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La nozione di segno (semeîon) circola già nell’antica Grecia in relazione ad arti

(téchnai) quali: medicina, divinazione, fisiognomica.


Semeiotica medica: “Già gli antichi medici greci avevano parlato del semeiotikón:
l’arte di riconoscere i semeîa, i segni o sintomi delle malattie. E di ‘sem(e)iotica’ o
‘sem(e)iologia’ come sintomatologia hanno continuato e continuano a parlare le
moderne scienze mediche” (De Mauro). Il medico è un “semeiotico” nel senso che
sa attribuire un significato (qualcos’altro) alle manifestazioni fisiche che rivestono un
carattere patologico (qualcosa). Da un certo modo di tossire, ad esempio, il medico
risale a possibili affezioni bronchiali e alle cause che possono averle determinate e
suggerisce una terapia. Il medico opera dunque un’interpretazione di un segno
naturale, secondo un meccanismo di tipo inferenziale, cioè una deduzione intesa a
provare una conseguenza logica. «I sintomi furono tra i primi segni oggetto di studio
scientifico e costituiscono una categoria storicamente importante per gli inizi della
scienza dei segni». Quali sono i meccanismi semiotici osservabili durante una visita
medica? Ispezione, palpazione, percussione (plessimetro), auscultazione
(fonendoscopio). L’analisi di un segno naturale, di un sintomo, va collocata in un
quadro più ampio, capace di tener conto di vari fattori, dal clima della regione in cui
l’ammalato vive, alla sua età, alle sue abitudini di vita, ecc. (Ippocrate, Galeno).
Divinazione del futuro: L’indovino ‘legge’ certi eventi naturali (volo d’uccelli,
fulmine, inondazione …) come segni di una volontà superiore che in tal modo o
manifesta, a seconda dei casi, collera, compiacimento verso le opere degli umani, o,
per loro tramite, annuncia la sconfitta o la vittoria nel prossimo scontro tra
eserciti nemici.
Fisiognomia: L’esperto di fisiognomia interpreta le forme corporee degli individui
come manifestazioni della loro sostanza spirituale e talvolta costruisce il suo codice
interpretativo sull’analogia fra gli esseri umani e gli animali. Si prefigge di dedurre i
caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai
lineamenti e dalle espressioni del volto.
La riflessione sul segno è particolarmente ampia: non solo segno come segno
linguistico, ma che come segno di diversa natura dalla parola.
Nei Vangeli, la nozione di segno è spesso slegata dal linguaggio verbale, e si riferisce
a: miracoli di Gesù, premonizione del futuro, indicazione o segnale, prova e verifica.
La riflessione sul segno attraversa tutta la storia del pensiero occidentale, e ha la sua
culla nell’antica Grecia. In Grecia lavorano i grandi filosofi (Platone, Aristotele,
Epicuro, Zenone, ecc.) che hanno gettato le basi della teoria del segno e del segno
linguistico in particolare. Fin dai tempi antichissimi, la realtà si presenta all’uomo
come una trama di segni che occorre saper leggere e interpretare, adottando un
corretto codice di decifrazione. Zenone «Per questo abbiamo due orecchie e
soltanto una bocca, perché sia possibile ascoltare di più, e parlare di meno».
ARISTOTELE
 Non è possibile conoscere e pensare senza i segni
 La logica è la forma del pensiero, il pensiero si sviluppa secondo categorie
universali (es: se in una lingua abbiamo gli articoli, tutte le altre lingue dovrebbero
avere gli articoli. Ovviamente questa teoria non regge ma per molto tempo si è
pensato così. Oggi sappiamo che non è così perché molte lingue non hanno bisogno
degli articoli).
 NOME (Qualcosa) sta per OGGETTO (qualcos’altro)
 Le lingua si differenziano tra loro per il nome non per le cose. Le cose esistono a
prescindere dal loro nome. C’è la scelta del nome che è libera, ma il soggetto è
stabile. Ad esempio la montagna sta lì, a prescindere dal nome che le viene dato.
 La scelta degli umani, cioè la libertà di nominare, riguarda la superficie. I nomi
vengono associati alle cose secondo delle categorie universali.
CRITICA AD ARISTOTELE
L’idea di superare la visione universalistica di Aristotele perché non è vero che una
cosa corrisponde ad un
nome e viceversa e dunque non può essere universale. Il segno non è una cosa
esterna che si attacca al
contenuto, non è un’entità monodirezionale. La dimensione convenzionale è
appannaggio per gli umani e si riferisce alla libertà di attribuire un numero e
condividere convenzione come fatto sociale. Il fatto di dare un nome alle cose è un
fatto universale e chiude la lingua, ma la lingua non può essere considerato un
sistema chiuso, bensì aperto. La lingua è un sistema di relazione, non un sistema di
regole chiuse; Le parole non sono l’etichetta delle cose.

AGOSTINO DI IPPONA (354-430)


Padre, Dottore e Santo della Chiesa Cattolica È stato definito «il massimo pensatore
cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni
dell’umanità in assoluto». Riflette, per primo, sul funzionamento dei segni,
ragionando sul loro potere comunicativo e sulle loro diverse tipologie. Si interroga
sul segno, ne dà dunque alcune definizioni.
De Doctrina christiana:
Segno è ciò che viene usato per significare. Non tutto è segno, ma tutto in linea di
principio può essere usato come segno, anche “cose” come il legno o la pietra, che
non hanno la funzione primaria di significare. Le parole sono segni in senso stretto,
nel senso che servono solo a significare; esse sono però anche cose, cioè hanno
bisogno di un supporto materiale per funzionare come segni. Alcune cose non sono
segno perché non hanno significato, quindi come ad essere dotati di significato?
Sulla base dell’esperienza, ad esempio in alcuni paesi non c’è la neve quindi per loro
questa non sarà un segno perché non riescono a rinviarla a qualcos’altro.
Dei segni alcuni sono naturali altri intenzionali.
Segni naturali: senza alcuna intenzionalità e volontà di significare, fanno conoscere,
a partire da sé, qualcos’altro oltre a sé: come il fumo significa il fuoco; lo fa senza
intenzione di significare, ma grazie all’osservazione e all’esperienza sappiamo che là
sotto c’è il fuoco, anche se si vede solo il fumo. Siamo noi ad attribuire all’oggetto un
significato perché esso non comunica di per sé, siamo noi a correlarlo ad un altro
evento o fatto in virtù della nostra esperienza.
Segni intenzionali: sono quelli che gli esseri viventi si scambiano gli uni con gli altri
per far conoscere, per quanto è possibile, emozioni, sentimenti, stati d’animo e
pensieri. C’è volontà soggettiva di far conoscere il proprio stato animo ad altri
attraverso segni di valore contenuto. Le parole non sono soltanto le etichette delle
cose, non solo fotografano la realtà ma evocano dei sistemi simbolici e valoriali
(pensiero opposto a quello di Aristotele). Alcuni segni riguardano, la vista, l’udito,
l’olfatto, il tatto. Per esempio quando ci viene in mente un odore lo ricolleghiamo ad
un immagine interna, in base alla nostra esperienza. Ad esempio quando l’arbitro
fischia dice cose diverse a seconda di cosa vuole comunicare, ad esempio quando
fischia 3 volte vuol dire che la partita è finita.
RELAZIONE A 4 VARIABILI: qualcosa sta per qualcos’altro x qualcuno in determinate
circostanze. I segni servono per comunicare. Il linguaggio verbale è il più potente dei
linguaggi, non si possono tradurre tutti i significati linguistici con un motivo musicale
o altri linguaggi non verbali, ma le parole riescono a parlare e a tradurre tutti i sensi
degli altri linguaggi. “il linguaggio verbale è onniformativo cioè può manifestare ogni
possibile senso” Hjelmslev.

FERDINAND DE SAUSSURE 1857-1913:


Nacque a Ginevra il 26 novembre 1857
Padre della linguistica moderna
Famiglia di grande spessore intellettuale
Cours de Linguistique Générale scritto dai suoi allievi
Vissuto come un solitario con pochi amici
Temi saussuriani circolano in tutta la cultura del secondo Ottocento e in vari ambiti
della linguistica.
Per Semiologia intende: «una scienza che studi la vita dei segni nell’ambito della vita
sociale» Secondo Saussure, la linguistica era solo una parte di questa nuova scienza,
destinata a trattare anche gli altri sistemi di segni, quali la scrittura, i linguaggi dei
sordomuti, i segnali militari, i riti simbolici nei quali è espressa e fortemente
codificata un’intenzione comunicativa Semiotica non riduzionista e non appiattita
sulla verbalità. Il fenomeno linguistico presenta eternamente due facce che si
corrispondono e delle quali l’una non vale che in virtù dell’altra Il linguaggio ha un
lato individuale e un lato sociale e non si può concepire l’uno senza l’altro. Il segno
linguistico (parola o frase che sia) si scinde in due distinte realtà:
 A: quella della comunicazione immediata, nella quale osserviamo determinati
segnali fisicamente percepibili, prodotti oralmente o per iscritto, fatti di un supporto
materiale e di un senso
 B: quella psichica o mentale sottostante alle diverse realizzazioni individuali, nella
quale il segno si configura come un’entità bifacciale composta da un’immagine
acustica (significante) e un concetto (significato)
Agostino e Saussure spiegano il meccanismo elementare della comunicazione
umana usando terminologie figlie di epoche fra loro lontanissime.
Agostino:
1. Se penso a ciò che dirò, c’è già una parola (verbum) dentro di me;
2. ma se voglio parlarti, cerco in qual modo far essere anche nel tuo cuore ciò che è
già nel mio.
3. Cercando come possa arrivare a te e trovar posto nel tuo cuore la parola che
occupa già il mio, assumo la
voce e servendomene ti parlo.
4. Il suono della voce ti reca il significato (intellectus) della parola;
5. appena il suono della voce ti ha recato il significato della parola, il suono stesso
passa oltre;
6. ma la parola che il suono ti ha recato è ormai nella tua mente e non si allontana
dalla mia
7. Il suono della voce ha risuonato nel prestare il suo servizio poi è scomparso
Il circuito delle parole (atto linguistico individuale) secondo Saussure:
Dati due individui A e B, il punto di partenza del circuito è nel cervello di uno dei due
individui, per esempio
A, in cui i fatti di coscienza, che noi chiameremo concetti, si trovano associati alle
rappresentazioni dei segni linguistici o immagini acustiche che servono alla loro
espressione. Supponiamo che un dato concetto faccia scattare nel cervello una
corrispondente immagine acustica: è un fenomeno interamente psichico, seguito
a sua volta da un processo fisiologico: il cervello trasmette agli organi della
fonazione un impulso correlativo all’immagine; poi le onde sonore si propagano
dalla bocca di A all’orecchio di B: processo puramente fisico. Successivamente il
processo si prolunga in B in un ordine inverso: dall’orecchio al cervello, trasmissione
fisiologica dell’immagine acustica; nel cervello, associazione psichica di questa
immagine con il concetto corrispondente. Attraverso questo processo Saussure
spiega come avviene l’atto comunicativo, o parole. Il segno è concreto o astratto?
Astratto. Noi però viviamo nel mondo della concretezza, cosa c’è di concreto? Il
segnale. Entrambi credono che il segno sia un’entità a due facce:
a) una fisica, oggetto di trattamento squisitamente fisiologico da parte degli organi
di produzione (apparato fonatorio) e ricezione della voce (apparato uditivo);
b) una mentale
Vi è tuttavia un’importante differenza tra i due studiosi:
Agostino ritiene che la controparte mentale della voce sia il solo significato
(intellectus), e così sembra inclinare verso un modello lineare/elementare della
comunicazione. Saussure spiega che prima di associarsi a un significato, la voce
articolata in parole viene analizzata dal cervello nella sua immagine acustica, ovvero
in un’immagine mentale della voce articolata.
IL CIRCUITO DELLE PAROLE
È questa immagine (detta significante) che istituisce il rimando al concetto (detto
significato). Bisogna distinguere nel segno ciò che è astratto e ciò che è concreto.
“che giornata è oggi” trasporto ciò che ho sentito ad un concetto. A livello di segnale
(ovvero di concretezza) abbiamo diverse possibilità a seconda delle circostanze (può
essere una bella giornata, brutta o faticosa)
Il circuito può dividersi ancora come segue:
a)Una parte esteriore (vibrazione dei suoni che vanno dalla bocca all’orecchio) e una
parte interiore (comprendente tutto il resto);
b)Una parte psichica e una parte non psichica (comprendente tanto i fatti fisiologici
di cui sono sede i vari organi quanto i fatti fisici esterni all’individuo)
c)Una parte attiva ed una parte passiva: è attivo tutto ciò che va dal centro di
associazione d’uno dei soggetti all’orecchio dell’altro soggetto; è passivo tutto ciò
che va dall’orecchio al centro d’associazione;
d)Nella parte psichica localizzata nel cervello si può chiamare esecutivo tutto ciò che
è attivo (c – i) e ricettivo tutto ciò che è passivo (i – c).
PSICHICO, FISIOLOGICO E FISICO
Il punto di partenza del circuito scaturisce da un fenomeno psichico nella mente di A
che associa un concetto a un’immagine acustica. Questo è seguito da un fenomeno
fisiologico: il cervello di A trasmette agli organi di fonazione un impulso correlativo
all’immagine acustica. Infine ha luogo un fenomeno fisico: produzione di parole
(onde sonore si propagano dalla bocca di A per raggiungere l’orecchio di B).
Il circuito prosegue, poi, in un ordine uguale ma inverso: dall’orecchio di B
l’immagine acustica arriva al suo cervello, dov’è associata con il concetto
corrispondente. Il segno linguistico NON unisce una cosa a un nome, MA un
concetto (significato) a un immagine acustica (significante). In altre parole le fonie e
grafie non stanno da sole. Per capire come funzionano le lingue bisogna sapere
come funzionano i segni. Per poter capire che quel segmento di suono articolato che
ho appena sentito è [buongiorno] ho bisogno di disporre dello schema mentale
/buongiorno/ che mi permette di riconoscerlo. È questa immagine (che Saussure
chiama psichica, cioè mentale, detta significante) che istituisce il rimando al
‘concetto’, detto ‘significato’, (psichico anch’esso). In altri termini, è da
/buongiorno/, non da [buongiorno], che passo al significato “buongiorno”. Ed è
grazie a “buongiorno”, il significato codificato nella lingua della parola italiana
buongiorno, che posso accedere alle eventuali sfumature con cui il mittente ha
usato quella parola.
Ogni lingua ha il suo sistema di classificazione. Ad esempio in arabo oltre al plurale
esiste il duale che si riferisce solo a due persone. Tutto questo è guidato
dall’arbitrarietà. “nonno piove!” la lingua può essere maneggiata. Il linguaggio non
potrà mai essere lineare, avrà sempre bisogno di un interpretante di qualcuno che
può dare senso a segni e parole. Il linguaggio diventa un sistema complesso di segni.
La pioggia che vediamo cambia a seconda dei sensi. In messaggio il significato può
tendenzialmente rimanere ed in altri casi no, questo ci fa capire come un messaggio
può cambiare da un interlocutore ad un altro. Ma se il segno è irripetibile (per tutti
diverso) come avviene la comunicazione?
Langue vs parole:
Piano mentale - Piano materiale
Piano del contenuto - Piano dell’espressione
Sociale - Individuale
Costante – Irrepetibile
La lingua è il prodotto sociale della facoltà del linguaggio ed un insieme di
convenzioni necessarie. Preso nella sua totalità, il linguaggio è multiforme non si
lascia classificare in alcuna categoria di fatti umani, poiché non si sa come enucleare
la sua unità. Il linguaggio è una capacità innata. Alcuni studiosi pensano che abbiamo
iniziato a parlare dall’uomo sapiens sapiens, altri pensano che l’uomo ha sempre
comunicato anche se non ha sempre parlato. Ad esempio i bambini anche se da
piccoli non parlano riescono ad esprimersi comunque (urlando, imitando,
piangendo). Noi ci capiamo oggi perché esiste un italiano standard creato da alcune
persone e che noi abbiamo convenzionalmente deciso di accettare. “E’ attraverso il
funzionamento delle facoltà ricettiva e coordinativa che si formano nei soggetti
parlanti delle impronte che finiscono con l’essere sensibilmente le stesse in tutti”
Il bello della lingua è che funziona anche quando violiamo una regola, sbagliamo un
congiuntivo o una regola grammaticale. Occorre una massa parlante perché vi sia
una lingua. Contrariamente all’apparenza, in nessun momento la lingua esiste fuori
del fatto sociale, perché essa è un fenomeno semiologico. La sua natura sociale è
uno dei suoi caratteri interni” La langue rappresenta il momento sociale del
linguaggio ed è costituita dal codice di strutture e regole che ciascun individuo
assimila dalla comunità di cui fa parte. La parole consiste nell’esecuzione individuale
del linguaggio. E’ il modo in cui il soggetto che parla utilizza il codice della lingua in
vista dell’espressione del proprio pensiero personale. Secondo Saussure il segno non
designa più la faccia esterna dell’entità linguistica, cioè l’immagine acustica o
significante ma è un’unità inscindibile di significato e di significante. A partire da una
concezione ‘debole’ dell’arbitrarietà per cui è immotivato il singolo rapporto tra
significante e significato all’interno del segno, Saussure arriva a proporne una
‘radicale’, che riguarda non solo il significante, ma coinvolge ambedue le facce del
segno e i rapporti tra i segni. Il segno non esiste mai isolatamente come un atomo
chiuso in se stesso. Il segno esiste solo in un sistema che esso costituisce con gli altri
segni. Vi sono due sfere di rapporti, denominati sintagmatici e associativi, che
corrispondono a due forme di attività mentale.
• Rapporti sintagmatici: rapporti che le parole contraggono nel loro concatenarsi
nella catena parlata e che
si fondano sul carattere lineare del significante, cioè sul fatto che gli elementi del
significante non possono
essere simultanei ma si presentano gli uni dopo gli altri. Rapporto in praesentia.
• Rapporti associativi (da Hjemlslev poi denominati ‘paradigmatici’) sono invece
rapporti memorali: le
parole che presentano qualcosa in comune si associano nella memoria formando dei
gruppi.
Le parole non si associano nella nostra memoria in modo casuale e nemmeno
secondo un ordine alfabetico
come accade in un dizionario. Le parole si collegano tra loro per categoria e
paradigma grammaticale, per
base e radice, per relazioni di senso (sinonimi, antonimi, unità polirematiche), ma
anche per semplice
assonanza o per occasionali associazioni con nuclei emotivi personali. Rapporto in
absentia. Così la parola
insegnamento può evocare sul piano associativo una folla di altre parole (insegnare,
educazione,
apprendimento) e sul piano sintagmatico può essere combinabile con molte altre
come pubblico, privato,
scolastico ecc.

CHARLES SANDERS PIERCE (1839-1914)


Definisce un Segno come qualcosa che da un lato è determinato da un Oggetto e
dall’altro determina una idea nella mente di una persona. OGGETTO – SEGNO –
INTERPRETANTE (idea mentale).
Un segno ha una relazione triadica con il suo oggetto e il suo interpretante.
Carattere permanentemente interpretativo della semiosi umana: anche in questo
caso c’è il superamento della dimensione monodimensionale di Aristotele. Ogni
processo semiotico non consiste nella messa in corrispondenza di un dato evento a
un corrispondente valore o significato, bensì in una dinamica terziaria, nella quale
avvengono tre distinti passaggi:
1. Il processo è messo in moto da un’esperienza empirico-percettiva, da un qualcosa
nella realtà;
2. La mente dell’interprete (mittente o destinatario) reagisce producendo una
«lettura» di tale esperienza, consistente in una prima elaborazione conoscitiva
(schema senso motorio) e in una forma sensibile che lo rappresenta Charles
3. Tale lettura si concretizza immediatamente in una riformulazione dell’esperienza
attraverso un gesto, un comportamento, una parola, una frase, insomma attraverso
un’interpretante.
L’Oggetto, nella sua datità sensoriale (punto di partenza del processo semiotico)
agisce sulla nostra mente che se lo rappresenta in termini di oggetto immediato.
Questo oggetto immediato (componente iconica del processo) forma il contenuto
del segno cui corrisponde un supporto materiale o ‘representamen’.
Pierce introduce:
ICONE: il significante somiglia in qualche modo a ciò che il segno indica. Design
al’oggetto nei suoi caratteri propri. Ha un rapporto di somiglianza con la realtà
denotata. Motivate naturalmente/intenzionali come le carte geografiche e le mappe
SIMBOLI: solo se il rapporto significante/significato avviene secondo convenzioni.
Motivati culturalmente/ intenzionali, ad esempio il fatto che per l’anello
matrimoniale sia il simbolo del contratto matrimoniale.
INDICI: rapporto di continuità spaziale (banderuola del vento indica direzione del
vento) motivati naturalmente/ non intenzionali ad esempio lo sbadiglio volontario
che è sinonimo di noia.
L’oggetto che è il punto di partenza secondo Pierce agisce sulla mente (astratto) poi
forma il contenuto a cui corrisponde un supporto materiale (rapresentamen).
Ognuno di noi avrà sulla base di alcune associazioni la sua interpretazione
autonoma.
INTERPRETANTE: momento in cui dal correlato esterno si passa all’elaborazione
mentale autonoma. Ogni processo di comprensione si traduce nel passaggio da un
interpretante a un altro, con una continua opera di riformulazione interpretazione
che non coinvolge più direttamente l’oggetto, ma si muove asintoticamente verso di
esso. Secondo Peirce, la semiosi è illimitata, consistendo nell’eterna ‘fuga degli
interpretanti’. Esempio: conferenza su determinati fatti storici
1) Parole conferenziere = serie di interpretanti riferiti a quei fatti
2) Uditori: non produrranno nelle loro menti interpretanti equivalenti
3) Rielaborazioni ulteriori: cali di attenzione, rumori, sovrapporsi di altri pensieri,
barriere socioculturali, linguistiche, psicologiche, ecc. Numerosissimi differenti
interpretanti intorno alle stesso oggetto (il fatto storico che ha occasionato il
processo). SEGNO o REPRESENTAMEN (significante) è qualcosa che sta per qualcuno
(interprete) al posto di qualcos’altro (oggetto) sotto certi aspetti o capacità.
OGGETTO IMMEDIATO (contenuto del significante); OGGETTO DINAMICO (oggetto
reale).
INTERPRETANTE evidenzia che un segno si riferisce a un dato oggetto; INTERPRETE
coglie il legame tra segno e oggetto. Ad un interprete non corrisponde
necessariamente un solo interpretante.
CODICE: Insieme di istruzione che ci permette di:
1.Riconoscere un segno come segno di quel sistema semiotico
2.Produrre altri segni con le stesse caratteristiche morfologiche
3.Stabilire, nell’ambito dei segni previsti dal sistema, le corrispondenze fra elementi
espressivi ed elementi di contenuto
4.Indicare le modalità di combinazione dei segni fra di loro
INDIZIO: Termine più comprensivo che può essere applicato a ogni genere di
variazione dello stato fisico, anche molto mediata culturalmente. Esempio:
Investigatore Sherlock Holmes: macchia di fango sui calzoni, marca di sigaro, occhiali
neri e barba bianca, modo in cui una persona è vestita, ecc.

CLAUDE SHANNON 1916-2001


Matematico americano che alla fine degli anni quaranta ha elaborato un modello
elementare della comunicazione e ha cercato di illustrare la struttura astratta della
comunicazione anche in riferimento alle applicazioni telefoniche. Un processo di
comunicazione avviene quando si ha passaggio di un ‘messaggio’ da un ‘mittente’
(uomo, altro tipo di animale o macchina debitamente predisposta) a un
‘destinatario’ (anch’esso uomo, altro tipo di animale o macchina). Perché tale
messaggio avvenga è necessario che le componenti (i segni) siano costruite secondo
certe regole e combinate seconde altre regole (‘codice’). Infine il ‘contesto’ in cui la
comunicazione si realizza gioca un ruolo ora più ora meno importante a seconda del
tipo di codice (ad esempio differenza tra linguaggio verbale e linguaggio
dell’aritmetica elementare). Modello non riferito alla normale comunicazione
quotidiana.

ROMAN JAKOBSON 1896-1982


1960: idea della comunicazione applicata all’analisi del linguaggio. In ciascun atto
comunicativo non sono solo compresenti i sei elementi indicati da Shannon
(mittente, destinatario, messaggio, codice, canale e contesto), ma anche le ‘funzioni’
che questi privilegiatamente svolgono.
Funzione fatica, referenziale, poetica, metalinguistica, conativa, emotiva.
Ciascuna di queste funzioni può assumere un rilievo maggiore delle altre, grazie alla
diversa salienza ora di questo ora di quell’elemento del processo comunicativo.
Alcuni esempi:
1. Elementi deittici o indicali (cioè fatti per indicare) ad es. qui, là, questo, nella
misura in cui mettono in evidenza il contesto extralinguistico, svolgono una funzione
referenziale. Alcuni esempi: Il treno parte alle 6
2. Le esclamazioni, le interiezioni e tutte le forme linguistiche utili a rappresentare il
punto di vista del mittente svolgono una ‘funzione espressiva o emotiva’ Che bella
sorpresa!
3. Forme come l’imperativo, pronome di seconda persona singolare o plurale, ecc.
mettono in evidenza il destinatario e svolgono dunque una ‘funzione conativa’.
Chiudi la porta!
4. Le forme che si riferiscono al canale cercando di verificarne la tenuta (‘mi
sentite?’, ‘tutto chiaro?’ svolgono una ‘funzione fàtica’
5. Le forme che si riferiscono al codice, tematizzandone il funzionamento generale
(es. libro di grammatica) svolgono dunque una ‘funzione metalinguistica’
6. Le forme che mettono in evidenza il messaggio, realizzano la cosiddetta funzione
poetica: non specifica della poesia propriamente detta, ma ha luogo tutte le volte
che, anche nel linguaggio comune cerchiamo di valorizzare in modo speciale le
risorse linguistiche utilizzate, per potenziarne il significato. Servono a trattenere
l’attenzione del destinatario sul messaggio dando alle parole che lo costituiscono
qualcosa di più del valore che esse avrebbero in un discorso puramente funzionale.
Es un passo di Dante

«La semiotica non si occupa dello studio di un particolare tipo di oggetti, ma di


oggetti ordinari in quanto (e
solo in quanto) partecipi della semiosi». La semiosi, a sua volta dipende dal fatto che
qualcuno interpreti
qualcosa come segno, come alcunché dotato di senso. Se stanno così le cose, tutto
può potenzialmente
diventare un segno. L’importante è che ci sia un atto interpretativo a fondare la
semiosi.
La semiotica è quindi vista prevalentemente dalla prospettiva dell’interprete. In
questo senso:
la semiosi è il perno della vita culturale nel suo complesso;
la portata della semiosi va al di là della realtà umana e delle altre forme animali:
comprende tutte le
forme di vita dalle più umili pianticelle agli organi propri degli animali superiori
(Thomas Sebeok).
Semiotica globale: Thomas Sebeok (1920-2001): tre componenti della biosfera
 Produzione (piante)
 Ingestione (animali erbivori, carnivori e onnivori)
 Forme dedite alla decomposizione (funghi)
Tre momenti della vita del segno
 I produttori all’oggetto che fa da base al processo semiotico
 Gli ingestori ai segni che istituiscono il processo di rinvio
 I decompositori all’interpretante che sposta il meccanismo di rinvio e produce
nuove condizioni
perché la semiosi riparta ex novo.
La semiotica di Morris, filosofo pragmatista americano, rielabora spunti presenti
nelle teorie di Peirce
sviluppandoli in una prospettiva che valorizza il ruolo dell’interprete. Una delle sue
opere importanti è
Foundations of the Theory of Signs (1938, nuova trad. it. Lineamenti di una teoria
dei segni, 1999). Per
Morris la semiotica non è semplicemente una disciplina scientifica tra le tante, ma è
organon o strumento
di unificazione, in quanto sta con le altre scienze in un rapporto duplice: a) è una di
esse; b) è uno
strumento comune.
Per Morris la semiosi è il processo dell’interpretazione, cioè il processo in cui
qualcosa funziona come
segno. Una cosa è un segno solo quando e in quanto è interpretata da un interprete
come segno di
qualcos’altro. Tutto può quindi potenzialmente diventare un segno, a patto che vi
sia un atto interpretativo
a fondare la semiosi. In questa prospettiva l’universo dei segni comprende l’intero
mondo animale, umano
e non umano.
Partendo dall’ipotesi che la semiosi possa essere schematizzata come una relazione
triadica di veicolo
segnico(1), designatum cioè il significato (2) e interprete(3), Morris propone tre
dimensioni di analisi del
linguaggio (o codice):
• Sintattica: studio delle relazioni tra segni linguistici più precisamente studio delle
possibili combinazioni
tra significanti;
• Semantica: studio della relazione tra segni e oggetti;
• Pragmatica: studio del rapporto dei segni con i loro interpreti o utenti.
Queste dimensioni sono solo aspetti di un processo unitario: il processo di semiosi
deve essere considerato.
Occorre la ‘semiotica pura’ da quella ‘descrittiva’ e ‘applicativa’.
• Semiotica pura: elabora una metalingua per discutere dei segni
• Semiotica descrittiva: applica questa metalingua a esempi concreti di segni;
• Semiotica descrittiva: studia i segni effettivi: quasi tutta la zoosemiotica è in questo
senso descrittiva e la
stessa Enciclopedia, nella misura in cui si occupa della lingua della scienza è essa
stessa un caso importante
di semiotica descrittiva.
A differenza di Saussure, per il quale la semiotica è una parte della psicologia sociale
e si occupa dei fatti
semiotici umani, per Morris la semiotica è parte dello studio dei comportamenti
naturali. Da qui la sua
attenzione al modello comportamentistico. Attraverso questo aggancio con le
scienze naturali la semiotica
diventa una disciplina che deve assumere il metodo di ricerca delle scienze naturali
(descrizione sulla base

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