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“SMILING” JOE

Da Darkwood verso l’Avventura


passando per Cosenza

Il legame tra Le Strade del Paesaggio e la Sergio Bonelli Editore è un


legame forte, granitico, instauratosi sin dalle sue primissime edizioni
negli ormai lontani anni 2000. La collaborazione con i protagonisti e il
coinvolgimento dei miti di via Buonarroti 38 qui, nella città dei Bruzi,
ha prodotto eventi che hanno creato, tra Le Strade del Paesaggio e
le migliaia di visitatori, tra Cosenza e il suo cuore pulsante, qualcosa
di poco descrivibile a parole ma semplice da capire se lo si vive. Una
vera e propria magia che, a ogni evento, come candida e delicata
“SMILING” JOE neve si posa e riveste strade, mura, luoghi e persone. Una magia
Albo speciale di ZAGOR realizzato che avvolge e trasporta tutti in una dimensione di fantasia che ha più
da LE STRADE DEL PAESAGGIO di un piede piantato per terra! Una magia che si rinnova quest’anno
in collaborazione con SERGIO ospitando uno degli eroi storici (eppure moderno) della Sergio Bo-
BONELLI EDITORE nelli Editore, un eroe longevo (eppure giovane): Zagor, lo Spirito con
per il Festival del Fumetto la Scure! Il personaggio bonelliano che primo e più di tutti incarna
IX Edizione 2015 e la Mostra:
Zagor 600 volte Avventura!
lo spirito dell’Avventura pura! L’allestimento della mostra “Zagor -
600 volte Avventura!” che è dedicata a Sergio Bonelli, ci permette
Zagor: “Smiling” Joe di tuffarci nella storia grafica del personaggio attraverso la visione
Tutti i diritti riservati. delle tavole originali dei suoi grandi interpreti. Un’occasione che ci da
È vietata qualsiasi riproduzione dell’al- l’opportunità di omaggiare il suo creatore Guido Nolitta, alias Sergio
bo, anche parziale, senza lo specifico Bonelli, Gallieno Ferri che lo ha definito graficamente e tutti i suoi
consenso dell’editore.
autori, che ringrazio pubblicamente per aver partecipato in modo così
Zagor cospicuo ed entusiastico all’allestimento, mettendo a nostra dispo-
Personaggio creato da sizione le loro opere originali. Questo che avete tra le mani oltre che
Guido Nolitta un omaggio a Nolitta, a Ferri e a tutti gli uomini di Zagor è un regalo
e realizzato graficamente da che la Sergio Bonelli Editore ha concesso a tutti noi, grandi ammi-
Gallieno Ferri ratori dello Spirito con la Scure. Ritrovate qui un’avventura apparsa
“Smiling” Joe
la prima volta nel 1965, nella III serie a striscia, che vede l’entrata
Soggetto e Sceneggiatura: in scena della simpatica figura di “Smiling” Joe. Una mini avventura
Guido Nolitta dove in poche pagine si racchiude molta della filosofia di vita e del
Disegni: pathos della letteratura nolittiana, legata al personaggio e al mondo
Gallieno Ferri di Zagor. Un tipico racconto nolittiano, dove si alternano i simpatici
Copertina: intermezzi del microcosmo cichiano tra il comico e il drammatico, che
Giuliano Piccininno
Colori della Copertina:
erano tanto cari a Nolitta e ai suoi lettori e che si leggevano con un
Giorgio Piccininno contagiosissimo divertimento tra un’avventura e l’altra, e la vicenda
umana del simpatico “Smiling” a dimostrare che nelle sue storie i con-
a cura di: fini tra il bene e il male spesso sono sfumati, confusi e quasi mai netti.
Raffaele De Falco Tutto questo è stato possibile realizzarlo grazie alla fantastica colla-
Moreno Burattini borazione ricevuta dalla Sergio Bonelli Editore che ha avuto una parte
Francesco Loreto
Luca Scornaienchi
attiva nella creazione di questo progetto. Grazie, dunque, a Davide
Cluster Società Cooperativa Bonelli, Mauro Marcheselli, Michele Masiero, Giulio Terzaghi, Ornella
Castellini, Carlo Sabatini, Mauro Zampolini, Roberta Del Vento, Luca
Zagor Copyright Del Savio e alle tante preziose persone della Redazione che ci hanno
Sergio Bonelli Editore coadiuvato. Grazie a Moreno Burattini che mi ha supportato e aiutato
nella realizzazione incoraggiandomi e facendomi sentire tutta la sua
www.sergiobonellieditore.com
disponibilità nel mio travagliato incarico di “costruttore” dell’ennesi-
Il Festival del Fumetto Le Strade Del ma mostra qui a Cosenza. Un grazie particolare ai fraterni e talentuosi
Paesaggio è un evento promosso da Provincia amici Giuliano e Giorgio Piccininno che hanno rispettivamente dise-
di Cosenza e Cluster Società Cooperativa
gnato e colorato la bella copertina di questo albo. Un grazie agli infa-
ticabili organizzatori della Cluster, capitanati da Luca Scornaienchi e
Francesco Loreto, a tutti i collaboratori e a tutti quelli che con la loro
partecipazione hanno acceso e reso speciale quest’evento. Grazie,
infine, a Sergio Bonelli (e al suo alter ego Guido Nolitta), per averci
regalato la possibilità di passare tanti momenti felici, ospiti nel suo
fantastico mondo dell’avventura!
FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE
LINEA D’INTERVENTO 5.2.3.1

Raffaele De Falco
POR CALABRIA 2007-2013
L’Uomo del Fumetto
Italiano: Sergio Bonelli

A nove anni, nel 1941, Sergio Bonelli è un ragazzo


figlio di editori di fumetti, questa sua appartenenza
gli si appiccica addosso come un vestito che gli si
adegua in misura man mano che cresce. Il suo è un
condizionamento sì ambientale, ma che si nutre per
trasmissione genetica. I fumetti sono da sempre tut-
to il suo mondo, ne è affascinato, li legge instancabil-
mente, gli piace sfogliare e far scorrere tra le dita quelle Sergio Bonelli in un disegno
di Claudio Villa
pagine di fantasia, ama immergersi in esse alla ricerca
dell’avventura, del fantastico, del “sense of wonder”… figuria-
moci, poi, il vederli letteralmente nascere nel soggiorno delle mura domestiche che è stato adibito
a redazione della Casa editrice di famiglia! No! non potrebbe desiderare di meglio. La sua è una
posizione da privilegiato che, oltre a fargli leggere in anteprima i fumetti “confezionati” dai genito-
ri, gli porta altri vantaggi. In primis quello di venire in possesso di altri fumetti, quelli editi dalla
“concorrenza amica”, (i vari Della Casa, Casarotti... oltre che editori di fumetti sono anche amici di
famiglia e, sapendo di fargli cosa gradita, gli regalano i loro albi); poi, ha la possibilità di conosce-
re di persona moltissimi di quegli autori che transitano per la sua casa redazione, tra i nomi miglio-
ri della storia del fumetto italiano: Albertarelli, Caprioli, i fratelli Cossio, Canale, Dell’Acqua, Papa-
rella, Faustinelli, Bagnoli, Scudellari, Zamperoni, Piffarerio, Uggeri, Roy D’Amy, e tanti altri, mitici
“fabbricanti di storie disegnate”. Questo è un periodo felice per Sergio, ma presto giungono gli
anni difficili e duri della guerra e del post conflitto. La signora Tea Bertasi, madre di Sergio, è spin-
ta dagli eventi a rilevare l’editrice Audace dal marito Giovanni Luigi Bonelli, dal quale si è separata
consensualmente (al tempo non esisteva il divorzio) e, poi, a ingegnarsi e a lavorare instancabil-
mente per sopravvivere sia da un punto di vista umano che aziendale. In tutto ciò Sergio cresce in
perfetta simbiosi insieme alla Casa editrice che, grazie al duro lavoro e alla determinazione della
signora Tea è protagonista di un’inarrestabile scalata verso l’affermazione come realtà editoriale.
Sin da bambino, agli albori dell’editrice, Sergio è quindi parte integrante di essa, s’impegna a dare
una mano ed è di volta in volta magazziniere (cura e sistema le copie invendute), fattorino (schizza
dentro e fuori Milano prima in bicicletta, poi con la Lambretta e dopo ancora con la Topolino, a
portare sceneggiature a ritirare tavole), spedizioniere (evade le richieste di arretrati dei collezionisti,
allestisce pacchi e spedizioni), rifinitore dei disegni (disegna fondali, aggiunge particolari), titolista
(compone i titoli di copertina delle avventure, cosa quest’ultima di cui non è mai andato fiero!),
interlocutore dei lettori (come curatore della corrispondenza, cosa che ha sempre adorato), e tan-
to altro. Alla fine degli anni ‘50, poco meno che ventiseienne, diventa direttore responsabile, anche
se (come lui amava ricordare) continua a scaricare i camioncini delle rese! Così come una volta
iniziato, unico caso nell’editoria a fumetti nostrana, non ha più smesso di rispondere personalmen-
te alle lettere dei lettori, sino alla fine. All’inizio degli anni sessanta il passaggio di consegne, da Tea
a Sergio, non è più solo un atto burocratico, infatti, finito il servizio militare Sergio palesa alla madre
che l’unico lavoro che gli interessa è quello di fare fumetti: la scelta è stata fatta! È l’ora di comin-
ciare a fare i conti (non solo metaforicamente) con la realtà di condurre la piccola azienda che ha

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sulle spalle e assumersi le responsabilità che ne derivano. Accade così che è spinto, ufficialmente
dalla curiosità di vedere quanto è difficile il mestiere di sceneggiatore e di conseguenza quanto sia
“intaccabile” quella voce di bilancio che si riferisce ai compensi, ma, in realtà è perché la voglia di
esplorare il fumetto dal lato narrativo lo attira magneticamente. Il fumetto ce l’ha nell’anima e gli
scorre nelle vene. Per lui il passaggio da lettore a creatore di storie è più che naturale e, in questo
caso, giustificato da una “motivazione aziendale”, decide di mettersi alla prova. Affronta il compito
cominciando col cimentarsi nella traduzione di una serie dallo spagnolo. La voglia di fare e di met-
terci del suo è tanta che sarebbe più giusto parlare di “rimodellare” la serie argentina “Verdugo
Ranch”, disegnata dall’italiano Ivo Pavone e scritta nella versione originale da Héctor German
Oesterheld. Nel dar sfogo alla sua creatività Sergio aggiunge vignette e sequenze (disegnate da
Franco Bignotti) per adattare meglio al pubblico italiano sia il suo testo sia il ritmo di svolgimento
narrativo. Pubblica il lavoro in una nuova serie a striscia edita a partire dal 15 aprile 1958, nei primi
sette numeri sui dieci totali della “Collana Frontiera”. La nuova proposta è così denominata facen-
do eco alla prestigiosa testata argentina “Frontera” (che proponeva tra il ’57 e il ’62, il meglio del
fumetto argentino tra cui “Ticonderoga” e “Ernie Pike” disegnati da Pratt), su cui in origine era
pubblicata “Verdugo Ranch”. Per le ultime tre strisce della serie il giovane editore scrive le sue
prime tre sceneggiature (disegnate sempre da Franco Bignotti): la linea è stata varcata. A proposi-
to di quest’inizio, Sergio Bonelli in maniera autocritica, forse fin troppo dura, si diceva pieno di
vergogna per lo scempio compiuto e che aveva provveduto a fare pubblica ammenda ad alcuni
convegni del fumetto in Argentina. Al tempo, però, aveva fatto tutto in buona fede e, seppure non
soddisfatto totalmente (infatti, ancora non è pienamente convinto di fare lo scrittore di fumetti)
decide comunque di fare un tentativo e uscire con un personaggio tutto suo. C’è solo un proble-
ma: la firma! Consapevole di essere alle prime armi, il novello autore, sicuro dell’accostamento che
ci sarebbe stato col padre e, per la grande sensibilità che l’ha contraddistinto, si è posto il dilemma
e lo risolve facendo entrare in scena alla fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, il miste-
rioso, Guido Nolitta. Sergio Bonelli è stato affascinato dalla figura del padre, dalla sua personalità,
genialità, temerarietà, a volte dalla sua incoscienza e, persino dalla sua possanza fisica. Nella
giovinezza di Sergio, G.L. Bonelli era molto più vicino a un suo qualsiasi eroe del fumetto che non
a un normale essere umano. Rischiare di confondere il lettore con lo stesso cognome, suscitare
paragoni e, soprattutto, mancare di rispetto al genitore con produzioni non
all’altezza di cotanto cognome lo mette a disagio e lo porta alla decisione
d’inventarsi uno pseudonimo. Nasce così Guido Nolitta. In effetti,
non è mai stato chiaro da cosa fosse scaturito tale nome. Sergio
aveva dato diverse versioni, tra queste, quella che ripeteva più
spesso era che casualmente aveva scelto tale nome ottenendolo
ponendo una dietro l’altra, a casaccio, le lettere con cui iniziava il
titolo di un giornale! Ma c’è anche una fondata possibilità, in prati-
ca sconosciuta fuori dall’ambito della famiglia Bonelli,
legata al fatto che “Nolitta” era il nomignolo con
cui da bambino Sergio era chiamato da uno zio
materno di nome Luciano, che affermava si trat-
tasse di “un accostamento iniziatico di sillabe,
un suono arcano proveniente dall’abisso dei
tempi”. Una versione che emana ed evoca mi-
stero, ma è altrettanto realistica e, qualunque ne
sia l’origine, l’obbiettività è che il nome Guido
Nolitta dopo un inizio irto di difficoltà è diventato
nel tempo un vero e proprio marchio di fabbrica.

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Tornando alla pubblicazione della “Collana Frontiera”, dopo la
serie “Verdugo Ranch”, a seguire, dal settembre 1958 (sino al di-
cembre 1963) esce, ancora per i disegni di F. Bignotti, “Un Ragaz-
zo nel Far West”. È il primo personaggio seriale creato da Guido
Nolitta alias Sergio Bonelli il quale, dimostrando già un buon fiuto da
editore, seguendo un po’ la moda del tempo che vedeva tutti i mag-
giori protagonisti ed eroi del fumetto dei teenager, confeziona un per-
sonaggio in linea con tale tendenza, un adolescente interprete di spe-
ricolate avventure, come evidenziato nello stesso titolo della serie.
Nonostante sia la prima prova nolittiana e il neo autore abbia difficoltà
a entrare nel ruolo di scrittore per una sorta di auto sfiducia dettata dal
rispetto per il pubblico, dalla consapevolezza di scrivere cose che piac-
ciono soprattutto a lui, dalla ipercriticità verso se stesso, questa produ-
zione ha già insiti in sé molti dei canoni tipici della personalità e del
carattere dell’autore: gli spunti peculiari della sua visione della
vita, dell’arte e della cultura. E, poi, ha tante idee “fresche”.
Esempi ne sono la concezione dell’eroe dubbioso con dei limiti
e mai “tutto di un pezzo”; il punto di vista pacifista piuttosto che
quello fatto di violenza fine a se stessa. Tim Carter è, infatti, un ado-
lescente allevato da uno zio che rifiuta d’insegnargli l’uso delle armi e, all’indomani del suo assas-
sinio, si arruola nell’esercito non come soldato ma come interprete e mediatore tra bianchi e india-
ni. Altro esempio è la spiccata capacità di stemperare la tensione con l’uso e l’azione di una
spalla comica attraverso tempi di recitazione perfetti e trovate spassosissime; nell’occasione la
presenza di Dusty Ryan, soldato strimpellatore di banjo, e amante di grandi bevute è perfetta a tale
scopo. Ovviamente, in questa prima esperienza, ci sono anche molti degli errori del novizio: in
primis la prolissità dei testi e la “fretta” nella chiusura delle storie e, soprattutto, il peso di portare
avanti un personaggio. Non è un caso, quindi, che a pochi mesi dall’inizio, alla fine del ’59, Nolitta
entri in crisi creativa, non sappia più come uscirne e abbandoni il personaggio chiedendo all’e-
sperto genitore di subentrargli (cosa che G.L. Bonelli farà per un triennio, sino alla conclusione
della serie). Per il giovane Sergio Bonelli, questo è, dunque, un periodo ancora travagliato e incer-
to sulla scelta definitiva da farsi dal punto di vista professionale, il dubbio se può vestire contem-
poraneamente i panni d’editore e quelli di autore di testi o, se deve dedicarsi a tempo pieno solo
alla gestione dell’azienda e lasciare ad altri il compito di creare storie lo attanaglia. Come editore
se la sta cavando alla grande, ha fatto delle buone scelte editoriali ed ha dimostrato grande intuito
quando ha capito che il lettore potendo spendere di più esigeva una più corposa dose d’avventu-
ra e ha inventato il formato “volumetto bonelliano” diventato poi il formato rappresentativo del fu-
metto italiano. Altresì è anche un momento di turbolenta, vulcanica fantasia e d’impulsiva creativi-
tà. Dimostrazione ne è il fatto che mentre sforna le avventure di Tim, il Ragazzo nel Far West,
realizza diversi altri progetti. Sempre nel 1959 confeziona la minisaga del “Giudice Bean”, disegna-
ta magistralmente da Sergio Tarquinio. Dopo la lucida analisi di mercato con l’esigenza di creare
qualcosa che non si discostasse dai desideri del pubblico adolescente che gradiva avventure
“leggere” di eroi ragazzi condite da siparietti divertenti di spalle comiche, fatta al momento di cre-
are il suo primo character. La serie successiva con le gesta del Giudice Bean si allontana da que-
sto tipo di analisi e sbriglia altri aspetti della fantasia di Nolitta: l’ironia
e il grottesco. Lo spunto parte dal personaggio di Roy Bean vissuto in Sopra: Tim Carter il Ragazzo nel Far
Texas vicino al Rio Grande nel 1882, ma lo lascia ad anni luce di di- West disegno di Bignotti
stanza. La figura storica è stravolta e reinventata, secondo lo stile Pagina precedente: “Verdugo Ranch”
disegno di Ivo Pavone
Nolitta attraverso una narrazione ricca d’ironia e tratti caricaturali, do-

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tata di un notevole sense of humour senza per questo trascu-
rare l’avventura! Le vicende de …”la legge a ovest del
Pecos” sono non più impostate su un eroe classico ma
abilmente orchestrate attraverso un triangolo composto
da Bean, suo nipote Danny e il sergente nordista Sam
che si dividono la scena ripartendosi il primo la parte iro-
nica/grottesca e i secondi quella avventurosa e comica.
Sergio inizia a scrivere tali avventure e si rende subito con-
to di aver lasciato andare troppo le redini, che quello che
sta creando è a dir poco inusuale per i canoni del tempo.
Pieno di dubbi sulla validità di questo lavoro come prodotto
di mercato decide di riporlo nel cassetto (sarà edito solo nel
1963, quattro anni dopo, nei cinque numeri della “Collana
Cow Boy” e anche in questo caso la serie sarà chiusa da G.
L. Bonelli autore del quinto numero). Il tentativo di darsi
una correzione di rotta, occupando ancora Sergio Tar-
quinio ai disegni, lo porta alla realizzazione de “Il Ribel-
le” dove recuperando persino il riuscito personaggio del
sergente nordista Sam (dalla saga del Giudice Bean), cerca di riportare il racconto su binari più
classici. La spinta a riportarsi su sentieri dell’avventura attraverso una narrazione più classica,
dopo l’exploit moderno del Giudice Bean funziona solo in parte, infatti, pur nella sua semplicità il
tema è sviluppato in maniera poco ortodossa. Nolitta immerge la vicenda nel pathos e sviluppa il
racconto nella triste nebbia della realistica volubilità dell’animo umano pronto a tradire qualsiasi
nobile ideale. Ancora una volta, a cose fatte, Sergio Bonelli l’Editore ha lucidamente il sopravvento
su Guido Nolitta l’Autore e, giudica il lavoro non adatto ai tempi riponendolo a malincuore nel so-
lito cassetto! La saga, subito interrotta, dura solo due albi e cioè l’arco della prima avventura (e
sarà edito solo sette anni dopo nel 1966 nei primi due numeri della “Collana Araldo”). Nonostante
le difficoltà, la creatività di Sergio si manifesta in vari modi e forme. È autore di un albo per bambi-
ni per la “Collana Capolavori”: Ciuffetto Rosso, in cui il simpatico mohicanino dal ciuffo rosso
salva la nonnina dalle grinfie del terribile Orso Maligno. L’albo è scritto in collaborazione con Rinal-
do D’Amy e celato dietro un altro pseudonimo quello di Annalisa Macchi, un lavoro leggero e su-
bito dimenticato. Nella primavera del 1961 Nolitta si dedica alla progettazione di quello che poi
sarà il suo successo più duraturo: Za-Gor-Te-Nay, lo Spirito con la Scure! Al momento della crea-
zione però la costante sembra ripetersi. Nolitta si mantiene in linea con quanto gli è già accaduto
in precedenza e cioè come per tutti gli altri character scaturiti dalla sua fantasia dopo pochi mesi
di uscita in edicola, cade preda della crisi creativa che improvvisamente lo coglie e abbandona la
sua creazione (che per fortuna riprenderà in mano nel maggio del 1963 e lo porterà avanti sino al
1980). Dopo lo Spirito con la Scure è la volta de “I Tre Marines”, una serie disegnata da Vladimiro
Missaglia, e pubblicata in appendice
alla serie “Leopardo Nero” di Tex nel
1962, vicenda che narra l’avventura
di tre amici Marines impegnati nel re-
cupero di un carico d’oro sul fondo
della baia di Ensenada, anch’essa
subito lasciata nelle mani di Ennio
Missaglia, la storia ormai pedisse-
quamente si ripete! La svolta avviene
nel 1963. Nel periodo ’60/’63 a causa

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dei problemi di salute del titolare Andrea Lavezzolo, Sergio Bonelli si auto precetta per sostituirlo
come Nolitta e realizza un pugno d’avventure (ventitré strisce totali) de “Il Piccolo Ranger”. È que-
sto lavoro che gli colmerà molte lacune e gli svelerà molti “trucchi del mestiere”, contribuendo a
convincerlo di essere sulla buona strada. Tutte queste storie Nolitta le costruisce ispirato da film e
romanzi ed essendo la serie particolarmente a lui congeniale, aiutato da uno stile ormai instradato,
è stuzzicato a realizzare storie in cui la verve comica dei siparietti tra Kit Teller, il baffuto compagno
d’avventure Frankie Bellevan, e gli altri membri della compagnia (Denti Bill, Claretta, Cin-lao,
Ibrahim, eccetera) raggiunge lo stato di grazia e lo porta a dei risultati particolarmente brillanti!
Questa prova si rivelerà una palestra efficacissima e snodo decisivo per il proseguimento della
professione di sceneggiatore. Nolitta è maturato, ha fatto esperienza,
ha assorbito il mestiere e i suoi trucchi, soprattutto è gratificato dai ri-
sultati e ora può ripartire. Ha le carte in regola e la sua formidabile vena
creativa non si fermerà più. Ritorna persino ad adattare per il mercato
italiano alcune storie brevi argentine di Oesterheld disegnate da
Pratt edite sempre nel 1963 in appendice alle strisce de il Picco-
lo Ranger. Personaggio quest’ultimo, bisogna ricordarlo, per
il quale nel 1985 Nolitta confezionerà anche l’ultima avventu-
ra a chiusura della serie (dal n.253 al n.255). E prima di darsi
completamente ai suoi grandi eroi: Zagor e in seguito Mister
No, passando, di fatto, alla seconda parte della sua carriera
di scrittore, nella transizione ha il tempo di scrivere due sto-
rielle disegnate da Frano Donatelli, emblematiche di questo
passaggio. Si tratta di storie cosiddette riempitive ideate per
completare la foliazione di due albi della “Collana Rodeo”
(l’11 e il 21 editi tra il 1968 e il 1969), di sole dodici pagine, ma
che sono dei piccoli gioiellini di scrittura. Sono due brevi rac-
conti in cui si respira un’atmosfera da Mystery, da un lato molto
vicine alle produzioni americane come “Creepy”, le cosiddette
horror stories, dall’altro intrise di grottesca ironia tipica dello stile
Nolitta. La prima “Anubi” attraverso una drammatica narrazione
vede all’opera una coppia di archeologi che profanano una tom-
ba egizia. Per questo sacrilegio incorreranno nella maledizione
che, in un brillante finale, li porterà in manicomio! La seconda
“Voudou” ha sullo sfondo Haiti e la sua magia nera. Il protagoni-
sta, un curioso yankee, vuole scoprire i segreti del vudu e nel met-
tere in atto questa sua sciagurata idea drammaticamente uccide
una sacerdotessa. Scappato a New York anni dopo, credendosi
ormai al sicuro, durante una cerimonia incontra un trio di musici-
sti haitiani che con la loro ipnotica musica, in un sarcastico fina-
le, lo faranno impazzire e suicidare. In ultima analisi, l’iniziale lustro creativo, che completa la prima
parte, quella formativa dell’autore, in cui c’è stato il continuo mettersi alla prova con spunti brillan-
ti e storie originali frutto di un background fatto di centinaia di libri e romanzi d’avventura letti, da
un’infinità di film dell’horror, gialli e d’avventura visti sin da ragazzino,
Sopra: Mister No, disegno di Ferri
in contrapposizione con le crisi creative e i muri bianchi che gli si sono
presentati ogni volta all’improvviso e lo hanno costretto di conse- Pagina precedente: la prima striscia
delle avventure di Zagor, disegni di Ferri
guenza al continuo ripetersi della storia, gli arriva un’idea, la sviluppa, Pagina precedente: i tre protagonisti del-
comincia il suo percorso editoriale e, quasi immediatamente l’autore la saga del Giudice Bean in un disegno
inedito di Sergio Tarquinio
va in panne e non sapendo più come andare avanti, è costretto ad

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affidarne ad altri il proseguimento. Alla fine si rivela un’esperienza preziosa che lo prepara e lo
aiuta a dominare disciplinandola la sua formidabile vena creativa. C’è da dire a tal proposito che
se è vero che nei momenti di crisi il Bonelli padre giunge sempre in aiuto è altrettanto inconfutabi-
le che il famoso genitore non lo abbia mai incoraggiato verso la professione di autore di testi, ma,
al contrario, in tal senso G.L. Bonelli riteneva che le doti imprenditoriali di Sergio potessero bastar-
gli. Al più, secondo lui, si poteva dedicare alla scrittura del fumetto comico! Per fortuna Sergio ha
fatto di testa propria e, stranamente, andando incontro a tante difficoltà la sua titubanza nell’intra-
prendere la strada di sceneggiatore che lo aveva stretto sin dall’inizio si rarefà, sparisce e lascia il
posto a una determinazione, mai doma, che entra ogni volta in campo e alla fine lo premia.

…anche il mio nuovo eroe (Zagor n.d.r.) finì nelle pazienti mani di mio padre, che lo portò avanti per
qualche mese, fino a quando io riuscii a trovare la vena giusta e scoprii i piccoli e grandi trucchi del
mestiere di sceneggiatore…1.

Come ha chiarito lui stesso i problemi affrontati nei primi cinque anni della sua carriera e lo ribadia-
mo, una carriera intrapresa istintivamente, senza aiuti, da autodidatta e quindi molto più difficile,
vissuta tutta sulla sua pelle, alla fine è servita a forgiarlo come autore e, quando “il rodaggio” è fini-
to, riuscendo a colmare le lacune e a fare suoi i trucchi del mestiere, protetto e tutelato dalla magia
di quel nom de plume, ci ha regalato il vero Sergio Bonelli. Un editore-autore che, oltre a portare la
sua Casa editrice a livelli aziendali inimmaginabili quando nel 1958 se n’è fatto carico, rendendola
nel tempo una realtà solida e leader nel campo con una politica lungimirante d’investimenti in idee
e uomini, ha sfornato eroi e avventure che lo collocano nel panorama fumettistico italiano come
uno degli uomini più incisivi e significativi del settore il quale per decenni, e perfino ben oltre la sua
dipartita, con il suo lavoro, con i suoi eroi, le sue storie, le sue scelte, i suoi collaboratori è stato
capace di regalarci e ci regala il meglio dell’avventura disegnata.

Nota 1: Sergio Bonelli: una vita tra le nuvole a cura di Frediani e Mezzavilla

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Zagor:
uomo, eroe,
mito…
chi sei?

Il suo vero nome è Patrick Wil-


ding, ma gli indiani lo chiamano Za-
Gor-Te-Nay, Lo Spirito con la Scure. Le sue
gesta lo vedono protagonista nelle vaste terre
della frontiera americana dei primi decenni del di-
ciannovesimo secolo, dove si batte per proteggere
gli indifesi, dare la caccia ai criminali e mantenere la
pace tra i nativi e gli uomini bianchi. Da ragazzino ha
vissuto nei boschi del Nord-Est, dove ha visto mori-
re i genitori per mano di una banda d’indiani Abenaki, guidati da Salomon Kinsky. Protetto da
Wandering Fitzy che gli ha fatto da maestro, Patrick cresce col seme della vendetta e da adul-
to, quando riesce ad attuarla, la dura realtà che il padre a sua volta era stato un massacrato-
re d’indiani lo stravolge facendogli capire che bene e male sono concetti relativi. Quest’amara
verità insieme al rimorso delle sue azioni lo trasforma in Za-Gor-Te-Nay o, più brevemente Za-
gor: pronto a schierarsi con i deboli e gli oppressi, rossi, bianchi o neri che siano. A tale scopo,
il leale e coraggioso Zagor, sfrutta le sue doti di forza e agilità insieme al pittoresco costume
rosso di foggia indiana, con il simbolo dell’uccello del tuono sul petto, per iniziare la sua opera
pacificatrice. L’aura che lo avvolge fa sì che gli indiani lo credano un’entità immortale mandata
dal Grande Spirito mentre i bianchi lo rispettano per il suo senso di giustizia e guai ai malvagi
che sentiranno riecheggiare il suo grido di battaglia. La sua residenza, una capanna circondata
dalle sabbie mobili che divide col fedele amico messicano Cico, è collocata su un isolotto nel-
la palude della foresta di Darkwood da dove è sempre pronto, armato di pistola e di una scu-
re di pietra, arma di cui è abilissimo nell’uso, ad accorrere in aiuto di chiunque abbia bisogno.
Le primissime storie di Zagor possono apparire semplici e leggere a confronto di quelle che lo
stesso personaggio vive ormai da decenni. Storie ricche, piene di spunti narrativi, complesse
nello sviluppo, più impegnate nel racconto, ricche di particolari e personaggi secondari. La realtà
è che da decenni le vicissitudini di Zagor sono accessibili su diversi piani di lettura, fruibili con
diverse chiavi interpretative che vanno da quelle di un bambino che ne gode dell’avventura e della
simpatia dei personaggi a quelle dell’adolescente che ne apprezza l’azione, le suggestioni e la
carica emotiva, all’adulto che ne percepisce lo spessore psicologico, i riferimenti e la riflessione.
Zagor nasce come un prodotto di laboratorio che converge in sé i gusti del pubblico. Agli inizi del
1960 Sergio Bonelli, giovanissimo responsabile della Casa editrice si era ritrovato, in un periodo
di frenetica produzione editoriale, alla ricerca di una nuova testata da lanciare per poter mettere al
lavoro il talento di Gallieno Ferri che, reduce da molti lavori realizzati
Sopra: il grido di battaglia di Zagor
per il mercato francese, gli si era proposto. Dopo essersi guardato disegno di Ferri
intorno, fuori dalla sua Casa editrice, laddove la facevano da padrone Pagina precedente: gli eroi di Sergio Bo-
i character della Dardo (Miki, Blek, eccetera) che strizzavano l’occhio nelli in un disegno di Villa
ai lettori giovanissimi, e dentro la sua stessa azienda, laddove Tex ne Pagina seguente: Zagor in canoa dise-
gno di Ferri
era il mattatore seppur seguito da un pubblico più adulto, capì che le

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parole del distributore:…”il tuo Tex è troppo difficile, perché non fai un personaggio più adatto ai
bambini?”… erano degne di attenzione. Sergio Bonelli allestisce così un cocktail, dosando nella
giusta misura e amalgamandoli perfettamente tra loro varie “caratteristiche” degli eroi della sua
giovinezza. Da Phantom (l’Uomo Mascherato) di cui impiega l’aura d’immortalità, la residenza
nella foresta, il simbolismo del teschio, l’assonanza dei soprannomi (l’Ombra che Cammina e Lo
Spirito con la Scure), il costume bizzarro e, soprattutto, l’idea di uccidere solo se costretti. Altra
ispirazione è rappresentata dall’ovale disegnato sul petto della casacca derivata da Superman
come di Tarzan è l’agilità, lo spostarsi utilizzando le liane, l’essere rispettato a volte temuto dalle
popolazioni autoctone e l’emettere il grido di battaglia! Da Davy Crokett la vicinanza al mondo dei
trapper della natura e la loro continua sfida all’ignoto. Una parte importante nella “costruzione” è
data dai popolarissimi Miki e Blek: dal primo deriva la tranquilla pacatezza e dal secondo le “mani
pesanti”, una mistura che dà un risultato nuovo, lontanissimo dalla ormai famosa figura di Tex.
Il tono delle storie è indirizzato su una narrazione fresca e fantasiosa ricca di note umoristiche e
gags. Allo scopo, come nella migliore delle tradizioni, è affiancato all’eroe la spalla comica, grafi-
camente un mix di Pancho (la spalla di Cisco kid) e di Donald Duck (il nostro Paperino), il tutto reso
graficamente da Gallieno Ferri che pur seguendo le indicazioni di Bonelli ci mette del suo nel creare
il costume: la casacca, i pantaloni a strisce orizzontali, la scure. Alla fine ogni caratteristica si rivela
estremamente funzionale e confluisce in un’originale e armonica creazione. Le avventure dell’eroe
spaziano a 360 gradi, variano continuamente scenari e tematiche saltando da ambientazioni we-
stern a soggetti fantascientifici, horror, fantasy, mistery… raccogliendo il grande bagaglio culturale
di lettore insaziabile e di viaggiatore proprio di Sergio Bonelli. Il fantastico è nel DNA di Zagor
essendo lo sfogo creativo del suo autore che ne è un cultore appassionato sin da bambino. I suoi
miti della letteratura orrorifica sono tutti presenti nelle avventure in cui è immerso il personaggio:
Dracula, il Mostro della laguna, la Mummia, l’Uomo Lupo... Questa del fantastico non è comunque
la dimensione preminente, accanto ad essa esiste una realtà raccontata che è ispirata da una real-
tà storica plausibile. Una documentazione di fondo che pesa parecchio nel delineare personalità e
robustezza narrativa delle vicende in cui è coinvolto l’eroe e il suo mondo, regalare svago e diver-
timento conditi da giuste emozioni non significa tralasciare temi o valori nobili come la reciproca
tolleranza, il rispetto dei diritti degli altri, il rispetto per la natura e non è un caso che il protagoni-
sta si erge a mediatore sovra
partes senza pregiudizi. Il
colore della pelle non conta,
come non hanno discrimi-
nanti la religione, la razza, la
lingua o la cultura. Per Zagor
conta l’uomo e la giustizia,
non c’è l’accettazione pas-
siva del diritto del più forte!
Ma la profonda convinzione
che si può anche morire per
una giusta causa. Lo spes-
sore psicologico e morale
di Zagor non trova riscontro
nei fumetti dell’epoca della
sua nascita e, se per questo,
in moltissimi di quelli nati
dopo!

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A lato: autoritratto di Gallieno
Ferri con i suoi eroi

Pagina successiva: una parte dei


protagonisti della saga zagoriana in un
disegno di Joevito Nuccio

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Autori in Mostra

600volte
AVVENTURA

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GALLIENO FERRI , creatore grafico
e disegnatore di Zagor è nato a Genova il 21 mar-
zo 1929. Nel 1961, con Guido Nolitta (Sergio Bo-
nelli) da vita a Zagor, di cui illustra numerose sto-
rie e tutte le copertine. Dopo aver esercitato per
alcuni anni la professione di geometra, risulta uno
dei migliori disegnatori in una selezione operata
dall’editore De Leo, che intendeva scoprire giova-
ni talenti. Questo gli consente subito di illustrare
due personaggi, “Il Fantasma Verde” e “Piuma
Rossa”. Ferri sigla le sue tavole come Fergal. Nel
1949 illustra la prima serie di “Maskar”, disegna i

personaggi western di “Tom


Tom” e di “Thunder Jack” inau-
gurando una serie di collabora-
zioni di successo con il mercato
francese. Disegna inoltre le serie
“Jolly” e “Capitan Walter” per
“Il Vittorioso”. Nel 1960 cono-
sce Sergio Bonelli, con il quale
successivamente crea Zagor.
L’intenzione dei due autori è di
sviluppare un character che in-
contri il favore dei più giovani,
ma che nel medesimo tempo
non scivoli nell’infantilismo e
contenga tutti gli elementi più
tipici delle storie d’avventura,
arricchendo la tematica con
ingredienti presi da altri generi
narrativi. Nel 1975, quando na-
sce un’altra celebre creatura di
Sergio Bonelli, Mister No, Ferri
ne disegna il numero uno e le
prime centoquindici copertine.
Per il Comandante Mark ha di-
segnato le copertine degli Spe-
ciali 9 e 10, e quella dell’albetto
allegato allo Speciale 9.

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FRANCO DONATELLI , nato ad Alessandria il 13 mar-
zo 1925 è una delle figure centrali del fumetto italiano. Sia con il suo
vero nome che con gli pseudonimi di Frank Well e Frank Donat, ha fir-
mato infatti un numero esorbitante di copertine, illustrazioni e tavole. Le
sue prime esperienze da professionista risalgono agli anni Quaranta,
quando realizza per “L’Audace” di Gianluigi Bonelli le matite di alcuni
episodi di Furio Almirante. Da quel momento, Donatelli intrattiene rap-
porti con tutte le Case editrici di fumetti più prestigiose: Universo, Nerbi-
ni, Alpe, per poi ritornare alle Edizioni Audace di Tea Bonelli nel 1948, a
disegnare i tre albi conclusivi de “La Pattuglia dei Senza Paura” e le co-
pertine de Il Piccolo Ranger (ne firma più di
un centinaio). Negli anni Cinquanta realizza
illustrazioni per Mursia, Sonzogno, Rizzoli e
Cappelli, poi lavora in Francia e per il merca-
to britannico. Il decennio successivo lo vede
impegnato su Zagor, quindi su “Pecos Bill”
per l’editore Torelli. Ancora per la Sepim di
Torelli disegna “Radar”; per l’Editoriale Cor-
no realizza le copertine di “Maschera Nera”
e “Gordon”. Realizza (su testi di Guido No-
litta) due brevi storie pubblicate nella Colla-
na Rodeo, “Anubi” e “Voudou”, quindi, nel
1975, è la volta di Mister No, di cui disegna
alcuni episodi. Franco Donatelli è morto nel
novembre del 1995.

MARCO VERNI, nasce a Forlì il 16 settembre 1966. Qui


frequenta l’istituto professionale per il commercio e svolge il servizio
civile. Mentre passa da un lavoro all’altro, coltiva la sua passione per
il disegno e il fumetto. Dopo essersi proposto con diverse tavole di
prova, nel 2000 viene arruolato dalla Sergio Bonelli Editore tra i di-
segnatori di Zagor, e fa il suo esordio in edicola nel settembre 2002,

con la storia pubblicata


sull’“Almanacco dell’Avven-
tura 2003”. Dall’anno suc-
cessivo collabora in pianta
stabile con la collana dello
Spirito con la Scure.

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RAFFAELE DELLA MONICA, nasce a Cava
Dei Tirreni (Sa) nel 1961. Fa parte del gruppo di “Trumoon”, la rivista
amatoriale salernitana alla cui scuola si sono fatti le ossa numerosi
autori-rivelazione degli anni Ottanta. Nel 1982 entra in contatto con
Magnus che lo indirizza presso lo studio di Giovanni Romanini: Della
Monica illustra, dunque, racconti per la Ediperiodici e approda poi,
nel 1983, alle pagine di “Alan Ford”, sostituendo Paolo Piffarerio.
Tra il 1985 e il 1987, Della Monica entra a far parte dello Staff di
If di Gianni Bono: il suo talento versatile, capace di adattarsi alle
situazioni più disparate pas-
sando con disinvoltura dalle scene erotiche a quelle umo-
ristiche, lo porta a collaborare con “Cucador”, “Masters of
the Universe”, “Intrepido”, “Topolino” e “Paperino Mese”.
Il disegnatore vene in contatto e aiuta Franco Bignotti nella
rifinitura di settantatré tavole di un episodio di Mister No
(“Yucatán”). Promosso a pieni voti, prosegue tutto da solo,
anche se ritornerà a lavorare in coppia realizzando, sempre
per Mister No, le matite inchiostrate da Roi dell’episodio n.
164, (“Il mistero della pampa”). Dopo una breve escursione
nelle atmosfere di Martin Mystère, Della Monica passa a
Tex. In seguito, lascia la scuderia Bonelli per “Gordon Link”
(Dardo), ma vi fa ritorno per dedicarsi a Zagor.

ROBERTO D’ARCANGELO, nato a Roma


il 12 aprile 1962, si diploma in Disegno animato, presso l’Isti-
tuto di Stato per il Cinema e la Televisione, nel 1981. Realizza
molte animazioni gra-
fiche per trasmissioni
televisive (“Quark”,
“La Macchina del
Tempo”) e lavora in
ambito pubblicitario.
Arriva al fumetto nel
1987, anno in cui inizia
un periodo di colla-
borazione con la Play
Press. Lavora anche
per la Acme e la Universo. Dal 1992 al 1994, collabora
con Franco Saudelli ad alcuni episodi de “La Bionda”, per
Granata Press. Nel 1996, viene arruolato tra i disegnatori
di Zagor.

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PAOLO BISI , na-
sce a Piacenza il 27 settem-
bre 1964. Nel 1981 partecipa
al concorso per disegnatori
“Premio Pier Lambicchi” di
Prato, classificandosi al pri-
mo posto. Dopo il diploma
all’Istituto d’Arte di Parma,
lavora come grafico pubbli-
citario free lance dal 1987 al
1993. Nel 1991, pubblica una storia in due parti (testi di
Toninelli) sulla rivista “Dark”, intitolata “La casa dei fan-
tasmi”. Entra in contatto poi con la Star Comics e Ade
Capone, disegnando due episodi di “Lazarus Ledd” e
“Requiem”, pubblicata prima da “Intrepido”, quindi dall’e-
tichetta dello stesso Capone, Liberty. Nel 1996 Paolo Bisi
approda alla Bonelli con Mister No e poi Zagor.

FRANCO DEVESCOVI , nato a Trieste il 7 maggio


1943, dopo aver frequentato il Liceo Scientifico e la Facoltà di Giuri-
sprudenza entra nel mondo del fumetto alla fine del 1969. Inizia un’in-
tensa collaborazione con le testate della Casa Editrice Universo, per cui
illustra un gran numero di racconti “liberi”. Tre anni dopo è chiamato
a collaborare al Corriere dei Ragazzi rimanendovi per circa due anni,
cimentandosi un po’ in tutti i generi. Nel 1976 torna alla Universo, rea-
lizza numerose storie libere, passando poi alle serie di Billy Bis, Cristall,
Commissario Norton e Black Rider, personaggio che porterà avanti sen-
za interruzioni fino al 1984. In quell’anno, decide di dedicarsi totalmente
alla pittura: lavora per il mercato tedesco, in cui viene inserito da un gal-
lerista e mercante di
Monaco. Nel 1986
sente il richiamo delle “nuvole parlanti” e fa ritor-
no alla sua attività di cartoonist, ancora una volta
per la CEU. Nel 1990, infine, approda alla Sergio
Bonelli Editore, entrando a far parte dello staff
di disegnatori di Martin Mystere, divenendone in
breve una delle matite simbolo. Si allontana dal
Detective dell’Impossibile, su richiesta dell’Edi-
tore, in tre sole occasioni: per illustrare un albo
di Mister No, tre avventure di Zagor e un Alma-
nacco del West di Tex.

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MAURIZIO DOTTI, nato a Limbiate (MB) il 10 aprile 1958,
inizia nel campo della grafica pubblicitaria, passa poi, al fumetto nel
1976, collaborando con lo studio di Giancarlo Tenenti. Nel 1982 av-
via un’attività nell’ambito del teatro d’animazione, come scenografo,
attore e costumista, che lo condurrà a collaborare, fra gli altri, con la
celebre compagnia marionettistica “Carlo Colla e figli”. Come sceno-
grafo, partecipa anche a produzioni di prosa e liriche. Ritorna all’antico
amore, alternando lavori di grafica per la pubblicità a collaborazioni con
“Il Giornalino”. Nel 1995,
realizza le matite di un
episodio di Tex scritto
da Mauro Boselli, apparso nell’Almanacco del West
1998, e inchiostrato da Alarico Gattia. L’anno suc-
cessivo intraprende una collaborazione stabile con
la Sergio Bonelli Editore, disegnando per Zagor, e
continua la realizzazione di “Lassie” ed “E-Team”
per “Il Giornalino”. Tra il 1997 e il 1998 l’incontro
con Dampyr, che si affianca al mai abbandonato
impegno al servizio dello Spirito con la Scure. Mau-
rizio Dotti è anche illustratore di libri per ragazzi, con
pubblicazioni sul mercato francese e neozelandese.

JOEVITO NUCCIO, nato a Chicago (USA) il 2 luglio 1970, si diploma all’Istituto


D’Arte nel 1989. Nel 1997 frequenta un corso sul fumetto organizzato dall’ Opera Universitaria
di Palermo che ha come docente Gianni Allegra. Consegue la Laurea in Architettura nel 1999 ed
inizia la libera professione. Nel 2002 contatta Moreno Burattini a cui sottopone alcune tavole di
prova per Zagor. Nel 2005 entra a far parte dello staff dei disegnatori dello Spirito con la Scure
e pubblica la sua prima storia nel 2010, su testi di Burattini. Vive e lavora a Sambuca di Sicilia in
provincia di Agrigento.

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MAURO LAURENTI , nato a Roma nel 1957, dopo il di-
ploma al liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti, inizia a collaborare
con lo studio Leonetti e lavora poi per Renzo Barbieri (“Donna Blu”).
Disegna quindi per le testate Acme dell’editore Francesco Coniglio
(“Splatter”, “Mostri”, “Torpedo”), poi passa a collaborare con lo studio
di animazione di Vito Lo Russo. Proprio per quest’ultimo, Laurenti re-
alizza uno story-board di Zagor grazie al quale entra in contatto con la
Bonelli, avviando una collaborazione, tuttora in corso, che lo vede, oltre

che alle prese con lo


Spirito con la Scure,
anche sulle pagine di
Dampyr.

STEFANO DI VITTO, Stefano (1949) e Do-


menico (1950) Di Vitto, abruzzesi, condividono la medesima
passione per il disegno. Esordiscono nel mondo del fumetto
sul finire degli anni Settanta, lavorando in tandem (Stefano
alle matite, Domenico alle chine) per conto dell’editore roma-
no Ceretti (per il quale realizzano episodi di “Zorro”, “Gero-
nimo” e “Il Santo”).
Approdano quindi
alla Edifumetto di
Renzo Barbieri per
poi passare alla
Universo. Pubblicano materiale anche su “Corrier Boy”
e su “Il Giornalino” delle Edizioni Paoline. Le loro tavole
illustrano, infine, episodi di “Storie Nere” della Ediperio-
dici e di “Diabolik” della Astorina. Questo curriculum ser-
ve ad aprire ai Di Vitto le porte di casa Bonelli. È il 1983:
Stefano e Domenico vengono messi alla prova con alcu-
ni episodi di “Kerry il trapper”, una serie ideata da Tizia-
no Sclavi, pubblicata a puntate in appendice a Il Piccolo
Ranger. Dopo quest’esperienza, è la volta di Mister No,
di cui illustrano, tra l’altro, il cross-over fra Jerry Drake e
Martin Mystère.

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ALESSANDRO PICCINELLI , nasce il 3 aprile 1975
a Como. Nel 1995 consegue il diploma di disegnatore per tessuti presso
l’istituto tecnico “Setificio” di Como. Nello stesso anno inizia il corso di
specializzazione presso la Scuola del Fumetto di Milano. Dal 1997 al 2000
collabora come illustratore per il “Corriere di Como”. Nel 2000 collabora
alla rivista “M.A.R.E.”. Nel 2001 illustra per “Meroni Editore” circa 300 di-
segni a scopo didattico. Dopo aver realizzato illustrazioni per mostre mo-
notematiche, fiere e stand, sempre nel 2001 avviene il suo approdo in casa
Mediacomics dove realizza la quarta parte della prima storia di Armadel,
fumetto fruibile attraverso Internet. Successivamente entra a far parte dello

staff dello Spirito con


la Scure, esordendo
con l’avventura Hu-
ron! pubblicata nel
Maggio 2006.

GIUSEPPE
PRISCO, nasce
a Mondragone (CE) il
12 dicembre 1965. Dal
1970 vive a Torino, città
in cui si diploma al Li-
ceo Artistico. Nel 1987
inizia la sua attività di
disegnatore pubblicita-
rio, alternandola a quel-
la di illustratore per libri
scolastici. Da sempre appassionato di fumetti, nel
2003 entra in contatto con Sergio Bonelli Editore
e viene inserito nello staff di Zagor, realizzando la
lunga storia “Uomini in guerra” che viene pubblicata sul Maxi Zagor numero 8 nel marzo del 2007.

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WALTER
VENTURI, na-
sce a Roma il 6 gen-
naio 1969. Dal ‘94
autoproduce i 12 albi
di del suo personag-
gio “Capitan Italia”. In
seguito realizza la mini
serie “Lost Kidz”, pro-
dotta dal gruppo Factory. In seguito, collabora con
Eura Editoriale realizzando numerose storie libere
e miniserie apparse su Skorpio e Lanciostory, ol-
tre ad entrare a far parte dello staff di “John Doe”
e “Detective Dante”. Per Disney realizza le matite
del n.7 della serie “Kylion” e, per le Edizioni BD,
una storia breve di “Brad Barron” apparsa sul libro
“Anatomia di un eroe”, anticipando così l’uscita del
n.16 di “Brad Barron” che segna l’inizio della sua
collaborazione con Sergio Bonelli Editore. Dopo
aver lavorato anche su “Demian”, realizza il primo
albo del Color Zagor (agosto 2013) e debutta come autore completo con “Il grande Belzoni”, Ro-
manzo a Fumetti a ottobre 2013.

GIANNI SEDIOLI, nasce a Ravenna il 4 agosto 1966. Si di-


ploma come tecnico industriale, per poi svolgere, fino al 1991, l’attività di
agente di commercio. Nel 1992, la svolta: seguendo la sua passione per
i fumetti, debutta su “Tiramolla”, scrivendo e disegnando una dozzina di

storie. Alla chiusura del set-


timanale, nel 1994, disegna
due storie per la Hobby &
Work, quindi si autoprodu-
ce, realizzando tre albi della
serie di sua creazione “The
Witch”. Nel 1997, inizia a
collaborare con la Sergio
Bonelli Editore, prima pub-
blicando su Zona X e quindi
su Jonathan Steele, Legs
Weaver e Zagor.

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EMANUELE BARISON, nasce
a Pordenone nel 1963.
Negli anni ottanta fonda
la rivista Fantasy e crea
per il Messaggero dei Ra-
gazzi Alex il Britanno per
poi approdare alla Disney
nel 1989. Nei primi anni
novanta collabora con
Ade Capone e la Star Co-
mics disegnando Lazarus
Ledd. Nel 1995 Francois
Corteggiani gli propo-
ne di lavorare in Francia
dove realizza la serie Ya-
kuza per l’editore Soleil e
“De Silence et de Sangre” per Glénat e successi-
vamente disegna “Dottor Justice” sulla rivista Pif.
Nel 1999 crea per la Geox la mascotte Magic Geox
disegnandone tre albi pubblicati in tutto il mondo.
Nel 2001 realizza la sceneggiatura del film Oppala-
dy e, nel 2004, scrive e dirige con Toffanetti il film Rockstalghia. All’indomani di un ulteriore lavoro
per la francia edito da Dargaud entra nello staff di Diabolik. Nel 2014 collabora con la Sergio Bonelli
disegnando lo speciale Zagor e poi passa a Tex.

OLIVIERO GRAMACCIONI, nasce a Roma il 14 gen-


naio 1953. Disegnatore autodidatta, dopo la maturità scientifica collabora
con lo studio grafico Mangiarano. Nel 1978 lavora per “Lanciostory” e, nel
1980 , ritorna a collaborare con Mangiarano, per il quale esegue le matite di
numerosi lavori destinati al gruppo di testate Eura, cui seguiranno periodi
più o meno lunghi di collaborazione con Dino Leonetti e Francesco Coni-
glio. L’incontro con Coniglio gli offre l’opportunità di lavorare per “Intrepido”
e per le
testate
Acme, “Mostri” e “Splatter”. In-
sieme a Michelangelo La Neve,
crea graficamente il personag-
gio di Mara, le cui avventure
sono apparse su “Intrepido”.
Nel 1994, l’approdo alla testa-
ta bonelliana Mister No e poi a
Zagor.

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GIULIANO PICCININNO , la produzione di Giuliano Pic-
cininno, nato a Giffoni Valle Piana (Salerno) il 5 settembre 1960, è assai
diversificata; passa infatti dal fumetto, tanto come disegnatore che come
autore di testi, alla grafica per l’editoria e nel campo della produzione com-
merciale (calendari, manifesti, copertine di dischi eccetera). Tra le altre cose,
ha collaborato con testate come “Alan Ford”, “Tiramolla”, “Arthur King”,
per poi ap-
prodare a
Dampyr nel
1997. Nello
stesso anno,
ha ricevuto il premio “Fumo di China”
come miglior nuovo autore. Giuliano
Piccininno vive e lavora a Valdagno
(Vicenza).

MORENO BURATTINI , sceneggiatore di fumetti, scrittore,


critico specializzato, curatore di mostre, libraio, collezionista di comics e autore
teatrale, Moreno Burattini nasce il 7 settembre 1962 a San Marcello Pistoie-
se, ma si trasferisce giovanissimo a Firenze. Appassionato di fumetti, oggetto
anche della sua tesi di laurea, realizza nel 1985 la fanzine “Collezionare” sulla
quale crea il suo primo personaggio, Battista il Collezionista. Nel 1992 è tra i
fondatori della prozine Dime Press, dedicata ai temi bonelliani. Moreno Burat-
tini ha contribuito con i suoi articoli alle più importanti riviste
specializzate, ha pubblicato vari libri di critica fumettistica,
saggi ed ha organizzato numerose mostre. Alla sua
attività di critico e sceneggiatore va aggiunta quella
di conferenziere sul linguaggio e sulla storia del fu-
metto e insegnante di sceneggiatura in corsi e lezio-
ni tenuti in tutta Italia. La sua attività di sceneggiatore
professionista ha inizio nel 1990 sulle pagine della rivista Mostri (Acme), dove
compare una miniserie di racconti di ambientazione medievale disegnati da
Stefano Andreucci. Seguono poi numerose sceneggiature per Intrepido, Il
giornale dei Misteri, Cattivik e Lupo Alberto, personaggio per cui scrive tre
serie di successo: “Le maialate di Enrico La Talpa”, “McKenzie Memories”
e “Vite da Talpe”. Il suo esordio sotto il marchio Bonelli è datato maggio
1991, con lo special di Cico (“Cico Trapper”) e la sua prima storia di Zagor
(“Pericolo Mortale”). S’inaugura così una nutrita serie di storie e di speciali
zagoriani a sua firma che da allora proseguono a essere scritte e pubbli-
cate ininterrottamente. Dal 2001 Burattini è anche assistente di redazione,
lavora presso la Casa editrice ed è il curatore di Zagor. Sempre per la Bonelli,
Burattini ha scritto anche storie del Comandante Mark. Nel 1995 gli sono stati
attribuiti due premi prestigiosi: il Premio ANAFI come miglior soggettista e il
Premio FUMO DI CHINA come miglior autore umoristico. Durante l’edizione
2003 di Lucca Comics si aggiudica il prestigioso Gran Guinigi, e datato marzo
2006 è il premio Cartoomics-If, entrambi come miglior sceneggiatore.

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Spazio autografi

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