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PSICOLOGIA DEL'ORIENTAMENTO PROFESSIONALE

di J. Guichard e M. Huteau

Parte prima
Ambiti, contesti e finalità dell'orientamento
Aiutare un giovane a trovare la formazione o il lavoro più adatto, non significa portarlo a
costruire una rappresentazione del problema che deve affrontare, ma permettergli di
prendere coscienza di alcune dimensioni di sé che hanno a che fare con la propria scelta,
aiutarlo a sviluppare determinate attitudini, stimolarlo a impegnarsi. Nei paesi
industrializzati le professioni legate alla consulenza di orientamento sono nate all'inizio del
XX secolo. L'orientamento consisteva, allora, in un percorso basato su un'investigazione di
natura psicologica avente l'obiettivo di favorire il passaggio dalla scuola al lavoro, fondato
essenzialmente sulle attitudini dei giovani. Oggi, le procedure per l'orientamento appaiono
decisamente diverse e molto più differenziate. ln primo luogo, non si limitano più al problema
del passaggio dalla scuola al lavoro: si parla, infatti, di orientamento nel corso di tutta la vita.
Da una parte l'orientamento ha trovato spazio all'interno delle stesse scuole; dall' altra viene
concepito come un insieme di pratiche che mirano ad aiutare gli adulti nei momenti di
transizione che segnano il corso della loro vita. ln secondo luogo, le attuali pratiche di
orientamento hanno una prospettiva più ampia e il loro oggetto di studio è quello che Donald
Super definisce "LO SVILUPPO DELLA CARRIERA NELLO SPAZIO DI UNA VITA" ovvero il
problema dell'articolazione dinamica dei diversi ruoli sociali. ln terzo luogo, le pratiche di
orientamento non si rivolgono più unicamente ai ragazzi di origini modeste, come avveniva
all'inizio del secolo, ma a ragazzi e ragazze, uomini e donne di ambienti sociali diversi.
L'idea dominante è quella di un soggetto che deve autodeterminarsi; si tratta quindi di
aiutarlo a rappresentarsi nella maniera più esaustiva possibile, di fare delle scelte per il
proprio orientamento e definire la priorità rispetto al proprio sviluppo personale. Questo
soggetto viene visto come una persona in evoluzione. Alcune delle attuali pratiche di
orientamento hanno l'obiettivo di aiutare l'adulto a scoprire delle competenze che ha
costruito nel corso delle proprie attività professionali o personali, e di definire gli ambiti in
cui potrebbe perfezionarle.

CAP. 1 I QUADRI IDEOLOGICI


I quadri ideologici in cui si è sviluppata la nostra attuale concezione delle pratiche di
orientamento sono 4: la centratura sull'individuo; la responsabilità di realizzarsi che gli viene
attribuita; la centralità dell'attività professionale nella costruzione di identità e
nell'integrazione sociale; l'avvenire, considerato incerto e instabile.
1.1 CONCEZIONE SOCIALE OLISTA O CENTRATURA SULL'INDIVIDUO
I primi psicologi che, in Francia, hanno gettato le basi dell'orientamento professionale,
Edouard Toulouse e Alfred Binet, non separavano i problemi sociali da quelli individuali. Per
Toulouse, che poneva l'orientamento professionale tra i problemi del lavoro, "occorre
organizzare razionalmente il lavoro al fine di ricavare dallo sforzo dell'operaio il massimo
prodotto con il minimo consumo". Per Binet, l'orientamento professionale doveva contribuire
alla costruzione di una società "in cui ognuno lavori in base alle proprie capacità riconosciute
in modo che nessuna particella di forza fisica vada perduta per la società ". Entrambi non
vedevano nessun conflitto tra la soddisfazione dei bisogni sociali e quella dei bisogni
individuali. L'ideale sociale di questi autori era quello di una SOCIETÀ OLISTA, ovvero
un'organizzazione sociale in cui "si mette l'accento sulla società nel suo insieme", e in cui
"ogni uomo deve contribuire nella posizione che occupa all'ordine sociale". Secondo questa
concezione, "la giustizia consiste nel proporzionare le funzioni sociali in rapporto all'insieme"
(Dumont). La concezione di Frank Parsons — il "padre dell'orientamento" negli USA- è un po'
diversa. Per Parsons è l'individuo ad essere al centro del dispositivo e i bisogni sociali passano
in secondo piano. Per lui, una buona scelta si tradurrà in entusiasmo e amore per il lavoro, che
si manifesteranno nella qualità dei prodotti e nell'ammontare la paga. La società viene vista
come "la società degli individui".
1.2. SCOPRI CHI VUOI ESSERE E “AUTODETERMINATI”
La centratura dell'orientamento sull'individuo considera ogni soggetto un soggetto
autonomo, responsabile e capace di indipendenza rispetto alle situazioni concrete in cui si
trova coinvolto. Questa rappresentazione ci porta a considerare lo sviluppo personale di
ciascuno come una specie di regola morale fondamentale che può essere così espressa:
AUTODETERMINATI!
1.3. REALIZZA E INTEGRA TE STESSO ATTRAVERSO LA TUA VOCAZIONE PROFESSIONALE
Si ritiene che l'impegno in un'attività professionale sia un momento particolarmente
importante di questo processo di costruzione del sé. "Costruirsi realizzandosi attraverso la
propria VOCAZIONE PROFESSIONALE". Certo, questa norma non si può generalizzare. Nella
prima metà del secolo, essa riguardava soprattutto i ragazzi e gli uomini. Oggi, l'aumentare
della disoccupazione e lo sviluppo di nuove forme di povertà hanno fatto comparire in
numerosi paesi la figura sociale "dell'escluso", della cui "occupabilità " si può dubitare. La crisi
occupazionale comparsa negli anni 70, è stata descritta da numerosi autori come l'inizio di
un'era in cui il lavoro, sotto le influenze congiunte dei processi tecnologici e della
mondializzazione dell'economia, diminuirà costantemente. ln questo modo, molte persone
verranno necessariamente private del lavoro o costrette a lavorare sempre più spesso a
tempo parziale. Il lavoro perderà così la sua centralità , non solo per gli esclusi o i nuovi
poveri, ma per la maggior parte dei lavoratori. Tuttavia, nella nostra società l'attività
lavorativa non può essere considerata un'occupazione come le altre, destinata a diventare
secondaria. Il lavoro è una delle caratteristiche più importanti della vita sociale nel suo
insieme, un tipo di attività di cui una società difficilmente può privarsi senza compromettere
la propria sopravvivenza, e a cui una persona difficilmente può rinunciare senza perdere il
senso di utilità sociale che porta con sé. Il lavoro oggi diventa oggetto di una nuova richiesta
di realizzazione di sé; esso propone la rottura tra le preoccupazioni personali dell'individuo e
le occupazioni sociali a cui deve adempiere.
1.4. UN AVVENIRE INSTABILE
Il nostro modo di concepire i problemi relativi all'orientamento è determinato anche dagli
interrogativi relativi alla nostra capacità di anticipare il futuro. Noi lo prevediamo incerto. Lo
immaginiamo spesso INSTABILE. Gli individui devono spesso affrontare momenti di rottura
nella loro vita professionale e i cambiamenti della loro vita personale di conseguenza vanno
di pari passo: le famiglie sono meno stabili, i cambiamenti di residenza sono più frequenti.
Questi diversi fenomeni di rottura nella vita degli individui sono stati raggruppati sotto il
nome comune di "transizioni".

CAP. 2 1 CONTESTI
2.2.3 GESTIONE DEI FLUSSI DI ALLIEVI E PRATICHE DI ORIENTAMENTO
DA INSERIRE
2.3. L'ORIENTAMENTO DEI GIOVANI NON SCOLARIZZATI E DEGLI ADULTI
Fino agli anni 70, l'orientamento era essenzialmente quello dei giovani scolarizzati e la
maggior parte dei consulenti di orientamento erano funzionari del Ministero Dell'Educazione
Nazionale. La crescita della disoccupazione ha reso più fragile la situazione professionale di
numerose categorie (persone anziane, donne, immigrati, giovani). I giovani non essendo
protetti dalle condizioni acquisite e dovendo trovare il loro spazio, sono stati particolarmente
colpiti, e tra essi in particolar modo i meno formati e i meno qualificati. Negli anni 70 si vede
comparire, nelle inchieste sul lavoro, la parola "inserimento"; in questi anni e in quelli che
seguirono viene misurato il ritardo nell'accesso al lavoro. Dagli studi condotti si evince che la
crisi ha portato non soltanto alla disoccupazione e al precariato, ma anche allo stravolgimento
della situazione dei giovani di 15- 25 anni. Le soglie di ingresso nella vita adulta sono state
sconvolte e non vi è più sincronia tra l'uscita dalla famiglia e dalla scuola e l'ingresso nel
mondo del lavoro e nella vita coniugale. Il periodo di accesso alla stabilità professionale si è
allungato. I percorsi di ingresso nella vita attiva si sono diversificati; attualmente più che
parlare di inserimento si parla di "transizione professionale", indicando con questa l'insieme
delle forme sociali di avvicinamento al lavoro, composto da formazione, impiego,
disoccupazione, vissuto degli individui, e gestito da un certo numero di istituzioni sociali.
Queste istituzioni sono per lo più strutture di orientamento al fine di dedicarsi maggiormente
ai problemi che colpiscono i giovani.
2.4. LA FORMULAZIONE SCIENTIFICA DELLE DOMANDE Dl ORIENTAMENTO: LE PSICOLOGIE
DELL'ORIENTAMENTO
Se le domande di orientamento sono fondamentalmente sociali e se sono determinate dagli
ambiti e dai contesti in cui vengono formulate, esse possono essere definite anche delle
problematiche delle scienze umane, e in particolare della psicologia; si può parlare quindi di
psicologia dell'orientamento.
2.4.1. LA PSICOLOGIA DIFFERENZIALE E IL PROBLEMA DEL LEGAME INDIVIDUO
PROFESSIONE
Per Parsons, il metodo scientifico dell'orientamento consiste nel collegare attraverso un
"ragionamento corretto" le proprietà degli individui con quelle dei lavori. Il problema
scientifico principale è quindi quello di determinare la natura dei legami tra individui e
professioni. Questo problema fu affrontato scientificamente nell'ambito di una psicologia che
considera l'individuo dotato di una personalità stabile, e che ritiene lo si possa descrivere in
base alle principali dimensioni del suo funzionamento intellettuale e ai principali tratti di
personalità . Una definizione più allargata del funzionamento intellettuale ci porterebbe a
introdurre l'intelligenza sociale, l'intelligenza emotiva e l'intelligenza pratica. Nel campo
specifico dell'orientamento professionale, la psicologia differenziale portò a studiare più in
dettaglio le attitudini, i valori, gli interessi e le tipologie professionali; è stato osservato che la
nozione di ATTITUDINE corrisponde all'idea di un legame fondamentale tra individui e
professioni.
2.4.2. LE PROBLEMATICHE SOCIALI E DELLO SVILUPPO DELL'ORIENTAMENTO LUNGO TUTTA
LA VITA
A partire dagli anni 50, le ricerche in psicologia dell'orientamento sono state guidate da altre
questioni. Esse vertevano, da una parte, sulla costruzione delle intenzioni future e sulle
preferenze professionali dei giovani, e dall'altra sulla "costruzione" delle carriere personali e
professionali nell'arco della vita. Lo studio di Ginzberg, Ginsburg,Axelrad e Herma, relativo
alla formazione della scelta professionale di ragazzi provenienti da ambienti favoriti, fu uno
dei primi in questo campo. Questo studio dimostra, infatti, che questi ragazzi hanno o meno la
possibilità di fare determinate esperienze o svolgere alcune attività determinanti per le loro
scelte di orientamento, a seconda della loro età e in funzione dell'ambiente in cui si trovano. Il
modello di Donald: lo sviluppo della carriera personale e professionale lungo tutta la vita,
costituisce una sorta di sintesi generale di numerose analisi precedenti. Esso non si limita allo
studio della formazione delle preferenze professionali ma considera l'intero ciclo di vita. Più
recentemente le ricerche hanno tentato di descrivere soprattutto i processi di socializzazione
e di studiare le transizioni personali e professionali. Il concetto dominante non è più quello di
"sviluppo", ma piuttosto quello di "transizione".
2.4.3. CARL ROGERS E IL COUNSELLING PSICOLOGICO
Per quanto concerne lo sviluppo delle tecniche, Carl Rogers è stato sicuramente uno degli
autori più importanti. La sua idea principale è che un COLLOQUIO NON DIRETTIVO, condotto
da un esperto che adotti un atteggiamento di EMPATIA e APERTA COMPRENSIONE,
permetterà alla persona che si ha di fronte di ristrutturare la propria personalità . Da allora, si
sono sviluppate numerose nuove metodologie incentrate sull’importanza dell'interazione nel
colloquio di orientamento, che si iscrivono più o meno in questa prospettiva. Così quando
all'inizio del secolo i consulenti di orientamento professionale tentarono di far riconoscere le
loro pratiche come facenti capo a una professione specifica, essi si appoggiarono sulla
psicologia, che tentava allora di diventare una "scienza" autonoma dalla filosofia.
2.4.4. IL LEGAME TRA RICERCA IN PSICOLOGIA SOCIALE E PRATICHE DI ORIENTAMENTO
DA INSERIRE

CAP. 3 FINALITA' E OBIETTIVI DELLE PRATICHE Dl ORIENTAMENTO


L'obiettivo del consulente dell'orientamento era semplice: circoscrivere con precisione le
abilità corrispondenti a ciascuna professione e quelle proprie di ciascun individuo. Finalità e
obiettivi operativi erano strettamente legati. La situazione attuale è diversa; innanzitutto gli
obiettivi operativi di questo tipo di pratica sono più diversificati rispetto all'inizio del secolo.
Inoltre, sembra che oggi ci si interroghi assai poco sulla finalità delle pratiche di orientamento
e, in particolar modo, sulle loro finalità etiche e sociali.
3.1. GLI OBIETTIVI
Gli obiettivi degli esperti di orientamento al giorno d'oggi sono molteplici. Questi esperti sono
portati a definirli, tenuto conto della loro posizione istituzionale, in risposta alle attese delle
persone che si trovano di fronte. Ma queste attese possono essere estremamente varie. Si può
trattare di aiutare qualcuno a interrogarsi su ciò che vuole essere, sulle forme identitarie che
si augura di assumere. Di conseguenza, l'obiettivo è quello di portarlo a prendere le distanze
rispetto alle forme identitarie che gli appartengono. A volte il problema sta nella presa di
decisione. Questo problema può assumere diversi significati e dare vita a soluzioni diverse.
Inserito in una prospettiva cognitivista può portare all'obiettivo di aiutare la persona a
migliorare la propria rappresentazione del problema stesso. Al contrario, in termini di
sviluppo personale, "aiutare a decidersi" può significare permettere al soggetto di
cristallizzarsi in certe forme identitarie.
3.2. LE FINALITA'
Lo sviluppo dell'individuo e la sua capacità di far fronte alle transizioni costituiscono il centro
di tutto il meccanismo. Partendo dalla "domanda del cliente", si tratta di permettergli di trarre
il meglio dalle carte che ha in mano, tenendo conto delle limitazioni che gli vengono imposte
dai contesti in cui si trova. Il modello dominante è quello di adattamento al mondo così com'è.
La finalità dell'orientamento sarebbe quella di "preparare i giovani alla flessibilità " e di
portarli ad "accettare la rivoluzione strutturale del lavoro".
Nel 1970 un comitato di esperti dell'UNESCO ha definito l'orientamento nel seguente modo:
L'orientamento consiste nel rendere l'individuo capace di prendere coscienza delle proprie
caratteristiche personali e di svilupparle in vista di una scelta degli studi e delle attività
professionali in tutte le congiunture della sua esistenza, avendo cura di servire la società e di
ampliare le proprie responsabilità . Questa definizione mette l'accento sullo sviluppo sociale e
sulla costruzione morale dell'individuo.
3.3 L’ARTICOLAZIONE DELLE FINALITA’ E DEGLI OBIETTIVI
DA INSERIRE
3.4 UN ORIENTAMENTO CHE MIRA A PROMUOVERE LA “PERSONA”
DA INSERIRE

Parte seconda
Differenze individuali e orientamento

CAP. 4 UN SOGGETTO PASSIVO: L’ORIENTAMENTO È FONDATO SU CARATTERISTICHE


INDIVIDUALI STABILI
DA INSERIRE

CAP. 5 UN SOGGETTO CHE POSTULIAMO ATTIVO: LE SCELTE Dl ORIENTAMENTO COME


MANIFESTAZIONE E REALIZZAZIONE DELLA PERSONALITA'
L'idea secondo cui l'individuo si realizza attraverso le proprie scelte di orientamento è stata
sviluppata da numerosi autori. Si ritiene che le scelte di orientamento dipendano da fattori
come le forme di intelligenza, le componenti della personalità , gli interessi professionali o i
valori.
5.1 LE SCELTE Dl ORIENTAMENTO COME MODO X ESERCITARE COMPETENZE E SODDISFARE
BISOGNI
5.1.1 L'INTELLIGENZA E LE SUE FORME
L'intelligenza, definita come capacità di adattarsi a situazioni nuove o come capacità di
apprendere, è stata concettualizzata in 2 diverse maniere. Per alcuni, l'intelligenza è una
capacità generale, all'opera in numerose situazioni, e soprattutto nella maggior parte delle
attività professionali; questa intelligenza generale viene misurata da un'età mentale o da un
quoziente intellettivo, attraverso un punteggio del fattore g, oppure attraverso il livello di
sviluppo operazionale. Per altri, l'intelligenza è multidimensionale e si distingue in
comprensione verbale, fluidità verbale, capacità numerica, capacità spaziale, memorizzazione,
ragionamento induttivo e deduttivo. Più recentemente, Howard Gardner ha presentato una
"teoria delle intelligenze multiple" che sottolinea l'importanza dell'intelligenza interpersonale
e di quella intrapersonale. Gli psicologi dell'orientamento professionale hanno sempre
sottolineato la loro predilezione per le concezioni multidimensionali. Il perché è facile da
capire: se l'intelligenza riveste forme diverse, diventa possibile mettere queste in
corrispondenza con diversi gruppi di attività e fondare su questa corrispondenza attività di
consulenza o di accompagnamento. Nel momento in cui si ipotizza un soggetto attivo, spesso
si pensa che questi abbia la tendenza a dirigersi verso i settori professionali che
corrispondono a competenze che possiede o che è in grado di sviluppare abbastanza
facilmente. Le competenze così evocate non sono competenze professionali specifiche, bensì
assai vaste che corrispondono a forme di intelligenza.
5.1.2 TEORIE DELLA PERSONALITA' ISPIRATE ALLA PSICOANALISI
Di provenienza psicoanalitica, Bergeret definisce la personalità a due livelli. A un livello
superficiale definita generalmente con il termine "carattere", essa è costituita da un insieme
di tratti che sono le "modalità di adattamento abituale dell'io". Le scelte professionali sono
una testimonianza del carattere. A un livello più profondo, si parla invece di "struttura della
personalità ". Questa è costituita da un certo equilibrio delle forze motivazionali, di cui il
soggetto non è consapevole, e da alcuni meccanismi mentali stabili che sono maturati nel
corso dello sviluppo. Poiché la struttura della personalità determina il carattere, le scelte
professionali verranno interpretate a partire da determinate proprietà di questa struttura.
Sappiamo che le esperienze della prima infanzia svolgono, secondo la teoria psicoanalitica, un
ruolo fondamentale rispetto all'orientamento dello sviluppo della personalità . Una delle
tipologie più comuni, è fondata sulle prime tappe dello sviluppo della funzione libidica.
Abbiamo, così, i caratteri orale, anale, fallico e genitale, e ogni carattere è definito da tratti che
sono le vestigia dello stadio corrispondente, o che lo evocano. Ovviamente sono state
individuate professioni che sarebbero preferite dagli individui corrispondenti a un dato
carattere. Negli anni 60 molti autori, hanno cercato nella prima infanzia, le correlazioni
personali dell'orientamento verso certe professioni. La struttura di personalità che si
determina nel corso dell'infanzia è la stessa per chi diventerà un fisico o un medico o uno
scrittore? Queste ricerche non hanno fornito risultati conclusivi e per questa ragione sono
state abbandonate. ln seguito, Bordin ha dato grande importanza alle esperienze ludiche
dell'infanzia ritenendo che l'individuo cerchi di ritrovare il piacere associato a queste
esperienze impegnandosi nelle attività professionali. Adler, psicologo umanista, ipotizza
l'esistenza di una pulsione fondamentale, caratterizzata come aggressiva e socialmente
controllata, che permette non solo l'adattamento nelle sfere della vita affettiva, sociale e
professionale, ma anche la valorizzazione di sé. Molto presto, fin dai primi anni di vita,
persino dai primi mesi, si va formando uno "stile di vita", ovvero una struttura della
personalità determinata tanto dai sentimenti di inferiorità quanto dai primi tentativi di
compensarli. I ricordi infantili sono una via di accesso privilegiata a questa struttura. Lo stile
di vita (insieme di attitudini nei confronti di sé stessi, degli altri e della vita) definirà i timori
rispetto al mondo circostante, determinerà gli obiettivi da raggiungere e il modo con cui
l'individuo compenserà le proprie inferiorità percepite, e contribuirà alla formazione dei
tratti del carattere. Esso definisce una "linea di orientamento", un quadro generale in cui
l'individuo affronterà i problemi che incontrerà nella sua vita sessuale, sociale e
professionale. ln questa prospettiva, le scelte professionali rappresentano la realizzazione
dello stile di vita. Una persona in cui lo stile di vita è caratterizzato dall'aiutare gli altri,
sceglierà attività personali corrispondenti a questo orientamento.
5.1.3 1 TRATTI Dl PERSONALITA'
Risultati generali
Generalmente si ritiene che la professione sia un mezzo per soddisfare determinate tendenze
personali. Se le cose stanno così, bisognerebbe osservare presso i giovani un orientamento
delle preferenze professionali che varia a seconda dei tratti dominanti della loro personalità .
L'ESEMPIO DELL' MBTI
L'MBTI è un questionario di personalità ; è il più utilizzato attualmente negli Stati Uniti; non è
stato sviluppato e elaborato da professionisti della psicologia; non si limita a situare i soggetti
su delle dimensioni, ma li ripartisce in tipi. Esso deriva dalla teoria della personalità di Jung
secondo il quale la personalità è composta da 2 grandi attitudini che corrispondono ad un
investimento del soggetto verso il mondo esterno oggettivo l'attitudine estroversa (E)- e a un
investimento del soggetto verso il mondo interno soggettivo — l'attitudine introversa (l). Per
comprendere il mondo, il soggetto deve percepire, ovvero ricevere, elaborare e giudicare
informazioni x prendere delle decisioni. La percezione assume due forme: la sensazione (S),
che è una percezione elementare, e l'intuizione (N) che è un apprendimento istintivo e
globalizzante della realtà . Anche il giudizio assume due forme. Esso può essere fondato sul
ragionamento logico, ovvero sul pensiero (T) oppure può essere fondato sui valori, sul
sentimento(F). Il soggetto, inoltre, può dimostrare una preferenza per la percezione (P) o il
giudizio (J). Nel primo caso egli basa le sue decisioni su numerosi fatti, nel secondo su un
numero di fatti limitato. L'incrocio di questi 4 opposti fornisce i 16 tipi psicologici della teoria,
che vengono solitamente indicati con le lettere alfabetiche. Secondo Jung solamente la
funzione dominante (percezione o giudizio) si esercita in accordo con l'attitudine dominante,
inoltre la personalità si struttura anche secondo numerosi archetipi che derivano
dall'inconscio collettivo. L'MBTI è stato utilizzato nel campo dell'orientamento dei giovani e
degli adulti e permette spesso una buona differenziazione dei soggetti impegnati in percorsi
di formazione diversi. (la distinzione fra soggetti estrov. Ed introv. ne è un esempio).
LE CARATTERISTICHE DEI SOGGETTI ESTROVERSI ED INTROVERSI
Amano la varietà e l'azione. - amano essere tranquilli per concentrarsi
Agiscono rapidamente e qualche volta senza riflettere. — amano riflettere
prima di agire
Sviluppano le loro idee attraverso la discussione — sviluppano le loro idee
attraverso la riflessione.
Imparano parlando e facendo — imparano leggendo e riflettendo.
5.1.4 BISOGNO Dl SUCCESSO E PAURA Dl FALLIRE
Nel 1938 lo psicologo americano Henry Murray propose una teoria della personalità ispirata
alla psicoanalisi junghiana. ln questa teoria, Murray presentava una tassonomia di 20 bisogni.
Per misurare la loro forza mise a punto il TAT (Thematic Apperception Test un test
proiettivo); uno di questi bisogni, il bisogno di successo, fu in seguito studiato a fondo, in
particolar modo da David McClelland e John Atkinson e può essere definito come
un'aspirazione a raggiungere obiettivi corrispondenti a standard di eccellenza in situazioni
competitive. McClelland mette in evidenza le correlazioni socioeconomiche del bisogno di
successo e specifica le condotte educative favorevoli al suo sviluppo. Egli osserva che il 70%
dei bambini di genitori con basso livello socioeconomico raggiungono un livello sociale
superiore ai loro genitori quando hanno un bisogno di successo elevato, mentre solo il 45%
quando il loro bisogno di successo è debole. Se questi dati suggeriscono l'importanza di
questa variabile motivazionale, tuttavia essi non considerano le variabili associate al bisogno
di successo, come l'intelligenza o l'efficienza scolastica. A partire dai lavori di McClelland,
Atkinson ha sviluppato una teoria cognitiva della motivazione che è anche una teoria della
personalità . Per Atkinson, la forza della motivazione a dirigersi verso un obiettivo dipende
dalla composizione di 2 tendenze antagoniste: la speranza di successo e la paura della
sconfitta. La speranza di successo è determinata da 3 parametri: il bisogno di successo; e due
parametri legati alla rappresentazione della situazione, ovvero la probabilità di raggiungere
l'obiettivo e il valore dell'obiettivo stesso.La paura del fallimento può essere scomposta allo
stesso modo: un bisogno di evitare il fallimento, la probabilità di fallire e il valore del
fallimento. Questa teoria ha dato luogo a 2 tipi di applicazioni nel campo delle scelte di
orientamento:l il livello di aspirazione professionale è più elevato nei soggetti che hanno un
bisogno di successo elevato e un'ansia debole; i mestieri scelti sono più prestigiosi; 2 la
seconda applicazione è più originale, si basa sul realismo delle scelte professionali, poichè la
scelta realistica è quella che porta a un buon adeguamento tra le capacità e le esigenze
dell'obiettivo.
5.2 SCELTE Dl ORIENTAMENTO, INTERESSI E VALORI
5.2.1 GLI INTERESSI PROFESSIONALI
All'inizio degli anni 20, il primo questionario di interessi professionali significativo è stato
messo a punto da Strong; egli applicò un gran numero di item a un campione molto
diversificato della popolazione americana. A ogni professione presa in considerazione
corrispondeva un insieme di item, che andava a costituire una "scala professionale"; questi
questionari però non sono apparsi molto convincenti per 2 ragioni; dovendo ricorrere all'uso
di numerose griglie questi non erano molto comodi da utilizzare, e inoltre essi fornivano
un'immagine estremamente frammentata degli interessi dei soggetti. Il problema Fu ripreso
da Kunder; per Kunder non si trattava più di valutare gli interessi per una particolare
professione, ma di definire grandi dimensioni di interessi che potessero essere messe in
relazione con un gruppo di professioni. Le dimensioni vengono definite a partire dall'analisi
delle covariazioni tra le preferenze per particolari attività . Vi è una maggior probabilità di
successo quando il soggetto è impegnato in un percorso che corrisponde ai suoi interessi
(coloro che hanno interessi scientifici riescono un po' meglio nelle scienze, coloro che hanno
interessi letterari riescono meglio nelle lettere). Gli interessi indicano la direzione in cui il
soggetto orienta i suoi sforzi, ma sono le sue capacità cognitive a determinare il suo livello di
efficienza.
5.2 LA TEORIA Dl ANNE ROE
Esistono 2 teorie di Anne Roe: una teoria strutturale degli interessi che corrisponde a una
classificazione delle professioni e che anticipa quella di Holland, e una teoria evolutiva che si
propone di spiegare le scelte di orientamento a partire dalla genesi dei bisogni. Anne Roe
ritiene che sia possibile raggruppare le attività professionali in funzione della loro
PARENTELA PSICOLOGICA. Essa definisce 8 gruppi: TECNOLOGIA; ALL'ARIA APERTA;
SCIENZA; CULTURA GENERALE; ARTE E DIVERTIMENTI; SERVIZI; AFFARI;
ORGANIZZAZIONE. Gli 8 gruppi professionali hanno, tra loro, relazioni di prossimità ed è
possibile rappresentarli su un cerchio (pag 65). Questa rappresentazione è simile a quella di
Holland. Ritroviamo, infatti, gli stessi gruppi di Holland, nello stesso ordine ma con 2 gruppi in
più : ALL'ARIA APERTA e CULTURA GENERALE. Roe immagina la genesi delle preferenze
professionali nella seguente maniera. I bisogni del bambino sono, da una parte, determinati
dalla sua costituzione; ma fondamentalmente si organizzano sotto l'influenza dei
comportamenti educativi familiari. Dopo di che entrano in gioco i bisogni fondamentali o
orientamenti di base; Roe li definisce in 2 modi, da una parte, insiste sul bisogno di
CONTATTO CON GLI ALTRI, bisogno che è forte in coloro che sono orientati verso le persone,
e meno forte in coloro che sono invece maggiormente orientati verso le cose. Dall'altra, fa
riferimento a Maslow e alla sua gerarchia dei bisogni, distinguendo soprattutto bisogni
inferiori (bisogno di sicurezza, di stabilità ) e bisogni superiore (bisogno di autonomia e
autorealizzazione). Infine, le preferenze professionali saranno determinate dalla personalità .
5.2.3 LA TEORIA DEI TIPI Dl PERSONALITA' E DEGLI AMBIENTI LAVORATIVI Dl JOHN
HOLLAND
Secondo Holland le scelte di orientamento dipendono dall'abbinamento tra la personalità
degli individui e l'ambiente psicologico.
La descrizione dei tipi di personalità
Holland esaminando gli studi realizzati sulla struttura degli interessi professionali per mezzo
di tecniche di analisi fattoriale, ritiene che esistano 6 grandi dimensioni di interessi. A partire
da queste dimensioni, Holland, definisce dei tipi di personalità :
REALISTICA: il soggetto ama mestieri come il meccanico, il fattore o l'elettricista. Possiede
capacità e viene descritto come conformista, materialista, naturale, pratico.
INVESTIGATIVO: il soggetto ama mestieri come il biologo, il chimico, l'antropologo, il geologo;
possiede capacità matematiche e viene descritto come analitico, metodico, preciso.
ARTISTICA: il soggetto ama mestieri come il compositore, il musicista; viene descritto come
complicato, emotivo, originale, non conformista.
SOCIALE: il soggetto ama mestieri come l'insegnante, il religioso, il consulente, lo psicologo
clinico. Viene descritto come convincente amichevole, idealista, gentile, responsabile.
INTRAPRENDENTE: il soggetto ama mestieri come il mediatore, il manager, il gestore. Viene
descritto come avventuroso, ambizioso, dominatore alla ricerca di se stesso, popolare
CONVENZIONALE: il soggetto ama mestieri come l'impiegato, analista finanziario, bancario.
Viene descritto come prudente, ordinato, conformista.
Il polo positivo di ogni dimensione diventa un tipo ideale, a cui gli individui sono più o meno
vicini, caratterizzato da un insieme di attributi personali. Esistono numerosi questionari di
interessi professionali che permettono di stabilire i profili individuali. Le dimensioni che
permettono di stabilire i tipi di personalità non sono indipendenti. Ad es. coloro che sono
realistici hanno anche la tendenza ad essere sociali, artistici, intellettuali ecc... Inoltre, i tipi di
personalità si correlano tra di loro e formano il famoso ESAGONO composto dalla parola
RIASEC. Realistico è vicino a Intellettuale e Convenzionale, più lontano da Artistico e
Intraprendente, e ancora più lontano da Sociale. La personalità verrà definita coerente
quando i due punti più elevati del profilo corrispondono a lettere consecutive della serie
RIASEC.
La descrizione degli ambienti lavorativi
Esistono anche 6 tipi di ambienti professionali o formativi corrispondenti ai 6 tipi psicologici.
Le persone che vivono in questi ambienti hanno la tendenza ad assomigliarsi
psicologicamente, ad avvicinarsi allo stesso tipo psicologico, ovvero quello che risulta
dominante nel loro ambiente e che lo definisce. La definizione dei tipi psicologici, che
determina quella dei tipi di ambiente, si fonda su un presupposto: che la definizione della
personalità avvenga a partire dagli interessi professionali.
Descrizione dei 6 modelli di ambiente di Holland:
REALISTICO: presuppone la manipolazione sistematica degli oggetti, strumenti, macchine,
animali. Tale ambiente spinge le persone a impegnarsi in ATTIVITÀ CONCRETE che
rafforzano le loro competenze tecniche.
INTELLETTUALE: presuppone l'osservazione e l'investigazione sistematica e astratta di
fenomeni fisici, biologici o culturali. Questo ambiente stimola gli individui a impegnarsi in
attività intellettuali e li incoraggia a sviluppare competenze scientifiche.
ARTISTICO: presuppone attività libere, poco sistematiche e mal definite, nonché competenze
creative. Questo ambiente stimola gli individui a impegnarsi in attività artistiche e li
incoraggia a sviluppare le loro competenze.
SOCIALE: presuppone un agire sugli altri al fine di informarli, educarli, guarirli, aiutarli.
Questo ambiente stimola gli individui a impegnarsi in attività sociali e a sviluppare le loro
competenze.
INTRAPRENDENTE: presuppone un agire sugli altri al fine di raggiungere obiettivi personali o
prefissati da un'organizzazione. Questo ambiente stimola gli individui a sviluppare
competenze gestionali.
CONVENZIONALE: presuppone la manipolazione sistematica, secondo piani precisi, di dati
che possono essere molto diversi.
Ad ogni modo, i questionari elaborati da Holland non sono veri e propri questionari di
personalità ma piuttosto questionari di interessi. Quindi si può considerare la tipologia di
Holland soprattutto una tipologia degli interessi professionali. Una domanda che nasce
spontanea è se sei dimensioni possano davvero rendere conto della complessa struttura
dell'universo degli interessi professionali. Benché non vi siano risposte al problema del
numero delle dimensioni, i lavori sulla struttura degli interessi professionali hanno
dimostrato che è giustificato classificare gli interessi in 6 categorie. Esiste tuttavia un'intera
corrente di ricerca, con numerosi lavori dello stesso Holland, incentrati sulla genesi degli
interessi professionali. Queste ricerche dimostrano assai chiaramente che sono le esperienze
vissute dagli individui a determinare i loro interessi. Numerosi lavori si sono incentrati sulla
somiglianza dei tipi di personalità tra genitori e bambini. Si osserva, assai di frequente una
somiglianza tra il tipo del padre e quello del figlio o della figlia, e tra il tipo della madre e
quello della figlia.
ln uno studio condotto da Smart si sono tenute in considerazione delle variabili importanti,
come: il sesso, l'ambiente familiare, la scelta professionale iniziale, la selettività della scuola
superiore frequentata, il fatto di essere un maschio o di esser cresciuto in un ambiente
socioeconomico ricco favorevole, il fatto di essere una femmina o di esser cresciuta in un
ambiente povero, l'effetto dello status socioeconomico della famiglia. È stato rimproverato a
Holland di non tener conto delle relazioni che esistono tra i tipi di ambiente e due aspetti
importanti delle professioni che compongono questi ambienti: il loro prestigio e il loro
carattere più o meno sessuale. Gli interessi intellettuali sono i più prestigiosi, seguiti dagli
interessi imprenditoriali, artistici e sociali, e infine dagli interessi realistici e convenzionali. Gli
interessi intellettuali, imprenditoriali e realistici sono piuttosto maschili; gli interessi sociali e
convenzionali sono più femminili.
Validità della teoria
Il ruolo del prestigio delle professioni e il loro carattere più o meno sessuale è al centro della
teoria di Linda Gottfredson: tale teoria formula due ipotesi principali: 1. gli individui
ricercano un contesto congruente con il loro tipo di personalità ; 2. questa congruenza è fonte
di soddisfazione, di efficienza e di stabilità . La teoria formula anche alcune ipotesi secondarie.
Essa prevede, in particolare, che la stabilità delle scelte, la loro affermazione e più in generale
il livello di maturità vocazionale, dipendano dai parametri di coerenza, differenziazione e
identità . Numerose ricerche hanno dimostrato che gli individui hanno la tendenza a
interpretare percorsi di studi e professioni corrispondenti ai loro interessi; ma i risultati non
provano che gli studenti si siano indirizzati verso le filiere corrispondenti ai loro interessi.
Potrebbero tranquillamente essere avvenuto che gli studenti abbiano scelto la loro filiera
indipendentemente dai loro interessi, e che una volta inseriti in questa filiera vi abbiano
sviluppato gli interessi corrispondenti.
IL SUCCESSO DELLA TEORIA Dl HOLLAND
Il successo della teoria di Holland è stato e rimane notevole. Egli è l'autore più citato nel
campo dell'orientamento ed è colui che ha dato il via al maggior numero di ricerche. I
questionari di Holland sono stati tradotti e utilizzati in un gran numero di paesi, inoltre la
maggior parte dei software utilizzati in orientamento descrivono le attività professionali e gli
individui per mezzo della tipologia RIASEC. Holland presenta la sua teoria sotto forma di
tipologia, ed esprime quest'ultima sotto forma di esagono e attraverso una sigla RIASEC, che
ne ha facilitato la comprensione. Il successo di Holland si spiega soprattutto per 2 ragioni: in
primo luogo la sua teoria appare da subito operativa, i questionari risultano utilizzabili già
alla fine degli anni 50; in secondo luogo la teoria riprende il concetto di INTERESSI
PROFESSIONALI; con le relative tecniche dà a questi interessi un ruolo importante perché
mentre prima servivano a sfumare i pronostici che si potevano fare attraverso le attitudini,
ora sono le attitudini che vengono utilizzate per sfumare i pronostici che possono essere fatti
per mezzo degli interessi.
5.2.4 1 VALORI
VALORI GENERALI E VALORI LAVORATIVI
Occorre distinguere i VALORI GENERALI, che corrispondono alle finalità dell'esistenza, da
altri VALORI PIÙ SPECIFICI che riguardano settori particolari. Aderire a determinati valori
significa pensare che vi siano obiettivi e modi di comportarsi che sono preferibili e superiori
ad altri. ln quanto aspetti diversi della motivazione, le nozioni di valori, interessi e bisogni
sono molto vicine. I valori sono più generali e più importanti rispetto agli interessi. Ma la
relazione interessi - valori è spesso più complessa. Occorre sottolineare che i valori, a causa
del loro carattere astratto, rispetto agli interessi si stabilizzano più tardi, e non prima della
fine dell'adolescenza.
Quali sono i grandi valori a cui fanno riferimento gli individui? Numerosi autori hanno
presentato elenchi di valori. Rokeach distingue i valori "terminali", che sono 18 e che
riguardano obiettivi personali (avere una vita comoda, appassionante) o grandi obiettivi
sociali (uguaglianza, libertà ...), dai valori "strumentali" che sono a loro volta 18 e che
corrispondono a insiemi di comportamenti aventi una connotazione morale positiva o che
rilevano specifiche competenze (ambizioso, mentalità aperta, onesto, responsabile...).
Schwartz ha proposto un elenco di 56 valori che si raggruppano in 10 classi e si organizzano
secondo un modello circolare. Su un asse vi sono i valori relativi al superamento di sé stessi,
opposti ai valori relativi all'affermazione di sé; su un asse ortogonale al precedente i valori
relativi al cambiamento (autonomia, incentivazione), si contrappongono ai valori relativi alla
continuità (conformismo, sicurezza, tradizione). I valori di Rokeach e Schwartz riguardano
tutti i settori dell'esistenza. Altri autori hanno proposto elenchi di valori che possono
emergere in ambito lavorativo; la lista dei valori di Super prevede 15 item: altruismo, estetica,
creatività , stimolo intellettuale, successo, indipendenza, prestigio, direzione degli altri,
vantaggi economici, sicurezza, atmosfera di lavoro, relazione con i superiori, relazione con i
colleghi, tipo di vita, varietà . Quella di Perron ne prevede 5: status, realizzazione, clima, rischi
e libertà . I valori, solitamente, vengono misurati per mezzo di questionari. Poiché i valori sono
principi guida nella vita dell'individuo, si ritiene che quest'ultimo ricerchi situazioni
professionali che corrispondano ai suoi valori, così come ricerca situazioni professionali che
corrispondono alla sua personalità e ai suoi interessi. Questo lo porta a valorizzare
determinati aspetti del lavoro e a preferire alcune professioni ad altre. La soddisfazione
dell'individuo, dipende dalla concordanza tra i suoi valori e i valori che l'esercizio della
professione permette di realizzare.

CAP 6 UN SOGGETTO ATTIVO: L'INTERAZIONISMO NELLO STUDIO DELLA


PERSONALITA’ E LA PSICOLOGIA COGNITIVA
6.1 L'INTERAZIONISMO E LA PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA'
6.1.1 L'INTERAZIONISMO
L'interazionismo punta a superare l'opposizione tra i due approcci classici della psicologia:
quello differenziale e quello sperimentale. Possiamo dire che l'interazionismo si fonda su 4
presupposti fondamentali:
il comportamento deriva dalle molteplici e continue interazioni tra un individuo e
l'ambiente in cui questi si trova;
in questo processo di interazione, l'individuo è un SOGGETTO ATTIVO che esprime
delle interazioni e persegue degli obiettivi;
per quanto riguarda l'individuo, I FATTORI AFFETTIVI E COGNITIVI sono elementi
fondamentali per la determinazione del comportamento;
per quanto riguarda il contesto, il fattore principale nella determinazione del
comportamento è il significato psicologico che la singola situazione assume per il
soggetto;
I modelli di abbinamento individuo-professione, e in particolare quello di Holland, per certi
versi possono essere considerati MODELLI INTERAZIONISTI. Il soggetto persegue degli
obiettivi, così come il suo stato cognitivo e affettivo, sono fattori importanti del suo
comportamento; se non agisce direttamente sull'ambiente, egli ha quanto meno la capacità di
selezionare gli ambienti a lui più adatti.
6.1.2 LA TEORIA DELL'ADATTAMENTO Dl RUDOLF MOOS
I lavori di Moos forniscono un esempio di ricerca condotta a partire dai paradigmi
interazionisti. Moos ha elaborato un modello che permette di capire attraverso quali processi
gli ambienti umani in cui sono immersi gli individui, permettono l' ADATTAMENTO e lo
SVILUPPO. Questo modello definisce un SISTEMA AMBIENTALE e un SISTEMA PERSONALE. Il
sistema ambientale è costituito da tutti i contesti in cui il soggetto è coinvolto come scuola,
casa, famiglia, amici ecc., dalle esigenze espresse da questi contesti (fonti di stress) e dalle
risorse che possono fornire (aiuto, sostegno); il sistema personale è costituito dalle
caratteristiche socio – demografiche degli individui, dai loro tratti di personalità , dalle loro
competenze generali e dalle loro preferenze. L'adattamento dell'individuo all'ambiente si
manifesta attraverso le sue prestazioni, la sua autostima, il suo sentimento di benessere. Il
legame tra le proprietà dell'ambiente e l'adattamento è regolato dal sistema personale e dalla
sua capacità di adattarsi a situazioni più o meno stressanti. La rappresentazione della
situazione e le capacità di adattamento di trovano sotto l'influenza dei sistemi ambientali e
personali. Questo modello prende in esame l'adattamento di soggetti che non hanno potuto
scegliere il loro ambiente, il che accade assai spesso nel campo dell'orientamento scolastico e
professionale. Questo modello ha dato via a numerose ricerche, incentrate soprattutto
sull'adattamento all'interno delle scuole, al lavoro e negli istituti di cura. Per Moos
l'adattamento è facilitato quando gli obiettivi sono ben definiti, quando il soggetto partecipa
alle decisioni, quando la coesione dei gruppi è più forte ecc. questi legami sono regolati da
variabili personali: i soggetti competenti, ovvero coloro che si adattano, hanno bisogno di una
maggiore autonomia; i soggetti che si sentono coinvolti dal lavoro sopportano meglio lo
stress.
6.1.3 LA TEORIA SOCIOCOGNITIVA Dl ALBERT BANDURA E L'AUTOEFFICACIA
Per Bandura, il funzionamento e lo sviluppo psicologico devono essere analizzati prendendo
in considerazione 3 fattori in interazione tra loro: il comportamento, l'ambiente e la persona.
1. Il comportamento subisce l'influenza dell'ambiente; 2. la persona determina i
comportamenti ma, al contempo, i comportamenti sono all'origine della sua costruzione; 3. la
persona agisce sull'ambiente attraverso il proprio comportamento.
SISTEMA DEL SÉ E AUTOEFFICACIA
Nella teoria di Bandura le differenze individuali non sono spiegate per mezzo di tratti
generali, ma sono riconducibili alle cognizioni, definite più dal loro contenuto che non dalla
loro struttura, in quanto corrispondono ad apprendimenti o situazioni specifiche. Il sistema
del sé (self-system), che è una componente della persona, contribuisce in maniera
determinante alla regolazione delle attività . Esso è costituito da cognizioni che riflettono la
STORIA DEL SOGGETTO. Queste cognizioni forniscono: schemi interpretativi delle percezioni;
standard personali o collettivi che permettono al soggetto di valutare le proprie prestazioni;
criteri che permettono di apprezzare gli obiettivi perseguiti. Un elemento fondamentale del
sistema del sé è l' AUTOEFFICACIA (self-efficacy). L'autoefficacia indica le convinzioni degli
individui rispetto alla propria capacità di realizzare prestazioni particolari. Esso contribuisce
a determinare la scelta delle attività e dell'ambiente, l'investimento del soggetto nel
perseguire gli obiettivi che si è dato e le relazioni emotive che prova quando incontra degli
ostacoli. L'autoefficacia può essere definita in base all’ AMPIEZZA, alla FORZA e alla
GENERALITÀ che lo contraddistinguono. Il livello dell'autoefficacia dipende dal grado di
difficoltà dei compiti che il soggetto si sente capace di affrontare. La sua forza varia con la
fiducia che il soggetto ha delle proprie competenze. Nella teoria di Bandura i processi che
partecipano alla determinazione dell'autoefficacia sono 4: 1. le esperienze di successo; 2.
l'osservazione degli altri che porta a sua volta ad un innalzamento del livello
dell'autoefficacia; 3. la persuasione verbale; e infine 4. l'autoefficacia dipende dalle emozioni.
AUTOEFFICACIA E SCELTE Dl ORIENTAMENTO
L'autoefficacia si è rilevata un buon fattore predittivo di numerosi comportamenti.
Nell'ambito delle scelte di orientamento, è stata utilizzata questa nozione soprattutto per
spiegare le differenze nelle preferenze professionali di ragazzi e ragazze. A causa della loro
modalità di socializzazione, e soprattutto dei modelli a cui sono esposte, le ragazze hanno
un'autoefficacia debole rispetto ai compiti, e soprattutto per le professioni esercitate
maggiormente dai ragazzi.
6.2 L'APPROCCIO COGNITIVO DELLE SCELTE Dl ORIENTAMENTO
6.2.1 Modelli generali
Si ritiene che l'individuo che deve elaborare delle preferenze e prendere delle decisioni sia di
fronte a problemi che deve risolvere. Per far questo, deve elaborare delle informazioni. Più
precisamente l'elaborazione di una preferenza suppone il confronto di informazioni su di sé e
di informazioni sul mondo della scuola o dei mestieri. Una volta individuate le preferenze,
occorrerà realizzarle, da cui deriva una serie di nuovi problemi particolari. Tuttavia, hanno
quasi sempre molteplici soluzioni; occorrerà quindi ricorrere a processi di valutazione, anche
se permarrà l'incertezza della soluzione infine adottata. Infine, questi problemi hanno spesso
forti connotazioni affettive: mettono, infatti, in discussione i valori del soggetto e ne investono
la personalità . PETERSON e collaboratori definiscono 5 grandi processi, all'opera nella
soluzione dei "problemi della vita". Questi processi operano sequenzialmente:
PRESENTAZIONE DEL PROBLEMA o "comunicazione": vi è innanzitutto la presa di
coscienza del problema.
ANALISI DEL PROBLEMA: i dati del problema vengono elaborati sotto forma analitica;
a questo livello il soggetto chiarisce le proprie attitudini, i propri interessi e i propri valori,
e affina le proprie conoscenze sui processi formativi e sui mestieri.
SINTESI: consiste nel prevedere soluzioni e ne vengono prese in esame diverse. ln
seguito, un pensiero convergente permette di restringere il loro numero.
VALUTAZIONE: ogni soluzione viene valutata in funzione di criteri diversi quali valori,
conseguenze prevedibili, aspettative degli altri, ecc.
ESECUZIONE: si tratta, di elaborare piani di azione e strategie, di definire
concretamente gli obiettivi e i sotto-obiettivi, di procedere al bilancio dei mezzi necessari
e delle risorse disponibili.
Un altro modello sul problema dell'orientamento è quello di Huteau. Il modello mira a
rendere conto dell'emergere di preferenze per determinati percorsi formativi o attività
professionali. Il soggetto dispone, nella propria memoria, di informazioni su sé stesso
immagazzinate sotto forma di schemi di sé; dispone inoltre di un'informazione sul mondo,
immagazzinata sotto forma di prototipi(rappresentazione del mestiere, rappresentazione del
percorso formativo). Quando il soggetto pensa alle proprie preferenze a partire dalle proprie
riflessioni, viene attivato uno schema di sé o un prototipo. Una volta attivati simultaneamente
un prototipo e uno schema di sé, il soggetto procederà a una valutazione della congruenza di
queste due rappresentazioni. ln caso di bassa congruenza, la soluzione prevista verrà
provvisoriamente rifiutata, in caso di congruenza positiva, essa verrà momentaneamente
confermata. I casi intermedi porteranno a un riesame delle informazioni sui mestieri e su di
sé. Uno schema di questo genere permette di spiegare la formazione di gerarchie di
preferenze.
6.2.2 LA RAPPRESENTAZIONE DEL MONDO SOCIALE
Definizione e funzioni delle rappresentazioni
Le forme che può assumere l'attività del soggetto dipendono dalla rappresentazione che egli
si fa del mondo in cui cresce. La rappresentazione è un insieme organizzato di informazioni, di
conoscenze, di credenze riguardanti l'oggetto. Nella rappresentazione vengono inclusi anche i
sentimenti; essa ha un carattere dinamico e svolge un ruolo importante nell'elaborazione
dell'informazione. Essa è uno strumento di conoscenza!
Il funzionamento delle rappresentazioni: le prospettive
Il modo in cui funziona la rappresentazione sociale permette di capire come la realtà venga
spesso ricostruita e deformata. Quando il soggetto si deve costruire la rappresentazione di un
mestiere, si trova di fronte a un'informazione molto eterogenea: testimonianze, elementi di
analisi, opinioni precostruite, immagini ecc. Ma la sintesi di tutte queste informazioni risulta
impossibile, poiché richiederebbe uno sforzo mentale considerevole. Il pensiero non si adatta,
non si modifica per tener conto della realtà ; è piuttosto la realtà a venire modificata in
funzione del pensiero. La rappresentazione che il soggetto costruisce o adotta risulta, quindi,
poco attendibile e stereotipata. Questa stereotipia si accentua quando il soggetto viene
interrogato, poiché subisce una pressione che lo porta a immaginare una realtà sociale a
partire dai pochi elementi scarsamente affidabili di cui dispone. Abbiamo visto quindi che vi
sono numerose ragioni per cui la rappresentazione delle professioni costruita dal soggetto
risulta diversa dalla rappresentazione oggettiva data dagli esperti dopo un lavoro sistematico
di osservazione e analisi.
L'evoluzione delle rappresentazioni
le rappresentazioni si evolvono. Esse sono funzioni del livello di sviluppo psicologico del
soggetto, soprattutto del suo sviluppo cognitivo e delle sue esperienze. Quando il bambino
acquisisce la padronanza di operazioni logiche, la sua visione del mondo diventa più
strutturata e più complessa. Ad es. a partire dall'adolescenza, tutti i soggetti ordinano
l'insieme dei mestieri secondo il loro prestigio. Prima degli 11- 12 anni quando si domanda ai
bambini di classificare i mestieri secondo il loro prestigio, è difficile riuscire a farsi capire
poiché la norma sociale della gerarchia di prestigio non è ancora stata acquisita. Dall'infanzia
all'adolescenza le rappresentazioni si arricchiscono, si organizzano, diventano sempre più
flessibili e decentrate rispetto alla percezione o all'azione. L'arricchimento delle
rappresentazioni si manifesta, soprattutto, con il fatto di poter citare un numero maggiore di
mestieri di descriverli per mezzo di criteri più numerosi. Se è vero che l'evoluzione delle
rappresentazioni segue lo sviluppo cognitivo, essa dipende però anche dall'esperienza
vissuta.
6.2.3 LA RAPPRESENTAZIONE Dl SÉ
Le scelte di orientamento sono tentativi di realizzare una certa idea che si ha di sé. Donald
Super è stato uno dei primi ad aver sottolineato il ruolo dell'immagine di sé nella formazione
delle preferenze professionali. Il sé concepito come la rappresentazione mentale che si ha
della propria personalità o più in generale, come l'insieme degli ELEMENTI CHE CI
DEFINISCONO, sembra svolgere un ruolo fondamentale nel processo di elaborazione e di
realizzazione delle nostre intenzioni rispetto al futuro.
Le componenti del sé
Si possono distinguere 2 grandi componenti del sé: una COMPONENTE COGNITIVA - concetto
di sé (self concept), e una COMPONENTE AFFETTIVA, stima di sé (self esteem). A volte viene
aggiunta una terza componente, "comportamentale", relativa alla rappresentazione di sé, che
gli individui controllano solo in parte (SELF MONITORING) e che introduce la distinzione tra
un sé pubblico che obbedisce alle norme sociali e un sé privato più personale. Dal punto di
vista cognitivo, il sé, è un elemento della nostra memoria, è una "collezione di immagini, di
schemi, di concetti, di prototipi, di teorie, di obiettivi, di compiti". L'Ecuyer dopo aver definito
il concesso di sé chiede a soggetti di età diverse di descriversi e gli elementi descrittivi raccolti
vengono ripartiti in 5 grandi categorie: il sé materiale, il sé adattivo, il sé personale, il sé
sociale, il sé-non sé.
Stabilità e malleabilità del sé
Ci si può interrogare sul grado di stabilità o di malleabilità del concetto di sé. Gli approcci
clinici o differenziali, avvicinando il concetto di sé al concetto di personalità , mettono
l'accento soprattutto sulla sua stabilità ; gli approcci sperimentali che analizzano la variazione
in funzione dei cambiamenti di situazione, sottolineano invece la sua malleabilità ; infatti
quando gli si chiede di fare l'inventario delle proprie rappresentazioni di sé, il soggetto
normalmente si trova in situazioni in cui solo una parte del proprio repertorio di
rappresentazione di sé risulta accessibile. Egli, attiva, solamente alcuni degli elementi del
proprio concetto di sé, quelli che risultano pertinenti alla situazione in cui si trova. Tra tutti
gli elementi che utilizza per descriversi, il soggetto ne privilegia alcuni che corrispondono alle
sue esperienze più frequenti o a quelle più eccezionali, a interessi forti o a valori. Questi
elementi fondamentali del concetto di sé saranno particolarmente stabili.
La dimensione temporale del sé
essa fa riferimento a sé attuali e a sé che si riferiscono al passato, altri ancora al futuro e si
parla di possibili sé. I riferimenti a sé in termini morali indicati con l'ideale dell'IO e il super-
IO, possono essere considerati dei sé auspicabili e possibili. Questa dimensione temporale
dell'immagine di sé è fondamentale in orientamento, laddove tutti i comportamenti sono
orientati verso il futuro, verso la motivazione e gli obiettivi.
L'aspetto affettivo del sé
Il sé ha anche una componente affettiva. Generalmente è accompagnata da sentimenti e da
emozioni. Il soggetto rispetto a sé stesso nutre un sentimento globale, un giudizio piuttosto
positivo o piuttosto negativo. Il livello di autostima è una caratteristica della personalità . Gli
individui hanno un grande bisogno di autostima, che si manifesta soprattutto nelle aspirazioni
professionali. Al fine di mantenere un livello di autostima soddisfacente, i soggetti sviluppano
strategie molto diverse. Possono agire controllando i flussi di informazione: le informazioni
capaci di ridurre l'autostima vengono quindi ignorate, minimizzate. Queste strategie difensive
permettono di capire come si memorizzano meglio i successi rispetto alle sconfitte. Gli
individui possono evitare le situazioni che potrebbero mettere in difficoltà la loro autostima e
ricercare quelle che la valorizzano.
Origini e sviluppo del sé
Le origini del sé sono molteplici. Una delle più importanti è data dalle inferenze che i soggetti
fanno costantemente a proposito dei risultati delle proprie azioni. Le inferenze sul sé vengono
fatte anche a partire da una riflessione sulle cognizioni, le emozioni e i sentimenti. Perfino
l'identificazione con gli altri contribuisce alla formazione del sé. Infine, anche i processi di
interazione sociale sono fonti di arricchimento del sé. L'adolescenza, il periodo di transizione
in cui avviene il passaggio dall'infanzia all'età adulta, è caratterizzata da cambiamenti rapidi,
numerosi e di grande portata. Tra i cambiamenti più grossi, va ricordata la pubertà , i cui
effetti sulla rappresentazione di sé sono considerevoli e in cui assistiamo alla comparsa di
nuove forme di socialità nonché all'accesso al pensiero formale e alle trasformazioni del sé.
L'adolescente ha una visione più astratta di sé stesso; egli si descrive anche in termini di
opinioni, di sentimenti, di motivazioni e di valori. Alcuni descrivono il proprio
comportamento soprattutto a partire dalle specifiche situazioni(io pragmatico), altri invece a
partire dalle regole generali (io ideale). Infine, nell'adolescenza compaiono gli interrogativi
relativi alla difficoltà di conoscersi, da cui derivano incertezze e perplessità sui sé futuri. La
fine dell'adolescenza non segna la fine dello sviluppo del sé; questo si modifica in funzione
delle esperienze vissute dagli individui. L'ingresso nella vita professionale, porta l'individuo a
descriversi sotto aspetti nuovi; ma la vita dell'adulto è segnata anche dalle crisi che sono
essenzialmente crisi del sé à o crisi dell'identità . La crisi della mezza età si manifesta a partire
dalla quarantina quando la situazione dell'individuo si è stabilizzata nei suoi aspetti
professionali, familiari e sociali. Essa consiste in un'interrogazione sul sé e porta l'individuo
ad avviare un esame e eventualmente a revisionare le proprie motivazioni, i propri valori e il
proprio stile di vita. (Le funzioni del sé si manifestano soprattutto nel trattamento delle info.
relative al sé e nell'orientamento del comportamento, nonché nelle scelte di orientamento).
6.2.4 L'ESPLORAZIONE E LA DECISIONE
L 'esplorazione
I possibili sé sono di natura molto diversa. ln base a dei prototipi professionali si può
"validare" un possibile sé preesistente, o si può essere all'origine dell'emergere di un nuovo
possibile sé. Uno studente può dichiarare di voler essere ingegnere per diverse ragioni:
identificazione con qualcuno, accettazione di un'ambizione familiare... Egli proverà questo
possibile sé mettendolo a confronto con la rappresentazione che ha del mestiere di ingegnere.
Se "sa" che gli studi di ingegnere presuppongono una buona conoscenza della matematica, e
che l'attività di ingegnere è soprattutto tecnica, egli sarà portato a interrogarsi sulle sue
competenze matematiche e sui suoi interessi per la tecnologia. Al termine di questo
interrogarsi, il possibile sé ingegnere può trovarsi provvisoriamente validato, e farà quindi
parte dei possibili sé del soggetto; ma può anche ritrovarsi indebolito e scomparire. Possiamo
anche essere in presenza di uno studente che non ha mai pensato all'ingegnere come sé
possibile; se il suo schema di sé del momento gli dice che è bravo in matematica, questo tratto
può attivare, per associazione, la categoria ingegneri. Vi è allora, l'emergere di un possibile sé.
Se il soggetto centra la sua attenzione su un prototipo professionale, i tratti di questo
prototipo possono attivare i tratti corrispondenti, quando esistono, dello schema di sé, e così
essere all'origine dell'emergere di un nuovo possibile sé. Questo meccanismo di esplorazione
permette di capire perché i soggetti siano tanto più attratti da dei mestieri quanto più è
piccola la distanza tra la rappresentazione che ne hanno e la rappresentazione che hanno di
sé stessi. ln questa fase di esplorazione, vi è un'eliminazione di possibili sé. L'esplorazione
presuppone delle microdecisioni. Si può quindi affermare che non vi è modo di distinguere un
processo di esplorazione da un processo di decisione. Gli autori propongono il termine
"ESPLORAZIONE" per designare il processo di costruzione di un repertorio di possibili sé. La
"DECISIONE", invece, è il processo che alla fine ci consente di mantenere solamente un
numero limitato di possibili sé.
I modelli prescrittivi della decisione
Le decisioni, poiché la maggior parte delle volte vengono prese nell'incertezza, hanno a che
fare con la probabilità . Questo spiega perché le ricerche in questo campo siano spesso fondate
sulla teoria probabilistica e perchè la psicologia della decisione sia molto vicina alla
matematica. Nello studio delle decisioni,sono state elaborate 2 grandi categorie di modelli: I
modelli prescrittivi o normativi, che indicano come ci si debba comportare per essere
razionali, e i modelli descrittivi che ci indicano come ci si comporta realmente. Il modello ci
dice che la decisione razionale consiste nello scegliere l'opzione che ha la miglior utilità
auspicata.
I comportamenti decisionali
Quando ci si dedica ad osservare i comportamenti decisionali, si rimane colpiti dalla grande
varietà delle strategie che gli individui attuano per prendere decisioni. Alcune sono molto
semplici e riposano sull'applicazione di un unico principio: fare ciò che suggeriscono i genitori
o i parenti, applicare una regola morale, ricominciare quando è possibile ciò che è già riuscito
ecc. altre sono più complesse. Il soggetto può esaminare le opzioni, valutarle e scegliere quella
che gli sembra più soddisfacente. Mullet e collaboratori hanno presentato un catalogo
dettagliato delle regole di scelta e di giudizio che possono utilizzare i soggetti che devono fare
una scelta di orientamento. Le 2 opzioni tra cui bisogna scegliere sono caratterizzate da
numerosi attributi con relativi valori:
Regola di massimizzazione: per essere scelto, l'oggetto deve avere un valore che
supera una certa soglia rispetto a tutti gli attributi. Prendiamo in considerazione 2
mestieri caratterizzati dal loro interesse e dai guadagni. Se il soggetto esige almeno il
livello medio sui due attributi, sarà portato a scegliere un mestiere che lo interessa
mediamente e che gli offre guadagni medi, piuttosto che un mestiere che lo interessa
molto ma che offre guadagni bassi.
Regola congiuntiva: se il soggetto esige che il mestiere sia molto interessante e offra
almeno dei guadagni medi, sarà portato a preferire un mestiere molto interessante con
guadagni medi piuttosto che un mestiere mediamente interessante che offre guadagni e
levati.
Regola lessicografica: se per il soggetto, l'interesse è più importante dei guadagni, il
soggetto confronterà innanzitutto i mestieri in base al loro interesse. Se questi mestieri
non sono di pari interesse, sceglierà il più interessante; se i mestieri sono entrambi
interessanti, a determinare la sua scelta sarà allora il livello dei guadagni. L'applicazione
della regola lessicografica è uno degli aspetti centrali della teoria di Linda Gottfredson.
Queste regole possono combinarsi per produrre una strategia che si fonda su 3 principi: un
principio di economia, per cui il soggetto esamina solamente alcuni degli attributi; un
principio di affidabilità , secondo cui il soggetto prende in considerazione solamente le
differenze sufficientemente importanti; infine un principio di decisione, al fine di raggiungere
una decisione, il soggetto cambia le regole.
GLI STILI DECISIONALI
Le strategie decisionali corrispondono anche a delle tendenze personali. A partire da
interviste incentrate sul modo in cui le persone decidono, Arroba distingue 6 strategie
decisionali, che presenta come stili:
Uno stile "logico": in cui la persona afferra freddamente e obiettivamente la situazione
ed è preoccupata di giungere a una decisione;
Uno stile "cieco": in cui la decisione viene presa rapidamente senza sforzo di
obiettività ;
Uno stile "esitante": in cui la decisione viene continuamente rimandata;
Uno stile "emotivo": in cui la decisione si basa soprattutto sulle preferenze soggettive e
sentimentali;
Uno stile "accomodante": in cui il sogg. prende decisioni conformi a ciò che il suo
entourage si aspetta da lui;
Uno stilo "intuitivo": in cui la decisione si impone al soggetto con un senso di evidenza,
senza che egli sia capace di giustificarla.
Arroba ha dimostrato che la maggior parte degli individui è in grado di utilizzare quasi tutte
le strategie; i soggetti dispongono quindi di un vasto repertorio di strategie che possono
attivare in funzione del contesto. Ma, i soggetti hanno anche delle preferenze strategiche e
questo è stato dimostrato chiaramente da Harren, che ha costruito un questionario capace di
valutare tre stili di decisione: i soggetti "intuitivi" che prendono le loro decisioni rapidamente
e danno spazio ai sentimenti e alle emozioni; i soggetti "razionali" che non si caratterizzano x
l'utilizzo spontaneo ma raccolgono il maggior numero di informazioni possibili e le analizzano
accuratamente; i soggetti "dipendenti" sono molto influenzati dal parere degli altri e molto
dipendenti dalle norme sociali.
Per molti soggetti è difficile prendere una decisione; esiste infatti un'indecisione normale
descritta come il passaggio da uno stato iniziale di indecisione e uno stato successivo di
decisione. L'indecisione appare, allora, come un tratto di personalità . Due importanti fattori
vengono associati all'indecisione: la rappresentazione di sé e l'ansietà . I soggetti indecisi
hanno un'immagine di sé poco differenziata e poco stabile. Appare chiaro come una tale
immagine di sé possa essere un ostacolo alla presa di decisioni. L'assenza di elementi stabili,
nel contesto di sé, impedisce al processo esplorativo di portare a qualcosa e costringe il
soggetto a ricominciare continuamente da capo. I soggetti indecisi sono spesso soggetti
ansiosi, poiché l'ansia è insieme causa e conseguenza dell'indecisione. La situazione di presa
di decisione è ansiogena nella misura in cui implica un impegno nell'incertezza. Non si è,
infatti, mai sicuri che la decisione adottata sia una buona decisione. I soggetti ansiosi avranno,
quindi, la tendenza a evitare questa situazione, che aumenterebbe la loro ansia, e a rimandare
la loro scelta decisionale.
LA DINAMICA DELL'ATTIVITA' MENTALE
Mentre esplora, il soggetto approfondisce la conoscenza che ha di sé stesso e dell'ambiente,
specifica le proprie intenzioni di scelta e le condizioni della loro realizzazione. Nel corso
dell'esplorazione, come abbiamo visto, il soggetto è portato a valutare la congruenza tra certi
schemi di sé e i prototipi dei mestieri o dei percorsi formativi. Nella maggior parte dei casi, si
ha una difficoltà nel giudicare. Questo approfondimento della conoscenza di sé e
dell'ambiente si accentua man mano che ci si avvicina alla decisione, e continua anche dopo
che la decisione è stata presa. Quando le scelte sono state fatte, il soggetto ha bisogno di
assicurarsi che siano state fatte bene; infatti man mano che ci si avvicina alla decisione, il
soggetto pianifica il proprio avvenire e prevede anche le risorse da attivare e i possibili
sostegni necessari. Nel periodo che precede il raggiungimento dell'obiettivo principale, il
soggetto sviluppa un'attività di controllo che gli assicura che il percorso prosegua e i mezzi
attivati siano adatti all'obiettivo previsto. Se così non fosse il soggetto potrebbe persino
essere costretto a cambiare l'obiettivo.
L'attività mentale presuppone, per essere effettivamente attivata, delle condizioni
motivazionali. Quelle fondamentali sembrano essere 3. Esse fanno riferimento all'importanza
del lavoro, al coinvolgimento del soggetto e alle proprietà del sé. Ad esempio, per un giovane
impegnato a progredire nel sistema scolastico, il lavoro avrà un'importanza relativa poiché
rappresenta una realtà ancora lontana. Questo giovane sa che dovrà definire gli obiettivi
professionali, ma pensa che questo compito potrà essere rimandato. Si dedicherà soprattutto
al raggiungimento di obiettivi scolastici più immediati senza tener presente quelli lavorati. Il
coinvolgimento del giovane nel processo di orientamento è, senza dubbio, un fattore
favorevole allo sviluppo di un'attività mentale basata sulle aspirazioni professionali. Un
elemento determinante è l'insieme delle attitudini e delle credenze del soggetto rispetto al
proprio ruolo nel processo di orientamento. Quando il soggetto pensa che il proprio
orientamento dipenda da sé stesso, dalla sua capacità di acquisire conoscenze e competenze,
di investire nella formazione, il concetto di progetto ha un senso ed egli è motivato a riflettere
sul proprio futuro. Al contrario, questo non avviene quando il soggetto ritiene che il proprio
orientamento non dipenda da quello che lui può fare ma dagli insegnanti, oppure che
dipenderà dalle opportunità imprevedibili del mercato del lavoro. La sensazione di
controllare più o meno la propria esistenza dipende, in larga parte, dalle esperienze di
successo o di insuccesso, poiché il successo porta al sentimento di controllo e l'insuccesso alla
sua assenza.
LE STRATEGIE Dl FRONTEGGIAMENTO (coping)
Le situazioni in cui il soggetto viene a trovarsi, nelle diverse tappe del proprio percorso di
orientamento, spesso sono situazioni stressanti, generatrici di ansia e di sconforto. Per
affrontarle, il soggetto deve sviluppare strategie di aggiustamento o di coping. Le strategie di
coping sono l'insieme degli SFORZI COGNITIVI E COMPORTAMENTALI attivati per risolvere
una situazione problematica. Nel campo dell'orientamento e del lavoro, nei giovani lo stress
potrà essere prodotto dall'insuccesso scolastico, dall'incertezza del futuro, dai progetti falliti
ecc. negli adulti, lo stress potrà provenire dall'insufficienza delle prestazioni, dalle relazioni
con i colleghi ecc. lo stress è più forte quando le decisioni prese dal soggetto non vengono
validate dal sistema. E ciò che accade quando al soggetto non viene permesso si seguire la
formazione scelta o di entrare nella professione desiderata. Le strategie di aggiustamento
sono varie. Si distinguono 2 grandi classi di strategie di aggiustamento: il coping orientato
all'emozione e il coping orientato al problema. Quest'ultimo mira a modificare la situazione: il
soggetto la deve affrontare. Egli potrà per es. stabilire un piano di azione, informarsi
maggiormente, affermare la propria volontà . Il coping orientato all'emozione mira invece alla
riduzione dell'ansia: il soggetto non si propone di modificare la situazione. Egli, può cercare
per es. di controllare le sue emozioni, di minimizzare l'influenza dello stress, di trovargli degli
effetti positivi. La strategia di coping adottata sarà in funzione della rappresentazione che il
soggetto si fa della situazione, della sua valutazione e delle convinzioni che ha rispetto alle
proprie capacità di affrontarla. La differenza tra le strategie di coping e i meccanismi di difesa
della teoria psicoanalitica (la cui funzione è sempre quella di diminuire l'ansia) risiede nel
carattere cosciente dei primi, mentre i secondi sono inconsci. Safont e collaboratori
individuano 3 gruppi di strategie, che definiscono a partire dalle attitudini nei confronti
dell'obiettivo e dalle modalità che permettono di raggiungerlo:
Strategie autonome: orientate soprattutto al problema, il sogg. è attivo e modifica le
modalità per raggiungere l'obiettivo;
Strategie eteronome: orientate soprattutto all'emozione, il soggetto si arrende in uno
stato di apatia lasciando al caso la definizione degli obiettivi da perseguire e delle modalità
da utilizzare
Strategie reattive contro-dipendenti: il soggetto manifesta la sua rivolta o i suoi
desideri di evasione; questa sarebbe una strategia di opposizione, poco costruttiva, in cui
il soggetto si focalizza sull'ostacolo senza cercare di superarlo e finisce per distrarsi
dall'obiettivo.

Parte terza
La costruzione e lo sviluppo delle identità personali e professionali

CAP. 8 LA COSTRUZIONE DELLE IDENTITA’ PERSONALI E PROFESSIONALI: UNA GENESI


SECONDO UN ORDINE IMMUTABILE?
8.1 GINZBERG, GINSBURG, AXELRAD, HERMA: DALL'IMMAGINARIO AL REALISMO
L'opera pubblicata da Ginzberg e collaboratori, adotta una metodologia contestabile, in
quanto gli autori si propongono di elaborare una teoria generale della scelta professionale
fondata su basi empiriche, anche se non sono in grado di osservare le 3 categorie di fenomeni
riguardanti le intenzioni di scelta: le differenze legate al sesso, al contesto socioculturale e
all'organizzazione del sistema scolastico. Ciononostante, il loro studio resta valido ed è una
descrizione del formarsi, nel contesto educativo e culturale, delle future intenzioni di ragazzi
privilegiati. Ginzberg e collaboratori distinguono 3 grandi periodi: le scelte immaginarie,
quelle in sperimentazione e quelle realistiche.
8.1.1 LE SCELTE IMMAGINARIE
Fino a 10-11 anni, nelle loro scelte i giovani sono guidati essenzialmente dalla propria
IMMAGINAZIONE. I bambini non sognano professioni che non esistono nella cultura in cui
vivono; il processo di scelta è basato sull'immaginazione: "si vedrebbero bene a esercitare"
una data professione. Le loro "scelte" si fondano semplicemente sull'astrattiva di certe attività
adulte.
8.1.2 SCELTE PER SPERIMENTAZIONE
Da 11 a 17 anni, i giovani considerano le proprie scelte come tentativi e non si impegnano in
decisioni irrevocabili: sono guidati soprattutto dal desiderio "di vederci chiaro". Procedono
per prove, sono coscienti di trovarsi in una fase di trasformazione, si interrogano sulle loro
CAPACITÀ , INTERESSI e VALORI. Ai loro occhi, i tentativi sono l'unico mezzo per raggiungere
concretamente questa realtà . Questo periodo si divide in 4 tappe: interessi, capacità , valori e
transizione.
GLI INTERESSI
Fino a 11-12 anni il preadolescente motiva la propria scelta in base a un unico criterio: ciò che
gli interessa in un dato momento.
LE CAPACITÀ
A partire da 13- 14 anni gli adolescenti, prendono in considerazione un nuovo criterio: ciò che
sanno fare.
I VALORI
Verso i 15- 16 anni i giovani cominciano a porsi il problema della propria scelta in termini
diversi. Scoprono che esiste una molteplicità di fattori: ciò che amano fare, ciò che sanno fare,
ciò che la situazione gli permetterà di fare, ciò che possono attendersi dalle diverse carriere
ecc. ma quale peso attribuire a ciascuno di questi fattori? Si tratta, di chiarire i propri fini e
valori e di utilizzarli come principio ordinatore dei molteplici fattori in gioco. I giovani fanno
ormai riferimento ai vantaggi e alle soddisfazioni legate all'esercizio di una professione: anzi,
considerano l'attività professionale come qualcosa che può consentire al soggetto di
realizzarsi.
Transizione
L'adolescente non può dare risposte definitive a tali questioni: solo l'esperienza gli
permetterebbe di vederci chiaro. Sarà il passaggio all'università a dargli l'esperienza
necessaria.
8.1.2 LE SCELTE REALISTICHE
Il periodo delle scelte realistiche è quello degli studi superiori, che comprende 3 frasi:
l'esplorazione, la cristallizzazione e la specificazione.
L 'ESPLORAZIONE
L'esplorazione riguarda il comportamento dello studente nel primo anno di università , che
costituisce un momento di ricerca attiva di informazioni.
LA CRISTALLIZZAZIONE
Lo studente "cristallizza" le proprie scelte nel 4 0 anno di università , quando le sue esperienze
sono ormai tali da potergli consentire di gerarchizzare la molteplicità di fattori che possono
influenzare la sua scelta professionale: conosce le proprie inclinazioni; vuole porre fine
all'esplorazione e prendere una strada; dedica molte ore al lavoro che gli interessa e non si
lascia scoraggiare dagli ostacoli che incontra.
LA SPECIFICAZIONE
Lo studente deve ancora esprimere questa "predisposizione", scegliendo un mestiere. La
specificazione è la traduzione in una scelta professionale che avviene quando sono al 5 0 anno
di università . 2 sono i criteri x riconoscere se un individuo è in questa fase di specificazione: il
1 0 è la volontà di specializzarsi, di confinarsi in un campo ristretto; il secondo riguarda la
capacità di non allontanarsi dal proprio progetto di carriera.
8.1.4 GINZBERG E COLLABORATORI: UNA TEORIA IMPLICITA DELLE INTERAZIONI TRA
MATURAZIONE E CONTESTI
Il modello su cui si fondano le ricerche di Ginzberg e collaboratori è essenzialmente biologico.
L'idea di base è che i processi che portano alla scelta di una professione siano il risultato di
una maturazione. Tuttavia, i ricercatori sono portati a porre in evidenza il ruolo del contesto
sociale, in cui ha luogo non tanto una maturazione "biologica", quanto piuttosto una storia
personale all'interno di una data società . Gli autori sottolineano anche il ruolo
dell'organizzazione scolastica nella definizione delle esperienze proposte ai giovani; così gli
studenti del primo anno esplorano perché, non più limitati dalla rigidità dei percorsi liceali,
devono affrontare un problema nuovo: fare una selezione in un ventaglio ampio di
informazioni.
8.2 BERNADETTE DUMORA: RIFLESSIONE COMPARATIVA, PROBABILISTICA, IMPLICATIVA
DA INSERIRE

8.3 ERIK ERIKSON: IDENTITA' E CRISI


Erikson è uno psicoanalista: secondo lui il comportamento non trova spiegazione solo in
rappresentazioni o atteggiamenti coscienti, ma anche in un complesso di disposizioni,
rappresentazioni e stati affettivi inconsci. Egli, si richiama a una scuola particolare della
psicoanalisi (la psicologia dell'io) secondo la quale l'IO (Ego) costituisce un sistema autonomo
dell'ES, una sfera libera da conflitti, o in altri termini, che maturando, costituiscono la
struttura di base del rapporto con la realtà esterna. Il concetto – chiave della teoria di Erikson
è quello di "IDENTITÀ ". Le "qualità fondamentali" costitutive dell'identità dell'io sono il
prodotto della risoluzione di conflitti "tipici" di una determinata età : si tratta di
rappresentazioni che strutturano l'identità dell'individuo.
8.3.1 (Stadio orale) sentimento di sfiducia o di non-fiducia
Fin dalla nascita, il bambino si trova a contatto con una certa "intenzione sociale" mediata da
una persona che svolge a "suo" modo il ruolo materno. Questa interazione — tra la capacità
del bimbo di assorbire attraverso la bocca e l'abilità della madre nel rapportarsi con lui -
porta il bambino a sviluppare la sensazione che questa persona da cui dipende "non lo lascerà
cadere", anche se resta assente x un momento. Vi è l'embrione di un sentimento di fiducia,
costitutivo dell'identità dell'IO. L'esito non sempre è così felice: talvolta il bambino dà vita a
un sentimento duraturo di diffidenza, di separazione e di abbandono.
8.3.2 (stadio anale) autonomia o vergogna e dubbio
Il passaggio al secondo stadio della prima infanzia è legato alla rapida e crescente
maturazione muscolare, alla verbalizzazione e alla discriminazione, con la conseguente abilità
di coordinare un certo numero di modelli di azione. ln questa fase, dominano le soddisfazioni
anali: ciò che è in gioco, nella struttura familiare è la capacità di rappresentarsi come soggetto
dotato di una VOLONTÀ AUTONOMA. Da un inevitabile senso di perdita dell'autocontrollo e
dall'eccesso di controllo da parte dei genitori ha origine una persistente tendenza al dubbio e
alla vergogna. Al dubbio e alla vergogna si oppone il sentimento d'autonomia, che si può
riassumere: "io sono ciò che posso liberamente volere".
8.3.3 (stadio fallico) iniziativa o senso di colpa
L'infanzia è il periodo in cui dominano le soddisfazioni falliche, il bambino vive in modo
penetrante: cammina, parla, penetra nell'ignoto con una curiosità divorante. Questa tappa è
ludica. Il bambino immagina, si mette alla prova in ruoli immaginari; allo stesso tempo, nei
sogni, corre terrorizzato per salvarsi la vita. I maschi osservano in questo periodo, che alle
femmine manca il pene, così come mancano loro alcune importanti prerogative. Il bambino
tende ad associare a questo organo sogni di grandezza da adulto. Su questa differenza si
sviluppa, nel bambino, la profonda sensazione che " lo deve fare", e nella bambina, che "deve
impadronirsene". Qui, il ruolo degli adulti è fondamentale: ciò che fanno e sono, le storie che
raccontano, costituiscono un ethos di azioni che il bambino assimila. Se l'influenza degli adulti
è positiva, il bambino costruisce il seguente sentimento di identità : " io sono quello che mi
immagino che sarò " diventa un "essere intenzionale". Se invece, l'influenza è negativa, più
tardi potranno manifestarsi varie conseguenze patologiche.
8.3.4 (latenza) industriosità o inferiorità
Il periodo di latenza corrisponde all'età scolare. Il bambino si dedica ad attività che gli
consentono di procurarsi il riconoscimento degli altri: Erikson lo ha chiamato " il senso di
industriosità ", sottolineando che questo è uno stadio decisivo dal punto di vista SOCIALE, il
cui esito può essere positivo o negativo. Nel primo caso, il bambino si forgia una
rappresentazione di sé come essere competente; nel secondo, egli può tanto sviluppare
l'impressione che non sarà mai niente di buono, quanto considerare il lavoro come il solo
modo di realizzarsi. Il risultato dipende dall'organizzazione della scuola e degli insegnati: i
buoni insegnanti sono quelli che sanno riconoscere gli sforzi speciali, sanno incoraggiare
speciali talenti.
8.3.5 (adolescenza) identità o confusione
L'adolescenza costituisce una "moratoria" psico-sociale, ovvero un periodo durante il quale
l'individuo è alla ricerca di ideali che gli permettono di trovare una coerenza interna, fondata
su un insieme unificato di valori. Questo processo, si manifesta con crisi il cui oggetto è
l'integrazione dei sentimenti di identità costruiti in precedenza. Tuttavia, nell'adolescenza la
posta in gioco non si limita a questa integrazione delle dimensioni o delle qualità dell'io che
emergono dalle fasi infantili. Queste, infatti, devono a loro volta integrarsi con alcuni degli
ambiti offerti da una società ai suoi membri, per costituirsi in maniera unificata. La qualità
dell'identità dell'io prodotta dall'adolescenza, nel senso della capacità di restare coerenti con i
principi liberamente scelti porta nella maggior parte delle volte ad una confusione
dell'identità .
8.3.6 (giovane adulto) intimità o isolamento
Una volta acquisita stabilmente una certa identità , il giovane adulto può sviluppare relazioni
di intimità , di partenariato e di affiliazione con gli altri. L'affiliazione designa la condivisione
del lavoro, dell'amicizia e dell'amore. Il rischio di questo periodo è l'isolamento, cioè
l'incapacità di impegnarsi in relazioni intime.
8.3.7 (adulto maturo) generazione o stagnazione
L'età della generazione è caratterizzata dall'interesse per tutto ciò che è creato e dalla
preoccupazione di trasmettere uno stile di vita o certi valori morali alle generazioni future. La
virtù tipica di quest'età è la cura (care). L'assenza di una tale attenzione si traduce in
stagnazione.
8.3.8 (adulto anziano) integrità o disperazione
Questo è il periodo in cui il ciclo della vita di un individuo si chiude ed egli si pone la
questione del senso della propria esistenza. Certe persone anziane possono configurarsi i
problemi umani nella loro interezza e offrire alla giovane generazione un esempio vivente di
chiusura di uno stile di vita: la caratteristica di queste persone è la saggezza. L'integrità indica
la percezione della propria vita come dotata di un senso. La disperazione è relativa all'intero
ciclo della vita dell'individuo, alle condizioni storiche che lo hanno segnato, all'approssimarsi
della morte per cui, ormai, manca il tempo per ricominciare una vita diversa.
8.3.9 IDENTIFICAZIONI,RAPPRESENTAZIONI IMMAGINARIE E SCELTE PROFESSIONALI
Nelle analisi di Erikson, le preferenze professionali e la scelta di un lavoro appaiono essere
elementi fondanti della "costruzione di sé":esse assumono significato solo in rapporto ai
sentimenti di identità , costituiti attraverso determinate interazioni che hanno luogo in un
dato momento dello sviluppo. Le riflessioni di Erikson sulla scelta professionale sembrano
poter trovare una sintesi e un prolungamento in 4 proposizioni.
L'essere umano, è sempre, fondamentalmente in anticipo su sé stesso;
la scelta professionale deve essere analizzata come un passaggio dalle identificazioni
infantili a un'identità professionale;
l'adolescenza corrisponde a una sospensione dove entrano in gioco strategie
identitarie;
le scelte professionali rinviano a rappresentazioni immaginarie o intime dei valori;
Un essere "che anticipa sé stesso"
Per Erikson, l'essere umano è essenzialmente "anticipazione di sé"; la condotta dell'individuo
è orientata da rappresentazioni generali di sé nel futuro, costruite in occasione delle
esperienze e soprattutto, dalle interazioni attuali. Ciò vale dall'adolescenza all'età adulta, fino
alle soglie della fine della vita, momento in cui saggezza consiste nel concepire la propria
esistenza. Le varie anticipazioni immaginarie di sé si combinano tra loro,; nella formazione
delle preferenze professionali 3 sono i periodi cruciali: lo stadio fallico, la fase di latenza e
l'adolescenza. ln tutti e tre i casi entrano in gioco processi di identificazione, di costruzione
dell'identità e di costruzione di legami immaginari con le professioni.
DALLE IDENTIFICAZIONI ALL'IDENTITA' E ALLE PREFERENZE PROFESSIONALI
Nella fase ludica (3-5 anni) il bambino, costruisce rappresentazioni volte ad articolare le
azioni passate presenti e future; in secondo luogo, sperimenta con la modalità del "come se"
identificazioni con altri; in terzo luogo si forgia un " modo di stare al mondo" legato al proprio
sesso. Il momento edipico è quello delle immaginazioni di sé nell'avvenire, delle
identificazioni con altri e in particolare con il genitore dello stesso sesso. Ritroviamo, qui,
l'embrione delle identificazioni tautologiche con i professionisti. Tali identificazioni precoci
spiegherebbero perché il professionista che immaginiamo di essere sia generalmente del
nostro sesso. La scuola introduce un certo ordine e porta l'individuo a costruire una certa
rappresentazione di sé come "essere competente". Con l'adolescenza, la questione delle
identificazioni, soprattutto professionali, si pone con rinnovata forza. La principale posta in
gioco di questo periodo della vita è la definizione di una certa identità : l'adolescente ha
bisogno di essere confermato come colui che è "questo". L'enunciazione della scelta di una
professione può costituire per alcuni giovani un'occasione per trovare dei punti di
riferimento in grado di evitare la confusione identitaria.
LE STRATEGIE IDENTITARIE PROFESSIONALI DELLA FASE Dl MORATORIA
L'adolescenza è il periodo in cui si tratta di permettere ai giovani di assumere identità
provvisorie, prima di stabilire "quello o quella" che saranno. Paul Willis ha descritto un
fenomeno di questo tipo, studiando la transizione dalla scuola alla vita attiva di adolescenti in
fallimento scolastico, figli di operai siderurgici. A questo, scopo, ha osservato i modi di essere,
di parlare, di interagire con gli altri, i valori, certe rappresentazioni sociali ecc., di questi
ragazzi e dei loro padri. Il che lo ha condotto a illustrare ciò che ha definito, da un lato la
cultura anti-scuola, dall'altro la cultura di fabbrica. Si può interpretare la cultura antiscuola
come manifestazioni di processi di costruzione del sé volta ad anticipare una probabile
identità professionale futura. La cultura anti-scuola era, così, una sorta di gioco nel corso del
quale i giovani apprendevano per anticipazione i modi di fare, di essere, di parlare ecc.,
costitutivi della loro probabile identità professionale futura di operaio siderurgico. Si può
perciò ritenere che questi giochi della cultura anti-scuola siano strategie identitarie collettive.
Le osservazioni di Wills rappresentano un caso semplice di costruzione di un’identità
professionale. Infatti, le situazioni scolastiche e sociali di questi giovani erano tali che il
ventaglio di professionisti con cui potersi identificare e confrontare era ridotto: essi non
sembrano aver avuto molte altre soluzioni al di fuori dell'identificazione con l'identità del
padre. Ma quel che dimostra Willis è che questo destino diventa una scelta personale
attraverso la realizzazione di comportamenti mirati a far coincidere il più possibile
l'immagine di sé con quella del professionista. Si può pensare, che questo tipo di costruzione
di sé coinvolga i meccanismi dell'individuo a percepirsi come un vero prototipo del gruppo
con cui si identifica.
LE RAPPRESENTAZIONI ANALITICA, SOCIALE E INTIMA DELLE PROFESSIONI
Queste diverse osservazioni portano a concludere che la rappresentazione che l'individuo si
fa della relazione che lo unisce alla propria professione non sia immediatamente accessibile
alla coscienza. Molti individui sono in grado di descrivere il mestiere che fanno, formando così
una rappresentazione analitica della loro professione; possono anche costruirsi una
rappresentazione sociale di varie professioni e situarle in rapporto l'una con l'altra. Ma
sembra proprio che, a queste due prime forme di rappresentazione professionale, se ne debba
aggiungere una terza, che si può qualificare come "intima": essa rappresenta l'investimento
immaginario di sé nella professione, ciò che l'individuo si attende intimamente.
8.4 LINDA GOTTFREDSON: LA MAPPA COGNITIVA DELLE PROFESSIONI
DA INSERIRE

8.5 DONALD SUPER: LA CARRIERA NELLO SPAZIO E NEL CORSO DELLA VITA
La teoria dello spazio e del corso della vita è rappresentata sotto forma di grafico con
l'arcobaleno del corso della vita personale e professionale. Questo schema mira a integrare
due dimensioni fondamentali: lo sviluppo dell'individuo lungo tutta la vita e l'articolazione
dei suoi diversi ruoli sociali. Lo spazio della vita corrisponde a sei grandi ruoli sociali:
bambino, studente, uomo o donna nel tempo libero, lavoratore, cittadino, padre o madre di
famiglia. Questi ruoli non sono specifici di un certo periodo della vita; ogni età , al contrario,
tende a caratterizzarsi per un peso più o meno grande attribuito a ciascun ruolo. Per esempio,
l'uomo maturo generalmente privilegia i ruoli dei di lavoratore e di padre di famiglia, ma li
articola anche con quelli di cittadino, di uomo nel tempo libero e coi residui del suo ruolo di
bambino. Per un dato individuo, in ogni momento della propria esistenza, certi ruoli sono
centrali mentre altri sono marginali; questi diversi ruoli interagiscono e possono tanto
rafforzarsi l'un l'altro, quanto essere neutri oppure in opposizione. Le strutture di vita non
sono immutabili: il corso della vita consiste nel modificare gli equilibri tra i diversi ruoli. Per
la maggioranza degli adulti, l'attività professionale costituisce un elemento fondante
dell'organizzazione della personalità . Tuttavia, non è così per tutti: talvolta sono centrali altri
ruoli.
8.5.1 I SEI RUOLI SOCIALI DELLO SPAZIO DI VITA
DA INSERIRE

8.5.2 LE 5 TAPPE DEL CICLO Dl VITA E LE TRANSIZIONI


Lo "sviluppo" è descritto come una serie di tappe corrispondenti all'età : la CRESCITA (l'
INFANZIA), l' ESPLORAZIONE (l' ADOLESCENZA), la STABILIZZAZIONE (il GIOVANE
ADULTO), il MANTENIMENTO (l' ADULTO) e il DECLINO (la VECCHIAIA). A loro volta, queste
tappe possono essere divise in periodi caratterizzati da determinati compiti di sviluppo. La
crescita (da 4 a 13 anni) comprende 4 compiti essenziali: interrogarsi sul proprio avvenire;
aumentare il controllo sulla propria vita; convincersi dell'importanza del successo scolastico e
professionale; acquisire buoni atteggiamenti e abitudini di lavoro. I compiti che
caratterizzano l'esplorazione (14-24 anni) sono la cristallizzazione, la specificazione e la
realizzazione di una scelta professionale. La tappa della stabilizzazione (24-44 anni)
comprende i compiti di stabilizzarsi in una posizione professionale; stabilizzarsi significa
"SISTEMARSI" in un'organizzazione, assimilandone la cultura e facendo il proprio lavoro in
maniera soddisfacente; "consolidare" la propria posizione vuol dire manifestare un
atteggiamento positivo. L'età del mantenimento (45-65 anni) si traduce spesso
nell'interrogativo: ho voglia di continuare a fare questo ancora per vent'anni?. L'individuo
può allora decidere di cambiare mestiere, oppure scegliere di restare nell'attuale professione;
egli aggiorna le proprie abilità e competenze, scopre nuovi modi di effettuare i propri compiti
abitudinari o definisce nuove sfide. Dopo i 65 anni l'individuo arriva alla tappa del declino:
decelera, pianifica la pensione, definisce le nuove attività che ormai saranno al centro della
sua esistenza. Queste tappe del corso della vita costituiscono il "maxi-ciclo". I processi che le
caratterizzano si ritrovano all'opera sia nel momento delle transizioni da una tappa all'altra,
sia ogni qualvolta la carriera di un individuo viene colpita da avvenimenti personali,
professionali, sociali; si parla allora di "mini-cicli", che comprendono fasi di declino, di
crescita, di esplorazione e di stabilizzazione.
8.5.3 L'IDENTITA' VOCAZIONALE E I CONCETTI Dl SE'
Donald Super concepisce la scelta professionale secondo la modalità dell'abbinamento
"INDIVIDUI-PROFESSIONI". Gli individui sono diversi per attitudini, personalità , bisogni,
interessi e concetti di sé, e, tenuto conto delle loro caratteristiche, sono più o meno in grado di
esercitare una professione piuttosto che un'altra. Tuttavia, il legame individuo-professione
non è rigido: ciascun individuo può esercitare professioni relativamente diverse e ogni
professione può essere esercitata da individui sensibilmente diversi. Quando l'accoppiamento
è adeguato, allora l'inserimento sociale e professionale funziona e il corso della vita si svolge
in buone condizioni: un individuo è tanto più soddisfatto della sua esistenza quanto più può
realizzare le proprie capacità , bisogni, valori, interessi, tratti di personalità e concetti di sè. La
scelta professionale può essere descritta come un processo teso ad accrescere l'adeguamento
tra sé e il proprio ambiente. L'identità vocazionale corrisponde a ciò che la psicologia
differenziale chiama "la personalità " e viene definita come" il possesso di una visione chiara e
stabile dei propri scopi, interessi e talenti". Quest'identità comprende tratti adatti all'esercizio
di una professione, come possono essere valutati oggettivamente in base a test. Fra questi
tratti i valori assumono un'importanza cruciale: dopo averli definiti qualità che le persone
desiderano e che ricercano nelle attività in cui s'impegnano, nelle situazioni in cui vivono e
negli oggetti che producono o acquisiscono, egli sostiene che i valori sono più importanti degli
interessi, perché i primi indicano qualità ricercate o scopi, mentre i secondi denotano attività
o oggetti in cui le persone ricercano i valori. Il concetto di sé può essere descritto in termini di
dimensioni e di "metadimensioni" che caratterizzano le dimensioni: chiarezza, stabilità ,
astrazione,stima di sé ecc .Le meta-dimensioni rinviano al processo della scelta, mentre le
dimensioni si riferiscono al suo contenuto. I diversi concetti di sé formano un sistema
"generale e inclusivo, al cui interno gli individui hanno concetti più specifici e limitati di sé in
vari ruoli (sé come madre, come insegnante, come partner ecc.)
8.5.4 LA MATURITA' VOCAZIONALE
Per Super, la questione della congruenza soggettiva tra gli obiettivi dell'individuo e le sue
effettive possibilità è importante quanto quella dell'adeguamento tra i suoi tratti personali e
le professioni. E bene tenere distinte la congruenza "soggettiva" (come egli se la rappresenta)
tra l'individuo e l'ambiente e quella "oggettiva" (come la misurano i test). Quando la
rappresentazione soggettiva che l'individuo si fa del proprio ambiente si avvicina a una
descrizione "oggettiva", si parlerà di "realismo", mentre quando la visione soggettiva di sé è
vicina ai risultati del test si parlerà di "esattezza della valutazione di sé". Quindi, si può aiutare
un individuo a progredire nella carriera professionale sia favorendo la maturazione delle sue
abilità , sia contribuendo a sottoporre i suoi concetti di sé alla prova della realtà e a
svilupparli. La base della teoria, infatti, è che l'individuo miri a sviluppare e a realizzare in una
carriera professionale, i propri concetti professionali di sé. La carriera professionale di un
individuo è determinata da un insieme di fattori: il livello socioeconomico dei genitori, le sue
attitudini mentali, la sua educazione, le sue abilità , le caratteristiche personali, le opportunità
che gli si offrono. Ma la carriera è determinata anche dalla sua "maturità di carriera", nozione
che riguarda la capacità di un individuo di affrontare le esigenze dell'ambiente in cui si trova.
Questo è fondamentale per le proprie esigenze personali: in effetti, si tratta per lui d'essere
capace di impegnarsi in processi di sintesi o di compromesso tra i fattori individuali e sociali,
vale a dire tra i propri concetti di sé e della realtà . La "maturità di carriera" è un costrutto
psico-sociale: da un punto di vista sociale, può essere definita attraverso la comprensione tra i
compiti di sviluppo che l'individuo effettua e quelli che ci si attende da lui, tenuto conto della
sua età ; da un punto di vista psicologico, può essere definita in maniera operativa attraverso
la comparazione delle risorse cognitive e affettive di un individuo con quelle necessarie allo
svolgimento dei suoi compiti.
8.5.5 UNA TEORIA SCIENTIFICA DATATA O UN QUADRO IDEOLOGICO DI UNA PRATICA?
DA INSERIRE

8.6 CONCLUSIONE
DA INSERIRE

CAP.9 CONTESTI E TRANSIZIONI


DA INSERIRE FINO A 9.2.6

CAP.10 CONCLUSIONE
DA INSERIRE

Parte quarta
Le pratiche di aiuto all’orientamento

CAP. 11 IL COLLOQUIO Dl ORIENTAMENTO


Il colloquio di orientamento costituisce, oggi, lo strumento principale dell'aiuto
all'orientamento: non si può immaginare una consulenza senza un colloquio, anche se la
funzione del colloquio in questo contesto non è del tutto chiara. Sembrerebbe, infatti, che sia
costituito dal sincretismo di tre diversi concetti. Il primo consiste nel raccogliere il maggior
numero possibile di informazioni sul soggetto rispetto a temi considerati fondamentali per
formulare un consiglio adeguato. Il secondo concetto consiste nell'aiutare il soggetto sia nei
suoi sviluppi personali e professionali lungo tutta la vita, sia nella gestione delle transizioni in
cui deve far fronte. Questo colloquio mira essenzialmente ALLA SCOPERTA DI SÉ . Questa
concezione caratterizza anche il terzo concetto che definisce l'odierna consulenza di
orientamento e che emerge con la pubblicazione di terapia centrata sul cliente di Carl Rogers.
L'idea fondamentale di questo saggio è che un colloquio, condotto da un consulente che
adotta un atteggiamento di EMPATIA e di APERTA COMPRENSIONE, fornisca al soggetto
l'occasione di scoprire da solo alcuni aspetti nascosti di sé: questa scoperta consente al
soggetto di ristrutturare la propria personalità . ln questa prospettiva il consulente è
considerato una sorta di specchio che offre al soggetto la possibilità di vedersi com'è nel suo
mondo, ovvero come non potrebbe vedersi da solo. I tre concetti fondamentali di questo
genere di colloquio sono: il sé, l'empatia e la ristrutturazione di sé. Il colloquio presuppone, da
parte del consulente stesso, un grande lavoro preliminare su di sé, sul suo quadro di
riferimento, sui suoi valori, sul suo modo di essere al mondo, sulla sua ideologia ecc. Il
colloquio di orientamento può essere affrontato in due modi. Il primo consiste nell'ascoltare
la domanda dei soggetti e osservare i giri di parole utilizzati nel corso di colloqui reali, per
formulare ipotesi; il secondo modo consiste nel descrivere le numerose forme normative di
colloquio, distinguendo tra quelle che si focalizzano sulla costruzione dell'io e quelle in cui le
domande di orientamento costituiscono l'aspetto centrale.
11.1 RICHIESTA Dl COLLOQUIO DA PARTE DEI GIOVANI E RUOLO CENTRALE DEL
CONSULENTE
Il sistema scolastico che frequentano gli allievi determina una strutturazione di domande di
orientamento, ciò vale a dire che, gli allievi si pongono il problema della scelta
dell'orientamento con la seguente formulazione paradigmatica: tenuto conto delle mie
condizioni, quel è la migliore strategia vincente per me? Un'altra domanda potremmo
enunciarla così: a quale gioco ci conviene giocare? Questa domanda fa riferimento al
contempo "alle forme identitarie" in cui il giovane potrebbe strutturarsi. Zarka ha analizzato
una cinquantina di colloqui di orientamento, condotti da consulenti di orientamento
psicologico,con giovani scolarizzati. Egli osserva diversi tipi di domande designate dai
giovani. Alcune condannano il colloquio di orientamento all'insuccesso. Altre domande
paradossali consentono al colloquio di avere un buon risultato, e la loro formula è:
influenzatemi, perché io sia in grado di decidere. Le domande poste da un allievo che ragiona
in termini di eccellenza sono: quale investimento scolastico sarà più utile? È meglio scegliere
questo o quell'istituto? Queste domande non mettono in discussione i modelli di identità in
cui il soggetto vuole riconoscersi. Per lui, diventare in un certo modo costituisce un'evidenza
indiscutibile. Al contrario, coloro che si collocano in una situazione di aspettativa o di
rassegnazione, probabilmente formulano domande ambigue che mescolano problemi di
strategia scolastica al problema che è per loro fondamentale: devono o non devono
abbandonare determinate forme di identità scolastiche o professionali su cui pensavano di
modellarsi? Il ruolo interattivo della consulenza assume in questo caso, una maggior
importanza. Le domande dei soggetti impegnati in una logica di razionalizzazione o che si
collocano in una logica d'illusione sono diverse da tutte le altre, infatti, coloro che vedono in
questo modo il problema del proprio orientamento probabilmente si aspettano consigli che li
confermino nelle loro scelte attuali. Rispetto alla formulazione influenzatemi perché io sia in
grado di decidere, troviamo quest'altra formulazione: influenzatemi in questo modo, per
rassicurarmi sulla mia decisione.
11.2 METODOLOGIA DEL COLLOQUIO Dl ORIENTAMENTO
I metodi di colloquio di orientamento possono essere classificati in due grandi categorie:
- I METODI BASTATI SUL SÉ . Le loro domande fondamentali sono: CHI SONO VERAMENTE E
CHI VORREI ESSERE? L'io del soggetto è il punto cruciale di questo approccio, che può essere
definito "esistenziale".
- I METODI BASATI SULLA SCELTA DEGLI STUDI E DELLA CARRIERA. la domanda
fondamentale è: quali sono le strade che più mi convengono? La questione dell'orientamento
è al centro di questi approcci che, per questa ragione, vengono chiamati "vocazionali". Nelle
nostre società non si possono trattare i problemi esistenziali senza affrontare in un modo o
nell'altro i problemi vocazionali, e viceversa. Le domande esistenziali hanno quale punto di
partenza un malessere personale del soggetto, che è più o meno a disagio o depresso. Le
domande vocazionali invece, hanno quale origine l'ingiunzione sociale fatta all'individuo di
fare una determinata scelta: egli si trova a un bivio. La sua aspettativa principale è quella di
trovare la soluzione più adatta a questo problema.
11.3 IL COLLOQUIO "ESISTENZIALE" (CENTRATO SUL "SE"' DEL SOGGETTO)
11.3.1 I concetti di Carl Rogers
L'approccio di Rogers si rifà a un modello del soggetto concepito come sé(self). Questa
concezione si può riassumere seguendo l'esposizione che ne fa Rogers nella sua opera in 19
proposizioni, di cui 6 sono fondamentali per la comprensione dei processi in gioco nel
colloquio di orientamento:
"ln seguito all'interazione con l'ambiente e soprattutto con gli altri si forma la struttura
del sé";
"l valori attribuiti alle esperienze e quelli che appartengono alla struttura del sé
derivano talvolta dall'esperienza dell'organismo e altre volte sono valori altrui falsamente
percepiti come vissuti";
"Le esperienze che vengono vissute da una persona sono percepite e poste in relazione
con il sé, e delle volte ignorate";
"Il disagio psicologico si manifesta quando l'organismo impedisce l'accesso alla
coscienza di importanti esperienze sensoriali; in questa situazione c'è una tensione
psicologica fondamentale";
"Tutte le esperienze incongruenti con l'organizzazione o la struttura del sé sono
facilmente percepiti come minaccia";
"ln determinate condizioni, e soprattutto in caso di minaccia del sé, la struttura del sé
può venire corretta in modo da accogliere queste esperienze";
Per Rogers, l'inadattabilità e il malessere psicologico hanno quale origine primaria
l'inadeguatezza tra la struttura del sé e alcune esperienze dell'individuo. Al di là delle
difficoltà psicologiche, questa mancanza di adeguatezza tra il sé e il suo mondo ha due
conseguenze per l'individuo. La prima ha a che fare con il suo mondo; la seconda ha a che fare
con la struttura del sé. L'individuo si ritrova quindi vittima di un circolo vizioso: la sua
struttura del sé si irrigidisce quanto più queste esperienze incongrue fanno aumentare il
proprio malessere. Il colloquio di orientamento è il mezzo privilegiato x uscire da questo
cerchio infernale. Si tratta, di una pratica di rimodellamento: un altro sé si pone dal punto di
vista del sé del soggetto, essendo in grado in intendere e di volere quel che il sé del soggetto
non è in grado né di intendere nè di vedere. Il soggetto prende così coscienza di certi aspetti
del proprio mondo che, da solo, non può cogliere, e può ristrutturare il suo sé per renderlo
congruo con il suo mondo attraverso la mediazione del consulente. Tale risultato può essere
ottenuto solo se il consulente adotta un certo atteggiamento, che si può riassumere in questi 3
principi: un impiego autentico e sincero nella sua relazione con il soggetto; uno sguardo
positivo, cioè un'assenza totale di giudizio e rispetto verso il soggetto; una comprensione
aperta verso l'altro che miri a capire il soggetto partendo dal suo stesso quadro di riferimento
interno. L'impiego del consulente nella relazione, la sua assenza di giudizio, la sua
comprensione aperta dell'altro non sono elementi periferici del colloquio di orientamento, ma
ne costituiscono il cuore. Questa esperienza aiuta ad accettare nel proprio sé tutti quegli
elementi che sono stati ora percepiti con maggiore chiarezza.
11.3.2 IL METODO DEI COSTRUTTI PERSONALI Dl GEORGES KELLY
L'idea fondamentale di Kelly è che i comportamenti di un individuo siano psicologicamente
determinati dal modo in cui egli anticipa gli avvenimenti. In altri termini scrive Kelly,
l'individuo si comporta come uno SCIENZIATO: individua somiglianze e differenze nei
fenomeni di cui si appropria, elabora concetti per ordinare questi fenomeni, utilizza i concetti
per prevedere e li modifica per migliorare le sue previsioni. L'INTENZIONE TERAPEUTICA DI
KELLY È IDENTICA A QUELLA DI ROGERS: si tratta di permettere alla persona di cogliere al
meglio l'insieme della propria esperienza, modificando il proprio sistema di costrutti, in
particolare arricchendolo e diversificandolo, ma anche aiutandolo a integrare i diversi
sottosistemi di rappresentazioni che può utilizzare. Per Kelly il turbamento psicologico non è
altro che la conseguenza dell'utilizzo di costrutti inadatti da parte del soggetto e
dell'incapacità di farli evolvere. Il colloquio di orientamento ha l'obiettivo di consentire al
soggetto di intravedere nuovi costrutti svolgendo ruoli diversi. La prima fase consiste nel
mettere in chiaro i costrutti e il sistema da essi formato, e comprende diverse tappe. La prima
consiste nel circoscrivere gli elementi che serviranno a produrre i costrutti. Generalmente si
tratta di ruoli sociali, familiari. La circoscrizione di questi elementi è un momento chiave e
determina il contesto a proposito del quale i costrutti saranno prodotti; infatti si circoscrive il
problema che si andrà a trattare. La definizione degli elementi fa parte, di conseguenza
dell'alleanza di lavoro stabilita tra il soggetto e il consulente. La seconda tappa consiste nella
produzione di costrutti veri e propri. Ogni elemento viene segnato su un foglio e si chiede al
soggetto di sceglierne tre a caso. Egli deve allora indicare qual è secondo lui, l'elemento che
differisce dagli altri due e per quali ragioni. Si ottiene così il primo costrutto, cioè una
dimensione bipolare in cui la ragione x cui 2 di questi elementi stanno insieme costituisce un
polo, il terzo escluso costituisce l'altro polo. Questi costrutti fanno stretto riferimento alla vita
dell'individuo. La fase successiva ha l'obiettivo di condurre il soggetto a scoprire la vicinanza
dei propri diversi costrutti e il modo in cui si organizzano nel suo spirito. Si possono utilizzare
diverse metodologie. Si può domandare al soggetto di gerarchizzare i costrutti, da quelli
fondamentali a quelli meno importanti. Gli si può chiedere di produrre un albero di costrutti,
collocando i più individuali sotto ai più generali. Il metodo più utilizzato consiste nel disporre
gli elementi in una "griglia", in cui gli elementi sono sulle ascisse e i costrutti sulle ordinate.
11.3.3 IL SUPPORTO ALLA DEFINIZIONE (E AL RAGGIUNGIMENTO) DEGLI OBIETTIVI Dl
GERARD EGAN
Il modello di supporto di Gerard Egan è uno dei più diffusi. Per lui la finalità della relazione di
colloquio consiste, da una parte NELL'AIUTARE IL SOGGETTO A IDENTIFICARE I PROPRI
OBIETTIVI, e dall'altra NELLO STIMOLARLO AFFINCHÉ SI IMPEGNI PER RAGGIUNGERLI. La
relazione di colloquio inizia con la sottoscrizione di un contratto tra il consulente e il soggetto
che chiede consulenza. Il contratto ha lo scopo di definire le responsabilità reciproche e di
precisare cosa ci si può aspettare da questa interazione. La relazione di colloquio
propriamente detta si struttura in 3 fasi: la CHIARIFICAZIONE DEL PROBLEMA, l
'ELABORAZIONE DELLO SCENARIO PREFERITO e la FORMULAZIONE DELLE STRATEGIE.
Ognuna di queste fasi comprende diverse tappe, nel corso delle quali il consulente cerca di
raggiungere un determinato obiettivo. Inoltre, durate l'intero procedimento, il consulente
aiuta il soggetto ad agire conformemente a quanto ha scoperto nel corso del colloquio. I
compiti del consulente sono:
IDENTIFICAZIONE E CHIARIFICAZIONE DELLA SITUAZIONE PROBLEMATICA:
l'obiettivo del consulente è quello di aiutare a raccontarsi; prendere coscienza e percepire
ciò che si rifiuta di vedere e a sviluppare nuove prospettive su di sé e sulla propria
situazione problematica.
SVILUPPO DELLO SCENARIO PREFERITO. Per il consulente si tratta di aiutare il
soggetto a immaginare un ventaglio di possibilità per migliorare il suo avvenire; tradurre
il suo scenario preferito in un programma realistico; identificare tutte le motivazioni che
possono condurlo a realizzare il programma che si è costruito.
DEFINIZIONE DI STRATEGIE E DI UN PIANO D’AZIONE. Il consulente si propone di
aiutare il soggetto a immaginare un ventaglio di strategie per mettere in opera il suo
piano; scegliere le strategie più adatte ai suoi contesti; formulare un piano d'azione, cioè
un metodo che definisca tutte le tappe necessarie per raggiungere gli obiettivi che
corrispondono allo scenario preferito.
11.3.4 L'APPROCCIO Dl ROBERT MANTHEI
Il modello di Robert comprende 5 tappe:
CONSIDERAZIONI PRELIMINARI ALLA CONSULENZA: il soggetto è informato sulle
qualifiche del consulente, delle tecniche che utilizza, dell'organizzazione materiale degli
appuntamenti, dei modi per contattarlo ecc...
AVVIO: l'obiettivo del consulente consiste nel costruire una relazione basta sulla
fiducia reciproca;
ESPLORAZIONE: si tratta di consentire al soggetto di parlare liberamente e
apertamente delle sue preoccupazioni, dei suoi sentimenti e delle sue paure;
DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI: il consulente utilizza diversi metodi per definire
obiettivi concreti;
DEFINIZIONE DELLE STRATEGIE adatte e loro realizzazione;
La struttura del colloquio di orientamento per Manthei è simile a quella proposta da Egan.
Manthei insiste, però , molto di più sulla necessità , per il consulente, di prendere coscienza
dell'ambiente sociale e culturale in cui si colloca. Questo non significa che il consulente debba
porsi al di sopra o al di fuori da ogni cultura, al contrario: è importante che il consulente sia
perfettamente consapevole della relatività culturale dei suoi valori e delle sue pratiche. Il
futuro consulente, deve quindi, fare un lavoro su di sé. L'obiettivo è sviluppare nel consulente
un'elasticità di pensiero e un'adattabilità comportamentale che gli permettano di valutare
correttamente credenze e comportamenti differenti dai suoi.
11.3.5 IL COLLOQUIO EGO-ECOLOGICO Dl MARISA ZAVALLONI
Il colloquio ego-ecologico è stato concepito in una prospettiva di ricerca. Esso mira a
determinare come l'appartenenza a gruppi sociali diversi segni la rappresentazione di sé.
Esso permette di vedere come una persona, appartenente a una data società o a una data
cultura e cresciuta in un certo contesto, elabori un'immagine di sé e della società . Infatti,
questo approccio permette di chiarire la natura delle mediazioni che collegano l'aspetto
sociale, quello storico e quello psicologico. Questo colloquio permette un'introspezione
focalizzata che costituisce una vera e propria scoperta di alcuni aspetti di sé di cui l'individuo
non aveva una piena consapevolezza. Il colloquio ego-ecologico si avvicina così molto al
percorso di una relazione di colloquio. La fase 1 consiste nella raccolta di parole o di
espressioni attraverso associazioni libere. ln una relazione di colloquio, può essere pertinente
domandare al soggetto di citare tutte le categorie che gli sembrano importanti quando pensa
ai gruppi a cui appartiene. ln seguito, è sufficiente domandargli di metterle in ordine
gerarchico per poi selezionare quelle che considera più importanti.
11.3.6 L’INVENTARIO DEL SISTEMA DELLE ATTIVITA’ DI JACQUES CURIE, ALAIN BAUBION-
BROYE E VIOLETTE HAJJAR
DA INSERIRE

11.4 IL COLLOQUIO VOCAZIONALE (INCENTRATO SU UNA DOMANDA Dl ORIENTAMENTO)


11.4.1 L'INTERVISTA Dl VALUTAZIONE NELL'AMBITO DELLA "CONSULENZA AL LAVORO"
L'intervista di valutazione nell'ambito della consulenza al lavoro tratta in modo specifico
problemi di orientamento. Questa intervista prevede tre tappe: l'identificazione del problema,
la sua chiarificazione e la definizione degli obiettivi.
L'identificazione del problema
Nel corso di questa tappa il consulente si pone l'obiettivo di indurre il soggetto a presentare le
proprie situazioni problematiche in un clima di confidenza, di rispetto e di collaborazione.
Questa tappa comprende 4 fasi: creazione di una relazione di aiuto e di collaborazione;
formulazione da parte del soggetto del proprio problema; approfondimento del problema;
definizione del fine dell'intervista;
La chiarificazione del problema
Questa tappa costituisce il cuore del processo. Il suo obiettivo è permettere al consulente e al
soggetto di farsi un'immagine completa e precisa dell'esperienza di quest'ultimo, nonché delle
sue risorse e comprende 3 fasi: chiarificazione dell'esperienza del soggetto; chiarificazione
delle risorse e dei limiti del soggetto; chiarificazione dei valori, delle ipotesi e delle
convinzioni del soggetto rispetto al proprio problema.
La definizione di obiettivi
Quest'ultima tappa mira ad aiutare il soggetto nel definire degli obiettivi in vista della
soluzione del problema che lo assilla e comprende 3 fasi: formulazione da parte del soggetto
di una volontà di cambiamento; utilizzazione del condizionale per formulare la domanda è
davvero realizzabile?; definizione di un piano d'attuazione dell'intenzione di cambiamento
assunta: a questo punto non siamo più nel regno del possibile ma in quello dell'attuazione di
azioni concrete.
11.4.2 IL CAREER COUNSELLING Dl NORMAN GYSBERG E COLLABORATORI
Norman Gysberg è uno degli autori più attivi degli ultimi 20 anni nel campo del career
counselling.
L'apertura del processo di career counselling: l'alleanza di lavoro
Stabilire "un'alleanza di lavoro" costituisce una condizione necessaria per il successo del
procedimento di career counselling. Si prevedono 3 aspetti: un accordo tra soggetto e
consulente sugli obiettivi da raggiungere; un accorso sui mezzi più adatti per raggiungerli; la
costruzione di un legame tra il consulente e il soggetto.
Raccolta delle informazioni
la seconda fase ha quale obiettivo la raccolta delle informazioni relative al soggetto in un gran
numero di settori quali: interessi, valori, competenze, rappresentazioni del soggetto relative a
sé stesso, identità del soggetto, stili decisionali ecc.
Valutazione della carriera
comprende una valutazione delle esperienze lavorative, aspetti gratificanti o meno
gratificanti, attività di svago, tempo libero, vita sociale ecc...
Giornata tipica: come il soggetto organizza la propria giornata? Nel corso di questo dialogo, il
consulente tenta di individuare gli aspetti della personalità del soggetto stesso. È dipendente
o indipendente dal suo ambiente sociale? È sistematico o spontaneo? È perseverante e
attento?
Punti di forza e ostacoli: il suo obiettivo è sottolineare l'informazione ottenuta nel corso del
colloquio e collegare questa informazione con gli obiettivi definiti e con i problemi da
risolvere.
Comprendere le informazioni sul soggetto e formulare ipotesi: in questa fase gli obiettivi del
consulente sono formulare ipotesi sugli obiettivi e sui problemi del soggetto, interessarsi a
fattori di tipo culturale e relativi alla sua identità di genere che lo possono influenzare ecc.Così
facendo, identifica e analizza i temi del corso della vita personale e professionale del soggetto.
Costruzione degli obiettivi di carriera, definizione di piani d'azione e conclusione del
colloquio dj orientamento: basandosi sulle informazioni raccolte, il consulente assiste il
soggetto nella definizione dei suoi obiettivi professionali e nei suoi piani d'azione, nella
soluzione dei problemi e nel superamento delle costrizioni legate all'ambiente e a eventuali
altri ostacoli. Gli obiettivi devono poter essere declinati in un piano d'azione preciso che
conduca alla loro realizzazione. Prima di concludere il colloquio di orientamento, è bene fare
con il soggetto un bilancio dell'insieme del procedimento; è essenziale che il colloquio di
orientamento abbia una conclusione, può essere difficile dal punto di vista affettivo, e talvolta
si osservano resistenze sia nel consulente sia nel soggetto.
11.4.3 IL METODO Dl SUPER DONALD SUPER
Il metodo prende il via con una prima fase di colloquio finalizzato a definire le domande del
soggetto. La valutazione comprende quindi altre 4 fasi. La prima riguarda lo SPAZIO DI VITA,
cioè la struttura dei diversi ruoli che formano la vita del soggetto. L'obiettivo principale
consiste nel valutare l'importanza del ruolo professionale. La seconda fase si incentra sul
TEMPO DELLA VITA e determina il punto della carriera in cui il soggetto si colloca e i compiti
che deve svolgere. Questo strumento serve a determinare fino a che punto i diversi compiti
impegnano il soggetto. Trattandosi di un'esplorazione si propone, per esempio, di porre in
evidenza se un soggetto deve esplorare diversi settori, se deve cristallizzare una preferenza
generale, se deve interessarsi specificamente a un gruppo di professioni, o se deve cercare un
determinato impiego. Questa fase si propone inoltre di valutare le risorse di cui il soggetto
dispone per affrontare tali compiti. La terza fase riguarda l 'IDENTITÀ VOCAZIONALE. Si
tratta di disegnare un ritratto obiettivo del soggetto in termini di interessi, di capacità e di
valori. La quarta fase verte sul CONCETTO DI SÉ PROFESSIONALE e sui temi della vita. ln
questo caso si utilizzano metodi qualitativi, per esempio liste di aggettivi che descrivono le
persone, classificazioni di carte, metodi che evidenziano i costrutti. Occorre fare riferimento
all'autobiografia del soggetto per aiutarlo a scoprire il senso delle sue esperienze presenti, a
porle in prospettiva e a tracciare degli schemi per il suo futuro. La fase dell'interpretazione
dei risultati delle valutazioni costituisce una fase di trasmissione verso la fase della
consulenza. ln genere questa fase viene presentata sotto forma di un racconto che riferisce la
storia della vita del soggetto. Questo racconto mette in corrispondenza l'identità vocazionale
con il concetto di sé professionale. Esso tende a descrivere la situazione con i temi della sua
vita e a proporgli tre scenari possibili per il suo futuro. Nel primo scenario il soggetto si
attiene alla propria situazione attuale e non prende nessuna decisione. Nel secondo si
comporta come ha sempre fatto nel passato. Il terzo scenario descrive il soggetto che affronta
in modo attivo le proprie difficoltà . Questo terzo scenario si basa sullo sviluppo di sé
individuando nuove attitudini, convinzioni e competenze che sarebbero utili al soggetto per
prendere in mano i compiti di sviluppo personale. Attraverso questo racconto si passa senza
rendersene conto dalla valutazione alla consulenza di orientamento. Il procedimento di Super
prevede, l'utilizzo di un gran numero di strumenti. Di fatto, i numerosi questionari utilizzati
servono da supporto al colloquio vero e proprio, dandogli un indirizzo e consentendo un
approfondimento della riflessione del soggetto.
11.4.4 APPROCCI BASATI DU ALCUNI PUNTI PARTICOLARI DELLA RICHIESTA DI
ORIENTAMENTO
DA INSERIRE

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