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MANUALE ACADEMY

RESPONSABILE
SETTORE GIOVANILE
“Il Calcio dei Piccoli”
Informazioni e proposte per Genitori, Istruttori, Dirigenti

INTRODUZIONE

In tutti questi anni di decine di partite visionate, di confronti con


Dirigenti, Istruttori, Genitori e “gente di campo”, di continue visite alle
società sportive sempre alla ricerca di un dialogo costruttivo,
accettando opinioni, critiche, consigli e apprezzamenti su quello che
di anno in anno si proponeva, potevamo scrivere un testo di circa
duecento pagine e diventare così “scrittori sportivi” alla ricerca di un
po’ di notorietà; così facendo tuttavia avremmo creato un noioso libro
per il quale tutti ti fanno i complimenti ma che nessuno legge. Il nostro
intento è un altro: creare qualcosa di facile lettura che contenga
alcuni concetti pratici su quello che è il Calcio dei Piccoli così
innegabilmente diverso da quello dei grandi.
In un momento di disequilibrio generale crediamo che lo sport possa
avere un ruolo importante nella evoluzione del fanciullo e quindi ci è
sembrato doveroso informare e dare semplici consigli a quelle persone
che interagiscono quotidianamente con la vita del ragazzo e che
inevitabilmente ne influenzano la crescita emotivo-affettivo-
relazionale: il “Piccolo Giocatore” deve essere rispettato nei suoi limiti,
nella sua forza e nello stesso tempo fragilità, e non come molte volte
succede rappresentare il mezzo per raggiungere futili vittorie
credendo di avere il “campioncino” in famiglia; noi genitori abbiamo
“Piccoli Diamanti…”: non offuschiamo la loro brillantezza!

Buona lettura.
Dedicato a chi, come noi, crede ancora nella purezza dello sport
Suggerimenti per gli Istruttori

 Pazienza.
 Disponibilità.
 Analisi del carattere del ragazzo.
 Analisi delle problematiche legate all’età.
 Simpatia.
 Insegnare divertendosi e divertendo.
 Non esasperare le vittorie.
 Non drammatizzare le sconfitte.
 Essere imparziali.
 Trasmettere la voglia di dare il massimo in ogni situazione.

N.B. Evitare l’improvvisazione del lavoro annuale,


programmare e pianificare le sedute secondo un filo
logico-sportivo seguendo la progressione della difficoltà
nel rispetto dell’età del giocatore. Prediligere un lavoro
motorio polivalente e non il semplice gesto tecnico non
motivante. Evitare le file lunghe nelle esercitazioni che
creano disattenzione e noia. Se durante la stagione vi
capita, per tornei o campionati, di dover fare due
squadre, non chiamatele “A” e “B”, ma “Rossi” e “Gialli”
e come criterio di scelta usate il sorteggio.

Suggerimenti per il Dirigente Sportivo

 Allegro, Scherzoso.
 Simpatico.
 Incoraggiante.
 Tifoso degli istruttori che ha scelto.
 Affidabile.
 Paziente.
 Esperto moderatore.
 Avere una buona capacità di relazionarsi.
 Chiaro.
 Caratteristiche di Leader.
N.B. Così come per l’Istruttore, occorre saper
pianificare ed organizzare il lavoro annuale, essere
chiari nelle riunioni pre - stagionali con i Genitori e gli
Istruttori sugli obiettivi societari, spiegare ad alta voce
che il risultato di una partita non è basilare per la
crescita dei ragazzi (anche se… “i genitori al risultato ci
guardano”), dare input di coerenza ed educazione; la
scuola calcio è “scuola di vita” per questo il ruolo del
Dirigente è fondamentale. Dare la massima
disponibilità al confronto con le problematiche che
nell’arco della stagione si verificano. Essere risolutivo.
Suggerimenti per i genitori

 Essere presenti per quanto possibile agli impegni del figlio.


 Gratificare.
 Non dare suggerimenti o esprimere giudizi affrettati.
 Richiedere il confronto con la società e l’allenatore.
 Rispettare i ruoli.
 Non andare a vedere le partite per sfogare gli stress quotidiani.
 Avere fiducia nel figlio e nella società dove lo ha iscritto.
 Evitare di creare situazioni imbarazzanti.
 Complimentarsi alla fine di ogni gara con il figlio e la squadra.
 Evitare di delegare al “Mister” compiti educativi extra sportivi.
 Pretendere che il figlio giochi almeno 1 tempo di gara come da regolamento federale di
gara Pulcini-Esordienti.

N.B. Prima di muovere critiche seguire non tanto le partite, ma le sedute di allenamento dove si
vede realmente come il ragazzo apprende e se gli vengono date le giuste opportunità di crescita;
evitare di dare giudizi sui ruoli in campo (siamo nella fase dell’esplorazione e quindi bisogna
provarne le differenze, la specializzazione precoce del calciatore ha sempre portato
all’abbandono dello sport!). Alle partite comportarsi in maniera civile, il genitore ansioso
innervosisce anche il giocatore e sicuramente non da esempio di correttezza ed educazione…; e
se il “Mister” esagera, parlatene con il Dirigente…

EDUCAZIONE E SPORT

La pratica sportiva contiene delle potenzialità educative


che vanno ben oltre la buona forma fisica. Ma dove sta il
significato dell’educare attraverso lo sport?
De Coubertin, oltre che famoso per il motto “l’ importante
è partecipare”, aveva messo in evidenza che certe qualità
come decisione, sicurezza, rispetto, non rimanevano
isolate nella pratica sportiva, ma si estendevano a tutta la
sfera della crescita del fanciullo. Molto spesso sentiamo
pronunciare la frase: “Lo sport forma il carattere”, ma
nonostante ciò, l’attenzione e la ricerca spesso
estremizzata di risultati assoluti e di vittorie da parte degli
staff societari e degli stessi genitori, provocano nei “bravi e
meno bravi”, già in età infantile, un senso di “messa alla
prova sistematico”, che inevitabilmente, con lo stress che
ne deriva, porta all’abbandono precoce dello sport.
Se il ragazzo fosse più libero di esprimersi, avesse la
possibilità di creare, di sviluppare la sua fantasia senza
essere “telecomandato” sul campo dal “Mister” e in
tribuna dal “Babbo”, forse domani sarebbe un giocatore
estroso e di fantasia e di conseguenza un uomo di
carattere.
Ma senza retorica, lo sforzo che le “piccole” società di
quartiere compiono in ogni stagione calcistica non può prescindere da questi presupposti; esse
con la famiglia, la scuola e la parrocchia pongono le basi dell’educazione e quindi debbono
essere ben consapevoli delle dinamiche di gruppo che si vanno a generare in una attività sportiva.
Educare con lo sport deve implicare in primo luogo una convinzione: “L’uomo viene prima del
risultato”, su tutti i fronti.
LO SPORT E’…………GIOCO

Giocare è un bisogno fondamentale ed


una delle principali motivazioni per cui i
bambini intraprendono un’ attività
sportiva. A volte l’intervento degli adulti
tralascia questo aspetto per prediligere
forme specialistiche di apprendimento
che il bambino si trova costretto a
percorrere per non rimanere fuori squadra.
Molto spesso si sente dire: “il bambino a
questa età deve imparare a calciare nella
palla”; fin qui siamo tutti d’accordo ma il
problema sta nel come insegnargli questo
aspetto. Sicuramente la ripetizione
costante del gesto tecnico genera
miglioramenti, ma a lungo andare provoca nel bambino noia e mancanza di stimoli. Cerchiamo
allora di inventare o proporre giochi dove all’interno vi sia questo o quel gesto tecnico: vi assicuro
che in tal modo ogni ragazzo si sentirebbe motivato e gratificato. Certo per un istruttore la seduta
diventa più complessa da preparare e da gestire, ma è qui che si nasconde la differenza tra una
figura preparata che dia regole e disciplina e una che lo fa “ per far dare quattro calci al pallone”.
Il gioco quindi, come è stato evidenziato dagli studi sull’età evolutiva, riveste un’importanza
determinante nello sviluppo dell’intelligenza e delle sfere affettiva e sociale del bambino.
Pensiamo alla relazione tra gioco, fantasia e creatività, rilevante anche nell’emergere del talento
sportivo.
In una fase formativa, un’ampia e diversificata attività gioco-motoria è un importante presupposto
di base su cui in seguito potranno costruirsi apprendimenti più specifici della disciplina.
Lo sport nasce come gioco e se purtroppo a certi livelli viene distorto il suo significato, non vuol dire
ricercare la “performance” a tutti i costi. Date spazio al gioco in tutti i sensi: i vostri bimbi vi
ringrazieranno!

IL CALCIO GIOVANILE E IL SUO REGOLAMENTO

Dagli studi effettuati negli ultimi anni dai tecnici federali emerge sempre più l’esigenza di un’attività
sportiva giovanile a misura di bambino, ovvero costruita ed impostata nel rispetto del suo sviluppo,
delle sue esigenze e motivazioni. Uno sport, insomma che sia soprattutto formativo e che contempli
obiettivi a lungo termine.
Nel gioco del calcio da non molti anni sono stati introdotti criteri in continua sperimentazione
attraverso i centri pilota regionali, che distinguono il calcio dei grandi da quello dei piccoli.
Vediamone alcuni in modo specifico e spieghiamo i loro perché:
Nell’ambito della Categoria Piccoli Amici (6-8 Anni) si gioca in 5 su spazi ridotti e ogni partita è
preceduta da un gioco motorio, possibilmente coinvolgendo anche i genitori; questo avviene
proprio per dare i giusti toni di un avviamento al gioco del calcio; i bambini in questo modo oltre al
loro massimo coinvolgimento nella partita si trovano a vivere una festa vera e propria dove il
risultato non esiste e il genitore, con il suo ruolo, contribuisce a rendere ancora più efficace
un‘esperienza unica ed irripetibile: “giocare insieme al babbo o alla mamma”, in un’epoca dove il
gioco in famiglia è sempre più raro.
Nell’ambito della Categoria Pulcini (8-10 Anni) si gioca a 6-7 giocatori su spazi ridotti. Perché?
Tutti i bambini, e non soprattutto i più bravi o chi è più sviluppato fisicamente, hanno la possibilità di
giocare, ovvero di “toccare la palla”; giocare in sette permette di evitare una precoce definizione
dei ruoli; assegnare ruoli specifici già a questa età e mantenerli per anni e anni, può inibire la piena
espressione delle potenzialità individuali, fermo restando le attitudini difensive o offensive, di fascia
o di mischia del ragazzo.
Specializzarsi precocemente ad assumere questa o quella posizione, potrà forse precludere di
giocare, da grandi, in una squadra dove c’è in quel ruolo un giocatore più efficace.
Giocando tutti di più, rispetto a quanto può avvenire in un campo sul modello adulto, è maggiore
la possibilità di esercitarsi e quindi di apprendere (la palla viene toccata più volte).
Il calcio a sette suscita negli adulti qualche perplessità, soprattutto perché vengono fatti confronti
con tempi passati in cui il calcio giovanile era in tutto simile a quello dei grandi. Tuttavia, dobbiamo
considerare che oggi i
bambini giungono alle
società sportive molto più
precocemente ed è in
questo contesto che si
devono gettare quei
presupposti ludico-motori di
base che un tempo, in
parte, si sviluppavano
attraverso il gioco fatto
nelle strade, piazze e cortili;
e poi, provate voi a parare
a 7 anni in una porta
regolamentare o a
“sgroppare sulla fascia” di
un campo di 90 metri a 8
anni!
Ultimamente si è poi
introdotta la partita “Pulcini
a Nove” riservata all’ultimo anno della categoria, da area ad area con porte ridotte, questo per
favorire un passaggio graduale per quei ragazzi che l’anno successivo giocheranno a 11 nella
categoria Esordienti.
Nell’ambito della Categoria Esordienti (10-12 Anni) si comincia a giocare a 11 giocatori su tutta la
superficie del campo; è comunque in via sperimentale in qualche Comitato Regionale Italiano, la
possibilità di giocare da area ad area in 11 con porte ridotte 5 x 2 Mt. per il 1° anno di
appartenenza.
Da un paio di anni si gioca con la prima annata a 9 giocatori.

Comuni a tutte e tre le categorie, da alcuni anni, sono stati introdotti i tre tempi di gioco da 15
minuti ciascuno, ad eccezione dei Pulcini “10 anni” ed Esordienti, dove la durata prevista è di 18
minuti.
Lo scopo è di coinvolgere maggiormente tutti i ragazzi; nel dettaglio il regolamento prevede
anche che al termine del primo tempo vengano effettuate tutte le sostituzioni disponibili e i
giocatori entrati non possano più essere “cambiati” sino al termine del secondo tempo. Nel terzo
tempo le sostituzioni sono “libere”.
Alcuni genitori chiedono: “a cosa serve questa regola?” “Se non giocano i migliori (fra cui mio
figlio), perdiamo!!!”
Rimanere in panchina, guardare gli altri giocare “perché altrimenti non si vince” non solo non aiuta
ad apprendere, ma priva i bambini di quel diritto fondamentale che è al primo punto
dell’ordinamento del Settore Giovanile e Scolastico:

GIOCARE PER DIVERTIRSI.


I RISCHI DELL’ESASPERAZIONE

Abbiamo visto come lo Sport possa costituire un’importante strumento educativo; tuttavia esiste
anche “il rovescio della medaglia”, ovvero tutti i rischi che è bene evitare fin dalle prime fasi dello
sviluppo psicomotorio del fanciullo.
A tal proposito è fondamentale il significato che assume lo Sport per chi lo propone al giovane e si
avvicina alla sua attività( istruttori, genitori, dirigenti e a volte anche i mezzi di comunicazione).
Infatti, ogni qualvolta i risultati divengono prioritari rispetto all’interesse del giovane atleta, l’attività
sportiva può diventare svantaggiosa.
Infatti la notevole selettività che avviene a livello giovanile (pensiamo che un bambino su mille
entra nella ruota del professionismo) fa si che gli obiettivi societari prendano una piega totalmente
diversa da quella che è la ricerca del “campione”, anche perché nel caso di ragazzi che
appaiono particolarmente dotati, può accadere che esasperando l’attività, la loro vita sia
precocemente impostata quasi esclusivamente in funzione del “pallone”. Si trascurano così altre
esperienze e il
rischio è quello
di non vivere
pienamente
fanciullezza ed
adolescenza
per una carriera
dagli esiti
spesso troppo
incerti.
A volte, quando
un ragazzo
percepisce che
ci si aspettano
da lui “grandi
cose”, anche al
di là delle sue
reali possibilità,
può aver paura
di competere:
lo sbaglio,
l’errore,
normale nello
Sport, nella
Scuola come
nella vita,
possono diventare inaccettabili perché le persone per lui importanti potrebbero rimanere “deluse”.
Talvolta quei bimbi che da “Pulcini” facevano grandi cose, con il passare del tempo e per i motivi
più svariati, possono rallentare le loro qualità e, se non più stimolati, proprio per i motivi di cui
parlavamo prima, perdere ogni interesse. Il consiglio è quello di rimanere con “i piedi per terra”, di
incoraggiare, di valorizzare, ma soprattutto…di “non montarsi la testa”.
IL RAPPORTO TRA GENITORI – ISTRUTTORI – DIRIGENTI

La collaborazione, nel rispetto dei reciproci ruoli tra genitori ed allenatori, è fondamentale affinché
emergano quegli aspetti educativi a cui si è fatto riferimento.
Tra le figure che durante la stagione sportiva interagiscono con il giovane atleta, sono opportuni
incontri, riunioni, confronti individuali soprattutto affinché si possano discutere con sincerità le linee-
guida delle proposte.
Se l’aspetto tecnico-tattico è di stretta competenza dell’allenatore, è fondamentale l’aiuto che il
genitore da a quest’ultimo, riguardo gli aspetti motivazionali, il sostegno emotivo e la fiducia da
infondere al ragazzo.
Ma per quale motivo l’aspetto tecnico-tattico è di competenza del “mister”?
Innanzitutto perché è lì apposta, ma il motivo chiave che molti non analizzano è questo: parlare
“male” dell’allenatore crea nel
bimbo un conflitto spaventoso,
da una parte il babbo o la
mamma che godono di
indiscutibile fiducia e dall’altra il
“mister” che gode di indubbia
autorevolezza; il risultato è che il
rapporto con l’istruttore
potrebbe essere messo in crisi e
con lui tutte le sedute di
allenamento che diverrebbero
noiose e demotivanti (“tanto lui
non capisce niente: l’ ha detto il
mio babbo”). Questa è una
delle sconfitte più grosse che il
mondo degli adulti può far
subire ad un bambino!
Se durante la stagione si verifica
un problema, l’intelligenza del
genitore sta nel capire quale sia
la soluzione migliore; a volte per
paura di parlare, si tace e si va
avanti, ma il problema si
ingigantisce; è opportuno quindi
affrontare la situazione
nell’immediato, attraverso un
dialogo in cui ciascuna delle parti è disponibile a mettersi nei panni dell’altra, ma sempre
nell’esclusivo interesse dell’atleta.

LA FIGURA DEL MISTER

Secondo le leggi della comunicazione, quello che proponiamo a voce ha un’incidenza sui
bambini che “alleniamo” e/o sui nostri figli pari al 7%.
Al contrario, se la proposta è con “i fatti”, ha un valore del 93%.
Questa semplice considerazione statistica serve per mettere in evidenza come sia fondamentale,
soprattutto nelle categorie dell’attività di base (Piccoli Amici, Pulcini, Esordienti), la figura del
“Mister” o meglio Istruttore/Educatore, come modello positivo da seguire.
L’istruttore che, per vincere, suggerisce espedienti inadatti o infonde la cultura dell’alibi e della
vittoria ad ogni costo, è un perdente, e ciò che è più grave non risulta essere sicuramente un buon
modello da seguire.
Inveire contro l’arbitro, indirizza il bambino verso lo stesso tipo di comportamento.
Cerchiamo di operare per la crescita multilaterale, anche se vincere è più facile che far crescere.
Credo sia molto importante, in queste categorie, l’aspetto socializzante (in qualsiasi sport i bambini
devono rapportarsi con gli altri), la crescita educativa e motoria e soprattutto infondere una
mentalità vincente, non intesa come ricerca della vittoria, ma come impegno massimo per
migliorare i propri limiti.

Un “Mister” che è attento al rispetto delle regole e permette a tutti di giocare e di divertirsi è bene
accetto dal gruppo perché dimostra lealtà e chiarezza; proviamo quindi a dare piccoli principi di
comportamento e di autonomia: preparare da solo la propria borsa, portarla, tenere in ordine lo
spogliatoio, fare la doccia al campo e non a casa, aiutare il mister nel trasporto del materiale, non
sono che esempi su quello che si può dare al piccolo giocatore e al suo sviluppo.
Non coccoliamoli troppo quindi, incentiviamo e responsabilizziamo il lavoro con gratificazioni a chi
rispetta le regole o migliora la propria prestazione indipendentemente dal livello di “bravura
calcistica”, dal più magro al più “cicciotello”, senza differenze!.
Per concludere, se durante la stagione, nessuno si allontana dal calcio o smette di giocare, se
negli anni i ragazzi, incontrandoci, ci salutano e ci ricordano con affetto, questo è sicuramente il
massimo obiettivo per noi “Mister dei Piccoli”.

L’ARBITRO: SOLO CONTRO TUTTI

In qualunque competizione sportiva c’è sempre una persona deputata a fare rispettare il
regolamento e prendere decisioni sulla regolarità delle azioni che compiono i contendenti.
Risultato? Una delle parti in causa approva, l’altra è scontenta e critica.
Ruolo ingrato quello dell’arbitro!
Di recente mi è capitato di vedere ed arbitrare partite in un torneo di calcio a 5 per “ Piccoli
Amici” e “Pulcini”: ebbene anche in questo contesto, che dovrebbe essere di puro svago e
divertimento, l’arbitro è criticato e criticabile.
Il problema sta nel capire che, così come i giocatori “in erba” sbagliano un goal o un passaggio,
l’arbitro, anch’esso “in erba”, ha il diritto di sbagliare, soprattutto quando è all’inizio della carriera e
quindi viene impiegato in categorie quali Esordienti o Giovanissimi Provinciali, dove, in teoria, i toni
agonistici dovrebbero essere più “smorzati”.
La “cosa comica” e, a mio avviso esplicativa del problema, è che i personaggi “contestatori
incalliti” sono quelli che, ad una eventuale richiesta di arbitraggio nella categoria Pulcini, dove non
è prevista la figura federale, rispondono:
-No,no, non mi chiedete di arbitrare, non son buono!!-
Lascio a voi ogni eventuale commento.
Contestare la “giacchetta nera” è ormai una consuetudine, è come sparare sulla Croce Rossa:
non teniamo conto delle difficoltà del ruolo e comunque è sempre più semplice attribuire ad altri
le cause di un insuccesso piuttosto che esaminarne i motivi che lo hanno determinato.
Proviamo a coinvolgere i genitori nell’arbitraggio delle partite dei piccoli calciatori, incarichiamo, a
volte, un bambino del gruppo ad arbitrare spezzoni delle partitelle di allenamento, cerchiamo così
tutti insieme di capire le difficoltà che regolarmente incontra la figura più criticata dell’ambiente
sportivo: l’arbitro.

CONCLUSIONE
Crediamo, in queste poche pagine, di aver fatto un’analisi generale su ciò che può aiutare gli
operatori ed i genitori dei ragazzi nella loro difficile strada attraverso le problematiche della
fanciullezza, in un mondo dominato sempre di più da “Game Boy” e “Playstation” e quindi da
“allenamento delle dita” piuttosto che da Sport multilaterale e polivalente.
I principi analizzati potranno sicuramente essere presi come spunto in qualsiasi sport praticato, e
non solo in maniera specifica per il Calcio.
La nostra speranza è che tutti i concetti non rimangano solo “belle parole” scritte su un opuscolo
dimenticato in soffitta, ma che possano costituire basi pratiche per i nostri “grandi…piccoli
giocatori di vita”.

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