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Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08

Programma di massima

o L’Universo
o Espansione dell’universo
o Radiazione e materia
o Nucleosintesi
o Bariogenesi
o I raggi cosmici: scoperta, spettro, accelerazione, misure
o Passaggio particelle nella materia
o Esperimenti per raggi cosmici
o Radiazione gamma
o Sorgenti dei gamma
o Esperimenti sui gamma
o I neutrini
o Esperimenti sui neutrini
o Materia oscura, candidati
o Supersimmetrie
o Esperimenti per la ricerca di materia oscura
o Ricerca dell’antimateria
o Onde gravitazionali
o Esperimenti sulle onde gravitazionali

D.Perkins: Particle Astrophysics; Oxford University Press


Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 1

Bruno Borgia

D.Perkins: Particle Astrophysics; Oxford University Press


L’Universo
• Oggetti “visibili”:
Galassie: aggregazione di stelle, ≈1011, dalla struttura caratteristica,
frequentemente ellittica o a spirale.
Popolazione II: stelle più vecchie al centro, rigonfiamento, alone.
Popolazione I: stelle più giovani in periferia.
Ammassi di galassie formano i cluster. La Galassia appartiene al Gruppo
Locale. Le galassie sono dell’ordine di 1011.

Hubble, 1929, osserva lo spostamento verso il rosso delle linee spettrali della
luce emessa dalle stelle nelle galassie lontane. L’interpretazione si basa
sull’effetto Doppler dovuto alla velocità di allontanamento delle galassie
rispetto alla Terra. La lunghezza d’onda misurata risulta:

λ’ = λ[(1+β)/(1-β)]1/2 = λ (1+z)
dove β = v/c e z = ∆ λ/ λ.
Hubble ha scoperto la relazione:
v = H0 r
con r distanza della galassia.

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L’espansione dell’Universo

Il valore della costante H0 può dipendere dal tempo se l’Universo si

espande più o meno rapidamente. Il valore odierno è

H0 = 70 ± 10 km s-1 Mpc-1

L’interpretazione dello spostamento verso il rosso, red-shift, è possibile

solo per piccoli valori di z, infatti a grandi distanze intervengono effetti di

gravitazione.

La relazione di Hubble implica la determinazione della distanza della

sorgente luminosa dall’osservatore.

3
4
5
La Galassia

Distanza Sole-centro Galassia


8.5 kpc
nuovo valore
7.94±0.42 kpc
1 pc = 3.3 ly = 3.1 ⋅ 1016 m
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Distanze
La misura o, per le stelle più lontane, la stima della loro distanza dal Sole, preso
come riferimento per correggere il moto della Terra, si basa su diversi metodi.
• Parallasse: la posizione apparente di una stella vicina rispetto alle stelle più
lontane dipende dalla posizione della Terra nella sua orbita.

T
Stella
1AU
p

Risulta quindi R = p ⋅ 2π/(360° ⋅ 60’ ⋅ 60”)


p(1”) = R ⋅ (360° ⋅ 60’ ⋅ 60”)/2π ≈ 206 ⋅ 103 AU

1 AU = 1.5x1011 m 1 pc = 3.1 x 1016 m = 3.3 ly (parsec)


Con strumenti terrestri: ∆p ≈ ± 0.01”;
satellite Hipparcos: ∆p ≈ ±0.001”

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Distanze (2)
Cefeidi: stelle di luminosità variabile presenti nelle spirali delle galassie.
Periodo da 1d a 50 d, masse 5 - 15 M.
Dimensione dell’orbita stimata da R =∫vx dt = x2 - x1 , troppo piccola per
essere un sistema di due stelle binarie. Pulsazione radiale dovuta alla
propagazione di onde sonore nel materiale stellare.
La luminosità delle stelle può essere stimata dalla relazione:
L = πR2F
dove F è il flusso di radiazione che dipende dalla temperatura della
superficie. F si stima da misure spettroscopiche, mentre R si calcola
dall’integrale di cui sopra.
La luminosità apparente è data da
f = R2F/r2
dove r è la distanza della stella. Distanza luminosa.

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Magnitudo
La luminosità delle stelle si misura in magnitudo. Le stelle più luminose hanno
magnitudo negative e la scala è logaritmica.
Due stelle di luminosità s1 e s2 hanno una differenza in magnitudo m data da
m1 - m2 = -2.5 log(s1/s2) [mag]
Se m è la magnitudo apparente all’osservatore, la magnitudo assoluta M è riferita
alla luminosità della stella ad una distanza convenzionale di riferimento presa
uguale a 10 pc.
Quindi poiché s ∝ S/r2, la differenza tra m ed M è data da:
m - M = 5 log (r[pc]/10) = 5 log r - 5
La distanza r calcolata dalla formula di sopra si chiama “distanza modulo”.
Oltre la dipendenza dalla distanza, occorre tener conto anche dell’assorbimento
della luce nel mezzo interstellare e quindi applicare una correzione con la
distanza.

9
Distanze (3)
H. Leavitt scoprì una relazione tra pulsazione e magnitudo nelle Cefeidi
della costellazione di Magellano. Poiché queste Cefeidi hanno la stessa
distanza, in realtà la relazione è tra la pulsazione e la luminosità
assoluta.
Di conseguenza la determinazione della differenza m - M porta alla misura
della distanza modulo.
Le Cefeidi (candele standard) sono state utilizzate per calibrare le distanze
ottenute dalla misura del red-shift delle supernove, ovvero per calibrare
la loro luminosità.
Se si riporta in un grafico bilogaritmico la distanza r delle stelle vs il red-
shift z, si ottiene una retta che esprime la relazione di Hubble
v = H0 r
con H0 costante. I dati sono consistenti con un flusso di Hubble costante ed
uniforme, almeno a distanze non troppo grandi.

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Espansione di Hubble
L’integrazione della relazione dr/dt = H0r conduce a r = r0 eH0 t
ovvero ad un tempo caratteristico tH = 1/H0 = 14 G anni.
A prima vista potrebbe sembrare che la relazione di Hubble implichi una visione
“eliocentrica”, ma non è cosi. Se si scrive la relazione tra vettori si ha
v = H0 r
con l’origine delle coordinate nella nostra Galassia. Un osservatore in un’altra
galassia a distanza r1 e velocità v1 rispetto al nostro sistema, osserverà
v - v1 = H0(r - r1)
e quindi osserva un Universo che si espande uniformemente.
Se si esprime la distanza al tempo t di una galassia con r = R(t) r0, r è la coordinata
in “co-espansione”, misurata in un sistema di riferimento che espande anch’esso
con l’Universo. r0 è la distanza riferita ad una particolare galassia al tempo t0,
indipendente dal tempo. Il parametro R(t), fattore di scala, dipende solo dal
tempo e in base al principio cosmologico è lo stesso in tutto lo spazio. Il suo
valore al tempo presente è R(0)=1.
Difatti si ha
v = d(R r0)/dt = dR/dt ⋅ r0 = dR/dt ⋅ r/R(t)
Ovvero
v = [(dR/dt)/R]0 r = H0r per t=t0
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Cosmologia newtoniana
Sfera finita in espansione di raggio R(t), contenente la massa M.
Una galassia sulla superficie è attratta da M con la legge di Newton:
d2R/dt2 = -GM/R2 [1]
dove M = (4/3) π R(t)3 ρ(t) [2]
Moltiplicando ambo i membri per dR/dt e integrando si ottiene l’equazione di
conservazione dell’energia:
1/2 (dR/dt)2 - GM/R = h
energia cinetica + energia potenziale = energia totale
con h costante. Ponendo la costante h = -kc2/2 si ha:
[(dR/dt)/R]2 = - kc2/R2 + 8π/3 G ρ(t)
Il termine [(dR/dt)/R] è il parametro di Hubble H(t), funzione del tempo.
In aggiunta ad H, che caratterizza l’espansione, si definisce la quantità q(t) che
descrive l’attrazione dovuta alla massa M, ovvero il parametro di decelerazione
q(t) = -[(d2R/dt2) / R] / [(dR/dt) / R]2 = -[(d2R/dt2) / R] / H(t)2
con il valore attuale q0 = 4/3 πGρ0 / H02 dalle [1] e [2]

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Equazione di Friedmann-Leimatre
Soluzione delle equazioni di Einstein assumendo un universo isostropico e
omogeneo:
H2 = - Kc2/R2 + 8π/3 G ρ
Il termine Kc2/R2 è il termine di curvatura ed il parametro di curvatura K può
assumere i valori
• 0 spazio euclideo, curvatura nulla
• 1 curvatura positiva, in 2D sfera
• -1 curvatura negativa, in 2D sella (iperboloide)
I dati attuali indicano che su grande scala, l’Universo è prossimo ad essere
piatto, e quindi K≈0. (vedi WMAP, Wilkinson Microwave Anysotropy
Probe)

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Fattore di scala R(t) vs t

K=-1

R(t)
K=0

K=1

ct / (2πGM/c2) 1
14
Età dell’Universo (1)
Nel caso K=0 e massa conservata M, si trova integrando eq. Friedmann:
R(t) = (9GM/2)1/3 t2/3
da cui il tempo di Hubble 1/H0 = R/dR/dt = 3t0/2
con i valori attuali di H si trova t0 ≈ 10 G yr

Le misure di magnitudo e indice di colore nelle stelle dei cluster globulari


(ammassi di stelle ≈ 105 in 40 pc) sono interpretabili in termini di
evoluzione stellare. E’ possibile calcolare l’evoluzione delle stelle e
quindi ottenere dalle curve m-indice l’età delle stelle.

log t = 8.0
si trova ta ≈ 12 ± 2 G yr
Mag ass.
log t = 9.0
zero age
main sequence

log Teff
15
Età dell’Universo (2)
Un secondo metodo per la stima dell’età dell’Universo si basa sulla
composizione relativa dei radionuclidi con lunghe vite medie.
Ad esmpio radionuclide t1/2 (anni)
232Th 1.4 1010
238U 4.5 109
244Pu 8.0 107
Si assume che i radionuclidi siano stati prodotti in un tempo breve in
quantità confrontabili. Dai rapporti di radionuclidi con vite medie molto
diverse, si risale all’indietro fino ad ottenere un rapporto ≥ 1.
Esempio: oggi 235U / 238U = 1/138 da cui t ≈ 109 per avere un rapporto
>1.
R. Cayrel et al. da U e Th in una stella molto vecchia ottengono
ta = (12.5±3) 109 anni

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Densità di energia
La conservazione dell’energia in un elemento di volume dV può essere
espressa tramite l’equazione di Bernoulli:
K/V + U/V + p = cost
dove K: energia cinetica; U: energia potenziale; p: pressione,
dE = -p dV
Con ρc2 densità di energia, si ha d(ρc2R3) = -p d(R3); ovvero
dρ/dt = -[(dR/dt)/Rc2](p + ρc2)
Differenziando l’equazione di Friedmann e sostituendo dρ/dt si ha
d2R/dt2 = - (4/3 πGR) (ρ + 3p/c2)
ovvero l’equazione del moto nel caso relativistico con p≠0.
La densità ρ nell’equazione di Friedmann è composta di tre parti:
ρtot = ρm + ρr + ρv
ovvero materia, radiazione e vuoto. Il termine ρv può essere esplicitato
come la costante cosmologica: Λ = 8πGρv, introdotta da Einstein.

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Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 2

Bruno Borgia
Cosmologia newtoniana
Ricordiamo:

d2R/dt2 = -GM/R2 eq. del moto

dove M = (4/3) π R(t)3 ρ(t)

equazione di conservazione dell’energia:

[(dR/dt)/R]2 = H(t)2 = - kc2/R2 + 8π/3 G ρ(t)

parametro di decelerazione

q(t) = -[(d2R/dt2) / R] / [(dR/dt) / R]2 = -[(d2R/dt2) / R] / H(t)2

con il valore attuale q0 = 4/3 πGρ0 / H02

dove ρ0 è la densità di materia ad oggi

2
Densità di energia
Soluzione delle equazioni di Einstein assumendo un universo
isostropico e omogeneo:
H2 = - Kc2/R2 + 8π/3 G ρ (*)
H=(dR/dt)/R
Il termine Kc2/R2 è il termine di curvatura ed il parametro di
curvatura K può assumere i valori 0, 1, -1.
Ovvero differenziando e imponendo la conservazione dell’energia
(d2R/dt2)/R = - (4/3 πG) (ρ + 3p/c2)
con ρtot = ρm+ ρr
Se si aggiunge un termine Λ/3 = (8π/3) Gρv a destra della (*), con
Λ costante cosmologica, per R sufficientemente grandi si ha:
dR/R = (Λ/3)1/2 dt
ovvero R ∝ exp[(Λ/3)1/2 t], l’espansione diventa esponenziale.
Si ha quindi ρtot = ρm+ ρr+ρv
dove ρv = Λ/ 8πG

3
Costante cosmologica
Per K = 0, la (*) dà il valore per la densità critica che chiude l’Universo:
ρc = 3H02/8πG=5.1 GeV m-3
Il rapporto ρ/ρc si chiama parametro di chiusura. Dalla (*), per t0 e per K
qualunque si ha
Ω = ρtot/ρc = 1+ Kc2/[H0R(0)]2
Ritroviamo che per K = 0, Ω = 1.
La costante cosmologica Λ può essere interpretata nel quadro della teoria
quantistica dei campi in termini di densità di energia del vuoto. Il
principio di indeterminazione richiede che il vuoto contenga particelle-
antiparticelle che si manifestino per un tempo tale che ∆t∆E ≥ h. Di
conseguenza il vuoto può possedere una densità di energia attraverso le
coppie particelle antiparticelle che si manifestano temporaneamente.
Il parametro di decelerazione q(t) si può anche scrivere come
q=(4πG/3c2H2)[ρc2+3p]= Ωm/2+Ωr-Ωv
Trascurando la densità di radiazione, perché attualmente molto piccola, una
costante Λ=0 porta ad una decelerazione dell’Universo e per K=0,
Ωm=1 e q=0.5.
Ma se Λ è sufficientemente grande, si ha una accelerazione dell’espansione
e l’energia del vuoto avrebbe l’effetto di una gravitazione repulsiva.
4
Densità di energia (2)
I contributi alla densità, ovvero al parametro di chiusura Ω si possono
identificare con:
• Ωrad: al tempo presente la densità di radiazione è trascurabile
Ωrad ≈ 5 x 10-5
• Ωlum: materia barionica luminosa (protoni, neutroni, nuclei che formano
stelle, gas e polveri). Si calcola Ωlum ≈ 0.01
• Ωbar: materia barionica totale, visibile o invisibile, come calcolata dalla
nucleosintesi, Ωbar ≈ 0.05
• Ωm: densità totale di materia come si calcola dal potenziale gravitazionale
delle galassie e dalla cinematica delle strutture a grande scala
dell’Universo. Ωm ≈ 0.30
• Ωv: densità di energia del vuoto, stimata dal plot di Hubble (velocità vs
distanza) per supernove a grandi red-shift e dalle fluttuazioni del fondo di
radiazione cosmica. Ωv ≈ 0.70
La maggior parte della materia dell’Universo non è visibile e i barioni sono
solo il 15% della materia. I non-barioni sono circa l’85% e sono definiti
materia oscura.
Il termine di curvatura può essere espresso analogamente con
Ωk = -Kc2/[H02R(0)2]
5
Età dell’Universo
L’equazione di Friedmann si può mettere nella forma:
H(t)2 = 8π/3 G[ρm(t) + ρr (t) + ρv (t) + ρk (t)]
dove ρk = -(3/8π) Kc2/GR2; ovvero
H(t)2 = H02 [Ωm(0)(1+z)3 + Ωrad(0)(1+z)4 + Ωv(0)+ Ωk(0)(1+z)2]
usando R(0)/R(t) = (1+z) e le dipendenze da R di ρ per la materia (∝R-3), la
radiazione (∝R-4) ed il termine di curvatura (∝R-2).
La dipendenza della densità della radiazione da R ha un fattore 1/R in più
dovuto al red shift.
1/R dR/dt = H = -[(dz/dt)/(1+z)]
cioè dt = - dz/H(1+z)
che integrata da z=0 a z dà t0-t = 1/H0 ⋅ ∫dz/(1+z)H(t).
Per calcolare l’età dell’Universo si pone t=0 e l’estremo superiore
dell’integrale si pone z—>∞.
L’integrale si può calcolare anche analiticamente nel caso K=0, Ωrad <<1, Ωm
= 0.30 = Ω, Ωv = 0.70 = 1-Ω con la sostituzione
Ω(1+z)3/(1- Ω) = tan2θ; sin2θ = 2tanθ/(tan2θ+1).
Infine si trova t0 = (13.5 ± 2) Gyr.

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Radiazione cosmica di fondo (CMB)

Nelle prime fasi dell’espansione dell’Universo, raffreddato alla


temperatura di 109 K, neutroni e protoni possono inziare a
formare i nuclei degli elementi chimici. A questa temperatura il
deutone non è più distrutto dall’interazione con i fotoni. Possono
cominciare a formarsi atomi e molecole.
In seguito l’accoppiamento fotoni-materia diventa così debole che la
radiazione può solo raffreddarsi espandendosi adiabaticamente
con l’Universo. Gamov nel 1948 diede una prima stima della
temperatura attuale della radiazione primordiale ≈ 10K.

7
Radiazione di fondo
R.H.Dicke, P.J.E.Pebbles, P.G.Roll nel 1964 iniziarono la ricerca della
radiazione, ma furono preceduti da A.A.Penzias e R.R.Wilson che nel
1965 per caso scoprirono una debole radiazione a 4.08 GHz. Fu
immediatamente riconosciuta come la “radiazione cosmica” anche perché
segue la legge di Planck
Bν(T) = 2hν3/{c2[exp(hν/kT)-1]} radiazione di corpo nero
alla temperatura di 2.7K, non polarizzata e isotropa. La sola anisotropia
nasce dal moto della Terra relativo al sistema solidale con il fondo
cosmico, come risultato dell’effetto Doppler, con aumento della
temperatura in direzione del moto:
T(θ)/T0 = [1-(v/c)2]1/2/[1-(v/c)cosθ] ≈ 1+ (v/c) cosθ. Conoscendo il
valore massimo di T(θ)/T0 per θ≈0, si ottiene la velocità della Terra
trascinata dal Sole nella sua rotazione attorno al centro della Galassia
v≈(371±0.5)Km/s
Rispetto al centro di massa del Gruppo Locale, la velocità è
v≈630 Km/s

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Radiazione di fondo: T
La densità di materia oggi domina rispetto alla densità di radiazione. Ma a
tempi sufficientemente brevi dal Big Bang e dimensioni R
sufficientemente piccole, dominava la densità di radiazione. Assumendo
la conservazione della materia, la densità di materia varia con R-3. La
densità di radiazione varia con R-4. Il fattore R-1 in più deriva dall’effetto
Doppler che diminuisce la frequenza. A tempi brevi la densità del vuoto,
costante con R, era trascurabile rispetto alla densità di materia. Di
conseguenza l’equazione di Friedmann si può ridurre a
(dR/dt)2 = (8πG/3)ρradR2
Inoltre poiché ρrad ∝ R-4 !! R! $ 8# G ! '
1/2
rad
= "4 = "4 & rad
)( = "4H (t)
!rad R % 3

che integrata dà ρradc2 = (3c2/32πG)/t2


Un gas di fotoni in equilibrio termico segue la legge di Stefan
ρradc2 = 4σT4/c
dove σ è la costante di Stefan-Boltzmann. Dalle due ultime equazioni si
ottiene T in funzione di t, ovvero
kT ≈ 1.31MeV / t1/2. (**)
Per t0 ≈ 14 G yr ≈ 1018 s; kT ≈ 1 meV —> qualche kelvin.

9
Numero di fotoni; T vs t
Lo spettro del numero di fotoni di energia E=pc=hν è dato dalla
distribuzione di Bose Einstein (v. Planck) che integrata dà
Nγ = 411(T/2.7)3 = 411 cm-3
Ωrad = 5.05 x 10-5
La relazione (**) tra T e t si scrive per esteso come:
" 45h 3c 5 %1/ 4 " 2 %
1/ 4
1
kT = $ ' ( $ '
$g ' ( (#)
# 32! 3
G & # )& t1/ 2

dove gγ è il numero di stati di spin del fotone.


I fermioni relativistici, supposti stabili, contribuiscono anch’essi alla
densità di energia. La distribuzione del numero di fermioni
nell’intervallo p-p+dp segue la distribuzione di Fermi Dirac:

p 2 dp gf
N( p)dp = "
{
! 2 h 3 exp( E /kT ) + 1} 2
10
T vs t (2)
dove gf è il numero di stati di spin ed E2 = p2c2 + m2c4.
Nel limite relativistico kT>>mc2 e E=pc, la densità di energia dovuta ai
fermioni è
( kT )
4
7 # 4
gf
!fc = "
2
" 4 3 3"
8 15 # h c 2

Per una miscela di bosoni e fermioni relativistici il fattore gγ è sostituito da


g* = ∑gb + 7/8 ∑gf
dove la sommatoria si estende su tutte le particelle e antiparticelle che
contribuiscono alla densità di energia di radiazione nell’universo primitivo.
Allo stato della conoscenza attuale gli stati fermionici che contribuiscono
sono 90 e gli stati bosonici 28.
Occorre tener conto dei quark in tre famiglie, del colore, degli stati di spin
che per una particella con massa sono 2J+1. Inoltre dei leptoni carichi e
dei neutrini. Per i bosoni, oltre i fotoni, a T sufficientemente alte
contribuiscono i gluoni e i bosoni W± e Z. Infine contribuisce anche il
bosone di Higgs.

11
T vs t
Utilizzando la relazione

"! 1
H (t) = ! =
4 " 2t

e la relazione (#), si ha
1/2
!
R " 4g ! G %
* 3
H (T ) = = $ ( ( kT )
2
3 5 '
R # 45h c &

12
Radiazione e materia
Dalla relazione kT ≈ 1.31 MeV / t1/2 è chiaro che quando le temperature e le
densità di particelle erano estremamente alte, i fermioni ed i bosoni erano
in equilibrio termico fra di loro ed in numero comparabile, finché
kT>>mc2. L’equilibrio termico si mantiene se l’intervallo tra un urto ed il
seguente è inferiore all’età dell’universo, altrimenti non ci sono sufficienti
urti per mantenere l’equilibrio. Quindi occorre che la frequenza di collisioni
w=<Nvσ> sia >> 1/t.
σ è la sezione d’urto del processo
N è la densità delle particelle bersaglio
v è la velocità della particella
Se la sezione d’urto dipende dall’energia, con il diminuire di T, σ potrebbe
diventare così piccola che w diventa < 1/t. A quell’istante il processo non
si mantiene in equilibrio e le particelle si “disaccoppiano” dalle altre.
Ad esempio e+ + e- <—> ν + antiν per kT < 3MeV, i neutrini si
disaccoppiano dalla materia e si espandono indipendentemente.
Per particelle massive si ha il processo di annichilazione tra particella-
antiparticella, ma non il processo inverso: p+ + p- <—> γ + γ.

13
Radiazione e materia
Dopo circa 105 anni dal Big Bang, la materia consiste essenzialmente
di protoni, elettroni e atomi di idrogeno in equilibrio con i fotoni:
e- + p <—> H + γ
Calcolando le probabilità di elettroni legati nell’atomo di idrogeno e
quelli liberi, secondo le distribuzioni di Boltzmann, si calcola il
rapporto delle densità
1 # 2"mkT & # !1 &
3/2
NeN p x2
= = % ( exp% (
NH 1! x N e $ h '2
$ kT '
con x = frazione di atomi di idrogeno ionizzati. Il potenziale di
ionizzazione dell’idrogeno è I=13.6 eV.
Per una temperatura compresa tra 0.35 e 0.25 eV, il valore di x è
molto piccolo e quindi radiazione e materia si disaccoppiano a
queste temperature. Confrontando questo valore con 2.7 K (2.35
x 10-4 eV), si trova 1+z = kTdis/kT0 = 1250. Con la correzione del
doppio assorbimento di due fotoni si trova 1+z = 1100.
14
Nucleosintesi (1)
Quando l’universo raggiunge la temperatura di 100 MeV al tempo t > 10-4s,
tutti gli adroni con l’eccezione dei protoni, neutroni e loro antiparticelle
sono decaduti e quindi scomparsi. Nucleoni e antinucleoni presenti in
egual numero cominceranno ad annichilarsi in radiazione. Una piccola
frazione sopravvive per formare l’Universo attuale. Il numero relativo di
protoni e neutroni è il risultato delle reazioni:
! e + n " e# + p
! e + p " e+ + n
n $ p + e# + ! e
A queste temperature i nucleoni non sono relativistici e quindi si può
applicare la distribuzione di Boltzmann e il rapporto sarà:
Nn " !Q %
= exp$ '
Np # kT &

dove Q = (mn - mp)c2 = 1.29 MeV.


Le prime due reazioni si disaccoppiano quando w/H <1. Tenendo conto di
come variano le sezioni d’urto e la velocità di espansione dell’universo, il
congelamento avviene a kT = 0.80 MeV e quindi il rapporto iniziale è
Nn/Np =0.20.
15
Nucleosintesi (2)
A tempi successivi, i neutroni scompariranno a causa del
decadimento debole in protoni con un rapporto funzione di t:

Nn 0.20exp(!t / " )
=
N p 1.20 ! 0.20exp(!t / " )
dove τ = 887±2 s è la vita media del neutrone libero.
Neutroni e protoni possono però produrre deutoni
n + p ⇔ 2H + γ + Q
con Q=2.2 MeV, energia di legame. Questa è una reazione
elettromagnetica con sezione d’urto grande, 0.1 mb, e quindi si
sostiene in equilibrio termico per un tempo molto lungo.
Poiché i fotoni sono molto più abbondanti dei nucleoni, i deutoni
sono congelati quando kT<Q/40 ≈ 0.05 MeV. Appena i deutoni
sono congelati, intervengono processi competitivi con produzione
di elio.

16
Nucleosintesi (3)
2
H + n ! 3H + "
3
H + p ! 4 He + "
2
H + p ! 3 He + "
3
He + n ! 4 He + "
Tenendo conto che nella relazione T vs t interviene il fattore g*1/2, che a sua
volta dipende dal numero di neutrini=3, si calcola il tempo di
disaccoppiamento t ≈ 300s e quindi il rapporto neutroni/protoni diventa
r = 0.135
Il numero di nuclei di He che si formano è pari al numero di neutroni/2, con
Np-Nn in avanzo. L’abbondanza di He, in numero di nuclei è:
N He Nn
=
N H 2(N p ! N n )
ovvero in massa (mHe ≈ 4mn)
2N n 2r
Y /X ! =
N p " N n 1" r
con X+Y=1, ovvero 2r
Y= = 0.24
1+ r
I valori sperimentali sono 0.23-0.24.
17
Nucleosintesi (4): n. neutrini
Poiché la scala temporale dell’espansione dipende dal fattore di spin
g*-2, ovvero dal numero di bosoni e fermioni fondamentali,
aumentando il numero di neutrini, aumenta g* e aumenta la
temperatura di disaccoppiamento TF. Di conseguenza aumenta il
rapporto iniziale r=neutroni/protoni, ovvero aumenta la frazione di
elio.
Questo argomento veniva usato per stabilire il numero massimo di
neutrini prima delle misure di LEP.
Gli esperimenti a LEP hanno dimostrato, attraverso la misura della
larghezza della risonanza Z, che Nν =2.983±0.025.

Neventi
Γ=∑ Γf

mZ=91.187±0.007 GeV E (GeV) 18


Bariogenesi (1)
La nucleosintesi dà conto non solo dell’abbondanza di He, ma anche della presenza di
elementi leggeri come 2H, 3H, 7Li, assai più abbondanti che se fossero prodotti
nelle reazioni termonucleari delle stelle.
La densità del numero di barioni calcolata è NB = 0.18±0.09 m-3.
Confrontando col numero di fotoni del fondo cosmico Nγ = 411 cm-3, si ha
NB/ Nγ ≈ (4 ± 2) 10-10
Una frazione estremamente piccola.
Mentre a tempi brevi dal Big Bang il numero di barioni doveva essere confrontabile col
numero di fotoni, l’annichilazione particella-antiparticella ha fatto scomparire la
maggior parte dei nucleoni, lasciando solo una frazione inferiore ad una particella
per miliardo.
Mentre inizialmente il numero di barioni doveva essere ≈ al numero di antibarioni, oggi
troviamo che il rapporto NantiB/NB < 10-4.
Il congelamento del processo p+ + p- <—> γ + γ avviene quando la densità di barioni
diventa troppo piccola, a seconda della sezione d’urto di annichilazione e della
velocità di espansione dell’universo.

19
Bariogenesi
Assumendo che inizialmente il numero di barioni e antibarioni sia nullo, e che
nell’espansione dell’Universo si stabilisca un equlibrio termico della
reazione p+ + p- <—> γ + γ, il numero dei barioni e antibarioni alla
temperatura T sarà dato dall’integrale della distribuzione di Fermi:
"
(kT) 3 ( pc /kT) 2 d( pc /kT)
NB = NB = 2
! (!c) 3
# exp(E /kT) + 1
0

Nell’espansione dell’Universo, la frequenza del processo inverso


all’annichilazione sarà sempre più rara perché anche i fotoni con energie
nella coda della distribuzione non avranno energia sufficiente.
Inoltre la densità dei nucleoni sarà così bassa che anche la reazione diretta
sarà sempre più rara. Con la densità dei nucleoni, la sezione d’urto di
annichilazione in funzione dell’energia e l’espansione dell’Universo si può
calcolare la temperatura critica e quindi la densità dei nucleoni al
congelamento. Si ha:

NB NB
kT(critica) = 20MeV; = " 10#18
N! N!
20
Bariogenesi (2)
Al contrario come abbiamo visto i barioni sono circa 10-9 rispetto ai
fotoni e gli antibarioni sono circa 10-4 rispetto ai barioni.
Se si suppone che inizialmente siano stati presenti barioni, il loro
numero dovrebbe essere stato assai grande ≈ 1079.
Una possibilità è stata suggerita da Sakharov nel ‘67, basata sulla
violazione del numero barionico. Le condizioni necessarie per
giungere all’asimmetria materia-antimateria attuale, sono tre:
• interazioni con violazione del numero barionico
• stati di non equlibrio
• violazione di CP e di C.
La prima condizione porta al decadimento del protone, il cui limite
sperimentale per la vita media è >1033 anni.
La seconda condizione è imposta dal fatto che nucleone e
antinucleone hanno la stessa massa, di conseguenza all’equilibrio
termico non possono che avere densità uguali.
La terza condizione è necessaria per distinguere l’antimateria dalla
materia su scala cosmica.
21
Antimateria

La ricerca dell’antimateria si basa su metodi diretti e indiretti.

Se l’antimateria avesse una densità confrontabile alla densità della materia,

si potrebbero osservare i fotoni dell’annichilazione come radiazione quasi

monocromatica. Ma questi fotoni non si osservano.

L’osservazione diretta non può che avvenire nello spazio in quanto gli

antibarioni entrando nell’atmosfera darebbero immediatamente luogo

all’annichilazione e quindi non piu osservabili direttamente.

22
23
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 3

Bruno Borgia
Adroni e leptoni
Possiamo distinguere le particelle stabili in due grandi categorie: adroni e leptoni

• Adroni: nuclei, protone, neutrone (stabile se legato nel nucleo)


• Leptoni: elettrone, positrone, neutrino

• Gli adroni sono particelle “composite”


• I leptoni sono particelle “puntiformi”

• La scoperta dei quark, particelle costituenti gli adroni, è avvenuta attraverso un


processo sperimentale e teorico partendo dalla scoperta di numerose
“risonanze” che hanno suggerito un modello basato sulla combinazione di 3
elementi. Successivamente gli esperimenti di diffusione ep a SLAC alla
“Rutheford” hanno identificato costituenti elementari del protone e del neutrone: i
partoni. I partoni venivano identificati a loro volta con i quark. La conferma è
avvenuta con gli esperimenti all’anello di accumulazione Adone ed agli altri
anelli.
! u $ ! c$ ! t $ " ! e % " ! µ % " !( %
#" d &% #" s &% #" b &% $# e '& $# µ '& $# ( '&

2
Quark e colore
Nome Spin B L Q Quark Massa Leptoni Massa
u 1/2 1/3 0 +2/3
u 330 MeV e 0.51 MeV
d 1/2 1/3 0 -1/3
e 1/2 0 1 -1 d 330 MeV νe < 4 eV
ν 1/2 0 1 0 c 1.5 GeV µ 105.6 MeV
γ 1 0 0 0 s 0.5 GeV νµ < 0.25 MeV
W 1 0 0 ±1
t 175 GeV τ 1780 MeV
Z 1 0 0 0
g 1 0 0 0 b 5 GeV ντ < 35 MeV

• Spin e statistica: | ! |2 è indipendente dallo scambio tra due particelle identiche.


• per una coppia di bosoni ! " !
• per una coppia di fermioni ! " #!
• Nello stesso stato quantico possono trovarsi due bosoni, ma non due fermioni
• Gell-Mann Zweig hanno proposto il modello a quark con tre costituenti di base. Il quark u
ha tre versioni con le “cariche” di colore rosso, blu e verde (R,B,G). Poiché la simmetria di
colore è esatta, le masse dei quark colorati sono esattamente le stesse. In natura le
particelle sono “bianche” e quindi sono combinazioni appropriate dei colori o dei colori
(
complementari: grigio-azzurro (ciano), magenta, giallo R,G, B )
p : RGB
p : RGB
! : RR + GG + BB
3
Antiparticelle
• L’equazione di Klein Gordon si ottiene dalla relazione energia-momento
relativistica sostituendo ad E e p gli operatori differenziali:
!
E 2 = p2 + m2
!"2#
+ $ 2# = m 2#
"t 2

• Gli autovalori dell’energia sono


!
E = ±( p 2 + m 2 )1/2

ovvero con energia negativa e densità di probabilità negativa


Dirac ha ottenuto per i fermioni quattro soluzioni di cui due descrivono un
fermione di spin 1/2 con E>0 e t1→t2, due con E<0 e t2→t1.
Le soluzioni ad energia negativa sono interpretabili con un fermione di
carica opposta che viaggia nella direzione positiva con energia positiva.
I fermioni sono creati e distrutti in coppie particella-antiparticella. Ad
esempio in un collider si ha e++ e- → γ+γ. Anche γ (N) → e++ e- .

4
Interazioni fondamentali
• Le interazioni tra leptoni e quark avvengono tramite lo scambio di un bosone mediatore caratteristico di
ogni tipo di interazione.

Interazione Mediatore Massa Intensità relativa Q

elettromagnetica fotone 0 10-2 0

forte gluone 0 1 0 (colore!)

debole W Z 80-92 GeV 10-7 ±1 0

gravitazionale gravitone 0 (spin 2) 10-39 0

Le interazioni sono
rappresentate graficamente dai
seguenti diagrammi.

5
Scambio del bosone
• Nell’interazione di un elettrone con un altro elettrone attraverso lo scambio di un fotone, l’elettrone
cede al fotone un’energia ∆E ed un momento ∆p. Si ha

E 2 = p2 + m2 c =1
!E " E = !p " p
m 2 !p 2
!m = !E # !p = #
2 2 2
<0
E2

• Il fotone ha massa immaginaria ed energia ∆E per un tempo ∆t tale che ∆E ∆t < h/2π.
• La quantità ∆m2 è definita nel sistema di riferimento del fotone scambiato ed è quindi
relativisticamente invariante. Si chiama momento trasferito quadrato e si indica con q2.
• Se ∆E è grande, il raggio d’azione dell’inetrazione è piccolo perché c∆t<h/2πE, come avviene
nelle interazioni deboli, data la massa del W e dello Z.
• Yukawa ha mostrato che il potenziale di interazione dovuto ad un bosone a spin 0 di massa M ha
la forma
" 1% " (r %
V (r) ! $ ' exp $ ' con r0 = h 2) Mc
# r& # 0&
r
• Poiché il raggio d’azione effettivo delle forze nucleari è dell’ordine di 1 fm=10-13cm, Yukawa
predisse la massa del mesone ≈ 200 MeV/c2.

! = 6.6 ! 10 "25 GeV s


6
Propagatore
• L’ampiezza di scattering di una particella contro un’altra particella è
proporzionale alle costanti di accoppiamento delle particelle con il bosone
mediatore ed al propagatore che caratterizza le proprietà del bosone.
• Interazione elettromagnetica e2=4παђc (in unità naturali) =4πα α≈1/137
• Interazione forte 12"
! S (Q 2 ) =
(33 # 2n f )log(Q 2 / $ 2 )
• Interazione debole GF=gW2 /(-q2 +MW2) = 1.17 x 10-5 GeV-2; gW=e
• Interazione gravitazionale GM2/4πђc=5.3x10-40
massa di Planck MP = (ђc/G)1/2 = 1.2 x 1019 GeV/c2 ≈ 2 x 10-2 mg
lunghezza di Planck LP = ђ/MP = 1.6 x 10-35 m = 1.6 x 10-20 fm 1fm = 10-13 cm

• Dall’equazione di Klein Gordon per un potenziale statico e simmetrico


radialmente si ricava la soluzione già anticipata per V(r). L’ampiezza di
scattering sarà la trasformata di Fourier del potenziale. Il risultato è
f(q2) = [gg0/(m2-q2)]

c=1; h/2π=1

Per un fotone, il propagatore è 1/-q2


7
Sezione d’urto di interazione
• Reazione a+b→c+d

Φa=nav b nb=Nb/V

x
La frequenza di interazioni sarà
dN
= ! a " nb x
dt

dove σ è la sezione d’urto del processo, circa l’effettiva area di ciascun particella bersaglio.
La sezione d’urto è misurata in cm2 o meglio in barn; 1b = 10-24 cm2; 1mb = 10-27 cm2
La probabilità di interazione per particella bersaglio è W=Φ σ che si può calcolare
conoscendo gli elementi di matrice di transizione tra lo stato iniziale e finale Tif ovvero

2! dN
W= | Tif |2
! dE f
seconda regola d’oro di Fermi.

8
e+e-→γγ; γγ→e+e-; γe→γe
• Processi di interesse astrofisico.
• Nel limite s>>me2 le sezioni d’urto hanno la forma:
(s=energia totale nel centro di massa)

$ 2"# 2 ' + $ s ' .


! =& ln & ) *1
% s )( -, % m 2 ( 0/
$ 4"# 2 ' + $ s ' .
! =& ln & ) *1
% s )( -, % m 2 ( 0/
$ 2"# 2 ' + $ s ' 1 .
! =& ln & ) + 2 0 !!!!!!!!scattering Compton
% s )( -, % m 2 ( /

9
Decadimenti e risonanze
• a→b+c, a instabile con frequenza di decadimento W=1/τ. τ: vita media
• Per il principio di indeterminazione la massa della particella è definita
con una larghezza Γ = ђW = ђ/ τ.
• µ+ → e+ νe antiνµ Γ = GF2 mµ5/192π3 τ = 2.2 µs
mµ = 105.7 MeV/c2 → GF = ?

• Se la vita media è estremamente breve, la particella instabile ha una


larghezza misurabile e si definisce risonanza.
• Le risonanze si osservano nella loro formazione, dalle collisioni tra
particelle in cui decadono.
• La sezione d’urto nel processo di formazione ha la forma
"2
! ( E ) = ! max 4
( E # ER ) + " 4
2 2

La formulazione che tiene conto anche degli spin delle particelle si chiama
formula di Breit e Wigner.

10
Risonanze
• Nella Breit e Wigner, la larghezza Γ è la larghezza totale, ovvero la
somma delle larghezze parziali per ogni canale di decadimento della
risonanza.
• La Z ha tutti i canali di decadimento in coppie di leptoni e coppie di
quark. La larghezza della risonanza nella formazione e+ e- → Z dipende
dal numero di neutrini con massa inferiore alla metà della massa dello Z.

Neventi
Γ=∑Γf

mZ=91.187±0.007 GeV E (GeV)

11
La risonanza Δ(1232)
• La prima risonanza osservata fu la risonanza π+ p da Anderson Fermi e
collaboratori al ciclotrone di Chicago nel 1952.

• m = 1232 MeV/c2 Γ = 120 MeV σmax = 200 mb

• Protoni di energia superiore a 1020 eV interagiscono col fondo cosmico


di micronde e possono eccitare questa risonanza. Questo meccanismo
porterebbe alla soppressione dei raggi cosmici al di sopra di 1020 eV,
effetto GKZ (Greisen, Kuzmin, Zatsepin).

• Successivamente furono scoperte numerose risonanze mesoni-barioni,


mesoni-mesoni e lo studio sistematico dei loro numeri quantici, spin e
spin isotopico hanno stimolato la necessità di dare una classificazione.
• Sakata prima, Gell-Mann e Zweig proposero nel 64 il modello a quark.

12
Leggi di conservazione e simmetrie
• Invarianza di un sistema sotto una particolare operazione.
• Esempi:
– invarianza per traslazioni → conservazione del momento lineare
– invarianza per rotazioni → conservazione del momento angolare

• Invarianza per trasformazioni continue o discrete.


• Le invarianze per trasformazioni continue portano a conservazione di
numeri quantici additivi. La conservazione dell’energia totale di un
sistema è la somma delle energie parziali.
• Le invarianze per trasformazioni discrete portano a numeri quantici
moltiplicativi. L’invarianza per riflessioni spaziali, porta alla
conservazione della parita e la parità totale di un sistema è il prodotto
delle parità dei singoli costituenti.

13
Rotazioni
• Rotazioni spaziali con angolo φ intorno all’asse z.
• Un vettore r nel piano xy fa un angolo φ con l’asse x. Nella rotazione di
δφ, le coordinate cartesiane subiscono un incremento pari a
! x = "r sin #!# = "y!#
! y = r cos #!# = x!#
L ' effetto della!rotazione sulla funzione $ :
& %$ ) & %$ )
R(# , !# )$ (x, y, z) =$ (x, y, z) + ! x ( + + !y( =
' %x * ' %y +*
, & % %) / , % /
= $ .1 + ( x " y + !# 1 = $ .1 + !# %# 1
- ' %y %x * 0 - 0

L’operatore della componente z del momento angolare è definito da


# " "& "
J z = !i! % x ! y ( = !i!
$ "y "x ' ")
Una rotazione finita è ottenuta da n incrementi infinitesimi
#$ ( % +$ (
n
%
R = lim ' 1 + iJ z * = exp ' iJ z *
n!" & !) & ! )
Jz è chiamato il generatore della rotazione finita Δφ

14
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 4

Bruno Borgia
Rotazioni
• Rotazioni spaziali con angolo φ intorno all’asse z.
• Un vettore r nel piano xy fa un angolo φ con l’asse x. Nella rotazione di
δφ, le coordinate cartesiane subiscono un incremento pari a
! x = "r sin #!# = "y!#
! y = r cos #!# = x!#
L ' effetto della!rotazione sulla funzione $ :
& %$ ) & %$ )
R(# , !# )$ (x, y, z) =$ (x, y, z) + ! x ( + + !y( =
' %x * ' %y +*
, & % %) / , % /
= $ .1 + ( x " y + !# 1 = $ .1 + !# %# 1
- ' %y %x * 0 - 0

L’operatore della componente z del momento angolare è definito da


# " "& "
J z = !i! % x ! y ( = !i!
$ "y "x ' ")
Una rotazione finita è ottenuta da n incrementi infinitesimi
#$ ( % +$ (
n
%
R = lim ' 1 + iJ z * = exp ' iJ z *
n!" & !) & ! )
Jz è chiamato il generatore della rotazione finita Δφ

2
Rotazioni
• Un insieme di rotazioni di un sistema forma un gruppo e ciascuna rotazione è un
elemnto del gruppo. Due rotazioni successive sono equivalenti ad una singola
rotazione R2R1. L’elemento identità rappresenta nessuna rotazione. Il gruppo
delle rotazioni è un gruppo continuo, ovvero ciascuna rotazione è caratterizzata
da parametri continui.
• Ciascuna rotazione può essere espressa dal prodotto di rotazioni infinitesime.
• Poiché il risultato di un esperimento non deve dipendere dall’orientamento del
laboratorio, le rotazioni debbono formare un gruppo di simmetria del sistema.
• Sotto la trasformazione R il sistema si trasforma
d
i ! (t) U ! (t) =
dt
! " ! ' "U !
2 2 2
#! = #' ! ' = # U †U !

Ovvero la probabilità che un sistema descritto da |ψ> si trasformi nello stato |φ> non
deve cambiare per la rotazione R. Quindi U è un operatore unitario.

3
Invarianza per rotazioni
• L’Hamiltoniana non cambia per la rotazione R e gli elementi di matrice sono
preservati. L’equazione del moto non cambia per la rotazione R e quindi il valore
di aspettazione di U è una costante del moto.

! ' H " ' = ! U † HU " = ! H "


quindi
H = U † HU !!!!!!!ovvero!!!!!!!![U, H ] = UH # HU = 0
d
i " (t) = H " (t)
dt
d
i " (t) U " (t) = " (t) UH # HU " (t) = 0
dt
Poiché !!nella!rappresentazione!di!Heisenberg!si!ha
dT i
= # (TH # HT )! per!le!grandezze!non!esplicitamente!dipendenti!da!t
dt !

4
Parità
• L’inversione delle coordinate spaziali è una trasformazione discreta che
opera sulla funzione d’onda, ovvero Pψ(r)= ψ(-r) e P2=1. Gli autovalori
di P dovranno essere ±1. Questi valori definiscono la parità del sistema.
• Nelle interazioni elettromagnetiche e forti la parità è conservata, ovvero
la parità dello stato finale è uguale alla parità dello stato iniziale.
• Nelle interazioni deboli la parità è violata. Nel 1956 C.S. Wu e
collaboratori dimostrarono la violazione della parità nel decadimento del
Co60 in e- γ.
• Un sistema di due particelle identiche è descritto da una funzione
d’onda prodotto della funzione spazio e di spin:
ψ = χ(spazio) α(spin)
Con χ(r,θ,φ) = ξ(r)Yml(θ,φ)
Yml è la funzione armonica sferica di momento angolare l e componente z
m.
Sotto l’inversione di parità, θ → (π - θ) e φ → (π + φ) e si ha
Yml(π-θ,π+φ) = (-1)l Yml(θ,φ)

5
Parità di due fermioni e del π
• 2 fermioni identici hanno α(S, Sz) con S: spin totale e Sz = 0, ±1
• Gli stati possibili sono (2s+1)2:
α(1,+1) ↑↑
α(1,-1) ↓↓
α(1,0) (↑↓ + ↓↑)/√2
α(0,0) (↑↓ - ↓↑)/√2
Le prime tre funzioni d’onda sono simmetriche rispetto allo scambio delle due particelle,
mentre la quarta è antisimmetrica. Quindi la funzione di spin ha parità (-1)S+1.
La funzione d’onda totale sotto lo scambio di coordinate e di spin cambia segno come
(-1)l+S+1
• La parità intrinseca del π- è determinata dalla reazione in onda s (l=0)
π- + d → n + n
Il π- ha spin 0 ed il deutone spin 1, quindi nello stato iniziale J = 1 e anche nello stato finale.
Poiché i neutroni sono fermioni, debbono essere in uno stato antisimmetrico e quindi
avere L+S pari.
L’unica possibilità è L=1, S=1. (verificare).
La parità dello stato finale è quindi -1.
Poiché le parità intrinseche dei nucleoni si cancellano nello stato iniziale e finale, il π deve
avere parità intrinseca -1.
• Particella e antiparticella hanno parità intrinseche opposte.

6
Coniugazione di carica

• La coniugazione di carica C inverte il segno della carica ed il momento


magnetico della particella senza alterare le altre coordinate.
• Le equazioni di Maxwell sono invarianti per il cambiamento di segno della carica
e della corrente e quindi le interazioni em sono invarianti sotto C. Il π0 decade in
due fotoni e poiché il fotone ha C=-1, in quanto la corrente j cambia segno per
C, lo stato finale avrà C=(-1)2=1. Il decadimento del π0 è un processo
elettromagnetico che avviene con una vita media τ=(8.4 ± 0.6) x 10-17 s. Quindi
C deve essere conservato. Di conseguenza il π0 ha C=+1.
• Anche le interazioni forti sono invarianti per C. L’invarianza si basa su due
postulati verificati sperimentalmente: la simmetria di carica e l’indipendenza
dalla carica. La simmetria di carica è verificata ad esempio nei nuclei “specchio”
di carica Z e Z+1 ma con lo stesso numero totale di neutroni e protoni. Ad
esempio le energie di legame dei nuclei 3H e 3He ovvero dei nuclei 13C e 13N
sono le stesse, tenuto conto delle forze coulombiane.
• Le interazioni deboli non sono invarianti per coniugazione di carica.

7
CPT

• Le operazioni di coniugazione di carica C, di inversione di parità P e


inversione temporale sono connesse dalla invarianza in qualunque
interazione sotto le tre operazioni C, P e T prese in qualunque ordine.
Teorema CPT.
• Il teorema CPT predice che le masse, i momenti magnetici, le vite medie
delle particelle e delle antiparticelle sono identiche. Ciò è verificato
sperimentalmente con grande accuratezza in diversi casi.
• Mentre CPT è universale, non lo sono separatamente C, P. Non lo è
neanche CP e quindi T.

8
Violazione di CP
• La violazione di CP è stata osservata per la prima volta nel decadimento del K neutro.
• Esistono due stati neutri
– KS = (K0 + anti K0)√1/2 τ=0.089 ns CP = +1
– KL = (K0 - anti K0)√1/2 τ=51.7 ns CP = -1
con la convenzione CP|K0> = |anti K0>
• Christenson, Cronin, Fitch, Turlay nel 64 osservarono una piccola violazione (≈ 10-3) di
CP nel decadimento del KL.
• Infatti una piccola frazione di KL decade in 2π che hanno CP=+1. La violazione è anche
apparente nel decadimento leptonico.
• Sia R+ la frequenza di decadimento KL →e+ νe π- ; R- la frequenza di K L →e- anti-νe π+ ,
si ha
(R+ - R-)/ (R+ + R-) = (3.3±0.1) x 10-3
• Esiste quindi un modo per distinguere le cariche senza ambiguità:
l’elettrone positivo è il leptone più frequente nel decadimento del KL
• L’origine della violazione di CP nel decadimento del K può essere nello stato iniziale con
vita media definita che non è uno stato puro di CP, violazione indiretta, oppure può
avvenire nel decadimento stesso, violazione diretta.
• Evidentemente la violazione di CP ha una grande rilevanza in astrofisica per la
manifesta assenza di antimateria. Il problema è se il livello di violazione di CP osservato
è sufficiente a spiegare l’asimmetria materia-antimateria.

9
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 5

Bruno Borgia
SCOPERTA DEI RAGGI COSMICI (1)
• Alla fine del 1800 i fisici, studiando la conducibilità dei gas con gli
elettroscopi a foglioline d’oro, scopersero che per quanto isolassero gli
elettroscopi da sorgenti di radiazione, essi si scaricavano lentamente.
Nel 1901 C.T.R.Wilson, in Inghilterra, suggerì che la ionizzazione del
gas potesse essere dovuta a radiazione da sorgenti al di fuori
dell’atmosfera e dotata di un grandissimo potere di penetrazione.
• Nel 1907 Padre Theodore Wulf in Olanda inventò un elettroscopio che
permetteva di fare misure fuori del laboratorio. Furono fatte misure sulla
torre Eiffel, in montagna, per verificare che allontanandosi dalla Terra,
diminuiva la radiazione. In effetti la diminuzione non fu trovata, anzi in
alcuni casi fu osservato un aumento della ionizzazione.

2
SCOPERTA DEI RAGGI COSMICI (2)
• Il 12 Agosto 1912, Victor Hess,
austriaco, raggiunse in pallone
l’altezza di 5350m con due camere
di ionizzazione sigillate
ermeticamente.
Inizialmente la ionizzazione
diminuì, ma a circa 1500m iniziò ad
aumentare ed a 5000m era circa il
doppio che alla superficie terrestre.
Hess concluse che la ionizzazione
era dovuta a radiazione di grande
potere penetrante proveniente fuori
dell’atmosfera.

3
SCOPERTA DEI RAGGI COSMICI (3)
• Nel 1927, viaggiando da Amsterdam
a Java, Clay osservò una variazione
dell’intensità dei RC con la latitudine,
diminuendo avvicinandosi
all’Equatore. Di conseguenza
concluse che la parte preponderante
della RC è formata da particelle
cariche.
• Nel 1930 Bruno Rossi mostrò che se
la maggior parte dei raggi cosmici
avesse una carica, ci debba essere
un effetto est-ovest.
• Nel 1933 due gruppi americani,
T.H.Johnson e L.Alvarez con
A.H.Compton misurarono l’effetto est-
ovest, determinando che i RC sono
predominantemente positivi. Bequatore = 0.3 Gauss
p (GeV/c)=0.3 B(Tesla)R(metri)
4
SCOPERTA DEI RAGGI COSMICI (4)

• Nel 1949 Fermi descrisse i RC come un gas di particelle cariche relativistiche in


moto nel campo magnetico interstellare, ponendo le basi per la teoria moderna
dell’accelerazione dei RC e del loro trasporto. 5
EVOLUZIONE STUDIO DEI RC

• proprietà di base di elettricità e magnetismo

• scoperta delle particelle elementari

• astrofisica: sorgenti, campi magnetici eliosfera, meccanismo

accelerazione nelle onde d’urto delle supernove

• fisica nucleare nelle stelle e nelle supernove

• fisica delle particelle: oscillazione dei neutrini, massa dei neutrini

• cosmologia: materia oscura/supersimmetria?

• nuova fisica
6
SPETTRI DEI RC
•Misura precisa della loro energia e abbondanza
adroni, nuclei, e± , raggi gamma
•sorgenti
•meccanismi di accelerazione
•interazioni con ISM
•modelli di trasporto
•fondo per ricerca di nuove particelle
•calcolo neutrini atmosferici

7
ALCUNE DEFINIZIONI
: [ MeV "1sr "1cm "2 s"1 ]
dN
• Flusso di particelle
dEd!dAdt

• fattore geometrico (GF): accettanza [cm2 sr]

• Esposizione = GF x tempo

• Rigidità R = p/Ze: [volt/c]

100% 100%
scattering
∆R/R ∆R/R multiplo

R R
MDR: MDR
massima rigidità rivelabile 8
CARATTERISTICHE SPETTRO RC

● RC: 100 MeV - 1020 eV


● prodotti e accelerati nelle
esplosioni delle supernove
● >12 ordini in E ~ exp(-2.7)
● >30 ordini in Φ
● legge di potenza
● regione del ginocchio? ~exp(-3.0)
 meccanismo di accelerazione
 meccanismo di propagazione

 composizione elementi

 nuova particella
~exp(-2.8) ??

● regione della “caviglia”, origine


extragalattica?
GeV TeV 9
SPETTRO RC
“ANKLE”

AGASA < 30 events


Fly’s Eye
HiRes

GeV TeV PeV EeV ZeV


10
SPETTRO RC

• p and He nuclei sono


dominanti (90% p, 9% He)
• tutti gli elementi sono
presenti fino all’Uranio
• atomi raggiungono la
eliosfera completamente
ionizzati
• flussi assoluti e forma
degli spettri sono
fondamentali per calcolare
il flusso di ν atmosferici

11
SPETTRO RC
spettro particelle composizione elementi

CNO
p
Fe
He
1 / m2 s
γ e+
e-

1 / m2 h

1 / m2 d

12
COMPOSIZIONE CHIMICA RC

rispetto agli elementi presenti nel


sistema solare
• Li, Be, B arricchiti
• Sc, Ti, V, Cr, Mn arricchiti
non sono prodotti nella
nucleosintesi nè nelle stelle, sono
prodotti:
• spallazione tra p, He con C N O
nelle esplosioni delle supernove
• nelle spallazioni dal Fe nel ISM

13
STUDIO RC / 3 REGIONI

• REGIONE I: composizione
elementi, ricerca antinuclei, flussi
nuclei alti Z / palloni, satelliti

• REGIONE II: spettro E,


R. I
indicazione di composizione
chimica / esperimenti EAS,
Sciami Estesi Atmosferici

• REGIONE III: nuova fisica?, R. II


R. III
mappa delle sorgenti?
GeV TeV PeV EeV ZeV

14
# B & # R & 18
Emax ! " Z % 10 eV
$ 1µG (' %$ 1kpc ('
" = velocità!onda!d 'urto
B = campo!magnetico!della!regione!di!accelerazione
R = dim ensione!della!regione
15
EFFETTI GEOMAGNETICI
• L’asse del dipolo magnetico è inclinato rispetto all’asse di rotazione
della Terra e attualmente si trova 101°W-75°N.
• Il campo magnetico terrestre, dipolo NS, impedisce alle particelle con
rigidità bassa di raggiungere la superficie della Terra.
• Non tutte le traiettorie delle particelle positive (protoni) possono
raggiungere l’atmosfera dall’esterno del campo magnetico terrestre.
• Il procedimento standard per verificare se una traiettoria è permessa, è
quello di iniettare un antiprotone dalla sommità dell’atmosfera in tutte le
direzioni e vedere se sfugge dal campo magnetico terrestre senza
essere intrappolato o intercettare la superficie della Terra. Tutte le
direzioni per cui un antiprotone può sfuggire, è una traiettoria permessa
per un protone che proviene dallo spazio.
• Ad esempio elettroni di bassa energia del vento solare:
p⊥= 30 keV; B = 0.1 gauss
R = p⊥/0.3 x B = 10 m
16
EFFETTO LATITUDINE
• Gli elettroni del vento solare
vengono intrappolati e
spiraleggiano intorno alle linee di B
• “Ribalzano” nelle zone di alto B
• Possono penetrare nell’atmosfera
e provocare le aurore boreali a
grandi latitudini
• La concentrazione di particelle del
vento solare è sufficientemente
densa da distorcere il campo
magnetico terrestre, le aurore
possono verificarsi anche a basse
latitudini

17
EFFETTO DI LATITUDINE

Al polo magnetico
possono arrivare
particelle di
qualunque rigidità

18
19
EFFETTO EST-OVEST

F=ev x B

20
CARICA IN CAMPO DIPOLARE
• Particella di carica Ze, velocità v, momento p, con traiettoria circolare
equatoriale di raggio r intorno ad un dipolo magnetico di momento M.
• Si ha Zev x B = mv2/r
B = (µ0/4π) M/r3
Il raggio dell’orbita è
(" µ0 % MZe +
1/ 2

rS = *$ ' -
)# 4 ! & p ,
ed è chiamato unità Størmer.
Il momento del protone che ha una unità di Størmer intorno alla Terra, è

p/Z = 59.6 GeV/c


con M=8 x 1022A m; rT = 6.38 x 106 m; e = 1.6 x 10-19C; µ0/4π=10-7H/m
1GeV=1.6 x 10-10 J c = 2.99 108 m/s

21
CARICA IN CAMPO DIPOLARE
• Størmer ha dimostrato che l’equazione del moto ha la forma:
cos2 "
b = r sin ! cos " +
r
dove r: distanza dal centro del dipolo in unità di Størmer
λ: latitudine geomagnetica
θ: angolo tra la velocità ed il piano meridiano che si muove con
la particella
b: parametro d’impatto con l’asse del dipolo
Si trova che la condizione critica per i momenti permessi si ha per b>2 e
l’equazione per il cut-off diviene
cos2 !
r=
1+ (1" sin # cos3 ! )1/ 2

Per particelle che arrivano verticali:


a λ = 50°N il momento di cut-off è pc=1.1. GeV
a λ = 0° (equatore magnetico) si ha pc=14.9 GeV
Per particelle che arrivano da Est (sinθ=+1) pc=59.6 GeV
Per particelle che arrivano da Ovest (sinθ=-1) pc=10.2 GeV
22
Coordinate di Størmer

23
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 6

Bruno Borgia
EFFETTI GEOMAGNETICI
• L’asse del dipolo magnetico è inclinato rispetto all’asse di rotazione
della Terra e attualmente si trova 101°W-75°N.
• Il campo magnetico terrestre, dipolo NS, impedisce alle particelle con
bassa rigidità di raggiungere la superficie della Terra.
• Non tutte le traiettorie delle particelle positive (protoni) possono
raggiungere l’atmosfera dall’esterno del campo magnetico terrestre.
• Il procedimento standard per verificare se una traiettoria è permessa, è
quello di iniettare un antiprotone dalla sommità dell’atmosfera in tutte le
direzioni e vedere se sfugge dal campo magnetico terrestre senza
essere intrappolata o intercettare la superficie della Terra. Tutte le
direzioni per cui un antiprotone può sfuggire, è una traiettoria permessa
per un protone che proviene dallo spazio.
• Ad esempio elettroni di bassa energia del vento solare:
p⊥= 30 keV; B = 0.1 gauss
R = p⊥/0.3 x B = 10 m
2
EFFETTO LATITUDINE
• Gli elettroni del vento solare
vengono intrappolati e
spiraleggiano intorno alle linee di
B
• “Rimbalzano” nelle zone di alto B
• Possono penetrare nell’atmosfera
e provocare le aurore boreali a
grandi latitudini
• La concentrazione di particelle
del vento solare è
sufficientemente densa da
distorcere il campo magnetico
terrestre, le aurore possono
verificarsi anche a basse latitudini

3
CARICA IN CAMPO MAGNETICO (1)
L’equazione della forza di Lorentz
Zev x B = dp/dt
ci dà le traiettorie dei RC nel campo magnetico della Terra. Separiamo la
velocità in v⊥ e v|| rispetto alla direzione di B.
Si ha tanθ = v⊥ / v||. v|| è costante in quanto parallela a B.
L’accelerazione è perpendicolare alla direzione di B ed a v⊥ .
Se B è uniforme, il moto è circolare uniforme e si ha il raggio dell’orbita
r = γm0v sinθ/ZeB p⊥ = γm0v sinθ
ovvero r = (pc/Ze) sinθ/Bc
particelle con la stessa rigidità hanno lo stesso raggio di curvatura.
La particella si muove lungo una spirale con angolo del passo θ costante.
Il raggio è chiamato giroraggio e la frequenza angolare frequenza di
ciclotrone: ωg = ZeB/m con m= γm0
In questo caso, l’asse della traiettoria è parallela alla direzione di B.

4
CARICA IN CAMPO MAGNETICO (2)
• Supponiamo che B cambi lentamente nel tempo, cioè ∆B/B sia piccolo
per ogni periodo orbitale T=2π/ωg. Una carica che gira in campo
magnetico è equivalente ad una corrente i = Ze v⊥/2πr. Il momento
magnetico associato è
µ = iA = (Ze v⊥/2πr) × πr2 = (Ze v⊥r)/2
Nel limite non relativistico r=m0 v⊥/ZeB
quindi µ = m0 v⊥2/2B = w⊥ /B (*)
dove w⊥ è l’energia cinetica della particella nella direzione perpendicolare
al campo magnetico. Supponiamo che ci sia una piccola variazione ∆B
durante un’orbita. Si induce una fem E nel circuito a causa di B che
cambia, quindi la particella subisce un’accelerazione. Il lavoro fatto in
un’orbita sulla particella è
ZeE = Zeπr2 dB/dt = Zeπr2 ∆B/T dove T=2πr/v⊥
e quindi ∆w⊥ = Zeπr2 ∆B/T = w⊥x ∆B/B. (**)
5
CARICA IN CAMPO MAGNETICO (3)
La variazione del momento magnetico è [vedi equazione (*) e (**)]:
∆µ = ∆w⊥ /B - w⊥ ∆B/B2 = 0
ovvero il momento magnetico della particella nella sua orbita è un invariante.
Questo risultato può essere espresso in altri modi, ovvero:
∆µ = 0 è equivalente a ∆(w⊥/B) = 0
e poiché w⊥ = p⊥2/2m0 si ha anche ∆(p⊥2/B) = 0.
Quindi se B aumenta, anche p⊥2 deve aumentare. D’altra parte poiché il campo
magnetico non fa lavoro, l’aumento di p⊥2 dovrà essere a spese della componente
parallela di p.
p||2 va a zero quando p⊥2 = p2 . A questo punto la particella viene riflessa indietro
lungo le linee di campo magnetico.
Ciò avviene per i raggi cosmici intrappolati nelle fasce di radiazione quando si
avvicinano alla convergenza delle linee di forza di B verso i poli magnetici della
Terra.
Si verifica facilmente che si ha come conseguenza della ∆(p⊥2/B) = 0
∆(Br2) = 0
ovvero la particella segue le linee di forza in maniera che il flusso di B nel cerchio
dell’orbita sia costante.
6
FASCE DI VAN ALLEN

• Elettroni e protoni catturati nel


campo magnetico terrestre a
circa 1000-3000 km di quota

Energia 1 – 100 Mev

Composizione e- p

Posizione alta quota


1000-3000 Km

Vita media anni

Origine decadimenti neutroni

7
VENTO SOLARE
• Flusso di plasma emesso continuamente dal sole che si muove alla velocità di 400-
500 km/s. Il vento solare tende ad allontanare i RC galattici di bassa energia
dall’eliosfera. L’eliosfera è la regione in cui il plasma è dominato dal vento solare e si
estende molto al di là dell’orbita terrestre. L’intensità del vento solare varia nel tempo
con il ciclo solare di 11 anni.

Piano dell’eclittica

Magnetosfera della Terra


B perturbata dal vento solare:
onda d’urto

Superficie neutra dell’eliosfera

8
ATTIVITA` SOLARE E RC

←Le macchie solari sono un


indice dell’attività solare

Monitor per neutroni (Univ. Chicago)


provenienti da interazioni dei RC
con l‘atmosfera

monitor
9
n. macchie solari
ATTIVITA` SOLARE E RC

I RC primari mostrano forti variazioni di flusso a rigidità inferiori a ≈ 5-10 GV,


dovute all’attività solare. Flusso di protoni misurato da BESS in pallone.
10
CAMPO MAGNETICO GALATTICO

Il campo magnetico galattico è


≈ 3 µ gauss e all’incirca parallelo
alle spirali della galassia.
La densità di energia del campo
magnetico galattico è
B2/8π ≈ 0.4 x 10-12 erg/cm3,
confrontabile con quella dei RC,
≈ 1.5 x 10-12 erg/cm3
= 1.5 x 10-19J/cm3 ≈ 1 eV/cm3.
Le particelle cariche sono confinate
nel campo;
r = (1/0.3) p(GV)/B(T)
= 3 106 / 3 10-10 ≈ 1016m ≈ 1/3 pc

11
CONFINAMENTO NELLA GALASSIA

15 kpc

300 pc

Il raggio di curvatura dei RC per la gran parte delle particelle è molto


più piccolo delle dimensioni lineari della galassia, ≈ 10K pc.

12
ACCELERAZIONE RC

L’energia totale per anno dei RC nella Galassia è


WRC = ρRC πR2D/τ =
= 1eV/cm3 π (15 103 3.085 1016 m)2 300 3.085 1016 m / 3 106 yr = 2 1041 J/yr
dove l’età media dei RC nella Galassia è circa 3 106 yr.
Una supernova espelle tipicamente circa 10 M (M ≈ 2 1030kg) alla
velocità ≈ 107 m/s, e vi è circa una esplosione di supernova ogni 100
anni nella nostra galassia. Quindi si ha una emissione totale di
potenza all’incirca di WSN ≈ 1043 J/yr. Basta l’efficienza di qualche
percento per dar conto dell’energia dei RC.
L’ipotesi che il meccanismo di accelerazione dei RC sia dovuto
all’esplosione delle supernove diviene ancora più plausibile quando si
verifica che lo spettro di energia dei RC calcolato risulta molto vicino
allo spettro osservato.

13
ACCELERAZIONE RC
Il meccanismo di Fermi consiste nel trasferimento di energia in ogni
“incontro” di una quantità proporzionale all’energia della particella.
Quindi se ∆E = ξE per incontro, dopo n incontri avremo
En = E0(1+ ξ)n
Definiamo P la probabilità di rimanere nella regione di accelerazione per
ogni incontro, la probabilità di rimanere nella regione dopo n incontri è
N/N0 = Pn (*)
dove N0 è il numero iniziale di particelle.
Il numero di incontri necessari a raggiungere l’energia E sarà
n = ln(E/E0)/ln(1+ ξ)
Sostituendo n in (*) si ha
ln (N/N0) = n lnP = [ln(E/E0)/ln(1+ ξ)] lnP = ln (E0/E)s
con s = -lnP/ /ln(1+ ξ)
Lo spettro differenziale sarà dN/dE = cost [1/E(1+s)]

14
ACCELERAZIONE RC
Il meccanismo proposto inizialmente da Fermi (2° ordine)
consiste nella diffusione di particelle cariche nei campi
magnetici turbolenti trasportati da plasma in movimento.
Fermi considera l’incontro con nuvole di plasma di una
particelle di energia E1 che entra nel plasma, diffonde a
causa delle irregolarità del campo magnetico e dopo
poche deviazioni, la particella si muove in media con la
velocità del plasma. Nel sistema di riferimento a riposo
con il gas, l’energia della particella è
E1* = γ E1 (1-βcosθ1)
dove γ, β sono il fattore di Lorentz e la velocità del
plasma. Trasformando nel sistema della galassia, si ha
E2 = γ E2* (1+βcosθ2*)
1
*= *
2
dove E2 E1 è l’energia della particella prima che
sfugga. V
Mediando sugli angoli, il guadagno di energia per
“incontro” è
∆E/E= ξ ≈ 4 β2/3
15
ONDA D’URTO
• Onda d’urto in un fluido: fronte d’onda, superficie di discontinuità delle proprietà
termodinamiche: densità, temperatura, velocità.
• Al fronte d’onda si ha conservazione della massa, momento, energia.

u0=0
T>T0
T0

pistone shock

fluido perturbato fluido imperturbato

riferimento dello shock


16
ACCELERAZIONE RC

L’altro processo proposto da Fermi (del 1o


ordine) è illustrato in figura. Un fronte d’urto
piano si muove con velocità -u1. Il gas
perturbato si allontana dal fronte con velocità u2
relativa al fronte e si ha |u2|<|u1|. La velocità del
gas nel “laboratorio” è V = -u1 + u2 verso il
basso.
In questo caso il guadagno di energia relativo è
∆E/E= ξ ≈ 4 β/3
con β = (u1 - u2)/c
-u1
Nel caso di accelerazione in fronti d’onda d’urto,
si calcola s ≈ 1.1 e quindi lo spettro di energia 1
ha un indice calcolato di 2.1, assai vicino al 2
valore sperimentale di 2.7.
V
Il meccanismo alla Fermi sembra capace di
accelerare le particelle fino a energie ≈ 100
TeV.

17
ACCELERAZIONE RC: ALTERNATIVE
• Campo magnetico rotante delle stelle di neutroni, B≈108T, periodo di
rotazione T≈ 10 ms. Emax ≈ Bc ≈ 1020eV.
• Brevi shock in alti campi B; Emax ≈ 1016 eV
• Shock di lunga durata in campi B deboli, venti galattici; Emax ≈3 1017 eV
• Esplosione di supernova nel vento di un oggetto precedessore.
Soluzione favorita per spiegare gli eventi sopra il ginocchio.
• Per giustificare gli eventi con E ≥ 1020 eV:
– Accrescimento in oggetti di dimensioni della galassia, AGN
– Accrescimento in oggetti di dimensioni della galassia, radio-galassie
– Processi di riaccelerazione
– Decadimento di oggetti massivi di origine cosmologica

18
PROPAGAZIONE DEI RC
• L’abbondanza di nuclei quali Be, B, Li nei RC rispetto alla composizione
degli elementi del sistema solare trova spiegazione nell’interazione dei
RC con il mezzo interstellare e quindi processi di spallazione dei nuclei.
• Questi nuclei non sono prodotti nella nucleosintesi o nei processi
nucleari delle stelle, ma sono prodotti nella spallazione di nuclei pesanti:
A + p —> A1 + A2
I prodotti della spallazione sono circa isotropi e conservano l’energia:
Etot = AE0
E1 = A1E0
E2 = A2E0
Per produrre i nuclei leggeri per spallazione, i RC debbono attraversare
l’equivalente di circa una lunghezza di interazione λ ≈ 10g/cm2.
La densità di materia nel disco della galassia è ρ ≈ 1protone/cm3 = 1.7
10-24 g/cm3. Lo spessore attraversato quindi è λ/ρ ≈ 6 1024 cm = 2 Mpc =
6 106 Lyr. La stima ci dice che i RC diffondono nella Galassia per un
tempo > 106 anni luce.

19
PROPAGAZIONE RC
Il processo di propagazione può essere descritto dall’equazione di
diffusione:
dN(E, X,t)
= Q(e, X,t)(sorgente)
dt
+! "[D!N(E)](diffusione, coeff .D)
$ % dE (
# ' N(E) * (var iazione # energia)
$ E & dt )
!
#! " uN(E)(convezione)
/ v+, 1 2
#1 + 4 N(E)( perdite # per # int erazioni / deca dim enti)
0 m -. 3
v+ d, (E, E ')
+ 65 N k (E ')dE '( produzione # di # Parti # da # Part k )
m dE

20
LEAKY BOX
• I RC diffondono liberamente nel volume di confinamento, da cui
possono sfuggire con una probabilità che è indipendente da t, ma può
dipendere da E.
• Se consideriamo solo il termine di diffusione abbiamo:
dN
= !DN
dt
ovvero
N(t) = N 0 (t)exp(!t / " esc ) = N 0 (x)exp(!x / #esc )
• Se consideriamo lo stato stazionario all’equilibrio, si ha dN/dt=0 e quindi

N #c$ 1
= Q"( + )N
! esc % &!

21
LEAKY BOX
• Per i protoni, stabili e primari si ha:
Q! esc (E)
Np =
1+ "esc (E) / " p

• invece per i secondari stabili, Q=0, si ha


"c#$ esc "c#$ esc
Ns = ! N esc + & sp N p
%esc mn

• In questo modello, la dipendenza dall’energia del rapporto


secondari/primari è attribuita a τesc. Il fit ai dati dà una dipendenza da E
del tipo 1/E0.6. Ciò ha una significativa implicazione per lo spettro di
energia della sorgente e cioè Q(E)∝E-b, con b=2.7-0.6=2.1= ξ+1.

22
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 7

Bruno Borgia
RC SECONDARI (1)
• Propagazione di particelle in atmosfera descritta da equazioni di
trasporto, RC secondari prodotti in atmosfera dai primari (protoni, nuclei)
– componente dura o penetrante, µ
– componente molle, elettroni, gamma
• Caratteristiche generali:
– spessore atmosfera X ≈ 1030 g/cm2
– λ interazione protoni in atmosfera (A≈14.5) ≈ 100 g/cm2
– λ interazione nuclei ≈ 10 g/cm2
• Nella stratosfera si creano principalmente π± π° e K (≈ 10%π).
• π e K sono instabili. Vita media dei π±: τ = 26 ns; π°: τ = 8 10-17s
– λdec = γcτ γ = E/mc2
– Eπ = 1 GeV λdec = (1/0.140) 3 108 26 10-9 = 56 m

(T.G.Gaisser, Cosmic Rays and Particle Physics; Cambridge U.P.)

2
RC SECONDARI (2)
500 km

termosfera

80 km

mesosfera

50 km

stratosfera

ozono

15 km
nubi
troposfera

L’atmosfera
3
RC SECONDARI (3)

4
SCIAMI ATMOSFERICI
• I processi che dominano lo sviluppo di uno sciame atmosferico sono:
– Perdite di energia per ionizzazione. Le particelle cariche perdono
energia a causa delle collisioni con gli elettroni atomici. La perdita di
energia per unità di percorso è espressa dalla formula di Bethe e
Bloch.
– Perdite di energia per radiazione. Gli elettroni subiscono la diffusione
coulombiana dal nucleo atomico con emissione di fotoni,
bremsstrahlung. La grandezza che caratterizza il mezzo per il
processo di bremsstrahlung è la lunghezza di radiazione X0.
– Conversione in coppie e+e-. Un fotone, se di energia sufficiente, >
2mc2, può convertirsi in una coppia e+e- nel campo coulombiano di
un nucleo. Lo spessore medio di materiale attraversato ad energie
del GeV è ≈ 9/7 X0.
– Interazioni nucleari. Protoni, nuclei e mesoni interagiscono con i
nuclei dell’atmosfera producendo altri mesoni o nucleoni o
spallazione di nuclei. La lunghezza caratteristica delle interazioni
nucleari in aria è per i protoni λ ≈ 100 g/cm2.
5
IONIZZAZIONE (1)
Le interazioni di una particella carica con gli elettroni atomici avvengono con piccolo
trasferimento di energia. Il calcolo classico porta la perdita di energia ad una dipendenza
da 1/v2 dove v e la velocità della particella carica ed è indipendente dalla massa M.
L’interazione è illustrata in figura. La particella di alta energia ha carica ze e massa M e
poiché M>>me non viene deviata. La distanza minima della particella con l’elettrone è il
parametro di collisione b. L’impulso trasferito all’elettrone è ∫Fdt. Per simmetria la forza
parallela alla linea di volo della particella ha impulso nullo e quindi dobbiamo tener conto
solo della forza perpendicolare alla linea di volo. Allora si ha:

ze2
F! = sin $ M
2b
4"# 0 r 2

v θ
dt = dx / v
b
b / x = tan $ r
r = b / sin $
& "
me
ze 2
b sin $ ze 2
p = ' F! dt = % ' sin $
2
d$ =
%& 0
4"# 0 b 2
v sin $
2
2"# 0 v
2
1 p
(E = me v 2 =
2 2me 6
IONIZZAZIONE (2)
Si calcola successivamente la perdita di energia media per unità di lunghezza e si integra
nel parametro di collisione.
La formula completa, dovuta a Bethe e Bloch, è

dE # 4 "N A z 2e 4 &# Z &+ # 2me v 2) 2 & .


! =% (% (,ln% (!* /
2

dx $ me v '$ A '- $ '


2
I 0

dove v: velocità della particella incidente


β: v/c
γ: 1/(1- β2)
z: carica della particella incidente
Z: numero atomico del mezzo
A: numero di massa del mezzo
I : potenziale di ionizzazione del mezzo ≈ 10 Z eV
Da notare che
Non c’è dipendenza dalla massa della particella, ma solo da v.
Z/A≈1/2 per quasi tutti gli elementi tranne che per l’H e gli elemento pesanti e
quindi la dipendenza dal mezzo compare nel potenziale di ionizzazione I
dentro il logaritmo.
Se si misura ∆E ed E, si ha una buona misura di z, carica della particella.
Il minimo della ionizzazione avviene circa ad E≈2Mc2 ed è
dE/dx ≈ 2 z2 MeV / gcm-2. 7
IONIZZAZIONE (3)

∝1/v2

dE/dx
effetto densità

mip

T=2Mc2

salita relativistica

8
BREMSSTRAHLUNG (1)
La “radiazione di frenamento” è presente ogni volta che una carica elettrica subisce
un’accelerazione. Questa radiazione viene emessa dagli elettroni passando nelle
vicinanze dei nuclei. La bremsstrahlung è uno dei processi più importanti anche in
astrofisica ed è alla base di molti rivelatori di elettroni. La probabilità per un elettrone
di energia E di irraggiare un fotone di energia k=vE attraversando uno spessore
dt=dX/X0 è 1# v 4
! (E,v) " ! (v) = v + ( + 2b)
v 3
b = [18ln(183/Z1/ 3 )] $ 0.0122

in aria.
X0 è la lunghezza di radiazione. L’energia persa per bremsstrahlung è quindi
1
dE 1 1
dX
=!
X0
# (vE)" (v)dv = ! X E $ (1+ b) % !E / X 0
0 0

dove la lunghezza di radiazione è definita da


1 "Z% " 183 %
= 4! $ '(Z + 1)re2 N A ln$ 1/ 3 '
X0 # A& #Z &
re = e 2 /4 (mc 2
9
BREMSSTRAHLUNG (2)

Poiché la probabilità di radiazione è proporzionale al quadrato dell’accelerazione,


X0 è proporzionale a me2. La probabilità di radiazione per un µ è ≈ (1/200)2 volte la
probabilità per un elettrone. Trascurando le perdite di energia per ionizzazione,
l’energia media di un elettrone dopo aver attraversato uno spessore X sarà

" !X %
E = E 0 exp$ '
# X0 &
Mentre le perdite di energia per ionizzazione sono costanti ad alte energie, le perdite
di energia per bremsstrahlung sono proporzionali a E.
L’energia per cui si ha (dE/dx)ion= (dE/dx)rad si chiama energia critica Ec.
Ad energie inferiori, le perdite di energia sono predominanti per ionizzazione, ad
energie superiori sono predominanti quelle per irraggiamento. Si ha Ec≈600/Z MeV.
La lunghezza di radiazione X0 ∝1/Z e quindi si ha ad esempio

Pb X0 = 6 g/cm2 = 0.56 cm
Aria X0 = 37 g/cm2 = 304 m

10
INTERAZIONI DEI FOTONI (1)
I processi principali che subiscono I fotoni attraversando la materia sono:
• effetto fotoelettrico
• scattering Compton
• produzione di coppie
Oltre che nello sviluppo dei rc secondari nell’atmosfera, questi processi sono
importanti anche in molti fenomeni astrofisici.
Effetto fotoelettrico
L’assorbimento fotoelettrico è una delle principali cause dell’opacità dell’interno
delle stelle e dell’atmosfera stellare. I fotoni di energia k = (h/2π) ω possono
rimuovere gli elettroni che hanno energie di legame nell’atomo < k.
La sezione d’urto per ionizzare gli elettroni della shell K è
7
mec 2 2
! K = 4 2! T " Z (
4 5
)
!#
! T = 8$re2 /3
Da notare la forte dipendenza da Z della sezione d’urto. Ciò significa che anche
elementi rari ad alto Z danno un grosso contributo all’assorbimento di fotoni
ultravioletti e raggi X.

11
INTERAZIONI DEI FOTONI (2)
Scattering Compton
Nel processo Compton, il fotone incidente su un elettrone stazionario trasferisce parte della
sua energia all’elettrone. Di conseguenza diminuendo la sua energia e momento, la
lunghezza d’onda del fotone aumenta. Se l’energia del fotone è molto più piccola di mec2,
si ha lo scattering Thomson in cui non c’è variazione di frequenza della radiazione. La
sezione d’urto totale per scattering Thomson è σT (vedi sopra).
Nel Compton, la variazione di lunghezza d’onda del fotone è
!" !#
= (1$ cos% )
" mec 2
Dove cosα è il coseno dell’angolo di diffusione del fotone.
La sezione d’urto è espressa dalla formula di Klein-Nishina che per fotoni di energia
k<mec2 si riduce alla sezione d’urto di Thomson, mentre per fotoni di energia maggiore si
ha 21
! K "N = #re (ln2$ + 1)
$
$ = !% /me c 2
Quindi la sezione d’urto diminuisce come 1/k. Se un atomo ha Z elettroni, la sezione d’urto
è semplicemente ZσK-N.
In astrofisica ha particolare importanza il processo per cui un elettrone di alta energia
collide con un fotone di bassa energia a cui cede parte della propria, chiamato scattering
Compton inverso.
12
INTERAZIONE DEI FOTONI (3)
Produzione di coppie e+ e−
Se k> 2mec2, è possibile la produzione di coppie nel campo coulombiano del nucleo.
Per energie k<< 1/αZ1/2 la sezione d’urto è
+ 28 $ 2!# ' 218 . 2 *1
! pair = "r Z - ln&
e
2 2
2)
* 0m atom
, 9 % me c ( 27 /
Ad energie maggiori diventa costante.
Il coefficiente di assorbimento dei fotoni, con l’energia, ha un andamento del tipo

coeff. assorb.
(g/cm2)-1 fotoel.

pair
Compton

logK
2MeV

13
SCIAME ELETTROMAGNETICO
A destra abbiamo un modellino semplificato dello
sviluppo di uno sciame elettromagnetico. E0 γ X0
Secondo questo modello, dopo una distanza
X=nX0 abbiamo 2n particelle, di energia media e+ e-
E0/2 2X0
E0/2n.
La cascata termina quando l’energia della singola
E0/4 e- γ 3X0
particella carica è inferiore all’energia critica Ec.
Al di sotto di questa energia il processo
dominante è la ionizzazione. A questo punto si ha E0/8 4X0
il massimo dello sciame.
Il numero di particelle è grosso modo E0/Ec ed il E0/16 γ
5X0
numero di lunghezze di radiazione è dato da
E0/2n = Ec
ovvero n=X/X0 = ln(E0/Ec)/ln2.
Il numero di particelle cariche è 2/3
La lunghezza totale di traccia, delle particelle ed il numero di fotoni 1/3.
cariche, in lunghezze di radiazione è Poiché l’energia dissipata per
!2$ n ! 2 $ E0 E0 ionizzazione in 1X0 è Ec, la
L = # & ( 2 dn ' # & ' lunghezza di traccia misura l’energia
" 3% " 3ln2 % E c E c della particella incidente.
14
SCIAME EM IN ARIA

15
INTERAZIONI NUCLEARI
Descriviamo alcune caratteristiche generali delle interazioni nucleari, ricordando che il
comportamento di uno sciame adronico è meglio rappresentato da un calcolo di
Montecarlo.
Dato che le interazioni nucleari sono a corto range, la sezione d’urto nucleare è dell’ordine
della dimensione geometrica del nucleo. Il raggio dl nucleo può essere approssimato dalla
formula R=1.2 10-13 A1/3 cm
Ad alte energie la lunghezza di de Broglie della particella incidente è piccola rispetto alle
dimensioni del nucleo, h/(2πγmpc) ≈ 0.02 10-13 cm, quindi possiamo pensare il protone
incidente come una particella molto piccola che interagisce con i singoli nucleoni che
incontra attraversando il nucleo (Glauber).
Inoltre se la particella incidente è un nucleo di numero di massa A ed energia E0, si può
assumere il modello di “sovrapposizione”, ovvero il nucleo si comporta come un fascio di A
nucleoni indipendenti ciascuno di energia E0/A e lunghezza di interazione λN. Lo sciame di
conseguenza sarà di lunghezza inferiore allo sciame iniziato da un protone di energia E0.
Inoltre nucleoni di energia più bassa generano mesoni di energia più bassa che decadono
preferibilemnte rispetto a quelli di energia più alta. I mesoni sono anche più rapidamente
assorbiti nell’atmosfera e quindi al suolo arrivano meno elettroni e positroni.
Gli sciami adronici atmosferici sono noti come Extensive Air Shower (EAS).
16
SCIAMI ADRONICI
• Un protone (o nucleo) primario nell’atmosfera genera uno sciame
adronico tramite le interazioni nucleari. Nelle interazioni nucleari si
generano principalmente mesoni π e K
• La lunghezza caratteristica delle interazioni nucleari in atmosfera è λ ≈
100 g/cm2 da confrontare con X0 ≈ 37 g/cm2.
• Inoltre gli elettroni o i fotoni in 1 X0 perdono gran parte della loro energia,
mentre i protoni nell’interazione nucleare perdono solo una frazione
dell’energia. Cosicché lo sciame adronico è molto più penetrante.
Poiché i prodotti finali sono comunque elettroni e fotoni tranne una
piccola frazione di neutrini, la lunghezza di traccia è comunque
proporzionale all’energia iniziale del protone (o nucleo).
• Le dimensioni laterali dello sciame adronico sono caratterizzate dalla
quantità di moto trasversa dei secondari nell’interazione nucleare, p⊥
≈300 MeV/c, e quindi molto maggiori che nello sciame elettromagnetico.

17
RC SECONDARI (4)
Atmosfera isoterma
profondità X(g/cm2) in verticale Xv = X0 e-h/H
dove X0 = 1030 g/cm2
H = 6.5 km
I π± di 1 GeV hanno un cammino di decadimento di 56 m
In 56 m la variazione di spessore dell’atmosfera è di ∆X/X = -∆h/H = 56/6500≈ 1%
Quindi i π di 1 GeV decadono in volo
! + " µ+ + # µ
! $ " µ$ + # µ
I π iniziano ad interagire quando λdec ≈ H ovvero per Eπ ≈ 100 GeV.
Infatti λdec = (100/0.140) 3 108 26 10-9 ≈ 6 km

I π° hanno una vita media brevissima: τ = 8 10-17s; quindi decadono


π° →γ+γ
I fotoni convertono in coppie di e+e- e danno luogo alla componente molle.

18
RC SECONDARI (5)
µ instabili, mµ = 105 MeV/c2 τ = 2.2 µs
Eµ = 1 GeV λ = γcτ = (1/0.1) 3 108 2.2 10-6 ≈ 6 km
I µ non hanno interazioni nucleari e quindi decadono o arrivano a terra.
Difatti se Eµ = 3 GeV si ha λ ≈ 20 km
L’energia persa nell’atmosfera è solo per ionizzazione ovvero ∆E/∆x ≈ 2 MeV/gcm-2;
in totale ∆E = 2 x 1030 ≈ 2 GeV
Il decadimento dei µ è:
µ! " e ! + # µ + v e
µ+ " e+ + v µ + # e
Poiché i µ provengono dal decadimento dei π, si ha una preponderanza di µ+ dovuta
alla frammentazione in avanti del protone e al fatto che vi sono più protoni che neutroni.
Tra energie da 1 GeV a 100 GeV il rapporto delle cariche va da 1.1. a 1.4.Sotto 1 GeV
c’è la dipendenza sistematica per gli effetti geomagnetici.
Al livello del suolo l’intensità dei µ è circa 1 µ cm-2 min-1 per un rivelatore orizzontale.
Ad energie > 100 GeV, lo spettro dei µ è più ripido dei rc primari poiché i π
interagiscono piuttosto che decadere (vedi dopo).

19
TRASPORTO SECONDARI
La profondità obliqua è X = Xv/cosθ e la profondità verticale X=0
è data da "
Xv = # !(h')dh' Xv X
h

La relazione Xv = X0 e-h/H vale per un’atmosfera θ


h
isoterma e deve essere corretta per la diminuzione della
temperatura con l’altezza. In definitiva si ha h=0
ρ = Xv /H

L’equazione di trasporto dei secondari si scrive

dN i # 1 1& Fik (Ei , Ek )N j


= ! % + ( Ni + * ) dEk
dX $ "i d i ' k "k Ei
dove di è la lunghezza di decadimento in g/cm2
λi è la lunghezza di interazione
Fik è la sezione d’urto inclusiva di una particella k di energia Ek per produrre
una particella i con energia Ei

20
L’ATMOSFERA

ρ(Pb) =11.35 g/cm3 X0(Pb) =5.6 mm

21
DECADIMENTI
Il decadimento o l’interazione domina a seconda che sia più grande 1/d o 1/λ.
Se si esplicita 1/d, si ha
1 ! mc 2 H &
= = %
d " c# Ec# X cos$ EX cos$
mc 2 H
&=
c#
e quindi in definitiva dipende dal rapporto ε/E. Usando il valore H=6.5 km, si ha:

Particella cτ (cm) ε (GeV)


µ± 6.6×104 1.0
π± 780 115
K± 371 850

Ad energie dei π > TeV, i π hanno una probabilità di decadimento ∝ 1/E, e la maggior
parte di essi interagisce prima che abbiano la possibilità di decadere. A causa di
questo fattore 1/E, i µ avranno un indice spettrale più grande dei π genitori (+1).
22
SCIAME EM e SCIAME ADRONICO

23
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 8

Bruno Borgia
RC SECONDARI (1)
• Propagazione di particelle in atmosfera descritta da equazioni di
trasporto, RC secondari prodotti in atmosfera dai primari (protoni, nuclei)
– componente dura o penetrante, µ
– componente molle, elettroni, gamma
• Caratteristiche generali:
– spessore atmosfera X ≈ 1030 g/cm2
– λ interazione protoni in atmosfera (A≈14.5) ≈ 100 g/cm2
– λ interazione nuclei ≈ 10 g/cm2
• Nella stratosfera si creano principalmente π± π° e K (≈ 10%π).
• π e K sono instabili. Vita media dei π±: τ = 26 ns; π°: τ = 8 10-17s
– λdec = γcτ γ = E/mc2
– Eπ = 1 GeV λdec = (1/0.140) 3 108 26 10-9 = 56 m

(T.G.Gaisser, Cosmic Rays and Particle Physics; Cambridge U.P.)

2
RC SECONDARI (2)
500 km

termosfera

80 km

mesosfera

50 km

stratosfera

ozono

15 km
nubi
troposfera

L’atmosfera
3
RC SECONDARI (3)

4
SCIAMI ATMOSFERICI
• I processi che dominano lo sviluppo di uno sciame atmosferico sono:
– Perdite di energia per ionizzazione. Le particelle cariche perdono
energia a causa delle collisioni con gli elettroni atomici. La perdita di
energia per unità di percorso è espressa dalla formula di Bethe e
Bloch.
– Perdite di energia per radiazione. Gli elettroni subiscono la diffusione
coulombiana dal nucleo atomico con emissione di fotoni,
bremsstrahlung. La grandezza che caratterizza il mezzo per il
processo di bremsstrahlung è la lunghezza di radiazione X0.
– Conversione in coppie e+e-. Un fotone, se di energia sufficiente, >
2mc2, può convertirsi in una coppia e+e- nel campo coulombiano di
un nucleo. Lo spessore medio di materiale attraversato ad energie
del GeV è ≈ 9/7 X0.
– Interazioni nucleari. Protoni, nuclei e mesoni interagiscono con i
nuclei dell’atmosfera producendo altri mesoni o nucleoni o
spallazione di nuclei. La lunghezza caratteristica delle interazioni
nucleari in aria è per i protoni λ ≈ 100 g/cm2.
5
Scattering multiplo e distribuzioni angolari

Il passaggio di una particella carica nella materia subisce una deviazione della
traiettoria per effetto delle molteplici interazioni coulombiane con gli atomi.
La teoria dello scattering multiplo nell’approssimazione di piccoli angoli è stata
sviluppata da Molière dando come angolo quadratico medio proiettato su un piano il
valore # 15 &
2

! proj
2
=% z 2t [1 + 0.12 log10 t ]
$ " p(MeV / c) ('
" = v/c
z = carica! particella
x
t=
X0

Le dimensioni laterali caratteristiche di uno sciame elettromagnetico sono espresse


dal raggio di Molière:

RM = 0.00265X0 (Z + 1.2)

L’angolo medio tra elettrone e fotone nella bremsstrahlung è 〈θ〉≈me/E

6
INTERAZIONI NUCLEARI
Descriviamo alcune caratteristiche generali delle interazioni nucleari, ricordando che il
comportamento di uno sciame adronico è meglio rappresentato da un calcolo di
Montecarlo.
Dato che le interazioni nucleari sono a corto range, la sezione d’urto nucleare è dell’ordine
della dimensione geometrica del nucleo. Il raggio dl nucleo può essere approssimato dalla
formula R=1.2 10-13 A1/3 cm
Ad alte energie la lunghezza di de Broglie della particella incidente è piccola rispetto alle
dimensioni del nucleo, h/(2πγmpc) ≈ 0.02 10-13 cm, quindi possiamo pensare il protone
incidente come una particella molto piccola che interagisce con i singoli nucleoni che
incontra attraversando il nucleo (Glauber).
Inoltre se la particella incidente è un nucleo di numero di massa A ed energia E0, si può
assumere il modello di “sovrapposizione”, ovvero il nucleo si comporta come un fascio di A
nucleoni indipendenti ciascuno di energia E0/A e lunghezza di interazione λN. Lo sciame di
conseguenza sarà di lunghezza inferiore allo sciame iniziato da un protone di energia E0.
Inoltre nucleoni di energia più bassa generano mesoni di energia più bassa che decadono
preferibilemnte rispetto a quelli di energia più alta. I mesoni sono anche più rapidamente
assorbiti nell’atmosfera e quindi al suolo arrivano meno elettroni e positroni.
Il numero medio di mesoni µ di alta energia è legato al numero di massa A del primario ed
alla sua energia E0 dalla formula (Elbert, 1978)
0.757
0.0145TeV $ E0 '
5.25
$ AEµ '
Nµ ! A" 1 *
Eµ cos# &% AEµ )( &% E0 )( 7
SCIAMI ADRONICI
• Un protone (o nucleo) primario nell’atmosfera genera uno sciame
adronico tramite le interazioni nucleari. Nelle interazioni nucleari si
generano principalmente mesoni π e K
• La lunghezza caratteristica delle interazioni nucleari in atmosfera è λ ≈
100 g/cm2 da confrontare con X0 ≈ 37 g/cm2.
• Inoltre gli elettroni o i fotoni in 1 X0 perdono gran parte della loro energia,
mentre i protoni nell’interazione nucleare perdono solo una frazione
dell’energia. Cosicché lo sciame adronico è molto più penetrante.
Poiché i prodotti finali sono comunque elettroni e fotoni tranne una
piccola frazione di neutrini, la lunghezza di traccia è comunque
proporzionale all’energia iniziale del protone (o nucleo).
• Le dimensioni laterali dello sciame adronico sono caratterizzate dalla
quantità di moto trasversa dei secondari nell’interazione nucleare, p⊥
≈300 MeV/c, e quindi molto maggiori che nello sciame elettromagnetico.

8
RC SECONDARI (4)
Atmosfera isoterma
profondità X(g/cm2) in verticale Xv = X0 e-h/H
dove X0 = 1030 g/cm2
H = 6.5 km
I π± di 1 GeV hanno un cammino di decadimento di 56 m
In 56 m la variazione di spessore dell’atmosfera è di ∆X/X = -∆h/H = 56/6500≈ 1%
Quindi i π di 1 GeV decadono in volo
! + " µ+ + # µ
! $ " µ$ + # µ
I π iniziano ad interagire quando λdec ≈ H ovvero per Eπ ≈ 100 GeV.
Infatti λdec = (100/0.140) 3 108 26 10-9 ≈ 6 km

I π° hanno una vita media brevissima: τ = 8 10-17s; quindi decadono


π° →γ+γ
I fotoni convertono in coppie di e+e- e danno luogo alla componente molle.

9
RC SECONDARI (5)
µ instabili, mµ = 105 MeV/c2 τ = 2.2 µs
Eµ = 1 GeV λ = γcτ = (1/0.1) 3 108 2.2 10-6 ≈ 6 km
I µ non hanno interazioni nucleari e quindi decadono o arrivano a terra.
Difatti se Eµ = 3 GeV si ha λ ≈ 20 km
L’energia persa nell’atmosfera è solo per ionizzazione ovvero ∆E/∆x ≈ 2 MeV/gcm-2;
in totale ∆E = 2 x 1030 ≈ 2 GeV
Il decadimento dei µ è:
µ! " e ! + # µ + v e
µ+ " e+ + v µ + # e
Poiché i µ provengono dal decadimento dei π, si ha una preponderanza di µ+ dovuta
alla frammentazione in avanti del protone e al fatto che vi sono più protoni che neutroni.
Tra energie da 1 GeV a 100 GeV il rapporto delle cariche va da 1.1. a 1.4.Sotto 1 GeV
c’è la dipendenza sistematica per gli effetti geomagnetici.
Al livello del suolo l’intensità dei µ è circa 1 µ cm-2 min-1 per un rivelatore orizzontale.
Ad energie > 100 GeV, lo spettro dei µ è più ripido dei rc primari poiché i π
interagiscono piuttosto che decadere (vedi dopo).

10
TRASPORTO SECONDARI
La profondità obliqua è X = Xv/cosθ e la profondità verticale X=0
è data da "
Xv = # !(h')dh' Xv X
h

La relazione Xv = X0 e-h/H vale per un’atmosfera θ


h
isoterma e deve essere corretta per la diminuzione della
temperatura con l’altezza. In definitiva si ha h=0
ρ = Xv /H

L’equazione di trasporto dei secondari si scrive

dN i # 1 1& Fik (Ei , Ek )N j


= ! % + ( Ni + * ) dEk
dX $ "i d i ' k "k Ei
dove di è la lunghezza di decadimento in g/cm2
λi è la lunghezza di interazione
Fik è la sezione d’urto inclusiva di una particella k di energia Ek per produrre
una particella i con energia Ei

11
L’ATMOSFERA

ρ(Pb) =11.35 g/cm3 X0(Pb) =5.6 mm

12
DECADIMENTI
Il decadimento o l’interazione domina a seconda che sia più grande 1/d o 1/λ.
Se si esplicita 1/d, si ha
1 ! mc 2 H &
= = %
d " c# Ec# X cos$ EX cos$
mc 2 H
&=
c#
e quindi in definitiva dipende dal rapporto ε/E. Usando il valore H=6.5 km, si ha:

Particella cτ (cm) ε (GeV)


µ± 6.6×104 1.0
π± 780 115
K± 371 850

Ad energie dei π > TeV, i π hanno una probabilità di decadimento ∝ 1/E, e la maggior
parte di essi interagisce prima che abbiano la possibilità di decadere. A causa di
questo fattore 1/E, i µ avranno un indice spettrale più grande dei π genitori (+1).
13
SCIAME EM e SCIAME ADRONICO

14
EFFETTO CERENKOV
Una particella carica che si muove in un mezzo, con velocità v > c/n, dove n è l’indice di
rifrazione del mezzo, emette radiazione di Cerenkov. L’emissione dell’onda em si può
ricostruire con il principio di Huygens.

θ
A B

L’intensità della radiazione si ottiene


calcolando il flusso del vettore di
Poynting su una sfera a grande
AB = vt0 raggio.
AC=AB cosθ
AC= c/n t0 = c/n AB/v= (c/nv)AC/ cosθ !e 2v % c2 (
cosθ = c/nv = 1/βn I(! ) = 3'
1$ 2 2 *
4 "#0c & n v )

15
CERENKOV IN ATMOSFERA
• A livello del mare (n - 1) = ε ≈ 3 10-4.
• Per v ≈ c, cosθ = 1/βn ≈ 23 mrad ≈ 1.3°
• Energia di soglia per l’effetto Cerenkov: cosθ = 1 = 1/βn ; β > 1/n
E= γmc2=mc2/(1- β2)1/2 ; (1- β2)1/2 = (1-1/n2)1/2 = [(n2-1)/n2]1/2
E=mc2/√(2ε) 1/√2ε ≈ 41
• La soglia per elettroni: E ≈ 21 MeV
muoni: E ≈ 4.4 GeV
• Il massimo di produzione di particelle si ha a 10 km di quota (massimo di produzione Cerenkov).
• L’area illuminata a terra è un ellisse, o un cerchio di raggio r = h⋅θ = 104 23 10-3 = 230 m con una
superficie di 1.6 105 m2.
• Il numero di fotoni prodotti nel visibile, 350—500 nm, da un gamma di 1 TeV è
Nγ ≈ 8.2 103 fotoni/λ
pari a circa 30—50 fotoni/m2in un’area entro ≈100m dall’asse dello sciame.

16
CERENKOV

17
CERENKOV

I quattro telescopi della Fase I sono stati completati nel dicembre 2003
18
CERENKOV

19
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 9

Bruno Borgia
Misure indirette dei RC

Air shower components


p, 1015 eV SOFT HARD HADRONIC

1 PARTICLE
PER SQUARE
METER PER
YEAR

1 PARTICLE PER
SQUARE KM PER
YEAR

• large detection areas for significant statistics ATMOSPHERE


• ground based detectors: Sea level ~1000 g cm-2
→ Extensive Air Showers
GROUND
F. Schmidt, http://www.ast.leeds.ac.uk/~fs/showerimages.html
2
La fisica dei raggi cosmici UHE
ASTRO - - PARTICLE
• quali sono le sorgenti? • interazioni di particelle ad
• quanto distanti e come distribuite? energie superiori delle
• meccanismi di accelerazione? macchine acceleratrici?
• propagazione?

PDG 2007
knee
Misure:

2nd knee
• distribuzione di energia
• composizione chimica
ankle • direzione di arrivo
• verifica modelli di interazione
ad alta energia

GZK cutoff

3
EAS
Estensive Air Shower
Le particelle cariche dello sciame possono provocare anche la fluorescenza dell’azoto
atmosferico, generando circa 5000 fotoni per km di traccia, nella regione del blu. La
luce di fluorescenza è emessa isotropicamente.
Particelle secondarie generate negli sciami iniziati da protoni o nuclei di alta energia
possono arrivare a terra senza perdere tutta la loro energia nell’atmosfera. Per
rivelare tali sciami si impiegano rivelatori di dimensioni limitate ma in gran numero
distribuiti su una grande superficie. Il solo fatto di osservare a terra 106 o più particelle
relativistiche ci dice che il primario deve aver avuto una energia molto grande.Per
stimare l’energia si modella lo sviluppo di sciami adronici per mezzo di montecarli
confrontando i risultati con le misure eseguite da una collaborazione US-Giappone sul
Monte Chacaltaya in Bolivia a 5200 m di quota. A questa altezza la densità
atmosferica sopra il rivelatore è circa la metà essendo 520 g/cm2. Si misura quindi il
numero di particelle in funzione dell’angolo zenitale θ e quindi si studia lo sviluppo
dello sciame per profondità variabili. L’angolo θ si ottiene dai tempi di arrivo delle
particelle nei vari rivelatori, tenendo conto che lo spessore delle particelle che
arrivano è dell’ordine di qualche metro. Inoltre si assume che sciami che arrivano da
angoli diversi ma che hanno la stessa frequenza siano iniziati da primari della stessa
energia. In definitiva si può quindi ottenere una distribuzione di numero di particelle
per spessori variabili dell’atmosfera a energia fissata,
Esistono altri metodi per calibrare gli sciami estesi.
4
EAS

v≈c

f(N) θ=θ1 ⇒ D1 θ=θ2 ⇒ D2


f(N)
1/giorno
1/giorno

N(D)
N1 N2
N1

N2

D
D1 D2
5
UHE e EHE CR

Lo spettro dei RC si estende fino a 1020 eV e i dati provengono da esperimenti con rivelatori
distribuiti su grandi superfici. AGASA in Giappone ha un’estensione di 100 km2. Auger si
estende su 3000 km2 e potrà misurare ≈50 eventi/anno con E≈1020 eV.
Greisen, Zatsepin e Kuzmin mostrarono che a quelle energie l’universo diventa opaco a
causa della fotoproduzione di pioni alla risonanza ∆++ nell’urto di protoni contro i fotoni della
radiazione cosmica di fondo: ++
p+! "# " p+$ 0

p + ! " #++ " n + $ +


La sezione d’urto per questa reazione è σ ≈ 2 10-28 cm2
La densità della radiazione di fondo è ρ = 400 fotoni/cm3
Il cammino libero medio è quindi λ = 1/ρσ ≈ 1025 cm = 5 Mpc (dimensione di un cluster di
galassie)
I protoni con energia Ep ≈1019 sono sopra soglia per la produzione di ∆++.
Questo limite è noto come limite GZK.
A queste energie i protoni non sono confinati nella nostra Galassia.
{calcolare il raggio di curvatura nel campo magnetico galattico}

6
LIMITE GZK

! !
protone : ( p, E); fotoneCMB : (q,qc)
! ! !
s = E cm
2
= (E + q) 2 ! ( p + q ) 2 = M 2 + 2q(E! | p | cos " )
s iniziale > s a soglia
!
M 2 + 2q(E! | p | cos" ) > M 2 + m#2 + 2Mm#
protone relativistico
E$p
urto centrale
(1! cos " ) = 2
M + m# /2
E soglia = m#
2q
fotoni CMB : T = 2.74K; qc = kT = 2.35 %10!4 eV
E soglia = (4.3/z) %10 20 eV con qc = zkT

7
ARGO-YBJ

1012 - 1015 eV

To lower the energy threshold:


• go to high altitude!
• reduce the spacing between particle detectors
4300 m a.s.l. (~
(~660 g cm-2)
Full coverage

8
ARGO

9
Risultati ARGO-YBJ (I)
Moon Shadow
High space-time granularity
Angular distance (degrees)

• 560 h of Moon
observation with ϑ<45°
• Npad > 500 (median
energy ~ 5 TeV)
• only events with core
reconstructed inside the
array

Deficit significance ~10 σ


Angular shift with respect to the Moon position :
0.04° westward
0.14° northward
10
Karlsruhe Shower Core Array
DEtectortector
Simultaneous measurement of the shower components:

• electromagnetic
• muonic
• hadronic

11
KASCADE e/γ and muon detector

12
KASCADE-Grande
Using scintillators from EAS-TOP, the
Instrumented area is increased of more
than a factor 10:
0.04 → 0.5 km2

Energy range extended to 1 EeV

13
KASCADE all-particle spectrum

Knee visible in data structure

14
La regione delle alte energie

Due tecniche di rivelazione:


• Surface particle detector array
• Fluorescence telescopes

Utah
Stereo FD
1997-2006

AGASA (Akeno, Japan)


• Fluorescence UV photons imaged with a pixel detector
100 km2 array
1990-2003 •Track the longitudinal profile
15
AUGER

1600 water Cherenkov detectors with 1.5 km spacing on 3000 km2


4 stations with 24 fluorescence telescopes

16
Auger: il metodo ibrido

L’Osservatorio Pierre Auger


combina le due tecniche

FLUORESCENCE DETECTOR (FD)


• calorimetric measurement of the energy

SURFACE DETECTOR (SD)


• large collection area, 100% duty cycle

17
The Pierre Auger Observatory Southern Site

SD
1.5 km spacing, triangular grid
1600 water Cherenkov
stations
~ 3,000 km

FD
4 telescope enclosures
6 telescopes x 4 FD sites
Pampa Amarilla, Argentina
35o S, 69o W
≈ 1400 m a.s.l
18
≈ 880 g/cm2
Surface Detector

Communication GPS
antenna antenna

Electronics enclosure
40 MHz FADC, local Solar Panel
triggers, 10 Watts

three 9” Plastic tank


Battery PMTs with 12 tons of
box water

L. Perrone, Aspen 2007

• Stable data taking started in January 2004


• Deployment status: completed!

19
Fluorescence detector
FD completed one year ago
Schmidt Telescope
using 11 m2 mirrors

Camera with 440 PMTs


(Photonis XP 3062)

UV optical filter Diaphragm


(also: provide protection
PMT
from outside dust)
camera Spherical
mirror

Shutter

UV
Filter
FOV : 30° x 30°
20
Monitor atmosfera
Central Laser Facility Radio
Soundings with
355 nm steerable lasers balloons
equipped with
T,P, wind,
humidity sensors

CLF

Lidar Station
Cloud Camera (one per eye)
(one per FD site)

21
Nature 419, 2002 22
Ricostruzione con FD (hybrid)
Geometry

Energy and Xmax

23
Auger spettro RC: SD, SD-inclined and hybrid

79°

VEM: Vertical Equivalent Muon

24
Sommario spettro UHECR
From K.H. Kampert

GZK cutoff?
Acceleration limit? Energy scale problem !
Drop off of lighter elements?

25
Correlation with nearby AGNs (I)
Pierre Auger Coll., 9 Nov 2007

Centaurus-A (4 Mpc)

3.1° circles around the


direction of observed
events (E> 57 EeV)

AGNs with z<0.018 from


the 12° Veron-Cetty &
Veron catalogue

Data set 1Jan 2004 – 31 Aug 2007


also J.Abraham et al., Astroparticle Physics 29 (2008) 188-204
20 of 27 events with E>57 EeV are
within 3.1 degrees of an AGN at a
distance of less than ~75 Mpc

26
UHECR summary

•SPECTRUM
• Hi-Res and Auger measure a flux suppression
above ~4 10 19 eV with 5 and 6 σ significance level
(AGASA data are being reanalised)
• GZK cutoff?

•ARRIVAL DIRECTION
• Auger sees a correlation of highest energy events
with nearby AGNs, not confirmed by Hi-Res

•MASS COMPOSITION
• no neutrino or photon detected so far
• Xmax analysis suggests mixed composition

27
28
29
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 11

Bruno Borgia
γ: LUNGHEZZA DI ASSORBIMENTO

2
GAMMA COSMICI

• per ottenere un rapporto


fondo/segnale ≈ 1%
occorre raggiungere una
reiezione del fondo per un
fattore 106

• fondo per conversione


coppia e+ e-: protoni +
raggi δ

• fondo calorimetro em:


protoni

3
ORIGINE DEI GAMMA COSMICI
Le sorgenti dei gamma cosmici non possono essere di origine termica in quanto richiederebbero
temperature al di sopra di 109 K, ovvero kT > 1 MeV.
1. Bremsstrahlung. I gamma possono essere emessi da elettroni relativistici nel campo
coulombiano di particelle cariche. L’energia persa dagli elettroni è per unità di materia
attraversata (ρx, grammi/cm2) dE/dρx = -E/X0 dove X0 è la lunghezza di radiazione. La
radiazione è emessa predominantemente in un intervallo angolare mec2/E.
2. Scattering Compton inverso. Un elettrone relativistico può trasferire una parte considerevole
della sua energia a fotoni di bassa energia. Fotoni di energia media Eiγ ricevono in media
un’energia
Eγ ≈ Eiγ (E/ mec2)2
Ad esempio un elettrone di 60 GeV/c può trasformare un fotone del CMB di 6x10-4 eV in un
gamma di 10 MeV.
3. Collisioni anelastiche p + p → π0 + X. Protoni al di sopra della soglia di energia possono
produrre pioni neutri che decadono in 2 x 10-16 s in due gamma con energia nel c.m. di mπ/2.
4. Annichilazione e+ e- → γ γ.
5. Radiazione di sincrotrone. Emessa da elettroni relativistici in campo magnetico. Questo
processo è importante nelle pulsar che hanno un campo magnetico molto elevato dell’ordine di
106 - 108 T. La potenza irraggiata dagli elettroni è P ∝ (B⊥ βγ)2 dove B⊥ è il campo magnetico,
β=v/c, γ=E/me dell’elettrone. Lo spettro di emissione ha un massimo per
νm=0.29(3/4π)eB⊥γ2 / me
6. Linee spettrali nucleari. Transizioni tra livelli nucleari emessi nei decadimenti radioattivi o in
seguito all’eccitazione dei nuclei da parte di particelle energetiche.
4
AGN
L’osservazione dei nuclei delle galassie mostra che esistono somiglianze tali da
supporre che i fenomeni abbiano una origine comune, anche se le attività
differiscono quantitativamente. Le caratteristiche delle attività dei nuclei, AGN,
sono:
• presenza di un nucleo compatto brillante
• spettro continuo di radiazione dall’infrarosso alla regione X
• emissione di righe spettrali
• emissione radio non-termica
• variabilità del continuo o delle linee di emissione.
Il modello consiste dei seguenti elementi:
1. al centro una black hole con 106 - 1010 M
2. un disco di accrescimento “piccolo” intorno alla black hole che emette nel
continuo
3. nuvole di gas ionizzato intorno alla black hole che emette righe
4. toro di gas e polvere nel piano della galassia opaco alla radiazione ottica che
emette nell’infrarosso
5. due jet molto stretti emessi dalla regione centrale lungo la direzione dell’asse di
rotazione. Questi jet emettono radiazione di sincrotrone.

5
BLACK HOLE + STELLA

6
QUASAR
Oggetti di brillanza superficiale elevata a grandi distanze, z ≈5. Fenomeni avvenuti in stadi
primitivi delle galassie. Associati a black hole di 106 - 108 M. Il buco nero sarebbe circondato
da un disco di materiale galattico di accrescimento che alimenta la sua crescita. In questo
processo il materiale subisce violente oscillazioni e le particelle cariche sono accelerate ad
altissime energie e sfuggono sotto forma di di due jet lungo l’asse minore del disco. Poiché ai
jet di particelle è associato un campo magnetico, gli elettroni emettono radiazione di
sincrotrone.
La magnitudo visibile dei quasar sorpassa quella delle galassie giganti per un fattore anche
fino a 100.
La distribuzione spettrale ha una forma di potenza, con il flusso grossolanamente
F ∝ ν-α
con α ≈ 1
Lo spettro ha sostanzialmente due zone, una parte di radiazione termica ed una parte non-
termica nella regione delle radiofrequenze, dei raggi X e raggi gamma. I fotoni energetici X e
gamma non sono di origine di radiazione di sincrotrone ma provengono dal Compton inverso
di fotoni meno energetici su elettroni di alta energia.
La struttura dei quasar, osservata dai radiotelescopi, mostra che la maggior parte è composta
di due o più oggetti, usualmente una zona centrale compatta ed una più estesa lunga e
sottile.
L’energia totale può essere stimata dalla radiazione termica del disco di accrescimento e
dalla radiazione di sincrotrone. In totale si trova un’energia caratteristica di 1055 J, che
corrisponde ad una massa relativistica Mc2 di diverse 108 M. L’emissione tipica di un quasar
è circa 4 x 1040 W, per cui la riserva di energia può durare al più 107 - 108 anni. 7
MICROQUASAR

I “microquasar”, alcuni dei quali relativamente


vicino alla Terra, sono una versione più
piccola dei quasar, che si trovano usualmente
al centro delle galassie.
I microquasar emettono luce nel visibile, onde
radio, raggi X, gamma e jet di materia lunghi
2-3 miliardi di km.
Il “motore” dei microquasar dovrebbe essere o
un piccolo buco nero, ≈ 2 M o una stella di
neutroni che risucchia materia da una stella
vicina.
I buchi neri usualmente hanno una emissione
intensa di raggi X, ma i microquasar hanno
una emissione modesta di raggi X.
I microquasar potrebbero essere le sorgenti
dominanti delle particelle di alta energia e dei
fotoni prodotti nella nostra galassia.
La stessa area dove si trovano i microquasar
produce emissione persistente di gamma che
sono stati rivelati da EGRET.
EGRET ha individuato più di 100 oggetti
emettitori di gamma non identificati.
Mappa dell’emissione radio da un microquasar in cui un
buco nero “succhia” una stella compagna.
8
PULSAR
Scoperte nel 1967 con radiotelescopio. Emettono segnali brevi, periodici con periodo T tra 1 ms a
8 s. La durata del segnale è circa 3%T.
Crab Nebula emette segnali nell’ottico, X e gamma con T=33.2 ms. Si è formata nel 1054 AD
nell’esplosione di una supernova. La stella “residua” (remnant) è una stella di neutroni che pulsa
con periodo T.
Nella regione dei poli magnetici viene emesso plasma che ruota con la stella raggiungendo
velocità c in un cilindro di raggio R=cT/2π, cilindro luce. Nella Crab R=1580 km. Il raggio delle
stelle di neutroni è ≈ 10 km.
Se una stella come il Sole che ha inizialmente T=25d collassa in una stella di neutroni,
assumendo che conservi totalmente il momento angolare, il periodo diverrebbe T=1 ms.
Se inizialmente B≈ 5x10-4 T, le linee di forza sono compresse con un rapporto pari ≈ al rapporto
delle superfici e B≈106 T. Per emettere radiazione gamma col meccanismo della radiazione di
sincrotrone occorrono campi ≈ 108 T.
Storicamente le pulsar sono chiamate radio pulsar perché scoperte con i radiotelescopi. In realtà
le misure nella regione dei gamma ha mostrato che la potenza emessa dalle pulsar in radiazione
gamma è maggiore che nella regione radio per parecchi ordini di grandezza.
Sostanzialmente esistono due modelli di emissione:

• “polar cap”: la regione di emissione è intorno ai poli entro qualche raggio stellare
• “outer gap”: la regione di emissione è nella zona di linee di forza del dipolo piu chiuse.

9
RADIAZIONE EM DA PULSAR

10
PULSAR: MODELLI EMISSIONE

11
The Galaxy – I

12
Esperimenti
SCIAMI IN ATMOSFERA

14
CERENKOV

15
MAGIC
220 m2
E: 10-300 GeV
La Palma

16
MAGIC
Camera: Rapid pointing
~ 1 m Æ , 3.5°FoV – Carbon fiber structure
576 PMT (QEMAX ~ 30%) – Active Mirror Control
20÷30 seconds

17 m

m
17
Analogical
Transmission
(optical fiber)

Refl. surface:
2-level Trigger: 236 m2, F/1, 17 m Æ
1º level: coincidence – 964 heated mirrors on 247 panels
2º level: pattern recognition – Lasers+mechanisms for AMC
300 MHz DAQ
17
H.E.S.S. II
Mid 2009

MAGIC II
September 21, 2008
GLAST
May 16 2008

18
CERENKOV

19
HESS

20
HESS

21
HESS

22
HESS

23
VERITAS

The High Energy Stereoscopic System (H.E.S.S.)


MSH 15-52

24
CANGAROO
The “Big Four”

MAGIC ( Germany, Italy & Spain)


1: Autumn 03
236 m2

FLWO,Mt. Hopkins,
Arizona

VERITAS (USA,UK1…) Roque de CANGAROO III


1: Oct 03 los Muchachos, (Japan & Australia)
4: 2007 Canary Islands 2: Dec. 02, 3: Early 04
100 m2 57 m2

Windhoek,
Namibia
HESS (Germany & France) Woomera,
2: Sum 02 Australia
4: Early 04
100 m2

25
CERENKOV

26
EGRET

EGRET
- 1991-2000
- 30 MeV - 30 GeV
- AGN, GRB, Unidentified Sources, Diffuse Bkg
27
AGILE

28
AGILE instrument

29
AGILE: inside the cube…

HARD X-RAY IMAGER


(SUPER-AGILE)
INAF-IASF-Rm
(E.Costa, M. Feroci)

GAMMA-RAY IMAGER
SILICON TRACKER
ANTICOINCIDENCE INFN-Trieste
INAF-IASF-Mi (F.Perotti) (G.Barbiellini, M. Prest)

(MINI) CALORIMETER
INAF-IASF-Bo, Thales-
Alenia Space (LABEN)
(G. Di Cocco, C. Labanti)
30
AGILE

31
CONVERSIONE γ→e+ e-

32
γ → e+ + e -

33
DISTRIBUZIONE θP

34
PAMELA

35
PAMELA-MAGNETE
• The magnetic material used is the
sintered Nd-Fe-B with a large residual
magnetic induction (1.3T). The average
field inside the magnet is 0.4 T, with a
good homogeneity.

• The combined characteristics of the


magnet and of the Si tracker will allow a
Maximum Detectable Rigidity (MDR)
greater than 740 GV/c.

36
PAMELA- CALORIMETRO EM

• The total thickness


corresponds to 0.9 interaction
lengths and 16 radiation
lengths.

• The energy resolution for high


energy electrons is better than
10% .

37
GLAST

38
GLAST

39
GLAST Large Area Telescope

40
GLAST Key-Features
• Two GLAST instruments:
– LAT: 20 MeV - >300 GeV
– GBM: 10 keV - 25 MeV
– Launch: 16 May 2008.
– 565 km, circular orbit
– 5-year mission (10-year goal)
– International Collaboration
• Huge field of view:
– LAT: 20% of the sky at any instant; in sky survey mode, expose all
parts of sky for ~30 minutes every 3 hours.
– GBM: whole unocculted sky at any time.
• Huge energy range, including largely unexplored band 10 GeV- 100
GeV

41
The GLAST Large Area Telescope

• Precision Si-strip Tracker (TKR)


g
18 XY tracking planes. 228 m m pitch). High efficiency. Tracker
Good position resolution (ang. resolution at high
energy) 12 x 0.03 X0 front end => reduce multiple
scattering. 4 x 0.18 X0 back-end => increase
sensitivity >1GeV

• CsI Calorimeter(CAL)
Array of 1536 CsI(Tl) crystals in 8 layers.
Hodoscopic => Cosmic ray rejection.
=> shower leakage correction.
8.5 X0 => Shower max contained <100 GeV

• Anticoincidence Detector (ACD)


Segmented (89 plastic scintillator tiles)
ACD
e+ e–
=> minimize self veto,
Reject background of charged cosmic rays; [surrounds
Calorimeter
4x4 array of
• Electronics System Includes flexible, robust TKR towers]
hardware trigger and software filters. Height/Width = 0.4
=> Large field of view
Systems work together to identify and measure the flux of cosmic gamma
rays with energy 20 MeV - >300 GeV. 42
GLAST: RISOLUZIONE E

43
AMS

44
AMS2

45
EM sampling calorimeter
p± e±
⇒ High granularity :
-0.5 Molière radius in X-Y
-18 samplings, 0.9 X0 in depth

why spaghetti?
⇒ best longitudinal & lateral shower
reconstruction
⇒ energy correction
⇒ p/e separation

⇒ best γ angular resolution

18.5mm
Calorimetro Elettromagnetico

1X0: probabilità 1/e di emettere 1γ o e+e-

# fotoni ∝ E ∆E/E = (a/√ E) + b 47


Alcune prestazioni degli esperimenti

48
SENSIBILITA`

49
AGILE

Area effettiva di AGILE a 100 MeV confrontata con EGRET in funzione della
direzione di incidenza del fotone.
50
AGILE

Area effettiva in funzione dell’energia del fotone per diversi angoli di incidenza 51
AMS risoluzione γ

52
AMS02 Gamma

53
AMS: GAMMA G, EG

54
AMS: MODELLI PULSAR

55
GLAST: PRESTAZIONI

56
GLAST

57
PULSAR: POLAR CAP

58
OSSERVAZIONE SPAZIO-TERRA

• Gli esperimenti nello


spazio e a Terra sono
complemetari fra di loro.
Nella figura è mostrata la
sensibilità al flusso di
gamma vs l’energia di
GLAST e di HESS. Le
linee blu rappresentano
rispettivamente il flusso di
fotoni dalla Crab Nebula e
lo stesso flusso ridotto per
un fattore 10 e 100.

59
RIVELATORI GAMMA

AMS

60
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 12

Bruno Borgia
NEUTRINI
I neutrini essendo neutri ed avendo una piccola
sezione d’urto possono provenire da una moltitudine
di sorgenti: cosmologici, solari, dalle supernove,
atmosferici, dalla radioattività terrestre.
I neutrini di origine cosmologica a circa 1 secondo dal
Big Bang si sono disaccoppiati non riuscendo più a
mantenere l’equilibrio termico nel decadimento
inverso del neutrone, ciò che ha determinato il
rapporto protone/neutrone e quindi la nucleosintesi.
La densità dei neutrini attuale è 113 cm-3 per ogni
sapore e la loro temperatura è 1.95 K.
I neutrini hanno vantaggi e svantaggi rispetto ai RC
carichi:
⇑ viaggiano in linea retta e quindi è possibile
neutrino-astronomia;
⇑ hanno una sezione d’urto piccola e quindi non sono
soggetti al limite GKZ e possono giungerci dai bordi
dell’universo;
⇓ la piccola sezione d’urto impone rivelatori di grande
massa

2
NEUTRINI ATMOSFERICI
I neutrini sono la componente più abbondante dei raggi cosmici sulla Terra.
L’interazione dei neutrini con i nucleoni d’altra parte è molto piccola. La sezione d’urto
per produrre un leptone carico nel range di energia 1 GeV - 1 TeV è dell’ordine di
σ≈ 0.5 10-38 cm2 Eν(GeV)
All’energia di 1 GeV il flusso di neutrini è ≈1 cm-2 s-1 da tutte le direzioni.
La frequenza di interazione dei neutrini atmosferici è

1 (ν/cm2 s) x (0.5 10-38 cm2/ nucleone ) x (6 1032 nucleoni/kTon) x (3.15 107 s/anno)≈
≈ 100 eventi/kT anno
Di conseguenza sono necessari rivelatori di molti kT per studiare i neutrini cosmici.
Le sorgenti principali di neutrini atmosferici sono i decadimenti di π, K e µ.
La catena di decadimento del π è
π± → µ± + νµ (anti νµ); µ± → e± + νe (anti νe) + anti νµ (νµ)
Quando le condizioni sono tali che tutte le particelle decadono, ci aspettiamo che
νµ ≈ anti νµ ≈ 2 νe
Inoltre la cinematica del decadimento è tale per cui ciascun neutrino trasporta circa la
stessa energia.
Nell’atmosfera la lunghezza di decadimento del µ, con l’energia, diventa rapidamente
maggiore della quota di produzione dei mesoni stessi per cui il rapporto νe / νµ
decresce rapidamente e l’unica sorgente di νe diventa il decadimento K0L → π e νe.

3
NEUTRINI ATMOSFERICI

0.6
νe/νµ

0.5

0.4

0.1 0.3 1.0 3.0 10


GeV
Rapporto νe/νµ (neutrini+antineutrini) prodotti Energia visibile dei neutrini in SuperKamiokande
in atmosfera

4
ESPERIMENTI
• I neutrini atmosferici hanno il massimo dell’energia intorno ai
250 MeV e quindi si possono rivelare tramite le reazioni:
! + e "! + e
!e + N " !e + X
!e + N " e + X
!µ + N " !µ + X
!µ + N " µ + X
L’ultima reazione è possibile solo se i neutrini hanno energia
superiore alla soglia di produzione del µ.

• Sudbury Neutrino Observatory (SNO): effetto Cerenkov in 1 kT


acqua pesante, νe + 2H → p + p + e
• Kamioka Neutrino Detection Experiment (Kamiokande): effetto
Cerenkov 2 kT acqua; soglia 7 MeV
• SuperKamiokande: Cerenkov 50 kT acqua, 14 000
fotomoltiplicatori; soglia 5 MeV
• Antartic Muon And Neutrino Detector Array (AMANDA):
Cerenkov nel ghiaccio polare
5
SUPERKAMIOKANDE

50 000 tonnellate di acqua


14 000 fotomoltipplicatori
soglia 5 MeV

6
SUPERKAMIOKANDE

7
SNO

8
OSCILLAZIONE DEI NEUTRINI (1)
I neutrini sono prodotti in autostati di sapore e si propagano in autostati di massa.
Trattiamo il caso di due autostati di sapore per semplicità.
Un particolare autostato di sapore è descritto nella sua propagazione come
sovrapposizione lineare degli autostati di massa e quindi evolve temporalmente con
frequenze differenti dovute alla diverse masse. Consideriamo il mescolamento νe νµ:
νe = ν1 cosθ + ν2sinθ
νµ = -ν1 sinθ + ν2cosθ
Se E è l’energia del neutrino, le ampiezze degli autostati di massa in funzione del
tempo saranno
ν1 = ν1(0) exp(-iE1t)
ν2 = ν2(0) exp(-iE2t)
in unità h/2π=c=1.
Supponiamo di avere a t=0 solo neutrino-elettrone. Invertendo la coppia di equazioni
di sopra, si ha:
ν1(0) = νe(0) cosθ
ν2(0) = νµ(0) sinθ
νe (t) = ν1(t) cosθ + ν2(t) sinθ
L’ampiezza del neutrino-elettrone diventa
Ae(t) = νe (t) / νe (0) = cos2θ exp(-iE1t) + sin2θ exp(-iE2t)

9
OSCILLAZIONE DEI NEUTRINI (2)
L’intensità diventa
Ie(t)/Ie(0) = AeA*e = 1 - sin22θ sin2[(E2 - E1)t/2]

Per m<<E si ha E = p + m2/2p


e indicando con ∆m2 = m22 - m12, la probabilità di trovare unon stesso sapore a
distanza L = ct, sarà
P(νe → νe) = 1 - sin22θ sin2[1.27 ∆m2 L/E]
e quindi
P(νe → νµ) = 1 - P(νe → νe)
dove ∆m2 è espresso in (eV/c2)2; E in GeV e L in km.
Se in un apparato sotteraneo si osservano gli eventi di neutrino in funzione
dell’angolo di incidenza rispetto allo zenith, si avranno neutrini prodotti a circa 20
km sulla verticale, neutrini orizzontali prodotti a circa 200 km di distanza e
neutrini provenienti dalla parte opposta della Terra prodotti a circa 12 000 km
dal rivelatore.
I νe non mostrano effetti attribuibili alle oscillazioni, mentre i νµ provenienti
dall’atmosfera opposta sono soppressi.
Ciò è attribuito ad oscillazioni νµ → ντ.

10
OSCILLAZIONE DEI NEUTRINI (3)

Distribuzione zenithale degli eventi. I rettangoli sono i valori aspettati per assenza di oscillazioni
mentre le linee sono fit ai dati con parametri di oscillazione.
La soppressione è circa 1/2 e poiché il valor medio di sin2 [1.27 ∆m2 L/E] è 1/2, ciò significa che
sin22θ ≈ 1 ovvero mescolamento massimo. Si trova che la differenza ∆m2 ≈ 3 10-3 (eV/c2)2

11
KAMLAND

12
OSCILLAZIONI NEUTRINO (4)

13
NEUTRINI SOLARI
La gran parte dei neutrini prodotti dal Sole provengono dalla reazione protone-
protone che da inizio alla catena di reazioni pp:
p + p!2 H + e + + " e ; 2H + p!3 He + # ; 3He+ 3He!4 He + 2 p
Il neutrino ha un’energia massima di 0.420 MeV.
neutrini di energia maggiore sono generati in una catena diversa dalla catena pp:
3
He+ 4He!7 Be + " ; 7Be + p!8 B + "
8
B!8 Be* + e + + # e : Be* !4 He+ 4He
8

Il neutrino del Boro ha un’energia massima di 15 MeV.

Lo spettro di enenrgia dei neutrini solari è mostrato nella figura seguente.


Le misure di neutrini solari sono riportate in unità di 1 SNU (Solar Neutrino Unit)
= 8.6 10-32 eventi-neutrino/(giorno nucleo)
dove nel numero citato entra la sezione d’urto per il materiale utilizzato per la
reazione col neutrino.
Per misurare 1 SNU con un rivelatore che contenga 1031 nuclei, ci si deve
attendere 1 cattura di neutrino al giorno. Il rivelatore con un elemento pesante,
A≈50, avrebbe circa 800 t di materiale.

14
NEUTRINI SOLARI

15
RIVELAZIONE NEUTRINI SOLARI
• Metodi radiochimici:
– 37Cl17 (ν,e-) 37Ar* soglia 814 keV. L’apparato è alla
profondità di 1.5 km in una miniera d’oro a Homestake, nel Sud
Dakota. Il bersaglio è costituito da 615 t di tetracloroetilene, C2Cl4,
contente 2 1030 nuclei dell’isotopo 37Cl. Il gas nobile 37Ar decade con
tempo di dimezzamento di 35 d di nuovo in 37Cl.
– 71Ga31 (ν,e-) 71Ge* soglia 233 keV. GALLEX è situato
nel laboratorio del Gran Sasso e contiene 30 t di cloruro di gallio in
soluzione. SAGE è collocato in una miniera vicino a Baksan in
Russia e contiene 60 t di gallio metallico liquido. Il 71Ge decade con
vita di dimezzamento in 11.4 giorni di nuovo in 71Ga e vengono
contati gli elettroni Auger.
• Metodo diretto via scattering elastico ν + e- → ν + e- :
– L’elettrone diffuso è misurato tramite la luce Cerenkov e quindi si
può determinare l’energia, la direzione ed i tempo di arrivo.

16
SNO

17
RISULTATI NEUTRINI SOLARI

soglia
Esperimento reazione Flusso/SSM
(MeV)

GALLEX+SAGE CC Ga(ν,e)Ge 0.2 0.58±0.04

HOMESTAKE CC Cl(ν,e)Ar 0.8 0.34±0.03

SNO CC ν+D → p+p+e ≈5 0.35±0.03

SUPERKAMIOK ES ν+e → ν+e ≈5 0.46±0.01

SNO ES ν+e → ν+e ≈5 0.47±0.05

SNO NC ν+D → p+n+ν ≈5 1.01±0.12

18
RISULTATI ν SOLARI
• Gli esperimenti che misurano CC hanno un flusso molto al disotto di
quello atteso, mentre SNO/CC è consistente con il valore predetto. Ciò
dipende dal fatto che l’interazione di corrente neutra è la stessa per tutti
i sapori dei neutrini e quindi è indipendente dalle oscillazioni. Inoltre è
una conferma del Modello Solare Standard (SSM).
• Il rapporto Flusso/SSM è minore per gli esperimenti che non misurano i
neutrini di bassa energia, implicando un fattore di soppressione
dipendente dall’energia. Inoltre i risultati di SuperKamiokande e SNO
sono in ottimo accordo con i risultati di CC tenendo conto che in ES
contribuiscono anche le NC di tutti i sapori.
• Wolfenstein, Mikhaev e Smirnov hanno messo in evidenza come la
soppressione dipendente dall’energia sia dovuta a modifica delle
oscillazioni per effetti di attraversamento di materia; meccanismo MSW.
L’effetto è dovuto al diverso comportamento dei νe di bassa energia
nella materia, in quanto hanno interazioni di NC e di CC. Mentre i νµ e i
ντ non hanno l’energia sufficiente per produrre rispettivamente il µ e il τ.

19
NEUTRINI DA SUPERNOVA TIPO II

Nel collasso gravitazionale di una stella in una stella di neutroni, avvengono processi di
fotodisintegrazione dei nuclei di ferro prima e successivamente fotodisintegrazione dei
nuclei di elio. Il collaso provoca anche la neutronizzazione ovvero il processo inverso al
decadimento beta: e- + p → n + νe e nei protoni del Fe.
I neutrini sono emessi con un’energia di qualche MeV in un fiotto di 1056 - 1057 in pochi
millisecondi portando via ≈ 5% dell’energia totale gravitazionale.
Quando la densità del nucleo supera 1015 kg/m3, il nucleo diventa opaco anche ai
neutrini. Il nucleo entra in una fase di equilibrio termico in cui vengono prodotti in egual
quantità neutrini ed antineutrini di tutti i sapori.
Poiché solo i neutrini sono in grado di emergere dal nucleo, essi emergono in un tempo
tra 0.1 e 1 secondo con un’energia media di 15 MeV trasportando il 99% dell’energia
gravitazionale. Il flash luminoso trasporta solamente l’1%.
La Supernova SN1987A nella Grande Nuvola di Magellano è stata osservata non solo
nell’ottico, ma per la prima volta anche con i neutrini da Kamiokande e da IMB.
L’impulso dei neutrini fu osservato circa 7 ore dopo il segnale ottico.

20
SN1987A

21
NEUTRINI DA SN1987A

22
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 13

Bruno Borgia
Ancora neutrini

2
Oscillazione dei neutrini nella materia
• Il meccanismo MSW si basa sulla evoluzione temporale alla Schroedinger degli autostati di massa: idψ
/dt = Eψ, dove E è l’autovalore dell’energia. In forma matriciale si ha
d " v1 % " E1 0 % " v1 % " m12 / 2 p 0 % " v1 % " p 0 % " v1 %
i $ ' =$ ' $ ' =$ +
dt # ! 2 & # 0 E2 & # ! 2 & # 0 m2 / 2 p '& $# ! 2 '& $# 0
2
p '& $# ! 2 '& (*)

• Ricordiamo m2 ! m2 $ m2
E= p2 + m2 = p 1 + ! p #" 1 + = p +
p2 2 p 2 &% 2p

• L’ultimo termine della (*) è un fattore di fase che agisce egualmente su ν1 e ν2 e quindi si può omettere.
• Se si esprimono νe e νµ in termini di ν1 e ν2 si ha
d " !e % " !e % (**)
i = M! $ '
dt $# ! µ '& #!µ &
con
( m 2 + m22 + " 1 0 % " .m 2 % " / cos 20 sin 20 %
M! = * 1 -$ ' +$ '$
) 4 p , # 0 1 & # 4 p & # sin 20 cos 20 '&

• I neutrini di energia intorno al MeV hanno interazioni di corrente neutra, ma solo i νe possono avere
interazioni di corrente carica. L’effetto delle interazioni cariche del νe si descrive con un potenziale
aggiuntivo che modifica l’ampiezza di scattering in avanti e quindi porta ad un cambiamento della
massa effettiva:
Ve = GF 2N e
m 2 = E 2 ! p 2 " ( E + Ve ) ! p 2 = m 2 + 2EVe
2

#m 2 = 2 2GF N e E
3
Effetto MSW
• GF è la costante di Fermi, Ne è la densità degli elettroni, Δm2 è lo spostamento della massa effettiva al
quadrato.
• L’equazione (**) per la propagazione dei neutrini nel vuoto, nel caso dei neutrini-elettrone va modificata
sostituendo alla massa quadra media l’espressione

! 1 0$ ! 1 0$ ! 1 0$
2
(
1 2
)
m1 + m22 # &
" 0 1%
1
2
(
' m12 + m22 # &
" 0 1%
)
+ 2 2GF N e p #
" 0 0 &%
(1 + ! 1 0$ !1 0 $
)2
( )
= * m12 + m22 + 2GF N e p - # &
, " 0 1%
+ 2GF N e p #
" 0 .1&%
• La matrice di massa Mm per l’attraversamento di materia è quindi

! 1 2GF N e p $ ' 1 0 *
Mm = # (
m12 + m22 + ) &) ,
"4p 2 % ( 0 1+
! -m 2 $ ' . cos 2/ + A sin 2/ *
+# & )
" 4 p % ( sin 2/ cos 2/ . A,+
2 2GF N e p
A=
-m 2
• Il primo termine da un fattore di fase per νe e νµ quindi si può ignorare. Il secondo termine può essere
interpretato in modo simile a (**). Scriviamo quindi

" !mm2 % * ( cos 2) m sin 2) m - (***)


$ 4 p ' ,+ sin 2) cos 2) m /.
# & m

4
Effetto MSW
• Uguagliando la (***) con il secondo termine dell’equazione precedente otteniamo

sin 2! tan 2!
tan 2! m = =
[ cos 2! " A ] $%1 " ( L# Le ) sec 2! &'
con
L# = 4( p )m 2
(
Le = 4( 2 2GF N e )
A = L# Le

Se!L! = Le cos 2" !si!ha!risonanza!con


cos 2"
N e (ris) = #m 2
(2 2GF p )

• La densità del nucleo del Sole è ≈ 100 g cm-3, per cui Le ≈ 3x105m confrontato con il
raggio solare di 7x108m.
• I νe attraverserammo una regione del Sole con densità critica e quindi saranno trasformati
in neutrini mu o tau.

5
Spettro dei neutrini

6
Autostati di massa
gerarchia normale-invertita

7
SK: ν→µ

8
Neutrino solare

9
SK: µ→e antiνe νµ

10
SK: ν + N→µ + X

11
MATERIA OSCURA
evidenze indirette (1)

Le evidenze della presenza di materia oscura si basano sulle seguenti osservazioni.

• Velocità di rotazione delle galassie a spirale. Una stella di massa m a distanza r dal
centro della galassia ha una velocità che soddisfa l’equazione di Newton:
mv2/r = GmM(<r)/r2
dove M(<r) è la massa all’interno di una sfera di raggio r. In una galassia a spirale la
massima parte della massa luminosa è concentrata nella zona centrale, hub, più un
disco sottile. Per una stella dentro l’hub M(<r) ∝ r3 e quindi v ∝ r. Per le stelle fuori
dell’hub si ha M ≈ cost e quindi dovrebbe essere v ∝ r -1/2. Al contrario per molte
galassie la velocità delle stelle si mantiene costante. Questo fatto suggerisce che la
gran parte della massa della galassia sia sotto forma di materia oscura nell’alone della
galassia.
Osservazioni simili si verificano nei cluster di galassie, sia misurando le temperature
delle particelle di gas che sono troppo alte perché le velocità non superino la velocità di
fuga, sia dalle energie cinetiche delle galassie del cluster confrontate con l’energia
gravitazionale. Le masse del cluster si ricavano dall’effetto di focheggiamento
gravitazionale (gravitational lensing).

12
Rotazione delle galassie

Galactic Rotation Curves


v1 v2

R1
v1 R2
v2

R1 R2
13
MATERIA OSCURA
evidenze indirette (2)
• Fluttuazioni del fondo cosmico di microonde, CMB. L’ampiezza e la forma delle
fluttuazioni della CMB, dipendono dalla densità di materia e dalla densità barionica.
• Da questi effetti WMAP ottiene:
Ωtot = 1.02±0.02; quadrupolo
ΩΛ = 0.73± 0.04;
Ωb = 0.044±0.004;
Ωm = 0.27±0.04

14
MATERIA OSCURA
evidenze indirette (3)
•Focheggiamento gravitazionale. I fotoni che transitano a distanza b da una massa M
subiscono una deflessione gravitazionale con angolo
α = 4GM/c2b
Si ha δ = α (rS - rL)/rS per piccole deflessioni.

Le singole stelle di una galassia possono


agire come “lenti”, ma la deflessione risulta
α troppo piccola per essere osservata
O
δ (microlensing). Se una stella si muove
rS perpendicolarmente alla direzione di vista, si
S b
può osservare un aumento di intensità dii
rL breve durata. Questo effetto è conveniente
per rivelare oggetti “scuri” molto deboli. E’
Lente; M
stato iniziato un progetto di osservazione
sistematica di microlensing, MACHO
(Massive Astrophysical Compact Halo
Objects) per identificare tali oggetti. Ma il loro
contributo alla densità di materia è
estremamente basso.
15
Dark matter…….

16
Candidati
Materia barionica. La densità “luminosa” è pari a Ωlum = 0.01 mentre dalla
nucleosintesi si ottiene Ωb = 0.05. Quindi oltre le stelle visibili altri oggetti non
luminosi e di natura barionica devono contribuire. MACHO?
Il contributo dei barioni è del tutto insufficente alla densità totale dell’universo.
Neutrini. Prodotti in grandi quantità nell’universo primordiale nei processi
γ + γ ↔ e+ + e- ↔ ν +ν
La densità di neutrini è 3x3/11 volte la densità di fotoni e quindi se la somma
delle masse dei neutrini fosse 47 eV, la densità dei neutrini sarebbe pari alla
densità critica. I risultati sperimentali sulle oscillazioni di neutrini indicano una
massa dei neutrini molto più piccola. Inoltre al momento del disaccoppiamento
i neutrini erano relativistici e quindi come i fotoni tendono a ridurre le
fluttuazioni primordiali di densità (hot dark matter).
WIMP (weakly interacting massive particle). Il candidato WIMP preferito è la
particella supersimmetrica di massa più bassa, Lightest Supersymmetric
Particle (LSP). Particelle supersimmetriche sono create in coppia con numero
quantico R opposto, ±1. Le particelle di massa maggiore decadono in
particelle più leggere conservando la parità R e quindi in LSP. La particella
supersimmetrica LSP è identificata con il neutralino, χ, la cui massa ha un
limite inferiore di 45 GeV/c2 posto dagli esperimenti al LEP. 17
SUPERSIMMETRIE
La motivazione dell’introduzione di teorie supersimmetriche si basa sull’ipotesi di
unificazione delle interazioni elettrodeboli con le interazioni forti, Grande Unificazione,
GUT. Ovvero la possibilità di introdurre una simmetria globale che riunisca la simmetria
SU(2)⊗U(1) elettrodebole ed SU(3) di colore, SU(3)⊗SU(2)⊗U(1).
Nelle supersimmetrie ad ogni fermione corrisponde un bosone supersimmetrico e per
ogni bosone vi è un fermione. L’estensione minimale del modello standard, SM, è
brevemente detto MSSM.
Modelli supersimmetrici postulano una simmetria R in cui particelle supersimmetriche
sono prodotte in coppia con R opposto, similmente alla stranezza. Una coppia quark-
antiquark di energia sufficiente può annichilarsi in una coppia squark-antisquark.
Il MSSM introduce 4 particelle di Maiorana neutre, spin 1/2:
• i partner dei bosoni di gauge neutri B, W
• i partner CP-pari degli higgs H01, H02
Si ottengono quattro autostati di massa, il più leggero dei quali è il neutralino χ1,
!1 = N1B˜ + N 2W˜ 3 + N 3 H˜ 10 + N 4 H˜ 20
Il neutralino non ha interazioni elettromagnetiche o forti ma solo deboli ed è antiparticella
di se stesso.

18
mSUGRA

La supersimmetria è evidentemente “rotta”, dato che le masse dei partner


supersimmetrici sono molto diverse dalle masse delle particelle “ordinarie”. Si possono
costruire modelli in cui la rottura della simmetria è spontanea oppure tramite
l’introduzione nella lagrangiana di termini “soffici”. La rottura avviene in un “settore
nascosto” di particelle che non hanno accoppiamenti diretti con il “settore visibile” dei
supermultipletti del MSSM. Tuttavia la rottura della simmetria deve essere trasmessa in
qualche modo dal settore nascosto al settore visibile. La teoria alla base dei modelli in
cui l’interazione tra i due settori è mediata dalla gravitazione si chiama supergravità e la
versione minimale si chiama mSUGRA.
In questo modello, l’intero spettro MSSM è dato solo da 5 parametri che intervengono
nella lagrangiana:
m0: massa gaugino alla scala GUT,
m1/2: massa scalari a GUT,
A0: accoppiamento trilineare nel settore Higgs,
tanβ: rapporto dei valori di aspettazione del vuoto per gli Higgs neutri
segno(µ), µ: parametro di mixing higgs.

19
RIVELAZIONE DEL NEUTRALINO
Rivelazione diretta. Si basa sullo scattering del neutralino sui nuclei di massa MN del
rivelatore. L’energia cinetica E dei neutralini sarà data della velocità di fuga dalla Galassia
al quadrato per la loro massa M. Ovvero v≈10-3c. Applicando le trasformazioni cinematiche
non relativistiche, si ottiene la quantità di moto di ciascuna particella nel centro di massa:
p*2 = 2µ2E/M
dove µ è la massa ridotta.
Si ottiene facilmente che le energie di rinculo dei nuclei sono dell’ordine di A keV, con A
numero atomico.
La sezione d’urto del processo dipende dai dettagli dai parametri del modello SUSY. Per
valutare l’ordine di grandezza si può assumere la sezione d’urto debole:
σ ≈ (G2F p*2 K)/πvrel
Il fattore K dipende dal modello, ovvero se l’accoppiamento è dipendente o meno dallo
spin. Il numero di eventi dipende infine dalla densità di WIMP nella Galassia e dalla loro
distribuzione. Ci si aspetta che nell’alone la densità sia un fattore 105 rispetto alla densità
media nell’universo.
Il numero di eventi aspettato per un valore tipico di M=100 GeV può variare da 10-2
eventi/kg d a ≈1 evento/kg d.

20
RIVELAZIONE DEL NEUTRALINO

Rivelazione indiretta. Si basa sull’osservazione degli stati finali nell’annichilazione.

Nello stato finale le particelle più convenienti da osservare sono quelle per cui il fondo dei
raggi cosmici è minimo, ovvero γ, e+, anti-p, anti-D.
E’ forse anche possibile mettere in evidenza l’annichilazione dei neutralini all’interno del
Sole rivelando i neutrini, che sono le uniche particelle degli stati finali che possono
emergere dal Sole.
Per il calcolo della frequenza di eventi è cruciale anche in questo caso la distribuzione di
densità dei neutralini nella Galassia.

21
DENSITA’ DARK MATTER

“modello NFW”

#v N !
I! " 2
%
m$

Iγ : n. fotoni/cm2 s
ρ(r): densità neutralini
‹σv›Nγ: tasso di annichilazione con Nγ
Σ: fattore geometrico

W. de Boer et al, hep-0309029 22


Dark matter

Supersimmetria:
χ + χ → e+ +……
→p +…..
→ γ
→ …….

p/e+ ≈ 103 - 104

apparato:
•reiezione p ≈ 105
23
SUSY Dark Matter
• Neutralino – majorana particles
! =!
0 0

Direct searches: Scattering off nuclei


Indirect searches: Look for annihilation products.
Positrons: low intrinsic background
Energy correlated to WIMP mass

HEAT
Balloon Experiment
X0 e+
ve

_
ve
X0 e- 24
POSITRONI

25
SPETTRO γ DA ANNICHILAZIONE χχ

26
FLUSSO γ

27
SPETTRO γ

I dati di COMPTEL ed
EGRET, γ osservati in una
regione prossima al centro
della Galassia, sono
confrontati con la predizione
di un modello standard di
propagazione per la
radiazione diffusa.

28
ANTIPROTONI

29
ANTIPROTONI

30
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 14

Bruno Borgia
Evidenze astronomiche materia oscura

2
Supersimmetrie
• La motivazione dell’introduzione di teorie supersimmetriche si basa sull’ipotesi di unificazione delle
interazioni elettrodeboli con le interazioni forti, Grande Unificazione, GUT. Ovvero la possibilità di
introdurre una simmetria globale che riunisca la simmetria SU(2)⊗U(1) elettrodebole ed SU(3) di
colore, SU(3)⊗SU(2)⊗U(1). Il modello più semplice di GUT fu SU(5) di Georgi e Glashow nel ‘74.
• Un modello più ampio è offerto dalle supersimmetrie, SUSY, dove ad ogni fermione corrisponde un
bosone e viceversa. Benché non esistano risultati sperimentali incontrovertibili, gli argomenti per
l’introduzione delle supersimmetrie sono fondamentalmente tre.
• La naturalezza, ovvero la spiegazione dell’origine della scala di massa così vasta, dalle masse del W
e Z alla scala di Planck, MP≈ 1019 Gev. Questa è la cosidetta gerarchia di gauge. Nel calcolo delle
correzioni di ordine superiore intervengono loop che contengono fermioni e bosoni. Questi loop
generano divergenze a meno di cancellazioni di ordine superiore. La supersimmetria offre
naturalmente queste cancellazioni in quanto per ogni fermione/bosone vi è un bosone/fermione
supersimmetrico. Fermioni e bosoni danno contributi di segno opposto e quindi si ottiene la
cancellazione dei termini divergenti.
• L’unificazione delle tre costanti di gauge ad energie vicine alla massa di Planck non avviene nel
Modello Standard. Solo l’introduzione di nuova fisica alla scala del TeV porta ad un cambiamento
della variazione delle costanti di gauge con la loro unificazione.
• L’esistenza della materia oscura non è spiegabile con il Modello Standard. La supersimmetria offre
un candidato neutro, stabile e con la massa necessaria per giustificare la densità osservata di
materia oscura.

3
SUPERSIMMETRIE
Nelle supersimmetrie ad ogni fermione corrisponde un bosone supersimmetrico e
per ogni bosone vi è un fermione. L’estensione minimale del modello standard, SM,
è brevemente detto MSSM.
Modelli supersimmetrici postulano una simmetria R in cui particelle
supersimmetriche sono prodotte in coppia con R opposto, similmente alla
stranezza.
Con altra definizione, R è un numero quantico moltiplicativo definito come
R=(-1)3(B-L)+2S
Le particelle ordinarie del Modello Standard hanno parità R pari mentre le particelle
supersimmetriche hanno parità dispari.
Una coppia quark-antiquark di energia sufficiente può annichilarsi in una coppia
squark-antisquark.
Il MSSM introduce 4 particelle di Maiorana neutre, spin 1/2:
• i partner dei bosoni di gauge neutri B, W
• i partner CP-pari degli higgs H01, H02
Si ottengono quattro autostati di massa, il più leggero dei quali è il neutralino χ1,

!1 = N1B˜ + N 2W˜ 3 + N 3 H˜ 10 + N 4 H˜ 20

Il neutralino non ha interazioni elettromagnetiche o forti ma solo deboli ed è


antiparticella di se stesso.
4
MSSM

Super multipletti Bosoni Fermioni

g g!
gluone/gluino
W± W° W! ± !W! °
gauge/gaugino
B B!

sleptone/leptone !! !! e! ν e

squark/quark ! d!
u!!!! u d

higgs/higgsino H H!

fotone/fotino γ !!
5
mSUGRA

La supersimmetria è evidentemente “rotta”, dato che le masse dei partner


supersimmetrici sono molto diverse dalle masse delle particelle “ordinarie”. Si possono
costruire modelli in cui la rottura della simmetria è spontanea oppure tramite
l’introduzione nella lagrangiana di termini “soffici”. La rottura avviene in un “settore
nascosto” di particelle che non hanno accoppiamenti diretti con il “settore visibile” dei
supermultipletti del MSSM. Tuttavia la rottura della simmetria deve essere trasmessa in
qualche modo dal settore nascosto al settore visibile. La teoria alla base dei modelli in
cui l’interazione tra i due settori è mediata dalla gravitazione si chiama supergravità e la
versione minimale si chiama mSUGRA.
In questo modello, l’intero spettro MSSM è dato solo da 5 parametri che intervengono
nella lagrangiana:
m0: massa gaugino alla scala GUT,
m1/2: massa scalari a GUT,
A0: accoppiamento trilineare nel settore Higgs,
tanβ: rapporto dei valori di aspettazione del vuoto per gli Higgs neutri
segno(µ), µ: parametro di mixing higgs.

6
RIVELAZIONE DEL NEUTRALINO
Rivelazione diretta. Si basa sullo scattering del neutralino sui nuclei di massa MN del
rivelatore. L’energia cinetica E dei neutralini sarà data della velocità di fuga dalla Galassia
al quadrato per la loro massa M. Ovvero v≈10-3c. Applicando le trasformazioni cinematiche
non relativistiche, si ottiene la quantità di moto di ciascuna particella nel centro di massa:
p*2 = 2µ2E/M
dove µ è la massa ridotta.
Si ottiene facilmente che le energie di rinculo dei nuclei sono dell’ordine di A keV, con A
numero atomico.
La sezione d’urto del processo dipende dai dettagli dai parametri del modello SUSY. Per
valutare l’ordine di grandezza si può assumere la sezione d’urto debole:
σ ≈ (G2F p*2 K)/πvrel
Il fattore K dipende dal modello, se l’ampiezza di scattering è coerente e quindi K ∝ A2,
altrimenti K contiene un fattore di forma. Infine K dipende se l’accoppiamento è dipendente
o meno dallo spin. Il numero di eventi dipende infine dalla densità di WIMP nella Galassia e
dalla loro distribuzione. Ci si aspetta che nell’alone la densità sia un fattore 105 rispetto alla
densità media nell’universo, ρW ≈ 0.3 GeV cm-3.
La frequenza di interazioni per unità di massa del bersaglio è R = σϕW/MN
con ϕW= ρW v /MW flusso di WIMP, v: velocità dei WIMP, MN: massa del nucleo bersaglio.
Il numero di eventi aspettato per un valore tipico di M=100 GeV può variare da 10-2
eventi/kg d a ≈1 evento/kg d.
7
RIVELAZIONE DIRETTA

WIMP
30 < MW [GeV] < 1000
46 < λW [fm] < 1.4 Heavy Boson
Exchange
vrms ~ 270 km/s
ρW ~ 0.3 GeV/c2 cm-3
4M W M N 1 MW
ER = E0 " " 2 (1 # cos! ) $ 0.4 keV "
*

(M W + M N ) GeV

Direct detection via WIMP scattering by nuclei: ER ~ tens of keV


8
RIVELAZIONE DEL NEUTRALINO

Rivelazione indiretta. Si basa sull’osservazione degli stati finali nell’annichilazione.

Nello stato finale le particelle più convenienti da osservare sono quelle per cui il fondo dei
raggi cosmici è minimo, ovvero γ, e+, anti-p, anti-D.
E’ forse anche possibile mettere in evidenza l’annichilazione dei neutralini all’interno del
Sole rivelando i neutrini, che sono le uniche particelle degli stati finali che possono
emergere dal Sole.
Per il calcolo della frequenza di eventi è cruciale anche in questo caso la distribuzione di
densità dei neutralini nella Galassia.

9
DENSITA’ DARK MATTER

“modello NFW”

#v N !
I! " 2
%
m$

Iγ : n. fotoni/cm2 s
ρ(r): densità neutralini
‹σv›Nγ: tasso di annichilazione con Nγ
Σ: fattore geometrico

W. de Boer et al, hep-0309029 10


Dark matter

Supersimmetria:
χ + χ → e+ +……
→p +…..
→ γ
→ …….

p/e+ ≈ 103 - 104

apparato:
•reiezione p ≈ 105
11
SUSY Dark Matter
• Neutralino – majorana particles
! =!
0 0

Direct searches: Scattering off nuclei


Indirect searches: Look for annihilation products.
Positrons: low intrinsic background
Energy correlated to WIMP mass

HEAT
Balloon Experiment
X0 e+
ve

_
ve
X0 e- 12
POSITRONI

13
SPETTRO γ DA ANNICHILAZIONE χχ

14
FLUSSO γ

15
SPETTRO γ

I dati di COMPTEL ed
EGRET, γ osservati in una
regione prossima al centro
della Galassia, sono
confrontati con la predizione
di un modello standard di
propagazione per la
radiazione diffusa.

16
ANTIPROTONI

17
ANTIPROTONI

18
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 15

Bruno Borgia
Esperimenti per la ricerca diretta di
materia oscura

2
RIVELAZIONE DIRETTA

WIMP
30 < MW [GeV] < 1000
46 < λW [fm] < 1.4 Heavy Boson
Exchange
vrms ~ 270 km/s
ρCDM ~ 0.3 GeV/c2 cm-3
4M W M N 1 MW
ER = E0 " " 2 (1 # cos! ) $ 0.4 keV "
*

(M W + M N ) GeV

Direct detection via WIMP scattering by nuclei: ER ~ tens of keV


3
Strategia degli esperimenti per la
rivelazione diretta
• Soglia in energia nella regione del keV, limitata in basso solo dal

fondo.

• Soppressione del fondo eccellente. Uso di materiali a bassa

radioattività, schermaggio efficiente in luoghi sotterranei, schermi attivi e

passivi, discriminazione dei segnali elettrone/nucleo.

• Grandi masse del bersaglio.

• Operatività stabile a lungo termine.


4
Carattere del segnale

• Modulazione annuale del segnale. cambiamento della velocità dei


WIMP rispetto al rivelatore dovuto al moto della terra attorno al Sole e
del Sole rispetto al centro della Galassia.

• Direzionalità. Distinzione del segnale rispetto al fondo terrestre con


asimmetria avanti/indietro. Richiede un rivelatore capace di misurare la
direzione del rinculo del nucleo, ovvero un rivelatore gassoso.

• Dipendenza dal bersaglio. Dipendenza dell’interazione del WIMP da


diversi nuclei in frequenza e diversa forma dello spettro dell’energia di
rinculo.

5
ESPERIMENTI - PREDIZIONE MSSM

σ = 10−6 pb:
~1 event/kg/day
~0.1 now reached

σ = 10−8 pb:
~1 event/kg/year
Aims of phase II experiments

σ = 10−10 pb:
~1 event/ton/year
Next generation requires further x100
improvement!

6
MODULAZIONE ANNUALE DEI
CONTEGGI

7
Metodi sperimentali per la ricerca diretta

8
RIVELAZIONE DIRETTA

Ionizzazione:
Ge, Si

CDM’
Scintillazione:
NaI(Tl),
CDM LXe,CaF2(Eu),...
N
Bolometri
TeO2, Ge,Si, CaWO4 ...

9
Metodi sperimentali
• Rivelatori bolometrici. T ≈ 10-20 mK, aumento della temperatura per effetto
dell’interazione
– CRESST (G. Sasso): 3Kg CaWO4, fononi e luce
– EDELWEISS (Frejus): 9 Kg Ge, fononi e ionizzazione
– CDMS (Soudan): 250 g Si, fononi e ionizzazione
• Rivelatori Xe/Ar. Rivelazione della scintillazione e della ionizzazione in gas
nobili liquefatti.
– Xenon10 (G.Sasso): 10 Kg Xe
– ZEPLIN (Boulby): 10 Kg Xe
– WARP (G.Sasso) Ar
• Rivelatori NaI. Scintillazione dai cristalli di NaI.
– DAMA (G.Sasso) 100 Kg NaI ⇒ 250 Kg ⇒ 1 tonnellata
• Rivelatori a liquido sovrariscaldato. Gocce soprariscaldate disperse in gel
subiscono nucleazione (cambiamento di fase in bolle gassose) per effetto del
rinculo di un nucleo.
– SIMPLE: C2ClF5
– PICASSO: C4F10

10
Nucleazione di bolle di soda per effetto
della diminuzione della pressione estena

11
(Il Nuovo Cim. A112 (1999) 545-
575,
EPJ C18(2000)283, Riv. N. Cim.
26 n.1 (2003)1-73,
•Reduced standard contaminants (e.g. U/Th of order of some ppt) by material selection and
growth/handling protocols. IJMPD13(2004)2127)
•Each crystal coupled - through 10cm long tetrasil-B light guides acting as optical windows -
to 2 low background EMI9265B53/FL (special development) 3” diameter PMTs working in
coincidence.
•Detectors inside a sealed Cu box maintained in HP Nitrogen atmosphere in slight
overpressure
•Very low radioactive shields: 10 cm of copper, 15 cm of lead + shield from neutrons:
Cd foils + 10/40 cm polyethylene/paraffin + ~ 1 m concrete moderator largely
surrounding the set-up
•A plexiglas box encloses the whole shield and is also maintained in HP Nitrogen atmosphere
in slight overpressure
•Installation in air conditioning + huge heat capacity of shield
•Walls, floor, etc. of inner installation sealed by Supronyl (2×10-11 cm2/s permeability).
•Calibration using the upper glove-box (equipped with compensation chamber) in HP
Nitrogen atmosphere in slight overpressure calibration → in the same running conditions as
the production runs.
•Each PMT works at single photoelectron level. Energy threshold: 2 keV (from X-ray and
Compton electron calibrations in the keV range and from the features of the noise rejection
and efficiencies)
• Pulse shape recorded by Transient Digitizers.
•Monitoring and alarm system continuously operating by self-controlled computer processes.
•Data collected from low energy up to MeV region, despite the hardware optimization was done for the low energy.
• Several operational parameters acquired and recorded with the production data for quantitative analyses
+ electronics and DAQ fully renewed in summer 2000
• data taking of each annual cycle starts from autumn/winter (when cosω(t-t0)≈0) toward summer (maximum expected).
• routine calibrations for energy scale determination, for acceptance windows efficiencies by means of radioactive sources
each ~ 10 days collecting typically ~105 evts/keV/detector + intrinsic calibration from 210Pb (~ 7 days periods) + periodical
Compton calibrations, etc.
• continuous on-line monitoring of all the running parameters with automatic alarm to operator if any out of allowed range.
12
DAMA

Modulazione annuale del segnale


Fit: T= (1.00±0.01) anno 6.3 σ C.L.
13
CDMS II
* A view of the inner layers of the cryostat.  The
hexagonal holes are the mounting points for the detector
assembly and sits at 10 mK during operation.  The
surrounding layers are higher temperature stages of the
cryostat.  The cryostat is one-of-a-kind and was designed
and built by the LBNL-UCB team.  It is constructed
entirely of radiopure copper to provide a low-radioactivity
environment for the extremely sensitive CDMS detectors.
The grey-black layer is a shield made of lead recovered
from the ballast of a 18th-century French ship; the age of
this lead ensures that the radioisotopes most worrying to
CDMS have decayed away.  In recent weeks, a
polyethylene shield has been installed inside the lead layer;
this new shield will attenuate the neutron flux by ~2.5
while allowing WIMPs to pass through.  The observation
of a reduced event rate after installation of this new shield
will prove conclusively that CDMS detectors are seeing
neutrons, not WIMPs.
* Closeup of a ZIP detector in its mount.  A detector of
this kind, made of Si, was operated in the 1998 run.  The
photolithographically-fabricated thin film on the surface is
the phonon sensor and represents a significant advance
over the detectors used in the 1999 run.  Silicon and
germanium ZIPs, weighing 100 g and 250 g respectively,
will be used in future CDMS II runs at Stanford and in the
Soudan mine.
14
Limiti alla sezione d’urto per WIMP
• Limite alla sezione d’urto
scalare WIMP-nucleone
(curva blu continua).
Nessun candidato in 19.4 kg
⋅d di esposizione effettiva di
Ge. Lo spazio dei parametri
al di sopra della curva è
escluso al 90% C.L. Il
risultato è stato ottenuto da
CDMS II in Soudan.
• Il risultato di DAMA è
indicato dalla regione chiusa
verde.
• La curva con x è il limite
ottenuto da EDELWEISS
• Le curve punteggiate sono i
limiti previsti per esperimenti
futuri.
15
Esperimenti in corso e in progetto

IUS - Boulby/UK
LNGS - Gran Sasso/Italia
LSM - Frejus/Francia
LSC - Canfranc/Spagna
LSSB - Bas Bruit/Francia

16
Sviluppo sensibilità ricerca WIMP

17
Esperimenti per la ricerca indiretta di
materia oscura

18
CREAM

19
CREAM

20
PAMELA

21
AMS

22
PAMELA: e+ ;p

23
GLAST

• Flusso gamma supersimmetrico, fondo galattico e somma dei due spettri.


• I punti rappresentano la simulazione delle misure di GLAST. 24
GLAST

25
anti-D

• Limiti al flusso di anti-D. La


linea spessa è il limite al 95%
C.L. del flusso con i tagli che
escludono il candidato anti-D. I
limiti di BESS e AMS01 sono
confrontabili.
• Sono anche mostrati i limiti
superiori al flusso di anti-D
predetti dall’evaporazione
Primordiale di Black Hole
(PBH), dall’annichilazione di
neutralini e dalla produzione
secondaria di D.

26
EVIDENZA DEL NEUTRALINO?

W. de Boer, M. Herold, C. Sander, V. Zhukov (hep-ph/0309029v1 3 Sept


2003) hanno speculato che i dati attualmente disponibili per i gamma,
antiprotoni e positroni diano una indicazione, “Indirect evidence……” è il
titolo del lavoro, dell’esistenza di WIMP con l’interpretazione del neutralino
SUSY.
• I modelli di calcolo dei flussi diffusi dei raggi cosmici da sorgenti
convenzionali predicono un numero troppo piccolo di antiprotoni, gamma e
positroni.
• Dalla misura della densità residua eseguita da WMAP, si può determinare
la sezione d’urto di annichilazione dei WIMP indipendentemente dal
modello.
• Se il WIMP è identificato con il neutralino SUSY, allora solo una regione
limitata dello spazio dei parametri è in accordo con la sezione d’urto di
annichilazione.
• I segnali sono simulati con un solo profilo di densità dei neutralini (NFW)
ed il fit simultaneo dà un unico fattore di normalizzazione per la densità.
• La probabilità del fit sale da 10-8 con il solo fondo a 0.5 con il neutralino.

27
NEUTRALINO?

• Spettro dei gamma con il contributo del fondo e dell’annichilazione dei neutralini.
• I fattori di normalizzazione della densità dei neutralini sono 6.5/6.9.
• A sinistra mχ=207 GeV, a destra mχ=427 GeV

28
NEUTRALINO?
• Spettro di antiprotoni.
• I fattori di normalizzazione
della densità dei neutralini
sono 6.5/9.8.

• Spettro di positroni
• I fattori di normalizzazione
della densità dei neutralini
sono 5.9/5.

29
Decadimento del protone
• Nelle teorie Grandi Unificate, SU(5), SUSY, è possibile il decadimento
del protone, dovuto al raggruppamento dei quark e leptoni in una
simmetria più ampia.
• In SU(5) i quark e leptoni possono trasformarsi gli uni negli altri per
mezzo dello scambio di leptoquark, bosoni pesanti X e Y.

d e+ d Y e+
X _ _
u u u u
π° π°
u u u u

• Poiché il tempo di decadimento scala approssimativamente con


τ ≈ M4/mp, dove M è la massa del leptoquark alla scala di Planck, SU(5)
suggerisce una vita media di 1031 - 1033 anni.
• Modelli basati sulle supersimmetrie predicono vite medie inferiori ma
anche dell’ordine di 1035 anni.

30
Decadimento del protone

31
Astrofisica e particelle elementari

aa 2007-08
Lezione 19

Bruno Borgia
RC: particelle e nuclei

2
ANTIMATERIA
L’ipotesi del Big Bang è in accordo con
• l’espansione dell’universo
• la nucleosintesi primordiale
• la radiazione cosmica di corpo nero
L’assenza di antimateria non ha un fondamento certo secondo le conoscenze attuali.
Nell’universo primitivo quando kT> madroni
p+ p!" +"
Barioni, antibarioni e fotoni si trovavano in equilibrio termico.
Con l’espansione e il raffreddamento, i fotoni anche nella coda dello spettro di radiazione di
corpo nero non hanno energia per creare coppie di nucleoni-antinucleoni. La densità di p e
antip è così bassa che non si annichilano più. La temperatura critica è kT ≈ 20 MeV.
La densità di barioni e antibarioni susseguente, rispetto alla densità di fotoni, si mantiene
costante e si calcola

NB NB
= " 10#18
N! N!

3
ANTIMATERIA?

AI contrario i rapporti
sperimentali sono

NB NB
" 10#9 ; < 10#4
N! NB

4
BARIOGENESI

Le condizioni per ottenere asimmetria materia/antimateria (Sakharov 1967),


sono:
• violazione del numero barionico; limite vita media del p > 1033 anni
• deviazione dall’equilibrio termico nel plasma primordiale; possibile e
favorevole se T ≈ m
• violazione di C e CP; misurata nel decadimento del K e del B.
GUT (Grand Unified Theories),ad esempio SUSY, forniscono un
meccanismo diretto per la violazione di B tramite lo scambio di un
bosone supersimmetrico X:

u X e+
p
u d
d
π°
5
BARIOGENESI - GUT
• E’ permessa la violazione del numero barionico B e del numero
leptonico L in modo tale che la carica totale sia conservata, (B-L) = cost
• I bosoni supersimmetrici X e Y presenti alla scala temporale t = 10-40 s
decadono in due ipotetici canali con barioni B1 e B2.
• Siano x e x i rapporti di decadimento di X eX in B1
• Si ha X → xB1 X→ (1- x)B2
X → xB1 X → (1-x)B2
• L’asimmetria barionica sarà quindi

A = xB1 -xB1 + (1- x)B2 - (1-x)B2 = (x -x)(B1 - B2)

• La violazione di B assicura B1 ≠ B2
• La violazione di CP assicura x ≠ x

6
Decadimento del protone
• Nelle teorie Grandi Unificate, SU(5), SUSY, è possibile il decadimento
del protone, dovuto al raggruppamento dei quark e leptoni in una
simmetria più ampia.
• In SU(5) i quark e leptoni possono trasformarsi gli uni negli altri per
mezzo dello scambio di leptoquark, bosoni pesanti X e Y.

d e+ d Y e+
X _ _
u u u u
π° π°
u u u u

• Poiché il tempo di decadimento scala approssimativamente con


τ ≈ M4/mp, dove M è la massa del leptoquark alla scala di Planck, SU(5)
suggerisce una vita media di 1031 - 1033 anni.
• Modelli basati sulle supersimmetrie predicono vite medie inferiori ma
anche dell’ordine di 1035 anni.

7
Decadimento del protone

8
Violazione di CP nel mesone B
Belle experiment observes a difference in direct CP-asymmetry between charged and neutral B meson
decays

The Belle collaboration, an international research group working at the KEKB accelerator of High Energy
Accelerator Research Organization (KEK) in Japan, observed a difference between direct charge-parity (CP)
asymmetries for charged and neutral B meson decays into a kaon and a pion. Although it is susceptible to
strong interaction effects, this difference could be an indication of a new source of CP violation that is needed
to explain the matter-dominated Universe. The Belle result has been accepted for publication by Nature; this
is the first time that experimental results from a B factory have been published in Nature.

Equal amounts of matter and antimatter were expected to be produced after the Big Bang, but our Universe is
clearly matter-dominated. One of the prerequisites to explain the absence of antimatter is the violation of CP
symmetry, a difference in the elementary properties of matter and antimatter. So far CP violation has been
established only in the K0 and B0 meson systems, with larger effects in the latter. However, experimental
results are still consistent with the mechanism proposed by Kobayashi and Masakawa, which has a unique
source of CP violation that is known to be too small to explain the elimination of antimatter.

Since the effect of CP violation is very small, large quantities of data are needed to search for CP violation. In
the early 21st century two experiments were dedicated to this purpose: the Belle experiment at KEK and the
BaBar experiment at the Stanford Linear Accelerator Center in the USA. In 535 million BBbar pairs, Belle
observes 2241±57 K+ pi- and 1856+/-52 K- pi+ signal events. A clear height difference can be seen in
Figs.1(a) and 1(b), a signature of CP violation indicating that the B0 meson has a higher decay rate to K pi.
With 1600 +57/-55 ± pi0 signal events, more K- pi0 signal events are observed, which is also visible as a
height difference in Figs.1(c) and 1(d). However, this height deviation in the charged B sample is the opposite
of that in Figs.1(a) and 1(b), suggesting different CP violation effects in charged and neutral B mesons. Our
result is consistent with the previous measurements from Belle and BaBar but is more precise. 9
Quanta antimateria esiste nell’”universo”?
Modelli di “antibariogenensi” ?

L’universo è simmetrico in materia-antimateria?

L’assenza di radiazione di

annichilazione p +p →γ + γ

nei cluster di galassie di dimensioni

tipiche d≈20 Mpc

indica che i cluster sono gli oggetti di

dimensioni più grandi che non

possono contenere quantità

significative di antimateria

10
Trasporto antimateria

Il campo magnetico intergalattico e


gli effetti del vento magnetico
introducono incertezze sul calcolo
della propagazione di antimateria.

rigidità: R = p⊥/Ze L’osservazione di antinuclei con


grande rigidità è più promettente,
raggio di curvatura perché ci potrebbe essere un cut-off
r = p⊥/ZeB = R/B magnetico.

11
Come rivelare l’antimateria

apparato sperimentale: +Q -Q

1. campo magnetico B
2. tracciatore
3. tempo di volo

p = mγv dal raggio di curvatura

v = d/∆t dal tempo di volo


m ±Q identificano particella
Q da dE/dx, ionizzazione
o antiparticella
± Q da direzione della curvatura
12
CALCOLO DEL FONDO

Antinuclei sono prodotti nelle


interazioni dei RC con la materia
interstellare.
Calcolo antiprotoni: Duperray et
al. (astro-ph/0503544)
Gli antiprotoni non sono un buon
segnale della presenza di
antimateria primordiale.
Nel caso di antielio il rapporto è
(He/He)fondo ≈ 10-12

13
Limiti attuali

Sakharov (2001) predice


n(He )/n(He) ≈ 10-6 - 10-8

⇒ ±Q m
AMS 01

BESS ≈ 10-6
apparato sperimentale
ideale
•grande BL2
•direzione “alto-basso”
•rivelatori con spessori minimi
•tracce con punti ridondanti

14
ESPERIMENTI SU PALLONE

15
16
BESS
The current incarnation of the BESS instrument, BESS-Polar,
is similar in design to previous BESS instruments, but is
completely new with an ultra-thin magnet developed at the
High Energy Accelerator Research Organization (KEK) and
configured to minimize the amount of material in the cosmic
ray beam, so as to allow the lowest energy measurements
of antiprotons.
BESS-Polar has the largest geometry factor of any balloon-
borne magnet spectrometer currently flying, and is ideally
suited to statistics-limited studies of Z=1 and Z=2
components - identifying antiprotons, and searching for
antihelium nuclei in the cosmic radiation. BESS-Polar has a
geometrical acceptance of 0.3 m2-sr, an aerogel Cherenkov
counter with index of refraction n=1.02 and a time-of-flight
system with 150 ps resolution, capable of identifying
antiprotons over the energy range from 100 MeV to 4.2
GeV.
BESS-Polar is scheduled to make its maiden flight from
McMurdo, Antarctica in December 2004. A second flight at
the time of minimum solar activity is planned for 2007. The
extended data-taking time of long duration flights, the
increased event efficiency of the BESS-Polar configuration
and the low geomagnetic cutoff should together allow an
improvement factor of more than 20 over existing low-
energy antiproton data.

17
BESS

18
AMS-01: volo STS-91/ Discovery

19
AMS-01 sul Discovery - STS-91 Flight

cibo per la Mir

20
AMS-01

21
AMS-01

• magnete permanente, BL2 = 0.14 Tm2

• tracciatore µstrip silicio, ∆x ≈ 10 µm


p/Ze, dE/dx, ±Q

• 4 piani scintillatori tempo di volo, ∆t ≈


100 ps
v, Q

• Cerenkov aerogel
v/c

22
AMS-01: Magnete permanente

diametro d = 1m
h≈1m
momento di dipolo ≈ 0
campo disperso < 60 G

23
24
PAMELA
• The PAMELA experiment will be installed
on the up-ward side of the Resurs-DK1
satellite and will be launched to september
2005. The satellite will orbit the Earth
along an elliptical orbit with an average
altitude of 500 Km and an inclination of
70.4 deg. The experiment is expected to
be operating for at least 3 years. In this
period there will be collected:
• Particle Number Energy Range
• protons 3x108 80 MeV-700 GeV
• antiprotons >3x104 80 MeV-190 GeV
• electrons 6x106 50 MeV-2 TeV
• positrons >3x105 50 MeV-270 GeV
• He nuclei 4x107 up to 700 GeV/n
• Be nuclei 4x104 up to 700 GeV/n
• C nuclei 4x105 up to 700 GeV/n
• antinuclei <7x10-8 up to 30 GeV/n
limit (90% c.l.)

25
PAMELA- CALORIMETRO EM
• The imaging em Calorimeter has a
mass of 110 Kg and is composed of 23
layers interleaving Silicon sensors for
the X- and Y-coordinate and Tungsten
absorbing planes, each 2.3 mm thick.
The total thickness corresponds to 0.9
interaction lengths and 16 radiation
lengths. Each sensitive layer contains
an array of 3 x 3 ministrip Silicon
sensors. The total number of channels
is 4416. The main purpose of the
calorimeter, besides the energy
measurements of e- and e+, is the
identification of antiprotons and
positrons. The Rejection Power of
electrons (in the antiprotons sample)
and protons (in the positrons sample) is
greater than 104 with an efficiency of
90%. The energy resolution for high
energy electrons is better than 10% and
the momentum resolution for 10 GeV
protons is better than 10%.

26
PAMELA- CONT. NEUTRONI
• A Neutron Detector has been added to the
PAMELA instrument with the aim to expand the
energy range of the recorded primary protons
and electrons up to 1011-1013 eV.
• It consists of 36 3He counters enveloped by a
polyethylene moderator. Since the 3He counters
are sensitive to the thermal neutrons, an
efficiency of evaporated neutron detection
taking into account the efficiency of
thermalisation is around 10%.
• The size of the Neutron Detector is
600x550x150 mm3, the total weight is 30 kg.
The signal from the Neutron Detector is used for
the selection of leptons over the background of
hadrons, making use of the different neutron
yield from hadron-initiated and electromagnetic
showers.
• The evaporated neutron yield in the hadron-
initiated cascades, indeed, is almost 20 times
larger than that from electromagnetic cascades.
• Including the Neutron Detector in the PAMELA
instrument allows the primary proton and
electron spectra to be studied at energies above
some hundreds of GeV. The Neutron Detector is
capable of distinguishing primary protons and
electrons at energies 1011-1013 eV with a
rejection factor of about 10-4.

27
PAMELA
He/He N/N

28
AMS-02

29
payload 7 ton; 2200 W; ≥ 3 anni sulla ISS
30
Magnet layout & vessel

B
B

360 Kg superfluid He
T = 1.8K
No dipole field
Stray field < 500 Gauss 31
max current 450A
Superfluid He in space

He II:
•zero viscosity
•density > He I
•high thermal conductivity
•low thermal capacitance

He II
fountain effect:
flows to
warmer environment
32
TRK layout

• 2 planes single layer at conical flanges

• 3 planes x 2 layers inside cilindrical zone

• total 8 layers with xy measurements

• material
– sensors+hybrids 3.2% X0
– honeycomb 0.7% X0
– total 3.9% X0

33
TRK rigidity resolution

• Protons
∆p/p≈20% @ 0.5 TV

• He
∆p/p≈20% @ 1 TV

1 10 102 103
Rigidity (GV/c) 34
Charge Measurement with Silicon Tracker
S side

AMS01

K side

Fragments from a beam at 158 Gev/c/A

35
Time Of Flight

• up/down: (td-tu) > 0

• v = d/(td-tu)

• Z ∝ √∆E/∆x

∆t ≈ 100 ps

36
Ring Imaging Cerenkov counter
RICH

cos θ = 1 / βn
β = v/c
n = 1.03 (Aerogel)

∆ β/ β ≈ 0.1%

37
RICH prototype

38
Z identification

TRK vs RICH TOF vs RICH

39
He selection in AMS01

• track fits with 6, 5, 4 points out of 6 planes


• consistent charge sign in all fits
• χ2 cut
• cuts on dE/dx in each plane to reject nuclear interactions
• kinematical fit to cut mass < MHe
• NO He candidates / 106 He ions

 AMS02: no false He / 109 He ions


AMS02 tracker has 8 planes
BL2(AMS02)/ BL2(AMS01) = 6

40
AMS02 anti He limits

10-9
41
AMS-BESS-PAMELA
Confronto sensibilità tra gli esperimenti

area x angolo solido x tempo


esposizione

AMS02 volo 2010; t = 3 anni

BESS voli 2004, 2006-7; t = 20 gg

PAMELA volo 2007; t = 3 anni

42
L’esperimento AMS-02
per la ricerca di Antimateria
e Materia Oscura
nei Raggi Cosmici

Francesca Spada – 23/5/08 1


Sommario

• L’Universo da dieci anni a questa parte…


• Dov’è l’antimateria?
• Origine della materia oscura
• Perché misurare i raggi cosmici nello spazio?
• L’esperimento AMS
• La radiazione di transizione
• Come funziona un TRD
• Potenzialità di misura di AMS
• Riposo: tour fotografico

Francesca Spada – 23/5/08 2


Cosmologia di precisione

Strutture su larga scala


(SSDS, …)
Ωm = 0.25 – 0.3

Spettro della radiazione di


fondo cosmico di microonde
(WMAP, BOOMERanG)
Universo piatto (Ωtot = 1)
Ωm ≈ 0.25 → ΩΛ > 0

SuperNovae di tipo Ia
(HUBBLE)
Espansione accelerata
ΩΛ > 0

Francesca Spada – 23/5/08 3


Cosmologia di precisione

Strutture su larga scala


(SSDS, …)
Ωm = 0.25 – 0.3

Spettro della radiazione di


fondo cosmico di microonde
(WMAP, BOOMERanG)
Universo piatto (Ωtot = 1)
Ωm ≈ 0.25 → ΩΛ > 0

SuperNovae di tipo Ia
(HUBBLE)
Espansione accelerata
ΩΛ > 0

Francesca Spada – 23/5/08 4


Il modello standard cosmologico

dice che viviamo in un Universo

• piatto, omogeneo ed isotropo su larga scala

• composto di:
Radiazione e materia ordinaria  4.4 %
elettroni, protoni, neutroni, fotoni e neutrini

Materia oscura fredda  23 %


di cui si sa poco
Energia oscura  73 %
di cui si sa ancora meno
Antimateria < 10-6 volte la materia
che dovrebbe esserci ma non si sa dove sia

• con galassie e strutture su larga scala nate da


piccolissime fluttuazioni adiabatiche delle
distribuzioni di materia ed energia

Francesca Spada – 23/5/08 5


Dov’è l’antimateria?

L’universo che ci circonda è completamente composto


di materia: dalla teoria del big-bang ci si
aspetterebbero uguali abbondanze per
materia ed antimateria ma non è così
(asimmetria barionica)

Si possono immaginare meccanismi per cui


l’antimateria sia scomparsa (violazione
di CP durante la bariogenesi)
oppure
l’antimateria potrebbe essere migrata
in altre zone dell’universo e trovarsi
in antigalassie ed antistelle lontane

Francesca Spada – 23/5/08 6


Antimateria nello spettro dei raggi cosmici

Antiparticelle sono prodotte nelle collisioni tra particelle


di alta energia e ci giungono come raggi cosmici:
φ(e+)/ φ(e-) ~ 10-1 a 10 GeV
φ(p) / φ(p) ~ 10-5 a 10 GeV
Un nucleo di antielio ha invece una probabilità bassissima di
essere prodotto nelle collisioni
osservarlo significa un’evidenza dell’esistenza di una
zona di antimateria da qualche parte nell’universo

Francesca Spada – 23/5/08 7


Origine della materia oscura

Vari modelli forniscono buoni candidati


per la CDM (WIMPS)

• modelli supersimmetrici che


conservano la R-parità
Particella supersimmetrica più leggera:
neutralino χ

• modelli extradimensionali
Particella di Kaluza-Klein più leggera:
modo n=1 del bosone di gauge di U(1) B(1)

Osservabili a LHC?
• è difficile correlarli con la CDM
• parte dello spazio dei paramteri non è
accessibile

Però possono esistere WIMP fossili nell’universo, sopravvissute


dall’epoca in cui la loro densità è diventata troppo bassa
perché avvenissero ulteriori annichilazioni (freeze-out), a
causa dell’espansione dell’universo.

Francesca Spada – 23/5/08 8


AMS LHC

Francesca Spada – 23/5/08 9


Ricerca indiretta di CDM = rivelazione dei prodotti
di annichilazione di WIMP

annichilazioni χχ possono produrre:


Neutrini
• produzione diretta
• decadimento del W
• decadimenti di Quark pesanti
• decadimento di Pioni carichi
e+
• produzione diretta (fortemente soppressa): Ee = mX
• decadimento del W
• decadimenti di Quark pesanti
• decadimenti di Leptoni e Pioni carichi
Fotoni Canali accessibili
• produzione diretta : Eγ = mX ad AMS
• decadimento di Pioni neutri
p
• NO produzione diretta
• adronizzazione : Eh << mX
Francesca Spada – 23/5/08 10
Perché studiare i raggi cosmici nello spazio

La presenza di nuclei di
antimateria o di
prodotti di
annichilazione di WIMP
si traduce in modifiche
dello spettro dei raggi
cosmici, a patto di
avere una sensibilità
sufficiente a rivelarle.

La superficie terrestre
è sotto 100 Km di aria,
che assorbe tutte le
particelle cariche
primarie.

si va nello spazio!

Francesca Spada – 23/5/08 11


La stazione spaziale internazionale

Dimensioni: 108 x 80 m2
Inclinazione 51.57°, 15.62 revs/d
Orbita: ellittica a 400 km
DT: -150 ÷ +30 °C

Francesca Spada – 23/5/08 12


L’esperimento AMS-02

TRD
separazione e/p

Elettronica

TOF
β, Z

RICH
β, Z

MAGNETE e TRACKER Calorimetro Elettromagnetico


Z, R separazione e/p, E

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Radiazione di transizione

• Radiazione elettromagnetica prodotta al passaggio


di una particella carica e relativistica per
l’interfaccia tra due mezzi con diversa costante
dielettrica

γ γ γ γ γ γ

charged particle
vacuum
radiator particella carica

• il fotone emesso corrisponde alla variazione


classica del campo elettrico della particella
carica quando cambia l’indice di rifrazione del
mezzo

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Radiazione di transizione

• Intensità della luce emessa proporzionale al γ della particella


(ze = carica elettrica, α = 1/137):
1
I = αz2γhω p
3

con
ne2
ωp =
mε0

frequenza di plasma del mezzo(n=densità di elettroni).


Polietilene: ħωp = 20 eV
• Numero medio di fotoni irradiati:
αz2γhω p
〈 N〉 ≈
h 〈ω〉
con energia media dei fotoni dell’ordine di 10 KeV per γ = 1000.

• Distribuzione angolare dei fotoni emessi piccata a θ = 1/γ

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Radiazione di transizione

Spettro dei fotoni emessi


decresce rapidamente per I
ħω > γħωp

per piccoli γ l’emissione


è trascurabile

la TR si può usare per


identificare particelle:
γ hω
γprotone ≈ 1
hω p
per E ≈ 1 GeV
γelettrone ≈ 1000

Per una particella con γ = 103 si ha tipicamente una


probabilità di emissione dell’1% ad ogni attraversamento
bisogna massimizzare il numero di interfacce

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Transition Radiation Detector (TRD)

Fleece radiator + straw tubes (Xe:CO2)


separazione e/p > 102 fino a 300 GeV
3D tracking

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Transition Radiation Detector (TRD)

Radiatore: layers di fibre di polietilene (fleece)


aumenta la probabilità di emissione di TR

Alternati con straw modules


riempiti con una miscela
di gas ad alto Z

20 layers disposti in
proiezioni alternate
rendono possibile la
ricostruzione di tracce
tridimensionali

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Time of Flight (TOF)

2+2 layers di scintillatori, ∆t ~160 ps


Main Trigger
separazione in Z
β con precisione di qualche %

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Magnete Superconduttore

Raffreddato a 1.8 K da 2.5 m3 di He superfluido


Campo dipolare contenuto di 0.85 Tm2

Primo magnete superconduttore


usato nello spazio
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Silicon Tracker

8 layers di microstrip detectors di silicio


separazione in Z
R fino a 2-3 TeV
σR < 2% per R < 10 GeV

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Ring Imaging Cherenkov (RICh)

2 Radiatori: NaF (centro), Aerogel


separazione in Z e di isotopi
σmass = 2% sotto 10 GeV/n
β con precisione dello 0.1%

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Calorimetro Elettromagnetico

9 superlayers di piombo e fibre scintillanti


Standalone Trigger
rivelazione di e±, γ
σE <3% per E > 10 GeV
separazione e/p > 103
3D imaging

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Misura dei flussi dei RC

e+/p ~ 5·10-4 @ 10 GeV


e+/e- ~ 10-1 @ 10 GeV
γ (galactic center)/p ~ 10-4 @ 10 GeV
γ (galactic center)/e- ~ 10-2 @ 10 GeV
p/p ~ 10-4 @ 10 GeV
AMS ~1 s
p/e- ~ 10-2 @ 10 GeV

AMS ~1 hour Particella Range di energia


p 0.1 GeV al TeV
AMS ~1 day
AMS ~1 year p 0.5 a 300 GeV
e- 0.1 GeV al TeV
e+ 0.1 a 300 GeV
He 1 GeV al TeV
anti–He, …, C 1 GeV al TeV
Isotopi leggeri 1 a 10 GeV/nucleone
γ 1 GeV al TeV

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Limiti attesi sull’anti-He

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Positroni

L’esperimento HEAT ha rivelato un eccesso nella regione intorno a


10 GeV su un campione di ~102 positroni
AMS raccoglierà 105 positroni nella regione < E < 50 GeV, in 3 anni
Fondi:
abb.relativa fattore di reiezione
protoni ~ 104 102 -103 [TRD] x 103 [ECAL] ≥ 105
elettroni ~ 10 104 [TOF+Tracker]

e+ p

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Positroni
Esempio di segnali di annichilazione di neutralini che osserverà AMS con un fattore di
boost che spiega i dati di HEAT:

mχ= 238 GeV, boost factor=116.7

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Antiprotoni

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Fotoni

● Conversione di fotoni direzione dal Tracker, energia da Tracker+Ecal


● Singolo fotone direzione ed angolo dall’Ecal

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Riassumendo

• AMS in 3 anni di missione misurerà simultaneamente e con grande


precisione gli spettri di positroni, fotoni e antiprotoni nel range
GeV-TeV, alla ricerca di un segnale di annichilazione di materia
oscura.

• La misura simultanea di altre quantità fondamentali (spettri di p


ed e-, B/C ratio) contribuirà a distinguere effetti astrofisici da
veri segnali di materia oscura.

• AMS può rivelare nuclei di antimateria fino all’anti-ferro fino ad


energie del TeV. Se nessun segnale sarà osservato, il limite
ottenuto favorirà l’ipotesi di asimmetria barionica.

• Le misure ottenute consentiranno di ridurre il gran numero di


modelli attualmente esistenti per materia oscura ed antimateria.

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Tour fotografico

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TRACKER

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ECAL

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Radiator
RICH

Reflector

Light Collection

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TRD

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TOF

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L-TOF

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MAGNETE

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