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DANTE E PRIMO LEVI

L’opera di Primo Levi “Se questo è un uomo” ha lo scopo di ricordare gli orrori commessi dai nazisti all’interno dei
campi di sterminio. Levi era un chimico originario di Torino che fu mandato
nel campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, poiché aveva origini ebraiche. Nel libro narra la sua
terribile e angosciosa esperienza di deportato nel lager nazista di Auschwitz con la liberazione poi nel 1945 con
l’arrivo delle truppe russe.

I RIFERIMENTI ALL’INFERNO DI DANTE


Nel corso di Se questo è un uomo la realtà infernale del lager richiama quella dell’inferno dantesco. Ad esempio, una
volta arrivati con il treno nei pressi di Auschwitz e caricati su alcuni camion, Levi si accorge di avere un solo soldato
tedesco di scorta, che nel buio fitto (la stessa costante dell’inferno di Dante) ci domanda se abbiamo ricchezze da
cedergli tanto dopo non ci serviranno. Dunque Levi si sente uno di quei dannati adunati sulle rive di Acheronte per
essere trasportati all’inferno dal moderno Caronte (il soldato tedesco) che però diversamete da Caronte «dimonio,
con occhi di bragia» che «batte col remo qualunque s’adagia», si rivela inaspettatamente cortese, tanto da suscitare
nei deportati collera e riso insieme.
In un altro passo del romanzo, Levi si trova davanti al dottor Pannwitz per sostenere l’esame di chimica ed essere
ammesso al costituendo Kommando Chimico. L’esaminatore siede formidabilmente dietro una scrivania. La
descrizione di questa postura, sottolineata dall’avverbio «formidabilmente» che incute paura, (dal latino formido =
“paura“) .esso è paragonato a Minosse il giudice infernale che esamina le colpe all’ingresso del cerchio infernale;
giudica i peccatori e li invia nel luogo a essi assegnato indicandolo col numero degli avvolgimenti della coda”,Inferno,
V, 5-6).
Inoltre come sulla porta del Lager c’è una scritta, ARBEIT MACHT FREI (il lavoro rende liberi),anche su quella
dell’Inferno dantesco c’è una scritta (vv. 1–11):
"Per me si va nella città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate.
Queste parole di colore oscuro,
vid’io scritte al sommo d’una porta…"
Il secondo capitolo del libro è intitolato Sul fondo e più volte l’espressione ricorre nell inferno dantesco che è una
voragine a forma di imbuto situata sotto terra. Nel libro, il fondo è metafora del campodi concentramento, dove
viene annullata la dignità umana.
La prima giornata nel lager è definita antinferno e il Lager è definito casa dei morti ed è quindi anche per questo un
inferno. Morti sono i prigionieri, in primo luogo perché destinati a morte sicura e perché hanno perso l’umanità.
Anche l’umiliante nudità assimila i prigionieri ai dannati.
Le pene dei prigionieri ricordano quelle dei dannati.
La vita nell’infermeria, o Ka–Be, è definita vita di limbo ; il limbo (Inf. IV) è il cerchio dell’inferno dove si trovano i non
battezzati, dove minore è la sofferenza dei dannati.

Il canto di Ulisse
Jean è un compagno di prigionia di Levi a cui i Tedeschi hanno affidato l’incarico di “Pikolo”che prelevava e
trasportava il rancio ma essendo un lavoro troppo pesante per una persona sola sceglieva una persona disposta ad
aiutarlo;un giorno sceglie Primo Levi.
Durante il percorso che va dalla cisterna interrata alle cucine dove Jean e Primo si devono recare per riempire la
marmitta, Jean, che già parla perfettamente il francese e il tedesco avendo origini alsaziane, chiede al suo amico di
insegnargli l’italiano. Levi è ben contento e decide di utilizzare, come primo approccio il canto XXVI dell’Inferno della
Divina Commedia, quello di Ulisse che servirà per fare una riflessione sulla condizione dei deportati nel campo di
concentramento.Ci troviamo nell’ottava bolgia dove ogni peccatore è avvolto da una fiamma tra cui anche i
consiglieri fraudolenti, coloro che usavano l'intelligenza per ingannare i propri simili. Ulisse è condannato qui , perché
era stato l’artefice dell’inganno del cavallo di Troia. Ulisse narra che dopo aver lasciato la maga Circe, spinto dalla sete
di conoscenza raccoglie un piccolo gruppo di vecchi compagni e salpa con una nave. Giunti alle colonne d'Ercole (lo
stretto di Gibilterra), egli incita i suoi marinai a superarle dicendo loro: fatti non foste a viver come bruti, ma per
seguir virtute e canoscenza. L'imbarcazione procede il viaggio e giunge alla montagna del Purgatorio. Qui un turbine
di vento investe la nave, che fa naufragio.
Ulisse rappresenta la volontà di conoscere che è la qualità essenziale dell'uomo moderno; una vita priva di questo
desiderio costituisce un'esperienza degna solo di un’animale, Levi condanna la malvagità del sistema dei campi di
concentramento che miravano proprio a ridurre gli uomini allo stato animale e sottolinea lo scopo più nobile che
l’uomo deve perseguire nella sua vita: inseguire virtute e canoscenza. Tuttavia esiste una notevole differenza fra
l’Ulisse di Dante e l’Ulisse di Primo Levi anche perché la concezione del mondo non è la stessa.
Per Dante, Ulisse non è illuminato dalla Grazia di Dio e spingendosi oltre le colonne di Ercole, egli ha compiuto un atto
di superbia e il suo percorso viene definito un “folle volo”, lontano dai disegni della Provvidenza. Dante contrappone
al viaggio orizzontale di Ulisse (un viaggio geografico, spaziale) il proprio viaggio, che è invece verticale (come
verticale è tutta la struttura della Commedia, cioè tesa verso il vertice ultimo che è Dio);
Per Levi, al contrario, il viaggio di Ulisse non è folle, anzi è un appello alla dignità attiva della ragione umana anche in
condizioni estreme in cui si trovano Primo e Jean. Recuperando la propria dimensione razionale, i deportati, costretti
a vivere come bruti, riacquistano la loro dignità umana. Quindi Primo Levi ha una visione laica del mondo che esclude
ogni richiamo alla Provvidenza divina.
L’autore insiste sui versi «ma misi me per l’alto mare aperto»,di cui cerca di sottolineare la forza espressiva. Levi ha
capito implicitamente il significato di questo verso che esprime l’intensità del desiderio di Ulisse di conoscere un
mondo ignoto. Con la stessa intensità anche i prigionieri hanno il desiderio di evadere verso uno spazio sconfinato e
aperto che si contrappone al circoscritto e chiuso carcere dove si consuma la sua miserrima esistenza. La punizione di
Ulisse (il naufragio), voluta da un Dio che lui non conosceva ma di cui aveva sfidato la volontà andando oltre le
colonne d’Ercole, ricorda il destino degli ebrei:i tedeschi,provavano odio e timore per l’intelligenza degli ebrei, ed è
proprio la loro acutezza che li avvicina all’Ulisse dantesco. Come Ulisse anche levi e jean hanno al colpa di sfidare una
potere più grande di loro (l’oppressione nazista e fascista), anche loro sono destinati a soccombere, anche per loro il
mare si richiuderà. Il ricordo di Dante fa ricordare la vita vissuta fino ad ora da Jean e Levi e che i nazisti cercano in
tutti i modi di annullare, riducendo gli uomini solo ad un numero di matricola, annientando la dignità umana. E’ così
che il XXVI canto dell’Inferno, fa affiorare l’identità profonda dell’io umano, salvando i ricordi. In pratica il canto di
Ulisse serve ai due internati per ritrovare se stessi nell’abisso del campo di concentramento. In seguito però i due
prigionieri vengono di nuovo sommersi dalla realtà di Auschwitz con tutte le sofferenze e la triste realtà quotidiana.

Dignità uomo:OCCHIALI D’ORO


Otorinolaringoiatra Fadigati nato a Venezia dopo la prima guerra mondiale andò a Ferrara ;egli è il titolare di uno
studio frequentato dalla buona società del tempo.era una persona distinta, affabile, colta e raffinata, Fadigati, incline
a frequentazioni omosessuali, fa amicizia con un gruppo di giovani universitari (la maggior parte ex pazienti del suo
ambulatorio privato), che la mattina in treno lasciano Ferrara per raggiungere Bologna. Durante i viaggi tra Ferrara e
Venezia, Fadigati si innamora del giovane Deliliers, cinico e sfrontato compagno di studi dell’io narrante. Deliliers
dapprima evita Fadigati ma poi corrisponde alle sue avances però nonostante ciò lo continua ad insultare e
provocare. Alcuni pensano che questo atteggiamento di Deliliers sia di un paradossale corteggiamento ed esprima
una sua omosessualità repressa. Quando il dottore innamorato completamente di Deliliers compare con lui in estate
sulla spiaggia di Riccione, ricca di ferraresi, i cittadini che in precedenza si erano mostrati comprensivi nei suoi, a poco
a poco gli fanno perdere il rispetto e la clientela, condannandolo alla solitudine . Assalito dai sensi di
colpa,abbandonato dal suo giovane amore, incapace di affrontare il disprezzo e la condanna della società omofoba,
Fadigati, dopo il vano tentativo di accettare la sua dignità, si suicida gettandosi nelle acque del Po. Parallela alla storia
di Fadigati, si svolge la vicenda dell’io narrante ebreo che, quando si avvertono le prime avvisaglie delle leggi razziali,
sperimenta sulla sua pelle l’intolleranza antisemita della città di Ferrara. La condizione di escluso all’interno della città
un tempo amata ed ora ostile avvicina lo studente ebreo alla persona del dottore e fa scattare nel più giovane la
simpatia umana, la solidarietà della vittima del pregiudizio antiebraico per Fadigati, discriminato per la sua diversità
sessuale.

LEVI VS BASSANI
Tornando al rapporto fra Bassani e Levi, va poi tenuta nella debita considerazione anche la loro diversa visione
dell’identità ebraica. Mentre Primo Levi respingeva con forza l’idea tradizionale dell’ebreo mite e pacifico, un uomo
più di riflessione che di azione, concentrato sulla sua attività intellettuale; Bassani invece la condivide infatti nei suoi
libri fa una descrizione molto critica della comunità ebraica ferrarese, i cui membri (a cominciare dal padre del
protagonista autobiografico degli Occhiali d’oro) vivono in una sorta di limbo idealizzato, inerti e acquiescenti, e sono
incapaci di comprendere la storia e di agire ; il padre e gli altri parenti del narratore sottovalutarono il
fascismo.Bassani attraverso la sua opera vuole restituire dignità e persino esistenza, con una sorta di riscatto, alle vite
offese dalle ingiustizie della storia. Mentre le tematiche di Se questo è un uomo, risultano lontane dalla nostra
comune esperienza, le opere di Bassani invece esprimono tematiche di esclusione, di solitudine  e di isolamento
tuttora a noi vicine.

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