Sei sulla pagina 1di 37

EBOLA

Si può vincere!
 
L’Acqua è l’elemento universale della Vita.
Assistiamo all’opera divina. Prendiamo una goccia
d’acqua di mare. Vedremo riprodursi la creazione
originaria. Dio non opera in un certo modo oggi, e in
un altro domani. La goccia d’acqua, non ho alcun
dubbio, con le sue trasformazioni mi racconterà
l’universo.

Non vi è alcun veleno vegetale nel mare. Tutto, nelle


piante marine, è salute e salubrità, benedizione della
vita. Il mare è l’elemento purissimo, si presenta come
la grande femmina del globo, il cui inesausto
desiderio, il concepimento permanente, la
procreazione, non si esaurisce mai.

Jules Michelet: Il Mare.


 

Quest' è 'l principio, quest' è la favilla


che si dilata in fiamma poi vivace,
e come stella in cielo in me scintilla.

Dante: Paradiso XXIV


 
Ho visto il mondo cadere via
e la luce bianca dell’eternità riempire l’aria.

Dal film: The Hobbit - The Desolation of Smaug


 

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!

Marco (13, 37)


 
 
Mentre i politici giocano con secchi d’acqua fredda,
tutta la Terra piange e trema, chiede coscienza di
vita, rispetto e pace.

Ogni giorno migliaia di tonnellate di farmaci chimici


intossicano l’umanità e ci chiediamo ancora perché il
clima è così instabile e perché dal Cielo scendano
così tante lacrime. Tracciate un diagramma e lo
vedrete assomigliare ad un terremoto. Essendo la
Terra un organismo vivente è giunta al punto della
manifestazione sintomatica, rialzo della
temperatura, tremori, traspirazione, dolori…

Quando l’unica soluzione è l’educazione


igienica verso il rispetto del terreno costituzionale
cioè amore intrinseco ed universale, i responsabili si
sottomettono ad un falso sistema, dominato dal
male e presentato come bene, che avvelena il corpo
sotto una prescrizione infinita di medicinali chimici,
esattamente come chi sotterra e rilascia rifiuti tossici
e nocivi nella Terra e nel Cielo credendo di farla
franca, viene poi inesorabilmente espulso dalla
Natura vivente « il male avvelena sempre, non
innalza l'uomo, ma lo abbassa e lo umilia, non lo
rende più grande, più puro e più ricco, ma lo
danneggia e lo fa diventare più piccolo. Benedetto
XVI ».
La medicina artificiale accolta inconsapevolmente
come prassi ufficiale è in profondo errore! Essa è un
agglomerato di composti chimici tossici e morti,
pregni di violenza, effetti collaterali e
controindicazioni che nulla hanno a che fare con la
guarigione e la salute.

In nome di Dio, siate consapevoli e donate il frutto


del lavoro ad enti e associazioni che seguono la via
della Vita e dell’Amore nel rispetto della Natura!

EBOLA viene definito dai media virus terribile,


aggressivo e altamente contagioso.

EBOLA provoca una serie complessa e rapidissima di


sintomi, febbre, dolore ai muscoli e agli arti e
numerosi problemi al sistema nervoso centrale,
vertigini, astenia, cefalea, vomito, dolori addominali,
diarrea, emorragia interna.

Il periodo di incubazione (dal momento del contagio


all'insorgenza dei primi sintomi) va da 2 a 21 giorni.

La trasmissione del virus è molto rapida, attraverso i


fluidi corporei come muco o sangue, le lacrime, la
saliva e i rapporti sessuali.

Le porte dalle quali entra la malattia sono la paura e


la sottomissione ad uno stile di vita artificiale
dominato dalla sedentarietà.
Apprendiamo dal Mare il suo movimento, la sua
purezza e la via della Vita, allora scopriremo che è
l’Amore a crearla, è l’Amore la più potente medicina
naturale vivente. Oltre l’Amore c’è la Vita in continuo
divenire.

Occorre per prima cosa cercare l’Amore e fare tesoro


delle basi della vera medicina che insegnano:

IL TERRENO COSTITUZIONALE È TUTTO. Per


questo ringraziamo la Madre dell’Amore. Maria,
Stella del Mare.

Primo: NON NUOCERE

Secondo: PURIFICARE

Terzo: NATURA MEDICATRIX

Il terreno costituzionale si riporta in ottimo stato


attraverso i seguenti fattori:

ALIMENTAZIONE
NATURALE, MOVIMENTO, RIPOSO. Il massaggio
riflessogeno accelera e aiuta il ritorno alla normalità.

Elementi vitali plurivalenti sono la Frutta fresca di


stagione, la Verdura cruda, i Cereali integrali, e per
condire: Olio extravergine di Oliva di buona qualità,
Sale Marino integrale senza alcun additivo, succo
puro di Limone naturale ed eventualmente a piacere 
Peperoncino, Origano, Salvia, Rosmarino...
Sono i prodotti elaborati che vanno ridotti o
eliminati come ad esempio il sale raffinato e
additivato, lo zucchero raffinato, il pane raffinato, i
dolciumi, la margarina ecc.

Una dieta semplice, fresca, vitale, correttamente


associata e quindi spesso dissociata, rappresenta una
buona base sulla quale costruire la Salute a tavola.

L’innalzamento febbrile della temperatura causa la


morte di parecchi virus e batteri patogeni.

In caso di febbre, è proficuo bere acqua calda « i


liquidi caldi, riscaldando la gola contribuiscono ad
impedire la replicazione virale. Michael Castleman »,
unita al succo e scorza di Limone naturale
che scioglie e trascina le impurità (PURIFICARE).

Una buona tisana antivirale si prepara facendo


bollire in acqua per alcuni minuti Chiodi di
Garofano e Cannella, unire poi succo e scorza
di Limone con Miele ed
eventualmente Propoli (NATURA MEDICATRIX).

Gli oli essenziali naturali e puri sono altamente


antivirali!

Ricordate che qualsiasi VIRUS si vince con il bene,


seguendo la via della Vita, senza intossicare il
corpo (NON NUOCERE).
Dio che è Amore, attraverso la Natura, crea opere
uniche e viventi, questa è la via maestra da seguire
per vincere il male "Non lasciarti vincere dal male,
ma vinci con il bene il male" (Rm 12,21). « Il male
non si sconfigge con il male: su quella strada, infatti,
anziché vincere il male, ci si fa vincere dal
male. Vincere il male con le armi dell’amore diviene
il modo con cui ciascuno può contribuire alla pace di
tutti. L'Amore in tutti gli eletti vincerà le sorgenti più
profonde del male, portando quale frutto
pienamente maturo il Regno della vita e della santità
e dell'immortalità gloriosa. Il fondamento di tale
compimento escatologico è già racchiuso nella croce
di Cristo e nella sua morte. Il fatto che Cristo «è
risuscitato il terzo giorno» costituisce il segno finale
della missione messianica, segno che corona l'intera
rivelazione dell'amore misericordioso nel mondo
soggetto al male. Ciò costituisce al tempo stesso il
segno che preannuncia «un nuovo cielo e una nuova
terra», quando Dio “tergerà ogni lacrima dai loro
occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento,
né affanno, perché le cose di prima sono
passate” Giovanni Paolo II ».

I vaccini, così come i medicinali chimici e la


chemioterapia, non rappresentano certo il bene,
sono invece la falsa via del male nascosta sotto una
maschera di salvezza artificiale sponsorizzata dalla
paura, sono aggressioni violente che sporcano il
sangue e ledono la resistenza futura delle
generazioni preparando degli sfinimenti e delle
trasformazioni morbose più gravi di quelle per cui
sono stati inoculati i sieri.
Vaccini, sieri, medicinali chimici e chemioterapici,
sono materie morte e senza vita, rappresentano una
specie di guerra occulta che, annullando la volontà,
tende inizialmente a soffocare e addormentare lo
sforzo espletato dall’organismo per espellere i veleni
che lo ingombrano, così fino alla morte e allo
sterminio per intossicazione velenosa.

Tale è la pazzia di una medicina dominata dalle


multinazionali del farmaco che, grazie all’ignoranza
e alla pubblicità sfrenata, lavano il cervello ai
consumatori, ai medici, agli studenti e ai ricercatori,
sfruttano la paura e il dolore per inondare la terra di
sporcizia chimica e di veleni che annullano la volontà
e la vita, fabbricati da uomini materialisti che non
conoscono i Doni del Creato e nemmeno la Natura
vivente.

Vaccini e sieri vengono somministrati anche in forma


multipla trivalente ecc. moltiplicando il pericolo e il
danno, ricordatevi che è soltanto attraverso
la purezza che si arriva alla salute « I vaccini non
sono forse farmaci, frutto di una complessa
elaborazione? Sicuramente essi rientrano tra le
peggiori scoperte della medicina ufficiale, che si
attribuisce il merito di aver sconfitto quasi
totalmente, nei paesi industrialmente avanzati, le
malattie infettive.
In realtà esistono dei grafici dell'ISTAT che
dimostrano come la mortalità per malattie infettive
sia andata gradualmente scemando dall'inizio del XX
secolo già da prima dell'introduzione della
vaccinazione di massa. Il tutto è stato possibile
grazie al miglioramento delle condizioni di vita, alla
scomparsa del sovraffollamento degli alloggi, ad una
loro maggiore igiene, all'aumento della varietà degli
alimenti. Il tenore di vita sempre più elevato ci ha
permesso di superare quasi completamente il
problema delle malattie infettive, che oggi
purtroppo, sia pur raramente, compaiono
come conseguenza delle vaccinazioni stesse.

La vaccinazione è una pratica con finalità nobili, che


purtroppo non vengono raggiunte. Né il corpo del
bambino né quello dell'adulto possono accettare con
piacere la pesante intossicazione vaccinale, ma la
subiscono con manifestazioni che il più delle volte
compaiono, ed anche molto gravi, dopo anni o
decenni.

Tra le conseguenze negative della vaccinazione


annoveriamo anche il cancro, quale mezzo di
difesa dalla grave intossicazione vaccinale. Vi sembra
cosa da poco inoculare direttamente nel sangue virus
vivi, attenuati o morti, insieme con alluminio,
formaldeide e mercurio? Non occorre essere medici
ricercatori per capire la grave responsabilità della
pratica vaccinale nella diffusione del cancro.
Gli elementi di cui sopra sono tutti di provata
cancerogenicità, ma il loro utilizzo continua
indisturbato. Per far sì che la gente lo accetti, non se
ne parla nemmeno: l'ignoranza è
indispensabile affinché possa continuare
l'accettazione delle vaccinazioni da parte dei
cittadini. Esse ormai sono un mito, supinamente
accettato, ma scientificamente non provato. Semmai
è provato il contrario, cioè la loro nocività e inutilità.
Tantissimi sono i casi ogni anno di bambini lesi dalle
vaccinazioni, i cui genitori aspettano il risarcimento
dallo Stato, previsto tra l'altro per legge.

Se così stanno le cose significa che anche lo Stato e la


medicina ufficialmente riconosciuta ammettono la
nocività della pratica vaccinale. Esistono già dei testi
medici circa la pericolosità delle vaccinazioni, anche
se non debitamente pubblicizzati. Ci sono studi che
si protraggono ormai da decenni sulla relazione tra
vaccinazioni e cancro, anche se la televisione non li
menziona, o soltanto sporadicamente. Comunque
esistono varie associazioni in Italia e nel mondo che
si occupano di questo problema, raccogliendo dati da
tutto il globo.
È bene che la gente sappia che non soltanto i
naturopati contestano le vaccinazioni, ma anche
tantissimi medici che, a differenza dei primi, spesso
hanno paura di esprimere il loro pensiero: l'ordine
dei medici è sentito come l'organismo di controllo
severo nei loro confronti. Questo non è un guaio
soltanto per loro, ma anche e soprattutto per i
pazienti, che non possono godere di un servizio
sanitario più efficiente. Ho conosciuto
personalmente medici contrari alle vaccinazioni che,
ai genitori di bambini non ancora vaccinati,
propongono un certificato di vaccinazione falso per
evitare problemi con la legge.

Le vaccinazioni garantiscono all' industria


farmaceutica un introito certo e imponente,
una speculazione enorme fatta sulla pelle della
gente, un "non senso" tutto da rivedere. Lo Stato
deve provvedere alla salute pubblica e non
necessariamente alla divulgazione della medicina
ortodossa. Oggi, infatti, c'è un ripensamento in atto
circa l'obbligo vaccinale nel senso di una ulteriore
legge che permetta l'obiezione di coscienza. Si
arriverà, io credo, in breve tempo alla libertà di scelta
delle vaccinazioni e, più in generale, alla libertà di
scelta terapeutica.

Il vaccino è un miscuglio di tossine che vengono


introdotte nel corpo per determinare una risposta
anticorpale. In teoria quindi la vaccinazione è un
fatto positivo che rafforzerebbe le difese immunitarie
della persona. Di fatto l'intossicazione da vaccino
non è naturale, rappresentando uno stimolo diretto
troppo potente e tale da indebolire le difese
organiche. I danni da vaccino sono innumerevoli e
gravi, più di quanto possiamo immaginare.
Infatti esse rappresentano nei primi anni di vita di
un bambino il più importante e negativo agente
inquinante per il suo organismo: è assolutamente
logico pensare che la pratica vaccinale sia, per la sua
riconosciuta tossicità, comunque coinvolta qualora si
manifestino dei sintomi di cattivo funzionamento
organico.

Anche se la medicina ufficiale sottovaluta i rischi e le


reazioni connessi alle vaccinazioni, i genitori ne
constatano sempre gli effetti sui figli, il cui
comportamento, funzionale e psicologico, cambia in
modo strano: rossore, gonfiore, dolore,
irrequietezza, difficoltà nel prender sonno, sonno
disturbato, pianto apparentemente ingiustificato,
reazioni allergiche, sono alcuni dei sintomi che
troppo spesso seguono quella barbara pratica di
prevenzione.

La vaccinazione nasce per potenziare le difese


dell'organismo nei confronti di agenti patogeni
esterni come virus e batteri: ma virus e batteri sono
stati creati per attaccare ed uccidere l'uomo? Se essi
fossero veramente come ce li descrivono, cioè
patogeni, non saremmo qui né a scrivere né a leggere
queste riflessioni. Maurizio Alberini ».

I mezzi vitali sono fattori primari di guarigione:

SOLE (Limone, Aloe, Rosmarino, Alloro, Aglio,


Iperico, Ortica, Oro…)

ARIA (Polline, Miele, Propoli, Eucalipto,


Santoreggia, Timo, Pino, Oli essenziali puri…)
ACQUA (Mare, Alghe Marine, Sale Marino Integrale,
Cipolla, Ginkgo, Argento…)

TERRA (Argilla verde, Equiseto, Carota…)

Occorre potenziare il SISTEMA IMMUNITARIO con


piante immunostimolanti e antivirali:

Limone, Aloe, Rosmarino, Alloro, Echinacea, Ortica,


Melissa, Santoreggia, Timo, Pino, Eucalipto, Rosa
canina, Arancia, Pompelmo, Cannella, Aglio,
Cipolla, Chiodi Garofano…

In merito ai farmaci e ai vaccini: Non rappresentano


certo la via della salute, creano ulteriore
intossicazione e indebolimento organico
generazionale e quando impiegati su costituzioni
fragili possono arrivare in effetti a provocare persino
la morte « Quando la coscienza, questo luminoso
occhio dell'anima (cf. Mt 6, 22-23), chiama «bene il
male e male il bene» (Is 5, 20), è ormai sulla strada
della sua degenerazione più inquietante e della più
tenebrosa cecità morale.

Eppure tutti i condizionamenti e gli sforzi per


imporre il silenzio non riescono a soffocare la voce
del Signore che risuona nella coscienza di ogni
uomo: è sempre da questo intimo sacrario della
coscienza che può ripartire un nuovo cammino di
amore, di accoglienza e di servizio alla vita
umana. Giovanni Paolo II ».
Il male ha un limite. Il limite imposto al male è
costituito dal bene – il bene divino e quello umano
che si sono manifestati nella stessa storia, nell’arco
del secolo scorso e di interi millenni. Comunque,
non si dimentica facilmente il male di cui si è fatta
diretta esperienza. Si può soltanto perdonarlo. E che
cosa significa perdonare, se non appellarsi al bene
che è più grande di qualunque male? Tale bene, in
definitiva, ha il suo fondamento soltanto in Dio. Solo
Dio è questo bene. Questo limite posto al male dal
Bene divino è entrato a far parte della storia
dell’uomo, per opera di Cristo.

La presenza del male è sempre accompagnata dalla


presenza del bene, della grazia.

La redenzione continua. Dove cresce il male, lì


cresce anche la speranza del bene.

Non vi è male da cui Dio non possa trarre un bene


più grande. Non c’è sofferenza che Egli non sappia
trasformare in strada che conduce a Lui. Offrendosi
liberamente alla passione e alla morte di croce, il
Figlio di Dio ha preso su di sé tutto il male del
peccato. La sofferenza di Dio crocifisso non è
soltanto una forma di sofferenza accanto alle altre,
un dolore più o meno grande, ma è una sofferenza di
grado e misura incomparabili. Cristo, soffrendo per
tutti noi, ha conferito un nuovo senso alla sofferenza,
l’ha introdotta in una nuova dimensione, in un
nuovo ordine: quello dell’Amore.  È la sofferenza che
brucia e consuma il male con la fiamma dell’Amore e
trae dal peccato una multiforme fioritura di bene.
Cristo ha prevalso sul male e permette anche a noi di
vincerlo. Le nostre sofferenze acquistano significato
e valore se unite alle sue. In quanto Dio e uomo,
Cristo ha assunto su di sé le sofferenze dell'umanità e
in Lui la sofferenza umana stessa assume un
significato di redenzione. In questa unione fra
l'umano e il divino, la sofferenza manifesta il bene e
supera il male.

«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me,


anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me,
non morrà in eterno» (Gv 11, 25-26). Gesù è il Figlio
che dall'eternità riceve la vita dal Padre (cf. Gv 5, 26)
ed è venuto tra gli uomini per farli partecipi di
questo dono: «Io sono venuto perché abbiano la vita
e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10, 10). Gesù stesso
ci ha mostrato col suo esempio che preghiera e
digiuno sono le armi principali e più efficaci contro
le forze del male (cf. Mt 4, 1-11) e ha insegnato ai suoi
discepoli che alcuni demoni non si scacciano se non
in questo modo (cf. Mc 9, 29). Ritroviamo, dunque,
l'umiltà e il coraggio di pregare e digiunare, per
ottenere che la forza che viene dall'Alto faccia
crollare i muri di inganni e di menzogne, che
nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle
la natura perversa di comportamenti e di leggi ostili
alla vita, e apra i loro cuori a propositi e intenti
ispirati alla civiltà della vita e dell'amore. Giovanni
Paolo II.
Occorre impegnarsi in prima persona, insieme con
tutte le persone di buona volontà, nella costruzione
di un mondo che sia veramente a misura d’uomo,
anzi a misura di figli di Dio. Con speranza ogni
giorno rinnovata, voi dovete battervi, a fianco di chi
questa lotta ha intrapreso prima di voi, per riparare il
male, consolare gli afflitti, offrire la parola della
speranza che può convertire i cuori e indurre a
benedire invece che a maledire, ad amare invece che
a odiare. Voi sarete, in questo modo, testimoni della
luce di Cristo in un mondo nel quale le tenebre del
male continuano a insidiare pericolosamente i cuori
umani.

Il vostro coraggio e la vostra forza saranno tanto più


grandi quanto più comprenderete che, in questo
combattimento fra la luce e le tenebre, non spetta a
noi determinare quali debbano esserne gli sviluppi e,
ancora meno, quale la conclusione. A noi spetta
soltanto di fare in esso la nostra parte con lealtà e
coerenza contando sulla forza del Cristo risorto, fino
a quando il Padre, che guida la storia verso il suo
trascendente destino, non riterrà che la pienezza dei
tempi sia giunta.

Non si può restare alla superficie del male, bisogna


arrivare alle sue radici, alle cause, alla verità della
coscienza fino in fondo.

Il male si presenta come bene e il bene viene


squalificato. Non ci indica questo l'esperienza stessa
dei nostri tempi, dovunque Dio sia stato rimosso
oltre l'orizzonte delle valutazioni, degli
apprezzamenti, degli atti?
Perché solo Dio è buono? Perché egli è Amore. Cristo
dà questa risposta con le parole del Vangelo e,
soprattutto, con la testimonianza della propria vita e
morte: «Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da
dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16). Dio è buono
proprio perché «è Amore» (1Gv 4,8.16).

E forse massimamente nel momento della prova,


dell'umiliazione, della persecuzione, della sconfitta,
allorché la nostra umanità viene quasi cancellata agli
occhi degli uomini, oltraggiata e calpestata: allora la
consapevolezza che il Padre ci ha da sempre amati
nel suo Figlio, che il Cristo ama ognuno e sempre,
diventa un fermo punto di sostegno per tutta la
nostra esistenza umana. Quando tutto si pronuncia
in favore del dubbio su se stessi e sul senso della
propria vita, allora questo sguardo di Cristo, cioè la
consapevolezza dell'amore che in lui si è dimostrato
più potente di ogni male e di ogni distruzione,
questa consapevolezza ci permette di sopravvivere.

L'amore che «è paziente, è benigno, che non cerca il


suo ... e non tiene conto del male»; l'amore, che sa
«compiacersi della verità», l'amore che «tutto
sopporta» (cfr. 1Cor 13,4.5.6.7).

Bisogna che la giovinezza sia una «crescita», che


porti con sé il graduale accumulo di tutto ciò che è
vero, che è buono e che è bello, perfino quando essa
sia «dall'esterno» unita alle sofferenze, alla perdita di
persone care ed a tutta l'esperienza del male, che
incessantemente si fa sentire nel mondo in cui
viviamo.
Bisogna che la giovinezza sia una «crescita». A
questo fine è di enorme importanza il contatto col
mondo visibile, quello con la natura. Questo
rapporto ci arricchisce durante la giovinezza in modo
diverso da quello della scienza sul mondo «attinta
dai libri». Ci arricchisce in modo diretto. Si potrebbe
dire che, rimanendo in contatto con la natura, noi
assumiamo nella nostra esistenza umana il mistero
stesso della creazione, che si scopre davanti a noi con
inaudita ricchezza e varietà di esseri visibili e, al
tempo stesso, costantemente invita verso ciò che è
nascosto, che è invisibile.

La sapienza - sia per bocca dei libri ispirati (cfr. Sal


104[103]; Sal 19[18]; Sap 13,1-9; 7,15-20), come del
resto con la testimonianza di molte menti geniali -
sembra mettere in evidenza in diversi modi «la
trasparenza del mondo». E' bene per l'uomo leggere
in questo mirabile libro qual è il «libro della natura»,
spalancato per ognuno di noi. Ciò che una giovane
mente e un giovane cuore leggono in esso sembra
essere sincronizzato profondamente con
l'esortazione alla sapienza: «Acquista la sapienza,
acquista l'intelligenza ... Non abbandonarla, ed essa
ti custodirà; amala, e veglierà su di te» (Pr 4,5s).
L'uomo d'oggi, specialmente nell'ambito della civiltà
tecnica ed industriale altamente sviluppata, è
divenuto su grande scala l'esploratore della natura,
trattandola non di rado in modo utilitario,
distruggendo così molte delle ricchezze e delle sue
attrattive ed inquinando l'ambiente naturale della
sua esistenza terrena. La natura, invece, è data
all'uomo anche come oggetto di ammirazione e di
contemplazione, come un grande specchio del
mondo. Si riflette in essa l'alleanza del Creatore con
la sua creatura, il cui centro sin dall'inizio si trova
nell'uomo, creato direttamente «ad immagine» del
suo Creatore.

E perciò auguro anche a voi, giovani, che la vostra


crescita «in età e in sapienza» avvenga mediante il
contatto con la natura. Abbiate tempo per questo!
Non lo risparmiate! Accettate anche la fatica e lo
sforzo che questo contatto a volte comporta,
specialmente quando desideriamo raggiungere
obiettivi particolarmente rilevanti. Questa fatica è
creativa, costituisce insieme l'elemento di un sano
riposo, che è necessario al pari dello studio e del
lavoro.
Se voi, dunque, portate in voi stessi il desiderio della
fratellanza, ciò significa che «la parola di Dio dimora
in voi». Dimora in voi quella dottrina che Cristo ha
portato e che giustamente ha il nome di «Buona
Novella». E dimora sulle vostre labbra, o almeno è
radicata nei vostri cuori, la preghiera del Signore,
che inizia con le parole «Padre nostro». La preghiera
che, mentre rivela il Padre, conferma al tempo stesso
che gli uomini sono fratelli - e si oppone nell'intero
suo contenuto a tutti i programmi costruiti secondo
un principio di lotta dell'uomo contro l'uomo in
qualsiasi forma. La preghiera del «Padre nostro»
allontana i cuori umani dall'inimicizia, dall'odio,
dalla violenza, dal terrorismo, dalla discriminazione,
dalle situazioni in cui la dignità umana e i diritti
umani sono calpestati.

L'Apostolo scrive che voi, giovani, siete forti della


dottrina divina: di quella dottrina che è contenuta
nel Vangelo di Cristo e si riassume nella preghiera
del «Padre nostro». Sì! Siete forti di questo
insegnamento divino, siete forti di questa preghiera.
Siete forti, perché essa infonde in voi l'amore, la
benevolenza, il rispetto dell'uomo, della sua vita,
della sua dignità, della sua coscienza, delle sue
convinzioni e dei suoi diritti. Se «avete conosciuto il
Padre», siete forti con la potenza della fratellanza
umana.
Siete anche forti per la lotta: non per la lotta contro
l'uomo, nel nome di qualsiasi ideologia o pratica
distaccata dalle radici stesse del Vangelo, ma forti per
la lotta contro il male, contro il vero male: contro
tutto ciò che offende Dio, contro ogni ingiustizia e
ogni sfruttamento, contro ogni falsità e menzogna,
contro tutto ciò che offende ed umilia, contro tutto
ciò che profana la convivenza umana e le relazioni
umane, contro ogni crimine nei riguardi della vita:
contro ogni peccato.

L'Apostolo scrive: «Avete vinto il maligno»! E' così.


Bisogna costantemente risalire alle radici del male e
del peccato nella storia dell'umanità e dell'universo,
così come Cristo risalì a queste stesse radici nel suo
mistero pasquale della Croce e della Risurrezione.

Non bisogna aver timore di chiamare per nome il


primo artefice del male: il Maligno. La tattica, che
egli adoperava ed adopera, consiste nel non rivelarsi,
affinché il male, da lui innestato sin dall'inizio, riceva
il suo sviluppo dall'uomo stesso, dai sistemi stessi e
dalle religioni interumane, tra le classi e tra le
nazioni ... per diventare anche sempre di più peccato
«strutturale», e lasciarsi sempre di meno identificare
come peccato «personale». Dunque, affinché l'uomo
si senta in un certo senso «liberato» dal peccato e, al
tempo stesso, sempre di più sia in esso sprofondato.

Nella storia umana, pur segnata dal male e dalla


sofferenza, l'ultima parola appartiene alla Vita e
all'Amore, perché Dio è venuto ad abitare in mezzo a
noi, affinché noi potessimo abitare in Lui.
Gesù non ha solo curato e guarito i malati, ma è
anche stato un instancabile promotore della salute
attraverso la sua presenza salvifica, l'insegnamento,
l'azione. Il suo amore per l'uomo si traduceva in
rapporti pieni di umanità, che lo conducevano a
comprendere, a mostrare compassione, a recare
conforto unendo armonicamente tenerezza e forza.
Egli si commuoveva di fronte alla bellezza della
natura, era sensibile alla sofferenza degli uomini,
combatteva il male e l'ingiustizia. Affrontava gli
aspetti negativi dell'esperienza con coraggio e senza
ignorarne il peso, comunicava la certezza di un
mondo nuovo. In Lui, la condizione umana mostrava
il volto redento e le aspirazioni umane più profonde
trovavano realizzazione.

Questa pienezza armoniosa di vita egli vuole


comunicare agli uomini di oggi. La sua azione
salvifica mira non solo a colmare l'indigenza
dell'uomo, vittima dei propri limiti ed errori, ma a
sostenerne la tensione verso la completa
realizzazione di sé. Egli apre davanti all'uomo la
prospettiva della stessa vita divina: "Sono venuto
perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza"
(Gv 10,10). Giovanni Paolo II.

EBOLA come qualsiasi aspetto della malattia si può


vincere!

Grazie alla forza dell’Amore e della Vita.

Grazie alle multiformi espressioni della Natura


vivente!

Grazie a Maria, Stella del Mare.


Grazie alla Madre dell’Amore.

Possa il fresco profumo della Natura vivente


avvolgerti di purezza e benessere, donandoti
l’abbraccio della gioia, risvegliando la forza e la
volontà d’azione, felice di condurti dalla Terra al
Cielo!
 
 

Preghiera di Giovanni Paolo II


O Maria, Aiuto dei Cristiani, nelle nostre necessità ci
rivolgiamo a te
con occhi di amore, con mani libere e cuori ardenti.
Ci rivolgiamo a te per poter vedere il tuo Figlio,
nostro Signore.
Innalziamo le mani per avere il Pane della Vita.
Spalanchiamo i cuori per ricevere il Principe della
Pace.
Madre della Chiesa, i tuoi figli e figlie ti ringraziano
per la tua parola affidabile che risuona lungo i secoli,
innalzandosi da un'anima vuota resa colma di grazia,
preparata da Dio per accogliere la Parola data al
mondo,
affinché il mondo stesso possa rinascere.
In te, il regno di Dio è albeggiato,
un regno di grazia e di pace, di amore e di giustizia,
sorto dalle profondità della Parola fatta carne.
La Chiesa in tutto il mondo si unisce a Te nel dar
lode a Lui
la cui misericordia si estende di generazione in
generazione.
O Stella Maris, luce di ogni oceano e Signora delle
profondità,
guida i popoli attraverso ogni mare oscuro e
tempestoso,
affinché possano giungere al porto della pace e della
luce
preparato in Colui che ha calmato le acque.
Proteggi tutti i tuoi figli da ogni male,
poiché le onde sono alte e noi siamo lontano da casa.
Mentre ci avventuriamo per gli oceani del mondo,
e attraversiamo i deserti del nostro tempo,
mostraci, o Maria, il Frutto del tuo grembo,
poiché senza il Figlio tuo siamo perduti.
Prega affinché mai veniamo meno lungo il cammino
della vita,
affinché nel cuore e nell'animo, con le parole e con
gli atti,
nei giorni di bufera e nei giorni di bonaccia,
possiamo sempre volgerci a Cristo e dire:
«Chi è costui al quale anche il vento e il mare
obbediscono?».
Nostra Signora della Pace, nella quale ogni tempesta
si placa,
all'inizio del nuovo millennio prega
perché la Chiesa non cessi di mostrare a tutti
il volto glorioso del tuo Figlio, pieno di grazia e di
verità,
così che Dio regni nei cuori dei popoli
ed essi trovino pace nel Salvatore del mondo.
Intercedi per la Chiesa, affinché abbia la forza
di seguire fedelmente la via di Gesù Cristo,
di proclamare coraggiosamente la verità di Gesù
Cristo,
di vivere gioiosamente la vita di Gesù Cristo.
Aiuto dei Cristiani, proteggici!
Luminosa Stella del Mare, guidaci!
Nostra Signora della Pace, prega per noi!

Messaggio di Papa Benedetto


XVI
Cari giovani!
Davanti all’Ostia sacra, nella quale Gesù per noi si è
fatto pane che dall’interno sostiene e nutre la nostra
vita (cfr Gv 6,35), inizia il cammino interiore
dell’adorazione. Nell’Eucaristia l’adorazione deve
diventare unione. Con la Celebrazione eucaristica ci
troviamo in quell’ “ora” di Gesù di cui parla il
Vangelo di Giovanni. Mediante l’Eucaristia questa
sua “ora” diventa la nostra ora, presenza sua in
mezzo a noi. Insieme con i discepoli Egli celebrò la
cena pasquale d’Israele, il memoriale dell’azione
liberatrice di Dio che aveva guidato Israele dalla
schiavitù alla libertà. Gesù segue i riti d’Israele.
Recita sul pane la preghiera di lode e di benedizione.

Poi però avviene una cosa nuova. Egli ringrazia Dio


non soltanto per le grandi opere del passato; lo
ringrazia per la propria esaltazione che si realizzerà
mediante la Croce e la Risurrezione, parlando ai
discepoli anche con parole che contengono la somma
della Legge e dei Profeti: “Questo è il mio Corpo dato
in sacrificio per voi. Questo calice è la Nuova
Alleanza nel mio Sangue”. E così distribuisce il pane
e il calice, e insieme dà loro il compito di ridire e
rifare sempre di nuovo in sua memoria quello che sta
dicendo e facendo in quel momento.
Che cosa sta succedendo? Come Gesù può distribuire
il suo Corpo e il suo Sangue? Facendo del pane il suo
Corpo e del vino il suo Sangue, Egli anticipa la sua
morte, l’accetta nel suo intimo e la trasforma in
un’azione di amore. Quello che dall’esterno è
violenza brutale, dall’interno diventa un atto di un
amore che si dona totalmente. È questa la
trasformazione sostanziale che si realizzò nel
cenacolo e che era destinata a suscitare un processo
di trasformazioni il cui termine ultimo è la
trasformazione del mondo fino a quella condizione
in cui Dio sarà tutto in tutti (cfr 1 Cor 15,28).

Già da sempre tutti gli uomini in qualche modo


aspettano nel loro cuore un cambiamento, una
trasformazione del mondo. Ora questo è l’atto
centrale di trasformazione che solo è in grado di
rinnovare veramente il mondo: la violenza si
trasforma in amore e quindi la morte in vita. Poiché
questo atto tramuta la morte in amore, la morte
come tale è già dal suo interno superata, è già
presente in essa la risurrezione. La morte è, per così
dire, intimamente ferita, così che non può più essere
lei l’ultima parola.
È questa, per usare un’immagine a noi oggi ben nota,
la fissione nucleare portata nel più intimo dell’essere
– la vittoria dell’amore sull’odio, la vittoria dell’amore
sulla morte. Soltanto questa intima esplosione del
bene che vince il male può suscitare poi la catena di
trasformazioni che poco a poco cambieranno il
mondo. Tutti gli altri cambiamenti rimangono
superficiali e non salvano. Per questo parliamo di
redenzione: quello che dal più intimo era necessario
è avvenuto, e noi possiamo entrare in questo
dinamismo. Gesù può distribuire il suo Corpo,
perché realmente dona se stesso.

Questa prima fondamentale trasformazione della


violenza in amore, della morte in vita trascina poi
con sé le altre trasformazioni. Pane e Vino diventano
il suo Corpo e Sangue. A questo punto però la
trasformazione non deve fermarsi, anzi è qui che
deve cominciare appieno. Il Corpo e il Sangue di
Cristo sono dati a noi affinché noi stessi veniamo
trasformati a nostra volta. Noi stessi dobbiamo
diventare Corpo di Cristo, consanguinei di Lui. Tutti
mangiamo l’unico pane, ma questo significa che tra
di noi diventiamo una cosa sola. L’adorazione,
abbiamo detto, diventa unione. Dio non è più
soltanto di fronte a noi, come il Totalmente Altro. È
dentro di noi,  e noi siamo in Lui.
La sua dinamica ci penetra e da noi vuole propagarsi
agli altri e estendersi a tutto il mondo, perché il suo
amore diventi realmente la misura dominante del
mondo. Io trovo un’allusione molto bella a questo
nuovo passo che l’Ultima Cena ci ha donato nella
differente accezione che la parola “adorazione” ha in
greco e in latino. La parola greca suona proskynesis.
Essa significa il gesto della sottomissione, il
riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la
cui norma accettiamo di seguire.

Significa che libertà non vuol dire godersi la vita,


ritenersi assolutamente autonomi, ma orientarsi
secondo la misura della verità e del bene, per
diventare in tal modo noi stessi veri e buoni. Questo
gesto è necessario, anche se la nostra brama di
libertà in un primo momento resiste a questa
prospettiva. Il farla completamente nostra sarà
possibile soltanto nel secondo passo che l’Ultima
Cena ci dischiude. La parola latina per adorazione
è ad-oratio – contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio
e quindi in fondo Amore. La sottomissione diventa
unione, perché colui al quale ci sottomettiamo
è Amore.

Così sottomissione acquista un senso, perché non ci


impone cose estranee, ma ci libera in funzione della
più intima verità del nostro essere.
Torniamo ancora all’Ultima Cena. La novità che lì si
verificò, stava nella nuova profondità dell’antica
preghiera di benedizione d’Israele, che da allora
diventa la parola della trasformazione e dona a noi la
partecipazione all’ “ora” di Cristo. Gesù non ci ha
dato il compito di ripetere la Cena pasquale che, del
resto, in quanto anniversario, non è ripetibile a
piacimento. Ci ha dato il compito di entrare nella sua
“ora”. Entriamo in essa mediante la parola del potere
sacro della consacrazione – una trasformazione che
si realizza mediante la preghiera di lode, che ci pone
in continuità con Israele e con tutta la storia della
salvezza, e al contempo ci dona la novità verso cui
quella preghiera per sua intima natura tendeva.

Questa preghiera – chiamata dalla Chiesa “preghiera


eucaristica” – pone in essere l’Eucaristia. Essa è
parola di potere, che trasforma i doni della terra in
modo del tutto nuovo nel dono di sé di Dio e ci
coinvolge in questo processo di trasformazione. Per
questo chiamiamo questo avvenimento Eucaristia,
che è la traduzione della parola ebraica beracha –
ringraziamento, lode, benedizione, e così
trasformazione a partire dal Signore: presenza della
sua “ora”.

L’ora di Gesù è l’ora in cui vince l’Amore. In altri


termini: è Dio che ha vinto, perché Egli è l’Amore.
L’ora di Gesù vuole diventare la nostra ora e lo
diventerà, se noi, mediante la celebrazione
dell’Eucaristia, ci lasciamo tirare dentro quel
processo di trasformazioni che il Signore ha di mira.
L’Eucaristia deve diventare il centro della nostra vita.
Lo sperimentiamo proprio quanto sia bello
appartenere ad una famiglia vasta come il mondo,
che comprende il cielo e la terra, il passato, il
presente e il futuro e tutte le parti della terra. In
questa grande comitiva di pellegrini camminiamo
insieme con Cristo, camminiamo con la stella che
illumina la storia.

“Entrati nella casa, videro il bambino e Maria sua


madre, e prostratisi lo adorarono” (Mt 2,11). Cari
amici, questa non è una storia lontana, avvenuta
tanto tempo fa. Questa è presenza. Qui nell’Ostia
sacra Egli è davanti a noi e in mezzo a noi. Come
allora, si vela misteriosamente in un santo silenzio e,
come allora, proprio così svela il vero volto di Dio.
Egli per noi si è fatto chicco di grano che cade in terra
e muore e porta frutto fino alla fine del mondo (cfr
Gv 12,24). Egli è presente come allora in Betlemme.
Ci invita a quel pellegrinaggio interiore che si chiama
adorazione. Mettiamoci ora in cammino per questo
pellegrinaggio e chiediamo a Lui di guidarci.

Amen.

Messaggio di Papa Francesco


La fede significa anche credere in Lui, credere che
veramente ci ama, che è vivo, che è capace di
intervenire misteriosamente, che non ci abbandona,
che trae il bene dal male con la sua potenza e con la
sua infinita creatività. Significa credere che Egli
avanza vittorioso nella storia insieme con «quelli che
stanno con lui … i chiamati, gli eletti, i fedeli»
(Ap 17,14).

Crediamo al Vangelo che dice che il Regno di Dio è


già presente nel mondo, e si sta sviluppando qui e là,
in diversi modi: come il piccolo seme che può
arrivare a trasformarsi in una grande pianta
(cfr Mt 13,31-32), come una manciata di lievito, che
fermenta una grande massa (cfr Mt 13,33) e come il
buon seme che cresce in mezzo alla zizzania
(cfr Mt 13,24-30), e ci può sempre sorprendere in
modo gradito. È presente, viene di nuovo, combatte
per fiorire nuovamente. La risurrezione di Cristo
produce in ogni luogo germi di questo mondo
nuovo; e anche se vengono tagliati, ritornano a
spuntare, perché la risurrezione del Signore ha già
penetrato la trama nascosta di questa storia, perché
Gesù non è risuscitato invano. Non rimaniamo al
margine di questo cammino della speranza viva!
Poiché non sempre vediamo questi germogli,
abbiamo bisogno di una certezza interiore, cioè della
convinzione che Dio può agire in qualsiasi
circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti,
perché «abbiamo questo tesoro in vasi di creta» (2
Cor 4,7). Questa certezza è quello che si chiama
“senso del mistero”. È sapere con certezza che chi si
offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sarà
fecondo (cfr Gv 15,5). Tale fecondità molte volte è
invisibile, inafferrabile, non può essere
contabilizzata. Uno è ben consapevole che la sua vita
darà frutto, ma senza pretendere di sapere come, né
dove, né quando. Ha la sicurezza che non va perduta
nessuna delle sue opere svolte con amore, non va
perduta nessuna delle sue sincere preoccupazioni
per gli altri, non va perduto nessun atto d’amore per
Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, non va
perduta nessuna dolorosa pazienza.

Tutto ciò circola attraverso il mondo come una forza


di vita. A volte ci sembra di non aver ottenuto con i
nostri sforzi alcun risultato, ma la missione non è un
affare o un progetto aziendale, non è neppure
un’organizzazione umanitaria, non è uno spettacolo
per contare quanta gente vi ha partecipato grazie alla
nostra propaganda; è qualcosa di molto più
profondo, che sfugge ad ogni misura. Forse il Signore
si avvale del nostro impegno per riversare
benedizioni in un altro luogo del mondo dove non
andremo mai.
Lo Spirito Santo opera come vuole, quando vuole e
dove vuole; noi ci spendiamo con dedizione ma
senza pretendere di vedere risultati appariscenti.
Sappiamo soltanto che il dono di noi stessi è
necessario. Impariamo a riposare nella tenerezza
delle braccia del Padre in mezzo alla nostra
dedizione creativa e generosa. Andiamo avanti,
mettiamocela tutta, ma lasciamo che sia Lui a
rendere fecondi i nostri sforzi come pare a Lui.

Chiediamo al Signore che ci faccia comprendere la


legge dell’amore. Che buona cosa è avere questa
legge! Quanto ci fa bene amarci gli uni gli altri al di
là di tutto! Sì, al di là di tutto! A ciascuno di noi è
diretta l’esortazione paolina: «Non lasciarti vincere
dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21). E
ancora: «Non stanchiamoci di fare il bene» (Gal 6,9).
La potenza di amore di Dio è capace di vincere le
tenebre del male e guidare sulla via del bene.

Messaggio di Romolo
Mantovani
Noi siamo una potenza creatrice continua di Vita,
siamo una coscienza nell’infinita Coscienza di vita
universale; quando sentirai in te questa verità, tu
sarai allora mentalmente radicalmente guarito e
potrai acquistare uno stato di salute perfetta, tutti i
tuoi mali scompariranno, sia quelli del corpo fisico
come quelli dell’anima e dello spirito. Tu potrai
essere guarito per l’eternità.
Sei tu, e tu solo, che puoi liberarti.

Gesù Cristo non voleva che l’uomo rimanesse uno


sfruttato e ci ha dato quest’ordine: « Siate liberi! », ed
è per questa ragione che è stato crocifisso.

La liberazione dell’uomo deve venire dall’uomo


stesso, dalla sua comprensione e dalla sua intima
coscienza.

Sii un uomo libero, che sa superare ogni limitazione,


e tu potrai allora ritrovare ben presto la salute.

Tu sai che il mondo è il prodotto di un Principio


Spirituale Creatore. Sforzati di sentirti parte
integrante di questo Principio Spirituale Universale.

Ricordati che tu sei una creazione continua di vita,


che tutti i poteri sono in te. Alzati e cammina, noi ti
indicheremo il cammino e t’aiuteremo. Anche noi
abbiamo conosciuto le stesse sofferenze che oggi
sono tue; anche noi siamo stati affranti dagli stessi
dolori e dalla medesima disperazione, ma un amico
invisibile ci ha illuminato e noi viviamo oggi nella
gioia di una salute perfetta, nella gioia ancor più
grande di poter condurre dei Fratelli al possesso di
questo bene inestimabile della vita nella salute
integrale.

Coraggio, Fratello, noi siamo qua, e tutta la potenza


della vita è qui per aiutarti.
Medita profondamente su tutto ciò che ti abbiamo
detto. Trascorri più tempo che puoi in questa
meditazione, e la luce si farà in te.
Ripetiti sovente:

Io sono di essenza divina.


Io sono il re dei milioni di cellule che compongono il
mio corpo fisico.
Queste cellule si rinnovano continuamente.
Queste cellule sono degli esseri viventi, dei servitori
intelligenti e fedeli che son pronti a servirmi.
Io imparo a dirigerli nel giusto e nel vero: verso la
salute ideale.

Potrebbero piacerti anche