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Soluzioni della prova del 29 gennaio 2021

Esercizio 1.
(1) Per ogni h ∈ R, poniamo:
   
1 − 3h h −1 −2 + 3h
Ah =  1 0 −1 Bh =  −2  .
3h −h 0 −3h
Sh è l’insieme delle soluzioni del sistema lineare non omogeneo Ah X = Bh .
Sh è un sottospazio affine di R3 se e solo se non è vuoto. Applicando il
metodo di riduzione di Gauss alla matrice completa (Ah |Bh ) otteniamo per
ogni h 6= 0 la matrice a gradini:
   
1 0 −1 −2 1 0 −1 −2
(Ah |Bh ) =⇒ =⇒ .
3 −1 0 −3 0 −1 3 3
Possiamo concludere che per ogni h 6= 0, Sh(è il sottospazio affine che coincide
x − z = −2
con la retta affine di equazioni cartesiane
−y + 3z = 3
(
x−z =0
La giacitura di Sh è il sottospazio Uh di equazioni cartesiane ,
−y + 3z = 0
 
1
dim Uh = 1 e Uh è generato dal vettore u = 3. 
1
Per h = 0, con il metodo di riduzione di Gauss otteniamo:

(A0 |B0 ) =⇒ 1 0 −1 | − 2 ,
concludiamo che S0 è il piano affine di equazione cartesiana x − z = −2.
La giacitura di S0 è il sottospazioU0di equazione x − z = 0, dim U0 = 2
1 0
e U0 è generato dai vettori v1 = 0 e v2 = 1. Essendo linearmente
1 0
indipendenti, i vettori v1 , v2 costituiscono una base di U0 .
(2) Sia Uh⊥ ⊂ R3 il sottospazio ortogonale a Uh . Se h 6= 0, poiché dim Uh = 1
si ha dim Uh⊥ = 3 − 1 = 2, Uh⊥ = (u)⊥ è il piano di equazione x + 3y + z = 0.
Un sottospazio affine di giacitura Uh⊥ è un piano affine di equazione
  cartesiana
2
x + 3y + z = d. Imponendo il passaggio per il punto Q = 3 otteniamo:
0
2+9+0 = d, da cui d = 11. Th è il piano affine di equazione x+3y +z = 11.
Se h = 0, poichédim U0 = 2 si ha dim U0⊥ = 3 − 2 = 1 e U0⊥ è generato
1
dal vettore v =  0 . T0 è la retta affine per Q di giacitura U0⊥ . Una
−1
rappresentazione parametrica ed equazioni cartesiane per T0 sono le seguenti:

x = 2 + t
 (
x+z =2
y=3 .
 y−3=0
z = 0 − t, t ∈ R

(3) S1 è la retta affine con giacitura il sottospazio U1 generato dal vettore u.


Consideriamo il piano per il punto Q perpendicolare alla retta S1 : è il piano
T1 che ha equazione cartesiana x + 3y + z = 11. Sia H  il punto si intersezione
x + 3y + z = 11

tra la retta S1 ed il piano T1 . Risolvendo il sistema x − z = −2 si

3x − y = −3

 
0
ottiene H = 3. La distanza tra Q e S1 coincide con la distanza tra i
2
punti Q e H: √ √
d(Q, H) = 4 + 4 = 2 2.

Esercizio 2
(1) Consideriamo l’applicazione lineare L : R3 → R3 data da:
 
1 0 1
L(X) = AX, A = 1 1 2  .
0 1 1

Fissiamo la base canonica C = {e1 , e2 , e3 } di R3 . Ricordiamo che Im(L) è il


sottospazio di R3 generato dai vettori L(e1 ), L(e2 ), L(e3 ), cioé dalle colonne
della matrice A. Osserviamo che la matrice A ha rango 2: le colonne A1 e A2
sono linearmente indipendenti e A3 = A1 +A2 . Pertanto
  si ha dim   Im(L) = 2
1 0
ed una base per Im(L) è data dai vettori A1 = 1 e A2 = 1.
0 1
Dal teorema di nullitá +rango otteniamo la dimensione di Ker(L):

dim Ker(L) = dim R3 − rg(A) = 3 − 2 = 1.


(
x+z =0
Il sottospazio Ker(L) ha equazioni cartesiane da cui ricaviamo
y+z =0
 
1
che Ker(L) è generato dal vettore v =  1 . Una base di Ker(L) è data
−1
dal vettore v.

2
(2) Dal punto (1) abbiamo che Ker(L) 6= {0R3 }, pertanto L non è iniettiva
e neppure un isomorfismo.
Consideriamo il sottospazio somma Ker(L) + Im(L). Per avere un sistema
di generatori per questo sottospazio, basta fare l’unione dei generatori dei
sottospazi Ker(L) e Im(L):
     
1 1 0
Ker(L) + Im(L) = span   1 , 1 , 1 .
   
−1 0 1
 
1 1 0
Osserviamo che il determinante della matrice  1 1 1 è non nullo, pos-
−1 0 1
siamo concludere che i vettori dati sono linearmente indipendenti e quindi
sono una base dello spazio somma. Si ha dim(Ker(L) + Im(L)) = 3 e per-
tanto Ker(L) + Im(L) = R3 . Dalla formula di Grassmann otteniamo che
dim(Ker(L) ∩ Im(L)) = 0, cioé Ker(L) ∩ Im(L) = {0R3 }. La somma dei
sottospazi è diretta.
(3) Consideriamo la base di Ker(L) che abbiamo trovato nel punto (1):
BKer(L) = {v}. Vogliamo completarla ad una base di R3 . Una possibile
scelta potrebbe essere quella di considerare la base di Ker(L) ⊕ Im(L) = R3
ottenuta nel punto (2):
     
1 1 0
B = {v1 , v2 , v3 }, v1 =  1  , v2 = 1 , v3 = 1 .
−1 0 1

Infine scriviamo la matrice associata a L rispetto alle basi B e C. Abbiamo:


       
1 1 0 1
L(v1 ) = 0R3 , L(v2 ) = A 1 = 2 , L(v3 ) = A 1 = 3 ,
      
0 1 1 2
 
0 1 1
da cui otteniamo MCB (L) = 0 2 3.
0 1 2

Esercizio 3.
(1) Consideriamo la matrice in funzione del parametro reale h:
 
h 0 0
Ah =  0 2 h .
0 2 h

Calcoliamo il polinomio caratteristico di A:

pAh (t) = det(Ah − tI3 ) = t(h − t)(t − 2 − h).

3
Gli autovalori di Ah sono: t = 0, t = h e t = 2 + h. Osserviamo che se
h 6= 0 e h 6= −2, la matrice Ah ha 3 autovalori distinti, pertanto risulta
diagonalizzabile.  
0 0 0
Poniamo ora h = 0, abbiamo A0 = 0 2 0. Gli autovalori di A0 sono:
0 2 0
t = 0 con molteplicitá algebrica 2 e t = 2 con molteplicitá algebrica 1.
L’autospazio V0 = KerA0 ha dimensione 2 poiché la matrice A0 ha rango 1.
L’autospazio V2 ha dimensione 1 perché 2 è un autovalore semplice. Pertanto
si ha dim V0 + dim V2 = 3 e la matrice A0 risulta diagonalizzabile.

−2 0 0
Poniamo ora h = −2, abbiamo A−2 =  0 2 −2 . Gli autovalori di A−2
0 2 −2
sono: t = 0 con molteplicitá algebrica 2 e t = −2 con molteplicitá algebrica
1. L’autospazio V0 = KerA0 ha dimensione 1 poiché la matrice A−2 ha
rango 2. Pertanto si ha dim V0 + dim V−2 = 2 < 3 e la matrice A0 non è
diagonalizzabile.
(2) Consideriamo
 il prodotto
 scalare ϕ : R3 × R3 → R, ϕ(X, Y ) = t XA2 Y ,
2 0 0
dove A2 = 0 2 2. Osserviamo che la matrice A2 ha rango 2, pertanto
0 2 2
il prodotto scalare è degenere. Dal punto (1), gli autovalori di A2 sono 0, 2
e 4, pertanto ϕ ha segnatura (2, 0).
Per trovare una base di R3 ortogonale rispetto al prodotto scalare ϕ, possiamo
considerare una base costituita da autovettori di A2( .
x=0
L’autospazio V0 coincide con KerA2 , ha equazioni , il vettore
y+z =0
 
0
u1 =  1  costituisce una base di V0 .
−1
L’autospazio V2 ha dimensione
  1, poiché 2 è autovalore semplice, e V2 =
1
span(u2 ), dove u2 = 0 . L’autospazio V4 = Ker(A2 − 4I3 ) ha equazioni
0  
( 0
x=0
, il vettore u3 = 1 costituisce una base di V4 . I vettori
y−z =0 1
{u1 , u2 , u3 } sono una base ortogonale di (R3 , <, >) (dove <, > indica il pro-
dotto scalare standard di R3 ) costituita da autovettori di A2 . Di conseguenza
sono una base di R3 ortogonale rispetto a ϕ. Abbiamo:

ϕ(u1 , u1 ) = t u1 A2 u1 = 0,

ϕ(u2 , u2 ) = t u2 A2 u2 = 2 t u2 u2 = 2,
ϕ(u3 , u3 ) = t u3 A2 u3 = 4 t u3 u3 = 8.

4
Poniamo: v1 = u1 , v2 = √1 u2 , v3 = √1 u3 . Otteniamo una base di R3
2 8
ortonormale rispetto a ϕ.

(3) Si consideri il sottospazio W ⊂ R3 di equazionex +  y + z = 0. Si 


ha
1 0
dim W = 2 e una base per W è data dai vettori w1 =  0  e w2 =  1 .
−1 −1

Sia W il sottospazio ortogonale a W rispetto al prodotto scalare ϕ. Si ha
X ∈ W ⊥ se e solo se si ha ϕ(X, w1 ) = ϕ(X, , w2 ) = 0. Otteniamo:
   
1 2
ϕ(X, w1 ) = (x y z)A2 0  = (x y z) −2 = 2x − 2y − 2z = 0

−1 −2
   
0 0
ϕ(X, w2 ) = (x y z)A2  1  = (x y z) 0 = 0.

−1 0
Il sottospazio W ⊥ ha equazione cartesiana x − y − z = 0, pertanto ha
dimensione 2. Infine la somma W +W ⊥ non è diretta perché w2 ∈ W ∩W ⊥ .

Quesito teorico.
1. Sia V uno spazio vettoriale di dimensione finita o infinita sul campo
K e sia f : V → V un endomorfismo di V . Si dice autovettore per
f relativo all’autovalore λ ∈ K, un vettore v ∈ V, v 6= 0, tale che
f (v) = λv.
2. È sufficiente considerare l’applicazione LA definita da LA (X) = AX,
con A un’opportuna
 matrice diagonale; per esempio se si considera
1 0 0
A = 0 1 0 , gli autovalori sono evidentemente 1 con molteplicità
0 0 3
algebrica 2 e 3 con molteplicità algebrica 1 e A è diagonale, quindi
diagonalizzabile.
3. Qui dobbiamo cercare un endomorfissmo di R3 con un autovalore che
abbia molteplicità algebrica 2 e moltreplicità geometrica 1. Sempre
pensando alle matrici, possiamo considerare l’endomorfismo LB (X) =
BX, con B opportuna: per esempio
 
1 1 0
B = 0 1 0 
0 0 3
Gli autovalori sono 1 con molteplicità algebrica 2 e 3 con molteplicità
algebrica 1. L’autospazio relativo a 1 ha però dimensione 1.

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