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Il Medioevo, ovvero età di mezzo, è quel periodo storico che va dalla caduta dell’impero Romano

d’Occidente nel 476 d.C alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo nel 1492. Questo è
spesso descritto come un periodo buio e culturalmente vuoto soprattutto nei suoi primi secoli. Si ha un
panorama politico frammentato, unito solamente dalla presenza della Chiesa che assumerà oltre al potere
religioso anche quello politico. Ella aveva il domino sulle scuole che potevano essere arrocchiali o episcopali
e che avevano come centro del loro insegnamento le arti liberali, che si dividono in arti del Trivio
(grammatica, dialettica e retorica) e del Quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia e musica). Una
funzione culturale importante è anche quella praticata da i monaci che nei monasteri si impegnano nel
trascrivere l opere più celebri per far si che non si perdessero . Si elevano quindi, i ruoli degli amanuensi e
degli scriptoria. Per quanto riguarda la società medievale, ci possiamo affidare a ciò che troviamo scritto nel
“Carmen ad Robertum regem”. Il testo si apre con la frase “così come creati, uguali son tutti gli uomini”
conetto ben lontano dalla verità di quell’epoca. Andando avanti von la lettura, infatti, l’autore distingue i
diversi ceti sociali, sottolineando le differenze non da poco che le une avevano con le altre. Nello specifico
la priamide sociale aveva quattro figure fondamentali: gli oratores, ovvero il clero che esercitava le funzioni
religiose e culturali, i bellatores, cioè i guerrieri che avevano poteri giudiziari e politici all’interno dei feudi e
che proteggevano e riscattavano le tasse dai loro territori, i laboratores, ovvero i contadini che non avevano
nessun diritto e nessuna libertà e infine gli altri ceti sociali che comprendono per lo più gli artigiani. La
visione del mondo Medievale è prevalentemente religiosa, secondo la quale il fine della nostra vita è il
raggiungimento della pace eterna. L’uomo medievale si sente intrappolato nel suo corpo che non gli
permette di salire al celo e lo blocca nella vita terrena che lo tenta ed inganna con piaceri. Molto spesso si
arrivava a punire e mortificare le proprie carni con digiuni e punizioni che provocavano sofferenza. Come in
tutte le società , però c’è sempre quel gruppo di persone che si distingue dalla massa: sto parlando dei
goliardi o chierici vaganti che invece trovavano opportuno godersi la vita e si divertivano senza dar conto a
tabù e regole. Loro realizzavano dei canti da sfruttare durante le feste del carnevale, i più famosi sono
sicuramente i Carmina Burana, anonimi e scritti in latino. Gli autori di quest’ultimi spesso vengono
immaginati come dei semplici libertini, ma è necessario puntualizzare che stiamo parlando di intellettuali ed
esperti di retorica e di performance, con un bagaglio culturale non da poco. Uno dei loro testi più noti è “Il
canto dei bevitori” in cui si canta di studenti universitari che si divertono in un’osteria usufruendo di vino,
del gioco e dei piaceri dell’amore. Questo luogo diventa il punto di incontro di tutti senza dar conto alla
classe di provenienza.