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IL LIBRO COME UNA ARCHITETTURA

CITTA' E PROGETTO

La collana "Città e Progetto" nasce come un articolato strumento disciplinare.

A tal fine essa è stata suddivisa in otto settori:

TEORIA E PROGETTO,

METODOLOGIE,

STORIA,

CRITICA,

MONOGRAFIE,

DOCUMENTI,

STUDI URBANI,

TRATTATISTICA E TEORIA.

Ciascuno di essi mira a fornire precisi contributi sia di carattere operativo che teorico e storiografico.

In modo del tutto originale nei settori relativi al rapporto tra teoria e progetto ed al problema metodologico gli

stessi architetti, oggetto di studio, sono stati stimolati e provocati a porsi, in prima persona, come progettisti

del libro, esplicitando, in questo modo, il proprio personale rapporto con il progetto. Ciò significa che la

struttura stessa del libro si pone come un particolare aspetto del progetto architettonico, rispetto al quale il

curatore si ritiene, forse più ambiziosamente, socratico maieuta.

Gli altri settori della collana hanno un'impostazione di carattere essenzialmente critico, documentario o

storiografico proponendosi, tra l'altro, di riesaminare anche il rapporto tra architettura ed urbanistica.

Senza totalizzanti pretese di rifondazione disciplinare, la collana tende ad evidenziare i conflitti e i limiti di un

lavoro che si va costruendo come paziente ricerca, cercando contemporaneamente di sottrarla all'isolamento

cui essa viene relegata. D'altra parte la critica ed il crollo delle ideologie del Movimento Moderno hanno

prodotto anche un vuoto disciplinare, che riteniamo debba essere colmato nella comprensione

dell'architettura non solo come manufatto ma anche come risultato di un'intenzione progettuale cosciente,

che si misura nel complesso di tutta la produzione di un architetto.

D'altra parte il rapporto tra costruzione dell'architettura e costruzione della città è qui attentamente ripercorso

attraverso il manifestarsi delle ipotesi degli autori, ciascuno dei quali compone una delle possibili

rappresentazioni della metropoli. La singolarità è piuttosto quella di ritrovare anche in questo contesto

analoghe contraddizioni che ancora indicano la nostalgia per soluzioni totalizzanti o l'ansia di riconoscersi in

uno stile. La costruzione della realtà, sia essa un'architettura o un libro, sfugge ad ogni ricercata o voluta

sintesi ed appare in quella pausa che separa un progetto dall'altro, nella quale il silenzio si fa portavoce

dell'indicibile.

CITTA' E PROGETTO / TEORIA E PROGETTO

I quaderni di Teoria e Progetto costituiscono una serie all'interno della collana. Sono dedicati a singole
personalità e a gruppi di rilievo della cultura architettonica e sono articolati secondo filoni omogenei di
ricerca. Essi affiancano ad una parte di elaborazione teorica un'esauriente parte documentaria che, proprio
per il suo configurarsi come precisa domanda di architettura, tende a spostare il lavoro da una condizione di
« architettura sospesa », solo pensata, ad una « architettura possibile » di cui si controllano, momento per
momento, mezzi, strutture e finalità. Senza totalizzanti pretese di rifondazione della disciplina, i quaderni
tendono ad evidenziare i conflitti ed i limiti di un lavoro che si va costruendo come paziente ricerca, in
condizioni, però, di isolamento se non di estraneità tra le parti.

Francesco Moschini

A.A.M. ARCHITETTURA ARTE MODERNA

Archivio del moderno e del contemporaneo

Centro di Produzione e Promozione di Iniziative Culturali, Studi e Ricerche

Via dei Banchi Vecchi, 61 - 00186 Roma tel. 0668307537 www.aamgalleria.it info@aamgalleria.it

CITTA' E PROGETTO

Collana di Architettura

diretta da Francesco Moschini

All'interno del panorama delle numerose col­


lane di Architettura, • CITTA' E PROGETTO .. ,
intende affrontare i problemi del fare archi­
tettura, vista non solo come manufatto ma
come risultato di un'intenzione progettuale,
cosciente, dopo il crollo dei miti riaccesi dal
Movimento Moderno, di restare in gran par­
te pura aspirazione. Ciò è avvenuto da una
parte per essere la cultura in generale, ca­
lata in un contesto sociale che tende a recu­
perare e gestire ogni spinta innovatrice, in
nome della propria sopravvivenza, e per il
conseguente vizio di fondo della cultura ar­
chitettonica di dilapidare e consumare, ren­
dendone difficoltosa un'attenta lettura in pro­
spett iva, ogni paziente ricerca che all'interno
del proprio àmbito di lavoro si presenti al­
meno con la garanzia della correttezza di me­
todo. Senza miraggi di speranze progettuali
che risolvano il nodo di chi si trova ad ope­
rare oggi con lo spettro de lla lateralità de ll a
propria professione e senza rimpianti per
la perdita del proprio ruolo nella società at­
tuale, ma convinti che il continuo sentirsi
in una situazione di crisi serva a giustificare
le proprie inadempienze se non la propria
remissività verso chi ha ancora bisogno di
colti chierici da una parte e di mestieranti
dall'altra, ci sembra opportuno individuare
dei punti di riferimento che possano permet­
tere a chi si trova al lavoro dopo .. la gene­
razione dell'inquietudine • , se non a fianco
della stessa, di aver più chiare le mosse da
eseguire, per non trovarsi di nuovo, nella
condizione di scacco perpetuo.
Evitando così qualsiasi aristocratico isola­
mento che impedisca un uso allargato degli
strumenti di analisi di un fenomeno, ed evi­
tando altresì ogni pretesa di rifondazione, la
collana vuole offrire un campo d'indagine che
intravede nella contemporaneità, nell'urgen­
za di rivedere le cose di ieri appena, la pos­
sibilità di ricostituire un compatto schiera­
mento da opporre alla banalità del quoti­
diano, senza rinunce di parte. li ché può sem­
brare inattuale solo a chi continui a deman­
dare ad altri tempi e ad altre forze ogni pos­
sibilità di scontro che noi invece preferiamo
qui ed ora.
Da ciò l 'articolazione della collana in otto
settori di ricerca che vanno dalla storiografia
architettonica all'indagine sulle metodologie,
dalla critica a ricerche monografiche su figu­
re e movimenti più recenti, infine, dai docu­
menti agli studi urbani, dalla trattatistica ai
quaderni di teoria e progetto, articolati per
momenti unitari, sino a individuare anche
opJ:OSte direzioni progettuali tutte però con
lo stesso fine e che abbiano alla base la
storia come coscienza e conoscenza del rea­
le attraverso il quale rendere possibile ogni
ribaltamento di tendenza. F.M .
MARIO FIORENTINO

la casa

PROGETTI 1946-1981

Presentazione di Francesco Moschini

Testimonianze di C. Aymonino/ V. Gregotti/ L. Ouaroni/ G. Samonà

A.A.M./COOP

ARCHITETTURA ARTE MODERNA ROMA

Edizioni Kappa
INDICE

Presentazione di Francesco Moschini


• La casa • : introduzione di Mario Fiorentino 7

(1 946-1955)
l progetti dal 1946 al 1955 di Giuseppe Samonà

• l primi anni del dopoguerra, la formazione professionale e

l'esperienza • neorealista • - 1945-1955 13

Edificio pluriuso a Lariano 1947-1949 19

Progetto per un fabbricato intensivo sulla Via Ostiense 1947 22

Primo concorso INA CASA 1947 23

Progetto di villini al Casaletto 1948 24

Concorso per la stazione Termini 1947 25

Monumento ai Caduti delle Fosse Ardeatine 1946°1948 31

Sopraelevazione in via Paisiello - 1948-1950 37

Quartiere INACASA al Tiburtino 1950 41

Villaggio UNRRACASAS a Cutro 1950-1951 45

Nucleo residenziale UNRRA CASAS a S. Basil io Roma 1955


o 55

(1955-1965)
l progetti dal 1955 al 1965 di Carlo Aymonino

" Matrici geometriche e ricerca tipologica • 69

Concorso per la caserma VV.FF. a Mantova - 1955 73

Concorso per il velodromo olimpico - Roma 1955 75

Concorso internazionale per il Fermi memoria! - Chicago 1957. 77

Concorso per il Palazzo della Reg ione sarda a Cagliari -

1955°1960 79

Concorso per la nuova sede dei Tribunali Civile e Penale di

Roma - 1959 94

Progetto per il collegio universitario della ·Facoltà di Agraria

a Portici 1958°1959
o 100

Edifici di abitazione quartiere " Spine bianche » a Matera ­


1954-1958 107

Quartiere INA CASA a S. Panagia Siracusa o 1958 111

Quartiere sperimentale della produttività edìlizia - loc. • Lat­


te dolce • Sassari 1958°1964 116

Quartiere INA CASA a Soccavo-Canzanella - Napoli 1960-1963 120

Concorso appalto per il Nuovo Centro carn i - Roma 1960 131

Ed ifici a Torre in Viale Etiopia - l, Il, Ili - Roma 1957-1962 137

Concorso appalto per un ponte sull'Arno a Pisa - 1960 153

Concorso per un liceo ad Ascoli Piceno - 1961 155

Progetto di scuola media a Grotteria - 1963 157

Progetto di case a torre a Pietralata - Roma 1963-1965 160

Quartiere INA-CASA • Vanvitelli • a Caserta - 1964-1967 165

Progetto di quattro villin i al Casaletto - Roma 1966-1968 168

365

(1965-1973)
l progetti dal 1965 al 1973 di Ludovico Ouaroni
Il • Metadesìgn "• la • grande dimensione "· la • zonìzzazìone •
formale. Sogni e incubi per un nuovo disegno della città. 171

Proposta per una unità direzionale ai margini deii'A.A. tra le

vie Prenestina e dì Portonaccio - Roma 1961 175

Istituti dì Previdenza del Ministero del Tesoro. 181

!Jnità di abitazione per un quartiere alla TRE Fontane Roma

1964-1969. 181

Proposta di sistemazione di piazza dei Cinquecento · Roma

1962-1966 185

Studio Asse • Ricerche per l'Asse Attrezzato e il nuovo siste­


ma direzionale di Roma 1967-1970 188

Bonifica S.P.A. Proposta studio per un Centro Direzionale se­


condario al Flaminio - Roma 1969-1971 193

Piano particolareggiato per un insediamento residenziale a Tor

di Quinto - Roma 1971-1972 193

Schema di primo intervento per l'assetto territoriale del sot-

tore metropolitano - Roma-mare • Roma 1972 197

Progetto planivolumetrico per un porto e un insediamento -

Montetosto 1974 207

(1973·1981)
l progetti dal 1973 al 1981 di Vittorio Gregotti
• Ripensamenti », autoriflessione, autodescrizione? 211

Insediamento IACP a Corviale - Roma 1973-1981 214

Considerazioni su Corviale 271

Studi per il nuovo Centro Direzionale di Firenze 1977 274

Concorso appalto per un edificio di abitazione a Spinaceto -

Roma 1977 279

Concorso nazionale per una piazza ad Ancona - 1978 289

Il disegno per • Corviale rivisitato » - 1979 297

Progetto per un insediamento residenziale nell'alto lazio

1979-1980 307

Selezione critica 319

Concorso nazionale per il restauro e l'utilizzaz,iol)e del Castello

e aree circostanti - Piombino 1981 di Francesco Moschini 343

Indice delle illustrazioni 345

Attraverso la professione.

Percorsi d'architettura nell'opera di Mario Fiorentino

Francesco Moschini

Questo lavoro è stato Ideato e in parte realizza­ ro di esprimere Il suo atteggiamento sostanzial­
to quando ancora Mario Fiorentino era In vita, mente antl-urbano, che contraddistinguerà espli­
ma vede Il suo completamento solo a distanza citamente tutta la prima fase del suo lavoro, ma
di alcuni anni dalla sua prematura scomparsa. che Implicitamente si esprimerà anche nell'appa­
Ciò rende sicuramente ancora più delicato e rente evasione tecnologica dei complessi resi­
problematico Il dovuto tributo ad un architetto denziali di Viale Etiopia e di Pietralata attraverso
che, con Il proprio lavoro professionale prima e le esperienze di metadesign fino a Corviale, per
il proprio Impegno didattico poi, ha percorso le tornarvl esplicito negli ultimi progetti della piazza
vicende, spesso tormentate, della cultura archi­ di Ancona, dell'Insediamento residenziale di Tu­
tettonica Italiana dal dopoguerra ad oggi, divi­ scania e del Castello di Piombino, in cui, con un
dendo con essa ripensamenti, riflessioni, dubbi, maggiore contributo teorico ai temi dell'architet­
pesanti eredità e ancora più onerose responsa­ tura e del disegno, si nasconde sia la volontà di
bilità. Tuttavia se un uomo •è• tutto compreso sottrarsi allo •sgradevole• urbano, sia la delusio­
nella propria opera, nella capacità che questa ha ne per la consapevolezza, divisa con tutta la cul­
di modificare Il reale, segnandolo con 1 risultati tura contemporanea, dell'•impossibllità di relven­
tangibili, anche se talvolta necessariamente con­ tare la città ... Il concorso nazionale per Il Monu­
traddittori, della propria personale ricerca teori­ mento al Caduti delle Fosse Ardeatine viene
ca, questo architetto, che ha saputo lasciare sul bandito nel 1945, nello stesso anno in cui termi­
territorio Il simbolico parallelepipedo delle Fosse na la seconda guerra mondiale, e in un momento
Ardeatine, e il forse ancor più simbolico Corvia­ in cui •le contrapposizioni erano ancora tutte
le, si colloca comunque in una precisa posizione emergenti. la guerra era appena conclusa e Il
di 1/men culturale, punto d'arrivo, ma Insieme paese distrutto, gli odi profondi non ancora affie­
punto di partenza di una ricerca che nel farsi voliti dal tempo, ma il clima politico morale era
•Opera• supera l limiti contingenti dell'Individuo, di grande tensione nella consapevolezza che si
diventando patrimonio co·llettivo. •misura• di una fosse alle soglie di un periodo di rinnovamento e
riflessione che non è più solo disciplinare. M. di rinascita•. (M. Fiorentino). Con quest'opera,
Fiorentino nasce come architetto alla fine della emblematica di una volontà e ancor più di una
seconda guerra mondiale, senza avere alle spal­ necessità di modificazione e rifond azione, non
le le •solide certezze• che in qualche modo ave­ solo disciplinare, dopo la tragedia bellica, con
vano potuto aiutare e indirizzare la generazione questo atto simbolico, l'architettura è chiamata a
precedente, quella invece era cresciuta e si era prendere posizione sia rispetto alle vicende ap­
formata •In piedi sotto il cielo In un paesaggio In pena concluse, sia rispetto ai nuovi processi di
cui nulla era rimasto immutato tranne le nuvole ristrutturazlone Istituzionale del paese. Processi,
e, al centro, In un campo di forza di correnti di­ tuttavia, i quali più che in una concreta direzione
struttive e esplosioni, il fragile, minuscolo corpo di cambiamento, che nell'ambito dell'architettura
umano• (W. Benjamin). Questa esperienza è avrebbe dovuto significare una nuova normativa
propriamente Ineffabile, non può essere detta, che Impedisse l'abbandono del paese alla specu­
solo accennata, In-dicata dal paralleleplpedo del­ lazione, si Indirizzeranno invece verso un raffor­
le Fosse Ardeatine, nel silenzio con cui allude zamento dei gruppi di potere esistenti nel setto­
alla tragedia e nella tensione ad una possibile ri­ re edilizio e fondiario. emarginando Il lavoro In­
costruzione disciplinare attraverso la "pura lin­ tellettuale, fino a costringerlo, in alcuni casi, al­
gua... senza storia nè memoria, della geometria. l'autoemarglnazlone.
Il suo primo progetto realizzato è quello per un In questo clima culturale M. Fiorentino Inizia Il
edificio plurluso a Lariano. Qui è profondamente proprio tirocinio progettuale con L. Quaronl e M.
riconoscibile l'Insegnamento di M. Ridolfl ma an­ Ridolfi, segnato anche dall'ambiguo rapporto con
che l'annunciarsi delle' sue prime riflessioni sul quest'ultimo, fatto di stima ma anche di contrap­
tema della •casa•, tema che si arricchisce nella posizione sugli stessi temi della pratica profes­
molteplicità di funzioni che questa raccoglie (ol­ sionale, sospesa tra una prassi artigianale e una
tre agli alloggi vi era una casermetta del carabi­ urgenza di adeguamento tecnologico, evidente
nieri, la farmacia, l'ufficio postale, la banca, ecc.) nella redazione stessa del •Manuale dell'Archi­
fino a configurarsi come una •grande casa di tetto•, elaborato a cura del CNR-USIS da M. Ri­
paese•. Alla costruzione di questa Immagine dolfl, M. Fiorentino, B. Zevi, C. Calcaprlna, A.
contribuivano sia la definizione unitaria del volu­ Cardelli, •che registra il tentativo di raccogliere
me con copertura a tetto sia la scelta del singoli e catalogare l modi costruttivi della tecnica cor­
elementi, dal disegno delle finestre e degli archi­ rente e che avrà Il solo limite di essere spec­
travi fin o al rivestimento In mattoni di colore chio fedele dell'arretratezza tecnologica del pae­
rosso scuro. La collocazione di questo edificio In se• (G. De Giorgi). Tale esperienza determinerà
un contesto di •paese• lascia M. Fiorentino libe­ in lui una spinta verso l'analisi delle possibilità
tecnologiche nel campo dell'edilizia conservando tenze, arretratezza nelle pratiche di gestione del
l'amore e l'interesse verso le tecniche artigiane cantiere, della prassi, di quel fare architettura,
ridotte però a citazione. Se da un lato, la cultura praticando il mestiere, attraverso anche, se ne­
architettonica italiana cerca di coagularsi intorno cessario a quel fare, l'·accettazlone delle condi­
a precisi programmi, volti allo studio e all'analisi zioni imposte dalla committenza... Potremmo
delle esperienze europee e americane sui temi tracciare un itinerario simbolico, In generale per
della gestione del territorio e del linguaggio ar­ tutta la cultura architettonica italiana, che si arti­
chitettonico, nel tentativo sia di superare defini­ coli tutto interno e chiaramente leggibile nel­
tivamente l'accademismo cui gran parte di essa l'opera di M. Fiorentino, a partire dai primi inter­
era stata costretta durante il ventennio fascista, venti di .. orto Novo» e uS. Basilio» fino a uCor­
sia di permettere alla disciplina di collocarsi al­ viale". Mentre nel primi si lpotizza la rlproposi­
l'interno del dibattito interpazionale, e a tal fine zione • in chiave urbana... della tradizione della
vengono creati nel 1945 sia il MSA (Movimento casa isolata di paese nel tentativo allora diffuso,
di Studi per l'Architettura) sia I'APAO (Associa­ nell'edilizia residenziale italiana, di saldare la tra­
zione per l'Architettura Organica), dalf'altro tali dizione colta (urbana) con la tradizione popolare
programmi si scontrano con le politiche istituzio­ (contadina) .., nel secondo si interviene ad una
nali di gestione del territorio che ne vanificano scala territoriale che •si contrappone da un lato
gli sforzi. Così il programma enunciato da B. alla velleità di un rapporto mimetico con il pae­
Zevl, fondatore deii'APAO, con il fine di •riordi­ saggio della periferia e dall'altro alle teorie di­
nare tutto il pensiero architettonico, ridonargli saggreganti della città giardino e alle teorizza­
un senso profondo, una funzione sociale, susci­ zioni post-razionaliste sulla residenza... Il suo
tare Intorno ad esso un vasto consenso, creare fuori scala e la sua monumentalità si oppongono
un'educazione popolare sull'architettura», si rive­ alla logica urbanistica della costruzione della cit­
la incapace di contrastare efficacemente una tà per "aggiunte" successive determinate dalla
politica istituzionale tesa alla salvaguardia di in­ assenza di qualità formali del P.P. e del regola­
teressi fondiari e produttivi. In tale contesto M. mento edilizio». S. Basilio sconterà nella realtà
Fiorentino si troverà a dover affrontare e verifi­ sia un malinteso concetto dell'urbano sia il limite
care una disciplina impegnata nella propria rico­ di una Impossibile scommessa fondata sulla
struzione, sia teorica che pratica, e pericolosa­ convinzione che fosse possibile contrapporre ad
mente sospesa, anche per proprie responsabili­ una architettura senza qualità, dominante le pe­
tà, tra il •voler essere», e il •dover essere» del­ riferie urbane, una architettura di qualità capace
l'architettura. Alla propositività espressa nel­ di modificare, •attraverso l'affermazione dei suoi
l'esercitare il •mestiere», egli opporrà una co­ tradizionali elementi formali», attraverso immagi­
stante attenzione alla Forma, •in quanto capace ni simboliche e metafore dell'abitare, le reali
di allentare l legami con il proprio tempo», e at­ condizioni sociali. Corviale invece si proporrà da
traverso di essa sostanzialmente tenterà di sot­ un lato come figura di un limite desiderato, pen­
trarre l'architettura. proprio in quanto Forma, al sato, immaginato, che continuamente si infrange
metropolitano luogo della merce, riconoscendole nel reale, memoria della chiara e decisa cinta ur­
un'autonomia disciplinare che la sposta in un bana, limite di città e campagna, (ma non era
luogo • altrO» dalla Città, liberandola dalla sogge­ quello il limite che le ipotesi di città-regione vo­
zione sia alle leggi economiche, che pure gover­ levano infrangere?) muro abitato che insieme
nano la città, sia a quelle del tempo, che la mo­ chiude un discorso disciplinare sull'urbano per
dificano. La forma si pone, ..per la sua propria aprire a nuove riflessioni consapevoli dei li'miti
natura specifica.., fuori dal luogo dello scontro imposti da dinamiche di mercato e rapporti di
politico ed economico, trasformandosi in ideale, potere, da nuove leggi di produzione, mentre
nel senso platonico del termine, mentre le og­ dall'altro rivela, nei suoi ripensamenti, la nostal­
gettivazionl particolari, che rappresentano pro­ gia per il modello di città ottocentesca, cui, per
prio l'essere presente dell'architettura nello spa­ altro, sempre guarderà M. Fiorentino nel corso
zio e nel tempo, devono essere •riscattate» at­ della sua attività, modello che drammaticamente
traverso la qualità. Questa aporia lo porterà al si contrappone, quasi un esorcismo, all'immagi­
rifiuto della partecipazione politica e al ritiro nel­ ne totalizzante proposta dal complesso di Cor­
l'esercizio della pratica professionale, nella ricer­ viale. Ma la rilettura della città ottocentesca non
ca di una sintesi tra moderne tecnologie e lin­ rappresenta solo il recupero di valori urbani nel­
guaggio architettonico, ricerca ancora •di un la storia, quanto anche, e soprattutto, la neces­
possibile spazio comune tra l'attività professio­ sità di •una formulazione teorica più rigorosa »,
nale e la ricerca architettonica», cui ricondurre capace di rassicurare e dare certezze In una si­
la teoria, costringendola nell'ambito più angusto, tuazione culturale e politica all'interno della qua­
ma concreto, delimitato da normative, commit­ le la città cresce governata e guidata dalle leggi
del capitale fondiario e produttivo, che piega ai conoscitive dell'architettura• in cui il suo mette­
suoi fini gli strumenti urbanistici e che, all'archi­ re in questione l'architettura sceglie di essere
tetto, non chiede nemmeno più l'impegno e la più attento al •mestiere•, alle tematiche tipologl­
partecipazione a progettare una qualche propria che, tecnologiche, formali, nel recupero di gusto
immagine. Le ideologie del quartiere, il populi­ ridolfiano e tutto artigianale, per il dettaglio ar­
smo neoreallsta, e comunque le teorizzazioni chitettonico fino al suo farsi particolare costrut­
che affermavano l'esistenza di una cultura popo­ tivo attento alle possibilità offerte da più raffina­
lare autonoma rispetto a quella della classe diri­ te tecnologie, mostra nelle sue opere questo
gente, avevano espresso un atteggiamento so­ continuo scambio tra cura per il dettaglio e forte
stanzialmente anti-urbano, in cui tuttavia era impianto tecnologico che lo contiene, memoria
presente la fiducia in una possibile ricostruzione di una costruire essenziale e tentativo Insieme
morale, per mezzo dell'architettura, del paese, di •ricondurre l'Istanza tecnologica all'architettu­
attraverso il recupero di tradizioni formali, di im­ ra•. All'esperienza del Tiburtino, in collaborazio­
magini archetipiche, la casa contadina come me­ ne con L. Ouaroni e M. Ridolfi, seguono le espe­
tafora di un abitare essenziale, di tecniche arti­ rienze condotte autonomamente nel villaggio
gianali a supporto delle carenze di una Inesi­ •Orto Novo• a Cutro e quella più matura di S.
stente industria edilizia, di un cantiere Impossibi­ Basilio, che come i successivi interventi di Ma­
litato a funzionare, e sarà lo stesso M. Fiorenti­ tera e S. Panagia, si consolidano su una collau­
no a lamentarsi, nel cantiere di S. Basilio, del data immagine architettonica, costruita su non
modello di Intervento ·all'italiana• e •alla roma­ più ridiscussi rapporti metrici e formali, a favore
na•. Si elaboreranno -studi sull'architettura spon­ di un maggior approfondimento della struttura
tanea (G. Samonà), sulle comunità della campa­ urbanistica, che tenderà a definire spazi Idonei a
gna romana (L. Piccinato), la IX Triennale affron­ costituirsi come luoghi di vita all'aperto, un •ten­
terà il tema dell'architettura spontanea. Tutto tativo di riproporre, su scala minore, il sistema
questo bagaglio Ideologico di aspettative e desi­ meridionale di vita all'aperto•, così S. Basilio, fi­
deri s'Infrange nella realtà di S. Basilio In parti­ sicamente posta tra città e campagna, alluderà
colare, e più In generale nei vari interventi gesti­ all'una e all'altra negli spazi delimitati dall'edifica­
ti daii'UNRRA-CASAS e daii'INA-Casa caratte­ to, a metà tra corte ed aia.
rizzati da una limitata estensione rispetto all'ini­ l progetti per le case a torre di Viale Etiopia, alla
ziativa privata e corrispondente al 9% del totale, luce delle precedenti riflessioni, presentano due
scoprendo che •le condizioni di privilegio create importanti motivi di Interesse, di cui l'uno costi­
dal Fascismo per l'iniziativa privata del settore tuito dall'essere Interventi •urbani•, l'altro dal­
edilizio, non mutano sostanzialmente dopo il l'inevitabile confronto con le adiacenti torri rldol­
1945... La costruzione dei quartieri INA-Casa of­ fiane. L'intervento complessivo, articolato in tre
fre precarie occasioni di sperimentazione e rea­ fasi, farà propria la lezione di M. Ridolfi che, ac­
lizza, di fatto, una struttura di mediazione tra cit­ cettando la densità edilizia di questa parte della
tà e classe operaia funzionale al mantenimento periferia romana, affronta i problemi del rapporto
degli arretrati equilibri del mercato del lavoro e tra isolato urbano e tipologia, tra la grande sca­
al rafforzamento del blocchi sociali su cui si fon­ la, sottolineata dalle strutture cementizie a vista,
da il potere politico• (M. Tafuri). L'equivoco su e la piccola scala del dettaglio architettonico. Di
cui si fonda la progettazione di questi nuovi queste M. Fiorentino esalta la prima e soprattut­
quartieri è ben compreso dallo stesso L. Ouaro­ to l'aspetto tecnologico, distaccandosi definitiva­
nl, In un'analisi a posteriori dell'esperienza del Tl­ mente, nella terza fase, dai richiami forma li alle
burtino, apparsa nel 1957 su Casabella-Contlnul­ torri ridolflane. L'ipotesi, sostenuta in questo In­
tà, dal polemico titolo • Il paese dei Barocchi•: tervento, tende a verificare le possibilità di rea­
• Non è il risultato, appunto, d'una cultura solidi­ lizzazioni architettoniche di elevata qualità for­
ficata, d'una tradizione viva: è il risultato di uno male, pur all'interno di dinamiche speculative, at­
stato d'animo, lo stato d'animo che ci sosteneva traverso la sperlmentazione del rapporto tecno­
in quel giorni nei quali per ognuno di noi, qui a logia-tipologia, ricerca anche che vuole definire
Roma, interessava solo fare qualcosa che fosse un sistema articolato e complesso di •moduli•
distaccato da certi errori d'un certo passato al standards, tali da consentire variazioni formali.
quale rimproveravamo la sterilità e il fallimento La più forte concentrazione sul problema tecno­
sul plano umano, non importa quanto costasse, logico si riduce, nella terza fase progettuale, ad
poi, a noi, aii'INA e ai futuri abitanti del nuovi esercizio compositivo, con meno convincenti ri­
quartieri•. M. Fiorentino opterà per una scelta sultati sul piano dell'immagine che perde quella
disciplinare contrapposta ad una ideologica, da tensione, carica di suggestioni, derivatagli dal­
lui definita extradisciplinare, nella convinzione l'umile confronto con M. Ridolfi. Le linee di ricer­
della •necessità di salvaguardare le autonomie ca individuate in questa esperienza saranno co­
munque perseguite nelle successive torri di Pie· proprio nell'atteggiamento professionale era de­
tralata, e, fino a Corviale, egli tenterà di media· bitore.
re, con l'uso e l'esaltazione delle tecniche Indu­ Gli anni '60 vedono la sconfitta e la resa di una
striali di prefabbricazione, il difficile rapporto tra cultura che aveva visto Infrangersi 1 propri pro­
la •qualità architettonica• e la •quantità edilizia• getti e le proprie attese contro la determinazio­
richiesta dalle varie committenze, ma soprattut· ne della classe dirigente. che aveva visto crolla­
to •ad evocare quella trasformazione del modi di re l miti e le Ideologie che ritenevano di poter
produzione e del mercato e quel consumo del­ assegnare all'architettura una reale capacità di
l'immagine che è proprio della città moderna•. modificare condizioni sociali. di •incidere• sul
con la quale ben diversamente si stavano con­ reale, che era stata incapace infine di fare chla·
frontando gli epigoni Italiani dell'architettura mo­ rezza sul propri •obiettivi•. fino alla consapevo­
derna, con opere più Intensamente lnterlocutorle lezza della degradazione della figura dell'architet­
ed emergenti. to come tecnico, ·l'unico torto degli architetti è
L'Intrecciarsi di un atteggiamento professionale stato quello di non capire che bisognava condur­
e di un Interesse culturale. la tensione verso un re questa battaglia di apertura interdlsclplinare
•disegno globale che non lasci margine al caso•. In modo da Irrobustire, anziché danneggiare, la
determinano due evasioni progettuall che si figura dell'architetto-urbanista... Cosicché oggi
muovono In ambiti di ricerca diversi fra loro, a gli architetti rischiano di perdere anche quel po'
sottolineare un momento di riflessione formale, che dovrebbe restare loro, mentre gli altri fini­
che tuttavia non riesce a ritrovare, nella elabo­ scono per Impadronirsi di tutto•, questa è l'ama­
razione progettuale un •luogo• di sintesi. espri· ra constatazione di Ludovico Ouaroni. È neces­
mendo Invece le contraddizioni e i fermenti di un sario che architettura e urbanistica ritrovino Il
pensare la disciplina fuori da sistemi •rassicu­ loro originario punto di contatto •il modo col
ranti•, all'Interno di uno spazio metropolitano quale operare il passaggio dalla pianificazione
vissuto come •disastrato•, la cui periferia non si urbanistica al disegno d'architettura, al paesag­
caratterizza come •luogo•, che sembra non ave­ gio•. ma soprattutto è necessario che l'architet­
re •storia•. La caserma per i Vigili del Fuoco di to, in quanto tecnico, ritrovi un proprio ruolo al­
Mantova e Il Fermi Memoria! di Chicago, non a l'interno della società, ·l'architetto deve fare la
caso sono due progetti di concorso, e, In quanto città... deve Imporre un certo disegno della clt·
tali, non sono tenu ti al confronto/scontro con tà... tale che riporti la città ad essere quella che
l'urbano, Il suo luogo e la sua storia, In quanto è sempre stata fin o a circa un secolo fa... In se­
tali sono •assoluti•, sciolti da vincoli Imposti da condo luogo bisogna trovare i mezzi legislativi
committenze, regolamenti edilizi, normatlve. ecc. per poter poi effettivamente attuare certe cose•
liberi di abbandonarsi a giuochi compositivi, di ri­ (L. Ouaronl). È all'interno di questa •crisi• della
flettere sulla storia, sia essa la storia della città disciplina che si guarda con profondo Interesse
o quella della disciplina architettonica. Solo all'In­ al •piano per Toklo• di K. Tange e al progetto di
terno di un astratto spazio mentale è possibile. L. Kahn per la rlstrutturazione del centro di Fila­
per M. Fiorentino, proporre. nel progetto di Man­ delfia, come Ipotesi entrambe di disegno globale,
tova, le riflessioni sul tema geometrico del qua­ che procede dalla grande alla piccola scala. So­
drato. sulla sua variazione nell'elemento ruotato stanzialmente questo atteggiamento, definito da
a 45' , sull'edificio-torre Isolato, sul recinto, sul­ M. Tafurl •nostalgia del futuro• è ancora rinuncia
l'architettura rinasclmentale e di Mantova In par­ •ad accettare la pazienza e l rischi che una ge­
ticolare. e rileggere. in alzato. l'Intervento all'In­ stione politica delle trasformazioni urbane Impo­
terno di una griglia strutturale che riflette le ne•. cosicché al caos metropolitano, al suo di­
esperienze del Movimento Moderno, oppure rl­ sordine e al suo divenire. si oppongono le •gran­
meditare la storia dell'architettura moderna nel­ di macchine• urbane, che strizzano l'occhio a Le
l'Implicito richiamo alle poetiche neoplastlche, e Corbusier. megastrutture che nel tentativo di
In quello esplicito alla pittura di P. Mondrlan del unificare urbanistica e architettura impongono li·
Fermi Memoria! a Chicago. Ma tutto ciò è ·fuo­ nee di sviluppo, direzioni di crescita. sia territo­
ri• dalla pratica professionale, che taglia su riali che figurative, •il vero pericolo - sostiene L.
•pensieri Imperfetti•, a favore di scelte più sicu­ Ouaronl nel 1964 - è che si arrivi a separare.
re, fino a quando l'Impegno didattico non lo co­ nella realtà della città e del territorio, una azione
stringerà alla speculazione disciplinare, fino a urbanistica- funzionale soltanto - da una azione
costringerlo al ri conoscimento della autonomia architettonica - espressiva soltanto• e mentre
del disegno praticata nel progetti successivi a l'urbanistica si librava In voli pindaricl, l'architet­
Corvlale. che fanno proprio l'atteggiamento crltl· tura era totalmente trascurata, se non Ignorata
co, che cominciava allora ad esprimersi nel con­ del tutto. Il giuoco compositivo di forme e volu­
fronti del movimento moderno, cui M. Fiorentino, mi geometrici prendeva il posto della più com­
plessa e problematica progettazione, mostrando scluta l'Importanza, si proponeva un piano-pro­
ancora una volta quanto la cultura architettonica gramma che, attraverso un sistema policentrico,
fosse lontana dalla città reale, che avrebbe volu­ fosse in grado di fornire indicazioni normative,
to regolamentare ricorrendo all'ordine astratto e ma anche tipologiche, fino a definire un'immagi­
ideale di una geometria che si dispiegava su ne unitaria di Roma, costruita attraverso il recu­
quei territori sconfinati che già avevano visto il pero delle polarità, costituitesi nel corso della
crollo della kafkiana muraglia cinese. Il contribu­ sua stessa storia. Fino al 1974 M. Fiorentino
to italiano, più politico e attento alle normatlve sarà Impegnato In questi studi sulla grande di­
che regolano la gestione del territorio, prende le mensione con la sola eccezione della sistema­
mosse dal progetto per le Barene di S. Giuliano zione di Piazza del Cinquecento a Roma, studia­
di Quaroni, •operazione Interessante se riuscis­ ta per il Comune di Roma, in cui la forte presen­
se a sviluppare il P.R. delle zone di espansione za storica del sistema costituito dalle Terme di
tagliando il territorio in grandi "parti"... che poi Diocleziano si Imponeva come elemento di con­
fossero oggetto di un "piano quadro". Ma il pla­ notazione e organizzazione dello spazio urbano;
no quadro non dovrebbe partire dalla pianifica­ nell'enfasi con cui lo si poneva in continuità con
zione delle infrastrutture, lasciando che il "dise­ il sistema archeologico formato da parte dei pa­
gno" si adatti, poi, a questa "preesistenza di pro­ lazzi repubblicani, dalle mura serviane e dal pa­
getto". Si dovrebbero progettare plani-quadro lazzo del Clementine, attraverso l'abbassamento
che fossero town-deslgn, cioè Insieme indicazio­ della quota stradale, così da caratterizzarlo
ni chiare e precise di disegno ma solo quanto è come emergenza. Questi progetti anche se non
necessario, e "schematura" delle infrastrutture» ebbero un riscontro pratico nella professionalità,
(l. Quaroni). La concretezza delle proposte di rappresentano la elaborazione e la messa a pun­
M. Fiorentino è nell'accettare e nel confrontarsi to di quelle tematiche città-territorio, mediante
tentando soluzioni reali, nell'impegno a garantire le quali si tentava anche di restituire all'architet:
la qualità della nuova immagine di città propo­ tura il suo compito di pensare la «Forma•. •E
sta, usando l'architettura. pensabile un recupero o, forse, nulla potrà mal
È in queste ipotesi di Intervento a scala urbana cambiare in questa città?», operazione che tutta­
che mostra la sua notevole capacità di controllo via, nello scendere di scala, sembra incagliarsi
su di un intervento dispiegato sul territorio, cui in variazioni geometriche piuttosto che ripropor­
si accompagna una notevole padronanza nel­ re in quello stesso contesto le analisi e gli studi
l'uso di elementi tecnologici, consolidatasi nel sul rapporto tecnologia-tipologia, e ancora sem­
corso delle esperienze precedenti. Nelle loro li­ bra ignorare la necessità, per cambiare la città,
nee generali queste tesi, che analizzavano l pro­ di passare anche attraverso la sua Storia, che è
blemi della •nuova dimensione» e della •città re­ anche storia delle forme ch'essa ha prodotto.
gione» volevano offrire alternative reali alla man­ Purtroppo, in questi studi e analisi sulle forme in
canza di strumenti di piano efficaci a controllare cui si presenta fa città, viene a mancare proprio
i processi di espansione e modificazione delle la storia.
aree urbane. Questa l'ipotesi entro cui si articola La degradazione della figura dell'architetto In
la proposta per l'Asse Attrezzato del 1961, stu­ quanto tecnico maturatasl a partire dal dopo­
diato per I'IACP, ma che si precisa nel successi­ guerra, pur nel passaggio attraverso esperienze
vo progetto per un quartiere alle Tre Fontane. progettuali diverse, spinge M. Fiorentino ad ope­
Se il primo accettava ancora incondizionatamen­ rare una sorta di separazione tra il •progetto» e
te la logica della proprietà fondiaria, questo inve­ il suo •oggetto•. cosicché egli, forse anche per
ce propone un'alternativa basata proprio sulla carenza di Incarichi professionali, sembra ad un
negazione della suddivisione del territorio, su cui certo punto, privilegiare il momento progettuale.
sono posti invece grandi cerchi Interrotti che lo L'aporia in cui viene a trovarsi è di natura princi­
invadono delimitando ampi spazi Interni. Esplicito palmente Ideologica, coincidendo con il momen­
è qui l'omaggio al Quaroni delle Barene di S. to in cui vengono a cadere alcuni presupposti
Giuliano, e, come questo, lascia irrisolta la que­ fondamentali sui quali poggiava la sua attività
stione della definizione architettonica In termini professionale. Alla delusione determinata dall'im­
di immagine. La risposta urbanistica maggior­ possibilità di .modificare la città, attraverso un'ar­
mente definita nelle scelte critiche e propositive chitettura capace di sintetizzare esigenze tecno­
nel confronti del P.R.G. sembra essere quella logiche e funzionali con la •elevata qualità for­
costituita dalla ricerca per l'Asse Attrezzato e il male» pretesa, all'impossibilità di gestire in .toto
nuovo sistema Direzionale di Roma, degli anni questo progetto, perché questo propriamente è
'67-'70, elaborato all'interno del gruppo Asse. A il progetto di M. Fiorentino, un progetto di domi­
partire dall'accettazione del ruolo terziario, che nio, verificata attraverso le esperienze del town­
caratterizza la capitale, e di cui veniva rlcono­ design, segue il ripiegarsi nella disciplina, che da
una originaria attenzione all'oggetto architettoni­ per la progettazione di una piazza ad Ancona,
co di cui il «progetto• era medium strumentale, che M. Fiorentino rìscopre le potenzialità evoca­
passa ad una in cui l'oggetto si pone come pre­ tive del disegno, e tuttavia al di là delle dichiara­
testo per il progetto. Teorlzzando il desiderio di zioni, c'è, In questo nuovo tipo di approccio alla
liberarsi «dal dogmi funzionalisti e ideologici, per progettazione, anche il «gusto• per le possibilità
un ritorno alla "semplicità" e al rigore tipologi­ espressive e autonome di questo strumento per
co•, di ritrovare «nella storia (tutta la storia), un tanto tempo «trascurato» nella pratica professio­
possibile recupero di valori e principi certi e nale. Questo di Ancona è il primo progetto do­
semplici•, di riproporre «quell'esigenza di "bellez­ cumentato fino a partire dagli schizzi, e in esso
za" della città, oltre i suoi problemi di produzione il trattamento delle ombre, l'uso della rappresen­
e di efficienza e al di là dei problemi di gestione tazione prospettica, l'indicazione grafica dei ma­
e di controllo•. M. Fiorentino sembra in quell'«ol­ teriali, trascendono la dichiarata volontà di rife­
tre• indicare un ten tativo di sottrarsi al moder­ rirsi al passato, «non per una scelta storicistica
no, come espressione metropolitana, rivelando e ripetitiva o nostalgica, ma come selezione ra­
in ciò quasi un'autocritica. All'oggetto, al «CO­ gionata di un insieme di immagini scelte all'inter­
struito• consegnato alla città, come i personaggi no di questo contesto storico e assunte come
pirandelliani alla vita, ed in questa necessaria­ occasione di riflessione strutturale e tlpologica
mente abbandonato· al degrado e alla corruzione, in "continuità" mentale col passato», per andare
antepone il progetto, espressione statica di un a costituire un ..mondo» evocato però non dal
possesso totale. passato ma dalla memoria e dal desiderio, un
Corviale, in linea di continuità con le riflessioni mondo che solo nel disegno conserva quel valo­
elaborate in questi progetti, chiude prematura­ ri e quelle dichiarazioni di poetica usciti sconfitti
mente l'esperienza progettuale di M. Fiorentino, dallo scontro con il reale a S. Basilio. Il disegno
purtroppo proprio nel momento in cui l'attività di M. Fiorentino dunque è rappresentazione di
didattica, e la maturità e serenità professionale un ideale, non «costruibile» per ragioni che nulla
lo riconducevano a quelle riflessioni teoriche in­ hanno a che vedere con le possibilità tecniche
dividuate alla fine degli anni '50. Nel Corviale, ri­ di realizzazione, che si colloca parallelamente al­
visitato opera aperta, in continuo divenire, le l'altro, quello del cantiere, della committenza,
due istanze, quella urbana e quella formale, ri­ dell'abile mediazione, ecc., che hanno caratteriz­
cercheranno un punto d'incontro anche con la zato gran parte della sua att ività, ed è in tal
storia, tale da condizionare i progetti successivi. modo sublimato e sottratto al tempo reale.
Nella stecca lunga un chilometro di Corviale, as­ Né è casuale in questa operazione il riferimento
sunto a «monumento», si affiancano, a creare un alle piazze metafisiche di De Chirico, al varco
effetto città, interventi diversi, dai quali nasce­ della piazza di Ancona le Muse inquietanti In­
ranno i progetti per il concorso nazionale per la quietano Fiorentino, interrogandolo su quel con­
progettazione di una piazza ad Ancona, il proget­ fine instabile che separa ideale e reale, il come
to per un insediamento nell'Alto Lazio, fino al vorrei che fosse e il come è della casa, della cit­
concorso nazionale per il restauro e l'utilizzazio­ tà e del territorio.
ne del castello e delle aree circostanti di Piombi­ Il progetto per un insediamento residenziale a
no, progetto in cui meglio si fondono la sua più Tuscania, il progetto per la piazza di Ancona e
recente scoperta di una vocazione didattica e di­ infine quello per il castello di Piombino,sono pro­
dascalica attraverso l'architettura... ed un piace­ prio le «Forme• dell'abitare Ideale nella casa,
re dell'architettura riscoperto attraverso una de­ nella città e nel territorio, nella serena continuità
dizione assoluta nel risolvere le questioni. con la storia e con il tempo, riordinati «secondo
Ma è proprio a partire dal concorso nazionale un "disegno" di architettura».

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