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BIOLOGIA

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IL MICROSCOPIO

Il microscopio è uno strumento che permette di ingrandire l immagine di oggetti piccolissimi.


Il POTERE OTTICO (o risoluzione) è la distanza minima al di sotto della quale non si distinguono più 2 punti
separati (distanza minima tra due punti affinché vengano percepiti come separati).

Ci sono 3 tipi di microscopi:


Microscopio ottico: risoluzione 200 nm (fino a 0.2 micron) - per nucleo, mitocondri, cromosomi in metafase (1400
nm) al massimo: cromosomi e batteri. Usa come sorgente la luce (lunghezza d onda dello spettro della luce visibile)
Microscopio elettronico a trasmissione: risoluzione 0,2 nm per membrane e organuli, fino ai batteri e virus. Usa
come sorgente un faccio doppio di elettroni.
Microscopio elettronico a scansione: risoluzione 10 nm - permette di avere immagini 3D. Utilizza come sorgente
fenomeni molecolari e atomici.

La vite macrometrica permette di allontanare o avvicinare il porta lenti. Gm gigametro 109 m


La vite micrometrica permette la messa a fuoco. Mm megametro 106 m
Km kilometro 103 m
Risoluzioni da ricordare: hm ettometro 102 m
Occhio umano: 1/10di millimetro dam decametro 101 m
- m metro 100 m
- dm decimetro 10-1 m
- cm centimetro 10-2m
Cromosoma metafasico: 1400 nm mm millimetro 10-3 m
Membrana plasmatica: 7-9 nm / 5-8 nm micrometro 10-6 m
nm nanometro 10-9 m
In ordine di grandezza dal più piccolo al più grande: Å angstrom 10-10 m
mitocondrio cromosoma nucleo - cellula pm picometro 10-12 m

Distinguiamo anche 4 tipi di microscopi ottici:


- In campo chiaro: La luce attraversa direttamente la cellula, c è poco contrasto
- A contrasto di fase: Si aumenta la differenza dell indice di refrazione, dunque si devia maggiormente la luce e
si ha una maggior percezione di contrasto
- A fluorescenza: Si utilizza del colorante, che si lega alla struttura osservata. Analizzeremo così la luce
eccitante e visualizzeremo la struttura fluorescente.
- Confocale: Si utilizza del colorante, studiando stavolta però la luce emessa oltre a quella eccitante.
Visualizzeremo la struttura colorata, con un immagine bidimensionale.

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LA CELLULA

Le cellule sono l unità degli organismi. Esse sono minuscole, dall 1-1000µm, perché ciò permette un maggior numero
di scambi, di attività cellulari, di captazioni veloci di segnali e interazioni con altre cellule, quindi la resa
dell organismo.
Ne deduciamo, così, che gli animali più grossi non hanno cellule più grandi ma solo un numero più grande di cellule.
- Studi di Hooke (1665):È il primo ad osservare la cellula, e il termine "cellula" (piccola cella) fu da lui coniato.
Osservando al microscopio il sambuco, identificò piccole strutture distinte e vuote (celle), non aveva però
descritto né nucleo né organuli cellulari.
- Studi di Leewwenhoek (1674):Prima osservazione di una cellula viva.
- Teoria cellulare di Scheliden e Schwann (1838-1839): Identificarono nella cellula l'unità presente in tutti gli
esseri viventi, piante (Schleiden) o animali (Schwann).
- Teoria di Virchow (1858) e Pasteur:Conclusero che ogni cellula nasce da un'altra cellula preesistente
("Omnis cellula e cellula").

Teoria cellulare:
Tutti gli organismi sono costituiti da cellule.
La cellula è l unità morfologica e fisiologica fondamentale
Non c è generazione spontanea: ogni cellula deriva da un altra preesistente.

CELLULE PROCARIOTE
- Dimensioni: 0.25-4 / 0.5-5 µm
- Sono UNICELLULARI
- NON sono compartimentalizzate: NON hanno
organuli, NON hanno nucleo, NON hanno
citoscheletro
- Procarioti sono gli eubatteri e archeobatteri
(Regno delle Monere)
- Riproduzione per via asessuata: scissione
binaria (ogni 20min), o gemmazione.

Componenti di una cellula procariote:

Parete cellulare
Localizzata all esterno della membrana, conferisce rigidità ed è formata da peptidoglicano (o mureina), un polimero di
amminozuccheri (+ corti polipeptidi) uniti covalentemente.
A seconda della costituzione della parete, che viene evidenziata con la colorazione di Gram, distinguiamo:
- Batteri Gram+: Sono muniti parete cellulare molto spessa e ricca di peptidoglicano (90%). Risultano viola
nella colorazione di Gram. Sono meno dannosi (streptococchi, stafilococchi, gli pneumococchi, etc.). La
penicillina (antibiotico) risulta efficace contro i Gram+ perché rende più fragili le pareti e porta alla lisidella
cellula.
- Batteri Gram-: Hanno parete cellulare più sottile e contenente solo il 15/20% di peptidoglicano. Risultano
rosa/rossi dopo colorazione. Sono più rare ma più dannose (pseudomonas aeruginosa, etc.)

Spesso (non sempre)esternamente a quest ultima vi è un ulteriore strato viscido di muco polisaccaridico, detto capside.
Esso conferisce protezione (protegge dall attacco del st. immunitario), impedisce la disidratazione e permette l adesione
ad altre cellule.

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Membrana cellulare
Doppio strato fosfolipidico, simil-eucariotico. Importante per regolare il traffico di materiale tra ext e int della cellula.
Quest ultima può spesso ripiegarsi: i mesosomi sono invaginazioni della membrana plasmatica importanti perché
contengono enzimi respiratori e fotostintetici, partecipano alla divisione cellulare (tengono legato il cromosoma
batterico), partecipano alla formazione dell endospora.

Citoplasma
È composto da citosol (acqua, ioni e piccole molecole) e particelle insolubili.
Liberi nel citoplasma troviamo iribosomi 70S (complessi di RNA e proteine importanti per la sintesi proteica). Sono
costituiti da 2 subunità: maggiore 50S (34 proteine + 2 RNA: 23S-5S) e minore 30S (21 proteine + 1 RNA: 16S).
La sintesi dell RNAavviene nel citoplasma, la sintesidelleproteine (sintesi proteica) nei ribosomi.

Nucleoide
Zona centrale del citoplasma dove è situato il materiale genetico della cellula, nel dettaglio una singola molecola di
DNA circolare a doppia elica.
Possono essere presenti anche piccole molecole di DNA che si replicano autonomamente, situati nel citoplasma e più
piccoli del DNA batterico: sono chiamati plasmidi.

Flagelli batterici e pili


I flagelli sono formati da flagellina(diversamente da quelli eucarioti che sono fatti di microtubuli) e sono coinvolti nel
movimento, che risulta essere di tipo rotatorio.
I pili sono più corti e si occupano dello scambio di materiale genetico (processo di coniugazione).

DIFFERENZE CELLULE PROCARIOTE IN ARCHEBATTERI E EUBATTERI


Gli archeobatteri:
- NON hanno peptidoglicano nella parete
- HANNO la membrana fosfolipidica diversa da eubatteri, infatti non ci sono acidi grassi (ma catene
isopreniche).
- HANNO RNA e proteine più simili agli eucarioti
- HANNO gli introni (tratti non codificanti di DNA), come negli eucarioti.

In generale il DNA è circolare in batteri, mitocondri e


cloroplasti e lineare negli eucarioti.

DIFFERENZE CELLULE PROCARIOTE e EUCARIOTE


- Gli eucarioti sono più grandi (10-100µm)
- Gli eucarioti hanno un nucleo (+nucleolo)
- Gli eucarioti sono compartimentalizzati e hanno organuli
- Gli eucarioti hanno citoscheletro
- Gli eucarioti NON hanno mesosomi, pili, plasmidi, capsula (ma matrice extracellulare)
- Gli eucarioti NON hanno flagelli di flagellina (ma di microtubuli)
- Gli eucarioti animali NON hanno parete cellulare (i vegetali si)

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CELLULE EUCARIOTE
- Dimensioni: 10-100µm, dimensioni circa da 10 a 100
volte maggiori rispetto alle cellule procariote.
- Sono UNICELLULARI (es. protisti) e
PLURICELLULARI (es. piante, funghi, animali).
- Sono delle centrali elettriche che, come i procarioti,
posseggono una membrana, il citoplasma e i ribosomi.
A differenza di questi, però, posseggono degli
organelli come il nucleo, i mitocondri, i reticoli
endoplasmatici, l apparato di Golgi, i lisosomi, i
vacuoli e i plastidi.

GLI ORGANELLI CELLULARI

IL NUCLEO
Il nucleo è l organello di dimensioni più grandi (5µm).
Di solito ne troviamo 1 per ogni cellula, ma esistono anche cellule
plurinucleate (es. cellule del muscolo scheletrico)
È circondato da due membrane fosfolipidi che (separate dallo spazio peri-
nucleare), che insieme formato l involucro nucleare (o carioteca).
Sulla membrana esterna sono situati ribosomi 80S.
Le membrane sono attraversate da pori nucleari (complessi proteici a 8
proteine globulari), ossia canali di passaggio per il traffico di proteine tra
nucleo e citoplasma (attraverso questi pori passano, per esempio, i tre tipi
di RNA), attuando un leggero processo di selezione grazie alla proteina
importina.

All interno del nucleo vengono sintetizzati gli rRNA (anche tRNA) e assemblate le sub unità dei ribosomi (in realtà
tRNA e rRNA si associano con le proteine, ma le sub unità si uniscono solo nel citoplasma). Avviene anche la
duplicazione del DNA.

Il nucleo contiene il materiale genetico, posizionato nel nucleolo. Qui vi è situato il DNA
associato ad istoni (ottamero istonico), proteine basiche (con residui di lisina e
arginina).Conosciamo 5 tipi di proteine istoniche: H1 (mantiene uniti istoni), H2A-H2B-H3-
H4 (che sono associate al DNA). H1 non è avvolto dal DNA ma si trova all esterno.
L insieme del DNA con l ottamero istonico (8 istoni) prende il nome di nucleosoma (10
nm). Dunque 8 istoni + 146 coppie di nucleotidi.

Questa associazione forma un complesso fibroso detto cromatina che, prima della divisione cellulare, si aggrega
formando i cromosomi. Nella cromatina troviamo DNA, RNA (poco), proteine basiche (istoni), acide e neutre (meno).
Distinguiamo:
- Eucromatina: Forma attiva. E di colore chiaro ed è posta internamente. E meno compatta. Contiene DNA
che verrà trascritto a mRNA.
- Eterocromatina: Forma inattiva. E di colore scuro ed è posta esternaemtne. E più compatta. Contiene geni
che non veranno trascritti. (Es. Corpo di Barr: Eterocromatina cromosoma X inattivato nella donna)

La cromatina è circondata dal nucleoplasma, una soluzione di acqua e sostanze disciolte, dove all interno vi è una rete
proteica, detta matrice nucleare, che si occupa di organizzare la cromatina. In periferia, la cromatina è attaccata ad una
rete di proteine, detta lamina nucleare (fatta di filamenti intermedi di 8-12nm), che permette il mantenimento della
forma tondeggiante del nucleo e fa sostegno per i telomeri durante la meiosi.

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I RIBOSOMI
I ribosomi hanno dimensione di circa 20nm.
Sono PRIVI di membrana.
Si trovano sia negli eucarioti che nei procarioti.
Sono formati da due subunità di dimensioni diverse, fatte da RNA-
ribosomiale e molecole proteiche. Negli eucarioti:
- Subunità minore: 40S con 1 RNA (18S)+ 33proteine
- Subunità maggiore: 60S con 3 RNA (28S, 5.8S, 5S) + 45
proteine.

(S: Unità di misura del coefficiente di sedimentazione Svedberg , che equivale a 10-13 secondi.)

Sono importanti perché sono i siti di sintesi delle proteine (solitamente destinate al citosol), leggono le informazioni
provenienti dal m-RNA. Nei procarioti si trovano solo galleggianti nel nucleo. Negli eucarioti possono essere nel
citoplasma, attaccati al reticolo endoplasmatico rugoso (RER), sulla membrana nucleare, nei mitocondri o nei
cloroplasti.
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Nelle cellule eucariotiche la maggior parte del volume cellulare è occupata da un sistema endomembranoso
(insieme delle membrane di tutti gli organelli) che comprende due componenti principali: il reticolo endoplasmatico e
l apparato di Golgi. Questo sistema sembra essere in comunicazione attraverso vescicole.

IL RETICOLO ENDOPLASMATICO
È formato da una serie di membrane interconnesse, dove lo spazio
interno ad esse è detto lume. Distinguiamo:

- RUGOSO (RER o REG): Presenta ribosomi (80S) Si occupa


della sintesi delle proteine (destinate ad essere esportate o
destinate ad altri organelli), e successivamente della
modificazione di quest ultime (es. aggiunta di zuccheri
glicosilazione o idrossilazione), poi ri-modificate a livello
dell apparato di Golgi. Il RER si occupa anche
dell assemblaggio di proteine multimeriche (come
l emoglobina) e nel ripiegamento delle proteine (per la
formazione di ponti disolfuro e ripiegamenti di strutture
terziarie).

- LISCIO: Non ci sono ribosomi, ma è in connessione col RER. La sua funzione principale è la sintesi dei
lipidi (lipidi di membrana, ormoni steroidei. Si occupa anche del metabolismo del glucosio (glicogenolisi:
sintesi glucosio), di detossificazione (detossificare farmaci e sostanze estranee), di fungere da deposito e
rilascio di ioni calcio (importante per la comunicazione cellulare e per la contrazione muscolare).

L APPARATO DI GOLGI
È un sistema di endomembrane formato da sacchetti appiattiti uno sull altro, chiamati cisterne(+ vescicolee sacculi).
Esso è in comunicazione col RER: la zona diretta verso il RER si chiama cis-golgi, mentre la parte rivolta verso la
membrana è detta trans-golgi. C è anche una zona centrale detta mediale.

Le funzioni principali di questo sistema sono quelle di modificare le


proteine che derivano dal RER (porzioni hanno enzimi specifici per la
reazione che si svolge lì). Dopo la modificazione, si occupa anche dello
smistamento delle proteine e dei lipidi, che avviene in base a segnali
che forniscono l indirizzo del compartimento destinatario.
In dettaglio: si formano vescicole di transizione che inglobano le proteine del RER,
arrivano al versante cis (dove subiscono variazioni), poi al versante trans, e infine vengono
riversate nel citoplasma. Tali proteine verranno avvolte da ulteriori vescicole secretorie
(alle quali possono essere legati anche dei lisosomi che possono attivare la proteina
riversando su essa alcuni enzimi) e per esocitosi saranno fatte uscire nello spazio
extracellulare, mentre la membrana della vescicola diventa parte della membrana
plasmatica.
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I LISOSOMI
Hanno dimensioni di 0.1-1µm e hanno una singola membrana.
Si formano a partire da vescicole idrolasi che si staccano dal Golgi. I lisosomi sono ricchi di enzimi litici (idrolasi
acide), che permettono all organello dia adempiere a funzioni digestive (idrolisi - fagociosi).
- Eterofagia: Scissione del materiale che arriva nella cellula
- Autofagia: Eliminazione organuli vecchi o danneggiati
Funzionano a pH acido (è importante che il pH sia acido perché sennò questi enzimi demolirebbero tutti i contenuti
cellulari): valore di circa 5.

In dettaglio: il materiala entra per fagocitosi, in seguito alla quale


si forma una piccola vescicola. Questa si sposta nel citoplasma,
diventando fagosoma. Poi si fonde con un lisosoma primario
(lisosoma + enzimi litici), diventando lisosoma secondario,
all interno del quale avviene la digestione.
Le cellule vegetali NON hanno lisosomi ma hanno un vaculo
centrale che svolte funzioni analoghe.

Un tipo di lisosoma è il proteasoma, che demolisce le proteine.


Li ritroviamo in osteoclasti, spermatozoi e impianto blastocisti.

I MITOCONDRI
Hanno dimensioni 0.5-3µm e hanno una doppia membrana.
I ribosomi hanno la funzione di convertire energia chimica in ATP. Questo processo prende il nome di respirazione
cellulare. Può essere coinvolto nei processi di apoptosi. Si divide per scissione binaria.

I mitocondri sono formate da due membrane, separate da uno spazio intermembrana:


- Membrana esterna: Più permeabile. Liscia e con poca resistenza
al passaggio di sostanze (le porine la rendono più permeabile). Ha
funzione protettiva.
- Membrana interna: Meno permeabile. Non liscia, infatti si
ripiega formando delle creste. Essa è impermeabile alla maggior
parte delle molecole, infatti presenta 70% di proteine deputati al
controllo di ciò che entra ed esce.

Lo spazio interno alle membrane è detto matrice mitocondriale, dove vi


sono immersi enzimi e ribosomi 70S (i ribosomi sintetizzano proteine
codificate dal genoma mitocondriale).
Ogni mitocondrio è, inoltre, dotato di un proprio DNA circolare a doppia
elica, trasmissibile solo per via materna e che produce le proprie proteine e
il proprio RNA.

I mitocondri sono inoltre in grado di dividersi autonomamente per scissione, dunque sono organuli semiautonomi : da
qui la teoria dell endosimbiosi secondo la quale la cellula eucariote si è formata dall unione di batteri simbionti (cellule
semplici) aerobi.

I PEROSSISOMI
Sono organelli di dimensioni di 0.2-1.7µm.
Hanno una singola membrana e sono tipi di microsomi, ossia artefatti cellulari
vescicolari che derivano dalla frammentazione del RE (in questo caso REL). Sono
formati da una matrice granulare e da un core paracristalloide.
Sono ricchi di enzimi per la scissione degli acidi grassi con produzione di ATP ( -
ossidazione acidi grassi).
Altri enzimi sono le ossalasi, che fanno trasferire idrogeno all acqua formando
perossido di idrogeno(acqua ossigenata H2O2). Però l acqua ossigenata è tossicaper
le cellule, quindi ci sono anche le catalasicheconvertono l acqua ssigenata in acqua e
ossigeno molecolare. Dunque sono coinvolti nella detossificazione (perossidasi).
Nei vegetali collaborano con mitocondri e cloroplasti nella fotorespirazione.
Le proteine destinate ai perossisomi hanno come sequenza di aa: serina, leucina, serina.
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CITOSCHELETRO
Oltre agli organelli, il citoplasma contiene un insieme di fibre che, collettivamente, prendono il nome di citoscheletro.
Queste fibre hanno la funzione di sostenere, permettere il movimento e l interazione con lo spazio extracellulare.

Filamenti di actina, o microfilamenti:

forma della cellula (cortex).


Questi sono monomeri di G-actina che, polimerizzati con consumo di
ATP, creano filamenti lunghi di F-actina. Sono coinvolte nel
movimento della cellula (partecipano alla formazione di pseudopodi,
piccoli piedi della cellula) e nella contrazione muscolare (associati a
miosina). Si trovano anche nei microvilli.
Es. Microvilli, muscolo

Filamenti intermedi:
Sono filamenti di circa 8- umerose proteine fibrose
disposte in fasci robusti a forma di fune. Si trovano in regioni molto
sottoposte a stress meccanico, infatti sono molto stabili.
Sono importanti per la forma e l adesione tra cellule.
Costituiscono la lamina nucleare, permettendo di mantenere stabile la
posizione del nucleo.
Es. Cheratina, Lamina nucleare

Microtubuli:
Sono strutture cilidriche .
Sono formati da tubulina(proteina globulare: più strutture secondarie
avvolte su sé e solubili in acqua), nel dettaglio da 13 filamenti di
- -tubulina che si alternano. La tubulina ha un estremità + e
una -, che continuamente polimerizzano e depolimerizzano (si stringe e
si allunga il tubulo). Questo processo di assemblaggio e disgregazione
continuo è importante per la formazione del fuso mitotico, formazione
dei centrioli (2 sub-organelli che si trovano in ogni centrosoma, regione
del citoplasma visibile durante la mitosi quando si forma il fuso), con
organizzazione 9x3. Sono anche importanti per lo spostamento dei
cromosomi, successivo all accorciamento.

I microtubuli sono importanti perché, collegati a proteine motrici,


permettono il movimento di ciglia e flagelli. Il movimento di queste
consiste nello scorrimento di doppiette di microtubuli l uno sull altro:
questo è guidato dalla proteina motrice detta dineina, che cambia forma e
sposta microtubuli. Un altra proteina motrice è la chinesina, che
rappresenta il binario dove le vescicole passano per spostarsi nella
cellula.

CIGLIA E FLAGELLI
Strutture presenti negli eucarioti che servono per spingere o trainare la cellula.
L unica differenza tra le due strutture è che le ciglia sono più corte e numerose,
mentre i flagelli sono più lunghi e si trovano soli o in coppia (si trovano solo
nello spermatozoo).
Entrambi sono costituiti da microtubuli specializzati e presentano un identica
struttura interna:
- Membrana plasmatica
- Insieme di 9+2 microtubuli: 9 coppie di microtubuli formano un
cilindro attorno ad una coppia centrale, e sono collegati a questa (le 9
coppie + i 2 centrali formano l assonema, tenuto insieme da dineina)
- Alla base vi è un corpo basale, dove poggiano le 9 coppie. Questo ha
un organizzazione (9x3) e deriva dall estensione delle 9 coppie senza
quella centrale. Il corpo basale ha la stessa struttura del centriolo.

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MATRICE EXTRACELLULARE (ECM)
È un rivestimento esterno alla membrana plasmatica presente solo nelle cellule animali, dato che mancano di parete
cellulare.
Questa matrice è costituita da:
- Proteine fibrose (es. collagene/fibronectine)
- Proteoglicani (glicoproteine costituite soprattutto da zuccheri).
Tutte queste proteine sono secrete da cellule dentro o vicino la matrice.
Essa è importante perché contribuisce alle proprietà della cartilagine, della pelle, dei tessuti e si occupa di movimento
cellulare durante lo sviluppo embrionale e di segnalazione chimica tra cellule (le proteine sono legate a recettori di
membrana dette integrine, che permettono l attivazione del segnale).

GIUNZIONI CELLULARI
Le giunzioni cellulari sono strutture specializzati che si occupano della formazione di contatti fisici diretti e la
connessione tra una cellula e l altra.

- Giunzioni occludenti o strette: Sigillano


membrane e non permettono passagi
- Adesive o di ancoraggio: Permettono
adesione tra cellule
Desmosomi: Uniscono cellule
adiacenti.
Emidesmosomi:Unicono la
cellula alla matrice extr.
- Comunicanti o serrate :Permettono il
passaggio di piccole molecole o ioni,
grazie a canali proteici (connessone) che
hanno proteine specifiche (connessine).

DIFFERENZE CELLULA EUCARIOTE ANIMALE-VEGETALE


- Le cellule vegetali HANNO parete cellulare, le animali no.
- Le cellule vegetali HANNO un vacuolo centrale, le animali hanno vacuoli con diversa funzione (non uno
centrale)
- Le cellule vegetali HANNO plasmodesmi e desmotubuli, le animali no.
- Le cellule vegetali HANNO plastidi, le animali no.
- Le cellule vegetali NON HANNO lisosomi

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PARETE CELLULARE
È una parete semirigida (situata all esterno della membrana) delle cellule vegetali ed è composta da cellulosa e
proteine.
È importante perché:
- Fornisce supporto e sostegno alla pianta
- Da forma alla pianta
- Barriera nei confronti di organismi patogeni (protegge da infezioni funginee).

I plasmodesmi permettono la connessione di citoplasma di cellule adiacenti, quindi sono canali che attraversano la
parete cellulare. Hanno un diametro di circa 20-40nm.
I desmotubuli, invece, connetto i RER di cellule adiacenti.

I PLASTIDI
Classe di organelli presente solo nelle cellule vegetali e in alcuni protisti.

- Cloroplasti
Sono formate da due membrane, separate da uno spazio intermembrana. Lo spazio liquido dentro la
membrana interna si chiama stroma e qui sono presenti tilacoidi, sacche appiattite che contengono clorofilla
(pigmento verde che capta energia luminosa), organizzate in strutture dette grana. Anche i tilacoidi
posseggono una membrana, per cui in tutto nei cloroplasti abbiamo 3 membrane.
I cloroplasti contengono una propria singola molecola di DNA circolare a doppia elica, i propri ribosomi 70S e
i propri RNA. Presentano anche granuli di amido (grandi) e lipidici (piccoli)

- Cromoplasti
Pigmenti rossi, arancioni e gialli che danno colore alle piante. Il colore incoraggia gli animali a visitare i fiori,
così da favorire l impollinazione, o a mangiare i frutti, così da favorire la dispersione dei semi.

- Leucoplasti
Pigmenti bianchi. Contengono sostanze di riserva.

IL VACUOLO CENTRALE
Strutture presenti soprattutto nelle cellule vegetali e nei protisti. Sostituiscono funzionalmente i lisosomi.
Hanno la funzione di:
- Stoccaggio: Accumulo di sostanze tossiche e prodotti di scarto
- Sostegno e struttura: Danno il 90% del volume cellulare
- Riproduzione: Contengono pigmenti che attirano insetti
- Digestione: Idrolizzano

Possono essere:
- Vacuoli alimentari: inglobano particelle di cibo mediante fagocitosi, generano un vacuolo che si fonde con un
lisosoma e digeriscono
- Vacuoli contrattili: si contraggono per liberarsi dall eccesso di acqua, che fuoriesce attraverso una struttura
detta poro. In soluzione ipotonica non scoppiano grazie al vacuolo.

Le cellule vegetali HANNO:


- Mitocondri
- Perossisomi

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LA MEMBRANA CELLULARE

La membrana cellulare è molto importante poiché:


1. Funge da barriera di permeabilità
2. È coinvolta in processi di trasporto
3. È coinvolta nel rilevamento di segnali (attraverso di zuccheri legati a proteine di membrana)
4. È coinvolta in processi di comunicazione tra cellule adiacenti.
Negli eucarioti viene continuamente rinnovata per vicariare alle continue perdite dovute alla fagocitosi.

La membrana plasmatica ha spessore di 5-8nm e segue il MODELLO A MOSAICO FLUIDO (modello Singer-
Nicolson, 1972), secondo il quale sia composta da un doppio strato lipidicosemipermeabile, nel quale sono immerse le
proteine e altre molecole.
È definita asimmetrica perché le superfici intra ed extra cellulare sono diverse.

LIPIDI 60%
Fosfolipidi
Doppio strato di fosfolipidi, formati da teste polari idrofile (gruppo fosfato con carica negativa), rivolte verso lo spazio
extra e intra ©, e code apolari idrofobe (acidi grassi: idrocarburi), comunicanti.
La lunghezza della catena idrocarburica degli acidi grassi (lunghezza della coda) e il grado di saturazione di
quest ultima influenzano notevolmente la fluidità di membrana

Colesterolo
La percentuale di colesterolo, posto in prossimità di un acido grasso insaturo,
influenza la fluidità di membrana. - Colesterolo: Con + temperatura ho
I lipidi permettono, nella membrana, due tipi di movimento: fluidita; con T ho + fludità.
- Il movimento in senso laterale (rotazione delle teste polari dei + Insatura: + fluida
fosfolipidi) + Corta: : + fluida
- Diffusione trasversale flip-flop (capovolgimento del fosfolipide) + Ramificata: : + fluida
Nelle cellule vegetali è sostituito da fitosteroli e nei batteri da opanoidi.

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PROTEINE DI MEMBRANA 30%
Generalmente una molecola di proteine è posizionata ogni 25 molecole di fosfolipidi. Possono essere:

- Proteine integrali (o intrinseca)


Sono immerse nel doppio strato e sono strettamente associate ad esso.
Monotopiche: Rivolte solo su un versante (ext o int)
Trasnmembrana: Entrambi i versanti
Monopasso: Attraversano il doppio strato una sola volta
Multipasso: Attraversano il doppio strato più volte
Multimeriche: Formate da più porzioni
Completamente periferiche: Si trovano a ridosso della membrana ma non l attraversano

- Proteine periferiche:Sono prive di regioni idrofobe e non interagiscono con la porzione idrofobica. Sono
legati con legami deboli alla parte idrofila (di proteine transmembrana o le teste polari dei fosfolipidi)
- Proteine ancorate ai lipidi: Non libere di spostarsi e unite covalentemente ai lipidi (colesterolo o code
idrofobe fosfolipidiche).
- Proteine glicosilate: Glicoproteine (proteine+zuccheri), con funzione di recettore.

La presenza di proteine all interno del doppio strato è possibile poiché quest ultime sono formate da tanti amminoacidi
che hanno un gruppo R apolare rivolto verso le code idrofobiche dei fosfolipidi. Essendo entrambi apolari, la loro
presenza e comunicazione è ideale.
In modo analogo, esternamente alla proteina troviamo il gruppo -COOH polare dell amminoacido, che si trova bene a
contatto col citosol o con lo spazio extracellulare (composti principalmente da acqua) poiché sono entrambi apolari.

CARBOIDRATI 10%
Sono localizzati sul versante esterno. Possono essere:
- Glicolipidi: Funzionano come segnali di riconoscimento per le interazioni tra cellule.
- Glicoproteine: Permettono ad una cellula di essere identificata.

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PASSAGGI ATTRAVERSO LA MEMBRANA
TRASPORTO PASSIVO
Avviene secondo gradiente di concentrazione, dunque si ha un flusso di materia da una zona più concentrata (a livello
di soluti) ad una zona meno concentrata. NON richiede spese energetiche poiché l energia necessaria è contenuta nelle
sostanze stesse e risiede nella differenza di concentrazione sui due lati della membrana.

DIFFUSIONE SEMPLICE
Semplice movimento verso uno stato di equilibrio di piccole molecole apolari, gas, acqua, lipidi (da una zona + a una
zona -). Esempi: O2, CO2, H2O, Urea, Glicerolo, Ormoni, Etanolo, CO.
Più i soluti sono idrofobi più passano facilmente attraverso il doppio strato lipidico.

Solo l acqua sembra non rispettare questa regola. Il trasporto, o diffusione passiva, dell acqua prende il nome di
OSMOSI. Essa si sposta attraverso la membrana semipermeabile dalla zona meno concentrata (ipotonica) ad una più
concentrata (ipertonica), ossia verso potenziale osmotico minore.. Per impedire il flusso c è la pressione osmotica.

Una cellula immersa in una soluzione ipertonica (c è una maggior


concentrazione di soluti all esterno piuttosto che nell ambiente
intracellulare) si raggrinzisce facendo fuoruscire acqua.
Una cellula immersa in una soluzione ipotonica (maggior soluti
all interno) si rigonfia, fino a scoppiare (emolisi).
Una cellula immersa in una soluzione isotonica è all equilibrio e non
vi è flusso di acqua

La velocità di movimento di soluto sarà direttamente proporzionale alla


differenza di concentrazione: man mano che aumenta la concentrazione di
soluto, quindi la differenza tra le due parti, aumenta anche il tasso d entrata.

Le cellule, tuttavia, possono assumere una quantità limitata di acqua. Raggiunta questa quantità si stabilisce una
pressione interna contro la membrana, detta pressione di turgore, che impedisce un ulteriore ingresso di acqua.
Se le cellule vegetali si trovano in un ambiente ipertonico, subiscono la plasmolisi (distacco della membrana da parete).

DIFFUSIONE FACILITATA
Ioni, amminoacidi, glucosio, molecole cariche o polari piccole non sono in grado di muoversi da un versante all altro,
ma vengono aiutati da:
- Proteine trasportatrici (carrier o permeasi): Permettono il passaggio di molecole polari (carboidrati o
amminoacidi). Hanno due conformazioni: quando si legano alla molecola su un versante, cambiano
conformazione e ciò permette poi il nel citoplasma.
- Proteine canale: Canali ionici che permettono il passaggio di ioni. Hanno una cavità interna polarema sono
apolari sul loro versante esterno. Quando una sostanza polare vuole entrare, il poro centralesi apre (per
cambiamento di forma, segnale chimico o carica elettrica) e permette il passaggio.

Una volta aperto, direzione e velocità del passaggio A livello della membrana c è comunque sempre uno
dipenderanno dal gradiente di concentrazione dello squilibrio di caricheche prende il nome di potenziale di
ione (tra interno ed esterno) e dal gradiente membrana, attorno ai -70mV.
ellettrochimico (cariche +/-) (cariche + sul versante ext e cariche sul versante int).

Particolare è il caso dell acqua: essa passa, alcune volte, grazie alle acquaporine, proteine canale che ne
facilitano il passaggio.

La dialisi è la
diffusione di un
soluto attraverso la
membrana.

13
TRASPORTO ATTIVO
Avviene contro gradiente di concentrazione, quindi da una zona meno concentrata ad una più concentrata, con
consumo di energia. L energia viene fornita dall ATP successivamente alla sua idrolisi, e spinge gli ioni in direzione
opposta al gradiente di concentrazione. Per attuare questo, sono necessarie delle proteine (canali ionici), dette pompe,
che spostano molecole contro gradiente. Ne esistono di 3 tipi:
- Le proteine per uniporto, ossia il passaggio di una singola sostanza in una certa direzione
- Le proteine per simporto, ossia il passaggio di due sostanze in una stessa direzione.
- Le proteine per antiporto, ossia il passaggio di due sostanze in due direzioni opposte.

Trasporto attivo primario


L energia è utilizzata direttamente dalla pompa. Si ricava dall idrolisi dell ATP, chepermettelo spostamento di ioni.
Esempio importante è la pompa Na+-K+ (euc e proc): È un processo di antiporto dove le proteine coinvolte hanno nel
versante esterno due siti di legame per K e nel versando interno tre siti di legame per Na.
- 3 ioni Na e 1 ATP si legano alla pompa
La concentrazione del
- ATP viene idrolizzato e diventa ADP+P, liberando energia
sodio è 143 mM all'esterno
- La pompa (proteina) cambia conformazione della membrana cellulare e
- 3 ioni sodio Na+ vengono rilasciati all esterno. 14 mM all'interno, mentre
- Contemporaneamente 2 ioni potassio K+ si legano alla proteina,per poi staccarsi ed la concentrazione del
entrare nella cellula. potassio è dalle 10 alle 14
volte maggiore all'interno.

Trasporto attivo secondario


Nel trasporto secondario non viene speso direttamente ATP, ma l energia necessaria al movimento contro gradiente
viene recuperata dall accumulo di gradiente elettrochimico generatosi durante il trasporto attivo primario (si utilizza la
differenza di potenziale elettrochimico creata dai trasportatori attivi che pompano ioni al di fuori della cellula). Questo
significa che il trasporto secondario si basa comunque sul consumo di ATP, che permette di mantenere la differenza di
potenziale senza la quale non ci sarebbe possibilità di trasporto secondario.

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PASSAGGIO DI GROSSE MOLECOLE (o trasporto di massa)
La membrana tuttavia permette solo il passaggio di gas e piccole molecole apolari, NON di grandi molecole o Ioni. Per
questo le particelle di grandi dimensioni vengono trasporate per:

ENDOCITOSI
Macromolecole troppo voluminose o cariche o polari (proteine, polisaccaridi, acidi nuleici) non possono passare le
membrane biologiche normalmente. Per poter entrare, vengono invaginate dalla membrana fino a formare una vescicola
endocitica che si distacca dalla membrana e migra.

Può essere di tre tipi:


- Fagocitosi: Ripiegature della membrana circondano la molecola, si forma un vacuolo (fagosoma) che si
strozza e libera all interno della cellula. Nel citoplasma poi incontra il lisosoma, che ne digerisce il contenuto
(negli animali è usata per difesa, nei protisti per nutrimento).
- Pinocitosi: Assunzione da parte della cellula di molecole di piccole dimensioni disciolte e di liquidi.
- Endocitosi mediata da recettori: La molecola (ligando) si lega ad un recettore ed il complesso recettore-
molecola viene inglobato da una vescicola. Es. colesterolo.

Endocitosi mediata da recettori:


Sulla membrana sono presenti delle proteine recettoriali, posizionate su lievi
depressioni di quest ultima dette fossette rivestite, che sul versante citoplasmatico
sono rivestite da particolari proteine come la clatrina. Quando la fossetta si
invagina, si ottiene una vescicola rivestita che perderà il suo rivestimento di
clatrina solo all entrata della cellula, quando poi sarà pronta per fondersi con il
lisosoma. È un processo specifico che si applica solo a certi tipi di molecole, come
il colesterolo.

ESOCITOSI
Le sostanze racchiuse nelle vescicole vengono rilasciate all esterno della cellula grazie al fatto che la membrana della
vescicola incomincia a fondersi e a coincidere con la membrana plasmatica, permettendo di riversare il contenuto
vescicolare all esterno.
Es. Ormoni proteici

Percorso: RER Golgi Esosoma - Vescicola

15
VIRUS
I virus hanno dimensioni dai 20 ai 200 nm.
Non sono cellule: sono formate solo da acido nucleico e proteine. Posseggono anche capside e alcuni il pericapside.
I virus NON eseguono reazioni metaboliche.

I virus non sono indipendenti nella riproduzione: sono parassiti


obbligati endocellulari, dunque si sviluppano e riproducono solo
all interno di cellule ospiti (animali, vegetali, funghi, protisti e
batteri), sfruttando il loro apparato biosintentico e dunque
distruggendola. Alla fine del processo, liberano particelle virali
figlie pronte ad infettare nuove cellule ospiti.

I virus sono specifici: attaccano solo cellule che hanno recettori


specifici. All esterno della cellula ospite, i virus si presentano
sottoforma di piccole particelle (virioni), che sono dunque le unità
fondamentali del virus. Ogni virione è costituito dall acido nucleico
avvolto dal capside (costituito da 1 o + proteine).
L acido nucleico sarà il genoma del virione e può essere sia DNA
che RNA.

I prioni sono agenti infettivi di natura proteica. La proteina è infettiva poiché ripiegata in modo anomalo e tende a
indurre le proteine adiacenti ad assumere la stessa conformazione anomala, quindi rendere anch esse infettive.
Causa encefalopatia bovina nei bovini e Malattia di Creutzfeldt-Jakob negli essere umani.
I viroidi sono agenti infettivi simili a virus, costituiti da RNA circolare ma senza capside.

Riproduzione dei batteriofagi


Le proteine del capside del virus (batteriofago) si legano a specifici recettori del batterio ospite.
Dovendo adesso superare la parete batterica, sono muniti di un complesso molecolare a livello della coda, in grado di
iniettare l acido nucleico del batteriofago nel batterio ospite. Una volta entrata, il virus può attuare 2 tipi di processi:

CICLO LITICO: Il virus si riproduce subito e uccide la cellula ospite, che va incontro a lisi e libera le
progenie del batteriofago fuori. Si parla dunque di un virus virulento (virione), poiché assumente il controllo
della cellula ospite.

CICLO LISOGENO: Il virus posticipa la riproduzione poiché non si riproduce subito ma inserisce il proprio
genoma nel genoma della cellula ospite. In questo caso il batterio ospite non va incontro a lisi ma integra il
genoma virale con quello batterico proprio: il batteriofago diventa profago non infettivo (pro virus: viene
trasmesso alle cellule figlie)
Tuttavia può succedere che il batterio attivi il prafago, causando il ciclo litico e dunque la produzione di nuove
particelle virali.

16
Tipologie di Virus
I virus che infettano animali sono molto diversi.

Possono:
- Avere una molecola di acido nucleico rivestita solo da proteine o avere una membrana (derivata dalla
membrana della cellual ospite infettata) e in quest ultimo caso si chiamanovirus con rivestimento.
- Essere a DNA o essere a DNA
- Sia DNA che RNA possono essere: singolo o doppio filamento e sia circolare che lineare.

I virus a DNA animali compiono un ciclo litico simile ai batteriofagi. Entrano nella cellula per:
- Endocitosi: Virus (con o senza rivestimento) viene inglobato dalla cellula e all interno si libera e attiva
- Fusione: Tra membrana cellulare e rivestimento virale (dunque solo per virus rivestiti).

I virus a DNA possono sia:


- Integrarsi con l ospite (diventare provirus)
- Ciclo lisogeno

I virus a RNA attuando cicli diversi.


Contengono l enzima RNA-replicasi, che duplica il DNA.

Esempi:

Virus dell influenza: Entra nella cellula per endocitosi e, penetrato, si ha la fusione tra la membrana del virus e la
membrana di vescicole che causa la liberazione del genoma virale. Esso si duplica e produce nuove virioni.

Virus HIV (retrovirus):Entra nella cellula per fusione con la membrana cellulare. Essendo un retrovirus, possiede
l enzima trascrittasi inversa (nel capside) in grado di sintetizzare DNA a partire da RNA. In questo modo si produce un
provirus a DNA, formato da cDNA (DNA complementare, trascritto a partire dal genoma RNA) che rappresenta la
forma sotto la quale il genoma virale si integra nel DNA della cellula ospite.

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MORTE CELLULARE
APOPTOSI
Morte cellulare programmata, che contribuisce a mantenere il numero di cellule di un organismo:
- Caspasi: Digeriscono citoscheletro e proteine. La cellula diventa sferica (perde contatti con cellule adiacenti)
- Cromatina inizia a degradarsi
- Carioressi: Frammenazione del DNA
- La membrana cellulare si riempie di invaginazioni
- La cellula viene fagocitata o si divide in corpi apoptotici (vescicole poi fagocitate).

NECROSI
E un meccanismo patologico in cui si osserva la lisi (totale o parziale) della cellula
- Nucleo e membrana si disgregano
- Citoplasma si riversa all esterno e danneggia le cellule adiacenti
- Si crea una reazione immunitaria

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METABOLISMO CELLULARE

AUTOTROFI ED ETEROTROFI
La nutrizione è l'insieme dei processi biologici che consentono (o condizionano), la sopravvivenza, la crescita, lo sviluppo
e l'integrità di un organismo vivente, di tutti i regni (animali, vegetali, funghi, batteri, archeobatteri, protisti), sulla base
della disponibilità di energia e di nutrienti.
Essa è quindi distinguibile dall'alimentazione, che è l'azione di procurare i nutrienti all'organismo insieme alle
trasformazioni che il cibo subisce nel tratto digerente.
Il particolare e differente metabolismo di un organismo da un altro determinerà le sostanze nutritive per sé stesso e quelle
inutilizzabili o tossiche.

Quando si parla di disponibilità di energia, sappiamo che esistono viventi che necessitano:
- Energia luminosa: Radiazioni di lunghezze d onda
- Energia chimica: Contenuta in composti organici.
Questa energia non può essere creata o distrutta, può solo trasformarsi ed essere immagazzinata sotto forma di composti
chimici, calore o lavoro dell organismo.

Quando si parla di nutrienti e modalità di nutrimento, distinguiamo:


- Eterotrofi:Gli organismi eterotrofi (dal greco "héteros" = altro,
differente) si nutrono di sostanze organiche prodotte dagli
organismi autotrofi, dunque utilizzano composti organici già
elaborati da altri organismi. Hanno bisogno di questi composti
organici perché dopo la loro digestione e demolizione deriva
l'energia necessaria alla loro sopravvivenza.
- Autotrofi: Gli organismi autotrofi (dal greco "autos" = da sé
stesso e "trophos" = alimentazione) si nutrono sintetizzando
nuovi composti a partire da materiale inorganico. Riescono a
sintetizzare le molecole biologiche di cui hanno bisogno
utilizzando come fonte di carbonio il biossido di carbonio e
come fonte di azoto l'ammoniaca o altri composti inorganici
azotati.
Fotoautotrofi: Utilizzano l'energia luminosa
come fonte di energia e producono sostanza
organica (carboidrati) a partire dall'anidride
carbonica e dall'acqua in presenza di luce solare
(fotosintesi).
Chemioautotrofi: Ricavano l'energia necessaria
dall'ossidazione di sostanze inorganiche.

ATP
Qualsiasi sia la forma con cui l energia viene prelevata, all interno
dell organismo essa viene trasformata nell energia chimica
dell adenosina-trifosfato ATP, nucleotide capace di fornire energia a
tutti processi che ne richiedono, con supporto enzimatico.

Tale molecola è formata da una molecola di adenina (base azotata) legata


con un legame covalente ad una molecola di ribosio, a sua volta legato a
tre molecole di acido fosforico (legati tra loro da legami anidridici).

L ATP può essere idrolizzato (con donazione di gruppo fosfato:


fosforilazione) per fornire energia.
Se si idrolizza il legame tra gli ultimi due fosfati, si forma l adenosina
difosfato ADP+ ione fosfato (HPO2-4o Pi), liberando 30,5 kJ.
Se invece l idrolisi avviene tra il primo e il secondo fosfato si forma
l adenosin monofosfato AMP+pirofosfato, liberando 30,5 kJ.

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ENZIMI
Gli enzimi sono catalizzatori, ossia sostanze che accelerano una reazione chimica, diminuendo l energia di attivazione.
Essi sono particolarmente sensibili a pH e temperature sopra i 37° (tranne i batterici che resistono anche con T° molto
alte).

Un enzima è una complessa molecola proteica e specifica, che catalizza una reazione chimica, riconosce un reagente o
gruppo di reagenti, si lega ad esso, esce inalterato dalla reazione: sono dunque specifici per reazione e per substrato.La sua
specificità deriva dalla forma tridimensionale del suo sito attivo, al quale si adatta un substrato o un gruppo specifico di
substrati (complesso enzima-substrato). Il complesso è in grado di trasformare il substrato in prodotto e rilasciarlo
(demolendo il complesso enzima-substrato) senza alterare l enzima, che può dunque essere riutilizzato.
Gli enzimi seguono la cinetica Michaelis-Mentes (no allosterici).

Gli enzimi sono tutte proteine con una struttura terziaria (infatti è dalla struttura terziaria che le proteine iniziano ad
acquisire funzioni biologiche. Per cui all interno di un enzima ci sono: legami peptdici, disolfro, ionici, a idrogeno.
Solo gli enzimi allosterici sono diversi e hanno una struttura quaternaria.

Il suffisso è ASI da aggiungere a uno dei 6 tipi di reazioni possibili.

Spesso purché avvenga l attività enzimatica sono necessari:


- Coenzimi: Composti organici più piccoli rispetto all enzima
- Cofattori: Ioni organici
- Gruppiprostetici: Gruppi molecolari legati covalentemente

Esistono riboenzimi, enzimi a RNA.


Un proteomaè l insieme di tutte le componenti proteiche di una cellula o di un sistema biologico

Regolazione enzimatica
Regolazione allosterica: Le proteine (enzimi) allosteriche esistono nella conformazione attiva o inattiva. È
possibile passare da una all altra (transizione allosterica) attraverso l unione tra un effettore e il sito allosterico
(differente dal sito attivo). Questo legame può stimolare o inibire l attività dell enzima. Quando l effettore si
stacca, la proteina torna alla sua conformazione inziale. Questo meccanismo è condizionato dalla
concentrazione dell effettore (+concentrazione=+legame).
Regolazione per modificazione covalente: Le proteine hanno la conformazione attiva e inattiva e il passaggio
dall una all atra è determinato dall attacco/distacco di gruppo chimico (fosfato, nucleotide, acetile). Per
esempio, quindi, l attività enzimatica può essere regolata da fosforilazione, acetilazione, etc.
Attivazione per taglio proteico: Alcune proteine si attivano dopo la rimozione di una parte della catena
polipeptidica (taglio proteolitico).

20
COENZIMI DELLE OSSIDO-RIDUZIONI

Le reazioni di ossido-riduzione sono reazioni formate da due semireazioni


che avvengono contemporaneamente durante le quali avviene un
passaggio di elettroni.
Per avvenire necessitano enzimi che devono combinarsi con coenzimi
delle ossido-riduzioni. La maggior parte delle reazioni redox riguardano
l aggiunta o rimozione di coppie di atomi di H o C.

Di quest ultimi, i principali sono NAD+(e NADP, ad esso collegato) e FAD.


Questi sono nucleotidi in cui l AMP è legato (grazie al fosfato) ad un altro nucleotide, dove la base azotata è:
- Per il NAD, la nicotinammide(derivata dalla vitamina PP)
- Per il FAD, laflavina (vitamina B2)

Questi coenzimi possono essere utilizzati per ossidare composti organici sottraendo due elettroni e due protoni: i due
coenzimi ridottiche si formeranno saranno il NADH+H+e il FADH2.
Per ridurre l NADH+H+ occorre solo inserire di nuovo due elettroni e due protoni, nel caso del FADH2, occorrono degli
ossidanti più forti.

Altri coenzimi redox sono:


- NADP / NADP+H+
- Coenzima Q: CoQ / CoQH2 NAD+ e FAD sono ossidati
-
Citocromi:Cyt Fe2+/ Cyt Fe3+ NADH e FADH2 sono ridotti.
Il NAD+ accetta 2 elettroni + 1 protone
Il FAD accetta 2 elettroni + 2 protoni

21
22
IL METABOLISMO
Il metabolismo è la somma di tutte le trasformazioni chimiche che avvengono in un organismo o in una cellula.

Permette di ottenere un prodotto da una molecola precursore. Tuttavia, per formare il prodotto, il precursore deve
attraversare diverse reazioni intermedie, ognuna delle quali produce intermedi, che diventano substrato per le reazioni
successive.
Vie convergenti: Da un precursore diverso di forma un uguale prodotto
Vie divergenti: Da un uguale precursore si formano più prodotti diversi
Vie cicliche: Una molecola di partenza viene utilizzata per far partire il ciclo e alla fine viene riprodotta

ANABOLISMO: È un processo costruttivo (sintesi) dove da molecole semplici si formano molecole complesse (es.
biomolecole: lipidi, proteine, etc). È un processo che richiede energia, la quale viene lui fornita dai processi catabolici.
Endoergonica non spontanea.

CATABOLISMO: È un processo distruttivo (degradazione) dove da molecole complesse (es. molecole organiche) si
formano molecole semplici. Permettono di liberare energia (proveniente dalla rottura dei legami)e immagazzinarla
sottoforma di ATP. -> Esoergonica spontanea

Metabolismo basale: Quantità di energia (Kcal/die) utilizzata da una persona


Vitamine: composti
riposata, con T° neutrale, sveglia, rilassata. È il fabbisogno energetico minimo
organici che l organismo
per le funzioni vitali dell'organismo.
non è in grado di sintetizzare
Metabolismo di lavoro: Avviene in caso di necessità
e che devono essere
introdotti con dieta)

Quando l organismo perde la capacità di sintetizzare un enzima l organismo non è in grado di produrre il prodotto
finale. Si accumulano i metaboliti, tossici per l organismo. Ne conseguono delle malattie ereditabili chiamati errori
congeniti del metabolismo (es. galattosemia, incapacità di produrre galattosio).

23
GLICOLISI
Il metabolismo del glucosio (zucchero a 6C) inizia con la glicolisi, che avviene nel
citoplasma delle cellule procariote ed eucariote (esternamente al mitocondrio). Il nostro
organismo è in grado di metabolizzare solo l enantiomero D-glucosio, gli enzimi non
riconoscono la forma a L.

La glicolisi è un processo di ossidazione parziale del glucosio: da una molecola di


glucosio scissa e ossidata si producono due molecole di piruvato (prodotto a 3 atomi di
carbonio) e energia. L enzima prevalentemente utilizzato è la fosfofruttochinasi.

Comprende 10 reazioni.
- Fase endoergonica (5 reazioni): Vengono utilizzate 2 molecole di ATP (questa fase richiede energia)
- Fase esoergonica (5 reazioni): Sono prodotte 2 molecole di ATP (questa fase produce energia)

FASE ENDOERGONICA
1. ATP trasferisce un gruppo fosfato al glucosio, che diventa glucosio 6-fosfato(-1 ATP)
2. Il glucosio viene riarrangiato per formare il suo isomero fruttosio 6-fosfato
3. Un ATP trasferisce un gruppo fosfato, così diventa fruttosio 1,6-difosfato (-1 ATP)
4. La molecola si scinde in due zuccheri 3C: gliceraldeide-3-fosfato (G3P) e il diidrossiacetone-fosfato (DAP)
5. Il DAP si riarrangia per diventare G3P anche lui.
Quindi alla fine di questa fase avrò prodotto 2 molecole di G3P e consumato 2 molecole di ATP.

FASE ESOERGONICA
1. Le due molecole di G3P acquistano un gruppo fosfato ciascuna e vengono ossidate: si formano 2 molecole di
1,3-difosfoglicerato(BPG) e 2 molecole di NADH+H+
2. Le due molecole BPG trasferiscono ognuna un gruppo fosfato all ADP, formando 2 ATP e 2 molecole di 3-
difosfoglicerato (3PG) fosforilazione a livello del substrato (+2ATP)
3. I gruppi fosfato dei 3PG si spostano e producono 2 molecole di 2-fosfoglicerato (2PG)
4. Le due molecole di 2PG perdono acqua e formano fosfoenolpiruvato(PEP)
5. Le due molecole di PEP trasferiscono i gruppi fosfato all ADP, formano 2 ATP e 2 piruvato (+2ATP)
Quindi alla fine di entrambi le fasi avrà prodotto 2 ATP(-2ATP+4ATP=2ATP).

2 PIRUVATO + 2 ATP + 2 NADH+2H+ + 2H2O


Glucosio ossidato a piruvato e NAD + ridotto a NADH+H+.

24
Dopo la glicolisi si può passare attraverso 2 strade:
- Fermentazione (in condizione anaerobiche)
- Respirazione cellulare (in condizione aerobiche)

FERMENTAZIONE (NO O2)


La maggior parte delle cellule utilizza il piruvato per la respirazione cellulare, processo che richiede
presenza di O2. Quando l ossigeno è assente, si va incontro a fermentazione. Essa avviene nel
citosol, nel citoplasma, e serve per ossidare l NADH rigenerando NAD+. Non si produce energie e
ATP.

Fermentazione lattica
Il piruvato viene ridotto ad acido lattico e si ha l ossidazione di NADH a NAD+.
Presente in procarioti, cellule muscolari, globuli rossi (non hanno nucleo e mitocondri, importanti
per la respirazione cellulare)
Avviene nei muscoli.
+

Fermentazione alcolica
Il piruvato viene decarbossilato e ridotto ad alcol etilico, con ossidazione del NADH a NAD+.
Presene in lieviti e alcuni vegetali. Avviene per la birra.
Pasteur fu il primo a scoprire la fermentazione causata da lieviti
+
+ 2CO2

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RESPIRAZIONE CELLULARE
Se c è ossigeno, la cellula non andrà incontro a fermentazione ma a respirazione cellulare, processo importante per ottenere una
massima resa energetica.

DECARBOSSILAZIONE OSSIDATIVA
Avviene nella matrice mitocondriale per gli eucariotie nel citoplasma dei
procarioti.
- Il piruvato viene ossidato ad acetato, con formazione di
NADH+H+ (riduzione NAD+) e rilascio di CO2.
- L acetato si combina con il coenzima-A, formando acetil-CoA.
- L Acetil-CoA entra nel Ciclo di Krebs

2 ACETIL-CoA + 2 CO2 + 2 NADH

Nel caso in cui l acetil-CoA


fosse in eccesso: si formano
corpi chetonici.

CICLO DI KREBS
(vera e propria respirazione cellulare):
Avviene nella matrice mitocondriale negli eucarioti e nel citoplasma dei procarioti.
È un processo ciclico formato da 9 reazioni.
Il coenzima A si distacca dall acetil-CoA, rilasciando energia
Il gruppo acetile (2C) utilizza l energia per combinarsi con l ossalacetato(4C) formando il citrato(6C)
Il citrato si riarrangia nel suo isomero isocitrato.
L isocitrato si ossida e divento -chetoglutarato, producendoNADH+H+ eCO2.
L alfa-chetoglutarato si ossida in succinil-CoA, e produce NADH+H+ eCO2.
Il succinil-CoA perde il suo coenzima A e diventa succinato
L energia liberata dalla perdita del coenzima, converte GDP in GTP, che a sua volta converte ADP in ATP
Il succinato viene ossidato afumarato (con formazione diFADH2)
Il fumarato reagisce con l acqua e diventa malato.
Il malato si ossida e diventa ossalacetato, formando NADH+H+ (di nuovo pronto a legarsi con Acetil-CoA)

Considerando che abbiamo 2 acetil-CoA, alla fine del ciclo di Krebs si formerà:

2 Ossalacetato + 6NADH+H++2FADH2+ 4 CO2+ (2 ATP)


Con consumo di 1 H2O

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FOSFORILAZIONE OSSIDATIVA (Catena di trasporto di elettroni)
Avviene nella membrana mitocondriale interna negli eucarioti e tra membrana e parete cellulare nei
procarioti.
In questo processo l energia contenuta nei numerosi NADH e FADH2 prodotti dalla glicolisi e ciclo di
Krebs, vengono utilizzati per produrre ATP. NADH e FADH si ossidano e cedono elettronie H all O2,
diventando H2O, attraverso una catena di trasportatori di elettroni, che libera energia necessaria per la
sintesi dell ATP.

Il trasporto di elettroni avviene attraverso 4 complessi di proteine integrali di membrana, capaci di


accoppiare il flusso di elettroni al trasporto di protoni dalla matrice mitocondriale allo spazio
intermembrana.
Esso prevede una serie di ossido-riduzioni a carico dei componenti della catena respiratoria, i quali così si
passano gli elettroni e si avvicinano all ossigeno.

Complesso I: NADH si ossida e gli elettroni sono trasferiti all ubichinone (CoQ), un centro di raccolta
per gli elettroni proveniente dai complessi I e II, che si trova sulla membrana mitocondriale interna.
Questo complesso è associato trasporto di protoni (vengono espulsi 3 protoni)
Complesso II: Gli elettroni sono trasferiti dal succinato al FADH2 e poi al CoQ. Questo complesso non è
associato trasporto di protoni.

I complessi I e II posseggono proteine zolfo-ferro in grado di ossidarsi e


ridursi.
NADH cede al complesso I e FADH2 al complesso II.

Complesso III: Gli elettroni vengono trasferiti dall ubichinone al Citocromo C (proteine solubile).
Questo complesso è associato a trasporto di protoni (vengono espulsi 4 protoni).
Complesso IV: Si ha trasferimento di elettroni dal Citocromo C all ossigeno (accettore finale), che viene
ridotto a molecole di acqua metabolica. Questo complesso è associato a trasporto di protoni (vengono
espulsi 2 protoni)

I complessi III e IV contengono citocromi, che hanno gruppi


emecontenenti atomi di ferro in grado di ossidarsi e ridursi.

27
Teoria chemiosmotica di Mitchell
L energia liberata dalle ossido-riduzioni e dunque dal passagio di elettroni, permette ad alcuni
componenti della catena di pompare protoni H+ fuori dal mitocondrio.
Poiché la membrana è impermeabile ai protoni, questi una volta usciti non possono rientrare: si crea
una differnza di concentrazione di protoni tra la matrice mitocondriale (dove diminuiscono i
protoni, dunque il pH diventa basico) e l esterno del mitocondrio (dove i protoni aumentano, e il pH
diventa acido).
Questo gradiente di concentrazione di protoni tra l interno e l esterno del mitocondrio può essere
sfruttato per la sintesi dell ATP.

A livello della membrana mitocondriale einterna è inserita l ATP-sintetasi, una proteina in grado
dii trasporta i protoni di unovo all interno della matrice mitocondriale.
Rientrando, i protoni forniscono l energia per la sintesi di ATP a partire da ADP+Pi.
- Per avere 3 ATP ci vogliono 10 protoni
- Se cessa il trasporto di elettroni, cessa la sintesi dell ATP
- Se manca ADP per la sintesi di ATP, il trasporto di elettroni si arresta

Agenti disaccoppianti
Annullano il gradiente protonico
e bloccano la fosforilazione
ossidativa (es. ormoni tiroidei
per termoregolazione)

28
RESA ENERGETICA TOTALE DELLA RESPIRAZIONE CELLULARE

Resa teorica
Alla fine della respirazione cellulare si producono 36 ATP.

Occorre ricordare infatti che dall ossidazione di 1 NADH si producono 3ATP e dall ossidazione di 1 FADH2 si
producono 2 ATP.

Glicolisi
o 2 ATP
o
In realtà sono 4 perché 2
ATP si perdono nel
passaggio dal citoplasma
al mitocondrio.

Decarbossilazione ossidativa
o 6 ATP

Ciclo di Krebs
o 2 ATP
o 6 18 ATP
o 2 FADH2 4 ATP

In totale si ottengono 10 NADH e 2 FADH2:


- 10/12 NADH x 3 ATP = 30 ATP
- 2 FADH2 x 2 ATP = 4 ATP

In realtà ogni NADH si producono 2.5 ATP e


ogni FADH 1.5 ATP (per quello spesso su
libri diversi c è un numero di resa di ATP
diversa).

Resa pratica
In realtà 2 ATP vengono usati per trasportare NADH dal citoplasma al mitocondrio, per cui avremo:

C6H12O6 + 6O2 2 + 6H2O + 32 ATP


Il glucosio si ossida (è il riducente) e forma CO2.
L ossigeno si riduce (ossidante) e forma H2O.

29
FOTOSINTESI
La fotosintesi è un processo anabolico(inverso della respirazione cellulare, catabolica) costituito da un insieme di
reazioni che permettono di catturare l energia della luce solare e utilizzarla per trasformare CO2 e H2o in glucosio e O2.
Avviene nei cloroplasti.

6CO2 + 6H2 6H12O6 (glucosio) + 6O2

CO2 si riduce in glucosio


H2O si ossida a O2

È un processo importante per la catena alimentare, poiché permette di utilizzare nel processo alimentare sostanze
inorganiche e di trasformare l energia luminosa in energia chimica. È grazie alla fotosintesi se sulla terra è presente
l aria da noi respirabile (O2).

L energia luminosa viene assorbita da diversi pigmenti, che assorbono diverse lunghezze d onda (fotoni).
Clorofilla (a e b):Pigmento verde che assorbe radiazioni blu e rosse (quindi appare colorata verde).
Ha una struttura ad anello con al centro un atomo di Magnesio e una coda idrofoba, che lega la clorofilla ad una
proteina del tilacoide. La differenza con la A è che nella B, un gruppo metile -CH3 viene sostituito con un gruppo
aldeidico -CHO.
Pigmenti accessori (caretenoidi e ficobiline): Assorbono nel blu e nel blu-verde

Sulla membrana dei tilacoidi la clorofilla e i altri pigmenti accessori sono associati a proteine formando grossi
complessi molecolari:
Fotosistema I (P700): Più antico e assorbe a 700nm
FotosistemaII (P680): Più recente e assorbe a 680nm

Questi fotosistemi posseggono un sistema antenna è in grado di captare e assorbire l energia luminosa, che viene
trasmessa al centro di reazione per diventare energia chimica.

30
FASE LUMINOSA o luce-dipendente
In questa fase viene utilizzata la luce per rompere le molecole di H 20 e formare ATP. Avviene nei tilacoidi.
Quando la luce (energia radiante: fotoni) colpisce la clorofilla (situata nelcentro di reazione del P700) la clorofilla
si eccita (assorbe fotoni) e cede elettroni (carichi di energia) ad un accettore primario (ferridosina). La clorofilla
del fotosistema I si ossida (perde elettroni) e l accettore primario si riduce (acquista elettroni).
Gli elettroni si legano al coenzima NADP: entrano in una catena di trasferimento di elettroni costituita da diversi
enzimi che si passano gli elettroni attraverso reazioni di ossido-riduzione. Alla fine del trasferimento, si ha la
riduzione di NADPaNADPH+H+.
La clorofilla del fotosistema I, per recuperare elettronisi fa aiutare dal fotosistema II (P680). Questo eccita
analogamente la clorofilla, cede gli elettroni ad un altro accettore primario (diverso da quello del fotosistema I) e
trasferisce gli elettroni nuovamente al fotosistema I.
L energia liberata dalla discesa degli elettroni per avvicinarsi al P700 pompa protoni H + causando un gradiente di
concentrazione di protoni, utilizzato dall ATP-sintetasiper trasformare ADP+Piin ATP.
A questo punto è il fotosistema II che ha bisogno di elettroni. Il fotosistema II è però in grado di ossidare una
molecola di H2O (fotolisi dell acqua) in ossigeno, in seguito alla quale ossidazione si liberano elettroni e così il
P680 che può nuovamente essere eccitato.

12H20 + 12ADP + 12 6O2 + 18ATP + 12NADH + 12H+

FASE OSCURA (Ciclo di Calvin):


In questa fase (ciclica) ATP e NADPH vengono utilizzati per ridurre l anidride carbonica e formare glucosio. Si ha la
fissazione del carbonio. Questa fase avviene nello stroma dei cloroplasti.

- 6 molecole di ribulosio 1,5 bifosfato (RUDP) si legano a


6 CO2 grazie all enzima rubisco: si formano 6acidi
carbossilici (6C)
- Le molecole 6C si scindono ognuna in due molecole di
3-fosfoglicerato (12molecole, 1° prodotto intermedio)
- Le 12 molecole 3-fosfoglicerato vengono fosforilate(a
spese di 12 ATP) e in 121,3 bisfosfoglicerico (3PG)
- Vengono poi ridotte (a spese di 12 NADPH)in 12
molecole digliceraldeide-3-fosfatoG3P (2° prodotto
intermedio).Di queste 12 molecole:
2 sintetizzano il glucosio(ma per una molecola
di glucosio servono 6 giri).
10 fanno una serie di reazioni per il ripristino
delle 6 molecole di ribulosio 1,5 bifosfato.
Queste reazioni prevedono la formazione di 6
ribulosio monofosfato (3° prodotto intermedio),
poi convertito in 6 ribulosio 1,5 bifosfato, con
spesa di 6 ATP, pronto ad accettare altre 6 CO2.

6 RUDP + 6 CO2 C6H12O6 (glucosio) + 6 RUDP


con consumo di 18 ATP e ossidazione di 12 NADPH (con formazione di NADP e ADP)
31
FOTOSINTESI BATTERICA
La fotosintesi anossigenica è un particolare tipo di fotosintesi clorofilliana,
attuata da alcuni gruppi di batteri, che non comporta la produzione di
ossigeno. Gli elettroni che entrano in gioco nei fotosistemi non provengono
infatti dall'ossigeno dell'acqua ma da composti dello zolfo, da sostanze
organiche o idrogeno.
Essi non hanno i cloroplasti dunque i pigmenti sono nei mesosomi
(invaginazione di membrana): si parla della batterio-clorofilla, che capta
l energia luminosa e produce ADP e NADPH, senza produrre O2.

FOTORESPIRAZIONE
Sappiamo che il rubisco ha un affinità maggiore per l O2, rispetto alla CO2.
Questa maggiore affinità può essere un problema dal momento che la concentrazione di CO 2 nei cloroplasti è bassa
(possono entrare2 solo attraverso l aria che entra negli stromi delle foglie) e quella dell O2è relativamente alta (perché si
forma in abbondanza durante la fotosintesi). Le diverse tipologie di piante attuano processi diversi per vicariare al
problema.

Piante C3
Le piante C3 sono piante che vivono in climi temperati (soia, barbiabetola, avena, grano, riso, etc.). Sono la maggior
parte.
In caso di aumento di O2, queste piante attuano lafotorespirazione(stimolata dalla luce, ma continua anche al buio) per
eliminare l'O2 in eccesso e produrre CO2 attraverso una serie di reazioni in cloroplasti, perossisomi e mitocrondi.
Non c è acquisto di ATP o NADH.

Rubisco fa reagire ribulosio-1,45bifosfato con O2


Si produce come primo prodotto acido 3-fosfoglicerico (da qua il loro nome C3), utilizzato dal ciclo di Calvin
(o ciclo C3).
Si produce anche acido-2-fosfoglicolicoo glicolato(non utilizzato dal ciclo di Calvin).

Nelle comuni condizioni atmosferiche, il rapporto tra attività carbossilasica e ossigenasica dell enzima è di circa 3
carbossilazioni ogni 1 ossigenazione e quindi una notevole quantità di carbonio fissato si trova sotto forma di acido 2-
fosfoglicolico che non parteciperà al ciclo di Calvin e quindi potrebbe essere considerato perduto ai fini dell economia
del carbonio della pianta. Tuttavia, ogni 2 molecole di acido acido-2-fosfolicolico, si metabolizzano in:
75% acido 3-fosfoglicerico: che può ri-partecipare al ciclo di Calvin (si recupera carbonio)
25% CO2 persa non riutilizzabile nel ciclo (si perde carbonio).

Piante C4
Sono piante di zone tropicali con alte temperature e molta luce (mais, canna da zucchero, etc).
In queste piante non avviene la fotorespirazione.

Usufruiscono di una via via alternativa al ciclo di Calvin per la fissazione della CO2. Questa è sulla presenza in queste
piante di due tipi di cellule funzionalmente e morfologicamente diverse, le cellule del mesofillo e quelle della guaina del
fascio.
Enzima PEP-carbossilasi nelle cellule del mesofillo catalizza la reazione tra CO2 e PEP (acido
fosfoenolpiruvico)
Si forma ossalacetato, un composto a 4 atomi di carbonio (da qua il nome C4)
Ossalacetato si riduce a malato, che diffonde nella guaina del fascio
Qui viene decarbossilato (cede un carbossile al ribulosio-1-5-difosfato) e rilascia CO2
La CO2 entra nel Ciclo di Calvin per mezzo dell'enzima rubisco

Dunque, le © del mesofillo funzionano catturano e pompano di CO2 che ne rende più efficiente la fissazione e fa
diminuire il grado di apertura degli stomi necessario per il suo assorbimento, con conseguente riduzione della perdita
d'acqua.
Nelle piante di tipo C4 il tasso di fotosintesi raggiunge il suo massimo intorno ai 40°C con elevata intensità luminosa,
mentre nelle C3 tale massimale si aggira attorno ai 20 °C con moderata intensità luminosa.
L'efficienza fotosintetica delle C4 (il doppio), come maggiore è il fattore di resistenza alle alte temperatur

32
Piante CAM
Sono crassulacee (piante grasse, cactus) che si devono adattare alla siccità.
La fotosintesi CAM è un ciclo metabolico di fissazione del carbonio che consente di ottimizzare l'attività fotosintetica
in ambienti estremi, quali quelli desertici. Consente lo svolgimento della fotosintesi anche con gli stomi chiusi (nelle vie
C3 e C4 invece la fotosintesi necessita dell'apertura degli stomi affinché si svolgano gli scambi gassosi (ingresso della
CO2 e uscita dell'O2): stromi aperti di giorno e stromi chiusi di notte.

Durante la notte gli stromi si aprono e la CO2 si fissa in un composto a 4C.


Durante il giorno gli stromi si chiudono avviene il Ciclo di Calvin.

33
CHEMIOSINTESI
La chemiosintesi è un processo che sfrutta l'energia liberata da alcune
reazioni inorganiche per produrre sostanze organiche: trasforma quindi
sostanze inorganiche a più bassa energia (entalpia) in alcune con più
alta energia. Questo processo emette energia che la cellula usa per
trasformare delle sostanze inorganiche a bassa energia - ad esempio
acqua (H2O) e anidride carbonica (CO2) - in sostanze organiche a più
alta energia come ad esempio il glucosio (C6H12O6).

Gli organismi chemiosintetici sono autotrofi, in quanto non dipendono


da fonti esterne di molecole organiche. Solo alcuni tipi particolari di
organismi, come gli archi batteri termo acidofili o i batteri nitrificanti,
svolgono la chemiosintesi.

GLUCONEOGENESI
La gluconeogenesi è una via anabolica in cui dal piruvato si produce glucosio.
Avviene in animali, piante e funghi.
Viene utilizzata per garantire la continuità di glucosio ai tessuti (soprattutto cervello, eritrociti e
muscoli sotto sforzo).
Nel nostro corpo circa 100 g di glucosio sono immagazzinati sotto forma di glicogeno nel fegato, altri 5
10 g si trovano nei fluidi biologici, mentre circa 200
300 g sono depositati nel muscolo, sempre sotto forma di glicogeno.

La gluconeogenesi parte dal piruvato ed è l'inverso della glicolisi per 7 tappe su 10. Le 3 diverse
sono:
- Reazione dal glucosio 6-fosfato a glucosio è catalizzata da una fosfatasi anziché chinasi
- Reazione dal fruttosio-1,6-bisfosfato a fruttosio-6-fosfato è catalizzato da una fosfatasi
- Reazione dal piruvato al fosfoenolpirivato avviene mediante la piruvato carbossilasi

Se la glicemia nel sangue è minore di 5 mM allora c è bisogno di


rilasciano glucagone che, tramite il sangue, raggiunge il fegato dove si attiva la gluconeogenesi e si
blocca la glicolisi.
Il glucosio neoformato verrà rilasciato in circolo e veicolato soprattutto a globuli rossi, sistema
nervoso e tessuto muscolare.

GLICOGENOLISI e GLICOGENOSINTESI
Il glicogeno è un polimero di residui di glucosio uniti mediante legami -1,4 glicosidici che ogni 10 residui presenta
ramificazioni legati da -1,6 glicosidici. Nell uomo ha la funzione di essere riserva energetica glucidica.

Esso viene depositato prevalentemente nel fegato e nel muscolo scheletrico, ma è presente anche in: cuore, reni e
tessuto adiposo.È presente nel citosol sotto forma di granuli, contenenti enzimi sintesi, degradazione e regolazione.
Il glicogeno muscolare rappresenta un fonte di energia rapidamente utilizzabile che si esaurisce in meno di 1
ora durante uno sforzo muscolare intenso.
Il glicogeno epatico serve come riserva di glucosio per gli altri tessuti quando non è disponibile glucosio
alimentare (nel periodo tra i pasti e nel digiuno). Si esaurisce in 12-24 ore.

La glicogeno lisi è la degradazione del glicogeno, per ottenere glucosio.


- -1,4 glicosidici con rilascio di glucosio 1-fosfato.
- Conversione del glucosio 1-fosfato in glucosio 6-fosfato.
- -1,6 glicosidici.
Il glucosio neoformato può facilmente entrare nel processo della glicolisi (nel
muscolo), oppure essere liberato nel sangue come glucosio (dal fegato).

La glicogenosintesi è la conversione del glucosio in glicogeno lineare, che


successivamente verrà ramificato:
- Formazione di una forma attivata di glucosio (UDP-glucosio).
- Addizione delle unità di UDP-glucosio al glicogeno mediante -1,4 glicosidici.
- -1,6 glicosidici per creare le ramificazioni.

34
CICLO DI CORI
Ciclo metabolico che, tramite sangue, lega fegato e muscolo.
Quando la richiesta di ATP è superiore (sforzo muscolare), le fibre muscolari
ricorrono alla produzione di acido lattico.
Questo esce dalla cellula muscolare, entra nel sangue e arriva al fegato. Qui viene
ossidato a piruvato, che viene convertito in glucosio (gluconeogenesi). Il
glucosio, prodotto dal fegato, torna al muscolo grazie al sangue, dove può subire
altri processi oppure essere conservato nelle riserve di glicogeno.

VIA DEI PENTOSO-FOSFATI


La via dei pentoso-fosfati è una via di ossidazione del glucosio alternativa
alla glicolisi e indispensabile per la produzione di molecole essenziali per la
cellula:
- Produrre NADPH (ha azione riducente ed è utile per produrre
glutatione, utile nello stress ossidativo)
- Produrre zuccheri a 5C (importanti per la formazione di nucleotidi),
tra cui il ribosio 5-fosfato, a partire da zuccheri 6C (glucosio 6-
fosfato)

Reazioni della via del pentoso fosfato (nel citoplasma):


Fase ossidativa: Produzione di NADPH e ribosio-5-fosfato
Fase non ossidativa: Riarrangiamenti molecolari (trasferimento di
unità 2C-3C).

SISTEMA FOSFAGENO
Oltre alla glicolisi e alla respirazione, le cellule usano un
altro sistema per produrre ATP: il sistema fosfageno.
È tipico del tessuto muscolare: NON necessita ossigeno e
NON produce acido lattico (come invece avviene nella
fermentazione).
Nella cellula c è una riserva di fosfocreatina (o fosfageno),
cioè creatina + gruppo fosfato. Questa viene sintetizzata
autonomamente dal nostro corpo.
Quando il corpo ha bisogno di ATP, la fosfocreatina dona il
suo gruppo fosfato (è trasferito all ADP e si forma ATP).

35
LIPOLISI
La lipolisi è un processo metabolico che prevede la scissione dei trigliceridi permettendo la liberazione di acidi grassi
liberi (FFA) e glicerolo (o glicerina).
La lipolisi è mediata da un gruppo di enzimi chiamati lipasi ed è indotta da numerosi ormoni, principalmente
glucagone, somatotropina (o GH), cortisolo, adrenalina (o epinefrina), noradrenalina (o norepinefrina), e testosterone.

-OSSIDAZIONE
La -ossidazione è un processo che ha luogo nella matrice mitocondriale ed è la degradazione dell acido grasso per
formare acetil-CoA. È strettamente collegato al ciclo di Krebs (per l'ulteriore ossidazione dell'acetato) e alla catena
respiratoria (per la riossidazione dei coenzimi NAD e FAD).

Deidrogenazione dell'acido grasso ad opera di un enzima chiamato acilCoa deidrogenasi, con trasformazione
del FADin FADH2.
Addizione di una molecola di acqua al doppio legame (idratazione).
Deidrogenazione che trasforma il gruppo ossidrilico sul C3 in gruppo carbonilico, trasformando NAD in
NADH+H+
Scissione del chetoacido con formazione di un acetilCoA e un acilCoA con catena più corta (2 C in meno).

-ossidazione può entrare nel ciclo di Krebs dove si lega all'ossalacetato.


Quando l'acetilCoA è in eccesso rispetto alla capacità di ricezione del ciclo di Krebs (carenza di ossalacetato) viene
trasformato in corpi chetonici.

BIOSINTESI ACIDI GRASSI (liposintesi)


Il processo inverso è biosintesi acidi grassi che avviene principalmente nel citoplasma delle cellule del fegato
(epatociti). In questo processo, gli acetil-CoA passano dalla matrice mitocondriale al citoplasma e sono convertiti in
acidi grassi: nel dettaglio si genera acido palmitico, un acido grasso saturo a 16 atomi di carbonio.
Dagli acidi grassi si riformeranno poi i lipidi.

Differenze B-ossidazione e
biosintesi

Differenze lipolisi e bionsintesi

36
METABOLISMO AMMINOACIDICO
Catabolismo degli amminoacidi

Rimozione dell azotocon formazione di -chetoacido. Avviene mediante 2 processi:

- TRANSAMINAZIONE: La transaminazione è una reazione chimica in cui il gruppo amminico di un


amminoacido viene staccato e stasferito -chetoacido -chetoglutarato), formando L-
glutammato.Inoltre, le reazioni di transaminazione permettono di convertire amminoacidi essenziali in
amminoacidi non essenziali (ovvero quelli che l'organismo è in grado di sintetizzare ex novo).

- DEAMINAZIONE OSSIDATIVA: Vengono rimossi gruppi amminici da un substrato molecolare con rottura
del legame C-N. È l opposto della transaminazione, poiché c è rimozione dei gruppi amminici dal glutammato, in
modo da modificarli per l'escrezione. Si riforma dunque alfa-chetoglutaratoche viene utilizzato nel ciclo di Krebs
(quindi per la sintesi del glucosio)

CICLO DELL UREA


Il ciclo dell'urea è un ciclo metabolico volto a trasformare l'ammoniaca NH3(altamente tossica) in
urea, affinché possa essere eliminata con le urine.
Formazione di carbamil-fosfato, tramite la condensazione NH4+, HCO3- e Pi
Carbamil-fosfato viene condensata con una molecola di ornitina per dare citrullina
Citrullina esce dal mitocondrio per andare nel citosol, dove condensa con
aspartato formando argininosuccinato.
L'argininosuccinato viene scisso in arginina e fumarato
Il fumarato viene indirizzato verso il ciclo di Krebs; L'arginina è trasformata in urea, che
viene trasportata dal flusso ematico verso i reni.

Trasformazione dell -chetoacido in intermedi comuni alle vie metaboliche.


- Amminoacidi glucogenici
- Amminoacidi chetogenici

Biosintesi degli amminoacidi


Tutti gli amminoacidi derivano da intermedi della glicolisi, del ciclo dell acido citrico o della viadel pentosio fosfato.
L azoto entra nelle vie di biosintesi degli amminoacidi come glutammato o glutammina.

Esistono due classi di amminoacidi:


Amminoacidi essenziali: devono essere necessariamente introdotti con la dieta, perchél organismo non è in grado di
sintetizzarli da zero.
Amminoacidi non essenziali: possono essere assunti con la dieta oppure possono esseresintetizzati dall organismo.

37
IL DNA
Gli acidi nucleici sono polimeri specializzati nel custodire e trasmettere l informazione genetica: il DNA e RNA.
Il DNA o acido desossiribonucleico porta l informazione ereditaria e la trasmette alle generazioni dopo.
L RNA o acido ribonucleico aiuta a utilizzare le info del DNA per dirigere la sintesi delle proteine.

Entrambi sono polimeri di monomeri chiamati nucleotidi, costituiti da


- Gruppo fosfato
- Zucchero pentoso (ribosio o desossiribosio)
- Base azotata
Purina (costitute da 2 anelli fusi): Adenina (A) o Guanina (G)
Pirimidina (costituite da 1 solo anello): Citosina (C) o Timina (T)/Uracile (U)

Il DNA ha il desossiribosio (un atomo di


ossigeno in meno) e le sue basi possono
essere AGCT.
L RNA ha il ribosio (un atomo di
ossigeno in più) e le sue basi possono
essere AGCU.

Nei nucleotidi troviamo legami fosfodiesteri (covalente) tra lo


zucchero pentoso di un nucleotide e il gruppo fosfato di quello
successivo. Il gruppo fosfato infatti connette il carbonio in posizione
3 del primo zucchero con il carbonio in posizione 5 del secondo
zucchero (si forma solo in direzione 5 -3 ).

38
Il DNA consiste di due filamenti che corrono in direzioni opposte (antiparallele) e con polarità opposta: la direzione 5 -
3 e 3 -5 . Si forma una struttura a doppia elicain cui le catene sono tenute insieme grazie a legami idrogeno tra le basi
azotate. Nel dettaglio si parla di complementarietà delle basi(una purina più grossa si appaia con pirimidina più
piccola), che valgono solo in caso di presenza di doppio filamento:
- Adenina (A) si appaia con Timina (T), attraverso 2 legami ad idrogenoA=T
- Citosina (C) si appaia con Guanina (G), attraverso 3 legami ad idrogeno

La quantità di A è uguale alla quantità di T e la quantità di C è uguale alla quantità di G, dunque la quantità di purine
(A+T) è uguale alla quantità delle pirimidine (C+G): Regola di Chargaff.

L RNA è diverso dal DNA per la presenza di:


- Singolo filamento polinucleotidico
- Ribosio, al posto del desossiribosio
- Uracile, al posto della timina: Questa base si appaia con l Adenina.
Il DNA degli eucarioti risulta seguire un processo di spiralizzazione (avvolgimento destro-giro), grazie al quale è
ripiegato e avvolto così da poter entrare nella cellula (infatti se venisse srotolato sarebbe di circa 2m). Questa è possibile
grazie a proteine dette istoni(proteine basiche),che interagiscono con il DNA formando il nucleosoma. Il nucleosoma è
l unità fondamentale del DNA condensato, misura 10 nm ed è costituito da un ottamero istonico (8 istoni) attorno al
quale si avvolge il DNA.

L associazione di DNA, istoni e proteine non istoniche è detta


cromatina, che rende possibile la visualizzazione dei cromosomi.
Esistono diversi livelli di organizzazione della cromatina:
- Il DNA a doppia elica presenta un diametro di 2nm.
- Avvolgendosi attorno alle proteine istoniche, raggiunge
un diametro di 11nm (filo a collana di perle): stadio del
nucleosoma
- A sua volta la collana di perle può condensarsi e
avvolgersi fino a raggiungere una fibra di 30nm.
- Le fibre a loro volta possono costituire dei domini an
ansa attorno ad uno scaffle proteico (300 nm): fibra ad
ansa
- Queste fibre si possono compattare e raggiungere un
diametro di 700 nm, che rappresenta il cromatidio.
- Durante la mitosi/meiosi si ha il livello massimo di
condensazione del DNA e saranno visibili i
cromosomi1400 nm.

39
Storia del DNA
Non fu immediata la consapevolezza che il DNA fosse il depositario dell informazione genetica poiché si
conosceva solo la presenza di 4 basi azotate e non si credeva possibile che solo 4 basi potessero essere
responsabili di una variabilità genetica così ampia. Per questo, si pensava che fossero le proteine ad essere
responsabili di quest ultima.

- Nel 1869 Miescher scoprì all interno dei nuclei del globuli bianchi la presenza di una sostanza ricca
di fosfato, che definitànucleina

- Nel 1928Frederick Griffith fece un esperimento. Stava studiando un vaccino per la polmonite,
malattia causata da un batterio (Streptococcuspneumoniae) di cui esistono due ceppi (S e R). In
questo esperimento dimostrò che una sostanza presente nel ceppo S virulento poteva trasformare i
batteri del ceppo R non virulenti in virulenti, anche quando i batteri del ceppo S erano stati posto
sotto calore. Questo dimostrava l esistenza di una sostanza che, estratta dai ceppi S morti poteva
agire sui ceppi R cambiandone il materiale ereditario. A quel tempo si chiama fattore di
trasformazione

- Successivamente nel 1944 Oswald Avery continuò l esperimento trattando le colonie batteriche con
RNA-asi, DNA-asi e proteasi. Egli notò che se quest ultime fossero trattate con proteasi l estratto
cellulare risultava essere trasformante, se si trattavano con RNA-asi anche ma se si trattavano con
DNA-asi l estratto cellulare non era più trasformate. Arrivò quindi alla conclusione che fosse il DNA
il fattore trasformante.

- Nel 1949 Mirsky studiò il DNA e scoprì che la quantità di DNA era costante in tutte le cellule
dell organismo, tranne che in quelle germinali.

- Nel 1952 Hershey e Chase fecero un esperimento utilizzando virus replicati in cellule batteriche.
Scelsero di utilizzare il batteriofago dato che era fatto solo proteine e DNA, così da poter scegliere in
maniera diretta quale dei due fosse il portatore del materiale genico. Egli marcò una coltura di
batteriofagi con un isotopo del fosforo (elemento presente solo nel DNA) e l altra con lo zolfo
(elemento presente solo nelle proteine). Agitando le due colture in un frullatore, vide che nei batteri
era presente il fosforo quindi dedusse che fosse il DNA che trasmetteva l informazione genetica.

- Nel 1950 Chargaff definì Scoprì che la


percentuale dei 4 tipi di nucleotidi è sempre la stessa in tutte le cellule del medesimo individuo.
Scoprì anche che la quantità di A è uguale alla quatità di T, e la quantità di C è uguale alla quantità
di G, dunque la quantità di purine (A+T) è uguale alla quantità delle pirimidine (C+G): Regola di
Chargaff.

- Rosalind Franklindescrisse il DNA come una doppia elica, dove ogni giro d elica era 10 nucleotidi
(ciascuno dei quali era circa 3,4 nm), formata da uno scheletro di zuccheri e fosfato nella parte
esterna.

- Watson e Crick (1953)descrissero la struttura del DNA come formata da zucchero e fosfato, nella
parte esterna dell elica, e da legami idrogeno all interno, i quali permettevano di unire i due filamenti
antiparalleli attraverso le basi azotate (due legami tra A e T e tre legami tra C e G). Parlarono dunque
di doppia elica, con catene complementari e antiparallele e con un elica di diametro costante e
avvolgimento destro-giro.

40
LA DIVISIONE CELLULARE
Nel caso in cui una cellula si divida devono verificarsi 4 eventi:
- Presenza di un segnale riproduttivo
- Duplicazione del DNA
- Segregazione (ossia distribuzione equa di DNA alle cellule figlie)
- Citodieresi

Negli organismi unicellulari coincide con la riproduzione stessa.


Negli organismi pluricellulari serve per l accrescimento, il rinnovamento cellulare e la riproduzione.

DIVISIONE CELLULARE NEI PROCARIOTI


Per le cellule senza nucleo non ha senso parlare di divisione nucleare ma solo di divisione cellulare. La divisione
cellulare nei procarioti coincide con la riproduzione, asessuata (senza l intervento dei gameti).
L inizio del segnale riproduttivo dipende da fattori esterni come le condizioni ambientali o la concentrazione di
nutrienti.

I batteri si dividono per scissione binaria (ogni 20 min)


- Duplicazione del DNA (nel sitoori, al centro della ©), con accrescimento del DNA.
- Il DNA dei cromosomi figli si separa, perché sito ori si muove al polo opposto del sito ter (di arresto)
- La membrana si strozza e divide (citodieresi) e le due cellule figlie vengono separate

Gemmazione: Un organismo si forma come escrescenza da un organismo più vecchio (es. lieviti)
Frammentazione: Un organismo si rompe in più parti da cui si formeranno nuovi organismi.
Rigenerazione: Se viene persa una parte, si può rigenerare.
Sporulazione: Tipico dei funghi; quando si è in condizioni sfavorevoli, la cellula rallenta le funzioni metaboliche e si
crea la spora, che è, appunto, in grado si sopravvivere in queste condizioni. Quando ritornano condizioni favorevoli, le
spore possono riprodursi.
Ricombinazione genica nei procarioti: coniugazione, trasformazione, trasduzione (*p.31)

41
Mitosi: Eucarioti unicellulari e
pluricellulari
Meiosi: Solo eucarioti pluricellulari
DIVISIONE CELLULARE NEGLI EUCARIOTI
Gli eucarioti si riproducono per via sessuata (intervento di gameti) e per via asessuata.

IL CICLO CELLULARE
Il ciclo cellulare è l insieme degli eventi compresi tra la formazione di una cellula e la sua divisione in due cellule figlie:
deve formare cellule uguali a sé stessa. Il ciclo di ogni cellula si divide in:

Nelle cellule labili


l interfase dura poco.
Nelle cellule perenni
è molto lunga: si
parla di fase G0.

- INTERFASE: Il DNA è aggrovigliato e non si vedono i cromosomi


G1: Intervalli metabolicamente attivo durante il quale la cellula si prepara alla fase S (duplicazione), a
livello di dimensioni e presenza di enzimi. Dunque, i cromosomi non sono ancora duplicati. La cellula
può spesso permanere per diverso tempo in fase G1 e per questo spesso entrare in una fase di riposo
detta G0, dalla quale sarà possibile uscire solo attraverso segnali endogeni o esogeni.
S: IL DNA della cellula si replica e al posto del cromosoma saranno presenti due cromatidi fratelli
uniti e pronti ad essere segregati nelle nuove cellule.
G2: Intervallo metabolicamente attivo durante il quale la cellula deve prepararsi alla mitosi, per
esempio sintetizzando le componenti dei microtubuli.
- Fase M: Divisione cellulare nucleare (Mitosi e Meiosi)

Controllo del ciclo cellulare


Le fasi di transizione G1-S o G2-M possono essere regolati attraverso l attivazione di un complesso proteico chinasi-
ciclina dipendente (Cdk), un punto check-point dove la proteina chinasi legata alla proteina ciclina si attiva (chinasi
attiva ciclina donando dei fosfati) e genera una serie di reazioni che rendono possibili il controllo di certi parametri
(attraverso fosforilazione o meno di substrati).

Durante il ciclo i check-point sono 3:


- Ciclina G1 S: Si attivano alla fine della fase G1, per portare la cellula nel ciclo cellulare. Controlla
dimensione della cellula, presenza di nutrienti e fattori di crescita, presenza di danni al DNA
- G2 M: Controlla dimensioni della cellula e completamento della replicazione del DNA
- All interno della mitosi: Controlla l attacco dei cromosomi al fuso mitotico.

Fattori che stimolano una cellula a dividersi


Alcune cellule per innescare il ciclo necessitano segnali, definiti fattori di crescita. Questi fattori si legano alle
cellule bersaglio, grazie a proteine recettoriali su quest ultime e il legame innesca il ciclo.
Esempi sono le interleuchine (che si occupano della divisione cellulare a livello di cellule del sistema
immunitario) o l eritropoietina (del midollo osseo e eritrociti).

42
MITOSI o cariocinesi
La mitosi avviene in tutte le cellule somatiche e permette di ottenere da un singolo nucleo diploide (2N) due altri nuclei
geneticamente identici tra loro e alla cellula madre (eccetto per dimensioni) dunque 2 cellule diploidi (2N).

Percorre diverse fasi:


- Profase iniziale
L involucro nucleare inizia a scomparire, la cromatina inizia a condensarsi e i cromosomi iniziano ad
essere visibili. Ogni cromosoma è formato da una coppia di cromatidi fratelli identici, uniti da coesine a
livello del centromero (zona centrale di giunzione dove svilupperanno strutture dette cinetocori
importanti per il loro movimento)
Durante questa fase iniziano anche a distribuirsi i microtubuli per formare il fuso mitotico, che si
muovono a spese di ATP. I microtubuli iniziano anche ad organizzare i 2 centrosomi (zone del citoplasma
dove sono situati2centrioli ciascuna) ai poli della cellula (a riposo abbiamo 1 centrosoma e 2 centriali ma
nell apparato mitotico, dopo fase S, ho 2 cetrosomi e 4 centrioli da questi originano microtubuli aster
che si legano al cinetocore, un complesso proteico che riconosce e si lega al centromero dove sono uniti i
cromatidi).

- Pro-metafase:L involucro nucleare si frammenta (ma il suo materiale rimane nel citoplasma)e i cromosomi
raggiungono un alto livello di condensazione. Continua ad organizzarsi il fuso (fibre del cinetocore, astrali,
interpolari)

- Metafase: I cromosomi si posizionano sulla piastra equatoriale. I microtubuli collegano il cinetocore dei
centromeri ai poli (dunque il fuso mitotico si lega al cinetocore dei due cromatidi fratelli): 46 posizioni.

- Anafase: I centromeri si sfaldano (idrolisi delle coesine) e ciascun cromatide viene tirato ai poli della cellula. Il
DNA è ora separato e ciascun cromatidediventacromosoma figlio.

- Telofase:I cromosomi figli sono ora costituiti da un unico cromatidio. Si riforma nucleolo e involucro nucleare. I
cromosomi iniziano a despiralizzarsi fino a tornare cromatina.

In seguito a tali fasi, la cellula può finalmente andare incontro a citodieresi o


citochinesi, ovvero l effettiva divisione del citoplasma.
Negli animali ciò è possibile attraverso un anello contrattile (solco sulla
membrana plasmatica) di actina e miosina, che la stringe (invaginazioni di
membrana) e la strozza.
Nei vegetali, a causa della presenza di parete non si può formare un solco, ma si
forma unapiastra cellulare a partire dal centro della © che si estende fino alla
membrana, grazie a vescicole di cellulosa.

Ps. Citocalasina B: impedisce formazione dei microtubuli 46 cromosomi monocromati dici (46 cromatidi) ->
46 cromosomi bicromati dici (92 cromatidi) ->

43
MEIOSI
La mitosi avviene in tutte le cellule germinali(gonadi o cellule riproduttive) ed è una divisione che permette di
ottenere 4 cellule con un corredo aploide (N) che è la metà alla cellula di partenza: ciò è possibile perché la cellula di
partenza va incontro a doppia divisione, replicandouna sola volta il suo DNA. Avremo 4 cellule aploidi (n) che saranno
diverse fra loro e diverse dalla cellula madre (variabilità genetica fra i prodotti)
La prima divisione è quindi quella riduzionale, dove il corredo passa da diploide (2n) ad aploide (n). Gameti possibili senza
crossing over:

MEIOSI I 2n
- Profase I iniziale: La cellula ha già il DNA duplicato. La cromatina inizia a condensarsi.
- Profase centrale: Le sinapsi tengono uniti cromosomi omologhi e questi si condensano ancora
- Profase tardiva: I cromosomi continuano a condensarsi e riaccorciarsi. C è lo scambio di materiale genetico grazie
al crossing over (la frequenza di esso dipende dalla distanza tra i geni interessati). Frammentazione dell involucro
nucleare (sotto controllo di Cdk).

Lepoptene: Gli omologhi si condensano e si compattano


Zigotene: I cromosomi omologhi (alleli occupano gli stessi loci genici) si appaiono (grazie alle
sinapsi) e formano tetradi(ognuna formata da 4 cromatidi, 2 per ciascun cromosoma omologo).
Si forma il complesso sinaptonemiale, per garantire un corretto appaiamento dei cromosomi
omologhi e per favorire scambio genetico.
Pachitene: Avviene il crossing over (permettono lo scambio di segmenti tra cromatidi non
fratelli di cromosomi omologhi)
Diplotene: Si formano i chiasmi, i punti di adesione che uniscono i cromosomi omologhi
Diacinesi: Fase di transizione per la metafase I, i cromosomi si compattano ancora.

- Metafase I: I cromosomi si allineano sul piano equatoriale. A differenza della mitosi, non c è più il cromosoma
singolo ma due cromosomi (di ciascuna tetrade).
- Anafase I: Ogni cromosoma omologo (ciascuno 2 cromatidi) migra ai poli della cellula.
- Telofase: Ricomparsa di involucro nucleare, senza successiva replicazione di DNA.
- Si ha, poi, un periodo di INTERCINESI durante il quale la cromatina si despiralizza parzialmente.

44
MEIOSI II
La seconda divisione è quindi quella equazionale, con 2© di corredo (n). Non c è duplicazione del DNA.E molto
simile alla mitosi:
- Profase II: Dopo l intercinesi, i cromosomi si condensano di nuovo ma il DNA non si replica
- Metafase II: I centromeri delle coppie di cromatidi si allineano sul piano equatoriale di ciascuna cellula
- Anafase II: I cromatidi si separano e diventano cromosomi a tutti gli effetti, migrando verso poli opposti. Grazie al
crossing over della profosE I, ogni nuova cellula ha un patrimonio genetico diverso.
- Telofase II: I cromosomi segregano dentro i nuclei e le cellule si separano
Dunque, avremo 4 cellule con corredo aploide (n) di cromosomi.

Differenze meiosi II e mitosi


- Nella mitosi i cromatidi fratelli sono
identici, nella meiosi differiscono a causa PARTENOGENESI: Riproduzione sessuata che
prevede formazioni di gameti ma non la fusione.
del crossing-over. dalla cellula uovo NON
- Il numero di cromosomi che si allineano fecondata: avviene per stimoli fisici e meccanici
(rettili, invertebrati..)
sulla piastra nella meiosi II è dimezzato
rispetto alla mitosi.
- Il DNA viene replicato prima della mitosi
ma non prima della meiosi II.

Grazie alla meiosi abbiamo variabilità genetica, grazie a:


- Crossing-over
- Assortimento indipendente: Le tetradi si dispongono in metafase a caso, le © potranno avere cromosoma paterno
che materno

Il numero di cromosomi è un numero sempre fisso per ogni cellula (escludendo le possibilità di mutazione): nell uomo
ci sono 46 cromosomi (2n), cioè 23 coppie di cui 22 coppie sono dette autosomi e 1 eterosomi o cromosomi sessuali.

Teoria cromosomica dell ereditarietà


Si basa su alcuni principi fondamentali:
- I nuclei delle cellule somatiche sono diploidi, quelli delle cellule germinali aploidi.
- I cromosomi mantengono individualità e integrità durante il ciclo cellulare.
- I due corredi cromosomici omologhi sono equivalenti
- I cromosomi omologhi si separano durante la meiosi.

45
REPLICAZIONE DEL DNA
Dopo le ipotesi di Watson e Crick, l esperimento di Meselston e Stahl (1958) fu importante per definire il giusto
susseguirsi di eventi della duplicazione del DNA. I due scienziati fecero crescere dei batteri in un terreno contenente
azoto normale e altri in un terreno marcato con azoto pesante. I due tipi di batteri vennero, poi, centrifugati e si notò che
in basso andavano quelli marcati con azoto pesante, in alto quelli con azoto normale. Questi batteri venivano, poi, fatti
crescere per molte generazioni in azoto pesante e quando venivano trasferiti in azoto leggero, anche solo per una
generazione, c era un DNA ibrido (ipotesi replicazione semiconservativa).

La duplicazione del DNA è semiconservativa, ossia un elica funge da stampo (DNA vecchio) per un nuovo filamento
(DNA nuovo). La sintesi del nuovo filamento avviene in direzione 5 P-3 OH ed è bidirezionale (poiché abbiamo due
filamenti antiparalleli). Avviene nel nucleo.

La replicazione del DNA si svolge in due tappe principali:

1) Il DNA si srotola separando i due filamenti


Il filamento stampo interagisce con un complesso (bolla) di replicazione a livello di una sequenza di basi
(detta origine della replicazione o ori), permettendo la formazione di due forcelle di duplicazione.
A partire dalle forcelle si forma una bolla, detta replicone, all interno della quale la DNA-elicasi rompe i
legami ad idrogeno (solitamente in corrispondenza di AT poiché ci sono solo due legami a idrogeno).
Nei procarioti la duplicazione inizia in un punto e avanza poi in entrambe le direzioni. Negli eucarioti i
repliconi sono numerosi e si formano diverse forcelle di replicazione.

2) Nuovi nucleotidi vengono aggiunti


La DNA-polimerasi permette l aggiunta di nucleotidi in direzione 5 -3 (quindi parte dall estremità 3 del
filamento stampo) mediante l appaiamento delle basi (catalizza il legame fosfodiesterico tra i nucleotidi
adiacenti): dove c è A nel filamento stampo si lega una T-3fosfato (che perde due fosfati e libera l energia a lei
necessaria affinché si leghi con A), dove c è C una G.
La DNA-polimerasi tuttavia non può e iniziare la sua azione ex-novo ma ha bisogno di un -OH dell estremità
3 per potervi aggiungere nucleotidi in direzione 5 -3 - Questo -OH viene fornito alla DNA-polimerasi grazie
all enzima primasi, che sintetizza un primer a RNA o innesco che permette di avviare la duplicazione, per poi
essere eliminato (poiché è a RNA e non serve per passare le informazioni genetiche) .

Inoltre, l allungamento procede in modo diverso sui due filamenti antiparalleli:


Filamento veloce o guida ( leading ): È quello polimerizzato in direzione 5 -3 (con riferimento al
filamento nuovo), dove la sintesi avviene in maniera continua
Filamento in ritardo ( lagging ): È sintetizzando in direzione opposta rispetto alla forcella di
duplicazione, dunque procede in modo discontinuo e a ritroso, operando su segmenti isolati e piccoli
(100-200 nucleotidi negli eucarioti e 1000-2000 nei procarioti) e avendo bisogno di un primer per
ogni segmento. Per risolvere il problema della discontinuità vengono prodotti piccoli frammenti, detti
frammenti di Okazaki, riuniti poi da una DNA-ligasi.

DNA-polimerasi III: -

DNA-polimerasi I: Rimuove primer, Riempie i buchi 46


(sintetizzando) dovuti alla sintesi non continua del
filmaento lento, poi uniti dalla DNA_ligasi.
Proteine che intervengono durante la duplicazione del DNA
- DNA-elicasi: Rompe legami H tra basi azotate
- DNA-polimerasi: Permette aggiunta di nucleotidi (appaiamento basi) in direzione 5 -3 e correzioni di bozze*
- Primasi:Sintetizza primer a RNA
- Dna-ligasi: Unisce frammenti di Okazaki

- Topoisomerasi: Impediscono grovigli all infuri della bolla replicativa tagliando un segmento (topoisomerasi 1) o
tagliano tutta la doppia elica (topoisomerasi 2). Rompono legami fosfodiesterici per modificare il
sopravvolgimenti e svolgere l elica.
- Proteine SSBP: Mantengono disteso il filamento, impediscono il riappaiamento.

- Telomerasi: L eliminazione dei primer intermedi (eliminati perché non hanno info genetica, poiché a RNA,
dunque non servono) non causa nientegrazie all azione della DNA-ligasi, ma l eliminazione del primo primer
causa un buco nel filamento, che viene tappato da telomeri, grazie all azione delle telomerasi. Queste sono
proteine costituite da una porzione di RNA (riboenzima) che si attacca alla porzione mancante, funge da stampo e
permette un riallungamento (sono una specie di trascrittasi invesa), aggiungendo nucleotidi all estremità 3 OH.
Il cromosoma sarà, così, costituito, nella parte inferiore, da telomeri, ossia porzioni di basi ripetute che
garantiscono un rivestimento per il cromosoma che andrà a crearsi. Nela specie umana la sequenza del telomero è
TTAGGG ed è ripetuta 2500 volte. Nell uomo però ad ogni duplicazione/divisione © il telomero può perdere 50-
200 coppie di basi dunque dopo 20-30 divisioni i cromosomi non possono più partecipare alla divisione cellulare
e la cellula muore.

In ordine:
topoisomerasi,
elicasi, SSPB,
primasi, DNA-
polimerasi, ligasi,
telomerasi.

Correzione bozze
La DNA-polimerasi si occupa anche della correzione bozze dunque controlla che i nucleotidi siano appaiati
correttamente e se vi è un accoppiamento di basi sbagliate si occupa del taglio della base e dalla sostituzione del giusto
nucleotide (funzione esonuclasica)

Se alla DNA-polimerasi sfugge un appaiamento sbagliato entrano in gioco dei sistemi di riparazione del DNA.
Mismatch repair: In caso di errore riconosce quale delle due basi sia quella sbagliata. Ciò è possibile perché
l elica vecchia sarà metilata (aggiunta di un gruppo metile) la nuova no: riconoscendo la nuova, so che sarà
questa quella sbagliata.
Deseocissor-repair: Si occupa del taglio di basi alterate, per esempio basi andate incontro a deaminazioni (es.
la timina diventa l uracile) o basi che hanno perso una purina, quindi presenza di segmenti apurinici)
Endonucleasi:Taglia il filamento quando viene distorto (legame tra basi verticale invece che orizzontale) a
causa di esposizione a raggi UV. È un enzima di restrizione.

47
SINTESI PROTEICA
Watson e Crick parlarono di dogma centrale della biologia: il dogma afferma che il gene è un tratto di DNA
contenente informazioni per la produzione di una catena polipeptidica. La proteina però, di per sé, non cotneien
l informazione per la produzione di DNA, RNA o altre proteine.

(impossibile viceversa).

Un gene è un tratto di DNA corrispondente all unità ereditaria fondamentale. Contiene informazioni anche per la
produzione di una catena polipeptidica.
Grazie all esperimento di Beadle e Tatum(1958) sulle mutazioni delle muffe del pane si formulò l ipotesi un gene-un
enzima, che divenne poi un gene-un polipeptide, secondo la quale la funzione di un gene era quella di controllare la
produzione di un singolo polipeptide specifico.

L informazione contenuta nel DNA passa dal nucleo al citoplasma grazie a una molecola di RNA (RNA messaggero o
m-RNA), che arriva a livello dei ribosomi e serve da stampo per la sintesi delle proteine. Si parla di trascrizione.
Per fare in modo che poi il DNA si trasformi in sequenza di amminoacidi, necessitiamo un altra molecola di RNA
(RNA transfer, o t-RNA). Questa ha un sito che si lega in modo specifico ad un amminoacido e un altro che riconosce
una sequenza di nucleotidi. Questi tRNA portano gli amminoacidi su di loro, raggiungono l mRNA e si allineano lungo
esso: così inizia la crescita della catena polipeptidica. Si parla di traduzione.

CODICE GENETICO
Il codice genetico elabroato da Matthei e Niremberg (1961) mette in relazione la sequenza di basi nel DNA e la
sequenza di amminoacidi nelle proteine (quindi la sequenza dell m-RNA con l aa trasportato dal tRNA). Va a
specificare l amminoacido da utilizzare di volta in volta per costruire la proteina.

Il codice genetico è un codice a triplette: ogni 3 nucleotidi m-RNA (basi azotate: UCAG) si
codifica un amminoacido. L insieme di 3 nucleotidi prende il nome di codone/tripletta. In totale
abbiamo dunque 64 triplette.
- 1 codone di inizio (AUG): Avvia la traduzione e codifica metionina
- 3 codoni di stop: Segnali di terminazioni della traduzione(UAA, UAG, UGA)
- 60 codoni: Codificano per altri 19aa
Ciascun codone è inoltre complementare a ciascuna tripletta di basi nella molecola di DNA su cui
è stato trascritto (anticodone sul tRNA).

Il codice genetico è:
- Universale: Ogni codone codifica lo stesso aa nella maggior parte degli organismi (NO cloroplasti/mitocondri)
- Degenerato/Ridondante: Stessi aa possono essere codificati da più codoni, ma ogni codone codifica solo un aa
- Specifico: Ogni codone codifica solo per 1aa
- Lineare: Non vi sono sovrapposizioni tra nucleotidi, che si susseguono linearmente
- Non presenta segnali di interpunzione (che dicono dove inizia e finisce il nucleotide)
48
TRASCRIZIONE x
2 > 27
Si forma uno specifico m-RNA dal DNA. Avviene nel nucleo.

La RNA-polimerasi (esiste I-II-III) si lega ad un promotore (sequenza di basi del DNA)grazie a fattori di trascrizione
(proteine). L unione dà il segnale d inizio e determina dove inizierà la trascrizione, quale dei due filamenti verrà
copiato e in quale direzione sarà opportuno procedere. Esempi di promotori sono le tata-box (ricca di coppie TA) o le
caat-box. I fattori di trascrizione possono essere generali (formano apparato di trascrizione con RNA polimerasi) o
specifici (regolano la velocità di trascrizione).
A differenza della DNA-polimerasi non necessita un primer.A differenza della DNA-polimerasi, non è in grado di
correggere eventuali errori (ma ciò non è un problema perché, avendo l RNA un esistenza breve, gli errori non risultano
essere così pericolosi).

In seguito a tale legame l RNA-polimerasi srotola il DNA (apre la doppia elica) e sintetizza m-RNA aggiungendo
nucleotidi in direzione 5 -3 (nuovo filamento), quindi utilizzando il DNA come stampo (a partire dall estremità 3). Il
trascritto sarà dunque antiparallelo rispetto al filamento di DNA stampo.
L RNA-polimerasi copre un tratto di DNA pari a 50 paia di basi.

Come per l inizio, anche per la terminazione l RNA-polimerasi riconosce una sequenza di basi del DNA stampo
(terminatore + fattore di terminazione) in seguito al quale riconoscimento si ha un distacco del neo-RNA dal DNA e
dall enzima. Si sarà formato, così, un pre-RNA, più lungo dell mRNA definitivo (e completamente uguale al DNA di
partenza), che dovrà andare incontro ad una serie di modificazioni chimiche. Esso si allontanerà dal DNA,
permettendogli di riavvolgersi nuovamente.

Esistono anche sequenze di DNA lontane dal


promotore dette enhancer, che incrementano
anche di 1000 volte la trascrizione, e
sequenze silencer che invece la reprimono.

MATURAZIONE DELL m-RNA


Passaggio da pre-RNA a m-RNA maturo. Avviene nel nucleo.

Perparlare di m-RNA occorre che il pre-RNA vada incontro ad una serie di modificazioni chimiche:
- Capping: Aggiunta di un cappuccio di 7-metil-guanosina (GMP) sull estremità 5 (legame 5 -5 ) del pre-
RNA. Questa aggiunta darà stabilità al trascritto e servirà come il riconoscimento da parte dell rRNA (gruppo
terminale CAP permette legame con il ribosoma).
- Poliadenilazione: Aggiunta di una coda poli-A (tante adenine) sull estremità 3 . Quanto maggiore sarà la coda
di poli-A, tanto maggiore sarà la permanenza dell mRNA nel citoplasma. Tale coda ha, quindi, una funzione di
protezione: infatti se qualche enzima erode l mRNA va a danneggiare la coda piuttosto che il messaggio da
trasportare.
- Splicing: Negli eucarioti gli introni (tratti non codificanti) vengono rimossi con successiva unione degli esoni
(tratti codificanti). È effettuato dallo spliceosoma (proteina + piccoli RNA nucleari).
Esistono anche l auto-splicing (l introne ha attività enzimatica) e lo splicing alternativo (alcuni introni
vengono reintegrati e alcuni esoni possono essere eliminati), che è importante per la regolazione genica perché
permette di codificare più di un prodotto genico (polipeptide) con un unico gene.
- Editing: Cambiamento di alcuni nucleosidi (delezione/addizione di uridina, cambiamento uridina in citidina)

Dopo tali modificazioni, l mRNA esce dai pori nucleari per cercare i ribosomi liberi nel citoplasma.

49
Oltre all m-RNA, dal pre-RNA abbiamo anche r/t-RNA (entrambi vanno incontro a splicing ma NON aggiunta di
cappuccio/coda):

- RNA ribosomiale (r-RNA)


Modificando dei nucleotidi e eliminando dei tratti di RNA, si dà origine ai r-RNA 28S, 5.8S, 5S.
L rRNA ha una grande importanza poiché va a costituire il ribosoma. L assemblaggio di rRNA e proteine
ribosomialiforma il ribosoma e avviene nel nucleolo. Attraverso i pori nucleariraggiunge il citoplasma.
Divetna parte integrante del ribosoma.

(Eucarioti) La subunità minore del ribosoma è costituita dal rRNA 18S e proteine. La maggiore da proteine e rRNA 28S, 5,8S e 5S.
Questi tipi di rRNA hanno come grande vera differenza la pesantezzae il fatto che sono tutti trascritti dall RNApolimerasi-1, tranne il 5S
che viene trascritto dall RNApolimerasi-3.

- RNA di transfer (t-RNA):


Il tRNAha una forma tridimensionale (a L rovesciata) grazie ai legami ad H tra
basi appaiate.
Ha due siti di legame. Nella zona ad ansaavremo l anticodone, ossia la tripletta
complementare chesi lega al codone dell mRNA; nella zona 3 vi sarà un sito di
legame per l amminoacido. Questi legami sono aiutati dall ammioacil-tRNA-
sintetasi, un gruppo di enzimi che hanno siti di legame per il tRNA e per
l amminoacido e sono in grado di portare l amminoacido giusto sul tRNA giusto,
dirigendo l attacco. Questi enzimi sono anche in grado di attivare l amminoacido,
quindi caricare il tRNA (tRNA carico: tRNA che ha legato l aa).
Il sito di legame con l amminoacido è sempre CCA e il legame è catalizzato
dall enzima t-RNa-sintetasi.

TRADUZIONE
È la sintesi proteica vera e propria, avviene nei ribosomi liberi del citoplasma. Si occupa di trasformare una sequenza
di nucleotidi in una sequenza di amminoacidi.

I ribosomi sono formati da una subunità minore e una maggiore, normalmente separate, ma in grado di assemblarsi e
disassemblarsi. Quando sono legativanno a costituire 3 siti di contatto per il tRNA:
- SitoA: Sito di attacco. L anticodone del tRNA si lega al codone dell mRNA, allineando l aa alla catena
polipetidica in crescita.
- Sito C: Sito di condensazione. Il tRNA cede il proprio amminoacido alla catena polipetidica in crescita
- Sito D: Sito di distacco. Vi si posizione il tRNA che ha già scaricato il suo aa, prima di staccarsi dal ribosoma
e tornare nel citosol per raccogliere altri aa.

Dunque le zone dove tRNA e aa sono collegati sono solo C e A.


Negli eucarioti è il cappuccio colui che riconosce il sito di contatto con l rRNA della subunità minore, permettendo
l arrivo anche della subunità maggiore, quindi l assemblaggio del ribosoma.

rRNA 18S + CAP ->


assemblaggio ribosoma

50
Per cui il primo aa di una catena polipeptidica
FASE D INIZIO è sempre la metionina, a meno che non sia
rimossa da un enzima.
Si crea il complesso di inizio, formato da:
- Subunità minore
- tRNA, carico dell amminoacidometionina e con un anticodone UAC
- mRNA, con codone AUG (codone di inzio)
Codone mRNA e anticodone tRNA si uniscono e il complesso si situa sul sito C.

ALLUNGAMENTO
Il primo tRNA, ormai privo di aa, passa sul sito D dove si stacca. Il
secondo tRNA passa sul sito C, mentre un terzo arriva sul sito A
per formare il complesso di inzio (direzione 3 -5 ).
Gli aa vengono aggiunti dunque uno alla volta, allineati e poi uniti
da un legame peptidico (catalizzato da un riboenzima: enzima a
RNA).

FASE DI TERMINAZIONE
La fase di allungamento continua fino a quando arriva un codone di
stop, ossia una tripletta di terminazione (es. UAG) che permette il
legame con un fattore di rilascio, piuttosto che col tRNA, in
seguito al quale si procede al disassemblamento delle subunità.

Possibili modificazioni post-traduzionali della catena polipeptidica


1) Proteolisi: Taglio della catena polipeptidica. La maggior parte delle volte sono poliproteine, ossia lunghi
polipeptidi, che vengono tagliate per formare prodotti finali. Catalizzato da enzimi detti proteasi.
2) Glicosilazione: Aggiunta di zuccheri per indirizzare le proteine ai lisosomi o alla membrana.
3) Fosforilazione:Aggiunta di un gruppo fosfato che, cambiando la conformazione di una proteina, è capace di
esporre il sito attivo o un sito di legame.
Dopo la sintesi, vanno vanno incontro a folding, ossia assumono una conformazione tridimensionale grazie a chaperon
molecolari (proteine).

Destinazione delle proteine


1) Organuli (nucleo, mitocondri o cloroplasti): la proteina ha una sequenza segnale che si lega ad una proteina
recettorialesulla membrana dell organulo e vi entra grazie alla formazione di un canale.
2) Reticolo endoplasmatico: La proteina presenza una sequenza di 15-30 aa sull estremità N-terminale che la
indirizza al reticolo endoplasmatico. Prima ancora che la traduzione termini, la sequenza segnale si lega ad una
particella che blocca la sintesi proteica, poi si lega alrecettore sul RERe permette la creazione di un canale
attraverso cui passa la proteina per poi completare lì la sintesi proteica. Se il polipeptide sarà privo di segnali,
passerà dal RE all apparto di Golgi, per poi essere spedito nell ambiente extracellulare. In altri casi può avere
una sequenza che gli permette di restare nel RE, andare verso la membrana plasmatica o un lisosoma.
3) Citoplasma: la proteina non presenta segnali e rimane lì.

Degradazione di una proteina Proteoma: Insieme delle


La degradazione è effettuata da proteasomi, che demoliscono: componenti proteiche di una
cellula o di un organismo.
- Proteine normali che hanno esaurito funzioni biologiche
- Proteine anormali, difettose o mal ripiegate
Queste vengono riconosciute da un enzima e marcate di molecole di ubiquitina da esso. Così vengono riconosciute
come difettose, digerite da un proteasoma e rialsciati nel citoplasma come aa degradati.

Nei procarioti, trascrizione e traduzione avvengono insieme: ci sono poliribosomi dispersi nel citoplasma sui quali avvengono
entrambi i processi. Nei procarioti il fattore d inizio di tale processo è detto , capace di legarsi all'RNApolimerasi,
permettondole di legarsi solo ai promotori. Ciò è necessario perché altrimenti l'RNApolimerasi si legherebbe indistintamente in
uno che lega il DNA e l'altro che si
ancora all' RNA olimerasi, reclutandola sul promotore. L RNA dei procariori, inoltre, è policistronico, ossia un unico trascritto può
portare a formare diversi prodotti proteici. Negli eucariori, invece è monocistronico, ossia il prodotto proteico creato può essere solo
uno.

51
DIFFERENZE DUPLICAZIONE DNA IN EUCARIOTI E PROCARIOTI

DIFFERENZE SINTESI PROTEICA IN EUCARIOTI E PROCARIOTI

52
REGOLAZIONE DELL ESPRESSIONE GENICA

REGOLAZIONE DELL ESPRESSIONE GENICA NEI PROCARIOTI


RICOMBINAZIONE DEL GENOMA BATTERICO
I batteri si dividono per scissione binaria. Tuttavia, quando un frammento di DNA entra in una © batterica si possono verificare ricombinazioni:
- Coniugazione: Due batteri entrano a contatto diretto e la copie del DNA passa da un batterio donatore a uno ricevente. Il processo inizia
con la comparsa sul batterio donatore di escrescenze, pili sessuali, che portano le due © in contatto reciproco, formando un tubo di
coniugazione che trasferisce DNA da una © all altra. È coinvolto un fattore di fertilità F (scoperto da Lederberg e Tatum): il batterio F+
cede un elica del suo plasmide al batterio F- tramite il pilo sessuale.
- Trasformazione: Un acquisisce DNA libero dall ambiente. Il DNA trasformante può fuoriuscire dalle cellule morte ed essere assunto da
Trasferimento di materiale genetico extracellulare all interno di
una cellula.
- Trasduzione: Meccanismo di trasferimento del DNA da un batterio ad un altro ad opera di un virus. Quando un virus infetta un batterio,
può inserire nell ospite dei frammenti di DNA batterico che aveva inglobato durante una precedente infezione.
- Frammentazione, sporulazione, gemmazione

Elementi genetici mobili


Plasmidi: Molti batteri ospitano cromosomi circolari più piccoli, che contengono poche dozzine di geni. Essi
posseggono un sito ori dove si ha l origine della duplicazione, infatti si duplicano tendenzialmente in contemporanea
con il cromosoma principale, ma hanno un esistenza indipendente da questo e non hanno bisogno di ricombinarsi con
esso, infatti possono aggiungere i loro geni alla © ricevente con coniugazione.
- Plasmidi R: Fattori di resistenza che portano geni che conferiscono resistenza agli antibiotici
- Plasmidi F: Fattori di fertilità che rendono possibile la coniugazione.

Trasposoni: Si occupano anch essi di trasporto genico . Alcuni frammenti di DNA, trasposoni, si spostano in un
punto diverso dello stesso o di un altro cromosoma. Questo consente di spostare alcuni geni. Possono essere coinvolti
nei tumori, costituiscono un alta % di genoma umano, possono replicarsi autonomamente (retrotrasposoni)

Regolazione genica dei procarioti


Oltre a ricombinazione genica e azione dei plasmidi, il genoma batterico è soggetto a meccanismi che lo rendono
adattabile alle condizioni ambientali: questo regolando le proprie proteine, dunque limitando sprechi e garantendo la
massima efficienza delle vie metaboliche. Il controllo della regolazione genica risiede nell attivare o disattivare geni
che codificano per la sintesi delle proteine.

Nei batteri i geni che si occupano di codificare proteine con la stessa funzione sono raggruppati formando degli
operoni, quindi essi sono unità di trascrizione che comprendono:
- 2o+ geni strutturali necessari a una via metabolica(codificano proteine con uguale funzione)
- Un tratto di DNA promotore, che controlla l operone
- Un tratto di DNAoperatore(sequenza di basi che funge da interruttore permettendo o meno la trascrizione)
Essivengono spenti o accesi, durante la trascrizione, grazie a proteine regolatrici (codificate da geni regolatori).

Spegnere: Un gene regolatore si occupa della produzione di una proteina regolatrice, chiamata repressore,
che si lega all operatore e blocca la trascrizione dell operone. Tale procedimento può essere aiutato anche da
un corepressore, un metabolita che attiva il repressore e aiuta a bloccare la trascrizione.
Accendere: Occorre inattivare il repressore, in modo che non possa più bloccare la trascrizione. Per inattivarlo
occorre una sostanza, induttore, che si lega al repressore e ne modifica la forma.

L operone può essere:


1) Inducibile: è normalmente spento ex. operone LAC
2) Reprimibile: è normalmente acceso

Operone LAC(lactosio) di escherichia coli è un segmento di DNA che codifica enzimi coinvolti nel metabolismo del
lattosio del batterio. Il lattosio è induttore.
Operone TRP: controlla la sintesi del triptofano. Se il triptofano è assente, il repressore non può legarsi all operatore e
l operone viene trascritto velocemente. Quando invece è presente, il repressore si lega all operatore e l operone si
blocca. Il triptofano è corepressore.

RIASSUNTO to da un gene regolatore


proteine regolatrici, che possono agire come: attivatori (favoriscono il legame tra promotore e RNA-
pol) o repressori (si legano a operone e bloccano il legame tra promoore e RNA-pol). Il repressore è a 53
sua volta regolato da un corepressore (attiva il repressore) o un induttore (spegne il repressore).
Epigenetica:Cambiamenti ereditabili
che influenzano il fenotipo senza
alterare la sequenza del DNA
(metilazione, acetilazione degli
istoni, etc). Sono processi reversibili.

REGOLAZIONE DELL ESPRESSIONE GENICA NEGLI EUCARIOTI


Il genoma eucariotico è organizzato in cromosomi, protetti dalle estremità telomeriche. Esso contiene anche sequenze
ripetitive e sequenze che non vengono trascritte.
- Sequenze altamente ripetitive: Non vengono trascritte in mRNA
- Sequenze moderatamente ripetitive: Geni che codificano per tRNA e rRNA
- Traposoni: Pezzi di DNA che si spostano in nuove sedi del genoma senza duplicarsi.
- Retrotrasposoni: Pezzi di DNA che eseguono copie di sé stessi che si spostano e si inseriscono in altri punti
del genoma
Negli eucarioti, bisogna tenere presene che tutte le cellule di un organismo contengono gli stessi geni: ciò che
differenzia una cellula muscolare da una nervosa è quindi il modo in cui questi geni vengono espressi.

Molti geni che codificano proteine contengono anche sequenze di basi NON codificanti, dette introni, intercalate a
tratti codificanti, detti esoni. I geni formati da esoni ed introni sono detti interrotti.
Un particolare meccanismo di regolazione che li coinvolge è lo SPLICING DELL pre-RNA: taglio degli introni e
saldatura dei trascritti agli esoni. Se gli introni non venissero eliminati, il risultato sarebbe una traduzione dell mRNA in
una sequenza di aa molto diversa e con una proteine NON funzionante.
In questo processo partecipano ribonucleoproteine nucleari (RNA+proteine) chiamate snRNP.

Un altro meccanismo di ricombinazione da poco scoperto si basa sui micro-RNA, piccolissimi RNA in grado di
silenziare l espressione di mRNA citoplasmatici: essi, infatti, causano un blocco della traduzione poiché hanno un
tratto di nucleotidi complementari ad un mRNA. Si legano, quindi, ad esso e impediscono la sintesi proteica.

Esistono sistemi per:


Controllo della trascrizione
Prima della trascrizione: Proteine rimodellante
della cromatica disgrega il nucleosoma, in
questo modo può iniziare la trascrizione. Una
seconda proteina rimodellante si lega
permettendo la trascrizione senza
disassemblare il nucleosoma
Durante la trascrizione: Splicing alternativi
Dopo la trascrizione: Demolizione proteine
attraverso marcazione con ubiquitina (76aa),
che fa in modo che la P venga riconosciuta da
un proteasoma. Proteasoma idrolizza la
proteina bersaglio e l ubiquitina viene
rilasciata e riciclata.
Controllo della maturazione dell mRNA
Controllo del trasporto dell RNA fuori dal nucleo
Controllo della traduzione
Controllo della degradazione: Proteasi

L attività di regolazione negli eucarioti è particolarmente importante in epoca embrionale:


- Apoptosi di © affinché organismi ottengano forma corretta
- Espressione di geni a effetto materno: determinano la posizione dell uovo
- Espressione dei geni per la segmentazione (gap, pair rule) determinano numero e posizione dei segmenti
- Espressione dei geni omeotici (hox) controllano l identità di ogni singolo segmento: contengono la sequenza
homebox, costituita da 180 coppie di basi e che codifica per un polipeptide a 60aa (dominio omeotico) che è in
grado di riconoscere il promotore dei geni che deve attivare.
Es. geni omeotici: regolano la specificazione di strutture anatomiche dell embrione.

54
LE MUTAZIONI
Una mutazione è un cambiamento (raro, casuale e ereditabile) nella sequenza nucleotidica del DNA che può essere trasmessa
da una cellula alla progenie. Come è già noto, la DNA-polimerasi ripetutamente fa errori che però vengono corretti da
meccanismi di riparazione, come la correzione di bozze. Tuttavia, alcune errori sfuggono alla correzione e vengono trasmessi
alle cellule figlie.
Occorre ricordare che senza mutazioni non ci sarebbe evoluzioni: esse possono sì nuocere, ma anche migliorare l adattamento,
fitness.

In generale, in un organismo pluricellulare, le mutazioni possono essere:


1. Mutazioni somatiche: Avvengono nelle cellule somatiche quindi possono essere trasmesse alle cellule derivanti dalla
separazione della cellula per mitosi ma non possono essere passate alla progenie.
2. Mutazioni germinali: Avvengono nelle cellule germinali, specializzate nella produzione di gameti. Queste mutazioni
vengono trasmesse al nuovo organismo mediante fecondazione al nuovo organismo.

Le mutazioni si distinguono anche in:


Spontanee: Cambiamenti permanenti nel materiale genetico che avvengono senza alcuna influenza dall esterno
Indotte: Cambiamenti che avvengono quando un agente esterno, mutagene, interviene producendo cambiamenti

MUTAZIONI GENICHE O PUNTIFORMI


Si ha una variazione della sequenza nucleotidica del DNA, dovuta a:

- Sostituzione di basi
Transizione: Sostituzione di una purina con una purina o di una pirimidina con una pirimidina.
Trasversione: Sostituzione di una purina con una pirimidina, o viceversa.
1. Mutazione silente:Non ha effetto sulla funzione della proteina a causa della ridondanza del codice genetico (un
diverso codone codifica uno stesso amminoacido).
2. Mutazione missenso (di senso): Alcune sostituzioni di basi cambiano la sequenza in modo che un amminoacido
ne sostituisca un altro all interno della proteina finale. Questa mutazione può produrre una proteina difettosa ma
spesso non ha effetto sulla funzione della proteina (ex. anemia falciforme)
3. Mutazione non-senso: Implica una sostituzione di basi che produce un codone di stop in qualche punto
dell mRNA, producendo una proteina più corta (ex. talassemia)

- Mutazione frame-shift
Aggiunta o perdita di nucleotidi in una sequenza di DNA che altera il quadro di lettura (frame) durante la traduzione.
Queste mutazioni possono portare alla produzione di proteine non funzionali.

- Espansione di triplette
Ripetizione di una tripletta numerose volte (è patologico solo se la ripetizione è superiore a 230 volte).

MUTAZIONI CROMOSOMICHE
Si ha una variazione della struttura dei cromosomi, poiché le molecole di DNA possono rompersi e riassemblarsi,
stravolgendo l informazione genetica.

1. Delezione: Perdita di un segmento di cromosoma e rimozione di una parte di materiale genetico a causa di una
rottura del cromosoma su due punti che si riassemblano lasciando fuori la parte tra di loro. Possono esser terminali o
interstiziali, quindi possono riguardare la perdita della parte finale o centrale. (es. Sindrome del Cri Du Chat:
delezione di una porzione del cromosoma 5 che causa ritardo mentale, disfunzioni d organo e morte in adolescenza).

2. Duplicazione: Ripetizione di un segmento di cromosoma. Cromosomi omologhi si rompono in punti differenti e poi
si ricongiungono a partner sbagliati. Alla fine, un cromosoma avrà un segmento eliminato mentre l altro avrà due
copie dello stesso segmento.

3. Inversione: Rottura e ricongiunzione di un cromosoma. Il segmento si capovolge e sarà diretto verso la direzione
opposta all orientamento originale. Non vi sarà ne perdita ne acquisto: il quantitativo è il medesimo però il tratto è
invertito e ciò comporta conseguenze, tra le quali le più gravi e rari sono la NON espressione di alcuni geni.

4. Traslocazione reciproca: Scambio di segmenti tra cromosomi non omologhi. Segmento di cromosoma si spezza e
si attacca ad un altro cromosoma(ex. Traslocazione robertsoniana: Fusione tra bracci lunghi di cromosomi
acrocentrici).
55
MUTAZIONI GENOMICHE
Si ha una variazione del numero di cromosomi.

1. Aneuplidie
Perdita o aggiunta di uno o più cromosomi a causa di:
Non disgiunzione meiotica in I o II divisione: non avviene la segregazione dei cromosomi omologhi e
si formano due gameti disomici (n+1) e due nullisomici (n-1).
Non disgiunzione mitotica a livello di zigote: si forma 50% di gameti normali, 25% di disomici e 25%
di nullisomici.

Alcune famose aneuplidie sono:


Trisomia 21: Presenza di 3 cromosomi 21 o traslocazione del cromosoma 21 su un altro cromosoma.
Hanno gravi problemi cardiaci e intestinali, sono soggetti più facilmente a leucemie, presentano un
ritardo nella crescita e mentale. Fisicamente hanno occhi a mandorla, alluce evidente, impronte
digitali ad anelli, naso corto, faccia larga e piatta e nuca appiattita.
Sindrome di Turner (monosomia): Donne XO alle quali manca una X (45 cromosomi). Sono donne
basse, con collo palmato, sterili e con ovaie rudimentali.
Sindrome di Klinefelter (trisomia cromosomi sessuali): Maschi XXY (47 cromosomi). Sono uomini
con aspetto femminile (scarsa barba, perdita di peli, atrofia di testicoli) che soffrono di osteoporosi e
alcune volte hanno un QI inferiore.
XXX e XYY: nessun sintomo
Sindrome di Patau (trisomia 13): Ritardo mentale e anomalie d organo, vita di pochi mesi.
Sindrome di Edwards (trisomia 18)

Le altre trisomie autosomiche non sono vitali.


Le monosomie per qualunque autosoma sono mortali in utero.

2. Euploidie
Variazione di interi assetti cromosomici
Euplidie normali: aploide (n) e diploide (2n)
Euploidie aberranti: monoploidia (n) e poliploidia (3n, 4n, 5n, etc.).
Queste mutazione possono avvenire a causa di difetti di gametogenesi (non disgiunzione) o difetti di
fertilizzazione (ex. disperia: entrano due spermatozoi a fecondare una sola cellula uovo).

56
GENETICA
La genetica è lo studio delle leggi/meccanismi che permettono la
trasmissione dei caratteri da una generazione all altra.
Ogni cromosoma è una successione di geni (sequenze di DNA). Il locus
genici è il sito specifico del cromosoma dove è localizzato il gene.
- Geni indipendenti: su cromosomi diversi
- Geni associati (linked-concatenati): = cromosoma
Uno stesso gene può esistere sullo stesso locus di due cromosomi omologhi
ma codificare per diverse caratteristiche (allele): ci sono due copie di ogni
locus genico. Se due alleli sono uguali, i geni sono detti omozigoti (AA o
aa). Se i due alleli sono diversi si parla di eterozigoti (Aa).
Il genotipo è quella frazione di genoma a cui corrisponde un prodotto
genico. Il fenotipo è la manifestazione visibile del carattere, determinata
dal genotipo.

GENETICA MENDELIANA
Nel 1865 Gregor Mendel ipotizzò una sua teoria, poi accettata all inizio del 1900, che cambiò il concetto allora presente di eredità
intermedia mezzosangue (nel discendere i caratteri si mescolano).

Mendel utilizzò piante di pisello odoroso (7 cromosomi), poiché avevano discendenze numerose e contenevano sia organi maschili e
femminili nella stessa pianta, per studiarne caratteri (caratteristica fisica, tipo un colore) e tratti (forma particolare di un carattere) e
la loro ereditarietà. Analizzò nel dettaglio colore e forma dei semi, colore e forma del baccello, colore dei fiori, posizione dei fiori
(assiale o terminale) e altezza.

PRIMA LEGGE DI MENDEL (Dominanza)


Se incrociava due generazioni parentali P(che erano linee pure: ossia piante che per molte generazioni avevano prodotto
esclusivamente piante figlie con una determinata caratteristica), nella prima generazione filiale (F1) una caratteristica prevaleva
sull altra (era l allele dominante)e veniva, così, meno la teoria sul mezzo sangue. Es. Per i piselli gialli (no verdi), i fori
viola (e non bianchi), le piante alte (e non basse).

Da ciascun genitore della generazione P (omozigoti per alleli diversi AA e aa), si ottiene una prima generazione
F1 costituita solo da eterozigoti con genotipo Aa (quadrato di Punnett). Fenotipicamente, tutti manifestavano
solo UNO dei tratti presenti nella generazione parentale. Il tratto che scompare è detto recessivo, quello che
compare dominante.

SECONDA LEGGE DI MENDEL (Segregazione)


Se la generazione F1 veniva autoimpollinata si creava unaseconda generazione filiale (F2) dove ricompariva il carattere scomparso
nella F1. Mendel ipotizzò quindi una genetica basata su fattori ereditabili a unità discrete (geni), che possono esistere in versioni
diverse (alleli). Oggi sappiamo che ogni copia di alleli si trova sui cromosomi omologhi e pertanto gli alleli si separano durante
meiosi.
Segregazione in Anafase I.

L incrocio tra individui eterozigoti (Aa) dava luogo ad una generazione F2 con proporzione genotipica 1:2:1 (SS
Ssss) e proporzione fenotipica(3:1). Dunque un 25% di omozigoti (AA e aa) e 50% di eterozigoti (Aa).
Per capire qual era il genotipo dominante utilizzo test-cross, ossia incroci con un omozigote recessivo.

TERZA LEGGE DI MENDEL (Assortimento indipendente)


Proseguì con incroci diibridi, ossi tra individui con 2 caratteristiche differenti.
Se nella generazione P incrociava due caratteri dominanti e due caratteri recessivi, nella
F1 comparivano solo i due caratteri dominanti. (semi gialli e lisci con semi verdi e rugosi:
tutti i semi erano lisci e gialli). Se la generazione F1 veniva autoimpollinata si creava una
generazione F2 dove comparivano genotipi diversi.(oltre ai gialli lisci o verdi rugosi
apparivano dei nuovi fenotipi: verdi lisci e gialli rugosi.
Ipotizzò che alleli appartenenti a coppie diversi di geni sono ereditati indipendentemente
l uno dall altro, cioè la distribuzione di ciascuna coppia di alleli nei gameti è casuale è
indipendente dalle altre coppie allelica.
Assortimento in Metafase I .

L incrocio fra due individui che differiscono per due caratteri localizzati su
alleli diversi (BbSs e BbSs) darà 4 genotipi con frequenza di 25% e il fenotipo
si manifesta con un rapporto 9:3:3:1 dove dove 9 era il doppio dominante, 1 il
doppio recessivo e i due 3 erano i due nuovi fenotipi ricombinanti.
57
EREDITA AUTOSOMICA DOMINANTE
Una malattia autosomica dominante è una malattia genetica causata dalla forma allelica dominante di un gene difettoso, che giace su
un autosoma. Questo tipo di malattia è caratterizzato dal fatto che basta una singola copia dell'allele difettoso per far sì che essa si
esprima.
1. un individuo affetto ha almeno un genitore affetto (ma un genitore affetto non ha necessariamente figli affetti).
2. vengono colpiti entrambi i sessi
3. il figlio di un individuo affetto ha la probabilità di 1/2 di essere affetto.
4. un eterozigote ha una probabilità del 50% di trasferire alle progenie il carattere mutato

EREDITA AUTOSOMICA RECESSIVA


L'ereditarietà autosomica recessiva è una modalità di trasmissione ereditaria di uno specifico carattere mendeliano il
cui allele responsabile è localizzato su un autosoma e determina la manifestazione di quello specifico carattere solo se presente in
coppia (omozigosi). È un tipo di ereditarietà genetica in cui il fenotipo, si esprime quando nel genotipo dell'individuo sono presenti
entrambi gli alleli responsabili.
Caratteristica della trasmissione autosomica recessiva è che quando l'individuo presenta per un dato gene un solo allele responsabile
di uno specifico fenotipo (eterozigosi) diviene un portatore sano cioè un soggetto che non manifesta uno specifico carattere, ma che
può trasmetterlo alle generazioni successive. Dunque, non ha la patologia ma ha un allele mutato che può essere trasmesso alle
generazioni successive.

Nelle specie a riproduzione sessuata, le malattie autosomiche recessive sono causate dal difetto/mutazione di un singolo gene
(monogeniche), costituito da due alleli: un allele viene ereditato dalla madre, l'altro dal padre. Affinché la malattia si manifesti, è
necessario che l'individuo figlio erediti l'allele recessivo mutato da entrambi i genitori; se, invece, eredita un allele mutato ed uno
normale (eterozigote), si dice che è portatore sano della malattia.
La probabilità di trasmettere la malattia non dipende dal sesso del nascituro.
La probabilità di trasmettere la malattia è più alta nelle unioni tra consanguinei.

Probabilità di trasmissione della malattia


Dalla combinazione delle possibili condizioni dei genitori: sani, malati, portatori, deriva la distribuzione probabilità che la malattia
sia trasmessa al figlio.
- Genitori malato-malato: la probabilità che il figlio/a nasca malato è del 100%
- Genitori sano-malato: la probabilità che il figlio/a nasca portatore sano è del 100%
- Genitori malato-portatore: la probabilità che il figlio/a nasca malato è del 50% e del 50% che nasca portatore sano
- Genitori sano-portatore: la probabilità che il figlio/a nasca sano è del 50% e del 50% che nasca portatore sano
- Genitori portatore-portatore: la probabilità che il figlio/a nasca portatore sano è del 50% , mentre è del 25% che nasca sano o
malato.
- Se nessuno dei genitori ha un allele mutato non c'è trasmissione autosomica recessiva.

Non si trasmette a tutte le generazioni. Un individuo affetto ha due genitori portatori sani (ma due nonni uno da una
parte e uno dall altra- malati)
58
GEMETICA POST-MENDELIANA
INTERAZIONE TRA ALLELI
Diversi alleli di un gene esistono poiché questi sono soggetti a mutazioni, ovvero a cambiamenti del materiale genetico.
I genetisti definiscono un allele di un gene wild-type(selvatico) quando in natura è il più presente tra gli individui di una
specie e determina una particolare caratteristica fenotipica. Le forme alternative di questo gene sono detti alleli mutanti
e corrispondono a fenotipi differenti.
Se l allele selvatico è presente in meno 99% degli individui si parla di allele polimorfico.

1. Dominanza completa: Allele dominante maschera l espressione dell allele recessivo. Il fenotipo è =.
Dominanza incompleta: Eterozigoti che presentano un fenotipo intermedio tra quello dei due omozigoti.
Ovvero, nessuno dei due geni è dominante sull altro. Es. P: Pianta rossa (RR) e Pianta bianca (rr) F1: Pianta
rosa (RrRr) F2: ¼ bianco, ½ rosa, ¼ rosso, ½ rosa, ¼ bianco.

2. Poliallelia: Nell individuo esistono più di due alleli di un determinato gene (alleli multipli). Aumentano il
numero dei possibili fenotipi. Es. Nei conigli il colore del pelo è determinato da un gene con quattro alleli.
Codominanza: Si manifestano entrambi gli effetti fenotipici di due alleli diversi presenti nel genotipo
eterozigote.

Gruppi sanguigni, Sistema ABO


Nel siero (sangue privo di ©), sono presenti anticorpi (proteine) che riescono a interagire con cellule non-self
(estranee all organismo) grazie a legame con antigeni (proteine su © non-self)
La compatibilità viene determinata da 3 tipi di alleli di uno stesso locus (I A, IB, I0) che, in base a come
interagiscono, determinano 4 diversi fenotipi (gruppi sanguigni): A, B, 0, AB.
Essendo A e B dominanti su 0, se abbiamo genotipo I AI0 o IBI0 il fenotipo sarà il gruppo sanguigno A o B. Ma
se il fenotipo è AB il suo genotipo sarà IAIB, quindi entrambi gli alleli saranno espressi.

A Dominante su 0 Antigeni anti-B Genotipo: AA (om) Dona a: A e AB Riceve da: A e


o A0 (et) 0
B Dominante su 0 Antigeni anti-A Genotipo: BB (om) Dona a: B e AB Riceva da: B e
o B0 (et) 0
AB Codominanti Antigeni anti-A Genotipo: AB (et) Dona a: AB Riceve da:
e anti-B Tutti
0 Recessivo NO anticorpi Genotipo: 00 (om) Donda a: Tutti Riceve da: 00

Sistema RH(autosomica dominante)


Oltre al sistema ABO, per classificare i gruppi sanguigni abbiamo anche il sistema RH. Questo suddivide i
gruppi sanguigni in RH+ e RH-, a seconda del fatto che sulla membrana dei globuli rossi ci sia l antigene RH+
o RH-. Questo gruppo sanguigno è determinato da due alleli dello stesso gene: D (dominante) che determina la
sintesi dell antigene e d (recessivo) che determina la NON sintesi. (D: RH+ / d:RH-)
L Rh sono di particolare importanza nella gravidanza, perché possono dare origine a eritroblastosi fetale.

Rh+ Genotipo: DD (omoz) o Dd (eterozig)


Rh- Genotipo: dd

3. Alleli con effetti fenotipici multipli (pleiotropia): Un allele può possedere più di un effetto fenotipico e in
questo caso viene definito pleiotropico. Gli effetti dovuti all azione di una stessa proteina codificata da uno
stesso allele. In questi casi una sola mutazione presenta effetti fenotipici su più organi. Es. Albinismo
Pleiotropia: Un gene influenza più fenotipi.
Epistasi: Un gene epistatico influenza un altro
gene (ipostatico).

59
INTERAZIONE TRA GENI
1. Geni multipli (poligenia): Nei caratteri semplici le differenze osservate vengono definite
qualitative, o discrete. Nei caratteri complessi, invece, il fenotipo varia in maniera continua e
per questoil carattere è definito quantitativo. Questi caratteri sono codificati da più geni NON
diversi, ma ciascuno di questi può avere un allele additivo o non additivo. La somma degli
alleli additivi determinerà l intensità di quell espressione fenotipica.

2. Geni associati (ricombinazione e crossing-over): Il complesso dei loci genici su un dato


cromosoma è detto gruppo di concatenazione, il suo numero equivale a quello di coppie di
cromosomi omologhi. In generale, i geni possono ricombinarsi durante il crossing-over ma
quando avviene tra due geni concatenati, non tutta la progenie manifesta uno dei fenotipi
parentali. Si andranno a creare di individui ricombinanti con frequenze definite frequenze di
ricombinazione: più elevata sarà la distanza tra i due loci, più alte saranno le frequenze di
ricombinazione (poiché con la distanza aumenta la probabilità di crossing-over).
L asseto originale si chiama parentale quello nuovo ricombinante.
Si calcola: Eterozigote (Aa) X Omozigote recessivo (aa)
La differenza tra carattere poligenico e
multifattoriale
solo è determinato da più geni, ma
anche dagli effetti ambientali.

Malattie ereditarie o genetiche:Sono malattie dovute a mutazione di un singolo gene (quindi


basate su mutazioni cromosomiche o genomiche). Possono essere ereditate attraverso eredità di
carattere autosomica recessiva o autosomica dominante. Possono manifestarsi dalla nascita o in vita
adulto.

DETERMINAZIONE CROMOSOMICA DEL SESSO


- In molti animali il sesso è determinato da differenze cromosomiche a livello degli eterocromosomi (cromosomi
sessuali): i maschi producono gameti (gli spermatozoi possono avere 22 crosomomi + X o Y), Xe Y (i geni su Y
sono simili ma non identici a quelli su X), le donne solo X (XX). La determinazione del sesso non segue le leggi
di Mendel, viene stabilito dalcromosoma sessuale Y.
- Un altra maniera per determinare il sesso è anche il rapporto tra cromosoma X e autosomi, quindi la presenza
di questo per un determinato assetto di autosomi.
Il sesso può anche dipendere da condizioni ambientali interne ed esterne (T°).
La probabilità che nasca maschio o femmina è sempre di ½ a prescindere da quanti figli sono nati prima

EREDITA LEGATA AL CROMOSOMA SESSUALE Y


Le malattie legate al cromosoma Y sono trasmesse solo dapadre in figlio maschio: trasmissione oloandrica.

60
EREDITA LEGATA AL CROMOSOMA SESSUALE X (X-linked)
I geni situati sui cromosomi sessuali non seguono gli schemi mendeliani, e sono detti caratteri legati al sesso (caratteri
regolati da loci presenti su eterocromosomi). È dovuta a geni che si trovano sul cromosoma X.
Nel maschio emizigote (1 X) ci sono solo genotipi XAY e XaY. Nella femmina 3 genotipi possibili:
- omozigote dominante (XAXA)
- omozigote recessivo (XaXa)
- eterozigote (XAXa)
Per questo il maschio presente fenotipicamente l unico allele presente sul cromosoma X, che sia dominante o
recessivo. Dunque il carattere legato al sesso si presenta più nei maschi.

Eredità dominante legata a X


- La trasmissione della malattia avviene dal padre alle figlie femmine e NON ai figli maschi (perché loro il
cromosoma X lo prendono solo dalla madre)
- Se la trasmissione avviene dalla madre, c è uguale probabilità per maschi e femmine.
- Si manifestano in tutte le generazioni
- Gli individui portatori spesso non sono capaci di sopravvivere neanche in eterozigosi

Eredità recessiva legata a X


- Compaiono più facilmente nei maschi (perché emizigoti, contengono una sola copia del cromosoma X)
- I maschi trasmettono solo alle figlie femmine (poiché i figli maschi il cromosoma X lo prendono dalla madre)
- Il fenotipo può saltare una generazione.
- La malattia dal nonno maschio al nipote maschio avviene attraverso figlie gemmine (tramissione diaginica): le
femmine che ricevono X sono dunque portatrici eterozigoti
- La donna potrà essere malata solo se riceve l allele mutato da entrambi i genitori.

EREDITA MATERNA (o citoplasmatica o mitocondriale)


Il nucleo non è l unico organulo a contenere materiale genetico: anche i mitocondri o i cloroplasti ne posseggono
discrete quantità. Nel mitocondrio ci sono copie di DNA a 37 geni e non ci sono introni. Nel cloroplasto, invece, il
genoma è circa 5 volte più grande.Questa eredità differisce da quella nucleare perché:
- Il DNA viene fornito alla prole solo attraverso la madre: nel caso del mitocondrio questo perché il gamete
maschile ha un solo mitocondrio situato sul colletto che, dopo la reazione acrosomiale, rimane fuori dalla
cellula uovo.
- I geni degli organuli tendono a mutare con più frequenza.
Un esempio di malattie ad eredità materna sono le malattie legate alla sintesi di enzimi legati alla catena di trasporto di
elettroni.

Maschio emizigote: Non può


essere eterozigote perché ha
sempre solo 1 X.

61
BIOTECNOLOGIE
L insieme di tutte le morfologie cromosomiche, prende il nome di cariotipo, o mappa cromosomica.
I cromosomi differiscono tra loro per forma e dimensione. In base al centromero, avremo:
- Cromosoma metacentrico: centromero al centro del cromosoma, bracci di uguale lunghezza
- Cromosoma sub-metacentrico: un braccio del cromosoma è più lungo dell altro
- Acrocentrico: un braccio molto lungo e uno molto corto, si osserva su esso un rigonfiamento detto satellite.
- Telocentrico: centromero situato verso l estremità.

Il cromosoma è maggiormente identificabile (col microscopio ottico) durante la metafase poiché è il momento di maggior condensazione. Per
visualizzarla si utilizza una tecnica, chiamata bandeggio, che colora i cromosomi determinando bande chiare e scure: ciò permette anche di studiarne
le anomalie e le mutazioni.
Per analizzare un cromosoma, invece, occorre qualsiasi cellula somatica (tranne i globuli rossi) che viene stimolata in vitro e crescere e dividersi, per
bloccarla poi nella metafase. Viene poi immersa in una soluzione ipotonica che la fa rigonfiare e rende i cromosomi ben visibili.

Le biotecnologie sono quelle tecniche volte alla produzione di sostanze specifiche, basandosi sull utilizzo di organismi viventi e loro derivati.

TECNICA DEL DNA-RICOMBINANTE


La tecnologia del DNA ricombinante consente di:
- Identificare un gene
- Isolare e tagliare sequenze di DNA (geni): enzimi di restrizione tagliano il DNA Gli enzimi di restrizione sono prodotti dalle cellule
in frammenti di restrizione. batteriche e permettono di tagliare DNA in
corrispondenza di basi specifiche dette siti di
- Unire il gene ad un DNA vettore
restrizione (sequenze nucleotidiche con = sequenza
- Trasferire il tutto in una © ricevente
di basi sui due filamenti in direzioni opposte: es
Si crea dunque un DNA ricombinante che contiene sequenze che possono derivare da
GGATCC e CCTAGG). Ogni enzima riconosce un
organismi molto diversi, come batterio e uomo.
sito di restrizione specifico e taglia il DNA
producendo in entrambi i filamenti un estremità
Esistono alcuni specifici enzimi di restrizione, come Eco RI, che tagliano i due filamenti di
coesiva (o adesiva) tra loro complementari.
DNA in maniera sfalzata (in due punti diversi), lasciando delle estremità coesive che
possono unirsi (con legami H) ad estremità coesive di altri frammenti. Le estremità di
frammenti tagliati dallo stesso enzima sono dette complementari e possono essere unite da
Vettori: molecole che veicolano il DNA in cellule
DNA-ligasi.Avremo un DNA ricombinante
ospiti. I più comuni sono i plasmidi(molecole di
DNA circolare che si riproducono da sole nei
La tecnica del Dna ricombinante è utile per la ricerca (struttura, funzionamento e regolazione
batteri) o dal DNA dei batteriofagi. Se DNA e
di un gene e proteine), test genetici (ricerca di mutazioni), tipizzazione del DNA (accertamenti
vettore sono tagliati con uguale enzima di
sulla paternità), terapia genica somatica (introduzione di un gene sano nelle © di persone con
restrizione, essi si uniscono e formano un DNA
m.genetiche), produzione di organismi transgenici OGM (inserimento di un gene estraneo ,
ricombinante grazie alla DNA-ligasi, un enzima.
o transgene, in cellule germinali in una pianta o in un animale).

REAZIONE A CATENA DELLA POLIMERASI (PCR)


La PCR è una tecnica che consente di ampliare in modo selettivo una regione del genoma, quindi fare copie multiple di una sequenza di DNA. Tale
procedura avviene in termociclatore, un apparecchio che compie da sole cicli di PCR a temperature programmate.
Si basa su diversi cicli di amplificazione, ciascuna costituita dalle seguenti fasi:
- Denaturazione del DNA da amplificare (con calore, 90°)
- Primer (inneschi) si legano alle due estremità della zona da amplificare del DNA a singolo filamento
- Sintesi del DNA da parte della DNA-polimerasi termostabile (Taq-polimerasi): la quantità di DNA aumenta in modo esponenziale.

CLONAZIONE
Un clone è quindi un insieme di individui identici geneticamente.
La clonazione consente di ottenere copie di un gene in seguito alla trasfezione di DNA ricombinante in © ospiti.
- Frammenti DNA e plasmidi tagliati con enzimi di restrizione
- Frammenti mescolati e uniti tra loro con DNA-ligasi (si forma il gene estraneo, il transgene)
- Il transgene è inserito in un vettore che lo traina in una © ospite, dove all interno incontreranno repliconi per duplicarsi
- Si ottiene unalibreria di DNA, un insieme di © ricombinanti, ognuna contenente un po di genoma umano. Ci sono:
Librerie genomiche o genoteche: l insieme dei frammenti genomici in vettori, ciascuno quindi con copia del frammento
Librerie a DNA complementarecDNA: composte da mRNA convertito in un frammento di DNA con l'uso dell'enzima trascrittasi
inversa. Non rappresentano l'intero genoma ma solo quello effettivamente espresso.

MICROARRAY A DNA (o Biochip)


È una tecnologia utilizzata per studiare i frammenti di DNA. Utilizza supporti in plastica o vetro dove sono situati pozzetti, ciascuno con pochi
picogrammi (10-12g) di sonda di DNA a singola elica.
- Gli mRNA di un tessuto A e B vengono isolati
- Dagli mRNA viene prodotto cDNA
- I due cDNA vengono marcati con coloranti fluorescenti
- cDNA si ibrida con DNA bersaglio
- il materiale viene letto dalla luce fluorescente

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-

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ISTOLOGIA
Un tessuto è un insieme di cellule simili che insieme svolgono una determinata funzione e che hanno
in comune forma, dimensione e proteine al loro interno. Un insieme di tessuti forma un organo.
Diversi organi formano un apparato (elementi in comunicazione morfologica) o sistema (elementi
con stessa funzione ma non in contatto diretto).

Il raggruppamento di cellule in un tessuto è reso possibile da 2 processi a carico delle proteine della
membrana plasmatica:
1. Riconoscimento cellulare: una © lega si lega esclusivamente a tipi di © solo di un
determinato tipo
2. Adesione cellulare: per rafforzare legami tra ©

Giunzioni occludenti o strette: Impediscono movimento di sostanze nello spazio


intercellulare interposto tra due © e ostacolano la migrazione di fosfolipidi e proteine.
Dunque separano una regione apicale da una basale/laterale di una ©.
Desmosomi (di ancoraggio): Collegano in maniera forte © adiacenti, ma permettono
comunque movimento di materiale nello spazio intercellulare. Sulla faccia interna della
membrana plasmatica ciascun desmosoma ha una struttura detta placca, che è connessa a
fibre del citoplasma (fatte di cheratina). Dunque collegato citoplasmi di © adiacenti (mentre
gli emodesmosomi collegano membrane extra© di © adiacenti).
Giunzioni serrate o comunicanti: Consentono la comunicazione cellulare tra © adiacenti.
Sono costituiti da complessi proteici detti connessoni, che attraversano le membrane
plasmatiche di cellule adiacenti e lo spazio intercellulare tra esse, che sono fatti di proteine
dette connessine. Permettono passaggio di ioni e micro-molecole.
TESSUTO EPITELIALE
È formato da cellule accostate che svolgono funzioni di rivestimento, secrezione e recezione di
stimoli.
- È formato da cellule molto connesse tra loro grazie a desmosomi e giunzioni occludenti (tanto
che la sostanza intercellulare è quasi assente)
- Poggiano su una membrana basale di proteine e carboidrati
- Mantengono tutta la vita la capacità di duplicarsi
- Non sono vascolarizzati, dunque vengono nutriti per diffusione dai tessuti sottostanti
- Le © del tessuto epiteliale derivano da tutti e 3 i foglietti embrionali

Epitelio di rivestimento
rivestimento, di protezione e facilitano assorbimento di composti chimici.
da cellule molto tra loro affiancate che formano 2 lamine (una verso l esterno e l altra
verso l interno) che poggiano su una membrana basale, legata a sua volta al tessuto connettivo.
L insieme di epitelio, membrana e prende il nome di: cute (se si trova nel rivestimento esterno),
mucosa (se nella superficie interna di una cavità), sierosa (se in una cavità comunicante con
l esterno, come l ano)
forma di questo epitelio può variare: appiattito (pavimentoso o squamoso), cubico e cilindrico.

essere monostratificato (solo uno strato di cellule es. mucose/sierose) e pluristratificato


(due o più strati di cellule es. epidermide): gli strati superficiali sono costituiti da cellule morte che
squamano continuamente lasciando posto a cellule degli strati sottostanti., dunque solo le cellule a
contatto con la membrana basale sono effettivamente attive.
Esiste anche l epitelio pseudostratificato: un epitelio di transizione composto da un unico strato di
© che poggiano sulla stessa membrana basale ma non hanno stessa forma e altezza, è spesso cigliato.
epitelio di transizione: costituisce il rivestimento interno della vescica e delle vie
urinarie, ed è selettivamente permeabile, così da impedire il riassorbimento dell'urina.
ciglia, utili alla rimozione di materiale estraneo (epiteli cigliati), o un orletto a
spazzola, una struttura costituita da estroflessioni di membrana (i microvilli) importanti per
aumentare la superficie di assorbimento.
Esempi anatomici:
epidermide è un epitelio pluristratificato (è
coneificata: faringe, vagina e retto però NO)
guigni e la cavità cardiaca hanno
come epitelio di rivestimento l endotelio, che è
un pavimentoso monostratificato
olo e glomerulo hanno epiteli
monostratificati

cubico

Epitelio ghiandolare
Gli epiteli ghiandolari sono costituiti da cellule con carattere secernente, dunque adibite alla
secrezione.
Le ghiandole sono strutture cave la cui superficie interna è caratterizzata da un epitelio ghiandolare
secernente. Dunque, queste producono prodotti, portati all esterno da condotti escretori.
Esistono anche delle cellule nervose adibite alla secrezione.

Si dividono in:
- Ghiandole esocrine: riversano il proprio prodotto all esterno o in dotti escretori. Possono
essere unicellulari (producono muco) e pluricellulari (situate fuori dall epitelio ma in
comunicazione con esso attraverso il condotto escretore).
- Ghiandole endocrine: Immettono il proprio prodotto (ormoni), nel liquido interstiziale o nel
sangue. Anch esse possono essere unicellulari e pluricellulari (che a loro volta sono isolate o
all interno di organi non ghiandolari).
Epitelio sensoriale
L'epitelio sensoriale è costituito da cellule disperse negli epiteli di rivestimento, che hanno la
funzione di ricevere e trasmettere stimoli esterni alle cellule del tessuto nervoso (es. papille
gustative, © acustiche dell'orecchio, etc).
Va ricordato che le © dell epitelio sensoriale non sono cellule nervose perché non hanno l'assone ma
tuttavia sono avvolte da espansioni terminali di fibre nervose dei neuroni sensitivi, il cui corpo
cellulare ha sede nei gangli cerebro-spinali.

Dunque, diversamente vanno considerate le © olfattive e le © dei coni/bastoncelli della retina, che
infatti si possono classificare come neuroepiteli in quanto costituiti da neuroni e non da cellule
epiteliali.

Epiteli particolarmente differenziati


L'epitelio particolarmente differenziato comprende formazioni di tessuto che hanno subito
modificazioni particolari finalizzate a funzioni altamente specifiche, per esempio:
- Unghia
- Pelo
- Cristallino
- Dente
TESSUTO CONNETTIVO
Il tessuto connettivo è costituito da cellule di forma irregolare disperse in una matrice extracellulare

Le © sono separate.
sostegno, protezione e interviene nei processi di ricambio e nutrizione
cellulare.
mesenchima.

Tessuto connettivo propriamente detto


Le cellule sono i fibroblasti.
Le © sono immerse in una soluzione di mucopolisaccaridi e proteine.

1. Connettivo LASSO
organismo
Funge da riempitivo tra le varie parti del corpo e da riserva di sali e fluidi.

cute e mucose a strutture sottostanti


È un tessuto semifluido: presenta fibre (soprattutto collagene), che si diramano in tutte le
direzioni e formano una rete, immerse in una soluzione di mucopolisaccaridi (soprattutto acido
ialuronico e condroitinsolfato), il cui eccessivo rigonfiamento prende il nome di edema.

2. Connettivo DENSO o COMPATTO


Caratterizzato da una sostanza fondamentale ricca di fibre di collagene raggruppate in fasci che
possono essere orientati in tutte le direzioni (es. derma) o in una direzione (tendini, legamenti,
etc.)

3. Connettivo ELASTICO
Formato da fibre di elastina elastiche e disposte in fasce.
È presente nelle strutture che necessitano un espansione ed un ritorno alla forma iniziale
(polmoni, arterie, corde vocali, etc.)

4. Connettivo RETICOLARE
Formato da fibre reticolari, corte e ramificate, formate principalmente da collagene e
glicoproteine. Forma la struttura di supporto di molti organi quali fegato, milza, midollo osseo
etc.
Tessuto connettivo specializzato
TESSUTO ADIPOSO
Le cellule che lo costituiscono sono chiamate adipociti, dove ci sono numerosi grassi (trigliceridi),
che derivano da:
- Alimenti
- Trasformazione di altri composti
- Formazione ex-novo: gli adipociti stessi formano ex novo trigliceridi.

I trigliceridi viaggiano nel sangue sottoforma di lipoproteine chiamate chilomicroni.


Nell adipocita, è l enzima lipoproteina-lipasi che idrolizza i trigliceridi in acidi grassi e glicerolo, per
risintetizzare trigliceridi e permettendo loro di entrare nell adipocita.
La mobilizzazione dei grassi è invece sotto il controllo dell enzima lipasi-ormone-dipendente
(attivata da ormoni tiroidei, adrenalida e glucagone): arrivano ai tessuti legandosi all albumina nel
sangue.

Le sue funzioni sono:


protezione e sostegno: si trova sotto la pelle e attorno a vari organi sotto la cute (formando il
pannicolo adiposo), dietro il peritoneo, nel midollo etc.
deposito di grassi come risorsa energetica
isolamento termico: grazie alla bassa conducibilità elettrica del grasso
riserva energetica:grazie ai trigliceridi, che liberano una grande quantità di energia

Può essere:
Tessuto adiposo BRUNO: Hanno un nucleo centrale e intorno gocce
di grasso (trigliceridi) piccole.
Le cellule hanno una colorazione bruna perché il loro citoplasma è
ricco di mitocondri, importanti per la produzione di calore: i
mitocondri (non avendo enzima per sintesi ATP) sfruttano l energia
del trasporto di elettroni, trasformandola in calore.

Tessuto adiposo BIANCO: Gli adipociti sono molto grossi e rotondi


e contengono una sola goccia di grasso che spinge in periferia il
nucleo. Le cellule di tale tessuto sono riunite in gruppetti chiamati
lobuli di grasso.
TESSUTO CARTILAGINEO
Le cellule sono i condrociti che producono una sostanza formata da collagene, glicoproteine e
proteoglicani (dunque secernono loro la loro matrice). I condrociti possono trovarsi raggruppati in
gruppi isogeni.
È dotato di molta resistenza alla pressione/trazione e di molta elasticità
Forma le cartilagini, rivestite da un involucro di connettivo compatto chiamato pericondrio. Esse si
accrescono per:
- moltiplicazione dei condrociti
- aumento della sostanza (accrescimento interstiziale)
- trasformazione di fibroblasti in condrociti, con produzione di nuova sostanza (accrescimento
per apposizione)

Cartilagine IALINA: Sostanza fondamentale omogenea grazie all equilibrio tra collagene e
glicoproteine. È la più abbondante e si trova nello scheletro del feto, nelle cartilagini nasali,
tracheali etc. e nel rivestimento delle ossa (cartilagini articolari).
Cartilagine ELASTICA: Abbondanti fibre distribuite in fasce che permettono elasticità
(orecchio, epiglottide, etc)
Cartilagine FIBROSA: Ricca di collagene, si trova tra i dischi intervertebrali, nel menisco
del ginocchio etc.

TESSUTO OSSEO
È caratterizzato da rigidità e durezza, grazie alla presenza di sali di fosfato di calcio Ca3(PO4)2
(idrossiapatite) e di carbonato di calcio, fosfato di magnesio e floruro di calcio (in minor quantità).
Svolge la funzione di sostengo (intervenendo sul movimento) e di riserva di calcio e fosforo.
Ciascun osso è avvolto da un connettivo compatto chiamato (periostio) mentre i canali midollari da
una lamina (endostio).
Il tessuto osseo è costituito da lamelle ossee, sulle quali ci sono piccole lacune ossee dove si posano
le cellule.
Le cellule facenti parte del tessuto osseo sono:
- Osteoclasti: Sono grosse cellule dotate di molti nuclei, deputate alla
demolizione del vecchio tessuto osseo e al riassorbimento dell osso (riversa
Ca2+ nel sangue). Si trovano nelle lacune di Howship, da loro stesse create
grazie alla loro azione erosiva. La loro attività è sotto il controllo ormonale: il
paratormone(paratiroidi)stimola la formazione di queste © attraverso
l aumento della concentrazione di calcio nel sangue, e la calcitonina che
viceversa rallenta la formazione di tali ©.
- Osteobasti: Elaborano la sostanza fondamentale (matrice) e rimangono
intrappolati nel tessuto (nei canali scavati dagli osteoclasti), fino a trasformarsi
in osteociti alla formazione di un nuovo tessuto.
- Osteociti: Derivano dalla specializzazione degli osteoblasti. Hanno la forma di
un nocciolo dal quale partono ramificazioni. Il corpo della cellula si trova in
cavità, dette lacune ossee, dove partono sottili canali, detti canalicoli ossei, che hanno
prolungamenti che collegano lacune ossee adiacenti. Sono meccanocettori e riparano micro-
dannegiamenti di lacune.

Le ossa sono dunque sempre rimodellate dagli osteoblasti, che depositano calcio nelle ossa, e dagli
osteoclasti, che riassorbono l osso e si trovano nelle lacune di Howship, da loro stesse create grazie
alla loro azione erosiva.

Tessuto osseo SPUGNOSO


Nel TOS le lamelle ossee si sovrappongono, formando delle trabecole (sottili colonne con funzione
di sostegno) che sono intrecciate e formano una rete che delimita cavità midollari o areole, occupate
dal midollo osseo, vasi sanguigni e nervi. L orientamento di tali trabecole segue le sollecitazioni
meccaniche alle quali l osso è sottoposto.
In generale si trova nelle estremità delle ossa lunghe, tra le due parti delle ossa compatte e all interno
elle ossa brevi.
Tessuto osseo COMPATTO
Nel TOM le lamelle ossee si organizzano formando dei sistemi:
Sistemi fondamentali: lamelle parallele alla superficie ossea
Osteoni (sistemi di Havers): il tessuto è percorso da sottili canali longitudinali (canali di
Havers) attorno ai quali sono disposte le lamelle (che contengono osteociti). Al centro di
ognuno di essi alloggiano vasi sanguigni e nervi. Sono inoltre, separati gli uni dagli altri
grazie a linee cementanti, che delimitano le unità.

Nell osso compatto sono presenti anche canali di Volkmann che decorrono
perpendicolarmente ai canali di Havers e permettono connessioni tra i vasi sanguigni.
Differiscono da canali di Havers per la direzione e per non essere circondati da lamelle
concentriche. Servono per evitare la necrosi del tessuto nel caso in cui ci fosse un vaso
bloccato.

Costituisce il corpo delle ossa lunghe (che contiene il canale midollare), i tavolati (superfici) delle
ossa piatte e lo strato superficiale delle ossa brevi.

Ossificazione e rimodellamento osseo


Insieme dei processi che portano alla formazione dell osso.
Durante la vita embrionale lo scheletro è formato da cartilagine: si distingue l ossificazione
pericondrale (alla periferia dell abbozzo osseo) e l ossificazione encondrale (all interno della
cartilagine). Entrambe avvengono ad opera degli osteoblasti.
L accrescimento continua anche dopo la nascita: le epifisi cominciano la loro ossificazione
encondrale sostituendo alla fine completamente la cartilagine. Tuttavia, tra epifisi e diafisi
rimane una zona di cartilagine, detta cartilagine di coniugazione, che al momento
dell ossificazione permette l allungamento dell osso.
Anche dopo la crescita l osso va incontro ad un rimodellamento caratterizzato da erosione ad
opera degli osteoclasti. Tale processo è caratterizzato da fattori meccanici (trazione,
compressione), dall orientamento delle lamelle ossee e da fattori ormonali:
l omone paratiroideo: riassorbimento osseo
calcitonina, prodotta nella tiroide: perdita di sali nell osso, con conseguente
osteoporosi
l ormone della crescita: stimola l accrescimento scheletrico
tiroxina: maturazione dello scheletro
ormoni sessuali: accelerazione dello scheletro
SANGUE
Tra i tessuti connettivi, è l unico con una matrice extracellulare liquida: per cui si parla di tessuto
connettivo liquido.
Costituisce l 8% del peso corporeo, con un volume di circa 5-6L nell uomo adulto.
Il sangue ha molte funzioni: trasporta ossigeno e sostante nutritive rimuove rifiuti del
metabolismo e mantiene il calore di quest ultimo mantiene pH e equilibrio idrico difesa.
È costituito principalmente da plasma (matrice fluida) e dalla parte corpuscolata (cellule o
frammenti di ©). La % di plasma è di circa 54-58%, la % di parte corpuscolata si chiama ematocrito.
Il pH del sangue è attorno a 7,4. Questo valore si mantiene grazie all azione tamponante delle
proteine del sangue, dei fosfati e della CO2.

PLASMA
È una complessa soluzione acquosa che può variare a causa di meccanismi omeostatici. La soluzione
è composta da sali (sotto forma di ioni potassio, calcio, magnesio etc), da piccoli composti organici
(glucosio, urea, etc) e proteine, ossia:

- Fibrinogeno: Viene prodotto dal fegato. È coinvolto nei meccanismi di coagulazione del
sangue (ciò che rimane del sangue dopo la coagulazione si chiama siero, che è quindi un
plasma privo di fibrinogeno).
- Alfa-globuline: Comprendono ormoni proteici deputati al trasporto di ormoni insolubili nel
sangue, le lipoproteine ad alta densità HDL (che trasportano grassi e colesterolo tra tessuti)
- Beta-globuline: Comprendono altre lipoproteine coinvolte nel trasporto di grassi, colesterolo
e vitamine.
- Gamma-globuline (o immuno-globuline): Sono gli anticorpi, dunque prodotti dai linfociti B
del st. immunitario, capaci di riconoscere sostanze estranee e renderle aggredibili dalle cellule
di difesa dell organismo.
- Albumina: È una proteina a basso peso molecolare coinvolta nel trasporto di acidi grassi
liberi e nella regolazione della pressione osmotica del sangue. Questa infatti deve rimanere
costante, perché è coinvolta nei processi di osmosi,ad un valore pari a quella del cloruro di
sodio allo 0.85% (soluzione fisiologica). È la più presente.
PARTE CORPUSCOLATA
Costituita da cellule del sangue (eritrociti e leucociti) e piastrine.

GLOBULI ROSSI ERITROCITI - EMAZIE


Sono gli elementi più presenti nel sangue.
Sono anucleati (privi di nucleo), solo nei mammiferi.
Hanno forma a lente biconcava e sono molto flessibili: questo permette un ampia superficie
per gli scambi gassosi e la capacità di muoversi anche tra i capillari più stretti.
Hanno una vita di circa 120 giorni
Permettono la classificazione dei gruppi sanguigni (AB0, MN).
Anemia: mancanza/diminuzione di emoglobina e di globuli rossi

Sono specializzati nel trasporto dell ossigeno O2. Essi infatti nel citoplasma contengono
prevalentemente emoglobina, una proteina capace di legarsi reversibilmente all ossigeno a
livello dei polmoni, per poi rilasciarlo nei tessuti (grazie all altra concentrazione di CO2 nei
tessuti, il pH è più basso e ciò permette il rilascio di O2 nei tessuti: non c è ossidazione
dell emoglobina). Tale capacità è dovuta alla presenza di un gruppo EME legato alla
proteina, contenente ferro.
(1 emoglobina: 4 gruppi eme (4 Fe) che legano 4 atomi di ossigeno)
Gli eritrociti possono anche contribuire al trasporto di CO2 dai tessuti ai polmoni. Può
legarsi al gruppo eme oppure può essere trasportata sottoforma di ione bicarbonato.

Quando invecchiano vengono fagocitati da macrofagi e a livello di milza e fegato il gruppo


eme viene separato dalla proteina dando origine a pigmenti biliari, escreti attraverso la bile.
GLOBULI BIANCHI - LEUCOCITI
Possiedono un nucleo
Sono incolori
Sono più grandi e meno numerosi degli
eritrociti
Si muovono con movimento ameboide

1. Granulociti
Presenza nel citoplasma di grossi granuli, visibili a microscopio ottico dopo
colorazione.
Neutrofili: hanno affinità per coloranti neutri e si occupano della fagocitosi di
corpi estranei. Vengono attratti da questi attraverso fenomeni di chemio-stasi e
grazie ai loro movimenti escono dal sangue e raggiungono i tessuti. Vivono 3-
4 giorni e poi formano il pus, costituito da granulociti morti.
Eosinofili: hanno affinità per coloranti acidi. Intervengono nelle reazioni
allergiche.
Basofili: hanno affinità per coloranti basici. Intervengono nelle reazioni
immunologiche mediate da IgE. Contengono instamina e eparina.

2. Monociti
Sono i più grandi e posseggono un grosso nucleo a forma di ferro di cavallo . Vivono
nel sangue 24 ore e poi si trasformano in macrofagi una volta arrivati nei tessuti.
Questi hanno capacità fagocitaria maggiore dei granulociti ma impiegano più tempo a
raggiungere il sito di infezione.

3. Linfociti
Sono piccoli e presentano un nucleo molto grande. Si trovano nel sangue circolante e
si distinguono in:
Linfociti B: si differenziano in plasmacellule le quali poi produrranno
anticorpi necessari per la distruggere batteri e inattivare tossine.
Linfociti T: coinvolti nella risposta immunitari, attaccano virus, funghi, ©
estranee e batteri.
Cellule natural-killer: aggrediscono agenti infettivi e tumorali.

PIASTRINE
Frammenti di citoplasma privi di nucleo.
Hanno forma discoidale e un diametro di 1-3 mm
Derivano dalla frammentazione di cellule polinucleate presenti nel midollo osseo, chiamate
megacariociti.
Sopravvivono per 9 giorni e poi vengono fagocitati da microfagi a livello di milza, fegato,
polmoni e midollo osseo.
Sono importanti per la coagulazione del sangue (fasi iniziali)
Sono presenti solo nel sangue dei mammiferi(gli altri vertebrati hanno cellule nucleate dette
trombici con = funzione).
Emopoiesi
Processo attraverso il quale si formano le cellule del sangue.

- Inizia nella seconda settimana di fecondazione: si formano gli eritrociti primitivi, che contengono
un tipo di emoglobina fetale, ossia caratterizzata da un affinità per l ossigeno più alta.
- Dal 5 mese di vita, l emopoiesi si ferma e inizia l emopoiesi a livello del midollo osseo, che
continua tutta la vita.
- Durante la vita ci sono differenti stadi di maturazione che daranno vita agli elementi
mieloidi(globuli rossi, granulociti e piatrine) o agli elementi linfoidi (linfociti). Proliferazione di
questi elementi: leucemia.

Per quanto riguarda i globuli rossi: derivano dal differenziamento di cellule staminali eritropoietiche
nel midollo osseo. Si formano così eritroblasto, dove all interno vengono sintetizzate grandi quantità di
emoglobina.
Quando arrivano allo stadio di eritrociti, lasciano il midollo immettendosi nel circolo sanguigno, grazie
alla stimolazione dell ormone eritropoietina, rilasciato da © renali in caso di insufficienza di O2
(ipossia) o assenza (anossia).
Coagulazione del sangue
L organismo possiede meccanismi che bloccano la fuoriuscita di sangue in caso di emorragia: emostasi.
Quando un vaso sanguigno viene leso, la sua parete si contrare e riduce il flusso sanguigno.
Le piastrine aderiscono alle fibre dell endotelio e liberano sostanze che attirano altre piastrine
Si forma il coagulo temporaneo: un tappo che chiude la lesione temporaneamente
Il coagulo temporaneo diventerà coagulo permanente grazie ad enzimi chiamati fattori della
coagulazione.
- La lesione attiva a cascata vari enzimi fino a produrre protrombina (la sintesi richiede
vitamina K)
- La protrombina in presenza di ioni calcio si trasforma in trombina
- La trombina trasforma il fibrinogeno in fibrina.
- La fibrina polimerizza una rete, detta trombo, che intrappola globuli rossi e piastrine
- Si forma il coagulo permanente che arresta la fuoriuscita di sangue.
Il sangue che rimane dopo la coagulazione, che quindi non contiene più fibrinogeno, è detta siero.

In condizioni patologiche il sangue può coagulare all interno dei vasi, causando un aggregazione di
piastrine che blocca il flusso del sangue: si parla di trombosi.
- ischemia, non c è un apporto di sangue all organo.
- ipossia, non c è apporto di ossigeno e nutrienti all organo.
- infarto, il vaso viene completamente invaso e le cellule muoiono.
TESSUTO MUSCOLARE
Il tessuto muscolare è deputato al movimento
Le sue caratteristiche fondamentali sono la contrattilità e l eccitabilità.
Le cellule che lo costituiscono sono le fibre muscolari,con forma allungata e capaci di contrarsi e
accorciarsi.
Il tessuto muscolare può essere: volontario (t. striato) e involontario (t. liscio e cuore)

Il muscolo è rivestito da 3 involucri connettivali vascolarizzati e innervati:


- Epimisio: il più esterno, avvolge tutto il muscolo
- Perimisio: centrale, avvolge un fascio di fibre del muscolo
- Endomisio: interno, avvolge la singola fibra muscolare.

Le fibre di collagene dei diversi involucri si fondono a livello dell estremità del muscolo, formando il
tendine o aponeurosi (mani e piedi).

Tessuto muscolare striato scheletrico


Costituisce i muscoli scheletrici (quelli sotto controllo del SN) ed è dunque responsabile del
movimento volontario.
È detto striato a causa dell aspetto a bande che si vede al microscopio ottico
È costituito da fibre muscolari: bianche (contrazione veloce: ricche di glicogeno e usano glicolisi
per formare ATP) e rosse (contrazione lenta: ricche di mioglobina, che rilascia ossigeno per
compiere la respirazione cellulare e dunque produrre ATP).
Il tessuto muscolare è costituito da fasci di fibre muscolari. Ogni fibrocellula presenta molti nuclei
(grazie alla fusione di cellule progenitrici detti mioblasti) e per questo è chiamata anche sincizio
polinucleato.
La sua membrana si chiama sarcolemma e presenta estensioni all interno della cellula, che
costruiscono i tubuli T.
Il suo citoplasma si chiama sarcoplasma e il suo reticolo reticolo sarcoplasmatico.

Ogni fibra muscolare è una cellula multinucleata che contiene


numerosi filamenti chiamati miofibrille, ciascuna formata da fasci di
filamenti chiamati mio-filamenti, i quali possono essere:
- Spessi: se costituiti di miosina Ogni molecola di miosina
presenta una testa globulare e una coda. Da ogni testa
sporgono delle protuberanze (i ponti trasversali) che si
spingono verso i filamenti sottili di actina e permettono il
legame M-A.
- Sottili:se costituiti d actina a di actina ha una
forma globulare (G-actina) e si dispone nei filamenti sottili
come 2 fili di perle avvolti a elica (F-actina). Ogni 7 molecole
di G-actina vi è una proteina globulare, la troponina. Quando
le fibre sono a riposo, il sito di attacco sulle teste della
miosina è nascosto da una proteina filamentosa che è la
tropomiosina, che copre 7 molecole di G-actina.

I filamenti di actina e miosina sono organizzati in unità ripetute detto sarcomeri, che generano la
striatura e sono le unità di contrazione. Ogni sarcomero presenta:
- Bande Z: si trovano alle estremità dx e sx, si legano a
filamenti di actina
- Bande I:adiacenti alle Z, presentano solo filamenti
d actina
- Banda A:presenta filamenti di actina e miosina
- Banda H:zona più chiara nel centro della banda A,
costituita solo da miosina
- Banda M:al centro (ma trasversale) della banda H, e
formata da proteine che sorreggono i filamenti spessi
Meccanismi della contrazione
La contrazione avviene per scorrimento dei filamenti di actina sui filamenti di miosina (verso il
centro del sarcomero). Il legame è assicurato dai ponti trasversali (teste della miosina), che forzano
sul filamento d actina.
Il movimento di tali teste avviene solo in presenza di ATP, che si lega ai ponti, si idrolizza in ADP e
libera energia. Inoltre, avviene su particolari siti attivi delle molecole di actina.

Quando il muscolo è a riposo, le teste sono combinate con ADP ma non interagiscono con l actina
perché i siti attivi di quest ultima sono coperti dalla tropomiosina, una proteina che regola tali
processi e che è anch essa controllata dalla troponina, che si lega a tale proteina e al filamento di
actina.
Affinché avvenga la contrazione, occorre spostare la tropomiosina, mostrando così i siti attivi:
causando, quindi, un cambiamento di conformazione della troponina.

Il segnale che fa scattare tale meccanismo è un impulso nervoso che viene trasmesso dalle
diramazione dei motoneuroni (nervi motori che si trovano nel midollo spinale), chiamate fibre
nervose motrici.
Le fibre motrici arrivano al muscolo, si diramano e si legano alle fibre muscolari: l unità fibra
muscolare/motoneurone forma l unità motoria, ogiunzione neuromuscolare, o placca motrice.
Questa presenta un rigonfiamento (bottone sinaptico) e una fessura sinaptica.
Quando arriva l impulso nervoso, la terminazione nervosa riversa acetilcolina (neurotrasmettitore)
attraverso la fessura sinaptica, che interagisce con un recettore posto sulla fibra muscolare (recettore
dell acetilcolina), creando un canale che permette il passaggio di ioni sodio attraverso la membrana.
L entrata di ioni sodio causa la variazione di potenziale di membrana, generando anche un potenziale
d azione, che si diffonde lungo la membrana e i tubuli T, causando il rilascio di ioni Ca2+ da parte del
reticolo sarcoplasmatico.
Quando cessa l impulso nervoso, l enzima acetilcolinesterasi distrugge l acetilcolina e libera
recettori che ripristinano l impermeabilità della membrana.

- L impulso nervoso fa in modo che il reticolo sarcoplasma. rilasci ioni Ca2+


- Gli ioni Ca2+ si legano alla troponina, e fanno in modo che essa cambi conformazione
- Questo fa in modo che la tropomiosina, legata alla troponina, venga spostata dal sito di attacco
dell actina, pronti ora a legarsi con la miosina
- La teste della miosina si legano all actina
- Il legame libera gruppi fosfato: questo fa in modo che la miosina cambi conformazione e si generi
forza contrattile
- Le teste della miosina agganciano l actina, liberano ADP e gruppo fosfato e si piegano a 45°
verso la posizione centrale del filamento spesso (trascinando il filamento sottile verso il centro
del sarcomero)
- L ADP viene rilasciato e l ATP si lega alla miosina e ne causa il distacco dall actina
- L ATP viene idrolizzato e la testa della misiona torna alla sua conformazione distesa. ADP e
fosfato rimangono legati alla misiona
- Con riassorbimento di Ca2+ il muscolo si rilassa.

Tale processo continua finché c è disponibilità di ATP, quando finisce, le teste rimangono agganciate
e i filamenti non possono più muoversi.
Tessuto muscolare liscio
Il tessuto muscolare liscio costituisce la tonaca mucosa della parete degli organi cavi dell apparato
digerente, urinario e genitale. È inoltre presente nella parete dei vasi sanguigni e dei dotti escretori di
alcune ghiandole.
È un tessuto privo di striatura
Contiene un sistema contrattile, sotto controllo del sistema nervoso autonomo (involontario).

Nel muscolo liscio, le fibre muscolari sono


allungate e posseggono un singolo nucleo centrale.
Sono molto più piccole rispetto alle fibre del
muscolo scheletrico
Il muscolo liscio contiene filamenti sia di actina
che di miosina ma in quantità differenti rispetto allo
scheletrico: la miosina è molto più scarsa
Non contiene il complesso delle troponine

Le fibre muscolari sono raggruppate in fasci, i quali possono essere isolati o organizzati in lamine
orientate nella stessa direzione. Distinguiamo dunque:
- Muscolo liscio multiunitario: costituito da fibre muscolari distinguibili e separate l'una dall'altra
da uno strato di glicoproteine e collagene. Ciascuna fibra è indipendente nella contrazione ed
innervata da una singola terminazione nervosa (es. muscoli erettori del pelo, il muscolo ciliare
dell'occhio, i muscoli dell'iride)
- Muscolo liscio unitario o sinciziale: costituito da fibre che si contraggono simultaneamente
grazie alla presenza sul sarcolemma di gap junctions, ossia delle strutture che mettono in
comunicazione elettrica le fibrocellule (giunzioni comunicanti). Tale contrazione può essere
indotta da stimoli nervosi del sistema nervoso autonomo, da stimoli ormonali o da necessità delle
fibrocellule stesse. Esempi: pareti del tratto gastrointestinale, i dotti biliari, gli ureteri, l'utero e in
molti vasi sanguigni.

La contrazione è più lenta di quella del muscolo scheletrico, ma più duratura. È ovviamente
involontaria. Può essere:
- RITMICA: caratterizzata da impulsi periodici (es. peristalsi)
- TONICA: caratterizzata da una contrazione parziale che si protrae per un tempo prolungato
Tessuto muscolare cardiaco
Tessuto che costituisce la parete del cuore (miocardio)
Il miocardio è composto per il 70% da fibre muscolari, mentre il restante 30% è costituito
principalmente da tessuto connettivo e da vasi.

Le fibre muscolari che ve ne fanno parte hanno un solo nucleo e prendono il nome di cardiomiciti.
Queste si ramificano alle estremità (sono biforcate) e si collegano con altre quattro fibrocellule
attraverso delle giunzioni chiamate dischi intercalari, zone di contatto sottili e suddivise in segmenti
che hanno una complessa organizzazione comprendente:
Desmosomi
Gap junction: permettono il passaggio di ioni e piccole molecole consentendo l eccitamento
alla contrazione.
Zonule aderenti
Sono sincizi funzionali (fusione di più cellule tra loro)
Nel tessuto muscolare cardiaco sono presenti miofilamenti, che però non si associano in miofibrille
distinte ma formano una massa continua, interrotta solo da setti di reticolo sarcoplasmatico e
mitocondri.

Il miocardio è striato ma ha un attività contrattile involontaria, ossia non segue stimoli nervosi ma
genera spontaneamente l impulso alla contrazione ritmica. Tuttavia, i nervi che vi giungono hanno il
compito di regolare frequenza e forza di questa attività.
Il battito insorge in un gruppo di cellule muscolari, costituenti il nodo seno-atriale, dal quale di
questa attività si propaga a tutte le cellule attraverso un sistema di conduzione nel quale troviamo
giunzioni gap tra cardiomiciti e giunzioni neuromuscolari tra fibre nervose e cardiomiociti.
TESSUTO NERVOSO
Il tessuto nervoso comprende neuroni e cellule gliali.

Neuroni
I neuroni sono le unità funzionali del sistema nervoso
Sono dotati di eccitabilità e conduttività: sono cellule specializzate nella generazione e nella
conduzione di segnali nervosi attraverso impulsi elettrici (potenziali d azione: veloci e temporanei,
in tutti i neuroni con = meccanismo a prescindere da funzione e localizzazione) e nella liberazione di
composti chimici chiamati neurotrasmettitori.
Tali neuroni sono in connessione tra loro attraverso le sinapsi, dove avviene il rilascio del
neurotrasmettitore e quindi si manifesta il passaggio dei segnali.

Sono costituti da:


Corpo cellulare: contiene un nucleo e gli
organuli cellulari,e da questo si dipartono 2
tipi di prolungamenti (dendriti e assone), si
occupa della ricezione dei segnali. Più
corpi cellulari creano un ganglio.
Dendriti: prolungamenti citoplasmatici
ramificati (a forma di arbusto), si occupano
della ricezione degli stimoli e della loro
trasmissione da altri neuroni verso il corpo
cellulare (direzione centripeta)
Assone (o cilindrasse): singolo
prolungamento citoplasmatico (che può
presentare delle ramificazioni chiamate
assoni collaterali e ramificazioni
terminali), si occupa della trasmissione
degli impulsi dal corpo cellulare verso altri
neuroni o verso cellule degli organi
effettori.

Ciascun assone può essere avvolto da strati multipli di un rivestimento chiamato guaina
mielinica formata da cellule gliali, chiamate cellule di Schwann nel SN periferico (nel SN
centrale si parla di oligodendrociti) che lo avvolgono. Tale guaina non è continua ma formata
da segmenti internodali, separati da brevi zone in cui l assone è scoperto, chiamate nodi di
Ranvier.
Gli assoni, insieme, costituiscono le fibre mieliniche (quelli privi di guaina mielinica sono
invece le fibre amieliniche)

Gli assoni possono essere:


Unipolari: presentano solo un assone che parte dal soma (es. nervi cranici)
Bipolari: presentano un singolo assone e un singolo dendrite (es. epitelio olfattivo)
Multipolari: i più comuni, posseggono molti dendriti (che emergono dal corpo cellulare) e un
assone.
Pseudounipolari (neuroni T): presentano un corpo cellulare e un assone che si biforca in 2
prolungamenti.
Il trasporto può essere:
Anterogrado: è più veloce (400mm/dì), avviene dal corpo © verso le terminazioni assoniche
ed è utilizzato per il trasporto di componenti membranosi di nuova sintesi che devono
raggiungere le terminazioni nervose
Retrogrado: è più lento (0,2mm/dì), avviene in direzione opposto ed è finalizzato al riciclo
degli stessi.

POTENZIALE D AZIONE
Sappiamo che i neuroni sono eccitabili essenzialmente per 2 caratteristiche della loro membrana:
Presenza di un potenziale elettrico di membrana
Presenza di canali ionici specifici

Il potenziale d azione è una variazione rapida del potenziale di membrana (-70mV), seguita dal
ritorno del potenziale alla condizione di riposo. Esso dipende dall apertura da quanti e quali canali
ionici sono aperti.

Molte © del corpo possiedono un potenziale di membrana, cioè una differenza di carica tra
l interno e l esterno della cellula: una © che possiede un potenziale di membrana è definita
polarizzata. Questa differenza di carica è dovuta a flussi ionici (soprattutto di K e Na) attraverso i
canali sodio-potassio votaggio-dipendneti. Quando sono aperti, infatti, permettono a particolari ioni
di passare per diffusione.
Quando il neurone è al riposo si parla di potenziale di riposo, che si aggira attorno ai -70mV anche
nei neuroni. Durante questa fase i canali del K sono aperti.

Il potenziale d azione si innesca grazie alla manifestazione di un potenziale graduato che, se riesce
a raggiungere il potenziale soglia, innesca il potenziale d azione. Questo potenziale può assumere un
valore che diventa meno negativo si parla di depolarizzazione (potenziale eccitatore) o diventa più
negativo si parla di iper-polarizzazione (potenziale inibitore): in entrambi i casi questa variazione si
forma grazie all apertura dei canali ionici, quindi alla presenza di flusso ionico (che va a variare il
voltaggio del potenziale di membrana).
Per innescare il potenziale d azione si necessita una somma di potenziali graduati (a livello
temporale e spaziale), poiché uno solo non è in grado di generare un potenziale d azione.

Quando la somma dei potenziali graduati raggiunge il valore soglia di-55mV, i canali del sodio si
aprono e permettono un grande flusso ionico con entrata di ioni sodio all interno e di ioni potassio
all esterno. Questo comporta una inversione della carica di membrana, ossia in 1 millisecondo si
passa da un valore di -70mV a +40mV. Si parla dunque di depolarizzazione rapida (fase
ascendente), e si crea il potenziale d azione.
Quando si raggiunge l apice della depolarizzazione i canali del sodio si chiudono di nuovo e i canali
del potassio si aprono, con la fuoriuscita di K. Dunque, la membrana è in grado di riiniziare la
ripolarizzazione (fase discendente).
Può avvenire che con la fuoriuscita in massa del K, tuttavia si finisce per iperpolarizzare la cellula,
portando il potenziale di membrana ad un livello inferiore al livello di riposo (-90mV). Quando si
raggiunge la iperpolarizzazione si chiudono i canali del K+ e l equilibrio viene ristabilito dalla
pompa Na-K.

Durante e immediatamente dopo un potenziale


d azione la cellula una eccitabilità inferiore rispetto
alla sua fase di riposo. Si parla di periodo refrattario,
che si distingue in:
Assoluto: qualsiasi tipo di stimolo non riesce
ad evocare un potenziale assoluto (durante
depolarizzazione e gran parte della
ripolarizzazione)
Relativo: non riesce ad essere attivato a parità
di stimolo con quello precedente, ma se ne
ricevesse uno più intenso allora si potrebbe
eccitare (dopo il periodo refrattario assoluto
per circa 10-15 millisecondi), ottenendo però
un potenziale d azione di ampiezza inferiore.
Il periodo refrattario totale (10 ms) impone un limite
alla frequenza di scarica dei potenziali d azione, che
può dunque essere al massimo di 100 impulsi/s.

Il potenziale d azione si propaga in maniera unidirezionale perché il periodo refrattario gli


impedisce di fare retromarcia.
Se la fibra è amielinica, i canali ionici sono presenti lungo tutto l assone dunque il
potenziale si propagherà punto dopo punto (conduzione continua) ma in maniera più lenta
Se la fibra è mielinica invece, i canali ionici si trovano a livello dei nodi di Ranvier. Dunque
si trasmetterà il potenziale d azione da un nodo di Ranvier, creando una conduzione
saltatoria, che possiede maggior velocità di trasmissione
Le differenze di potenziale interessano una porzione limitata di membrana ma si diffondono sulla
restante parte velocemente perché gli ioni sodio entrati, sono attratti da tali zone restanti e fanno
aumentare gli altri potenziali ancora negativi.
SINAPSI
Il passaggio di segnali da una cellula all altra avviene attraverso particolari strutture chiamate
sinapsi: Il neurone che manda il segnale, che è unidirezionale, si chiama neurone pre-sinaptico,
mentre quello che lo riceve neurone post-sinaptico.

Le sinapsi sono situate all estremità delle ramificazioni degli assoni, che presentano un
rigonfiamento (bottone sinaptico) dove la membrana è molto vicina alla membrana della cellula che
deve ricevere il segnale. Tra le due membrane esiste una fessura sinaptica che il segnale elettrico, in
quanto elettrico, non riesce a superare. Per superarlo viene così trasformato di un segnale chimico,
ossia un neurotrasmettitore. Essi sono contenuti in piccole vescicole (vescicole pre-sinaptiche) che
liberano il segnale all esterno della membrana, il quale sarà poi legato a dei recettori per
neurotrasmettitori post-sinaptici costituiti da canali ionici che sono generalmente chiusi, ma al
momento del legame si aprono e permettono il passaggio attraverso la membrana.

I neurotrasmettitori hanno natura chimica diversa: acetilcolina, ammine biogene, amminoacidi,


peptidi e l 'ossido di azoto. La rimozione di questi dalla fessura sinaptica deve avvenire rapidamente
e si realizza per opera di enzimi specifici o proteine che si trovano sulla membrana, capaci di legare il
neurotrasmettitore al bottone sinaptico. Si parla di reuptake.

Nel dettaglio:
Il potenziale d azione arriva al terminale assonico
Si aprono i canali del sodio e inzia la depolarizzazione, che apre anche i canali del calcio
Il calcio entra nella © e attiva la fusione delle vescicole contenti acetilcolina con la membrana
pre-sinaptica
Le molecole di acetilcolina si diffondono nella fessura sinaptica e si legano ai recettori post-
sinaptici
I recettori vengono attivati dopo il legame, si aprono i canali del sodio, del potassio e del
calcio, causando la depolarizzazione della membrana post-sinaptica
La depolarizzazione si propaga e attiva il potenziale d azione della membrana post-sinaptica
Acetilcolina viene scissa e riassorbita dalla membrana presinaptica.
Cellule gliali
Parte del tessuto nervoso sono anche le cellule della glia (o cellule gliali) che hanno il compito di
sostenere, proteggere e nutrire i neuroni. Non sono tuttavia in grado di condurre il segnale elettro-
chimico. Possono essere:
Microglia: Piccole cellule deputate alla rimozione di resti cellulari. Hanno origine nel midollo
osseo e migrano nel tessuto nervoso attraverso i vasi sanguigni.
Astrociti: Riforniscono i neuroni di glucosio e regolano il liquido interstiziale del tessuto
nervoso. Hanno forma stellata e formano la barriera emato-encefalica. Sono in grado di
circondare con i loro prolungamenti i vasi sanguigni cerebrali ostacolando il passaggio di
molecole. Anche la presenza di giunzioni occludenti rende estremamente selettivo il processo
di scambio tra sangue e tessuto nervoso
Oligodendrociti:Circondano i neuroni formandone la guaina mielinica.
ANATOMIA
APPARATO LOCOMOTORE
L apparato locomotore svolge funzioni di sostegno, protezioni e movimento. si divide in tre sotto-
apparati: scheletrico, muscolare, articolare.

Piani anatomici:
- Sagittale: divide il corpo in destra e sinistra
- Frontale: divide il corpo in anteriore e posteriore
- Trasversale: divide il corpo in craniale (superiore) e caudale (inferiore).

APPARATO SCHELETRICO
È costituito da:
Ossa: organi rigidi e resistenti formati da tessuto osseo
Cartilagini: formati da tessuto cartilagineo e più flessibili
Parti molli: organi e tessuti che ricoprono lo scheletro

Nell uomo le ossa sono 206 (e 32 denti), le quali possono essere:


- Ossa lunghe: Hanno forma allungata e sono costituite da una parte centrale cilindrica
(chiamata diafisi) percorsa da una cavità che contiene midollo osseo (detta cavità midollare)
e da due estremità rigonfie (dette epifisi), formate da tessuto spugnoso rivestite da una
lamina di tessuto compatto. Si occupano dell articolazione (es. omero, radio e ulna)
- Ossa brevi o corte: Sono formate da tessuto spugnoso rivestito da una lamina di tessuto
compatto (es. carpo).
- Ossa piatte: Hanno forma a piastra e sono formate da due lamine di tessuto compatto che
racchiudono un sottile strato di tessuto spugnoso (es. cranio).
- Ossa irregolari: Hanno forma complessa (es. vertebre).
- Ossa sesamoidi: Hanno forma discoidale e si trovano nei tendini (es. rotula).
- Ossa saturali o wormiane: Piccole ossa che possono trovarsi tra le articolazioni che
connettono le ossa del cranio (chiamate suture).
Nella cavità midollare e nell osso spugnoso è presente un tessuto connettivo chiamato midollo
osseo: ricco di vasi sanguigni e deputato alla produzione di cellule del sangue (emopoiesi). Tuttavia,
con l invecchiamento, una parte di esso viene sostituito col tessuto adiposo (midollo giallo, per il
colore giallastro).
Scheletro assile
CRANIO
È costituito da 8 ossa craniche piatte (frontale, occipitale, 2 parietali, 2 temporali, sfenoide e
etmoide) unite da:
Suture: articolazioni fisse che delimitano la teca cranica, la cavità che contiene l encefalo
14 ossa della porzione facciale (es. 2 ossa mascellari, 2 nasali e la mandibola, l unico osso
mobile del cranio).
3 coppie di ossicini uditivi: situati nel timpano, una cavità nell osso temporale.
In alcune ossa del cranio sono presenti cavità, dette seni, rivestite da mucosa e importanti per la
respirazione.

OSSO IOIDE
È un osso impari che si trova a livello della quarta vertebra cervicale. È dunque posto nel collo,
sotto la mandibola.
È sottile e a forma di semicerchio (ferro di cavallo).
È un osso solo che non si dirama in altre ossa ma è mantenuto in posizione da muscoli che tengono
aperta la laringe. Il suo compito è infatti tenere aperta la laringe.
COLONNA VERTEBRALE
È l asse verticale dello scheletro ed è formata da 24 vertebre (7 cervicali, 12 toraciche o dorsali, 5
lombari), osso sacro(deriva dalla fusione di 5 vertebre sacrali) e coccige (deriva dalla fusione di 4
vertebre coccigee).
Si parla di cifosi dorsale e lordosi cervicale e lombare.

Le vertebre hanno struttura diversa, ma in comune hanno:


Corpo (anteriormente)
Arco vertebrale: formato da due peduncoli, ai lati del
corpo, dopo i quali vi sono due lamine che si uniscono
formando il processo spinoso (la successione di questi
la senti toccando la schiena).
Forame vertebrale: ll foro che si crea tra il corpo e il
punto dove si uniscono le due lamine, è attraversato dal
midollo spinale.
Processi trasversi: Si sporgono all infuori tra i
peduncoli e le lamine dei processi trasversi. A livello di
questi si articolano le costole.
Processi articolari: Si sporgono dai peduncoli verso
l alto e verso il basso. Sulla loro faccia troviamo le
faccette articolari, grazie ai quali le vertebre si
uniscono tra loro.

Nelle vertebre i corpi vertebrali rimangono uniti grazie a dischi intervertebrali,


formati da un nucleo polposo e un anello fibroso (quindi connettivo). Servono ad
ammortizzare gli urti prodotti dal movimento.
L unione tra le celle fa formare dei fori tra i due peduncoli, chiamati forami
intervertebrali, dove passano i nervi spinali.

Due vertebre sono particolarmente diverse e importanti:


- Atlante: è la prima vertebra, collegata con l osso occipitale del cranio,
permettendogli il movimento in su-giu.
- Epistrofeo: è la seconda vertebra, che presenta superiormente una
sporgenza detta dente dell epistrofeo, che si inserisce nel forame
dell atlante e permette le rotazioni della testa
CASSA TORACICA
È formata da:
- 12 vertebre toraciche
- 12 costole: Legate alle vertebre toraciche. Le costole contengono midollo osseo Sono ossa
appiattite che alle estremità diventano cartilagini costali, unendosi allo sterno.
7 costole vere: unite allo sterno,
3costole false: unite alla cartilagine della costola sopra
2costole fluttuanti.
- Sterno: Un osso appiattito unito alle vertebre grazie alle costole.

Scheletro appendicolare
Arti superiori
Omero (braccio, parte su)
Radio e ulna (avambraccio, parte giu)
Carpo (polso),
Metacarpo (mano)
Falangi, falangine e falangette (dita: importanza soprattutto del pollice opponibile)

Cinto pettorale, o toracico, o scapolare


Connette gli arti superiori con lo scheletro assile e funge da attacco per molti muscoli. È composto
da:
- Clavicole: a forma di S allungata e situate anteriormente e sotto il collo
- Scapole: a forma triangolare e poste sotto le clavicole, sempre anteriormente, che si collega
all omero.

Cinto pelvico
Connette gli arti inferiori con lo scheletro assile mediante 2 anche, unite sopra dall osso sacro e
sotto da un articolazione semifissa detta sinfisi pubica.
Osso sacro, coccige e anche formano il bacino o pelvi, che sostiene il tronco ed è connesso agli arti
inferiori. Le anche derivano dalla fusione di tre ossa (nel neonato indipendenti) che sono:
- Ileo: corrisponde alla cresta iliaca, ossia il semicerchio iniziale dell anca
- Ischio: forma ad L, permette la posizione seduta
- Pube: unico posto anteriormente, ha un braccio in alto che si collega all ileo e uno in basso
che si collega all ischio.
Uniti, vanno a formare una sottile cavità, detta acetabolo, dove si articola il femore.

Arti inferiori
Femore (coscia)
Tibia e perone (polpaccio)
Tarso (caviglia)
Metatarso, astragalo (piede)
Falangi, falangine e falangette (dita).

Frattura
La rottura di un osso viene chiamata frattura ed è determinata da traumi, patologie o avviene in
modo spontaneo.
L osso fratturato è tuttavia in grado di ripararsi:
- Al momento della frattura, i vasi sanguigni si rompono e si verifica una fuoriuscita di
sangue seguita dalla formazione di un ampio ematoma.
- In alcuni giorni l ematoma viene invaso da vasi sanguigni e da osteoblasti, fibroblasti,
osteoclasti e granulociti che permettono la formazione di un tessuto osseo spugnoso e di
un callo cartilagineo.
- Questo callo sarà sottoposto a processi di ossificazione e diverrà un callo osseo, con
successivo rimaneggiamento della quantità di tessuto osseo prodotta (che prima era troppo
elevata).
APPARATO ARTICOLARE
Comprende le articolazioni, ossia strutture attraverso cui le ossa sono connesse. Possono essere
diverse e dunque permettere movimenti in diverse direzioni.

Possono essere:
Fibrose: Le ossa sono unite saldamente grazie ad un tessuto connettivo denso (es. suture
craniche)
Cartilaginee: Le ossa sono separate da un tessuto cartilagineo fibroso (es. sinfisi pubica)
Sinoviali: Le ossa sono unite grazie alle estremità adiacenti delle ossa. Entrambe le ossa
adiacenti sono rivestite da cartilagine articolare (tessuto cartilagineo ianina), e si trovano
all interno di una capsula articolare, costituita da uno
- Strato esterno: connettivo denso con fibre di collagene che formano i legamenti
dell articolazione.
- Strato interno: connettivo lasso (membrana sinoviale), che ricopre le superfici
interne dell articolazione, ad eccezione delle estremità dove c è la cartilagine
articolare.
Il foro presente tra la capsula e le estremità ossee si chiama cavità articolare, che contiene il
liquido sinoviale che nutre le cartilagini ed è formato da mucopolisaccaridi.

Le articolazioni si dividono anche in:


Sinartrosi: articolazioni non mobili (cranio, denti)
Anfiartrosi: articolazioni parzialmente mobili (vertebre, sinfisi pubica)
Diartrosi: articolazioni mobili (omero, scapola, ginocchio, dita, etc.).
I possibili movimenti di un articolazione
sono:
Flessione, Estensione (riduco e
aumento angolo tra due ossa)
Iperestensione (aumento angolo di più
di 180°)
Abduzione e Adduzione (allontano e
avvicino dal corpo)
Rotazione (destra sinistra esterna
interna)
Circonduzione (movimento che segua
un percorso circolare)
Supinazione e Pronazione (palmo
della mano verso su e verso giu)
APPARATO MUSCOLARE
L insieme dei muscoli striati scheletrici forma l apparato muscolare. Questi sono effettori, dunque
rispondono con un attività in seguito ad una particolare stimolazione nervosa. Un muscolo striato
scheletrico è infatti formato da vasi sanguigni, terminazioni nervose e tessuto muscolare striato,
quindi da fibrocellule avvolte da tessuto connettivo (chiamato endomisio) e a volte disposte in fasci
avvolti sempre da tessuto connettivo (chiamato perimisio).
I muscoli sono separati da un connettivo fibroso chiamato fascia, che insieme a endomisio e
perimisio si prolunga e forma un cordone chiamato tendine.
Alcune volte, però, il tessuto connettivo di rivestimento si prolunga in lamine fibrose, dette
aponevrosi, che si connettono al rivestimento di muscoli adiacenti, collegandoli tra loro.

Di solito, un estremità del muscolo è legata ad una struttura fissa, detta origine del muscolo,
mentre l altra estremità si inserisce in una struttura mobile, detta inserzione. Con la contrazione,
l inserzione viene tirata verso l origine.
Diversa è la contrazione degli sfinteri, ossia muscoli a forma ad anello che non hanno origine e
inserzione: la loro contrazione avviene mediante apertura e chiusura dell orifizio.
I muscoli si distinguono in:
- Agonisti: causano il movimento
- Antagonisti: si oppogono al movimento, facendo ritornare l arto in posizione iniziale.
Quando i muscoli non si contraggono isolatamente ma a gruppi: si parla di un muscolo agonista
che con la sua contrazione fa contrarre i muscoli vicini, detti sinergisti, che rendono più preciso
l effetto del muscolo agonista.
Quando, però, c è un contrasto d azione nel movimento (ossia che contraendo un muscolo si
produce un movimento opposto al muscolo agonista) si parla di muscolo antagonista.

Principali muscoli
Muscoli facciali
Trapezio: tra clavicola e collo
Deltoide: spalla
Grande pettorale: seno
Grande dorsale: schiena
Bicipite: braccio (parte su)
Retto dell addome: gabbia toracica e pancia
Grande gluteo: sedere
Quadricipite: coscia davanti
Bicipite femorale: coscia dietro
Tibiale anteriore: polpaccio
Gastrocnemio: polpaccio dietro su
Soleo: polpaccio dietro giu
Contrazione muscolare
La contrazione muscolare è dovuta dallo slittamento della miosina sull actina. L energia per
questo movimento viene fornita dall idrolisi dell ATP, con formazione di ADP e gruppo fosfato.
Tuttavia, essendo le fibrocellule impermeabili all ATP, occorre che questo sia rigenerato
all interno della fibrocellula stessa anche dopo l idrolisi. Ciò avviene mediante 3 possibili
meccanismi:

1) A partire da ADP e fosfocreatina: La fosfocratina (creatina + gruppo fosfato) è limitata


nel muscolo quindi con questo meccanismo si permette una nuova contrazione di solo
poche decine di secondi.

2) Utilizzo di energia derivata dalla glicolisi(con produzione di acido lattico): Consente di


estrarre una piccola parte di energia ma sufficiente alla sintesi di ATP. È molto rapida ma
l energia viene esaurita in pochi minuti. Fibre bianche o a contrazione veloce (sono
povere di mioglobina e di mitocondri)

3) Utilizzo di energia derivata dal trasferimento degli elettroni (respirazione


cellulare):È un processo molto efficiente che produce molte molecole di ATP, quindi
permette lunghe contrazioni, ma è molto lento. Fibre rosse o a contrazione lenta
(grazie alla presenza di mioglobina e mitocondri)

Fatica muscolare
I muscoli sottoposti a sforzo vanno incontro alla fatica muscolare, ossia l incapacità di contrarsi a
causa di accumulo di acido lattico nelle fibrocellule.
I muscoli che devono contrarsi a lungo, per questo, contengono la mioglobina, una proteina che a
riposo lega l ossigeno liberato dall emoglobina e forma un deposito di ossigeno all interno delle
fibrocellule. In questo modo quando la contrazione fa diminuire la disponibilità di ATP, la
mioglobina libera l ossigeno disponibile per la respirazione cellulare.

Attività fisica
La muscolatura è molto sensibili all attività fisica. Con un intensa attività aumentano i filamenti
di actina e miosina e si arriva ad una ipertrofia del muscolo, ossia un aumento dei capillari
sanguigni e del diametro del muscolo.
Se l attività viene sospesa si parla di atrofia, con la quale le dimensioni delle fibrocellule
diminuiscono
APPARATO TEGUMENTARIO
L apparato tegumentario ha la funzione di rivestire l organismo, proteggendolo dai traumi e da
agenti patogeni. Si occupa anche del mantenimento della temperatura corporea.

CUTE
La cute ha la funzione di rivestire il corpo umano: è elastica, resistente, impermeabile, funge da
barriera per impedire l ingresso di sostanze nocive.
È dotata di recettori sensoriali.
È costituita da epidermide e derma.

Epidermide
È lo strato più superficiale ed è un epitelio pluristratificato, dove le cellule sono chiamate
cheratinociti.
Strato basale: è lo strato più profondo, costituito da © che poggiano sulla membrana
basale. Tra queste sono inserite altre © dette melanociti, che producono il pigmento
melanina, responsabile della colorazione della pelle e dell assorbimento delle radiazioni
ultraviolette (che sennò danneggerebbero gli stati profondi dell epidermide).
Strato corneo: è lo strato più superficiale, ed è costituito da cellule morte che desquamano
in continuazione, fino a farsi sostituire da cellule degli strati più profondi: le © si staccano
dalla membrana basale e vengono spinte verso l esterno.
Man a mano che passano da uno strato all altro, vanno incontro a differenziamento e
sintetizzano grandi quantità di cheratina, una proteina dotata di resistenza, flessibilità e
scarsa solubilità in acqua. Tale sostanza si accumula fino a occupare completamente le
cellule facendole morire (stato corneo).

Derma
Posto sotto l epidermide, è composto da tessuto connettivo denso e da una matrice fatta di fibre di
collagene e elastiche.
Il derma contiene i vasi sanguigni, importanti per il nutrimento della pelle, e terminazioni
nervose, che sono i recettori sensoriali per il tatto, il dolore e la temperatura. Qui si trovano anche
ghiandole sudoripare e follicoli piliferi.

Sotto la cute, è presente il TESSUTO SOTTOCUNAEO o IPODERMA. È formato da un tessuto


connettivo lasso e adiposo e serve come deposito di grassi di riserva e come isolante.
Recettori della pelle
Corpuscoli di Meissner: Forniscono l informazione tattile su piccoli cambiamenti di ciò
che è a contatto con la superficie corporea
Dischi di Merkel: Si trovano negli strati superficiali della pelle, forniscono informazioni su
ciò che è in contatto con essa
Corpuscoli di Ruffini: Situati nella profondità del derma, rilevano vibrazioni a bassa
frequenza
Corspuscoli di Pacini: Ancora più profondi, si adattano agli stimoli e rispondono a
vibrazioni ad alta frequenza
Corpuscolo di Krause
Terminazioni nervose: Sensibilità a dolore, prurito e calore.
ANNESSI CUTANEI
Sono strutture derivate dalla differenziazione delle cellule dell epidermide.

Unghie
Sono lamine cornee che si sono differenziate dallo strato corneo dell epidermide. Sono composte
da:
- Lamina: corpo dell unghia, aderisce alla cute
- Radice: nascosta da un ripiegamento cutaneo
- Matrice ungueale: porzione di epidermide posta all inizio della radice.

Capelli e peli
Essi hanno una parte fuori dalla cute, detta fusto, e una dentro, detta radice.
Il follicolo pilifero è un invaginazione dell epidermide e del derma, dove è situata la radice. La sua
porzione più profonda è detta bulbo pilifero. Alla base del follicolo c è il muscolo erettore del
pelo, innervato dal SN e importante per la termoregolazione.

I capelli e peli sono costituiti da cellule morte di cheratina e da granuli di melanina, che determina
il colore dei capelli (con la diminuzione di questa si arriva all incautimento, ossia la comparsa di
capelli bianchi).

Ghiandole
Ghiandole sebacee: Presentano dotti escretori che sboccano in follicoli piliferi che
secernono una miscela di grassi e cere, detta sebo, che proviene dalla disidratazione della
pelle.
Ghiandole sudoripare: Regolazione della temperatura corporea
Ghiandole mammarie: Produzione di latte per allattamento
Ferite e ustioni

Le lesioni che causano l interruzione della continuità della cute prendono il nome di ferite. Tali
ferite si rimarginano spontaneamente, a meno che intervengano processi infettivi causati da germi
patogeni entrati nei tessuti danneggiati.
- Se la ferita interessa solo l epidermide, le cellule epiteliali si moltiplicano colmando lo
spazio non continuo
- Se le lesioni interessano anche il derma, si rompono anche i vasi sanguigni e si ha una
perdita di sangue (emorragia). A ciò segue la fuoriuscita di fibrina e liquido interstiziale
causa la formazione della crosta, in modo da proteggere i tessuti.
Formata la crosta, numerosi fibroblasti si occuperanno di riunire i margini della ferita
formando fibre di collagene.
Quando il processo sarà completato, la formazione delle cellule epiteliali porterà alla
rimozione della crosta. Tuttavia, se il tessuto neoformato è ben visibile sotto la ferita, si
parla di cicatrice.

Le lesioni causate dal calore prendono il nome di ustioni. Queste sono divise in:
- Ustioni di primo grado: Danneggiano l epidermide. Causano bruciore ed arrossamento,
seguiti da distacco di strati epidermici superficiali. Si avrà un ripristino completo
dell epidermide.
- Ustioni di secondo grado: Danneggiano anche il derma. Il liquido dei capillari del derma
fuoriesce e forma vesciche sotto l epidermide morta. La guarigione coinvolge i
fibroblasti, che ricostituiscono la sostanza fondamentale, e le cellule epiteliali degli
annessi cutanei, che si trovano nel profondo derma e raggiungono la superficie di
quest ultimo per ricostituirla.
- Ustioni di terzo grado: Danneggiano epidermide, derma e annessi cutanei. Le parte lese
assumono un colore rosso scuro, nero o bianco. La guarigione può avvenire solo mediante
intervento medico, con il quale si rimuovono tessuti necrotizzati e si ricoprono con pelle
prelevata da regione sane o ottenuta in vitro mediante frammenti di cute.
APPARATO RESPIRATORIO
L apparato respiratorio svolge la funzione di assicurare gli scambi gassosi tra organismo (a livello
polmonare) e ambiente, soprattutto ossigeno e anidride carbonica. L O2 è infatti nell aria ed è
importante per il nostro organismo per la produzione di ATP nella respirazione cellulare, la CO2
deve invece essere rimosso dalle cellule poiché è uno dei prodotti finali della respirazione cellulare.
Negli organismi unicellulari lo scambio di gas avviene mediante diffusione semplice, negli
organismi più grandi sono necessarie strutture specializzate.
Tale apparato si divide in: vie respiratorie superiori e inferiori.

VIE AEREE SUPERIORI


Le vie respiratorie sono condotti che portano l aria esterna alle vie aeree inferiori

CAVITA NASALI o fosse nasali


Sono due cavità ricoperte di mucosa,
separate da un setto osteo-cartilagineo
detto setto nasale, che si aprono in due
narici.
Da entrambi i lati della cavità nasale si
trovano i turbinati, strutture ossee
ricoperte da mucosa nasale, importanti per
umidificare, riscaldare e filtrare l aria.
Ci sono i seni paranasali, spazi bilaterali
pieni di aria tra le ossa del cranio e del
viso, che comunicano con la cavità nasale
tramite gli osti. I seni hanno numerose e
importanti funzioni tra cui
l umidificazione dell aria, la risonanza
della voce e la protezione.
CAVITA ORALE o bocca
La cavità orale è delimitata dal palato, dal pavimento orale,
dalle guance, dalle labbra e da ugula/archi palatini. All interno
sono presenti 2 file di denti e lo spazio tra essi e le labbra si
chiama vestibolo orale.
L intera cavità è rivestita da mucosa orale (importante per la
presenza di recettori alla T° e al tatto), mantenuta umida dalla
saliva, secreto delle ghiandole salivari. La mucosa mobile
situata intorno alle file dei denti si trasforma nella gengiva.
L aria può dunque passare anche da questa cavità, capace di
umidificarla grazie alla saliva.

FARINGE
L aria entrata attraverso bocca o cavità nasali si unisce a livello della faringe. Questa è un
condotto lungo circa 15 centimetri che decorre posteriormente alle cavità nasali, alla bocca e
alla laringe. È dotata di parete muscolare e rappresenta una via di transito sia per l aria che per il
cibo. Dunque, in comunicazione naso e bocca con laringe e esofago.

Viene generalmente suddivisa in tre tratti


la porzione posteriore delle vie aeree nasali
(rinofaringe)
la cosiddetta gola (orofaringe)
la parte laringea (laringofaringe).

La rinofaringe e l orofaringe sono separate da


una specifica porzione del palato: il palato
molle.
Le cavità nasali comunicano con la faringe
mediante le coane, la bocca tramite l'istmo
delle fauci (ovvero la stretta apertura che
collega cavità orale a quella faringea).
La faringe comunica con la laringe tramite
l'orifizio laringeo.

LARINGE
Situata davanti all esofago, è mantenuta dalla
cartilagine tiroidea (o pomo d Adamo) e dall osso
ioide. L accesso a questa può essere chiudo da una
valvola cartilaginea detta epiglottide, che permette di
non far entrare i cibi nelle vie aeree.
La laringe accoglie le corde vocali che vibrano al
passaggio dell aria e sono importanti per la
fonazione.

TRACHEA
Tubo formato da anelli cartilaginei rivestiti da un epitelio ciliato dove sono
presenti cellule che secernono muco. Si trova accanto alla parte inferiore
dell esofago ed entra nella cavità toracica dove si biforca dando origine ai
bronchi.
VIE AEREE INFERIORI
BRONCHI
La trachea si ramifica in due bronchi, ognuno dei quali porta ad un polmone.
I due bronchi penetrano nei polmoni e vanno incontro a diramazioni, che nel loro complesso vanno
a formare l albero bronchiale. Prima diventano 5 bronchi lobari, fino poi ad arrivare a
ramificazioni piccole chiamate bronchioli. Sia bronchi che bronchioli possiedono una parete dove
vi è uno strato di muscolatura liscia , che contraendosi e rilassandosi ostacola o facilita il flusso
d aria.

Ciascun bronchiolo sfocia in piccoli sacchetti cavi, chiamati alveoli polmonari, rivestito da un
epitelio sottile ricco di capillari sanguigni (capillari polmonari) nei quali scorre il sangue venoso.
È qui che l ossigeno entra negli alveoli tramite diffusione e successivamente nel sangue. L ossigeno
si scioglie nel plasma e nei globuli rossi, dove si lega all emoglobina (formando l ossi-
emoglobina). Il sangue, prima venoso, diventa sangue arterioso.

In ordine: bronchi principali, bronchi lobari, bronchi segmentali, bronchi lobulari, bronchi
intra-lobulari, bronchioli terminali, bronchioli respiratori, alveoli.

POLMONI
I polmoni si trovano nella cavità toracica, delimitata da coste e diaframma (inferiormente).
Sono formati da 300milioni di alveoli, immersi in un tessuto connettivo molto elastico (stroma) che
li sostiene.
I DUE polmoni sono situati all interno della cassa toracica e sono separati da una zona chiamata
mediastino, dove si trova la trachea, l inizio dei bronchi, il cuore e l esofago.

Ciascun polmone possiede una forma conica e presenta un:


- Apice polmonare (sotto la clavicola)
- Base polmonare (sopra il diaframma).
È inoltre diviso in lobi polmonari che sono ramificazioni dell albero bronchiale.

A causa della presenza di solchi, il polmone destra è diviso in 3 lobi mentre il sinistro in 2 lobi.
Il polmone sinistro presenta anche una rientranza che prende il nome di fossa cardiaca, dovuta alla
presenza del cuore.

La tonaca muscolare del parenchima polmonare


è costituita da fibrocellule di muscolatura liscia.

Ciascun polmone è ricoperto da un doppio


rivestimento epiteliale chiamato PLEURA.
- Pleura viscerale: Aderisce alla superficie
esterna del polmone
- Pleura parietale: Aderisce alla parete
toracica.
Le due pleure delimitano al loro interno la cavità
pleurica, al cui interno vi è un fluido lubrificante
(liquido pleurico) che permette alle due pleure
di scivolare l una sull altra durante i movimenti
respiratori.
All interno di questa cavità esiste una pressione
negativa che permette al polmone di dilatarsi
sotto pressione atmosferica.

I polmoni assicurano un ampia superficie


di scambio: oltre l ossigenazione del
sangue, avviene anche l eliminazione di
alcune sostanze volatili (es. alcool etilico).
A ciascun polmone oltre al bronco
corrispondente che porta il sangue venoso
da ossigenare negli alveoli, arrivano anche
le arterie polmonari, ossia vasi sanguigni
(derivate dal ventricolo dx) che formano i
capillari che circondano gli alveoli.
Da ogni polmone poi, i capillari diventano
venule e si ingrandiscono in vene
polmonari (sfociano nell atrio sx).
L insieme di bronchi, vene e arterie è l ILO
POLMONARE.
Meccanica della respirazione
La ventilazione polmonare(o respiro) è il flusso d aria che si crea tra ambiente esterno e polmoni.
Questo flusso è bidirezionale: l aria fluisce all interno (inspirazione) e poi rifluisce all esterno con
lo stesso percorso (espirazione).

- INSPIRAZIONE: È un processo attivo durante il quale si contrae il diaframma (che


si appiattisce e si abbassa). Questo porta ad un aumento del volume dei polmoni, con
successiva contrazione dei muscoli intercostali esterni, che spostano le coste in alto e verso
l esterno. In questo modo si ha l espansione della cavità toracica, con successiva
diminuzione della pressione intra-pleurica. Questo fa espandere i polmoni e permette di far
entrare aria.
Esiste una inspirazione forzata ad opera di sternocleidomastoideo e pettorale.

- ESPIRAZIONE:E un processo passivo durante il quale il diaframma si rilassa, la


cavità toracica si contrae (diminuisce), la pressione intrapleurica diventa meno negativa
(aumenta un po : non partecipano muscoli), i polmoni si contraggono ed espellono aria.
Con il respiro forzato, l espirazione diventa attiva ad opera dei muscoli addominali e
intercostali interni.

La ventilazione è influenzata da due tipi di secrezioni secrete dai polmoni:


- Muco: prodotto dalle © delle vie aeree inferiori, che ha lo scopo di intrappolare
microrganismi inalati con l aria
- Surfactante polmonare: miscela di fosfolipidi e lipoproteine che riveste gli alveoli e
permette una diminuzione della tensione superficiale (quindi la tendenza degli alveoli a
collassare).

Il sistema nervoso automo è in grado di regolare l attività respiratoria. Ha infatti dei centri
respiratori dove arrivano segnali (detti chemiocettori) che misurano la concentrazione di O2, di
CO2 e del pH.
In caso di diminuzione di pH, di diminuzione di pressione di O2 o di aumento di pressione di CO2,
partono degli impulsi nervosi che fanno aumentare la frequenza degli atti respiratori.

L apnea è l arresto degli atti respiratori che può essere mantenuto volontariamente per del tempo.
La tosse è un inspirazione seguita da un espirazione forzata, che permette l espulsione di corpi
estranei. Lo sbadiglio è un ispirazione profonda che si verifica autonomamente.
Uno pneumotorace è un accumulo di aria nella cavità pleurica: le due pleure non aderiscono più
l una all altra, la pressione negativa all interno del torace si annulla e il polmone collassa.
APPARATO DIGERENTE
L apparato digerente è formato da un canale alimentare o tubo digerente che si estende dalla
bocca all ano e da ghiandole i cui secreti si riversano nel tubo.

CAVITA ORALE
La bocca è delimitata superiormente dal palato(il cui scheletro è formato da ossa mascellari e osso
palatino), inferiormente dalla mandibola e dalla lingua, lateralmente dalle guance, anteriormente
dalle labbra e posteriormente da ugola e archi palatini.
Sul palato è inserita l arcata dentaria superiore (16 denti), sulla mandibola l arcata dentaria
inferiore (16 denti).
Lo spazio tra le due arcate e le labbra si chiama vestibolo orale.

La cavità orale è rivestita da un epitelio chiamato mucosa orale che contiene, soprattutto sulla
lingua, le papille gustative (percepiscono i sapori).La mucosa mobile situata intorno alle file dei
denti si trasforma nella gengiva.

Nella cavità orale sono presenti gli sbocchi delle ghiandole salivari (parotidi, sottomandibolari e
sottolinguali) che secernono saliva in modo continuo, una miscela di 99% di acqua con muco e
enzimi, come l enzima digestivo ptialina o amilasi salivare (si occupano della prima scissione dei
polisaccaridi: es. amido), la lipasi salivare o l enzima lisozima, che uccide i batteri. Dunque,
permette di umidificare la cavità orale, di formare il bolo e di proteggere dai batteri.

I DENTI sono inseriti in una cavità detta alveolo dentale. In ogni dente si distingue:
- Corona: La parte visibile
- Colletto: Transizione tra corona e radice, attorno al quale la mucosa
forma le gengive
- Radici: Si inseriscono nell alveolo dentale
I denti sono formati da dentina o avorio, un tessuto osseo che contiene la polpa
(ossia un tessuto connettivo ricco di vasi sanguigni e nervi) e sono rivestiti da
smalto (tessuto epiteliale mineralizzato), e da cemento (tessuto osseo).

Alla nascita la bocca è priva di denti. La dentizione inizia a 6-8mesi e termina a 2 anni: si formano
20 denti da latte (dentizione decidua). Questi saranno sostituiti dai 6-7anni con denti permanenti.

Nella cavità orale gli alimenti vengono tritati in modo continuo dai denti, attraverso la
masticazione. Durante questa fase essi si mischiano alla saliva, che facilita i processi digestivi. Per
esempio l amilasi salivare idrolizza l amido, liberando maltosio.
Si forma così il bolo alimentare, che attraverso deglutizione viene trasportato nella faringe.
FARINGE
La faringe è una cavità lunga circa 15 centimetri che decorre
posteriormente alle cavità nasali, bocca e laringe e da cui si
diramano esofago (vie digerenti) e la laringe (vie respiratorie).

Per evitare che il bolo entri nelle vie respiratorie, esiste una
valvola (detta epiglottide) che al passaggio del bolo chiude
l orifizio laringeo e lo fa andare nell esofago.

Il bolo alimentare continua a scendere nelle vie digerenti, grazie all epiglottide che chiude
l orifizio laringeo (deglutizione)

ESOFAGO
È un tubo muscolare che percorre la cavità toracica posteriormente alla trachea (in corrispondenza
del mediastino) e poi al diaframma (in corrispondenza del foro ioato).
L esofago sbocca poi nello stomaco ma il passaggio viene controllato dallo sfintere esofageo
inferiore, che impedisce la risalita di ciò che scende nello stomaco.

Lo spazio interno dell esofago è definito lume. La cavità è rivestita da:


- Tonaca mucosa: Aumenta la capacità di assorbimento
- Sottomucosa: All esterno della mucosa e ricca di vasi sanguigni e linfatici che raccolgono
le sostanze assorbite.
- Tonaca muscolare, Intorno alla sottomucosa. È costituita da 2 strati muscolari lisci
generano permettono 2 tipi di movimenti:
Peristaltici: Movimenti di contrazione e rilascio che permettono la discesa del bolo
Di segmentazione: Permettono rimescolamento
- Tonaca sierosa: È il peritoneo, che riveste la parete intestinale formando delle
estroflessioni chiamate mesi. Esso secerne liquido peritoneale che si trova nella cavità
racchiusa dal peritoneo, la cavità peritoneale.
Il peritoneo ricopre anche pancreas, reni, aorta, vena cava inferiore, utero, retto vescica.

Il bolo quindi procede lungo l esofago grazie ai movimenti peristaltici e


raggiunge lo stomaco, grazie all apertura dello sfintere esofageo inferiore.

Quando la normale progressione alimentare viene alterata, si genera il vomito.


Questo può avvenire perché si irrita il tubo digerente o perché o presenti tossine negli alimenti etc.
STOMACO
È una zona dilatata del tubo digerente a forma di fagiolo, lunga 20-30cm e situata sotto il
diaframma.
L ingresso è controllato dallo sfintere esofageo inferiore, l uscita dallo sfintere pilorico, che
precede l intestino tenue.

La mucosa gastrica è ripiegata in creste (fossette gastriche) dove sono presenti 3 tipi di cellule:
© principali: secernono enzimi digestivi tra cui pepsina (idrolizza proteine)
© parietali: secernono acido cloridrico e fattore intrinseco (importante per assorbire
vitamina B12, a sua volta importante per la sintesi del gruppo eme).
In realtà le cellule principali secernono pepsinogeno ed è l HCl secreto dalle cellule parietali che
trasforma il pepsinogeno in pepsina.
© G: ghiandole endocrine che secernono gastrina (stimola la mobilità dello stomaco)
Ci sono anche le cellule mucose, ghiandole che producono muco (importante per proteggere
i 3 tipi di cellule).

Lo stomaco è ricco anche di ghiandole gastriche, il cui insieme dei secreti delle ghiandole o prende
il nome di succo gastrico, fortemente acido (pH 1).

Quando il bolo raggiunge lo stomaco si mescola con il succo gastrico dando origine al chimo
(liquido)
A questo punto inizia la digestione delle proteine, acqua, sali, alcool e farmaci.
Da qua, il chimo (a piccoli spruzzi) raggiunge l intestino tenue attraverso il piloro. Lo stomaco si
svuota così gradualmente in circa 4 ore.

Secrezione Assorbimento
Pepsina, HCl, Acqua Sali, Proteine,
Fattore intrinseco, Alcool, Farmaci
Muco, Succo gastrico
INTESTINO TENUE
È lungo 2-3m ed è la principale sede della digestione e dell assorbimento.
L ingresso è controllato dallo sfintere pilorico, l uscita dalla valvola ileo-ciecale, che precede
l intestino crasso.

DUODENO:è la prima porzione dell intestino, in esso sbocca:


- Coledoco: Porta la bile. È prodotta dal fegato e immagazzinata nella cistifellea
(vescicola sotto il fegato). Non contiene enzimi digestivi ma porta i sali biliari
importanti per la digestione dei grassi (in realtà i sali biliari si occupano dell emulsione
dei grassi, è la lipasi che si occupa della loro degradazione).
- Dotto pancreatico: Porta il succo pancreatico. È prodotto nel pancreas e contiene
enzimi digestivi (gli enzimi sono sintetizzati dal pancreas in maniera inattiva e vengono
poi attivati nel duodeno)
tripsina, chimo tripsina e carbossil-peptidasi (digestione proteine)
lipasi pancratica (degrada grassi)
amilasi pancreatica (idrolizza polisaccaridi)
ribonucleasi, desossiribonucleasi (degrada RNA- DNA)
A livello del duodeno c è anche lo ione bicarbonato, importante per neutralizzare l acidità
gastrica.
DIGIUNO: è la seconda porzione, si occupa di assorbimento di vari composti.
ILEO: è l ultima porzione, si occupa dell assorbimento di vari composti. È importante per
l assorbimento della vitamina B12 (per sintesi emoglobina)
La mucosa del duodeno produce enzimi che permettono la digestione di diverse classi di cibo,
insieme ai sali biliari: si forma il succo enterico (riversato poi nel lume duodenale). Un enzima
importante è per esempio la maltasi, che degrada il maltosio in glucosio.
La mucosa si occupa anche della formazione di muco, che:
- Protegge le cellule dall azione enzimatica
- Funge da lubrificante.
- Secerne ormoni (enterogastroni) che regolano l attività dell apparto digerente

Tale mucosa è ricca anche di ripiegamenti, chiamati villi intestinali, che aumentano la superficie
per l assorbimento: essa è intensificata anche dai microvilli, ulteriori ripiegamenti dei villi, che
insieme formano l orletto a spazzola. Sono ricchi di vasi linfatici e capillari. Sono importanti per il
riassorbimento di: glucosio, amminoacidi, sali, grassi emulsionati.

Sia duodeno che digiuno, inoltre secernono alcuni importanti ormoni:


- Colecistochinina: Inibisce l attività dello stomaco, stimola attività del pancreas, stimola
produzione di bile da parte del fegato e stimola la contrazione della cistifellea
- Secretina: Potenzia l azione della colecistochinina
- Peptide insulinotropo glucosio-dipendente: Inibisce l attività gastrica e stimola la
secrezione di insulina da parte del pancreas

Gran parte dei nutrienti vengono digeriti e il chimo raggiunge l intestino crasso attraverso la
valvola ileo-ciecale.
Si chiama valvola ma in realtà non funziona seguendo la pressione come fanno le valvole
(per essere definite tali), infatti è uno sfintere (funzionalità muscolare).
INTESTINO CRASSO
È importante per l assorbimento della maggior parte di acqua, sali minerali, vitamine e ioni. Ha
dimensioni 1.5m.

CIECO: Prima porzione di intestino crasso, dove il chimo vi giunge mediante la valvola
ileo-ciecale. È un sacco a fondo cieco da cui si diparte un sottile prolungamento chiamato
appendice (la sua infiammazione causa l appendicite)
COLON: Seconda porzione. Si divide in ascendente, trasverso, discendente e sigmoide.
Qui è presente anche la flora intestinale, costituita da batteri che mettono a disposizione
vitamine K e B. La flora protegge dalle infezioni e collabora con l intestino crasso per la
scomposizione degli alimenti non digeribili. Qui si formano le feci, dopo il riassorbimento di
H2O e Na dal chimo.
RETTO: Ultima porzione di intestino crasso, attraverso il quale le feci fuoriescono dal
corpo grazie all ano.

Il chimo passa all intestino crasso dove, a livello del colon, diventa feci, poi espulse con l ano.
Un transito eccessivamente veloce di chimo porta a feci liquidi e defecazione frequente (diarrea)
Un transito particolarmente letto porta a feci dure e defecazione rara (stitichezza).

Dunque:
Nell intestino si completa la digestione dei carboidrati e delle proteine e si realizza l idrolisi delle
macromolecole.
Inoltre, si assorbono le sostanze ricavate dalla digestione grazie alle cellule epiteliali della mucosa:
le molecole organiche nel tenue e acqua/ioni nel crasso. Dunque, un 90% nel tenue per diffusione
semplice e un 10% nello stomaco e crasso.

Per quanto riguarda i grassi, essi vengono assorbiti sempre nell intestino, pe poi sintetizzare
trigliceridi. Nel dettaglio, i grassi vengono emulsionati in micelle (goccioline di grasso) grazie ai
sali biliari. La lipasi pancreatica idrolizza le molecole di grasso presenti nelle micelle e produce
acidi grassi e monogliceridi. Questi entrano per diffusione nella cellula, dove vengono usati dal
REL per sintetizzare trigliceridi. Questi vengono poi vengono impacchettati con colesterolo e
fosfolipidi in chilomicroni, introdotti in vescicole che lasciano la cellula per esocitosi.
FEGATO
Il fegato è una grossa ghiandola anficrina (sia endo che eso) situata sotto il diaframma, nella parte
destra dell addome. È avvolto da peritoneo. Riceve la vena porta.
Esso è diviso in lobi (destro e sinistro) a loro volta divisi in lobuli.
Ogni lobulo è composto da lamine di cellule epiteliali, chiamate epatociti, disposte attorno ad una
vena centrale.
Al suo interno vi sono anche le cellule di Kupffer, ossia minuscoli elementi cellulari che
distruggono batteri e materiali estranei.

Sul bordo anteriore del fegato, si trova un piccolo sacco, la cistifellea o colecisti. Questa
immagazzina la bile, importante per la digestione dei lipidi.

I suoi compiti:
1. SINTESI DELLA BILE (funzione esocrina)
La bile è una miscela fluida di sali, colesterolo, lipidi e
pigmenti biliali, dove il fegato vi riversa i prodotti di
demolizione del gruppo eme.
La bile entra in canalicoli biliari, che diventano dotti
biliari, che si fondono formando il dotto epatico. Più
avanti quest ultimo si unisce al dotto cistico (che
proviene dalla cistifellea) e forma ilcoledoco,che sbocca
nel duodeno (dove sarà riversata la bile) a livello della
papilla di Vater o ampolla duodenale.

2. PARTECIPAZIONE A PROCESSI METABOLICI


Ciclo dell urea
Sintesi e catabolismo dei lipidi
Gluconeogenesi
Glicogenolisi e glicogenosintesi (infati nel fegato vi è immagazzinato glucosio
sottoforma di glicogeno, anche nel muscolo)

3. SINTETIZZA PROTEINE: Per esempio albumina o fattori di coagulazione


4. DETOSSIFICAZIONE
5. CONTIENE FERRO E VITAMINE
6. FUNZIONE ENDOCRINA: Produce ormoni sotto stimolo dell ipofosi, chiamati
somatomedine (effettori periferici del GH)
PANCREAS
Il pancreas è una grossa ghiandola anficrina che è composto da una:
- Frazione esocrina: Costituita da © che producono una miscela di enzimi digestivi che
costituisce il succo pancreatico (ricco di acqua e ioni bicarbonato), importante per
neutralizzare l acidità del chimo.
- Frazione endocrina: Costituita da © che formano isole di Langerhas, si occupa di produrre
ormoni come insulina (- glucosio: ipoglicemizzante) e glucagone (+ glucosio:
iperglicemizzante) che si riversano nel sangue e in tutte le cellule.

A livello del pancreas ritroviamo due dotti: il dotto pancreatico o di Wirsung (porta il succo
pancreatico nel duodeno) e il dotto di Santorini (dotto accessorio che sbocca nella papilla
duodenale).
APPARATO CARDIOVASCOLARE
Il sistema circolatorio comprende: sangue, vasi sanguigni, cuore. Del sangue abbiamo già parlato in
Istologia.

CUORE
È un organo muscolare situato nel mediastino, all interno della cavità toracica (dietro lo sterno e tra
i polmoni).

La parete cardiaca è costituita da:


- Pericardio:tessuto connettivo (membrana sierosa)
posto esternamente
- Miocardio: tessuto muscolare striato, posto più
interamente
- Endocardio: tessuto epiteliale, separa pericardio da
miocardio
- Tra pericardio e miocardio c è la cavità pericardica,
dove c è il liquido che riduce l attrito delle contrazioni
cardiache e funge come lubrificante

In generale, il cuore è diviso in quattro cavità:


due superiori, ATRIO dx e sx (divisi dal setto interatriale)
dueinferiori, VENTRICOLO dx esx (separati dal setto interventricolare).

L atrio dx è in comunicazione con il ventricolo dx tramite la valvola tricuspide, costituita da tre


lembi che permette il passaggio da atrio a ventricolo.
L atrio sx è in comunicazione con il ventricolo sx tramite la valvola bicuspide, o mitrale (chiamata
così perché assomiglia alla mitria, copricapo liturgico), costituita da due lembi e permette il
passaggio da atrio a ventricolo.
VASI SANGUIGNI
Esistono 3 tipi di vasi con diversa struttura a seconda della funzione e della pressione che devono
sopportare. La pressione che il sangue esercita sulle pareti non è costante e diminuisce man mano
che ci si allontana dal cuore.

Arterie
Sono l insieme di vasi che portano il sangue ricco
di ossigeno dal cuore ai tessuti.

Sono composti da tre strati:


- Tonaca intima: più interno, costituito da un
epitelio chiamato endotelio
- Tonaca media: intermedio, formato da
cellule muscolari lisce
- Tonaca esterna: più esterna, composta da
tessuto connettivo ricco di fibre di collagene
ed elastina (per resistere alle pressioni)

Dal ventricolo SX parte l aorta, che con le sue ramificazioni (coronaria: ossigena il
cuore; succlavia: ossigena il torace; carotide: ossigena SNC e viso; mesenterica, 2
iliache) porta il sangue ossigenato a tutti i tessuti.
Dal ventricolo DX partono invece le arterie polmonari, chiamate arterie ma in
realtà sono vene che portano sangue non ossigenato ai polmoni.
Il sangue scorre da ventricolo SX ad aorta, o da ventricolo DX ad arterie polmonari
(e non viceversa) grazie alla presenza di valvole semilunari: tra ventricolo SX e
aorta c è la valvola aortica, mentre tra ventricolo DX e arteria c è la valvola
polmonare.

Le arterie devono sopportare una grande pressione del sangue. Pressione e velocità si riducono
quando le arterie si ramificano, a causa dell attrito e a causa del volume del sangue che si
distribuisce in più vasi. P e V rimangono comunque abbastanza elevate poiché devono permettere al
sangue di raggiungere le periferie.
Più ci si allontana dal cuore, più le arterie si ramificano formando arteriole.
Esse possono contrarsi diminuendo il loro diametro (vasocostrizione) o rilassarsi aumentadolo
(vasodilatazione), regolando la quantità e la distribuzione di sangue che fluisce ai tessuti.
La vasocostrizione può essere una risposta ad una diminuzione della temperatura corporea.
La vasodilatazione può essere una risposta ad un aumento della temperatura corporea.

Le valvole non sono muscolari ma


sono regolate dalla pressione: alta
pressione le apre, bassa pressione
le chiude.
Capillari
Sono condotti sottili circondate da un singolo strato endoteliale sottile,.che partono dalle
ramificazioni delle arteriole formando una rete estesa che tocca tutte le cellule dell organismo.
Sono importanti perché in corrispondenza di essi c è lo scambio tra sangue e liquido interstiziale,
per diffusione semplice (secondo gradiente). Il sangue fluisce molto lentamente per facilitare gli
scambi.
Possono presentare delle fenestrazioni, piccoli fori chiusi da un sottile diaframma che li rende più
permeabili.

Vene
Sono vasi sanguigni che trasportano il sangue privo di ossigeno dai tessuti al cuore.
Derivano dalla confluenza di capillari venosi (che raccolgono il sangue impoverito di ossigeno)
chiamate venule e confluendo si trasformano in tronchi più voluminosi, fino a diventare vene.

La loro parete è costituita da:


- Tonaca intima, costituita da endotelio
- Tonaca media, costituita da cellule muscolari
(inferiori dell arterie)
- Tonaca esterna, povera di fibre elastiche.

Sono capaci di trasportare il sangue contro la forza di gravità


perché presentano valvole a nido di rondine rivolte verso
l alto (3 lembi), che impediscono il flusso verso il basso
(reflusso sangue): compiono quindi il percorso inverso alle
arterie.

Le vene che partono dai polmoni sono le vene polmonari (che in realtà
sono arterie che portano sangue ossigenato dal polmone all atrio SX) e
portano verso due grandi vene (atrio DX):
la vena cava superiore (raccoglie sangue che proviene da su)
la vena cava inferiore (raccoglie sangue che viene da giù)
- Aorta: parte dal ventricolo sinistro
- Carotidi: Salgono al cervello
- Succlavie: Irrorano le braccia (torace)
- Iliache: A livello del pube e della vertebra 5L
- Femorali: Partono dalle iliache, e irrorano le gambe
- Coronarie: Ossigenano il cuore
- Epatica: Fegato
- Gatrica: Stomaco
- Splenica: MIlnza
- Renali: Reni
- Mesenteriche: Intestino

Le vene prendono il nome delle arterie corrispondenti (vene femorali, iliache, epatiche, etc.) ad
eccezione di:
- Vene giugulari: derivano dalle arterie carotidi
- Vena cava inferiore: raccoglie il sangue dalle braccia
- Vena cava superiore: raccoglie il sangue dalla metà superiore del corpo.
DOPPIA CIRCOLAZIONE
Il sistema circolatorio è costituito da un doppio circuito.
Sistole: Contrazione
Diastole: Rilassamento

Circolazione polmonare
Porta il sangue povero di ossigeno dal ventricolo dx ai polmoni (arteria polmonare).
Dunque, ha lo scopo di ossigenare il sangue ed eliminare CO2.
Durante la diastole: Il sangue povero di O2 viene veicolato dalle vene cave, entra nell atrio destro e
passa al ventricolo dx attraverso la valvola tricuspide.
Durante la sistole: Questo sangue, passa poi alle arterie polmonari, attraverso la valvola polmonare.
Le arterie polmonari si diramano in rami più sottili fino a raggiungere i capillari polmonari che
avvolgono gli alveoli, dove avviene la cessione di CO2 e l immagazzinamento di O2, che si lega
all emoglobina.

Circolazione sistemica
Porta il sangue ricco di ossigeno dal ventricolo sx alla periferia (aorta)
Durante la diastole:Il sangue ossigenato entra nell atrio sx (veicolato da vene polonari) e arriva al
ventricolo sx attraverso la valvola mitrale.
Durante la sistole: Il sangue passa nell aorta attraverso la valvola aortica, e attraverso tutte le
diramazioni dei vasi arteriosi raggiunge la rete capillare arteriosa periferica.

La circolazione può essere:


Chiuso: Il sangue circola sempre entro vasi (es. verterbrati)
Aperto: Il sangue circola entro alcuni vasi, poi esce ed entra nelle lacune dei tessuti (es.
antropodo, molluschi)
Semplice e completa: un giro completo di sangue passa una volta sola dal cuore
(semplice) e il sangue povero di ossigeno e quello con ossigeno non si incontrano mai
(completa). Es. pesci
Doppia e completa: il sangue con e senza O2 non si mescola (completa) e il cuore
presenta 2 atri e 2 ventricoli (doppia). Es. mammiferi.
Incompleta: Due atri e un ventricolo (es. anfibi, rettili).
CICLO CARDIACO
Il cuore è un muscolo che è in grado di generare autonomamente lo stimolo alla sua contrazione. Le ©
del miocardio sono infatti in contatto attraverso giunzioni serrate e ciò consente allo stimolo di
diffondersi velocemente e permettere la contrazione contemporanea di grandi gruppi di cellule
muscolari.

Alcune cellule muscolari cardiache chiamate cellule pacemaker (tessuto muscolare specializzato)
possono dare origine al battito cardiaco senza stimolazione: si parla del nodo seno atriale(nell atrio
dx), che genera in maniera autonoma un potenziale d azione. Lo stimolo elettrico si diffonde agli
atri(che si contraggono).
La contrazione degli altri stimola il nodo atrio-ventricolare, che genera impulsi che vengono
trasmessi ai ventricoli attraverso fibre muscolari specializzate: il fascio di His , che si dirama in
branca destra e sinistra (nel setto interventricolare) e le fibre del Purkinje, che diffondono lo
stimolo ai ventricoli.

Elettrocardiogramma
Gli stimoli elettrici vengono rilevati da elettrodi sul torace e registrati con un elettrocardiografo.
Sistole atriale: Gli altri si contraggono, il sangue va verso tricuspide e bicuspide (aperte).
Valvole semilunari sono chiuse.
Sistole ventricolare: Tricuspide e mitrale si chiudono e si produce il primo suono (o
tono)cardiaco. Il sangue passa poi verso l arteria polmonare e verso l aorta.
Diastole: I ventricoli sei rilassano e le valvole semilunare si chiudono, causando il secondo
suono (o tono) cardiaco.

I rumori cardiaci (tum-tum) possono essere ascoltati da un fonendoscopio o da uno stetoscopio e


possono essere registrati da un fonocardiogramma.
GITTATA CARDIACA, FREQUENZA CARDIACA E
VOLUME DI EIEZIONE
Si dice gittata cardiaca il volume di sangue pompato dal ventricolo sx (aorta) in un minuto. In un
adulto a riposto è circa 5 litri/min. E uguale a frequenza X gittata sistolica.

Il totale di sangue espulso nella sistole è detto volume di eiezione/gittata sistolica ed è circa 70ml.
Dipende da:
Forza di contrazione del ventricolo, influenzata da:
SN, che influenza la produzione dall ormone adrenalina (aumenta forza contrazione)
Grado di riempimento (all aumentare aumenta la forza di contrazione)
Pressione arteriosa all inizio della sistole: più è grande, più è minore il volume di eiezione

L insieme di contrazioni al minuto è la frequenza cardiaca. In adulto è di 70 pulsazioni/min(bpm).


Nonostante lo stimolo della contrazione si origini da solo, la contrazione è tuttavia influenzata
anche da altri fattori:
Fattori nervosi: I barocettori (recettori) percepiscono cambiamenti di pressione sanguigna
e trasmettono la loro stimolazione a centri cardiaci del midollo allungato che mandano
impulsi al nodo senoatriale attraverso:
- S.N. simpatico: libera noradrenalina e adrenalina, che aumenta la frequenza e la
forza di contrazione (aumenta gittata cardiaca e dunque la pressione arteriorosa): c è
vasocostrizione in periferia.
- S.N. parasimpatico: libera acetilcolina, che diminuisce la frequenza e la forza di
contrazione: c è vasodilatazione in periferia.
Fattori ormonali: l adrenalina (secreta dalle ghiandole surrenali) che fa aumentare la
frequenza
Temperatura corporea: l aumento fa aumentare la frequenza cardiaca.

PRESSIONE SANGUIGNA
La pressione sanguigna è la forza esercitata dal sangue contro le pareti dei vasi sanguigni, che si
forma dopo che il cuore pompa il sangue ai vasi sanguigni. Può essere venosa o arteriosa.

La pressione arteriosa può essere misurata con lo sfigmomanometro o uno stetoscopio. Questi
misurano:
- Pressione sistolica: La pressione massima determinata dalla contrazione del cuore nelle
arterie al momento dell espulsione del sangue. È dunque la forza con la quale il sangue
arriva alle arterie attraverso la contrazione dei ventricoli. Nell uomo i valori sono di 120
mmHg
- Pressione diastolica: La pressione minima che si riscontra nella fase di rilassamento. È
dunque la forza che il sangue possiede nelle arterie nella fase di rilascio dei ventricoli.
Nell uomo i valori sono di 70 mmHg.
Quando le arterie ricevono il sangue si dilatano e lo spingono in avanti: qui la pressione è notevole.
Man mano che si raggiunge arteriole e capillari la pressione cala.
La pressione è controllata da:
Secrezione di adrenalina (ghiandole surrenali)
Vasocostrizione periferica e aumento della forza di contrazione, con aumeno della frequenza
cardiaca.
Broncodilatazione
Vasodilatazione della pupilla (mitriasi)
Temperatura
Con l aumento della temperatura aumenta la frequenza cardiaca.
-
-

Peptide natriuretico atriale


Secreto dall atrio destro. Favorisce la fuoriuscità di H2O attraverso le urine.
Causa una diminuzione della pressione: è antagonista dell aldosterone.

SCAMBI DI SOSTANZE NEI CAPILLARI


Le cellule degli organismi pluricellulari sono immerse nel liquido interstiziale, dove si trovano
sostanze nutritive, sostanze di scarto, composti chimici dai quali ricevono stimoli e che regolano il
loro funzionamento.

A livello dei capillari avviene lo scambio di sostanze tra sangue (plasma) e liquido interstiziale.
Gas, piccoli composti organici liposolubili attraversano la membrana del capillare per diffusione,
muovendosi da una zona più concentrata ad una zona meno concentrata.
Piccoli composti polari e ioni attraversano la membrana attraverso vescicole (esocitosi-endocitosi).
Alcune volte le sostanze possono passare anche dai pori fenestrati del capillare.
Dunque, tutti i capillari sono permeabili a O2, CO2, glucosio, piccoli ioni.

Il passaggio di H2O e di piccoli soluti disciolti in essa è invece influenzato da due fattori:
Pressione idrostatica/sanguigna: spinge l acqua fuori dai capillari (maggiore nell estremità
arteriosa del capillare e inferiore nell estremità venosa)
Pressione osmotica colloidale: trattiene l acqua all interno dei vasi (maggiore nel plasma
rispetto liquido interstiziale perché ci sono più proteine, per questo l acqua va verso il plasma)

La pressione idrostatica è alta all estremità arteriosa e diminuisce verso l estremità venosa.
La pressione osmotica colloidale è invece costante lungo i capillari.

Modello di Starling
All entrata del capillare nell estremità
arteriosa, la pressione sanguigna è
superiore alla pressione osmotica del
liquido interstiziale e ciò permette provoca
fuoriuscita di liquido dal capillare.
Man mano che il sangue scorre verso
l estremità venosa, la pressione osmotica
del sangue supera la pressione idrostatica
del sangue, dunque si ha un rientro del
liquido nel capillare venoso.
SCAMBI GASSOSI: Trasporto O2 e CO2
Il sangue è il mezzo di trasporto e di scambio dei gas respiratori. Il movimento di ossigeno e anidride
carbonica avviene in direzione opposta: l ossigeno entra a livello degli alveoli polmonari e viene
rilasciato nei tessuti, l anidride carbonica segue il percorso inverso.

Ossigeno
Una piccola frazione si scioglie direttamente nel plasma. Tuttavia, l ossigeno è una molecola apolare
poco solubile in acqua ed essendo il plasma una soluzione acquosa, può contendere solo 1.5% di O2.

Il 98.5% dell ossigeno infatti si trova legato alle molecole di emoglobina


nei globuli rossi. È formata da 4 catene polipeptidiche, ognuna delle quali
è legata ad un gruppo eme, contente Fe capace di legarsi reversibilmente
all ossigeno. Dunque ogni molecola di emoglobina si può legare al massimo
con 4 O2.
Quando la pressione parziale di O2 è alta (polmoni), l emoglobina

4 molecole di O2.
Quando la pressione parziale di O2 è più bassa (resto del corpo), l emoglobina rilascia
gradualmente ossigeno, che si diffonde nel plasma, poi nel liquido interstiziale e poi nei tessuti.
emoglobina rilascia 1 solo O2 e diventa quindi satura al 75% quando rientra
nei polmoni (poiché un 25% viene rilasciato nei tessuti). In generale, l emoglobina rilascia più
O2 nei tessuti dove la pressione parziale di O2 è minore.

Un emoglobina non combinata con O2 si chiama desossiemoglobina, una combinata


ossiemoglobina.
La tendenza a combinarsi è legata al pH: se il pH si abbassa, l affinità diminuisce.
Il gruppo eme è anche capace di legarsi in maniera irreversibilecon affinità maggiore a monossido di
carbonio CO e cianuro CN-3
L emoglobina fetale - -globulina) ed ha una affinità maggiore
per l O2 rispetto all emoglobina adulta e questo facilita il trasferimento dell ossigeno dalla madre al
sangue del feto attraverso la placenta.

Nelle cellule muscolari è presente la mioglobina, che come l emoglobina è in grado di legare
l ossigeno. A differenza dell emoglobina è costituita da 1 catena polipetidica, ha 1 gruppo eme ed è
dunque capace di legare 1 O2.
La mioglobina ha un affinità maggiore per l O2 rispetto all emoglobina e per questo è in grado di
trattenerlo anche in caso di valori di pressione parziale di O2 a cui l emoglobina lo rilascerebbe.

Anidride carbonica
La CO2 deve essere raccolta nei tessuti dal sangue, per essere eliminata nei polmoni.
Un 7% è disciolto nel sangue(5% sciolta nel plasma e 2% legata all emoglobina).
Per il 70% è trasportata ai polmoni trasformandosi in ioni bicarbonato HCO-3, grazie all azione
dell anidrasi carbonica negli eritrociti.
Gli HCO-3nei polmoni svolgono una reazione che porta alla formazione di acido carbonico, il quale si
dissocia rilasciando CO2. Questa poi diffonde all esterno degli eritrociti raggiungendo l aria presente
negli alveoli. Viene dunque espirato.
SISTEMA LINFATICO
Oltre alla circolazione sanguigna, c è un altro sitema di vasi (sistema linfatico) che si occupa di:
- convogliare nel sangue il liquido interstiziale in eccesso
- trasportare i prodotti della digestione dei lipidi da intestino a sangue
- difendere l organismo.

VASI LINFATICI
Sono una fitta rete di capillari presenti in tutti i tessuti che confluiscono in vasi sempre più grandi
fino a formar:
il dotto linfatico destro, che raccoglie la linfa dalla parte destra del corpo
il dotto linfatico sinistro, che la raccoglie dal resto dell organismo.
Essi si occupano di raccogliere il liquido interstiziale dai vari tessuti che, entrato nei vasi, prende il
nome di linfa(ha composizione simile al liquido interstiziale: è ricca di linfociti).
Lungo il percorso, questi vasi linfatici sono interrotti da linfonodi, che filtrano la linfa e proteggono
dai corpi di grande dimensione come virus e batteri.
NODULI LINFATICI
Sono formati da un tessuto connettivo ricco di linfociti, sotto epiteli di rivestimento di mucose degli
atti respiratori.
Si occupano di eliminare i batteri che entrano attraverso bocca e naso.
Tonsille: faringe
Adenoidi: faringe
Placche di Peyer: intestino

ORGANI LINFOIDI
Linfonodi: Organi di tessuto linfoide delimitati da una capsula fibrosa. Sono situati lungo i
vasi linfatici e ricchi di globuli bianchi. Si occupano di filtrare e proteggere la linfa da
eventuali patogeni.
Milza: Organo vascolarizzato che filtra il sangue, eliminando microrganismi e sostanze di
scarto. Si occupa anche di eliminare dal sangue gli eritrociti invecchiati, riciclando il ferro
del gruppo eme dell emoglobina. Si occupa anche della produzione di linfociti e di essere
deposito per le piastrine.
Timo: Ghiandola davanti alla trachea, nel mediastino. Si occupa della maturazione dei
linfociti T e secerne timosina, un ormone che influenza la produzione di linfociti. È attiva
soprattutto in età giovanile.
Midollo osseo
LA DIFESA IMMUNITARIA

IMMUNITA ASPECIFICA o INNATA


Comprende diversi meccanismi di protezione (fisici, chimici e cellulari) presenti fin dalla nascita.
Non inducibile, NO memoria, veloce e aspecifica.

Barriere fisiche e chimiche


Cute - peli delle narici - ciglia: Prima barriera fisica all entrata dei patogeni
Lacrime saliva: Lavano e ripuliscono, con il lisozima uccidono batteri
Secrezioni acide della cute (o ambiente acido della vagina): Limitano la crescita batterica
Succhi gastrici: Presentano acido cloridrico e proteasi che uccidono i patogeni
Secrezioni mucose (canale respiratorio-digerente): Intrappolano nella mucosa il patogeno
Flora intestinale: Compete con i patogeni e produce sostanze per loro tossiche
Tosse starnuti: Espellono patogeni da vie aeree superiori

CELLULE AD ATTITA FAGOCITARIA


- Macrofagi: Sono presenti in tutti i tessuti (soprattutto dove possono abbondare infezioni
es. alveoli). Derivano dai monociti prodotti dal midollo osseo che poi arrivati ai tessuti
diventano macrofagi.
- Granulociti neutrofili: Sono presenti nel sangue, dove possono fagocitare 20 batteri prima
di morire
- Linfociti natural killer (NK): Grossi linfociti linfociti prodotti nel midollo osseo e capaci
di produrre perforine, proteine in grado di distruggere la membrana plasmatica, uccidere ©
tumorali o infettate da virus (partecipano sia all immunità innata che acquisita)
-

SISTEMA DEL COMPLEMENTO: Sono 30 proteine del plasma capacità di attività


enzimatica. Il sistema può essere attivato direttamente da alcuni patogeni o successivamente al
legame antigene-anticorpo. L attivazione del sistema genera una serie di reazioni a cascata che
danno origine a proteine con diversa funzione: inserendosi nella membrana possono causare la
lisi, aderendo al batterio lo rendono più fagocitabile, attraggono leucociti verso il luogo
d infezione (chemiotassi), aumentano l infiammazione (stimolano la produzione di istamina).
PRODUZIONE DI CITOCHINE
Sono un gruppo numeroso di proteine secrete da diverse © dell immunità sia innata che
acquisita. Hanno il compito di agire come segnali(raggio d azione limitato) o possono essere
trasportati nel sangue e comportarsi come ormoni agendo a distanza: permettono dunque la
comunicazione. I principali gruppi sono:
Interferoni: Prodotti dai macrofagi, dai fibroblasti e dai leucociti. Inibiscono la replicazione
dei virus; stimolano l attività dei macrofagi; attivano i linfociti NK.
Interleuchine: Prodotte da macrofagi e linfociti. Possono agire a grandi distanze. Un
esempio è l interleuchina-1 che partecipa all infiammazione causando la febbre.
Fattori di necrosi tumorale (TNF): Prodotti da macrofagi e linfociti T. Sono coinvolti
nell instaurazione dell infiammazione

INFIAMMAZIONE: È la risposta all invasione da parte di un patogeno.


- I tessuti danneggiati attraggono mastociti, che rilasciano istamina che si diffonde nel sangue
e induce la dilazione del capillare, con conseguente aumento del flusso sanguigno (calore-
arrossamento)
- Aumenta la fuoriuscita di liquidi dal sangue verso i tessuti (edema). Aumenta anche la
fuoriuscita di proteine, che attira granulociti (chemiotassi) e ne stimola la produzione di
nuovi a livello del MO.
- Stimolazione dei nocicettori (dolore).
- Plasma e fagociti fuoriescono dal sangue e penetrano nel tessuto infettato, fagocitando il
patogeno. Cessata l azione dell istamina, i fagociti non sono più attratti e il tessuto torna alle
condizioni normali.
- Molecole segnale stimolano la proliferazione delle cellule endoteliali per rimarginare la
ferita.

Nella regione infiammata può crearsi una cavità riempita da una sostanza giallastra detta pus,
costituita da liquido interstiziale, granulociti e macrofagi morti e batteri.

In molti casi l infiammazione è una risposta localizzata ma tuttavia se intensa può dare una
risposta sistemica. Il fenomeno evidente è la comparsa della febbre. Risposta generalizzata che
si genera grazie all azione dell interleuchina-1(secreta dai macrofagi), che agisce sul centro di
regolazione della temperatura dell ipotalamo, modificando la regolazione.
IMMUNITA SPECIFICA o ACQUISITA
Si manifesta solo dopo l esposizione di un agente estraneo e richiede più tempo per manifestare i
suoi effetti. Si distingue l immunità umorale e cellulo-mediata, che si manifestano insieme ma con
intensità diversa.
Le cellule più importanti che vi partecipano sono:

Cellule APC: Cellule che presentano l antigene (macrofagi e cellule dendridiche)

Complessi maggiori di istocompatibilità (MHC): Le cellule che fagocitano


antigeni li demoliscono grazie a enzimi lisosomiale. All interno delle ©, i frammenti di antigene
vengono associata proteine dette MHC. Questi complessi vengono esposti sulla superficie di cellule
definite cellule che presentano l antigene: le principali tra queste sono macrofagi e cellule
dendritiche (che hanno lunghi prolungamenti di citoplasma: sono le cellule di Langherans).
È da quanti alleli comuni di MHC ci sono che si definisce quanto più sia stretto il grado di
parentela

Linfociti: Dopo la fagocitosi, le © dendridiche espongono l antigene e migrano nei vasi linfatici
fino ai linfonodi, dove possono incontrare diversi tipo di linfociti:
- Linfociti B: Dopo l attivazione, si trasformano in plasmacellule e producono anticorpi
Derivano da cellule staminali(non differenziate) nel midollo osseo. Si differenziano nel MO
acquisendo la capacità di produrre anticorpi e recettori antigenici, capaci di legare molecole
estranee. Maturati, lasciano il MO e si localizzano in organi e noduli linfoidi.
- Linfociti T: Dopo l attivazione, si occupano di attivare i linfociti B e partecipare
all immunità cellulo-mediata cellule staminali(non differenziate) nel
midollo osseo. Iniziano a differenziarsi nel MO del feto ma alla nascita migrano nel timo
diventando solo adesso immunopotenti (capaci di partecipare alla reazione immunitaria).
Grazie ad una prima differenziazione diventano T-receptors, ossia producono recettori
capaci di riconoscere antigeni esposti legati a MHC. si differenziano in:
o Linfociti T citotossici (TC): Attivati, riconoscono e distruggono le cellule che
hanno antigeni sulla loro superficie (intervengono nella risposta cellulo-mediata)
o Linfociti T helper (TH): Attivati, contribuiscono all attivazione dei linfociti B e
T-citotossici.
- Linfociti NK: Uccidono le © tumorali o infettate da virus

Linfociti B e T sono in grado di riconoscere


l antigene, ossia qualsiasi macromolecola o
microrganismo estraneo che provoca una risposta
immunitaria. Gli antigeni possono essere: self, se
prodotti dalle nostre cellule, o non self, se estranei.
Il riconoscimento avviene grazie alla presenza di
recettori antigenici sulla membrana dei linfociti B
e T.
Se i recettori si legano ad antigeni self si induce la
© all apoptosi (selezione negativa), se si legano
ad antigeni non-self sono stimolati a replicarsi
(selezione positiva).
IMMUNITA MEDIATA DA ANTICORPI (UMORALE)
L immunità umorale è legata alla produzione di anticorpi,capaci di legare a sé gli antigeni.
Tuttavia, non ne riconosco l interezza, ma una porzione indicata come determinante antigenico o
epitopo.

Gli anticorpi sonoproteine che fanno parte della classe delle immunoglobulinee sono formati da 4
catene polipeptidiche,tenute insieme da ponti disolfuro.
- 2 catene leggere uguali tra loro
- 2 catene pesanti uguali tra loro
Nel complesso hanno una forma a Y. Ciascuno dei due bracci di Y possiede all estremità un sito
Fab di legame con l antigene. Dunque, ogni anticorpo può legare 2 molecole di antigene. La gamba
di Y possiede invece una zona Fc, dove si lega la cellula o molecola del sistema immunitario.

Ogni catena ha una regione variabile, un segmento di giunzione e una regione costante. La
regione costante è uguale in tutti gli anticorpi, mentre la regione variabile e il segmento di
giunzione hanno sequenze di amminoacidi diverse, dunque sono capacità di legare diversi tipi di
antigeni.

Questa diversificazione è possibile grazie al fatto che nel DNA ci sono diversi segmenti: C che
codifica per la regione costante, J che codifica per la giunzione e V che codifica per la regione
variabile. All interno di ciascun linfocita, ogni segmento C si combina casualmente
(riarrangiamento DNA), con un possibile J e un possibile V sempre diversi.

Sulla base della regione variabile, esistono 5 classi di anticorpi:


IgG:Si trova libera nel plasma(gamma-globuline del plasma)ed è la più abbondante (80%)
IgM:Si trova libera nel plasma (gamma-globuline del plasma) e sulla superficie dei linfociti
B, dove rappresenta il recettore per l antigene. È il primo anticorpo rilasciato dai linfociti B
durante la risposta immunitaria. Hanno forma pentamerica.
IgD:Si trova sulla superficie dei linfociti B ed è il recettore per l antigene sui linfociti B
maturi.
IgA: Nella saliva, lacrime, latte e altri secreti. Protegge dall adesione dei patogeni
all epitelio. Sono dimeriche.
IgE: Secreta dalle plasmacellule della cute e dei tessuti gastrointestinali e respiratori. Quando
si lega ad antigeni, produce instamina e contribuisce alla reazione infiammatoria. È coinvolta
anche nelle allergie.
Gli anticorpi sono sintetizzati dai lifociti B quando questi sono attivati. Ogni anticorpo è prodotto
solo da un gruppo di linfociti B, derivati da un progenitore comune che produce solo
quell anticorpo, che riconosce solo uno specifico epitopo.

Le cellule dendritiche (cellule di Langherans) spezzano il patogeno e lo espongono (legato ai


MHC) portandolo nel linfonodo.
Nel linfonodo il linfocita B incontra l antigene (se ciò non avviene: muore dopo 2 secondi).
Il linfocita B attivato dall incontro, prolifera dando origine ad un clone di cellule (espansione
clonale) che nel corso della proliferazione possono differenziarsi in:
o Plasmacellule: Produrranno anticorpi. Terminata la produzione, vanno in apoptosi.
o Cellule B della memoria: Terminata la produzione, i cloni continuano a vivere
producendo piccole quantità di anticorpo, che entrano a far parte delle gamma
globuline del plasma (IgG e IgM). Dunque, se l antigene si ripresentasse subito si
stimolerebbe le © della memoria a produrre plasmacellule e altre © della memoria
identiche, riprendendo rapidamente la produzione dell anticorpo in modo rapido e
distruggendo facilmente l antigene. Si parla di immunizzazione.
La possibilità di produrre cellule della memoria permette, in caso di un secondo incontro
con l antigene, una reazione più veloce (perché in linfocita è attivato senza bisogno
dell intervento delle cellule di Langherans).

La combinazione degli anticorpi con l antigene crea il complesso antigene-anticorpo, con


conseguenze come:
- Inattivazione dell antigene (se anticorpo si lega in punto funzionale dell antigene)
- Marcatura dell antigene: Viene riconosciuto come elemento da combattere.
Fagocitosi: IgG e IgM hanno il frammeto Fc che si lega ai recettori di macrofagi e
granulociti, che procedono con la fagocitosi
Attivazione del complemento
IMMUNITA MEDIATA DA CELLULE (CELLULO-
MEDIATA)
L immunità cellulo-mediata è caratterizzata dalla possibilità da parte dei linfociti T-citotossici (TC)
si risconoscere e distruggere cellule infettate da un patogeno, cellule tumorali o cellule estranee
(trapianto).
Ciascun linfocita TC espone sulla sua superficie molte copie identiche di un recettore (T-cell
receptor) capace di riconoscere un antigene, anche in questo caso legato ad un MHC.

- I linfociti TC hanno un recettore CD8, con il quale riconoscono l antigene (legato a MHC-I)
presentato dalla cellula che presenta l antigene (di solito macrofago). Questo attiva il
linfocita TC.
- I linfociti TH hanno un recettore CD4, con il quale riconoscono l antigene (legato a MHC-II)
presentato dalla cellula che presenta l antigene(di solito macrofago). Questo legame fa in
modo che secernono citochine, che aiutano l attivazione dei linfociti TC (stimolano anche i
linfociti B a produrre plasmacellule).
- Il linfocita TC si attiva e inizia a proliferare, dando origine a cloni di cellule che hanno lo
stesso recettore
- Nel corso del differenziamento si formano:
o Cellule T della memoria: Assicurano ancora che in caso di un nuovo contatto, la
risposta immunitaria sia immediata.
o Cellule T citotossiche: Producono granuli contenenti enzimi che distruggono la
cellula bersaglio
o Cellule T helper

In generale nell immunità acquisita doppiamo distinguere:

- RISPOSTA PRIMARIA: È la risposta che si genera alla prima esposizione dell organismo ad
un antigene.
Periodo di latenza: Tra l introduzione dell antigene a la comparsa dei primi anticorpi
specifici passano 3-14 giorni, durante i quali l antigene deve essere riconosciuto e si
devono formare i cloni di linfociti.
Fase logaritmica: Gli anticorpi si sono formati e la loro concentrazione è molto alta per
alcuni giorni (IgM sono i più sintetizzati durante la risposta primaria)
Fase di declino: La concentrazione di anticorpi specifici diminuisce .

- RISPOSTA SECONDARIA: È la risposta che si genere ad una seconda esposizione allo


stesso antigene, anche dopo anni. Grazie alle © della memoria, ha un periodo di latenza molto
breve dunque necessita minor quantità di antigene per generare una risposta e gli anticorpi
vengono prodotti di più (soprattutto IgG, le più
sintetizzate nella risposta secondaria).
L immunità acquisita si distingue anche in:
- ATTIVA: Si instaura come conseguenza dell esposizione dell antigene. Naturale o Artificiale
(vaccino)
- PASSIVA: Riguarda solo l immunità cellulo-mediata
Naturale: Passaggio di anticorpi dalla madre al feto o al lattante mediante placenta o latte
Artificiale: Anticorpi elaborati da un altro organismo (animale o umano) somministrati ad
un individuo (per esempio anticorpi di individui che hanno appena superato una malattia
da dare a umani con la malattia). Tuttavia in questo caso non si producono © della
memoria, per cui la protezione è limitata al periodo di permanenza degli anticorpi
nell organismo.

L immunità attiva può avvenire per caso quando un antigene entra o può essere indotta mediante
vaccino.
1° vaccinazione: Jenner 1796 espone l uomo al vaiolo bovino: esso non causa infezioni gravi
nell uomo e lorende resistente al vaiolo umano, invece mortale.
I vaccini possono essere costituiti da:
o Virus attenuati: Resi non patogeni per l uomo
o Patogeni uccisi: Che conservano l antigene necessario alla risposta immunitaria
o Tossine inattivate: Proteine secrete dal patogeno e responsabili della patologia, ma
inattivate
o Peptidi sintetici ottenuti con tecnologia del DNA-ricombinante
Siccome la risposta secondaria è più rapida, dei vaccini si fanno diversi richiami, in modo da
assicurare l efficacia.
ALTERAZIONI DEL SISTEMA IMMUNITARIO
Immunodeficienza
Diminuzione dell attività del sistema immunitario, accompagnata ad una aumentata suscettibilità alle infezioni e alla
comparsa di tumori. Legata a:
- Fattori genetici: Immunodeficenze ereditarie
- Fattori acquisiti: denutrizione, poco sonno, stress, malattie pregresse, chemioterapia, farmaci
immunosoppressori, agenti patogeni (HIV)

Incompatibilità Rh
Individui Rh+ esprimono sulla superficie dei loro eritrociti l antigene Rh, mentre individui Rh- no.
Gli individui Rh- non producono spontaneamente anticorpi anti-Rh ma solo se si trovano esposti agli eritrociti Rh+.
- Se una madre Rh- concepisce un figlio Rh+ può succedere che qualche eritrocita del feto penetri attraverso la
placenta nel sangue materno, dove viene riconosciuto come estraneo dando origine ad una risposta anti-Rh che
non da gravi conseguenze.
- Tuttavia, se una madre ha un altra gravidanza con feto Rh+ il passaggio di eritrociti fetali scaturisce una
risposta secondaria anti-Rh rapida e intensa. Gli anticorpi anti-Rh sono in grado di riattraversare la placenta e
penetrare nel sangue fetale, dove attaccano gli eritrociti fetali Rh+
o Il feto produrrà tanti pigmenti biliari (demolizione emoglobina) che causeranno ittero e si
accumuleranno nei tessuti danneggiandoli.
o Il feto è stimolato a produrre nuovi eritrociti che però vengono rilasciati ancora immaturi
(eritroblasti): eritoblastosi fetale

Rigetti di trapianti d organo


Le © dell organismo trapiantato vengono riconosciute estranee e vengono attaccate dai linfociti T. Per questo è
importante studiare bene il donatore: maggiori sono le differenze, maggiore è la possibilità di rigetto.

Allergia
Gli individui producono anticorpo contro allergeni, antigeni deboli (pollini, acari, etc) che in individui normali non
stimolano risposte. I sintomi dell allergia possono essere controllati con farmaci antistaminici e nel corso del tempo se
questi vengono somministrati a intervalli brevi e per lungo tempo ci può essere una desensibilizzazione dell individuo.

Sensibilizzazione: L antigene viene fagocitato e degradato dai macrofagi, che lo espongono ai linfociti T H, che
si attivano e stimolano i linfociti B a produrre IgE (che riconoscono l allergene). Questi IgE sono riconosciuti e
legati anche da recettori dei mastociti. L individuo è dunque sensibilizzato.
Attivazione dei mastociti: Se l individuo sensibilizzato entra in contatto con l allergene, le IgE attaccate ai
mastociti lo riconoscono e stimolano i mastociti a liberare i granuli del loro citoplasma, ricchi di istamina che
causa l infiammazione: si forma un edema.
Sostanze liberate dai mastociti richiamano globuli bianchi nel sito infiammatorio. A seconda di dove avviene il
legame IgE-allergene si ha:
o Raffreddore da fieno: Vie nasali
o Asma: Bronchi. I mastociti non solo causano infiammazione ma anche contrazione della muscolatura
liscia bronchiale (il lume si restringe e il soggetto ha difficoltà a respirare).
o Diarrea: Mucosa intestinale
o Orticaria: Pelle

Una gravissima forma di allergia è lo shock anafilattico: in un brevissimo tempo la penetrazione dell allergene causa
una reazione allergica diffusa durante la quale i mastociti liberano grosse quantità di istamina causando una forte
infiammazione con grande vasodilazione e grande permeabilità dei vasi. Dunque, diminuisce fortemente la pressione
sanguina e il volume del plasma, che fuoriesce dai vasi causando uno shock.

Malattie autoimmuni
L attività del sistema immunitario viene indirizzata verso componenti dell organismo stesso. Ciò causa che alcuni
linfociti T identificano come antigeni alcune parti dell organismo, sfuggendo alla selezione negativa che dovrebbe
eliminarli, e passando alla selezione attiva. A seconda del tessuto o dell organo verso cui si indirizza la risposta
abbiamo:
- Artrite reumatoide
- Reumatismo articolare acuto
- Sclerosi multipla
- Diabete di tipo I (insulino-dipendente)
- Schlerodermia
- Psoriasi
- Lups eritematoso sistemico
APPARATO URINARIO

RENE
I DUE reni sono localizzati nella parte posteriore della cavità addominale (sotto diaframma) e
hanno una forma a fagiolo.

Ciascun rene è composto da:


- Capsula: tessuto connettivo più esterno
- Corteccia renale: il corpo del rene,
- Midollare (medulla): tessuto all interno che presenta 8-10 strutture coniche, dette piramidi
renali: La punta della piramide è detta papilla renale e presenta aperture che sboccano nei
tubuli collettori, le parti terminali del nefrone). Tali papille presentano una camera ad
imbuto, detta pelvi renale, che si restringe e forma l uretere.
All interno della parte concavo c è l ilo, attraverso cui penetrano la vena e l arteria renale.

Ciascun rene è formato da unità funzionali dette NEFRONI (filtrano per eliminare prodotti di
scarto), costituiti da:
Glomerulo renale: Gomitolo di capillari che derivano dalla diramazione dell arteriola
afferente che, confluendo tra loro, vanno a formare la nuova arteriole efferente. Si occupa
della prima filtrazione del plasma.
Capsula di Bowman: Calice con una struttura a doppia parete che contiene il glomerulo (lo
avvolge). Filtra il sangue di questi capillari.
Tubulo renale: Tubulo che si origina dalla capsula di Bowman. Si distinguono al suo
interno quattro regioni:
- Tubulo contorto prossimale: nella corteccia renale
- Ansa di Henle: scende nella medulla per poi piegarsi a U e tornare nella corteccia
renale,
- Tubulo contorto distale: nella corteccia renale
- Dotto collettore: che scende nella medulla fino alla papilla renale di una piramide renale.
Attorno a questo tubulo troviamo i capillari peritubulari, nati dalla confluenza delle
arteriole efferenti del glomerulo.
Le funzioni del rene sono:
- Produzione ed escrezione dell urina: in media filtrano 180L di sangue al giorno e
producono 1-1,8L di urina.
- Regolazione degli ioni del sangue (sodio, potassio, calcio, ione cloruro, ione fosfato)
- Regolazione del volume e della pressione sanguigna

- Produzione di ormoni
Renina: Regola la pressione sanguigna
Eritropoietina: Stimola la produzione di globuli rossi nel midollo
Calcitriolo: Stimola il riassorbimento di calcio a parte dell intestino

- Regolazione del pH del sangue


Il valore di pH deve essere mantenuto tra 7.35/7.45.
I reni regolano le concentrazioni di H+e HCO3-nel sangue, sia nella produzione che nel
riassorbimento.
Se il pH aumenta, le cellule secernono HCO3-e trattengono H+
Se il pH diminuisce, le cellule secernono H+ e riassorbono HCO3-
DIURESI
La diuresi è il processo di produzione dell urina

Filtrazione
Dal capillare al nefrone.
Il glomerulo si occupa della filtrazione del sangue ed è barriera al passaggio. Un arteriola
afferente fornisce il sangue:
Ciò che passa dal glomerulo è il filtrato glomerulare: composto da acqua, ioni e composti
di piccole dimensioni (glucosio, amminoacidi, urea, etc.)
Ciò che non passa (© del sangue, proteine etc), rimane nel sangue e viene portato via da
un arteriola efferente.
Il filtrato glomerulare arriva alla capsula di Bowmann, che lo riceve. Blocca le proteine e si forma
ultra-filtrato.

Riassorbimento selettivo
Dal nefrone al capillare.
A livello dei tubuli renali si verifica il riassorbimento del filtrato, lasciando urina (ciò che non viene
riassorbito) destinata all escrezione.
Le cellule dei tubuli presentano infatti microvilli, che insieme costituiscono un orletto a spazzola.
Questi permettono di aumentare la superficie di assorbimento.

Quasi tutto il filtrato viene riassorbito a livello del tubulo contorto prossimale, dove il filtrato si
concentra e altera la sua composizione diventando pre-urina. Tale riassorbimento avviene
attraverso trasporto attivo o per diffusione semplice.
Composti completamente riassorbiti non si trovano nelle urine.

I capillari peritubulari portano ai tubuli materiali da espellere con l urina e portano via le sostanze
riassorbite.
La venula renale preleva il sangue dai capillari peritubulari
Secrezione
Dal sangue al nefrone
Il tubulo renale si occupa anche della secrezione di composti organici (come creatininina o
antibiotici) e ioni.
Si formerà un urina normale, nel dotto collettore, formata da:
- 96% di acqua,
- 4% di rifiuti azotati (urea), sali e tracce organiche.

L urina dei singoli nefroni entra nei dotti collettori, che confluiscono i n un dotto comune che
lascia il rene.

In condizioni patologiche:
calcoli renali (composti dell urina precipitano nella pelvi renale e originano sassolini)
coliche renali (calcoli che si introducono negli ureteri e non fanno defluire l urina).

Escrezione: VIE URINARIE


Dal nefrone all urina.
Le pelvi renali si restringono ad imbuto e danno origine a due condotti, detti ureteri,
Gli ureteri scendono ai lai della colonna vertebrale e sboccano nella vescica, dove si
accumula l urina. Essa è un organo cavo rivestita da una mucosa vescicale e una parete di
tessuto muscolare.
Da essa si origina un condotto, detto uretra, che attraversa la cavità pelvica e raggiunge
l esterno attraverso sfinteri: nella donna attraverso la vulva (tra le piccole labbra),negli
uomini attraverso il pene.
CONCENTRAZIONE DELL URINA
Ogni giorno l urina prodotta è diversa poiché l organismo trattiene più o meno acqua in base a
quanta ne ha bisogno.
Questo è dovuto alla particolare disposizione dei tratti del tubulo renale (soprattutto ansa di Henle),
dove infatti l acqua viene riassorbita di più o di meno in base alla pressione osmotica e al volume
del plasma dei capillari presenti.
La capacità di produrre urina a concentrazione variabile è dovuta al meccanismo controcorrente,
che permette ai reni di produrre un urina più concentrata del plasma sanguigno.

L ansa di Henle ascendente pompa NaCl fuori dal filtrato e nel liquido interstiziale. Tuttavia,
l acqua non lo segue perché questa regione è impermeabile a H2O.
Un aumento di NaCl nel liquido interstiziale provoca un riassorbimento di acqua dall ansa di
Henle discendente
L urina che entra nel dotto collettore è meno concentrata del liquido interstiziale e così man
mano che sorre esso perde acqua, diventando più concentrata
L acqua riassorbita dal tratto discendente di Henle e dal dotto collettore lascia la zona
midollare nei vasa recta
La parte inferiore del dotto collettore è permeabile sia all acqua e all urea. Dunque, l urea
dell urina che ora è molto concentrata, diffonde di nuovo nel liquido interstiziale. Una certa
urea invece entra nel tratto ascendete nell ansa di Henle e viene riciclata, aumentando la
concentrazione all interno della zona midollare.

Valori dell urina normale:


Se questi valori non sono normali: diabete, infezioni, patologia del fegato, etc.

Peso Da 1010 a 1030


specifico
pH 5-7 Emoglobina Assente
Potassio 30-110 Eritrociti Assente
milliequivalenti/dì Fosfati 0.8-2g/dì
Glucosio Assente Urobilinogeno Assente o in piccole
Proteine Assente tracce
Leucociti 5-10 ©/mL

NO Glucosio, batteri,
sangue e le sue
cellule, proteine
SI Cloro, potassio Urea
MANTENIMENTO DELL EQUILIBRIO IDRICO-SALINO
Esistono 3 meccanismi per regolare l attività renale e mantenere l equilibrio idrico-salino.

Regolazione ipotalamica (ADH: antidiuretico)


I recettori dell ipotalamo sono © nervose sensibili alle variazioni di pressione osmotica del sangue
capaci di produrre l ormone antidiuretico o vasopressina (ADH)e inviarlo all ipofisi.
Disidratazione:
ADH nel sangue, che rende i dotti collettori più permeabili
all acqua a quantità di acqua a livello
concentrata (meno diluita)
Idratazione: La concentrazione di sale nel sangue diminuisce la pressione
osmotica. ADH liberato in quantità inferiore, dunque la permeabilità dei dotti collettori
diminuisce isce la quantità di acqua riassorbita a livello renale
urina meno concentrata (più diluita).

Apparato juxtaglomerulare
Nel glomerulo, in corrispondenza dell arteriola afferente, esiste un gruppo di cellule che nel
complesso prende il nome di apparato juxtaglomerulare. Quando la pressione sanguigna
diminuisce, queste cellule secernono l enzima renina che attiva la via renina-angiotensina-
aldosterone.
La renina trasforma angiotensinogeno (proteina del plasma) in angiotensina I.
L ACE (un secondo enzima del plasma) trasforma l angiotensina I in angiotensina II
L angiotensina II stimola la produzione di aldosterone (da parte delle ghiandole surrenali).
L aldosterone fa innalzare la pressione stimola il riassorbimento di sodio e
acqua da parte dei tubuli contorti prossimali (urina + concentrata)

Ormone peptide natriuretico atriale (antidiuretico)


Le cellule muscolari cariche sono in grado di produrre l ormone peptide natriuretico atriale.
Questo viene messo in circolo con la dilatazione degli atri:
- Accelera la filtrazione
- Inibisce il riassorbimento di ioni sodio e acqua (urina + diluita)
- Inibisce la secrezione di aldosterone
- Inibisce la secrezione di renina.
SISTEMA ENDOCRINO
L omeostasi è il processo attraverso il quale il nostro organismo è in grado di mantenere
relativamente stabili le condizioni dell ambiente interno. È permessa dalla collaborazione tra
apparato endocrino e nervoso.
L equilibrio è possibile grazie a funzioni fisiologiche come:
- Regolazione della temperatura
- Equilibrio idro-salino
- Apporto di nutrienti essenziali
- Scambio di gas respiratori
- Pressione e volume del sangue
- Eliminazione di sostanze tossiche

Il sistema endocrino è composto da un insieme di cellule endocrine che secernono ORMONI.


Queste cellule possono essere organizzate in ghiandole endocrine (veri e propri organi) oppure
essere diffusi in tessuti non ormonali.
Questi vengono immessi nel sangue/ liquido extracellulare e fungono da messaggeri chimici,
raggiungendo cellule bersaglio, legandosi ad esse e modificandone l attività per garantire
l omeostasi.
Ogni ormone ha una funzione specifica ma interagisce anche con altri ormoni.

Gli ormoni sono molecole di piccole dimensioni e possono avere composizione varia, che
condiziona la loro azione sulle © bersaglio:
- Ormoni peptidici: Proteine o catene polipetidiche brevi che
sono idrosolubili, dunque possono essere trasportate nel sangue
ma non attraversano facilmente membrane lipidiche.
- Ormoni steroidei: Derivano dal colesterolo. Sono liposolubili
dunque attraversano facilmente la membrana lipidica. Tuttavia,
per essere trasportati nel sangue necessitano proteine di trasporto
per raggiungere la © bersaglio.
- Ormoni amminoacidici: Molecole di singoli amminoacidi,
spesso in gruppi. Alcuni sono idrosolubili altri liposolubili.
- Ormoni derivati da acidi grassi

Meccanismo d azione degli Meccanismo d azione degli


ormoni liposolubili. ormoni idrosolubili
- Spesso il recettore dell ormone Un ormone idrosolubile per penetrare nella
sulla cellula bersaglio è legato ad cellula deve legarsi ad un recettore proteico,
una proteina chaperone, che non che possiede 2 copie di 2 diverse -
gli permette di penetrare nel
nucleo cellulare - ormone,
- Quando arriva l ormone, il inducendo un cambio di conformazione
legame tra l ormone e il recettore delle subunità
induce il distacco della proteina - Le sub enzima
- Adesso il recettore e l ormone a chinasi, capace di fosforilare proteine
lui legato possono entrare nel bersaglio, modificandone la loro attività
nucleo - Le © bersaglio inseriranno sulla
membrana trasportatori per l ormone, che
entrerà così nel citoplasma
Oltre agli ormoni endocrini esistono anche ormoni ad azione locale:
- Ormoni paracrini: Riconoscono recettori posti su cellule adiacenti a quelle che le hanno
secrete.
- Ormoni autocrini: Riconoscono recettori posti sulla stessa cellula che li ha secreti.

Le ghiandole endocrine non si attivano da sole ma la secrezione viene attivata e modulata da diversi
fattori:
Ormoni: Ormoni prodotti da altre ghiandole stimolano la produzione di un altro ormone da
parte di un
Sostanze nel sangue: Quando la concentrazione di tale sostanza di modifica, la ghiandola
produce l ormone
Impulso elettrico: L impulso elettrico permette l attivazione della ghiandola e la secrezione
dell ormone

Di solito tuttavia si sa che l attivazione delle ghiandole non è quasi mai unidirezionale.
- FEEDBACK NEGATIVO:Le ghiandole sono stimolate dai fattori che le stimolano
sopracitati ma sono anche influenzate da molecole prodotte dalle stesse cellule bersaglio.
o Lo stimolo attiva la ghiandola, che secerne l ormone
o L ormone circolante aumenta e le cellule bersaglio rispondono
o La risposta delle © bersaglio o l aumento di concentrazione dell ormone in circolo
fanno in modo che la ghiandola secernente l ormone venga inibita e torni a non
secernere.
- FEEDBACK POSITIVO: Le cellule bersaglio esercitano una retorazione positiva che va
ad incremetare l attività della ghiandola secernente, quindi la quantità di ormone.
IPOFISI E IPOTALAMO
L ipofisi è una piccola ghiandola accolta in una cavità del cranio, posto sotto il cervello. Essa è
costituita da una zona anteriore e posteriore, la quale è legata all ipotalamo.

Neuroipofisi (posteriore): Non è una vera


ghiandola secernente, ma riceve gli ormoni
dell ipotalamo (assoni dell ipotalamo entrano a
contatto con i capillari dell ipofisi e riversano in essi
gli ormoni) che da qua entrano nel circolo
sanguigno e raggiungono tutto l organismo.

Gli ormoni prodotti dall ipotalamo sono


o Ossitocina: Natura peptidica. Stimola le
contrazioni del parto e la fuoriuscita di latte
dai capezzoli.
o Ormone antidiuretico o vasopressina
(ADH): Natura peptidica. Aumenta il
riassorbimento di acqua a livello dei tubuli
renali (guarda apparato urinario*)

Adenoipofisi (anteriore): Secerne ormoni, sotto il controllo dell ipotalamo. Gli assoni
ipotalamici entrano nei capillari dell adenoipofisi, e qui vi rilasciano neuro-ormoni chiamati
fattori di rilascio o inibizione in grado di regolare la secrezione ipofisiaria. Questi capillari
(carichi dei fattori) confluiscono nella vena porta, che poi si dirama di nuovo in capillari che
vano a circondare le cellule ghiandolari dell ipofisi, sulle quali arriveranno anche i fattori ed
inibiranno e stimoleranno la produzione di ormoni ipofisiari (sistema portale ipofisiario).

Gli ormoni prodotti dall ipofisi sono:


o Ormone della crescita (GH): Stimola il fegato a
produrre somatomedine, importanti per la crescita
dei tessuti, dello scheletro e degli organi.
o Ormone lattotropo oprolattina (PRL):
Stimola la produzione di latte della mammella
(dopo stimolazione della stessa da parte di
estrogeni ed androgeni)
o Ormone tireotropo (TSH): Stimola la tiroide a
produrre tiroxina e triiodotironina.
o Ormoni gonadotropi (FSH e LH): LH stimola
la secrezione di testosterone. FSH stimola la
produzione di androgeni ed estrogeni, oltre che
spermatogenesi e oogenesi.
o Ormone corticotropo (ACTH):. Stimola i
surreni a produrre ormoni glucocorticoidi e
aldosterone.
o Ormone melanocita-stimolante (MSH):
Stimola i melanociti a produrre melanina.
TIROIDE
È posta davanti alla trachea ed è costituita da due lobi, collegati da un istmo.
È formata da numerosi follicoli, delimitati da cellule epiteliali (tireociti). All interno del follicolo è
contenuta una sostanza colloide costituita da una miscela di proteine, tra cui la tireoglobulina. Tra i
follicoli si trovano anche le cellule C.

La tiroide produce:
o Ormoni tiroidei (T3 e T4): Sono prodotti dai tireociti. Sono ormoni che derivano
dall amminoacido tirosina e hanno molecole di iodio: Il T3 ha 3 molecole di iodio, il T4 ne
ha 4. Sono sotto il controllo del TSH ipofisiario. Sono importanti per la crescita, la velocità
di processi metabolici e per la termoregolazione
o Calcitonina: È prodotta dalle cellule C. È indipendente dall ipofisi, ma dipende dalla
concentrazione di ioni calcio nel sangue. Dunque, è un ormone che regola la calcemia.
Dunque si ha abbassamento di Ca2+ nel sangue: stimola escrezione del calcio renale e
inibisce il riassorbimento intestinale (stimola invece il deposito di calcio nelle ossa).

TERMOREGOLAZIONE
Ipotalamo rileva una diminuzione ipofisi (che stimola tiroide ad
aumentare il metabolismo ossidativo), muscolatura scheletrica (si contrae producendo calore) e
SNP simaptico (stimola vasocostrizione che evita dispersione di calore e fa contrarre i peli,
producendo calore)
Ipotalamo rileva un aumento SNP parasimpatico (causa
vasocostrizione, che disperde calore), SNP simpatico (stimola produzione di sudore) e midollo
allungato (aumenta atti respiratori e rimuove + vapore acqueo dagli alveoli) e muscolatura
scheletrica (si rilassa disperdendo calore)
PARATIROIDI
Sono 4 piccole ghiandole che circondano la tiroide.
Secernono paratormone (PTH), che si occupa di:
- Riassorbimento dell osso da parte di osteoclasti
- Riassorbimento di calcio a livello dei tubuli renali (- escrezione)
- Trasformazione della vitamina D nel suo derivato attivo (aumentando l assorbimento di
calcio nell intestino): calcitriolo.
-

Non è legato all ipofisi ma alla concentrazione di ioni calcio nel sangue:
- Se diminuisce la concentrazione di calcio, l ormone viene stimolato.
- Se aumentala concentrazione di calcio,l ormone viene inibito.

REGOLAZIONE DELLA CALCEMIA


L equilibrio dei valori di calcio è essenziale per: coagulazione sanguigna, contrazione cardiaca,
funzionamento dei nervi.
I livelli del calcio del sangue derivano da
Calcio introdotto per dieta
Calcio che si sposta dalle ossa al sangue
Assorbimento intestinale: La vitamina D viene trasportata del fegato, per poi passare al sangue
e raggiungere i reni. Qui, sotto stimolo del PTH paratiroideo si trasforma in calcitriolo e
penetra nell intestino. Il calcitriolo è in grado di stimolare una proteina, che permette al calcio
di essere assorbito dall intestino per trasporto attivo.

-
di Ca, diminuisce escrezione renale di Ca, osteoblasti producono meno tessuto osseo (utilizzando
meno Ca): aumentano i livelli ematici di Ca

T Diminuisce assorbimento intestinale di


Ca, aumenta escrezione renale di Ca, osteoblasti producono tessuto osseo (utilizzando Ca):
diminuiscono i livelli ematici di Ca
PANCREAS
È una grossa ghiandola situata dietro lo stomaco, all interno della cavità addominale. Distinguiamo:
- PANCREAS ESOCRINO: Secerne enzimi digestivi
- PANCREAS ENDOCRINO: costituite da isole pancreatiche o di Langerhans, formate da
3 tipi di cellule:
-

1. Producono l ormone glucagone, che aumenta sintesi del glucosio


o Stimola glicogenolisi
o Stimola gluconeogenesi
o Stimola lipolisi (scissione dei trigliceridi in acidi grassi e glicerolo)

2. Producono l ormone insulina,che riduce la sintesi di glucosio


o Stimola glicogenosintesi
o Stimola liposintesi (immagazzinamento di grassi nel tessuto adiposo)
o Stimola penetrazione del glucosio in © dotate di recettori per l insulina
Ipoglicemia (-

3. Producono somatostatina(inibisce sintesi del glucagone)

REGOLAZIONE DELLA GLICEMIA


L equilibrio dei valori di glucosio deve essere 90mg/100Led è essenziale per: funzionamento
del SNC.
I livelli del glucosio del sangue derivano da
Glucosio introdotto per dieta
Glucosio sottoforma di glicogeno
Assorbimento intestinale
Sintesi di glucosio a partire da composti diversi (es. glicerolo) grazie al glucagone.

Non essendo questo apporto giornaliero costante:


- Insulina stimola il fegato ad immagazzinare glucosio sottoforma di glicogeno quando la
glicemia è alta
- Glucagone stimola il fegato a demolire il glicogeno in glucosio quando la glicemia è bassa.
In caso di digiuno prolungato le scorte di glicogeno si esauriscono e si vanno a formare corpi
chetonici, che accumulati nel sangue abbassano bruscamente il pH e possono diventare tossici.
GHIANDOLE SURRENALI
Sono due ghiandole poste sopra ciascun rene, immediatamente sotto il diaframma dove questo si
inserisce sulla parete del tronco. Ogni surrene comprende:

- MIDOLLARE DEL SURRENE


È ricca di terminazioni nervose e produce ormoni chiamati cotecolamine
(adrenalina/epinefrina e noradrenalina/noreprinefrina). Queste derivano
dall amminoacido tirosina e sono secrete in stato di stress:
Aumentano soglia di attenzione
Aumento della gittata cardiaca
Stimolano glicogenolisi
Vasodilatano muscoli cerebrali e vasocostringono i reni

- CORTICALE DEL SURRENE


E costituita da tessuto epiteliale e produce 3 classi di ormoni:
Mineralcorticoidi: di cui il principale è Aldosterone, importante per l equilibrio
idrico-salino. È stimolato dalla diminuizione di sodio nel sangue.
Glicocorticoidi:di cui il principale èCortisolo, importante per il metabolismo
zuccheri (si occupa di gluconeogenesi e lipolisi). Inibisce l istamina e la sintesi delle
proteine
Precursori degli ormoni sessuali: Diventereanno Testosterone e Estradiolo a
livello di cute, fegato, tessuto adiposo.
GONADI: Guarda apparato genitale maschile e femminile (*)

TIMO
È situato nel mediastino, tra i due polmoni.
Produce timosina, importante per la produzione dei linfociti. Dunque è importante per il sistema
immunitario.

GHIANDOLA PINEALE (EPIFISI)


Struttura ovale posta sotto gli emisferi del cervello.
Produce melatonina, che deriva dall amminaocido triptofano.
È coinvolta nei ritmi biologici: comparsa del sonno, malessere jet-lag. È coinvolta anche nella
maturazione sessuale.

La sua produzione è regolato dalla variazione di luce:


- Se la luce aumenta: La secrezione dell ormone diminuisce
- Se la luce diminuisce: La secrezione dell ormone aumenta

ORGANI ENDOCRINI SENCONDARI


Hanno come funzione principale una funzione diversa, ma possono secernere ormoni:
- Reni: renina eeritropoietina
- Stomaco: gastrina
- Intestino: enterogastrone
- Fegato: somatomedine
- Cute: calcitriolo
APPARATO GENITALE MASCHILE

TESTICOLI
I testicoli sono le gonadi maschili, due organi a fagiolo
situati nello scroto, tessuto connettivo.
Essi contengono una rete di tubuli seminiferi, dove
avviene la spermatogenesi. Tra i tubuli sono situate
cellule interstiziali (o di Leyding), che sintetizzano il
testosterone. La parete di questi tubuli è formata da 2
strati cellulari: quello esterno di cellule muscolari e quello
interno di cellule epiteliali, dette cellule del Sertoli
(producono l ormone inibina e sostengono e nutrono le
cellule germinali). LH agisce sulle © interstiziali, FSH
invece su © del sertoli.

VIE SPERMATICHE
Gli spermatozoi lasciano i tubuli seminiferi e raggiungono il
dotto epididimo, dove completano la loro maturazione e
diventano mobili. Percorrono poi 2 tubuli spermatici, che
aggirano la vescica e diventano dotti eiaculatori, che
attraversano la prostata e arrivano nell uretra. L uretra prende
origine dalla vescica, scorre attraverso il pene e si apre
all esterno nella porzione apicale del pene (può portare
alternativamente sia urina che sperma).

Il pene è un organo erettile che consente deposizione di


spermatozoi nelle vie vaginali:
- Parte allungata: Costituita da due strutture di tessuto
vascolare erettile, i corpi cavernosi e il corpo
spongioso.
- Parte espansa (glande): Ricoperta da un epidermide
detto prepuzio (la circoncisione significa rimozione di
quest ultimo).

Lo SPERMA è il liquido emesso con l eiaculazione e contiene 60 milioni di spermatozoi per mL.
Si forma grazie a:
- Vescichette seminali: Producono un secreto ricco di fruttosio e prostaglandine, che fungono
da combustibile per i movimenti dello spermatozoo
- Prostata: Produce un fluido basico in grado di neutralizzare l acidità delle vie spermatiche e
di produrre un enzima addensante per lo sperma.
- Ghiandole bulbo-uretrali: Produce un secreto mucoso e alcalino per neutralizzare l acidità
dell uretra e ha azione lubrificante per facilitare il passaggio di sperma

Al momento dell eccitazione sessuale, i neuroni del sistema nervoso autonomo secernono ossido di
azoto, che causa rilassamento della muscolatura delle pareti delle arterie, facendo entrare più
sangue nei tessuti erettili. Ciò causa l erezione.
SPERMATOGENESI
All interno dei testicoli (alla periferia del tubulo) troviamo gli spermatogoni, cellule germinali
diploidi.
Ogni spermatogonio si divide per mitosi producendo 2 cellule diploidi: una cellula
staminale indifferenziata che rimane nell epitelio del tubulo e uno spermatocita
primario.
Dalla periferia, gli spermatociti primari si spostano nel lume del tubulo e vanno incontro
alla prima divisione meiotica: si saranno formati 2 spermatociti secondari aploidi (in cui
ogni cromosoma contiene ancora 2 cromatidi)
I 2 spermatociti secondari completano la seconda divisione meiotica: si originano 4
spermatidi aploidi (dove ogni cromosoma contiene un cromatidio).

Gli spermatidi migrano verso il dotto epididimo, dove completano la loro maturazione e diventano
spermatozoi maturi. Si forma:
- Testa: contiene il nucleo dove risiede un DNA, che è molto condensato e incappucciato da
un sacchetto ricco di enzimi
- Acrosoma: importante per la penetrazione dello spermatozoo nell uovo (reazione
acrosomiale)
- Collo:dove si sviluppano mitocondri che producono ATP, indispensabile per il movimento
- Flagello: che consente ad esso il movimento.

Gli spermatozoi continuano a moltiplicarsi per mitosi anche nell adulto, producendo una riserva di
spermatociti. Questi rimangono connessi a gruppi da ponti citoplasmatici fino a completa
maturazione.

Gli ormoni coinvolti nell apparato maschile sono:


- LH ipofisiario: Stimola produzione di testosterone da parte delle © di Leydig.
- FSH ipofisiario: Stimola la spermatogenesi.
- Testosterone: Prodotto dalle cellule di Leydig. È coinvolto nella crescita dei caratteri
sessuali secondari (peli pubici, barba, voce profonda), incremento della crescita, incremento
della massa muscolare, maturazione dei
testicoli e degli spermatozoi.Elevato tasso di testosterone circolante: Inibisce il rilascio di
GnRH ipotalamico che inibisce LH ipofisiario.
- Androgeni: Prodotti dai surreni. Responasbili della caratteristiche sessuali maschili.
- Inibina: Prodotto dalle cellule del Sartoli. Inibisce il rilascio di GnRH dell ipotalamo, che
dunque inibisce il rilascio di FSH ipofisiario.
APPARATO GENITALE FEMMINILE
OVAIE
Sono 2 piccoli corpi ovoidali collocati nella parte bassa dell addome.
Sono la sede delle oogenesi e della secrezione di ormoni sessuali: estrogeni, progesterone e
androgeni (di meno).

Al loro interno sono presenti numerosi follicoli ovarici che hanno l aspetto di piccole vescicole
cave e contengono ognuno una cellula uova immatura. Ogni cellula uovo è dunque circondata da
uno strato di cellule follicolari, che producono estrogeni.
Ciascuna delle due ovaie presenta due poli:
- Polo superiore tubarico: Unito all infundibolo della tuba uterina
- Polo inferiore uterino: Unito all utero dal legamento utero-ovarico

TUBE UTERINE o TUBE DI FALLOPPIO o SALPINGI


Sono due canali simmetrici di circa 10 cm che si estendono dalle ovaie all utero.
Esse permettono la migrazione dalle ovaie all'utero dell'ovulo maturo. Sono in grado di captare
l'ovulo e lo spermatozoo per permetterne l incontro, dando vita alla fecondazione.

Infundibolo: Prima porzione vicina all ovaie. Non è in diretto contatto con l ovaio ma
presenta un apertura ondulante e sfrangiata dove ci sono fimbrie, ossia estroflessioni
terminali, che circondano l ovaio sottostante in modo che la tuba possa accogliere l oocita
quando viene espulso dal follicolo ovarico.
Ampolla: Lunga circa 7-8 cm, regola il passaggio degli ovuli e il transito embrionale. Lo
zigote riesce poi a passare le tube grazie ad un epitelio ciliato, che lo fa avanzare nell utero.
Istmo: Zona di transizione
Parte uterina: Tratto in cui le tube entrano nella cavità uterina

UTERO
È un organo muscolare cavo che ha l aspetto di una pera rovesciata. È fissato alla cavità pelvica
mediate legamenti.
È la sede deputata ad accogliere l'ovulo fecondato, a consentirne lo sviluppo e a espellere il feto
quando la gravidanza giunge al termine. Dunque, qui si sviluppa l embrione e durante la gravidanza
esso si dilata adattandosi all embrione in crescita.

La parete uterina è formata da:


- Endometrio: Mucosa vascolarizzata a cui si attacca l embrione quando giunge nell utero
- Miometrio: Strato muscolare di fibre lisce, che si può anche contrarre attivamente
- Perimetrio: Rivestimento esterno dell utero

È costituito da due porzioni:


- Corpo uterino: Si espande verso l alto dove sfociano le salpingi
- Collo dell'utero o cervice uterina: Segna il confine con la vagina. Esso rimane chiuso
durante tutta la gravidanza e si dilata solo al momento de parto.
VAGINA
La vagina è un condotto formato da muscoli e membrane che mette in comunicazione il collo
dell utero con l ambiente esterno. La vagina è un organo cavo tra la cervice uterina e la vulva.

La sua funzione principale è di accogliere il pene durante l accoppiamento.


Nelle donne che non hanno mai avuto rapporti sessuali l orifizio esterno (verso la vulva) della
vagina risulta parzialmente chiuso da una sottile membrana, l'imene, che tende a lacerarsi in seguito
al primo rapporto sessuale completo.
Serve inoltre a permettere il passaggio del flusso mestruale e di tutti i prodotti della secrezione
uterina e a consentire, al momento del parto, l'espulsione di feto e placenta.

È costituita da ripiegamenti longitudinali e trasversali che conferiscono elasticità, importante per


i rapporti sessuali e per il passaggio del feto.
È tipicamente umida, grazie a secrezioni vischioso prodotto dalle cellule vaginali e dal muco della
cervice uterina, regolate dagli ormoni sessuali (i cui livelli variano in base alle diverse fasi dello
sviluppo sessuale della donna).

VULVA
La vulva è l'insieme degli organi genitali esterni femminili e si estende dal pube all'ano.
La vulva permette la minzione, lo svolgimento di rapporti sessuali e il passaggio del feto durante il
parto.

La vulva stessa si divide in due cuscinetti:


- Grandi labbra, facilmente visibili dall'esterno.
- Piccole labbra, due pieghe mucose che vengono ricoperte dalle grandi labbra in tutto o in
parte.
Il clitoride è un piccolo organo erettile (l'omologo rudimentale del pene) ed è una delle sedi del
piacere sessuale nella donna. È situato inferiormente all'apertura delle grandi labbra e risulta
circondato dalle piccole labbra.

All'interno delle piccole labbra si trova il vestibolo vulvare, dove vi sono:


- Orifizio uretrale (lo sbocco dell'uretra)
- Orifizio vaginale (lo sbocco della vagina, più in basso verso l'ano).
- Ghiandole (ghiandole di Skene, 2 ghiandole del Bartolini e le ghiandole vestibolari minori):
provvedono alla lubrificazione di vulva e vagina durante i rapporti sessuali.
OOGENESI
L oogenesi è un processo ciclico che produce un numero limitato di cellule uovo.

Nell ovaio dell embrione sono presenti gli oogoni, cellule germinali diploidi.
Questi subiscono mitosi e maturano diventano ovociti primari, diploidi. Dunque il numero
di ovociti al momento della nascita è già predefinito. Questi ovociti si trovano circondati
da cellule follicolari, formando il follicolo primario.
Gli ovociti primari iniziano la prima divisione meiotica ma non la portano a termine: si
bloccano a profase I (fase diplotene: chiasmi) e rimangono in uno stato di quiescenza fino
alla pubertà.
Arrivati alla pubertà (e fino alla menopausa), ogni 28 giorni si svolge: il ciclo ovarico
(produzione e liberazione della cellula uovo) e ciclo uterino (modificazioni uteriniche per
accogliere lo zigote in caso di fecondazione)

CICLO OVARICO
Il ciclo ovarico è sotto controllo ormonale dell ipofisi-ipotalamo e controlla il ciclo uterino con la
sua attività endocrina.

L ipotalamo nei primi 5 giorni di ciclo produce GnRH, che stimola l ipofisi a secernere: FSH e
LH.

- FSHstimola follicoli primari ad iniziare la maturazione.


Dunquele © follicolari si moltiplicano e formano strati attorno all ovocita.
A questo punto avremo un follicolo costituito da:
Granulosa: Strato derivato dalla moltiplicazione delle © follicolari
Cellule della teca: Deriva dal differenziamento del tessuto connettivo circostante
alle © follicolari
Corona radiata: Strato di © follicolari più vicino all ovaio
Sotto stimolo dell FSH, i follicoli producono anche ormoni: estrogeni e progesterone.

- Si forma un follicolo di Graaf(follicolo maturo):


Sono presenti i 3 strati precedentemente
formati
Nella granulosa inizia a formarsi una
cavità ripiena di liquor folliculi (prodotto
dalle © follicolari) ricco di ormoni sessuali
femminili (estrogeni).
L ovocita è diviso dalla corona radiata
tramite la zona pellucida, una membrana
di glicoproteine.
Ovocita e corona radiata sporgono all interno della cavità del follicolo formando il
cumulo ooforo.

- I follicoli, come abbiamo detto, producono ormoni. L alto livello di estrogeni stimola la
produzione di LH.
L LH stimola la maturazione finale del follicolo e la continuazione dell ovulazione e
formazione del corpo luteo (14gg).
L ovocita primario completa la prima divisione meiotica dando origine a 2 cellule
(entrambe aploidi)
Ovocita secondario (che conserva quasi tutto il citoplasma dell ovocita primario)
I° globulo polare (che si divide in 2 piccoli globuli polari aploidi), che degenera.
L ovocita secondario inizia la seconda divisione meiotica, ma si arresta alla metafase II.

- Man mano che si sviluppa l ovocita secondario, il follicolo aumenta le dimensioni


- LH stimola la pressione del follicolo sulle pareti dell ovaio, al punto da far uscire la
cellula uovo (che è a questo punto un ovocita secondario bloccato in metafase), circondato
dalla zona pellucida (che protegge © uovo da spermatozoi di specie diversa) e dalla corona
radiata: stimola lo scoppio.
- La cellula uovo raggiunge le tube di Falloppio, per essere fecondata o meno.

Se c è fecondazione:Ovocita secondario
fecondato completa la seconda divisione
meiotica. Si origina:
II° globulo polare (aploide),
che degenera
Ootide (diploide)
L ootide (aploide) unendosi con lo
spermatozoo forma lo zigote.

Se non c è fecondazione: Ovocita


secondario NON completa la seconda
divisione meiotica e degenera.

- LH stimola la trasformazione del follicolo rimasto in corpo luteo


- Il corpo luteo secerne ormoni: soprattutto progesterone e in maniera minore estrogeni.
- L aumento di progesterone ed estrogeni nel
sangue crea un feed-back negativo che
inibisce il rilascio di GnRH e dunque
diminuisce la secrezione di FSH-LH.
- L abbassamento di FSH e LH rende possibile
la formazione di nuovi follicoli

- Se non c è fecondazione:
L abbassamento di LH (se non c è
fecondazione) dopo 8 giorni dall ovulazione,
induce la degenerazione del corpo luteo in corpus albicans (che dopo 14 giorni
dall ovulazione cessa completamente di produrre ormoni).
Dunque il ciclo ovarico può essere riassunto in
- Fase pre-ovulatoria o follicolare: 14 giorni. Attività endocrina del follicolo
- Fase post-ovulatoria o luteinica: 14 giorni. Attività endocrina del corpo luteo

CICLO UTERINO o CICLO MESTRUALE

Fase pre ovulatoria (14 giorni) Fase mestruale e proliferativa


E il primo giorno di mestruazioni (espulsione di tessuto endometriale). Grazie agli estrogeni:
- Aumentano le cellule endometriali
- Si ingrandisce lo strato di mucosa
- Si sviluppano nuove arteriole nell endometrio

Fase post ovulatoria(14 giorni) Fase secretiva


Sotto stimolo di estrogeni e progesterone:
- Endometrio raggiunge massimo spessore
- Fase secretiva: Le ghiandole dell endometrio secernono un fluido ricco di sostanze.
- Utero è pronto ad accogliere l uovo fecondato.

Se non avviene la fecondazione


- Estrogeni e progesterone calano
- Le arteriole dell endometrio vengono occluse
- Le cellule endometriali muoiono per la mancanza di O2
Corpo luteo degenera.
FECONDAZIONE
L uomo si riproduce sessualmente, attraverso l unione deigameti maschili e femminili, formando
zigote.
Si parla di fecondazione: nell uomo èinterna, ossia il maschio immette lo spermatogonio
all interno delle vie genitali della femmina, dove si svilupperà l emrbione

Capacitazione: Prima di fecondare la cellula, lo spermatogonio soggiorna alcune ore nelle


vie genitali femminili
Raggiunge la tuba di Falloppio e qui incontra la cellula uovo
Reazione acrosomiale: Gli enzimi posti sull acrosoma dello spermatozoo riescono a
perforare la membrana pellucida e lo spermatozoo penetra nella cellula uovo. Tuttavia
penetra solo la testa, mentre flagello e colletto degenerano.
Reazione corticale: La penetrazione dello spermatozoo blocca l entrata di altri spermatozoi
e stimola la © uovo a completare la meiosi
Zigote: Il pronucleo femminile e il pronucleo maschile si fondono. Il globulo polare viene
espulso.
GRAVIDANZA ed EMBRIOLOGIA
La gravidanza è un periodo di 39 settimane durante il quale lo zigote diventa embrione

Nella prima fase della gravidanza lo zigote va incontro alla segmentazione, dunque subisce una
serie rapida di divisioni ©durante il quale aumenta il numero delle cellule ma non del volume
dell embrione

Morula(3 giorno)
Raggiunte le 4-5 divisioni lo zigote diventa morula(le cui cellule sono chiamate blastomeri (e
sono tipotenti). A questo stadio, si trova già nell utero percorrendo le tube.
Raggiunte le 8 divisioni, le cellule cambiano forma e aumentano il contatto reciproco creando una
massa più compatta. Non sono più totipotenti.

Blastocisti(4-6 giorno)
Nel passaggio da 16 a 32 cellule, i blastomeri si separano in:
- Massa cellulare interna
- Trofoblasto: Rivestimento esterno
Le © del trofoblasto producono liquido che si raccoglie in un una cavità (blastocele), nella quale
emerge il nodo embrionale (massa di cellule): si forma la blastocisti (in altri animali si chiama
blastula).

Processo di annidamento:
(6 giorno: impianto utero)
Grazie agli enzimi del trofoblasto, la
blastocisti si annida nella mucosa dell utero.
Dunque, l utero forma una capsula di
connettivo (decidua) intorno alla blastocisti.
impianto, si forma la
cavità amniotica tra trofoblasto e nodo
embrionale.

blastodisco, diviso in 2 foglietti embrionali:


epiblasto (superiore) e ipoblasto (inferiore)
Gastrula (10 giorno)
Dalla terza settimana, inizia il processo di gastrulazione, durante il quale si vanno ad organizzare i
3 foglietti embrionali:
Endoderma: Interno. Deriva dall ipoblasto. Formerà digerente, respiratorio, pancreas e
fegato.
Mesoderma: Intermedio. Formerà cuore, muscoli e ossa.
Ectoderma: Esterno. Deriva dall epiblasto. Formerà SN e epidermide.

Durante la gastrulazione si differenziano anche la membrane extraembrionali:


Amnios: Interna, si sviluppa dall epiblasto.Riveste la cavità amniotica, ricca di liquido
amniotico.
Sacco vitellino: Intermedia. Si sviluppa dall ipoblasto. Produce le prime cellule del sangue.
Allantoide: Si forma da una tasca del sacco vitellino e aiuta a formare il cordone
ombelicale.
Corion: Esterna. Deriva dal trofoblasto, e da esso:
1. Si sviluppano i villi coriali che permettono alla blastocisti di prelevare le sostanze
dall utero.
2. Si produce l ormone HCG(gonadotropina corionica), che si sostituisce all LH per
mantenere vivo il corpo luteo
3. Ha origine la placenta, deputata a:
Scambi madre-feto: passaggio di nutrienti/gas respiratori dal sangue materno a
quello fetale e passaggio di sostanze di scarto del feto attraverso la circolazione
materna.
Funzione endocrina: Secerne progesterone e estrogeni dopo il 3 mese, importanti
per proseguire la gravidanza.
La placenta è legata all embrione mediate il cordone ombelicale: dove corrono 2 arterie
ombelicali e 1 vena ombelicale.
Organogenesi
Nel mesoderma si forma la notocorda, un codone che è destinato a regredire e dal quale si formerà
la colonna vertebrale.

Neurulazione
ectoderma e forma la placca neurale, un inspessimento da cui originerà il
SNC.
doccia neurale, mentre le sue estremità
formeranno 2 pieghe neurali che si andranno poi a chiudere formando il tubo neurale. Da questo si
formeranno encefalo e MS.
Prima che il tubo si chiuda completamente si formeranno anche 3 dilatazioni: prosencefalo (da cui
si formeranno diencefalo e telencefalo), mesencefalo e rombencefalo (da cui si formeranno
metencefalo e midollo allungato)
ectoderma si staccano dalle pieghe neurali formando delle creste neurali, da
cui si originano i nervi sensoriali e gangli spinali. I nervi motori derivano invece da encefalo-MS.

vescicole ottiche, da cui si formeranno gli


occhi. Le vescicole subiranno invaginazione diventando calici ottici, che diventeranno retina. Il
cristallino deriva dall ectoderma.
somiti) formeranno vertebre, muscoli e componenti assile.
si formano i vasi sanguigni.
cuore, il cui abbozzo presente 1 atrio e 1 ventricolo
posto sopra. Tuttavia, poi si crea una ripiegatura che ribalta la posizione e formerà altre 2 cavità.
Inizia a pulsare dopo 3 settimane.
tubo digerente. Da estroflessioni dell abbozzo
intestinale si formeranno fegato, pancreas e trachea e faringe. Dall allungarsi della trachea si
formeranno i polmoni.
si dipartono estroflessioni dette tasche faringee che si connettono a estroflessioni
dell ectoderma dette solchi bronchiali. Si formano degli archi bronchiali, dove all interno ci sono
gli abbozzi di mandibola e collo.
PARTO
Alla fine della gravidanza il livello di estrogeni è altissimo, permettendo:
- Aumento dalla muscolatura uterina
- Stimolazione di recettori per l ossitocina (prodotto dall ipofisi), che stimola le contrazioni
uterine
Entrambi fanno in modo che si creino delle contrazioni involontarie della muscolatura uterina che
dilatino il collo dell utero fino a 10cm.
Man a mano che le contrazioni aumentano, il feto viene espulso. Tuttavia, risulta essere ancora
legato alla placenta attraverso il cordone ombelicale, che deve essere reciso.
Dopo pochi minuti, la placenta viene espulsa.

ALLATTAMENTO
Nell uomo l allattamento avviene mediante le
mammelle materne, due ghiandole costituite da
cellule ghiandolari organizzate in 25-30 lobi.
Da ogni lobo si dipartono i dotti galattofori
(condotti), attorno ai quali sono presenti cellule
mioepiteliali, capaci di contrarsi permettendo la
fuoriuscita di latte. I dotti confluiscono all esterno
attraverso il capezzolo.

Dopo il parto, l ipofisi rilascia prolattina che


stimola le cellule mioepiteliali a contrarsi e a far
fuoriuscire il latte. Il latte nei primi giorni è
chiamato colostro, ricco di proteine e lattosio (rcco
di immunoglobuline).
SISTEMA NERVOSO

SISTEMA NERVOSO CENTRALE


Il sistema nervoso centrale è l insieme di encefalo e midollo spinale, entrambi ricoperti da meningi
(connettivo):
- Dura madre: Strato più esterno nella quale ci sono grandi quantità di sangue venoso portato
al cervello
- Aracnoide: Strato intermedio
- Pia madre: Lo strato più interno pieno di vasi sanguigni e posta a ridosso del midollo
spinale.

Tra aracnoide e pia madre c è lo spazio sub-aracnoideo, dove si trova il liquido cefalorachidiano,
che occupa le cavità dell encefalo.

I capillari sanguigni del SNC sono impermeabili a


molti soluti del plasma a causa della presenza di
giunzioni occludenti e perché sono circondati dalle
terminazioni delle cellule della glia (astrociti),
partecipando alla barriera emato-encefalica, che
impedisce gli scambi tra sangue e tessuto nervoso,
salvo piccole molecole (acqua, anidride etc.): le
molecole possono passare solo grazie a trasporti
specifici della membrana delle cellule endoteliali.

Sia encefalo che midollo spinale sono formati da:


- SOSTANZA GRIGIA: Formata da corpi cellulari e terminali dendritici (neuroni o assoni
amielinici)
- SOSTANZA BIANCA: Formata dagli assoni (bianchi per la mielina)
MIDOLLO SPINALE
Il midollo spinale è una struttura sottile e allungata che inizia dal bulbo e percorre il canale vertebrale,
terminando in corrispondenza della 2 vertebra lombare.

Tra ogni coppia di vertebre fuoriescono le radici di 31 coppie di nervi spinali (8 cervicali, 12
toracici, 5 lobari, 5 sacrali, 1 coccigeo).
Per ogni coppia di nervi si osserva una coppia di radici anteriori-ventrali e una coppia di radici
posteriori-dorsali.

Il canale centrale è circondato da una zona ad H di sostanza grigia.


- Le cui gambe anteriori si chiamato corna anteriori (funzione motoria)
- Le cui gambe posteriori si chiamanocorna posteriori(funzione sensitiva)
La zona H è circondata da sostanza bianca, formata da assoni raccolti in fasce e organizzati
neitrattiascendenti (da midollo a encefalo) o discendenti (viceversa).

È formato da neuroniimportanti per:


- Trasmissione di segnali in periferia
- Creazione di riflessi spinali:

Un riflesso è una risposta motoria che si svolge in


modo costante e prevedibile (poiché automatica)
che viene prodotta in seguito ad uno stimolo
sensoriale (es. togliere la mano quando tocco un
fornello bollente).
In questo breve tempo i recettori cutanei inviano
un segnale al midollo spinale tramite un neurone
sensoriale afferente (su corna posteriori), che
passa il segnale ad un neurone associativo e poi
ad un motoneurone efferente (su corna anteriori),
che stimola i muscoli al movimento.
ENCEFALO
L insieme delle parti contenute nella scatola cranica.

CERVELLO
Telencefalo
È diviso in due emisferi, che poggiano sul diencefalo.
La superficie esterna di questi è costituita da corteccia cerebrale di sostanza grigia e compie una
serie di circonvoluzioni, separate da solchi (se poco profonde) o scissure (se molto profonde).
All interno della corteccia cerebrale si trovano gruppi di neuroni che costituiscono i nuclei basali
(caudato, ippocampo, putamen, globo pallido), che servono a facilitare i movimenti volontari.
Il corpo calloso unisce i due emisferi e permette loro di comunicare.

Grazie a queste è possibile suddividere il


cervello in LOBI, che prendono il nome degli
ossi cranici sui quali appoggiano:
- Parietale: Riceve info tattili e
pressorie,
- Occipitale: Ricezione stimoli visivi
- Temporale: Elaborazione info e
riconoscimento volti
- Frontale: Controllo attività motoria e
definizione della personalità
Tra il lobo parietale e quello frontale si trova
un solco centrale o scissura di Rolando, dove
è localizzato un ulteriore lobo chiamato insula.

Sotto la corteccia cerebrale si trova sostanza bianca:


- Fibre associative:connettono neuroni di uno stesso
emisfero,
- Fibre commessurali: connettono neuroni dei due
emisferi
- Fibre di proiezione: portano stimoli alla corteccia

La maggior parte del cervello si occupa di elaborare


informazioni sensitive e motorie mentre la corteccia è
suddivisa in aree, ognuna delle quali ha funzioni
specifiche:
- Aree sensoriali: vista (lobi occipitali),udito (lobi
temporali), caldo/freddo (lobi parietali)
- Aree motorie: movimenti volontari
- Aree associative: connessione tra aree sensoriale e motori responsabili del pensiero,
apprendimento, memoria, personalità etc.
Più l area è estesa, più è preciso il movimento che si deve fare.
Linguaggio
Due aree associative sono deputate al linguaggio, situate nell emisfero sinistro.
- Area di Wernicke: Responsabile della comprensione.
- Area di Broca: Responsabile della produzione del linguaggio (parlare e scrivere)

L afasia è l incapacità di utilizzare il linguaggio. Si parla di afasia recettiva se coinvolge l aria di Wernicke e
causa difficoltà nella comprensione, si parla di afasia espressiva se coinvolge l area di Broca causa problemi
nel parlare e scrivere correttamente, ma non nel comprendere.

Sistema limbico (nel telencefalo)


Insieme di strutture appartenenti a cervello, talamo e ipotalamo (come
circonvoluzioni profonde, nuclei basali, etc). Si occupano di emozioni,
apprendimento e memoria.

Emozioni
Le emozioni sono attivate da ricordi o impulsi sensoriali, che raggiungono le aree sensoriali
della corteccia per poi passare alle aree associative. Nel dettaglio, raggiungono il sistema
limbico e l ipotalamo, dove vengono elaborate e rispedite ad altre aree associative, generando
percezioni emotive e risposte vegetative (cambiamenti ormonali, risposte motorie, etc).

Diencefalo
È posto tra gli emisferi cerebrali ed è formato da:
EPITALAMO: produce il liquido cerebrospinaleed è collegato all epifisi
2 TALAMI: strutture formate da sostanza grigia. Qui gli impulsi vengono filtrati e modificati,
prima di essere trasmessi alla corteccia. È importante per i movimenti e per le emozioni, infanti
alcune parti fanno parte del sistema limbico.
IPOTALAMO: sotto al talamo, è formato da nuclei di sostanza grigia circondata da sostanza
bianca ed è importante per l omeostasi (termoregolazione), poiché collega il sistema nervoso e
il sistema endocrino. I neuroni dell ipotalamo sono dotati, infatti, di attività endocrina:
producono ormoni che sono trasportati dagli assoni all ipofisi, dove vengono rilasciati per
essere messi in circolo.
TRONCO ENCEFALICO
(Non è compreso il cervelletto)

Mesencefalo
Collega il tronco encefalico al diencefalo.
Contiene nuclei di neuroni che elaborano informazioni visive e uditive (generando riflessi) e si
occupano della postura.
Contiene il nucleo rosso e la sostanza nera, la cui degenerazione causa il morbo di Parkinson.

Metencefalo
Comprende:
- PONTE: È collegato al cervelletto e contiene nuclei motori e sensoriali di 4 nervi cranici
(5, 6, 7 e 8), coinvolti nel controllo della respirazione e nell elaborazione/trasmissione di
impulsi motori. È attraversato anche da fasci ascendenti (da midollo a encefalo),
discendenti (viceversa) e trasversi (collegano i due emisferi)

- CERVELLETTO: È posso sotto e dietro il cervello ed è formato da due emisferi, separati


da una corteccia detta verme. La loro superficie è fatta di sostanza grigia. Si occupa del
controllo di muscoli posturali (mantenimento dell equilibrio) e della programmazione e
regolazione di movimenti volontari e involontari (attraversò la correzione dell attività della
corteccia cerebrale e dei nuclei basali e dei centri motori del tronco cerebrale).

Bulbo o Midollo Allungato


Connette il midollo spinale con l encefalo ed è percorso da fibre ascendenti e discendenti, che
formano due rilievi chiamati piramidi.
Sono presenti nuclei di sostanza grigia, importanti perché:
- sono stazioni intermedie nella trasmissione di stimoli
- sono nuclei motori e sensoriali
- sono centri cardiaci (controllano frequenze cardiache), vasomotori (controllano la
vasocostrizione) e respiratori (frequenza degli atti respiratori)

Ciclo sonno-veglia
È un ciclo durante il quale diminuiscono le attività motorie e percettive. Esiste:
- Sonno ad onde lente: Profondo (telencefalo)
- Sonno REM: Meno profondo, con risvegli spontanei e ripetuti (ponte).
SISTEMA NERVOSO PERIFERICO
Il sistema nervoso periferico ha la funzione di trasmettere al SNC le informazioni provenienti
dall esterno (attraverso esterocettori: organi di senso) o dal corpo (enterocettori: organi interni;
propriocettori: tendini e muscoli), per inviare risposte agli stessi muscoli o organi interni, che si
regoleranno di conseguenza.

È costituito da:
GANGLI: Raggruppamenti di corpi cellulari fuori dal SNC, lungo i nervi
NERVI: Collegano SNC al corpo. Sono costituiti da assoni afferenti che collegato i
recettori/organi ai neuroni e assoni efferenti che collegano i neuroni ai recettori/organi.
- Neuroni sensoriali: da organi a SNC
- Neuroni motori: da SNC a organi

Nervi cranici
Esistono 12 paia di nervi cranici in coppia. Iniziano dall encefalo, fuoriescono dal cranio attraverso
ifori ossei.
Sono controllati solo dalla parte omolaterale dell encefalo, non si muovono a dx e a sx dell encefalo.
Possono essere sentivi (S) o motori (M) o entrambi.

Olfattivo (S): Odorato


Ottico (S): Vista
Oculomotore (M): Movimento occhi
Trocleare (M): Movimento occhi
Abducente (M): Movimento occhi
Trigemino (S): Sensazioni tattili e dolorifiche e
termiche
Facciale (S): Gusto
Vestivolo-cocleare (S): Udito
Glossofaringeo (S): Gusto
Vago (S/M): Regola respirazione, dolore, deglutizione,
fonazione
Accessorio (M): Deglutizione
Ipoglosso (M): Lingua
Nervi spinali
Esistono 31 paia di nervi spinali in coppia. Iniziano dal midollo spinale. Si divino in:
Nervi cervicali (8 paia)
Nervi toracici (12 paia)
Nervi lombari (5 paia)
Nervi sacrali (5 paia)
Nervi coccigei (1 paio).

Ogni nervo spinale presenta due radici:


Radice dorsale: Formata da fibre sensoriali afferenti che portano stimoli dai recettori periferici
al MS. Prima di entrare nel midollo, ciascuna radice crea un rigonfiamento. Esso è dovuto alla
presenza del ganglio spinale, ossia un insieme di neuroni sensoriali (sostanza grigia) che si
occupano di captare informazione dai recettori e inviarli al midollo.
Radice ventrale: Formata da fibre efferenti, che si trovano nella materia grigia del midollo e
che collegano il midollo al sistema nervoso autonomo.

Dopo la fusione tra le 2 radici, ciascun nervo spinale si divide in: ramo dorsale, ventrale e
autonomo.
Lungo il percorso questi rami diventano sempre più sottili: importanti sono le ramificazioni del ramo
ventrale, che formano plessi, dove hanno origine nuovi nervi spinali dall intrecciarsi di altri nervi
spinali.
Funzionalmente, il sistema nervoso periferico si può suddividere in:

SISTEMA NERVOSO VOLONTARIO (SOMATICO)


Comprende:
- Recettori (che captano i segnali)
- Fibre nervose (che formano i nervi e gli impulsi si muovono su essi)
- Neuroni sensoriali (che trasmettono i segnali)
- Vie ascendenti (che percorrono dal midollo all encefalo) e discendenti (viceversa)
- Neuroni motori (che permettono il movimento).

Le vie afferenti sensitive tramettono le


sensazioni dall emilato desto del corpo
all emisfero sinistro del cervello, oppure
di trasmettere le sensazioni dell emilato
sinistro all emisfero destro del cervello.
Dunque, le vie afferenti si incrociano.

Le vie efferenti motrici si dividono in:


Vie piramidali: Gli assoni
provengono dall aria motoria
primaria e a livello del bulbo si
spostano sull emilato opposto,
andando ad eccitare il motoneurone
dunque opposto rispetto al lato
della corteccia. Sono importanti
per il controllo volontario.
Vie extrapiramidali: Gli assoni
provengono dal mesencefalo o dal
bulbo e raggiungo il motoneurone,
incrociandosi su questo. Sono
importanti per equilibrio e
postura.

Controllo dei movimenti volontari


Il lobo frontale e il sistema limbico elaborano l intenzione a compiere un movimento
Le aree motorie inviano comandi motori (attraverso le vie discendenti) direttamente al MS o al
bulbo, dove incontrano motoneuroni
Dai motoneuroni del MS o del bulbo partono nervi che arrivano ai muscoli
Gli impulsi generano la contrazione
Sistema nervoso INVOLONTARIO-AUTONOMO
(VEGETATIVO)
Comprende le fibre nervose che innevano organi interne e ghiandole, che assicurano l omeostasi.

Il meccanismo attraverso il quale lavora è il riflesso:


I recettori negli organi inviano segnali al SNC (fibre
afferenti) che, raggiunto il SNC, si rielaborano in
risposte automatiche che vengono trasmesse agli
organi effettori (fibre efferenti).

Distinguiamo:

SIMPATICO PARASIMPATICO
Contrae sfinteri (chiude) Rilascia sfinteri (aperto)
Aumenta frequenza cardiaca Diminuisce frequenza cardiaca
Aumenta forza di contrazione Diminuisce forza di contrazione
Diminuisce la muscolatura di apparato digerente Aumenta la muscolatura di apparato digerente e
e respiratorio. respiratorio.
Midriasi (dilatazione iride) Miosi (contrazione iride)
Diminuisce le secrezioni. Aumenta le secrezioni.
ORGANI DI SENSO
Il nostro corpo è in contatto con l esterno grazie a recettori sensoriali:
- Meccanocettori: Sensibili a stimoli meccanici (tatto-pressione)
- Chemiocettori: Distinguono le diverse sostanze chimiche (sapore-odore)
- Termocettori: Rispondono alle variazioni di temperatura
- Nocicettori: Si attivano in seguito a danni fisico-chimici, suscitando dolore
- Osmocettori: Rilevano pressione osmotica di fluidi corporei.

OLFATTO
La capacità di percepire gli odori è possibile grazie a cellule olfattive, chemiocettori posti
sull epitelio delle cavità nasali, dotate di ciglia olfattive (che si spingono nella mucosa delle cavità
nasali)

Quando una sostanza chimica in forma gas entra nelle cavità nasali, si discioglie nella mucosa,
toccando le ciglia e stimolando le cellule olfattive, i cui assoni penetrano nei bulbi olfattivi e fanno
sinapsi con i neuroni lì presenti.

GUSTO
La capacità di percepire i sapori è legata ai calici gustativi,
chemiocettori sulle papille gustative.
Ciascun calice è costituito da cellule gustative (i veri recettori)e
cellule epiteliali. Le cellule epiteliali presentano un orifizio detto
poro gustativo, da cui fuoriescono le ciglia gustative, le parti
sensibili delle cellule gustative.

Quando una sostanza viene sciolta nel calice, si percepire il sapore.


Esso può essere dolce, amaro, salato, acido, glutammato (umami).
TATTO
Il tatto è legato a recettori presenti sulla cute: corpuscoli di Missner, corpuscoli di Pacini,
corpuscoli di Ruffini, dischi di Merkel, terminazioni nervose, basi dei peli.

Ci sono termocettori sulla cute, in grado di percepire cambiamenti termici:


- Recettori del caldo: >25° (sopra 45° diventano dolorifici)
- Recettori del fretto: <20° (sotto i -10° diventano recettori del gelo), temperatura base corporea
è 30°-35°

Sono presenti nocicettori, situati su cute e organi interni, in grado di percepire il dolore. La loro
stimolazione è un meccanismo di difesa, che fa reagire allontanando la fonte dallo stimolo doloroso.
Partono fibre mieliniche (dolore rapido) e mieliniche (dolore profondo) con il segnale da inviare al
SNC
- Diventano nervi cranici, che inviano all encefalo
- Nell encefalo vengono rielaborati generando delle risposte motorie

La propriocezione è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello


spazio.
I meccanocettori ricevono informazioni riguardanti la posizione degli arti e le sollecitazioni
subite da muscoli e articolazioni. Queste informazioni sono necessarie per il controllo
dellapostura e della coordinazione.

Fusi neuromuscolari: Si trovano nel


muscolo scheletrico. Percepiscono la
tensione del muscolo e spediscono
informazioni a neuroni sensoriali.
Quando i fusi vengono allungati, i
neuroni sensoriali associati trasmettono
il potenziale al SNC. Questo stimola i
motoneuroni a promuovere la
contrazione muscolare

Organi di Golgi: Si trovano nei tendini e legamenti. Forniscono informazioni


riguardanti l entità della contrazione muscolare.
Quando la contrazione è troppo intensa, l organo di Golgi informa i neuroni sensoriali
che inviano potenziali al SNC, che inibisce i motoneuroni permettendo al muscolo di
rilassarsi
UDITO
L orecchio è diviso in:

- ORECCHIO ESTERNO:
Padiglione auricolare, dov è presente un foro che sfocia nel meato acustico esterno
Meato acustico esterno, canale che sbocca nell orecchio medio.
Ghiandole che secernono cerume.

- ORECCHIO MEDIO: Nell osso temporale.


Cassa del timpano: In comunicazione con il meato, interrotta dalla membrana del
timpano
Membrana del timpano: Separa orecchio medio e esterno
Ossicini uditivi (martello, incudine, staffa): Ossicini che permettono la trasmissione
della vibrazione. Sono tenuti insieme grazie a stapedio e muscolo tensore del timpano,
muscoli che in caso di eccessivo suono si contraggono irrigidendo gli ossicini e
proteggendo dal danno.
Tuba di Eustachio o tromba: Condotto che fa comunicare timpano e faringe,
permettendo che entri aria nell orecchio. È spesso chiusa da mucosa e in caso di
cambiamenti di pressione atmosferica causa un ovattamento dell udito, che si può
risolvere con sbadigli/deglutizioni facendo così riaprire l ingresso alla tuba e
riequilibrare la pressione.

- ORECCHIO INTERNO
Labirinto osseo
Coclea o chiocciola: Divisa in 3 canali. Contiene l organo di Corti, fatto da
cellule capellute, ossia cellule acustiche che presentano stereociglia deputate
alla percezione acustica.
Canali semicircolari: Si occupano di equilibrio
Vestibolo: Lega chiocciola e canali. Presenta sacculo e utricolo, per
l equilibrio
Labirinto membranoso: Sistema di condotti contenenti endolinfa
Perilinfa: Liquido tra labirinto osseo e membranoso
Il suono raggiunge il canale uditivo e provoca lo spostamento della membrana del timpano, che
vibra.
La vibrazione fa vibrare gli ossicini e si trasmette alla coclea.
La vibrazione della coclea muove il fluido al suo interno, stimolando le stereociglia.
I recettori (stereociglia) inviano l impulso al nervo acustico, che lo invia al SNC.

L equilibrio è permesso da:


- Equilibrio statico (mantenimento posizione): Nella parete di utricolo e sacculo sono presenti
stereociglia a cui aderiscono otoliti, cristalli che fungono da indicatori gravitazionali.
- Equilibrio dinamico (postura ed esecuzione del movimento): I canali semicircolari presentano
un rigonfiamento detto ampolla dove sono presenti stereociglia immerse in una parte
gelatinosa detta cupola ampollare. Con lo spostamento della cupola, si genera un impulso che
trasmette al cervello la sensazione di rotazione.

VISTA
L occhio è formato da:
Orbite: Cavità dov è situato il bulbo oculare
Palpebre: Ricoprono il bulbo oculare e lo strato a lui legato è detto congiuntiva (mucoso)
Apparato lacrimale: Presenta ghiandole che producono lacrime, che lubrificano il bulbo
raggiungendolo attraverso dotti lacrimali
Muscoli oculari: 6 coppie di muscoli inseriti nel bulbo che permettono la visione binoculare
BULBO OCULARE

Tonaca esterna
Cornea: Esterno
Sclera: Attacco per i muscoli

Tonaca media
Coroide: Presenta melanociti¸ che producono melanina importante per assorbire la
luce
Corpo ciliare: Partono muscoli che tengono il cristallino (la lente di forma sferica
che varia la messa a fuoco). Lo spazio tra cristallino e parte posteriore è la cavità
posteriore, ricca di umor vitreo.
o Il cristallino mette a fuoco oggetti vicini, aumentando la sua curvatura
o Il cristallino mette a fuoco oggetti lontani, dimunendo la sua curvatura
Iride: Diaframma regolato dai muscoli sfintere e dilatatore della pupilla. Al centro
presenta un foto detto pupilla, che regola la quantità di luce in entrata. Ha un colore
diverso in base alla disposizione dei melanociti.
Divide cornea e cristallino creando la cavità anteriore, ricca di umor aqueo.

Tonaca interna
Corrisponde alla retina. La parte centrale si chiama macula lutea, che presenta una
depressione detta fovea centrale sono dove sono presenti i fotorecettori (coni e
bastoncelli),cellule recettoriali. I coni sono posti centralmente e permettono la visione a
colori e la visione distinta. I bastoncelli presentano rodopsina (un pigmento visivo) e sono
posti a livello periferico, sono importanti per la visione nottuna.
Vicino alla fovea c è anche la papilla ottica, dove arriva il nervo ottico e non ci sono
recettori.

La luce raggiunge la cornea e l umor acqueo.


Passa nella pupilla, che controlla la quantità di luce in entrata.
Passa poi al cristallino, che fa convergere i raggi sulla retina.
Sulla retina ci sono i coni e i bastoncelli che, interagendo con la luce mandano l impulso nervoso ai
neuroni retinici.
L info passa al SNC.

Miopia: Non si vede da lontano. Si corregge con lenti concave.


Ipermetropia: Non si vede da vicino. Si corregge con lenti convesse.
Astrigmatismo: Non c è efficace messa a fuoco. Si corregge con lenti cilindriche.

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