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Codice di Deontologia Medica


2006

Integrato il 23 febbraio 2007

 
TITOLO I
OGGETTO E CAMPO DI APPLICAZIONE

Art. 1

- Definizione -
Il Codice di Deontologia Medica contiene principi e regole che il medico-chirurgo e
l'odontoiatra, iscritti agli albi professionali dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli
Odontoiatri, di seguito indicati con il termine di medico, devono osservare nell'esercizio
della professione.
Il comportamento del medico anche al di fuori dell'esercizio della professione, deve essere
con sono al decoro e alla dignità della stessa, in armonia con i principi di solidarietà,
umanità e impegno civile che la ispirano.
Il medico è tenuto a prestare la massima collaborazione e disponibilità nei rapporti con il
proprio Ordine professionale.
Il medico è tenuto alla conoscenza delle norme del presente Codice e degli orientamenti
espressi nelle allegate linee guida, la ignoranza dei quali, non lo esime dalla responsabilità
disciplinare.
Il medico deve prestare giuramento professionale.

Art. 2

- Potestà e sanzioni disciplinari -


L'inosservanza dei precetti, degli obblighi e dei divieti fissati dal presente Codice di
Deontologia Medica e ogni azione od omissione, comunque disdicevoli al decoro o al
corretto esercizio della professione, sono punibili dalle Commissioni disciplinari con le
sanzioni previste dalla legge.
Le sanzioni, nell'ambito della giurisdizione disciplinare, devono essere adeguate alla
gravità degli atti.
Il medico deve denunciare all'Ordine ogni iniziativa tendente ad imporgli comportamenti
non conformi alla deontologia professionale, da qualunque parte essa provenga.

TITOLO II

DOVERI GENERALI DEL MEDICO

CAP. I
Libertà, indipendenza e dignità della professione

Art. 3

- Doveri del medico -


Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo
dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza
distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di
ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali
o sociali nelle quali opera.
La salute è intesa nell'accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere
fisico e psichico della persona.

Art. 4

- Libertà e indipendenza della professione -


L'esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull'indipendenza della professione che
costituiscono diritto inalienabile del medico.
Il medico nell'esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e
ispirarsi ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita,
della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona; non deve
soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura.
Il medico deve operare al fine di salvaguardare l'autonomia professionale e segnalare
all'Ordine ogni iniziativa tendente a imporgli comportamenti non conformi alla deontologia
professionale.

Art. 5

- Educazione alla salute e rapporti con l'ambiente-


Il medico è tenuto a considerare l'ambiente nel quale l'uomo vive e lavora quale
fondamentale determinante della salute dei cittadini.
A tal fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile tesa all'utilizzo appropriato
delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un
ambiente vivibile.
Il medico favorisce e partecipa alle iniziative di prevenzione, di tutela della salute nei
luoghi di lavoro e di promozione della salute individuale e collettiva.

Art. 6

- Qualità professionale e gestionale -


Il medico agisce secondo il principio di efficacia delle cure nel rispetto dell'autonomia della
persona tenendo conto dell'uso appropriato delle risorse.
Il medico è tenuto a collaborare alla eliminazione di ogni forma di discriminazione in
campo sanitario, al fine di garantire a tutti i cittadini stesse opportunità di accesso,
disponibilità, utilizzazione e qualità delle cure.

Art. 7

- Limiti dell'attività professionale -


In nessun caso il medico deve abusare del suo status professionale.
Il medico che riveste cariche pubbliche non può avvalersene a scopo di vantaggio
professionale.

CAPO II
Prestazioni d'urgenza

Art. 8

- Obbligo di intervento -
Il medico, indipendentemente dalla sua abituale attività, non può mai rifiutarsi di prestare
soccorso o cure d'urgenza e deve tempestivamente attivarsi per assicurare assistenza.

Art. 9

Calamità -
Il medico, in caso di catastrofe, di calamità o di epidemia, deve mettersi a disposizione
dell'Autorità competente.

CAPO III
Obblighi peculiari del medico

Art. 10

- Segreto professionale -
Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a
conoscenza nell'esercizio della professione.
La morte del paziente non esime il medico dall' obbligo del segreto.
Il medico deve informare i suoi collaboratori dell' obbligo del segreto professionale.
L'inosservanza del segreto medico costituisce mancanza grave quando possa derivarne
profitto proprio o altrui ovvero nocumento della persona assistita o di altri.
La rivelazione è ammessa ove motivata da una giusta causa, rappresentata
dall'adempimento di un obbligo previsto dalla legge (denuncia e referto all' Autorità
Giudiziaria, denunce sanitarie, notifiche di malattie infettive, certificazioni obbligatorie)
ovvero da quanto previsto dai successivi artt. 11 e 12.
Il medico non deve rendere al Giudice testimonianza su fatti e circostanze inerenti il
segreto professionale.
La cancellazione dall'albo non esime moralmente il medico dagli obblighi del presente
articolo.

Art. 11

- Riservatezza dei dati personali -


Il medico è tenuto al rispetto della riservatezza nel trattamento dei dati personali del
paziente e particolarmente dei dati sensibili inerenti la salute e la vita sessuale. Il medico
acquisisce la titolarità del trattamento dei dati sensibili nei casi previsti dalla legge, previo
consenso del paziente o di chi ne esercita la tutela.
Nelle pubblicazioni scientifiche di dati clinici o di osservazioni relative a singole persone, il
medico deve assicurare la non identificabilità delle stesse.
Il consenso specifico del paziente vale per ogni ulteriore trattamento dei dati medesimi,
ma solo nei limiti, nelle forme e con le deroghe stabilite dalla legge.
Il medico non può collaborare alla costituzione di banche di dati sanitari, ove non esistano
garanzie di tutela della riservatezza, della sicurezza e della vita privata della persona.

Art. 12

- Trattamento dei dati sensibili -


Al medico, è consentito il trattamento dei dati personali idonei a rivelare lo stato di salute
del paziente previa richiesta o autorizzazione da parte di quest'ultimo, subordinatamente
ad una preventiva informazione sulle conseguenze esuli' opportunità della rivelazione
stessa.
Al medico peraltro è consentito il trattamento dei dati personali del paziente in assenza del
consenso dell'interessato solo ed esclusivamente quando sussistano le specifiche ipotesi
previste dalla legge ovvero quando vi sia la necessità di salvaguardare la vita o la salute
del paziente o di terzi nell'ipotesi in cui il paziente medesimo non sia in grado di prestare il
proprio consenso per impossibilità fisica, per incapacità di agire e/o di intendere e di
volere; in quest'ultima situazione peraltro, sarà necessaria l'autorizzazione dell'eventuale
legale rappresentante laddove precedentemente nominato. Tale facoltà sussiste nei modi e
con le garanzie dell'art. Il anche in caso di diniego dell'interessato ove vi sia l'urgenza di
salvaguardare la vita o la salute di terzi.

CAPO IV
Accertamenti diagnostici e trattamenti terapeutici

Art. 13

- Prescrizione e trattamento terapeutico -


La prescrizione di un accertamento diagnostico e/o di una terapia impegna la diretta
responsabilità professionale ed etica del medico e non può che far seguito a una diagnosi
circostanziata o, quantomeno, a un fondato sospetto diagnostico.
Su tale presupposto al medico è riconosciuta autonomia nella programmazione, nella
scelta e nella applicazione di ogni presidio diagnostico e terapeutico, anche in regime di
ricovero, fatta salva la libertà del paziente di rifiutarle e di assumersi la responsabilità del
rifiuto stesso.
Le prescrizioni e i trattamenti devono essere ispirati ad aggiornate e sperimentate
acquisizioni scientifiche tenuto conto dell'uso appropriato delle risorse, sempre
perseguendo il beneficio del paziente secondo criteri di equità.
Il medico è tenuto a una adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci, delle
loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e delle reazioni individuali prevedibili, nonché
delle caratteristiche di impiego dei mezzi diagnostici e terapeutici e deve adeguare,
nell'interesse del paziente, le sue decisioni ai dati scientifici accreditati o alle evidenze
metodo logicamente fondate. Sono vietate l'adozione e la diffusione di terapie e di presidi
diagnostici non provati scientificamente o non supportati da adeguata sperimentazione e
documentazione clinicoscientifica, nonché di terapie segrete.
In nessun caso il medico dovrà accedere a richieste del paziente in contrasto con i principi
di scienza e coscienza allo scopo di compiacerlo, sottraendolo alle sperimentate ed efficaci
cure disponibili.
La prescrizione di farmaci, sia per indicazioni non previste dalla scheda tecnica sia non
ancora autorizzati al commercio, è consentita purché la loro efficacia e tollerabilità sia
scientificamente documentata.
In tali casi, acquisito il consenso scritto del paziente debitamente informato, il medico si
assume la responsabilità della cura ed è tenuto a monitorarne gli effetti.
È obbligo del medico segnalare tempestivamente alle autorità competenti, le reazioni
avverse eventualmente comparse durante un trattamento terapeutico.

Art. 14

- Sicurezza del paziente e prevenzione del rischio clinico


Il medico opera al fine di garantire le più idonee condizioni di sicurezza del paziente e
contribuire all'adeguamento dell'organizzazione sanitaria, alla prevenzione e gestione del
rischio clinico anche attraverso la rilevazione, segnalazione e valutazione degli errori al
fine del miglioramento della qualità delle cure.
Il medico al tal fine deve utilizzare tutti gli strumenti disponibili per comprendere le cause
di un evento avverso e mettere in atto i comportamenti necessari per evitarne la
ripetizione; tali strumenti costituiscono esclusiva riflessione tecnico-professionale,
riservata, volta alla identificazione dei rischi, alla correzione delle procedure e alla modifica
dei comportamenti.

Art. 15

- Pratiche non convenzionali -


Il ricorso a pratiche non convenzionali non può prescindere dal rispetto del decoro e della
dignità della professione e si esprime nell'esclusivo ambito della diretta e non delegabile
responsabilità professionale del medico.
Il ricorso a pratiche non convenzionali non deve comunque sottrarre il cittadino a
trattamenti specifici e scientificamente consolidati e richiede sempre circostanziata
informazione e acquisizione del consenso.
E' vietato al medico di collaborare a qualsiasi titolo o di favorire l'esercizio di terzi non
medici nel settore delle cosiddette pratiche non convenzionali.

Art. 16

Accanimento diagnostico-terapeutico -
Il medico, anche tenendo conto delle volontà del paziente laddove espresse, deve
astenersi dall'ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa
fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della
qualità della vita.

Art. 17

- Eutanasia -
Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti
finalizzati a provocarne la morte.

Art. 18

- Trattamenti che incidono sulla integrità psico-fisica -


I trattamenti che incidono sulla integrità e sulla resistenza psico-fisica del malato possono
essere attuati, previo accertamento delle necessità terapeutiche, e solo al fine di procurare
un concreto beneficio clinico al malato o di alleviame le sofferenze.

CAPO V

Obblighi professionali

Art. 19

-Aggiornamento e formazione professionale permanente -


Il medico ha l'obbligo di mantenersi aggiornato in materia tecnico-scientifica, etico-
deontologica e gestionale-organizzativa, onde garantire lo sviluppo continuo delle sue
conoscenze e competenze in ragione dell' evoluzione dei progressi della scienza, e di
confrontare la sua pratica professionale con i mutamenti dell'organizzazione sanitaria e
della domanda di salute dei cittadini.
Il medico deve altresì essere disponibile a trasmettere agli studenti e ai colleghi le proprie
conoscenze e il patrimonio culturale ed etico della professione e dell'arte medica.

TITOLO III
RAPPORTI CON IL CITTADINO

CAPO I

Art. 20

- Rispetto dei diritti della persona -


Il medico deve improntare la propria attività professionale al rispetto dei diritti
fondamentali della persona.

Art. 21

- Competenza professionale -
Il medico deve garantire impegno e competenza professionale, non assumendo obblighi
che non sia in condizione di soddisfare.
Egli deve affrontare nell'ambito delle specifiche responsabilità e competenze ogni
problematica con il massimo scrupolo e disponibilità, dedicandovi il tempo necessario per
una accurata valutazione dei dati oggettivi, in particolare dei dati anamnestici, avvalendosi
delle procedure e degli strumenti ritenuti essenziali e coerenti allo scopo e assicurando
attenzione alla disponibilità dei presidi e delle risorse.

Art. 22

- Autonomia e responsabilità diagnostico-terapeutica -


Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con
il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo
comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona
assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento.

Art. 23

- Continuità delle cure -


Il medico deve garantire al cittadino la continuità delle cure.
In caso di indisponibilità, di impedimento o del venir meno del rapporto di fiducia deve
assicurare la propria sostituzione, informandone il cittadino.
Il medico che si trovi di fronte a situazioni cliniche alle quali non sia in grado di provvedere
efficacemente, deve indicare al paziente le specifiche competenze necessarie al caso in
esame.
Il medico non può abbandonare il malato ritenuto inguaribile, ma deve continuare ad
assisterlo anche al solo fine di lenirne la sofferenza fisica e psichica.

Art. 24

- Certificazione -
Il medico è tenuto a rilasciare al cittadino certificazioni relative al suo stato di salute che
attestino dati clinici direttamente constatati e/o oggettivamente documentati. Egli è tenuto
alla massima diligenza, alla più attenta e corretta registrazione dei dati e alla formulazione
di giudizi obiettivi e scientificamente corretti.

Art. 25

- Documentazione clinica -
Il medico deve, nell'interesse esclusivo della persona assistita, mettere la documentazione
clinica in suo possesso a disposizione della stessa o dei suoi legali rappresentanti o di
medici e istituzioni da essa indicati per iscritto.

Art. 26

- Cartella clinica-
La cartella clinica delle strutture pubbliche e private deve essere redatta chiaramente, con
puntualità e diligenza, nel rispetto delle regole della buona pratica clinica e contenere,
oltre ad ogni dato obiettivo relativo alla condizione patologica e al suo decorso, le attività
diagnostico-terapeutiche praticate.
La cartella clinica deve registrare i modi e i tempi delle informazioni nonché i termini del
consenso del paziente, o di chi ne esercita la tutela, alle proposte diagnostiche e
terapeutiche; deve inoltre registrare il consenso del paziente al trattamento dei dati
sensibili, con particolare riguardo ai casi di arruolamento in un protocollo sperimentale.

CAPO II
Doveri del medico e diritti del cittadino

Art. 27

- Libera scelta del medico e del luogo di cura -


La libera scelta del medico e del luogo di cura da parte del cittadino costituisce il
fondamento del rapporto tra medico e paziente.
Nell'esercizio dell'attività libero professionale svolta presso le strutture pubbliche e private,
la scelta del medico costituisce diritto fondamentale del cittadino.
È vietato qualsiasi accordo tra medici tendente a influire sul diritto del cittadino alla libera
scelta.
Il medico può consigliare, a richiesta e nell'esclusivo interesse del paziente e senza dar
luogo a indebiti condizionamenti, che il cittadino si rivolga a determinati presidi, istituti o
luoghi di cura da lui ritenuti idonei per le cure necessarie.

Art. 28

- Fiducia del cittadino -


Qualora abbia avuto prova di sfiducia da parte della persona assistita o dei suoi legali
rappresentanti, se minore o incapace, il medico può rinunciare all'ulteriore trattamento,
purché ne dia tempestivo avviso; deve, comunque, prestare la sua opera sino alla
sostituzione con altro collega, cui competono le informazioni e la documentazione utili alla
prosecuzione delle cure, previo consenso scritto dell'interessato.

Art. 29

- Fornitura di farmaci -
Il medico non può fornire i farmaci necessari alla cura a titolo oneroso.

Art. 30

-Conflitto di interesse -
Il medico deve evitare ogni condizione nella quale il giudizio professionale riguardante
l'interesse primario, qual è la salute dei cittadini, possa essere indebitamente influenzato
da un interesse secondario.
Il conflitto di interesse riguarda aspetti economici e non, e si può manifestare nella ricerca
scientifica, nella formazione e nell'aggiornamento professionale, nella prescrizione
terapeutica e di esami diagnostici e nei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti,
organizzazioni e istituzioni, nonché con la Pubblica Amministrazione.
Il medico deve:
– essere consapevole del possibile verificarsi di un conflitto di interesse e valutarne
l'importanza e gli eventuali rischi;
– prevenire ogni situazione che possa essere evitata;
– dichiarare in maniera esplicita il tipo di rapporto che potrebbe influenzare le sue
scelte consentendo al destinatario di queste una valutazione critica consapevole.
Il medico non deve in alcun modo subordinare il proprio comportamento prescrittivi ad
accordi economici o di altra natura, per trarne indebito profitto per sé e per altri.

Art. 31

Comparaggio -
Ogni forma di comparaggio è vietata.

CAPO III
Doveri di assistenza

Art. 32

- Doveri del medico nei confronti dei soggetti fragili-


Il medico deve impegnarsi a tutelare il minore, l'anziano e il disabile, in particolare quando
ritenga che l'ambiente, familiare o extrafamiliare, nel quale vivono, non sia
sufficientemente sollecito alla cura della loro salute, ovvero sia sede di maltrattamenti fisici
o psichici, violenze o abusi sessuali, fatti salvi gli obblighi di segnalazione previsti dalla
legge.
Il medico deve adoperarsi, in qualsiasi circostanza, perché il minore possa fruire di quanto
necessario a un armonico sviluppo psico-fisico e affinché allo stesso, all'anziano e al
disabile siano garantite qualità e dignità di vita, ponendo particolare attenzione alla tutela
dei diritti degli assistiti non auto sufficienti sul piano psico-fisico o sociale, qualora vi sia
incapacità manifesta di intendere e di volere, ancorché non legalmente dichiarata.
Il medico, in caso di opposizione dei legali rappresentanti alla necessaria cura dei minori e
degli incapaci, deve ricorrere alla competente autorità giudiziaria.

CAPO IV
Informazione e consenso

Art. 33

- Informazione al cittadino -
Il medico deve fornire al paziente la più idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi,
sulle prospettive e le eventuali alternative diagnostico-terapeutiche e sulle prevedibili
conseguenze delle scelte operate.
Il medico dovrà comunicare con il soggetto tenendo conto delle sue capacità di
comprensione, al fine di promuoverne la massima partecipazione alle scelte decisionali e
l'adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche.
Ogni ulteriore richiesta di informazione da parte del paziente deve essere soddisfatta.
Il medico deve, altresì, soddisfare le richieste di informazione del cittadino in tema di
prevenzione. Le informazioni riguardanti prognosi gravi o infauste o tali da poter procurare
preoccupazione e sofferenza alla persona, devono essere fornite con prudenza, usando
terminologie non traumatizzanti e senza escludere elementi di speranza.
La documentata volontà della persona assistita di non essere informata o di delegare ad
altro soggetto l'informazione deve essere rispettata.

Art. 34

- Informazione a terzi -
L'informazione a terzi presuppone il consenso esplicitamente espresso dal paziente, fatto
salvo quanto previsto all' art. 10 e all'art. 12, allorché sia in grave pericolo la salute o la
vita del soggetto stesso o di altri.
In caso di paziente ricoverato, il medico deve raccogliere gli eventuali nominativi delle
persone preliminarmente indicate dallo stesso a ricevere la comunicazione dei dati
sensibili.

Art. 35

- Acquisizione del consenso -


Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l'acquisizione
del consenso esplicito e informato del paziente.
Il consenso, espresso in forma scritta nei casi previsti dalla legge e nei casi in cui per la
particolarità delle prestazioni diagnostiche e/o terapeutiche o per le possibili conseguenze
delle stesse sulla integrità fisica si renda opportuna una manifestazione documentata della
volontà della persona, è integrativo e non sostitutivo del processo informativo di cui all'art.
33.
Il procedimento diagnostico e/o il trattamento terapeutico che possano comportare grave
rischio per l'incolumità della persona, devono essere intrapresi solo in caso di estrema
necessità e previa informazione sulle possibili conseguenze, cui deve far seguito una
opportuna documentazione del consenso.
In ogni caso, in presenza di documentato rifiuto di persona capace, il medico deve
desistere dai conseguenti atti diagnostici e/o curativi, non essendo consentito alcun
trattamento medico contro la volontà della persona.
Il medico deve intervenire, in scienza e coscienza, nei confronti del paziente incapace, nel
rispetto della dignità della persona e della qualità della vita, evitando ogni accanimento
terapeutico, tenendo conto delle precedenti volontà del paziente.

Art. 36

Assistenza d'urgenza-
Allorché sussistano condizioni di urgenza, tenendo conto delle volontà della persona se
espresse, il medico deve attivarsi per assicurare l'assistenza indispensabile.

Art. 37

- Consenso del legale rappresentante -


Allorché si tratti di minore o di interdetto il consenso agli interventi diagnostici e
terapeutici, nonché al trattamento dei dati sensibili, deve essere espresso dal
rappresentante legale.
Il medico, nel caso in cui sia stato nominato dal giudice tutelare un amministratore di
sostegno deve debitamente informarlo e tenere nel massimo conto le sue istanze.
In caso di opposizione da parte del rappresentante legale al trattamento necessario e
indifferibile a favore di minori o di incapaci, il medico è tenuto a informare l'autorità
giudiziaria; se vi è pericolo per la vita o grave rischio per la salute del minore e
dell'incapace, il medico deve comunque procedere senza ritardo e secondo necessità alle
cure indispensabili.

Art. 38

- Autonomia del cittadino e direttive anticipate -


Il medico deve attenersi, nell'ambito della autonomia e indipendenza che caratterizza la
professione, alla volontà liberamente espressa della persona di curarsi e deve agire nel
rispetto della dignità, della libertà e autonomia della stessa.
Il medico, compatibilmente con l'età, con la capacità di comprensione e con la maturità del
soggetto, ha l'obbligo di dare adeguate informazioni al minore e di tenere conto della sua
volontà. In caso di divergenze insanabili rispetto alle richieste del legale rappresentante
deve segnalare il caso all'autorità giudiziaria; analogamente deve comportarsi di fronte a
un maggiorenne infermo di mente.
Il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà, deve tenere conto
nelle proprie scelte di quanto precedentemente manifestato dallo stesso in modo certo e
documentato.

CAPO V

Assistenza ai malati inguaribili

Art. 39

- Assistenza al malato a prognosi infausta -


In caso di malattie a prognosi sicuramente infausta o pervenute alla fase terminale, il
medico deve improntare la sua opera ad atti e comportamenti idonei a risparmiare inutili
sofferenze psichicofisiche e fornendo al malato i trattamenti appropriati a tutela, per
quanto possibile, della qualità di vita e della dignità della persona.
In caso di compromissione dello stato di coscienza, il medico deve proseguire nella terapia
di sostegno vitale finché ritenuta ragionevolmente utile evitando ogni forma di
accanimento terapeutico.

CAPO VI

Trapianti di organi, tessuti e cellule

Art. 40

- Donazione di organi, tessuti e cellule-


È compito del medico la promozione della cultura della donazione di organi, tessuti e
cellule anche collaborando alla idonea informazione ai cittadini.

Art. 41

- Prelievo di organi e tessuti -


Il prelievo di organi e tessuti da donatore cadavere a scopo di trapianto terapeutico può
essere effettuato solo nelle condizioni e nei modi previsti dalla legge.
Il prelievo non può essere effettuato per fini di lucro e presuppone l'assoluto rispetto della
normativa relativa all'accertamento della morte e alla manifestazione di volontà del
cittadino.
Il trapianto di organi da vivente è una risorsa aggiuntiva e non sostitutiva del trapianto da
cadavere, non può essere effettuato per fini di lucro e può essere eseguito solo in
condizioni di garanzia per quanto attiene alla comprensione dei rischi e alla libera scelta
del donatore e del ricevente.

CAPO VII

Sessualità e riproduzione

Art. 42

- Informazione in materia di sessualità, riproduzione e contraccezione -


Il medico, nell'ambito della salvaguardia del diritto alla procreazione cosciente e
responsabile, è tenuto a fornire ai singoli e alla coppia, nel rispetto della libera
determinazione della persona, ogni corretta informazione in materia di sessualità, di
riproduzione e di contraccezione.
Ogni atto medico in materia di sessualità e di riproduzione è consentito unicamente al fine
di tutela della salute.

Art. 43

- Interruzione volontaria di gravidanza -


L'interruzione della gravidanza, al di fuori dei casi previsti dalla legge, costituisce grave
infrazione deontologica tanto più se compiuta a scopo di lucro.
L'obiezione di coscienza del medico si esprime nell'ambito e nei limiti della legge vigente e
non lo esime dagli obblighi e dai doveri inerenti alla relazione di cura nei confronti della
donna.

Art. 44

- Fecondazione assistita -
La fecondazione medicalmente assistita è un atto integralmente medico ed in ogni sua fase
il medico dovrà agire nei confronti dei soggetti coinvolti secondo scienza e coscienza. Alla
coppia vanno prospettate tutte le opportune soluzioni in base alle più recenti ed
accreditate acquisizioni scientifiche ed è dovuta la più esauriente e chiara informazione
sulle possibilità di successo nei confronti dell'infertilità e sui rischi eventualmente incidenti
sulla salute della donna e del nascituro e sulle adeguate e possibili misure di prevenzione.
E' fatto divieto al medico, anche nell'interesse del bene del nascituro, di attuare:
a) forme di maternità surrogata;
b) forme di fecondazione assistita al di fuori di coppie eterosessuali stabili;
c) pratiche di fecondazione assistita in donne in menopausa non precoce;
d) forme di fecondazione assistita dopo la morte del partner.
E' proscritta ogni pratica di fecondazione assistita ispirata a selezione etnica e a fini
eugenetici; non è consentita la produzione di embrioni ai soli fini di ricerca ed è vietato
ogni sfruttamento commerciale, pubblicitario, industriale di gameti, embrioni e tessuti
embrionali o fetali.
Sono vietate pratiche di fecondazione assistita in centri non autorizzati o privi di idonei
requisiti strutturali e professionali.
Sono fatte salve le norme in materia di obiezione di coscienza.

Art. 45

-Interventi sul genoma -


Ogni eventuale intervento sul genoma deve tendere alla prevenzione e alla correzione di
condizioni patologiche.

Art. 46

- Test predittivi-
I test diretti in modo esclusivo a rilevare o predire malformazioni o malattie su base
ereditaria, devono essere espressamente richiesti, per iscritto, dalla gestante o dalla
persona interessata.
Il medico deve fornire al paziente informazioni preventive e dare la più ampia ed adeguata
illustrazione sul significato e sul valore predittivo dei test, sui rischi per la gravidanza, sulle
conseguenze delle malattie genetiche sulla salute e sulla qualità della vita, nonché sui
possibili interventi di prevenzione e di terapia.
Il medico non deve eseguire test genetici o predittivi a fini assicurativi od occupazionali se
non a seguito di espressa e consapevole manifestazione di volontà da parte del cittadino
interessato che è l'unico destinatario dell'informazione ..
E' vietato eseguire test genetici o predittivi in centri privi dei requisiti strutturali e
professionali previsti dalle vigenti norme nazionali e/o regionali.

CAP. VIII
Sperimentazione

Art. 47

- Sperimentazione scientifica -
Il progresso della medicina è fondato sulla ricerca scientifica che SI avvale anche della
sperimentazione sull'animale e sull'uomo.

Art. 48

- Ricerca biomedica e sperimentazione sull'uomo -


La ricerca biomedica e la sperimentazione sull'uomo devono ispirarsi all'inderogabile
principio della salvaguardia dell'integrità psicofisica e della vita e della dignità della
persona. Esse sono subordinate al consenso del soggetto in esperimento, che deve essere
espresso per iscritto, liberamente e consapevolmente, previa specifica informazione sugli
obiettivi, sui metodi, sui benefici previsti, nonché sui rischi potenziali e sul diritto del
soggetto stesso di ritirarsi in qualsiasi momento dalla sperimentazione.
Nel caso di soggetti minori, interdetti e posti in amministrazioni di sostegno è ammessa
solo la sperimentazione per finalità preventive e terapeutiche.
Il consenso deve essere espresso dai legali rappresentanti, ma il medico sperimentatore è
tenuto ad informare la persona documentandone la volontà e tenendola comunque sempre
in considerazione. Ogni tipologia di sperimentazione compresa quella clinica deve essere
programmata e attuata secondo idonei protocolli nel quadro della normativa vigente e
dopo aver ricevuto il preventivo assenso da parte di un comitato etico indipendente.

Art. 49

- Sperimentazione clinica -
La sperimentazione può essere inserita in trattamenti diagnostici e/o terapeutici, solo in
quanto sia razionalmente e scientificamente suscettibile di utilità diagnostica o terapeutica
per i cittadini interessati.
In ogni caso di studio clinico, il malato non potrà essere deliberatamente privato dei
consolidati mezzi diagnostici e terapeutici indispensabili al mantenimento e/o al ripristino
dello stato di salute.
I predetti principi adottati in tema di sperimentazione sono applicabili anche ai volontari
sani.

Art. 50

- Sperimentazione sull'animale -
La sperimentazione sull'animale deve essere improntata a esigenze e a finalità di sviluppo
delle conoscenze non altrimenti conseguibili e non a finalità di lucro, deve essere condotta
con metodi e mezzi idonei a evitare inutili sofferenze e i protocolli devono avere ricevuto il
preventivo assenso di un Comitato etico indipendente.
Sono fatte salve le norme in materia di obiezione di coscienza.

CAPO IX
Trattamento medico e libertà personale

Art. 51

- Obblighi del medico -


Il medico che assista un cittadino in condizioni limitative della libertà personale è tenuto al
rispetto rigoroso dei diritti della persona, fermi restando gli obblighi connessi con le sue
specifiche funzioni. In caso di trattamento sanitario obbligatorio il medico non deve
richiedere o porre in essere misure coattive, salvo casi di effettiva necessità, nel rispetto
della dignità della persona e nei limiti previsti dalla legge.

Art. 52

- Tortura e trattamenti disumani-


Il medico non deve in alcun modo o caso collaborare, partecipare o semplicemente
presenziare a esecuzioni capitali o ad atti di tortura o a trattamenti crudeli, disumani o
degradanti.
Il medico non deve praticare, per finalità diversa da quelle diagnostiche e terapeutiche,
alcuna forma di mutilazione o menomazione, né trattamenti crudeli, disumani o
degradanti.

Art. 53

- Rifiuto consapevole di nutrirsi -


Quando una persona rifiuta volontariamente di nutrirsi, il medico ha il dovere di informarla
sulle gravi conseguenze che un digiuno protratto può comportare sulle sue condizioni di
salute. Se la persona è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il
medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di
nutrizione artificiale nei confronti della medesima, pur continuando ad assisterla.

CAPO X
Onorari professionali nell'esercizio libero professionale

Art. 54

- Onorari professionali-
Nell'esercizio libero professionale, fermo restando il principio dell'intesa diretta tra medico
e cittadino e nel rispetto del decoro professionale, l'onorario deve essere commisurato alla
difficoltà, alla complessità e alla qualità della prestazione, tenendo conto delle competenze
e dei mezzi impegnati.
Il medico è tenuto a far conoscere il suo onorario preventivamente al cittadino.
La corresponsione dei compensi per le prestazioni professionali non deve essere
subordinata ai risultati delle prestazioni medesime.
Il medico può, in particolari circostanze, prestare gratuitamente la sua opera purché tale
comportamento non costituisca concorrenza sleale o illecito accaparramento di clientela.

CAPO XI
Pubblicità e informazione sanitaria

Art. 55

- Informazione sanitaria -
Nella comunicazione in materia sanitaria è sempre necessaria la massima cautela al fine di
fornire una efficace e trasparente informazione al cittadino.
Il medico deve attenersi in materia di comunicazione ai criteri contenuti nel presente
Codice in tema di pubblicità e informazione sanitaria; l'Ordine vigila sulla corretta
applicazione dei criteri stessi.
Il medico collabora con le istituzioni pubbliche al fine di una corretta informazione sanitaria
ed una corretta educazione alla salute.

Art. 56

- Pubblicità dell'informazione sanitaria -


La pubblicità dell'informazione in materia sanitaria, fornita da singoli o da strutture
sanitarie pubbliche o private, non può prescindere, nelle forme e nei contenuti, da principi
di correttezza informativa, responsabilità e decoro professionale.
La pubblicità promozionale e comparativa è vietata.
Per consentire ai cittadini una scelta libera e consapevole tra strutture, servizi e
professionisti è indispensabile che l'informazione, con qualsiasi mezzo diffusa, non sia
arbitraria e discrezionale, ma obiettiva, veritiera, corredata da dati oggettivi e controllabili
e verificata dall'Ordine competente per territorio.
Il medico che partecipa, collabora od offre patrocinio o testimonianza alla informazione
sanitaria non deve mai venir meno a principi di rigore scientifico, di onestà intellettuale e
di prudenza, escludendo qualsiasi forma anche indiretta di pubblicità commerciale
personale o a favore di altri.
Il medico non deve divulgare notizie su avanzamenti nella ricerca biomedica e su
innovazioni in campo sanitario, non ancora validate e accreditate dal punto di vista
scientifico in particolare se tali da alimentare infondate attese e speranze iIlusorie.

Art. 57

- Divieto di patrocinio-
Il medico singolo o componente di associazioni scientifiche o professionali non deve
concedere avallo o patrocinio a iniziative o forme di pubblicità o comunque promozionali a
favore di aziende o istituzioni relativamente a prodotti sanitari o commerciali.

TITOLO IV
RAPPORTI CON I COLLEGHI

CAPO I
Rapporti di collaborazione

Art. 58

- Rispetto reciproco -
Il rapporto tra medici deve ispirarsi ai principi di corretta solidarietà, di reciproco rispetto e
di considerazione della attività professionale di ognuno.
Il contrasto di opinione non deve violare i principi di un collegiale comportamento e di un
civile dibattito.
Il medico deve assistere i colleghi senza fini di lucro salvo il diritto al ristoro delle spese.
Il medico deve essere solidale nei confronti dei colleghi risultati essere ingiustamente
accusati.

Art. 59
- Rapporti con il medico curante -
Il medico che presti la propria opera in situazioni di urgenza o per ragioni di
specializzazione a un ammalato in cura presso altro collega, previo consenso
dell'interessato o del suo legale rappresentante, è tenuto a dare comunicazione al medico
curante o ad altro medico eventualmente indicato dal paziente, degli indirizzi diagnostico-
terapeutici attuati e delle valutazioni cliniche relative, tenuto conto delle norme di tutela
della riservatezza.
Tra medico curante e colleghi operanti nelle strutture pubbliche e private, anche per
assicurare la corretta informazione all'ammalato, deve sussistere, nel rispetto dell'
autonomia e del diritto alla riservatezza, un rapporto di consultazione, di collaborazione e
di informazione reciproca al fine di garantire coerenza e continuità diagnostico-terapeutica.
La lettera di dimissione deve essere indirizzata, di norma tramite il paziente, al medico
curante o ad altro medico indicato dal paziente.

CAPO II
Consulenza e consulto

Art. 60

- Consulenza e consulto -
Qualora la complessità del caso clinico o l'interesse del paziente esigano il ricorso a
specifiche competenze specialistiche diagnostiche e/o terapeutiche, il medico curante deve
proporre il consulto con altro collega o la consulenza presso idonee strutture di specifica
qualificazione, ponendo gli adeguati quesiti e fornendo la documentazione in suo possesso.
In caso di divergenza di opinioni, si dovrà comunque salvaguardare la tutela della salute
del paziente che dovrà essere adeguatamente informato e le cui volontà dovranno essere
rispettate.
I giudizi espressi in sede di consulto o di consulenza devono rispettare la dignità sia del
curante che del consulente.
Il medico, che sia di contrario avviso, qualora il consulto sia richiesto dal malato o dai suoi
familiari, può astenersi dal parteciparvi, fornendo, comunque, tutte le informazioni e
l'eventuale documentazione relativa al caso.
Lo specialista o consulente che visiti un ammalato in assenza del curante deve fornire una
dettagliata relazione diagnostica e l'indirizzo terapeutico consigliato.

CAPO III
Altri rapporti tra medici

Art. 61

- Supplenza -
Il medico che sostituisce nell'attività professionale un collega è tenuto, cessata la
supplenza, a fornire al collega sostituito le informazioni cliniche relative ai malati sino
allora assistiti, al fine di assicurare la continuità terapeutica.

CAPO IV
Attività medico-legale

Art. 62

- Attività medico- legale -


L'esercizio dell'attività medico legale è fondato sulla correttezza morale e sulla
consapevolezza delle responsabilità etico-giuridiche e deontologiche che ne derivano e
deve rifuggire da indebite suggestioni di ordine extratecnico e da ogni sorta di influenza e
condizionamento.
L'accettazione di un incarico deve essere subordinata alla sussistenza di un'adeguata
competenza medico-legale e scientifica in modo da soddisfare le esigenze giuridiche
attinenti al caso in esame, nel rispetto dei diritti della persona e delle norme del Codice di
Deontologia Medica e preferibilmente supportata dalla relativa iscrizione allo specifico albo
professionale.
In casi di particolare complessità clinica ed in ambito di responsabilità professionale, è
doveroso che il medico legale richieda l'associazione con un collega di comprovata
esperienza e competenza nella disciplina coinvolta.
Fermi restando gli obblighi di legge, il medico curante non può svolgere funzioni medico-
legali di ufficio o di controparte nei casi nei quali sia intervenuto personalmente per ragioni
di assistenza o di cura e nel caso in cui intrattenga un rapporto di lavoro dipendente con la
struttura sanitaria coinvolta nella controversia giudiziaria.
La consulenza di parte deve tendere unicamente a interpretare le evidenze scientifiche
disponibili pur nell'ottica dei patrocinati nel rispetto della oggettività e della dialettica
scientifica nonché della prudenza nella valutazione relativa alla condotta dei soggetti
coinvolti.
L'espletamento di prestazioni medico-legali non conformi alle disposizioni di cui ai commi
precedenti costituisce, oltre che illecito sanzionato da norme di legge, una condotta lesiva
del decoro professionale.

Art. 63

- Medicina fiscale -
Nell'esercizio delle funzioni di controllo, il medico deve far conoscere al soggetto
sottoposto all'accertamento la propria qualifica e la propria funzione.
Il medico fiscale e il curante, nel reciproco rispetto del diverso ruolo, non devono
esprimere al cospetto del paziente giudizi critici sul rispettivo operato.

CAPO V
Rapporti con l'Ordine professionale

Art. 64

- Doveri di collaborazione -
Il medico è tenuto a comunicare al Presidente dell'Ordine i titoli conseguiti utili al fine della
compilazione e tenuta degli albi.
Il medico che cambia di residenza, trasferisce in altra provincia la sua attività o modifica la
sua condizione di esercizio o cessa di esercitare la professione, è tenuto a dame
tempestiva comunicazione al Consiglio provinciale dell'Ordine.
Il medico è tenuto a comunicare al Presidente dell'Ordine eventuali infrazioni alle regole, al
reciproco rispetto e alla corretta collaborazione tra colleghi e alla salvaguardia delle
specifiche competenze che devono informare i rapporti della professione medica con le
altre professioni sanitarie.
Nell'ambito del procedimento disciplinare la mancata collaborazione e disponibilità del
medico convocato dal Presidente della rispettiva Commissione di albo costituiscono esse
stesse ulteriore elemento di valutazione a fini disciplinari.
Il Presidente della rispettiva Commissione di albo, nell'ambito dei suoi poteri di vigilanza
deontologica, può convocare i colleghi esercenti la professione nella provincia stessa, sia in
ambito pubblico che privato, anche se iscritti ad altro Ordine, informandone l'Ordine di
appartenenza per le eventuali conseguenti valutazioni.
Il medico eletto negli organi istituzionali dell'Ordine deve adempiere all'incarico con
diligenza e imparzialità nell'interesse della collettività e osservare prudenza e riservatezza
nell' espletamento dei propri compiti.

TITOLO V
RAPPORTI CON I TERZI

CAPO I
Modalità e forme di espletamento dell'attività professionale

Art. 65

- Società tra professionisti -


I medici sono tenuti a comunicare all'Ordine territorialmente competente ogni accordo,
contratto o convenzione privata diretta allo svolgimento dell'attività professionale al fine
della valutazione della conformità ai principi di decoro, dignità e indipendenza della
professione.
I medici che esercitano la professione in forma societaria sono tenuti a notificare all'Ordine
l'atto costitutivo della società, costituita secondo la normativa vigente, l'eventuale statuto
e ogni successiva variazione statutaria ed organizzativa.
Il medico non deve partecipare in nessuna veste ad imprese industriali, commerciali o di
altra natura che ne condizionino la dignità e l'indipendenza professionale e non deve
stabilire accordi diretti o indiretti con altre professioni sanitarie che svolgano attività o
effettuino iniziative di tipo industriale o commerciale inerenti l'esercizio professionale.
Il medico, che opera a qualsiasi titolo nell'ambito di qualsivoglia forma societaria di
esercizio della
professione:
- garantisce, sotto la sua responsabilità, l'esclusività dell' oggetto sociale dell' attività
professionale relativamente all'albo di appartenenza;
- può detenere partecipazioni societarie nel rispetto delle normative di legge;
- è e resta responsabile dei propri atti e delle proprie prescrizioni;
- non deve subire condizionamenti di qualsiasi natura della sua autonomia e indipendenza
professionale.
L'Ordine, al fine di verificare il rispetto delle norme deontologiche, è tenuto, nell'ambito
della normativa vigente, a iscrivere in apposito elenco i soci professionisti e le società
costituite secondo la normativa vigente, anche in ambito interprofessionale, alle quali
partecipino i professionisti iscritti presso i rispettivi albi, nell' ambito delle linee di indirizzo
e coordinamento emanate dalla FNOMCeO.

Art. 66

- Rapporto con altre professioni sanitarie -


Il medico deve garantire la più ampia collaborazione e favorire la comunicazione tra tutti
gli operatori coinvolti nel processo assistenziale, nel rispetto delle peculiari competenze
professionali.

Art. 67

- Esercizio abusivo della professione e prestanomismo-


E' vietato al medico collaborare a qualsiasi titolo o di favorire, anche fungendo da
prestanome, chi eserciti abusivamente la professione.
Il medico che nell'esercizio professionale venga a conoscenza di prestazioni mediche o
odontoiatriche effettuate da non abilitati alla professione o di casi di favoreggiamento
dell'abusivismo, è obbligato a fame denuncia all'Ordine territorialmente competente.

TITOLO VI
RAPPORTI CON IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE E CON ENTI PUBBLICI E
PRIVATI

CAPO I
Obblighi deontologici del medico
a rapporto di impiego o convenzionato

Art. 68

- Medico dipendente o convenzionato -


Il medico che presta la propria opera a rapporto d'impiego o di convenzione, nell'ambito di
strutture sanitarie pubbliche o private, è soggetto alla potestà disciplinare dell'Ordine
anche in riferimento agli obblighi connessi al rapporto di impiego o convenzionale.
Il medico dipendente o convenzionato con le strutture pubbliche e/o private non può in
alcun modo adottare comportamenti che possano indebitamente favorire la propria attività
libero-professionale. Il medico qualora si verifichi contrasto tra le norme deontologiche e
quelle proprie dell'ente, pubblico o privato, per cui presta la propria attività professionale,
deve chiedere l'intervento dell'Ordine, onde siano salvaguardati i diritti propri e dei
cittadini.
In attesa della composizione della vertenza egli deve assicurare il servizio, salvo i casi di
grave violazione dei diritti e dei valori umani delle persone a lui affidate e della dignità,
libertà e indipendenza della propria attività professionale.
Art. 69

- Direzione sanitaria -
Il medico che svolge funzioni di direzione sanitaria nelle strutture pubbliche o private
ovvero di responsabile sanitario in una struttura privata deve garantire, nell'espletamento
della sua attività, il rispetto delle norme del Codice di Deontologia Medica e la difesa
dell'autonomia e della dignità professionale all' interno della struttura in cui opera.
Egli comunica all'Ordine il proprio incarico e collabora con l'Ordine professionale,
competente per territorio, nei compiti di vigilanza sulla collegialità nei rapporti con e tra
medici per la correttezza delle prestazioni professionali nell'interesse dei cittadini.
Egli, altresì, deve vigilare sulla correttezza del materiale informativo attinente alla
organizzazione e alle prestazioni erogate dalla struttura.
Egli, infine vigila perché nelle strutture sanitarie non si manifestino atteggiamenti vessatori
nei confronti dei colleghi.

Art. 70

- Qualità delle prestazioni-


Il medico dipendente o convenzionato deve esigere da parte della struttura in cui opera
ogni garanzia affinché le modalità del suo impegno non incidano negativamente sulla
qualità e l'equità delle prestazioni nonché sul rispetto delle norme deontologiche. Il medico
deve altresì esigere che gli ambienti di lavoro siano decorosi e adeguatamente attrezzati
nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa compresi quelli di sicurezza ambientale.
Il medico non deve assumere impegni professionali che comportino eccessi di prestazioni
tali da pregiudicare la qualità della sua opera professionale e la sicurezza del malato.

CAPO II
Medicina dello Sport

Art. 71

- Accertamento della idoneità fisica -


La valutazione della idoneità alla pratica degli sport deve essere ispirata a esclusivi criteri
di tutela della salute e della integrità fisica e psichica del soggetto.
Il medico deve esprimere il relativo giudizio con obiettività e chiarezza, in base alle
conoscenze scientifiche più recenti e previa adeguata informazione al soggetto sugli
eventuali rischi che la specifica attività sportiva può comportare.

Art. 72

- Idoneità - Valutazione medica-


Il medico è tenuto a far valere, in qualsiasi circostanza, la sua potestà di tutelare l'idoneità
psicofisica dell'atleta valutando se un atleta possa intraprendere o proseguire la
preparazione atletica e l'attività sportiva.
Il medico deve esigere che la sua valutazione sia accolta, denunciandone il mancato
accoglimento alle autorità competenti e all'Ordine professionale.

Art. 73

- Doping-
Ai fini della tutela della salute il medico non deve consigliare, prescrivere o somministrare
trattamenti farmacologici o di altra natura finalizzati ad alterare le prestazioni psico-fisiche
correlate ad attività sportiva a qualunque titolo praticata, in particolare qualora tali
interventi agiscano direttamente o indirettamente modificando il naturale equilibrio psico-
fisico del soggetto.

CAPO III
Tutela della salute collettiva

Art. 74

- Trattamento sanitario obbligatorio e denunce obbligatorie -


Il medico deve svolgere i compiti assegnatigli dalla legge in tema di trattamenti sanitari
obbligatori e deve curare con la massima diligenza e tempestività la informativa alle
autorità sanitarie e ad altre autorità nei modi, nei tempi e con le procedure stabilite dalla
legge, ivi compresa, quando prevista, la tutela dell'anonimato.

Art. 75

- Prevenzione, assistenza e cura della dipendenza da sostanze da abuso -


L'impegno professionale del medico nella prevenzione, nella cura e nel recupero clinico e
reinserimento sociale del dipendente da sostanze da abuso deve, nel rispetto dei diritti
della persona e senza pregiudizi, concretizzarsi nell'aiuto tecnico e umano, sempre
finalizzato al superamento della situazione di dipendenza, in collaborazione con le famiglie
e le altre organizzazioni sanitarie e sociali pubbliche e private che si occupano di questo
grave disagio.

DISPOSIZIONE FINALE

Gli Ordini provinciali dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri sono tenuti a recepire il
presente Codice e a garantirne il rispetto delle norme, nel quadro dell'azione di indirizzo e
coordinamento esercitata dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e
degli odontoiatri; sono tenuti inoltre a consegnare ufficialmente o, comunque, ad inviare ai
singoli iscritti agli albi il Codice di Deontologia Medica e a tenere periodicamente corsi di
aggiornamento e di approfondimento in materia deontologica.
Le presenti norme saranno oggetto di costante monitoraggio da parte della FNOMCeO al
fine di garantirne l'eventuale aggiornamento.

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