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11/5/2018 Le macchine nel terzo millennio

Le macchine nel terzo millennio

di GIUSEPPE ROTONDO

Implicazioni filosofiche e sociali dell’intelligenza artificiale

“La vita attuale è inquinata alle radici […]. Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che
alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo […]. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli
ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca a chi li usa. Gli ordigni si
comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia
cresce in proporzione alla sua debolezza.” Italo Svevo, La coscienza di Zeno

Siamo ormai pervasi dalla tecnologia. Gli “ordigni” di sveviana memoria invadono da cima a fondo la nostra esistenza,
fino a confondersi con essa. La tecnologia è sfuggita da tempo al nostro controllo, arrivando fino alla possibilità di
riprodursi autonomamente, generando una vita sintetica capace di soppiantare tragicamente quella umana. L’umanità
rischia di estinguersi. La tecnica è diventata planetaria, con la sua capacità di potenziale distruzione dell’intero genere
umano. La minaccia nucleare, i droni killer e le più sofisticate tecnologie di guerra sono l’emblema di un potere distruttivo
divenuto anonimo ed impersonale, di cui gli uomini sembrano aver perso la loro responsabilità. I canoni tradizionali
dell’etica hanno di conseguenza perso validità, perché non si è più in grado di individuare i veri responsabili dei cosiddetti
“crimini contro l’umanità”. Persino la guerra è diventata territorio di conquista dell’intelligenza artificiale. I droni di guerra
sono progettati con complessi algoritmi in grado di guidarli automaticamente nelle loro azioni. La robotica funziona ormai
in modo indipendente dalla volontà umana, ponendo con ciò all’uomo diverse problematiche di tipo etico. All’alienazione
economica si è affiancata quella tecnologica, perché l’uomo ha perduto il controllo delle sue stesse realizzazioni
tecnologiche, divenendone subordinato.

Il binomio tra la tecnica e l’economia continua a rafforzarsi generando disuguaglianze esorbitanti: nel 2015 erano solo 80
gli uomini a detenere la ricchezza di metà del genere umano (3,5 miliardi di persone). I rapporti sociali di potere sono
mutati in seguito allo sviluppo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale: l’uomo è sempre più minacciato da quella che
Marx definiva schiavitù dei bisogni. La soppressione della schiavitù e il superamento della dicotomia hegeliana servo-
padrone, coincidenti con la formazione della moderna società civile, non hanno infatti eliminato la subordinazione, ma
l’hanno semplicemente trasformata. L’uomo è sempre più libero dal punto di vista formale, ma sempre più schiavo dal
punto di vista concreto. Alla libertà formale di tipo giuridico-politico fa da contraltare la schiavitù concreta di tipo
economico-sociale. Questa divaricazione perversa, innescata dal capitalismo industriale di origine ottocentesca, si è
acuita con il capitalismo finanziario odierno, in cui la macchina sta definitivamente sostituendo il lavoro umano, ponendo
grandi questioni di carattere sociale ed economico. Se da un lato lo sviluppo tecnologico ha esonerato l’uomo da funzioni
meccaniche e ripetitive, dall’altro esso pone scenari fino ad ora inesplorati, in cui forse il lavoro umano e l’economia di
mercato potrebbero essere del tutto superati. Siamo forse di fronte ad una quarta rivoluzione industriale, la quale a
differenza delle precedenti è potenzialmente in grado di sostituire interamente il lavoro umano, anche quello intelligente e
qualificato.

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