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LA PRIMA GUERRA MONDIALE  UNITÀ 3

1. CAUSE E INIZIO DELLA GUERRA

La prima guerra mondiale (1914-1918) ebbe varie cause, tra queste vi furono le CAUSE POLITICHE, che riguardavano
i contrasti fra gli Stati europei e alcuni problemi presenti al loro interno, come:
 Il desiderio di rivincita dei Francesi, sconfitti dai Tedeschi nel 1870-71, con la rivendicazione della Lorena e
dell’Alsazia.
 La rivalità tra Austria e Russia per il dominio dei Balcani.
 Il malcontento delle varie nazionalità all’interno dell’impero austro-ungarico.
 La crisi dell’Impero ottomano, che spinse la Turchia a stringere legami con l’Austria.
 La presenza di due blocchi militari contrapposti: la Triplice Alleanza (Germania, Austria, Italia) e la Triplice Intesa
(Gran Bretagna, Francia, Russia).
Oltre alle cause politiche vi furono delle CAUSE ECONOMICHE che furono:
 La rivalità economica tra Gran Bretagna e Germania, provocata dalla rapida crescita di quest’ultima. Il governo
tedesco, aspirava al controllo della Mitteleuropa (area centro-europea), inoltre la presenza della Germania
nell’area balcanica, preoccupava anche i Russi.
 La necessità, da parte delle grandi potenza, di rifornirsi di materie prima e di garantirsi ampi mercati per favorire
lo sviluppo industriale.
Le CAUSE MILITARI furono, la politica militarista delle grandi potenze e la corsa agli armamenti degli Stati europei
industrializzati. A tutte queste cause si aggiunsero anche le CAUSE CULTURALI che furono:
 Il diffondersi dell’ideologia nazionalista.
 Le tesi razziste sulla necessità di salvaguardare l’identità nazionale.
 L’applicazione del darwinismo alle relazioni internazionali.
 Gli atteggiamenti favorevoli alla guerra diffusi tra i giovani.
A far esplodere il conflitto fu un nazionalista serbo, Gravilo Princip, il 28 giugno 1914 uccise a Sarajevo l’erede al
trono d’Austria, l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie. L’Austria approfittò di questa situazione per risolvere
la questione balcanica e il 23 luglio inviò un ultimatum alla Serbia, richiedendo:
- La repressione delle organizzazioni irredentistiche slave.
- Il divieto di ogni forma di propaganda antiaustriaca.
- L’apertura di un’inchiesta sull’attentato.
Il governo serbo respinse queste richieste e il 28 luglio 1914 l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, bombardando
Belgrado.
Nel giro di pochi giorni dal conflitto tra Austria e Serbia si passò ad una guerra europea. La Germania dichiarò guerra
alla Russia (1 agosto) e alla Francia (3 agosto), le truppe tedesche diedero avviò al piano Schlieffen (dal nome del
generale), che prevedeva un attacco massiccio alla Francia aggirandone le difese militari mediante l’attraversamento
di Belgio e Lussemburgo. Ma con l’occupazione di questi paesi, la Gran Bretagna, il 4 agosto 1914, intervenne a
fianco della Russia contro l’Austria e Germania (l’Italia si era dichiarata neutrale).
In Francia, sul fronte occidentale, i francesi riuscirono a bloccare i nemici sul fiume Marna, dove avvenne la battaglia
dal 6 al 12 settembre[1° battaglia], nella quale nessuno dei contendenti ebbe la meglio.
Dall’autunno del 1914 i due eserciti si scontrarono su una linea che va dal Mare del Nord alla Svizzera, l’uso
dell’artiglieria e delle mitragliatrici rendeva inutili e cruenti i tradizionali attacchi e si richiedevano efficaci sistemi di
difesa. A questo scopo nacquero le trincee, fossati scavati nel terreno che col passare del tempo furono
“modernizzati”. Con questi cambiamenti si ha il passaggio da guerra di movimento a guerra di posizione.
Sul fronte orientale, i tedeschi sconfissero i Russi nelle battaglie di Tannenberg (25-30 agosto) e dei Laghi Masuri (4-
10 settembre). Il 31 ottobre entra in guerra anche la Turchia, in appoggio degli imperi centrali.

DIFFERENZE TRA: GUERRE DELL’800 PRIMA GUERRA MONDIALE


Fattori decisivi Abilità tattica dei comandi. Modernità degli armamenti. Efficienza
Fattore sorpresa. dell’apparato industriale.
Armi Tradizionali. Sviluppo di armi innovative, in particolare di
artiglieria pesante (cannoni di grande calibro e a
lunga gittata, bombe a mano, lanciafiamme, gas
asfissianti, sommergibili e aerei)
Forze Militari al fronte, Ingenti quantità di unità militari; mobilitazione
prevalentemente professionisti. generale; coinvolgimento della popolazione civile.
Tecniche di combattimento Scontri in campo aperto Guerra di posizione/guerra di trincea.
Obiettivi Conquista del territorio nemico. Esaurimento delle risorse del nemico,
logoramento.

2. L’ITALIA IN GUERRA

Nell’agosto del 1914, Salandra proclamò la neutralità dell’Italia appellandosi alle clausole della Triplice Alleanza, che
prevedevano solo guerre difensive; allo stesso tempo si innalzò un dibattito di intervenire contro l’Austria per riunire
all’Italia Trento e Trieste. Si formarono cos’ due schieramenti contrapposti:
- I neutralisti. La maggior parte della popolazione e la maggioranza dei parlamentari desideravano che l’Italia non
partecipasse alla guerra, tra questi vi fu Giolitti. Oltre ai liberali vi erano i cattolici e i socialisti a non volere la
guerra, infatti quest’ultimi ritenevano la guerra uno scontro fra opposti interessi capitalistici.
- Gli intervenisti. La posizione favorevole all’intervento in guerra era sostenuta dai nazionalisti e dagli irredentisti,
chiamati interventisti di destra. Tra questi spiccarono in maggior modo, Nazzario Sauro, Cesare Battisti, Gabriele
D’Annunzio e Giovanni Papini. Gli interventisti di destra avevano come obbiettivo la liberazione di Trento e
Trieste dal dominio austriaco.
L’interventismo di sinistra era rappresentato da Salvemini, Damiano Chiesa, De Andreis, Bissolati e Labriola.
Secondo loro l’Italia doveva schierarsi a fianco dei Paesi democratici dell’Intesa contro l’Austria e la
Germania, per contribuire a liberare tutte le nazionalità oppresse. L’organo principale dell’interventismo di
sinistra divenne il quotidiano “ Il Popolo d’Italia”, diretto da Benito Mussolini.
Nonostante gli interventisti furono una minoranza, essi potevano contare sull’appoggio del Re, dei borghesi,
degli alti ufficiali dell’esercito e dei grandi industriali.
Mentre nel Paese vi era un acceso dibattito pro o contro l’intervento in guerra, il ministro degli esteri Sonnino,
sottoscrisse il 26 aprile 1915 un accordo con l’Intesa, basato sulla richiesta di sottrarre territori ai Paesi nemici,
chiamato Patto di Londra. Questo trattato è segreto e impegnava l’Italia ad entrare in guerra e in caso di vittoria
dell’Intesa, l’Italia otteneva: Trento, Trieste, Sud Tirolo, Istria (escluso la cittadina di Fiume), Dalmazia, la base di
Vallona in Albania, la completa sovranità sulle isole del Dodecaneso e parte della Turchia.
Il 3 maggio l’Italia uscì dalla Triplice Alleanza e il governo italiano creò un clima di tensione all’interno del Paese, da
questo si distinsero Mussolini e D’Annunzio. Salandra ottenne i pieni poteri dal re e il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò
guerra all’Austria-Ungheria.

3. LA GRANDE GUERRA

Il 24 maggio 1915 l’esercito italiano non era ancora pronto a sostenere un conflitto impegnativo. Inoltre, la linea del
fronte italo-austriaco (fronte meridionale), che andava dal passo dello Stelvio alle foci del fiume Isonzo, con una
forma simile ad una “S”, rendeva difficile la tenuta delle posizioni da parte delle nostre truppe e vi era un punto
debole al confine tra trentino e Veneto, dove il nemico, aprendo un piccolo varco, avrebbe potuto cogliere di spalle
l’esercito italiano.
Il comandante dell’esercito italiano fu Luigi Cadorna, che si distinse per la rigida disciplina imposta ai soldati, inoltre
puniva i tentativi di diserzione con la fucilazione e, in caso di reati collettivi, gli ufficiali dovevano estrarre a sorte tra
gli indiziati alcuni militari e punirli con la pena di morte. Cadorna decise di attaccare le truppe austriache e fra giugno
e dicembre 1915 si svolsero le prime quattro battaglie dell’Isonzo, che provocarono migliaia di morti ma non
conseguirono nessun successo.
Nel giugno 1916 gli austriaci scatenarono la Strafexpedition, la spedizione punitiva contro l’ex alleato ritenuto
colpevole di tradimento. Le truppe austriache attaccarono nel punto debole, ma l’esercito italiano riuscì a resistere e
l’Austria allentò la presa perché la Russia la stava attaccando sull’altro fronte. Cadorna decise allora di sferrare una
controffensiva, che portò alla conquista dei monti San Michele e Sabotino e alla successiva liberazione di Gorizia (9
agosto).
Nel 1915, i tedeschi riuscirono ad occupare importanti zone industriali della Francia e a controllare le attività del
Belgio. Sul fronte orientale, la Russia subì una sconfitta dei Laghi Masuri (febbraio 1915), mentre l’entrata in guerra
delle Bulgaria (5 ottobre 1915) favorì il crollo completo della Serbia. All’inizio del 1916, i tedeschi prepararono
un’offensiva contro i francesi, che sfociò nella battaglia di Verdun (21 febbraio- 21 luglio 1916); a questa battaglia gli
alleati anglo-francesi risposero con la battaglia della Somme (giugno-settembre 1916), che consentì la tenuta del
fronte francese.
Sin dall’inizio del conflitto la Gran Bretagna aveva attuato un blocco navale, al fine di impedire che ai porti tedeschi
giungessero materie prime e derrate alimentari. Per spezzare l’accentramento la flotta della Germania affrontò la
marina inglese nel Mare del Nord, dove si svolse la battaglia navale dello Jutland (31 maggio 1916), i tedeschi
inflissero gravi perdite agli inglesi ma non riuscirono a sottrare il dominio dei mari.
Alla fine di agosto gli imperi centrali si impadronirono della Romania, ma il loro alleato turco era in difficoltà a cause
delle rivolte delle tribù arabe sostenuto dal colonnello inglese Lawrence. Nel novembre 1916 morì l’imperatore
austriaco Francesco Giuseppe e gli successe Carlo I.
Sin dal mese di febbraio 1917, i tedeschi decisero di intensificare la guerra sottomarina, per bloccare tutti i
rifornimenti e isolare economicamente la Gran Bretagna. I sottomarini tedeschi affondavano le navi mercantili ma
anche quelle per il trasporto dei passeggeri, particolare scalpore fu l’affondamento del transatlantico Lusitania (7
maggio 1915). Gli stati uniti, il 6 aprile 1917, entrarono nel conflitto a fianco dell’Intesa; intervenire in Europa
significava abbandonare la politica d’isolamento, ma gli interessi economici prevalsero.
Il 1917 fu l’anno della svolta, a marzo il regime zarista russo fu rovesciato e sostituito da una repubblica, sotto il
comando del governo provvisorio, si decise di continuare la guerra, ma con la rivoluzione dell’ottobre 1917, il potere
fu assunto dai comunisti guidati da Lenin, il quale decise di uscire dalla guerra e avviò con gli imperi centrali le
trattative di pace, che si conclusero con l’accordo di Brest-Litovsk (3 marzo 1918). La Russia fu obbligata a pesanti
concessioni: la Germania ottenne la Polonia e i Paesi Baltici, mentre l’Ucraina divenne indipendente.
Il 24 ottobre 1917, le truppe austriache, appoggiate da quelle tedesche, sfondarono le linee italiane a Caporetto. Le
truppe italiane si ritirarono e ciò causò l’entrata in Italia delle truppe nemiche. La sconfitta ebbe pesanti ripercussioni
politiche: fu formato un nuovo esercito presieduto da Vittorio Emanuele Orlando (ottobre 1917- giugno 1919). Il
generale Cadorna fu sostituito dal generale Armando Diaz, che decise di sistemare una nuova linea di difesa sul
fiume Piave, il 12 novembre, fu bloccata l’offensiva austriaca.
Il nuovo comandante impose ai soldati una disciplina meno rigida, ne curò meglio l’addestramento, chiamò a
combattere persone inesperte come i ragazzi della leva del 1899 ei contadini, promettendogli nuovi campi, inoltre
venne istituito un servizio chiamato P (servizio di propaganda) affidato agli intellettuali-ufficiali, e i soldati nelle
trincee furono invogliati a scrivere articoli sulle giornate di trincea e a comunicare con le loro famiglie.
Le ragioni militari della disfatta di Caporetto sono: l’offensiva ben condotta da parte degli austriaci e dal clima di
sfiducia e disagio che si era creato tra i soldati, ormai logorati nel fisico e nello spirito. Il rifiuto della guerra si
manifestava nei comportamenti individuali, come la diserzione, la fuga, la simulazione di malattie e la pratica
dell’autolesionismo.
Sin dall’inizio, la prima guerra mondiale fu caratterizzata da completo coinvolgimento della popolazione: i soldati
nelle trincee (fronte esterno), i civili -uomini e donne- nelle fabbriche (fronte interno). Per sostenere gli eserciti al
fronte era infatti necessario un grande sforzo produttivo. Il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione
causò sommosse in Italia, Germania e Francia. Proprio in quest’ultima, si creò un tale disordine, che fu necessario
creare un nuovo governo presieduto da Georges Clemenceau. I sostenitori della guerra le ritenevano provocate da
un fronte, costituito da nemici per minare la stabilità dello Stato.
Nel 1918 i tedeschi attaccarono, ma le truppe anglo-francesi ebbero la meglio nelle battaglie della Marna e di
Amiens (luglio-agosto 1918). Successivamente tutti i fronti degli imperi centrali crollarono: la Bulgaria si arrese,
l’Ungheria e la Iugoslavia si dichiararono indipendenti dall’Austria, che dovette subire la controffensiva italiana e fu
sconfitto il 29 ottobre 1918 nella battaglia di Vittorio Veneto e il 3 novembre, a Villa Giusti, venne firmato
l’armistizio che siglava la vittoria dell’Italia.
L’11 novembre l’imperatore Carlo I abdicò e venne proclamata la repubblica in Austria; il 30 novembre la Turchia si
arrese; il 9 novembre anche in Germania venne proclamata la repubblica e venne firmato l’armistizio di Rethondes
l’11 novembre.
Termina così la prima guerra mondiale.

4. I TRATTATI DI PACE

I ministri dei Paesi vincitori si riunirono a Parigi il 18 gennaio 1919, in una Conferenza per la pace, i delegati degli
Stati vinti furono convocati, a cose fatte, solo per la firma finale. I protagonisti furono: Clemenceau per la Francia,
Lloyd George per la Gran Bretagna, Wilson per gli Stati Uniti e Orlando per l’Italia.
In realtà ogni nazione aveva i suoi obiettivi:
- Il presidente americano Wilson aveva presentato Quattordici punti che riassumevano i progetti statunitensi per
le future relazioni internazionali, nella quale dichiarava l’AUTODETERMINAZIONE delle nazioni, della libertà dei
mari, e i principi democratici in nome dei quali l’Intesa si era impegnata nella guerra.
 Autodeterminazione: in linguaggio politico indica sia la capacità delle popolazioni di disporre in se stesse sia
il diritto di un popolo di scegliersi la propria forma di governo
- La Francia puntava ad indebolire la Germania per assumere una posizione dominante nel continente europeo.
- La Gran Bretagna voleva evitare la rovina della Germania perché temeva che la Francia divenisse troppo potente.
- L’Italia pretendeva gli ingrandimenti territoriali che le erano stati promessi da Francia e Gran Bretagna.
L’obiettivo della Conferenza di trovare un equilibrio tra la necessità di penalizzare gli sconfitti e quella di risarcire i
vincitori ma contemporaneamente bisognava rispettare i principi di nazionalità e autodeterminazione proposti da
Wilson nei Quattordici punti, il quale proponeva un modello democratico di convivenza pacifica fondato
sull’equilibrio delle nazioni e sul rispetto dei popoli. Ma contro la proposta di Wilson vi fu quella di Clemenceau che
voleva piegare la Germania. Le trattative durarono un anno e mezzo e alla fine prevalse la linea punitiva proposta
dalla Francia.
I trattati di pace furono firmati tra il 1919 e il 1920. Le decisioni furono le seguenti:
1. Vennero riconosciuti indipendenti alcuni nuovi stati europei: l’Ungheria (trattato di TRIANON), la Cecoslovacchia,
la Iugoslavia, la Lettonia, la Lituania e l’Estonia.
2. L’Austria ( trattato di SAINT-GERMAIN) perse 7/8 dei territori dell’antico impero.
3. La Turchia (trattato di SEVRES) perse tutti i territori europei, tranne la città di Istanbul.
4. La Palestina e l’Iraq furono affidati agli inglesi, la Siria alla Francia. (venne firmato l’accordo FAISAL-WEIZMANN
-dove Faisal era a capo della Palestina e Weizmann era il capo della comunità ebraica- il 3 gennaio 1919 dove
l’attribuzione dei territori agli ebrei dura poco)
5. La Germania (trattato di VERSAILLES) venne riconosciuta come principale responsabile del conflitto. Pertanto:
o Fu costretta a pagare i danni di guerra (132 miliardi di marchi oro), e a mantenere una flotta e un
esercito molto ridotti.
o Fu privata di tutte le colonie.
o L’Alsazia e la Lorena ritornarono alla Francia.
o Altri terretiroi tedeschi passarono alla Danimarca e alla Polonia, e a quest’ultimo venne riconosciuto uno
sbocco al mare mediante il corridoio polacco.
o Furono annullati gli accordi di Brest-Litovsk con la Russia.
6. L’Italia ricevette dall’Austria il Trentino, l’Alto Adige, la Venezia Giulia e Trieste. Il primo ministro e il ministro
degli esteri avevano chiesto anche i territori promessi col Patto di Londra, ma le altre potenze ritenevano che
queste concessioni avrebbero violato il principio dell’autodeterminazione.

Questi trattati che servivano a creare un nuovo equilibrio per la pace in Europa, causarono delle insoddisfazioni in
Germania, il cui territorio venne ridotto e diviso in due e in Italia, poiché non vennero riconosciute Fiume e la
Dalmazia. Con i trattati di pace crollarono quattro imperi: Impero Austro-Ungarico, Impero Tedesco, Impero Russo e
Impero Turco. Inoltre, erano nate molte nuove nazioni e il primato economico e politico, passò da quello europeo a
quello degli Stati Uniti ( alla vigilia della guerra gli stati uniti dovevano 5 miliardi di dollari all’Europa, nel 1919
l’Europa doveva circa 7 miliardi di dollari agli Stati Uniti).

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