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Penale Ord. Sez. 7 Num.

53813 Anno 2016


Presidente: BONITO FRANCESCO MARIA SILVIO
Relatore: SANDRINI ENRICO GIUSEPPE
Data Udienza: 28/10/2016

Corte di Cassazione - copia non ufficiale


ORDINANZA
sul ricorso proposto da:

TERRANOVA CARMELO N. IL 02/11/1948

avverso l'ordinanza n. 1169/2015 TRIB. SORVEGLIANZA di


CATANIA, del 15/07/2015

dato avviso alle parti;


sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ENRICO GIUSEPPE
SANDRINI;
RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

Con l'ordinanza indicata in rubrica il Tribunale di sorveglianza di Catania ha


revocato la misura alternativa della detenzione domiciliare per ragioni di salute
concessa a Terranova Carmelo, in considerazione delle reiterate violazioni delle
prescrizioni imposte, riscontrate a partire dal 9.09.2014 e fino al 27.03.2015,
consistite nella frequentazione dell'abitazione del condannato da parte di soggetti
estranei al suo nucleo familiare e gravati di precedenti penali, tali da escludere la
reale volontà del Terranova di intraprendere un percorso di risocializzazione; e
ha ritenuto le condizioni di salute del condannato compatibili, se non con la

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detenzione carceraria ordinaria, col ricovero in un istituto penitenziario dotato di
CDT, sulla scorta delle risultanze della relazione in data 13.07.2015 dei sanitari
della casa circondariale di Bari.

Ricorre per cassazione Terranova Carmelo, a mezzo del difensore, deducendo


mancanza della motivazione e violazione degli artt. 111 comma 6, 13 comma 4,
27 comma 3 Cost., 3 CEDU; lamenta l'omessa considerazione dell'incompatibilità
del regime carcerario con le condizioni di salute del condannato, che avevano
determinato la proroga, con provvedimento in data 11.02.2015, della detenzione
domiciliare concessa in luogo del differimento della pena, e censura la mancata
valutazione dell'idoneità dei comportamenti tenuti dal. Terranova a supportare un
giudizio di pericolosità tale da giustificare il ripristino della detenzione carceraria;
contesta anche in fatto la connotazione negativa attribuita alla frequentazione
occasionale dell'abitazione del condannato, condivisa con la sorella, da parte di
soggetti a lui legati da vincoli familiari.

Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, perché omette sostanzialmente di


confrontarsi con le puntuali motivazioni del provvedimento impugnato, sulle quali
il Tribunale di sorveglianza ha fondato la revoca della misura domiciliare e il
ripristino della detenzione in un istituto penitenziario dotato di CDT in grado di
assicurare le terapie di cui il Terranova necessita; in particolare l'ordinanza
gravata ha richiamato il contenuto delle informative in data 24 e 27 marzo 2015
dei carabinieri di Siracusa, che hanno documentato in modo dettagliato la
sequenza delle visite quotidianamente ricevute dal ricorrente presso la propria
abitazione da parte di numerosi e diversificati soggetti, anche pregiudicati e
gravati di precedenti penali, tali da giustificare la ritenuta strumentalizzazione
del regime alternativo al carcere per riprendere i contatti con l'ambiente
criminale di provenienza e da vanificare la funzione risocializzante della misura
domiciliare; né il ricorrente si confronta, se non in termini assertivi e generici, col i

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giudizio comparativo effettuato dal Tribunale in ordine alla compatibilità con le
condizioni di salute del Terranova di un regime carcerario da scontarsi non in una
struttura ordinaria, ma in un istituto dotato di CDT, in conformità alle risultanze
di apposita relazione medica.

Il provvedimento impugnato ha dunque fatto corretta applicazione del principio


per cui il giudizio sulla sussistenza delle condizioni per concedere al condannato il
differimento facoltativo della pena detentiva per ragioni di salute, anche
mediante ammissione al regime di detenzione domiciliare, deve essere operato
bilanciando l'interesse a ricevere cure adeguate con le esigenze di sicurezza della

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collettività e col contenimento della pericolosità sociale del reo (Sez. 1 n. 789 del
18/12/2013, Rv. 258406); mentre la natura aspecifica del ricorso, che discende
dalla rilevata carenza di correlazione tra le ragioni argomentative della decisione
impugnata e quelle poste a fondamento dell'impugnazione, integra una tipica
causa di inammissibilità del ricorso per cassazione (Sez. 2, n. 36406 del
27/06/2012, Rv. 253893).

All'inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento


delle spese processuali e al versamento alla cassa delle ammende della sanzione
pecuniaria che si ritiene equo determinare nella somma di 2.000 euro.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle


spese processuali e al versamento della somma di € 2.000,00 alla Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 28/10/2016

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