. Questo ti permette di lasciare il corpo quando vuoi e costruirne un altro.

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In altre parole, l’immortalità a cui aspiriamo noi è quella sperimentata da Gesù... e molti
altri come lui, in quanto Gesù è solo l’esempio più famoso di questa realizzazione animica.
La RESURREZIONE è la capacità di lasciare il proprio corpo in perfetta coscienza al
momento della morte ed eventualmente costruirne un altro quando occorre reincarnarsi
per proseguire sotto altra forma la missione, senza necessità di rinascere nel grembo di
una mamma.

Immortalità significa aver dominato i piani fisico, eterico, emotivo e mentale al punto da
essere in grado di utilizzare gli atomi appartenenti ai rispettivi piani per costruirsi un
apparato psicofisico ex-novo.

Quindi la risposta alla tua domanda è: sì, in realtà stiamo parlando di immortalità fisica.

Se invece identifichi l’immortalità con la possibilità di far vivere ancora per secoli il tuo
attuale corpo... beh... a parte il fatto che non ne vedo l’utilità... – e nel tuo caso constaterei
anche una certa mancanza di buon gusto in questa aspirazione – posso comunque riferirti
di esseri umani che io ho visto personalmente restare nello stesso corpo per più di
duecento anni. Per esempio, tutti i Senza Sonno erano particolarmente longevi e
combattevano anche dopo i cento anni di età.

Ripeto, non è comunque qualcosa a cui aspirare. E se ancora aspiri a


restare in vita col tuo attuale corpo è solo perché non senti la tua
immortalità profonda, l’unica che alla fine ti sarà davvero indispensabile.

Victoria Ignis mi spiegò che quando DIVENTIAMO l’anima ci trasformiamo


in viaggiatori cosmici che passano da un corpo all’altro, da un’epoca all’altra
e da un pianeta all’altro. Per chi è divenuto immortale non c’è più
identificazione con la carne, per cui il corpo appare solo come un mezzo:
una bicicletta o un’automobile. E ogni volta che un immortale ne ha bisogno se ne
costruisce uno adatto al pianeta e al tempo dove vuole svolgere la sua missione.

“È possibile farlo ancora oggi?”

Certo. Non è solo possibile, è indispensabile.

Mentre tenere in buono stato il proprio corpo oggi è praticamente impossibile – a meno
che tu non sia nato e vissuto su qualche montagna tibetana incontaminata – identificarsi
con l’anima e rendersi immortali è sempre possibile... se si sa come lavorare e si
possiedono in misura sufficiente Volontà, Amore e Intelligenza.

Solo un lavoro incessante su te stesso può permetterti di travalicare la morte.

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Continuò illustrandomi alcuni semplici esercizi di respirazione che potevano rigenerare in
pochi minuti un corpo affaticato. Mi fece comprendere che il corpo fisico va comunque
trattato col dovuto rispetto, prestando attenzione a non inquinarlo quando è possibile
evitarlo. Vivo in una città da un milione di abitanti e non posso evitare di respirare... ma,
per esempio, posso evitare di aggiungere zucchero nelle bevande. Questo va fatto perché
il materiale da costruzione per lo sviluppo dell’anima viene ricavato proprio dal corpo. Se il
corpo risulta eccessivamente deteriorato viene a mancare la materia prima.

“Quel era la qualità su cui si lavorava maggiormente fra i Senza Sonno?”

L’INTEGRITÀ dell’essere. Un vero Guerriero è INTEGRO, cioè totalmente presente qui-e-


ora e interamente focalizzato su un solo pensiero: l’esterno è interno. Ogni evento esterno
è causato da un tuo stato interiore. Quando questa consapevolezza è scesa fin dentro la
tua carne... allora sei INVULNERABILE. Così erano i Senza Sonno.

Gli esseri umani non sono tutti uguali, sono diversi fra loro, a volte molto diversi, e sono
disposti gerarchicamente. Il gradino più alto di questa scala è occupato dagli immortali:
individui perfettamente integri e totalmente consapevoli di poter creare il proprio destino a
ogni istante. Sul gradino più basso brulicano le masse che incolpano il mondo per la loro
condizione disgraziata.

Gli eventi sono solo materializzazioni degli stati del tuo essere, di ciò che accade dentro di
te. Stati ed eventi sono due facce della stessa medaglia. Diceva Draco Daatson: “Nulla
può accaderti all’esterno se prima non ha attraversato la tua psicologia.”

Quando due autentici Guerrieri – uomini o donne che fossero – si sfidavano, non
ricorrevano mai alle armi o alle tecniche marziali. Disposti uno di fronte all’altro, entravano
nel loro Centro e si mettevano in ascolto. Uno mostrava la sua integrità all’altro. Uno
cercava nell’altro un crepa dell’essere, un’imperfezione psicologica... che gli sarebbe
costata la vittoria.

Se un solo accenno di paura, dubbio, incertezza... attraversava l’animo di uno dei due,
questo decretava la sua sconfitta.

Un solo movimento dell’ego (superbia, arroganza, rabbia, desiderio di vendetta,


impazienza...) metteva fine alla competizione. Chi dava segno di non aver ancora bruciato
tutti i suoi aspetti egoici aveva perso.

Le sfide ai livelli più elevati, fra grandi maestri, si potevano perdere a causa di un solo
istante di identificazione con la propria mente. Uscire per pochi secondi dallo stato di non-

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mente era segno di un’incrinatura nell’essere, una mancanza d’integrità. Avevi perso e
dovevi abbandonare il campo.

Mi guardavo dentro e mi chiedevo quando sarei stato in grado di combattere ad armi pari
un duello del genere...

giovedì 14 ottobre 2010


Il libro di Draco Daatson – Parte X

“Io sono il figlio del Momento!” Disse Draco Daatson. Fu la prima frase che pronunciò
una volta tornato dal suo isolamento durato per tre anni. La prima frase dopo tre anni di
meditazioni. Se fossi in te impiegherei qualche ora del mio tempo per rifletterci sopra.
Poco dopo avrebbe fondato la setta dei Senza Sonno, alla quale avrebbero aderito per
primi alcuni suoi compagni d’arme, che lo avevano atteso per tre anni accampati ai piedi
della montagna.

La FEDELTÀ a quell’epoca era tenuta piuttosto in considerazione...

Mentre passeggiavamo sul piazzale davanti alla Basilica di Superga – un posto dove ci
recavamo spesso, in quanto lei lo riteneva particolarmente “forte” sul piano energetico –
avevo chiesto a Victoria Ignis consigli sulla mia situazione lavorativa.

I discorsi di Draco Daatson erano un continuo invito a travalicare il tempo, ad annullare


l’effetto venefico di Cronos sull’essere umano. “Io preparo guerrieri senza tempo,
perché un guerriero che vive nel Momento è un guerriero senza paure. Solo di uno
così posso fidarmi”. Soleva dire.

“Ok, ma io ti ho chiesto un consiglio pratico sul mio lavoro. Faccio un mestiere che non mi
piace, che non mi soddisfa, che mi rende ogni giorno più depresso; non credo che la
risposta si trovi in una filosofia sul tempo.”

L’esistenza è una tua invenzione, e come tale dipende solo da te; consciamente o
inconsciamente tu disegni le situazioni della tua vita. Le masse brulicanti immerse nel
sonno restano vittime del Caso, dell’accidente, perché l’essere umano che non sa e non
controlla cosa accade al suo interno, nel suo essere, non può modificare volontariamente
la sua realtà. Crea anche lui la sua esistenza, ma subendo passivamente la recita allestita
dai contenuti del suo subconscio. Invece L’Eroe, il semidio – l’uomo sveglio – secondo i
greci classici possedeva un Fato – una missione, diremmo oggi – che puntualmente
realizzava, e nemmeno gli Dei potevano opporvisi. La conquista di un Destino individuale

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e la fuga dalle leggi meccaniche cui sottostanno le masse
rappresenta l’autentico Percorso dell’Eroe.

“Non è vero. L’esistenza non può essere una mia


invenzione! – mi ribellai – Una società che impedisce ai
giovani di trovare sbocchi lavorativi non convenzionali, non è
certo una mia invenzione. È tutto il Sistema che non
funziona. Le banche, i grandi finanzieri, le multinazionali che brevettano le sementi, la
grande distribuzione, la mafia di Stato... è tutto marcio.”

Il Sistema è perfetto così com’è. L’unico che deve cambiare sei tu!

Esci dal tumultuoso torrente degli eventi e prendine il controllo. Sii domatore di fiumi.
Nell’accusare il Sistema del tuo fallimento lo stai idolatrando, gli stai assegnando i poteri di
un Dio, ti inginocchi ai suoi piedi, ti pieghi al suo volere, ne diventi schiavo. In altre parole:
stai facendo il suo gioco, ne sei complice. Dare la colpa per quanto ti accade a qualcuno
che non sei tu, significa trasferire la Forza da te a lui.

La svolta consiste nell’attribuirti ogni responsabilità per ogni evento che ti coinvolge, bello
o brutto che sia.

Il Sistema è tarato sul livello di coscienza delle masse. Il cibo, la medicina, le leggi,
l’istruzione... tutto è pensato per gestire la coscienza di massa. Il Sistema è perfetto, così
come l’Universo è perfetto. La responsabilità di uscire dal Sistema è solo tua, si trova
interamente nelle tue mani, non in quelle del Sistema. Ma se vuoi essere libero devi
esserlo rispetto ai tuoi stessi meccanismi interiori, non rispetto a qualcuno che si trova là
fuori. Là fuori ci sono solo le tue proiezioni, i tuoi sogni, i tuoi incubi.

Non c’è guerra più santa di quella condotta verso i propri meccanismi limitanti. Una guerra
silenziosa, fatta di AUTO-OSSERVAZIONE... una partita a scacchi con se stessi.

Se tu sei infelice a causa del Sistema, allora il Sistema è più forte di te; e se è più forte di
te non puoi vincerlo. Quando cominci a sentire nella carne che sei interamente tu la causa
di tutto ciò che avviene nella tua vita, allora tu diventi più forte del Sistema e decidi della
tua felicità indipendentemente da come esso è strutturato in un dato periodo storico.

Ero senza parole. Un FuocoFisso di informazioni – e, soprattutto, di vibrazioni ad alta


frequenza – mi stava investendo fino a diventare insostenibile.

Ma Victoria Ignis non aveva ancora finito:

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Abbandona la descrizione rovesciata del mondo che viene inculcata sin da tenere età nei
cuccioli appartenenti alle masse del pianeta. La causa è all’interno e l’effetto è all’esterno,
non viceversa. Non stai male perché il mondo è brutto, ma il mondo sembra brutto perché
tu stai male.

Il Sistema di cui sei schiavo vuole fortemente che tu continui a lamentarti di lui e se tu
iniziassi a combatterlo sarebbe ancora più contento. Nel lamentarti gli riconosci potere. La
lamentela è la preghiera che gli rivolgi tutti i giorni, nel lamentarti lo stai pregando come si
prega un idolo.

La questione da questo punto di vista davvero non l’avevo mai considerata...

Non c’è danno più grave per il tuo essere che lasciar dipendere la tua felicità da qualcun
altro che non sei tu.

Sentenziò.

Divieni Re e un regno ti sarà dato. La regalità dell’essere precede, non segue,


l’attribuzione di un regno. Se non hai niente è perché non sei nessuno, perché non sei
ancora interiormente INTEGRO, centrato nell’Istante presente. Vivi nel passato e nel
futuro e questo disperde la tua Forza, il tuo Vril.

L’uomo ignorante ragiona al contrario: crede di non essere nessuno perché non possiede
niente, e pensa di poter ovviare alla sua nullità interiore cominciando a possedere
qualcosa (una macchina, una casa, una laurea, un lavoro rispettabile, un amore...). Ma si
inganna: se non è nessuno, resterà nessuno anche dopo l’acquisizione di oggetti esterni o
il raggiungimento di traguardi.

Se non è nessuno, prima o poi perderà tutto ciò che ha accumulato.

C’è un modo per affrancarsi dalla servitù. Sii INCORRUTTIBILE. Sii INTEGRO. In altri
termini, non sottostare alla corruzione del tempo come usano fare le masse inconsapevoli.
Non lasciare che la tua coscienza si spappoli schiacciata tra passato e futuro. Gli unici
ostacoli che incontri sono quelli che stai edificando tu ogni giorno della tua vita, prigioniero
dell’eterno ritorno.

Distaccati dalla tiepidezza rassicurante della moltitudine e capovolgi di 360 gradi la tua
prospettiva.

Quando Victoria Ignis procedeva a quella velocità non riuscivo a starle dietro, mi girava la
testa. Non solo la mente, ma il mio stesso corpo non poteva più reggerla.

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“Basta!”

Gridai. Tanto che alcuni turisti si voltarono a guardarci. Mi portai una mano sul Cuore: il
mio petto stava letteralmente bruciando.

Victoria Ignis fece un rapido dietrofront e scomparve tra la gente che si trovava nel
piazzale.

Ero di nuovo solo. Peggio: ero rimasto con me stesso.

venerdì 12 novembre 2010


Il libro di Draco Daatson – Parte XI

Tutto sta nel fare... Non conta l’attore, bensì l’azione; non conta lo sperimentatore, bensì l’esperienza.

Bruce Lee

L’Arte di uccidere un uomo con la sua stessa arma.

Esordì Victoria Ignis.

“Questa non è spiritualità. Di cosa mi stai parlando?” Obbiettai.

Ti ho forse mai parlato di spiritualità? Cosa significa essere spirituale? Non mi interessa
quanto sei spirituale. O sei sveglio o stai dormendo. O hai il Cuore aperto verso il mondo
oppure sei nella paura. Non c’è niente di spirituale in un uomo che si sveglia. Un essere
umano sveglio diventa utile per il Servizio... e questo è tutto. Nella setta dei Senza Sonno
ci si preparava a SERVIRE, si diveniva UTILI... nei modi più diversi. La Via del Guerriero è
solo uno di questi modi.

Quando i tuoi problemi personali, i tuoi desideri, le tue aspettative per la vita, ciò che credi
essere meglio per te... passano in secondo piano rispetto alla tua semplice Volontà di
Servire, allora cominci davvero a essere utile. E ciò che è utile viene presto utilizzato!

Quando la Volontà di Servire impregna il tuo essere, allora l’amore, la famiglia, il lavoro e
ogni altro aspetto della tua vita trovano la loro giusta strada.

Parla di ME... e IO ti manderò ascoltatori.

“Allora parlami di quest’Arte. Cosa significa uccidere un uomo con la sua stessa arma?”

Innanzitutto voglio chiarirti alcune idee.

Per chi si trova su una via di risveglio la morale – e in generale il contenersi – assume
valore solo in quanto disciplina atta a temprare il Guerriero, non in quanto giudizio su un

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atto che moralmente non sarebbe da compiere. Non c’è azione ingiusta per l’uomo-Dio.
Uccidere non è di per se stesso sbagliato, ma ciò è vero solo se tu già ti trovi nello stato
d’Unità, poiché in quello stato NESSUNO NASCE E NESSUNO MUORE. La natura
uccide, la tigre uccide... e non ti sogneresti mai di dire che lo tsunami o la tigre hanno
peccato e sono soggetti a karma. Gesù nel tempio fu come un uragano.

Solo l’uomo è in grado di peccare. L’atto smette di essere NATURALE


e diventa peccaminoso quando non sei in grado di CONTENERLO al
tuo interno, poiché il tuo essere non è ancora INTEGRO. Se
l’uccidere è “troppo forte per te”, allora quell’atto ti sovrasta, non lo
stai realmente VOLENDO con tutto il tuo essere, ti sfugge di mano, e
pertanto stai peccando, non verso qualcuno, ma verso te stesso, a
causa della tua piccolezza. Il senso del peccato non è un invito a non
agire, ma a superare la piccolezza del tuo essere fino a contenere
anche quel peccato.

Se l’uccidere soddisfa un bisogno psicologico, se nasce dal desiderio di liberarti di


qualcuno che non sopporti, così come non sopporti l’oggetto del tuo uccidere non
sopporterai nemmeno l’atto in sé. Evidentemente c’è qualcosa che non riesci ancora a
contenere, un’ombra che non hai integrato. Sei lontano dallo stato d’essere della tigre.
Allora inconsciamente saprai di aver peccato e questo creerà karma. In questo caso in
verità non stai usando il VOLERE per uccidere a partire da una coscienza stabilizzata
nell’Uno, ma SUBISCI l’uccidere come desiderio incontrollabile della tua macchina
psicofisica. Se non sei capace di sovrastare e POSSEDERE l’atto dell’uccidere, come
conseguenza esso non è VOLUTO e tu stai uccidendo senza amore. Questo è il peccato,
la colpa.

L’uccidere è un atto per pochissimi. Dev’essere nudo, puro, un agire senza agire, secondo
una Volontà (thelema) non personale. Un atto spaventevole nella sua purezza.

Dio è in tutto, e se tu divieni quel Dio allora è Lui a uccidere e non più la tua piccola
personalità con i suoi problemi emotivi e le sue ombre non riconosciute. “Dio non esiste.
Lo crei tu, diventandolo.” Diceva Draco Daatson, e comprenderai da solo fino a che
punto queste parole sono vere.

Esistono vari gradi di abilità nell’uccidere, i quali dipendono dalla distanza fisica che
intercorre fra il killer professionista e il bersaglio. Il grado più basso – additato come
disonorevole – è rappresentato dall’uccisione di massa attraverso missili e

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bombardamenti dove chi uccide non ha alcun contatto, nemmeno visivo, con coloro che
vengono uccisi. Colui che uccide in questo modo non è un Guerriero, appartiene alla
volgare soldataglia.

I gradi successivi riguardano tutti l’»omicidio mirato«.

Uccidere a distanza per mezzo di un fucile di precisione o un arco.

Uccidere a distanza ravvicinata per mezzo di una pistola o una balestra.

Scontro corpo a corpo con arma bianca.

Scontro corpo a corpo a mani nude.

È necessario un ottimo grado di addestramento psicofisico per giungere a uccidere un


avversario in uno scontro a mani nude.

Ma – che tu sia uomo o donna – il grado più elevato cui puoi aspirare in quanto Guerriero
è »l’Arte di uccidere un uomo con la sua stessa arma«. In questo caso il Guerriero – il
ninja, il samurai, il killer professionista... – agisce sempre a mani nude e deve essere
capace di disarmare l’avversario, qualunque arma egli stia impugnando, per ucciderlo poi
con quella stessa arma!

Se ti trovi sotto il tiro di un carro armato devi essere in grado di avvicinarti, entrare nel
carro ed eliminarne gli occupanti utilizzando le loro armi. Se ti accorgi di essere il
bersaglio di un cecchino devi scoprire dove è appostato, stanarlo, raggiungerlo e
ucciderlo.

E così via... disarmare e uccidere un uomo armato di pistola, coltello, ecc... utilizzando le
tue mani nude.

La guardavo esterrefatto.

Non preoccuparti. Non è questo il tuo compito nella tua vita attuale – mi tranquillizzò – ma
il lavoro di tipo psicologico che è necessario per poter giungere a compiere questi atti in
assoluta LIBERTÀ fa parte della preparazione di chi vuole svegliarsi.

“Per esempio?” Le chiesi.

Per poter mettere in pratica »l’Arte di uccidere un uomo con la sua stessa arma« devi
prima padroneggiare l’»l’Arte dell’Invisibilità«. Il ninja era un killer letale poiché sapeva
farsi invisibile.

“Interessante. Come si diventa invisibili?”

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Prova a pensarci. Cosa non deve vedere e sentire di te il tuo bersaglio perché tu possa
avvicinarti a lui?

“Beh. Non deve scorgere il mio corpo e non deve sentire alcun rumore, altrimenti, se è
armato di pistola può spararmi. Quindi è sufficiente che io giunga in silenzio alle sue
spalle... a meno che questo non venga considerato disonorevole.”

Non è considerato disonorevole, perché qui non stiamo parlando di un duello ufficiale, ma
di un killer che deve eliminare un bersaglio nel più breve tempo possibile, con meno
rumore possibile e facendolo soffrire il meno possibile. Deve... “accompagnarlo di là”
senza che lui nemmeno se ne accorga... e senza che se ne accorga nessun altro.

Ma il punto non è questo. Il punto è che lui potrebbe voltarsi mentre tu giungi alle sue
spalle. Lui potrebbe essere nell’altra stanza e improvvisamente decidere di entrare in
quella dove sei tu... COSA fa sì che lui si volti o che entri nella tua stanza quando tu non
sei ancora pronto per agire? COSA può sentire lui di te... al punto da mandare a monte
tutta l’operazione?

Ci riflettei un attimo. “I miei pensieri e le mie emozioni.” Risposi.

Esatto. Coloro che si trovano intorno a noi avvertono ciò che avviene all’interno della
nostra psiche: pensieri ed emozioni. Li avvertono inconsciamente, tuttavia li avvertono. La
tua vittima, nel suo profondo, ti sente arrivare. Se stai pensando a lui, anche a chilometri
di distanza, lui inconsciamente lo sa... sa di essere divenuto il tuo bersaglio... e comincia a
essere in allarme. Pertanto, se gli rivolgi la tua attenzione con il pensiero stai solo
rendendo più difficile il tuo lavoro.

Quando ti avvicini lui sente la tua paura, la tua agitazione interiore. Non puoi nasconderle.
La nostra paura ha un odore bene preciso, che gli animali sono ancora in grado di
avvertire. Un cane sente la tua paura o la tua aggressività... e quindi ti attacca. Ma anche
gli esseri umani avvertono le emozioni degli altri esseri umani, solo che non ne sono
consapevoli, tuttavia re-agiscono anche in base a questi stimoli inconsci. La preda sente
l’emanazione sottile della tigre – la sua tigrità – molto prima di avvertirne l’odore fisico. La
paura che a questo punto prova, come conseguenza attira ancora di più il predatore. Una
tigre non insegue una preda... ma la scia di paura che questa emette.

Per questo motivo il Guerriero non deve emanare nell’ambiente emozioni e pensieri. La
soluzione sta nell’assumere una CENTRATURA tale da non provare più emozioni e non
pensare più a nulla. Tutti i suoi pensieri sono VOLUTI, non distrattamente subiti. Nel

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momento in cui il killer riceve l’incarico di eliminare un certo bersaglio, nessun pensiero ed
emozione legati a quella persona e a quell’incarico possono entrare nella sua psiche nelle
ore e nei giorni successivi.

Questo lo rende invisibile ai sensi sottili della vittima.

Si ritrova alle spalle del bersaglio senza aver mai pensato a quel momento. E tutto fluisce
in maniera naturale. Può entrare e uscire da un edificio senza essere notato. Evadere da
una prigione, rubare un oggetto necessario al compimento della sua missione, ipnotizzare
un interlocutore, e così via...

Puoi facilmente comprendere come la parte più lunga e difficile dell’addestramento di un


Guerriero appartenente alla setta dei Senza Sonno consistesse nell’imparare a vivere
sempre solo nell’Istante Presente, gestendo in questo modo la propria interiorità fino al
momento dell’esecuzione dell’incarico o fino al giorno in cui si doveva andare in battaglia.
Erano tutti »figli del Momento«. Ciò che si richiedeva all’apprendista e ciò che veniva
sviluppato nel corso della permanenza all’interno della setta erano qualità psichiche,
mentre solo una minima parte di tale addestramento riguardava l’apprendimento di
tecniche fisiche.

domenica 12 dicembre 2010


Il libro di Draco Daatson – Parte XII

Non avete più tempo per ripensamenti o rimorsi. Avete tempo solo per vivere come guerrieri.

Don Juan
C'è una cosa più forte di tutti gli eserciti del mondo, e questa è un'idea il cui momento è ormai giunto.

Victor Hugo, drammaturgo

Resta Qui!

Fu l’ordine perentorio di Victoria Ignis. Per un istante si era voltata dalla mia parte, aveva
toccato i miei occhi con i suoi, aveva lanciato quel comando nella mia direzione e poi era
tornata a occuparsi della sua vittima.

Ci trovavamo a Torino, nel controviale di corso Regina Margherita, in zona P.ta Palazzo.
Era inverno ed erano le sei di sera. Il tossico era seduto per terra, sul marciapiede
semibuio, le spalle contro il muro; il suo sguardo terrorizzato si era congelato sul volto di
Victoria Ignis, che a sua volta non gli aveva mai staccato gli occhi di dosso... se non per

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ordinarmi di restare lì. Quell’ordine non era rivolto al mio corpo, bensì alla mia mente.
Mentre infatti l’azione si stava svolgendo davanti a me, la mia mente per qualche secondo
era scivolata in pensieri, dubbi e immagini assortite. La meccanicità che fino a poco prima
stavo eroicamente contrastando, era scesa su di me come un velo d’inconsapevolezza.
Victoria Ignis se ne era subito accorta e mi aveva richiamato all’attenzione.

Quel tossico non era un tipo fortunato (ma nessun tossico lo è, nei miei anni di
frequentazione dell’ambiente mi sono accorto che hanno la tendenza patologica a ficcarsi
sempre in situazioni paradossali, le quali peraltro, se osservate dall’esterno, hanno un non
so che di divertente). Parliamoci chiaro... una sera d’inverno hai bisogno di soldi per
procurarti una dose, esci di casa e ti avvii verso Pta Palazzo con un coltello nella tasca in
cerca di qualcuno da rapinare... statisticamente... quante possibilità hai di incontrare
Victoria Ignis?

Ebbene... quel fenomeno che ci stava di fronte... c’era riuscito!

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“Dammi tutti i soldi! Dammi tutti i soldi!”

Aveva gridato in maniera concitata solo cinque minuti prima, quando ci aveva incontrati in
una traversa buia di corso Regina. Mi era bastato uno sguardo per capire che era tossico:
chi se non un tossico può avere il volto imperlato di sudore a Dicembre?

In realtà si era rivolto solo a me, perché in quel frangente stavo precedendo di pochi passi
Victoria Ignis. Quindi nella scena successiva c’ero io fermo di fronte a lui, che digrignava i
denti puntando il coltello a pochi centimetri dalla mia faccia... e Victoria Ignis semicoperta
dietro di me.

Non doveva essere un rapinatore molto esperto, altrimenti incrociandoci, anziché pararsi
di fronte a noi come una guardia svizzera, ci avrebbe prima fatti passare, poi sarebbe
tornato indietro di qualche passo, ci sarebbe piombato alle spalle e avrebbe afferrato uno
di noi alla gola minacciandolo col coltello e immobilizzandolo allo stesso tempo.

Invece non aveva fatto niente di tutto questo. Ma su di me la sua azione – per quanto
maldestra – era comunque stata efficace, infatti avevo il cuore in gola e alla vista della
lama così vicina ai miei occhi non osavo nemmeno respirare.

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Alle mie spalle Victoria Ignis doveva essersi mossa, perché a un certo punto lui grida: “Stai
ferma brutta puttana!”

Adesso... di tutte le persone a cui puoi dire ‘brutta puttana’, Victoria Ignis è la più sbagliata.
Non conoscevo i suoi comportamenti sessuali, ma sicuramente non era brutta.

Nel pronunciare quelle parole distoglie gli occhi da me per portarli su di lei. Io colgo
l’attimo e istintivamente mi faccio da parte gettandomi contro il muro. Ora per qualche
istante il tossico e Victoria Ignis si ritrovano faccia a faccia a pochi metri di distanza. Lui
non sa cosa fare, ha un attimo di esitazione. Lei immediatamente muove due passi nella
sua direzione fissandolo al centro della fronte. È seria e sicura di sé. Non un’emozione
traspare da lei, né di paura né di collera, ma un’aura d’inevitabilità invade la scena.
Immediatamente percepisco che il pericolo è passato e Victoria Ignis ha preso la
situazione sotto controllo. Il felino ha catturato la preda e ora può cominciare a giocarci.

Il tossico, come spinto da una forza superiore e invisibile cade all’indietro e perde il
coltello. Io lo getto lontano con un calcio e faccio per avventarmi su di lui... ma mi blocco...
realizzo che il mio scomposto intervento non è più necessario. La scena che mi si para
davanti è piuttosto insolita: Victoria Ignis è in piedi sopra di lui e lo fissa. Il tossico non
vede più nulla di quanto gli accade intorno. È come rapito, ipnotizzato dallo sguardo di lei.
Non ha la forza per rialzarsi e il suo volto esprime un terrore antico. Strisciando sul sedere
e senza distogliere gli occhi da quelli di lei, si porta con la schiena contro il muro alle sue
spalle, quasi cercasse protezione nella solida realtà del cemento.

“Cosa sta credendo di vedere quel poveraccio?” Mi chiedevo. “Cosa gli sta facendo? È
come se stesse guardando un film dell’orrore dentro gli occhi di lei. Un film agghiacciante
che però non può smettere di seguire.” E provavo a immaginare quali indicibili orrori gli
stesse trasmettendo.

Resta Qui!

Ecco che a quel punto il suo ordine mi riporta alla realtà. Ma gli occhi che avevo intravisto
io non erano gli stessi che stava vedendo quello sfortunato.

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Del tossico non ne sapemmo più nulla. Quella sera lo lasciammo seduto sul marciapiede a
riflettere sulle variopinte circostanze della vita… e sulla conseguente possibilità di

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incontrare creature antiche di millenni fra le strade buie di P.ta Palazzo. La sua esistenza
non sarebbe stata più la stessa… in meglio o in peggio, doveva essere lui a deciderlo.

Noi due andammo in direzioni diverse: io ero quasi arrivato a casa, mentre lei si avviò
verso la fermata dell’autobus. A Victoria Ignis infatti piaceva girare sui mezzi pubblici e
mescolarsi alla gente…

Mi piace girare nei cimiteri.

Mi aveva confessato una volta. Ci avrei impiegato un po’ di tempo a capire che per lei “i
cimiteri” erano i posti pubblici, gli autobus, gli ipermercati… i luoghi dove “si radunano i
morti”, come le piaceva ripetere.

“Cosa gli hai fatto?” Fu l’ovvia domanda che le rivolsi il giorno dopo.

Ho usato il mio Potere, il Vril.

Rispose semplicemente. “Cosa è questo Vril?”

È la Forza che si accumula all’interno dell’essere umano quando questo smette di buttare
via la sua energia.

Tu sprechi la tua energia in mille modi. Se non la sprecassi si accumulerebbe al tuo


interno e sarebbe a tua disposizione. Potresti diventare un Mago molto potente in breve
tempo. L’aspetto principale del lavoro magico/alchemico consiste nello smettere di
spendere energia senza motivo, in maniera meccanica, provando emozioni negative come
rabbia, depressione o fastidi vari. Poi c’è il consumo dell’energia nell’incessante e inutile
lavorìo della mente. E infine nel cattivo utilizzo del corpo. Per esempio, il modo in cui ti
muovi è antieconomico perché non sei PRESENTE nel tuo corpo quando questo cambia
posizione o assume una certa postura.

Quando vai in collera la tua collera deve essere deliberata, deve originare in te, non a
partire da un evento esterno. Se qualcuno ti tratta male e tu ti arrabbi questa collera non è
tua… è provocata da lui, è un suo potere, ed egli lo esercita su di te muovendoti come un
burattino. Se ciò che ti accade all’interno è originato meccanicamente dall’esterno, allora
tu nei sei schiavo. A te sembra di far valere le tue ragioni, invece sei solo un servo del
Mondo. Lo stesso vale per qualunque altra emozione o fastidio: se una persona con i suoi
comportamenti ha il potere di renderti geloso, ciò significa che non sei ancora un
uomo/donna totalmente costruito, sei solo un patetico abbozzo di essere umano che tutte
le mattine si alza dal letto sperando che il Mondo non gli riservi cattive sorprese. Non sei il
Re del tuo Regno… che è innanzitutto il tuo Regno interiore.

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Se aspiri a diventare un Mago non serve a nulla che impari rituali o parole di potere a
memoria, ma devi ottenere la padronanza completa delle tue funzioni interne. Quei
sedicenti maghi appartenenti alle scuole più varie che si vantano di evocare demoni e
angeli… e poi sono gelosi della propria fidanzata o hanno ancora problemi con il denaro,
appaiono semplicemente ridicoli agli occhi di chi è davvero sveglio.

Devi imparare a portare l’attenzione sul tuo corpo, qualunque cosa tu stia facendo; per
esempio i movimenti delle tue mani e le espressioni della tua faccia devono essere voluti,
non casuali. Lo stesso vale per le tue emozioni e, da ultimo, per i tuoi pensieri. Tutto in te
deve originare dall’interno e non essere più una re-azione all’ambiente esterno: movimenti
autentici, emozione autentiche, pensieri autentici.

Questa è la tua silenziosa rivolta nei confronti della tirannia della macchina biologica.

“Come fa il Mago ad accumulare il Vril?”

Praticando l’Astinenza.

Non ha nulla da spartire con l’astinenza sessuale, che al limite ne è solo un aspetto
marginale. La vera abstinentia concerne dapprima il parlare e, successivamente, anche il
pensare. L’autentica Astinenza è un’astinenza dal parlare meccanico, quindi, prima di tutto
dalla LAMENTELA e dai GIUDIZI, che sono sempre solo re-azioni all’ambiente esterno.

Nel lamentarti di qualcuno o di qualcosa sprechi la tua energia e ti è impossibile


conservare il Vril al tuo interno. E un Mago senza il suo Vril non possiede alcun Potere, è
come sottrargli la Bacchetta Magica. Il Vril è l’energia della Bacchetta Magica. Essa ha
anche un significato magico rituale più prettamente sessuale, di cui ti parlerò più avanti,
ma l’aspetto più essenziale del tuo addestramento deve riguardare il riappropriarti del tuo
Vril. Senza di esso non sei nessuno.

“Ma il Vril non è un’energia che si può ricavare, per esempio, dalla meditazione o dalla
recitazione di mantra?”

Il Vril lo produci in quantità sovrabbondante ogni giorno al tuo interno, non è necessario
introdurlo dall’esterno. Ti ripeto: l’unico problema è che lo sprechi in continuazione, sei un
colabrodo di energia vitale. Che senso ha meditare, astenersi dal sesso o fare una
passeggiata in montagna per ricaricarsi di energia, se poi ne sprechi una quantità doppia
lamentandoti mentre sei in macchina nel traffico cittadino? Questo comportamento fa
parte delle incredibili incongruenze dell’uomo moderno!

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La macchina biologica umana è già una perfetta macchina di trasmutazione alchemica…
quando viene utilizzata con criterio.

Victoria Ignis si muoveva con straordinaria economia di movimenti, come un gatto, sempre
sul chi va là, ma senza tensioni inutili. Era ESATTA nel muoversi e nel pensare, non mi
vengono altri termini. Lo scopo del movimento precedeva sempre il movimento stesso, per
cui non le capitava di compiere un gesto “per caso” o solo per nervosismo o noia. Stesso
discorso per le parole che pronunciava: non c’erano parole annoiate o comportamenti
reattivi. Tutto era ESATTO.

Era una maga… o una strega.

Sei stanco, stai male, c’è un problema sul lavoro, sei affranto… e non vedi l’ora di
lamentarti con qualcuno. Invece ti imponi di non farlo. Trattieni all’interno quell’energia che
non vede l’ora di uscire per disperdersi nell’ambiente esterno. La lamentela che è nata
dentro di te è energia vitale che la tua macchina biologica ha prodotto meccanicamente a
causa di qualche evento o situazione. Lei l’ha già prodotta e ora tu te la ritrovi all’interno,
questo è un vantaggio perché essa è a tua disposizione, la senti muoversi dentro di te
impaziente di uscire. Adesso puoi decidere se seguire la tua meccanicità e vomitarla fuori,
oppure trattenerla e appropriartene.

In altre parole, se sei furbo puoi sfruttare il lavoro meccanico compiuto dalla tua macchina
biologica per incrementare il tuo Vril e divenire più potente. Puoi usare la macchina come
apparato di trasmutazione.

Ti ho detto abbastanza. Ti ho donato una conoscenza che non ha prezzo. Ti ho fornito ciò
che è necessario per divenire un Mago. Un uomo o un donna, quando sono completi,
integri in se stessi, centrati… sono dei maghi.

Il Vril accumulato in grande quantità e direzionato in maniera corretta può abbattere un


animale a chilometri di distanza o guarire una persona malata. Puoi spostare una
montagna, far crollare le mura di Gerico o separare le acque del Mar Rosso.

Sta a te lavorare.

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mercoledì 29 dicembre 2010
Il libro di Draco Daatson – Parte XIII

“Ma non mi hai ancora detto cosa hai realmente fatto a quell’uomo. Il suo sguardo era
terrorizzato. In che modo hai usato il tuo potere su di lui? Stiamo certamente parlando di
Magia, ma sono curioso di sapere di quale genere.”

Gli ho fatto la cosa più terribile e più utile che si possa fare a un essere umano: gli ho
mostrato se stesso!

I mostri che ha visto erano i suoi. Io gli ho solo aperto una porta verso l’Abisso, il suo
Inferno personale. Per qualche secondo ha guardato in volto l’orrore della sua dipendenza
dall’eroina. Ne ha visto la personificazione sul piano astrale. Ha davvero conosciuto - in
una maniera che ad altri esseri umani solitamente non è consentita - la vera forma astrale
del Demone della Dipendenza. Per la prima volta ha visto come sono fatti Coloro che si
nutrono della dose di eroina che lui si inietta. Si è reso conto in un lampo di terrore che
non è lui a decidere, ma Altri - che lo abitano, che popolano il suo subconscio - lo usano e
lo spingono a “farsi” in modo compulsivo poiché si alimentano del piacere astrale che lui
prova nell’iniettarsi una droga.

Ciò che per lui è piacere/morte, per essi è vita!

La gelosia, l’odio, la vendetta, la paura… sono demoni che noi abbiamo permesso
prendessero casa dentro di noi, giustificandone quotidianamente la presenza con
l‘espressione “normali atteggiamenti psicologici“. Sotto la loro influenza l’essere umano
diviene capace di qualunque azione. Se vuole liberarsene deve cominciare a considerarli
per quello che sono: esseri senzienti di natura astrale che perseguono i loro fini. Da
quando l’essere umano ha smesso di credere nei demoni e ha disimparato a prendere le
contromisure (l’autosservazione, la preghiera, i rituali di purificazione…), la lotta è
divenuta impari. Essi scorazzano indisturbati nel corpo dell’uomo e nel corpo del pianeta.

Aprendogli per un istante il Terzo Occhio ho trascinato quel tossicodipendente nell’Ade e


lui è stato sopraffatto dal Grande Spavento. Lo Spavento provocato dal toccare con mano
la propria misera condizione.

In seguito a questa esperienza potrà trovare la forza di rivoltarsi contro le entità che lo
abitano e che lui ha lasciato entrare (la Tradizione afferma che un vampiro non può
entrare in casa tua se tu non lo inviti), oppure l’orrore di ciò che ha toccato potrà gettarlo
nella disperazione più assoluta e portarlo a “farsi” sempre di più fino alla distruzione finale.

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Su questa scelta io non ho potere.

Io ho acquisito il diritto di aprirgli un Varco nel momento in cui è avvenuto quell’incontro


ieri notte. Se ci ha incontrati non è successo a caso, la sua anima ha voluto dargli
un’occasione - evidentemente se l’è meritata per qualche suo gesto del passato. Ma ogni
occasione è anche una prova.

Tutto questo mi rammentava il mio passato, le prove, le disperazioni che io avevo dovuto
oltrepassare. Durante i miei periodi bui - nel corso dei quali per anni, trascorsi in completa
solitudine affettiva, non trovavo l’amore, non trovavo uno scopo - avevo conosciuto il
significato della parola “sconvolto”: gettato fuori da me stesso. Ero divenuto insopportabile
a me stesso. Avevo compreso che in fondo non mi dava fastidio la vita in sé, ma mi davo
fastidio io! Avrei ucciso quell’altro me passivo, che non riusciva a reagire, che non faceva
nulla per cambiare, che avevo in odio per il solo fatto che continuasse a sopravvivere
come qualsiasi terrestre, senza amore e senza un vero obiettivo.

Poco prima della schizofrenia… e del suicidio… fortunatamente la mente masturbativa


implose e il Cuore esplose.

Non un maestro in carne e ossa, ma le parole di Gesù “Non avete occhi per vedere” mi
salvarono la psiche e la vita. Una sera, nel mio letto, quella frase del Vangelo mi lesse e io
ebbi l’INTUIZIONE, mi resi conto che fino a quel momento NON AVEVO MAI VISTO,
realizzai che GUARDAVO E NON VEDEVO. La vita in realtà era bella, io andavo bene
così com’ero, tutto funzionava al meglio. Il Cuore aveva preso il sopravvento sulla mente e
sulla depressione del corpo emotivo. Un amore così dolce da far tremare le mie pareti fece
la sua prima comparsa dentro di me. Non dovevo più aspettare niente e nessuno per
sentirmi felice.

Il Regno dei Cieli mi era stato rivelato. Quando oramai avevo fatto pace con la mia
solitudine, la persi.

Che poi sul piano subconscio ci fossero dei blocchi da mettere a posto - il rapporto con la
madre… e quindi le donne, il rapporto col padre… e quindi con l’energia maschile - non
era poi così rilevante come avevo creduto fino ad allora. Una volta che il Regno dei Cieli ti
è stato rivelato la trasmutazione dei blocchi della personalità avviene spontaneamente con
il tempo, a volte può anche essere aiutata per mezzo di tecniche specifiche, ma in ogni
caso smette di rivestire l’importanza di prima. È solo la nostra identificazione con la
personalità a rendere così importante e urgente la trasformazione dei suoi blocchi.

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Quando nel corso della tua prova più grande scopri che la tua condizione di vita è bella
così com‘è proprio Adesso… questa realizzazione sottrae importanza a tutto il materiale
subconscio e alla relativa voglia di cambiarlo.

Al proposito riporto una citazione autobiografica di Ram Dass (Richard Alpert):


“Una delle nostre aspettative era che il sentiero spirituale ci rendesse psicologicamente sani. Ho studiato
psicologia, sono stato in analisi per molti anni e ho insegnato le teorie di Freud. Sono stato uno psicologo e un
terapeuta. Ho assunto per sei anni delle sostanze psichedeliche in misura sostenuta. Ho un guru. Dal 1970
medito regolarmente. Ho insegnato yoga e studiato il sufismo, oltre a molte specie di buddismo. In tutto questo
tempo non mi sono liberato di una sola nevrosi, non di una. L’unica cosa che è cambiata è che mentre prima le
mie nevrosi erano simili a mostri enormi, ora sono ininfluenti. Il risultato del mio lavoro spirituale è che ora ho un
altro quadro di riferimento, che mi fa identificare assai meno con la mia nevrosi e con i miei desideri. Quando si
comincia a capire che la sofferenza è un bene, non la si prende più sul serio…”

Per qualcuno è imperativo scendere nell’Abisso e rimestare nel subconscio. Qualcuno


invece opera stazionando il più a lungo possibile nel Regno dei Cieli. Di solito si lavora
con entrambe le vie.

Mi spiegava Victoria Ignis.

Ma il compito del lavoro di risveglio non è guarirti dai tuoi mali psicologici. Il suo autentico
fine è portarti nel Regno… e farti realizzare che sei tu il Re di quel Regno. Ma i terrestri
non possono cogliere la Bellezza e non possono sentire che il mondo è dentro di loro, non
possono nemmeno credere alla Legge di Attrazione. Per loro il mondo si trova “fuori“, è
pieno di pericoli e le disgrazie colpiscono a caso. I terrestri non si sentono responsabili per
quanto succede nelle loro vite. Nel loro culto primitivo il Mondo viene considerato una
divinità dotata di esistenza propria, indipendente dalla loro coscienza e da ciò che accade
dentro di essa. Il Mondo è una divinità da temere. Per questo motivo trovo estremamente
divertente avere a che fare con i terrestri.

venerdì 7 gennaio 2011


Il libro di Draco Daatson – Parte XIV

“L’esterno è interno” diceva Draco Daatson. Credere nel contrario è la radice della follia.
“Tu non vieni contenuto dal mondo, sei il contenitore del mondo.” Aggiungeva.
Miliardi di pazzi che credono di essere prodotti del mondo anziché esserne gli artefici!

La convinzione più nociva ai fini della tua liberazione consiste nel continuare a credere
nell’esistenza di un mondo esterno a te che ti circonda in ogni direzione: qualcuno o

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qualcosa là fuori che può premiarti o punirti, farti ammalare o guarirti, senza che tu lo
abbia prima consciamente o inconsciamente permesso.

Sei come Narciso che si specchia nell’acqua. Egli scambia per qualcuno di vivo, di reale,
la sua stessa immagine proiettata, se ne invaghisce e vi si perde dentro... annegando.

Ti impartisco un ordine perentorio: non annegare nel mondo come fanno i terrestri.
Dovunque soffermi il tuo sguardo scorgi sempre solo le proiezioni del tuo subconscio: in
tua madre, in tuo padre, nei tuoi figli, nel tuo partner, nei tuoi colleghi... ci sei sempre solo
tu. Quando REALIZZI che il mondo è solo una proiezione ai piedi della quale ti prostri tutti
i giorni, allora sei libero da esso. Allora vivi nel mondo ma non appartieni più al mondo.

Le circostanze della vita non sono eventi esterni a te che ti accadono a caso. Le
circostanze della vita di un uomo gli rivelano la sua condizione interiore, rendono
cosciente ciò che di norma è subconscio. Gli altri ti offrono un servizio di vitale importanza:
incarnano le tue ombre. Quando tocchi qualcuno è come se toccassi uno specchio
d’acqua, l’immagine che vi è riflessa inizia a tremolare.

Come accade a Narciso, l’illusione che il tuo riflesso sia un essere reale dotato di vita
propria, ti conduce ad annegare in esso, ad averne timore, in definitiva... a perderti nelle
tue stesse ombre. Il creatore diviene creato, il Re diventa servo, la creatura del dottor
Frankenstein – un uomo “meccanico” fatto di pezzi tenuti insieme in maniera fittizia – finirà
per rivoltarglisi contro.

Ecco l’unico grande peccato originale: quando credi il mondo più forte di te, quando ti
convinci che è il mondo a plasmare te e non viceversa, allora smetti di essere il Re del tuo
Paradiso Terrestre... e l’Eden si converte nel tuo Inferno. La tua vita diviene un incubo dal
quale ogni giorno speri di svegliarti... mentre fai di tutto per restare addormentato.

Scambiare la causa con l’effetto costituisce il peccato originale... mortale: divieni


vulnerabile, cioè soggetto allo temporalità e dunque alla morte. Ogni istante della tua
esistenza in cui dimentichi questo, vieni scacciato dal Paradiso Terrestre. È un costante,
interminabile venire “cacciato fuori da te stesso”.

Sei un essere immortale che inconsapevolmente si impegna ogni giorno della sua vita per
divenire mortale... e ci riesce.

Victoria Ignis quel giorno era inarrestabile, un fiume in piena votato a travolgere senza
pietà – ma con un’infinita Compassione – i miei antichi schemi mentali.

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In cosa risiede l’inganno più atroce conseguente
a questo moderno fraintendimento del significato
della vita? Se collochi nel mondo esterno a te
l’origine dei tuoi guai e dei tuoi malesseri, il
risultato di ciò è che cercherai sempre all’esterno
la soluzione di ogni problema o sofferenza. Ma
ciò che appartiene al mondo non può salvarti. Il
tuo ambiente è l’EFFETTO di ciò che accade nel
tuo subconscio, pertanto come può l’effetto modificare la causa?

Speri che la salvezza giunga da persone che soffrono della tua stessa malattia, ma un
prigioniero non è in grado di aiutarne un altro.

Mi ci sarebbero voluti anni prima di cominciare a entrare in questa nuova ottica di vita, ma
qualcosa dentro di me comprese fin da subito di trovarsi di fronte a una filosofia diversa
dalle altre, un insegnamento in anticipo forse di secoli rispetto al naturale corso
dell’evoluzione. Era la Chiave Suprema, così radicale da divenire inquietante.

Victoria Ignis mi stava mostrando la nascita di un »uomo nuovo«, l’»uomo verticale« che
dominerà un giorno su questo pianeta.

Se non mi sentivo amato e speravo di ottenere dall’esterno quell’amore che non percepivo
dentro di me... ero irrimediabilmente condannato alla sofferenza. L’insegnamento di
Victoria Ignis mi stava dicendo che la soluzione non poteva risiedere nel cambiamento
delle condizioni esterne, perché tali condizioni non facevano altro che obbedire in maniera
supina agli ordini che inconsapevolmente, quotidianamente io inviavo nell’ambiente
intorno a me.

Il primo passo consisteva quindi nel capire bene quali ordini io inconsciamente irradiavo
intorno a me attraverso modi di pensare ormai sclerotizzati e, soprattutto, emozioni abituali
a cui ero assuefatto e di cui ero dipendente. Ma come potevo capire cosa il mio
subconscio pensava del mondo?

Osservando il mondo intorno a te.

La tua ricchezza economica, il rapporto col tuo partner, il modo in cui interagisci con i tuoi
genitori, la casa in cui vivi... dicono tutto riguardo ciò che nel tuo passato hai pensato della
vita e di te stesso, sebbene tu non ne fossi consapevole. Il tuo presente è la fedele
fotografia del tuo passato, il tuo esterno è la rappresentazione dell’interno. I tuoi stati

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emotivi e mentali creano le circostanze esterne: dagli incontri d’affari, agli incidenti, agli
amori.

Tutto quello che tocchi è unicamente luce solidificata. Niente esiste là fuori
indipendentemente da te. Abbandona lo strofinio rassicurante della moltitudine disperata
che popola la Terra. Apri il tuo Cuore e smettila di sfuggire la tua Responsabilità. Ribalta di
360 gradi la tua vecchia visione del mondo, infrangi il tuo stato d’ipnosi, non farti
abbagliare dall’esterno e intraprendi il Cammino che conduce all’interno, segui questa
nuova affascinante Via... e se talvolta non la vedi, tracciala!

Il mondo è solo la pelle di cui ti sei rivestito. Sii il Re del tuo Regno, come un faraone
egizio, seduto immobile nella tua Presenza: IMPECCABILE, INCORRUTTIBILE,
INTEGRO. Un »uomo verticale« è sempre VIGILE, nulla di quanto accade al suo interno
passa inosservato alla sua coscienza: pensieri ed emozioni vengono vagliati dalla sua
coscienza sempre presente.

Mi sentivo diverso dai miei genitori o dai miei amici solo perché riempivo in maniera
diversa le mie ore. Ma questo non contava nulla. Gli esseri umani si credono differenti gli
uni dagli altri solo perché sono differenti i loro interessi, ma capii presto che questa non è
una reale differenza. La vera distinzione concerne lo sviluppo dell’essere. Sei realmente
diverso quando la tua coscienza si è allargata fino a comprendere una parte sempre più
grande del mondo esterno. La Responsabilità per quanto accade nella sua vita rende
l’uomo davvero superiore.

L’infelicità è una malattia mentale. Va curata.

Gli elementi della »nuova specie« sono già presenti sul pianeta, ma vanno educati a una
visione di Prosperità, Gioia e Ricchezza. La visione miserabile della vita che viene
trasmessa nelle scuole, nei telegiornali e nelle famiglie intrappola le giovani menti nella
Ristrettezza, nella Scarsità... nella Paura.

Le menti dei giovani vanno curate da queste nevrosi patologiche, ma può farlo solo
qualcuno che ha già curato se stesso.

“Io lo sto facendo, ma sembra non succedere nulla!”

Occorrono anni di duro lavoro. Tu fai ancora parte della moltitudine new age: milioni di
persone che sperano in un’illuminazione improvvisa che giunge dall’alto per liberarli in un
sol colpo da tutti i loro problemi, dal loro “male di vivere”. Qualcuno spera persino che
giungano gli alieni a liberarlo. Ma quella è una fuga dalla realtà che non ha nulla da

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spartire con la via dei monaci-guerrieri. Sei stato ipnotizzato... nemmeno tu sai ancora fino
a che punto ti trovi sotto ipnosi.

Occorrono anni di deprogrammazione.

giovedì 3 febbraio 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XV

“Chi sono io?“

Tu sei il Senza-Nascita. Rinuncia alla tua fede nella sconfitta. Quando ti chiedi chi sei,
smettila di risponderti mentendo.

Victoria Ignis pronunciava con delicatezza queste parole, quasi le dispiacesse il mio
trovarle così estranee. La differenza di coscienza che ci separava era per lei fonte di
tristezza: il padrone che guarda con compassione il suo cane dubbioso e impotente di
fronte a una richiesta troppo complessa.

“Ho visto uomini attraversare indenni nuguli di frecce sotto le mura di Troia, lance
infrangersi contro il petto di centurioni senza paura in battaglie mitiche ai confini
dell‘Impero, ho visto macedoni al fianco di Alessandro che si rialzavano e riprendevano a
combattere dopo essere stati trafitti dalle armi nemiche, donne guerriere impugnare una
spada per ogni mano e farsi largo fra centinaia di avversari...” Queste sono parole di
Draco Daatson.

Tu non hai idea di cosa è in grado di compiere un essere umano che ha ritrovato se
stesso attraverso la disciplina del suo apparato psicofisico. I suoi organi sono diversi… la
sua fisiologia cambia… le sue capacità divengono extraumane, o meglio, finalmente
umane. Un uomo che ha imparato a governare il proprio corpo, le emozioni e i pensieri,
può governare l’intero Universo.

Tu ti credi un uomo, ma appartieni ancora alla zoologia.

“Non è possibile oltrepassare certi limiti fisici.” Obiettai, con poca convinzione.

Quella del “limite” è una malattia mentale, che affligge sia il piano fisico che quello
psicologico. Non è un caso che la scienza non abbia il coraggio di pensare a un Universo
illimitato, senza confini, non nato e non estinguibile. Se non accetti di scardinare i limiti
fisici allora non riuscirai nemmeno con quelli psicologici. Questo era il senso della
camminata sui carboni ardenti e di altre prove iniziatiche presenti in tutte le culture del

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passato. Per esempio, diventavi un adulto accettato nella
comunità se superavi una prova iniziatica concernente un
limite, una paura profonda. Il RITO DI PASSAGGIO
consentiva all’adolescente di compiere in maniera
controllata un balzo di coscienza.

Oggi questo non avviene più in maniera rituale, e il rito di


passaggio del giovane diviene l’ubriacarsi, il drogarsi, il fare sesso in maniera scomposta,
il correre in macchina fino a uccidersi.

“Come scopro chi sono se al contempo sono impegnato a sopravvivere in una società
dove vengo valutato per ciò che ho e ciò che faccio? Vorrei fare il filosofo ma ho bisogno
di guadagnare… e non si guadagna con la filosofia. Studierò filosofia e poi finirò per fare
qualcosa di diverso… per poter mangiare. Andrò a ingrassare le fila degli sconfitti, mentre
l‘idraulico che abita di fronte a me guadagnerà tre volte più di me.”

I terrestri sono ciò che hanno.

Tu non essere terrestre. Scopri qual è la tua MISSIONE… per scoprire chi sei. Tu sei uno
strumento attraverso cui un progetto può essere manifestato. Non hai ragione di esistere
se non in funzione di un Piano più grande. Il tuo ESSERE e la tua MISSIONE sono la
stessa cosa. Solo la MISSIONE di cui un uomo è portatore può giustificare l’enorme
impiego di energie necessario a farlo nascere.

Io non sono qui per insegnarti qualcosa, ma solo per darti una VISIONE. Un mondo di
giovani privi di limiti e paure. Giovani coraggiosi e invulnerabili, con il Cuore aperto, che
ottengono ogni risultato che si prefiggono perché non sono più influenzabili dall‘esterno.
Non perdere mai questa VISIONE del futuro, anche nei momenti più bui.

Sali sulle spalle dei più grandi filosofi, statisti, saggi, illuminati… per guardare ancora oltre,
dove loro non hanno avuto il coraggio di vedere. Pronuncia la frase di Draco Daatson che
nessuno ha il coraggio di pronunciare: “L’esterno è interno.” Questa è la verità di cui sarà
impregnata la nuova specie.

Non c’è alcuna realtà oggettiva là fuori. Tutto è dentro di te, quindi tu sei il Re del tuo
Regno. Smettila di abdicare a ogni istante della tua vita e riprenditi il tuo trono. Come il
Conte di Montecristo, fuggi dalla cella, fuggi da un destino di sconfitta e torna a occupare il
tuo posto.

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“Alle volte non ti capisco, è come se tu riuscissi a vivere unicamente di Principi, Valori,
Idee, Visioni… senza alcuna connessione con la materia, con la vita di tutti i giorni, come
se per te non esistessero le bollette, il lavoro da trovare, le tasse da pagare, la pensione…
Non lo dico per controbattere, ma solo per curiosità: davvero è possibile vivere come vivi
tu?”

Sì. Io vivo della mia VISIONE.

Accettare la pensione dello Stato è disonorevole, così come accettare qualunque altra
forma di sussistenza. Quando avrò l’età pensionabile darò in beneficienza la mia
pensione. Ogni vero uomo e vera donna hanno il DOVERE di essere ricchi in ogni periodo
della loro vita, procurandosi questa ricchezza con le proprie forze. Mai dipendere da
qualcuno… e in particolare dallo Stato.

Chi non si sente ricco soffre di un disturbo psicologico che non ha nulla da spartire con il
conto in banca… e che è suo dovere verso la società curare.

“Ma se quando sono vecchio sono malato…”

Non c’è nessuna ragione perché tu debba ammalarti da vecchio. A ben guardare… non
c’è nemmeno una ragione perché tu debba invecchiare. Sai come è morto Sri Samartha
Siddharameshwar Maharaj, maestro di Sri Nisargadatta Maharaj? Mentre cantava e
batteva le mani, circondato dai suoi discepoli. Fra un battito e l’altro si è accasciato sul
suo letto e ha reso l’anima all‘Uno… come quando soffi sulla fiamma di una candela e
questa subito si spegne.

Le sue risposte mi lasciavano sempre sconcertato. Accettare la pensione è disonorevole?


Victoria Ignis manifestava un modo di pensare che non sembrava di questo pianeta.
Troppo… troppo distante dal sentire comune, anche per me che mi ero sempre ritenuto di
mente aperta rispetto ai miei coetanei. Parlare con lei significava tuffarsi in un’altra,
pericolosa, dimensione dell’esistere.

Anche scrivere un curriculum è disonorevole, così come cercare lavoro in generale. Non
insegnare ai tuoi figli come scrivere un curriculum e non ne avranno mai bisogno. Non
imitare gli zingari che insegnano ai loro figli come sembrare più bisognosi quando
chiedono l’elemosina. Il lavoro lo si crea, non lo si cerca!

Perché ti trascini da un impiego all’altro mendicando lavoro? Smettila di abbellire il tuo


curriculum per piacere di più alla prossima azienda, sembri una prostituta che sceglie il
vestito più sexy… Ma una prostituta è più libera di te!

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Vinci la pigrizia del dipendente e crea qualcosa di nuovo. Diventa canale di una nuova
VISIONE del mondo e trasformala nella tua MISSIONE, e allora altri ti seguiranno. La
VISIONE ti infonde Forza, Vril, Spirito… e questo ti rende terribilmente magnetico. Le
donne - e gli uomini - crederanno di innamorarsi di te, invece saranno innamorati del Vril
che ti passa attraverso. D’altronde, come non innamorarsi di chi incarna il futuro
dell’umanità! Non è forse per questo motivo che tu sei innamorato di me?

E terminò la frase con un sorriso malizioso molto femminile. In quei momenti mi ricordavo
di avere di fronte un guerriero… ma un guerriero donna. Questa non me l’aspettavo. Una
considerazione così improvvisa e personale nel bel mezzo di un discorso sul Vril.

Comunque era vero, io ero innamorato di lei, ma per mia fortuna sapevo già riconoscere e
separare l‘amore dell‘Anima da quello sensuale. Ero innamorato di ciò che lei
rappresentava per me: la mia anima piena di Forza e d’Amore al contempo. Ero
innamorato delle sue incredibili visioni sul futuro della nostra specie. Ma facevo in modo
che questo non si trasformasse mai in desiderio di far l’amore con lei.

Intendiamoci, non ci sarebbe stato niente di male, ma sentivo che questo avrebbe
indubbiamente deviato il nostro rapporto verso una direzione che non era quella corretta.
E in ogni caso lei amministrava così bene le sue energie che io mai ebbi la sensazione di
poter “andare oltre”.

E poi - continuò - parliamoci chiaro. Nel tuo caso di cosa dovrebbe innamorarsi un donna,
se non della Forza che ti passa attraverso?

E sfociò in un bella risata. Assestando un colpettino al mio ego. “Che differenza c’è fra lo
Spirito e il FuocoFisso?” le domandai, fingendo di ignorare la battuta.

Il Vril è una Forza che esiste già, è lo Spirito che pervade l’Universo. Tu puoi solo fare in
modo di diventarne canale. Mentre il FuocoFisso è un Fuoco Alchemico che devi produrre
al tuo interno lavorando su di te con Volontà e Amore. Il FuocoFisso è la Fede incrollabile
di cui si parla nelle religioni, la Fede nella tua capacità di trasformarti e arrivare
all’Essenza. Non ti può essere regalata, devi conquistarla e mantenerla giorno per giorno.

domenica 20 marzo 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XVI

Abbandona la terra del dolore e seguimi dentro le mura di Ucronia, la città senza tempo.
Devo metterti in guardia poiché essa possiede una topografia piuttosto bizzarra: può

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apparire semplice entrarvi in quanto l’ingresso si colloca in qualunque posto tu ti trovi, ma
tuttavia non farti ingannare, perché puoi varcarne la soglia solo Ora, e se ti lasci sfuggire
quest’unico attimo sei perduto per sempre fuori dalle sue mura, fra le spire di Cronos.

Solo i Figli del Momento possono estrarre la spada dell’Eternità conficcata nella roccia del
tempo.

Dopo il secondo calice di vino Victoria Ignis parla in evidente stato d’Ispirazione. Moderna
Pizia mi conduce per mano fino in cima alla montagna, per poi, mossa da autentico
Amore, precipitarmi nel baratro.

“Il mondo che percepisci intorno a te è solo un effetto, non una causa. Sopravvive perché
tu lo nutri, respira perché tu respiri.” Così ci ammoniva Draco Daatson. E se ti trema il
Cuore a queste parole sei uno raro.

Quando un essere umano prende la decisione di svegliarsi la notizia si propaga da un


capo all’altro dell’Universo: “Ecco un altro che osa tentare la fuga. Lo schiacceremo con
un maglio e lo spaventeremo con Cherubini armati di spade incandescenti. Di coloro che
sono fuggiti non deve restare nemmeno il ricordo! L‘esempio vivente è un virus la cui
diffusione dobbiamo impedire.”

Avrai notato che da quando compi sforzi per svegliarti i tuoi problemi sembrano
moltiplicati, le leggi che governano gli automatismi dei tuoi corpi sembrano più implacabili
di prima. La meccanicità dell’Universo cospira contro i temerari. Un uomo puntato verso
l’Alto richiama l’attenzione degli Dei. Ma ogni sconfitta nasce da dentro. Anche gli Dei
devono piegarsi alla Volontà adamantina di un uomo che vuole stare sveglio.

Un quarto d’ora ogni giorno, tutti i giorni alla stessa ora.

Fu la sua risposta alla mia richiesta di fornirmi comunque un esercizio pratico.

Ricordati di restare sveglio per un quarto d’ora ogni giorno. Per adesso non fare altri
esercizi, ma concentra tutta la tua Volontà di sfuggire alle maglie del sonno in quei quindici
minuti... e fallo per 28 giorni.

Mi spiegò che se avessi saltato un giorno avrei dovuto


ricominciare da capo il conteggio dei 28 giorni. Potevo
puntare la sveglia per ricordarmi più facilmente di fare
l’esercizio sempre alla stessa ora. Non potevo svolgere altri
tentativi al di fuori di quell’unico quarto d’ora, anche se ero
convinto di non aver fatto abbastanza.

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I quindici minuti dovevo sceglierli in un periodo tranquillo della giornata (magari durante
una passeggiata solitaria) altrimenti l’esercizio sarebbe divenuto insostenibile. Mi
preannunciò che all’inizio non sarei riuscito a restare PRESENTE per più di qualche
manciata di secondi, ma l’essenziale, disse, era SFORZARSI di farlo, non riuscirci. Lo
SFORZO sveglia, non il risultato.

“Ho paura dei miei nemici - le confessai - di quelli interni e di quelli esterni.”

Sono sempre interni. Il tuo nemico lo crei unicamente tu, pertanto non può essere
superiore alle tue reali forze. La lotta non è mai impari. L’unico vero scopo del tuo nemico
è il tuo completo trionfo. Ti conosce alla perfezione in quanto scaturisce da te. E si prodiga
fino alla morte per la tua vittoria. Con la sua ferocia misura ogni giorno la forza della tua
aspirazione. Gli ostacoli ti sostengono, i dubbi scolpiscono la tua Fede. Perché amare il
tuo nemico, quando è il tuo nemico che ama te?

Mi girava la testa. Con poche terribili frasi la delfica Pitonessa stava smantellando il mio
vecchio mondo per edificarne uno totalmente capovolto sotto il mio sguardo incapace.

Coloro che dicono di amarti quasi sempre lo fanno per un tornaconto, ma il tuo nemico no,
lui è l’unico che ti ama in maniera incondizionata. Il suo amore è totale, si sacrifica a tal
punto da accettare di apparire odioso ai tuoi occhi. Tu sei la sua ragione di vita. Non l’odio,
ma l’ardore della Compassione gli consente di scavare nei tuoi limiti psicologici e portare
alla luce le pecche del tuo essere.

Chi sarebbe disposto a fare tanto per amore?

Il mio Cuore stava impazzendo. Cominciai a piangere senza lacrimare. Sentivo con una
sicurezza bruciante che ciò che diceva era vero. Vero poiché impossibile, certo poiché
indimostrabile.

Un individuo che ha sviluppato una VISIONE in cui credere è qualcuno che ha smesso di
uccidersi dentro. L’Obiettivo lo resuscita a ogni istante. Solo questo nuovo genere di
essere umano ha diritto a nemici potenti. Solo chi ha deciso di salire crea antagonisti.
Nella caduta non s’incontrano nemici, essa è semplice e indolore. Ora piangi pure. Io sono
il sale delle tue lacrime.

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venerdì 15 aprile 2011
Il libro di Draco Daatson - Parte XVII

“Ci fanno mangiare un cibo che lentamente ci uccide. Respiriamo un’aria satura di polveri
sottili dannose. Ci innaffiano dal cielo con le “scie chimiche”, neanche fossimo colture. A
scuola ci indottrinano attraverso l’edu-castrazione, dandoci una visione della storia distorta
e amputata, dove i vincitori riscrivono i fatti accaduti. Ci inducono a lavorare otto ore al
giorno per poterci permettere di pagare un mutuo. Ci curano con una medicina primitiva
che ci considera alla stregua di pezzi di carne.

Socialmente siamo sull’orlo di un baratro. Non vedo progresso in questo scorcio di storia,
né evoluzione. Grazie alla scienza usiamo il videofonino e abbiamo treni ad alta velocità,
ma siamo sempre più lontani dai valori che rendono un uomo entusiasta di vivere e
portatore di un’Etica. Se un cannibale impara a usare coltello, forchetta e tovagliolo... per
questo può dirsi più evoluto rispetto ai cannibali che lo hanno preceduto?”

Non ti accorgi che la tua stessa tendenza a lamentarti fa parte


dell’edu-castrazione di cui parli. Scuola e società sono fucine di
vittime impotenti. È un gioco psicologico al quale devi sottrarti. Se
lasci che la tua felicità venga decisa dalle condizioni esterne sarai
sempre una vittima consacrata a ingrossare le schiere dei lamentanti.

Il mondo che ti circonda è la fedele proiezione di ciò che sei


interiormente. Il destino di un uomo è deciso dalla grandezza del suo
spirito... dalla VISIONE che vuole portare avanti... non dal cibo inquinato o dalle “scie
chimiche”! I metodi di asservimento delle masse agiscono, per definizione, sulle masse.
Tu non essere folla, distinguiti, non farti stancare.

Non sono mai stata così libera come fra le sbarre di quest’epoca. Non seguire coloro che,
colpiti da delirio di impotenza, trovano una ragione di vita nel recitare la parte di vittime fra
i carnefici.

Nei momenti di dubbio e difficoltà impara ad abbeverarti alla mia Fonte, io sono il luogo
più segreto dove ti è concesso di recarti.

Rifiuta la lamentela e seguimi nella cerchia dei non-piegati, coloro che, pur feriti,
rimangono in piedi fra le macerie di questa civiltà. Resta dritto fra gli storpi. Non deluderti.
“Se ti accecano due occhi, aprine un terzo.” Diceva Draco Daatson.

Victoria Ignis, come al solito, stava impiccando i miei pensieri alla mia stessa mente.

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Trasgredisci i confini psicologici che ti sono stati imposti. Diventa non-contenibile. Se
osservando la desolazione della civiltà intorno a te non ti riesce di scorgere via d’uscita,
allora proprio tu sei stato designato a crearne una.

Siamo alla fine di un epoca di interregno, durante la quale le masse addormentate hanno
governato eleggendo i loro capi, mentre gli svegli restavano celati. Senza più Valori
provenienti dall’Alto, la sopravvivenza a tutti i costi – l’urgenza di saziare il ventre – è
divenuta essa stessa valore. Ma nel frattempo, proprio nel corso dell’epoca più buia, un
tipo umano differenziato – verticale – si è prodotto ed è ora pronto a riappropriarsi della
posizione che gli è consona... in politica, in economia, nella scienza, nella religione.

“Come puoi parlare così? Il mondo è fatto di strutture, organizzazioni, sistemi monolitici,
poteri costituiti che un singolo non può nemmeno sperare di scalfire. Un individuo, per
quanto illuminato, deve sempre fare i conti con ciò che esisteva già prima di lui.”

Per questo si rende necessaria una »leadership verticale«, che non


tiene conto dei problemi orizzontali, degli ostacoli contingenti. Occorre
una leadership senza tempo. Solo un Figlio del Momento può
realizzare questo genere di leadership. Gli “uomini del tempo”, gli
schiavi di Cronos, non agiscono per la vittoria, ma solo per giustificare
la loro futura sconfitta. Vittoria e sconfitta precedono, non seguono
l’azione! Le azioni che compi sono già impregnate della tua vittoria
oppure della tua sconfitta, le quali pervadono il tuo essere ancor
prima che tu entri in azione. Se sei uno sconfitto, ogni tuo successivo atto servirà
unicamente a creare giustificazioni per la tua disfatta. Chi riesce a scrutare nella
profondità della tua anima sa già se trionferai o verrai sconfitto. L’azione è solo la
manifestazione di una profezia interiore.

Il motto che Draco Daatson insegnava ai suoi guerrieri era: “Vinci prima di combattere!”.
Finché crederai nella forza del mondo, nelle sue verità razionali, questa frase resterà per
te senza sapore. La tua razionalità è solo bassa superstizione. Chi è ancora imbrigliato
nella descrizione logica, razionale, del mondo è solo un primitivo che crede in un idolo
rinunciando così alla magia che pervade il Tutto. Descrivere il funzionamento dell’Universo
attraverso la logica significa restare fuori dal mondo reale, infinito, paradossale... per
votarsi a una superstizione razionale. I filosofi più illuminati hanno affermato che noi non
studiamo mai il mondo per come è, ma ci limitiamo ad analizzare e misurare la nostra
proiezione sensoriale del mondo.

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Presumi che l’Universo funzioni in un certo modo e poi fai di tutto per confermare il
presupposto di partenza, restando prigioniero della tua stessa proiezione. Se tutti i pesci
avessero ragionato in maniera così limitata non si sarebbero mai prodotti gli anfibi.

Esci dall’acqua e avventurati nella terraferma. Non continuare a sognare un sogno non
tuo, non farti limitare da ciò che è “razionalmente accettabile”. Impara a modellare la tua
stessa proiezione. Assegnati un ruolo non-umano. Ma per farlo devi imparare a conoscerti
attraverso il Lavoro, perché non puoi perseguire un obiettivo più grande di te. Non puoi
portare una croce più ampia delle tue spalle, ma puoi rendere più ampie le tue spalle.

lunedì 2 maggio 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XVIII

“Posso offrirti qualcosa in cambio di un tuo aiuto più costante? Adesso tu compari nella
mia vita all’improvviso e scompari altrettanto velocemente. Ad alcune domande rispondi e
ad altre no. I nostri dialoghi prendono sempre la piega che vuoi tu. Quasi mai mi hai dato
esercizi da svolgere, mentre io credo che l’evoluzione interiore sia principalmente basata
su una serie di esercizi trasformativi. In questo modo non c’è il tempo per instaurare fra di
noi un rapporto maestro-allievo. E questo mi dispiace.”

Non sei tu a decidere. La Scuola ti trova, la Scuola ti insegna, la Scuola ti usa e poi ti
lascia a te stesso quando non le servi più. Mi fai questa domanda perché non hai ancora
ben chiara la tua situazione: l’unica cosa che hai da offrirmi in questo momento è una
patetica illusione di te stesso. Sei un’accozzaglia di idee apprese dai libri e dal
telegiornale. Cosa me ne faccio di un’illusione? Non è una moneta di scambio. Io conosco
l’essere umano e le possibilità trasformative del suo apparato psicofisico. E conosco la
vera storia di questo pianeta e il suo futuro.

Quando tu hai a disposizione una macchina biologica e la Volontà di ricordarti di te... hai
TUTTO. Alla catena di montaggio di una fabbrica o abbandonato su un’isola deserta
avresti comunque tutto ciò che occorre a un essere umano per divenire immortale,
portando avanti così il tuo compito di terrestre che contribuisce all’evoluzione del Sistema
Solare in cui vive.

Se invece non hai queste due cose, potresti possedere oro, libri, cariche di governo... ma
non avresti comunque niente in grado di renderti immortale. Inoltre saresti un’appendice
inutile in relazione all’evoluzione del Cosmo che ti ha fatto il piacere di ospitarti al suo

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interno. Questa è la differenza fra vendere qualcosa di reale o
vendere illusione. Non accetto illusione in cambio di qualcosa
di reale... e tu al momento sei solo insipida illusione. Ti
ucciderò e farò in modo che non ci sia nulla da scrivere sulla
tua lapide... ecco cosa posso fare per te!

Io ti renderò qualcosa di utile estraendoti dalle macerie del


Tempo. Con ogni mia parola affilo il coltello sacrificale che
ucciderà quelle parti di te che hanno ancora fame di Tempo. Ti trascini strisciando sulla
strada del Tempo come un uomo ferito a morte. Perdi sangue da tutte le parti, non sai
nemmeno dove stai andando... ma non vuoi fermarti.

Fermati! Muori qui, davanti ai miei occhi. Oppure non farti più vedere.

Non ti do scelta, perché se tu avessi una scelta non abbandoneresti mai l’illusione.

“Voglio essere più felice, voglio vivere sereno, voglio risolvere i miei problemi con la
fidanzata, il sesso... e soprattutto voglio uscire dall’assillo dei soldi. Non ne ho mai
abbastanza! Non puoi lasciarmi da solo con le tue frasi enigmatiche del cazzo! I maestri
che ho conosciuto finora almeno mi hanno sempre detto che tutto è amore, che tutto è
Uno... mi hanno dato speranza!”

Allora te lo ripeterò anch’io: “Tu sei amore puro. Tu sei l’Uno. Siamo tutti Uno e siamo tutti
fratelli. Gli esseri umani si fanno la guerra perché non conoscono l’amore che li pervade e che

tutti hanno nel loro Cuore. Tu sei pace... deponi le armi. Tu sei perfezione. Tu sei Dio.”

Che effetto ti fa sentirlo da me? Sembra ridicolo, non è vero? C’è qualcosa che non ti
torna. Non ti è mai venuto in mente che forse quel “tu” a cui fanno riferimento i tuoi
cosiddetti maestri non sei veramente tu, e che tu invece sei solo un piccolo stronzo che si
è avvicinato a una spiritualità edulcorata perché non vuole più soffrire?

Se io ti dessi una serie di esercizi che ti permettono di vivere sereno con la tua fidanzata,
migliorare le tue prestazioni sessuali, un buon conto in banca, un lavoro appagante,
nessuna ansia, nessun senso di colpa riguardo gli errori del passato... a te di tutte queste
storie sull’unione con Dio e sull’amore universale non te ne fregherebbe più un cazzo!

È questo che gli pseudo-maestri da cui ti rechi non hanno interesse a dirti in faccia: tu non
sei amore puro e nemmeno un’adamantina goccia di Dio, sei solo uno stronzo
opportunista! Tu non vuoi morire, tu vuoi un’identità spirituale che vada in giro a dire che

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“tutto è Uno”, una personalità più comoda, un vestito più elegante da indossare in società.
Ma io non sono il tuo maestro, io sono la tua sposa e la tua carnefice.

Tu sei qui per un compito e quando hai portato a termine il tuo compito vieni abbandonato
dall’ala protettrice della Gerarchia. Questo non significa che necessariamente cadrai in
disgrazia, ma semplicemente che da quel momento in avanti potrai constatare di persona
quanto sei in grado di applicare di ciò che ti è stato insegnato, senza più un sostegno così
potente alle spalle.

Mi spiegò che Gesù sul Golgota era stato abbandonato. Il suo compito di predicazione, ciò
che maggiormente interessava la Gerarchia, era proseguito per tre anni ed era ormai
terminato. È stato il Gesù uomo, non il Cristo, ad aver affrontato la Passione dal Giardino
del Getsemani in avanti. Lui era eccezionalmente preparato e ha superato appieno la sua
ultima prova sulla Terra.

Ma anche Giulio Cesare, Carlo Magno, Dante, Martin Lutero,


Giordano Bruno, Napoleone, Cagliostro, Rasputin, Mussolini,
Hitler, Heinrich Himmler... e tanti altri divenuti eroi della storia
oppure con i quali la storia non è stata per nulla tenera, noti e
meno noti, in realtà sono stati preparati all’interno di scuole
esoteriche o sono venuti in contatto con iniziati di un certo
calibro. A volte solo una voce nell’anima, talvolta sogni o
comunicazioni telepatiche, ma spesso persone in carne ed
ossa, come era avvenuto per Rudolf Hess e, soprattutto, Dietrich Eckart, che avevano
contattato Hitler. Qualunque sia il mezzo attraverso cui la Scuola li avvicina, tutti a un certo
punto SANNO che devono compiere qualcosa di grande. Un Archetipo, una divinità, come
direbbero i Greci – o come ha teorizzato Jung – li invade e loro non possono fare a meno
di agire... di obbedire.

Allora tutti gli eventi volgono a loro favore, per permettere a questi iniziati di raggiungere la
posizione più giusta da cui cominciare a operare la loro influenza sui popoli. Uomini
apparentemente “normali” divengono leader di intere folle (nella politica, nella musica, nel
cinema...) nel volgere di pochi anni e talvolta di pochi mesi. Calamitano, al di là di ogni
spiegazione sociologica razionale, con un potere che può venire ascritto solo alla Magia,
l’attenzione di milioni di esseri umani. Ispirano autentica devozione nei loro sostenitori e un
terrore paralizzante negli avversari, che spesso restano attoniti e incapaci di prendere
decisioni di fronte alla loro inarrestabile ascesa. Vengono sostenuti dall’Alto finché le loro

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azioni sono in linea con l’imperscrutabile (per le limitate menti terrestri) volere della
Gerarchia Occulta... e poi abbandonati... Qualcuno supera le prove successive (Gorbaciov
ne è un esempio), qualcuno invece in un dato istante devia in misura più o meno grande
(si vedano gli accordi presi da Mussolini con Hitler) causando la loro stessa rovina.

Elì, elì, lemà sabactani? Signore, Signore, perché mi hai abbandonato? Si chiederanno
allora, ognuno crocifisso alla sua croce, mentre tutti i valori per cui hanno vissuto vengono
calpestati.

Quando sarai pronto servirai la Scuola come tanti altri prima di te, verrai spremuto
all’inverosimile e poi abbandonato. Quelli “di Sopra”, i Superiori Sconosciuti, hanno un
Piano Cosmico da portare a termine e solo questo Li interessa. Costoro, proprio perché
hanno un Cuore immenso e una Volontà inesauribile, si collocano oltre i meschini concetti
di vita e di morte cui siete legati voi terrestri. A Loro interessa che una certa qualità di
energia venga prodotta sul pianeta in accordo con l’equilibrio del Sistema Solare e
soprattutto con il centro della Galassia, Hunab Ku, il Sole Nero, il Grande Utero.

Aggiunse che se per ottenere una purificazione planetaria oppure un potente afflusso di
nuova energia occorre che milioni di persone combattano e muoiano in una guerra...
questo accadrà. E gli iniziati che occupano posizioni di potere in quel periodo storico si
occuperanno di farlo accadere.

Se in accordo con lo stato di salute dell’intero tuo organismo alcune cellule del tuo corpo
devono necessariamente morire e abbandonarlo, si deve fare in modo che questo
avvenga. Non si è verificata una tragedia, semplicemente milioni di cellule verranno presto
rimpiazzate da altre più sane e più giovani. Un essere umano che vive, si ingrassa e
produce figli non è nulla più che una cellula inconsapevole di un organismo più grande di
lui, di cui non sa nulla e di cui non conosce nemmeno l’esistenza. Lui stesso non si chiede
nemmeno perché si trova sulla Terra, non sa per quale scopo è nato e COSA sta
servendo con il suo vivere.

Per quali aspetti la vita di un uomo del genere si differenzierebbe dalla coscienza di una
formica? Qui sulla Terra attribuite con troppa leggerezza lo status di essere umano a un
qualunque ameba privo di consapevolezza. Lo status di “umano” appartiene a pochissimi.
Va bramato e conquistato.

Voi umani vi ostinate a porvi domande – e darvi da soli delle risposte – che concernono
una scala cosmica, utilizzando però il pensiero limitato di un insetto.

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Il succo del discorso di Victoria Ignis era: Se voi pensate
che Lassù qualcuno metta in pericolo l’equilibrio del Sistema
Solare per salvare qualche milione di insetti umani il cui
picco intellettuale coincide con il commento delle notizie del
telegiornale... vi sbagliate di grosso.

La vostra è mera ipocrisia, perché voi vi comportate nello


stesso identico modo con gli animali e ogni altro organismo terrestre su cui esercitate
potere, ma vi scandalizza il solo pensare che alcune entità, la cui responsabilità coinvolge
l’intera Galassia, possano comportarsi in maniera simile con gli umani!

Ho detto “simile”, non uguale, perché il Cuore di Coloro che Osservano dall’Alto ha
un’estensione priva di confine e non agisce mai per fini personali.

“Ma è indispensabile che avvenga così?”. Le domandai.

Sì. È il sonno della coscienza degli esseri umani a fare sì che essi stessi debbano patire
attraverso le guerre. Se il loro Cuore fosse aperto sarebbero in grado di produrre
consapevolmente tutte le energie che servono, contatterebbero forme di vita superiori a
loro, vivrebbero in armonia con il Cosmo ed eviterebbero di uccidersi a milioni durante le
guerre. Ma evidentemente per ora non è così e non c’è nulla di sbagliato in questo. Il
Piano deve comunque andare avanti. La guerra non è mai stata meno sacra della pace.
Un coltello non può essere condannato per omicidio.

La moderna avversione nei confronti della figura del Guerriero porterà i neo-buonisti dritti
tra le fauci del Lupo. È difficile disseppellire la Verità sepolta sotto tonnellate di letame new
age. Nelle mie parole c’è molto meno di quanto tu puoi cogliere. Ciò che ti trasmetto è un
cancro di luce che crescerà al tuo interno fino a sostituirsi a te.

venerdì 20 maggio 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XIX

“Se mi vende i suoi calzini glieli pago con tutto quello che ho nel portafogli. Sono quasi 50
euro. La prego... mi dica di sì.”

Avevo appena pronunciato questa frase con tono supplicante all’interno di una macelleria
di Roma; il macellaio corpulento mi stava squadrando con sguardo serio e attonito... senza
posare il coltello che aveva in mano.”

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“Me stai a pijà per culo...” Sentenziò dopo qualche secondo, sfoggiando un accento
romanesco che è simpatico in tutte le altre circostanze, ma in bocca a un macellaio che
tiene un coltello in mano non promette niente di buono.

“No. No. Parlo sul serio. 50 euro se si toglie i calzini e me li vende, ma solo se lo fa entro i
prossimi cinque minuti.” Dissi buttando un occhio all’orologio sul muro dietro le sue spalle.

Dentro di me si alternavano sentimenti di imbarazzo, paura, senso di inadeguatezza. Ero


consapevole di stare facendo ai suoi occhi – e ai miei occhi – la figura del cretino o, al
contrario, di quello che vuole fare troppo il furbo e rischia di prendersele. La mia mente
correva freneticamente a immaginare ciò che lui stava pensando di me... che era poi ciò
che IO stavo pensando di me. Ero una fiera di emozioni.

A un certo punto il macellaio posa il coltello, si siede con calma su uno sgabello dietro il
bancone e senza togliermi gli occhi di dosso dice: “Senti un po', a gamberetto... io te vojio
da retta... ma se m’accorgo che me stai a fregà te do ’n carcio ’n culo così forte che te ce
lascio dentro ’na scarpa!”

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Ma perché mi ero cacciato in quella situazione?

Flash back di quindici minuti circa. Io e Victoria Ignis stavamo camminando in una via di
Roma e lei mi stava parlando. Mi trovavo in quella città per partecipare al seminario di un
noto conferenziere. Victoria Ignis, come è sempre stato nel suo stile, mi si avvicinò
inaspettatamente, quasi casualmente, mentre salivo le scale della metropolitana.

Quando cammini sei sempre immerso nei tuoi pensieri – mi


fece notare. Sei tu che non lasci riposare la tua mente o è
lei che non lascia riposare te?

“Penso ai miei problemi. In questo periodo non voglio


lavorare perché non c’è nessun mestiere che faccia per me,
ma allo stesso tempo i soldi che ho da parte prima o poi
finiranno. Forse ho fatto male a licenziarmi qualche mese fa.
Ma tu non ci sei mai quando ho bisogno di un consiglio...”

Ci fermammo in mezzo ai passanti.

Preoccuparsi... disse lentamente, e per qualche istante assunse un’aria assorta.

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L’ultima volta che mi sono preoccupata per qualcosa ero molto giovane, è successo tanti
anni fa. Poi sono morta e sono diventata adulta. Quanta energia sprecata nel
preoccuparsi. Se la usassi per masturbarti faresti una cosa più intelligente.

Sorridemmo entrambi.

Ti pugnali allo stomaco e poi gridi “Aiutatemi, qualcuno vuole uccidermi!”. Il problema non
sono i soldi, ma il tuo preoccuparti per i soldi. Non c’è niente che possa tenerti prigioniero
della preoccupazione, tu stesso stringi ogni giorno le corde che credi ti stiano legando.

“Se riuscissi a illuminarmi tutto questo finirebbe. Sarei nella pace interiore. Dimmi come si
fa.”

Illuminazione è una parola che non conosco, è un mito. Nessuno ce l’ha mai fatta. E tu
non sarai certo il primo. Se continui in questa tua disperata ricerca diventerai cibo per
maestri spirituali, ti masticheranno e ti sputeranno. Il loro lavoro è creare qualcosa dal
niente, riescono a farti vedere un sentiero dentro un punto. Allora farai la fine che fanno
tutti quelli che non sopportano la loro vita per come è adesso.

Il nocciolo della questione non sta nella dimensione del problema, ma nella dimensione
del tuo spirito. Se hai un problema grosso vuol dire che tu sei piccolo, non sei
sufficientemente ampio da contenere il problema. Se davvero vuoi cambiare concentrati
sulla dimensione tua, non sulla dimensione del problema.

“Come posso incrementare la mia dimensione?”

Diventa non-dimensionabile, a-spaziale e a-temporale. Finché scorri con il tempo il tuo


destino è di restare limitato. L’uscita dal tempo è l’uscita dai limiti. Rispetto allo scorrere
del tempo tutti sono piccoli e i loro problemi temporali, le loro preoccupazioni appaiono
enormi. Inverti la tua prospettiva: esci dallo scorrere del tempo, in tal modo tu sarai infinito,
conterrai tutto e i tuoi problemi diverranno infinitamente piccoli.

Adesso, mentre ti parlavo, eri preoccupato per la tua situazione finanziaria?

“Beh... no, adesso non ci stavo nemmeno pensando.”

Questo è il segreto. La liberazione è sotto il tuo naso e tu non la vedi. Quando sei
totalmente concentrato su ciò che fai nell’istante presente il tempo si annulla, le
preoccupazioni non esistono, le paure si dissolvono. Il problema non ha mai un’origine
oggettiva, qualunque esso sia, ma si manifesta come problema quando una mente fuori
controllo vi presta attenzione e vi si perde dentro.

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Solo quando la tua mente e le tue emozioni si rivolgono al problema il problema comincia
a esistere. È troppo semplice. Per questo motivo cerchi da un’altra parte una via verso
l’illuminazione, perché il tempo si nutre di altro tempo. Ma se vuoi arrivare da qualche
parte che non sia QUI, è destino che tu ti perda!

“Forse è più semplice gestire i pensieri, ma mi sembra impossibile evitare che le mie
emozioni saltino da una preoccupazione all’altra, è come se il malessere emotivo si
sottraesse a ogni possibile controllo.”

Diceva Draco Daatson: “Quando hai visto il gioco non puoi più
farne parte. Perché il momento in cui realizzi che non sei
presente, sei presente.”

Significa che da quando realizzi di essere schiavo di pensieri ed


emozioni fuori controllo la tua vita non può più essere la stessa. Da
quel momento in poi smetti di giustificare come “indispensabili” o
“inevitabili” o “umanamente accettabili” le tue preoccupazioni, per
cui la tua PRESENZA comincerà ad andare e venire sempre più frequentemente.

Guardami negli occhi! – disse accostando il suo volto al mio – In questo preciso istante
non può esserci alcuna preoccupazione. In questo preciso istante non esiste un istante
futuro. Credere che tu sarai domani lo stesso che sei stato oggi fa parte della Grande
Truffa.

Compi un atto eroico, risolutivo, disseppellisci l’ascia di guerra: entra in questo Momento e
smettila di scappare con la scusa di stare cercando l’illuminazione.

“Ma il mondo intorno a me vive di preoccupazioni. Tutti ti portano a essere preoccupato.


Fa parte della natura dell’essere umano.”

Non confondere la causa con l’effetto. Il mondo non riflette ciò che desideri, ma ciò che
sei. Finché sei preoccupato rifletti un mondo di persone preoccupate, le quali si
stupiscono se non sei preoccupato anche tu come loro. Il mondo è un carcere dove se
uno tenta la fuga gli altri detenuti lo afferrano e glielo impediscono. I carcerati sono
carcerieri degli altri carcerati. Staccati dalla visione ipnotica del tuo alveare.

Diventa veloce, inafferrabile, imprevedibile. La velocità è tutto. Quando sei costretto a


svolgere un lavoro al limite delle tue capacità il livello di attenzione si alza e le emozioni
pesanti, il malessere, i pensieri cupi diminuiscono. Il Vril non entra dentro di te mentre sei
seduto in meditazione, ma mentre scali una montagna, lavori nei campi per una giornata o

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combatti in battaglia. Il Vril e l’utilizzo del corpo sono intimamente connessi. Spirito e
materia viaggiano a braccetto. È quando rientri nella routine dell’ufficio, nell’esistenza
lenta, oziando davanti alla televisione, che mal di vivere e preoccupazioni possono
catturarti. Nella setta dei Senza Sonno non c’era mai un attimo di tregua.

Mi venne allora in mente ciò che avevo letto della scuola di Gurdjieff al Prieuré e di come
lui trascinasse al limite della sopportazione fisica i suoi allievi, prima facendoli lavorare
dodici ore al giorno e poi facendoli danzare. Al sonno erano riservate solo poche ore ogni
notte.

Se sei disposto a fare solo ciò che è facile, la tua vita sarà molto dura, ma se sei disposto
ad affrontare situazioni difficili, la tua vita sarà semplice.

La civiltà impiegatizia di cui fai parte è al tramonto ed è destinata a scomparire in breve


tempo. Grassi culi seduti davanti al computer che sgranocchiano pop-corn e questionano
sull’acquisto del nuovo cellulare. Il fiato delle civiltà predatrici è già sul vostro collo, ululano
di eccitamento pregustando il vostro sangue pieno di zuccheri. E voi non avete guerrieri a
sufficienza per contrastare le future invasioni. I vostri capi vi hanno già venduti in cambio
di un posto di potere nella nuova società di schiavi.

Guardandomi negli occhi mi afferrò il mento con una mano e iniziò a scuoterlo a destra e a
sinistra:

Svegliati. Città come questa sono già macerie nel mondo astrale. Ma nulla è ancora
perduto per il singolo eroe. Il mondo è dentro di te: salva te stesso e salverai il mondo.
Non sopporto di assistere al tuo suicidio quotidiano. Sarò il tuo incubo finché non avrai
bevuto tutto il mio veleno. Ma non preoccuparti... il mio veleno è letale.

Adesso lavoriamo su alcune emozioni di base – disse mollando la presa e voltandosi per
ricominciare a camminare – Voglio che entri nel prossimo negozio che incontriamo e ne
esci con un paio di calzini entro dieci minuti.

Il negozio successivo era una macelleria.

mercoledì 6 luglio 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XX

Io sono la Vergine e la Puttana, io sono l’Abisso e la Salvezza, non avere timore della
Profondità che ti mostro: solo perdendoti nel mio ventre puoi ritrovarti.

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In effetti alla presenza di Victoria Ignis non ero mai troppo tranquillo, per cui il suo invito a
perdermi dentro di lei veniva ancora parzialmente rifiutato dal mio essere. La sua Forza, il
suo Vril privo di qualunque condizionamento morale e sociale incontrava una strenua
resistenza dentro di me. Avevo accettato di sottopormi a una sorta di “incontro terapeutico”
diretto da lei. Eravamo seduti su delle sedie, uno di fronte all’altra e io tenevo gli occhi
chiusi e le mani sulle ginocchia. In quel buio mi giungeva la sua voce.

Io che fui sacerdotessa sulle rive del Nilo e guerriera nelle terre di Scizia posso affermare
che stiamo vivendo un’epoca senza direzione, un’epoca dove il popolo si sente fiero di
essere mandria e non c’è spazio per l’individuo. Dalle ere antiche un solo monito posso
consegnarti: distinguiti!

Ergiti... nel bene e nel male, attirando lodi, critiche o


calunnie... ma non confonderti fra le schiere dei piegati. Non
essere tiepido. Dio stesso dice nell’Apocalisse: “poiché sei
tiepido, io ti vomiterò dalla mia bocca!”.

Diventa un Re e un Regno ti sarà dato. Estirpa da te il


lamento che ti trascina alla sconfitta. Apri il tuo Cuore e
reclama il tuo Regno. Nell’antichità il potere del Re non era solo materiale, temporale,
politico, ma essenzialmente spirituale. Il potere non veniva al Re da coloro che egli
governava, ma direttamente dall’Alto, dal suo costante contatto con l’Uno. Parliamo di un
mandato celeste non di un mandato popolare. Il Vril discendeva sul Re e da questi al
popolo, non viceversa. Quando sei veramente Re della tua vita non ti interessano più
l’approvazione, il consenso, il parere... che giungono dall’esterno, e quindi dal basso,
perché non c’è più un esterno a cui rendere conto. Allora è la tua identificazione col Vero a
muovere la tua mano, e il tuo potere viene riconosciuto “per via naturale” da coloro che
possiedono una sensibilità più sottile di quella “mandriana”.

L’obiettivo della seduta terapeutica era di mettermi in contatto con la mia essenza di
Guerriero. All’epoca, per dirla con un’espressione metaforica, “vagavo sul pianeta senza
meta”. Sopravvivevo come sopravvivono tutti, senza riuscire a inserirmi in maniera
soddisfacente nell’ingranaggio della vita. Senza una missione. Lo scopo di Victoria Ignis
era di far emergere la mia regalità, riattivando in me la capacità che ogni autentico essere
umano possiede di farsi canale del Vril. La mia energia era sempre stata molto passiva, fin
da bambino non avevo voglia né di fare niente né di imparare niente, mi lasciavo vivere
impegnandomi il meno possibile invece di vivere attivamente.

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“Mi vuoi ipnotizzare?” avevo chiesto intimorito prima che iniziasse la seduta.

Al contrario, ti de-ipnotizzo, perché proprio adesso ti trovi in uno stato ipnotico, anche
mentre mi parli. Antichi Guerrieri/e e Sacerdoti/esse nati in quest’epoca vengono
condizionati attraverso messaggi subliminali incessanti affinché si dimentichino ogni
giorno della loro origine. Giganti addestrati a credersi nani. Tutto ciò che è sacro, magico e
risvegliante viene bandito dal processo di edu-castrazione, che inizia già nei primi mesi di
vita a opera dei genitori stessi. L’ipnosi è ovunque intorno a noi. Vivi dentro un sistema
economico dal quale ti lasci derubare tutti i giorni della tua vita, ma poi stai ben attento a
non lasciarti ipnotizzare da qualcuno che potrebbe fregarti il portafogli!

Già. Per esempio, stavo ben attento a non finire dentro una setta, ma poi accettavo
supinamente i dogmi della setta a cui ero sempre appartenuto senza nemmeno
rendermene conto: la libera società, fatta di capi in cui credere, filosofie da accettare
senza discutere e mezzi di condizionamento mentale come il telegiornale. Tutto sotto gli
occhi di tutti... eppure invisibile.

Lao-tse parlava di wei-wu-wei (agire senza agire) quando descriveva l’azione del sovrano
la cui coscienza era piena espressione dell’Uno. Dall’INTEGRITA’ del Re dipendevano
sottilmente le fortune e le disgrazie del suo regno, le qualità morali del suo popolo e
persino i fenomeni naturali.

Di ogni avvenimento coinvolgente – dall’interno o dall’esterno – il suo Regno, il sovrano è


unica causa. La sua stabilità nel Centro e il suo inscuotibile »ricordo di sé« propiziano
eventi fausti per tutto il popolo. Un’impassibilità trascendente e non-umana (nel senso di
sovra-umana e non in-umana) e un Cuore capace di contenere ogni situazione lo rendono
degno della sua carica e invincibile come un Sole (=sol invictus).

Mi torna in mente un episodio storico studiato ai tempi della


scuola.
Alla vigilia della guerra dei trent’anni, Venezia chiede a
Filippo di Valois di dar prova del suo diritto a essere Re. Una
delle prove consiste nell’esporsi dinanzi a leoni affamati, in
quanto colui che interiormente è divenuto degno di essere
Re non viene attaccato dagli animali feroci. Chi è Re di se stesso ha governato gli istinti
del suo apparato psicofisico, di cui gli animali non sono che una proiezione simbolica.

Rex est qui nihil metuit. È Re colui che nulla teme.

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Non aver paura di abbandonare la palude della mediocrità. Divincolati dall’abbraccio della
moltitudine. Il più piccolo cambiamento nelle tue abitudini può causare rivoluzioni nel
mondo degli eventi. Cominciare nel modo giusto è già la fine dell’opera.

Sudavo a goccioloni, come fossi in una sauna. Il mio respiro era affannoso.

Nella setta dei Senza Sonno si imparava che attraverso un piccolo gesto CONSAPEVOLE
possiamo modificare il percorso della storia, sia della nostra storia personale che di quella
del pianeta. Per questo motivo il Lavoro portato avanti da Draco Daatson era incentrato
sull’ATTENZIONE. Mangiare con consapevolezza, camminare con consapevolezza,
ascoltare con consapevolezza... sono comportamenti che in breve tempo modificano la
tua aura, l’energia che irradi intorno a te, il MAGNETISMO che emetti e l’INFLUENZA che
di conseguenza hai sulle persone e sugli eventi.

Questa è Magia.

Nell’inconsapevolezza – nella mancanza di ATTENZIONE – costruisci meticolosamente le


tue disfatte, le tue malattie, i tuoi incidenti. Chi vede difetti, prova fastidi, si lamenta, non
lavora su di sé, non scorge la Bellezza... fabbrica ogni giorno le cellule del cancro che
l’uccideranno. Ricorda che ogni malattia fisica di oggi origina dalla tua inconsapevolezza
passata. Nell’attribuire al mondo esterno le cause delle tue infelicità lasci scivolare via il
tuo potere come acqua fra le dita. Il mondo è solo la tua ombra, e un’ombra non è
responsabile dei suoi movimenti.

Ogni differimento dal QUIeORA è un peccato mortale.

Ciò che mi è concesso di scrivere riguardo quell'incontro termina qui. Successivamente


entrammo più nello specifico delle mie dinamiche interiori.

Quando riaprii gli occhi Victoria Ignis era in piedi di fronte a me e reggeva in mano tre
indumenti. Mi sfilò la maglietta sudata e cominciò a parlare e a vestirmi.

Ti vesto con questo giubbetto nero – pronunciò mentre compiva l’atto di infilarmelo dalla
testa – simbolo della dissoluzione della tua natura inferiore.

Poi mi toccò con l’indice e il medio uniti della sua mano destra in tre punti: il terzo occhio, il
Cuore e le due spalle. Mentre mi toccava recitava: “La mente... al servizio del Cuore...
nell’azione.”

Ti vesto con questa veste bianca, simbolo della purità della tua essenza e del tuo »corpo
di gloria« costruito.

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E mi segnò di nuovo nei quattro punti, ripetendo la stessa frase.

Ti vesto con questo corpetto rosso, simbolo della Forza, del Vril, dello Spirito Santo,
dell’azione eroica e del sacrificio del sangue.

E di nuovo mi segnò con la Croce toccando gli stessi punti: i due chakra principali e i due
minori in posizione frontale sulle spalle, due piccoli chakra che simboleggiano l’azione.
Anche questa volta ripetè a voce alta la formula.

mercoledì 20 luglio 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XXI

Io vivo per il mio Signore e il mio Signore vive attraverso me. Il mio corpo è la Sua carezza
nel mondo, la mia mente è la Sua spada in battaglia. Diventa Maestro della Fuga. La vera
libertà non è libertà di fare, ma libertà dal fare.

Lo Sciamano e la Sciamana usano la follia controllata per trovare la Porta quando ancora
sono in vita. Nella setta dei Senza Sonno si imparava presto l’Arte di Fermare il Mondo
portando l’attenzione totale sull’Istante, su ogni singola azione.

Sviluppa lo sguardo della Strega e dello Stregone. Hai mai scrutato nei loro occhi? È un
atto di estremo coraggio, poiché non puoi farlo se non accetti di essere scrutato a tua
volta. Conoscono l’Arte di Fermare il Mondo, il loro Universo è immobile ed essi ne
dispongono come vogliono. I demoni li temono e ne diventano schiavi, gli Dei li rispettano.

Ricordi la frase che pronunciò Draco Daatson quando scese dalla


montagna dopo tre anni di solitudine?

“Io sono il Figlio del Momento.”

Disse solo questo agli uomini e alle donne che lo avevano atteso per tre
anni accampati ai piedi della montagna. Ne erano rimaste solo poche
decine, i più fedeli. Il tempo aveva compiuto impietosa selezione. A loro
non era necessario dire altro. Smontarono le tende, presero le armi e lo
seguirono. Avevano riconosciuto il cambiamento avvenuto nel condottiero che li aveva
guidati in battaglia per anni, inconsciamente sentivano di avere di fronte un essere che
aveva vinto Cronos.

Da quel momento – parto di un comando silente – nacque la setta dei Senza Sonno.

E il Vril cominciò a scendere su di loro.

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Victoria Ignis smise un istante di parlare, mi guardò (con lo sguardo da strega)... e
inaspettatamente cominciò a dettarmi delle indicazioni:

Tieni il corpo fermo e SENTILO.

Inabissa la tua coscienza in esso. Sentilo vibrare. Pervadilo con tutta la PRESENZA di cui
sei capace. Non è necessario che ti poni in una posizione meditativa o che chiudi gli
occhi, puoi farlo anche adesso, in piedi di fronte a me. Entra in uno stato di »ricordo di te«,
porta l’attenzione sia al corpo che a te stesso che osservi il corpo. Percepisci il tuo
ESSERCI come abitante consapevole del corpo.

Ora inizia a muoverti lentamente – un braccio, una gamba, la testa – continuando a


sentirti presente nel corpo. Non distrarti, resta in »attenzione divisa«, c’è il tuo braccio che
si muove e TU presente a te stesso mentre il braccio si muove. Non lasciare che i
movimenti avvengano meccanicamente.

Seguivo le sue istruzioni. Ma evidentemente stavo ancora sbagliando qualcosa...

Sei concentrato sul tuo corpo, ma questo non mi basta!

Non solo puoi essere concentrato sul tuo corpo, senza pensare ad altro, ma puoi essere
consapevole di te – del tuo esserci – mentre osservi il corpo che si muove. E questo fa la
differenza. Altrimenti è solo meditazione. Non siamo qui per fare meditazione, ma per
costringerti al risveglio!

La prima nascita di un uomo è meccanica, la seconda – quando c’è – è cosciente.

A un certo punto la ghiandola pineale cominciò a scaldarsi, il


mio corpo cambiò vibrazione ed entrai in uno stato di totale
PRESENZA. La prima cosa che mi impressionò fu che non
dovevo più sforzarmi per riuscire a »ricordarmi di me«. Ero lì
con tutto me stesso e basta. Rilassato e lucido. L’idea stessa
di sforzo mi appariva assurda. Muovevo il mio corpo come un
astronauta in camminata lunare. Una sensazione davvero
insolita che entro pochi secondi sfociò in un moto di Gioia.

Ero contento. Tutto era diverso, tutto era chiaro, tutto era semplice. Sperimentai
un’apertura di Cuore come mai l’avevo vissuta. Iniziai a singhiozzare per la commozione.
Ero davvero felice di essere lì, in quell’istante, totalmente, con tutta la mia coscienza a
disposizione.

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Ero vivo. E ciò mi stupiva più di ogni altra cosa, in quanto io mi ero sempre creduto vivo,
mentre adesso toccavo con mano la differenza fra lo stato di “vera vita” e quello in cui ero
sempre stazionato nel corso della mia non-vita. Mi appariva atrocemente chiaro che fino
ad allora ero stato un morto-vivente, uno zombie... senza sospettarlo. Quanto erano
stupidi i tentativi della scienza di prolungare la vita fisica di un uomo, che senso avrebbe
un “cadavere vivo” di duecento anni d’età? Ma solo adesso comprendevo questa
differenza.

Adesso possiamo parlare la stessa lingua – riprese Victoria Ignis – e posso raccontarti la
storia di una battaglia mitica.

Draco Daatson in breve tempo costituì un piccolo esercito di mercenari intorno a quel
primo nucleo di arditi. Insegnò loro l’Arte di Fermare il Mondo – che consentiva ai guerrieri
di vivere solo l’Istante e canalizzare il Vril, lo Spirito – e li portò a combattere per tutte le
terre allora conosciute. Non erano mossi da desiderio di denaro o possedimenti,
combattevano solo per conoscere se stessi, per affinare la loro Arte, per forgiare l’anima,
per diventare IMPECCABILI.

Al culmine della loro preparazione combatterono uno scontro mitico. Fuori dalla Città dalle
Porte d’Oro la setta dei Senza Sonno affrontò l’Orda Furiosa guidata da Báleygr, guerrieri
che si diceva fossero stati vomitati direttamente dalla bocca del dio Wotan.

Secondo l’usanza di allora i due eserciti schierati dovevano correre uno contro l’altro
brandendo le armi fino a scontrarsi. La forza d’urto veniva considerata un fattore decisivo
per l’esito del confronto. Ma Draco Daatson a quel punto compì il suo capolavoro
massimo:

“Un metro al minuto.” Aveva ordinato ai suoi uomini prima che giungessero sul campo di
battaglia... senza armi.

Invece di correre urlando e gettarsi sulle orde avversarie, una volta schierati cominciarono
ad avanzare molto lentamente, meno veloci di un bradipo, in perfetto silenzio, interiore ed
esteriore.

“Un metro al minuto. Come una tigre acquattata fra l’erba alta in vista della preda, con il
solo rumore che fa l’albero quando cresce.”

Quando Báleygr e la sua Orda Furiosa si trovarono a poche decine di metri di distanza,
realizzarono cosa stava accadendo. Rallentarono la loro corsa, le urla impetuose e il
frastuono delle armi si placarono... e poi si fermarono a osservare in silenzio. Uno

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spettacolo surreale si presentava ai loro occhi: l’esercito di Draco Daatson, congelato oltre
il Tempo, avanzava quasi immobile, al rallentatore. Non un rumore, non una voce, non un
pensiero o un’emozione potevano udirsi su tutta la pianura. Con movimenti lenti e precisi,
accompagnati da una respirazione coordinata, si spingevano verso l’esercito nemico... un
metro al minuto.

Se un solo uomo o una donna del suo esercito avessero provato un


moto di paura, un attimo d’esitazione o di sfiducia... se Draco
Daatson o uno dei suoi guerrieri avessero tentennato, perdendo il
CENTRO per un solo istante... sarebbe stata la strage. L’avversario
avrebbe percepito una breccia nella loro essenza, una falla nella
loro integrità... e si sarebbe gettato su di loro lacerandone i corpi.

Ma non accadde.

Báleygr era un condottiero valoroso e intelligente, che guidava guerrieri impavidi, rispettati
da un capo all’altro delle terre emerse. Capì subito di trovarsi di fronte a qualcosa di non-
umano. Riconobbe la portentosa irradiazione del Vril che emanava da quell’esercito, in
quanto anche lui ne era un canale.

Lasciò cadere Naegling, la sua spada, si sedette sull’erba e restò a lungo in silenzio, a
occhi chiusi, a fiutare le schiere nemiche con i suoi sensi sottili, sperando di cogliere nel
vento anche una sola vibrazione di paura o esitazione, che avrebbero potuto giustificare il
suo immediato, fatale attacco.

Ma dovette rimanere deluso. Allora fu colto da un sentimento di sconforto e profondo


rispetto. Capì che quella di Draco Daatson voleva essere una dimostrazione di Forza
senza spargimento di sangue. Erano riusciti nell’Arte di Fermare il Mondo. Si rese conto
che guerrieri in grado di fare questo – con un tale livello di dominio sulla propria natura
inferiore – in un confronto reale avrebbero annientato il suo esercito fino all’ultimo uomo.

Si sollevò, si voltò verso i suoi generali: “La battaglia è persa! – pronunciò – Questo
esercito ci è superiore!”. I generali increduli si scrutarono l’un l’altro.

[I demoni li temono e ne diventano schiavi, gli Dei li rispettano.]

martedì 2 agosto 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XXII

Sei in debito col tuo passato, e su questo debito stai costruendo il tuo futuro.
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Resta fermo.

Chiediti perché vuoi compiere il prossimo passo. Un metro più in là non c’è un mondo
migliore rispetto a qui. Tutto quello che c’è da scoprire è qui con te, ti fa sempre
compagnia. Il pezzo di terra su cui poggi i piedi in questo momento non è “di passaggio”,
non è un mezzo per un fine, non ti serve solo come appoggio per andare oltre. Cos’è
l’“oltre” che stai cercando, se non la nervosa incapacità di scorgere la Bellezza del Qui.

Fidati, questo pezzo di terra è l’unico che esiste, non troverai niente di meglio un passo
più avanti. Dovunque vai esiste sempre solo il pezzo di terra che puoi calpestare in quel
momento.

Ma se saprai restare Qui con coraggio, proprio Qui sarai Ovunque.

“Davanti a me c’è il mio futuro.”

Davanti a te c’è il tuo passato. L’uomo addormentato non ha futuro, vive solo una lugubre
ripetitiva messa in scena del suo passato, un eterno funerale di sé. Una casa nuova, un
partner nuovo, un lavoro nuovo... se non sei cambiato tu interiormente, non possono che
rappresentare un passato camuffato da futuro.

Quando tocchi le mura di casa tua o accarezzi il volto del tuo


partner stai tastando il tuo passato, ciò che tu sei stato
interiormente e che ora si è cristallizzato in oggetti, persone ed
eventi. La tua psicologia di ieri diventa materia oggi.

Allo stesso modo, l’apertura del tuo Cuore oggi, la tua capacità
di produrre Volontà e Attenzione oggi, decidono su quale
gradino della Scala di Giacobbe ti troverai domani. Il domani è
già scritto perché lo stai scrivendo tu in questo istante, di fronte a me, con la qualità del
tuo stato di coscienza, per questo motivo può essere previsto. E vale per un uomo come
per un popolo.

Sono scossa da brividi mentre vedo scorrere i titoli di coda di questa civiltà.

Trasforma te stesso e potrai trasformare questa patria invertebrata che è divenuta l’Italia...
che rinnega le tradizioni... che misconosce tutto ciò che di grande potrebbe appartenerle...
i suoi figli più puri e coraggiosi. Urge fare qualcosa prima della distruzione ultima che
chiuderà il Ciclo. Salvare il salvabile dalle macerie e traghettarlo nell’Oro. Il mondialismo
sta cercando di annichilire le ultime generazioni di giovani. Lo si è fatto con le droghe, con
la scuola, con la medicina e con una memoria storica deturpata e mutilata; e più di recente

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anche con le dottrine orientalistiche – che predicano la passività Lunare e la perdita dell’Io
in vece del Risveglio Solare del Cuore e dell’Ardore Guerriero.

Ma le idee con cui questi giovani discendono dalle Vette sono più antiche del mondo, non
possono venire soffocate. Mentre le idee dei tempi moderni sono senza sostanza,
producono solo fumo... e il fumo non può rallentare il vento.

Come il conte di Montecristo, come Ulisse di ritorno a Itaca... milioni di guerrieri indaco
sono venuti a pretendere le loro terre. Ti assicuro che il buonismo non si addice loro. Solo
Femio e Medonte avranno salva la vita.

L’Oro emerge dal fondo stesso dell’uomo quando questo fondo è stato toccato. D’altronde
a ogni baratro corrisponde un’altitudine. Voi umani state morendo, la Terra già reclama le
vostre membra per fare posto a una nuova specie d’Eroi in grado d’incarnare Volontà e
Amore. La loro mano è ferma, il loro Cuore è rivolto al Supremo, il loro sesso è tantrico.

I primi anfibi già si sentono a disagio nell’oceano, avvertono un bisogno lacerante di


abbandonare l’acqua e cominciare a strisciare sulla terraferma. Là fuori c’è un mondo
nuovo da scoprire, ma tu sei pronto a respirare con i polmoni anziché con le branchie?

Sono triste, perché il mio banchetto è ricco ma mancano i commensali.

Eravamo sul bordo di un marciapiede, lontano dai semafori, di fronte a un corso trafficato
di Torino. Io guardavo con terrore lo scorrere senza sosta delle automobili.

Questo atteggiamento non va bene. Tu stai già pensando con timore al primo passo che
farai per attraversare la strada. Non sei più Qui... e non sei più Ora. Se ti lasci rapire dal
futuro diventi preda di Phobos e la tua impresa fallirà.

Le tue paure vivono di te, della tua energia, dello spazio che
concedi loro.

Un ospite in casa che viene servito e riverito tutti i giorni,


non la lascerà mai, presto si abituerà a quel trattamento
d’eccellenza e pretenderà sempre di più fino a tiranneggiare
lo stesso padrone di casa.

“Mi stai chiedendo di attraversare questo corso mentre c’è il traffico che scorre. Cazzo... è
evidente che ho paura!”

Guardami. Perché hai paura?


“Perché devo fare qualcosa di pericoloso.”

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Ma tu non hai paura fra un po’, tu hai paura già adesso, e adesso non stai compiendo
alcuna azione temeraria... se non parlare con me. Ti rifaccio la domanda: perché hai
paura?

“Perché penso che tra un po’ compirò un’azione pericolosa.”

Bene. Allora la tua paura è dovuta al fatto che immagini che compirai un’azione
pericolosa. La tua paura è basata su un’immagine mentale, un’anticipazione, in altre
parole... un’illusione, perché io potrei dirti che lo scherzo è finito e non c’è più bisogno che
tu attraversi la strada in mezzo al traffico. In tal caso avresti provato paura inutilmente!

“Beh... sì... ma io non posso fare a meno di anticipare con la mente ciò che sta per
succedere.”

Sì che puoi. Concentrati sulla Realtà, sul Momento presente – che è tutto ciò che si sta
REALMENTE verificando – e smettila di usare la mente per anticipare qualcosa che, per
quanto ne sai, potrebbe anche non succedere. Prova a focalizzarti solo sull’Adesso, sul
fatto che ci siamo io e te su questo marciapiede. Questa è l’unica Realtà, non il fatto che
fra qualche minuto dovrai gettarti nel traffico o che fra qualche giorno dovrai affrontare un
importante colloquio di lavoro. QUESTA è l’unica Realtà. Quello che sta sotto i tuoi piedi in
questo momento è l’unico mondo che esiste.

Ci provai. E per qualche secondo entrai effettivamente in uno stato di sospensione del
pensiero. Ma non funzionò a lungo.

“È più forte del pensiero” dissi “Il problema è nell’emozione non nel pensiero. Anche se
smetto di pensare al problema, la paura emotiva rimane; il disagio è più profondo di quello
che io posso pensare o non pensare in questo momento. Non mi abbandona mai, anche
se non ci penso.”

Ottimo. Hai scoperto che il “pensiero positivo” non serve a nulla se di mezzo c’è uno stato
emotivo profondo. Se sei sessualmente impotente e ti costringi a pensare tutti i giorni di
essere come un attore di film pornografici... questo non ti regalerà un’erezione!

Ciò che puoi fare è portare alla superficie il tuo vero Io, l’Io Assoluto, colui che osserva. Se
stai provando uno stato emotivo evidentemente c’è “qualcuno” che ne è testimone,
altrimenti non ne saresti cosciente. CHI sta provando la paura?

“Io.”

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Appunto. Ma tu non ti ricordi mai di “essere Io”. Per te, come per tutti gli esseri umani nel
sonno, “Io” è solo una parola, non un fatto vissuto. Ti identifichi in un’emozione di paura e
dimentichi l’Io che veramente sei. L’Io non è un regalo, non è un’acquisizione per diritto di
nascita. Non bagna tutti in egual modo come la pioggia. L’Io esiste – TU esisti – solo
quando te ne ricordi.

Resta nell’Io!

Ricordati di te di fronte a qualunque emozione.

“Ma io non voglio più queste emozioni di paura. Il mio scopo è uscirne!”

Questa è un’impresa senza speranza. La paura che rifiuti torna all’attacco in maniera
subdola, anche di notte. Prende la forma di ansia, attacchi di panico, depressione,
insonnia, aggressività... Non puoi rifiutare la paura, ma puoi dare energia a ciò che da
questa paura non è toccato. L’Io Assoluto è colui che accoglie la paura... perché non la
teme!

Quest’atto di accoglienza priva di energia la paura stessa e la costringe a trasmutarsi.

Allora la paura diviene Gioia.

“Che differenza c’è fra l’Io comune e l’Io Assoluto?”

Semplice... l’Io normale – quello che la gente chiama ego – non esiste e non è mai
esistito. Solitamente le persone forniscono una consistenza unitaria a un mucchio di
pensieri, emozioni, convinzioni, ricordi... giusto per credersi “qualcuno”. Ma è qualcuno
solo chi possiede un vero Io, e per giungere a possederlo è necessario ricordarsene di
continuo. Deve diventare lo scopo supremo della tua esistenza.

Solo chi possiede – chi è divenuto – un autentico Io, può dirsi un Mago, perché il Mago –
e la Maga – si distinguono, non per somma di conoscenze, ma in quanto hanno fabbricato
qualcosa che gli altri ancora non hanno.

Finalmente qualcuno mi forniva gli strumenti per realizzare nella pratica ciò che Julius
Evola mi aveva insegnato nella teoria. L’Io che non riconosce più altro da sé, perché
comprende tutto, diviene infinito, incontenibile, Assoluto.

Entra in uno stato di non-tempo e il tuo Universo si fermerà. Questa è l’Arte di Fermare il
Mondo. Allora attraverserai il flusso seguendo una linea perfetta, le automobili ti
sfioreranno ma non ti toccheranno.

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A una donna guerriera che esitava la sera prima della battaglia Draco Daatson disse: “Se
non combatterai ti ucciderò io stesso. Se combatterai, al termine della battaglia ti ucciderò
comunque.”

In quell’istante la donna si risvegliò a se stessa e divenne immortale.

Vive ancora oggi.

venerdì 19 agosto 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XXIII

"Agonizzanti in un letto, tra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che
avrete vissuto a partire da oggi, per avere l'occasione... solo un altra occasione... di tornare qui sul campo di
battaglia ad urlare ai nostri nemici... che possono toglierci la vita... ma non ci toglieranno mai la libertà!"

Mel Gibson (William Wallace) in Braveheart

Nel 1998 ho abitato per un anno in un palazzo del controviale di C.so Regina Margherita,
nella zona di Porta Palazzo, ufficialmente conosciuta come P.za della Repubblica. Qui si
trova il mercato all’aperto più grande di Torino ed è una delle zone più malfamate della
città; quasi ogni giorno c’è qualcuno che viene picchiato, accoltellato o ferito con bottiglie
rotte. Era così allora ed è così oggi. Victoria Ignis quella notte era venuta a trovarmi per
propormi “un affare”. Una volta scesi in strada mi indicò un portone che conoscevo bene.

Vedi quel portone? Lì c’è un gruppo di extracomunitari che spaccia eroina. Adesso tu entri
e contratti un acquisto per cinquantamila lire.

“Sei matta! È rischioso entrare in un posto così, se ti accoltellano non c’è nemmeno
qualcuno che ti vede... e poi io adesso non ce l’ho quella cifra...”.

Questo non è un problema... perché tu non pagherai. Lo scopo è farti consegnare da loro
la merce e andare via senza tirar fuori una lira.

Non credevo alla mie orecchie. Victoria Ignis voleva suicidarmi!

Non ti lascerò da solo, ci sarò anch’io... in zona. Non m’importa come fai, ma devi fartene
consegnare una dose da cinquantamila, senza dare nulla in cambio. Una volta al sicuro
con la merce, la buttiamo.

“Cosa significa che sei in zona? Se mi tagliano la gola... tu sei in zona? Cosa fai... vieni a
transennare la scena del delitto?”

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Hai paura di morire?

“Certo! Tutti hanno paura della morte. Ho paura che mi


facciano del male... e anche tanto male”.

Allora fai rivivere dentro di te quanto ci siamo detti tempo fa.


Loro sono all’interno, non all’esterno, per cui ti faranno solo
ciò che tu vuoi che ti facciano. Sono i tuoi complici non i tuoi
avversari... e si comporteranno come tu hai bisogno. Tu crei il mondo che meriti... nella
Gioia e nel dolore.

A guardia degli strati più elevati dell’Esistere ci sono demoni millenari che personificano i
tuoi timori, le tue incompletezze. Il grado di paura della morte di cui sei schiavo oggi,
decide su quale gradino dell’Esistenza potrai collocarti in futuro. Tutti hanno paura della
morte, dici. Ma tu distinguiti. Non mostrarti povero per paura di offendere i poveri. Non
mostrarti ignorante per paura di offendere gli ignoranti. Non zoppicare davanti agli storpi
credendolo un gesto di cortesia!

La fissavo... incredulo... come sempre di fronte a quella donna.

Ti sento esitare, per cui ti racconterò una storia, in quanto il mito, più di qualunque
filosofia, riaccende il Vril nel Cuore dell’uomo. Sediamoci su quella panchina. Siamo a
metà del 1800 in Cina, quando Draco Daatson – che allora si faceva chiamare Kuan
Kung, in omaggio al grande guerriero del passato – e il generale Pang dell’esercito Shan,
insieme combatterono e vinsero una serie di battaglie per l’esercito imperiale Qing contro i
ribelli Taiping.

In uno di quegli epici scontri il nemico era armato di fucili e si trovava a 300 passi di fronte
all’esercito del generale Pang, costituito quasi esclusivamente da banditi e mercenari di
ogni genere, spesso male armati. I fucili del nemico avevano un campo d’azione di 200
passi, mentre le frecce di cui erano dotati gli arcieri di Pang potevano raggiungere solo
100 passi. Questo significava che gli arcieri dovevano muoversi in direzione del nemico
per 200 passi prima di poter diventare efficaci. Per i primi cento passi erano al sicuro, ma
durante i secondi 100 sarebbero stati inesorabilmente esposti alle pallottole del nemico.

Allora all’imbrunire il generale Pang salì su un’altura e parlò al suo esercito: “Miei uomini,
devo darvi una grave notizia. Ci troviamo di fronte a un nemico armato di fucili. I loro fucili
colpiscono fino a 200 passi, le nostre frecce solo a 100. Non possiamo retrocedere né

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attendere rinforzi, perché domani all’alba loro ci assalteranno comunque. Occorre un
numero di circa duecento volontari per un attacco suicida!

Duecento arditi che correranno davanti ai nostri arcieri in modo da far loro da scudo fino a
quando questi non si troveranno a soli 100 passi e potranno scagliare le loro frecce contro
la linea nemica! Loro non se lo aspettano, credono ormai in una vittoria facile... e noi
porteremo il terrore tra le fila di coloro che sottovalutano il proprio nemico. Ma senza un
attacco suicida verremo sopraffatti... e domani a morire saremo in migliaia.”

Per alcuni lunghi secondi nessuno fiatò. La notizia aveva gelato il sangue di tutti i presenti.
Poi, poco alla volta, i soldati cominciarono ad alzarsi in piedi e a proporsi per fare da scudi
viventi nella battaglia del giorno dopo. Lo stesso fratello di Pang fu uno dei primi a offrirsi.
In pochi minuti fu raggiunto il numero occorrente di uomini.

A quella vista il volto del generale Pang fu solcato da lacrime di commozione. Si voltò
verso il suo consigliere Draco Daatson/Kuan Kung e gli disse: “Amico, hai una notte di
tempo per preparare questi fratelli a morire!”

Draco Daatson prese con sé gli uomini che avevano offerto la loro vita e li portò in un
luogo isolato. Alcuni di essi piangevano, altri recitavano preghiere sottovoce. Li fece
sedere sull’erba e cominciò a educarli così: “Vi sento esitare, per cui vi racconterò di me,
essendo io l’esempio vivente di colui che ha ingannato la morte. Io ardo ma non brucio, io
non mi consumo, perché io sono la Vita stessa. Si può perdere qualcosa che si ha, non
qualcosa che si è. Quando l’Eterno tracciò un cerchio sulla superficie dell’Abisso, io ne ero
già il centro. Come posso parlare di morte a voi che non siete ancora vivi? Siate vivi,
poiché svegliarsi alla Vita significa non poter più morire. Il dramma non è il dover morire,
ma il non essere vivi Adesso, nell’unico istante che potrete mai vivere. La paura della
morte non è altro che il tremito del cavaliere prima di ricevere l’Investitura dal suo Signore.

Non posso insegnarvi ad essere eterni così come la lepre non può
insegnare alla tartaruga come essere veloce. Ma posso portare
coloro fra di voi che sono lepri travestite da tartarughe a gettare
finalmente la loro maschera. L’eroe muore per Amore, non per
rabbia o per vendetta. Solo l’Amore per qualcosa di più grande può
portare un uomo a sfidare i colpi dell’avversario.

Un solo insegnamento vi do: domani, quando correrete urlando


incontro al nemico... mentre la vostra anima sceglierà la pallottola a cui sposarsi... siate
innamorati... offrite il Cuore, non il corpo... siate vivi per la prima volta. Non c’è maggior
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dignità per un Guerriero del riuscire a morire da vivo. Perché il vero scopo della battaglia è
rendere vivi coloro che sono morti.”

Victoria Ignis finì di parlare e si alzò in piedi di fronte a me.

Adesso entra in quel portone senza timore. E innamorati di quegli sconosciuti che
accetteranno di aiutarti a scoprire chi sei.

venerdì 16 settembre 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XXIV

La Presenza è una postura dell’essere. Il corpo si muove ma il tuo esserci non si allontana
mai dal QUIeORA, è una statua di Fuoco. Compi il tuo gesto immobile. Fallo adesso...
davanti a me... fammi vedere come ti sposti nello spazio restando fermo nel tempo.

Mi mostrò alcuni movimenti lenti delle mani e del corpo che credo appartenessero al Tai
Chi Chuan. Erano molto semplici, affinché io potessi eseguirli fin da subito imitando lei.

Mentre distendi questo braccio lo fai meccanicamente, sei distratto, non sei qui.

Tu compi il gesto, poi io ti chiedo se eri presente mentre lo compivi e tu mi rispondi “Sì,
certo.” Ma non è vero. Tu sei presente adesso, nel momento in cui te lo chiedo, ma non eri
presente un attimo prima mentre compivi il gesto. La tua presenza è sempre in ritardo
rispetto all’atto. È essenziale che tu cominci a cogliere questa differenza. Il fatto che io ti
ponga la domanda ti porta automaticamente in uno stato di presenza, e questo ti fa
credere di essere stato nella stessa presenza anche un attimo fa, ma non è così, stai
sovrapponendo lo stato attuale al momento passato. Impara a non cadere in questo
tranello percettivo.

Perché il movimento sia perfetto tutto il tuo essere si deve trovare QUIeORA. La
perfezione tecnica – esteriore – del gesto è solo l’ultima conseguenza della perfezione
raggiunta dall’essere nell’eseguirlo. È la postura dell’essere che conta, non quella del
corpo... che ne è solo un naturale riflesso.

Ricorda... attenzione divisa... non basta la concentrazione sul braccio... ci sei TU e c’è il
movimento del tuo braccio compiuto consapevolmente. Una parte dell’attenzione è diretta
verso l’interno, verso te stesso, e una parte verso il braccio.

A quel punto interruppi l’esercizio spazientito e le chiesi con un certo disappunto: “Sentimi
bene: la domanda che ti ho fatto mezz’ora fa riguardava i soldi... cazzo... non le arti

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marziali. Spiegami cosa sta succedendo perché io non ci capisco più niente!” Mi fissò
tranquilla per qualche istante. Questa volta nemmeno lei si aspettava una reazione del
genere da parte mia, ma in ogni caso non si era scomposta.

Non hai capito cosa significa lavorare su di sé. Se vuoi soldi


non devi focalizzarti sui soldi. Se vuoi comprendere il tuo
“piano di volo” non devi focalizzarti su di esso. Se vuoi
scoprire qual è il mestiere più adatto a te non serve che ti
focalizzi su questa domanda. Stai "facendo fuoco" nella
direzione sbagliata!

Mi hai chiesto come risolvere un problema di denaro. Ti sto


mostrando come stare nella Presenza quando ti muovi. Se non riesci a cogliere il nesso
fra le due cose è solo perché sei stato educato a pensare con la testa di un terrestre.

Ricorda che siamo Guerrieri in esilio su un pianeta di schiavi. L’educazione che ti


impartiscono quaggiù ti insegna come rapportarti ai soldi, all’amore e al lavoro secondo la
mentalità di un soggiogato, non di un Guerriero o di un leader. Lascia che i dormienti
vengano educati dai telegiornali e dalle loro istituzioni scolastiche. Lascia che i morti
seppelliscano i loro morti, ma non mischiarti ad essi fingendo di non essere diverso.
Provare Compassione per i poveri non significa dover affliggersi dello stesso male.

Victoria Ignis mi stava aprendo gli occhi su un aspetto poco osservato della psicologia di
questa nostra società: il vergognarsi di essere ricchi per timore di dispiacere a chi è
povero. In televisione insegnano che la ricchezza non va mostrata per non offendere i
meno abbienti. L’uomo onesto e di successo, l’imprenditore che ce l’ha fatta, chi lavorando
in silenzio ha avverato il suo sogno di ricchezza... vengono tutti tenuti nascosti, in
ossequio a una sorta di pudore al contrario, mentre sulla ribalta delle cronache televisive
vengono innalzati fulgidi esempi di falliti, sconfitti, morti di fame, oppure imprenditori ladri,
politici corrotti e mostri assortiti.

Questo accade affinché nelle nostre menti e in quelle dei nostri figli prenda radice un
terribile comando ipnotico: la povertà è una virtù e quando sei povero tutti ti vogliono bene,
mentre la ricchezza implica sempre cattiveria e disonestà, e attiri odio e invidia da parte di
tutti.

Pertanto succede che fin da bambini subiamo una dissociazione, la quale si manifesta su
due differenti piani: a livello cosciente ci insegnano che il denaro può darci maggiore
felicità, mentre a livello subconscio siamo stati condizionati a rifiutare la ricchezza perché
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sinonimo di cattiveria, disonestà e guai. Il risultato è che da adulte quasi tutte le persone
aspirano ad essere più ricche... ma qualcosa di profondo impedisce loro di farcela.

Il significato interiore delle cose è andato progressivamente


perduto e l’aspetto esteriore – la facciata – ha preso il
sopravvento. Allora gli ultimi sacerdoti Maya “innalzavano i
cuori” delle vittime agli dei, letteralmente, estraendo l’organo
fisico dai corpi di quegli sventurati durante terribili sacrifici
umani. I buddhisti si tagliano i capelli anziché recidere i
pensieri, gli asceti cristiani si astengono dal cibo (ciò che
entra dalla bocca) anziché dal parlare meccanico (ciò che
esce dalla bocca) e rinunciano totalmente al sesso invece di evitare la dispersione del
seme durante il rapporto.

Per lo stesso motivo tu oggi cerchi la ricchezza esterna invece della Ricchezza. Poiché sei
figlio di questo tempo sprechi le tue energie nel tentativo di ottenere il denaro cercando il
denaro, anziché trasformarti in un magnete per esso. Sei l’alchimista che ha mortificato il
suo essere fino a divenire chimico.

La tua rabbia nei miei confronti nasce solo dalla tua incapacità di contenere ciò che posso
darti. Sei il calice che grida vendetta contro il vino che lo riempie. Tu pensi che il diavolo
sia maledetto? Io sono più maledetta di lui. E se pensi che l’arcangelo Michele sia
benedetto... io sono più benedetta di lui. Io ho partorito mia madre e inseminato mio
padre. Con gli occhi sento gli odori e con il naso vedo i colori; odo i suoni con le dita.

Gli stupidi vanno in cerca del denaro... o di un partner... o del successo, mentre i furbi
cambiano se stessi e aspettano – interiormente immobili – che siano il denaro, il partner e
il successo a inseguirli. È così che funzionano le cose. Nel presente periodo storico, più
che mai, è indispensabile conoscere queste Leggi. Nei prossimi anni la crisi economica si
abbatterà sulle classi medie, e saranno proprio le ultime generazioni di giovani allevati in
tempi di vacche grasse, tirati su con internet e le merendine confezionate a dover
fronteggiare qualcosa per cui non sono stati preparati.

Un solo minuto di Presenza, un solo moto del Cuore... sono capaci di modificare per
sempre il tuo avvenire. Non puoi agire sul passato e non puoi agire sul futuro, ma puoi
riappropriarti totalmente del Presente. E il Presente è esattamente tutto ciò che c’è e ci
sarà mai. La potenza del vivere sempre nel Presente è inaudita.

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Ti servono più soldi? Ricordati di te stesso e ama i tuoi nemici. Ma fallo Adesso. La
Ricchezza viene dal Cuore, per cui il tuo conto in banca è intimamente legato al numero di
persone che riesci ad amare piuttosto che odiare. L’odio arresta il flusso di denaro e ti
impedisce di scoprire l’amore anche quando lo hai sotto il naso. Un giorno il nesso fra
questi diversi aspetti ti sarà davvero chiaro. Ti chiederai come facevi prima a non vederlo.
Allora potrai insegnarlo.

Smettila di pensare che il denaro o il partner giusto siano qualcosa che si trova là fuori...
nel mondo. Sei unicamente tu a produrli, perché il mondo è dentro di te. Un Figlio del
Momento non si lamenta mai, perché niente e nessuno può rendere migliore questo
Momento. Nella tradizione Sufi si dice che quando il tuo unico problema sarà pensare
continuamente a Dio, allora Dio penserà a tutti i tuoi problemi.

A parole chiedi il successo, ma segretamente speri di fallire, di ammalarti... di morire. Non


preoccuparti, è così per quasi tutti. Sono davvero pochi quelli che nel profondo del loro
essere non si augurano di poter smettere di lottare, quelli che non sperano di potersi
abbandonare alla soporifera calma della sconfitta, quelli che non desiderano di morire nel
sonno. Questo pianeta è colmo di esperti nella buia arte della rinuncia, non lasciare che
t’infettino.

“Da quando lavoro su di me mi sembra che i miei problemi siano aumentati, non diminuti!”.
Obiettai io.

Per vincere occorre il coraggio di accettare il mondo come una propria creazione. Gesù
invitava a prendere la propria croce su di sé. Ma è un modo di pensare azzardato e
rischioso, una rivoluzione copernicana. Dal momento in cui prendi questa decisione tutto
l’Universo si volta di scatto nella tua direzione, come un alligatore a cui hai pestato la
coda. D’altronde solo lo sconfitto non ha più nemici. “Schiacciate la testa di colui che vuole
forzare le nostre sbarre. Affinché nessuno trovi mai il coraggio di imitarlo.”

“E chi pronuncerebbe un monito così orribile?”. Chiesi stupito.

Chi lavora per svegliarsi deve imparare a non attirare troppo l’attenzione su di sé... deve
vincere il desiderio egoico di distinguersi dalla folla e apprendere l’Arte dell’Invisibilità...
almeno fintanto che non si è tratto in salvo. L’uomo che grida troppo presto “Il mondo è
dentro di me!” inevitabilmente desta l’attenzione dei carcerieri più temibili dell’Universo, le
Sentinelle Nere, il cui compito è verificare se egli può davvero sostenere tale frase... e in
caso contrario dilaniarne le carni.

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venerdì 14 ottobre 2011
Il libro di Draco Daatson - Parte XXV

“Chi sono le Sentinelle Nere?” chiesi a Victoria Ignis.

Le Sentinelle Nere sono anche dette Sentinelle Cieche, in quanto non hanno occhi. Ciò
consente loro di “vedere” e “sentire” su un altro piano. Se qualcuno te ne parla è perché
hai già varcato l’orizzonte degli eventi, il punto di non ritorno nel tuo cammino di risalita.

“Fin qui giungerai e non oltre!” Con queste parole le Sentinelle si parano innanzi al
temerario che vuole liberarsi dalle sue catene psichiche. Esse ascoltano la tua anima e
soppesano il tuo Cuore, sentono il fetore delle tue paure e le mefitiche esalazioni dei tuoi
rancori, il lugubre suono delle tue quotidiane lamentele. Come il felino che rintraccia la
preda guidato dalle emissioni della sua paura, le Sentinelle Nere ti scoveranno ovunque. Il
tuo vivere in perpetua attesa del prossimo problema o della prossima sciagura ti rende ai
loro occhi un pasto molto ambito.

Immagina le loro voci come il suono rauco e stentato di un


abisso, il lamento di esseri che non videro mai la luce e si
nutrirono per milioni di anni delle sole angosce degli uomini.
“Eccone un altro che vuole fuggire!” Dicono voltandosi dalla
tua parte e mostrando i loro visi neri e privi di orbite. Un
sogghigno rende la loro espressione simile a una smorfia di
dolore. Le labbra sottili quasi inesistenti. Provano una
rovente invidia verso chi osa rivoltarsi, un’invidia che non dà loro tregua.

“Eccone un altro che non mostra rispetto per la prigione che edificammo con dedizione al
Tempo della Caduta.” “È uno di quelli che può farcela? In lui il Vril scorre copioso?” si
chiedono. E annusano la tua aura in cerca di un indizio. Se la risposta è no, si voltano
lentamente e tornano a loro eterno scrutarsi dentro. Ma se la risposta è affermativa, se
sentono che nella tua carne arde il Fuoco, sanno che da quel momento ha inizio una
partita fra le più potenti creature del Cosmo.

“Gli Oscuri reclamano la sua anima, lo vogliono dalla loro parte. Si sono accorti che il suo
Cuore è una pira e non una candela. Trasuda Vril che essi vogliono incanalare nella loro
buia causa.” Le Sentinelle Nere sanno che ogni Cuore impavido, dal momento in cui esce
allo scoperto, viene conteso fra i Cavalieri della Luce e le schiere degli Oscuri, coloro che
sopravvivono solo se possono asservire le anime di un pianeta. Gli Oscuri viaggiano da

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un capo all’altro dell’Universo in cerca di popoli a cui spremere sangue. Ma hanno bisogno
di alleati autoctoni per condurre a buon fine la loro opera. Scovano e arruolano giovani
portatori del Vril.

“Ma quindi chi dovrei temere, le Sentinelle o gli Oscuri?” domandai a Victoria Ignis,
sempre più confuso.

Le Sentinelle Nere sono le creature che edificarono la Matrice illusoria dentro cui tutti i
terrestri vivono. Pertanto, mentre da una parte sono la causa della prigionia degli esseri
umani, dall’altra sono gli artefici della loro liberazione. Vegliano affinché nessuno fugga,
ma non hanno secondi fini se non quello di eseguire gli ordini di “Colui che può ciò che
vuole”. Ti forgiano mettendoti alla prova istante dopo istante, affinché solo i diamanti più
puri possano emergere dalla feccia addormentata.

Nel momento in cui dichiari a te stesso di volerti liberare possono renderti la vita un
inferno: farti ammalare, uccidere i tuoi figli, allontanare il tuo partner, ridurti in povertà... Ma
quando qualcuno sconfigge le illusioni di Cronos ed evade, in un piccolo anfratto del loro
tenebroso Cuore... versano una lacrima di gioia.

Gli Oscuri sono un’interferenza. Sono adulatori, dispensatori di favori, il loro scopo è il
potere e cercano alleati. Vengono da te travestiti da angeli e ti promettono una vita
semplice e priva di sofferenze. Il loro atteggiamento è soave, la loro voce è come l’incanto
delle sirene. Tu resta legato all’albero della nave. Fa capire loro che preferisci morire nella
stretta terribile delle Sentinelle Nere piuttosto che fra le comode braccia della sconfitta.

“Alle volte credo di riuscire a percepire anch’io il Vril, ma per il resto dei miei giorni sono
stanco, mi sento sconfitto, fuori posto, privo di uno scopo. Come posso fare per sentire
questo Fuoco Sacro che percepisco abbondante dentro di te? Sembra che tu lo vivi
fisicamente.”

Lo Spirito discende in chi lo invita attraverso l’azione. Limitandoti a studiare sui libri non
offri una dimora degna per il Vril. Ti racconterò una storia.

Alcuni anni fa ho lavorato per una unità molto particolare dei Servizi Segreti. Non ti dirò di
quale nazione. Io ho viaggiato molto. La nostra unità si occupava di effettuare raid militari
in territori di altre nazioni per gli scopi più diversi, nessuna di queste missioni è mai stata
ufficiale. La cosa curiosa è che talvolta lavoravamo in collaborazione con un gruppo di
“spie psichiche”, uomini e donne arruolati nell’esercito e addestrati come “percettori a
distanza”: pur restando seduti in una stanza potevano “viaggiare” a migliaia di chilometri di

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distanza per spiare cosa stava accadendo a una persona o
a un luogo. I più bravi fra essi potevano introdursi in un
ufficio e letteralmente “leggere” dei documenti segreti chiusi
in un cassetto. Ma il dispendio energetico lasciava il
percettore spossato o addirittura malato, inoltre spesso non
si avevano sicurezze sull’autenticità della “lettura”. Molte
nazioni posseggono gruppi addestrati per queste funzioni.

Alcuni nostri agenti che lavoravano in territorio sudamericano, mentre si occupavano di


tutt’altro, erano venuti a conoscenza della sparizione di alcuni bambini. Correva voce
dell’esistenza di un certo gruppo paramilitare che agiva in una determinata zona
compiendo scorrerie, uccidendo, prelevando civili, anche bambini, che poi non facevano
più ritorno ai loro villaggi.

La voce arriva negli altri gradi della nostra sezione e un generale si prende la briga di
vederci più chiaro. Dal momento che le notizie risultano imprecise e frammentate, in via
non ufficiale vengono messe in azione le “spie psichiche”. Queste possono lavorare anche
senza l’ausilio di coordinate specifiche, anzi, meno vengono “contaminate” da informazioni
aggiuntive, meglio è per la buona riuscita della percezione.

Dopo un paio di giorni alla mia unità arriva il resoconto della percezione a distanza:
Gruppo paramilitare bene armato, trenta elementi circa, insediato nella jungla. Una decina
di bambini di età variabile tenuti come schiavi, nudi, malati. Usati come oggetti sessuali.
Alcuni usati come cavie per addestrare i militanti del gruppo a uccidere con i coltelli. I
bambini costretti a ferirsi e uccidersi anche fra di loro.

Sapevamo più o meno tutti che queste cose accadono nel mondo, anche in Paesi
decisamente più civilizzati, ma fino a quel momento lo sapevamo solo per sentito dire.
Davanti a quel resoconto lapidario rimanemmo tutti sconvolti.

Non poteva essere fatto nulla di ufficiale; al nostro Governo non interessava certo
incrinare i rapporti internazionali per salvare la vita a bambini indigeni di cui nessuno
conosceva o avrebbe mai conosciuto l’esistenza. Ma pochi giorni dopo giunge un ordine
proveniente dal generale a capo della nostra sezione: intervenire per dare una
dimostrazione di forza ai narcotrafficanti che solitamente coprono le attività di quei gruppi
paramilitari. Ultimamente i narcos erano diventati molto più arroganti nel trattare gli affari
con i Servizi Segreti del nostro Governo, per cui quella poteva essere l’occasione per

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mostrare loro di cosa eravamo capaci e allo stesso tempo compiere un’azione da “buoni
samaritani”.

Tutta l’operazione doveva essere portata a termine in sole tre ore, compreso
l’avvicinamento e l’allontanamento dall’obiettivo. Ciò significava che avremmo dovuto
muoverci di corsa per tre ore: dal momento in cui scendevamo dall’elicottero fino al
momento di risalire. Potevamo farlo? Io ero a capo dell’unità e dichiarai che era possibile
farlo, ma a patto che con me venissero solo gli uomini che avevo addestrato io
personalmente nell’ultimo anno di attività.

“Tu eri a capo di un’unità di questo genere? Ma sei una donna!” mi lasciai sfuggire.
Victoria Ignis mi gelò con lo sguardo. Sapevo che non stava rimproverando il mio
sessismo, lei era ben oltre ogni banale concetto di superiorità/inferiorità. Stava
rimproverando la meccanicità istintiva con cui tale pensiero era uscito da me. La mia
assenza di controllo sulla mente inferiore, il mio pensare ancora da schiavo.

Come può esserci qualcosa che non posso? Dove c’è una volontà c’è una strada. Il
mondo è dentro di me, non io dentro il mondo. Fuori di te non esiste nemico, sei sempre
solo tu che minacci te stesso. La tua incertezza apre una via alla pallottola che ti colpirà. Il
seme della morte lo porti dentro, ti tiene lontano dal turbamento che ti sarebbe causato
dalla percezione dell’Infinito... a cui ancora non sei pronto.

Avevo bisogno di un padre e una madre e li ho generati. Ma io sono la bambina scambiata


nella culla: il mio vero Padre è il Vril, la mia vera madre è Afrodite. Io sono la creatura
riuscita male... che si è rivoltata contro la Creazione. Io sono l’imprevisto che non stavate
attendendo. Poche ore più tardi, otto uomini e due donne scendono di corsa da un
elicottero e si proiettano nella boscaglia. Sono le 03:30 del mattino. Un’ora di corsa fino al
luogo dell’obiettivo.

“Non è possibile correre per tre ore consecutive e restare abbastanza lucidi per
combattere corpo a corpo e sparare. Tre ore è la durata di una maratona!”

Sei ancora nel limite. Il tuo Fuoco è sepolto. L’addestramento dei Senza Sonno è
concepito per riportare in superficie ciò che è nascosto, non aggiunge nulla a ciò che già
sei. Mentre correvamo la nostra spina dorsale era una torcia, una colonna di Fuoco. Era
come avere una sbarra d’acciaio incandescente al posto della colonna vertebrale.
L’estremo superiore si conficcava alla basa della nuca e produceva una sensazione di
fastidio che poteva diventare anche molto intensa.

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Tutto è possibile quando sei pervaso dal »furor bellicus«. È uno stato di coscienza non
ordinario... superiore. 04:30 del mattino. A un centinaio di metri dall’obiettivo cominciano
ad arrivare le intuizioni: quante persone sono presenti nell’insediamento, come è armata
ciascuna di esse, in quale posizione si trova rispetto alla pianta dell’accampamento, quale
è la capanna dei bambini, quale quella delle munizioni, e così via. Le intuizioni giungevano
contemporaneamente a tutti, come fossimo una mente sola, come scaricare dei files dalla
stessa fonte. Prima di arrivare sull’obiettivo ognuno di noi sapeva già su quali uomini si
sarebbe avventato e dove questi erano collocati.

A cinquanta metri ci allarghiamo a raggiera e accerchiamo l’accampamento. Troviamo e


immobilizziamo tre sentinelle. Quindi riprendiamo a correre e percorriamo gli ultimi metri. Il
passaggio del Vril è oramai alla massima intensità, abbiamo tutti la visione astrale e
comunichiamo telepaticamente, ci muoviamo come cellule di un unico organismo perfetto.

Apro una parentesi. Come lavorava la mia unità? In casi come questo non potevamo
uccidere, in quanto l’anima dell’individuo si sarebbe spostata in astrale e qui avrebbe
arrecato maggiori danni rispetto a quando stava confinata in un corpo. Uccidere un uomo
in realtà lo libera dalle catene del corpo fisico, e se è un uomo malvagio andrà a
influenzare dal piano astrale decine se non centinaia di altri uomini, in modo da continuare
a nutrirsi di emozioni pesanti anche su quel piano.

Paradossalmente, un comune avversario – un uomo che non si distingueva per crudeltà o


perversione – potevamo ucciderlo, ma elementi di questo genere dovevamo renderli
innocui facendoli catturare dalle forze di polizia, tuttavia “trattenerli nella materia”.

04:45 del mattino. Dieci ombre silenziose, distribuite a 360 gradi, convergono verso il
centro dell’accampamento debolmente illuminato da un falò. Il silenzio e la velocità sono
tutto. Due cose non possono più essere fermate: una freccia scagliata verso il bersaglio,
un Senza Sonno che si avventa sulla sua preda.

Non un grido, non un gemito, non uno sparo. Potresti essere a 20 metri dal campo e non
accorgerti di ciò che sta accadendo. Ognuno di noi è dotato di una Taser (pistola elettrica)
di ultima generazione, nastro adesivo... e un machete. La preda viene sorpresa alle spalle
e stordita con una scarica elettrica, poi imbavagliata con del nastro adesivo, il tutto in 4-5
secondi al massimo, tre prede a testa.

Le operazioni del genere sono le più pericolose, perché loro sono liberi di fare ciò che
vogliono, possono sparare o lanciare granate, mentre noi abbiamo le mani legate. O
compiamo un capolavoro o ci rimettiamo la pelle. È una scena surreale. Nessuno di loro
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ha il tempo di capire cosa sta succedendo. Nessuno di loro fa in tempo a premere il
grilletto o dare l’allarme.

“E poi? Una volta immobilizzati avvisate la polizia o l’esercito regolare che vengono a
prenderseli?”

No. Non in questo caso. A parte il fatto che sarebbero di nuovo liberi in poco tempo, gli
ordini erano comunque diversi. Dovevamo mandare un messaggio ai narcos. Quel gruppo
paramilitare era protetto da loro, anche perché alcuni di quegli uomini erano imparentati
con un noto narcotrafficante che stava dettando delle condizioni insostenibili per i nostri
Servizi Segreti riguardo il commercio di droga in occidente. Dovevamo far loro capire con
chi avevano a che fare.

L’ordine era di “fare un lavoro fatto bene”. 04:55 del mattino.


Armati di machete amputiamo entrambe le mani a ogni
uomo! È la fase più lunga dell’operazione. Mentre stiamo
ancora finendo alcuni di loro cominciano a svegliarsi.
Vedono cosa gli è stato fatto, cosa stiamo facendo agli altri,
non possono gridare, non possono strappare via il nastro adesivo perché hanno solo dei
moncherini sanguinanti al posto delle mani. Si odono solo dei mugolii soffocati.

Quando tutti si svegliano, un insopportabile lugubre lamento – quasi fosse un mantra


tibetano sinistramente colorato – s’impossessa dell’intero campo. Alcuni si contorcono sul
terreno, altri si alzano in piedi e ci vengono incontro mostrando gli arti amputati. Gli occhi
sgranati, terrorizzati, increduli. Una scena da girone infernale.

Abbandoniamo le armi a terra e restiamo un istante in piedi al centro del campo, illuminati
dal fuoco. Dieci figure inguainate di nero dalla punta dei piedi alla cima della testa. Mi
chiedo che impressione stiamo loro facendo. Dieci demoni ninja sbucati da chissà quale
abisso avevano appena eseguito la loro pena... come in un incubo da cui non si sarebbero
mai svegliati.

Ma dobbiamo fare ancora una cosa: gettare le mani amputate sul fuoco, affinché non
possano essere riattaccate con un intervento chirurgico. Alcuni di loro, terrorizzati,
cercano di impedircelo. Prendono a calci il fuoco. Li dobbiamo allontanare e stordire
nuovamente con le pistole elettriche.

05:15 del mattino. Ci allontaniamo dal campo di corsa. Sulla nostra sinistra lasciamo la
capanna dei bambini. Non si ode nulla. Stanno dormendo. I mezzi dell’esercito e le

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ambulanze sarebbero arrivati da lì a poco, secondo gli accordi presi con il nostro
comando.

Victoria Ignis si ferma un istante a osservare la mia espressione scioccata, poi riprende:

Ho vissuto fasi differenti dopo quell’episodio. La prima, molto breve, fu di esaltazione per
la riuscita perfetta dell’operazione. La seconda, molto lunga, fu un periodo di riflessione
profonda riguardo il significato di ciò che avevamo fatto. Avevamo coperto il sangue con
dell’altro sangue. Fino a che punto il fatto di eseguire ordini scagionava la nostra
coscienza? Poi ci fu la terza fase: la visione dell’Ordine.

A un certo punto comprendi con la parte più profonda di te che ci sono alcune “cose” che
vanno fatte nella materia. Comprendi che qualcuno le deve fare. E comprendi che quel
qualcuno puoi essere solo tu. Qualcuno deve telefonare la notte a casa dei genitori per
annunciare loro che il figlio è appena morto in un incidente. Qualcuno deve inventare la
ghigliottina e qualcuno deve fare il boia. Qualcuno deve sganciare una bomba sopra le
case di una città… e qualcuno deve stare sotto ad aspettarla.

Ognuno recita una parte in uno spettacolo perfetto. Non c’è qualcuno che è più buono e
qualcuno che è più cattivo. Sei in un luogo… in una data epoca… hai un corpo di un certo
tipo… e “decidi” di fare il giocatore di pallacanestro. Fino a che punto puoi dire di aver
deciso? Tuo nonno faceva il boia, tuo padre fa il boia, tu fai il boia. Se lo fa un altro vomita.
Tu sei “quello giusto” che lo deve fare. In un istante intuitivo ho visto il Disegno. Non è un
fatto mentale, non ci puoi arrivare col ragionamento, non puoi convincere nessuno e non
puoi rispondere niente a chi ti contraddice. Kosmos è un termine greco: significa Ordine.

venerdì 18 novembre 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XXVI

Io vivo di Volontà mia. Non ho bisogno di essere urtata per muovermi dal mio posto. Io
sono colei che trova in se stessa l’origine del suo movimento. Come il Colosso di Rodi,
non c’è umano che possa cambiare la mia posizione; se qualcuno vuole vedermi altrove
deve aspettare che sia io a decidere di spostarmi. Perché se amassi il gregge sarei
pastore e non pecora.

Dopo aver esordito così, Victoria Ignis mi raccontò una storia.

Nel terzo anno del suo regno, Hor Ny-Or – un Re egizio vissuto all’epoca dell’Egitto prima
delle sabbie (prima del 7500 a.C.) – dovette fronteggiare una rivolta popolare. Nel mezzo

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di una sala tappezzata di marmo bianco, vasta come un’odierna piazza, egli si rivolse al
Gran Sacerdote per chiedere consiglio. Il Gran Sacerdote era Draco Daatson. “Perché il
mio popolo si rivolta contro il suo Re?” fu la domanda posta dal Re.

“Perché il suo Re ha smesso di amare e il suo popolo lo ha sentito. Anche le piante e le


mura delle case lo hanno avvertito e il loro muto disappunto diverrà un cataclisma che si
abbatterà sul Regno se il Re non porrà riparo alla situazione.” “Quale situazione?” chiese
ancora Hor Ny-Or.

“Il Re ha paura di amare totalmente la sua Regina. Il Re ha paura di morire nel grembo
della sua Regina, ha paura di abbandonarsi a lei con tutto se stesso. Lei lo ha chiamato a
un amore totale e lui in risposta ha creato dei confini, ha innalzato dei limiti, per non dover
più scorgere l’insopportabile infinito a cui lei lo invita.” “È vero. Non sopporto più nemmeno
la vista di lei. Mi fa male.”

“È la paura di morire. La paura di perdersi nel suo ventre. Il Re è chiamato a compiere


questo salto evolutivo. La morte è solo assenza d’amore. Se in lui c’è la paura della morte,
allora verrà ucciso. Un Re che non ama ha paura di morire, questo Re ha già deciso di
eliminarsi. Ma la morte non è la fine: è un cominciare a salire dopo aver raggiunto la vetta
della montagna.

Il Regno è il corpo del Re e il suo popolo rappresenta le sue


cellule viventi. Se il Re non è sano, integro in ogni anfratto
del suo essere... le sue cellule gli si rivoltano contro.”
“Pensavo che il Re fosse degno.” Disse il Re.

“Lo è. Ma non gli è concesso di fermarsi. Senza una


continua aspirazione verso l’Alto l’uomo degrada verso il
basso. Non si può restare fermi: o si sale o si scende.
Proprio perché il Re è degno, il popolo lo chiama a compiere un balzo in avanti. Fa che
l’aurora non ti trovi dove il tramonto ti ha lasciato.”

“Cosa può fare il Re per salvare il suo Regno?” “Il Re dice di non sopportare più la vista
della Regina. Ebbene, deve vincere questa paura e starle accanto adesso più che mai. Il
cammino della chiarezza passa dal mondo delle ombre e il sentiero che porta all’alba si
chiama notte. Se la donna è sorda e l’uomo è muto, allora possono intendersi solo
toccandosi le mani. Occorre che il Re smetta di sfuggirsi e si apra all’incertezza, che
prenda per mano la Regina e si faccia accompagnare dentro di sé.

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Amare senza limiti implica il morire a se stessi, sprofondare nell’altro, perdere la paura,
riacquisire la propria dignità. Siate uniti come la vista nei due occhi.” “Dimmi, qual è la tua
profezia?” “Riconoscere che la causa è interna è già la guarigione. Per entrare in un
tempio invisibile non occorre compiere alcun movimento. Nel momento in cui ha deciso di
espormi il suo problema, il Re ha salvato il suo Regno. Questa è la mia profezia.”

giovedì 15 dicembre 2011


Il libro di Draco Daatson - Parte XXVII

Tutto ciò che scrivo in queste pagine è frutto della rielaborazione degli appunti che
prendevo durante e dopo i miei incontri con Victoria Ignis. Sono appunti sparsi, che non ho
mai messo in ordine. Scrivere questi post è stata per me un’occasione per sistemarli in
maniera più coerente, anche se l’impresa non è semplice in quanto lei non seguiva un filo
temporale logico e inoltre ripeteva spesso, a ogni incontro, gli stessi concetti e le stesse
frasi. Cambiavano il contesto, gli esempi, l’esposizione dei miti... ma l’assunto di fondo,
l’assioma supremo era sempre lo stesso:

Il mondo è dentro di te. Se tu cambi lui è costretto a seguirti.

Qualche giorno fa, stimolato dalla mia recente iniziativa di entrare attivamente in Politica –
in quanto considero che ogni cittadino che abbia svolto un corretto lavoro su di sé debba a
un certo punto affrancarsi dagli interessi egoistici e cominciare a sentirsi responsabile per
quanto accade nella sua nazione – sono andato a spulciare fra i miei vecchi appunti per
verificare se Victoria Ignis mi avesse mai parlato di Politica durante i nostri incontri. In
realtà aveva accennato all’argomento solo poche volte e del tutto incidentalmente, non in
maniera diretta. Evidentemente l’argomento in sé non la stimolava in modo particolare,
oppure pensava che non fosse utile parlarne con me fino a quando io non avessi
raggiunto un certo grado di “apertura”. Devo ammettere che allora avevo le mie idee fisse
sul tema della Politica e guai a chi me le toccava!

Leggo uno stralcio dai miei appunti:

Gli italiani in quanto popolo non hanno ancora un Ego. Sono divisi, frammentati, senza un
Centro di Gravità permanente. Parlo del popolo, non dei singoli individui. Gli italiani non
sono orgogliosi di essere italiani, non ragionano come uno Stato unico, perché ognuno è
una cellula impazzita che lotta unicamente in funzione della sua sopravvivenza
individuale, senza curarsi di stare danneggiando l’organismo intero.

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“Cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione?” Le chiesi quella volta. Cosa puoi fare
per migliorare la TUA situazione! Replicò secca. Le mie curiosità su società e Politica
erano subito state stoppate e reindirizzate verso la mia persona.

Non puoi fare nulla per migliorare un altro, ma puoi fare tutto per
migliorare te stesso. Il mondo sei tu. Il mondo soffre la fame perché
tu vivi nella povertà interiore, perché tu mendichi sempre qualcosa
da qualcuno – oggi è l’amore, domani è il lavoro. Appartieni a una
razza impiegatizia, per te anche la vita di coppia è solo un impiego,
una dipendenza. Il tuo vero “capo” è il mondo stesso che non
manchi di idolatrare tutti i giorni come causa esterna di ogni tuo
male e ogni tuo bene. Come un adoratore pagano, stai dando
potere al tuo idolo e lo sottrai a te stesso.

“Ma la gente sta male e muore. Gli italiani non versano in buone condizioni, la sensazione
generale è che presto l’economia prenderà una piega discendente dalla quale sarà
impossibile si risollevi.”

Ogni morte è un suicidio! Gli uomini non muoiono... si uccidono. La malattia, l’incidente e
persino la vecchiaia... sono tutte forme di suicidio inconsapevole. Il tuo sonno ti uccide, la
tua mancata integrità, i tuoi rancori, le tue paure, le tue ansie... ti uccidono giorno dopo
giorno. Dall’età di tre anni recluso in un’aula scolastica, poi dentro un ufficio per altre
decine di anni... senza mai poter compiere qualcosa di eroico, di elevato, che ti faccia
bramare la Vita, che la renda degna di essere vissuta.

Ma ecco che un giorno giunge finalmente la Grande Liberatrice... inconsciamente la


desideri, la pretendi... perché la Vita per come la conosci oramai ti è insopportabile. Sei
nato immortale. Tuttavia muori perché in fondo non vedi l’ora di farlo! Sentenziò.

Guardati dalla folla. Non ha potere creativo, può solo distruggere ciò che è stato fatto da
qualcun altro, per passare da una schiavitù a quella successiva. Non conduce, segue.
Non ha sogni, non ha volontà, non ha fede... tutto le viene introdotto dall’esterno. Non
agisce, imita. L’Eroe edifica e la folla distrugge... è sempre stato così. La folla attende la
morte per essere liberata dalle sue pene, tu fallo in vita!

Draco Daatson così ci incitava: “Agite. Non trascinatevi dietro a me come pesi morti,
lamentandovi nell’inazione. Io non sono un becchino e non trasporterò cadaveri!”

“Ma cosa posso fare io?”

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Parla ad altri di ciò che stai vivendo. Stravolgi le vite di coloro che sono pronti per
rigenerarsi. Dì loro che il mondo non è esterno, insegna che il mondo può solo obbedire a
ciò che siamo interiormente. Se nessuno sa quello che sai il tuo sapere serve a poco. La
mia voce raggiunge i dispersi. Le mie labbra obbediscono al Fuoco. Il nostro è un antico
patto che si rinnova Era dopo Era: tu diventa Mio canale e io ti manderò ascoltatori.
Accetta la Gioia di una marcia infinita. Il futuro dell’umanità è splendente.

Io sono l’invocante e l’evocata. Io sono l’Appello e la


risposta. Sono invincibile poiché combatto solo per
affermare il nuovo. Abbatto il vecchio senza esitare, poiché
urge fare spazio per il futuro che avanza. Insegna il Vangelo
che nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il
vino fa scoppiare gli otri e si perdono sia il vino che gli otri. Il vino nuovo va messo in otri
nuovi.

Incidi la materia utilizzando il Vril. Il vomere migliore è quello che traccia il solco più ampio
e più profondo, affinché non si debba arare passando due volte nello stesso solco. Ti
muoveranno contro delle critiche, ma è normale che la terra opponga resistenza al
passaggio dell’aratro.

Agli uomini piace chiamarsi uomini senza distinzione alcuna, ma in verità ti dico che si
stanno già delineando due specie ben differenti fra loro, le quali progressivamente e
inevitabilmente si allontanano una dall’altra. Si sfiorano camminando per le strade,
lavorano accanto negli uffici... ma appartengono a due Universi incompatibili.

Un’umanità ancora selvaggia, schiava del dualismo, intrappolata in una visione


bidimensionale (senza profondità) della realtà. Un’umanità che può conoscere solo
attraverso il contrasto, la differenza, la lotta, che vive di opposizione sia nella vita privata
che nella scienza o nella politica. Un’umanità che lotta contro le malattie, lotta contro la
povertà, lotta contro l’altra fazione politica...

La nuova specie vede in maniera tridimensionale, ha una profondità, perché possiede un


Cuore che freme e le permette di cogliere la Perfezione oltre ogni dualismo. Non divide
più fra giusto e sbagliato, non sta più pagando per aver osato mangiare il frutto dell’Albero
della Conoscenza del Bene e del Male. Si ciba direttamente all’Albero della Vita. In questo
nuovo mondo un concetto può essere vero e falso allo stesso tempo. Il gatto di
Schrodinger è sia vivo che morto.

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Un uomo davvero uomo. Sveglio. Verticale. Non sgomita più con i suoi simili per
sopravvivere... perché non ha più simili. Il suo unico riferimento è in Alto. All’Alto
obbedisce e dall’Alto proviene la sua Forza. Insegna questo se vuoi imparare.

Sii un airone quando devi calcolare il tuo vantaggio, un leone quando attacchi, un lupo
quando predi, una lepre quando fuggi.

Mahabharata, testo sacro indù nel quale è contenuta la Bhagavadgītā

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