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LA PIRAMIDE

Del Numero Uno


nello sviluppo del
metodo
A.C.PERUGIA FOOTBALL ACADEMY

IL NUMERO UNO

“Vivono all’interno dell’area. In quella


prigione dalle sbarre bianche, adagiate e
friabili, hanno due mani di vantaggio sul
resto della squadra, e per questo privilegio si
vestono di un altro colore”.
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LA PIRAMIDE DEL PORTIERE

Area Ludica
Gioco finale o iniziale

Area Tattica
Uscite, rilanci,
difensiva e offensiva ripartenze

Area Lavoro
Posizionamento e parate
specifico /
situazionale

Tecnica di base (mani e piedi)


Area Tecnica di Base

Area Capacità coordinative, mobilità articolare, acrobatica


coordinativa

“In una squadra di calcio esistono nove ruoli e due


professioni: il portiere e il centravanti”.
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Qualità del portiere


Il fardello delle responsabilità sul risultato finale è il più elevato fra tutti giocatori. Il
fatto di rappresentare l’ultimo baluardo prima del gol è un elemento strettamente
condizionante che obbliga il portiere ad eseguire interventi con la massima sicurezza
possibile ed in tempi brevissimi. Occorrono, perciò, doti di rapidità analizzativa e
decisionale.
Necessario che abbia un’elevatissima capacità di concentrazione ma anche tempi di
inoperosità tra un intervento e l’altro che possono determinare pericolosi cali di
livello di attenzione dovuti a pensieri di origine interiore o da influenze esterne
Portiere per scelta spontanea, guidata o forzata?
Molti si sono domandati in passato, quali potevano essere le motivazioni che
spingevano un ragazzino a scegliere come ruolo quello del portiere. In effetti è
molto difficile etichettare con delle caratteristiche particolari la personalità di
questa figura.
Molto spesso portiere ci si diventa per puro caso. Nei primi approcci col gioco del
calcio i bambini tendono ad essere attratti soprattutto dal gioco d’attacco. Nel gioco
spontaneo il ruolo del portiere viene spesso attribuito al bambino più scarso, quello
che con i piedi non ha grande confidenza e questi, pur di partecipare, accetta non
senza qualche mugugno. Col passare del tempo il ruolo del portiere viene diviso a
rotazione e tutti hanno così “l’ingrato” compito di difendere la propria porta.
Mi piace fare il portiere? O voglio stare con il gruppo?
Una delle ragioni che può spingere il bambino ad apprezzare questo ruolo può
essere legata a quella che viene definita la motivazione all’affiliazione. Il bambino
non particolarmente dotato tecnicamente, che vive la paura dell’esclusione dal
gioco di gruppo e che sente su di sé il peso dei suoi limiti, può trovare così una
forma di riscatto, un modo per essere nel gruppo con un proprio ruolo.
Gratificazione del ruolo
Quando le partite divengono più organizzate il bambino /portiere scopre che si può
gratificare moltissimo anche senza far fare i gol, soprattutto in quel frangente che si
chiama calcio di rigore. Infatti il bambino/portiere che scopre in sé l’abilità e
l’ebbrezza di parare un calcio di rigore percepisce di aver ritrovato la strada per
essere popolare, per essere amato e la possibilità di sentirsi gratificato in un modo
diverso di fare gol.
Scoprendo di potersi divertire in questo ruolo si motiva a migliorarsi e da questo
probabilmente può nascere il desiderio di diventare un bravo portiere.
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L’identificazione con grandi portieri può, poi, facilitare ancor di più la voglia di
migliorarsi.
Continuare ad esser portiere..
La prima tappa fondamentale deve essere la motivazione del bambino il quale
spontaneamente, senza alcun condizionamento psicologico, si avvicina al ruolo del
portiere; l’istruttore dovrà esclusivamente alimentare tale spontanea volontà del
bambino, consolidando la motivazione e lasciando spazio nelle lezioni all’elemento
ludico e in grado di appagare il desiderio del bambino di apprendere la tecnica di
base del portiere.
Caratteristiche psicologiche “per scegliere” d’esser portiere

a) EGOCENTRISMO: ovvero la necessità da parte del bambino di emergere dal


gruppo della Scuola Calcio dove forse i bambini si sentono tra di loro troppo
"uguali"; magari anche solo per avere una maglia ed un completo (maglie eleganti e
vivaci, guanti e cappello) diversi dagli altri compagni; ed in tale scelta, che soddisfa
l'esigenza di emergere, il bambino rivela una sua personalità ben delineata e poteri
decisionali che spesso vanno già in contrasto con il volere dei genitori.
b) IMITAZIONE: da non sottovalutare il desiderio di imitazione che il bambino può
comunque nutrire nei confronti dei vari interpreti del ruolo, spesso molto simpatici
ed estroversi, in grado di stimolare il bambino a ripetere le loro gesta "eroiche" e
documentate dai mezzi di informazione.
c) FASCINO DEL RUOLO: come terzo elemento motivazionale, ma non come ultimo
in ordine di importanza, evidenziamo il fascino che riveste il ruolo del portiere, da
equiparare al fascino ed alle reazioni che può suscitare un giocatore che realizza una
segnatura, infatti anche una parata spettacolare e difficile od un goal evitato in
extremis possono
provocare tali sensazioni. Non a caso spesso gli elementi portanti della squadra sono
il portiere e il centravanti, ovvero chi realizza e chi salva il risultato.
Le qualità “vincenti” di un portiere
Desiderio: è la qualità fondamentale dei “campioni”. È il voler vincere così
caparbiamente, da fare qualsiasi cosa per raggiungere lo scopo. Senza desiderio non
c’è incentivo a metterci tutta la fatica necessaria. Con il desiderio si possono
superare tutti gli ostacoli, il desiderio è la base del successo.
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Entusiasmo e passione: per raggiungere uno scopo bisogna avere entusiasmo e


gioia nel prepararsi e nel fare le cose, altrimenti si rischia di rendere tutto solo
un’inutile fatica. Passione e scopo sono la “motivazione”.
Determinazione e costanza: qualche risultato lo si può cogliere anche con la facilità,
ma se si vuole eccellere e raggiungere il massimo del suo potenziale bisogna avere
determinazione costanza, arrivando sempre in fondo senza mollare mai anche nei
momenti più bui e difficili.

Resistenza: il proverbio giapponese dice “Cadi sette volte e rialzati per otto”,
bisogna cioè scrollarsi di dosso le inevitabili delusioni tenendo sempre gli occhi fissi
sulla meta.

Concentrazione: è la capacità di focalizzare la propria attenzione sull’obiettivo che ci


si è prefissi, e senza di essa non si va molto lontano. Per un portiere questa capacità
è estremamente importante e deve essere allenata in ogni seduta.

Sicurezza: un portiere è sempre sicuro di sé, la giusta sicurezza non deve essere del
tipo chiassoso o arrogante, ma tranquilla e consapevole del fatto che si è in grado di
vincere e lo si farà. La sicurezza non è qualcosa con cui si nasce. Infatti quando si
nasce non si è sicuri o insicuri di sé: si impara col tempo a comportarsi con sicurezza
o meno. Quando non ci si sente abbastanza sicuri bisogna rendersi conto che siamo
noi a poter sviluppare in noi stessi questa sicurezza, a patto che vogliamo metterci
un po’ d’impegno.
Atteggiamento positivo: può essere riassunto in tre brevi aspetti: desiderio positivo,
autostima, ottimismo. Questi tre supportati dall’autodisciplina conducono ai risultati
positivi. Le persone positive trovano il buono in ogni situazione, sono ottimiste
quantunque realiste e impediscono allo scoraggiamento di insinuarsi, qualsiasi cosa
accada.
Coraggio: non è assenza di paura, ma significa andare avanti nonostante la paura. Il
principale timore che blocca le persone è quello del fallimento. Non si deve mai
avere paura del fallimento, perché se si gioca sul morbido non si potrà mai
migliorare, mentre il fallimento può dare utili insegnamenti.
Pazienza e dedizione: bisogna lavorare duramente per costruire in noi stessi le
qualità vincenti e questo non succede all’improvviso. I campioni subiscono battute
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di arresto e false partenze ma le considerano come semplici gradini verso il


successo.

Divertimento: non sarebbe assolutamente noiosa la vita se non ci divertissimo a


fare quello che si sta facendo? Il riso il divertimento contribuiscono alla nostra
felicità e accrescono il
nostro senso del benessere. Migliorano il nostro stato di salute fisica, accelerano i
ritmi di guarigione delle malattie e influenzano le persone che ci circondano.
Divertirsi mentre si cerca di raggiungere l’obiettivo è molto importante per arrivare
allo scopo.
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Per quanto riguarda la categoria Pulcini fino al primo anno Esordienti massima
importanza:

- AREA LUDICA

- AREA COORDINATIVA

Per quanto riguarda la categoria Pre-agonistica massima importanza:

- AREA COORDINATIVA

- AREA TECNICA

Per quanto riguarda la categoria Agonistica massima importanza:

- AREA TECNICA

- AREA DI LAVORO SPECIFICO/SITUAZIONALE

- AREA TATTICA
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DALLA CATEGORIA PULCINI AL PRIMO ANNO ESORDIENTI

ISTRUTTORE

Insegna attraverso la parte ludica le regole di gruppo e di convivenza. Attraverso


la parte coordinativa trasferisce nozioni nel “bagaglio motorio” del bambino.

BAMBINO

L’area ludica diventa un terreno dove prova, sbaglia, varia le sequenze di azioni in
un contesto libero di continue reinvenzioni, imparando cosa vuol dire far parte di
un gruppo dove regna educazione e rispetto.

Attraverso l’area coordinativa assimila movimenti precedentemente non


posseduti.

CATEGORIA PRE-AGONISTICA

ISTRUTTORE/ALLENATORE

Migliora attraverso l’area coordinativa il bagaglio motorio e insegna tramite le


aree specifiche le tecniche di base proprie del portiere.

BAMBINO/ATLETA

Incomincia a migliorare il proprio bagaglio motorio e lo applica alle tecniche


specifiche del portiere. Prime sensazioni di difficoltà, si confronta con l’ambiente
scoprendo dentro di sé la capacità di affrontare i primi “problemi”.

CATEGORIA AGONISTICA

ALLENATORE

Continua a Migliorare e successivamente a Mantenere attraverso tutte le aree, le


qualità sia atletiche, sia tecniche che tattiche proprie del portiere.

ATLETA

L’atleta mette in campo tutte le sue abilità motorie tecniche e tattiche acquisite
esprimendo come risultato finale una “prestazione”.
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Esempi di esercizi propedeutici per il TRATTAMENTO PALLA e la TRASMISSIONE (sia a


livello podalico che manuale):

“Se non sei tormentato dopo aver fatto un


errore, non sei un grande portiere. In quel
momento, non importa quello che hai fatto in
passato, perché sembra non avere futuro”

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