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N.32 GIUGNO 2006
RIVISTA ELETTRONICA DELLA CASA EDITRICE WWW.ALLENATORE.NET
REG. TRIBUNALE DI LUCCA N° 785 DEL 15/07/03
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SETTORE GIOVANILE

Dare e ricevere palla: la


metodologia del “castello” .
A cura di GIORGIO BRAVO

Analisi e riflessioni sull’intervento tenuto da Massimo De Paoli, tecnico


del settore giovanile dell’Inter, campione d’Italia cat.Giovanissimi.

INTRODUZIONE.

Nel corso di un incontro di formazione a cui ho partecipato, stage di aggiornamento


per allenatori di calcio organizzato dall’Aiac di Alessandria e Asti, ho apprezzato in
modo particolare l'intervento di Massimo De Paoli.
Il tecnico del S.G. dell'Inter ha proposto, in merito agli aspetti del dare e ricevere
palla, una metodologia di allenamento ed una serie di esercitazioni estremamente
interessanti.
In questo articolo cercherò di evidenziare quanto da me appreso e di proporre le
esercitazioni, che poi sperimentate sul campo, mi sono risultate efficaci ed
estremamente utili.

LA METODOLOGIA PER INSEGNARE.

Esordisce così Massimo De Paoli, “vulcanico” allenatore dei Giovanissimi Nazionali


dell’Inter e sicuramente uno dei tecnici più preparati in ambito giovanile:
“Se un giocatore a tu per tu con il portiere gli tira addosso, e comunque sbaglia un gol
già fatto, non trinceriamoci dietro alle solite scuse sulla qualità dei suoi piedi ma
chiediamoci piuttosto se gli abbiamo insegnato cosa guardare in quel momento”.
Nella mia attività di docente universitario d’architettura classica, ad inizio corso, porto
i miei allievi in piazza della Loggia a Brescia e chiedo di disegnare il monumento in un
tempo determinato; al termine raccolgo i disegni che per la maggior parte rivelano
una visione generale della costruzione.
A fine corso, quando cioè gli studenti sanno cosa devano guardare, ripropongo
l’esperimento e il risultato è diametralmente opposto.
Mi trovo particolari degli architravi, sezioni dei capitelli, insomma una miriade di
informazioni in più rispetto ai disegni svolti ad inizio anno.
Indipendentemente dall’esempio sopra citato ritengo che in linea generale occorra
sviluppare nei calciatori la percezione dello spazio e del tempo utilizzando un
linguaggio semplice e senza troppi vocaboli.
Credo che sia fondamentale nella metodologia, stabilire quali siano le cose da curare
con maggior attenzione e conseguentemente dare a queste delle priorità”.
Tra le priorità citate dal tecnico De Paoli, a mio avviso, il dare e ricevere palla si pone
al primo posto; su tale aspetto, in questo articolo, analizzerò pertanto, in base ha
quanto ho appreso, una serie di sedute di allenamento improntate a costruire una
metodologia per l’azione offensiva.
Iniziamo dal linguaggio.
Un passaggio sui piedi lo chiameremo “corto”, uno sulla corsa “lungo”; vi sarà per
definizione un solo passaggio corto, mentre infiniti saranno quelli lunghi (figura 1).
Per allenare l’utilizzo del linguaggio e i tempi del passaggio, possiamo proporre delle
semplici esercitazioni analitiche a coppie ma anche esercizi a gruppi più numerosi
come quello rappresentato in figura 2.

corto
corto

corto
lungo

corto
Fig. 1 Fig. 2

In questa esercitazione, al comando “corto”, il giocatore in possesso di palla chiama il


movimento del ricevente il quale ha come solo vincolo quello di ricevere dopo aver
attraversato la porticina.
Come varianti possiamo far chiamare “corto” a chi deve ricevere o addirittura ad un
giocatore esterno che non partecipa attivamente all’esercizio.

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Affiancando successivamente quatto coppie di allievi che lavorano allo stesso esercizio
abbiamo la possibilità di operare anche sul sincronismo del reparto, facendo chiamare
il passaggio “corto” ad esempio da un centrale, piuttosto che da un altro, o anche in
questo caso da un esterno (figura 3).
Per consolidare il concetto di “lungo” possiamo variare l’esercizio visto in precedenza
come mostrato in figura 4.

lungo

corto

lungo

corto
Fig. 3 Fig. 4

Al comando di chi trasmette o di chi


riceve, o anche da parte di un giocatore
esterno, il passaggio avviene con il vincolo
lungo che il ricevente, in movimento, riceva
palla fuori dalla porticina.

Ora siamo in grado di alternare “corto”


con “lungo” sempre seguendo la modalità
di far chiamare passaggio e tempi o a chi
riceve o a chi passa.

Prima il ricevente verrà “corto”, poi


successivamente andrà “lungo” passando
corto dentro la porticina e ricevendo palla
(figura 5).
Fig. 5
Abbiamo quindi dimostrato l’importanza
del linguaggio e dei tempi.

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IL CASTELLO.

Ora possiamo vedere rappresentati i principi prima esposti in quello che Mister De
Paoli chiama “il castello” (figura 6), in ambito situazionale.

A B C zone luce

zona di costruzione

castello

A B C

zona cieca
Fig. 7
Fig. 6

Il “castello”, è una zona delimitata da due ipotetiche linee, una di difesa e una di
centrocampo, con otto paletti che simboleggiano i giocatori avversari.
Tra il castello e la porta vi è la zona cieca, perché posteriore alla visuale dei difensori,
mentre davanti, tra castello e parte centrale del campo, la zona di costruzione.
Gli spazi tra i difensori avversari sono chiamate “zone luce”.
L’obiettivo degli esercizi è quello di conquistare il castello per trovare un passaggio
libero in zona cieca e arrivare al gol.
Per questo si possono costruire tantissime situazioni, sfruttando sia ampiezza che
profondità.
Costruiamo ora una metodologia che da una semplice esercitazione analitica ci porti,
nel castello, a sviluppare la percezione dello spazio e il rispetto dei tempi, e infine a
fondere tecnica con tattica.
Formiamo gruppi di quattro giocatori disposti agli estremi di un quadrato delimitato da
conetti (figura 7).
Il possessore di palla comanda l’azione passando la sfera ad un compagno e
chiedendo ad uno degli altri due un interscambio di posizione con lui.
Sia passaggio che interscambio possono avvenire in linea retta o diagonalmente.
Passiamo ora alla variante successiva.

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Questa variante sarà quella di passare la palla ad un compagno e attendere che gli
altri due si interscambino la posizione fra di loro (figura 8); chi comanda è sempre
quello che ha la palla e sarà dunque possibile fargli scegliere, nella stessa
esercitazione, la prima o la seconda modalità di esecuzione dell’esercizio a suo
piacimento.
Infine chiediamo ai ragazzi che si interscambiano la posizione, sia nella prima che
nella seconda modalità, di farlo utilizzando traiettorie diverse (figura 9).

Fig. 8 Fig. 9

8 6 8 6

9 7 9 7

4 3 4 3

5 2 Fig. 10 5 2 Fig. 11

A questo punto entriamo nel castello e chiediamo ai giocatori di svolgere le stesse


esercitazioni prendendo confidenza con gli spazi che ognuno ha a disposizione.
Partiamo dalla prima modalità di esercizio, poi proseguiamo con la seconda (figura
10) ed infine aggiungiamo il vincolo delle traiettorie diverse (figura 11).

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La progressione didattica prevede ora le medesime esercitazioni, mirate però ad una
chiamata sul “corto” del giocatore basso in castello (il n. 9 della parte alta di figura
12), con interscambio (sovrapposizione) dei giocatori esterni al castello (2 e 8),
oppure, al passaggio verso l’esterno (tra 10 e 3 nella parte bassa di figura 12), una
chiamata sul “lungo” con interscambio tra il giocatore basso in castello e basso fuori
dal castello (11 e 7).

2
2 8
8
lungo
2
8

corto
lungo
9
4 4
9
4 9

11
corto
10
10 10 11
11

lungo
3 corto
7
3
3 7 7
Fig. 12 Fig. 13

Dopo aver visto i termini “corto”, “lungo”,


“interscambio” aggiungiamone un altro:
2 8 percussione.
Anche in questo caso, in forma analitica,
iniziamo con il far lavorare quattro coppie
di giocatori.
4
9 Scambiandosi la palla, uno di fronte
all’altro, il giocatore di spalle alla porta,
quando si avvicina al paletto che delimita
la parte bassa del castello e simboleggia
un componente della linea difensiva, si
corto allarga e chiama un passaggio “corto”,
10
11 per poi chiudere un triangolo con il suo
compagno, oppure un passaggio “lungo”
per poi andare alla conclusione (figura
13).
3 7 Fig. 14
Basandoci sui concetti espressi
schiereremo i giocatori fuori e dentro il
castello chiedendogli di prendere
confidenza e muoversi negli spazi a loro

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destinati (in linea di massima quelli delimitati dai rettangoli tratteggiati di figura 14).
Inseriremo poi la palla e chiederemo ai giocatori di farla girare rapidamente; le due
punte chiameranno passaggi sul “corto” effettuando movimenti contrari tra loro e
facendo sempre attenzione di posizionarsi in modo tale che con piccoli movimenti del
capo possano vedere palla, difensore diretto e porta.
Il secondo step sarà quello di girare palla e chiedere alle punte, oltre che i passaggi
sul corto, anche un interscambio punta/esterno per un passaggio sul lungo (figura
15), o infine una percussione (figura 16).

2 8 2 8

9 9
4 4

lungo A
10 10
11
11
B

3
7
3 3 C
Fig. 15
Fig. 16
7

In quest’ultimo caso quando la palla andrà all’esterno la punta cercherà il difensore,


poi si allargherà; l’esterno alto si allargherà in fascia facendo attenzione a non andare
in fuorigioco, dando la possibilità a chi effettua la percussione o di servire la punta (A)
che andrà al tiro, o di fare un triangolo (B) o di a fare un passaggio lungo sull’esterno
alto (C)
Abbiamo in questo modo sfruttato ampiezza e profondità nella costruzione della
conclusione a rete, con tempi giusti, percezione dello spazio e utilizzando un
linguaggio semplice.◊

GIORGIO BRAVO
Istruttore Giovani Calciatori
Allenatore di base
Allenatore Giovanissimi Regionali A.C. Asti

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