Sei sulla pagina 1di 25

Il 28 aprile termina il corso, il 29 c’è l’ultimo seminario delle letture.

Il parziale è lunedì 3
maggio (online ovviamente).

17/03

Il 1822 segna l’indipendenza della colonia dalla metropoli. L’indipendenza brasiliana


rappresenta l’eccezione storica per eccellenza che determinerà un effetto storico e culturale
importante per la sua identità, che è complessa e problematica. Il Brasile cos’è? La risposta
nel 1800 non è scontata.

Prima parte: parliamo dell’alibi. Etimologicamente la parola alibi significa altrove, io ho un


alibi quando dimostro di essere altrove quando un crimine è stato compiuto. Il Brasile
entrerà in un meccanismo particolare. I brasiliani si guardano dall’altrove Europa. Ogni
nazione ha bisogno di miti di fondazione che legittimino la costruzione di una nuova identità
(nel caso del Portogallo abbiamo la battaglia di Ourique per esempio).

1. Inizi possibili del Brasile:


La leggenda vuole che Dom Pedro dei Bragança gridi indipendenza o morte e fondi il
Brasile, chiamato “grito de Ipiranga”. Non è un vero e proprio mito, non c’è dunque una
rottura dei due paesi, questo rappresenterà un problema per l’identità brasiliana. Identità
differenziale significa che per fondare alcuni stati ci sono stati delle guerre, in questo caso il
Brasile rappresenta un’eccezione in quanto chi gli concede l’indipendenza è il Portogallo,
indipendenza concessa. Il Brasile non capisce cosa divide il suo presente da suo passato.
Nasce il problema dei troppi inizi del Brasile.
Scolasticamente diremmo che il 7 settembre del 1822 il Brasile nasce, ma ci potrebbe venire
un dubbio perché quando la corte si trasferisce nel 1808 dal Portogallo a Rio de Janeiro,
Dom Joao costruisce uno stato, una corte, fa diventare l’ex colonia una metropoli (inversione
del patto).
-1809: vengono costruiti il primo osservatorio e l’accademia della marina
-1810: viene costruita la scuola commerciale
-1814: viene costruita la biblioteca nazionale
-1816: missão francesa: Dom joão importa dalla Francia una missione di artisti e intellettuali
che dalla Francia va in Brasile per creare l’arte brasiliana.
-1818: viene fondato il museo nazionale
-1827: viene costruito il teatro ufficiale
Il 1808 potrebbe essere un’inizio del brasile
Nel 1881 viene pubblicato un romanzo “Memorias postumas de Bras Cubas” di Machado de
Assis che viene preso da Antonio Candido come la data di nascita del romanzo brasiliano.
Possiamo prendere anche come data la consacrazione della piena autonomia del Brasile,
ovvero il 1922, epoca del modernismo.
Antonio Candido fa iniziare questa stessa letteratura alla fine del 1700 nel periodo
dell’arcadismo ultramarino, con la poesia epica arcadica.
Il brasile è l’unica colonia che passa dallo statuto di colonia del regno allo statuto di impero,
è grottesco e mostra una singolarità complessa.
La prima esigenza del Brasile dunque è trovare un mito che giustifichi la sua fondazione. Un
mito che viene trovato è quello dell’indio. L’indio diventa l’alibi identitario del Brasile, diventa
l’altrove. Gli indios nel 1822 sono già in estinzione ma ai brasiliani non interessa, perché
appare come il feticcio del Brasile che meglio rappresenta l’anti portoghesità del nuovo
continente. Viene preso come simbolo di diversità dal paese colonizzatore. Nasce
l’indianismo romantico che si basa su un indio idealizzato che viene assunto come testimone
dell’identità brasiliana, ma tutto molto artificiale.
Tragens majestaticos: le vesti dei sovrani, ci sono delle piume gialle portate spesso dagli
indios. Usare un elemento decorativo di piume di tucano vuol dire costruire un legame
simbolico tra potere indigeno e portoghese. Già in questo caso troviamo l’alibi dell’indio,
l’indianismo romantico. Un indio che però è totalmente artificiale, non etnografico o
antropologico. Nel 1822 in Brasile abbiamo due popoli che convivono, la stragrande
maggioranza di popolazione erano schiavi negri, deportati dall’Africa. Si crea un canale tra
l’Angola e il Brasile. Nonostante il numero grande dei neri, essi costituiscono la classe
dominata dalla piccola élite dei bianchi. Il terzo settore è la classe dei meticci. L’invenzione
del termine mulatto avviene in questo contesto schiavocratico. Il grande assente dalla
società rimane comunque lo schiavo nero che è osceno, ovvero fuori dalla scena di
rappresentazione. Il 1800 storico va dall’indipendenza complessa a quella che è una data di
frattura storica, il 13 maggio del 1888 dove viene proclamata la “lei aurea”, ovvero la legge
che abolisce la schiavitù. Nella prima costituzione brasiliana del 1824, i brasiliani prendono
la famosa costituzione di Cadiz, che garantisce la vera libertà dell’uomo (di lavorare ecc..), e
la copiano; ma lo fa in un contesto dominato dalla schiavitù. Succede che da questo
momento in poi le idee non avranno più corrispondenza con le cose; Tra gli ideali e la realtà
ci sarà una fortissima spaccatura, le idee verranno dall’Europa. Un paese schiavo che si
autorappresenta con valori ideali. La letteratura è il luogo dove pensare alla complessità di
questo contesto.

29/03

Il dilemma attraversa la storia brasiliana, a partire dal modernismo viene trovata una
possibilità di identificazione proprio nella complessità della sua definizione. Occorre un
secolo per superare gli inconvenienti del Brasile. Il romanticismo brasiliano è complesso in
quanto romantici come Gonçalves sono molto legati ai romantici portoghesi.
Elementi di identificazione per il romanticismo:
-Che lingua si parla? I brasiliani parlano il portoghese
-Qual è la razza? La razza è quella bianca europea (le altre due classi sociali, indios e neri,
non vengono considerate)
-Il territorio qual è? L’ultimo trattato, quello di Madrid, da al Brasile la dimensione
semicontinentale. Il problema sono i confini che definiscono la nazione.

Il Brasile nasce da una sottrazione: Dom Pedro propone una visione storicistica del passato
in chiave anti-portoghese, si trova a dover inventare un medioevo brasiliano; è una ricerca
posticcia dell’identità brasiliana pre-Alvaro de Cabral. Prima del Brasile del 1500 c’erano gli
indios (termine erroneo, dovrebbe essere indigeni). Allora la garanzia di un’identità
brasiliana viene dai quei proto brasiliani, gli indios; nasce in questo contesto romantico, di
ricerca delle radici, l’indianismo. Nell’incoronazione di Dom Pedro lui ha questa concessione
indianista, quella di usare il piumaggio nelle vesti reali che crea la fondazione di una nuova
nazione, basata sulla garanzia di una pre brasilianità. Ci sono altri indizi di indianismo: i
colori della casata dei Bragança sono il giallo e verde, il verde sarebbe il simbolo delle
foreste brasiliane e il giallo diventa il simbolo dell’oro brasiliano. L’indio è come un feticcio
(un oggetto che sostituisce un altro oggetto). Freud dice una cosa interessante sul feticcio:
per lui è una fase di crescita del bambino che prende coscienza della mancanza del pene
nella madre, questa mancanza viene sostituita dal dito (il bambino si succhia il dito; dunque
il dito è un feticcio. Altri elementi sono: Dom Pedro non è bianchissimo nelle illustrazioni, è
un po’ scuretto, questo in quanto il Brasile si autorappresenta come movimento verso il
brasile e anti Portogallo. La nascita identitaria del Brasile avviene attraverso un artificio.
Il teatro va in direzione anti-portoghese. Il luogo dove si fanno le risignificazioni è la
letteratura, che serve come strumento di consenso.

2. Gonçalves Magalhães e l’indianismo: un Brasile che nasce in Francia:


Era medico, diventerà un rappresentante della diplomazia brasiliana all’estero. Essenzializza
l’identità brasiliana nella figura dell’indio neonato che si ribella al colonizzatore. L’autore
esordisce come poeta settecentesco neoclassico moderno, con “Poesias”. Questa
operazione di rifondazione dell’identità la fa in Europa a Parigi; è una contraddizione.
Un’altra contraddizione è che si ispiri a Garrett, portoghese. Nel 1836 c’è la pubblicazione di
“Suspiros poéticos e saudades” che è un omaggio a Garrett. Lui sarà amico di Garrett.
Questa prima generazione romantica è chiamata da Candido “vacilante”. Fonda a Parigi una
rivista chiamata “Niteroi” (nome indianista, in Tupi significa “acque che si nascondono”).
Niteroi può essere vista come un manifesto della letteratura che vuole essere un’altra
letteratura. Il suo slogan è “Todo pelo Brasil e para o Brasil”, “Tutto per il Brasile e a
vantaggio del Brasile”; uno slogan nazionalistico al massimo. Nel 1856 viene pubblicata “A
confederação do Tamolhos” ovvero la confederazione degli anziani. Il protagonista è un
aimorés (indigeno). La confederazione è di tante popolazioni indigene che sono d’accordo
per fare la guerra contro i portoghesi. I portoghesi però non combattevano contro gli indios,
ingaggiavano altre tribù per combattere le loro guerre. Dom Pedro segundo in europa
regalerà a tutti i paesi una copia della confederazione. Il testo diventa un mito di fondazione
della brasilianità, grazie anche alla scena finale, carica di simboli, in cui uno degli aimorés
sconfitto, piuttosto che consegnarsi ai portoghesi si uccide, muore dunque da eroe. Il mito è
pienamente indianista; affonda le radici nell’idea di un medioevo anti-portoghese. Nel 1856
divampa una polemica da parte di José de Alencar che tramite uno pseudonimo scrive delle
lettere accusando Magalhães di aver scritto un’opra nazinalista ma di scarsa qualità
letteraria e ciò è vero; infatti nell’opera prevale l’ideologia. Alencar dice che l’autore non è
stato in grado di dipingere il Brasile, ha scarso valore estetico. Nell'induismo ci sono correnti
diverse, a difendere Magalhães ovviamente c’è Dom Pedro.
Perché far nascere in Francia la rivista “Niteroi”? Perché nasce sotto gli auspici del primo
brasilianista europeo: Ferdinand Denis, un viaggiatore che per tre anni tra il 1816 e il 1819
sta in Brasile; torna in Europa e comincia a scrivere alcune opere importanti per il
brasilianismo. Inoltra diventa curatore della biblioteca di Parigi. Diventa il tutore del Brasile in
Europa. Nel 1821 pubblica la prima traduzione in francese della “Carta do achamento” di
Caminha. Nel 1824 scrive un libro molto strano “Scene della natura sotto i tropici” una
specie di narrativa indianista che dice ai romantici europei che la natura brasiliana è così
ricca da poter cambiare il romanticismo europeo. Nel 1826 viene pubblicata “Riassunto della
storia letteraria del Portogallo, seguito dal riassunto della storia letteraria del Brasile” ed è il
primo autore che scinde e due letterature nonostante la letteratura brasiliana non esistesse
ancora ufficialmente. Gli arcadi ultramarini sono i predecessori dei romantici brasiliani
indianisti.

30/03
L’indianismo, colonna vertebrale del romanticismo, avrà posizioni diverse, è un contenitore
multiforme. Il romanticismo brasiliano è un romanticismo ancora più tardivo di quello
portoghese (già di per sé tardivo). Questo comporta anche dei vantaggi, l’esperienza della
periferia conferisce un atto di originalità. Il romanticismo brasiliano può scegliere in un
catalogo di tanti romanticismi; un romanticismo tardivo si deve impegnare di più a copiare
con un atto originale gli altri romanticismo; è un elogio alla periferia.

Il romanticismo filológico di Gonçalves Dias:

Questo poeta mostra la maggiore consapevolezza dottrinaria del romanticismo; apre una
serie di orizzonte che fanno capire che il romanticismo brasiliano sia originale e non una
semplice copia. Lui è un poeta che si caratterizza come indianista, come Magalhães; ma la
sua opera non è soltanto indianista. Da una parte è un grande della poesia e dall’altra parte
è un grande del teatro. Secondo lui la letteratura è innanzitutto una poetica e meno una
politica (ideologia). Gonçalves Dias è filo discendente di un commerciante portoghese ma la
madre era Cafusa, ovvero meticcia nata dall’unione del nero e l’indio. Il meticciato è l’anello
mancante di un sistema classista basato da bianchi e negri schiavi; è l’anello più dinamico
della società, una specie di quasi borghesia, ma è legata dal vincolo del favore rispetto
all’elite, è una classe libera grazie alla concessione dei bianchi. Nasce nel 1823 nel
Maranhao in una fazenda da una famiglia agiata che gli consente di fare un viaggio verso il
portogallo nel 1835 per completare gli studi nell’università di Coimbra di diritto. Qui viene in
contatto con alcune riviste come il “Trobador”. Questi gruppi romantici universitari vengono
chiamati medievalisti, perché andavano a cercare nel medioevo gli elementi necessari alla
ricerca dell’identità. Anche lui diventa medievalista, ma della storia portoghese ed europea.
Negli anni di Coimbra fa un bagno nella sensibilità filologica per capire quanto il passato sia
fonte ispiratrice della poesia contemporanea romantica. Sono i valori nostalgici romantici.
Nel 1845 torna in Brasile, nel 46 lavora come giornalista e intellettuale a Rio de Janeiro. Nel
1847 pubblica i “Primeiros cantos”. Lui è un autore che circola anche all’interno dell'Europa.
Avviene un naufragio nel 1864 e lui muore giovane. Lui portava con sé un'opera completa
“Os cibiras” che quindi scompare con lui.

"Canção do exílio"
La poesia più citata della letteratura brasiliana. Il Brasile, non essendosi formato attraverso
la rottura storica ha un problema inesorabile di identità. La posizione di Goncalves Dias è
diversa dalle altri di altri autori indianisti.
Goncalves dice che non c’è bisogno di decolonizzare la letteratura brasiliana dalla
letteratura portoghese, devono essere due ma sorelle, discendenti dallo stesso tronco.
L’opera di Dias che ci fa intendere una piega diversa, ricerca l’unione e il dialogo tra le
letterature. Questa è un’idea molto diversa da quella di Magalhaes. Nel 1848 pubblica i
“Segundos cantos”, fonda con Macedo la rivista “Guanabara”. Nel 57 pubblica a Lipsia i
“Cantos” e ci aggiunge un dizionario di Tupi guarani, lingua geral. L’indianismo di Dias sarà
più temperato e poetico, più letterario e libresco, non politico e strumentalizzato. Nel 61
pubblica gli “Ultimos cantos”. Lui pubblicava anche traduzioni di altre poesie. Tra fli studi
filologici ci sono anche le Sextilias, opere di imitazione medievale che mostrano lo sguardo
nel passato per riferirsi alla letteratura brasiliana presente.
Il nazionalismo c’è comunque.
La poesia brasilianizza la saudade portoghese. Possiamo considerare questa poesia come
un nazionalismo brasiliano. C’è un’epigrafe di Goethe. Ci sono alcune riprese importanti: il
sabià è un uccelletto che fa parte della tradizione del Brasile in quanto era già adottato come
simbolo tradizionale. Da questo momento in poi la palmeira (palma) è simbolo del
romanticismo brasiliano. Il poeta si trova nell’esilio in Portogallo. Comincia un esercizio di
iperbolica comparazione. Il termine Saudade è definito da questi versi. Il confronto è
chiaramente nazionalista, ma c’è qualcosa di più. Ungaretti ha tradotto la canzone dell’esilio.
La traduzione è molto libera e può sembrare anche comica, ma riesce a salvare così la
cantabilità del testo. Questo poema è stato riscritto da tanti poeti successivi. Il termine esilio
è un termine romantico. Il poetico prevale sul politico, è un grande poema che può essere
letto ANCHE in maniera politica e nazionalistica. I verbi sono tutti statici e soltanto il verbo
voltar è dinamico. Esprime il dolore per la distanza dal proprio luogo, è un poema che si
costruisce attraverso le assenze, una contemplazione dell’assenza che definisce la
saudade.

31/03

3. Gonçalves Dias: un indianismo poetico:


Si distingue dall indianismo politico di Magalhães. Lui cerca di conoscere bene l’indio,
dunque la sua immagine è molto ricca, è un indio letterario che si forma anche nella
conoscenza che l’autore ha delle rappresentazioni indigeniste prima della sua poesia,
conosce per esempio i testi di Padre Anchieta. Nel Caramuru la india Paraguaçu può
sposare Diogo perché si converte al cattolicesimo e in questo modo colma la sua diversità,
l’indio è la controparte di una costruzione di una identità brasiliana misto razziale, la
brasilianità nasce dalla confluenza del soggetto indigeno e il colono. Ci sono anche molti altri
indianismi non brasiliani. Cooper, il grande romanziere americano con “l’ultimo dei Mohicani”
è un esempio. Anche Mountain scrive riguardo agli indios facendosi un'idea del
cannibalismo indigeo tramite una festa carnevalesca portoghese nella città francese di
Rouen. L’idea fondamentale non è quella di inventare un medioevo.
*mancanza di appunti*
Negli “Ultimos Cantos” troviamo le opere più mature dell’indianismo, ce ne sono 3 principali:
-“Leitos de folhas verde” dove c’è la figura della donna india, poema dedicato all'india, alla
donna che attende il ritorno del suo uomo e quindi si prepara ad incontrarsi con lui. In questo
tema c’è un motivo strettamente legato ai canzonieri medievali portoghesi (Cantigas de
Amigo). Abbiamo anche un’allusione a Tristano e Isotta. La costruzione dell'indio/india è
fatta con tanti strati di letteratura.
-”Juca Pirama” (Colui che è degno della morte), vediamo una costruzione del tema dello
straordinario coraggio dell’indio, è un coraggio più personale che fa capire la forza dell’indio
davanti alla battaglia. Racconta una storia famigliare indianista: un giovane indio ha paura e
dunque non partecipa alla battaglia tra i diversi gruppi di Indios. Il padre anziano vuole che
lui combatta; proprio per la sua pusillanimità critica il figlio, lo ripudia. Da questo rifiuto scatta
il coraggio dell'indio. Il coraggio è un elemento caratterizzante l’indianismo. Essere
all’altezza di meritare alla morte. Il padre non vuole un figlio codardo. C’è un processo
costruttivo di un coraggio che prima non c’è ma che poi progressivamente l'indio finisce per
costruirsi. Si crea un’epica indianista. Il motivo dell’esaltazione della celebrazione dell’indio è
presente. Si tratta di un poema indianista di grandissima foggia letteraria.
-”Marabà” parla di una india bellissima, è una trasfigurazione dell’indio. La india Marabà è
meticcia, ha gli occhi color zaffiro e i capelli ricci e biondi; si tratta di una costruzione
simbolica della india. Marabà è l'india che viene espulsa dalla comunità di indigeni di cui
vorrebbe fare parte proprio perché è diversa, da qui il suo isolamento e dolore. La figura è
letteraria, cambia il significato complessivo dell’indianismo di Dias e segna un progresso che
non viene raggiunto da altri poeti in questa corrente. Il tema dell’indianismo attraversa tutta
l’opera di Gonçalves Dias. Da una parte c’è un intento di dare profondità all’indio brasiliano e
dall’altra c’è l’intento di dotarlo di una vocalità letteraria riconoscibile. Il suo indianismo è
quello più convincente. Gli altri indios di autori sono molto più ricalcati sulla tradizione del
romanzo storico europeo. Lui crede che il medioevo sia l’archivio da cui estrarre gli elementi
per creare l’indio. C’è un impegno filologico.

Quando Machado De Assis scriverà un saggio che è “L’istinto della nazionalità” dirà che non
è sufficiente che, per fare della letteratura brasiliana una letteratura brasiliana, ci sia l’indio e
la palma. Machado dirà che la letteratura brasiliana deve essere soprattutto letteratura,
senza essere legata alle stereotipizzazioni locali. Lui non critica Goncalves Dias perché lui
va proprio in questa direzione di universalizzazione dell’indio. Lui trova un equilibrio tra l’uso
di queste immagini comuni con la grande letteratura e la sua universalità.

4. I primordi della prosa del Brasile: romanzi di costume e scritture anti canoniche:
Nel frattempo comincia a prendere forma anche la prosa. Una prima opera di Joaquim
Manuel de macedo è “A moreninha” che rappresenta un romanzo di costume, una novella
urbana ambientata nella Rio de Janeiro del periodo dell'indipendenza, è un romanzo urbano
che rinvia ad un contesto più naturale, un'isola dove la elite Carioca si trasferisce per
trascorrere le vacanze (seconde case ecc…) questa isola è la Ilha de Paquetá, realmente
esistente. La storia è ambientata tra la città e l'isola, come fossero due contesti (campo e
città, tema romantico). La storia è abbastanza semplice, è una scommessa tra amici, il
protagonista si chiama Augusto, è una persona di forte instabilità mentale. Un suo amico gli
dice che se lui va a Paquetá si innamorerà di una delle suo cugine. La scommessa riguarda
la scrittura del libro, se Augusto vince il libro lo scrive lui e viceversa. Augusto da ragazzino
aveva conosciuto, sull’isola, una ragazza e le aveva promesso che l'avrebbe sposata. Il
tempo era passato e lui era diventato un elitario, giovane ricco. Lui accetta la scommessa.
Effettivamente a Paquetá conosce Carlotta che lo conquista. Lui però frenato da questo
antico impegno che aveva preso da giovanissimo per questa ragazza bellissima. Lui è
lacerato tra l’amore storico e la passione presente per Carlotta. Alla fine si scopre che
Carlotta in verità altri non è che la ragazza dell’infanzia. In un qualche modo quindi lui vince
la scommessa. Questo è il primo romanzo che conosce una fama incredibile. Il lato
interessante è che ci introduce alcune caratteristiche della narrativa brasiliana. Una è la
natura urbana, un’altra è la scarsa originalità dei personaggi principali, sono soprattutto i
personaggi secondari a fornirci info sul contesto. I mossos negri sono una bella espressione
per esprimere la relazione di schiavitù, non sono solo servi neri, ma sono schiavi. Querido
Moleque “carissimo schiavo” ci fa capire la rappresentazione indiretta della relazione
padrone-schiavo. Questo romanzo ci dice molto di più di un saggio sulla schiavitù. Un po’
più avanti nello stesso capitolo si parla di un ragazzo con la pelle color garofano (un servo
meticcio). Anche nella descrizione di un servo mulatto, ciò che colpisce è il modo in cui la
elite descrive gli schiavi, che sono letteralmente osceni (fuori dalla scena), ma attraverso
questi indizi ed echi indiretti, prendono una forma e ci fanno capire la relazione
complessissima schiavo-padrone.
Un’altra opera importante è “Ursula” della scrittrice mulatta Maria Firmina dos Reis,
discendente di schiavi, viene adottata da una signora ricca che la fa studiare. Viene
pubblicato nel 1859. L’opera, scritta sotto pseudonimo, è costituita da più parti, tra le quali
troviamo “A escrava” dove la narratrice fa parlare una schiava della violenza che ha
conosciuto e della ricerca del figlio perduto. L’opera è precoce, abbiamo un’autrice
afrodiscendente donna che nei primi vagiti del brasile scrive della schiavitù. Poi abbiamo la
sua marginalità casuale tra la letteratura brasiliana. Si tratta di una figura che è stata
reintegrata nel contesto. Il 1888, l’anno della legge aurea è ancora lontano, dunque è una
denuncia precoce, ma anche silenziosa. Questo ci fa riflettere sulla complessità per il negro
di prendere parola.

07/04

5. “O Brasil não é longe daqui", la prosa come conoscenza del Brasile, il romanzo di josé de
Alencar:
Scrive il romanzo del Brasile. La prosa è lo strumento con cui i brasiliani entrano a
conoscenza con il loro paese. Il paese era fortemente diversificato, qualcuno dice che non
esistono brasiliani realmente informati sulla diversità geografica e culturale del paese. Flora
Sussekind studia la letteratura dei viaggiatori, che attraverso le immagini divulgare del
Brasile, rendono i brasiliani consapevoli della vastità e ricchezza della loro nazione. Il Brasile
divenne noto per mediazione, azione svolta dalla letteratura. Quando inizieranno le critiche
del modello di modernità del Brasile, una critica verrà fatta da uno scrittore, Lima Barreto, lui
dirà che anche agli inizi del 900 i brasiliani non sapevano della vastità culturale e geografica
del Brasile. Antonio Candido con "Formação da literatura brasileira” (1959) nel secondo
volume, quando parla dell’emersione del romanzo e della prosa dice: la letteratura svolge la
funzione di “instrumento de escuberta e interpretacão”.

José de Alencar: dota il Brasile di una letteratura che lo rappresenti, lui scrive il Brasile
attraverso il romanzo. Nasce nel 1829 nell’odierno stato del Ceará da una famiglia colta di
politici culturalmente avveduti, intellettualmente attivi. Lui si laurea in legge a São Paulo.
Lavorerà come giornalista e intellettuale. Inizia a scrivere alla metà degli anni 50, soprattutto
dopo una polemica famosa che divampa nel 56 con la pubblicazione di Magalhães. Scrive
nel 1857 “O guarany” con il sottotitolo “Romance brasileiro”. Quest’opera rappresenta un
piccolo manifesto estetic dell'indianismo romantico. Ha un grande successo. Ci sono altre
due opere che fanno parte del mainstream dell’indianismo che sono il poema in prosa
“Iracema” del 1865, la leggenda della nascita del Ceará. Iracema è la figura femminile di
straordinaria bellezza, è anche l'anagramma di America. Il terzo romanzo indianista è
“Ubirajara”. Alencar cerca di rilanciare anche il teatro. Sono molto importanti le cartas
politicas de Erasmo, lettere inviate all’imperatore. Diventa anche un politico, deputato,
diventerà anche ministro, rincorrerà lungamente anche la posizione di senatore a vita (senza
conseguirla), un politico conservatore. Candido parla di tre José de Alencar, non di uno. Il
primo è il letterato, colui che ha successo con O Guarany. Il secondo periodo è più breve,
dove la sua attività politica gli fa scrivere soprattutto opere di tipo pubblicistico, è una
produzione prevalentemente saggistica ed infine il terzo periodo è quello in cui pubblica la
maggior parte dei romanzi. Prima di morire fa un viaggio in Portogallo.

O guarany:
Romanzo storico. Il protagonista è una famiglia portoghese agli inizi del 1600 nella Paraiba.
Un nobile portoghese, Don Antonio de Maris, per sfuggire al giogo castigliano, ripara con la
famiglia in Brasile e costruisce un castello. Il periodo è quello della monarchia duale. La
visione di Alencar non è anti-portoghese. Anzi, li definisce una matrice di fondazione
dell’identità brasiliana; è una posizione integrazionista. Il protagonista è molto cordiale. La
figura del cattivo è un ex gesuita di origine italiana che è il leader di un gruppo di mercenari
che si chiama Loredano. Don Antonio è il padre di due ragazze, una è la protagonista,
Cecilia, la soprannominata Cecy e sorella di Isabel. Il padre è molto protettivo ma succede
che avviene un incidente tra la fam. di Don Antonio e gli indios Aimorés, dove il figlio di Don
Antonio, Diogo, uccide per errore una figlia degli Aimorés. Questo scatena una guerra tra le
due parti. Ovviamente Loredano vuole impadronirsi delle ricchezze di Don Antonio e così
manipola gli indigeni. La figura centrale è quella del Guarani, lui si chiama Perí. Lui è un
indio che si muove come un ingessato cavaliere medievale, praticando i valori della
sudditanza verso la fam. di Don Antonio; è l’incarnazione del buon selvaggio (indio feticcio).
Perí dunque combatte per Don Antonio. Cecilia ha un pretendente (Alvaro) che respinge con
la frase “ti considero solo un amico”. Alvaro prenderà lo spunto e inizierà il fidanzamento con
la sorella. La guerra diventa così cruenta che Perí decide di realizzare un piano suicida.
Vuole prendere un veleno potente, si vuole far uccidere degli Aimorés che poi lo
mangerebbero e morirebbero per il veleno. C’è chiaramente una divisione tra il bene e il
male molto chiara, attraverso questo progetto che però non si realizza perché Alvaro riesce
a salvare Perí dai nemici che però si è già iniettato il veleno. Riesce a salvarsi però con
l’antidoto trovato nella foresta. Alvaro viene ucciso e Isabel muore sul cadavere del fidanzato
(morte romantica). Loredano muore e Don Antonio commette un gesto eroico: fa battezzare
Perí, che dunque si mette in condizioni di poter fuggire ed essere il tutore (fidanzato) di
Cecilia. Don Antonio da fuoco al suo castello e fa saltare tutto. Muoiono tutti (tranne Cecilia
e Perí). Loro sono su una canoa e si allontanano, c’è però una tempesta violentissima che
provoca una piena del fiume e Perí sradica una palma con cui riesce a proteggerli e dunque
scampano dalla tempesta. Il finale prefigura una identità brasiliana che nasce dalla
convergenza della miglior discendenza portoghese (Cecilia) e il Guaraní più coraggioso,
rappresentante dell’indianismo americano. Su quella canoa in verità c’è l’embrione del
nuovo Brasile. Questa è una grande allegoria. Nell’opera il guarani è un ideale che lo
scrittore cerca di sublimare a livello poetico.

12/04

Il feticcio è ciò che sostituisce "qualcosa che manca", che riempie un vuoto. In questo caso
la figura dell'indio riempie un vuoto storico e mitologico collegato all'origine del Brasile e al
suo "Medioevo". La figura dell'indio quindi viene ricreata a livello letterario per essere un
riempitivo esclusivo brasiliano per questo vuoto.
O Guarani è un romanzo che cerca di rispondere a carenze anche di tipo estetico rispetto
alla “Confederaçao dos Tamoios”. Il romanzo configura il personaggio dell’indio cavaliere, il
feticcio di un cavaliere europeo medievale che si comporta secondo un codice di condotta
epico chiaramente non di matrice brasiliana; Alencar non ha lo scrupolo etnografico come
Gonçalves Días che aveva profonde conoscenze etnografiche.

6. Gli altri Alencar: tra indianismo, romanticismo e realismo:


“Iracema, Lendas do Ceará” è un romanzo breve indianista, scritto dopo 10 anni da “O
guarani”, un poema in prosa più maturo, come lo definisce Machado de Assis. Per “Sistema
letterario” intendiamo l’esistenza di un sistema che concepisce l’opera, la scrive e la
pubblica, è una circolazione; secondo Candido questa maturazione arriva con Machado. Il
lavoro di Schwarz è la tesi del dottorato “Ao vencedor das batatas” che si concentra su
Machado de Assis.
Nel romanzo di “Iracema” troviamo un protagonista che si chiama Martim ed è portoghese
(che acquista il nome indigeno di Coatiabo) che si innamora della india tabajara Iracema. Il
romanzo riproduce lo schema narrativo del Caramuru. Iracema è l’anagramma di America,
quindi vedremo in questa narrativa di fondazione, una fondazione americana;
un'indipendenza americana in gestazione. Il romanzo parla di guerra, gli indios sono sempre
descritti come in costante guerra tra di loro (idea di matrice arcadica), parla anche di amore
e di bellezza dell'india Iracema. Alla fine del romanzo avremo un ritorno della storia che
definisce la mitologia come una soglia della storia nazionale. José de Alencar ha una visione
del mondo conservatrice. La magia entra in gioco grazie al personaggio dello stregone dei
tabajaras.
Trama:
Martim è un portoghese che ha i suoi amici che appartengono alla tribù Pitaguara in conflitto
con quella dei Tabajaras. Martim si perde nella foresta ma viene ricevuto dallo stregone die
Tabajaras che vive con la figlia Iracema. Arakem (lo stregone) ha un elemento sacrale della
sua cultura che è l’ospitalità (anche dei nemici), questi sono elementi attinti dai miti romantici
europei. Il fratello di Iracema diventa amicissimo di Martim, ma il giorno dopo arriva nel
villaggio Irapuan che è il capo guerriero dei tabajaras che odia la tribù amica di Martim e
ama Iracema. C’è una scena in cui Iracema vede Martim triste e gli domanda se sia perché
ha lasciato in Portogallo la fidanzata. Gli dà una pozione per far si che nel sonno veda la
ragazza che ama ed effettivamente nel sonno vede proprio Iracema. Il giorno dopo Irapuam
dichiara il suo amore a Iracema che,, innamorata già di Martim, lo rifiuta e lui si arrabbia. C’è
la guerra tra le due tribù e Martim viene fatto allontanare perché non possa subire la
vendetta. Martim avrà due alter-ego indigeni: un è Poti, indio Pitiguara che da sempre gli è
amico e l’altro è il fratello di Iracema della tribù dei Tabajaras. Nella notte della fuga, Martim
dice ad Iracema di volerla e di non riuscire a dormire. Si addormenta e sogna di chiamare
Iracema e che i due si abbracciano e fanno l’amore. Martim pensa che sia stato un sogno
ma Iracema si sente davvero la compagna di Martim. I Tabajaras vengono sconfitti grazie
anche alla collaborazione di Martim. Inizia il periodo di pace in cui inizia anche la vita
coniugale tra i due innamorati. Iracema rimane incinta, Martim assume il nome indigeno.
Ecco però che Martim viene travolto da un senso forte di saudade. Scoppia una seconda
guerra tra le due tribù. Qui Martim lascia Iracema senza dirle nulla, ma lascia un messaggio
costituito da una freccia confitta nel terreno e su questa freccia Martim mette un fiore di
Maracuja (che diventerà simbolo del Ceará). Il romanzo dunque è il mito di fondazione del
Ceará. Anche in questo secondo momento di vincita e di vita coniugale Iracema si intristisce
perché pensa che Martim voglia ritornare in Portogallo dalla vecchia fidanzata. Scoppia una
terza guerra tra le due tribù e, mentre Martim va a dare manforte agli indigeni, Iracema
partorisce da sola un bambino maschio a cui viene dato il nome di Moacir che significa
“Figlio del dolore”. C’è un episodio che richiama dei motivi storici: Iracema non ha latte per
Moacir e nella foresta un cagnolino le lecca il seno e le riattiva il latte (riferimento alla
leggenda di Romolo e Remo); il latte le mancava a causa della saudade e della tristezza.
Martim ha un presagio nei confronti di Iracema; ella infatti si ammala di tristezza, Martim
torna per vederla, lei fa in tempo a dare Moacir nelle braccia del padre e dopo muore. Prima
di morire chiede di essere sotterrata sotto un albero che lei amava tantissimo. Questo luogo
di sepoltura è il luogo su cui poi sorgerà la regione del Ceará. Nell’ultimo capitolo Martim
prende Martim e il cane (non quello dell’allattamento) e torna in Portogallo e dopo 3-4 anni
torna nel Ceará con il figlio cresciuto e inizia un’opera di conversione e di evangelizzazione
da parte sua nei confronti degli indigeni. Aiuta anche il colonizzatore Geronimo de
Albuquerque nella fondazione della colonia. Ritorna con Moacir nel luogo di sepoltura di
Iracema e dice “Tudo passa sobre a terra” “tutto passa sulla terra”. La storia vuole essere
una favola di fondazione e allo stesso tempo una storia di lutto e di perdita dell’amore;
soprattutto si concentra sui dettagli e sulla ricostruzione dei paesaggi. Il romanzo è anche
uno strumento di “Descoberta e interpretação”.

“Ubirajara” è un nome indio che significa “Il signore della lancia” e viene scritto 10 anni dopo
“Iracema. La vicenda narra dell’indio che non si lascia corrompere dai valori coloniali ma
mantiene una sua purezza. Questo eroe indigeno è il fautore di un’alleanza tra diverse tribù
indigene, è colui che da origine ad un’altra nazione indigena che è quella di Ubirajara.

Il romanzo “Senhora” è urbano e appartiene alla terza fase matura di Alencar. Quest’opera,
secondo Alencar, dovrebbe mettere a nudo i segni della decadenza dei valori nel segundo
reinado, quello di Dom Pedro segundo che assume l’impero che il padre gli aveva concesso.
Il romanzo in questione racconta una storia di matrimonio, motivo romantico di molta
letteratura; è lo strumento di promozione sociale di mobilità sociale. I romanzi del primo
Machado de Assis sono matrimonialistici (legati al matrimonio), lui infatti leggeva Alencar.
secondo Schwarz il romanzo è però un fallimento felice. “Senhora” mette insieme
romanticismo e realismo.
Trama:
La protagonista è Aurelia Camargo, figura femminile attraente e forte, inizialmente povera.
Figlia di una sarta ed è orfana che si innamora di un uomo che è Fernando ed è un uomo di
successo povero, ma di una ricchezza apparente, ostenta molto. Entrambi si piacciono però
Fernando pensa anche al benessere materiale, allora lascia Aurelia per stare con la
ricchissima Adelaide; ma Aurelia riceve una ricchissima eredità da parte della nonna;
diventa dunque una ragazza bella e ricca. Aurelia decide di comprarsi Fernando, manda un
suo collaboratore, che senza rivelare l’identità della donna, propone a Fernando il
matrimonio in cambio del denaro. Fernando accetta il matrimonio ma si accorge che la
donna è Aurelia, dunque si ritiene molto fortunato. Il prezzo da pagare però è che lei
impedisce a loro di consumare il matrimonio, come una vendetta. Con i soldi che si
guadagna Fernando però, si compra la libertà. Questo ci ricorda la Alforría, ovvero la
liberazione dello schiavo. Aurelia e Fernando decidono finalmente di stare insieme
amandosi. La lettura che facciamo noi di questa transazione economica ci richiama una
società regolata dagli stessi ideali liberalisti, ideologicamente, ma il contesto storico è
diverso, in quanto in Brasile c’è ancora la schiavitù. Il fallimento dell'opera è dunque la
rappresentazione perfetta di un paese in cui le idee non rappresentano la società ancora
arcaica di favoritismi.

Nel 1973 Candido ha scritto “Di Cortizo a Cortizo” in cui dice che scrivere come Zola in
Brasile è inutile perché la Francia ha valori concretamente diversi da quelli brasiliani. Il
naturalismo non può funzionare nel contesto brasiliano.

13/04

7. “Memórias de um sargento de milícias” e “Dialética da malandragem”:


Di Manuel Antonio Almeida. Antonio Candido scrive negli anni 70 “Dialética da
malandragem” facendo nascere la corrente critica della letteratura brasiliana. Manuel muore
molto giovane in un naufragio (come Goncalves Dias). L’autore ha un percorso letterario
molto breve, nasce da una famiglia ricca a Rio de Janeiro e nel 1858 si laurea in medicina.
Vive di collaborazioni, giornalismo, traduzioni ecc...Nel 1858 viene nominato (tramite
favoritismi) amministratore della tipografia nazionale e qui incontra un giovane mulatto
18enne ed autodidatta che cerca di trovare un lavoro, questo si chiama Machado de Assis.
Nel 1861, in un viaggio via mare verso Campos, va perché vuole essere eletto come
rappresentante provinciale e qui fa naufragio e muore. Scrive un romanzo molto importante,
fu scritta per essere pubblicata a scaglioni nel giornale, poi venne pubblicata in due volumi.
La struttura dell’opera è fortemente condizionata dalla struttura giornalistica; I capitoli sono
brevi, inoltre alla fine dei capitoli c’è una specie di cliffhanger. Un libro eccentrico perché è
un’avventura letteraria, senza una progettazione precedente.
Ambientato nel tempo in cui il re Dom Joao 6 era sbarcato in Brasile, trasferendo la corte,
quindi all’inizio del 1800. Parlando di questo tempo storico, l’autore ci dice molto sul suo
tempo contemporaneo. Verrà definito un romanzo di costumi. Un critico importate, Mario de
Andrade, definirà questo romanzo come picaresco. Candido invece sostiene in contrario,
sostiene anche che non sia un romanzo documentario, in quanto la classe sociale degli
schiavi non viene rappresentata, neanche la elite. Viene rappresentata la classe sociale la
cui libertà si deve alla concessione, favore della élite, non perché siano davvero autonomi e
liberi. Questo mondo molto dinamico e caotico è tale perché qualcuno lo consente. La
malandragem si riferisce al malandro, ovvero colui che riesce a navigare nel caos della
società grazie alla sua rete di contatti. Un personaggio del folklore che rappresenta il
malandro è Pedro Malazarte, alcune opere come “Carnavais, malandros e herois” ci fanno
capire la figura e la società brasiliana; dunque anche il romanzo di Manuel introduce il
malandro nella letteratura, ma non ha niente a che fare con il Picaro.
Machado de Assis farà scelte molto simili a quelle di Manuel.
Trama:
Non è un romanzo alla prima persona, ma è raccontata da un narratore che racconta di
Leonardo, un malandro che nasce da una coppia di portoghesi che arrivano in Brasile. Suo
padre viene soprannominato “Pataca” e conosce la moglie sulla nave. Nasce una famiglia
disgregata. Arrivano a Rio e nasce Leonardo. Il padrino è un signore che ha imparato a fare
il barbiere ed ha molti soldi. La madre se ne torna in Portogallo con il capitano della nave, il
padre abbandona Leonardo al barbiere. Emerge che il bambino molto vivace ottiene una
protezione della comadre. Normalmente la comadre appartiene ad una classe sociale
superiore. Il padre di Leonardo si innamora di una zingara che in realtà è la convivente di un
sacerdote, suo rivale. Il padre organizza un rito propiziatorio per allontanare il sacerdote.
Vidigal è il comandante delle milizie, arresta Leonardo pataca che poi verrà liberato. Un’altra
volta il padre assume un capoerista (scagnozzo). Una signore ricca di Rio de Janeiro, Dona
Maria ha una nipote, Luizinha di cui Leonardo si innamora, bruttina ma ricca. In questo
romanzo il lavoro è vago e poco visibile, questo perché solo lo schiavo lavora davvero. Ad
un certo punto arriva un altro uomo, José Manuel che chiede la mano di Luizinha. La madre
dà in sposa lei a questo uomo. Leonardo allora si allontana e incontra nella periferia una
giovane,Vitinha di 20 anni di cui si innamora. Luizinha viene dimenticata e Leonardo trova in
Vitinha (simbolo della libertà di corpo) l’amore. Il comandante delle milizie perseguita
Leonardo e lo arresta. Succede che Dona Maria insieme ad altri comari decidono di liberare
Leonardo. Le comari, vedendo che Vigal è in mutande con la parte superiore della divisa, lo
ricattano per liberare Leonardo. Vidigal libera Leonardo e lo fa diventare sargento. Luizinha
si sposa con Leonardo e riceve l’eredità della madre e anche Leonardo, morti i suoi, riceve
l’eredità. Lieto fine.
Antonio Candido definisce il romanzo come rappresentativo, una forma locale, brasiliana,
non picaresca. Il romanzo offre una radiografia del tempo contemporaneo al lettore. La
classe degli uomini liberi di oscillare tra il campo dell ordine e disordine, regola ed
eccezione. Nella conclusione del saggio critico dice anche che il romanzo non si inquadra in
nessuna corrente letteraria brasiliana del 1800 (indianismo, romanticismo, realismo ecc…)
inoltre è l’unica opera che non esprime la classe dominante. Ciò che fa muovere la società
brasiliana non sono i valori, ma i favori. Un romanzo che ci fa vedere la struttura sociale
complessa del Brasile.

14/04

La “Dialetica da malandragem” fa capire che esiste un gruppo sociale al di fuori degli schiavi
e dei padroni, che sono la classe degli uomini liberi grazie ai favori. Luizinha rappresenta il
vincolo con l’ordine, mentre Virginia il vincolo con l’eccezione. Il romanzo è alternativo, non
rientra in nessuna corrente artistica del 1800 brasiliano. La costituzione dello spazio
pubblico è considerato un elemento di lettura della modernità, per la sociologia la burocrazia
è l’anonimato delle relazioni. del Brasile del 1800 ci troviamo invece in un contesto di
personalismo dove vige la frase “ma lei non sa chi sono io”. Questo movimento tra ordine e
disordine ci mostra un Brasile in cui la relazione personale come moneta di scambio è
l’elemento preponderante. Sergio Buarque de Holanda chiama il personalismo: cordialità,
come elemento negativo derivante dai lasciti della colonizzazione. Il saggio di Antonio
Candido ha fondato un paradigma interpretativo del Brasile, è un saggio che ha creato un
irradiazione interdisciplinare (filosofia, sociologia ecc…).
Machado, come tutti i letterati importanti, si afferma come poeta, un poeta mediano. La
prosa andava radente in quanto legata al giornalismo, era vista come forma minore. Ci sono
due fasi poetiche nel 1800: una fondativa dell’identità brasiliana e una più di ispirazione
europea che si concentra nell’ultra romanticismo.

8. Generazioni romantiche: L’orizzonte poetico di Machado de Assis negli anni della


formazione:
L’opera poetica di Machado si divide in due parti. Esordisce nel periodo del ultra
romanticismo, nel 1864, si avvicina alla prosa. Machado, prima di diventare uno scrittore
“feroce”, diventa il miglior romanziere brasiliano. Cerca di affermarsi come poeta, la poesia
svolge una funzione non secondaria, lo consacra. Ci sono tre opere, non delle migliori:
“Crisalidas”, “falenas”, “americanas”. Nel 1901 pubblica un libro di poesie.

Seconda Generazione, Byronisti:


-Álvares de Azevedo
-Fagundes Varela
-Casimiro de Abreu
Caratterizzano la poesia con i valori dell’ultra romanticismo, ma con una luce diversa. Sono
anche detti “Byroniani”, sono giovani e muoiono giovani. Due di loro muoiono di tisi.
Byroniani perché rinviano a Byron (scrittore inglese) il poeta raffinato, con una vita
spericolata. Byron verrà mandato in esilio in Italia, nella sua poesia c’è il mito dell’eroismo.
Sao Paulo in questo momento, è solo una cittadina di provincia, poi diventerà la capitale
morale del Brasile. Sao Paulo ha molti cenacoli accademici, vita universitaria bohemienne.
La poesia byroniana è individuale, malinconica, riguarda il malessere universale (il male di
vivere).
Il poeta più noto è Alvares, muore a 30 anni. Lui è universitario, studia giurisprudenza senza
successo; gli viene attribuita una doppia polarità nella sua poetica:
-La natura è scomparsa (momento di crisi della percezione romantica)
-Autoderisione
Victor Hugo ha una grande influenza su questa corrente poetica.

Fagundes è un poeta più vicino ai valori del romanticismo, un naturista, dedica un bellissimo
poema al figlio che muore presto.

Casimiro è molto citato, poeta di qualità media, ma molto letto. Falciato dalla tubercolosi, a
14 viene mandato in Portogallo per studiare. In Portogallo lui riscrive la “Cancao do exilio”.

Terza generazione, condoristi:


Fa un passaggio dalla poesia individualista e gotica alla poesia sociale. Ancora una volta
Victor Hugo è d’ispirazione. C’è un gesto politico oltre che poetico.
-Tobias Barreto è il principale poeta e fondatore della Escola do Recife, di impostazione
positivista. Tobias Barreto era mulatto ed è considerato il fondatore di questa generazione
condorista. L’immagine deriva dall’uccello del condor, simbolo americanista. La scuola
condorista assume un’accezione più sociale. Il condor ha uno sguardo ampio dall’alto, è una
metafora. Questa è una poesia di impegno, un’arma di battaglia. Il Brasile del 1800 è
segnato da un vuoto di soggetto, lo schiavo, il negro; dove sono gli schiavi? cosa dicono?
La schiavitù entra in contraddizione dopo la rivoluzione francese, anche se in Brasile rimane.
L’abolizionismo diventa un tema importante. I condoristi diventano le voci principali.
-Castro Alves diventa il poeta abolizionista, che si schiera contro la schiavitù, nasce a Bahia,
era un piantagrane. Lui si innamora di una famosa attrice brasiliana e le dedica poemi e
poesie, scrive molta poesia politica legata all’abolizionismo. Il suo poema più noto è “navio-
negreiro”. Il 1888 segna l’abolizione della schiavitù, dunque una frattura nella società
immobile brasiliana. Castro Alves è un grande idealista, forse un po’ ingenuo. La lotta della
schiavitù diventa una nuova idealizzazione romantica esaltatrice del Brasile. Amico di
Fagundes Varela. Scrive “Os escravos” e si afferma come il poeta oratore, il poeta delle
piazze. Il “Navio negreiro” è diviso in 6 parti e denuncia la violenza strutturale della schiavitù
nera. La nave come embrione della società americana. Castro Alves iscrive la descrizione
della nave schiavista verso l’Atlantico in un girone infernale, viene rappresentato un inferno
senza Dio. Il negro, l’afrodiscendente viene davvero rappresentato? lo schiavo è parlante o
parlato? Dov’è lo schiavo?

19/04

9. Il "ventriloquismo" delle afrodiscendente: lo schiavo può parlare?


La letteratura sino a ridosso del 1900 ha una funzione pedagogica fondamentale verso la
borghesia (protagonista della società) e della classe dirigente. Si trattava dell'equivalente
dell’odierno internet. Il Brasile è il paese che dopo gli USA ha importato più schiavi. Il
processo di abolizione è un processo lungo. Il Brasile è anche il paese che ha abolito più
tardi la schiavitù, l’abolizione ufficiale avviene nel 1888 con la proclamazione della Lei
Aurea. nessun altro paese dell’occidente ha abolito la tratta così tardi. La sociologia ci
mostra il debito di questa azione tardiva oggi: è avvenuta la conversione della razza in
classe sociale, ancora oggi essere nero in Brasile significa essere povero. Sergio Buarque
de Holanda dice che la rivoluzione del Brasile è proprio l’abolizione, in un paese privo di
rivoluzioni l’unica rivoluzione è proprio la lei aurea; non a caso l’anno successivo viene
proclamata la repubblica. Lo scollamento tra le parole e le cose avviene con la ratifica della
prima costituzione brasiliana, plagiata dalle più avanzate costituzioni europee. Quei valori
copiati dalle costituzioni europee, fanno si che anche la costituzione brasiliana sia avanzata,
però il contesto è materialmente retrogrado e non liberale, è un contesto schiavocratico.
Affermare che tutti gli uomini sono liberi in una società schiavista significa non far coincidere
le parole con le azioni. Machado riesce a mettere in scena questo bipolarismo ideali-realtà,
valori liberali-contesto brasiliano. Nel 1850 vengono approvate in Brasile due leggi che lo
prefigurano come paese moderno:
-Lei das terras: legge che prescrive che chi può entrare in possesso delle proprietà fondiarie,
debba essere in grado di leggere e scrivere, questo vuol dire escludere la maggior parte
degli schiavi, questo significa escludere una grande fetta della società dalla mobilità sociale.
-Lei do Eusébio de Queirós: legge che stabilisce una progressiva abolizione della schiavitù.
Nel 1885 viene approvata la legge dei sexagenarios per la quale dopo i 60 anni non si è più
schiavi (la vita media di uno schiavo era sotto i 30 anni).
Viene alzato il prezzo degli schiavi. Nasce la figura del Capitão di Mato, il cacciatore di
schiavi fuggiti, gli schiavi infatti cercavano di resistere, non stavano fermi. la storia della
schiavitù brasiliana è una grande storia di resistenza, la storia dei Quilombos (la storia più
famosa è quella di Zumbì). Il ventriloquismo è un parlare silenziosamente in nome di un
altro, parlare in conto di, il subalterno non parla ma è parlato. Subalterno viene da Gramsci
che lo prende dal lessico militare e lo specializza politicamente in un famoso quaderno che
intitola “Ai margini della storia dei gruppi sociali subalterni” e mette a punto una filosofia che
poi altri filosofi di lingua inglese ma di origine indiana sfruttano per mostrare che la storia
della colonizzazione britannica in India è stata “parlata” non correttamente dagli inglesi e non
dai subalterni. Il subalterno non parla, ma parla il suo corpo. L’importante è l’ascolto, non il
parlare. Lo schiavo non parla ma è parlato in chiave deformante, la nostra capacità di
ascoltarlo è decisiva, per strappare anche tracce deboli, le uniche che ci possono far
pensare ad una storia alternativa scritta dalle classi dominanti.
Bernardo Guimarães nasce a Ouro Preto, si forma a Sao paulo in giurisprudenza e debutta
come poeta ultra romantico, inizia una carriera come magistrato, diventerà insegnante di
diritto a Minas Gerais. Lui è un romanziere che è pienamente uno scrittore romantico, ma
che apre ad alcuni aspetti di realismo, questa è una miscela che non funziona benissimo,
perché non è lo stesso contesto della Francia realista. Imbocca due direzioni:
-Localista: descrive il Brasile
Nel 1872 pubblica “O seminarista” che tratta il tema del celibato dei religiosi. Il romanzo più
importante però è “A escrava Isaura”, viene pubblicato lo stesso anno di “A senhora”. Viene
considerato il precursore del romanzo regionalista.
Prende come protagonista del suo romanzo una schiava e la sbianca, fa un’operazione alla
Michael Jackson. La schiava Isaura si caratterizza proprio per la bellezza e la “bianchezza”
della pelle, è bianca come l’avorio; questa è un'operazione ideologica. I lettori ovviamente
principali non erano gli schiavi. C’è un’operazione di occultamento dello schiavo.

Trama di “A escrava Isaura”


Isaura nasce dall'unione di una bellissima schiava ed il fattore della casa dello schiavista
Almeida che la vuole possedere a tutti i costi; lei non cede (critica della violenza della
schiavitù) ed il fattore bianco la difende, unendosi poi con lei, nasce Isaura. La moglie dello
schiavista si affeziona alla bimba e la prende in casa (fra padroni e schiavi ci sono aree di
ibridazione, aree di protezione personale, di favore, di personalismo)

La famiglia brasiliana è complessa, non è la famiglia dei signori e basta o degli schiavi e
basta, ci sono vari rapporti intermedi che danno come risultato i meticci. Ovviamente le
unioni spesso sono veri e propri stupri da parte dei bianchi verso le schiave nere. Questo
crea un effetti di interpretazione sociologica del tempo, i mulatti cosa sono? schiavi o
signori? sono un intermezzo, possono essere, per concessione dei signori, agiati, o possono
essere rimandati nelle cenzalas. I mulatti rappresentano proprio la classe sociale
rappresentata da Machado de Assis e Almeida.

Isaura cresce nel benessere. Almeida si ritira e va a vivere nella capitale, lascia la proprietà
a suo figlio Leoncio che attratto da Isaura vuole a tutti i costi possederla. Lei come la madre
resiste; la moglie di Leoncio la protegge (si ripresenta lo schema) ad un certo punto però il
padre di Isaura ritorna. leoncio aveva pensato di far sposare Isaura ad un giardiniere
deforme (come in Notre Dame de Paris) per poterne poi beneficiare senza cadere nelle
minacce della moglie. Lui prova una serie di piani per ottenere Isaura, ma lei resiste. Il padre
ritorna appunto e nonostante abbia i soldi per liberarla non lo fa, dunque lei scappa con il
padre verso Recife. Un giovane chiamato Alvaro, si appassiona di Isaura che però non ha
rivelato la sua origine. Un altro studente vede che sul giornale Leoncio ha messo una taglia
per la schiava Isaura sul giornale.

Uno dei racconti di machado si chiama “Padre contro madre” ed è la storia di un capitao do
Mato che cattura una schiava fuggita.

Durante un ballo Isaura viene riconosciuta dallo studente nel cuore della serata lui dice: “Lei
è una schiava” e lei conferma di essere fuggita. Fuggono e Isaura deve tornare nella
proprietà di Leoncio perché è il suo proprietario, lei ad un certo punto decide di sposare il
giardiniere perché non ha più speranze. Alvaro di Recife va nella cittadina e scopre che
Leoncio come imprenditore è fallito. Dunque compra la sua proprietà e come conseguenza i
suoi schiavi. Alla fine i due si sposano e Leoncio si suicida.

Qui prevale la letterarietà sulla vocalizzazione della schiavitù. Lei si libera dentro le regole
del sistema schiavista, lei viene liberata solo perché viene comprata. Il sistema schiavista
dunque non viene smontato e criticato, anzi, viene rafforzato. La necessità di sbiancare
Isaura mostra che l’autore era un simpatizzante dell’abolizionismo ma non un idealista.
Questo ci fa capire la situazione del Brasile per quanto riguarda la lenta abolizione della
schiavitù. C’è un blocco nella rappresentazione dello schiavo.
Quando inizierà a parlare lo schiavo nero?
Gilberto Freyre scrive “Casa grande e senzala” il luogo dove vivono i padroni e gli schiavi.
Lui iscrive lo schiavo nero nel processo di formazione della nazionalità, prima d’ora non era
stato fatto. Nel libro c’è l'emersione del nero ma anche il suo occultamento come rimpianto
del passato coloniale. Probabilmente il primo romanzo dove veramente la questione del
silenzio del subalterno diventa oggetto narrativo è un romanzo che si chiama “A menina
morta”.
Un gruppo di interpreti vedrà Machado come un mulatto che vuole fare il bianco, invece poi
una lettura più raffinata degli anni ‘60 con il saggio “Esquema Machado de Assis” di Candido
capovolge l’idea.
20/04

10. Machado de Assis, le molte vite letterarie (e critiche):


Le vite di Machado sono vite costruite attraverso l'impegno della critica che ha colto processi
come quelli storici che riguardano il complesso contesto storico brasiliano ottocentesco.
Schwarz analizza sociologicamente Machado, soprattutto divide l’opera di Machado in due
parti. Il primo Machado dalla nascita e poi il secondo Machado con “Memorias postumas de
Bras Cubas”. Si tratta di un’opera che invade il territorio del fantastico, la letterarietà prevale
sull’empirismo. Che cosa è cambiato tra il primo ed il secondo Machado? Qual è il nesso
che li tiene insieme?
Biografia di Machado:
Si conosce poco, nonostante sia la figura complessa più studiata, c’è un epiteto associato al
suo nome, Machadino e “Lo stregone della vecchia casa”. Nasce in un’area molto povera,
alle spalle della costa di Rio de Janeiro, in una chàcara, ovvero una piccola casa con un
piccolo giardino, ma comunque una casa che dimostra una certa ricchezza; questo perché il
padre di Machado è un operaio, fa il pittore e il decoratore, ha un lavoro manuale ed è
mulatto, discendente da schiavi. La madre è di origine portoghese e muore molto presto. Il
padre si risposa con una matrigna mulatta. Un tema principale è il paternalismo, ovvero nel
Brasile del tempo è la forma del protettorato cioè: gli uomini sono liberi solo grazie a
qualcuno che glielo concede (elite). Una relazione sociale asimmetrica che non si identifica
con i padroni ed i subalterni, ma rappresenta la porzione di uomini liberi che si proletarizza.
Quindi la famiglia di Machado è una famiglia di operai liberi e protetti. La figura dell’agregado
nella letteratura di Machado è colui che nella famiglia c’è e non c’è, come un familiare in
stato d’eccezione: non appartiene alla famiglia ma è protetto da essa. La famiglia di
Machado è agregada. L’agregado è un protetto ma anche un servo, gode di alcuni diritti ma
soffre di alcuni doveri. Si dice che la matrigna lo mandasse a scuola regolarmente. Inizia a
lavorare come aiuto tipografo in una libreria, ancora molto giovane (16 anni); è un
autodidatta. Viene assunto nella tipografia nacional dove lavorava Almeida. Uno dei generi
principali che Machado coltiva è quello della cronica, un genere specifico e breve, molto
denso. Machado era anche balbuziente e soffriva di epilessia. Lui era un protetto con molti
limiti che voleva affermarsi Si cimenta in due generi: la poesia e le opere teatrali, non era un
grande poeta però, era un romanziere migliore. La sua opera è più universale che locale,
nonostante la lett. brasiliana fosse localista. Machado assiste al dibattito sull’abolizione dello
schiavismo, non è radicale, è pienamente integrato nel suo sistema sociale del tempo. C’è
una contraddizione tra la biografia e la sua letteratura. Esordisce anche come autore di
racconti di comiche. Si sposa con una portoghese, la sorella di un suo amico poeta
portoghese. Esordisce come romanziere, ci sono 4 romanzi importanti da menzionare:
-1872, “Ressurecao”: troviamo delle figure di donna belle ma povere, sono donne dalle forti
qualità personali, che però conoscono attraverso i paternalismo e il matrimonio delle grandi
ascese sociali
-1874 “A mao e a Luva”: una coppia dove attraverso il matrimonio c’è la protezione.
-1876 “Helena”: storia di un padre potente che adotta e protegge la protagonista.
-1878 “Iaia Garcia”: storia d’amore dove la protagonista è una donna forte
Machado razionalizza la struttura storica della sua epoca, prima di criticare la società deve
essere riconosciuto come un brillante scrittore. “Memorias de Bras Cubas” ha come registro
la satira tagliente. Lui continua a criticare la società, ma da una posizione favorevole,
quando ormai è uno scrittore affermato. Diventerà il fondatore dell'accademia brasiliana. nel
1880 diventa un funzionario pubblico, lui è interno al sistema e sta benissimo.
Alcuni suoi romanzi sono spin off di altri:
- nel 1891 pubblica “Quincas Borba” : parla di un filosofo dell’umanismo che poi sconfina nel
tema della pazzia.
La domanda che Machado si pone è: come facciamo a definire cos’è la follia, se non
sappiamo riconoscere l’alterità? Questo è il dilemma identitario del Brasile, fin dai suoi inizi.
“Nessuno è pazzo, oppure tutti”.
Probabilmente l’interno romanzo è un’allegoria del Brasile.
-Nel 1899 pubblica “Don Casmurro”: troviamo il tema della gelosia, alla fine del romanzo la
verità e la menzogna la apprendiamo da un solo punto di vista, questo anticipa i grandi temi
dei romanzi del 1900.
-Nel 1904 pubblica “Esaù e Jaco”
nel 1907 inizia a studiare greco e l’anno dopo muore. Nel capitolo 24 di “Memorias
postumas de Brás Cubas” si parla del barbiere di Modena.
Come viene letto Machado de Assis dai critici?
-Silvio romero dice che è uno scrittore bravissimo, ma meno brasiliano di quanto sembri.
-José Verissimo lo considera universale e profondo.
-Nel 900 Astrojildo Pereira e Lúcia Miguel Pereira cominciano a tirare fuori la brasilianità di
Machado.
-Negli anni ‘70 Schwarz e Faoro mettono in luce soprattutto la struttura del personalismo e la
società paternalista dipinta da Machado.
-Negli anni ‘90 il critico brasilianista Abel Barros Baptista ha provato a pensare a Machado
solo per i valori della letteratura, senza considerare il contesto brasiliano.

21/04

11. I tanti mondi -e qualche Brasile- delle forme brevi machadiane:


Secondo la lettura di schwarz degli anni ‘80, l’intento di Machado è quello di giustificare
un’alleanza tra l’elite e i dipendenti più bravi, l’analisi sociologica che fa Machado non cerca
la trasformazione dell’ordine, ma voleva il suo miglioramento per essere accettato. Nella
prima parte della sua opera lui agisce in questo modo, nella seconda parte invece scatena la
critica sociale verso il gruppo agiato di cui lui fa già parte.
Machado praticava due forme letterarie di altrettanta importanza oltre ai romanzi:
-La cronaca: forma breve in cui c’è forza di condensazione e di apertura ed
universalizzazione.
Machado scrive nel 1873 un articolo riguardo allo stato della letteratura brasiliana. Funziona
come un manifesto dell'opera di Machado, ha un sottotitolo interessante: “Istinto da
nacionalidade” mette insieme una dimensione corporea come l’istinto con la costruzione di
una nazionalità letteraria (dimensione metafisica). “Ciò che si deve esigere dallo scrittore è
un certo sentimento intimo che lo faccia diventare uomo del suo tempo e del suo paese,
anche quando affronta temi lontani nel tempo e nello spazio” Il nazionalismo è un fatto
intimo, una sensibilità, non un mero fatto ideologico. Dunque la letteratura brasiliana è tale
perché lo scrittore ha un sentimento intimo del Brasile.
Il racconto è una forma breve. Machado riforma il racconto, lo sottrae dalla condizione di
forma da giornale e basta. Scrive più di 200 racconti, tra i quali una raccolta importante è:
-”Papéis avulsos” scritti in contemporanea a memorias postumas, è un racconto un po
anonimo, perché non è breve, è più una novella, un racconto più lungo.
-”L’alienista” è una grande allegoria anti psichiatrica brasiliana.
-”O espelho” che ci fa capire l’ironia che Machado usa per farci capire i temi della sua
attualità. Questo racconto ci parla di una situazione di potere brasiliano.
-”Pae contra mae” che fa parte di un’altra raccolta.
Per Machado il racconto doveva essere letto tutto d’un colpo. La brevità salva il lettore dalla
delusione della qualità. Questa definizione è ironica

O Alienista parla della follia attraverso il medico dei pazzi, proprio l’alienista. Si chiama
Simon. La storia riguarda la costruzione di un manicomio; l’alienista si è consacrata come
grandissimo scienziato e studioso che ha come ricerca la follia, si è formato a Coimbra,
torna in Brasile e va ad abitare ad Itaguai e decide di fondare “casa verde” un manicomio.
Decide di sposare una donna brutta, antipatica, ma che potrà dargli dei figli intelligenti e
vigorosi. Non avranno figli. Che cos'è la follia? Lui dice che è una deviazione dalla norma.
La prima persona che interna nel manicomio è un uomo che eredita una fortuna e la regala,
viene considerato folle. Torna fuori la figura di un barbiere che promuove un’insurrezione
contro l’alienista e il manicomio. Alla fine però il barbiere fa un’alleanza con Simon. Viene
alla luce la forza della follia, definire la follia è un potere. La concezione della follia del
dottore è una parodia del positivismo da parte di Machado. Il dottore rinchiude anche la
moglie. Quando tutta la comunità è internata l’alienista capisce di aver sbagliato. Durante la
seconda campagna allora, tutti i normali vengono internati. Il racconto si basa su una
progressione. La morale è che dentro all’ospizio alla fine ci rimarrà solo l’alienista. Alla fine
della vicenda dunque potrà definire solo la propria pazzia. C’è una forte critica alle élite
brasiliane che si muovono tra le mode.

Nella cronaca del 31 maggio del 1886, Machado commenta un fatto accaduto nell’ottobre di
quell’anno in cui da parte dell’esercito repubblicano ci fu un massacro di una cittadina
povera del Brasile profondo, in nome della modernità. Scrive una cronaca sul tema della
follia. Dice che è curioso che l’ospizio sia nel centro della città di Rio de Janeiro. Si mette a
fare delle considerazioni sull’impossibilità di definire la follia e la normalità.

O espelho è un racconto che mette in luce i vizi e i difetti della elite brasiliana. C’è un dialogo
tra gruppi di persone; C’è in particolare un ufficiale che possiede una proprietà diretta dagli
schiavi. Questi schiavi fuggono e lasciano l’ufficiale da solo, lui non può fare nulla perché
nessuno esegue i suoi ordini. Il suo potere è azzerato, dunque si mette la divisa da ufficiale
e si guarda allo specchio, è l’idea di potere come pura apparenza. Questa apparenza però è
inconsistente. Machado è visto da alcuni come realista, in realtà è un autore di relazioni e di
forme, riesce a captare un movimento profondo della società.

“Pae contra mae”. Il racconto in cui Machado prende una posizione più scoperta è la storia
della cattura di una schiava. C’è un capitano da mata che sta per diventare padre ma non
trova lavoro, non trova una sistemazione. Legge dunque un annuncio in cui c’è una schiava
fuggita e hanno messo una taglia su di lei. Machado mette come antagonista del
protagonista una schiava incinta, questa è una lotta per la sopravvivenza. Lui riesce a
catturarla e a consegnarla al suo padrone. La schiava viene catturata e perde il bambino per
la violenza subita. Il narratore non prende una posizione. La comunità è impossibile in
questo racconto. Machado muove una critica al sistema schiavocratico. La forma breve è
una forma che per la sua forma da al suo autore una sovranità superiore. Il racconto è un
concentrato di potere.

26/04

12. Il dispositivo “Memórias póstumas de Brás Cubas”:


Machado è un lettore universale, ma che è tale grazie al suo contesto locale e alla vorace
lettura della letteratura brasiliana precedente.
-Approccio genealogico: non si segue una teleologia (prospettiva che ha come punto focale
un fine) ma si segue un “percorso del caos”. La combinazione tra storia concettuale e
genealogia da forma a questo tipo di approccio.
Quando Machado pubblica “Memorias postumas de Bras Cubas” era già molto famoso. Che
cosa fa fare ad un autore consacrato questo salto (discontinuità, frattura)?
Il problema fondamentale è che tutto è diverso in questo romanzo. I primi romanzi sono
dedicati a figure femminili brillanti che cercano di dimostrare la loro personalità forte. In
questo romanzo non è così. Ora il narratore è “Io”, non è in terza persona. Il personaggio è
quello dentro la storia, il narratore è la voce e l’autore è chi scrive: già in Viagens na minha
terra l’Autore coincideva con il narratore. Machado fa del romanzo un dispositivo, perché è
una specie di macchina che produce un significato. Lui gioca in modo abile con il significato,
è un orologio svizzero dove tutti i meccanismi funzionano alla perfezione. Dov’è ha
imparato? grazie ai racconti, che gli danno la tecnologia per un romanzo di questo tipo, non
una parola di troppo.
Altri cambiamenti:
Decostruzione di:
-Letteratura occidentale
-Materialità del libro: Machado pensa anche agli spazi bianchi del libro.
Machado smonta il libro come dispositivo, per produrre significato.
Esempio: I capitoli sono 160; nel capitolo 136 il narratore ci dice: ”O mi sbaglio alla grande, o
ho appena scritto un capitolo inutile” e parte il capitolo 137.
Il libro cessa di essere lo strumento unico di trasmissione del sapere, dunque non resta che
giocare. Non resta che ridere insieme di fronte alle macerie del mondo, c’è una coscienza
demolitrice.
Susan Sontag dice che nessun altro sta facendo il lavoro di Machado nelle periferie
brasiliane.
Cambiamenti rispetto agli altri romanzi (e al Machado di prima):
-Contesto storico: il romanzo è prima del presente storico di Machado, è come un romanzo
storico. Prima che arrivasse la corte portoghese in Brasile, nel 1805.
-Cambiamento dalla terza persona all’io narratore.
-Bras Cubas è il nome di un colonizzatore del Brasile del 1500, è un elemento puramente
simbolico. Lui perde la verginità nel 1822, l’anno dell’indipendenza. Questi riferimenti sono
casuali, ma sono presenti. Il personaggio ci ricorda la storia brasiliana.
Noi possiamo però leggere questo romanzo ignorando qualunque cosa che riguardi il
Brasile; in quanto lo stesso Machado affermava che non avesse niente a che fare con il
paese. Bras Cubas è il personaggio-narratore.
-Sono memorie, si tratta del lavoro di scavo dentro ad un contesto storico brasiliano; sono
memorie personali ma sono postume, vuol dire scritte dopo la morte. Chi parla da morto può
dire quello che vuole perché è libero da qualunque vincolo, è completamente svincolato da
qualsiasi gabbia sociale.
-L’autobiografia postuma è perfetta: scrittura della propria vita, il suo problema è che
nessuno può scriverla perfetta, perché si arriva fino alla morte; invece se è postuma si può
scrivere davvero tutta la vita, dalla nascita alla morte; Machado ci riesce e ci fa capire
un’altra cosa. nell’autobiografia l’autore coincide con il narratore che coincide con il
personaggio. Dentro all’io c’è una selva di io. C’è anche una quarta istanza: il modello di sé
stesso, per esempio chi scrive la propria biografia si idealizza, non scrive dei suoi difetti.
Un’autobiografia è un tipo di finzione, è falsamente mimetica. Questa è una demolizione dell
istituzioni narrative con la finzione, ciò condiziona tutto il testo. Machado fa parlare un morto.

Ci son due dediche che Bras Cubas fa al lettore che sono geniali e ci fanno saltare una
categorizzazione netta tra narratore e autore.

-Il dedicatario del romanzo è il verme che mastica le fredde carni del morto. L’aggettivo
postumo nell’etimologia, Postumo è il figlio nato dopo la morte del padre. Postumo vuol dire
post-umato, nascita dopo la sepoltura. La dedica del verme mette in evidenza la centralità
della morte con cui il morto si confronta. C’è una straordinaria vivacità del narratore che è
volubile, si da degli obiettivi e non li realizza, si caratterizza per essere una figura oscillante,
fluttuante.
Il narratore è stato chiamato dalla critica: infastidito e curioso, capriccioso, arbitrario.
Schwartz lo chiama volubile. Non ha quella solidità auratica e fissa del narratore classico: è
morto e vivo. Chi dedica il libro al verme? Brás Cubas o Machado?

-L’altra dedica è firmata, chi si assume la responsabilità di firmarla? Bras Cubas. La dedica
ci fa capire il tono ironico e grottesco. Il pronome io ci mette in crisi perché chi c’è dietro
all’io? materialmente diremmo Machado.
Machado anticipa la crisi identitaria del 1900. L’io è una moltitudine, questo verrà sfruttato
da Pessoa con l'eteronomia. Machado anticipa questa cosa.
Machado dice di aver scritto il romanzo con:
-derisione, scherno
-malinconia
La seconda dedica (dedicata al lettore) spiega perché non ci sarà un prologo. Machado
gioca con la tradizione letteraria. “L’opera in sé stessa è tutto”; questo ci fa capire che non è
necessario conoscere il contesto brasiliano per leggere l’opera, in quanto essa deve essere
letta per ciò che ha dentro.

Il gioco che fa Machado è tra Un autore defunto e un defunto autore. “Per il defunto autore il
cimitero è stata un’altra culla”; la tomba come culla. Il prologo della terza edizione è a firma
di Machado de Assis. C’è tutto il Brasile schiavista e selvaggio, ma non è centrale; questa
rappresentazione è come se fosse il mondo criticato da un pazzo. Bras Cubas dà della
società della sua epoca un aspetto agghiacciante, però anche lui ne fa parte: falsificazione
vs rappresentazione.

27/04

La letteratura del 1900 ci insegna che il libro da solo non è in grado di trasmettere il sapere;
si arriva alla consapevolezza che la conoscenza non è trasmissibile senza l’elemento
esperienziale; ovviamente per compensare al vuoto dell’esperienza si calca la finzione. Nel
1900 Walter Benjamin scrisse un famoso saggio su un narratore dove mette in luce che
l’esperienza non è più raccontabile. C’è una crisi e un collasso dell’esperienza: Machado la
anticipa, usa questa dualità libro fisico/metafisico proprio. In quest’epoca la letteratura sta
andando verso il realismo, dove la rappresentazione ha un patto con la realtà. Machado
vuole compensare questa crisi.

13. Il Brasile delle Memórias póstumas: le relazioni sociali:


Roberto Schwartz dice che l’opera di Machado della seconda fase è caratterizzata da due
elementi:
-Forma letteraria
-Relazioni sociali
Più un testo è letterario, più un passato è salvabile. Per salvare una det. memoria bisogna
passarla in letteratura.
“Esquema de Machado de Assis” dal testo di Antonio Candio, crea la lettura di Machado
come un bilanciamento tra forma letteraria e relazioni sociali. A pag. 27 c’è un passo in cui
Candido definisce la tecnica letteraria di Machado: “la sua tecnica consiste nel suggerire le
cose più tremende con la maggiore ingenuità e purezza possibile, come gli ironisti inglesi del
diciottesimo secolo, o nello stabilire un contrasto nella normalità sociale dei fatti o nella loro
anormalità”.
-La dialettica che Candido definisce è tra l’ordine e il disordine, questa oscillazione costante
fa della forma letteraria di Machado una forma moderna.

Trama e contenuto:
Basta andare al capitolo 160 (l’ultimo), prendere le ultime righe e quello è il riassunto.
Questo capitolo si chiama “Das negativas” e vuol dire “Delle negazioni”, è un negativismo
che sembra sfiorare il nichilismo (negatività assoluta che non ammette un oltre/fuori). Nelle
ultime battute Bras Cubas dice: “Non ho raggiunto la celebrità del balsamo, non sono stato
ministro, non sono stato un califfo, non ho conosciuto il matrimonio, ho avuto la buona
fortuna di non comprare il pane con il sudore del mio volto (non ha mai lavorato), non ho
sofferto per la morte di Dona Placida (una figura dei poveri del romanzo)..., arrivando a
questo altro lato del mistero (la morte) mi sono ritrovato con un piccolo saldo che è l'ultima
negazione, non ho avuto figli, non ho trasmesso a nessuna creatura l’eredità della nostra
miseria”. Qui troviamo che la vita è soltanto dolore, il nichilismo sta nella negazione di aver
dato vita ad una generazione successiva.
Appare la classe sociale dei poveri con:
-Eugenia
-Dona Placida
-Prudencio: l’ex schiavo di Bras Cubas
Appare la classe sociali dei ricchi:
-Virgilia
-Cotrim
-Deseducação
Quincas Borba è povero ma diventa ricco, è il filosofo che impazzisce.
Un aspetto fondamentale è quello del nome: un romanzo sul nome, dove per nome
intendiamo la fama, quando lui rimpiange per il balsamo che non lo ha reso famoso,
l’obiettivo che lui esplicita per il balsamo è quello di rendere celebre e noto il proprio nome, il
riscatto dell'assenza di un figlio (continuazione del nome), lui non ha ottenuto nessuno dei
due. Il balsamo è la causa della morte precoce di Bras Cubas e la morte è ciò che da il
pretesto per la ricostruzione della vita. Lui appartiene ad una fam. nobile; c’è una scena del
1814 in cui si celebra la sconfitta di Napoleone, Bras Cubas ha 9 anni; c’è una grande festa
per celebrarlo, Bras Cubas dice: Mi ricordo perché ho spaccato la testa ad una schiava,
perché non mi voleva dare il dolce. L'innocenza diventa il modo per normalizzare e
rappresentare la violenza.

Relazione padrone-schiavo:
La complessità del rapporto padrone-schiavo è legata al fatto che lo schiavo è un oggetto
privato. Già nella politica di Aristotele gli schiavi non fanno parte della Polis ma della casa e
dunque sono privati, il padrone può fare tutto ciò che vuole.
Prudencio viene schiavizzato e utilizzato come cavallo. Il padre vizia Bras Cubas, esiste
tutto un sistema familiare di diseducazione, il codice è immorale. Schwartz in un suo saggio
definisce la sfacciataggine e l’immoralità della classe dominante. La critica sociale avviene
attraverso la forma letteraria e le relazioni sociali. Prudencio è un personaggio fondamentale
perché nel capitolo 68 intitolato “la frusta” Prudencio diventa uno schiavo libero ed appena
libero compra uno schiavo, c’è un meccanismo imitativo, lui emula il comportamento del suo
signore. Un giorno Bras Cubas vede un nero che frusta un altro nero e evede che è prorpio
ilsuo ex schiavo prudencio. La schavitù è nella socialità delle relazioni, non è una relazione
di potere, ormai è liquefatta dentro la cultura, non è solo potere ma cultura.

Relazioni amorose:
Bras Cubas is rivela una persona mediocre, nella festa di Napoleone denuncia una relazione
sentimentale tra una signora della società ed un altro potente locale e quindi espone
pubblicamente il tradimento. Succede che nel 1822 lui conosce Marcela, la prima donna
delle sue donne, è una donna di mondo con cui lui si mette, poi c’è il periodo in cui Bras
Cubas parte e va a fare l’università a Coimbra, la fa senza nessun tipo di merito, si laurea
per diventare come il padre lo vuole: sposato e politico (famoso per il suo nome). Nel
capitolo 24 troviamo Bras Cubas a Modena dal barbiere, torna dal soggiorno di studio e
conosce la donna della sua vita, ovvero Virgilia, donna belle e ben inserita nella società, ma
soprattutto la nipote di un politico importante. Lui si fidanza, sembra che ci sia un vita
definita, solo che Virgilia in verità lascia Bras Cubas perché appare un altro uomo con cui lei
si fidanza e si sposa, un politico scaltro che la porterà fuori da Rio de Janeiro. Il padre di
Bras Cubas per dispiacere muore e il figlio non sa che pesci pigliare, deve trovare un
pretesto per diventare famoso. Lui litiga con la sorella Sabina che è sposata con una figura
fondamentale; Schwartz studia Virgilia (la donna che porta il potere al marito) e Cotrim, il
cognato, uomo ricco e devotissimo, appartiene ad un ordine religioso, contribuisce a dare
sostegno agli emarginati, ma è uno schiavista. Questo fa vedere l’ipocrisia, Cotrim
rappresenta la fede e la violenza della schiavitù. Cotrim è un simbolo della società del
tempo. Virgilia ed il marito sono fuori Rio de Janeiro e Brás Cubas si ritira in una Chacara e
lì scopre di essere vicino di casa della donna che aveva tradito il marito e conosce sua figlia,
Eugenia. lei è una ragazza con cui Bras Cubas avvia una relazione, una bellissima ragazza
che però è zoppa. Però dopo averla baciata, Bras Cubas dice una cosa violenta: “Eugenia è
di una classe diversa dalla mia” quindi la lascia per una ragione classista. Virgilia torna a Rio
e allora dice a Bras CUbas “Senti ma perché non troviamo una casa in periferia dove
quando abbiamo voglia ci incontriamo?” lui acconsente e inizia una relazione extraconiugale
con Virgilia. Il marito comincia a sospettare; il problema sorge quando lei è incinta,Bras
Cubas p contento perché avrà un figlio, ma alla fine lei perde il bambino. Quello che rimane
dunque è una casetta che viene governata da una donna povera che regge il gioco ai due
amanti Virgilia rappresenta la donna ambita ma anche la donna che si può avere soltanto
come amante. Lei riparte fuori da Rio. Dona Eulalia è l’ultimo amore di Bras Cubas che
rappresenta una donna senza troppa qualità, si fidanza ma dopo poco muore. Noi sappiamo
della sua morte perché in un capitolo Machado pubblica il suo epitaffio (capitolo 125) “Qui
giace Dona Eulalia, morte ai 19 anni di età, pregate per lei”. Sono tutti amori infelici.
Alla fine del romanzo Bras Cubas diventa filantropo e fa volontariato e beneficienza. Vede
Marcela che è deturpata e dunque il ricordo di quella bella ragazza viene cancellato. Ritrova
Eugenia la zoppa che vive in condizioni di grande miseria e poi muore. Tutte le ragazze
hanno un destino infausto.
Emerge il povero compagno di studi Quincas Borba, filosofo dell’umanitismo (il più forte
prevale sul più debole), rappresenta la parodia dell’evoluzionismo. Bras Cubas diventa
anche lui seguace di questa corrente. La crisi del protagonista inizia ai 50, quando lui è
ancora anonimo e senza moglie. Decide di voler diventare ministro, ma non riesce, dunque
inventa il balsamo contro la malinconia, ma sperimentandola male muore.

La sintesi del romanzo ci fa capire il vuoto della vita di Bras Cubas, una vita costituita da
relazioni sociali complesse che diventano i centri del romanzo. Alla fine questo che resta
sono queste relazioni sociali emerse passivamente, con forza. Nel Brasile del tempo
soltanto chi si aggrega ad un potere ha il futuro garantito. La cosa interessante è il groviglio
complesso delle relazioni sociali.
Nel primo saggio di Schwartz sull’importazione del romanzo nel Brasile del 1800 che si
chiama “Ao vencedoras batatas” studia questo argomento. Schwartz è uno che scrive in
modo contorto. Il primo capitolo si chiama “As ideias fora de lugar” e descrive un paradigma
della brasilianità molto condizionato dalla lunga permanenza della shavitù, fa vedere che tra
la rappresentazione e la realtà c’è un corto circuito, per quale motivo c’è uno scollamento tra
realtà ed ideologie? Cosa succede quando si cerca di mettere in relazione schiavitù e
liberalismo? corto circuito. Alla base della letteratura machadiana c’è proprio questa
intuizione. Sono queste le idee fuori posto.
“Lo schiavismo smentisce le idee liberali, ma il favore così incompatibile con le idee liberali
le assorbe e disloca originando un paradigma particolare: adottate le idee europee, queste
potevano servire e molte volte servivano come giustificazione oggettiva, per il momento
dell’arbitrio che è nella natura del favore (l’arbitrio che viene dal favore viene occultato dalle
idee liberaliste), in questo contesto le ideologie non descrivono la realtà e non gravitano
secondo una legge che è loro propria e per questo le chiamiamo di secondo grado
(ideologie posticce che occultano le relazioni sociali reali)” Machado capisce questo
meccanismo. La società brasiliana che emerge è apparentemente grottesca e
schizofrenica. Schwarz dice come Candido che il romanzo sarebbe la riduzione letteraria del
Brasile del tempo. Più letteratura, più falsificazione, paradossalmente più salvezza di un
passato che se no non si salverebbe. Questo è il più grande romanzo ottocentesco.

28/04

L’esito di questo corso è l’opera di Machado de Assis; ci siamo riproposti di risolvere il


dilemma problematico dell'identità brasiliana, che esplode nel momento in cui il Brasile
diventa politicamente indipendente. La letteratura è lo strumento di formazione delle classi
dirigenti, senza alternative. Assume come impegno quello di elaborare dei simulacri
identitari. La letteratura nasce con uno spirito pratico. Il punto di approdo è l’opera di
Machado. Da un livello pratico che caratterizza la letteratura dei primi vagiti alla letteratura al
passo con le altre sue contemporanee. Nel 1900 brasiliano, l’idea di formazione prende una
consistenza straordinaria. La formazione è la comparazione delle forme presente con il
processo storico che le ha prodotte.
Candido dice che con le memorias postumas si è completata la formazione, perché la
periferia ha raggiunto il livello estetico del centro.

RIASSUNTONE:
Il nostro punto di partenza è il momento in cui si costituisce il Brasile che deve trovare la sua
identità, le condizioni storiche in cui nasce sono eccezionali, nel 1822 non esiste frattura tra
Portogallo e Brasile, c’è un simulacro (alibi di identità), il falso che viene creato è l’indio, un
indio però europeizzato che non corrisponde a quello vero ormai sterminato a causa della
colonizzazione, è posticcio; questo ci fa capire quanto sia problematica la ricerca identitaria
di questo paese. I brasiliani cominceranno a conoscere il Brasile soltanto nel 1900. Il primo
autore che crea l’indio che serve è Gonçalves de Magalhães con “A confederação dos
tamoios”. L’indio serve da antenato dei brasiliani e va preso nel medioevo del Brasile,
ovvero prima dell’arrivo dei portoghesi. La temporalità culturale della periferia non è lineare,
ma cumulativa. Gonçalves Días aveva un culto per il medioevo, scrisse “Cancao do exilio”.
L’indianismo poetico si concentra in vari aspetti soprattutto nell “Ijuca Pirama”, il suo
indianismo però ha una fortissima base culturale, storica e filologica; lo si capisce dagli altri
poemi anche. Lui rappresenta l’indianismo letterario opposto a quello ideologico del suo
predecessore. José de Alencar ha alcune opere indianiste di grande importanza: “O
Guarany” e “Iracema”. Il suo indianismo è dissonante rispetto a Magalhaes. L’indio Peri è
proprio un indio posticcio ed europeizzato. Il romanzo qui è come uno strumento di
interpretazione e ricerca del Brasile.
-“A senhora” parla dell’acquisto dell’amore da parte della donna prima povera poi ricca; un
tentativo realista fallito, ma proprio per questo ci mostra che il Brasile non è la Francia in
quanto le idee non corrispondono alla realtà. Abbiamo parlato dello schiavo come grande
assente della storia, lo schiavo è usato in “O navio negreiro” e “A escrava Isaura” dove lei
viene sbiancata. Siamo già nell’epoca dell’abolizione della schiavitù. L’afrodiscendente
prenderà la parola solo nel 1900, il subalterno parlerà solo allora. Machado de Assis
trasforma il vuoto e il silenzio in qualcosa che parla. La questione negra però esplode nel
1900.
-La seconda e la terza generazione poetica: fanno vedere come il Brasile cerca di trovare
una sua voce nella poesia. All’interno di queste comunità c’è anche Machado, che si
cimenta nella poesia ultra romantica (con dei limiti).
-”Memorias póstumas de Brás Cubas”: Un romanzo importante che con la rappresentazione
della marginalità brasiliana ci fa capire il movimento della società del Brasile
-”Memorias póstumas de Brás Cubas”: Esistono tanti Machado de Assis, i primi sono dei
Machado immaturi. Il salto avviene con la coniugazione di forma letteraria (che ricava dalle
letture) e relazioni sociali.
-Abbiamo visto “O espelho” e “O Alienista” ed infine il racconto più realista ovvero “Pae
contra mae”.
-Come l’opera di Machado ci aiuta a leggere il Brasile delle incongruenze lo capiamo grazie
a “As ideias fora de lugar” di Schwartz. Il romanzo di Machado trasforma questo fatto in un
principio di forma letteraria. Il Brasile del tempo funziona con contraddizioni ed ossimori.

Potrebbero piacerti anche