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CODICE DEI BENI CULTURALI

I primi 8 articoli stabiliscono i principi fondamentali.


PARTE I – DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 1. La finalità, in base all’art. 9 della costituzione, è quello di tutelare e
promuovere lo sviluppo della cultura. Tutti gli enti pubblici hanno il dovere di
assicurare la conservazione del patrimonio culturale. Gli enti privati sono tenuti a
garantire la conservazione dei beni culturali. I due aspetti del bene culturale sono la
tutela e la valorizzazione che devono essere svolte insieme.
Art. 2. Stabilisce cosa si intende per patrimonio culturale, costituito dai beni culturali
e paesaggistici. Si fa riferimento al valore intrinseco del bene mobile o immobile, e
alla nozione estetizzante (legge Bottai), storicistica (commissione Franceschini) e
prevede che per i beni di patrimonio di civiltà devono essere stabiliti dalla legge o in
base alla legge (procedimenti volti a dichiarare l’interesse di un singolo bene o a
verificare il valore di un bene pubblico). I beni culturali privati hanno obbligo di
conservazione ma non devono garantire la valorizzazione, mentre è una peculiarità
per i beni pubblici (Cenacolo di Milano).
Art. 3. Da una definizione di tutela: è diretta ad individuare i beni culturali e di
garantire la protezione (proteggere l’integrità materiale del singolo bene) e la
conservazione (mantenimento nel patrimonio del bene). La tutela viene garantita
tramite diversi modi che devono conformare e regolare diritti e comportamenti del
bene.
Art. 4. Definisce le funzioni della tutela, che spettano in via esclusiva allo Stato
attraverso il ministero e vige il principio di parallelismo. Il Ministero può conferire
l’esercizio alle regioni tramite forme di coordinamento e tutti i soggetti devono
cooperare per garantire la tutela dei beni culturali.
Art. 5. Definisce la cooperazione delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali in
materia di tutela. “Le regioni, nonché i comuni, le città metropolitane e le province, di
seguito denominati "altri enti pubblici territoriali", cooperano con il Ministero
nell’esercizio delle funzioni di tutela in conformità a quanto disposto dal Titolo I della
Parte seconda del presente codice” (quindi, primariamente la tutela spetta al
ministero, che può conferire le funzioni alle Regioni. Tutti i soggetti devono cooperare
col ministero). “Relativamente alle funzioni esercitate dalle regioni ai sensi dei commi
3, 4, 5 e 6, il Ministero esercita le potestà di indirizzo e di vigilanza e il potere
sostitutivo in caso di perdurante inerzia o inadempienza”.
Art. 6. Definisce la valorizzazione dei beni culturali: promuove la conoscenza,
assicura le condizioni e la fruizione del patrimonio per promuovere lo sviluppo della
cultura. La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la tutela e la
partecipazione del cittadino all’attività di valorizzazione dei beni culturali.
Art. 7. Definisce le funzioni della valorizzazione dei beni culturali. Lo stato ha il
compito di stabilire principi fondamentali che devono coordinare l’attività di
valorizzazione svolte dagli altri enti. La norma fondamentale della valorizzazione è
contenuta nel codice. Il Ministero, le regioni e gli altri enti hanno il compito di
coordinare la valorizzazione dei beni pubblici.
Art. 7 – bis. Definisce le espressioni di identità culturale collettiva. Si occupa dei beni
culturali immateriali e del patrimonio immateriale che si identifica con beni riguardanti
la tradizione. Da applicazioni interne alle convenzioni internazionali tra cui l’Unesco e
sono assoggettate alla disciplina interna dei beni culturali solo se hanno una
testimonianza materiale applicando l’art. 10.
Art. 9. Definisce i beni culturali di interesse religioso. Si prevede che per gli enti della
Chiesa cattolica o altre religioni, vengano stabilite le forme per tutelare il bene

garantendone le esigenze di culto attraverso appositi accordi. Si osservano le intese


intercorse con il con cordato lateranense e tutte le leggi disciplinate.
PARTE II – BENI CULTURALI
TITOLO I - TUTELA
CAPO I – OGGETTO DELLA TUTELA
Art. 10. Definisce quelli che possono essere dichiarati i beni culturali: prevede i beni
che sono necessariamente beni culturali (ex lege). 1. Il bene deve essere pubblico o
appartenere allo Stato, alle regioni e agli altri enti o a soggetti privati equiparati senza
fini commerciali ma con quello di conservare, valorizzare i beni culturali tra cui gli enti
ecclesiastici. 2. Sono beni culturali sia mobili sia immobili che abbiano interesse
artistico, storico, ecc. salvo verifica. Sono inoltre beni culturali che raccolgono i beni
della stessa specie con destinazione unitaria, tra cui i musei, pinacoteche (a); archivi
e documenti dello Stato (b); raccolte librarie delle biblioteche dello stato (c). Queste
specifiche categorie sono beni che uniscono quelli della medesima specie con
destinazione unitaria e la finalità è quella di preservare i beni di questi luoghi e
deputati alla fruibilità pubblica (tutelare l’universalità dei beni). 3. Sono beni che
possono diventare tali se dichiarati tramite un processo di dichiarazione degli interessi
culturali che appone un vincolo sul bene ed in base ad esso è sottoposto alla disciplina
del codice in base alla tutela e alla valorizzazione. Appartengono sia beni privati (la
classificazione è il risultato di un procedimento dichiarativo) sia ai pubblici. I beni
mobili e immobili devono essere di particolare valore (a); gli archivi e i documenti
appartenenti ai privati possono essere sottoposti a dichiarazioni poiché si abbia un
interesse storico importante (b); le raccolte librarie, di privati devono essere
sottoposte a dichiarazione (c); le cose mobili e immobili legate alla storia politica,
militare, della letteratura, etc. sono considerati beni culturali e se rivestono un valore
tale da essere identificativo , lo si dichiara monumento nazionale. Le cose che
presentano un carattere di interesse eccezionale per l’integrità del patrimonio
culturale sono considerate beni culturali (d); le collezioni o le serie di oggetti che per
la rilevanza artistica rivestano un particolare interesse artistico e storico (e). 4. Vi è
un’elencazione esemplificativa di cose che possono rientrare nell’interesse storico, etc.
dello Stato: paleontologia (a); numismatica (b); i manoscritti, gli autografi (c); le
carte geografiche e gli spartiti (d); le fotografie e le pellicole e gli strumenti
cinematografici (e); le ville e i parchi (f); le piazze, le vie (g); i siti minerari (h); le
navi e i galleggianti (i); le architetture rurali (l). 5. Stabilisce un limite temporale
generale perché possa essere considerato di interesse culturale, in modo di dichiarare
il bene culturale, che non risalga ad un vivente o più antico di 70 anni o che non sia
opera di vivente o più antico di 50 anni.
Art. 11. Definisce le cose oggetto di specifiche disposizioni. Sono i beni culturali
minori, tali solo per determinate disposizioni tra cui: gli affreschi, gli stemmi e gli altri
elementi di decorazione degli edifici saranno sotto posti alla normativa che non ne
permette il distacco (a); gli studi d’artista: no modificazione d’uso (b); le aree
pubbliche: limitazione attività commerciali (c); opere di pittura o di altro genere che
non risalgano ad un vivente e ad oltre 70 anni (attestato di provenienza e validità)
non possono uscire dal territorio nazionale (d); le opere dell’architettura
contemporanea prevenzione da parte del ministero (e); le fotografie, etc. la cui
produzione risalga a oltre 25 anni (f); i mezzi di trasporto con più di 75 anni sono
sottoposti sotto l’autorizzazione per l’uscita definitiva o temporanea (g); i beni e gli
strumenti scientifici sono sottoposti sotto l’autorizzazione per l’uscita definitiva (h); le
vestigia individuate come tutela del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale:
non possono essere ne distaccate (se non con autorizzazione speciale) ne distrutte.

Art. 12. Definisce la verifica dell’interesse culturale. I beni sono beni provvisori fino a
che non intervenga la verifica definitiva che accerti ciò che abbia valore culturale o no.
La commissione regionale su proposta del sovrintendente, ne fa la verifica e vanno
presentati appositi elenchi con la scheda descrittiva (per i beni immobili dello Stato) in
base alle disposizioni del Ministero tramite un decreto fatto con l’agenzia del demanio.
I beni di valore storico, artistico o etnoantropologico costituiscono, secondo l’art. 822
del codice civile, il demanio accidentale (non necessariamente appartengono allo
Stato, ma se ne fanno parte, sono beni demaniali). L’esito negativo comporta che il
bene non sia tale, se il bene fa parte del demanio, l’esito negativo della verifica
comporta la sdemanializzazione e diventerà un bene del patrimonio disponibile
commercializzato. Se ha esito positivo questo accertamento porta dichiarazione e la
verifica viene trascritta nei beni immobiliari e ciò porta alle disposizioni del codice. Per
i beni immobili c’è un archivio informatico per il monitoraggio, il controllo e per la
vigilanza. Il procedimento di verifica deve essere d’ufficio e si deve concludere entro
120 giorni dall’apertura, in caso vi sia una richiesta il procedimento si deve richiedere
dopo 120 giorni.
Art. 13. Definisce la dichiarazione dell’interesse culturale. Interessa i beni
appartenenti ai privati e quelli che possono appartenere a chiunque (comma 3 art.
10). La dichiarazione, che spetta alla commissione regionale o al sovrintendente,
accerta la sussistenza dell’interesse culturale e viene applicato il principio della legge
241 ed è ricollegato all’art. 14. Non è richiesta per i beni del comma 2 art. 10 e i beni
ex lege sono tale anche se il soggetto muta la natura giuridica (se appartiene ad un
ente e questo cambia la forma, ciò non muta il bene ma l’ente in sé). [Atto che da
certezza giuridica alla dichiarazione e appone un vincolo in particolare sulle proprietà.
Quando viene adottato il procedimento dichiarativo viene apposto un vincolo. Possono
essere apposte specifiche dichiarazioni di tutela che sono inserite nel provvedimento
(espropriativo)]
Art. 14. Definisce il procedimento della dichiarazione. Il procedimento dichiarativo
prende avvio dal sovrintendente o anche su richiesta della regione, che ne da
comunicazione dell’avvio al proprietario in base alla legge 241-290. La comunicazione
deve contenere gli elementi di identificazione e di valutazione e deve prevedere che il
soggetto può fare le sue osservazioni entro 30 giorni, e comporta l’applicazione
automatica di tutte le misure di protezione e di conservazione e deve essere concluso
entro 120 giorni (beni immobili 210 giorni) finché non viene emanato il provvedimento
dichiarativo, e se supera i giorni prestabiliti perde valore.
Art. 15. Definisce la notifica della dichiarazione al proprietario. La dichiarazione deve
essere notificata al proprietario del bene tramite avviso o raccomandata e se si tratta
di cose soggette a pubblicità immobiliare o mobiliare il provvedimento è trascritto e
registrato nell’apposito elenco (anche informatico) dal soprintendente.
Art. 16. Definisce il ricorso che può svolgere il proprietario tramite dichiarazione. Il
proprietario può fare ricorso amministrativo al Ministero e può essere fatto sia per
motivi di legittimità sia di merito (adeguatezza provvedimento amministrativo) entro
30 giorni, lo decide la direzione generale in materia di beni archeologici e artistici, e
comporta la sospensione degli effetti del provvedimento e rimane ferma l’applicazione
delle norme in materia di tutela.
Art. 17. Definisce la catalogazione. Il ministero deve assicurare la catalogazione
attraverso appositi elenchi in modo da poterli controllare, avvalendosi dell’aiuto delle
università applicando i criteri direttivi dal ministero. Il catalogo nazionale dei beni
culturali viene distinto ed è tenuto presso il Ministero. La consultazione dei dati è
effettuabile ed è garantita la protezione

CAPO II – VIGILANZA E ISPEZIONE


Art. 18. Definisce la vigilanza. Al ministero spetta la vigilanza su tutti i beni culturali
tramite le sovrintendenze.
Art. 19. Definisce l’ispezione. Il Ministero può accedere all’ispezione del bene culturale
(con preavviso di non meno di 5 giorni), volta ad accertare l’esistenza e la
conservazione o di custodia dei beni culturali. I sovrintendenti possono accertare
l’ottemperanza alle prescrizioni di tutela.
CAPO III – PROTEZIONE E CONSERVAZIONE
SEZIONE I – MISURE DI PROTEZIONE
Art. 20. Stabilisce gli interventi vietati. Il bene culturale, una volta riconosciuto, non
può essere distrutto, danneggiato o adibito ad usi non artistici che possono logorare la
conservazione. Gli archivi pubblici o privati non possono essere smembrati.
Art. 21. Stabilisce gli interventi soggetti ad autorizzazione. 1. Stabilisce gli interventi
che possono essere fatti ma che richiedono un controllo preventivo da parte della
pubblica amministrazione e un atto di assenso da parte della stessa in modo che non
rechi danni al bene: rimozioni con ricostruzione (a), spostamento (b), collezioni
possono essere smembrate con autorizzazione (c), scarto documenti pubblici e privati
se interviene l’autorizzazione (d), trasferimento ad altre persone giuridiche di
complessi organici con intervento della dichiarazione (e). 2. Lo spostamento dei beni
culturali dipendente dal mutamento di dimora o sede deve essere denunciato al
soprintendente che può (entro 30 giorni) stabilire delle prescrizioni specifiche per la
conservazione. 3. Lo spostamento agli archivi dello stato che non ha ricevuto
autorizzazione. 4. Il soprintendente autorizza l’esecuzione di opere e lavori diversi da
quelli citati. 5. Il soggetto può presentare l’istanza per richiedere l’autorizzazione che
può contenere prescrizioni (valide 5 anni) ma il soprintendente può aggiungerne e
inserirne nuove non previste in precedenza.
Art. 22. Stabilisce il procedimento di autorizzazione per gli interventi di edilizia.
L’autorizzazione è rilasciata dal soprintendente entro 120 giorni. La soprintendenza
può chiedere interventi integrativi e viene sospesa l’autorizzazione. Se serve chiarezza
il termine è sospeso e rimandato entro 30 giorni. Se non viene rispettato il termine di
120 giorni il richiedente diffida e può rivolgersi all’amministrazione, non si forma un
silenzio assenso, che può intervenire nei 30 giorni successivi alla richiesta.
Art. 23. Stabilisce le procedure edilizie semplificate. Si fa riferimento all’art. 19 della
Legge 241-290: gli interventi edilizi autorizzati semplificati, denunciati con SCIA, se
richiedono l’autorizzazione del soprintendente, il soggetto dovrà chiederne una
preventiva e allegarla nella segnalazione.
Art. 24. Stabilisce gli interventi sui beni pubblici. Se l’autorizzazione deve essere fatta
su beni di soggetti pubblici, si prevede che questa possa essere rilasciata con un
accordo tra il Ministero e il soggetto pubblico interessato.
Art. 25. Definisce la conferenza di servizi. Stabilisce che nei procedimenti relativi ad
opere o lavori incidenti su beni culturali, l’assenso sostituisce l’autorizzazione
all’intervento. Se l’organo ministeriale esprime un dissenso che può essere superato,
in un termine di 10 giorni, il Ministero può fare opposizione e fa si che sulla decisione
conclusiva (legge 241-290) sia data dalla presidenza del consiglio dei ministri.
Art. 26. Definisce la valutazione ad impatto ambientale. Se il progetto abbia ad
oggetto
il bene culturale, il Ministero deve esprimersi e se lo fa negativamente la valutazione
di impatto ambientale si conclude in modo negativo e non è superabile e il progetto
non può essere realizzato.

Art. 27. Definisce le situazioni di urgenza. Nel caso di urgenza gli interventi possono
essere svolti immediatamente, senza autorizzazione, affinché l’interessato dia
comunicazione al sovrintendente.
Art. 28. Stabilisce le misure cautelari o preventive. Il soprintendente può sospendere
gli interventi iniziati e può farlo anche quando vi siano interventi che danneggiano il
bene culturale. Il bene anche se non è tale, può essere sottoposto a misure cautelari
preventive avviando il provvedimento di verifica, revocandolo se questi supera i 30
giorni.
SEZIONE II – MISURE DI CONSERVAZIONE
Art. 29. Stabilisce cosa si intende per conservazione. 1. La conservazione è
coordinata da: studio, prevenzione, manutenzione e restauro. 2. Per prevenzione si
intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al
bene culturale nel suo contesto. 3. Per manutenzione si intende il complesso delle
attività e degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al
mantenimento dell'integrità, dell'efficienza funzionale e dell'identità del bene e delle
sue parti. 4. Per restauro si intende l'intervento diretto sul bene attraverso un
complesso di operazioni finalizzate all'integrità materiale ed al recupero del bene
medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali. Nel caso di
beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa
vigente, il restauro comprende l'intervento di miglioramento strutturale. 5. Il Ministero
definisce, con le regioni e le università, le linee guida e le norme tecniche per la
conservazione e i modelli di qualità a cui si devono attenere i corsi di restauro e
stabilire i corsi di formazione e diploma di laurea.
Art. 30. Stabilisce gli obblighi conservativi. Lo Stato, le regioni e tutti gli enti hanno
l’obbligo di garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali. Anche i privati
sono tenuti a garantire la conservazione (art. 2). I soggetti pubblici hanno l’obbligo di
conservare, catalogare e ordinare tutti gli archivi che spetta anche ai privati, qualora
gli archivi privati vengano dichiarati di interesse culturale.
Art. 31. Stabilisce gli interventi conservativi volontari. Il restauro e gli altri interventi
possono essere fatti su iniziativa dello stesso proprietario e sarà necessaria ottenere
l’autorizzazione (art. 21). Il soggetto può fare interventi volontari, avere sia
agevolazioni fiscali e chiedere un contributo economico al Ministero. Il soprintendente
si deve pronunciare sull’ammissibilità dell’intervento richiesto e sul carattere
necessario ai fini di valutare la possibilità di concedere contributi e agevolazioni
statali.
Art. 32. Stabilisce gli interventi conservativi imposti. Il Ministero può imporre al
proprietario del bene gli interventi necessari per assicurare la conservazione, oppure
intervenire direttamente.
Art. 33. Definisce la procedura di esecuzione degli interventi conservativi imposti. Il
compito di valutare la validità dell’intervento al soprintendente che redige una
reazione tecnica e dichiara la necessità degli interventi da eseguire. La relazione
tecnica è inviata al proprietario che può far emergere le sue osservazioni entro 30
giorni. Il soprintendente, assegna al proprietario la presentazione del progetto
esecutivo, che può essere approvato con delle prescrizioni e con la data di inizio dei
lavori. Per i beni immobili, è la citta e il comune che stabiliscono entro 30 giorni, la
motivazione della comunicazione. Se il proprietario, non è d’accordo o il progetto non
viene presentato, il Ministero stesso si occupa del procedimento e nel caso il
soprintendente adotterà le misure conservative necessarie.
Art. 34. Definisce gli oneri per gli interventi conservativi imposti. Gli oneri sono a
carico del proprietario ma se, gli interventi sono di particolare rilevanza (in uso o di

godimento pubblico) il Ministero può intervenire economicamente dandone


comunicazione. Se le spese sono sostenute dal soggetto privato si procede per acconti
e se sono sostenute direttamente, il Ministero ne determinerà la somma da porre a
carico al proprietario.
Art. 35. Stabilisce l’intervento finanziato dal Ministero. Il Ministero ha la facoltà, in
caso di interventi volontari, di concorrere alla spesa sostenuta dal proprietario a patto
che non ammonti superiormente alla metà della stessa. Se gli interventi sono di
particolare importanza il Ministero, ricorre alla spesa totale. Si tiene conto dei benefici
fiscali e di altri contributi pubblici e privati.
Art. 36. Stabilisce l’erogazione del contenuto. Il contributo è concesso dal Ministero a
lavori finiti su spesa sostenuta dal beneficiario. I contributi possono essere erogati
sullo stato di avanzamento dei lavori. Il beneficiario è tenuto alla restituzione degli
accordi percepiti se gli interventi non sono stati eseguiti.
Art. 37. Stabilisce il contributo in conto di interessi. Il Ministero può concedere
contributi in conto di interessi sui mutui o altre forme di finanziamento accordati da
istituti di credito ai proprietari per la realizzazione di interventi autorizzati.
Art. 38. Stabilisce l’accessibilità al pubblico dei beni culturali oggetto di interventi
conservativi. I beni restaurati sono sottoposti ad altri interventi conservativi con il
concorso parziale o totale della spesa da parte dello Stato, sono resi accessibili al
pubblico secondo accordi o convenzioni da stipularsi tra il Ministero ed i singoli
proprietari dell’atto dell’assunzione che stabiliscono i limiti temporali dell’obbligo di
apertura al pubblico tenendo conto della tipologia degli interventi.
Art. 39. Stabilisce gli interventi conservativi su beni dello Stato. Il Ministero provvede
alle esigenze di conservazione dei beni culturali di appartenenza statale. La
progettazione e l’esecuzione degli interventi sono assunte dall’amministrazione o dal
soggetto medesimi.
Art. 40. Stabilisce gli interventi conservativi su beni delle regioni e degli altri enti
pubblici territoriali. Per i beni culturali appartenenti alle regioni e agli altri enti pubblici
territoriali, le misure previste dall’art. 32 sono disposte in base ad accordi con l’ente
interessato.

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