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Immagini che parlano: ricordi di un brasiliano in Italia #01

Dio mio, siamo a Pompei!


Paulo Irineu B. Fernandes
(Istituto Federale di Triângulo Mineiro - Brasile)

Qui migiliaia de persone parlano, ridono, scherzano, lavorano; alcuni


stanno pranzando, altri scendono le scale o firmano contratti, qualcuno
starà facendo l’amore... Tra un secondo tutto questo sarà bruscamente
interroto, e nel giro di poche ore verrà distrutto, cancellato, e ogni essere
vivente bruciato vivo o soffocato1.

Il mio interesse per Pompei, e per il suo tragico destino, nasce insieme all'interesse per
l'antichità classica, ancora nell'infanzia, per l'incoraggiamento dei miei genitori, per le enciclopedie
a disposizione nella nostra casa, per la letteratura indicata dagli insegnanti a scuola e nei programmi
televisivi mostrati all'epoca, come il programma Globinho, presentato dalla giornalista Paula
Saldanha, e Sítio do Picapau Amarelo (Il Fantastico Ranch del Picchio Giallo) ispirato all'opera di
Monteiro Lobato.
Nel caso di Pompei, delle sue rovine e degli scavi, il mio interesse è stato suscitato nel 1977,
quando ho avuto accesso a foto e illustrazioni, tra le quali spiccavano, per la mia intesa giovanile, le
immagini delle vittime dell'Orto dei Fuggiaschi, le strade abbandonate, il grande anfiteatro,
imponente e silenzioso, in cui si erano esibiti pochi anni prima i Pink Floyd e il Vesuvio, ancora
minaccioso, tra gli altri. In un giorno già lontano della mia infanzia, quando avevo solo undici anni,
mi sono proposto lo scopo di conoscere un giorno quel luogo: Pompei, Italia. Ho aspettato circa 40
anni prima che arrivasse quel giorno, nell'aprile 2017, di cui scriverò più avanti in questo testo.

Quanto all'evento che ha distrutto il presente della città di Pompei, ma conservandola per il
futuro, si tratta di un evento storico avvenuto nell'anno 79 d.C., un'eruzione del vulcano Vesuvio.
Per secoli si pensava che l'eruzione che causò la catastrofica fine di Pompei fosse avvenuta
nell'agosto del 79 d.C., a causa di una lettera scritta da Plinio, il Giovane, testimone dell'eruzione.
Tuttavia, alcuni studiosi hanno già messo in dubbio questa data. Uno di questi, Alberto Angela, ha
scritto: «Per quanto riguarda la data dell'eruzione, tradizionalmente accettata come il 24 agosto 79
d.C., ho deciso di attenermi alla tesi 'autunnale' che - sulla base di precisi studi e osservazioni -
considera la data circa due mesi dopo, il 24 ottobre dello stesso anno ». (Angela, 2014, p. 9). Oggi
tutto indica che Angela ha ragione, perché nell'ottobre 2018 il giornale italiano La Repubblica ha

1
Angela, Alberto. I Tre Giorni di Pompeia, p. 328.
riportato il ritrovamento di graffiti sul muro di una casa nell'area archeologica Regio V, negli Scavi
di Pompei. La scritta si riferisce a una data e studi hanno dimostrato che era il 17 ottobre 79.
Pertanto, l'eruzione fatale avvenne dopo questa data, ma non passò molto tempo dopo che, essendo
stata fatta con il carbone, l'iscrizione non sarebbe durata molto tempo se l'eruzione non fosse
avvenuta, i cui effetti hanno preservato l'iscrizione. Pertanto, l'eruzione è quasi certamente avvenuta
il 24 ottobre 79 d.C. L'eruzione provocò anche la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Stabia
e altri piccoli gruppi urbani, sepolti sotto strati di pomice.
I rapporti di eventi catastrofici sono comuni nella letteratura universale, specialmente nel
contesto religioso. I casi più noti provengono dalle città bibliche di Sodoma e Gomorra, la
differenza fondamentale, nel caso di Pompei, è che, in questo caso, l'evidenza della catastrofe è
reale e tangibile. A Pompei, il paesaggio in generale e tutti i paesaggi che la città offre sono simili a
fotografie tridimensionali, che hanno catturato e congelato parte della storia, tra le quali le più
suggestive sono quelle delle sculture umane prodotte dagli stampi lasciati da tutta la materia
lanciata dal Vesuvio.
Il processo che ha permesso di preservare le forme del corpo delle vittime è piuttosto
complesso. Poiché parte del materiale espulso dal vulcano, principalmente le ceneri, aderiva alle
forme dei corpi delle vittime, è stato possibile mantenerne intatta la forma per secoli. Si tratta,
insomma, di una tecnica messa a punto da Giuseppe Fiorelli, direttore degli scavi nella seconda
metà dell'Ottocento, che permette di riempire di gesso quelli che sarebbero gli stampi lasciati
dall'evento. In questo modo è stato possibile ottenere una sorta di scultura, molto fedele, di ogni
corpo. Vale la pena ricordare il fatto che in molti testi disponibili, il termine scheletro pietrificato è
usato per riferirsi a questi corpi, il che non è corretto. Nel caso di Pompei e, più precisamente, di
queste sculture, ciò che è accaduto è stato una conservazione della forma del corpo, ancor prima
della sua decomposizione. Ciò non significa che tutte le persone abbiano incontrato questo tipo di
morte. Molto vicino a Pompei, nella città di Herculano, la stessa eruzione fu catastrofica e provocò
altri tipi di morte, a causa del materiale che invase la città.
Quanto alla nostra esperienza, i misteri nascosti di Pompei hanno cominciato a svelarsi
quando, nell'aprile 2017, da Roma, ho preso, insieme a mia moglie Telma e nostro figlio Bruno, il
treno di Trenitalia diretto a Napoli e, successivamente, a Pompei. Il giorno tanto atteso era arrivato!
Da Roma a Napoli e poi da Napoli a Pompei, il viaggio dura circa 2 ore. Arrivando alla
stazione di Pompei (situata nella nuova città di Pompei), il percorso per gli scavi (sito archeologico
- Scavi di Pompei) può essere fatto a piedi, in 15-20 minuti. L'ingresso al sito è a pagamento, come
quasi tutti i siti turistici italiani (e siti archeologici), ma devo dire che, rispetto a quanto forniscono
(e ai costi), i valori sono equi e possono essere diversi per casi specifici: turisti, visite scolastiche,
ricerca accademica, tra gli altri. I minori di 18 anni, accompagnati da adulti, non pagano.
Sono tanti i motivi che giustificano un viaggio a Pompei, in generale, tra i quali, segnalo la
possibilità unica di conoscere un luogo che ritrae perfettamente la quotidianità di una città di più di
duemila anni, conservato sotto la materia prima lanciata da Il Vesuvio, nel 79 d.C. Si tratta di un
«ritratto tridimensionale» che contiene molte informazioni su una meravigliosa civiltà che ha molto
apprezzato la bellezza, l'arte, la sensualità, gli affari, lo sport e la cultura, senza prestare però
attenzione a molti eccessi nel comportamento (gli anfiteatri romani, ad esempio, erano un luogo di
grande sofferenza). Si stima che 20.000 persone vivessero a Pompei, al momento della sua
distruzione, e la città aveva un grande anfiteatro e due teatri (Il Teatro Grande e L’Odeon), come
esempio dell'importanza dell'attività culturale.
Da un punto di vista individuale, come fan del gruppo di rock inglese, i Pink Floyd,
consiglio anche a chiunque voglia conoscere l'anfiteatro dove è stato registrato lo spettacolo
classico di Pompei (Pink Floyd live at Pompeii - 1972). Confesso di essere rimasto positivamente
sorpreso, perché nell'area interna dell'anfiteatro c'è tutto un omaggio ai Pink Floyd. Credo che oggi
capisco meglio l'intenzione dei Pink Floyd, quando registrano in anfiteatro: rimettere suono, musica
e arte, di nuovo, in quella città così a lungo messa a tacere. Dopo i rumori emessi dall'eruzione del
Vesuvio, nel 79 d.C. e i suoni che seguirono l'evento: urla, crolli sui tetti delle case, incendi, gente
che correva per le strade, pianto di bambini e adulti, lamenti e preghiere, la città fu coperta e in
silenzio per quasi 17 secoli.
Infine, richiamo la vostra attenzione su un punto importante: ero riluttante prima di inserire
le foto dei corpi scoperti nel 1961, che potrebbero essere della stessa famiglia, nel luogo
denominato Orto dei Fuggiashi. Lo faccio con tutto il rispetto che la scena richiede. La meditazione
su quelle immagini mette giù ogni sensazione di importanza (che va oltre il necessario rispetto di
sé) che possiamo avere su noi stessi. È un «pugno nello stomaco» della nostra vanità. Sono
immagini che mostrano il tempo fermato ed è impossibile rimanerne indifferenti. Mi identifico con
loro. Mi vedo in loro e vedo tutti noi, umani, fragili, per i quali la morte può arrivare da un
momento all'altro. Queste sculture a Pompei, sia umane che animali, sono impressionanti e non è
possibile rimanere insensibili a loro. L'espressione di panico sul volto di un individuo che cerca
disperatamente di proteggere la sua famiglia nei momenti critici è stata nascosta per secoli. Qual era
il tuo nome? Quali erano i tuoi desideri? Quali sono stati i tuoi successi e le tue delusioni? Non lo
sapremo! Tutto si è interrotto in quel tragico momento, eternamente registrato, come se il tempo si
fosse fermato. Certamente, molti cittadini di Pompei morirono quel giorno credendo che non solo la
loro città fosse stata distrutta, ma il mondo intero.

Forse può sembrare anacronistico scrivere di Pompei oggi, soprattutto in un momento in cui
una pandemia (COVID-19 / SARS-CoV-2) provoca così tante sofferenze nel mondo. Ma parlare di
Pompei non è, anche, parlare della vita, che ci incanta, e della morte, che ci minaccia? E quale
lezione possiamo però imparare da Pompei? L'eruzione
sarebbe una punizione divina, come molti sostengono
ancora oggi? Nel cercare risposte a queste domande, mi
rifiuto di pensare che l'impulso iniziale che mi ha fatto
venire voglia di conoscere gli scavi archeologici di Pompei
sia limitato al tragico evento che vi si è verificato, con le
sue migliaia di morti. No! Quello che ho imparato da
Pompei è che dobbiamo prenderci cura del momento
presente, della vita, di noi stessi e dei nostri simili.
Dobbiamo imparare a sentirci ogni giorno come un dono,
come un'opportunità in più, poiché non ci è stato ancora
dato il potere di anticipare come sarà il prossimo momento.

Riferimenti:
ANGELA, Alberto. I Tre Giorni di Pompei. Milano: Rizzoli, 2014.
Pink Floyd Live At Pompeii. Adrien Maben. Universal, 1972 (Registrato nel 1971).

Fotografie: Paulo Irineu B. Fernandes