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APPROCCIO ALL'AVVERSARIO SPIRITUALMENTE MORTO

Trascrivo le parole di Giorgio Agamben alla Commissione Dubbio e Precauzione del 8 Dicembre a
Torino. I toni degli interventi sono ormai lontani e possiamo dedicarci a percepirne i risvolti.

“Ci vuole una particolare lucidità per trovare il metodo adatto alla situazione che viviamo...siamo di
fronte a una completa illegalità. L'Avversario che abbiamo di fronte può apparire irrazionale,
confuso, di basso profilo. Potrebbe sembrare che questo Avversario rappresenti una civiltà alla sua
fine e questo sembra confermato dai mezzi estremi che ha scelto, mezzi infami e distruttivi. Il fatto
che abbiamo di fronte un Avversario spiritualmente morto però non rende le cose più facili. Lottare
contro un Avversario morto è più difficile che farlo contro uno vivo col quale si possano
controbattere temi e ragioni. Con un Avversario spiritualmente morto non si possono usare
argomenti e cercare di convincerlo.”

Parole enigmatiche che traducono una profonda intuizione. Allude a qualcosa di globale e
sovranazionale. Che cosa vuol dire Avversario spiritualmente morto? Che razza di Avversario è mai
questo? Lo potremmo individuare in qualche Istituzione o Corporazione, Dittatura o Regime
autoritario, o sono tutte esse solo molteplici manifestazioni di una tendenza generalizzata e indotta
da lontano e da tempo, di un morbo sottile che pervade tutto e tutti? E sopratutto, come può un
Essere spiritualmente morto agire e intervenire nella nostra Civiltà intravista alla sua fine? Vorrei
tentare una interpretazione di queste parole che alludono alla morte, alla distruzione,
all'impossibilità di usare la ragione. Cercherò di caratterizzare questo Avversario, ed eviterò le
definizioni rigide e concettuali. Esse sono a mio modo di vedere proprio uno dei suoi tanti modi di
presentarsi.

Potremmo forse alzare il velo che occulta tale Avversario se per “morte” nell'evoluzione della
Civiltà intendiamo il diffondersi dell'occultamento dello spirito a cambio della illusione della
materia come corrispettivo ed equilibrio. Parlare di spirito nella casa della scienza è come minimo
una anomalia che sfiora la provocazione. Ma bisogna pur parlarne.

E' la condizione dell'essere umano contemporaneo. Smarrito il rapporto con la Natura vuole ora
studiarla attraverso l'attività dei nervi, quando la ricerca della saggezza diviene processo nervoso.
Nel momento in cui affida la sua saggezza solo al processo nervoso, egli però si consegna a quello
che diviene il suo accompagnatore oscuro, e si sente nei suoi confronti come posseduto, stregato.

Questo accompagnatore mette radici nelle nostre facoltà cognitive e ci spinge a prendere per reali
le immagini che ci facciamo al percepire il mondo esterno. Interviene nella genesi di tali immagini,
perturbando la sana relazione che si stabilirebbe tra ciascuno e il mondo esterno, tra ciascuno e il
suo simile. Personifica lo spirito della discordia e di antagonismo. Cerchiamone indizi della sua
presenza.
La salute è la nostra autonomia personale, il valore attribuibile all'essere integrale e individuale.
Per salute oggi invece si intende una condizione di efficienza dell'organismo corporeo caratterizzato
dall'assenza di gravi patologie invalidanti, che consente alle persone di condurre una vita attiva e
produttiva. Quindi, l'enfasi è posta sull'efficienza e il rendimento-produttività, termini mutuati
dalle....macchine termiche! Si è smarrito il senso della salute integrale, quando queste parole hanno
cominciato a risuonare e persuadere.

Se la salute, l'educazione, la mobilità personale, il benessere, la recuperazione psicologica sono


definiti come output di servizi o trattamenti, dunque misurabili e computabili, dovremmo ricordarci
che tutto ciò è conseguenza dello sviluppo tecnologico, che si basa sull’ideale scientifico di ridurre
tutta la straordinaria ricchezza del Mondo a misura, peso e numero. Le altre realtà, metafisiche e
spirituali, come la salute, l'igiene e l'apprendimento conoscitivo hanno perso lo status di valori e
avuto diritto di esistenza scientifica solo al convertirsi in risultati di misura e divenendo numeri,
prodotti, merci di scambio, statistiche.
Materializzare i valori ha significato trasformare necessità spirituali in domanda di merci e in
richiesta di servizi come mercanzie. Non è questo un primo sudario steso sulla Civiltà, un primo
segnale di morte metaforica?
Si osserva come l'artificiale cresca a dismisura intorno a noi e come si spenga la vita. La vita che si
spegne non è solo nelle devastazioni che sono inflitte alla Natura, ma sopratutto nella società che
tende a dissolvere in mille modi i valori più essenziali e trasformarli in utilità, ad avere consumatori
docili e disciplinati e utenti rassegnati. La società dei consumi possiede indubbie attrattive ma sotto
di essa si cela una profonda distruttività. Sradicato, castrato nella sua creatività, l'individuo è
rinserrato nella propria capsula individuale. Da un certo punto di vista, i modi di produzione
riducono gli esseri umani a materia prima lavorata dagli strumenti e dalle tecnologie, governati
dalla specializzazione a oltranza, soggetti a ritmi alienanti, afflitti da una generale precarietà.
Ho riportato alcuni passaggi pertinenti tratti dall'articolo https://www.nuovatlantide.org/tecnologia-
e-morale/. Ma le nostre domande non hanno ancora una risposta. Sono spiritualmente interessato
alla realtà che mi circonda, senza farmi impressionare più di tanto dal punto di vista dominante di
proprietà materiali, misure e distanze, e non prenderò per garantita la narrazione materialistica.
Beninteso, i dati e i fatti che abbiamo davanti, quando confermati, emergono lì eloquenti e
innegabili, ma sono solo una visione unilaterale.
Si è accennato giustamente alla dimensione umana smarrita, alla necessità della medicina
personalizzata, alla sovranità inviolabile del proprio corpo. Spesso e volentieri si considera l’essere
umano appena separato da un pugno di geni dagli animali superiori, anello finale e corona della
evoluzione. Ma, appunto, è la narrazione che nega d’entrata la vita spirituale. Qui c'è lo zampino
dell'Avversario, che lancia la pietra e nasconde la mano.
Eppure....c'è un momento singolare nella storia della filosofia in cui la nascente scienza si imbatte
con la visione spirituale. Cartesio si avvicinò agli enigmi del mondo di forma spregiudicata, da un
lato la Religione rivelata a lui familiare, dall'altro le osservazioni dei sensi. Contemplò entrambe
fonti senza accettarle come veritiere, e pose il suo Io di fronte ad entrambe, opponendogli il dubbio
sistematico. Fatto molto significativo perchè l'anima così può conoscere sé stessa in azione. Io
dubito, cioè Io penso. L'Io si conquista il diritto a riconoscere la sua realtà.

Fin qui tutto bene. Il fatto è che si dimentica una sua famosa meditazione che cito testualmente:
“Supporrò dunque che ci sia non già un vero Dio, fonte suprema di verità, ma un certo demone
maligno, non meno astuto ed ingannatore che potente, il quale si adoperi con tutta la sua industria
ad ingannarmi. Penserò che il cielo, l'aria, la terra, i colori, le figure, i suoni e tutte le cose che
vediamo intorno a noi non siano che illusioni ed inganni di cui egli si serve per sorprendere la mia
incredulità.....e pertanto io farò attenzione con ogni cura a non accogliere con fiducia alcuna
falsità e preparerò così bene il mio intelletto a tutte le astuzie di questo grande ingannatore, che
per quanto possa essere potente ed astuto, non riuscirà mai ad impormi nulla. Ma questa impresa è
ardua e faticosa, e una certa pigrizia mi trascina insensibilmente nel corso della mia vita
ordinaria.....”*
E' la riluttanza di Cartesio a distaccarsi dalla conoscenza sensibile per elevarsi a una riflessione
senza pregiudizi. Intuisce che siamo ricondotti dalla nostra natura umana sensibile al comune modo
di concepire, così comodo e sufficiente nella vita quotidiana. Difficile è l'elevarsi al puro
intellegibile mentre le apparenze sensibili sono dappertutto. E' solo pigrizia, o è un cambio di passo
che Cartesio avverte nel divenire del Mondo e lo segnala esplicitamente? Intuisce qualcosa e lo
commenta.
Ma l’ammissione della possibilità dell’inganno ad opera di un genio maligno risulta invece
rivelatrice di una chiarezza e di una intuizione sorprendente. Il genio maligno è più vivo che mai,
esso esiste nella realtà. E impone la sua visione, la fa incarnare. Una azione sotto traccia nelle
epoche passate, che si rivela a piena luce a partire dal secolo XV. Spetta a ciascuno di noi il compito
di approfondire la sua azione attuale nel Mondo. Il suo non è un complotto ma una azione
consentita per traghettare l'Umanità da una epoca all'altra dell'evoluzione. Oggi siamo coscienti di
essere distinti dal mondo esterno e di avere una individualità. Il problema sorge quando si eccede e
ci ispira separazione, forte del nostro consenso.
Posso qui aggiungere la frase che W. Goethe mette in bocca a Mefistofele, il quale esclama:
” Il popolino non si accorge mai d’avere innanzi il diavolo in persona, nemmeno se questi lo afferra
per il bavero”. Citerò quindi uno dei suoi punti deboli: l'essere riconosciuto.

L'accompagnatore ed Avversario esercita la sua influenza a un livello poco cosciente. Ha ispirato il


nostro pensare preciso, aguzzo, razionale. Grazie ai suoi impulsi abbiamo sviluppato l’intelletto, il
pensare astratto e la cognizione razionale basata solamente sui processi sensoriali. Allo stesso tempo
promuove in noi l’illusione che la materia sia l’unica realtà, la realtà ultima. Ci fa sentire sicuri nei
nostri giudizi, per cui ci sembra di sapere già tutto così bene che si risolvono subito dubbi e
incertezze. Tutto ciò che si manifesta in noi in quanto a pregiudizi materialistici, a ristrettezza di
vedute, quando esclamiamo: so tutto ciò che mi serve, mi fido dei miei sensi! tutto ciò indica una
presenza sottile pervasiva che ci sta accompagnando come una seconda natura. Il suo maggiore
successo: il progresso delle scienze della materia non può gettare il ponte tra l'ordinamento fisico e
quello morale. Sono separati da una terribile frattura. È un enigma inquietante per chi lo percepisce.

Abbiamo alle calcagna un essere che ha le risposte belle e pronte, che ci accompagna come una
seconda entità con la narrazione materialistica da incantesimo. Seguendo i suoi impulsi, ora
divenuti illegali, ci persuadiamo che non c’è né anima né quanto meno spirito, che la vita è solo un
complesso di processi meccanici, la realtà si basa su fatti quantitativi e la materia si auto organizza.
Sul piano delle emozioni, a livello sub cosciente suscita separazione, odio, aneliti per il potere e la
prevaricazione, impulsi sessuali distruttivi. Quando si eccede, e lo fa sempre più, ci ispira il pensare
rigido e automatico, senza pensieri condotti autonomamente, un pensare tremendamente forte nel
linguaggio, ricco di definizioni letterali, che facilmente divengono parole vuote e menzogne. Un
pensare astratto privo di collegamenti con le esperienze vive. L'Avversario ispira anche visioni di
potere sviluppate dal subcosciente, tutto ciò che è connesso con la brama di dominio, la
prevaricazione su altre persone, e quindi contrario ai sani impulsi sociali.

L'intenzione dell'Avversario è separare l'essere umano dalle forze creative e far partire una nuova
evoluzione legata alla materia. I suoi attributi riflessi nell'essere umano sono l'intelletto freddo,
cinico e calcolatore, senza nessuna restrizione morale né altri standard di verità che l'efficienza. Sua
finalità è la mimesi artefatta dei processi naturali. Siamo testimoni di invenzioni e tecniche avanzate
che ci stanno portando sempre più vicino a sviluppare una seconda natura, un mondo ibrido di
esseri-macchine. Ciò è possibile per la ingegnosa combinazione della neurochimica e il design
medico-biologico, rendendo l'essere umano artificiale per mezzo di selezione e modificazione di
geni, droghe farmacologiche, inseminazione, trapianti, nano tecnologie e rimpiazzi di parti.
Dall'altro lato è sorta l'intelligenza artificiale ed annessi avvicinando l'essere umano sempre più alla
macchina e allontanandolo dall'esistenza naturale.

Scrive W. Goethe nel Fausto: “Chi brama di conoscere qualcosa di vivente e di descriverlo, cerca
da prima di scacciare lo spirito. Così le parti ha in mano e non gli manca, ahimè, che l'essenziale:
il nesso spirituale!”

FILOTEO NICOLINI
* RENE' DESCARTES, Meditazioni metafisiche, Prima meditazione.
Immagine: FRANCIS BACON, Tre studi per l'autoritratto.

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