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LA SCUOLA SICILIANA

Nasce circa nel 1230 e ruota attorno all’imperatore e re Federico II di Svevia (corte in Sicilia). Prendono
spunto dai poeti provenzali (Federico II voleva essere autonomo dalla chiesa  punti di riferimento non
ecclesiastici quindi  provenzali).

Il tema è l’amor cortese con predominanza dell’analisi della fenomenologia amorosa (insieme dei
fenomeni legati alla passione amorosa; per esempio la gioia, il tormento, la visione, la rivelazione,
l’immagine della donna e gli effetti che provoca). La tematica dell'amore è analizzata anche come omaggio
"feudale" verso la donna amata, con la quale il poeta cerca di stabilire una comunicazione attraverso
immagini e segnali che essa sola sa cogliere (anche se gli effetti feudali più accentuati mancano o perlomeno
non sono così accentuati come nella poesia provenzale).

I poeti sono borghesi che esercitano funzioni giuridiche e amministrative a corte (non più giullari o cavalieri
poveri) e che si dedicano alla poesia solo per diletto (non fanno riferimento a esperienze personali, scrivono
di donne non veramente amate o addirittura nemmeno vissute). La poesia della scuola siciliana è una poesia
controllata, priva di risonanza sentimentale, quasi un esercizio letterario artistica e intellettuale. Si
analizza maggiormente l’aspetto interiore dell’amante e non quello dell’amata (la donna è molto astratta):
la poesia pone delle riflessioni sulla natura e sugli effetti dell’amore. Si pone una particolare attenzione ai
versi endecasillabi e settenari.

Le forme metriche tipiche di questa poesia sono la canzone (endecasillabi e settenari alternati, forma lirica
più nobile, riservata a temi cortesi), il sonetto (due quartine e due terzine, creazione autonoma e specifica
della scuola, diventa il componimento lirico breve per eccellenza della poesia italiana, riservato a temi alti,
dottrinari e teorici) e la canzonetta (temi più leggeri, narrativi o dialogati, versi settenari e non
endecasillabi).

La produzione poetica della scuola siciliana non riproduceva la lingua popolare, ma si basava su un lessico
che si ispira ai modelli latini e provenzali. Scrivevano in volgare siciliano illustre e interregionale (i testi
sono stati poi tradotti in lingua toscana).

La poesia non è accompagnata alla musica (destinata alla lettura). Totale assenza della poesia politica, il
rifiuto quasi totale dei generi popolari a favore di una poesia più aulica e intellettuale.

LA CANZONE

La canzone è formata da un numero variabile di stanze, in genere tra cinque e sette; tali stanze sono tutte
uguali tra loro per numero, disposizione, tipo di versi e intreccio delle rime. La stanza è divisa normalmente
due parti: la fronte e la sirma, collegate tra loro dalla concatenazione, ovvero dalla rima tra l’ultimo verso
della fronte e primo della sirma. La fronte è a sua volta divisibile in due piedi; la sirma può essere strutturata
in due volte. La canzone può essere chiusa da una strofa ridotta detta congedo che riprende in genere lo
schema della sirma o parte di esso.

IL SONETTO

Il sonetto è un componimento in versi (14 endecasillabi) che poteva essere accompagnato da musica e
cantato. La sua invenzione si deve molto probabilmente al siciliano Giacomo da Lentini. Lo schema apertura
(che riguarda i primi otto versi) è ABABABAB; mentre quello di chiusura è CDE CDE o CDC DCD.

IL DOLCE STILNOVO

“Dolce stil novo” è la denominazione con cui Dante nella Commedia definisce la nuova poetica letteraria
che si affermò Firenze nel periodo 1280-1310. Il precursore ed iniziatore di questa nuova corrente politica
fu il bolognese Guido Guinizelli. Di questo poeta restano tuttora incerta la data di nascita e quella di morte
(si presume circa 1230-1276). Temi tipici della poesia guinizzeliana sono l’identità di amore e cuore
nobile, la caratterizzazione angelica della donna, la lode dell’amata e il suo saluto. Guinizelli aspira al
linguaggio dolce e leggiadro che incontrerà le lodi di Dante. Alla limpidezza stilistica corrisponde un
maggiore impegno strutturale e dottrinario. Il pubblico cambia: si restringe ad una cerchia: la nascente
aristocrazia intellettuale che costituirà il pubblico eletto degli stilnovisti toscani.

La “novità” del Dolce stil novo è sia tematica, sia stilistica.

Sul piano tematico, sottolineando l’assoluta fedeltà all’ispirazione d’Amore, Dante voleva tornare ai
Siciliani, ma rispetto ad essi la nuova politica si distingue anzitutto perché è diversa la loro concezione
dell’amore. Per gli stilnovisti l’amore non è più un semplice corteggiamento, ma diventa elevazione
spirituale, adorazione di una donna che può assumere i tratti di un angelo e cioè di una creatura
intermediaria fra terra e cielo. La figura della donna-angelo tende a divenire la possibilità effettiva di
mediazione fra il poeta e Dio e dunque di salvezza spirituale. Ciò significa che non si fa più distinzione fra
amore, poesia ed elevazione spirituale perché essi si fondono e danno unico valore, considerato assoluto e
supremo. Solamente chi è gentile di cuore e cioè nobile d’animo può aspirare all’elevazione spirituale. Per
poter percepire questo sentimento bisogna essere persone nobili d’animo e non (per forza) nobili di sangue.

Un'altra tematica sviluppata dagli stilnovisti (e sopratutto da Dante) è la lode della donna. La bellezza della
donna è ineffabile, non interessano più gli aspetti fisici. L’apparizzione della donna pare un miracolo.

La tematica del saluto (già presente in precedenza) assume un ruolo completamente diverso: il saluto è la
causa della salvezza (se la donna mi saluta io mi avvicino a Dio, mi elevo spiritualmente).

Sul piano stilistico la novità sta nella metrica e nella sintassi che devono risultare “dolci”. Si cerca una
serenità espressiva tramite un lessico alto e nobile e una regolarità sintattica melodiosa. Si cerca anche un
tipo di coerenza collegato sia con il clima aristocratico (e dunque il pubblico) sia con il piano tematico e
quindi i sentimenti e le immagini espressi dalla poesia.

Il pubblico è quello molto selezionato e ristretto che proviene dalla nobiltà feudale e dagli strati intellettuali
elevati. Gli stilnovisti si considerano superiori e sostengono che il loro prestigio sociale non dipenda dalla
nobiltà di sangue, ma solo da quella dell’animo.

Io voglio del ver la mia donna laudare – Guido Guinizzelli

L’incontro con la donna e il suo saluto forniscono a Guinizelli l’occasione per fare una lode dell’amata,
accostando la sua bellezza a tutte le altre bellezze del creato. La sua nobiltà è tale che, quando passa per via
e saluta qualcuno, questi diventa migliore e non può avere pensieri malvagi. Questo brano è un sonetto rime
alternate secondo lo schema ABAB ABAB CDE CDE.

Comprensione

 Il tema è la lode della donna (fisica  tramite paragoni, astratta; morale  virtù salutifera (il saluto
dona salute), virtù interiore (rende migliore))

 Il testo può essere suddivisa in due parti:

o Quartine  bellezza dell’amata, paragone con altre bellezze del mondo naturale che hanno
un valore emblematico più che realistico

o Terzine  effetti miracolosi di elevazione spirituale prodotti dall’apparizione e dal saluto


della donna su coloro che le stanno attorno. Atmosfera astratta e rarefatta, la donna diventa
una figura spirituale. Dona salute (poteri miracolosi)  il saluto della donna da salute e
salvezza all’animo dell’uomo  bellezza idealizzata e salvifica (non più corporeo)
Analisi

 Andamento piano e musicale: metro e sintassi coincidono

 Il lessico evita le parole basse, la scelta retorica è sobria ed elegante

 Musicalità  allitterazioni

 Poesia allusiva  descrizione della uomo molto astratta  non si cerca una rappresentazione
realistica

Interpretazione

 Tratti tipici dello Stil Novo

o Limpidezza espressiva

o Linguaggio musicale delegante

o Temi affrontati (temi della lode, della spiritualizzazione della donna e del saluto)

 Guinizzelli  immagine della donna miracolosa  invenzione poetica

 Dante  immagine della donna miracolosa  valore teologico

Al cor gentil rempaira sempre amore – Guido Guinizzelli

Questa canzone di Guido Guinizzelli è considerata il manifesto dello Stil Novo poiché riprende
perfettamente le principali basi della poetica stilnovista. I due temi centrali sono quello della
corrispondenza tra disposizione all’amore e nobiltà d’animo e della caratterizzazione angelica della
donna. Si tratta di temi già presenti in altre culture ma di nuovo il taglio dottrinario, sostenuto con
argomenti filosofici e “scientifici”.
Questo brano è una canzone di sei stanze (strofe) di dieci versi ciascuna, formate da fronte di quattro
endecasillabi a rima alternata e da sirma di endecasillabi e settenari, con rime, secondo lo schema ABAB
cDcEdE. L’ultima stanza ha funzione di congedo.

Comprensione

Questa canzone presenta tutti temi caratteristici della poesia stilnovista:

 L’identità di amore e “gentilezza”

 La natura della “gentilezza” che non deriva dalla nobiltà di nascita, ma di animo

 L’immagine spirituale della donna (donna-angelo)

 Viene elaborata una nuova teoria dell’amore cortese

Analisi

La progressione delle strofe mostra una crescente complicazione della materia (da riferimenti elementari
al mondo naturale a aperture metafisiche e teologiche).
 Strofe

o 1 strofa  identità necessaria tra nobiltà d’animo è amore.

o 2 strofa  l’innamoramento è un processo di elevazione e purificazione.

o 3 strofa  insiste sugli stessi concetti (incompatibilità di amore e malvagità.

o 4 strofa  concetto di nobiltà (non dipende dalle origini familiari, la nobiltà d’animo
dipende dalla virtù individuale).

 Argomentazione  esemplificazioni tratte dal mondo naturale.

o 5 strofa  servizio d’amore (come le intelligenze obbediscono a Dio, il poeta dovrà


obbedire alla sua donna).

o 5-6 strofe  orizzonte teologico (angeli, sfere celesti e Dio).

o 6 strofa  donna-angelo

 Dio lo rimprovera per aver attribuito un valore sacro ad un amore profano per aver
attribuito ad una donna le lodi che sarebbero spettate a Dio stesso e alla Madonna 
contraddizioni dell’amore stilnovistico.

 La parola ”gentile”  termine-chiave  nobiltà che si verifica tramite il cuore gentile, l’amore e la
natura  la gentilezza non consiste più in un dato acquisito ma in un processo di natura.

 La dolcezza si realizza a livello fonico (assenza di suoni aspri), metrico (assenza di rime difficili),
lessicale (scarsa presenza di termini rari), sintattico (sintassi naturale e piana), retorico (uso
moderato di figure retoriche).

 Similitudini (immagini appartenenti al mondo animale, vegetale, minerale)  chiarire i concetti


(rende concrete le riflessioni filosofiche complesse), funzione decorativa, innalzamento del termine
di paragone (natura  divino).

 Coblas capfinidas  collegamento tra le stanze.

IL CAPO DELLO STILNOVO

Guido Cavalcanti fu un poeta stillo vista fiorentino di cui signora la data di nascita (ma si stima intorno al
1259). Tema unico della poesia di cavalcanti è l’amore vissuto come opportunità insostituibile di
nobilitazione, ma soprattutto come devastante esperienza tragica. L’esperienza dell’amore non può essere
sottoposta al controllo razionale; può essere oggetto di conoscenza. La passione amorosa è una minaccia di
disgregazione per l’io ed una condizione di intensità vitale. Questi elementi si manifestano nella
teatralizzazione. Le componenti dell’innamoramento diventano quasi personaggi. L’amore è una
disavventura (si trasformano i temi del salute della lode).

Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira – Guido Cavalcanti

Sonetto di lode alla donna amata. Viene affermata l’insufficienza della comparazione naturale per
rappresentare le bellezze dell’amata, si va in una direzione metafisica: la conoscenza del valore della donna
può essere tentata solo confrontandosi con il divino  affermazione dei limiti della capacità umana di
conoscere  senso di indicibilità.
Comprensione

 È impossibile descrivere con parole la perfezione della donna  ineffabilità.

 La conoscenza del valore della donna può essere tentata solo confrontandosi con il divino.

 Accostamento comunque insufficiente  cresce l’angoscia e il sentimento di incapacità del poeta.

 Sublimazione della donna all’estremo (creatura miracolosa e irraggiungibile).

 Lode  ineffabilità  sbigottimento del poeta.

 Di fronte alla perfezione indicibile della donna, egli prova sgomento e un doloroso sentimento
di insufficienza.

Analisi

 Dolcezza del nuovo stile (Al cor gentil rempaira sempre amore).

 Assenza di enjambement  coincidenza tra andamento sintattico e andamento metrico 


scorrevolezza piana e armoniosa.

 Temi

o Lode della donna  niente comparazione con il mondo della natura, predilige le negazioni 
motivo della lode e della sublimazione della donna portano un carattere di indicibilità fino
all’affermazione dell’impossibilità di conoscere.

o Natura angelica della donna.

 Andamento a climax  interrogativo iniziale crea un effetto di sospensione trasognata fino a


dichiarazione di inadeguatezza (sfera teologica e conoscitiva).

Interpretazione

 Bellezza della donna e disorientamento provocato dall’amore  indicibili.

 Incapacità a esprimere adeguatamente quanto è stato visto.

 Natura sovrumana della donna  stupore/angoscia  doloroso sbigottimento.

Voi che per li ho chi mi passaste ‘l core – Guido Cavalcanti

Descrizione degli effetti devastanti dello sguardo della donna sul poeta: l’Amore passa attraverso gli occhi
arriva fino al cuore, dove si apre un conflitto tra cuore vinto dall’amore e anima. Struttura circolare del
sonetto, ripresa dei medesimi termini e concetti secondo punti di vista diversi  effetto di inesorabilità.
Sonetto con rime secondo lo schema ABBA, ABBA; CDE, CDE.

Comprensione

 Stilnovismo tragico  l’amore è una passione irrazionale e drammatica che sconvolge la mente e i
sensi.

 Sguardo dell’amata  innamoramento  effetti devastanti (smarrimento e angoscia)


 Forza distruttiva dell’amore  intacca l’unità dell’io  separazione tra cuore e mente e anima 
annientamento del soggetto (Teatro di guerra).

Analisi

 Lessico dell’assedio (Area semantica della guerra)  anima del poeta sotto assedio (l’esito è la
morte).

 Schema raddoppiato  simmetria perfetta tra le vicende descritte nelle quartine e nelle terzine 
enfatizzazione della forza devastante dell’amore.

Interpretazione

 Struttura circolare (cuore)  conflitto tra la tematica tragica e la circolarità armoniosa che la esprime
(forma VS contenuto)  contraddizione psicologica del poeta.

 Esprime il dolore attraverso l’armonia formale della poesia  esorcizzazione dell’angoscia.

RIASSUNTO

I Siciliani e la lirica d’amore

 Si parla di scuola siciliana per indicare un gruppo di poeti attivi nel periodo tra il 1230 E IL 1266 che
gravita attorno alla corte di Federico II di Svevia. I temi della loro poesia sono ripresi dalla lirica
provenzale, ma il differente ambiente politico e sociale, il fatto cioè che essi vivono in una realtà
cortigiana e non feudale, determina significativi cambiamenti. La poesia siciliana è assai più astratta
di quella provenzale. In essa l’amore diventa un’esperienza intellettuale e l’attenzione del lettore
viene concentrata sull’interiorità del poeta. Le principali strutture metriche nella poesia siciliana sono
la canzone, la canzonetta il sonetto. La lingua usata è il volgare siciliano, reso illustre da prestiti
latini, provenzali e di altri dialetti italiani. L’esponente più rappresentativo della scuola è Giacomo da
Lentini. Da Giacomo da Lentini derivano due tendenze principali: una tragica di meditazione
amorosa e di elevato contenuto teorico e morale; l’altra più narrativa e colloquiale.

Il Dolce stil novo: Guinizzelli, Cavalcanti e Dante

 Il “Dolce stil novo” è la nuova poetica che si afferma tra il 1280 e il 1310 a Firenze: precursore fu il
bolognese Guido Guinizzelli. Massimi esponenti fiorentini furono Dante e Guido Cavalcanti, il cui
canzoniere ha come tema unico l’amore, vissuto come opportunità di nobilitazione ma soprattutto
come devastante esperienza che determina sbigottimento e angoscia e conduce alla disgregazione
dell’io. L’originalità della nuova politica stilnovistica è soprattutto tematica e riguarda due punti
essenziali: che cos’è e come agisce l’amore. Per gli stilnovisti l’amore non è semplice
corteggiamento, ma nobilitazione interiore, adorazione di una donna che non è più come un angelo,
ma è un angelo. Amore, poesia ed elevazione spirituale sono tre aspetti per rappresentare l’unico
valore supremo della gentilezza della nobiltà d’animo. Sul piano stilistico la novità riguarda
l’amalgama linguistico, metrico, sintattico, che deve risultare “dolce”, cioè e elevato e puro insieme
musicale e melodiosa. Il pubblico delle “nuove rime” è quello di un’élite che proviene dalla nobiltà
feudale e dagli strati intellettuali più elevati della borghesia cittadina.

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