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Il Positivismo

Intorno alla metà dell’Ottocento si diffonde in Europa il Positivismo, una corrente di pensiero
nutrita dalle innovazioni tecnologiche e dall’onda della seconda rivoluzione industriale che esalta le
potenzialità della scienza, la conoscenza scientifica della realtà supportata dall’osservazione dei
fenomeni e della sperimentazione.
Il Positivismo esprime una incrollabile fiducia nella ragione, nel progresso derivato dal progredire
delle scienze e della tecnica ed applica le conoscenze scientifiche anche all’analisi dell’uomo e della
società in cui vive.
Si iniziano ad osservare e studiare i fenomeni sociali (sociologia: Comte) e le cause che li
determinano, reputando il comportamento umano come null’altro che il risultato di più fattori :
l’ambiente in cui l’uomo vive, la razza, il momento storico in cui si vive. Ciò significa che è la
società in cui vive che “determina” l’uomo (determinismo: Taine e Durkheim)e non l’uomo che
influenza la società ( l’eroe-titanico e patriota) come pensavano i romantici.
Nell’ambito positivista si inquadrano anche gli studi di Darwin: secondo la sua teoria evoluzionista
le specie non sono immutabili ma subiscono una evoluzione, strettamente connessa all’ambiente in
cui vivono e le caratteristiche che permangono sono quelle che meglio si adattano all’ambiente, che
risultano più forti sulla base di una selezione naturale.
La teoria evoluzionista di Darwin venne estesa ad una riflessione più ampia relativa alla
sottomissione delle razze inferiori o “più deboli” alle razze dominanti: il Darwinismo sociale.
Esso venne utilizzato come base ideologia per la politica colonialista ed imperialista di fine
Ottocento, per la quale era assolutamente giustificata la sottomissione di razze inferiori a razze
dominanti che avrebbero avuto lo scopo di “civilizzarle”.
Gli studi sociali si corredarono inoltre di teorie di alcuni importanti positivisti italiani come
Lombroso, l’inventore dell’antropologia criminale, per il quale le tendenze criminali si
trasmettevano di generazione in generazione come tare mentali ed il fattore scatenante la violenza
innata sarebbe stato ancora una volta l’ambiente.

IL Positivismo, in ambito letterario, portò alla diffusione del realismo (meglio conosciuto come
naturalismo in Francia e Verismo in Italia) che trovò la sua massima espressione nel genere del
romanzo. Ciò perché la narrazione in prosa si prestava meglio ad una larga diffusione e rispondeva
più specificamente alla richiesta di quel mondo borghese spesso protagonista degli stessi romanzi.
In generale, i caratteri del romanzo realista sono: narrazione di vicende verosimili quando non tratte
direttamente da vicende realmente accadute, ambienti e luoghi ben precisi ed identificabili così
come il periodo storico, spesso contemporaneo all’autore, descrizione analitica della società, ritratta
nella sua realtà e problematicità, stilisticamente la prosa è semplice e lineare, così come il
linguaggio, spesso adattato alla società descritta (vedi Verga), la narrazione avviene in terza persona
evitando commenti e giudizi da parte del narratore (focalizzazione esterna).

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