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Il ruolo della donna durante il Medioevo

Durante il Medioevo, ovvero il periodo storico che va dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente
nel 476 d.C. alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo nel 1492 d.C., la donna
viene vista come una creatura fragile e moralmente debole, per questo si riteneva necessaria la
presenza di un uomo che potesse proteggerla, tanto da pensare che senza di lui lei non potesse
vivere. La società Medievale era estremamente maschilista: l’uomo si poteva occupare del
commercio, della guerra, della politica ecc. mentre la donna era destinata ad essere sottomessa
prima dal padre, poi dal marito e nel caso delle monache da Dio. Ovviamente le sue condizioni
differivano se era di una classe sociale più elevata, infatti, le figlie di aristocratici potevano essere
istruite, ma poche riuscivano ad intraprendere carriere letterarie, che erano riservate solamente
agli uomini. Le donne libere, invece, erano soggette ad una vita faticosa e priva di gioia.
L’dea della donna sottomessa deriva dal racconto biblico che, appunto, narra che la donna sia
nata dalla costola dell’uomo e che quindi la sua esistenza dipenda da lui. La Chiesa inoltre,
descrive spesso la donna come fonte di vizio da cui gli uomini devono stare attenti.
La nascita di una bambina allora, era vista come una disgrazia, soprattutto dai padri che
pensavano già alla dote che gli avrebbero dovuto fornire. Lei era poi destinata solo alle cure
casalinghe, alla procreazione, all’educazione dei figli. Nei secoli centrali del Medioevo la donna
entra anche nel mondo dei mestieri: era frequente vederle lavorare i metalli o i tessuti, non era raro
vederle capaci di medicare e di trascrivere codici degli amanuensi. Vi erano anche donne che
possedevano osterie o che aiutavano i propri mariti nelle loro imprese. Il lavoro però non era
sempre conciliabile con la vita domestica tanto da portare le donne a ritirarsi dopo un certo periodo
per dedicarsi alla cura della famiglia. Le università sbarravano le porte in faccia anche alle più
determinate. Capitò di vedere qualche donna al potere solo nei momenti d’assenza del marito,
rientrando nell’ombra una volta tornato; un’eccezione fu Elisabetta I che dovette però tollerare le
critiche da chi non l’accettava la potere.
Per quanto riguarda il matrimonio, che non era altro che un’alleanza tra famiglie, legato ad
interessi economici, sociali e politici, le donne già durante l’infanzia erano promesse spose tramite
un contratto che sanciva i beni da portare in dote e dove si decideva la somma di denaro che il
marito doveva alla famiglia della moglie. Anche se all’interno del matrimonio, secondo il regime
cristiano, ci dovesse essere la parità tra i coniugi, il ruolo principale l’occupava l’uomo mentre la
donna aveva solo il compito di procreare e custodire la casa. Inoltre già il termine matrimonio
valeva solo per la donna alla condizione legale di mater. Anche se la Chiesa limitava l’esercizio
sessuale alle coppie sposate, non erano poche le relazioni extra-coniugali che davano vita a figli
illegittimi e quando ciò accadeva a uomini nobili, di un certo spessore, che non potevano rovinarsi
la reputazione, i figli venivano fatti crescere il più lontano possibile da genitori “adottivi”. L’adulterio,
inoltre, mentre nel caso della donna veniva punito con esecuzioni pubbliche, nel caso dell’uomo
era tollerato. Anche la prostituzione era tollerata e considerata una valvola di sfogo.
Le donne che non erano date in sposa a nessuno, iniziavano la vita monacale. Poteva capitare
che queste facessero carriera all’interno della Chiesa, come ad esempio le badesse che
controllavano territori che comprendevano numerosi villaggi e chiese. Queste venivano rispettate e
temute come i signori feudali. All’interno della Chiesa ovviamente i ruoli più importanti, come quello
del vescovo o del papa, erano riservati solo agli uomini, mentre il ruolo più alto che la donna
poteva occupare in questo caso era quello della badessa, che governava i monasteri e manteneva
la proprietà privata dei terreni.
Alla morte del coniuge la moglie poteva ottenere la sua eredità solo se il figlio primogenito era
ancora troppo piccolo per gestirla. Ci sono però casi in cui la donna si impossessava delle terre
ereditiere e non risposandosi le poteva mantenere fino alla morte

Il ruolo della donna oggi in Italia.

Ad oggi, per fortuna, almeno in Europa, la donna è cittadina, lavoratrice e non può sottostare al
potere dell’uomo. Ovviamente, rispetto all’epoca Medievale, ella può svolgere qualsiasi lavoro lei
voglia senza preoccuparsi dell’educazione dei figli, che può essere gestita da altri ruolo. Il suo
lavoro, però, è sepsso considerato subordinato rispetto a quello del genere opposto, e purtroppo ci
sono casi in cui la donna, svolgendo lo stesso ed identico lavoro, porta a casa uno stipendio
minore risposto a quello dell’uomo. Tutto ciò andando contro alla parità del genere che è sancita
nella Costituzione Italiana. A rendere vulnerabile la donna nell’attuale società, è proprio ciò che
durante i secoli scorsi la rendevano potente, ovvero la maternità. Ciò perché gli impedisce di
svolgere il proprio lavoro, dato che sia prima del parto che dopo, giustamente, ha la necessità di
un periodo di tempo per riprendersi. Anche se di fatto esiste la parità di genere, non mancano
episodi di discriminazione. Gli ambiti in cui queste avvengono sono:

 LAVORO: l’Italia è penultima in Europa per partecipazione femminile nel mercato del
lavoro. Il problema si riscontra al momento della maternità che le porta ad allontanarsi dal
lavoro per un periodo precedente e successivo al parto. Altro problema ad esso collegato è
lo stipendio che risulta minore rispetto a quello maschile, anche se entrambi hanno lo
stesso ed identico ruolo. E’ raro inoltre trovare donne in posizioni apicali, infatti solo il 28%
delle posizioni dirigenziali è occupato dalle donne;
 ISTRUZIONE: le ragazze sono segregate in alcuni ambiti di studio, dato che le loro scelte
sono limitate dagli stereotipi di genere;
 VIOLENZA: che può essere sia fisica che psicologica, che ultimamente è aumentata in
maniera preoccupante.
La parità di genere può essere raggiunta solo con riforme strutturali e cambiamenti culturali, che
possano bloccare il problema già nel nascere.

il ruolo della donna in Afghanistan

I diritti della dona in afghanistan sono cambiati in maniera radicale nel corso degli ultimi anni,
specialmente dopo il 2001, quando il regime islamico cadde. Nel 2004, quando i talebani, ovvero i
fondamentalisti islamici abbandonarono il territorio, fu realizzata una Costituzione che conferì alle
donne maggiori diritti e migliorò la loro posizione nella società. Dopo un periodo pacifico, raggiunto
con l’aiuto americano, ad oggi ci ritroviamo punto ed accapo. I talebani, infatti, hanno ripreso in
mano il governo afgano istituendo l’emirato islamico, in cui alla donna è concesso ben poco. Ad
oggi gli estremisti hanno promesso di non inferire sul ruolo della donna, ma purtroppo contro fi
esse sono già stati sanciti i seguenti obblighi:

 Le ragazze non posso frequentare el scuole di secondo grado


 Le università sono state differenziate per genere
 La donna non può lavorare, ma si deve dedicare solo agli affari domestici
 La donna non può uscire di casa sola, ma le conviene essere accompagnata da un uomo e
inoltre deve necessariamente indossare il burka.
Sono numerose coloro che hanno provato a protestare e a ribellate a questo sistema, che però
sono state pubblicamente picchiate e denigrate

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