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GUIDA ALLO SVOLGIMENTO

1. Riassumi in due paragrafi, di una quindicina di righe, i concetti principali che ricavi
dal percorso in merito all’atteggiamento dell’intellettuale di fronte al buon principe e al
tiranno.
In età imperiale, gli intellettuali ebbero comportamenti diversi nei confronti del potere.
Il clima culturale in età Giulio-Claudia o in età Flavia, era fondato sul consenso e sulla paura,
dal momento che molti letterati venivano condannati perché la letteratura poteva essere solo
uno stimolo o uno strumento di opposizione. Infatti gli intellettuali o erano adulatori, i quali
si salvavano per acquiescenza, oppure erano degli oppositori che parlavano e
contestualizzavano il potere (poi conseguentemente venivano uccisi).
Fin da subito, possiamo notare Lucano, il quale nel “Bellum Civile” descrive in maniera
negativa Cesare e Nerone considerati dei tiranni, Pompeo come un guerriero in declino e
Catone come esempio di virtù.
Tacito nelle “Agricolae”, esalta Giulio Agricola per la sua virtù, ma nel proemio emerge un
senso di liberazione per la fine della tirannide di Domiziano e si percepisce l’entusiasmo per
la coesistenza di principato e libertà grazie a Nerva e Traiano.
Anche nelle opere storiche di Tacito emerge la necessità storica del principato dal momento
che è necessario stabilire un potere come quello che aveva stabilito Augusto dopo la battaglia
di Azio.

Seneca, avendo avuto contrasti con Claudio che lo aveva condannato alla Relegatio in
Corsica, ne fu inizialmente un suo adulatore per poter rientrare a Roma, come è possibile
notare nella “Consolatio ad Polybium”, però dopo la sua morte lo criticò nell’
”Apolokyntosis”.
Da sempre vicino il principato di Nerone, nonché suo precettore, Seneca ne fu un suo
adulatore e gli dedicò un'opera: il “De Clementia”, per esaltare ed esortare il princeps alla
clemenza.
Inoltre, possiamo trovare anche la figura di Marziale, che vivendo come cliens, aveva più
libertà d’espressione, ma allo stesso tempo doveva per forza trovare il sostegno di un
Princeps al fine di garantirsi un sussidio per vivere.
Autori come Quintiliano, furono ben apprezzati dal Principato per i loro testi, mentre Plinio il
Giovane ebbe un atteggiamento adulatorio nei confronti di Traiano (“Panegirico a Traiano”)
e di critica verso Domiziano.
Concludendo, dunque, si può intuire che molti letterati avevano differenti atteggiamenti per
ragioni personali ed opportunistiche, allo scopo di avere un’esistenza pacifica. Altri
intellettuali, invece, correndo i propri rischi, preferivano sentirsi liberi ed esprimere le proprie
opposizioni pubblicamente.

2. Leggi i passi tratti dal De vita Caesarum di Svetonio e scrivi un terzo paragrafo,
della stessa lunghezza dei precedenti, in cui metti in evidenza la tipologia di principe cui
l’autore fa riferimento nelle sue descrizioni.
Il brano presenta due tipologie differenti di atteggiamenti dell’intellettuale nei confronti dei
princeps, in questo caso, Augusto e Tiberio.

Augusto viene presentato come un garante di giustizia, tant'è che questa virtù veniva
esercitata anche in maniera molto esasperata.
Il princeps, voleva essere considerato un uomo qualunque, infatti abolì la parola “Signore” e
puniva chiunque accennava a segni di adulazione nei suoi confronti.
Inoltre, viene giustificato per i suoi adulteri, dal momento che li commetteva al fine di
scoprire le tattiche dei suoi nemici attraverso le loro mogli.
Dunque, Augusto viene presentato come un buon princeps, benevolo e clemente.
D’altro canto, Tiberio viene descritto come un imperatore inizialmente titubante, ma con
l’idea di fare del bene per lo Stato. Poco dopo, si rivelò per tutt’altro, dal momento che
commise alcune azioni vergognose: corruzione dei giovani, sfruttamento, prostituzione e
rapine.
Per gestire al meglio i suoi affari, raccolse attorno a sé circa una ventina di persone, ma di
questi sopravvissero pochi più di due, dal momento che gli altri vennero uccisi da lui.
Questo princeps, governò seminando terrore e provando perennemente odio verso tutti.

3. Per concludere, confronta la posizione di Svetonio sul principato con quella di Tacito
ed evidenzia punti di contatto e divergenze.
Tacito, iniziò la sua attività letteraria dopo la morte di Domiziano, un dato di grande
importanza dal momento che l'esperienza negativa della tirannide viene utilizzato come punto
di partenza per le sue riflessioni politiche.
Già nell'opera delle “Agricolae”, esprime la sua posizione nei confronti del regime passato e
spiega il sul programma storiografico, infatti ripercorre le persecuzioni degli intellettuali sotto
il potere di Domiziano, ed elogia Nerva e Traiano per aver fatto di nuovo coesistere il
principato e la libertà di parola.
In quest'opera, Tacito elogia il suocero Giulio Agricola, dal momento che si è ritirato a vita
privata per non conseguire delle cariche pubbliche date da Domiziano.
Inoltre nel “Dialogo de Oratoribus”, Tacito tratta l'argomento della decadenza dell'oratoria e
sottolinea che non c'è un'alternativa al Principato perché anche se il regime limita l'azione
individuale può garantire comunque la pace. Dinfatti pur con la contraddizione del principato,
questa è una realtà alla quale non si può abdicare.
Paragona l'oratoria a un fuoco, che si alimenta di materia prima, ma non essendoci più lo
scontro e il dibattito in Senato, perché le istituzioni repubblicane sono svuotate del loro
significato, non ci sono state più occasioni per produrre dei discorsi.
Attraverso il Principato si poteva definire un periodo tranquillo, ma l'eloquenza è vista
comunque in un periodo di scontri.
Un leader aiuterà a mantenere l'ordine e la tranquillità, ma non la libertà, dal momento che in
età repubblicana, un intellettuale più era capace di creare un discorso scaturito da dei dibattiti,
più poteva aspirare alla possibilità di accedere a delle cariche pubbliche.

Svetonio, a differenza di Tacito non prese delle posizioni politiche per criticare un princeps in
particolare, com’è possibile notarlo nel “De vita Caesarum”, dove descrive le biografie di
alcuni imperatori, traendo gli aspetti più importanti, descrivendo le imprese, i vizi o aneddoti
delle loro vite private.
Infatti, tutto ciò veniva presentato anche nelle istituzioni scolastiche: il tiranno veniva
presentato come una persona trasportata dalle passioni, deciso a non seguire le leggi, a violare
la libertà e la sicurezza dei cittadini o a non curarsi dell'opinione pubblica.
La sua crudeltà, lo condanna a vivere nel sospetto e odiato, e il suo regime finisce spesso per
la sua tirannide.
Dunque, se Tacito criticava Domiziano per la tirannide ed elogia altre figure da cui trarre
ispirazione ed esempio, Svetonio si limita a produrre dei quadri generali sulle varie forme di
tiranni o princeps.

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