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LEOPARDI (1798-1837)

Leggere Leopardi - Pietro citati (?)

Omero era molto amato dai romantici poiché egli aveva espresso il sentimento dei greci, le
loro caratteristiche sentimentali e culturali. Inoltre era molto amato anche perché nel
romanticismo si vogliono evidenziare e rilevare le radici nazionali, con omero si rilevano
quelle greche

CONTESTO:
ILLUMINISMO→ Fede nel progresso scientifico (terremoto di Lisbona di Voltaire)
Uso della ragione
Leopardi vive tra epoca illuminista e romantica.
Il cafè aveva tentato di rendere la cultura facilmente avvicinabile da tutti, di essere utile alla
società (letteratura utile che Leopardi rifiuta in un certo punto di vista).
Riviste come la “nuova antologia”, il conciliatore per dare all'inizio dell’ ‘800 una cultura per
tutti
Madame De Stael dice basta con la letteratura classica che esclude persona dalla cultura, è
necessario tradurre (Napoleone la metterà anche in galera)
Letteratura si pone come utile per la società (chiave illuminista), deve andare d’accordo con
la religione cattolica
Leopardi è tra illuminismo e pre romantica
No nichilismo nel suo pensiero, c’è la noncuranza della natura (da nichilista avrebbe diffidato
da tutti, ma non è così)

Il romanticismo italiano
La polemica tra Classicisti e Romantici

Diffusione delle idee romantiche in Italia: Ne De l’Allemagne, pubblicata nel 1813 (vedi
l’opera mediatrice della De Stael appunti in classroom)e tradotta nel 1814,
Madame De Stael, oppositrice di Napoleone,
invita ad abbandonare l’imitazione dei Greci e
dei Romani ed esalta la letteratura tedesca,
“vera e moderna”. L’opera ha notevoli
ripercussioni nell’ambiente letterario italiano,
già aperto al gusto della poesia ossianica e
sepolcrale e agli influssi delle letterature
straniere (Goethe, Byron,ecc.)
La Stael e le prime polemiche tra Nel 1816 M.De Stael scrive un articolo
Classicisti e Romantici intitolato Sulla maniera e sull’utilità delle
traduzioni. L’articolo, tradotto da Giordani ,
amico di Leopardi,e pubblicato nella
“Biblioteca
Italiana”(organo dei classicisti), è incentrato su
tre punti essenziali:
a. l'invito agli Italiani perché leggano e
traducano le opere moderne straniere ed
escano dal loro orgoglioso isolamento;
b. l’esortazione ad abbandonare la vuota
imitazione dei classici, mondo grandissimo
ma inattuale
c. la necessità di avvalersi di un linguaggio più
vivo e moderno, aderente ai nuovi contenuti

I tre manifesti del 1816 I classicisti reagiscono accusando la De Stael di


voler negare agli Italiani l’unica gloria che
fosse loro rimasta, quella delle loro lettere. I
romantici difendono la De Stael in tre
manifesti:
1.Avventure letterarie di un giorno di Pietro
Borsieri, che sottolinea la missione sociale
delle lettere e la necessità di sviluppare i
generi come teatro e il romanzo.
2. Intorno all’ingiustizia di alcuni giudizi letterari
italiani di Ludovico Breme, che sostiene “la
poetica dell’unità”: vale a dire unità tra “poesia
e “natura” (per natura si intende la spontaneità
di sentimenti e affetti). Di qui la polemica
successiva di Breme contro la mitologia e tutto il
repertorio
classicistico.
3.Lettera semiseria di Grisostomo di
Giovanni Berchet

La lettera semiseria di Grisostomo (1816) Grisostomo, l’autore, è un greco (significa


“bocca d’oro”) e finge di inviare al figlio, in
collegio, la traduzione di due ballate del Burger,
l’Eleonora e il Cacciatore feroce, ispirate a
leggende popolari germaniche. Difende dunque
la nuova poetica d’oltralpe; poi, nella parte
conclusiva, finge di aver scherzato (lettera
“semiseria”) ed esorta il giovinetto a seguire i
dettami dei classicisti e del vocabolario della
Crusca, di cui fa una divertente parodia. Questi,
i concetti fondamentali:
1. La vera poesia è quella popolare. Ai poeti
spetta di rendere poeticamente i sentimenti e gli
ideali degli uomini del loro tempo. Il poeta deve
farsi capire dai lettori. Essi si dividono in tre
categorie:i raffinati “Parigini”; i bruti e insensibili
“Ottentotti”; il popolo, cioè la borghesia. Al
popolo il poeta deve piacere, per migliorarne i
costumi e suscitarne le nobili aspirazioni.
2. La poesia classica, cioè che imita i classici, è
poesia dei morti; la poesia romantica è poesia
dei vivi. Omero, Sofocle, ecc. furono in certo
modo romantici perché interpretarono i
sentimenti del popolo greco. Vanno letti ma
non imitati! 3. Il poeta deve essere coevo al
tempo suo; la poesia, se espressa in un
linguaggio più moderno e accessibile, sarà
strumento di educazione nazionale.

Il Conciliatore (1819-1819) A Milano, organo dei romantici è il


“Conciliatore”, che entra in polemica con la
“Biblioteca Italiana”. Fondato dal conte Luigi
Porro, ha tra i suoi collaboratori Ludovico di
Breme, Giovanni Berchet, Pietro Borsieri, Silvio
Pellico,ecc.; viene soppresso dopo un anno dagli
Austriaci che perseguitano i redattori con il
carcere e l’esilio.
Suo scopo è quello di conciliare “tutti i
sinceri amatori del vero”, anche se di diverse
opinioni, intorno ad un programma comune
di
rinnovamento culturale, che era in parte quello
già espresso dal Berchet nella “Semiseria”.

Suoi nessi con l’Illuminismo 1.Come il “Caffè”, che auspica una letteratura
“utile” e “tutta cose”, anche il “Conciliatore”
vuole una letteratura popolare e divulgativa.
2. Come il “Caffè”, anche il “Conciliatore”si
occupa di problemi scientifico-tecnologici,
economici, pedagogici, sociali, e voleva
sprovincializzare la cultura. I collaboratori si
definivano un’
“avanguardia borgese illuminata”, anche se
erano nobili, poiché si erano trasformati in
imprenditori agrari sin dall’occupazione
napoleonica. Nel microcosmo del Conciliatore
è già possibile individuale in nuce le
componenti della futura classe dirigente
liberal-moderata italiana.
E divergenze 1.Mancava agli Illuministi la coscienza della
funzione nazionale della cultura. Il
“Conciliatore” persegue invece l’ideale di “una
patria letteraria comune”, base della futura
unità della nazione. 2. Mancava agli Illuministi il
fervore religioso che anima invece il Gruppo del
“Conciliatore”. Nella dottrina evangelica i
romantici vedevano incarnati gli ideali
democratici ed egualitari ereditati
dall’Illuminismo. L’opera di Manzoni sarà
espressione di questa sintesi.

Significato storico Il “Conciliatore” ebbe grandissima rilevanza


storica perché contribuì alla rinascita spirituale
che sta dentro il risorgimento civile italiano.

-BIOGRAFIA
Leopardi nasce a Recanati nel 1798 in un ambiente chiuso, con famiglia nobile, madre
nobile, rigida e severa e poco empatica “donna religiosissima ma dei figli ti importa poco,
preferiresti vederli in difficoltà per dimostrare il tuo spirito cristiano” (gira per casa con un
mazzo di chiavi di tutto il palazzo perchè ha lei il controllo), il padre reazionario ha
sperperato tutti i beni, non ha saputo ben amministrarli.
Il padre, di cultura attardata e accademica, ama a tal punto i ragazzi che e li chiude in casa a
Recanati, ha una grande biblioteca in cui studiano molto lingue come il greco, latino, il
francese (lingua dei filosofi francesi illuministi, da sapere per potersi ritenere colto) e
condusse lavori filologici notevoli, componimenti poetici, odi…(tutti di cultura
arcadico-illuministica ormai superata).
Ambiente bigotto e trasformatore: padre e atmosfera autoritaria: madre
Tanto che la prima opera di Leopardi è contro la minestra
crebbe in un contesto bigotto e conservatore
Tra il 1815 e il 1816 si entusiasma per i grandi poeti come Virgilio, Omero, Dante….
Poi amicizia con Giordani.
Leopardi vuole andarsene da Recanati ma non ha né salute, né soldi (soprattutto); raggiunta
la maggiore età tenta di scappare da Recanati nel 1819, ma viene preso perchè scoperto e
viene riportato e controllato ancora più rigidamente. Leopardi pensa al suicidio.
Raggiunge uno stato di totale prostrazione e aridità in cui ebbe la percezione della nullità di
tutte le cose e inizia il pessimismo, fece intense sperimentazioni letterarie (Zibaldone, Idilli e
Canzoni) e passa dal “bello” al “vero” → da poesia dell’immaginazione alla filosofia
Nel 1822 Leopardi riesce ad andare a Roma (centro del mondo in quel momento); rimane
sconvolto dalla corruzione e dal degrado morale della città (in una lettera scrive di aver visto
addirittura vescovi mettere mani nelle scollature delle donne).
Nel 1823 a Recanati scrisse le operette morali (prosa)
Va a Milano (cuore dell’editoria), dove l’editore Stella paga Leopardi per scrivere: idea che
l’ideale aristocratico vivesse di rendita, in realtà Leopardi era povero e accetta questo
stipendio. Gira Milano, Bologna e Firenze e conosce intellettuali dell’antologia del
Vieusseux, e questi circoli culturali, ma questa gente lo rifiuta e lo respinge perché lui non
ritiene che tutti i mali dell'uomo non abbiano un fondamento problematiche sociali, ma che
l’uomo si in balia dell’infelicità non per fatti concreti, ma per la condizione connaturata
nell’uomo ed è quel sentimento di noia leopardiana.
Leopardi dice che la società ha anche bisogno di un progresso morale, non solo sociale ed
economico. L’uomo deve creare da sé la forza per sopravvivere, la religione non può aiutare.
A Pisa la dolcezza del clima e la tregua dei suoi mali favoriscono un “risorgimento” in cui
scrisse i “grandi idilli”.
Uscito da Pisa nel 1828 torna a Recanati, vivendo mesi di buio e disperazione, ma dal 1828
al 1832 Leopardi conclude i “grandi idilli” (mentre i “piccoli idilli” tra il 1819 e il 1821).
Idilio→ genere letterario che deriva da Teocrito che aveva scritto dei quadretti, degli idilli di
ambito agreste, pastorale e che poi diventano il filone principale della letteratura: l’Arcadia In
leopardi rimane l’idea del piccolo quadretto descrittivo, ma non con soggetto pastorale e
agreste (riferimento a genre greco, ma trasformato→ Leopardi aveva studiato e amava il
greco, e adorava Saffo: poetessa che scriveva versi d’amore).
Nel 1830 viene aiutato economicamente da amici fiorentini per trasferirsi a Firenze.
Trasferitosi, dice che Recanati è il centro dell’ignoranza europea e dell’inciviltà.
Rimasto senza soldi, scriverà al padre ma Leopardi rifiuterà di tornare se non quando sarà
morto. A Firenze si innamora di una donna di alta società: Fanny Targioni Tozzetti dedita al
ciclo di Aspasia (Aspasia: amante del tiranno Pericle) e stringe amicizia con Antonio Ranieri
(giovane esule napoletano).
Nel 1831 torna a Roma con lui e Leopardi viene accusato di essere apatriottico, apolitico,
perché era fuori dagli schemi e non era classificabile. Negli ultimi anni della sua vita andò a
Napoli con Ranieri perchè, siccome è molto ammalato, il caldo di Napoli giova alla sua
salute. Qui scrisse l'ultima poesia (testamento morale), ossia la “Ginestra” in cui esplicita il
suo pensiero materialistico (non concorde con la cultura napoletana) e il tema della social
catena (unione degli uomini) e morì nel 1837 a Napoli e poco prima di morire aveva scritto a
questa donna che l’amore e la morte sono le uniche cose belle del mondo e degne di essere
considerato (tema dell’amore, eros, e la morte, tantos, é tipicamente classico).

-LEOPARDI E RELIGIONE
Leopardi pensa che il cristianesimo sia stato la rovina della realtà, “suprema illusione” che
ha rovinato il genere umano perché ha fatto credere che esistesse una vita dopo la morte.
Leopardi legato alla cultura materialistica del ‘600 (come Voltaire).
Foscolo dice che la tomba non serve ai morti, ma ai vivi, perché è un simbolo solamente
(clima in cui si muove Leopardi). Ultima figura citata nei Sepolcri da Foscolo: Ercole (eroe
sconfitto)
Idea di Foscolo e Leopardi: Terra= eterno ciclo di distruzione e di nascita di cui l'uomo fa
parte, nessuno lo salverà dalla distruzione, neanche Dio
Foscolo nello Jacopo Ortis (epistolare) dirà che la Terra è una foresta di belve e che l'uomo
sta dentro il ciclo della distruzione della natura c9ome tutte le altre forme animali e vegetali
Foscolo e Leopardi dicono che senza l’illusione l’uomo non può vivere, perché consentono
all’uomo di immaginarsi ciò che sta intorno a lui (il cristianesimo però è un’illusione che
inganna l’uomo). Le illusioni sono legate al tema del ricordo, della rimembranza.
Pirandello nella premessa di Mattia Pascal fa dire ai suoi protagonisti: maledetto copernico
(concorda con Leopardi)
Leopardi scrive “Copernico” in cui mette in luce il relativismo (rivoluzione copernicana contro
la religione: diverso dalle sacre scritture e uomo non al centro)
La ragione non salva l’uomo, uomo fa parte del ciclo di distruzione
massima illusione: Cristianesimo (negativa per l’uomo, ingannevole, perché aiuta l’uomo a
vivere ma non ne giustifica la dignità perchè gli fa credere nella vita dopo la morte)

-NOIA LEOPARDIANA
Pietro Giordani è un classicista, ma è anche un laico, amico che Leopardi ama moltissimo,
controparte del padre.
Leopardi parla nelle epistole a Giordani che a Recanati tutto è morte, insensataggine e
stupidità (30 aprile 1817)
Bisogna sfuggire dalla noia persistente che Orazio chiama Taedium vitae.
Taedium vitae→ stanchezza, noia esistenziale
Lettera di Orazio ("bullazio"): è inutile cambiare luogo se non cambi il tuo stato d'animo
(genere di taedium vitae, stanchezza esistenziale, avere tutto ma niente)
Leopardi, studioso dei classici, recepisce questo concetto e lo modifica, la noia leopardiana
è l’aspirazione dell’uomo al piacere infinito (irraggiungibile per l’uomo, che si accontenta dei
piaceri piccoli)
La “teoria del piacere” di Leopardi nel 1820 sta al centro dello Zibaldone. Leopardi, come
insegnato dai classici, fa esempi concreti: è come un uomo che desidera moltissimo un
cavallo e quando lo ottiene nn lo vuole più e desidera qualcos'altro (piaceri finiti che l’uomo
scambia per piaceri infiniti)
Noia francese che Baudelaire definiva con Spleen (milza, perché si pensava che la bile
prodotta dal fegato definisse l’umore)

-LEOPARDI E SUICIDIO
Leopardi dice in un dialogo di “Plotinio e Porfirio” che l’essere umano non deve mai arrivare
al suicidio, non per motivi morali, ma perchè è un atto che implica la sofferenza di chi rimane
in vita.
Poi nella poesia “Ginestra” Leopardi elabora l’idea di una social catena: un legame tra gli
esseri umani di aiuto e soccorso tra gli esseri umani.
Equilibrio tra sentimento e ragione

AMORE PER LEOPARDI (umanità)


Amore per Leopardi (non solo per una donna ma anche per l’umanità) è la più potente delle
speranze (no pensiero cristisano, ma umano, umanesimo): è l’uomo che deve trovare un
senso di amore per l’umanità, non il Cristianesimo.

RAPPORTO DI LEOPARDI CON GLI INTELLETTUALI DELL’EPOCA: non era amato


perché andava oltre gli schemi, non era inseribile in una corrente specifica, non era ottimista
sulle sorti progressive e non era cattolico
(Tommaseo lo criticò molto)

LETTERE
Non scritte per la pubblicazione.
Le più significative sono quelle per Giordani dal 1817 (Leopardi, isolato nella piccola città,
trova in Giordani un ideale sostituto della figura paterna, un confidente a cui confessare i
suoi tormenti interiori e le proprie idee letterarie).
Scrisse lettere per i familiari come al fratello Carlo (suo complice a cui raccontava le sue
esperienze), alla sorella Paolina (in cui trova un alter ego a cui confidare le vicende intime),
al padre (difficoltà di rapporto: differenze ideologiche e culturali). Traspare il bisogno di
affetto e calore umano.
Scrisse lettere per personalità della cultura come Monti, Vieusseux, de Sinner
(comunicazione personale e privata).

ROMANZO AUTOBIOGRAFICO
“storia di un’anima” (no narrazione di fatti esteriori, ma vicenda intima) o “Vita di Silvio
Sarno” scritta da Leopardi nel 1819, ispirata al “Werther” di Goethe e all’ “Ortis” di Foscolo.
Appuntò ricordi di esperienze passate, infantili e adolescenziali, sensazioni, immaginazioni
(quasi un “flusso di coscienza” ininterrotto).

LETTERA A DE SINNER -Leopardi


In italiano con qualche riga in francese (lingua degli illuministi e degli intellettuali)
Nelle ultime righe parla di coraggio, appartiene al tema del titanismo
Titanismo→ uno degli elementi creati dal Romanticismo (titani nella mitologia classica erano
i figli di Urano che volevano l’Olimpo e vennero castigati da Zeus). In Foscolo, Ortis alla fine
si suicida, perché viene visto da Foscolo come atto titanico, un atto di ribellione, di rifiuto di
condizione morale e sociale. (sfumatura positiva al contrario di leopardi).
Parola d’ordine di Leopardi: resistere (risposta di Leopardi al titanismo foscoliano: non
soccombere, ma resistere)
Filosofia disperante suona come un ossimoro (filosofia: condizione che ti porta a
comprendere ciò che ti circonda, ma disperante perché non si può progettare e pianificare,
perché la vita ti viene a cercare, le dinamiche di vita sfuggono, la vità è più forte, è dominata
dal ciclo naturale). Questa è la natura in Leopardi (la vita, il mondo, la società) che sfugge e
può distruggere l’uomo.
Vulcano Hekla: simbolo, metafora della natura, come simbolo di qualcosa che ti mette al
mondo ma che ti può anche distruggere.
Parteciparono all’eruzione anche Mary Shelley e altri autori in vacanza che organizzarono
una gara letteraria.
Leopardi era pessimista perché soffriva, perché ragionava con l’intelletto, senza finzioni
(l’uomo si crea molte belle visioni che non esistono).
Leopardi dice: vienimi addosso, colpiscimi per quello che dico, non per quello che sono (non
vuole vittimismo né paternalismo).
Accusato di paternalismo, invece, fu Manzoni.

NATURA BENIGNA
Prima fase: natura benigna→ uomo infelice per la sua stessa condizione, mentre la natura è
madre benigna che ha dato origine e offre un rimedio per l’uomo: immaginazione e illusioni
(Greci e Romani antichi erano felici perché ignoravano con le illusioni la loro reale infelicità).
Poi il progresso, avvenuto tramite la ragione, ha messo crudamente sotto gli occhi umani il
“vero” e lo ha reso infelice.
Leopardi elabora un sistema di idee continuamente meditate e sviluppate, come visibile
anche nello “Zibaldone”.
Centro riflessione: Infelicità dell’uomo, un motivo pessimistico (mentre felicità dell’uomo:
piacere sensibile e materiale). L’uomo però desidera il piacere infinito per estensione e
durata, che sempre gli sfugge e pertanto lo lascia inappagato e con la percezione di nullità
delle cose.

IL PENSIERO
-PESSIMISMO LEOPARDIANO
Bensì non uomo depresso, ma energico e innamorato della vita, tanto che scrive una lettera
a Sinner in cui dice che imputano il suo pessimismo alla sua malattia, bensì Leopardi dice
che il pessimismo leopardiano non è legato alla sua condizione fisica, bensì alla sua
intelligenza e alla sua testa. (aveva capito come funzionavano le cose)

PESSIMISMO STORICO (natura benigna) Titanismo


Appartiene alla prima fase del pensiero leopardiano: la natura è buona perché mette al
mondo l’uomo e lo nutre, è l’uomo che ne combina di tutti i colori (infelicità dovuta al
contesto storico, la natura è buona, benefica e positiva). Leopardi però è già consapevole
che la felicità relativa era solo frutto di illusione per l’uomo nel momento in cui la natura era
reputata benigna.
Antitesi tra natura e ragione, tra antichi e moderni: antichi, nutriti di illusioni, facevano azioni
eroiche, vita attiva ed erano più forti fisicamente (favorendo la forza morale) e così
dimenticavano la nullità dell’esistenza. Il progresso della civiltà e della ragione ha reso i
moderni incapaci di azioni eroiche, ha generato viltà, corruzione… (uomo infelice e
colpevole di ciò perchè si è allontanato dalla natura benigna).
Leopardi critica la società dell’epoca, dominata dall’inerzia e dal tedio, in Italia è caduta
rispetto alla grandezza del passato→ ne deriva un atteggiamento titanico (il poeta si erge
solitario a sfidare il fato maligno che ha condannato l'Italia a tanta abiezione.

PESSIMISMO COSMICO (natura maligna) dopo 1824 Rassegnazione


La natura diventa l'elemento contro cui si scaglia l’elemento leopardiano, perché diventa la
madre cattiva, maligna, il terremoto di Lisbona, il vulcano che erutta… e quindi è dovere
dell’uomo opporre alla natura che genera infelicità il proprio essere buono (resistenza).
Questo perché la natura mira alla conservazione della specie e non al bene del singolo.
Ne deduce che il male rientra nel piano stesso della natura, in quanto pose nell’uomo quel
desiderio di felicità infinita senza dargli i mezzi per raggiungerla.
Leopardi dà la responsabilità del male al fato, mentre natura benigna (concezione dualistica)
→ concezione natura poi rovesciata.
Concepisce poi la natura come un meccanismo cieco, indifferente alla sorte delle sue
creature, ma che fa perire l’uomo per garantire la conservazione del mondo.
Concezione non più finalistica (natura non opera per il bene delle sue creature), ma
meccanicistica e materialistica (realtà è materia regolata da leggi meccaniche).
Infelicità non dovuta all’uomo (ora vittima) ma alla natura.
Filosoficamente: natura è meccanismo inconsapevole
Miticamente e poeticamente: natura è divinità malvagia
Non più dualismo fato-natura → natura ha caratteristiche che erano attribuite prima al fato
(crudele, malvagia e persecutoria).
Cambia anche la concezione di infelicità:
Prima: assenza di piacere
Dopo: materialisticamente è dovuta a mali esterni che nessuno può evitare.
Infelicità legata ad una condizione assoluta, dato eterno ed immutabile di natura.
Non più titanismo: vane sono la lotta e la protesta → Leopardi assume un atteggiamento
contemplativo, ironico, distaccato e rassegnato. (Ideale: saggio antico stoico caratterizzato
dall’atarassia: distacco imperturbabile dalla vita).
Operetta morale: “il dialogo della Natura e di un islandese”, (Leopardi scrive molti dialoghi,
iniziati da Platone, per mettere in luce, attraverso la contrapposizione dei punti di vista, ….?)
islandese perché l’Islanda all’epoca era la terra più arida e negativa per l’uomo. L’islandese
rappresenta l’uomo, l’umanità.
Rassegnazione non è nella indole di Leopardi, quindi tornerà l’atteggiamento di protesta e il
titanismo.

TEMA DEL PROGRESSO (anche nella Ginestra)


I cattolici liberali puntavano ad una società in cui vi fosse una crescita sociale ed economica,
un progresso, guardavano con fiducia, ma Leopardi dice che non sarà così perché il
progresso non è uguale allo sviluppo (sviluppo: crescita di tutta la società, progresso:
crescita di solo certi ceti sociali), Leopardi contesta il "progresso facile”, che esclude molti
ceti.

INFINITO NELL’IMMAGINAZIONE
Realtà immaginata è la compensazione, la realtà parallela in cui l’uomo trova l’illusorio
appagamento al suo bisogno di infinito. (“Vago e indefinito” rende possibile
l’immaginazione).
“teoria del piacere” (1820) : nucleo germinale della sua filosofia pessimistica, ma anche il
punto d’avvio della sua poetica. Piacere infinito è irraggiungibile, si trova solo
nell'immaginazione.
“teoria della visione” : visione piacevole di un ostacolo per le idee vaghe e indefinite che
elabora, perchè allora in luogo della vista lavora l’immaginazione e il fantastico sottentra al
reale.
“teoria del suono” : serie di suoni suggestivi perché vaghi.

IL BELLO POETICO
Teoria filosofica dell’indefinito: il bello poetico consiste nel “vago e indefinito” (teoria della
visione e del suono), in quanto evocano sensazioni che ci hanno affascinati da fanciulli→
“rimembranza” e poetica si fondono (recupero della visione immaginosa della fanciullezza
attraverso la memoria).

ANTICHI E MODERNI
Gli antichi erano maestri della poesia vaga e indefinita (anche loro immaginosi come
fanciulli).
I moderni invece hanno perduto questa capacità immaginosa e fanciullesca per colpa della
ragione, quindi sono disincantati e infelici, elaborando la consapevolezza del “vero”
Antichi→ poesia dell’immaginazione
Moderni→ poesia sentimentale
Leopardi segue la poetica del “vago ed indefinito”, seppur consapevole del vero, non si
rassegna a escludere il carattere immaginoso dai suoi versi.
IL CLASSICISMO ROMANTICO DI LEOPARDI
Leopardi crebbe con una formazione classicistica (anche amico Giordani era classicista).
La società italiana era romantica e, per questo, dal 1816 vi fu una polemica tra classicisti e
romantici (Leopardi contro tesi romantiche anche in scritti mai pubblicati).
In realtà assunse posizioni originali anche rispetto i classicisti:
critica il classicismo accademico e pedantesco (imitazione, regole imposte…) e preferisce
dare libero sfogo alla spontaneità e all’immaginazione.
critica il romanticismo per l’artificiosa retorica, la loro ricerca dell’orrido e la loro aderenza al
“vero” che spegne ogni immaginazione (logica>fantasia).
Si ispira ai classici antichi ma con uno spirito romantico→ classicismo romantico.

LEOPARDI, IL ROMANTICISMO ITALIANO E IL ROMANTICISMO EUROPEO


Leopardi privilegia la lirica, intesa come espressione immediata dell’io, della soggettività e
dei sentimenti (contrapposto alla scuola romantica lombarda: oggettiva, realistica, con
principi morali, civili...che sfrutta forme narrative e drammatiche).
Leopardi è più vicino al romanticismo d'Oltralpe (europeo)
Retroterra filosofico leopardiano: illuministico (sensistico e materialistico)
Retroterra filosofico del romanticismo europeo: visione idealistica e spiritualistica
Aspetti affini Romanticismo-Leopardi : tensione all’infinito, esaltazione soggettività,
titanismo, enfasi sul sentimento, il conflitto illusione-realtà, dolore cosmico…
Maggiori affinità con il romanticismo nella fase di natura benigna in cui polemizza la ragione
che spegne l’immaginazione e le belle illusioni. (Poi prevale il “vero” al “bello” → natura
maligna)
Aspetti contrastanti Romanticismo-Leopardi : Leopardi ha una serie di assenze (no culto per
il Medioevo, no tematiche magiche-fantastiche, no fascino del mistero, no identificazione io e
non-io…). Anche lo stile è contrastante: romanticismo ha linguaggio spesso metaforico e
figurato (analogia tra le cose, metamorfosi continua e indistinzione tra soggetto e oggetto),
mentre Leopardi è fedele alla nitidezza classica e a una visione connessa con il sensismo e
il materialismo.

TESTI LEOPARDI

I CANTI
La raccolta chiamata “Canti” viene chiamata così perché si ricollega al suo passato e ai suoi
studi classici (forma melodiosa con cui gli antichi cantavano le vicende epiche: “cantami o
musa…”).
Formata da 41 componimenti (piccoli idilli+grandi idilli)
I “Canti” furono pubblicati in più edizioni: 31 (fiorentina), 35 (napoletana) e 45 (edizione
ultima fatta uscire da Ranieri pubblicata a Firenze).

L’INFINITO
Sempre caro mi fu quest'ermo colle, Ho sempre amato questo colle solitario
E questa siepe, che da tanta parte e questa siepe, che impedisce al mio sguardo di
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. scorgere l’interezza dell’estremo orizzonte.
Ma sedendo e mirando, interminati Ma quando sono qui seduto, e guardo,
Spazi di là da quella, e sovrumani
5

Silenzi, e profondissima quiete comincio a immaginarmi spazi sterminati al di là di


Io nel pensier mi fingo; ove per poco essa, e un silenzio sovrumano, e una pace abissale,
Il cor non si spaura. E come il vento fin quasi a sentire il cuore tremante di paura. E non
Odo stormir tra queste piante, io quello appena sento il fruscio degli alberi carezzati
Infinito silenzio a questa voce
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dal vento, questa voce paragono
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno, a quel silenzio infinito: e d’improvviso nella mia
E le morte stagioni, e la presente mente affiora l’eternità, e tutte le ere ormai
E viva, e il suon di lei. Così tra questa trascorse, e quella presente, viva, con la sua voce.
Immensità s'annega il pensier mio: Così il mio pensiero è sommerso in quest’immensità
E il naufragar m'è dolce in questo mare. ed è dolce, per me, inabissarmi in questo mare.
15

-scritto nel 1819 tra la fuga da Recanati e gli anni di Roma


-Periodo del pessimismo storico
-Endecasillabi sciolti (riprende Petrarca e Dante ma senza schema preciso, sciolti da rime),
sciolto per dare respiro a quello che pensa e deve dire
-Stesso metodo di Petrarca: labor limae (l’infinito lo scrisse varie volte, questa è l’ultima) e
anche metodo romantico (idea di opera non finita, tipica anche del rinascimento che aspira
al sublime, all’eccesso che però provoca un sentimento di spavento e di tedio, sentimento
con cui lui identifica la noia. NOIA: SENTIMENTO SUBLIME, in piena chiave romantica).
-Parole semplici, affiancate a complesse

FIGURE RETORICHE E ANALISI


v. 1-2 “questo”-”questa”: anafora→ per evidenziare che sta parlando del qui e ora (siepe in
realtà è il muro di casa sua, che gli ha provocato l’immaginazione. Sono due indicatori
spaziali: deittici spaziali che servono a raccontare un presente che non esiste, per dare una
spazialità
v.1 “sempre caro mi fu” : inversione
v.3 “dell’ultimo orizzonte il guardo esclude” : inversione
Almeno 12 enjambement
Silenzi, profondissimi, sovrumani : parole indefinite che devono smuovere l’immaginazione
Parole→ tipiche della poesia, la connotazione (polisemico), smuove l’immaginazione e
rende la percezione
Termine→ scientifico, preciso
v. 5-6-7 allitterazione “s”
v. 4-5 allitterazione “m”
c’è l'io" lirico tipico del romanticismo
.E : sinalefe (sin: cum latino) → non c’è una vera rottura, ma il discorso continua, ma
arrivano suoni. ecc.
Immagina spazi, ma lo riporta alla realtà lo stormire delle foglie e fa un paragone:
vento=silenzio infinito
Poi cambia tutto→ gli viene in mente l’eternità, l'età passate e l'età a lui contemporanea
Morte stagioni: età passate e eternità (stagioni: nei greci c’erano stagioni della giovinezza,
della vecchiaia… vi era un paragone tra la vita dell’uomo e la vita della natura) In particolare
lui ricorda spesso l’impero romano: momento più alto dell’uomo nella vita sulla terra
v.11-12-12 “e...e...e…” : polisindeto → rallenta e stacca
v. 13 “suon” : metonimia → rumore che fa la società presente, l’eco delle imprese e delle
azioni del presente
IDEA DELLA CICLICITà DEL TEMPO: come è finito l’impero romano, finirà anche l’epoca di
Leopardi (tutto è destinato a finire, concetto di EROS E THANATOS), all’uomo rimane solo il
potere dell’immaginazione
Eternità, età passate, età presente… : sembra un po’ un’anticlimax
v.14 “questa” riprende il deittico
v.15 “naufragar” : metafora ripresa da Dante che indica l’infinito
Siepe-mare
riprende il pronome me (“m’è”)
v.15 “naufragar m’è dolce” : ossimoro (chiamate callidae iuncturae da Orazio)

A SILVIA

Silvia, rimembri ancora Silvia, ricordi ancora


Quel tempo della tua vita mortale, quel tempo della tua vita prima che arrivasse la morte,
Quando beltà splendea quando la bellezza splendeva
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, nei tuoi occhi ridenti e sfuggenti,
E tu, lieta e pensosa, il limitare 5 e tu, lieta e pensosa, stavi per
Di gioventù salivi? raggiungere il limite della giovinezza?
Sonavan le quiete Le stanze silenziose
Stanze, e le vie dintorno, e le vie dintorno
Al tuo perpetuo canto, risuonavano al tuo canto continuo,
Allor che all’opre femminili intenta 10 mentre sedevi impegnata nelle attività femminili,
Sedevi, assai contenta assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi. di quel futuro indefinito che avevi in mente.
Era il maggio odoroso: e tu solevi Era un maggio profumato all’epoca: e tu eri solita
Così menare il giorno. trascorrere così la giornata.
Io gli studi leggiadri 15 Io, lasciando di tanto in tanto,
Talor lasciando e le sudate carte, gli studi piacevoli e le carte faticose,
Ove il tempo mio primo sui quali si consumava la mia giovinezza
E di me si spendea la miglior parte, e la parte migliore di me,
D’in su i veroni del paterno ostello dai balconi della casa paterna
Porgea gli orecchi al suon della tua voce, porgevo gli orecchi al suono della tua voce
20
Ed alla man veloce e a quello della mano che veloce
Che percorrea la faticosa tela. attraversava la tela faticosa.
Mirava il ciel sereno, Guardavo il cielo sereno,
Le vie dorate e gli orti, le vie illuminate dal sole e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il e da qui il mare in lontananza, e da qui
monte. 25 le montagne.
Lingua mortal non dice Parole umane non possono esprimere
Quel ch’io sentiva in seno. quello che io provavo dentro.
Che pensieri soavi, Che pensieri dolci,
Che speranze, che cori, o Silvia mia! che speranze, che cuori avevamo, Silvia mia!
Quale allor ci apparia 30 Come ci apparivano allora
La vita umana e il fato! la vita umana e il destino!
Quando sovviemmi di cotanta speme, Quando mi ricordo di una così grande speranza,
Un affetto mi preme mi angoscia un sentimento
Acerbo e sconsolato, doloroso disperato,
E tornami a doler di mia sventura. 35 e torno a dispiacermi della mia sventura.
O natura, o natura, O natura, natura,
Perché non rendi poi perché poi non dai quel che prima prometti? Perché
Quel che prometti allor? perché di tanto inganni così tanto
Inganni i figli tuoi? i figli tuoi?
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno, 40 Tu, prima che l’inverno inaridisse l’erba,
Da chiuso morbo combattuta e vinta, consumata e uccisa da una malattia che non si era
Perivi, o tenerella. E non vedevi manifestata, morivi, o dolcezza. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi; il meglio dei tuoi anni;
Non ti molceva il core non ti allietava il cuore
La dolce lode or delle negre chiome, 45 la dolce lode ora dei capelli neri
Or degli sguardi innamorati e schivi; ora degli sguardi che fanno innamorare e timidi;
Né teco le compagne ai dì festivi né le amiche parlavano di amore con te
Ragionavan d’amore. nei giorni di festa.
Anche peria fra poco Poco dopo moriva
La speranza mia dolce: agli anni miei 50 anche la mia dolce speranza: anche alla mia vita
Anche negaro i fati il destino ha negato di vivere
La giovanezza. Ahi come, la giovinezza. Ahi, come,
Come passata sei, come sei passata veloce,
Cara compagna dell’età mia nova, cara compagna della mia gioventù,
Mia lacrimata speme! 55 mia speranza rimpianta!
Questo è quel mondo? questi Questo sarebbe quel mondo che mi aspettavo? Questi
I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi Sarebbero i piaceri, l’amore, le attività, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme? dei quali abbiamo discusso tanto insieme?
Questa la sorte dell’umane genti? Questa è la sorte del genere umano?
All’apparir del vero 60 Tu, mia povera speranza, sei crollata
Tu, misera, cadesti: e con la mano all’apparire della verità: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda indicavi da lontano
Mostravi di lontano. la morte fredda e una tomba spoglia.

1828, mentre l'Infinito era del 1820, quindi fa parte dei “grandi idilli”, pubblicati (3 edizioni)
dopo il ritorno da Roma e fa il viaggio a Pisa.
Canto che inaugura la nuova stagione leopardiana: dopo Roma Leopardi non riesce a
scrivere versi, in quanto non riesce più ad avere sentimenti che lo portino a scrivere in versi.
Tra piccoli e grandi idilli lui scrisse testi in prosa filosofici (operette morali) e lo Zibaldone. I
“grandi idilli” sono una sorta di risorgimento in cui lui riprende a scrivere in versi avendo di
nuovo la capacità di provare sentimenti
Pessimismo cosmico
Il suo animo aveva ricominciato a sentire, ad avere una capacità sentimentale
Canzone libera, numero di versi e rima liberi (reinterpretazione della chiave petrarchesca)
Silvia è metafora della speranza nella giovinezza: solo i giovani sanno nutrire questa
speranza nella giovinezza.
Silvia era il nome di un poema epico di Tasso (uno degli autori preferiti di Leopardi). Silvia
era una ninfa amata da un pastore in Tasso, forse riprende proprio questo Leopardi.
Silvia è un SENHAL (nella sua poesia gioca tra Silvia e la parola salivi)

FIGURE RETORICHE E ANALISI:


Endecasillabo lungo e settenario corto: ritmo lungo e cadenzato VS breve e contratto
(concitazione VS lunghezza). Usa il settenario quando vuole esprimere un verso razionale
Solo 2 riferimenti al corpo di Silvia (no importante la descrizione fisica, ma il simbolo)
Il 5 maggio è scritto in settenari
Molti enjambement per dare spessore e importanza alla parola finale del verso (vengono
appese nel vuoto)

Inizialmente un forte TU
v.4-5 “ridenti e fuggitivi” e “lieta e pensosa”: endiadi (fuggitivi o perché guarda in avanti per la
giovinezza, non si sofferma per le cose, o perchè è timida e non sostiene lo sguardo)
Parallelismo: Lieto-evidenti
Parallelismo: pensoso-fuggitivi
Salivi-Silvia-fuggitivi: ripresa della I e V e del tema della poesia (morfema temporale che
individua l’imperfetto, come se lei morendo giovane avesse fermato il tempo per sempre;
imperfetto=eterno presente)
Suono che fa parte del vago ed indefinito
v.9: “canto”: riprende il mito classico con Circe
v.13 “maggio odoroso”: sinestesia

Poi Io lirico prepotente


v.16 “sudate carte”: metonimia
v.22 “faticosa tela”: metonimia
Chiasmo: studi leggiadri-sudate carte
Due aspetti diversi dello studio: studio leggiadro (ama studiare), ma sudate carte (f fatica a
farlo, ha anche una malattia gli occhi per studiare la lume di candela)
Parallelismo: sudate carte-faticosa tela
Ipallage: sudate carte-faticosa tela
Porgea: forma arcaica
Quinci e quindi sono deittici spaziali
v.26 “lingua mortal non dice”: campo della magia
v.28 “che”: anafora
Fato: lessico classico
Al verso 32 finisce la parte felice
Passaggio da passato imperfetto (costante presente, tempo della memoria, e la memoria
addolcisce il presente) ad un presente vero
v.32 c’è una subordinata
v.34 “acerbo e sconsolato": endiadi e dittologia sinonimica
v. 36 Apostrofe alla natura (con la n minuscola: ciclo naturale) → tono allocutivo
v.38 “allora”: nella giovinezza
v.39 iperbato (inverte perché “i figli” è più importante dei “tuoi”)
v.40 parallelismo: inverno-vecchiaia e primavera-giovinezza
v.41“combattuta e vinta”: endiadi
Sinalefe
v.43 “fior degli anni tuoi”: riferimento al fiore di Eurialo e Niso
v.43 “fior degli anni tuoi”: metafora
v.45 “negre”: deriva dal latino
v.46 “occhi schivi”: si chiarisce il senso di fuggitivi iniziale: pudore
v.55 “lacrimata speme”: metonimia
“Lacrimata” termine che troviamo anche in Foscolo per indicare la tomba.
Termine medievale: ragionare= parlare d’amore (termine dantesco)

Alla fine l’IO e il TU si uniscono in un NOI (anche Leopardi è destinato al destino di Silvia:
morire giovane)
v.56 serie di domande retoriche per smuovere le risposte che non ci sono
v.56: enumerazione per asindeto
Vero poetico: non è successo, ma se lo immagina
v.60 “all’apparir del vero”: verso ripreso da Ariosto quando dubitò della verginità di Angelica
“cadesti”: concetto gnomica→ di presa d’atto della realtà (usa il passato remoto perché è
finita la speranza)
Finale a modo di sentenza
v.62 “tomba ignuda”: nuda perché è senza speranza (collegato al v.34 "acerbo e
sconsolato”)
v.61 “Tu”: tu vita,speranza, Silvia
v.62 “fredda morte-tomba ignuda”: chiasmo

pag.63 Pietro Citati: analisi di Silvia


Silvia prima era Teresa Fattorini (figlia del fattore della famiglia Leopardi):
1. erede delle grandi streghe (Circe, Calipso…) → eredità classica
2. erede del guerriero omerico (giovinezza che muore subito): similitudine con la morte
di Euria.
3. Motto: muore giovane chi è caro agli dei
Silvia rappresentata come una sorte di Penelope, mentre lavora al telaio
In realtà Silvia è un operaia dell’ ‘800, la sua figura è solo un’immagine allegorica, metaforica
di qualcosa che non c’è più

Esercizi a pag.62-63
1. I Invito al ricordo della giovinezza→ Il poeta chiede a Silvia se ricorda la giovinezza,
quando era bella, gioiosa, e al tempo stesso assorta
II Rievocazione infanzia, passato di lei→ Il poeta ricorda il canto della fanciulla
intenta ai lavori femminili nel mese di maggio
III Rievocazione infanzia, passato del poeta→ Il poeta, analogamente alla II strofa,
ricorda il suo studio, la contemplazione di lei e il suo sentimento che non può essere
adeguatamente espresso
IV Anatema contro l’inganno della natura→ Il poeta compiange la sua sventura e,
sconsolato, si rivolge alla crudele natura
V Illusioni della gioventù di lei→ Il poeta espone il suo dolore e compiange Silvia per
il fatto che non entrò nemmeno nella giovinezza
VI Fine speranza del poeta e dura realtà→ Il poeta accosta il suo destino a quello di
Silvia, poichè anche a lui fu negata la giovinezza e identifica in lei la speranza e
associa simbolicamente la morte con il “vero”.
3. Nella poesia ricorrono numerose inversioni come per esempio “beltà splendea” al
v.3, “il limitare di gioventù salivi” al v.4-5, “intenta sedevi” al v. 10-11, “che in mente avevi” al
verso successivo… Leopardi se ne serve per creare un senso di libertà assoluta in modo da
riprendere il tema del vago ed indefinito.
6. Al registro aulico appartengono termini quali “leggiardi” al v.15, “veroni” al v.19 e
“ostello” (dall’antico francese) al medesimo verso, “quinci” al v.25, “negre” al v.45 (derivante
dal latino)... Leopardi conferisce, così, alla poesia un senso di incorporeità e evanescenza
7. Il verbo ragionare al verso 48 è riferito alle compagne, amiche di Silvia, mentre al
verso 58 è rivolto dal poeta direttamente alla fanciulla; il verbo viene utilizzato con accezioni
diverse in quanto se inizialmente viene utilizzato con il significato di parlare d’amore, poi
assume il significato di parlare di speranze d’amore
12. Caratteristiche fisiche (poeta) → nulla
Caratteristiche morali (Silvia) → “lieta e pensosa" “assai contenta di quel futuro
indefinito”, prevalgono le caratteristiche morali in quanto il poeta non vuole concentrare
l’attenzione sull’aspetto fisico della fanciulla, bensì sul significato vero e proprio che lei
assume: giovinezza e speranza.

LA GINESTRA

Ultima poesia
è stata scritta nel 37 a Napoli, pubblicata da Ranieri nel 45 (un po’ come fosse il suo
testamento)
Presenti tutti i temi leopardiani: Pessimismo, solidarietà umana, polemica alla religione, tema
della morte, della natura (rappresentata dal Vesuvio), tema degli intellettuali moderni che
ritengono che l'uomo possa e sia in grado di fare tutto, filone cimiteriale (legato al romanzo
gotico, cupo, orrorifico), tema dell’assenza di antropocentrismo (nella descrizione di un
esercito di formiche) (tema di Copernico).
OPERETTA MORALE DEL COPERNICO→ in cui afferma con durezza la credenza
dell’uomo che sia al centro del mondo e con la scoperta di Copernico si scopre che l’uomo è
solo un’infinitesima parte, non al centro (tema presenta anche in “fu Mattia Pascal”)

La ginestra è emblema e simbolo resilienza, resistenza ad oltranza (la ginestra è il fiore che
resiste sulle falde del vesuvio e rinasce continuamente oltre la lava e le condizioni
atmosferiche non favorevoli)
La ginestra è Leopardi (Leopardi va contro agli artisti del suo periodo),
Endecasillabi e settenari (si riflette e si corre)

Inizia con il vangelo di San Giovanni (la luce è la religione cristiana che ha illuminato le
tenebre del paganesimo) → Leopardi dicono che gli uomini preferiscono avere fede nel
progresso, che nella ragione (l’uomo si illude che ci sia un destino di gloria, senza ascoltare
la ragione che fa vedere la realtà)
Tenebre: progresso
Luce: ragione
Quindi, conseguentemente, dice anche qualcosa di negativo sulla religione
Ragiona sul tema della natura
“Odorata”:ricorda il maggio odoroso in “A Silvia”
“formidabile sterminatore”: Natura (il Vesuvio)
“Arbore”: termine latino (femminile, quindi il Vesuvio è madre natura)
Il profumo che la Ginestra sparge è il senso che la vita deve avere al di là di ogni illusione
(aria che porta Leopardi, ossia l’aria di “arido vero”)
“erme contrade”: "ermo colle”
sta parlando di popoli antichi: Roma, Ercolano, Pompei
“donna de mortali” :domina di popoli: Eoma
v.12 "taciturno aspetto”: sinestesia
v.16 “Afflitte fortune”: memoria petrarchesca nella canzone “all’Italia”
Afflitte fortune: allitterazione “f”
v.17 descrive quello che rimane dopo un’eruzione lavica
Tema del viandante tipico dell’800 ( “peregrin”, “passeggero”)
“Covile”: trovata anche nella quiete dopo la tempesta
v.25 “biondeggiare”: metafore (erano gialle per il sole)
Molti iperbati
Leopardi fa riferimento che Napoli era la città più amata dagli imperatori romani
v.30-31 “altero monte dall'ignea bocca”: perifrasi per Vesuvio
v.33 “ruina”: termine colto di Machiavelli
v.34 “siedi” → la Ginestra è una personificazione
v.37 “deserto consola“: ossimoro
Prossima frase pronunciata con amara ironia→ tono antifrastico
Fa una polemica
Cita quello che dicevano gli intellettuali: l’uomo è destinato a magnifiche sorti e a un futuro e
progresso meraviglioso
Parla proprio di una scossa di terremoto
Sono gli anni del colera, lui vede morte ovunque
Il colera è come il Vesuvio, è quell’elemento imperscrutabile, è la natura che senza
avvedersene colpisce l'uomo e lo annichilisce
“Potrà”: usa il futuro
Tema del dialogo della natura e dell’islandese→ annichilimento
v.55 “risorto pensiero”: pensiero del Rinascimento, del Risorgimento, del nuovo, della
modernità
v.56 “volti addietro i passi”: siam tornati ad una forma di superstizione come nel Medioevo
Sta dicendo che:
1. il secolo superbo è sciocco è il 1800,
2. se la prende con chi è troppo ottimista (futuro=progresso costante)
3. il 1800 ha abbandonato l’illuminismo e si è rifugiato nella religione ed è tornato
indietro→ abbiano perduto quello guadagnato con l’Illuminismo, siamo tornati nel
Medioevo e voi questo lo chiamate progresso (critica anche però Leopardi)

Leopardi sostiene che gli intellettuali abbiano il compito di portare a galla la verità, era
materialista, sensista, deista (Luna: dea Artemide)

Lasso deriva da “elapsus”

v.62 “Ludibrio”: vergogna


“pargoleggiar”: parlare infantile (pargolo=bambino)
Gli intellettuali peccano di opportunismo, seguono il gregge e non hanno il coraggio di
staccarsi
v.63 Leopardi rivendica la sua forza con un atto titanico
v.66 “petto mio”: iperbato
Se la prende con i suoi contemporanei che la pensano tutti allo stesso modo
Sa di non essere simpatico a nessuno e sa che sarà dimenticato (riprende le parole di
Tommaseo) → tema della fama negata (anche nelle operette morali)
v.70-71 tono sarcastico→ sferra un attacco, non è uomo tra gli uomini compassionevole, ma
è uomo che attacca
Io sarò dimenticato, ma anche questo secolo se continua così sarà dimenticato (riprende
l’argomentazione e si mette nel mezzo)
v.72 Riprende Dante (quando incontra Catone “libertà va cercando colui che ha rinunciato
alla vita per conquistare la libertà) → Catone è il modello a cui aspira (libertà morale)
Leopardi se ne ride del non soddisfare le richieste dei suoi contemporanei perché si oppone
a ciò che gli altri pensano (progresso, uomo ecc.)
v.73 parla del pensiero razionalistico del 1700 (noi usiamo male la ragione che ci ha portato
fuori dal Medioevo perché la anneghiamo dentro una falsa speranza di progresso)
Verità: la natura ti ha dato una condizione dolorosa
Hai voltato le spalle vigliaccamente al pensiero illuministico (“lume”)
Il suo secolo ha voltato le spalle all’Illuminismo e fugge al Medioevo
Il secolo di Leopardi non vede la verità o la vede in modo distorto e mette l’uomo al centro
del mondo
“fuggitivo”: fuggire dalla luce della ragione
v.86 “astri”: metonimia
CONTRO L’OSCURANTISMO MODERNO (RITORNO AL MEDIOEVO) PER L’USO
SBAGLIATO DELLA RAGIONE, MENTRE ILLUMINISMO è POSITIVO DI PER Sé, VIENE
SOLO USATO IN MODO SBAGLIATO
Nell’87 inizia a parlare di sé
v.91 “Splendida vita”: iperbato
Ritratto di sé stesso→ Leopardi descrive sé stesso come Lucrezio descrive Epicuro
“Alma”: termine Ottocentesco
v.98 “magnus animus: magnanimo: coraggioso”
v.98 Animal non è animale ma uomo dotato di anima
v.103 “empio”: termine di ambito semantico religioso
v.103 “empie carte”. ipallage
v.1076-107 “onda di mar commosso: maremoto
v.107-108 “fiato d’aura maligna”: pestilenza
v.108 “un sotterraneo crollo”: terremoto
“religio”: superstizione
“sacer” e “religio” hanno sia sfumatura positiva che negativa (Leopardi lo sa e ci gioca)
Leopardi è come gli altri, è mortale tra mortali “cammin di NOSTRA vita”
v.111 Si percepisce la presenza che Lucrezio fa di Epicuro nel proemio del “De rerum
natura” "extollere oculo”: guarda gli uomini dal cielo con verità (Epicuro→ non abbiate paura
della morte perché o ci siete voi o c’è la morte e voi non ci siete→ spazza via la concezione
religiosa) Leopardi vuole fare lo stesso
Contro le guerre: oltre miseria dell’uomo anche ira contro i suoi fratelli nooooo→ gli uomini
non hanno colpa e non devono farsi la guerra tra di loro
La natura è matrigna (discorso della natura e dell’Islandese) → madre di parto ma matrigna
di volere
Spesso fa riferimento al lessico militaresco: vita=guerra
Sta preparando al concetto che esprime al verso 149 (social catena)
Riflessione oggettiva: è inutile la guerra tra di noi, combattiamo la vera nemica (natura)
“oste”: latinismo (hostes)
infra, operando, oste, fora: latinismi (termini alti della lingua poetica)
v.111 Nobil natura è di chi crede (Leopardi)
v.151 “onesto e retto”: progresso civile e morale (quello che dovrebbe essere), concetto di
vero e onesto che trova in Cicerone e Seneca (età repubblicana)
L’intellettuale ha il compito di “palesar al volgo”
Sta facendo una sorta di storia del genere umano per dire che anche i primitivi avevano
capito che stando uniti potevano combattere la natura
La superbia del volgo si combatte con l'onestà, la rettitudine e la social catena (fondamenti
di una società)
Bisogna eliminare l’ottimismo facile legato alla ragione, fede nella religione, che diventa
quasi una religione asfittica, legata alla supremazia del vincente (che impone competizione,
mancanza di solidarietà, sgomitate…)
TEMA DELLA SOLIDARIETà DEGLI UOMINI
v.154 “fole”: da follis (follia di Ulisse che in chiave moderna è questa)
Nobile natura torna sull’io empirico
Leopardi dell’infinito, però qui siamo nel 37
Descrizione→ La visione degli spazi cosmici sterminati suggerisce la piccolezza, marginalità
e precarietà della condizione umana e rivela l’assurdità e improbabilità che una qualche
divinità possa occuparsi dell’uomo;
v.166 “sereno vuoto”: dentro la filosofia lucreziana, quel vuoto di collega al flutto indurato
(v.160)
vuoto desolante
v.166 “sereno vuoto”: ossimoro
Cielo vuoto perchè non assiste l’uomo, l’uomo deve assistere sé stesso
Rovesciamento di dimensioni: il cielo diventa piccolissima se visto da terra, la terra diventa
piccolissima se vista dal cielo
“celeste e terrena”: sono dimensioni sconosciute l’una all’altra e l’uomo all'interno di queste è
un punto
POLEMICA DELL’ANTROPOCENTRISMO (se guardo la Terra dal cielo essa appare come
un punto)
v.195 “derisi sogni”: enjambement si riferisce al secolo illuminista che aveva ridicolizzato le
credenze religiose (aveva bandito ogni superstizione, ma non quella più grande che la
ragione possa tutto → inganno supremo secondo Leopardi)
Studia molto astronomia (scrive anche dei testi di astronomia)
v.198 “sembra”: drammatico
v.201 sentenza finale
v.202-230 Lunga similitudine: ”come…così…” verte sulla fragilità dell’uomo così come di
ogni altro essere vivente al cospetto della natura. La similitudine è tra l’uomo e la formica e
vuol dimostrare che la natura mantiene lo stesso comportamento nei confronti dell’uomo e
nei confronti di altre forme di vita che il poeta esemplifica nella formica
Formica rappresenta l’idea di società perfetta, ma estremamente fragile
Ogni pretesa antropocentrica viene dunque, ancora una volta, smentita.
v.211 “schiaccia, diserta e copre” : anticlimax
v.212 Paragone con la lava (Vesuvio diventa una donna con l’utero). Leopardi ha in mente la
devastazione di Ercolano e Pompei del 79
“aspergea”: imperfetto per far riferimento anche al passato
v.224-225 “aspergea, infuse, infranse e ricoperse” : climax
v.: asindeto (si corre) ????
v.:polisindeto (si rallenta) ?????
Capra che pascola è l’emblema della desolazione e della vita che risorge dalle ceneri di
qualcos’altro
TEMA DEGLI IMPERI FINITI E DI QUELLI CHE NASCONO NUOVI DALLE LORO CENERI
(CICLICITà DEI REGNI)
Missione dell’intellettuale: rischiarare la strada al volgo per mostrargli la verità
Se la strage dell’uomo è inferiore di quella delle formiche perchè l’uomo fa meno figli
Dal v.237 mette in luce l’atteggiamento che l'uomo da secoli e secoli ha nei confronti della
natura
L’uomo fa lo sforzo per modulare il concetto della lava (usa diverse sfumature semantiche)
v.240 “villanello”: sfumatura affettuosa, non di derisione (Leopardi si sente lui)
alla fatale vetta (Vesuvio): enjambement
Il destino del contadino dipende sempre dal vulcano : la vita dell’uomo dipende dalla natura
(similitudine)
Tema dell’orrorifico (filone dal 1650 fino a oggi)
Temuto bollore: un’altra sfumatura diversa per la lava
Utero diventa grembo (quindi madre natura)
Luce di capri che riluce nella lava (non solo nell’acqua): immagine romantica
“desta...desta...”: anafora
Frutto rovente: nuova sfumatura per la lava
Paura (descritta in molti versi) di chi sa di essere in preda alle intemperie del luogo in cui sta
v.271 scheletro sepolto: similitudine
La campagna archeologica di Pompei è animata dall’avidità di guadagno (per poter
guadagno) e dar memoria alla gente morta là sotto (binomio denaro-pietà)
La focalizzazione passa al visitatore
v.274 “deserto foro”: iperbato
v.276-288 Filone cimiteriale
v.277 “bipartito giogo”: cresta del monte Vesuvio, ricorda l’Olimpo, ma questo monte emana
morte (lava)
Cesarotti è colui che ha scoperto i campi del filone cimiteriale di questo poeta, li ha tradotti
nell’Ossian in Italia, poi Foscolo, Leopardi ecc. hanno preso ispirazione
v.292 “natura ognor verde”: natura non muore mai
Verde: metafora per giovane, viva, in salute
Immobilità del tempo (eterno) e il passaggio momentaneo sulla Terra dell’uomo
v.294 “Caggiono…”: similitudini con Tasso (prende il tema, lo modifica linguisticamente in
modo più efficace perché è una lingua proiettata in avanti, mentre Tasso indietro)
v.297 “lenta ginestra” ripresa dalle Georgiche di Virgilio (lenta nel senso che si muove, si gira
in relazione al sole)
v.298 “selve odorate”: sinestesia
v.299 “adorni”: antinomico rispetto a spogliate campagne
Molti iperbati per sottolineare l’aggettivo o il sostantivo
v.304 “molli”: riprende lente, vuol dire umido, fragile (ricorda il giunco di Dante, che si piega
ma non si spezza)
v.304: sinalefe
v.305 “non renitente”. senza opporre resistenza (legato alla prima strofa al v.7)
v.306: la ginestra è personificata dall’inizio alla fine
v.309 Paradigma di comportamento eroico, il paradigma, il modello è Leopardi
v.310 “forsennato orgoglio”: negativo
Non ti senti privilegiata come l’uomo, sei nata lì per caso, fai il tuo dovere opponendosi
strenuamente ma senza presunzione e quindi sei la forma più alta di comportamento nobile
ed eroico (paradigma di vita che deve avere l’uomo contemporaneo)
Atteggiamento del Titanismo
Nell’ultima strofa la Ginestra assume un significato emblematico della resistenza ad oltranza
(è così forte perché non è arrogante, non si da vanto, ma è consapevole della sua
precarietà, resiste senza illudersi)
La ginestra è personificata per tutta la poesia

IDEA RELATIVISMO
ZIBALDONE

Raccolta di pensieri, ragionamenti, ricordi, suggestioni scritti in prosa tra il 1820 e il 1827 (no
1830) a Recanati. Lo aveva lasciato a Ranieri e venne pubblicato alla fine dell’ ‘800-inizi ‘900
da Carducci. (La prosa lo aiutava nell’argomentare, la poesia nell’esporre in modo poetico).
Il nome "Zibaldone" forse deriva dal nome di un medico Veneziano Cibaldone che aveva
tradotto gli scritti di uno scienziato arabo in modo confuso, alcuni pensavano derivasse da
zabaione, tradizione classica/umanistica della raccolta di pensieri…no risposta univoca.
Vi sono gli aspetti che poi tratterà anche nella sua poetica: nel 1820 scrive la teoria del
piacere nello Zibaldone, c’è la natura, la ragione, la noia.

LA TEORIA DEL PIACERE


Teoria centrale, scritta nel 1820→ durante la scrittura dei piccoli idilli, fase del pessimismo
storico (la natura è benigna, amica dell’uomo)
Testo argomentativo
Piacere come aspirazione infinità ad una felicità mai raggiungibile
Raggiungimento del piacere: essere felici
Aspirazione dell’uomo al piacere termina solo quando l’uomo muore, perché l’uomo è
destinato a ricercare il piacere infinito.
Spiega le cose (impostazione illuministica della spiegazione razionale)
Tutto ciò che è umano è limitato.
Desiderio del piacere infinito è connaturato nell’uomo, ma l'uomo è un essere finito e da qui
ha origine la sua sofferenza (c’è già un contrasto).
Ogni piacere è circoscritto, ma non IL piacere.
Non c’è niente di eterno→ concetto di ciclicità
L’infanzia è l’età dell’oro della vita umana, grazie alla fantasia e all’immaginazione
(nell’epoca classica molto mito→ uomo sopravvive più felicemente)
Anche il ricordo genera felicità, bellezza nell’uomo, ecco perché è importante che le parole
poetiche rievochino.
Piacere è cosa vanissima
Delusione consegue il conseguimento di UN piacere e non DEL piacere.
Facoltà immaginativa→ può concepire le cose che non sono e in un modo in cui le cose reali
non sono (il muro davanti a Leopardi mentre scrive l’infinito ha permesso all’autore di andare
oltre il muro, sfondarlo con l’immaginazione)
Concetti chiave:
1. ogni essere vivente è spinto da un desiderio infinito nel tempo e nello spazio, mondo
umano limitato e circoscritto, uomo non può mai soddisfare questo desiderio.
2. Infelicità deriva da proprio questo contrasto (infinito desiderio-finito umano)
3. L’immaginazione permette di superare l'abulia, supera questo contrasto, rende
infinito ciò che è finito. Unica speranza dell’uomo: nutrire questi immaginazione
4. L’immaginazione dell’uomo è nutrita dai ricordi e dalle sensazioni indeterminate che
si colgono con l’immaginazione (la siepe, i profumi…). La ragione limita
l’immaginazione
5. Sensazioni indeterminate si trovano spesso nei poeti antichi (Omero per esempio,
perché metteva in luce i sentimenti del suo popolo greco→ i romantici lo ritenevano
un poeta moderno). Gli antichi hanno la facoltà immaginativa e non conoscevano il
progresso leopardiano
TESI: IMMAGINAZIONE è LA PRIMA FONTE DI FELICITà UMANA (Leopardi la ripete
molto spesso)
Infelix→ da fero, che non porta frutti, condannata a non fare figli, ad un destino tragico
(Didone infelice)
Felice→ che porta frutti
Fanciullezza è equiparabile all’età d’oro dell’uomo → felicità umana
Cognizione del vero: espressione tipica leopardiana
Fase in cui la natura vuole che l'uomo sia colmo di illusioni, anche ignorante
Poesia come strumento di indefinitezza→ poesia deve consolare l’uomo
Poesia greca, classica, fanciulli e ignoranti sono tutti accomunati dal fatto che sono felici
grazie all'immaginazione
Malinconia, sentimentale moderno...nostalgia→ nostalgia del viaggio, della lontananza
(termine nato nel ‘600) contiene “algos”: dolore
Il reale esclude l’immaginario
Quando l’anima prove tante sensazioni è confusa e questo è positivo in quanto gli
impediscono di vedere la limitatezza delle cose e della condizione umana
Errare→ termine petrarchesco

AGGIUNGI APPUNTI PRE ROMANTICISMO CLASSROOM

IL VAGO, L’INDEFINITO E LE RIMEMBRANZE DELLA FANCIULLEZZA

Scritto a Recanati, circa negli stessi anni della teoria del piacere.
I bambini hanno la capacità di immaginare
Figure retoriche con cui inizia: anafora e legame per asindeto
Dittologia sinonimica: vano e indeterminato
Le immaginazioni che abbiamo dopo la fancioullezza derivano dalla rimembranza della
fanciullezza (oggetti sono intrisi di sentimento)
Quindi unica poesia moderna possibile per Leopardi: poesia sentimentale
Rimembranza: ricordo, questo termine (rimembranza)
La rimembranza, la fanciullezza, il riflesso del passato nel presente

INDEFINITO E INFINITO
“...una campagna arditamente declive in guisa che la vista in certa lontananza…”: la
campagna la vedi arrivare come se tu non riesca ad arrivare fino in fondo alla valle
Endiadi: “efficacissimo e sublimissimo”
sublimissimo: termine romantico
Richiamo all’infinito e contrasto tra finito e indefinito

“IL VERO è BRUTTO”


L’arido vero: il vero è brutto proprio a causa della ragione che è anche la sua condanna,
perché la realtà non è bella
Bellezza del passato e del futuro e bruttezza del presente

TEORIA DELLA VISIONE


Ci dice già cosa scriverà in “a Silvia”
Piacere della visione parziale delle cose, di una vista infinita in estensione, di una
moltitudine di suoni o immagini mescolati
Paesaggio sentimentale e letterario dalla sua casa a Recanati, paesaggio che lui immagina
e riprende anche dal letterario (paesaggio nella maniera di Petrarca)
Tesi: tutto ciò che è impedito, incerto e parziale, viene costruito con l'immaginazione
v.31: Enumerazione per asindeto
Endiadi: "definitamente e distintamente"
Metafora: formica (citazione anche nella Ginestra e poi in Pirandello). In Leopardi è metafora
dell’uomo, in quanto essere indifeso, che crede di essere il padrone della terra, ma in realtà
è come la formica: basta un evento per distruggerlo. La formica è anche l’emblema del
lavoro
Il suono evoca sempre qualcosa di indefinito e meraviglioso.

RICORDANZA E POESIA
Le corrispondenze di immagini poetiche
Usa termini latini perché si rivolgeva ad un pubblico dotto, studiava i classici ed era
influenzato da Pietro Giordani perché era un classicista (lingua mutuata sui classici).
Poesia come modo per suscitare la ricordanza, il sentimento.

SUONI INDEFINITI
La bellezza dei suoni indefiniti

LA DOPPIA VISIONE
La visione reale e la visione poetica
Ognuno sente il suono in maniera diversa in base al sentimento che ha, a quello che è
Chi non ha capacità di immaginare, di andare oltre quello che sente, è molto triste per
Leopardi.
Gli oggetti appaiono non per come sono, ma per come li vedi→ la bellezza sta negli occhi di
chi guarda
Come vero poetico e vero storico (Manzoni vuole rende verosimile ciò che scrive e non
veritiero, scrive di chi la storia si dimenticherebbe)
Visione storica ha termini
Visione poetica ha parole

LA RIMEMBRANZA
La rimembranza e il sentimento poetico
Tesi: la rimembranza è essenziale e principale nel sentimento poetico (perché il presente
non è poetico)
Poetica della lontananza, di vedere le cose sfumate

OPERETTE MORALI
Ha a che fare con i pologi morali (racconto con scopo educativo), con le favole
Scritte dopo Roma (entro il 24), anni in cui dice di non avere più la capacità di non sentire
nulla, quando ha preso il sopravvento l’arido vero (dal lato della ragione)
1824 La ragione porta alla verità è che la Natura distrugge, in un meccanismo ciclico
devastante, le sue creature e l’unico modo per accantonare questo incubo sono le illusioni.
“Operette” in diminutivo per diminuire l’importanza dei suoi testi, hanno una fort componente
ironica, ironia amara.
Sono per lo più dialoghi (dialogo filosofico platonico) → forma in cui punti di vista diversi si
contrappongono (sempre Leopardi però dietro ai suoi personaggi, è come se si dividesse in
più parti sostenere una tesi e la contraria contemporaneamente)

DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE

Indifferenza della Natura per la condizione umana, pessimismo materialistico, mancanza di


senso dell’uomo
Islandese perché l’Islanda era l’emblema di terra difficile, che non accoglie bene i suoi
abitanti.
“UN” islandese→ indeterminatezza
Fine del dialogo in chiave morale: “Natura perché mi hai messo al mondo se poi mi tratti
così?” Natura: “Non mi interessano questi discorsi perchè sono indifferente a tutto ciò che
riguarda la vita umana”
è un lungo monologo anche se si chiama dialogo (ognuno difende la propria posizione non
argomentando le proprie argomentazioni e non comunicano)
Un leone alla fine arriva fuori dal nulla e si mangia l’uomo: tu sei solo un elemento della
Natura e sei cibo per gli altri animali
La ragione e la religione → no trascendenza divina e la ragione non può salvarti
A monte ci sta un meccanicismo ciclico (come in Vico, Foscolo e Lucrezio)
Leopardi trae ispirazione dall’eruzione del vulcano e terremoto di Lisbona
Tono antifrastico→ procedere per antifrasi: dire una cosa e intendere il suo contrario (usato
da Manzoni)
Tradizione dei viaggi di Gulliver, di Micromega (Voltaire)
“guardavalo” sempre posticipazione del pronome tipica dell’ ‘800
Coordinate spazio-temporali immaginarie, non possiamo orientarci
Non solo clima e paesaggio (natura) lui fugge, ma anche lui stesso (sempre natura) →
bivalenza della Natura
Rigo 25: Leopardi dichiara subito la sua tesi: vanità della vita
Rigo 29: Teoria del piacere del 1820
“pura”: affanno, preoccupazione
Rigo 37: presa di posizione: nella vità è impossibile che nessuno ti offenda o tu non offenda
qualcuno (offendere da fero→ ferire)
Rigo 61: Tema di Orazio: "cambio luogo, ma non cambio anima” e tema del vivere in pace
senza offendere ed essere offeso da qualcuno (epicureismo)
Tema della ciclicità del tempo: tutto nasce e tutto si distrugge (dovuto alla natura: forza
maligna)
v.68 “eglino”: egli
v.69 tema del viaggio è in realtà la ricerca del piacere, della felicità
Opera di Seneca che si chiama “de tranquillitate animi” il tema della tranquillità è un tema
classico (tema epicureo, stoico, ha a che fare con la filosofia)
v.76 “reo”: colpevole (anche nella Divina Commedia)
Usa un lessico del campo semantico della guerra al campo semantico morale (“ingiuria”)
v.87 filosofo antico di cui si parla: Seneca (“le naturali questioni” -Seneca)
v.96 Si è astenuto da ogni tipo di piacere (edoné) da bravo epicureo
v.100 “mille stenti e mille dolori”: iperbole
Nella vita dell’uomo leopardiano manca la provvidenza divina che salvi l’uomo (comportarsi
bene o male non cambia nulla. Anche nei promessi sposi di Manzoni)
Il termine ingiuria è uno dei più ricorrenti (ha a che fare con l’offesa)
v.113 Tesi del brano “l’uomo è destinato a patire”
v. 116 anafora di “ora” e polisindeto “e...e...e…”
v.118 “carnefice”: campo semantico della guerra (è una guerra che si consuma tra la natura
e l’uomo)
v. 119 “del tuo sangue e delle tue viscere”: sineddochi (stanno per uomo)
v.127 “senza sua colpa”: senza che l’uomo abbia nessuna colpa (neanche il peccato
originale)
128 v.“fiorire”: metafora della giovinezza
“Offendo”: ferisco
“Avvedere”: accorgersene
Materialismo nero e tetro
v.139 Fa l’esempio di essere ospite (l’ospite è sacro nell’antichità
v.141 enumerazioni per asindeto
v. 145 “querelandomi” deriva dal latino e significa lamentandomi
L’uomo dice che non ha chiesto lui di esser messo al mondo (“spontaneamente” è
drammatico)
Dice “universo” e non Terra perchè avrebbe quasi un’accezione negativa di “madre terra”
v.157 “ufficio”: dal latino officium che significa dovere
Lui si accomuna a tutto l’universo
“tra se di maniera”: in modo tale che
Lo scopo della natura è conservare l’universo, anche a discapito dell’uomo, che è come le
piante e gli animali (no concezione cristiana)
Lucrezio, Antigone (Sofocle)...
L’islandese è servito per tenere in vita i leoni affamati per qualche giorno (lui che credeva di
esser messo all’universo come padrone del mondo→ antropocentrismo)
Finale antifrastico
Sfuma tutto nel tono di favola
Islandese o sbranato o mummificato ed esposto in un museo
Ribadire il concetto dell’irraggiungibilità del piacere, moto ciclico della vita, negazione
dell’antropocentrismo, Leopardi sottolinea attentamente tutto quello che la Natura combina
all’uomo

Non c’è la provvidenza, quindi con “fato” cosa intende?


Fato: collegato alla superstizione, alla divinazione, a Achille, Omero…
Destino: collegato al cristianesimo, ha un’accezione religiosa
“Nella vita o fai il torto o lo patisci” -Adelphi??? (confronto con il proprio destino)

1818: anno della malattia agli occhi, amore per la cugina Gertrude già sposata,
1819-21 piccoli idilli
22 viaggio a roma
poi operette morali
poi grandi idilli
1835 Ginestra (testamento spirituale di Leopardi)

NO FASI DISTINTE PESSIMISMO STORICO-PESSIMISMO COSMICO, c’è un’evoluzione


del suo pensiero (è già presente nel 1819 l’idea negativa del ciclo naturale)
Quando Leopardi ha 11 anni legge l’Iliade per la prima volta (1809) e quello che lo colpisce è
il passaggio dell’ottavo libro "Quelli, Troiani, stettero…” 553-561
Protagonisti: la Luna, le stelle, l’aria senza vento e un pastore che gioisce in cuor suo
(Leopardi affascinato da questo spazio immenso in cui l’uomo sembra solo un puntino)
Spazio così genere in Leopardi la felicità (lui si identifica in questo pastore che gioisce in
cuor suo, come se introducesse una controfigura di sé stesso, perché c’è questa idea
dell’uomo che vive a contatto con la natura)
Quindi guarda affascinato questo paesaggio lunare
Sappiamo che lui era malato negli occhi di oftalmia (già dall’infinito), quindi il sole lo peggiore
e deve vivere di notte, per questo il paesaggio lunare gli è così caro (non solo perché
poeticamente gli evoca qualcosa di importante)
Il sole diventa qualcosa di legato alla morte per lui (già nel 24 identifica il sole come un
problema nell’islandese)
La luna di cui parla, che nella classicità è identificata con tante divinità, in Leopardi non è più
una divinità, ma è la natura, impassibile lontana e indifferente (segue la vita dell’uomo ma
non è coinvolta) → viene chiamata vergine, intatta, diletta
Il sole infonde la morte in tutte le cose, tutto è salvato dalla luna (rovesciamento quasi)

Io empirico→io poetico, io che fa esperienza di qualche cosa


Io lirico→ io poetico, io che scrive, onnisciente, immerso nei sentimenti
sè→ sè stesso in relazione agli altri

Poesia deriva da “polèro”= fare

LA SERA DEL Dì DI FESTA

Componimento che fa parte dei canti


Composto a recanati nel 1820
Pubblicato nei piccoli idilli nel 1825
Ultima edizione del 1831
Lo scrive varie volte, lo redige in vari modi
“La sera” nel Romanticismo vuol dire la fine e in Foscolo vuol dire la morte
L’impossibilità nei tempi nei tempi moderni di una poesia romantica e sentimentale propria
del mondo antico, i sentimenti di solitudine e di esclusione del poeta, il titanismo, il fluire
infinito del tempo che vanifica ogni cosa

Inizia quasi come l’Iliade (ha la suggestione dell’Iliade)


Inizia con un polisindeto, progressione lentissima
v. “notturno lunare” che riprende dall’Iliade
v.3 “posa”: sinonimo di posare, ha accezione negativa, non solo dello stato delle cose, ma
anche del senso di morte
v.3 “lontan”: sempre il lontano dello Zibaldone che aiuta l’immaginazione
v.4 sinalefe
v.4 Prima invocazione alla sua donna (solo immagine, non ha la donna) “domina”: padrona
del suo cuore, rappresenta la speranza, la vita, la giovinezza...
v.5 “tace”: si entra nei sensi
v.6 inversione
v.8 silenzio quieto come in “A Silvia”
v.9 “morde cura”: metafora , non ti curi
v.10 espressione ripresa da Petrarca (Laura gli ha aperto una piaga nel petto, gli ha gettato
un dardo nel fianco), idea di amore come sofferenza (piaga in latino: vulnus), ma anche nel
4 libro dell’Eneide, in Guido Cavalcanti… (lunga tradizione)
v.10 “petto”: metonimia
La Natura che lo fece alla fame→ natura già angosciante nel 1820
Il cielo è proprio la natura e sta lontano dall’uomo, è onnipossente, e indifferente alla sua
sofferenza (non si interessa della vita umana)
v.14-15 Anafora
v.20 io empirico (io non ho proprio speranza di esserti piaciuto)
v.20 Io empirico (io autobiografico) → descrive sé stesso che di notte non dorme perchè è
angosciato e si sente solo
v.22-23 riprende il polisindeto e quasi climax
v.23 Atteggiamento titanico che si ribella al suo destino (non ancora nella fase del disincanto
che c’è nell’Islandese), c’è ancora un minimo di speranza che lo spinge lla ribellione
v.24 sembra iniziare una nuova parte del canto
v.24 sinalefe
v.24 “verde etate” metafora per la giovinezza
Il suono gli evoca qualcos’altro (doppia visione citata nello Zibaldone)
v.28 “fieramente” collegato al verso 23 ( da titano quale sono…)
Il canto dell’artigiano gli fa venire in mente il tema della ciclicità del tempo, del tutto passa,
dell’annullamento universale di ogni cosa
v.33 “accidente” tema di Aristotele (sostanza-accidente)
v.33 domanda retorica (come il canto viene cancellato dal fatto che l’artigiano passa in
strada e se ne va, così anche passa il canto dei popoli antichi, la loro fama si perde nel
niente) (paragone tra canto dell'artigiano che passa e svanisce e senso di nullità della vita,
delle stagioni che passano)
v.33 "suono...grido...fragorio…” : climax
Conclusione gnomica, sentenziosa→ conseguenza di quello che ha detto, quel “posa” che
sembrava essere positivo all’inizio, qui diventa proprio un termine relativo alla morte
v.38 “Posa” è lo stesso che troviamo al verso 3
v.43 “piume”: metonimia per letto
Finale senza catarsi (non si perde in un naufragio dolce), c’è il sentimento della vanità del
tutto
v.45 “lontanando” ricorda “mirando, sedendo” dell’Infinito, gerundio che allunga, dilata e
toglie la figura
Tema del ricordo (ricorda sè stesso in una situazione simile tempo prima, in cui ricorda
questo senso di annullamento, sofferenza, di passaggio verso qualcos'altro, di fine di un
giorno festivo e fine della felicità quindi)

ALLA LUNA

La Luna diventa una personificazione della Natura (sempre tema del passaggio delle
stagioni, dell’angoscia)
Ripresa dell’iliade
Alla fine dice che il ricordo gli salva la vita, nonostante l’affanno duri anche oggi
Endecasillabi sciolti
La Luna è metafora vita, uomo e stagione
Personificazione della Luna→ Natura personificata (Luna=Natura)
Primo titolo dell’opera: “La ricordanza”, poi “Alla Luna”
Nel mondo classico e medievale la Luna era vista come qualcosa che influenzava le maree
e l’umore come la tragedia greca “stregati dalla Luna” → per Leopardi non così, ma per
Leopardi LUNA RAPPRESENTA LA CICLICITà
O graziosa luna, io mi rammento O graziosa luna, mi ricordo che, un anno fa, venivo
Che, or volge l'anno, sovra questo colle pieno di angoscia su questo colle a contemplarti e
Io venia pien d'angoscia a rimirarti: che anche allora, come adesso, tu stavi sospesa su
E tu pendevi allor su quella selva quella selva che rischiari interamente.Ma a causa
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
del pianto che sgorgava dalle ciglia ai miei occhi il
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
tuo volto appariva annebbiato e tremulo, perché la
Il tuo volto apparia, che travagliosa mia vita era dolorosa, e lo è ancora, né dà segno di
Era mia vita: ed è, né cangia stile, voler cambiare, o mia cara luna.Eppure mi dà
O mia diletta luna. E pur mi giova sollievo il ricordare, e il contare gli anni della mia
La ricordanza, e il noverar l'etate sofferenza.Oh come giunge gradito nell'età
Del mio dolore. Oh come grato occorre giovanile, quando la speranza ha ancora dinanzi a
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo sé un lungo cammino e la memoria si lascia dietro
La speme e breve ha la memoria il corso, un tratto breve, il ricordo del passato, benché esso
Il rimembrar delle passate cose, sia stato triste e il dolore perduri ancora!
Ancor che triste, e che l'affanno duri!

v.1 “graziosa” per riferirsi alla Luna


v.1 io empirico
v.2 “colle” lo stesso dell’infinito (elemento che occlude e scatena l’immaginazione)
v.2-3 allitterazione “r”
Si passa dal presente al passato→ pendevi/pendi e rischiaravi/rischiari→ esprime la ciclicità:
la Luna continua a fare le stesse azioni nel passato e nel presente
v.6 “Ma”: avversativo→ dice qualcosa dell’io empirico (vede la Luna in modo sfocato perchè
gli occhi sono pieni di pianto; piange perchè la vita è angosciosa e piena di guai)
v.7 “luci”: metafora per occhi (tipica di Petrarca)
v.8 “volto”: personificazione della Luna
v.9 graziosa→ diletta (per riferirsi alla Luna)
Nonostante egli pianga guardando alla sua vita, gli provoca anche piacere il ricordo, perchè
lo fa sentire vivo, è importante che lui ricordi le tappe del suo dolore
Enjambement per dare fluidità al pensiero
v.20 “E pur mi giova”: svolta
Cambia tono→ dice che qualunque cosa accada il ricordo da sempre giovamento, il ricordo
è un elemento del sublime: ti fa angosciare ma ti fa anche sentire vivo.
La ragione si mescola al sentimento: la ragione gli presenta la situazione, il sentimento però
gli fa sentire che è vivo (per esempio nella parte “e pur mi giova”)
Varie sinalefi→ per scavalcare le cesure (“...vita. Ed…”; “...Luna.E…”)
Prima parte→ riguarda il passato
Seconda parte→ riguarda il presente
v. finale: “Duri” → non all'indicativo, ma al congiuntivo e ha valore di volitivo latino e da una
sfumatura di soggettività, quasi desiderio (fa riferimento a lui, alla sua esistenza e alla sua
vita)

PEZZO DI LETTERA DI LEOPARDI AL PADRE -COLERA


Dal ‘33 al ‘37 ci fu il colera che viene associato ad una sorta di valore malefico che si
impossessa della società e della città, è emblema di una condotta di vita non esatta sia dal
punto di vista morale, che concreto.
Il colera porta alla social catena: in una situazione di malattia l'unica soluzione è restare uniti
contro l’empia natura.
Leopardi scrive al padre che c’è una proporzionalità inversa tra l’uomo moderno, la sua
specializzazione, e la tempra umana.
L’uomo è la causa del colera, che rappresenta il fatto che la natura prevale su tutto

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

“La quiete dopo la tempesta” di Leopardi, composta nel 1829, inizia descrivendo il quadro
della vita borghigiana quando, in seguito alla tempesta, il "sole torna a sorridere” e tutti
tornano alla loro quotidianità. Successivamente il tono gioioso cambia in riflessivo
sostenendo che il piacere del rivedere il cielo sereno provenga dalla fine del dolore e dalla
paura di morire appena provata, seppur Leopardi in conclusione consideri la morte
cessazione di ogni pena.”

La quiete dopo la tempesta= il piacere che deriva dalla fine del dolore
Tesi:"Piacere figlio d’affanno…”
Verso finale “morte risana”: ossimoro
La quiete dopo la tempesta= il piacere illusorio che segue la fine del dolore (tempesta)
Dal verso 35: climax “fredde...tacite...smorte” (Ripreso dal filone cimiteriale dei sepolcri di
Foscolo
Temi: Tema del vano e dell’indefinito (suoni lontani, grido giornaliero, e paesaggio tranquillo
indefinito) deittici e indicatori spaziali→ paesaggio interiorizzato
Tema della natura come maligna (pessimismo cosmico), nella seconda strofa la natura
dimostra attraverso la tempesta quello che riesce a generare contro l’uomo
Tema della morte come fine del dolore (ripreso da Petrarca: morte come porto sicuro)
v.42 Tono antifrastico “natura cortese sono questi i doni…”
v.45-46: tesi
v.49 “miracol mostrare”: citazione stilnovistica a Dante (beatrice scende a miracol mostrare)
Mostro e miracolo: figura etimologica (hanno la stessa radice)
“Gran guadagno”: parola derivata dal campo economico (arricchimento dal breve momento
di felicità, gioia)
“uomo di pena” espressione di Ungaretti
Leopardi descrive suggestioni, non quadretti realistici

La seconda strofa della quiete risente del filone cimiteriale del 1600 (che appartiene a
Foscolo, ai promessi sposi, alla visione materialistica…)
Ultima strofa è legata ad un tono antifrastico violento

SABATO DEL VILLAGGIO

In questo componimento sono presenti varie scene in cui gli abitanti del villaggio si
preparano al dì di festa, la domenica. All'inizio c'è una contadinella che ritorna dalla
campagna con dei fiori e incontra una vecchietta che rimembra i giorni della sua giovinezza
dove anche lei si ornava il capo con i fiori. Si fa sera e il suono della campana ricorda ai
paesani l'arrivo del dì di festa. I fanciulli giocano e lo zappatore pregusta il riposo mentre il
falegname termina il lavoro. Il sabato è il giorno più gradito perché è intriso di speranza
mentre la domenica prelude già alle preoccupazioni della settimana.
In conclusione il poeta esorta il fanciullo ad essere felice durante la sua fanciullezza prima
che svaniscano le gioie nell'età adulta.

NO DESCRIZIONE PAESAGGISTICA, MA LIRICA (quadretti che lui ha in mente di vita


vissuta che vengono rielaborati dal sentimento→ vede tutto sullo stesso piano, momenti
vissuti in anni diversi ecc.) → filtro letterario, della memoria che mette anche in “A Silvia”

Incipit→ paesaggio ricordato in modo gioioso con inserti poetici (mazzolin…)


Molti riferimenti ai rumori
Descrizione simbolica, allegorica
v.4 “le rose e le viole” per esempio non possono stare assieme perché fioriscono in momenti
diversi (vero poetico) → rosso e viola come metafora cromatica (colori dell’amore e del lutto
e anche della passione) Ariosto (Angelica era la rosa che non poteva esser colta da tutti....)
Molti diminutivi (donzelletta è un termine rinascimentale da Boccaccio) → valore affettivo
Tema del vago e indefinito (sia suoni che luoghi),
Coppia antitetica: donzelletta-vecchiarella (tema giovinezza-vecchiaia)
Tema della ciclicità della vita
Tema del piacere della speranza come attesa del godimento
Tema: speranza(attesa del godimento futuro), quadretto vita paesana, ciclicità della vita
(quando si parla dell'imbrunire), tema del piacere
Rimembranza
Finale affettuoso e non antifrastico (si rivolge al piccolo ragazzetto)
Parte iniziale→ Marcia veloce dei settenari (parte gioiosa)
Dal verso 31→ Il verso è più lungo perchè composto da endecasillabi (prelude alla
disillusione e pone la riflessione)
v.42: riflessione che interrompe la descrizione: ognuno tornerà alla sua fatica esistenziale
Descrizioni interiorizzate, non realistiche
In questo caso la disillusione è accompagnata da un sentimento affettivo a differenza della
poesia di prima
Tono indulgente: indulge a non voler deludere questo ragazzo→ non tono antifrastico, ma
affettuoso
“festa della tua vita": metafora per momento più bello della tua esistenza: giovinezza
Redicenza “altro dirti non ho”
Ripresa a Dante “godi…”
Titolo è una metafora: quando uno crede che arrivi la festa ma quando arriva il sabato la
festa è già finita perchè la domenica prelude il lunedì
Grave: pesante (dal latino)
Più felice immaginare che vivere
Metafora del sabato sera che prelude…???
“squilla”: onomatopea
Luna sempre presente, è una “recente Luna”, appena sbucata

AMORE E MORTE

Amore della morte


Verso di Menandro “muore giovane chi è caro agli dei” (tema della musica Schubertiana)

CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA

Infelicità cosmica, poesia del vero, il ciclo eterno e imperscrutabile della natura e, al
contrario, la caducità dell’uomo, il dramma della vita
Stessa indeterminatezza e vaghezza del dialogo della natura e dell’Islandese
Utilizzata non per sviluppare il tema della illusioni che addolciscono l’uomo, ma per ribadire
che la vita dell’uomo è un ciclo di nascita e distruzione, che non ha possibilità di risoluzione
Leopardi si identifica in questo pastore che chiede alla natura indifferente motivo e conto
della sua triste condizione esistenziale
Tema dell’ idillio pastorale (espediente narrativo del quadretto agreste per dire qualcosa dei
sentimenti, diventa filosofico)
Composto nel 1829 e pubblicato nei Canti da 1831
Ultimo in ordine di tempo dei Canti pisano-recanatesi
Idea del canto suggerita da un articolo di giornale (vedi libro intestazione) → come nel caso
del vulcano: trasforma l’informazione in poesia
Citazione diretta da Petrarca: Petrarca paragona sé stesso ad un vecchio che va a vedere a
Roma il velo della veronica (sacra sindone)

1 strofa:
Inizia con un’apostrofe→ tono allocutivo
Paragone diretto con “alla luna" (“graziosa, diletta…) in cui la luna era una confidente. Qui la
Luna diventa
Luna personificata (“contempla”)
v.4 “posi” come in “A silvia” (erbo metaforico)
Domande retoriche per mettere in luce i temi
Tesi: “somiglia alla tua vita la vita del pastore.” Vita della luna e vita del pastore sempre
uguali, fanno sempre le stesse cose
"Vagar mio breve”: vita del pastore
“corso immortale”: vita della luna

2 strofa:
Vecchio debole che si trascina un peso: vecchio che trascina la vita come fosse un peso
sulle spalle (peso: metafora della vita)
Bianco come Catone
Paesaggio immaginario (c’è tutto)
Settenario rapido e asindeto aiutano la corsa del verso
“cade e risorge”: ricorda il 5 Maggio di Manzoni (scrivono contemporaneamente e si
conoscono)
Il vecchio raggiunge la destinazione (metafora della morte)
“Gela” “sassi acuti” ….: immagini dell’Inferno (Dante)
Vita è metaforicamente un abisso orrido, immenso che finisce nella morte
Morte: voragine spaventosa che poi finisce tutto
Termina con un'apostrofe alla Luna che diventa una divinità (verginità è identificata con
Artemide nella mitologia classica)

3 strofa:
Appena il bambino nasce, piange→ i due genitori tentano da subito di consolarlo, come se
dovessero consolarlo del fatto che è venuto al mondo
Anche nella crescita i genitori lo conoscono e lo sostengono
v.48 “Studiasi”: impegnarsi a (da studeo: fare qualcosa in modo appassionato)
v.50 “ufficio”: dovere
v.54 "consolar convenga”: nesso allitterante
v.55 Tesi
Tema del suicidio (la domanda delle domande, il tema dei temi, diceva Camiu)
Campo semantico della vergine: intatta, pura
“poco ti cale”: poco ti importa (latinismo)

4 strofa:
"supremo scolorar del sembiante”: citazione a Dante (perdere il rossore, la sanità della vita)
→ abbandonare la vita
Privare di noi, attraverso la morte, chi ci ama
v.72 “tacito infinito andar del tempo: sinestesia (dimensione spaziale a una dimensione
sensoriale)
Mentre dice che la natura sa, dentro di sé sa che seppur sappia non se ne cura
v.77 mille fai mille scopri: iperbole
v. 78 identificazione di Leopardi e dell'umanità con un pastore che gira a vuoto sempre
Molti termini vaghi e indefiniti
v.90 si torna alla ragione (impone di stare con i piedi per terra)
v. 97 “uso alcuno-alcun frutto” chiasmo
v.100 “io conosco e sento”: “intellego e sentio” di Seneca
v.102 “fragile” lo userà Ungaretti nella poesia “fratelli”

5 strofa:
Apostrofe al gregge
Probabile che le pecore non abbiano il sentimento di noia dentro di loro (crede)
v110-111 “ogni...ogni...ogni…”: anafora
v.110-111: climax
Noia è sentimento sublime e quindi appartiene solo all’uomo
Fastidio provato dall’uomo è il fastidio della ragione
Periodo ipotetico dell’irrealtà
gregge-Luna: sono accomunati dall’assenza della noia (sono proprio la Natura)
v.138 “candida”: tema della divinità vergine
“covile” e “cuna”: metonimie
Covile è usato nei Promessi Sposi (palazzotto di Don Rodrigo)
“cuna”: riprende il tema del bambino piccolo

Asia perchè è una terra inospitale, piena di deserti sconosciuti

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