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RAPPRESENTANZA E TRANSIZIONE

CAPITOLO I
Le figure storiche della rappresentanza democratica
Da sempre la storia dei parlamenti insegna quanto complesso sia il legame tra istituzioni
parlamentari e sovranità popolare, emblemi di un ordine democratico. Possiamo definire la
rappresentanza in generale come un potere riconosciuto ad un soggetto di agire in nome e per conto
di un altro soggetto. Il rapporto tra stato e società sfugge da una considerazione precisa perché il suo
fondamento, la sovranità popolare, è in continua evoluzione. Inoltre, è molto avvertibile nello stato
moderno la differenza e la distanza fra dogmi politici e fatti concreti della vita statale. La cultura
pubblicistica ha voluto elaborare tre teorie della rappresentanza:
1 Teoria del mandato, che indica la rappresentanza quale veicolo di trasmissione della volontà del
rappresentato;
2 Teoria dell’interpretazione, che la indica come luogo di decisioni degli affari di interesse comune;
3 Teoria del rispecchiamento, che la indica come istituto di mediazione degli interessi plurimi.
La rappresentanza democratica è il risultato dei componenti concomitanti, che sono la
legittimazione politica all’agire del rappresentante e l’attitudine di quest’ultimo a realizzare il bene
comune. Benché lontana dal concetto moderno di rappresentanza, è nella “rappresentanza
medioevale” che si vedono i primi sentori di rappresentanza, ad esempio le riunioni negli antichi
borghi, ceti o corporazioni. E’ qui che la comunità cerca di trovare e di riconoscersi in una autorità.
Comunque questo tipo di rappresentanza era ben limitato ad alcune comunità, accomunate da
interessi e valori. Con l’aumentare delle complessità della società e degli interessi, si evidenziano le
difficoltà dello stato assoluto a favore dello stato costituzionale, dando vita ad una “rappresentanza
liberale”, in cui si delinearono i ruoli dell’Assemblea parlamentare quale organo portatore di
interessi comuni. E’ con la crisi Francese del 1791 che comincia questo percorso, che prevede
addirittura sanzioni giuridiche ai rappresentanti, a tutela degli interessi del “popolo nazione”.
Nell’odierna “rappresentanza del pluralismo”, infine, compare l’investitura diretta dei propri
rappresentanti, compare il pluralismo politico, e il cittadino viene definito e considerato come
motore del sistema. La dottrina definisce la rappresentanza come responsitiva ( cioè interprete degli
interessi degli elettori) e responsabile (termine che indica la fiducia del rappresentato al
rappresentante). Per concludere, possiamo affermare che nella storia la rappresentanza è stata
sempre considerata legata al principio di sovranità popolare. Con i secoli, però, la sovranità del
popolo ha concesso forme di libertà quali aggregazioni di varia natura (economiche, lavorative,
culturali), concorrendo al deperimento del ruolo primario del Parlamento, non più considerato sede
di rappresentanza. Inoltre, è la costituzione stessa ad affidare compiti importanti ad altri soggetti
( es. Governo). Il ruolo dei parlamenti di garanti dell’unità nazionale si crea anche nel diritto
comunitario, in quanto si cerca di costruire un ente sovranazionale per gli affari comunitari. L’intesa
dei 27 paesi membri è però molto difficile, soprattutto per le specificità dei singoli ordinamenti,
portatori ognuno di valori e tradizioni propri. Il concetto di sovranità popolare, oltre ad essere
rivendicato nella costituzione, è anche il pilastro delle politiche comunitarie, che lo riconoscono.

CAPITOLO II
Le assemblee rappresentative nel disegno Costituzionale. L’ordinamento parlamentare e il
sistema politico
Sezione I
E’ molto attuale la riflessione sulla capacità del parlamento di farsi interprete degli interessi
popolari, considerando l’attuale complessità sociale, la globalizzazione, che vede ridursi le
competenze dello Stato in ambito sovranazionale. Ciò porta ad un inevitabile in grossamente delle
competenze dell’esecutivo, oggi vero promotore delle politiche degli Stati. Addirittura molti oggi
ritengono ruolo attuale del parlamento sia quello di ratificare delle leggi già discusse e decise in
altre sedi (es. i partiti). Anche il governo può oggi sostituirsi, ma solo in alcuni casi, al parlamento.
Siamo quindi in una fase di transizione della rappresentanza, che implica la perdita dei poteri del
Parlamento verso l’alto (a favore degli enti sovranazionali) e verso il basso (a favore degli enti
regionali o locali). Ma ciò non significa una svalutazione del ruolo parlamentare, bensì la ricerca di
una nuova centralità del Parlamento, riconducibile nella capacità dell’organo di adattarsi e di venire
quindi flessibile, a seconda della compagine sociale ed economica, nella maniera più idonea
possibile.
Sezione II
Nonostante le profonde motivazioni del sistema, il parlamento è tuttora l’organo della sovranità
popolare, intesa come volontà comune di interessi da soddisfare in assemblea, contro ogni forma di
particolarismo e nel segno dell’omogeneità. L’art. 67 Cost. afferma il divieto di “mandato
imperativo”, inteso come strumento di garanzia contro le interne costrizioni del partito. Il
costituente ha cercato dunque di rendere il parlamentare partecipe alla volontà comune e di non
renderlo totalmente dipendente da uno o dall’altro partito politico. L’art. 68 prevede invece
l’insindacabilità dei voti dati e delle opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni, a tutela sempre
dello “status” del parlamentare. Per quanto riguarda invece l’autorizzazione a procedere, le camere
hanno sempre manifestato la tendenza a difendere i propri componenti, specie per preservare la
composizione politica del parlamento. Molto importante è inoltre la tutela delle opposizioni ,
riconosciuto non solo da un apposito “statuto”, ma anche da istituti che esercitano forme di
controllo delle opposizioni, come le commissioni d’inchiesta, anche se questo potere è per ora
riconosciuto solo alla maggioranza parlamentare. Per quel che riguarda il sistema elettorale, fu
scelto nel primo impianto costituzionale il sistema proporzionale, l’unico che appariva davvero in
grado di garantire il rispecchiamento delle diverse matrici ed orientamenti presenti nella società. I
sistemi elettorali sono considerati dagli stessi partiti strumenti molto importanti per ottenere risultati
elettorali congeniali. A questo proposto, nel 1993, un referendum ha abrogato il sistema
proporzionale. Da quel momento, camera e senato sono nominati per ¾ dai seggi con sistema
maggioritario, e il restante quarto con proporzionale, favorendo una netta contrapposizione fra
maggioranza e opposizione . Il risultato del referendum è da ricercarsi nello scandalo Legato alla
corruzione e al finanziamento illecito dei partiti, che ha suscitato negli elettori un sentimento di
grande sfiducia nella politica e ha favorito l’emergere di movimenti spontanei di opinione pubblica
(ecologisti, giovanili, pacifisti), che il partito non è più in grado di rappresentare. Nel Parlamento, i
gruppi ripercorrono la struttura politica, identificandovi. E’ una esperienza motivata dalla Gran
Bretagna (il “parlamentary party”), che nelle camere del’800 ruotava attorno a gruppi capeggiati
dalle più autorevoli personalità.
Sezione III
La disciplina dei gruppi e regolata negli statuti di Camera e Senato, che comunque prevedono
l’obbligatoria iscrizione di un gruppo. E’ previsto comunque un gruppo unito per tutti coloro che
non si iscrivono ad un gruppo. Per quel che concerne la votazione in Parlamento, del tutto
eccezionale è oggi il voto segreto, riservato in generale a tutte quelle votazioni che non riguardano
scelte di indirizzo politico, ma scelte di convivenza democratica o in breve, tutte quelle decisioni
estranee agli indirizzi di una maggioranza governativa. Questo soprattutto per evitare il fenomeno
dei “franchi tiratori” che, approfittando del voto segreto, potrebbero votare contro la loro stessa
coalizione. Tuttavia, i regolamenti di Camera e Senato, permettono ai parlamentari di svolgere una
dichiarazione di dissenso, qualora non siano d’accordo dell’argomento in discussione.
Sezione IV
Il principio enunciato nell’art. 5 della Repubblica quale “una e indivisibile, che riconosce e
promuove le autonomie locali”, originariamente c’era una netta distinzione fra le competenze di
stato e Regione per timore che queste ultime potessero arrecare danni alla unità nazionale, con la
riforma del titolo V sono aumentate le competenze della Regione sul piano quantitativo, ma sul
piano qualitativo siamo di fronte ad un regionalismo ancora incompiuto poiché privo di un
autentico rinnovamento a livello politico ed ordina mentale. Il nuovo art. 117 ripropone un
ventaglio di competenze statali e potestà concorrenti regionali (es. La scuola). L’ampliamento della
potestà legislativa regionale non è da intendersi come indebolimento dell’apparato statale, ma come
disciplina ed autonomia dei bisogni particolari di ogni regione. L’esigenza di dare visibilità alle
regioni, si traduce con un progetto di dar vita alla “Camera delle Regioni”, elemento presente
anche nell’art.57 per l’elezione su base regionale del Senato della Repubblica. Tuttavia la mancata
attuazione di una vera e propria camera delle Regioni indica una concezione ancora organistica tra
Stato e Regione. Il nuovo problema , oggi, è per le regioni quello di contribuire al processo
riformatore dello Stato.

CAPITOLO III
Verso un Parlamentarismo maggioritario
Se la figura della rappresentanza resta inalterata con il passare degli anni, cambia invece la sua
funzione rappresentativa, che deve soddisfare interessi in continua evoluzione, e quindi cambia la
modalità di esercizio della rappresentanza. Nella nostra compagine politica, il Parlamento è
diventata la sede in cui si mediano le diverse forze politiche. Ed è proprio il moltiplicarsi di queste
forze politiche ( i partiti) che ha portato ad una sorta di svuotamento dei poteri del parlamento,
sempre più dipendente dalla vita politica e con parlamentari ormai vincolati da scelte partitiche.
Questa situazione ha portato al risultato elettorale del 1993, influenzato, per la verità, dagli scandali
dovuti a corruzione e finanziamenti illeciti dei partiti. Soprattutto dopo il referendum, è stato il
Governo ad assumere il ruolo di promotore di politiche di grande respiro e di interlocutore con gli
enti locali, mentre al Parlamento è sostanzialmente affidato il ruolo di “far passare” questi
provvedimenti. Due importanti leggi, la n .400/88 e la n. 86/89 hanno mirato a regolare e definire
le procedure le regole che raccordano gli organi di vertice delle istituzioni. Entrambe puntano ad
una maggiore razionalizzazione delle istituzioni. In particolare, la l. 400 riconosce il rafforzamento
dei poteri del Governo, tra cui anche poteri autonomi, mente la 86 mira a recuperare i poteri
legislativi del Parlamento nell’importante contesto dell’Ue. Il ruolo del Parlamento è stato ridotto
anche a causa di un mondo politico sostanzialmente bipolare, caratterizzato da due forze politiche
stabili e coese, i cui ideali si riflettono nella maggioranza parlamentare, che risulta quindi
estremamente condizionata dalle scelte dell’esecutivo. Per evitare la totale estromissione delle
opposizioni dalla vita politica, le nuove regole parlamentari prevedono un apposito “statuto
dell’opposizione”, avente una funzione di critica costruttiva nei confronti della maggioranza.

CAPITOLO IV
Le istituzioni Rappresentative nella forma di Stato e di Governo
Nella graduale transizione della rappresentanza, occupa un posto importante il referendum elettorale
del 1992. Il fatto più importante da registrare è la larga partecipazione dei cittadini, testimone
dell’insoddisfazione e critica nei confronti di un sistema non più in grado di rappresentarli. Si è
passati quindi dal proporzionale al maggioritario, ma non è tuttavia proprio cosi, dato che ¼ della
Camera sono elette ancora con il proporzionale. Se la modifica a favore con il maggioritario intende
favorire dunque la governabilità e l’immediatezza delle decisioni, il principio di rappresentatività
resta quello di sempre, un diritto che il cittadino vuole esercitare a tutti gli effetti. Ciò si può
evincere soprattutto dai numerosi movimenti di opinione (pacifisti,…) spesso in critica non solo con
un singolo partito, ma non il sistema stesso. Per concludere l’analisi, bisogna dire che queste
riflessioni nel ruolo attuale del Parlamento non devono restare inascoltate. E’ necessario, oggi,
avviare un processo di riforme che restituisca vitalità e rappresentatività al ruolo del Parlamento.
Potrebbe, ad esempio, essere data maggiore attenzione al principio delle immunità parlamentari, il
cui giudizio è tuttora nelle mani dello stesso Parlamento. Dovrebbe essere modificata anche la
costituzione del rapporto fiduciario Parlamento-Governo, per il quale è sufficiente la sola
enunciazione del programma politico del Primo Ministro. E si dovrebbe, infine, istituire la Camera
delle regioni, che oggi più che mai appare necessaria per far terminare quel rapporto gerarchico
esistente tra Stato e Regioni.